Alonso di Madrid


I. Vita e opere. Non sappiamo quasi nulla della vita di questo francescano spagnolo tranne che nasce a Madrid, probabilmente tra il 1480 e il 1485; prende l'abito nella provincia di Toledo o nella provincia di S. Giacomo dell'Osservanza Regolare; vive per alcuni anni a Salamanca (1529?1533?) e muore intorno al 1535.

Il suo libro, l'Arte para servir a Dios (1521), diventa un classico di risonanza europea insieme all'altro, Espejo de ilustres personas (1524) che costituisce un'applicazione concreta della dottrina dell'Arte. Di entrambe si hanno edizioni in spagnolo, latino, francese, fiammingo, portoghese, inglese, tedesco, italiano.1 Lo Specchio delle persone illustri, aggiunto quasi sempre nelle edizioni all'Arte, è un saggio di spiritualità per laici appartenenti alla nobiltà, secondo la concezione del tempo. Presenta le motivazioni, utili soprattutto ai grandi di questo mondo, per coltivare la vita interiore; insegna come dirigere la propria famiglia in senso cristiano, come santificare le proprie preoccupazioni ed occupazioni, gli svaghi, il riposo, i giorni festivi; propone l'esercizio della preghiera e della contemplazione, la pratica delle virtù, l'utilità del richiamo dell'idea della morte. II. Insegnamento spirituale. La finalità dell'Arte, che Teresa d'Avila elogiò molto,2 è quella di fornire un aiuto « per saper tradurre in atto le grandi cose che la Scrittura ci insegna; anche la vita spirituale ha bisogno di un'arte ». Nella prima parte A. sostiene che tutti sono chiamati alla santità, ma soprattutto i religiosi. « La vera santità consiste nell'essere uno stesso spirito e uno stesso volere con Dio ». Occorre agire, perciò, sempre con questa intenzione: fare quello che Dio vuole e perché Dio lo vuole: « Non soltanto con amore, ma con amore e per amore ». Cristo ha fatto così la volontà del Padre.

Il peccato ha sconvolto l'armonia dell'anima. Per riparare il guasto provocato dal peccato e per giungere al puro amore di Dio ci sono stati dati vari strumenti, soprattutto la volontà, « il più alto strumento dell'anima ».

Nella seconda parte, l'Arte parla di « alcuni esercizi per riparare la rovina dell'anima », effetto del peccato. Questi esercizi sono: a. la contrizione; b. l'odio di sé (el propio aborrecimiento, cioè rifiutare tutto quello che comporta una soddisfazione egoistica e che non sia « di Dio o per Dio »); c. la preghiera, soprattutto la preghiera di domanda come manifestazione a Dio dei propri bisogni; d. la pratica delle virtù, non in un esercizio molteplice delle varie virtù, perché quello che importa è « impararle tutte dal libro della vita, che è Gesù Cristo, specialmente dalla sua passione ».
La terza parte dell'Arte è piuttosto contemplativa ed ha come tema l'amore: l'amore di Dio è l'occupazione più alta di ogni creatura.

A. dedica paragrafi pieni di fuoco al tema dell'amore di Dio, distinguendone vari gradi. Un primo grado è amare Dio come benefattore dolce, gustoso e comunicabile. Un tale amore è buono, ma non perfetto. Gli incipienti devono esercitarsi in esso, ma non pensare che la dolcezza e la soavità che si gustano nel contemplare la bontà di Dio siano vero amore: « Un tale amore è debole, perché è un amore dell'amato per interesse e per dolcezza propria ». Ciò nonostante, esso è indispensabile per staccarsi dall'amore delle cose vane e per disporsi agli atti di un amore più elevato. Il vero amore, così come lo troviamo nel Vangelo, è « un'opera o atto che la volontà fa o produce, amando e volendo fortemente, e a volte con grande dolcezza, che Dio sia quale è e abbia gloria, dominio e sovranità su tutti noi e su tutte le cose, e per se stesso; e che tutto quanto esiste e può esistere lo ami e lo serva e gli dia gloria per la sua sola bontà e dignità infinita ».
L'amore del prossimo è la manifestazione concreta dell'amore verso Dio. Occorre amare il prossimo come il Redentore ha amato noi. Nessuno dev'essere escluso dal nostro amore, nemmeno i malvagi, perché il nostro Padre e Signore ama tutti.

L'amore di sé va inteso come impegno ad amare tutto quello che c'è di buono in noi come dono di Dio, ringraziandolo per questo dono. Amare se stessi vuol dire impiegare i doni ricevuti per il proprio bene e profitto, non mettendo il proprio io al centro, ma ordinando tutto alla gloria di Dio. A. rimane nell'alveo della tradizione, presentando la sua dottrina in forma efficace e penetrante. Il suo carattere metodico ne spiega l'apprezzamento da parte di autori mistici e spirituali del '500 e '600.

Note: 1 Arte di servire a Dio: Specchio delle persone illustri, Venezia 1558; 2 Teresa d'Avila, Vita 13.

Bibl. Opere: Edizione critica di J.B. Gomis, Místicos franciscanos españoles, I, Madrid 1948, n. 38, 83?211. Studi: Donato De Monleras, Dios, el hombre y el mundo en Alonso de Madrid y Diego de Estella, in Collectanea Franciscana, 27 (1957), 233?281, 345?384; 28 (1958), 155?210 (estratto, Roma 1958); F. De Ros, Bibliographie d'Alonso de Madrid, in Collectanea Franciscana, 28 (1958), 306?331; 31 (1961), 218?229, 645?655; Id., En torno a la biografia de Fray Alonso de Madrid, in Estudios Franciscanos, 63 (1962), 335?352; Id., Fray Alonso de Madrid, educador de la voluntad y doctor del puro amor, in Aa. Vv., Corrientes espirituales en la España del siglo XVI, Barcelona 1963, 283?296; J. Goyens, s.v., in DSAM I, 389?391; E. Pacho, s.v., in DES I, 99?100; M. Tietz, s.v., in WMy, 12.


Autore: T. Jansen
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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