Allucinazione


I. Definizione. La parola a. può essere definita « una percezione senza oggetto », vale a dire una percezione falsa, che presenta le caratteristiche fisiche della percezione, ma che insorge senza adeguata stimolazione sensoriale. Tale percezione non viene riconosciuta come falsa né in relazione a un ragionamento critico né in rapporto all'evidenza.

Il termine a. viene dal latino «hallucinatio» che significa « vagabondaggio con la mente ». Nel significato corrente fu introdotto da Esquirol nel 1817 (autore del trattato Des maladies mentales del 1837) anche se la prima citazione viene attribuita a Fernel (1574). Tuttavia, tali fenomeni psicosensoriali erano già noti presso i greci e i latini, anche se riportati in modo elementare.

II. Descrizione del fenomeno. Dal punto di vista descrittivo, il primo elemento da considerare è l'aspetto della «fisicità», della percezione allucinatoria. Ciò vuol dire che l'a. ha caratteristiche fisiche sovrapponibili a quelle della normale percezione, che, unitamente alla strutturazione spesso elevata dell'esperienza allucinatoria (si pensi ad esempio alle voci o alle visioni di individui), conferiscono all'a. i connotati di realtà di cui non è possibile mettere in dubbio l'esistenza. Tale falsa esperienza non è assolutamente correggibile dalla critica, ed è vissuta come verità incontrovertibile. E frequente che il contenuto e il significato dell'a. si riferiscano al paziente stesso.

III. Forme di a. Le a. possono interessare vari settori sensoriali. Le più comuni sono le a. uditive rappresentate da « voci », spesso bisbigliate o sussurrate, più di rado manifestate con voce chiara e netta. I toni sono di solito allusivi, offensivi o minacciosi. Solo raramente assumono connotazioni « positive » nel senso di guida e consiglio del soggetto. Per ciò che concerne le a. visive, si tratta frequentemente di immagini di tipo primitivo. Altri tipi di a. sono tattili, cinestesiche, olfattive, gustative, ecc. I contenuti riguardano prevalentemente tematiche di natura persecutoria, idee di grandezza, tematiche di colpa o sessuali. Tali caratteristiche si ritrovano in numerose malattie psichiatriche (schizofrenia, disturbi dell'umore, uso di sostanze psicoattive, disturbi organici, ecc.).
Tuttavia, le a. possono essere presenti anche in disturbi « non psicotici », prevalentemente di tipo isterico, con fenomeni sia di tipo visivo che uditivo, di solito ben organizzati e frequentemente a contenuto fantastico.
In taluni casi si possono verificare episodi di «percezione senza oggetto» anche in soggetti non affetti da alcun disturbo psichiatrico. Eventi di questo tipo possono accadere in circostanze particolari di deprivazione ipnica o sensoriale, in abnormi situazioni di fatica o stress (tra cui rientrano, per esempio, le «a. da spavento» durante la guerra o le «a. da lutto», riguardanti l'esperienza del coniuge deceduto).
IV. Distinzione tra a. e illusioni. E importante distinguere tra a. e illusioni, nelle quali accanto alla presenza di un oggetto reale esterno, si verifica una distorsione della percezione con completamento non reale del fenomeno percettivo, completamento da attribuire all'esperienza soggettiva dell'individuo. Tali fenomeni possono emergere nel momento in cui l'oggetto da percepire non è adeguatamente strutturato o è manchevole in alcuni suoi punti. Una tipologia particolare di illusioni è quella relativa alle « illusioni olotimiche o affettive » che compaiono in connessione con alterazioni delle situazioni emozionali di fondo. Alla base di ciò vi è, infatti, una particolare strutturazione emotiva che condiziona l'attesa percettiva (ad es. ragazzi spaventati, che attraversano un cimitero di notte, possono scambiare la figura di un albero con una figura umana minacciosa).
V. A. e mistica. L'a. presenta un particolare rilievo nell'ambito della mistica, in considerazione della necessità di affrontare una distinzione tra fenomeni di natura spirituale quali visioni, locuzioni, rivelazioni e fenomeni di natura psicopatologica, quali le a.
Nel Castello interiore (Seste Mansioni, 3) s. Teresa d'Avila scrive di individui di fragile equilibrio o di intensa malinconia, a cui non bisogna credere quando raccontano di visioni soprannaturali o di ascolto di parole divine, poiché queste sono causate dalla loro fantasia.
Per ciò che concerne il campo religioso, le a. possono raramente comparire sotto forma di scene celestiali come volti di santi o di Dio (a. emotive) o essere rappresentate da voci di santi inglobate in un delirio mistico. In altri casi, le a. possono avere una fenomenologia cinestesica, rappresentata nel contesto di un « delirio di demonopatia interna »: i pazienti avvertono che il demonio si muove al loro interno causando percezioni di dolore. La loro descrizione s'inserisce in un articolato delirio di colpa e di persecuzione del demonio o del castigo divino. Se le a. sono di tipo olfattivo, l'individuo potrà avere percezione di profumi, o al contrario, di odori nauseabondi, che saranno espressione, nella sua mente, dell'inferno. Frequenti sono le a. di natura sessuale, in cui donne e ragazze avvertono la sensazione di essere state violentate da demoni o da loro adepti.
Tuttavia, tali a. compaiono di solito nelle malattie psichiatriche precedentemente citate. L'osservazione di a. in individui non malati è riscontrabile soprattutto nelle società non occidentali, nel corso di raduni collettivi durante particolari manifestazioni di carattere magico o in talune celebrazioni di natura religiosa. Al contrario, nelle civiltà occidentali, il verificarsi di a. rituali o di massa è da considerarsi evento francamente eccezionale. Possono, invece, talora verificarsi fenomeni di tipo « illusioni affettive » (v. prima, come quando si vede un Crocifisso nella macchia di un muro).

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Autore: G.P. Paolucci
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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