Alfonso Maria de Liguori (Santo)


I. Vita ed opere. A. nasce a Napoli nel 1696 e muore a Pagani (SA) nel 1787. E chiamato giustamente «il dottore della preghiera» perché la preghiera costituisce la caratteristica fondamentale della sua vita, il tema dominante della sua dottrina. Egli l'apprende dall'esempio e dall'insegnamento di sua madre, l'approfondisce nell'oratorio dei Filippini di Napoli da lui frequentato negli anni dell'adolescenza, la vive intensamente da avvocato nell'adorazione eucaristica quotidiana, la eleva su un piano liturgico da quando, nel 1726, a trent'anni, diventa sacerdote. Nel 1732, fondata la Congregazione del SS.mo Redentore, la programma in momenti precisi e frequenti della giornata, l'annunzia con passione nelle numerose missioni predicate nel Regno di Napoli, l'insegna con insistenza nei suoi libri; vescovo di Sant'Agata dei Goti dal 1762 al 1775 vi dà un timbro pastorale e universale, e diviene lui stesso preghiera negli ultimi anni della vita fino alla morte avvenuta il 1 agosto del 1787.

II. L'esperienza mistica. A. contrassegna la sua vita di preghiera in una linea di costante sviluppo, praticandola in tutti gli aspetti. Ha un rapporto di amicizia profonda, di fiducia assoluta, di abbandono filiale con Dio, «conversa continuamente ed è familiare con lui».1 Esprime così la sua esperienza: «Se volete compiacere il suo cuore amoroso, trattenetevi con lui con la maggior confidenza e tenerezza possibile».2 In questo clima giunge all'unione più intima, all'esperienza mistica che si manifesta a volte con estasi e rapimenti.3

Quest'intima unione con Dio è prodotta dall'amore (amor exstasim facit) e si apre in un amore più grande: «L'amore è quello che lega l'anima con Dio; ma la fornace dove si accende la fiamma del divino amore è l'orazione».4 C'è, quindi, una sorta di dialettica tra la preghiera e l'amore. A. ama appassionatamente Gesù Cristo per cui si distacca da tutto e si dona totalmente a lui.5 Possiede un amore di autentico carattere mistico « timoroso, forte, ubbidiente, puro, ardente, inebriante, unitivo, sospirante».6 Il santo vescovo manifesta la commozione della sua anima in tutti gli scritti nei quali l'amore è il tema ricorrente; non c'è pagina in cui esso non sia presente, o come dichiarazione o come promessa o come preghiera o come slancio o come grido. Lo esprime con accenti diversi secondo il mistero della fede contemplato; è amore fatto di tenerezza dinanzi alla realtà dell'Incarnazione, all'evento di Dio divenuto bambino che raggiunge un momento altamente poetico nella canzoncina «Tu scendi dalle stelle». E amore adorante e raccolto, ardente e unitivo nella meditazione della Eucaristia, vissuta nei tre aspetti di sacrificio, di comunione, di presenza; esclama: «Non ti è bastato Signor mio morire per me; hai voluto istituire questo gran sacramento per donarti tutto a me e così stringerti tutto, cuore a cuore, con una creatura ingrata come sono io ».7 A. sperimenta il più grande amore nella celebrazione della Messa, durante la quale si astrae da tutto, s'immerge in Dio, per cui a volte è necessario scuoterlo per riportarlo alla realtà presente. Si distingue ancora per una singolare devozione alla passione del Signore dalla quale è afferrato irresistibilmente e che diventa l'oggetto continuo della sua meditazione; a volte ne viene rapito fino all'estasi: « Acceso il nostro santo di tale devozione verso Gesù crocifisso, lo fa questo amore non solo sobbalzare sulla sedia... ma giunge anche ad elevarlo in aria e tenerlo così sospeso davanti al Crocifisso ».8 A. manifesta l'autenticità del suo amore per Dio nella perfetta osservanza dei comandamenti, nell'assoluta fedeltà alla vocazione cristiana e religiosa, e soprattutto nella conformità alla sua volontà; scrive: « Tutta la nostra perfezione consiste nell'amare il nostro amabilissimo Dio. Ma poi la perfezione dell'amore a Dio consiste nell'unire la nostra alla sua santissima volontà... procuriamo non solo di conformarci, ma di uniformarci a quanto Dio dispone. La conformità importa che noi congiungiamo la nostra volontà a quella di Dio. Ma l'uniformità importa di più; che noi della volontà di Dio e della nostra ne facciamo una sola sì che non vogliamo altro se non quello che vuole Dio, e la sola volontà di Dio sia la nostra. Ciò è il sommo della perfezione».9 III. La dottrina. A. vive personalmente una vera esperienza mistica, ma è piuttosto riservato nell'insegnarla e proporla agli altri. Nei suoi scritti egli insiste sullo sforzo ascetico, sull'attività dell'individuo, raccomanda la pratica nella concretezza della vita e sconsiglia il desiderio o la pretesa di raggiungere i cosiddetti stadi mistici. La sua posizione si spiega alla luce del suo tempo, quando dopo la condanna del quietismo e di alcuni scrittori quali Fénelon, M.me Guyon, il card. Petrucci (1517), c'è un diffuso sospetto per la mistica. Ciò porta il santo a valorizzare le capacità umane e a preferire alla dottrina della passività l'unione attiva in cui l'uomo operando con l'aiuto della grazia ordinaria s'innalza asceticamente fino alla perfetta uniformità alla volontà di Dio, fino alla vera unione dell'anima con Dio. Ma uno scrittore dagli interessi vasti come A. non può trascurare il problema mistico con le sue implicanze, perciò, anche se vi accenna solitamente di sfuggita, tuttavia ne fa un'esposizione abbastanza dettagliata nel libro Pratica del confessore.10 Egli stabilisce all'inizio la differenza tra contemplazione e meditazione: nella prima c'è la ricerca di Dio, nella seconda si contempla senza fatica il Dio già trovato; in essa « opera Dio e l'anima patitur o riceve i doni che le vengono infusi dalla grazia ».11 Ma prima della contemplazione ci sono alcune tappe preparatorie, quali l'orazione di raccoglimento e l'aridità soprannaturale, che è di due tipi: sensibile e spirituale. In questa, attraverso sofferenze indicibili si acquistano il distacco assoluto da tutte le cose, la conoscenza della propria miseria, un gran rispetto verso Dio.12 L'aridità dura fino a quando l'anima purificata profondamente sarà disposta alla contemplazione. Anche nella contemplazione si passa per stadi successivi; prima per il raccoglimento spirituale, quindi per l'orazione di quiete, infine si raggiunge il vertice della contemplazione che è l'unione. Essa può essere attiva o passiva, secondo l'intensità dell'azione di Dio nell'uomo; nell'unione passiva Dio invade l'anima, la possiede totalmente, e tiene avvinte a sé tutte le facoltà sensibili e spirituali; ma tale unione è di breve durata, mentre quella attiva può essere molto lunga. A. non nasconde la sua preferenza per l'unione attiva, la quale produce la perfetta uniformità alla volontà di Dio, in cui consiste la santità.

Note: 1 Modo di conversare continuamente e alla familiare con Dio: è il titolo di un opuscolo di sant'Alfonso; 2 Alfonso de' Liguori, Dissertazioni teologiche?morali riguardanti la vita eterna, Monza 1831, 179; 3 « La frequenza delle sue contemplazioni, il fervore delle sue aspirazioni, la lunghezza del tempo che vi impiega dimostrano abbastanza che il Signore gli rivela i misteri della sua sapienza, trae a sé dolcemente il suo spirito e lo rafforza nell'unzione soavissima dell'eterna sostanziale carità... Allorquando si mette in preghiera diviene subito estatico tanta è la veemenza con cui il suo spirito si immerge nella contemplazione delle cose divine » (C. Berruti, Lo spirito di S. A.M. de' Liguori, Prato 1896, 308); 4 Alfonso de' Liguori, Pratica del confessore, Frigento (AV) 1987, 179; 5 «Chi ama veramente Gesù Cristo perde l'affetto a tutti i beni della terra e cerca di spogliarsi di tutto per tenersi unito a Gesù Cristo. Verso Gesù sono tutti i suoi desideri, a Gesù sempre pensa, sempre a Gesù sospira e solo a Gesù in ogni luogo, in ogni tempo, in ogni occasione cerca di piacere. Ma per giungere a ciò bisogna continuamente tendere a vuotare il cuore da ogni affetto che non è per Dio », scrive sant'Alfonso in Pratica di amar Gesù Cristo. Opere ascetiche, I, Roma 1933, 141?142; 6 Ibid., 38; 7 Alfonso de' Liguori, Atti per la santa comunione, in: Opere ascetiche, IV, Roma 1939, 399; 8 C. Berruti, Lo spirito..., o.c., 144; 9 Alfonso de' Liguori, Uniformità alla volontà di Dio, in: Opere Ascetiche, I, 286; 10 Alfonso de' Liguori, Pratica del Confessore, 177?206; 11 Ibid., 183; 12 Ibid., 187.

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Autore: G. Velocci
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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