Alberto Magno (Santo)


I. Vita e opere. Nasce a Lawingen nel 1193 e muore a Colonia nel 1280. Studia all'Università di Padova ove assiste alle lezioni di Giordano di Sassonia ( 1237), discepolo e successore di s. Domenico ( 1221) ed è attratto dalla vita religiosa. Dedica quasi tutta la sua vita alla ricerca di una « sintesi personale » dei valori culturali e spirituali.

La vastità e profondità delle sue opere gli valgono l'appellativo di « Magno ». Coltiva, con grande dedizione e profitto, durante tutta la sua vita, ogni campo del sapere del suo tempo (filosofia, teologia, mistica, ecc.)

Il suo contributo alle questioni mistiche avrà ripercussioni importanti sulle opere dei mistici renani in modo particolare su Eckhart e su Taulero. La sua dottrina spirituale è disseminata in diverse opere: commenti alla Sacra Scrittura, studi teologici e, soprattutto, il commento integrale agli scritti di Dionigi Areopagita. Nella sua Opera omnia (38 voll., Parigi 1890?1899), meritano una citazione particolare i seguenti trattati: Summa Theologiae, Summa de creaturis, De praedicabilibus.

Come uomo di fede e di scienza, A. cerca sempre una coerenza e una complementarietà tra le due fonti del sapere. A lui va riconosciuto il merito di aver contribuito alla formazione del grande teologo Tommaso d'Aquino e di aver fatto scudo insieme contro gli attacchi di tanti celebri oppositori; si reca perfino a Parigi, pur ottantatreenne, per difendere la dottrina del suo amato discepolo.

Senza dimenticare mai una visione spirituale dei problemi dell'uomo, A. ha trattato concretamente le questioni riguardanti la dimensione ascetica e mistica della vita cristiana. La tradizione ritiene valide le seguenti opere di A.: Liber de perfectione vitae spiritualis, Paradisus animae e De adherendo Deo. Le due tappe fondamentali del cammino spirituale sono presentate in maniera fortemente congiunta. Per raggiungere la perfezione bisogna fondare bene ogni azione umana. Secondo A., il principio che sostiene tutta la vita spirituale non può essere altro che la carità. Così si riafferma non solo la natura della perfezione cristiana, ma anche l'obbligo di tutti i fedeli a cercare la santità mediante l'esercizio della legge dell'amore.

II. Dottrina mistica. La perfezione richiesta a tutti si acquista personalmente nell'osservanza fedele dei comandamenti di Dio e della Chiesa, specialmente della legge della carità. Seguendo la dottrina dei teologi del tempo, sembra chiaro che alcune categorie di persone (vescovi, religiosi, sacerdoti) siano chiamate in modo speciale alla santità; A. aggiunge, in concreto, che ogni stato di vita ecclesiale richiede una serie di grazie particolari che aiutano il cristiano a realizzare la propria missione, comportando una perfezione relativa.1

In realtà, il mezzo più importante per tendere alla perfezione è la ricerca insieme al compimento della volontà divina. Ogni cristiano deve rispondere liberamente e in modo coerente, anche se differenziato. A. distingue tre tipi o gradi di conformità alla volontà di Dio: conformitas imperfectionis, conformitas sufficientiae, conformitas perfectionis.

Questi termini sono, poi, applicati alle tre categorie tradizionali di cristiani: incipienti, proficienti e perfetti. Secondo il nostro autore, chi fa i primi passi nel cammino spirituale è ancora lontano della perfezione, ma manifesta un'adesione materiale alla causa divina: « Volere ciò che io so che Dio vuole ». La conformitas sufficientiae, che consiste nell'adempimento dei comandamenti, è propria di coloro che hanno già percorso la tappa dell'ascetica e mantengono un'adesione abituale alla causa divina efficiente: « Volere ciò che Dio vuole che io voglia ». Infine, il terzo tipo di conformità è riservato alla categoria dei perfetti. Infatti, questi fedeli aderiscono totalmente e in ogni situazione alla volontà di Dio, come causa finale: « Volere tutto ciò che io voglio per la gloria di Dio, come Dio vuole per la sua gloria tutto ciò che egli vuole».

III. Orientamenti concreti. Quando il cristiano pone tutti i pensieri e le azioni nelle mani di Dio, degno di essere amato al di sopra di tutto, percorre speditamente i diversi gradi della vita mistica. Allora l'anima diventa più « passiva » nel senso che è più disponibile all'azione efficace della grazia; in altri termini, si lascia guidare direttamente da Dio, rispondendo liberamente alle ispirazioni e alle mozioni dello Spirito Santo, causa principale della nostra santificazione.

1. La preghiera con le lacrime. L'opera di trasformazione umana in Dio, fino alla deificazione, si compie soprattutto attraverso la preghiera, un colloquio con il Signore o un dialogo d'amore, manifestato anche attraverso le lacrime.2 Sull'esempio di s. Domenico, questo suo figlio prega molte volte Dio con gli occhi pieni di lacrime per le mancanze personali e per la conversione dei peccatori. Allora la contritio e la compunctio cordis sono effetto della mortificazione sia nella sua funzione espiativa sia, soprattutto, nella funzione perfettiva.

La preghiera diventa meditazione quando «favorisce la conoscenza di sé, questa genera la compunzione, la compunzione genera la devozione e la devozione infine perfeziona l'orazione».3 Se la preghiera, dialogo intimo e personale con Dio, richiede un ambiente di silenzio, A. considera la notte come un periodo molto opportuno per parlare, senza rumori esterni, con chi abita nel nostro cuore. Questa esigenza di solitudine e di intimità favorisce un autentico «soliloquio»: parlare a tu per tu con Dio o, meglio, ascoltare nell'intimo della coscienza la voce divina.

Cristo, l'unico mediatore, rende efficace la preghiera dell'uomo perché la sua preghiera è comunione intima con il Padre presso il quale intercede per tutta l'umanità. Egli amava ritirarsi nella notte o sulle montagne per conversare con il Padre prima di prendere decisioni importanti per il futuro della Chiesa (cf Lc 6,12; Mt 9,37?39); nel suo nome sono accolte sempre le nostre preghiere.

2. I doni dell'intelletto e della sapienza. Sembra logico che A., uomo di vasta scienza e di profonda fede, abbia sperimentato gli effetti dei due doni dello Spirito Santo riguardanti il retto giudizio, rispettivamente, sulle verità acquisite con la ragione e le verità comunicate dalla Rivelazione. E anche molto probabile che sia stato lui il primo autore a trattare espressamente del dono dell'intelletto e di quello della sapienza. Questi aiuti speciali dello Spirito Santo vengono a perfezionare la fede di coloro che sono entrati nella via della contemplazione.4 In particolare, la sapienza, lumen calefaciens, è un modo di conoscenza dei misteri cristiani che non solo fa sperimentare « gustosamente » all'anima i propri effetti, ma aumenta la carità.

La dottrina di A. ha avuto un grande influsso su s. Tommaso d'Aquino. Un altro merito di A. consiste nell'aver gettato le basi per la mistica dell'introversione, che troverà in Eckhart, suo probabile discepolo a Colonia, il principale promotore. D'altra parte, G. Taulero, che attinge alla mistica tedesca, avrà un importante influsso su Giovanni della Croce, il Dottore mistico per eccellenza.

Note: 1 In III Sent. d.29, a. 8; 2 Commenti ai Salmi 39, 78, 141; 3 De oratione dominica, 58; 4 Cf In III Sent., d. 34. a. 2 ad 1.

Bibl. Opere: B. Alberto il Grande, L'unione con Dio, Milano s.d.; Albert le Grand, Commentaire de la «Theologie mystique» de Denys le pseudo?aréopagite suivi de celui des épîtres I?V, Paris 1993; Studi: D. Abbrescia, s.v. in DES I, 61?64; G. Meersseman, Geschichte des Albertismus, Paris?Roma 1933?1935; P. Ribes Montane, Razón humana y conocimiento de Dios en san Alberto Magno, in Espíritu, 30 (1981), 121?144.


Autore: E. de Cea
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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