Adattamento


I. Termine usato in biologia e nelle scienze umane (sociologia, psicologia) dal significato abbastanza ampio. In generale, sia per la biologia che per le discipline sociali, con il termine a. s'intende definire lo stato di equilibrio (assenza di conflitto e il processo attraverso il quale esso si compie) che un soggetto o un organismo stabilisce con il suo ambiente. Tuttavia, la diversità tra le varie scienze riguarda il concetto di ambiente. La biologia intende l'ambiente organico nel quale è inserito il soggetto o organismo. L'a. in questo senso si compie attraverso la « filogenesi », ovvero attraverso una serie di modifiche ed evoluzioni organiche che permettano ad una specie la sua sopravvivenza e il suo sviluppo in condizioni sempre più ottimali. Il concetto di a., in sociologia, riguarda, pertanto, da una parte le trasformazioni che si attuano all'interno dei gruppi e delle organizzazioni sociali per essere maggiormente adeguati alle condizioni macrosociali e con questo garantirsi la sopravvivenza sociale; dall'altra parte, s'intende il processo di adeguamento individuale alle norme sociali. In questo senso, il concetto di a. si riallaccia a quello di normalità. Per la psicanalisi freudiana, l'a. è inteso nel suo risvolto intra ed interindividuale. Con questo termine s'intende, perciò, il processo mediante il quale le pressioni libidiche trovano un compromesso con i divieti e le norme che provengono dal mondo reale.

II. Per la persona umana l'a. non è solo legato all'istinto della sopravvivenza e ad alcuni meccanismi di difesa come avviene per tutti gli animali e i vegetali. L'a. nella persona umana è molto più complesso e potrebbe spiegarci perché la nostra razza (a meno che non si autodistrugga) può superare qualunque selezione e può vincere qualunque lotta per la sopravvivenza.
L'a. umano, quindi, non è solo questione di fisico adatto e di intelligenza superiore, ma anche di ideale di vita. Infatti, nei campi di sterminio, alcuni pur essendo di costituzione robusta morivano, mentre altri, molto più gracili, sopravvivevano. Questi ultimi avevano sviluppato un forte spirito di a. perché avevano un compito da compiere nella propria vita inteso come una missione che costituiva lo scopo della loro esistenza e il senso della loro vita. L'a. esige un grande equilibrio per non cadere in eccessi che, anziché favorire la realizzazione del proprio progetto di vita, lo ostacolano. I limiti socio?culturali, infatti, non sempre permettono di essere pienamente come si vorrebbe e, spesso, si è eccessivamente rigidi, ragion per cui non si realizza neanche una minima parte dei progetti di vita. Da un punto di vista evolutivo e psicodinamico più che « essere se stessi » è forse più esatto dire « diventare se stessi » o « diventare ciò che si è ».

III. Un buon esempio di a. ci può venire dalla vita dei martiri che avevano ben chiaro in mente su cosa non cedere neanche di fronte alla violenza e alla morte e cosa invece lasciar cadere per meglio realizzare ciò che era ritenuto più importante. I santi sono persone che in moltissime cose sono estremamente semplici e molto più ordinarie di quanto potremmo immaginare, ma hanno sicuramente avuto il coraggio di decidere nella propria coscienza quali perle svendere e quale perla ritenere come la più preziosa ed escludere da un qualunque baratto.
Una chiara gerarchizzazione è alla base dell'a.: l'uomo di Dio ha le idee chiare sul valore da scegliere; sa che non potrà realizzare tutti i valori e che non potrà mai essere perfetto. Egli è sempre proteso verso un'unica direzione: la piena realizzazione di sé in Dio, quale progetto di vita che ha scelto come opzione fondamentale nella sua esistenza terrena.

Bibl. S. Bonino - G. Saglione, Aggressività e adattamento, Torino 1978; L. Cian, Cammino verso la maturità e l'armonia, Leumann (TO) 1982; H. Hartmann, Psicologia dell'io e problema dell'adattamento, Torino 19732; G.G. Pesenti, s.v., in DES I, 20?21.


Autore: C. Froggio
Fonte: Dizionario di Mistica (L. Borriello - E. Caruana M.R. Del Genio - N. Suffi)
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