Scrutatio.it


LECTIO DIVINA PER GIOVANI (Scrutatio Scripturae)

«Lampada per i miei passi è la Tua Parola, luce sul mio cammino»


Incontro con la Parola di Dio per giovani
Il Signore ti sta cercando, cosa aspetti?


La Scrutatio è una riflessione personale su un brano della parola di Dio, spiegato attraverso altri passi della Scrittura, che ha l’obiettivo di insegnare a pregare con la Parola stessa. Per ciascun incontro viene proposto un brano della Bibbia, scelto seguendo un certo criterio (lettura del giorno, un tema, ecc). Con la Bibbia di Gerusalemme si leggono le note e i versetti laterali, che verranno poi annotati su un quaderno insieme al nostro pensiero. Al termine si traggono le conclusioni, riflettendo su tutto quello che il Signore ci ha suggerito (una decisione da prendere, un atteggiamento da cambiare, una speranza da nutrire, un fatto da accettare, un criterio di vita da adottare, ecc.). Segue poi un momento di preghiera con i Vespri e adorazione eucaristica e si termina con una piccola Agape per festeggiare.


Appuntamento ore 16:00 nel salone parrocchiale, in via Luigi Capucci 15 (Roma).

Porta con te la Bibbia di Gerusalemme, un quaderno e una penna.


Calendario degli incontri

# Data incontro Versetto scrutato
1 14 ottobre 2018 Mt 19,23-27
2 25 novembre 2018
3 20 gennaio 2019
4 3 marzo 2019
5 28 aprile 2019
6 19 maggio 2019
7 16 giugno 2019



Per info: cncsantafrancescaromana@gmail.com - Sito internet della parrocchia: http://www.parrocchiasfr.it



Dal «Prologo al commento del Profeta Isaia» di san Girolamo, sacerdote L’ignoranza delle Scritture é ignoranza di Cristo
Adempio al mio dovere, ubbidendo al comando di Cristo: «Scrutate le Scritture» (Gv 5, 39), e: «Cercate e troverete» (Mt 7, 7), per non sentirmi dire come ai Giudei: «Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture, né la potenza di Dio» (Mt 22, 29).

Se, infatti, al dire dell'apostolo Paolo, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio, colui che non conosce le Scritture, non conosce la potenza di Dio, né la sua sapienza. Ignorare le Scritture significa ignorare Cristo.

Perciò voglio imitare il padre di famiglia, che dal suo tesoro sa trarre cose nuove e vecchie, e così anche la Sposa, che nel Cantico dei Cantici dice: O mio diletto, ho serbato per te il nuovo e il vecchio (cfr. Ct 7, 14 volg.). Intendo perciò esporre il profeta Isaia in modo da presentarlo non solo come profeta, ma anche come evangelista e apostolo. Egli infatti ha detto anche di sé quello che dice degli altri evangelisti: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace» (Is 52, 7). E Dio rivolge a lui, come a un apostolo, la domanda: Chi manderò, e chi andrà da questo popolo? Ed egli risponde: Eccomi, manda me (cfr. Is 6, 8).

Ma nessuno creda che io voglia esaurire in poche parole l'argomento di questo libro della Scrittura che contiene tutti i misteri del Signore. Effettivamente nel libro di Isaia troviamo che il Signore viene predetto come l'Emmanuele nato dalla Vergine, come autore di miracoli e di segni grandiosi, come morto e sepolto, risorto dagli inferi e salvatore di tutte le genti.

Che dirò della sua dottrina sulla fisica, sull'etica e sulla logica? Tutto ciò che riguarda le Sacre Scritture, tutto ciò che la lingua può esprimere e l'intelligenza dei mortali può comprendere, si trova racchiuso in questo volume. Della profondità di tali misteri dà testimonianza lo stesso autore quando scrive: «Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato: si dà a uno che sappia leggere, dicendogli: Lèggilo. Ma quegli risponde: Non posso, perché è sigillato.

Oppure si dà il libro a chi non sa leggere, dicendogli: Lèggilo, ma quegli risponde: Non so leggere» (Is 29, 11-12). (Si tratta dunque di misteri che, come tali, restano chiusi e incomprensibili ai profani, ma aperti e chiari ai profeti. Se perciò dai il libro di Isaia ai pagani, ignari dei libri ispirati, ti diranno: Non so leggerlo, perché non ho imparato a leggere i testi delle Scritture. I profeti però sapevano quello che dicevano e lo comprendevano).

Leggiamo infatti in san Paolo: «Le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti» (1 Cor 14, 32), perché sia in loro facoltà di tacere o di parlare secondo l'occorrenza.

I profeti, dunque, comprendevano quello che dicevano, per questo tutte le loro parole sono piene di sapienza e di ragionevolezza. Alle loro orecchie non arrivavano soltanto le vibrazioni della voce, ma la stessa parola di Dio che parlava nel loro animo. Lo afferma qualcuno di loro con espressioni come queste: L'angelo parlava in me (cfr. Zc 1, 9), e: (lo Spirito) «grida nei nostri cuori: Abbà, Padre» (Gal 4, 6), e ancora: «Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore» (Sal 84, 9).

BENEDETTO XVI UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 14 novembre 2007

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA XXXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ 2018