Contro Felice Manicheo - Libro secondo

Sant'Agostino d'Ippona

Contro Felice Manicheo - Libro secondo
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1. Essendo giunti al giorno prestabilito, cioè alla vigilia delle idi di dicembre, il dibattito così cominciò nella chiesa della Pace.
AGOSTINO vescovo della Chiesa cattolica della regione di Ippona Regia disse: Quando poco tempo fa abbiamo disputato, ricordi di aver chiesto una dilazione, non potendo rispondere al presente alle cose che ti avevo chiesto. Se dunque in un così grande lasso di tempo, cioè dopo il quinto giorno, hai escogitato qualcosa, rispondi. Questo interrogativo infatti avevamo allora posto: Se niente poteva nuocere a Dio, per quale motivo fece una guerra con la gente che voi chiamate delle tenebre, nella quale guerra avrebbe mescolato la sua sostanza alla natura dei demoni, sostanza che è ciò che è egli stesso, come già hai detto quando sei stato interrogato? Se invece qualcosa poteva nuocergli, non adorate un Dio incorruttibile, quale attesta la verità e la dottrina apostolica.
FELICE: Da quando mi sono allontanato dalla tua Santità, fino al giorno stabilito in cui sono tornato per rispondere al tuo interrogatorio, a qualsiasi cosa tu volessi chiedere, si giunse al giorno stabilito, e siccome non ho avuto in mano alcuna scrittura, poiché non mi sono state restituite, donde mi potessi istruire - nessuno infatti esce in battaglia, se non sia stato prima addestrato, e nessun disputatore può disputare senza le sue carte -, similmente anch’io non posso rispondere senza la mia scrittura.
AGOSTINO: In tanto spazio di giorni hai escogitato questa tergiversazione, la quale non ti potrà aiutare in una causa perduta e in un errore sacrilego, non avendo cosa rispondere. È noto infatti a tutti coloro che erano presenti, i quali vedo presenti anche adesso, che tu hai chiesto una così grande dilazione di giorni; avresti invece dovuto chiedere anche i codici, quando hai chiesto la dilazione, se credevi che in questi ti saresti potuto istruire per rispondere; cosa che non hai fatto. So che tu hai chiesto i codici, non certo per esaminarli a scopo di istruzione, ma molto prima di chiedere la dilazione; invero quando hai chiesto la dilazione, non hai fatto alcuna menzione del fatto che ti fossero restituiti e del dover esaminare i codici, per poterti istruire.
FELICE: Ora chiedo che i codici mi siano restituiti, e verrò alla discussione fra due giorni; e se sarò stato vinto, mi sottoporrò a ciò che avrai deliberato.
AGOSTINO: Non credo che tu sia un novellino in questa setta scellerata, come anche tu ammetti. Ora ogni uomo si accorge che tu non hai cosa rispondere, anche se non lo riconosci. Ma dal momento che richiedi i tuoi codici, che sono custoditi sotto il pubblico sigillo, esaminati i quali tu dici di poter ritornare istruito fra due giorni, riconosci quello che già è evidente, ossia che non hai potuto rispondere alle questioni prospettate. Prendi invece i tuoi codici, e di’ ciò che da essi vuoi che ti venga portato, perché al momento tu lo esamini e risponda.
FELICE: Tutte le scritture che mi sono state sottratte. Infatti questa è la Lettera del Fondamento, che - la tua Santità ben lo conosce, e anch’io l’ho detto - contiene l’inizio, il mezzo e la fine. Essa stessa si legga, e qualunque male è obiettato alla mia legge, si provi: e la rinnego, se saranno provati quei crimini che vengono obiettati alla mia legge.
AGOSTINO: Poiché dichiari che questa è la lettera in cui sono racchiusi inizio, mezzo e fine della vostra dottrina, quanto è sacrilego questo inizio, dove dite che Dio ha combattuto contro la gente delle tenebre, e ha mescolato alla natura dei demoni una sua parte per essere contaminata e imprigionata, essa che è ciò che è egli stesso; è tanto sacrilego, che può a stento essere sopportato dagli ascoltatori: questo è obiettato in primo luogo alla vostra setta, sia che lo chiami inizio, sia mezzo, sia fine, non mi curo molto di ciò; tuttavia non neghi che ciò è stato letto da questa lettera, che tu dici essere di Mani; questo vi viene obiettato, questo difendi, se puoi, affinché passiamo ad altri argomenti. Per cui ti chiedo di nuovo: se adorate un Dio incorruttibile, in cosa gli poteva nuocere una non so che gente avversa che inventate? Se in niente gli poteva nuocere, nessun motivo vi fu perché mescolasse la sua parte alla natura dei demoni. Se invece gli poteva nuocere, non adorate un Dio incorruttibile.

2. FELICE: Mani dice che vi sono due nature, e ora di questo è incolpato, perché ha detto che sono due: una buona e una cattiva. Cristo nel Vangelo dice che ci sono due alberi: Un albero buono non produce frutti cattivi, né un albero cattivo produce frutti buoni 1. Ecco le due nature. In seguito nel Vangelo è scritto: Non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Un nemico ha fatto questo 2. Questo nemico, se non è estraneo da Dio, mi venga provato; se invece questo nemico è pertinente a Dio, quale seme seminò? Di nuovo è scritto nel Vangelo - è stato detto da Cristo- che negli ultimi tempi porrà il trono nel mezzo del secolo, e manderà i suoi Angeli fino all’oriente e all’occidente, al settentrione e al mezzogiorno, e radunerà tutte le nazioni davanti a sé, e le separerà, come un pastore separa gli agnelli dai capri. E per dirla in breve, dice agli agnelli: Venite nel regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Ai capri che sono nella parte sinistra dice: Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità: avete avuto infatti il mio nome, ma non avete compiuto le opere, via nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli 3. Sono coloro che hanno il nome di Cristo, e sono mandati nel fuoco eterno con il diavolo e i suoi angeli; e a quale fazione appartengono questi, ai quali Cristo non si è mischiato, e pure portano il suo nome? Questo dice infatti Mani, perché coloro che Cristo danna, non sono suoi. Infatti l’apostolo Paolo dice: La prudenza della carne è in rivolta contro Dio, perché non si sottomette alla sua legge e neanche lo potrebbe 4. Questo dice Mani, giacché quella che è nemica di Dio, non è pertinente a Dio; se invece è pertinente a Dio, egli stesso ha creato per sé un nemico: questo Mani non lo dice. Di nuovo Paolo dice: Il dio di questo mondo ha accecato la mente degli increduli, perché non vedano lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio 5. Lo stesso Paolo di nuovo dice: Mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di Satana incaricato di schiaffeggiarmi giorno e notte. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: " Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza " 6. Ecco ciò che disse l’Apostolo, ecco ciò che disse l’Evangelista: quando Mani asserisce che è estraneo da Dio colui che combatté contro Dio, o che Cristo è stato crocifisso, o tutti gli Apostoli a causa del precetto di Dio; questo che li crocifisse, al quale non piace il mandato di Dio, mi dica la tua Santità se costui appartiene a Dio.

3. AGOSTINO: Hai voluto ricordare le sante Scritture - non comprendendo le quali vi allontanate dalla verità - come se traessi da quelle il patrocinio per i vostri vaniloqui. Tuttavia tra tutte le affermazioni - che hai ricordato in parte come veramente sono scritte, in parte diversamente da come sono scritte - in nessun caso hai potuto mostrare per quale motivo Dio, volendo respingere dai suoi regni una natura ostile che incalzava, per avere pace, mescolando la sua parte (che è ciò che egli stesso è) alla natura contraria dei demoni, ha fatto in modo da essere incatenato e contaminato da quelli. Questo è invece ciò che vi viene obiettato; non trovando cosa rispondere a tale obiezione, hai ricordato i capitoli delle divine Scritture, dove è detto dei peccatori che non partecipano alla vita beata, che Dio dona ai buoni e ai fedeli; e hai voluto fossero accolte due nature, secondo i deliri di Mani. La verità dice invece, che tutte le cose che vediamo e che non vediamo, che sussistono per natura, da Dio sono state create; tra le quali la creatura razionale, essa stessa creata, sia negli Angeli sia negli uomini ha ricevuto il libero arbitrio; per il quale libero arbitrio se volesse servire Dio, secondo la volontà e la legge di Dio, avrebbe presso di lui l’eterna felicità; se invece non avesse voluto sottoporsi alla sua legge, ma usando il proprio potere avesse esercitato il dominio contro di lui, soggiacerebbe secondo la sua giustizia alla pena dovuta. Questa l’onnipotenza di Dio nel creare tutte le cose, questa la giustizia nel remunerare i peccatori. Invece che esiste il libero arbitrio, e che pecca chiunque lo vuole, mentre non pecca se non vuole, ve lo provo non solo attraverso le divine Scritture, che non capite, ma anche con le parole dello stesso vostro Mani. Infatti egli come accerchiato, vede la potenza della verità, contro la quale aveva tentato di indurre contro Dio un’altra natura che Dio non ha creato, non con una solida verità, ma con una vuota fantasticheria; tuttavia nel confessare la verità sul libero arbitrio, valse in lui più la natura umana nella quale Dio lo creò, che la favola sacrilega che egli stesso si è inventato.

4. Ascolta dunque riguardo al libero arbitrio, in primo luogo lo stesso Signore, quando ricorda i due alberi, dei quali tu stesso hai fatto menzione; ascolta lui che dice: Fate che un albero sia buono, e anche il suo frutto sarà buono; fate che un albero sia cattivo, e anche il suo frutto sarà cattivo 7. Quando dunque dice: O rendete questo, o rendete quello; indica la capacità, non la natura. Nessuno infatti se non Dio può creare un albero; ma ciascuno ha nella volontà, la facoltà di scegliere le cose che sono buone, ed essere albero buono; o di scegliere le cose che sono cattive, ed essere albero cattivo; non perché le stesse cose cattive che siano scelte abbiano in se stesse una qualche sostanza, ma perché Dio, tutte le cose che ha creato, le ha create secondo gradi appropriati, e le ha distinte in generi, celesti e terrene, immortali e mortali, e ha posto tutte le cose buone nel proprio genere; ha collocato l’anima, che ha il libero arbitrio al di sotto di se stesso e sopra le altre cose, affinché se servisse il superiore, dominasse l’inferiore; se invece offendesse il superiore, sentisse la pena dall’inferiore. Dunque il Signore dicendo: O fate questo, o fate quello, mostra che è nel loro potere che cosa fare. Egli stesso è sicuro e certo in quanto Dio. Se gli uomini sceglieranno il bene, riceveranno il suo premio, se sceglieranno il male, subiranno la sua pena; però Dio è sempre giusto, quando remunera, quando condanna.

5. Ascolta dunque ora in che modo lo stesso Mani - tanto perverso e tanto superbo, da introdurre un’altra natura per farsi eguale a Dio e deprimere Dio fino a se stesso - abbia confessato tuttavia che c’è il libero arbitrio : nel vostro Tesoro, cui avete applicato tale nome per ingannare gli uomini, certamente così si dice (cosa che anche tu stesso conosci): Invero coloro che per la loro negligenza avranno permesso di essere purgati in maniera minima dalla macchia dei predetti spiriti, e avranno ottemperato in modo del tutto insufficiente ai mandati divini, e non avranno voluto osservare pienamente la legge ad essi data dal loro liberatore, né si saranno governati come era giusto, ecc.. Vedi che in queste parole è confermato il libero arbitrio, anche da chi non sa ciò che dice. Infatti colui che non vuole osservare la legge, è in suo potere farlo, se lo vuole. Infatti non dice: Non avranno potuto; ma: non avranno voluto. Certamente il fatto che non vogliono osservare la legge, significa che non sono costretti dalla gente delle tenebre; se infatti sono costretti, non è che non vogliono, ma che non possono; se invece non vogliono, non certo sono costretti affinché non lo facciano, ma non vogliono di loro volontà. Il fatto dunque che è nella loro volontà non volere, è peccato certamente, senza alcuna costrizione della gente delle tenebre. Riconosci che questo è peccato senza la costrizione della gente delle tenebre: e quindi vedi donde vengano tutte le colpe, donde le responsabilità delle colpe, e donde le distribuzioni delle pene.

6. Avete questo anche nelle scritture apocrife, che il canone cattolico non ammette, mentre per voi sono tanto più importanti, in quanto sono bandite dal canone cattolico. Vorrei io ricordare qualche esempio da esse - dalla cui autorità non sono legato -, perché tu possa restare persuaso. Negli Atti scritti da Leucio, che li ha scritti come gli Atti degli Apostoli, trovi così affermato: E infatti splendenti invenzioni, e un’apparenza simulata, e la costrizione delle cose visibili, non procedono certo dalla propria natura, ma da quell’uomo che per se stesso fu reso peggiore per mezzo della seduzione. Vedi in che modo dice per se stesso e per mezzo della seduzione. Fu infatti seduttore dell’uomo il diavolo, non per natura peccatore, ma primo per volontà peccatore. Ma poiché era in potere dell’uomo non acconsentire al seduttore, perciò fu dichiarato, e per se stesso, e per mezzo della seduzione: affinché in quello che fu definito per se stesso, si indica il libero arbitrio; in quello invero che fu definito per mezzo della seduzione, tu capisca il diavolo, che non è oppressore di chi non vuole, ma tentatore di chi lo vuole.

7. Quindi giacché io ho risposto, e per quanto ho potuto ho provato che quanto è stato scritto nei Libri santi riguardo ai peccatori ed ai giusti, è pertinente non alla diversità delle nature, ma alla distinzione dei meriti, che provengono non dalla natura che agisce necessariamente, ma dalla volontà che agisce colpevolmente; rispondi tu a ciò che ti ho chiesto: Se niente poteva nuocere a Dio, perché avrebbe mescolato ai demoni la sua parte, la sua sostanza, ciò che egli stesso è, per essere contaminata ed imprigionata, cosa che non potrai trovare in alcuna divina Scrittura canonica? Se invece poteva nuocergli, non adorate un Dio incorruttibile, del quale l’Apostolo dice: Al Re dei secoli immortale, invisibile, incorruttibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli 8. E dopo lo stesso dice: Dio abita una luce inaccessibile 9. Forse che a quella luce non accedono i santi dei quali è scritto: Accostatevi a lui e sarete illuminati 10? Forse che a quella luce non accedono i santi di cui si dice: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio 11? Ma giacché non può accedere a quella, se non colui al quale Dio stesso avrà donato che vi acceda, perciò per se stessa è inaccessibile. Nessuno infatti può accedere a quella, se Dio non avrà voluto che acceda: a chi invece l’avrà donato, quello stesso accederà. In che modo dunque quella gente delle tenebre poteva accedere alla dimora di Dio, dove è la luce inaccessibile, dove non accede se non colui al quale Dio l’avrà donato? O se avesse ricevuto da Dio il dono di accedervi, egli non lo darebbe per espugnare il regno di Dio, e non temerebbe. Se invece non aveva dato un tale dono affinché potesse accedere, era sicuro nel suo regno, abitando la luce inaccessibile: cosa poteva temere dalla gente delle tenebre, sì da mescolare la sua parte, la sua sostanza, ciò che egli stesso è, per legarla, comprimerla, contaminarla, dove non solo è trattenuto in modo miserevole, ma è anche purificato in modo turpe? Affinché sia purgato da quel luogo infatti, voi dite ciò che è abominevole udire, ma per confondervi e forse per salvarvi, non lo possiamo tacere: affinché sia purgata da quel luogo la parte di Dio, dite che nella nave della luce, che chiamate sole, facendo ingiuria al Creatore del sole, e allo stesso sole che così dite sia fatto, dove si compie una così grande turpitudine: dite infatti che posto lì Dio, le sue virtù si convertono in maschi, per irritare le concupiscenze dei demoni femmina; e quelli stessi di nuovo si convertono in femmine, per irritare le concupiscenze dei demoni maschi; sicché, mentre infondono la libidine nei demoni, infiammati di desiderio verso le forme foggiate da Dio, si rilassino le loro membra, e così sfugga la parte di Dio che lì era stata legata. Questo obbrobrio così grande, questo così grande sacrilegio avete osato credere, e non dubitate a predicare. Queste sono le vicende del tempo mediano della vostra dottrina. Invece qual è la fine? Quale, se non che Dio non poté purgare tutto? E giacché non poté, dite che avrebbe fatto il residuo come un coperchio per la gente delle tenebre, affinché lì si danni in eterno ciò che non ha potuto essere purgato, e niente ha commesso di sua volontà. Così avviene che il vostro dio, non vero, ma inventato, non costituito in qualche luogo, ma immaginato nel vostro cuore, mescoli infelicemente la sua parte, la purghi turpemente, la condanni crudelmente. Dunque a queste cose rispondi, e incomincia da quello che ho detto, perché Dio mescolò questa sua parte, egli cui niente poteva nuocere; o se gli ha potuto nuocere, in che modo sia incorruttibile.

8. FELICE: Ritenete crudele Mani che dice queste cose; cosa diciamo di Cristo, che disse: Andate nel fuoco eterno 12?
AGOSTINO: Ai peccatori ha detto questo.
FELICE: Questi peccatori perché non sono stati purgati?
AGOSTINO: Perché non hanno voluto.
FELICE: Perché non hanno voluto, questo hai detto?
AGOSTINO: Questo ho detto, perché non hanno voluto.
FELICE: Perché non hanno voluto? E chi non vuole essere curato? E chi non vuole essere purgato? E chi non vuole essere illuminato? Qual è il malato che non vuole pervenire alla salute? Se è crudele ciò che ha detto Mani, per il fatto che una qualche parte di Dio che non ha potuto essere purgata, è rimasta legata nel globo: non è crudele che Cristo, il quale disse d’esser venuto per i peccatori, ora li mandi al fuoco eterno, egli di cui portarono il nome? Ma i precetti, io credo, non li poterono compiere. Se questa cosa è crudele, quella è più crudele. Se quella è molto crudele, giacché Dio non li ha potuti purgare, e li legò al globo: sembra essere molto crudele anche che Cristo, quelli che non ha potuto purgare, li mandi al fuoco eterno; questo la tua Santità mi esponga riguardo alla stessa crudeltà.
AGOSTINO: Se quelle cose che ho già detto, tu le avessi capite, o riconoscessi di capirle (forse infatti, non avendo niente da dire, hai finto di non capire ciò che è chiaro), non diresti questo. Abbiamo infatti già detto e provato per mezzo delle divine Scritture, che esiste il libero arbitrio e che Dio è il giusto giudice del libero arbitrio, remuneratore dei fedeli e di coloro che si sottomettono a lui e vogliono essere salvati, condannatore invece dei superbi e degli empi. Giacché dunque venne per salvare i peccatori, salva certo coloro che confessano i peccati, salva i penitenti; nessuno invero si pente quando ha peccato un altro. Ma c’è una penitenza giusta e vera, per cui anche lo stesso Signore dice: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori alla penitenza 13; la stessa penitenza indica che non è opera di un’altra natura, ma della nostra volontà, se per caso commettiamo qualche peccato. Infatti se uno pecca e un altro si pente, non è questa una penitenza saggia ma insana. Secondo voi invece non c’è nessun peccato. Infatti la gente delle tenebre non pecca, giacché agisce secondo la propria natura; la natura della luce non pecca, giacché ciò che fa, è costretta a farlo. Dunque tu non trovi nessun peccato che Dio condanni, non trovi nessun peccato che possa essere sanato con la penitenza. Se invece c’è penitenza, c’è anche colpa; se c’è colpa, c’è anche volontà; se c’è volontà nel peccare, non è la natura a costringere. Ma se coloro che non possono compiere ciò che vogliono sopportano una qualche debolezza, per cui l’apostolo Paolo dice: Nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra 14, è chiaro che questo è derivato dalla trasmissione del primo peccato di Adamo, e dalla consuetudine cattiva. Infatti anche oggi per libera volontà gli uomini fanno l’abitudine al peccato, e avendola acquisita, non possono facilmente prevalere: essi stessi dunque si procurarono da soli che abiti la legge contraria nelle loro membra. Ma coloro che concepiscono il timore di Dio, e per mezzo del libero arbitrio si affidano all’ottimo medico per essere sanati, come da un buon terapeuta, così anche dal misericordioso creatore sono risanati attraverso l’umiltà della confessione e della penitenza. I superbi invero che si proclamano giusti, o affermano che essi stessi non peccano, ma qualcos’altro pecca in loro, e una natura diversa da loro pecca, a causa della loro stessa superbia si rendono insanabili, e sperimentano il giusto giudizio di Dio, che resiste ai superbi, mentre dona la grazia agli umili 15. Non è dunque indegno che Dio dica: Andate via nel fuoco eterno, a coloro che respinsero la sua misericordia attraverso il libero arbitrio; e dica: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete il regno 16, a coloro che per mezzo del libero arbitrio accolsero la sua fede, confessarono i loro peccati, fecero penitenza, si dispiacquero di sé, quali sono stati, e si compiacquero di lui, quali sono stati resi per mezzo di lui. Tu dunque rispondi ora a questo che ti ho chiesto; ma ti supplico di non fare indugi superflui: Se niente poteva nuocere a Dio, perché ci mandò qua? Se poteva nuocere, non è un Dio incorruttibile.

9. FELICE: Se niente poteva nuocere a Dio, perché mandò qua il suo Figlio?
AGOSTINO: Vedi in che modo sempre mi interroghi, e non vuoi rispondere alle domande che ti vengono poste. Ascolta ciò che hai chiesto, ti ricordo tuttavia che non rispondi a quanto dico, io invece rispondo. Niente può nuocere a Dio: ma mandò il suo Figlio, perché indossasse la carne, e apparisse agli uomini, sanasse i peccatori, soffrisse per noi nella stessa carne, che prese da noi. Dal momento che nella sua natura niente poteva patire: giacché in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio 17. In questa natura, giacché il Verbo era Dio, niente egli poteva patire. Ma affinché potesse patire per noi, il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi 18. Il Verbo si fece carne, assumendo la carne, non cambiato in carne: assunse infatti l’umanità, non perdette la divinità. Così egli stesso Dio ed egli stesso uomo, nella natura di Dio eguale al Padre, nella natura dell’uomo reso mortale, tra noi, per noi, da noi, rimanendo ciò che era, prendendo su di sé ciò che non era, per liberare ciò che aveva creato, non ciò che era. Dunque la passione di Cristo non deriva dal bisogno, ma dalla misericordia. Infatti offrì un esempio di pazienza a noi riguardo a noi, cioè all’uomo riguardo all’uomo, alla carne riguardo alla carne: tuttavia in quella carne egli stesso non fu reso peggiore; ma la carne in lui fu resa migliore. Invero la parte del vostro dio, non assumendo alcuna carne (infatti non se ne trovava nella gente delle tenebre per la quale soffrisse), discese per essere catturato, legato, insozzato e, cosa che è più turpe dell’essere legato, purificato. Infatti ho già parlato della sua purificazione. Quanto più sono indegne tutte queste cose, tanto più è facile da capire che non riguardano la natura di Dio. E lungi da un animo pio e fedele credere cose tali di Dio, del Dio buono, del Dio vero, quali voi credete; non quello che avete trovato, ma che avete inventato. Rispondimi ora: Se niente poteva nuocere a Dio, perché, secondo i vostri vaniloqui, fu mandata qua quella pura sostanza di Dio senza assumere alcuna carne che patisse in lui, se qualcosa stava per patire senza la carne che non aveva preso?

10. FELICE: Se niente poteva nuocere a Dio dalla parte avversa, e niente poteva nuocere a Cristo da una natura contraria, a quale natura venne Cristo per liberarla? Giacché, come dici, venne a causa della nostra libertà: dunque siamo stati in cattività. Se eravamo tenuti in cattività, e per ciò Cristo venne per liberarci dalla cattività, colui che ci teneva era estraneo da Dio, oppure era la potenza di Dio? Se era la potenza di Dio a tenerci prigionieri, perché colui che ci teneva mandava Cristo? Se era nel suo arbitrio rilasciarci quando voleva, perché Cristo è crocifisso? Invece nessuno ignora che Cristo è crocifisso. Perché lo crocifissero? Se è la potenza di Dio, in nulla ci nuoceva. Se era la potenza di Dio, non fummo prigionieri presso di lui: ma eravamo come con il nostro principe, come un figlio con i genitori, non come i Romani con i Barbari. Non era dunque necessario, giacché eravamo stabiliti con la potenza di Dio, che Dio mandasse il suo Figlio, perché si dica che è venuto il nostro liberatore. Se dunque appare che eravamo stabiliti con la potenza di Dio, l’Apostolo disse: Cristo ci ha liberati dalla maledizione della legge, perché sta scritto: Maledetto chi pende dal legno 19. Questo infatti dice l’Apostolo. Se costui che maledice tutti coloro che pendono dal legno, è la potenza di Dio (Cristo infatti fu appeso al legno e tutti i suoi Apostoli che furono condannati a causa del suo insegnamento) chi dunque è costui che maledice chiunque sia appeso al legno?

11. AGOSTINO: Coloro che Cristo redense dal diavolo, per proprio consenso erano tenuti dal diavolo, ed erano stati costituiti in potere di lui per un giusto giudizio di Dio, perché avevano acconsentito al seduttore con il libero arbitrio. Come d’altra parte fu in potere dell’uomo di acconsentire al diavolo, per essere catturato; così in potere dello stesso diavolo fu, essendo un angelo, di peccare, per mutarsi in peggio. Dunque un angelo peccatore per il libero arbitrio, persuase al peccato l’uomo che ha il libero arbitrio; come il diavolo se non avesse voluto non avrebbe peccato, così anche l’uomo se non avesse voluto non avrebbe acconsentito. Invece essendo preso prigioniero da colui al quale aveva acconsentito, non perché il diavolo poté qualcosa, ma perché fu un giusto giudizio di Dio dare in potere del diavolo l’uomo, che rifiutò il potere di Dio su di sé e non volle obbedire alla sua legge: giacché dunque Cristo trovò così i peccatori sotto il peccato, in quanto il peccato dipende dal libero arbitrio, trovando i peccatori soggetti al peccato redense coloro che confessano da colui che si era insuperbito. Ma poiché fu posto sotto la Legge: Maledetto chi pende dal legno 20; per cui l’Apostolo dice: Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, diventando lui stesso maledizione per noi, come sta scritto: Maledetto chi pende dal legno 21; non ha biasimato la Legge, ma ha elogiato la misericordia. Giacché infatti Adamo aveva peccato, anche tutta quella massa e propaggine del peccato era maledetta; il Signore invece volle prendere su di sé la carne dalla stessa massa affinché, prendendo su di sé la mortalità che era derivata dalla pena, togliesse la morte, cosa che veniva dalla grazia. Perciò la Legge dice: Maledetto chi pende dal legno. Infatti la morte stessa pendeva dal legno, morte che veniva dalla maledizione. In tal modo dunque prendendo la morte, uccise la morte; così prendendo la maledizione, sciolse la maledizione. Per cui anche l’Apostolo dice: Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui 22; giacché dal nostro uomo vecchio, cioè dalla sorte di morte che derivava dal castigo del peccato, si degnò di prendere la carne mortale dalla vergine Maria, nella quale ci offrisse un esempio della passione e della risurrezione; della passione, per rinvigorire la penitenza; della risurrezione, per suscitare la speranza; per mostrarci due vite nella carne, che prese dalla nostra vita mortale, l’una travagliata, l’altra beata; la travagliata, che dobbiamo tollerare; la beata, che dobbiamo sperare. Ma tolleriamo la laboriosa meritatamente a causa del nostro peccato; invece egli l’ha mostrata nella sua carne, non a causa della sua iniquità, ma grazie alla sua misericordia. Infatti perché tu sappia che la legge è buona, essa che tu hai voluto biasimare, lo stesso apostolo Paolo in un passo ha detto: La legge poi sopraggiunse perché abbondasse il peccato 23. Fin qui sembra biasimarla; ma ascolta ciò che segue: Ma dove, dice, è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia 23. La legge è stata data agli uomini superbi, e a coloro che attribuiscono tutto alle loro forze, affinché non potendo compiere la legge data, si trovassero prevaricatori, e resi colpevoli sotto la legge, chiedessero misericordia al Creatore della legge. Quindi poco dopo lo stesso Apostolo dice: Così la legge è santa e Santo e giusto e buono è il comandamento 24. Ma affinché tu non dica che parla di un altro comandamento, perché mostri che parla di quello, di cui poco prima aveva detto: La legge poi sopraggiunse perché abbondasse il peccato; subito si è posto la questione: Ciò dunque che era buono, è divenuto morte per me? Non sia mai! ma il peccato, perché si manifestasse quale peccato, per mezzo di ciò che è bene mi ha procurato la morte. C’era infatti il peccato, ma non appariva peccato; quando la legge fu data al superbo, egli agì contro la legge, e apparve il peccato, che c’era, ma non appariva. Comparendo il peccato fu umiliato il superbo, una volta umiliato il superbo divenne penitente, con la penitenza ottenne la misericordia. Hai ascoltato dunque ciò che hai chiesto, rispondi a ciò che ti chiedo: In nulla poteva nuocere la gente delle tenebre a Dio; perché mandò qua la sua parte a mescolarsi e ad essere contaminata dalla natura dei demoni?

12. FELICE: Se abbiamo facoltà di scelta, nessuno costringa nessuno: quando vorrò, sarò cristiano. A noi è soggetta la volontà di essere cristiano, o di non esserlo.
AGOSTINO: Che la volontà sia soggetta a noi, è chiaro, e questo ho imparato dalle divine Scritture; ciò fu costretto a dire, pur controvoglia, anche colui che vi ha indotto in questo errore. Quanto a ciò che dici: Nessuno sia costretto, quando vorrò, sarò cristiano; certamente nessuno ti costringe; quando vorrai, lo sarai: giacché sei venuto qua di tua volontà, e di tua volontà hai affrontato questa disputa. E guai alla cattiva volontà, se è cattiva; pace alla buona volontà, se è buona. Ma che sia cattiva, o che sia buona, è volontà. Alla buona volontà segue la corona, alla cattiva segue la pena. Dio è giudice delle volontà, creatore invece delle nature. Se dunque ritieni di essere costretto a farti cristiano, ascolta da noi che non ti costringiamo per niente. Rifletti piuttosto su ciò che hai ascoltato, valuta, sei in possesso della tua volontà; esamina come uno prudente, se tuttavia c’è in te una qualche prudenza almeno umana, se quelle cose che sono state dette, siano sostenute dalla verità; se tu stesso sei venuto meno nella difesa del vostro Mani, come appare; e quando vorrai, sii ciò che non sei ancora, e smetti d’essere ciò che sei.

13. FELICE: Ecco ora in breve, come ha detto la tua Santità: per non accumulare le carte, se ti è gradito, cosa che ti ho chiesto poco fa, son venuto qua; mostrami la verità, affinché ciò che ritengo, appaia che non è la verità, e tu mi trovi pronto a credere.
AGOSTINO: Certo ciò che tieni, già appare abbastanza che non è la verità. Lungi infatti dai cuori, che cercano o hanno la verità, il credere che Dio, costretto dalla necessità, abbia mescolato la propria sostanza nella natura dei demoni per essere imprigionata e contaminata. Sia lungi dai fedeli il credere che Dio, per liberare la sua sostanza, si sia cambiato in maschi contro le femmine, e in femmine contro i maschi per stimolare la loro concupiscenza. Lungi dai fedeli credere che Dio abbia in seguito condannato in eterno la sua sostanza, che egli stesso mescolò ai demoni. Che dunque ciò non è la verità, è chiaro. Ma giacché vuoi che in luogo di questa falsità espulsa e confutata, sia svelata la verità, se qualcosa ancora ti spinge a conoscere la fede cattolica, potrai essere ammaestrato dal principio della fede. E infatti la pia fede rende adatto alla percezione della verità incommutabile; chiunque non vorrà incominciare da questa fede, superbo rimarrà fuori, e non potrà essere condotto a ciò a cui tende, o a cui vuole giungere. Ma dal momento che ormai quella falsità è chiara, anatemizza la falsità, affinché tu possa incominciare ad essere adatto a conoscere la verità.

14. FELICE: Quando mi apparirà; giacché non mi appare, perché un’altra non mi è stata mostrata, non posso anatemizzare.
AGOSTINO: Bisogna anatemizzare l’errore che dice che Dio è corruttibile, o non bisogna anatemizzarlo?
FELICE: Dillo di nuovo.
AGOSTINO: Bisogna anatemizzare l’errore che dice che Dio è corruttibile, o non bisogna anatemizzarlo?
FELICE: Si cerchi se lo dice.
AGOSTINO: Io questo ti ho chiesto: Colui che dice che Dio è corruttibile, bisogna anatemizzarlo, o no?
FELICE: Colui che dice che Dio è corruttibile, bisogna anatemizzarlo; questo mi rinfacci?
AGOSTINO: Questo ti chiedo.
FELICE: Tu dici che Dio è corruttibile, non invece quello che hai detto prima, che ha dato agli avversari una parte di sé?
AGOSTINO: Per ora rispondi a ciò che ti chiedo: Colui che dice che Dio è corruttibile, bisogna anatemizzarlo, o no?
FELICE: Certamente.
AGOSTINO: Colui che dice che è corruttibile la natura e la sostanza di Dio, bisogna anatemizzarlo, o no?
FELICE: Non ho capito ciò che hai detto.
AGOSTINO: Dico una cosa che capisce ogni uomo, che non finga di non capire: La natura e la sostanza di Dio - cioè quella stessa cosa, quale che sia, che è Dio - colui che dice che è corruttibile, bisogna anatemizzarlo, o no?
FELICE: Anche lui bisogna anatemizzare, se si sarà provato che è vero.
AGOSTINO: Non ti ho ancora detto che Mani dice che è corruttibile la natura di Dio; ma ti ho detto che chiunque dice questo, deve essere anatemizzato.
FELICE: Ed io ho risposto: Sì.

15. AGOSTINO: Quella parte che fu mescolata alla gente delle tenebre, proviene dalla natura di Dio, o da qualche altra natura?
FELICE: Da quella di Dio.
AGOSTINO: Ciò che proviene dalla natura di Dio, è ciò che Dio è, o un’altra cosa che Dio non è?
FELICE: Così è: ciò che proviene da Dio, è Dio, secondo ciò che è scritto: La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno accolta 25. Infatti Dio è la luce, e le tenebre non sono in lui 26.
AGOSTINO: Hai risposto bene, perché qualsiasi cosa proviene dalla natura di Dio, è Dio, e Dio è luce, e le tenebre non sono in lui, e tale luce risplendé nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno accolta. Vediamo dunque se Mani non dica che una parte di Dio è stata accolta dalle tenebre, non anche che è tenuta legata, non anche macchiata e insozzata, in modo che abbia bisogno della misericordia del liberatore e purificatore. Se invece dice queste cose, anche secondo te, e secondo le tue vere ammissioni, deve essere anatemizzato; giacché la parte di Dio e la natura di Dio, ciò che è lo stesso Dio, dice trattenuta dalle tenebre e legata e insozzata: cosa che tu stesso parlando secondo il Vangelo non hai potuto dire; ma hai detto il vero, giacché la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno accolta. Mani dunque deve essere anatemizzato, egli che ha detto, che la luce è ottenebrata nelle tenebre, e le tenebre l’hanno accolta.
FELICE: Ma sia colui che è insozzato, sia colui che è imprigionato, è liberato; e se noi siamo insozzati, veniamo mondati.
AGOSTINO: Ma ciò non è detto rettamente della natura di Dio, ma di quella che può essere contaminata, è detto rettamente; perché è contaminata ed è mondata. Invero di quella che non può essere insozzata, vedi con quanto sacrilegio si dica: È insozzata ed è mondata; soprattutto perché così dite che è insozzata una parte di Dio, cosicché per questo motivo resta legata in eterno al globo delle tenebre, perché non ha potuto essere mondata. Chi non anatemizza questa opinione, poco prima ha risposto il falso, poiché chiunque dice che Dio è corruttibile, deve essere anatemizzato.

16. FELICE: Quanto a ciò che la tua Santità ha detto, ossia che "la parte che non si è mondata dalla sozzura della gente delle tenebre ": così dice Mani, che non furono mandati nel regno di Dio. Sei tu ad affermare che essi sono dannati; Mani dice piuttosto che non sono stati dannati, ma preposti alla sorveglianza di quella gente delle tenebre.
AGOSTINO: Tratto con te di questa parte, che tu dici essere purificata dopo essere stata insozzata; dopo se sarà necessario, di quella che è affissa nel suo globo. Per ora quella che è purificata, era insozzata.
FELICE: Quella che è insozzata, è anche mondata.
AGOSTINO: Non deve dunque essere anatemizzato chi dice che la natura di Dio e la sostanza di Dio e ciò che Dio è, può essere insozzato, legato, inquinato dalla gente delle tenebre?
FELICE: Da che cosa Cristo ci mondò? Da che cosa ci liberò?
AGOSTINO: Cristo non liberò la parte di Dio, non la natura di Dio; ma la creazione che ha creato, che è caduta nel peccato per il libero arbitrio, quella liberò per sua misericordia. Mondò quella realtà che poteva essere insozzata, liberò quella realtà che poteva essere catturata, sanò quella cosa che poteva ammalarsi. Ora invece parliamo di Dio, della natura di Dio, della sostanza di Dio, di lui che è Dio: poteva essere insozzato, o non poteva?

17. FELICE: La nostra anima, che è insozzata, deriva da Dio? Se non deriva da Dio, perché per essa Cristo fu crocifisso? Se dunque appare che Cristo fu crocifisso per la nostra anima, appare che essa è da Dio, ed era stata insozzata, ed egli stesso la mondò.
AGOSTINO: Io dico che non solo l’anima, ma anche il nostro corpo e ogni creatura spirituale e corporale deriva da Dio: perché questo afferma la fede cattolica. Ma una cosa è ciò che Dio da sé generò, cosa che è ciò che è egli stesso; un’altra invece ciò che Dio creò. Ciò che Dio generò, è uguale al Padre; ciò che Dio creò, non è creato eguale al creatore. Una cosa è dire che proviene da Dio, che è meglio dire che è della natura di Dio, perché è ciò che egli stesso è, come il Figlio unigenito, come il suo Verbo per il quale sono state create tutte le cose 27; altra cosa è dire che proviene da Dio, in quanto disse e furono create, comandò e furono costituite 28. Di qui è l’anima, dalle cose che Dio ha create, non quello che da sé Dio generò. Perciò il Verbo che generò da sé, non ha potuto essere insozzato, né può, né potrà. L’anima invece che ha creato quale reggitrice del corpo, affinché fosse al servizio del superiore, dominasse l’inferiore, cioè servisse Dio e dominasse il corpo, avendo disprezzato la legge di Dio fu insozzata a causa del peccato; ma Dio, dimostrando misericordia verso le cose che ha creato, mandò il Figlio per mezzo del quale le ha create, e per mezzo di lui le ha ricreate. Quando bisognava creare ciò che non c’era, fu creato per mezzo del Verbo; quando bisognava ricreare ciò che era stato depravato, allora fu presa la creatura dalla vergine Maria, affinché per mezzo di ciò che era l’uomo, si dimostrasse all’uomo ciò che dovesse sopportare e ciò che dovesse sperare. Così la natura del Verbo, la sostanza dell’unigenito Figlio di Dio niente patì dai persecutori Giudei, o dal diavolo angelo malvagio che perseguita. Ma poiché indossò la carne, indossò una cosa mortale, passibile, mutevole, in ciò che indossò, patì ciò che volle quale esempio della pazienza, e lo restaurò ad esempio della giustizia. Tu ora parlami della parte di Dio, ciò che Dio è, se possa essere insozzato, o no. Se può, Dio non è immutabile; e colui che dice questo, deve essere anatemizzato: se invece non può, vedi che deve essere anatemizzato Mani, il quale afferma che la parte di Dio, la natura di Dio, ciò che Dio è, è venuta qui pura presso la gente delle tenebre, dove è stata legata e contaminata, affinché avesse bisogno di essere sciolta e mondata.

18. FELICE: Tu hai detto che l’anima non è da Dio.
AGOSTINO: Non l’ho detto, ma ho detto che è da Dio, in quanto è da Dio creata, non in quanto è nata da Dio.
FELICE: Hai detto che l’anima non è da Dio, ma creatura di Dio, in quanto niente esiste senza Dio: questo infatti tu dici, e non vuoi affermare che l’anima è da Dio.
AGOSTINO: È da Dio, ma è stata creata da Dio.
FELICE: O creata, o mandata, o donata, è da Dio. Dunque se è da Dio, ed è stata contaminata, e Cristo è venuto per liberarla dalla corruzione, di che cosa incolpi Mani?
AGOSTINO: Perché io dico che l’anima, non natura di Dio ma creata da Dio, ha peccato per il libero arbitrio, ed è stata contaminata dal peccato, e liberata nella penitenza per mezzo della misericordia di Dio; tu invece dici che la stessa natura di Dio, ciò che Dio è, Dio da Dio, è catturato e contaminato nella gente delle tenebre. E c’è molta differenza tra ciò che Dio ha generato da sé, e ciò che ha creato non da sé, ma dal nulla, cioè, quando non esisteva, da Dio ha ricevuto che fosse, cioè che fosse messo in essere.
FELICE: Dunque è parte di Dio.
AGOSTINO: Già te l’ho detto, non è parte di Dio: e cerca di capire che Dio è creatore onnipotente. Tutte le cose create, e ciò che uno fa, o è da sé, o da un altro, o dal nulla. Un uomo, giacché non è onnipotente, da sé fa un figlio; da un’altra cosa, come l’artigiano dal legno una cassa, dall’argento un vasetto. Infatti ha potuto fare il vasetto, ma non ha potuto creare l’argento; ha potuto fare la cassa, ma non ha potuto creare il legno. Invece nessun uomo può dal nulla, ossia da ciò che prima non esiste, fare che esista. Dio invece per il fatto che è onnipotente, generò da sé il Figlio, e creò il mondo dal nulla, e dal fango plasmò l’uomo: per mostrare per mezzo di queste tre potenze che la sua operazione è valida in tutte le cose. Perché ciò che creò da sé, non si deve dire che lo creò, ma che lo generò. Ciò che invece fece da un’altra cosa, come l’uomo dalla terra, non creò l’uomo dalla terra, come se un altro avesse creato la stessa terra per lui donde creasse l’uomo, nel modo in cui Dio creò l’argento per l’argentiere perché ne facesse un vasetto: ma egli stesso ha fatto e ciò che non esisteva affinché esistesse, e ciò che di nuovo esistesse da ciò che già egli stesso dal nulla aveva creato affinché esistesse. Così dunque il corpo, così l’anima, così si comprendono tutte le creature fatte da Dio; non generate da Dio, in modo che siano ciò che Dio è. Di conseguenza ora forse scegli ciò che tieni, e ciò che rifiuti. Scegli ciò che sia meglio. Giacché vediamo molte cose mutevoli, e le stesse tuttavia buone, malgrado siano mutevoli; molte cose mortali, e le stesse tuttavia buone, quantunque siano mortali. Invece un bene del tutto immutabile è lo stesso Dio: cosa sia meglio per te di tenere, scegli; che Dio sia mutevole, o che sia mutevole ciò che Dio ha creato? Giacché è necessario che tu dica una delle due cose. Se non vorrai ammettere che ciò che Dio ha creato è mutevole, resta che tu dica che lo stesso Dio è mutevole. Invece per purificarti da questo sacrilegio, e da questa bestemmia, affinché tu non dica che la sostanza di Dio è mutevole, perché non concedi che il Dio che esiste veramente - ed è immutabile, perché egli stesso ha anche detto: Io sono colui che sono 29 -, ha fatto buone tutte le cose, ma non pari a sé? Di conseguenza, poiché egli stesso è immutabile, non è straordinario il fatto che ciò che ha creato, giacché non gli è eguale, non è immutabile, ma mutevole. Perciò anche per il libero arbitrio ha potuto peccare ed essere contaminato, ed essere liberato per la sua misericordia.

19. FELICE: Hai detto che l’uomo si è fatto un figlio: nessuna differenza passa tra padre e figlio. Giacché dunque tua Santità ha affermato ciò, anch’io rispondo che Dio e le cose che ha creato, sono uguali a lui.
AGOSTINO: Poiché non hai voluto capire, che l’uomo quando crea un figlio, non si dice propriamente che lo crea, ma si dice propriamente che lo genera: così anche Dio ha generato l’unico Figlio, te l’ho detto, non l’ha creato. Invece ha creato quello che non gli è eguale; al contrario ciò che ha generato, è uguale a lui. Così scegli per te, se tu voglia dire che o è mutevole la creatura di Dio, o è mutevole la natura di Dio.
FELICE: Nel modo in cui Dio è immutabile, similmente colui che generò, è immutabile; e ciò che ha creato, se è dalla sua stessa natura, non muta.
AGOSTINO: Ma ti ho già detto che ciò che ha creato, non è della sua stessa natura; ma l’ha creato dal nulla, perché è onnipotente. Non esisteva, e lo creò, non da sé, non da una qualche natura che egli stesso non aveva creato, ma dal nulla.
FELICE: Io non ho detto questo: ma ho detto che Dio è immutabile, e ciò che generò è immutabile, e ciò che creò è immutabile. Non ho detto, donde lo creò: non ho chiesto questo, donde l’avrebbe fatto.
AGOSTINO: Ma hai ascoltato da me ciò che non hai chiesto, affinché tu ormai smetta di dire cose stolte. Dio onnipotente ha potuto sia generare da sé, sia creare dal nulla, sia formare qualcosa da ciò che già aveva creato: da sé, il Figlio eguale a sé; dal nulla, il mondo e tutte le creature; da un’altra realtà, ossia dalla terra, l’uomo: perché è onnipotente. Dunque ciò che è da lui stesso, mai può essere insozzato, come neppure egli stesso; ciò che invece ad opera di lui è stato creato, non dalla sostanza di lui, può essere sia contaminato per il libero arbitrio, sia mondato per la sua stessa misericordia, condannando il fatto di avere peccato, e riconoscendo colui che lo creò. Tu invero poco fa hai ammesso che colui che dice che la parte di Dio è corruttibile e contaminabile, deve essere anatemizzato: non puoi d’altra parte negare che Mani ha detto che la parte di Dio fu catturata e insozzata nella gente delle tenebre, e appare che con queste parole egli ha bestemmiato, sì che forse peggio non si può bestemmiare; o anatemizzi quello che dice tali cose, o tu devi essere anatemizzato e respinto con lui.

20. FELICE: Mani dice che una parte di Dio si è macchiata; ma Cristo dice che l’anima si è macchiata, ed egli venne a liberarla dalla corruzione.
AGOSTINO: Ma l’anima non è parte di Dio. Infatti ora tu hai confessato che Mani ha detto che è insozzata la parte di Dio: invece noi diciamo che è insozzata l’anima dalla volontà del peccato; tuttavia l’anima non è parte di Dio, non generata da Dio, ma creata da Dio. Così dunque si dice che l’anima è da Dio, come si dice che qualche opera dell’artigiano è fatta dal suo mestiere, o da lui stesso è creata, non tuttavia da lui generata, come il suo figlio. Tu dunque, poiché hai confessato che Mani ha detto che è insozzata una parte di Dio, e poc’anzi hai detto che è da anatemizzare colui che dice che Dio è corruttibile e contaminabile, o la sua natura; già hai anatemizzato, cosa che non vuoi ammettere. Ciò infatti che hai detto, ossia che è insozzato e mondato, per il fatto stesso che dici: " È mondato ", hai manifestato che è insozzato; e non hai dove scappare: sia Mani, sia tu avete detto che è insozzata una parte di Dio. Anatemizza dunque Mani, o sei da anatemizzare insieme con Mani.
FELICE: Io non ho imparato da Mani che una parte di Dio è stata insozzata; ma da Cristo l’ho imparato poiché venne a causa dell’anima che era stata insozzata.
AGOSTINO: Da Cristo non hai imparato che l’anima è parte di Dio.
FELICE: Da Cristo ho imparato che l’anima è da Dio.
AGOSTINO: Anche noi abbiamo imparato che l’anima è da Dio, ma non è parte di Dio. Così infatti l’anima è da Dio, nel modo in cui la creatura è dall’artefice; non da Dio come il figlio dal padre.
FELICE: Parliamo della corruzione: se è insozzata l’anima che è da Dio, e può essere purificata da Cristo, che venne per lei; anche quella parte di Dio di cui parla Mani, può essere insozzata e mondata per mandato di Dio stesso.
AGOSTINO: Ecco che tu dici di nuovo che la parte di Dio insozzata viene purificata, e poco prima avevi detto che deve essere anatemizzato colui che la dice corruttibile: ora tu dici che poté essere corrotta; e dici che può essere mondata, per confermare che poté essere insozzata. Noi non diciamo questo della parte di Dio: ma lo diciamo dell’anima; giacché è da lui come sua opera, non come prole da se stesso. Torna dunque a ciò che dici, e discerni ciò che diciamo noi. L’anima non è Dio, né parte di Dio. Tu invece dici che Mani ha detto che è insozzata una parte di Dio, la quale dice che è purificata, per confermare che è insozzata. Resta dunque che tu lo anatemizzi, o credendo queste cose sarai colpito da anatema.

21. FELICE: Appartiene a Dio l’anima che per il peccato fu macchiata, o no?
AGOSTINO: Appartiene, ma non è parte di lui.
FELICE: Non ti ho chiesto questo.
AGOSTINO: E cosa hai chiesto?
FELICE: Appartiene a Dio, o non appartiene?
AGOSTINO: L’ho già detto, e perché è pertinente, e in che modo è pertinente.
FELICE: Io chiedo se veramente è da Dio.
AGOSTINO: Da Dio, non della sostanza di Dio.
FELICE: Se niente è il peccato, e l’anima è da Dio, e fu insozzata, e venne Cristo a liberarla, e la liberò dal peccato, di cosa incolpiamo Mani, che dice che la parte di Dio è stata insozzata, e di nuovo è stata mondata?
AGOSTINO: Hai già confessato che Mani ha detto che una parte di Dio è stata insozzata, e dici che non è peccato gettare su Dio tale bestemmia: noi invece diciamo che certamente ha peccato l’anima per il libero arbitrio, e pentendosi è purificata per la misericordia del suo Creatore; dal momento che non è da Dio come una sua parte, o come sua prole; ma viene da Dio o da Dio è stata creata, come sua opera: che differenza ci sia tra la nostra fede e la vostra perfidia, è chiaro a tutti. Così secondo le tue precedenti parole, poiché hai concesso che è da anatemizzare colui che dice corruttibile la natura di Dio, cosa che è chiaro che anche Mani dice, giacché non hai voluto che fosse anatemizzato da te, sarai anatemizzato con lui.

22. Dopo queste cose discussero molto tra loro.
FELICE: Di’ ora tu, cosa vuoi che io faccia?
AGOSTINO: Che anatemizzi Mani, di cui sono queste così grandi bestemmie. Ma se lo fai spontaneamente, fallo adesso; nessuno infatti ti costringe controvoglia.
FELICE: Lo vede Dio se lo faccio spontaneamente; infatti un uomo non può vederlo: ma ti chiedo questo, che tu mi appoggi.
AGOSTINO: In cosa vuoi che io ti appoggi?
FELICE: Per primo anatemizza tu, affinché dopo anche io anatemizzi.
AGOSTINO: Ecco anche di mia mano scrivo; voglio infatti che pure tu scriva di tua mano.
FELICE: Ma pronuncia l’anatema, sì da anatemizzare lo spirito stesso che fu in Mani, e che disse queste cose per mezzo di Mani.

Agostino presa la carta scrisse queste parole: Io Agostino vescovo della Chiesa cattolica già ho anatemizzato Mani e la sua dottrina, e lo spirito che per mezzo di lui disse bestemmie tanto esecrabili, giacché era uno spirito seduttore, non della verità, ma di un errore nefasto; e ora anatemizzo il suddetto Mani e lo spirito del suo stesso errore.

E avendo dato a Felice la stessa carta, anche quello di sua mano scrisse queste parole: Io Felice che avevo creduto a Mani, ora lo anatemizzo, e la sua dottrina, e lo spirito seduttore che fu in lui, che disse che Dio aveva mescolato una sua parte alla gente delle tenebre, e la liberò tanto turpemente, da trasfigurare le sue virtù in femmine contro maschi, e le stesse di nuovo in maschi contro demoni femmina, in modo da configgere i residui della sua stessa parte in eterno al globo delle tenebre. Tutte queste e le altre bestemmie di Mani anatemizzo.

Io Agostino vescovo, ho sottoscritto questi Atti nella chiesa davanti al popolo.

Io Felice ho sottoscritto questi Atti.


Note:


1 - Mt 7, 17.

2 - Mt 13, 27-28.

3 - Mt 25, 31-34.

4 - Rm 8, 7.

5 - 2 Cor 4, 4.

6 - 2 Cor 12, 7-9.

7 - Mt 12, 33.

8 - 1 Tm 1, 17.

9 - 1 Tm 6, 16.

10 - Sal 33, 6.

11 - Mt 5, 8.

12 - Mt 25, 41.

13 - Mt 9, 13.

14 - Rm 7, 23.

15 - Cf. Gc 4, 6.

16 - 1 Tm 4, 4.

17 - Gv 1, 1.

18 - Gv 1, 14.

19 - Gal 3, 13; Dt 21, 23.

20 - Dt 21, 23.

21 - Gal 3, 13; Dt 21, 23.

22 - Rm 6, 6.

23 - Rm 5, 20.

24 - Rm 7, 12-13.

25 - Gv 1, 5.

26 - 1 Gv 1, 5.

27 - Cf. Gv 1, 3.

28 - Cf. Sal 148, 5.

29 - Es 3, 14.