Annotazioni sul libro di Giobbe

Sant'Agostino d'Ippona

Annotazioni sul libro di Giobbe
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1. (1, 1-21) Egli realizzava grandi opere sulla terra: poiché sapeva trarre profitto dalle opere stesse. Ogni giorno banchettavano, finché non fossero stati presenti al completo. È questo un segno del loro amore. Egli offriva sacrifici per loro in base al loro numero. Occorre intendere che una cosa sono le confessioni fatte in privato (paragonabili a sacrifici individuali), e un’altra cosa è il sacrificio per il peccato di tutta la comunità e per tutti i peccati da lei commessi, sacrificio che diventa segno [della presenza] del Signore. Perché non abbia a succedere che i miei figli pecchino, bestemmiando Dio in cuor loro. Giustamente si aggiunge: Perché non abbia a succedere. Egli infatti immaginava che lo bestemmiassero in cuor loro. Ed ecco vennero gli angeli di Dio che si fermarono dinanzi a Dio. La propensione dell’anima verso la verità non si poteva descrivere in altra maniera, senza cioè che presentasse alcun richiamo cronologico o ambientale. E con loro venne anche il diavolo. Ci si chiede se quel con loro sia stato aggiunto perché solo attraverso di loro egli poté ascoltare. E il Signore disse al diavolo: Da dove vieni? L’abbinamento tra ciò che aveva compiuto anteriormente e ciò che gli si permette di fare in seguito costituisce la risposta alla domanda; quanto poi alla domanda stessa, cioè al richiamo alla potenza di Dio, che impedisce al diavolo di fare quel che vorrebbe - si indagherà infatti sui propositi dell’empio 1 - mira a farcelo conoscere meglio. Ma stendi la tua mano e tocca tutti i suoi averi. Cioè, dammi il potere di fare questo. Se non ti benedirà apertamente. È un’espressione che rimane sospesae deve completarsi così: Se toccati i suoi averi non ti benedice apertamente, (sottintendi) come ti regolerai? E il diavolo si allontanò dal Signore. Dall’interrogazione passò all’azione. E vennero i nemici e li catturarono. In conformità con la parola: Colui che ora agisce negli increduli 2, fu lo stesso tentatore che spinse all’azione anche questi nemici. Da notare come egli ha potere sugli uomini e sugli elementi; tuttavia questo potere gli vien dato da Dio. Sono uscito nudo dal ventre di mia madre. Notare quanto conforto contengano le sue parole, sebbene egli stesse praticando il lutto conforme esigevano le costumanze.

2. (2, 6. 8) Ecco te lo consegno; tu però risparmiagli l’anima. Non doveva azzardarsi a togliergli la vita. E prese un coccio per astergersi dal marciume. Sta a significare che a quanti confessano i peccati questi sono cancellati in virtù della passione del Signore.

3. (3, 3-26) E la notte in cui dissero: È stato concepito un uomo. Lo dissero alcune potenze celesti che erano in grado di sapere la cosa. Quella notte sia tenebrosa. Cioè: ci siano tenebre perché egli non abbia a soffrire ancora quel che ha sofferto. In altre parole: Essa vada dimenticata. Non la ricerchi il Signore dall’alto. Cioè: non sia rinnovata mediante l’immortalità, ma essendo mortale perisca. Non si levi su di lei la luce: la luce del ricordo. Ma la posseggano le tenebre e l’ombra della morte. [La occupi] la vita presente, la quale è come un’ombra della pena futura; per cui questo è il senso: non la veda il giusto, che è luce, ma la posseggano le tenebre, e cioè i peccatori e [in essi] le varie tribolazioni della vita presente. La turbino, per così dire, le amarezze del giorno. [La turbino] i precetti che regolano la vita buona o magari lo stesso giorno del giudizio, poiché queste sono le cose che turbano gli uomini carnali. Quella notte la occupino le tenebre: cioè le tenebre eterne. Non si computi fra i giorni dell’anno: fra i giusti o gli spirituali, che godono della luce del sole e sono più grandi di lui. Ma quella notte sia dolore: perché essa crea dolore a coloro che la amano. Non la si computi fra i giorni del mese. Cioè i giusti che sono nella Chiesa (lo si dice perché la luna è il luminare minore), quei giusti ai quali son rivolte le parole: Ma io, fratelli, non vi potei parlare come a persone spirituali 3, mentre Paolo personalmente stava fra i giorni dell’anno. La maledica colui che maledice giorni come quello: il Signore che riprova quanti amano i beni carnali. Le stelle di quella notte divengano tenebrose. Lo divengano coloro che primeggiano nel peccare. Si arresti e non venga alla luce. Profetando dice che essi non si convertiranno. Perché non chiuse la porta del grembo di mia madre. Cioè della città terrena rappresentata da Babilonia. Le sue porte sarebbero state chiuse se il peccatore non fosse stato elogiato per le brame del suo cuore 4. Perché non sono morto in seno a mia madre? Cioè prima che mi distinguessi dinanzi a te per una qualche mia azione? Chi infatti è stato [solamente] concepito rimane nell’ambito della speranza. Perché appena uscito dal grembo non sono subito morto? In queste parole dobbiamo vedere simboleggiato uno che si è invecchiato in dette concupiscenze. Perché mi sostennero le ginocchia? In modo che lì sopra io divenni robusto. Perché ho succhiato alle mammelle? Cioè ho attinto a quelle dottrine che mi nutrivano nel male. Adesso certamente dormirei e riposerei. Morendo al mondo presente. Con i re che riscuotono onori sulla terra. Nella Chiesa. E si gloriano delle spade. Di quelle spade di cui si dice: E la spada dello spirito che è la parola di Dio 5. O con i principi che abbondarono di oro. Cioè di sapienza. Che riempirono le proprie case d’argento. Cioè della parola del Signore. O fossi stato come un feto uscito abortivamente dal grembo materno. In tal modo non si sarebbe mai levato in alto. O come i bambini che non videro la luce, che non conseguirono alcuna dignità onorifica. Lì gli empi depongono il loro furore. Quando muoiono a questo mondo. Lì riposano i corpi spossati dalla stanchezza. Coloro che sono stanchi nel corpo ma non nell’anima, ovvero quanti hanno raggiunto la fine delle conquiste materiali. Non debbono più ascoltare la voce dell’esecutore. A proposito si dice: Il giudice ti consegnerà all’esecutore 6, e significa che i peccati sono stati rimessi. Egli infatti sta parlando degli empi. Lì c’è il piccolo e il grande. Penso che lo si dica come se fosse una sola persona e pertanto lo si possa ben intendere nel senso del detto scritturale: Chi si umilia sarà innalzato 7. Lì il servo non teme il suo padrone. Lo si interpreti secondo il detto: Vuoi non temere l’autorità? Pratica il bene 8, ovvero secondo l’altra affermazione: La carità perfetta esclude il timore 9. Perché dare la luce a coloro che sono nell’amarezza? A che serve l’onore che viene dal peccato? Perché dare la vita alle persone immerse nei dolori? Immerse in ciò che causa dolore, cioè nei peccati. Esse desiderano la morte ma non viene. Non conseguono i frutti del peccato. La morte è un riposo per l’uomo la cui vita è nascosta. Nascosta davanti a Dio o conosciuta da poca gente. E queste parole vanno intese della morte con cui moriamo al mondo. Nell’altra morte infatti non si dà riposo. Dio ha chiuso [la strada] dinanzi a lui. Non consegnandolo in balia dei desideri del suo cuore. Il gemito precede il mio desinare. Le tribolazioni mandate da Dio precedono il godimento dei miei pasti. Io piango oppresso dal timore. Constatando che mi è impossibile sfuggire a quel che temo. Mi raggiunge il timore [di ciò] che paventavo. Si riferisce alle avversità che ci capitano per nostro ammaestramento secondo dispone la misericordia di Dio. Non mi è stato dato d’essere né in pace né in silenzio, e nemmeno ho trovato riposo. Le cose per cui trepidava risultarono false. E l’ira [di lui] è scesa su di me. Mi ha colpito la sua ira vendicativa della quale è detto che il giusto si salverà a stento 10.

4. (4, 2-21) Parole di Elifaz: Chi sopporterà il peso delle tue parole? Questo tale afferma d’essere costretto a parlare perché gli è insopportabile quanto asserito da Giobbe. Non è forse roba da insensati il tuo timore? Se i consigli che davi agli altri erano veri, dovevi essere preparato a sostenere queste prove. Né avevi ragione a temere ciò per cui dicevi: Mi son piovuti addosso i mali che temevo 11. La tua speranza e l’integrità della tua vita son diventate stoltezza: per la quale le cose dolorose si considerano beni. Il fremito del leone e il ruggito della leonessa. Intendi il diavolo e la città dei superbi, spesso presentata dai profeti simile a una belva. È cessato il tripudio dei draghi. Cioè dei superbi e di quanti tendono insidie. Myrmicoleon è stato distrutto per mancanza di cibo. Questo accadrà perché alla fine non ci sarà più nessuno che esso divori inducendolo [al male]. Infatti i pii saranno separati dagli empi. Quel tizio però non dice cose giuste perché intendeva che fossero riferite a Giobbe le parole udite, le quali invece erano profezie riguardanti il diavolo. Lo si chiama Myrmicoleon perché, quando ruba e occultamente perseguita il buon grano e togliendogli il germe gli impedisce d’attecchire e svilupparsi, combina tutte e due le cose: domina sugli avari e quanti accumulano tesori sulla terra; infierisce inoltre contro i giusti, che a modo di formiche durante l’estate si preparano il cibo per l’inverno, ma non riesce a divorarli perché i buoni saranno separati dai cattivi. E i leoncelli son divisi fra loro. La cospirazione dei principi di quella città è stata dispersa, cioè sono stati ridotti a zero i figli nati da quella città, socialmente dedita al male, e dal diavolo. È così accaduto anche perché loro stessi si sono sterminati a vicenda, tanto che di loro è detto: Si solleverà gente contro gente 12. Non ti sarebbe capitata nessuna di queste cose. Si riferisce ai danni materiali o alla privazione dei figli o alle piaghe che coprivano il corpo; oppure, dice, non ti avrebbe trafitto il dolore interno del cuore poiché ti saresti consolato se avessi potuto dire con sincerità: Non riceve forse il mio orecchio cose magnifiche da lui? poiché queste parole dice di pronunziarle in virtù di una rivelazione. E lo spirito mi si presenta a faccia a faccia. Sembra che lo si debba intendere nel senso che egli abbia sentito come un soffio, poiché nelle parole che aggiunge afferma che non si tratta di figure. Va qui ricordato che anche lo Spirito discese in questo modo sugli apostoli. Che mai dunque? Ci potrà essere un uomo che sia puro dinanzi al Signore? Afferma di avere udito queste parole o che ne è rimasto spaventato perché dinanzi al Signore nessun uomo è puro, o che così ha veduto inquanto nessuno è così puro dinanzi a Dio da poterlo vedere come egli realmente è. Qui puro lo si deve prendere nel senso di " perfettamente puro ", mentre quello che aveva detto sopra, e cioè che l’uomo puro non perisce, è da intendersi di una purità relativa. Se non crede in contrasto con i suoi servi. La cosa avvenne quando, dicendo Elia: Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, il Signore gli replicò: Mi sono riservato settemila uomini 13. Non per questo però quei settemila uomini erano già puri; va quindi ricordato che anche i profeti sono chiamati angeli. E nei riguardi dei suoi angeli scopre delle imperfezioni. In riferimento a quel che si asserisce contro di loro ovvero a ciò che essi stessi dicono. La qual cosa può essere detta anche dei veri angeli. Essi abitano case di fango. La loro dimora non è nei cieli 14. Li ha logorati come una tarma. O una qualche decomposizione li ha logorati come una tarma, o è stato Dio stesso a colpirli. Ovvero da una tarma o nel modo che logora la tarma [essi sono stati logorati], e cioè: da una putredine interiore e nascosta, sorta da loro stessi a causa delle loro voglie carnali, vale a dire perché abitavano in case di melma. Esistono dal mattino alla sera e non oltre. Non vivono oltre il tempo presente, né passando al di là della presente prosperità incontrano la tribolazione, poiché hanno già avuto la loro pena. E non potendosi soccorrere andarono in rovina. Ponendo in sé la speranza. Perirono perché privi di sapienza: per la quale non si ripone in se stessi la fiducia.

5. (5, 1-27) Invocalo [per vedere] se qualcuno ti risponderà. In realtà si risponde a coloro che son puri dinanzi a Dio. L’ira rovina lo stolto. Lo si dice della rabbia che arrovella il cuore dell’uomo quando pensa che gli sia accaduto qualcosa d’ingiusto, mentre egli non riflette d’essere, dinanzi a Dio, così impuro che alle sue invocazioni gli angeli non si sono degnati di rispondere né di farsi vedere. Chi non la pensa così è stolto e viene rovinato dalla sua collera irrazionale. Ovvero, in altre parole, lo stolto può non udire né vedere gli angeli perché è ucciso dalla sua ira e messo a morte dalla sua gelosia. La gelosia uccide il fuorviato. Colui che devia imitando i peccatori. Io poi ho visto gli stolti mettere le radici: intendiamo per stolti gli empi, per cui la sapienza dell’uomo, della quale si parla in appresso, la identifichiamo con la pietà. Essi saranno distrutti alle porte dei deboli. Cioè alle porte degli umili, quando questi saranno accolti nelle stanze [dello sposo] mentre gli stolti resteranno fuori 15. Quanto essi hanno raccolto lo mangeranno i giusti. Lo possiamo intendere come detto dei giudei, che hanno ricevuto le profezie, delle quali però si sono nutriti piuttosto i pagani, ovvero anche di coloro che praticando la legge si nutrono di quanto altri prescrivono ma poi si rifiutano di praticare. Loro personalmente non saranno liberati dai mali. Anche se predicano che il male non lo si deve compiere. Si esaurisca la loro forza con la quale insuperbiscono contro i deboli. Si esaurisca - dice - affinché imparino a tribolare. In realtà l’affanno non verrà fuori dalla terra. Non si debbono cioè rammaricare delle altre creature ma di se stessi. L’uomo nasce nell’affanno. Si dice che nasce in riferimento al fatto che molti dalla vita di quiete s’inducono a passare a una vita turbinosa. I piccoli dell’avvoltoio svolazzano nelle quote più alte. Per avvoltoio si può intendere il Signore, che dall’alto della profezia guardò alla nostra condizione mortale, di cui si è cibato quando, scendendo fra noi, ci ha trasferiti nel suo corpo. Si chiamano piccoli dell’avvoltoio come altrove li si chiama " figli dello sposo ". Essi volano nelle quote più alte poiché dimorano nei cieli 16 e così sono esenti dagli affanni in cui l’uomo nasce. Essi infatti ascoltano la voce di colui che dice: Venite a me voi tutti che siete affaticati 17. In senso peggiorativo per piccoli dell’avvoltoio si possono intendere le potenze dell’aria, le quali si cibano di roba morta, cioè dei peccati. Questi angeli prevaricatori non sono stati portati ad esperimentare la miseria molto angosciosa della condizione mortale in cui l’uomo nasce; e di questo essi vanno molto orgogliosi, cioè svolazzano nelle quote più elevate. Egli fa piovere sulla terra. Per dire che usa misericordia a chi confessa [la sua miseria]. Ne segue che la loro mano non pratica la verità. Essi non fanno ciò che promettono, volendo spadroneggiare sui deboli. Di giorno piomberanno su di loro le tenebre. Come è accaduto ai giudei, che non riconobbero chi fosse il Signore. A mezzogiorno andranno a tentoni come fosse notte. Essi vedevano i miracoli ma restavano dubbiosi e alcuni dicevano: È un profeta; altri: Egli inganna il popolo 18; e in questo modo nemmeno con la luce della lucerna vollero vedere. Essi muoiono in guerra. Nelle tentazioni. E il debole sfugga alla mano del forte: del diavolo. E ci sia una speranza per il debole. I forti di quell’altro genere infatti cercano quaggiù il loro benessere. Beato l’uomo rimproverato dal Signore. In questo sbaglia, cioè nel pensare che Giobbe soffra quel che sta soffrendo per delle colpe commesse, mentre egli per tale riprensione diventa beato in quanto, rimproverato severamente in questa vita, ha modo di emendarsi. Nel settimo [giorno] non ti colpirà il male. È una allusione misteriosa al sabato. Durante la carestia ti libererà dalla morte. Egli ti alimenta con la parola e ti rende saldo di fronte alle tentazioni. Nella battaglia ti sottrarrà al potere della spada: dal potere che ti incatena. Ti riparerà dai flagelli della lingua. Farà sì che tu non senta le villanie [che ti si dicono] e non ne abbia a soffrire. Ti farai beffe degli ingiusti e degli iniqui. In tal modo la [tua] sapienza sghignazzerà sulla rovina dei malvagi 19. Non temerai le bestie feroci. Non temerai i giudei, dal momento che ti obbediranno le genti. Queste parole dobbiamo intenderle come riferite al Signore. Quanto a Elifaz, egli è in errore quando pensa che tutte le cose a lui rivelate si debbano riferire a Giobbe mentre in realtà esse nel loro insieme riguardano il Signore. Concluderai un’alleanza con le pietre del campo. Pietre del campo sono i pagani perché fra loro non ci fu alcun regime legale per cui essi potessero essere, per così dire, le pietre dell’edificio. Dinanzi a te le bestie feroci diverranno mansuete. Lo si può dire tanto dei giudei quanto dei gentili. In seguito ti accorgerai che la tua casa è in pace. Vale della Chiesa. I tuoi figli saranno come ogni erba campestre. Non patiranno siccità. Scenderai nella tomba come frumento maturo. Maturo per [affrontare] la sofferenza. Ecco, questo noi abbiamo indagato. Vi si conferma l’autorità di questa profezia. Quanto a te, conosci te stesso e quello che fai. Infatti non perché sia ingiusto Dio ha permesso che ti capitassero i tuoi mali.

6. (6, 3-30) Parole di Giobbe: Ma le mie parole sono, come sembra, cattive. Le parole di Giobbe non contengono infatti il rifiuto di subire le percosse, ma piuttosto vogliono significare quella sofferenza che non è esclusiva di Giobbe, ma che egli subisce per l’appartenenza alla famiglia umana. Le frecce del Signore son penetrate nel mio corpo. Sono le parole di Dio da cui è ferita l’anima quando una forza [divina] la induce a confessare. La loro ira furibonda è assetata del mio sangue. Esse tolgono via il peccato. Quando comincio a parlare mi incitano. Son loro che mi costringono a parlare. E che dire? Forse che l’onagro raglia invano o non piuttosto perché vuole del cibo? Egli soffre la fame perché ha voluto essere in libertà. O muggisce forse il bue quando ha cibo nella greppia? All’asino il cibo viene preparato mediante il lavoro del bue, come ai pagani esso fu preparato con le fatiche dei profeti e degli apostoli, provenienti dal giudaismo gli uni e gli altri. Pertanto queste parole sono di un uomo che desidera il cibo, cioè l’aiuto, non di uno che intollerante si ribella al dolore. Può forse mangiarsi il pane non condito col sale? Egli risponde così, quasi che gli si chiedesse: " Ma perché dici queste cose con linguaggio figurato? ". Se ciò dicesse in riferimento a se stesso sarebbero parole prive di senso. O c’è del sapore nei discorsi vuoti? Chiama " vuoti di senso " i discorsi degli uomini, inquanto le parole di Dio sono pane, e pane celeste 20. Così l’anima mia non sa darsi pace. Come non può mangiarsi il pane non condito col sale così io adesso presto servizio alla parola di Dio, conforme sta scritto: Come l’ascolteranno se non c’è chi la predichi? 21 Vedo che le mie vivande son diventate maleodoranti come l’odore che emana il leone. Cioè le mie parole mandano un cattivo odore, pari a quello del leone, o a motivo della superbia per la quale sono fetenti i vanagloriosi, o perché, buttandosi a capofitto nei piaceri carnali, quanti si dilettano delle proprie parole puzzano come il leone. Oh, se egli mi desse secondo la mia domanda e questa si avverasse! Chiama domanda la cosa domandata. Se il Signore mi concedesse in conformità con la mia speranza! Un uomo così fiducioso è comprensibile che venga tentato nella speranza che dopo la tribolazione sarà consolato. Molto esattamente parla di speranza perché, conseguito il bene nella sua realtà, non sarà più necessario affrontare le tentazioni. La città, sulle cui mura salivo, diventi per me un sepolcro. Desidera che sia a lui tomba la ben nota congrega di Babilonia, non perché lo sotterri ma perché possa conoscere che essa ricopre, ormai morti, tutti quelli che erano vissuti in lei e dei quali l’uomo si gloriava quasi che fossero suo sostegno e protezione. Io non li risparmierò, poiché non ho mentito: sono le sante parole del mio Dio. Così, perché egli non dice cose diverse da quelle che ha udito pronunziare da Dio, cioè, più genericamente, dalla bocca di chi parla profeticamente, e poi anche perché egli ha bisogno di aiuto per emettere la confessione. Qual è infatti la mia forza perché io possa sostenere [la prova]? Questo significava la sua ferita. Ovvero qual è la durata della mia vita perché resista la mia anima? All’avvicinarsi della morte gli uomini ne sono spaventati, e per questo si convertono e confessano a Dio le brutture dei peccati, considerando le quali Giobbe dice d’essere costretto alla confessione. È forse la mia durezza come quella delle pietre? Dice che son duri e impenetrabili alle frecce della parola di Dio coloro che non si decidono alla confessione. Ma che forse io non confidavo in lui? Quando cioè io stavo bene, quando ero immortale a somiglianza di Dio. Ora invece il mio sostegno si è allontanato da me. Sono diventato mortale volendo riporre in me stesso la fiducia. Il Signore nella sua visita mi ha trascurato. Secondo quanto è stato detto: E il Figlio dell’uomo, perché tu lo visiti? 22 I miei familiari non hanno rivolto a me lo sguardo. Sono diventato orribile davanti agli angeli. Come un torrente senz’acqua. Un tempo mi inondava la misericordia, ma poi mi sono seccato e non ero più per me sorgente di acqua. Come onde mi hanno oltrepassato. Immagina che le consolazioni siano una bevanda. Quelli che mi temevano mi si sono scatenati contro. Cioè il diavolo e i suoi angeli. Sono andato in rovina, sono stato esiliato dalla mia casa. Lo dice riferendosi alla dimora celeste o alla sua coscienza. Per tali motivi se ne stava seduto fuori della porta della sua casa. Guardate alle vie dei temaniti, osservate i sentieri dei sabei. Si riferisce a coloro che confidano nei beni temporali, mentre di se stesso, cioè della gente che egli raffigura, dice che in essi non confida. Adesso però [io vedo che] anche voi siete insorti senza misericordia contro di me. Essi credevano che l’uomo sia felice se abbonda di beni materiali, e per questo lo insultavano invece di compatirlo. Vedendo la mia ferita temete. Comprendendo il suo significato, temete le pene dell’aldilà. Che mai? Vi ho forse chiesto qualcosa ovvero ho io bisogno della vostra forza? In effetti egli è un uomo debole dinanzi a colui che può salvarlo. Istruitemi e io me ne starò in silenzio. Dovevano essere pazienti di fronte al suo insegnamento in quanto essi non avevano potuto fargli da maestri. Ma, come vedo, voi chiamate false le parole di un uomo veridico. Chiama uomo veridico colui che raffigura la persona di chi si pente e si converte a Dio. Di questo tale dicevano che le sue parole erano false. Non chiedo aiuto a voi. L’uomo verace chiede aiuto a Dio, e uomo verace è colui che si confessa a Dio, secondo l’affermazione: Chi pratica la verità viene alla luce 23. Non accetterò le parole dei vostri discorsi. Dice di accettare, viceversa, la parola di Dio, dalla quale riceve istruzioni. Purtuttavia voi vi siete scagliati contro un orfano. Da parte vostra voi mi avete voluto insultare pur non comprendendo il senso [del vostro dire]. E poi non avrebbero dovuto insultare nemmeno Giobbe, che pur vedevano; e per questo la frase comincia con: Purtuttavia. Ma ora guardatevi e state attenti a me. Non avendo nulla da insegnarmi. Avvicinatevi di nuovo alla giustizia. Inquanto già prima sembravano mossi a parlare dalla giustizia. Sulla mia bocca non c’è iniquità; la mia gola meditava sulla sapienza. Afferma di non avere incolpato Dio, ma d’aver voluto chiamare in giudizio gli uomini che lo accusavano di ingiustizie commesse, secondo l’interpretazione data alle sue parole. Il fare ciò egli chiama una meditazione sapienziale.

7. (7, 1-21) Non è forse un cimento la vita dell’uomo sulla terra? Qui mostra con maggiore chiarezza cosa significassero le parole dette prima. Definendo la vita come un cimento intende dire che è un’arena da lottatori nella quale l’uomo o vince o è vinto. La vita di lui non è forse come quella d’un salariato per un giorno? Cioè di un uomo in attesa d’un compenso temporale, per cui la vita di coloro che attendono nell’aldilà il frutto della loro giustizia non è di questa terra. O sarà, dunque, come uno schiavo intimorito di fronte al suo padrone e che si pone al riparo? È quanto simboleggia Adamo allorché si nasconde dinanzi al Signore e si copre con le foglie delle quali si fa ombra 24. Abbandonando Dio, l’uomo ottenne proprio questo. O non è egli forse come un salariato che attende il compenso del lavoro eseguito? Questo salariato differisce dal servo precedente inquanto il primo ha conseguito beni temporali mentre l’altro desidera averli. Così anch’io ho aspettato mesi di illusioni. Li chiama illusori assomigliandoli all’ombra; ciò dice dei beni temporali. E mi sono state date notti di dolore: nelle quali scompare la luce della sapienza e arrivano cose che fanno soffrire. Se mi addormento dico: Quando si farà giorno? Quando mi alzo ripeto: Quando arriverà la sera? Quando l’uomo è nel riposo soffre per il desiderio di trovare un’occupazione e quando è nelle occupazioni brama il riposo. Dalla sera al mattino son pieno di dolori. Dice della sera in cui si eclissò da Dio, per cui Dio, che passeggiava in sulla sera, li abbandonò 25. Si riferisce a coloro che bramano il rimedio, ma non hanno motivo di attenderselo se non al mattino. Di questa attesa è detto: Mi presenterò a te quando sarà mattino 26, quando cioè, terminato il giudizio, Dio si rivelerà ai giusti nelle ore mattutine. Coincide anche il fatto che il Signore fu sepolto di sera e risuscitò al mattino 27. Giobbe pertanto può assimilare questa vita alla stella del mattino. Il mio corpo aumenta di volume per la putredine e i vermi. Cioè per la gran quantità di vermi. Raschiando il marciume, bagno le zolle della terra. Espressione dei desideri o delle angustie della confessione: in essa i malvagi godono riducendo a occasione di peccato quello che altri confessano mossi da pentimento. Non per niente a leccare le ferite di Lazzaro c’erano i cani 28! La mia vita è più tenue d’un filo di voce. Faccio meno di quel che dico. Ricordati dunque che un soffio è la mia vita. Sono nella fame spirituale. Che io non torni alle cose visibili! Non mi riconoscerà l’occhio di chi mi osserva. [Non mi riconoscerà] perché sarò cambiato. Per " colui che mi osserva " intendiamo qui il diavolo, che è sempre animato da invidia. Si volgono a me i tuoi occhi e io più non esisto. Tu infatti uccidi in me la vita carnale nella quale prima ero vissuto. Come nube purificata dal cielo. O purificata per un intervento del cielo (come diciamo: " purificata per mezzo del ferro "), intendendo con ciò che l’aiuto per essere purificato gli è venuto dal cielo, o certamente nel senso che ormai egli non è più una nuvola ma si è assottigliato fino a diventare aria pura, purificata dai raggi del sole in modo che nel cielo non ci stia più alcuna oscurità derivata dalla carne e dal sangue. Poiché " la carne e il sangue non possederanno il regno di Dio", dopo che quanto in noi c’è di corruttibile si sarà rivestito di incorruttibilità, e la morte sia stata assorbita nella vittoria 29. Se infatti l’uomo scenderà negli inferi non potrà risalire. Ricordatelo per non scendervi. Non ritornerà più nella sua casa. Cioè nel suo riposo. Per questo motivo nemmeno io impedirò alla mia bocca di confessare, finché ne ho tempo. Che son forse io diventato come il mare o un drago? Tu infatti non mi hai rigettato come fai con gli empi o con il diavolo. Hai collocato sopra di me un riparo: affinché io non mi muova di fronte ai turbamenti, come quando una spiaggia delimita il mare. Perché io dicevo: Il mio letto mi recherà conforto. Lo dice dei beni carnali in cui cercava il riposo. Sul mio letto io riverserò su di me stesso la consolazione. Io invece debbo riporre in te la mia consolazione. Mi spaventerai con i sogni e con visioni mi farai ammutolire. Mi spaventerai con le tribolazioni di questa vita, che in realtà sono sogni, come sono sogni i beni della stessa vita. Libererai la mia anima separandola dal mio spirito. Lo dice degli spaventi causati da realtà visibili, dai quali l’anima verrà liberata quando avrà timore d’avvicinarsi a loro. Ho scansato dalla morte le mie ossa. Le mie ossa sarebbero andate incontro alla morte se io, spaventato da queste cose, non fossi diventato più forte e paziente, con le quali virtù le ossa si irrobustiscono. Non vivrò in eterno sicché abbia a sopportare con eterna pazienza [il mio dolore]. Guardando alla brevità della vita e temendo la morte mi sono emendato. Ne segue che non può ravvedersi il diavolo, che non è soggetto alla morte ma alla dannazione. Da ciò nasce il timore che è principio di sapienza 30. Allontanati da me poiché una vanità è la mia vita, non riuscendo a sopportare le prove. O che forse col tuo pensiero ti sei rivolto a lui? È riferito al fatto che l’uomo è ragionevole, conforme è stato scritto: Noi abbiamo il pensiero del Signore 31. Con ciò afferma che compito della ragione è ampliare il campo dell’intelletto. Forse che lo giudicherai durante il riposo? Cioè, lo giudicherai meritevole di riposo? Perché non mi lasci in pace?, vedendo che sono sopraffatto dalle tribolazioni. Perché non mi abbandoni un istante sicché io possa deglutire la mia saliva? Messo in guardia dalle tribolazioni, saprei controllarmi nel dolore e nei flagelli, e assorbirei in me la fugacità dei piaceri disordinati. Se ho peccato, cosa ti posso fare? La frase significa questo: Se avessi peccato, io non potrei farti nulla. O che forse gli uomini ti recano fastidio con il loro parlare? Ma allora tu che conosci il pensiero, perché hai formato l’uomo tale che potesse parlare contro di te e così esserti di peso? Se invece il peccato che l’uomo commette con la parola o con le opere non ti reca nocumento, perché non sorvoli sul suo peccato ma piuttosto lo fai scontare? Non sarà forse perché quanto detto sopra è rapportato alla tua bontà? Cos’è infatti l’uomo perché tu lo abbia posto così in alto? Non comprendendo ciò, gli amici di Giobbe pensarono che egli volesse prendersela con Dio. Se infatti tu mi metti in tentazione non perché io freni i miei moti disordinati e così tu provveda alla mia salvezza, qual altro motivo c’è per cui tu rimproveri l’uomo? Il suo peccato non può infatti recare danno a te. Potrebbe però anche darsi che tu conoscendo il pensiero dell’uomo, avverti, per così dire, una contrarietà nel suo parlare e pertanto non ratifichi ciò che è contrario a te. Perché non ti sei dimenticato della mia iniquità?, se non per il fatto che queste mie tentazioni mi giovano, e tutto mi derivi dalla tua bontà, comprese le tue riprensioni? Ma io me ne tornerò alla terra. Anche se tu mi purificherai del mio peccato, a me toccherà sempre d’andare sotto terra per la morte del corpo. Al mattino mi sveglierò e più non esisterò: in questa terra.

8. (8, 1-22) Parole di Baldad il Sauchita: Si mise in mano le loro iniquità. Se le mise in mano quando o nel punirli o nel giudicarli dimostrò che erano debitori, cioè peccatori. E a te ridarà la vita della giustizia: quella cioè che è dovuta al giusto, ossia la vita beata. E le tue cose di prima diverranno insignificanti. In confronto con i beni successivi, che saranno infiniti. Non sarà dunque vero che essi ti istruiranno e ti riferiranno [le cose]? Inquanto l’autorità di certe persone è maggiore. Qui egli accingendosi a parlare di Cristo racconta ciò che ha udito, come Elifaz aveva raccontato la rivelazione [che aveva avuta]. Può forse verdeggiare il giunco se non ha acqua? Allo stesso modo gli empi inaridiranno se verrà loro a mancare la misericordia di Dio. Resterà forse attaccato alla sua radice e non sarà falciato? Supposto certamente che gli manchi l’acqua. Finché non sia innaffiata non si seccherà ogni erba? Se non è innaffiata. Difatti nessun empio ha prosperato mai prima di allora. La sua tenda si riempirà di ragnatele. Cioè di opere inutili. Sembra parlare dei giudei e del Signore. Per quanto egli puntelli la sua casa, questa non starà in piedi. Se le darà l’appoggio delle Scritture sante o della speranza nelle promesse del Signore; o [lo dice] del regno in se stesso. Se comincerà [a sollevarsi] non persisterà, nel seguire Dio. La cosa è accaduta ai giudei, che avendo cominciato [a seguirlo] non hanno continuato. Egli è bagnato di fronte al sole. Di coloro che imputridiscono per l’affluire di cose carnali. Di fronte al sole. Sotto [il peso del]le tribolazioni. E quindi di fronte equivale a sotto come quando diciamo: " Fa’ [ciò] di fronte a me ". Dal suo marciume s’innalzerà il suo germoglio. Se essi non fossero stati così cattivi il Signore non sarebbe stato elevato nella sua passione, egli che era nato dalla loro stirpe secondo la carne 32. Egli dorme sui mucchi di pietre. Lo crocifiggeranno infatti le persone più autorevoli. Vivrà in mezzo ai sassolini. In mezzo agli umili, quali furono gli apostoli. Se si farà inghiottire, il luogo lo presenterà come mentitore. Se nasconderà d’essere Figlio di Dio, si dirà che non è Figlio di Dio. Occorre pertanto che egli lo manifesti, poiché in questo luogo le cose divine non si possono conoscere. Dalla terra però sorgerà un altro germoglio. Può trattarsi o del Signore risorto o di una differente famiglia di pii, da identificarsi con i cristiani. In realtà il Signore non proverà l’innocente. Da intendersi: " Non lo rimprovererà ", ovvero secondo il detto: " Non approverà l’empio quasi che sia innocente "? Né alcun dono: da riferirsi ai sacrifici in uso presso i giudei. Ricoprirà di risa la bocca degli uomini veritieri. Cioè di quanti lo confessano. Non resterà in piedi la tenda dell’empio. Da riferirsi al tempio o al regno [dei giudei].

9. (9, 2-35) Parole di Giobbe: Ora so veramente che è così. Cioè: So che questi mali egli me l’ha mandati per ripagarmi delle mie iniquità: non però conforme a quello che voi pensate; ma in quanto nessuno è giusto dinanzi a lui. Essi non daranno una risposta su mille. Li convincerà su ogni questione. Fa invecchiare i monti senza che se ne accorgano. Li rende fiacchi, come è scritto: Sono invecchiato fra tutti i miei nemici 33. Li muta nella sua ira. Adirato li muta, cioè fa loro sperimentare una sorte diversa da quella che bramavano, poiché colui che si innalza sarà umiliato 34. Scuote il mondo dalle fondamenta. Questo per la vocazione con cui li ha chiamati rendendo stupefatti i grandi del mondo. Si scuoteranno le sue colonne; comanda al sole e non sorge, di modo che non venga compresa la sapienza o coloro che scrissero di lei, secondo il detto: Sigilla il libro 35. Egli, l’unico, dilata il cielo. Dilata la Chiesa, che veramente è il trono di Dio ed egli la diffonde per tutta la terra. Dice l’unico per indicare l’unità della Trinità. Infatti l’universo intero è stato creato [dal Padre] per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Egli cammina sul mare come sulla terra. Dice sulla terra inquanto egli sostiene con fermezza la Chiesa pellegrina nel mondo, ovvero perché assoggetta ad essa i peccatori, insieme ai quali non viene sommersa poiché non cede alle loro sollecitazioni. Se mi oltrepassa non lo vedrò, se si leva più alto di me o mi sorpassa nella sua celerità, io non mi accorgerò di lui. Bisognerà dunque che egli si adegui alla mia fragilità e non mi abbandoni. Se mi farà morire, chi glielo impedirà? Ci fa morire quando si sottrae a noi o ci oltrepassa senza farsi conoscere, poiché la morte dell’anima è non conoscere Dio. La sua collera non si può eludere. La collera dell’uomo invece può essere tenuta a distanza da un uomo più forte. Da lui sono state assoggettate tutte le creature esistenti sotto il cielo. È da escludersi il cielo stesso, cioè la creatura ragionevole, poiché se fosse stata lei ad assoggettarsi tutti gli altri esseri, non sarebbe stata punita da chi le stava soggetto. Ma siccome chi glieli aveva assoggettati era stato Dio, per questo l’uomo viene punito da loro ogni volta che offende colui che li aveva a lui assoggettati. Anche se fossi giusto egli non mi esaudirà. Se cioè lo pregassi presumendo della mia giustizia. Confrontando questi beni con i beni immutabili ed eterni che sono presso di lui io divengo ingiusto ed egli non mi esaudisce. Ho quindi bisogno della sua misericordia. Mi raccomanderò a lui nel giudizio. Perché io non posso giudicarmi giusto, come è detto: Ma io da me stesso non oso giudicarmi. Colui che mi giudica è il Signore 36. Se poi lo invocherò ed egli non mi esaudisce, non penserò che egli ascolti la mia voce. Se invoco da lui un giudizio [favorevole] ed egli non mi esaudisce, non dovrò supporre che verrà un tempo in cui mi esaudirà. Egli infatti mi ascolta per motivi reconditi, non perché la mia preghiera meriti d’essere ascoltata. Ovvero certamente: Non crederò che adesso non sono esaudito, ma verrà un tempo in cui mi esaudisce. Ovvero anche: Se mi esaudisce in ciò che gli chiedo, non supporrò che io sono stato esaudito, poiché se non avrò questa convinzione, anche se si avvera quel che gli chiedo tuttavia io non sono stato esaudito, per cui segno di essere o non essere ascoltati sarebbe l’opinione dell’orante. O che vorrà forse abbattermi nel turbine? Per non essere sfracellato nel turbine ricorro al suo giudizio. Senza motivo infatti ha moltiplicato le mie tribolazioni. Il loro motivo mi è sconosciuto. Ma questa può essere anche la voce di uno che confessa: che confessa - dico - di non essersi emendato nemmeno sotto i flagelli di Dio, e quindi può essere schiacciato dalla procella come da un castigo più severo. Egli non mi lascia respirare. Son tante infatti le mie tribolazioni. Essendo onnipotente, ogni cosa gli riesce. Mi soggioga, per cui io compio non la mia ma la sua volontà. Quand’anche fossi giusto, la mia bocca parlerà empiamente. Se io mi reputassi giusto. Comunque, la mia vita mi sarà tolta. Sebbene io ignori se abbia agito empiamente, tuttavia la mia vita mi sarà sottratta, sicché io patirò i mali che non vorrei ovvero non compirò il bene che vorrei. Una cosa sola ho detto: La sua ira abbatte i grandi e i potenti. Vuol dire: Le tribolazioni si riversano sugli uomini per questo solo motivo: affinché nessuno si consideri grande e potente e presuma delle sue forze. Infatti agli uomini cattivi toccherà una morte orrenda. Non una morte tollerabile, come è anche quella dei giusti, i quali, quando sono tribolati, ricevono derisioni dagli iniqui. La terra è stata consegnata in mano all’empio. Lo si dice del corpo, non dell’anima dei giusti perseguitati ovvero quando all’empio si permette di dominare su di loro. Lo si può intendere anche del peccatore inquanto nella sua mortalità è in potere del diavolo. Effettua il giudizio e lo tiene nascosto. È detto del giudizio dell’empio o anche del giusto, poiché in questo tempo il suo giudizio è occulto. Ovvero certamente: Proprio questo ottiene il suo giudizio, che cioè egli punisca l’uomo occultandogli la sua Provvidenza, come è detto: Per la grandezza della sua ira non ricercherà 37. O magari in quest’altro senso: Egli vendica la sorte del giusto occultando al persecutore il suo giudizio, cioè il decreto della sua Provvidenza, affinché egli sentendosi impunito venga stretto più forte dai lacci del peccato. E se non è lui, chi lo sarà? Questa frase può riferirsi al Signore inquanto egli fu deriso, e la sua terra, cioè il suo corpo, fu consegnato in potere dei giudei. Effettuando il giudizio su di essi, egli occultò la sua maestà. E se non è lui, chi sarà? Chi sarà a compiere opere più grandi di quelle compiute da lui? Ovvero anche: Se non sarà Dio a giudicare il giusto e il peccatore, chi sarà in grado di farlo? La mia vita scorre più veloce d’un uomo in corsa. Dice che fuggitivi sono gli uomini quando si allontanano dalla giustizia, come fece quel figlio minore che partì per una regione lontana 38. Son come aquile volanti alla ricerca di cibo. L’anima dell’uomo ragionevole per sua natura raggiunge la beatitudine nei beni superiori, cioè nelle opere della giustizia, ma essa se ne è distolta e ha ripiegato sui godimenti terreni. Se mi metterò a parlare dimenticherò subito ciò che dico. Sentenza: Come lui personalmente s’era affezionato alle cose esteriori, così l’anima, quando si muove verso il mondo esterno spinta dal desiderio d’immergersi nelle creature riponendo in esse la beatitudine, dimentica il Creatore, che le abita dentro. Allontanandomi [da lui] gemerò alla [sua] presenza. L’abbandono di lui è seguito da [molti] dolori. Sono agitato in tutte le membra. È il timore per il quale inizia a ricorrere a lui. Essendo empio, perché non sono morto ma debbo ancora soffrire? Sottintendi: " Io so ". Può anche darsi che dica d’essere nella sofferenza per non essere morto all’empietà. Sarò mondato da mani pure. Si riferisce alle mani di Dio o, forse, alle proprie mani nel senso di "opere buone " compiute in forza della rigenerazione. Troppo mi hai tuffato nella sporcizia. In quanto cacciato nel flusso della mortalità. Il mio vestito mi ha esecrato. Questa veste è l’immortalità dalla quale vogliamo essere ricoperti 39. Essendo ciò impossibile finché siamo immersi nella mortalità, per questo dice che il suo vestito l’ha maledetto. Tu infatti non sei un uomo come lo sono io, per cui ti possa contraddire. Ad un uomo infatti potrei mostrare la mia giustizia, ma di fronte al tuo tribunale io risulto senz’altro ingiusto. Magari ci fosse un arbitro fra noi! Queste sue parole suonerebbero come una bestemmia, se non s’intendesse che egli le dica nel desiderio di quel mediatore fra Dio e gli uomini 40, affinché per suo mezzo possa presentare le sue suppliche. Posto fra i due [Dio e l’uomo], egli ascolta l’uomo, come qui si dice, e lo redarguisce. Il Padre, infatti, ha posto ogni giudizio nelle mani del Figlio 41. Magari egli mi redarguisse e desse ascolto decidendo fra i due! Allontani da me il suo bastone! Si allontani da me il timore incusso dalla legge e io aderisca a lui con la libertà dei figli adottivi e con la carità. Io però non sono unito a me stesso. Perché attaccato alle cose esteriori.

10. (10, 3-21) Parlerò contro me stesso. Son parole di uno che confessa. E dirò al Signore: Non farmi toccare con mano che io sono un empio. Non tentarmi più di quanto io possa resistere; non permettere che mi succedano cose per le quali mi debba persuadere della mia empietà. Sarà forse per te cosa buona che io commetta azioni inique? Certo non è per te una cosa buona se cadrò nell’iniquità. Non è dunque perché tu sia ingiusto che mi hai fatto così. Misconosci tu forse colui che le tue mani hanno plasmato? Nell’ipotesi che tu lasci nell’abbandono qualcuna delle creature uscite dalle tue mani. Prendi tu in considerazione i propositi degli empi? Non nel senso però che a lui piaccia il loro agire da empi. Osservi tu forse come osserva l’uomo? Tu certamente non valuti le cose come fa l’uomo. Per questo penetri e scruti i segreti degli empi. C’è infatti un’empietà che tu solo vedi, mentre l’uomo non la vede. È forse una vita umana la tua? Cioè: Una vita breve, sicché tu non possa pronunziare sentenze riguardo alla sua durata eterna. Tu hai fatto un’inchiesta sui miei peccati. Essi non potevano restare celati a te come lo sono agli uomini. Tu sai che io non ho commesso alcuna empietà. Non ho agito empiamente nei riguardi degli uomini. Ma chi potrà strapparmi alle tue mani?, quando mi giudichi. Tu infatti giudichi da Dio e vedi anche le empietà che l’uomo non vede. In seguito hai cambiato [parere] e mi hai colpito. In pratica chi si era cambiato era lui stesso, non Dio; ma l’uomo cambiando se stesso sente che Dio si è cambiato, come quando gli occhi, che sono stati per molto tempo nell’oscurità, se si cambiano trovano che il sole si è cambiato. Ricordati che tu mi hai formato col fango della terra. Quindi ho bisogno della tua misericordia. Mi ridurrai di nuovo a terra. Mediante la morte, pena del peccato. Non mi hai tu forse rappreso come il latte? Nel senso che ai mortali usò già misericordia quando formò gli uomini traendoli da altri uomini mentre la loro origine primordiale era stata informe. Siccome sono in te tutte queste cose, io mi accorgo che sei onnipotente. Esse sono di una bontà così grande che possono procreare anche la sostanza corporea. Se peccherò, mi terrai in tua custodia. Affinché non abbia a condannarmi alla perdizione o perché non ti rimanga nascosto il mio peccato. Anche se fossi giusto non potrei respirare. Giusto davanti agli uomini, poiché tu vedi anche i peccati che sfuggono all’occhio umano. Sono pieno di vergogna. Alla tua presenza. Come un leone sono catturato per essere ucciso. Sfugge all’uomo il peccato della superbia, poiché può mescolarsi anche alle opere degne di approvazione. Cambiando però ancora una volta il tuo comportamento tu mi tormenti in maniera quanto mai feroce. Dopo la punizione del peccato per la quale l’uomo è diventato mortale. Nel suo dire si riferisce alle tribolazioni che gli uomini incontrano nella vita presente. È infatti imprevedibile la maggior parte delle tribolazioni che turbano la quiete della nostra vita mortale colpendoci nella salute o nella tranquillità con cui possediamo i beni terreni, cose che noi attribuiamo alla bontà di Dio. Tu rinnovi in me i miei tormenti. In effetti è già un tormento la stessa condizione di mortalità, da cui derivano le altre tribolazioni. Perché dunque mi hai fatto uscire dal grembo materno? Mi hai fatto passare dall’oscurità alla certezza: la quale poi è soltanto motivo di una maggiore miseria se il piano viene scombussolato. Di questa generazione ha già parlato in precedenza. Sarei come uno che non è stato mai! Cioè del tutto ignorato, come [altrove] è detto: Egli chiama le cose non esistenti come se esistessero 42. Vale a dire che tien conto della loro abiezione. O non è forse breve la durata della mia vita? Se non sono morto, non lo si deve al fatto che la mia vita sia lunga, poiché in realtà io vivo per poco tempo. Consentimi di riposare un pochino. Dopo il tratto di misericordia per il quale mi creasti traendomi dalla terra e dopo che, avendo io tralignato, tu mi hai punito con la mortalità, tu mi hai consolato nella mia condizione di uomo mortale, ma in seguito mi hai messo alla prova con [molte] tribolazioni. Ebbene, consentimi di trovare in te il riposo: prima che io incorra in quelle pene dalle quali non si può venir fuori. Dalle pene che ha nominato prima si può infatti uscir fuori, se ci si converte a Dio. Che se dice di voler riposare prima d’incorrere in castighi eterni, lo dice perché in essi non vuol cadere, come quando noi diciamo ad uno: Correggiti prima che venga condannato. Se infatti si correggerà, egli non sarà condannato. Là non c’è luce né è dato vedere la vita umana. La vita dell’uomo infatti è là dove splende la vera luce che illumina ogni uomo 43. E una è la terra dei viventi, un’altra la terra dei morituri.

11. (11, 2-19) Parole di Sofar il Mineo: Ma che davvero un parolaio debba apparire giusto? Costui ritiene che Giobbe sia ricco più di chiacchiere che di fatti. È beato l’uomo che nasce ma ha breve la vita. Ribatte con una sua affermazione a quella di Giobbe che egli pretende sia stata pronunciata con abbondanza di parole ma con superficialità. Poiché non c’è nessuno che osi contraddirti. Difatti quando egli parlava nessuno l’aveva contraddetto. Ma come potrà il Signore parlare con te? Di’ piuttosto cose per cui Dio ti usi misericordia. Egli ti piomberà sopra in due modi. Cioè sgridandoti e consolandoti. Allora ti accorgerai che dal Signore ti è stato inflitto un castigo giusto e proporzionato ai tuoi peccati. Dopo il rimprovero è venuta infatti un’illuminazione. Ma potrai tu scoprire le orme del Signore?, nel caso voglia fare a Dio delle rimostranze. Il cielo è molto in alto, e tu cosa potrai fare?, per penetrare ciò che si nasconde nel cielo. Tu quindi non devi contestare il Signore se non ne comprendi l’operato. Chi oserebbe dirgli: Cosa hai fatto? Se l’ha fatto Dio, ogni cosa è fatta bene, poiché egli non può fare altro che il bene. Egli conosce le opere dei malvagi. Egli non è autore di opere cattive. Con ciò si vuol dimostrare che Giobbe, rimproverando Dio e ritenendolo ingiusto, parla da stolto. [Sofar] infatti ha preso in questo senso le parole di Giobbe. Viceversa l’uomo è variabile nel suo parlare. A volte infatti accetta le decisioni di Dio, a volte le rifiuta; ma Dio è sempre immutabile. L’uomo, nato da donna, è come l’asino selvatico che vive nel deserto. Bramoso di libertà, egli s’impazientisce contro il suo padrone e domatore. Stendi verso di lui le tue mani: affinché accetti le tue opere. Non ci sia nulla di iniquo nella tua mano. Ripete gli stessi concetti invertendo l’ordine. L’iniquità non alberghi nella tua casa. Lo dice del cuore. In questo modo il tuo volto sarà lucente come l’acqua limpida. Lo dice della coscienza. Come l’onda che non passa e non ti spaventa, finché non ci abbia toccato tutti durante la vita in questo mondo. Così la tua preghiera sarà come un astro lucente. Precederà l’illuminazione. Sembra che anche queste cose, ascoltate o rivelate, vengano dette come una profezia riguardante la città santa o il popolo di Dio. Così era stato già prima segnalato dai suoi amici. E molti invocheranno il tuo volto. Tutto ciò vale per la Chiesa.

12. (12, 4-25) Parole di Giobbe: Anche l’uomo giusto e innocente viene deriso. Lo intendiamo come detto del Signore. E questo ne è il senso: Nulla di strano dunque che anch’io venga deriso da voi. E la sua casa è messa a soqquadro dai perversi: la Chiesa dai persecutori. Anzi, siccome tutti siamo cattivi, nessuno si lusinghi di restare impunito. Poiché: il giudizio inizierà dalla casa di Dio 44. Quasi che loro possano sottrarsi alla disamina. Non si illudano. Comunque, interroga pure gli animali e vedi se ti risponderanno. Egli giustamente convoca a giudizio gli iniqui perché dalle creature potevano risalire alla conoscenza del Creatore, e di conseguenza lo dovevano adorare. Non occorreva che fossero istruiti attraverso la risposta delle creature, avendo ricevuto la razionalità per la quale potevano conoscere Dio e le cose. Certamente è nelle sue mani la vita di tutti i violenti. Che egli abbia creato tutte le cose lo si ricava da questo: dal fatto che la vita di tutti i viventi è nelle sue mani. E così pure lo spirito di ogni corpo uman: di ogni corpo umano: lo dice dell’anima razionale. Infatti l’orecchio valuta i discorsi. Come i sensi giudicano le cose sensibili così lo spirito deve giudicare le cose spirituali. Esso deve conoscere che ogni opera del Signore è nelle mani del Signore. La sapienza è nel lungo tempo. Veramente essa non è nel lungo tempo ma nel Signore, dal quale occorre impetrarla Se distrugge, chi edificherà? Se distrugge è per il suo potere e se nasconde è per la sua sapienza, in modo che l’uomo non la possa raggiungere. Se impedisce che cada la pioggia egli secca la terra. L’acqua è la sapienza, la terra è l’uomo. Se al contrario la invia, sconvolge la terra e la manda in rovina. Così per molti avvenimenti operati dalla sapienza rimangono sconvolti i peccatori. Egli prende prigionieri gli autori di consigli e li mena dietro di sé. Assoggetta a sé quanti vorrebbero dargli suggerimenti. Incute timore ai giudici della terra. Lo dice o dei giudei o di Pilato o di quanti giudicano con criteri umani. Colloca sul trono i re. Vale a dire gli apostoli. Cinge i loro fianchi con la cintura: quella della continenza. Rilascia i sacerdoti che erano prigionieri. Affinché siano guidati da uomini profani. Si allude ai giudei. Modifica le labbra dei fedeli: le cambia in meglio, facendo sì che non presumano della propria giustizia ma confidino nella sua grazia. Egli penetra l’intelligenza dei vecchi. A lui piace l’intelligenza dei vecchi, secondo il detto: Voi siete conosciuti da Dio 45, in contrapposizione con quell’altro detto: Non vi conosco 46. Pertanto egli a buon diritto comincia con la fede e conclude ricordando i vecchi e la loro intelligenza. Egli rivela i segreti nascosti nelle tenebre. Palesando le profezie. Reca alla luce l’ombra di morte. Ha fatto conoscere [a noi] la vita presente, che è ombra di morte. Travia le genti e le sgomina. Esse credevano di nuocere alla Chiesa, mentre nuocevano a se stesse. Lo riferiamo agli empi. Abbatte le genti e le conduce lungo la via. Le conduce all’umiltà, come quel noto asino. Riconcilia gli animi dei principi del popolo della terra. Riconcilia con sé o i giudei o i re della terra, che agli inizi perseguitarono la Chiesa. Li introdusse in una via che non conoscevano. Ha eliminato le opere della legge, facendole comprendere senza colorature. In conseguenza di ciò egli sembrò un peccatore, e per questo errore si ottenebrò la loro mente come [quella di] un ubriaco.

13. (13, 3-28) E io lo riprenderò in faccia se egli lo vorrà. Se egli vorrà rimproverare se stesso: che è proprio della confessione. E [rimprovererò] tutti voi, che volete curare i cattivi. Non siete infatti in grado di curare con la consolazione coloro che sono buoni. Ascoltate dunque il rimprovero della mia bocca. Quello che indirizzo a voi. Voi proferite menzogne dinanzi a lui. Volendo apparire giusti, mentre invece non lo siete. Negate forse che volete farvi giudici da voi stessi? Potete forse dissimulare, e non convenire, che io dico la verità nei vostri riguardi? Sarete commensurati con lui, anche se faceste bene ogni cosa. Cioè: Anche se osservaste tutti i suoi precetti, egli troverà in voi materia di rimprovero, poiché nessuno è giusto dinanzi a lui. Se aveste volto gli occhi, magari solo di nascosto, alle persone. Alle proprie persone, per giustificarsi non solo dinanzi alla gente ma anche dinanzi a se stessi. O anche al corpo tratto dal fango. Voi dovreste essere timorosi se non altro per la vostra frollezza. Stringerò con i miei denti la mia carne. Non risparmierò me stesso; ma insieme con voi rivolgerò la mia severità anche contro di me. Collocherò sulla palma della mano la mia anima. Al fine di poterla ben osservare, senza nascondermi nulla, e per poter enumerare tutti i miei peccati. Sebbene l’Onnipotente mi uccida, come ha già cominciato. Intendi: Sebbene egli uccida i miei peccati. Tuttavia parlerò e alla sua presenza mi condannerò. Non pretenderò di giustificarmi nascondendo i miei peccati. Ecco mi avvicino al mio giudizio. Son pronto a giudicarmi. Egli vuol quasi dire che la giustizia dell’uomo consiste proprio nel non risparmiare se stesso nella confessione. Allora non mi nasconderò dalla sua presenza, come si nascondono i peccatori. Distogli da me la mano, perché in me non ci sia nulla da castigare ma ci sia la carità. E il tuo timore non mi atterrisca. Quante sono le mie colpe? Da qui può ricavarsi in che senso abbia detto: Io porrò la mia anima nella mia mano. Egli ve l’ha posta per soppesarla. Mi ritieni dunque un tuo avversario? In effetti io sono un pover’uomo, ma mi pare che tu quasi tema che una volta giustificato io diventi uguale a te, mentre in realtà sono solo una foglia. Se non è questo il motivo, ce ne dev’essere un altro a me occulto. Hai fatto ricadere su di me i peccati della [mia] giovinezza. Sarebbe questo il motivo per cui afferma che i suoi peccati gli sono nascosti: egli si sarebbe insuperbito, e questo sarebbe stato il peccato della sua gioventù. Hai stretto in ceppi il mio piede: nei lacci della mortalità. Hai contemplato le radici dei miei piedi, cioè le mie voglie disordinate. Io invecchio come un otre. E per questo non posso contenere il vino nuovo, né posso essere cucito al panno nuovo. Come un vestito consumato dai tarli.

14. (14, 1-22) Infatti l’uomo, nato da donna, ha una vita breve ed è sottoposto alla tua collera. Cioè alla pena. Inoltre tu lo fai comparire in giudizio dinanzi a te? Sebbene così mortale, egli ha di che rendere conto a te. Da lui infatti si esige di fare quel che può, per quanto siano poche queste sue possibilità. I suoi mesi sono contati dinanzi a te. Per essere egli soggetto alle contingenze del tempo, lo si convince d’aver peccato. Tu infatti l’avevi creato immortale. Allontanati da lui; lascialo [in pace], fallo riposare. È detto secondo il modo di ragionare dell’uomo carnale e immerso nella materia, per il quale il bene è tutto nella vita presente. Quindi egli vuol essere lasciato in pace per potersi godere questa vita. Per l’albero c’è una speranza. Son parole di uno che irride. Infatti è piuttosto per l’uomo che c’è una speranza, ma a ciò il materialista non vuol credere. L’uomo quando muore se ne va. Anche qui si parla ironicamente. In certi tempi il mare decresce: mentre in appresso si riempie. Lo dice di quei posti dove il mare si avvicina e si allontana ovvero universalmente di ogni spiaggia che a seconda dell’ora lunare cresce o decresce, poiché la luna dopo che è sorta, o dalle nostre parti o altrove, cresce fino alla metà del cielo e poi decresce. Finché il cielo è cielo non lo si potrà cucire. Intendi: Per farlo nuovo. Si cuce con il cielo stesso. E magari mi conservassi vivo nell’oltretomba! È tanto forte la speranza della resurrezione che farei a meno fin da ora delle cose incerte di questa vita. E mi tenessi nascosto finché non si sia placata la tua collera!47 Al riguardo si dice: Nasconditi un pochino, finché non sia passata la collera del Signore. E cioè: Finché non sia passato il presente stato di mortalità e non sia venuta la resurrezione. Morendo l’uomo, raggiunge la vita. Poiché la vita presente non è vita. Quando saranno finiti i giorni della sua vita. Allora comincia a vivere. Allora tu mi chiamerai e io ti risponderò, obbedendoti senza che la mortalità mi frapponga ostacoli. Hai annotato nella cartella le mie iniquità. Per farmele scontare. Ti sei segnato anche gli errori non voluti [da me]. Sì, anche di questo hai preso nota, sebbene l’errore commesso contro la [decisione della] volontà sia solo pena del peccato. Ecco il monte che cadendo si polverizza. In tal modo l’uomo decadde dalla sua altezza e solidità. E il masso invecchia nel luogo dov’è precipitato. Così l’uomo nella sua natura e situazione. E nella inondazione di frequenti uragani. Sembra dire che anche l’uomo è ridotto a simile inconsistenza quando vengono ad abbatterlo le inondazioni di frequenti voglie disordinate. Hai annullato la speranza dell’uomo. Stabilisce una gradazione: dal monte passa al macigno, dal macigno alla pietra, dalla pietra alla sabbia, poiché gli uomini carnali esperimentano tali diminuzioni. E fa bene a dire: Hai annullato. Lo hai portato alla fine, cioè alla consunzione, dove è annientata quella speranza per la quale si rallegrano gli uomini carnali. Hai cambiato il suo volto, lo hai abbandonato. Quando in lui è stata distrutta l’immagine di Dio. E se anche saranno molti i suoi figli, egli non lo sa. Poiché egli muore, anche se la sua stirpe si propaga. Sebbene le sue carni si dolgano di lui. Vuol dire: l’uomo carnale si duole della sua sorte e l’uomo animale ne piange; l’uomo spirituale al contrario sa che, sebbene l’uomo esteriore si corrompe, l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno48 inquanto egli sente che proprio un tale rinnovamento si avvera in lui.

15. (15, 2-35) Parole di Elifaz il temanita: Ha riempito il ventre di dolore. Lo spirito della scienza, con la consolazione che arreca, ordinariamente guarisce dal dolore; tu al contrario, pur avendo il tuo intimo pieno di dolore, non rispondi mosso dallo spirito di questa scienza. Non è forse vero che anche tu hai allontanato da te il timore? Non avevi il timore di Dio quando dicevi contro di lui cose di tal sorta. Hai preferito [usare] la lingua dei cattivi: con la quale essi sogliono maledire gli uomini. E che mai? Sei forse nato per primo fra gli uomini? Poiché tanto ti insuperbisci. O sei stato impastato prima dei colli? Con il nome di colli sono da intendersi anche i monti, con questo significato: [Sei stato forse creato] prima di tutte le potenze, cioè degli spiriti potenti? Ma fra noi ci sono anche gli anziani e i vecchi decrepiti. Fra noi c’è della gente che conosce le cose che noi ignoriamo. Cosa ha osato il tuo cuore? E cosa hanno atteso i tuoi occhi? Cioè: Cosa hanno sperato? Che cosa è l’uomo perché sia esente da colpa? Come tu hai affermato. O non ci sarà la fedeltà nei suoi santi? A motivo dell’incertezza dei tempi, per cui spessissimo gli uomini si ingannano dicendo molte cose che poi non fanno. E il cielo non è forse puro ai suoi occhi? Dice cielo intendendo gli abitatori del cielo o riferendosi ai santi stessi per il fatto che in essi abita Dio. Quello che i saggi dissero e non lo celarono ai loro antenati. Perché gli apostoli predicarono il Vangelo anche ai giudei. A loro soli fu data la terra: affinché l’abitassero. Né alcuno estraneo s’è aggiunto a loro. Non ci sono stati cioè né santi o né angeli e quindi il loro possesso sarà assicurato. Credendo d’essere ormai nella pace. Dice questo supponendo che la cosa sia, più o meno, accaduta a Giobbe in persona. Non ritiene possibile uscire fuori dalle tenebre. Non crede per potersi convertire dai peccati. È stato destinato a diventare cibo degli avvoltoi. Cioè delle potenze dell’aria che si cibano dei cadaveri dei peccatori. Egli cadrà come il condottiero posto in prima fila. Egli è audace e non sa sopportare le tribolazioni. Egli alzò le mani contro Dio. Non sarà da leggersi: " Perché elevò "? Si avventò contro di lui sfacciatamente. Facendo l’opposto di quel che lui aveva comandato. Con il suo scudo spesso e resistente. Presumeva dei suoi mezzi di riparo. Ha coperto la sua faccia con la sua adiposità. Con questo adipe, cioè con la superbia che lo fa stare in alto, ha costretto Dio a tenerglisi nascosto. Ha fatto un nodo scorsoio attorno ai suoi fianchi. Per cui è stretto dal laccio delle sue passioni, e da questo laccio viene condotto alla morte. Infatti quanto gli uni hanno raccolto altri rapineranno. Gli toglieranno perfino il regno temporale o qualsiasi speranza di quelle cose temporali che i giusti conseguiranno come ogni uomo che vive in questo mondo. Egli non si arricchirà né durerà a lungo la sua agiatezza. Cioè la fortuna dell’empio. Non proietterà sulla terra la sua ombra. Cioè: Non avrà floridezza. Ma la sua stirpe diventerà arida a causa del vento. Il vento della tentazione. I suoi rami tagliati marciranno anzitempo. Prima di quanto egli supponga. Cada come il fiore dell’olivo. Mancheranno di pace. Questo, perché dopo i primi seguono ordinariamente beni più grandi, come lo sono i frutti rispetto al fiore. Testimonianza contro l’empio è la morte. Testimonianza, uguale a segno. E il fuoco brucerà le case di coloro che accettano doni. Questi tali sono gli empi che alla giustizia antepongono gratifiche temporali. Nelle loro viscere inoltre concepiranno gemiti. Le cose sperate si volgeranno loro a castigo.

16. (16, 2-22) Parole di Giobbe: Ho ascoltato molte cose come queste. Non soltanto quelle che dite voi. Voi tutti siete consolatori per gente cattiva. Voi potete consolare i cattivi poiché essi son vostri imitatori, ma non i buoni. (La frase sottintende un caso vocativo). Né io ho udito qualcosa di buono da qualcuno di voi. E che mai? C’è forse una coerenza nei discorsi suggeriti dallo spirito? Cioè: Dallo spirito di superbia. O in che cosa ti sarà molesto? Sebbene tu non ami ciò che dici. Anch’io parlo da pari vostro: come voi meritate. Se la vostra anima fosse sottoposta [al dolore] invece della mia. Se voi soffriste quel che soffro io, io parlerei con la bocca, non con le opere: per cui parlare di cose che poi non fate non vale niente. Se parlerò, non mi dorrò della ferita. Voi date a divedere di non essere dei saggi sia col vostro parlare che col vostro tacere. Infatti gli uomini sapienti anche parlando prendono parte al dolore e cercano di consolare. Se parlano confessando il loro intimo, esprimono dolore per le proprie piaghe; se tacciono, lo fanno con discrezione. Ma ecco, egli mi ha stancato e mi ha reso stolto e putrescente. Perché non parli contro di voi, Dio ha abbattuto la mia superbia affinché diventato stolto diventi poi sapiente. Mi hai afferrato e io son diventato una testimonianza. Tu mi hai convinto dei miei peccati e io ne sono testimone contro me stesso. La mia menzogna si è elevata sopra di me. Quando mi credevo d’essere giusto. Ho risposto in contrasto con il mio volto. È lo stesso che: Io ti porrò dinanzi al tuo volto 49. Ricorrendo al suo sdegno mi ha abbattuto. Con tale ricorso alla collera Dio lo ha benedetto (Giobbe infatti non la subisce contro voglia); ma, inquanto era superbo, egli lo ha abbattuto. Contro di me ha fatto stridere i denti. Mi ha rimproverato aspramente, intendendo denti nel senso di parole. Le frecce dei suoi pirati sono cadute addosso a me. I pirati sono le potenze dell’aria, delle quali Dio si serve permettendo loro di mettere alla prova i buoni o di punire i cattivi. Le chiama pirati perché esse tendono agguati a coloro che navigano nel mare di questo mondo. Con la sua vista acuta è penetrato [in me]. Non è passato sopra ai miei peccati, anzi ha fatto come un cenno perché fossi punito. Egli infatti è come una luce per coloro che ci castigano inquanto mostra loro chi debba essere punito. Per questo l’avermi guardato è stato per me una rovina. Ovvero intendi così: Ha fatto sì che io scorgessi il mio peccato, mentre prima esso non era stato così presente dinanzi al mio sguardo. Mi ha sferzato a sangue un Dio straordinariamente potente, ed essi tutti insieme si sono avventati contro di me. Quando Dio flagellava, insieme con lui intervennero gli angeli di satana. Mentre ero in pace egli mi ha lacerato. Mi ha strappato dalla mia pace o da me stesso, e in tal modo sono stato lacerato dai nemici che erano in contrasto fra loro. E trattenendomi mi ha strappato i capelli. A causa dei miei peccati mi ha diviso e posto in contrasto con me stesso. Mi ha posto a bersaglio: contro cui fossero scagliate le frecce, come si è soliti fare con gli arcieri, di fronte ai quali si pone un bersaglio verso il quale essi scagliano le frecce. Mi hanno circondato di lance, che essi scagliavano contro i miei fianchi; non mi hanno risparmiato. A causa dei desideri carnali, che egli afferma essere stati ammassati su di lui dagli angeli cattivi mediante cattive suggestioni. Hanno versato in terra il mio fiele: affinché mi ingelosissi dei beni terreni posseduti da coloro che ne abbondano. Mi hanno scaraventato a terra con una spinta poderosa: per farci intendere che non si tratta di un abbattimento a livello carnale. Al mio cuoio hanno cucito un cilicio: cioè i peccati interni, nei quali ricorda d’essere stato quand’era in possesso di beni. Sopra le mie palpebre c’è l’ombra della morte. Io vorrei vedere, ma me lo impediscono le abitudini carnali. La terra non si chiuda coprendo il sangue della mia carne. Intendere: Se la mia preghiera non sarà pura inquanto animata da desideri terreni, che almeno a questa catena della mortalità non si aggiunga l’ammasso di terra designato col nome di sangue. E vuol dire: Che per la bramosia di cose terrene io non mi copra di disgrazie più gravi, cioè quelle del peccato volontario, dopo che dalla condizione mortale avevo contratto quell’altro peccato inerente alla natura. Né ci sia adito per il mio gridare. Sia escluso il merito della mia preghiera. Eppure, ecco nei cieli c’è il mio testimone. Sembra che lo dica riferendosi al Signore non ancora disceso sulla terra. Nelle altezze [dei cieli] c’è il mio conoscitore: inquanto partecipe della mia condizione mortale. L’uomo venga giudicato confrontandolo con il Signore. Venga il Signore affinché l’uomo sia giudicato confrontandolo con lui. Si confronti, ad esempio, Giovanni con Cristo. Nel giudizio fra i due è dato comprendere quale sia la distanza che esiste fra un uomo per quanto perfetto e Dio fattosi uomo. Come il figlio dell’uomo rapportato al suo prossimo. Il Signore, dopo che si fu incarnato, messo in relazione con colui che s’era imbattuto nei briganti 50. Sono infatti giunti su di me gli anni contati. Quindi per mezzo di Cristo giunga a me l’aiuto nella pienezza dei tempi 51. E io entri nella via da cui non tornerò indietro. La via della rinunzia al mondo.

17. (17, 1-15) Son venuto meno, turbato nello spirito. Ordina così: Son venuto meno nello spirito perché sconvolto dagli affanni. Prego perché mi si seppellisca ma non mi viene concesso. Non mi si concede che quanto in me c’è di mortale venga assorbito dalla vita 52. Noi infatti, sebbene appesantiti [dalla mortalità] gemiamo perché non vogliamo esser spogliati ma ricoperti della nuova veste 53, cioè vogliamo essere trasformati anziché morire, ma questa cosa, per quanto desiderata dall’uomo, non sarà possibile ottenerla, poiché la morte ci è dovuta come punizione del peccato. Fra gli stenti ricorro alle suppliche ma cosa ho ottenuto? Qualcosa ho ottenuto impetrandolo. Gente estranea ha rapito i miei beni. Allude all’immortalità della quale viene spogliato da quei briganti che l’hanno lasciato mezzo morto 54. Chi è costui? Colui, cioè, che voglia venirmi in aiuto? Riferendosi al Signore. E se dice: Chi è, lo dice perché egli sarebbe sceso in mezzo agli uomini distinguendosi a mala pena da loro. Sia egli attaccato alla mia mano: con i legami della carità, affinché mi ripari e conduca dov’egli vuole. Poiché al loro cuore tenesti celata la saggezza. La nascondesti a coloro che non lo riconobbero. Per questo non li innalzerai. Perché non furono umili, per questo furono accecati, e non poterono essere sollevati in alto dall’umiltà di Cristo. A una parte [di loro] si predìcano i mali. Infatti la cecità è capitata ad una parte d’Israele 55 o nel senso che ad essi sembravano un male le cose che Cristo predicava, tanto che di lui dicevano: Seduce le folle 56, ovvero inquanto le predizioni dei profeti sulla cecità d’Israele si avverarono non in tutti gli israeliti ma soltanto in una parte di loro. E gli occhi si sono illanguiditi nei confronti dei loro figli. Lo si dice per l’ammirazione suscitata dai miracoli, e riguarda coloro ai quali fu detto: Se io scaccio i demoni nel nome di Beelzebub, i vostri figli in nome di chi li scacciano? 57 Mi hai posto sulla bocca delle nazioni. [Vi hai posto] l’uomo redento, cioè la Chiesa, della quale parlano le genti, ovvero: la quale è destinata a parlare alle genti. E son diventato per loro motivo di scherno. O per le genti straniere, che lo calunniavano, o per i giudei, quando ne parlavano alle genti. Per la collera si sono annebbiati i miei occhi. Si sono oscurati gli occhi della Chiesa, cioè gli apostoli, quando non furono compresi da coloro che dovevano essere castigati da tale cecità. Da tutti sono stato colpito con grande accanimento. Tanto i giudei quanto i pagani hanno bersagliato accanitamente la Chiesa. Gli amanti della verità si sono meravigliati di questo. Del perché agli empi sia stato dato tanto potere contro la Chiesa, o del motivo per cui il Vangelo non sia stato accettato dagli empi. Si sollevi il giusto contro il suo nemico. Cioè: Colui che per un po’ di tempo cade sotto la forza della persecuzione ma poi giunge a dominare sugli increduli. L’innocente di mani prenda coraggio. Prenda coraggio dalla speranza per confessare Cristo anche nella persecuzione. Egli infatti non ha trovato in voi la verità. A tutti infatti, siano essi giudei o pagani, è necessaria la grazia. E sono state lacerate le giunture del mio cuore: per cui io non posso più celare i miei peccati. Scambiarono la notte con il giorno. Così gli empi, di cui fu detto: Guai a coloro che chiamano male il bene e bene il male, che riducono a tenebre la luce e a luce le tenebre 58. Se resisterò, gli inferi saranno la mia casa. Se mi userò riguardi per non confessare i miei peccati. Ho chiamato mio padre la morte. Non sarò figlio della vita. A chiamarlo [così] è stato però Dio. Ho chiamato mia madre e sorella la putrefazione. Perché mi stanno inseparabilmente accanto, quasi che siano miei familiari. Quale speranza c’è ormai per me? Sottinteso: " Se resto saldo ". O potrò io forse vedere i miei beni? Dai quali fu sedotto, e così non volle convertirsi e si schierò dalla parte del peccatore.

18. (18, 5-19) Parole di Baldad il sauchita. E la luce degli empi si spegnerà. Non meravigliarti quindi se, come quella degli empi, così anche la tua luce si è spenta. Sua luce furono le tenebre che aveva in casa. Cioè: ad illuminare la sua casa intervennero o il diavolo o l’anticristo. La lucerna [che è] sopra di lui si spegnerà: essendo una fiammella debole e materiale. I più reietti si impadroniscano della sua roba. Posseggano gli umili ciò che egli aveva voluto possedere. Il suo piede infatti s’è impigliato nei lacci. Perseguitando il Signore è caduto egli stesso nella trappola. Contro di lui [Dio] rinvigorirà gli assetati: affinché lo vincano coloro che hanno fame e sete della giustizia. È celato in terra il suo laccio. Cioè: il laccio destinato a catturarlo. Questo sarebbero poi quei beni che sono a lui in certo qual modo concessi. La sua cattura è nelle sue strade: là dove egli passa. Tutt’intorno vengano dolori a rovinarlo. Vengano da ogni parte. Nelle strettezze della fame vengano in molti attorno ai suoi piedi. Vengano in molti a seguirlo o a rendergli omaggio. Vengano mangiati i rami dei suoi piedi. Intendi: " Delle sue dottrine ", cioè delle vie dove sta camminando. Venga a cessare la salute nella sua dimora. Cioè: la serenità della vita presente. E lo trattenga la necessità della causa del re. È detto del vantaggio derivante dalla sua punizione: questa contribuirà a palesare la gloria di Dio, ed è per questo che ora a lui si permette di seguire le sue cupidige. La chiama causa del re, perché egli si vanterà d’essere il Cristo. Abiti nella sua tenda durante la sua notte. La necessità della causa del re tormenti la sua coscienza. [Lo tormenti cioè] la voglia di tiranneggiare. Durante la notte, nel supplizio della sua cecità, che gli toccherà nella sua condanna. Saranno cosparse di zolfo le sue cose più belle. Le cose che gli erano più gradite saranno bruciate con fuoco puzzolente. E dall’alto pioverà su di lui la sua falciatura. Cioè: da Dio. Per questo il suo nome non sarà più dinanzi alle platee dove era prima. Scomparirà dalla memoria del popolo. Non sarà riconoscibile agli occhi del suo popolo. Giunga a tale stato di abiezione che i suoi non lo riconoscano. Non sarà salvata sotto il cielo la sua casa. Alcuni però si salveranno. Ma nel suo popolo vivano gli estranei. Il suo popolo sarà soggiogato da estranei.

19. (19, 2-29) Parole di Giobbe: E con le [vostre parole] mi estenuate. Avreste dovuto consolarmi e invece mi avvilite. Sappiate soltanto che è stato Dio a farmi così. Dinanzi a lui posso essere convinto di peccato, non dinanzi agli uomini. Mi ha circondato all’intorno con la sua trincea. La trincea è una fossa scavata attorno alle mura. Per essa sono stato indotto alla confessione. Ecco me la rido del [vostro] oltraggio e non rispondo. Parla dell’utilità della confessione, poiché se avesse voluto ridere del suo peccato senza manifestarlo, avrebbe certo potuto gridare [a Dio], ma non sarebbe stato esaudito. Ha addensato le tenebre sul mio volto. Ha tolto a me la luce del mio volto. Questo accade a chi volge a lui le spalle. Ha strappato via la corona dal mio capo. [Ha tolto a me] quella dignità spirituale che è frutto della sapienza. Mi ha lacerato da ogni parte e io me ne sono andato. Tenevo stretta ogni cosa ed egli tutto mi ha strappato, in contrasto con quanto aveva ricevuto, cioè la forza di stringere attorno a sé tutte le cose. Ha supposto che io lo osteggiassi. Mi ha giudicato come uno che, se fossi stato pari a lui, l’avrei danneggiato. Hanno circondato la mia tenda. Cioè il cuore e la coscienza. I miei fratelli si sono allontanati, sperando che mi correggessi. Essi infatti mi sono fratelli anche se in un primo momento non hanno tenuto conto della mia correzione e si son messi al seguito di coloro che suggerivano [di cercare] i beni altrui, cioè azioni perniciose. I miei amici son divenuti gente spietata. Son coloro che nei mali spirituali ostentano dolore verso il prossimo ma in realtà piuttosto se ne fanno beffe, mentre non li deriderebbero se li vedessero afflitti da mali corporali. Pur conoscendo il mio nome si sono dimenticati di me. Non accorgendosi che mi sono cambiato. I miei vicini di casa e le mie serve. Ai quali io comunicavo i miei segreti. Sono gli adulatori che si allontanano da colui che riconosce e serve Dio. Di loro si dice che si comportano come le serve. Ho chiamato il mio servo e non mi ha risposto. Si riferisce al corpo o a coloro che lo servivano in opere cattive. La mia bocca supplicava quando chiedevo qualcosa a mia moglie: dicendo press’a poco: Perché sei triste anima mia? E perché mi crei angosce? 59 Così diceva desiderando che le consentisse. Con lusinghe mi rivolgevo ai figli del mio grembo. Si rivolgeva ai figli da lui generati incoraggiandoli a seguire speranze terrene. Sono insorti contro di me coloro che avevo amato: durante quella vita. Dentro la cute si sono putrefatte le mie carni. Per l’amore verso le cose sensibili ed esteriori si è putrefatto quanto è dentro di me e, se prendiamo alla lettera le parole, deve trattarsi di un male leggero, come se avesse la rogna. E le mie ossa sono fra i miei denti. La mia stabilità e fortezza esistono solo a parole, non a fatti. Pietà di me, pietà di me, o amici! Sembra chiedere agli angeli che preghino per lui o, meglio, si rivolge ai santi affinché preghino per colui che è pentito. Mi ha toccato la mano del Signore. Dice che è stato toccato dalla mano del Signore affinché provasse dolore per la sua ferita, che invece gli era passata come inavvertita. Perché mi perseguitate come sta facendo il Signore? Mi detestate e avete orrore di me, come fa il Signore; o anche: Voi mi rimproverate aspramente mentre io già confesso la mia colpa. Perché non vi saziate con le mie carni? Voi non godete se io vivo da uomo carnale. Con punteruolo di ferro e piombo [siano essi colpiti]? Come si lascia incidere il piombo dal punteruolo di ferro, così si arrendano di fronte alle mie parole i cuori degli uomini. Ovvero siano scolpite nella pietra a [loro] testimonianza? Affinché le imparino coloro che attendono con fermezza alla evangelizzazione. So infatti che è eterno colui che mi demolirà. Egli può anche ricostruirmi. Di queste cose io sono consapevole: poiché me le sono meritate. Le ha viste il mio occhio, non altri. Vale a dire: Nessuno conosce cosa accade nell’uomo all’infuori dello spirito che è in lui 60. Tutte le cose si sono compiute in seno a me. Nel mio interno, dove nessuno vede, cioè nella mia coscienza. Se anche diceste: Cosa potremo affermare contro di lui? In senso non diverso viene detto agli stessi uomini spirituali: Bada a te stesso per non cadere in tentazione 61. E troveremo in lui la radice del discorso? Per convincerlo del suo [errore]. L’ira di Dio piomberà sugli iniqui. Chiama iniqui coloro che orgogliosamente si pongono al di sopra dei peccatori e pensano d’essere impeccabili.

20. (20, 2-29) Parole di Sofar il mineo: Voi non capite più di me. Si rivolge agli amici che, come lui, volevano consolare Giobbe. Ascolterò l’insegnamento della mia confusione. Indirettamente vuole che Giobbe ascolti l’insegnamento che scaturisce dalla sua confusione, poiché in tal modo può ottenere anche lo spirito di sapienza. È un’espressione enfatica, come quando noi, per dire a chi ascolta che deve stare in guardia, diciamo: È bene che io me ne guardi poiché, se no, ci starei male. O che tu dai secoli [eterni] sei al corrente di queste cose? Conosci forse queste cose da quando ebbero inizio i secoli? Egli crede che Giobbe non le conosca perché è empio. L’occhio vedrà e non aggiungerà niente. Egli infatti non sarà visto. L’empio disperda i suoi figli. Il diavolo disperderà coloro che lo imitano o si lasciano sedurre da lui. Le sue mani brucino per i dolori. Siano tormentate per le sue opere. Le sue ossa sono robuste per la sua giovinezza. Egli va superbo per la sua stabilità. La nasconderà sotto la sua lingua. Essendo un imbroglione non la manifesterà, ma se ne servirà in silenzio. La risparmierà e non l’abbandonerà. Innamorato di lei e non volendo privarsene, non la combatte; ovvero: Il Signore lo risparmierà, e per questa impunità egli non la lascerà andar via. La terrà proprio in gola: come una cosa [assai] gradevole. Non potrà soccorrere se stesso. Non pertanto si libererà. Fiele di serpe sarà nel suo ventre. Nel suo intimo, dove nessuno vede, ha la malizia che lo porta a nuocere. Le ricchezze ammassate ingiustamente saranno vomitate: con dolore delle interiora e oppressione nel cuore. L’angelo lo scaccerà dalla sua casa, allorché sotto il peso delle tribolazioni saranno rese pubbliche le sue intenzioni occulte. E risplenderà della rabbia dei draghi. Quegli che dapprima era rimasto occulto viene messo allo scoperto dalle tribolazioni e così brilla dinanzi a tutti della della rabbia dei draghi. Lo uccida la lingua del serpente. Cioè: lo seduca il diavolo. Non veda la mungitura del gregge. Non porti i frutti che soglion ricavarsi dalle pecore, cioè le opere di giustizia dalle quali concluda che gli potrà venire la redenzione. Non [avrà] nemmeno il nutrimento del miele e del burro. Non avrà le opere buone proprie di colui che elargisce con carità e con gioia e larghezza di cuore. In effetti il burro è il latte rappreso. Ha lavorato invano e senza risultati. Perché non comprende che tali effetti si procurano mediante le opere di misericordia. Al riguardo anche del Signore si dice che mangerà burro e miele 62 inquanto saranno a lui serviti nella persona dei suoi discepoli più insignificanti. Questi alimenti saranno come un qualcosa di talmente indurito che non lo si potrà né mangiare né ingoiare. Non saprei dire cosa sia questo cibo indurito, se la cattiveria o la superbia. Non si salverà per il suo desiderio. Perché ha desiderato cose cattive. Non ci saranno avanzi del suo cibo. Passano le sue voglie insane. Quando penserà d’essere sazio dovrà stringere la cintura. Dalle voglie carnali pienamente soddisfatte non deriva sazietà ma angustia. Se in qualche modo potrà riempire il suo stomaco. Gli verrà un’angustia tale che egli dubiterà di poter riempire il suo stomaco, mentre in effetti queste cose le si ricerca proprio per liberarsi di tale angustia. Questo egli afferma perché di tali beni più se ne ha e più se ne desidera. E scaricherà su di lui il furore della [sua] ira. Perché non l’ha visto compiere opere buone. Lo ferisca con dardo celeste: che duri per sempre. Il giavellotto traversi il suo corpo. La tentazione lo penetri in modo tale che sia ferito e da ciò che spera e da ciò che lascia da parte: lo attraversi, per così dire, dal petto alla schiena. Ci siano fulmini sopra le sue tende. Terrori improvvisi nei suoi pensieri. Lo straniero danneggi la sua casa. È detto del diavolo, che quando viene a tentarci viene dal di fuori, mentre l’uomo ha già dentro se stesso le sue tentazioni. Ma il cielo metta a nudo le sue iniquità. Il cielo, cioè il giudizio divino. Dal [divin] sorvegliante deriva il possesso dei suoi beni. Glieli concederà Iddio.

21. (21, 2-34) Parole di Giobbe: E non mi venga da voi questa consolazione. Quella cioè di credere che occorre godere dei beni temporali, mentre essi sono comuni ai buoni e ai cattivi e, nel caso dei cattivi, che costoro ne siano castigati. Giobbe al contrario sostiene che gli empi godono di questi beni fino alla morte e nessun castigo è loro inflitto a causa loro. E che mai? È forse inflitto dall’uomo il mio castigo? Il castigo viene dato a me da Dio. Pertanto egli soltanto può consolarmi, non voi. O perché non dovrei andare in collera? Non statemi dunque a consolare così, poiché la prosperità degli empi mi è davanti agli occhi. Guardatemi e stupite pure: quasi che io dica sciocchezze. Se me ne ricordo, sono sconvolto. Ripensando alle esperienze del passato, così diverso dallo stato in cui si trova ora, denunzia le amarezze e i guai della vita umana. Le mie carni sono nella morsa dei dolori. Ho dolori nel corpo. Perché vivono gli empi? Chiede loro il motivo, poiché essi dicevano che qui in terra gli empi sono castigati. Le loro pecore, sebbene nella vecchiaia, sono di lunga vita. Vivono a lungo, per quanto è possibile nella vecchiaia. In effetti non vivranno per sempre. Nelle loro mani c’erano dei beni. Sebbene dicessero cose come queste, egli non tolse loro i beni posseduti. Al contrario la lucerna degli empi sarà spenta. Intendere: il luccichio della vita presente, da non intendersi però come pensavano loro. I suoi figli vengano privati dei beni di lui. Cioè dei beni temporali che loro suggerì o l’anticristo o il diavolo. I suoi occhi vedano la sua uccisione. Vuol dire che tale prosperità è sconosciuta agli stessi soggetti che la godono, mentre nella vita futura essa raggiungerà gli empi anche nella loro sensibilità. Perché nella sua casa non ci fu volontà alcuna [d’andar] dietro a lui. Perché nelle tribolazioni non hanno seguito il Signore con coscienza. Sebbene il numero dei suoi mesi sia stato dimezzato. Cioè: sebbene sia stato fedele nel servizio di Dio, tuttavia non ha sperato nei beni futuri, che sarebbero rappresentati dal completo numero dei mesi. Ma egli giudicherà gli omicidi? Infatti gli empi, inculcando l’empietà per amore delle empietà carnali, uccidono l’uomo in ordine alla vita futura. Tali omicidi non li giudicano gli uomini ma solo Dio. Costui morirà nella forza della sua schiettezza. Sembra perseguire gli omicidi occulti, definendo l’uno prodigo e l’altro avaro; poiché gli uomini facoltosi son ritenuti prodighi e onesti. Le sue interiora son colme di grasso. Egli possiede la gioia. Le loro midolla si spandono. Il midollo che è dentro di loro si espande perché essi non tengono dentro di sé i loro beni, ma li spendono o in se stessi o negli altri. So infatti che voi mi aggredite audacemente. Poiché non parlate sensatamente. Poiché dite: Dov’è la casa del principe? Cioè degli empi o del superbo. Credevano infatti che già in questo mondo venissero strappati loro i beni, mentre la maggior parte [dei cattivi] finisce la vita ancor pieni dei propri averi, per i quali saranno in realtà tormentati. E poi, dov’è la coltre nelle tende degli empi? Cioè l’onore. Interrogate coloro che camminano per la via. A chi non ripone la felicità nella via ma in essa cammina soltanto. E non vi sfuggiranno i loro segni. O i segni che danno gli empi nel loro passaggio dicendo quel che loro accadrà, o i segni dai quali gli empi si riconoscono. Chi riferirà a lui la sua via? Dinanzi all’empio nessuno osa denunziargli coraggiosamente la sua via all’infuori del Signore. In effetti è lui che gli risponde. Eppure: Lo stesso Signore fu condotto nel sepolcro. Tant’è vero che non è in questo mondo che occorre attendersi la ricompensa per la vita timorata [di Dio]. E sopra il mucchio si risvegliò. Egli risorse prima che l’insieme degli uomini destinati a risorgere sia tornato in vita. Furono a lui dolci le pietre del torrente: di coloro cioè che il mondo non travolse, cioè dei suoi discepoli. Dopo di lui gli va appresso ogni uomo, e innumerevoli uomini [vanno] davanti a lui. Intendi: Dopo di lui ogni uomo, cioè l’unico uomo. E davanti a lui uomini innumerevoli, cioè coloro che ora son computati fra gli uomini; ovvero: Dopo di lui la moltitudine dei credenti e avanti a lui i patriarchi e i profeti. Come dunque potete consolarmi con delle sciocchezze? Decantandomi i beni del tempo presente ed esagerandone i mali?

22. (22, 2-30) Parole di Elifaz il temanita: Non è forse il Signore che insegna l’assennatezza e la scienza? Quasi che Giobbe avesse affermato che Dio non giudica con giustizia. In effetti non si può riprendere Dio se non in forza dell’intelligenza, ma in questa Dio è a noi superiore, perché è lui che la dà all’uomo. Ebbene, dovrà egli comparire dinanzi a te per il giudizio? Perché tu possa essere confrontato con lui. La tua luce s’è cambiata in tenebra, cioè la tua dignità. L’acqua ti ha coperto mentre dormivi. La fiumana della tribolazione ti ha coperto quando ti sentivi sicuro. Il suo giudizio avviene forse fra le nebbie? Come se egli, impedito dalla nebbia, non riesca a vedere. O son forse le nubi il suo nascondiglio, per cui non lo si vede? Per questo sarebbe a lui celato quel che accade in terra. Egli percorre l’estensione del cielo. La figura, non anche la terra. Stai tu forse a guardia della via percorsa dal tempo? Quasi che Giobbe abbia supposto che Dio non si curi delle vicende umane. Perché sono stati presi gli immaturi? Gli immaturi, com’essi si reputavano. Infatti erano convinti di possedere un’esistenza eterna o, quanto meno, [così pensavano] prima di raggiungere la sapienza. Tali cose avevano sentito, ma non erano questi i pensieri degli amici di Giobbe. È estraneo a lui il pensiero dell’empio, se riempie di beni la sua casa. È ignoto a lui il pensare dell’empio inquanto Dio non si comporta come spera l’empio. E ciò significherebbe che o gli piace l’empietà o non la vede. Vedendo, i giusti si misero a ridere. Essi capirono; mentre gli altri non riuscirono a capire, credendo che agli empi la ricompensa fosse data quaggiù. L’innocente li derise. Derise gli empi. Sii saldo per sostenere [la prova]. Sii paziente, cioè tieni duro. Allontanerai l’iniquità dalla tua tenda. [Muterai] il tuo comportamento o la tua vita. Essi dicono queste cose in senso carnale. Lo porrai sulla roccia al di sopra del terrapieno. È in opposizione con quanto ha detto, e cioè: Fiume che corre sono le loro fondamenta. Egli si è umiliato. La stessa luce. E dirai: È montato in superbia. Lo dice contro i superbi. Libera l’innocente e sarai salvo per l’innocenza delle tue mani. Non stancarti di fare il bene, poiché Dio ha cura delle vicende umane.

23. (23, 2-16) Parole di Giobbe: So veramente che dalla mia mano [proviene] il rimprovero. Il rimprovero dei miei peccati. La mia mano si è appesantita sopra il mio gemere. Mi hai percosso perché me ne dolga. [Potrò io] giungere fino al suo trono? Potrò io essere così santo da esser annoverato fra coloro che sono sua sede? Allora sarei in grado di dire e udire la verità. Per questo motivo i santi sono chiamati anche cieli. e conoscere le accuse che pronuncerà contro di me: l’esposizione dei motivi con cui egli dimostra di giudicare con giustizia tutte le cose. e sentire ciò che mi annunzia, essendomi avvicinato a lui. Ovvero si metterà a giudicarmi con grande vigore? Opponendosi a me con potenza. No di certo! Che però non mi strapazzi mentre sono atterrito. Non mi maltratti a causa dei miei peccati, per i quali ora già sono nel timore, anzi ne sono atterrito. Del resto, quando verrò a lui: in quella libertà per cui sarò computato fra [coloro che formano] il suo trono, amerò ogni cosa, e la sua potenza non si opporrà a me, anche se adesso, essendo io peccatore, egli potrebbe fare di me quel che gli piace, e ciò giustamente, anche se con mia sofferenza. Da lui proviene la verità e la riprensione. Cioè: egli non rimprovera ingiustamente. Porterà a termine il mio giudizio. Anche se ora mi rimprovera poi lo manifesterà. Se per primo camminerò, poi non esisterò. Non debbo sperare con alterigia né disperarmi per diffidenza; cioè non debbo deviare né a destra né a sinistra, come è detto: Se salirò fino al cielo, là tu sei 63, e chi potrà sloggiarmi? Con quel che segue. Non riuscirò a comprendere quello che compirà a sinistra. Ripete quanto detto sopra. Dice che non lo comprenderà dalla parte sinistra inquanto cioè immerso in cose temporali. Si volgerà a destra e io non lo vedrò. Per questo non debbo essere dalla parte sinistra. Se dice: Si volgerà è perché egli si trova fra gli spirituali, e io gli volgo le spalle se mi troverò dalla parte sinistra. Ma egli conosce la mia via. E quindi io voglio seguirlo anche se mi farà passare in mezzo a tribolazioni. Mi ha saggiato come l’oro: mediante le varie tentazioni. Uscirò [rimanendo] nei suoi precetti. Uscirò dalle mie tenebre, ma resterò nella via dei suoi precetti. Anche se lui ha deciso così: cioè di saggiarmi come l’oro mediante le molte tribolazioni. Per questo ho affrettato il passo verso di lui. Avendomi egli messo alla prova con le tribolazioni io mi sono distaccato dalle cose temporali e mi sono affrettato verso di lui. Ammonito [dalle tribolazioni] son diventato zelante di lui. Cioè: Per queste pene temporali ho evitato la condanna eterna. Pertanto sarò turbato alla vista di lui. Pensando al giudizio futuro, dov’egli si manifesterà, anche adesso ne sono turbato e così potrò evitarlo. Il Signore ha ammorbidito il mio cuore. Ascrive alla misericordia di Dio lo stesso timore che gli fa evitare le pene future. Non saprebbe infatti che ai cattivi sono riservate nel futuro pene e tenebre, se il Signore non gli ammorbidisse il suo cuore con le presenti tribolazioni. In contrasto con quant’è detto del faraone, a cui Dio indurisce il cuore 64.

24. (24, 1-25) Perché al Signore non sono nascoste le ore. " Per questo motivo ", o: " Pertanto ". Hanno oltrepassato il fine: cioè Cristo. E distolsero i poveri dalla via giusta, o inducendoli a imitare la loro condotta o a pensare che non c’è giudizio divino, vedendo che rimaneva impunita la malizia di chi, abbandonando la giustizia, li opprimeva. Insieme [con loro] si sono nascosti i miti della terra. I miti si sono nascosti insieme con coloro che avevano abbandonato la via della giustizia e per questo non sono venuti in mio aiuto. Quando infatti la Chiesa è perseguitata ci sono in essa tre categorie di persone: quelli che approvano, quelli che fuggono e quelli che affrontano la sofferenza, raffigurati appunto dalla persona di Giobbe. Asini inferociti si sono buttati addosso a me nella campagna. Gente stolta e indomita, e per questo preda della superbia, si è buttata addosso a me mentre io stavo confessando. Intendi: addosso alla Chiesa. Uscendo per la loro attività. La loro attività è quella di scagliarsi contro di me. Di questo li ha incaricati Dio. A lui è diventato gustoso il pane mangiato a danno degli adolescenti. Dice che all’empio e al persecutore è diventato gustoso il pane, cioè la persecuzione, di cui volentieri gioiva quando la sollevava contro gli adolescenti. Per adolescenti intendiamo gli amanti del piacere, inquanto essi facilmente vi acconsentono, ovvero quei tali che nella Chiesa han fatto tali progressi per cui sono al di là del candore semplice dei bambini ma non hanno ancora raggiunto quella fortezza virile per cui si sa disprezzare il persecutore. Hanno mietuto anzitempo il campo che non era loro. Lo dice di quei tipi di persecuzione in cui atterrivano la gente danneggiandola in qualche modo riguardo ai campi; ovvero per campo dobbiamo intendere la Chiesa, che essi volevano falciare con persecuzioni prima che il grano giungesse a maturazione, cioè prima che i grani buoni, cresciuti insieme con la zizzania, al tempo della mietitura ne fossero separati. Saranno bagnati dal gocciolare dei monti: mentre si rifugiano nudi nelle spelonche, dove i sassi gocciolano. Hanno strappato l’orfano dal petto [di sua madre]. Spesse volte l’orfano e la vedova son da prendersi come simbolo della Chiesa: essi rappresentano un popolo fra i tormenti. Hanno umiliato l’uomo caduto [a terra]. Cioè l’uomo privo dell’aiuto di Dio o di qualsiasi persona: non risparmiare persone come queste è segno di grande crudeltà. Hanno iniquamente insidiato [chi era] nelle strettezze. Chi era in necessità. Li cacciavano dalla città e dalle case. Altri venivano da loro espulsi. L’anima poi dei bambini in grande gemito. Sottintendere: Era. Lo stesso Dio, inoltre, non aveva cura di loro. Cioè degli empi. Non avendo cura di loro al tempo presente li privò della speranza in vista del giudizio di Dio poiché impunemente potevano compiere il male. Per questo furono consegnati alle tenebre: dell’ignoranza quanto al giudizio divino. E improvviso come un ladro li raggiungerà quel giorno. L’occhio dell’adultero aspetta le tenebre. Vuol indicare a quali tenebre siano consegnati gli empi quando li si lascia impuniti: cioè non le tenebre che cercano gli adulteri e tutti i malfattori che agiscono di notte, per cui essi non sono riconosciuti di giorno, ma quelle tenebre che sono in loro anche allo spuntare del mattino. Scava le case nelle tenebre. Ricorda altre opere cattive. Di giorno misero se stessi sotto sigillo. Si occultarono. Non conobbero la luce perché nello stesso tempo resta fissa sopra di loro l’ombra della morte. La notte è passata ma non per questo li abbandona l’ombra della morte. È leggera sopra lo specchio dell’acqua. Quanti son penetrati dall’immagine e dalla forma di realtà evanescenti dobbiamo ritenerli più rilucenti della terra, e per questo è leggera in essi l’ombra della morte, che essi portano in sé per la condizione mortale; ovvero dice: È leggera sopra lo specchio dell’acqua, in riferimento a coloro che confessano Cristo nel battesimo. Sia maledetta sulla terra la loro porzione. Sia infruttuoso quel che essi si sono scelti. [Lo] rapirono infatti dal seno degli orfani. Con cattivi suggerimenti [rapirono] la parola dal cuore dei deboli. Successivamente si è presa memoria del suo peccato: mentre egli pensava che venisse dimenticato. Come una pianta inguaribile sia fatto a pezzi ogni iniquo. Una pianta cioè che non è capace di guarire. Egli infatti non ha fatto del bene alla sterile, cioè a colui che è privo della consolazione dei figli. Non si alza a prendere decisioni contro la sua vita. Non si decide [ad agire] contro la sua vita. Doveva credere infatti che la sua vita era cattiva e perciò sollevarsi [contro di essa]. Quando comincerà ad indebolirsi, non speri di guarire. Indebolirsi, cioè: essere messo alla prova. Ma cadrà malato. L’empio quando è nell’avversità va in cerca di quelle consolazioni che lo rendono ancora più debole. Marcisce coma la malva al sopraggiungere della calura. [S’affloscia] la sua altezza non sopportando il fuoco della tribolazione. Parla di malva perché è un’erba poco resistente. O come una spiga che da sé si stacca dallo stelo. La sua altezza era fasulla poiché egli si era scelto da se stesso consolazioni tali che peggioravano il suo stato di debolezza. O in fin dei conti chi oserà affermare che io dico la falsità? Nell’ipotesi che le cose stiano diversamente.

25. (25, 1-5) Parole di Baldad il Sauchita: Cosa prenderò come principio se non il suo timore? Questa aggiunta sembra combaciare con le parole che dice Giobbe, e cioè: Pertanto sarò turbato per il suo sguardo; vi rifletterò sopra e ne avrò timore. Nessuno pensi che ci sia una dilazione per i pirati. Essi tentano senza indugio, conforme a quanto Dio ha loro concesso. Contro chi infatti si levano insidie che non provengano da lui? Cioè: avvengono quando lui le permette. Le insidie, com’egli le chiama, sono le tentazioni. Ovvero, in che modo l’uomo potrà dirsi giusto di fronte al Signore? Egli quindi giustamente lascia che l’uomo venga tentato. Ovvero, in che modo potrà diventare puro colui che è nato da donna? Se Dio non lo purifica egli sarà sempre immondo. Se egli comanda alla luna [di non splendere] lei non splende. Se motivi [validi] e l’ordine della sua Provvidenza esigano che la luna non splenda, egli comanda alla luna di non spendere ed essa non splende. Ma perché questo? Vuol forse mostrarci che la luna non è pura dinanzi a lui perché lui le dà ordini ed essa non risplende? Ovvero in questo passo si allude alla natura dell’anima razionale, alla quale fa da sole quella luce vera che illumina ogni uomo? È risaputo poi che all’occhio umano la luna risplende tanto più luminosa quanto più dista dal sole, mentre quando si avvicina al sole scompare sulla terra. Dobbiamo concludere che dal Signore viene ingiunto all’anima di superare l’origine terrestre e mortale per la quale il suo splendore si manifesta a chi guarda con occhio profano. Quest’anima dovrà piuttosto manifestarsi e avvicinarsi, anzi aggiogarsi alla sapienza in modo che rallegrandosi intimamente per la sua luce si guardi dal praticare la sua giustizia davanti agli uomini per essere da loro ammirata 65 ma, qualora voglia gloriarsi si glorii nel Signore 66. In effetti anche ciò che è dato osservare agli uomini è dono del Creatore. nemmeno le stelle son pure dinanzi a lui. Se confrontate con lui.

26. (26, 2-14) Parole di Giobbe: A chi sei vicino? Ovvero: chi intendi aiutare? È sdegnato ritenendo che essi dovrebbero essere puniti da Dio per la loro ingiustizia. Viceversa egli parlando con se stesso si sottrae [dal giudicare] lasciando a Dio il giudizio su di loro. Fa così per non dar l’impressione che voglia mettersi al fianco di Dio o magari anche aiutarlo, quasi che egli sia incapace di tenere a freno gli uomini e farli ravvedere, o peggio ancora, pare voglia suggerirgli come si debba comportare con loro ovvero stare appresso a lui per poter in qualche modo individuare il motivo per cui Dio permette che ci siano truffatori e perché li lasci vivere, mentre egli con la sua potenza imperscrutabile supera ogni anima che si mette ad indagare. Sembrerebbe quasi che, parlando così, voglia in qualche modo comunicare a Dio qualcosa sul loro conto, mentre la verità è che, quando l’uomo apre la bocca, lo fa perché da Dio riceve anche il respiro. O che forse i giganti saranno annientati? Se è vero che Dio non annienta i giganti, non c’è da stupirsi che egli perdoni anche costoro. Perché poi non si dicesse: " Ma costoro sono stati rinchiusi nel carcere infernale ", aggiunge che Dio vede l’inferno, eppure costoro li ha sistemati là dov’essi hanno meritato di andare, come [ha fatto anche con] i giusti, tanto quelli che sono giusti ora, quanto quelli che lo saranno in seguito. Egli non li allontanerà mai totalmente dalla sua presenza, poiché tutte le cose sono nude ai suoi occhi. In tal modo per " giganti che stanno vicini " prendiamo anche i consolatori di Giobbe, che erano superbi. Sotto l’acqua anche i loro vicini. Dobbiamo forse sottintendere: Sono tenuti, o una parola simile, che regga quel sotto l’acqua? Non c’è velo per il regno dei perduti. Nemmeno chi va perduto è a lui nascosto. Stende il settentrione sopra il nulla. Il settentrione può significare il diavolo, e la terra può significare il peccatore, poiché vana è la speranza dell’uno e dell’altro. Sospende la terra sul vuoto. Cioè nell’aria. Ferma l’acqua nelle sue nubi. Riferito all’oscurità della profezia. Sotto di lui non si è squarciata la nube. Cioè sotto la verità contenuta nella nube: la quale non si squarcia per chi comprende le Scritture. In esse infatti non ci sono affermazioni fra loro in contrasto, come ritengono coloro che non le capiscono. Tiene nascosto il volto del sole. E per questo il sole della giustizia non è conosciuto dagli empi. Stende sopra di lui la sua nube. Cioè la carne che il Signore assunse. Sopra l’estensione delle acque delimitò il precetto. Cioè sopra i popoli. Fino al termine della luce. Vale a dire: Sino alla fine di questa vita, cioè sino alla fine del mondo; ovvero finché non siano giunti al fine, cioè resi perfetti, gli uomini ai quali è stato detto: Un tempo eravate tenebra, ora invece siete luce nel Signore 67. Le colonne del cielo tremarono e si bloccarono per il suo rimprovero severo. La cosa capitò a Pietro quando fu ripreso da Paolo. Con la sua potenza calmò il mare. Placò il mondo, da cui la Chiesa era perseguitata. Ne deriva che l’affermazione secondo la quale le colonne del cielo tremarono per il suo rimprovero severo, potrebbe interpretarsi anche nel senso che gli uomini più forti della Chiesa tremarono dinanzi al pericolo che derivava ai deboli dal rimprovero del Signore che permetteva la prova della persecuzione. Era infatti una colonna colui che grida: Chi è debole senza che divenga debole anch’io? Chi subisce uno scandalo senza che io ne bruci? 68 Dalla sua avvedutezza fu ferita la squadra. Dice che il diavolo si sentì ferito di dolore quando i giusti smisero di cedere dinanzi a lui. Lo temono le cateratte del cielo. Vale a dire o gli angeli o coloro che hanno ricevuto le chiavi del regno dei cieli. Con un comando uccise il drago disertore. Prima lo aveva chiamato la squadra, adesso mostra com’egli sia stato ferito. La cosa avvenne quando gli uomini, ricevuto il comando [di Dio], rinunziarono a lui. Ecco, queste le parti della sua via. Cioè della via con cui si giunge a Dio. Chi conoscerà la voce del suo tuono quando egli farà [questo]? Chiama tuono la voce più che mai eloquente che annunzia la sua manifestazione, ovvero anche quella voce pronunziata dal " figlio del tuono " quando scrisse: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio 69. Per cui questa è la successione delle parole: Quando lo farà, ci sarà forse qualcuno che conosca la forza del suo tuono?

27. (27, 3-23) Uno spirito divino è nelle mie narici. Con queste parole mostra che le cose che dice le dice profeticamente, e profeticamente conosce che i suoi consolatori sono pieni di falsità. Mai mi succeda che io vi qualifichi come giusti: ne vada anche la vita. Anche se mi perseguiterete fino alla morte perché io vi rimprovero liberamente. Non separerò infatti l’innocente. Non separerò quindi nemmeno voi. Io non sono consapevole d’aver commesso azioni inique. Sogliono infatti ordinariamente risparmiare rimproveri agli altri coloro che temono che da loro possano essere rimproverati per colpe realmente commesse. Quale speranza c’è per l’empio? Poiché egli attende. Perché non si creda che egli desiderasse il male contro i suoi nemici, qui espone con quale animo abbia pronunziato le sue parole. Egli vuole certamente che la loro empietà sia abbattuta e che la loro superbia scompaia: la qual cosa avviene quando l’anima in colpa viene liberata dalla sua empietà. Ora questa liberazione si ottiene mediante la confessione dell’uomo pentito e il dono di grazia concesso da Dio, che rimette la colpa. Per cui: Quale speranza c’è per l’empio? è la domanda; alla quale fan da risposta le parole: Poiché egli attende e nel Signore confida che [la colpa] gli sia rimessa e che il Signore esaudisca le sue implorazioni. Si potrebbe, è vero, pensare che queste parole abbiano un senso diverso, ma non si adatterebbe né al testo né agli insegnamenti della fede la spiegazione che desse all’intera frase una tinta di disperazione, quasi che per l’empio non ci sia assolutamente alcuna speranza [di salvezza]. Contro tale ipotesi è stato scritto: Se uno crede in colui che giustifica l’empio, questa fede gli viene computata come giustizia 70. Si comprende quindi che egli dice che [a ciò] segue la grazia del Signore. O se gli sopraggiunga la necessità. Per questo motivo dobbiamo attendere la grazia di colui che rimette [la colpa]. In realtà, non fu forse nella necessità, cioè nella tentazione, che egli ebbe fiducia di meritare dinanzi a Dio? O se lo invocherà, [Dio] lo esaudirà? [Lo esaudirà] forse se lo invocherà riponendo fiducia nelle sue opere, che sono inesistenti? Per questo vi paleserò cosa ci sia nella mano del Signore. Cosa cioè Dio disponga. Ecco voi tutti sapete che stoltamente parlate di cose insulse. Per questo motivo c’è da attendersi la grazia. Infatti uno che parla stoltamente di cose vane come potrebbe presentare meriti a lui derivati dalle sue opere? Sopra di loro arriverà, col consenso dell’Onnipotente, il dominio dei potenti. Li domineranno le potenze, cioè il diavolo e i suoi angeli. Li chiama le potenze perché gli altri diverranno deboli seguendo la vanità, e così avranno il sopravvento su di loro i capi e i principi [del mondo] della vanità. Anche il Signore, del resto, chiama " il forte " il diavolo 71, e ciò per il semplice motivo che tiene in suo dominio gente priva di vigore. Se saranno molti i suoi figli, essi ci saranno per dargli la morte. Chiama suoi figli coloro che lo sollecitano e seducono, cioè ogni uomo che suggerendo falsi dogmi conduce alla perdizione. Se arriveranno all’età giovanile, si troveranno in miseria. Cioè: se persisteranno nell’errore proveranno la miseria, poiché la vanità non li appaga. Quelli che gli stanno vicini non eviteranno la morte. Lo dice di coloro che gli somigliano di più nell’arte di sedurre. Non ci sarà compassione per le loro vedove. Cioè per le moltitudini della gente comune che egli è riuscito a sedurre quando a loro, rimaste sole per la morte dello sposo, ha fatto conservare una specie di fedeltà coniugale con promesse basate sull’errore. Se ammasserà l’argento come argilla. Cioè: Se i saggi e gli intelligenti la penseranno come loro, essendo ancora terra e fango cioè animati da pensieri stolti e sentimenti carnali; in seguito però si correggeranno e conosceranno [la verità] e così torneranno fra i giusti. Le loro case infatti saranno come la tignola e il ragno, che egli ha conservato. Parla del cuore o della coscienza. Ovvero chiama case le difese dove essi riparano, difese fatte d’astuzia e di sotterfugi e quindi oltremodo inconsistenti, come il bozzolo dove si nasconde il tarlo e come il buco del ragno, dov’egli cioè si rifugia e poi lo copre e ottura. Che ha conservato. Lo intendiamo nel senso che in quel buco ha conservato se stesso, poiché non tutti i ragni si comportano così. Diciamo questo a motivo dell’interna corruzione che spontaneamente deriva dai cattivi pensieri e per le opere infruttuose che con apparente diligenza l’empio ammassa nella sua casa. Il ricco si addormenterà e non accrescerà [i suoi beni]. Infatti dopo la morte egli non aggiungerà altre sostanze alle sue malefatte. Egli apre gli occhi, e più non esiste. Infatti nella resurrezione non si troverà più ricco, a differenza di quanto aveva sperato. Lo porterà via il bollore, ed egli sparirà. Si riferisce al bollore del mare, cioè alle tribolazioni di questa vita, ovvero alla calura estiva che secca l’erba priva di radici. E lo spazzerà via dalla sua sede. Lo priverà, cioè, di quanto sperava; ovvero: Dio lo spazzerà via dalla sua sede, in modo che egli non si trovi più nella casa di Dio, cioè nel popolo dove Dio abita. Scaraventerà su di lui, e non lo risparmierà. Sembra parlare delle pene, viste come un gran mucchio. Con le sue mani lo applaudirà. Non diversamente è stato detto: E io me la riderò della loro rovina 72. Egli infatti non verserà lacrime quando gli empi andranno in rovina.

28. (28, 1-27) C’è infatti un luogo per l’argento, dov’esso è lavorato. Sono gli uomini prudenti, dediti prevalentemente all’azione. E un luogo per l’oro, dov’esso è purificato. Sono i sapienti, dediti alla contemplazione. Il ferro infatti si ricava dalla terra. Questi metalli dobbiamo prenderli tutti, senza distinzione, in senso buono. Infatti se parla del ferro senza differenziazioni è per indicarci che anche sopra parlava del ferro. Tuttavia col nome di ferro possono indicarsi gli uomini forti. In concreto infatti non c’è distinzione nella sapienza degli uomini all’infuori dell’essere o no in suo possesso. Anche il rame si estrae similmente come le pietre. Cioè lo si separa totalmente dalla terra. Intende mostrare il perché i buoni sono temporaneamente mescolati ai cattivi. Accade perché i buoni sono stati separati dall’identica massa dei cattivi, ad opera dei quali poi vengono purificati. È quanto accade nei metalli che occorrono per costruire un oggetto o un edificio: essi debbono sciogliersi e prendere forma insieme alla terra, dalla quale poi sono separati affinché, avvenuta la separazione, la terra occupi il suo posto e la sua collocazione precisa, come accadrà agli empi dopo la condanna da loro meritata. Egli trova il fine ad ogni cosa. Cioè dove condurla. Dice trova per dire stabilisce. La pietra della tenebra e l’ombra di morte. La pietra, cioè il Vecchio Testamento, è stato dato in mano alle tenebre e all’ombra di morte, cioè in mano a coloro che andavano dietro a cose carnali, sebbene le attendessero dall’unico vero Dio. Allora gli uomini in preda alla superbia non separavano le acque del torrente, cioè non scivolavano sopra le cose temporali per raggiungere, al di là di queste, una qualsiasi solidità, ma erano trasportati dal loro stesso precipitare. Ed è stata effettuata la separazione del torrente dalla cenere. È stata effettuata da colui che confessa i propri peccati e non si inorgoglisce di meriti di opere [buone compiute]: la qual cosa si fa mediante la grazia del Nuovo Testamento. La separazione del torrente dalla cenere. Cioè dagli uomini. E sono stati sospinti lontano dagli uomini. Da coloro che con lusinghe li distoglievano, senza che Dio li rimproverasse, dalle cose che erano state loro promesse perdendo il loro primato. La terra dalla quale è venuto fuori il pane. Sottintendi: Dico che sono stati rimossi coloro dai quali, come da un terreno, uscì il pane del Signore. Egli la brucerà. Il Signore brucerà l’incredulo nel giudizio che verrà a fare dal cielo. Le sue pietre saranno un luogo di zaffiro. Ordina: Saranno un luogo di zaffiro, cioè di metallo prezioso e necessario alla costruzione della città celeste. Mucchi d’oro per lei. Essa avrà oro non in piccola quantità ma a mucchi. La strada che l’uccello non ha conosciuto. L’umiltà del Signore. Non l’ha vista l’occhio dell’avvoltoio. Del diavolo. Il leone non vi è passato. Colui che va superbo per la sua forza. Ha steso la sua mano su pietra durissima. Dio infatti è talmente potente da suscitare dalle pietre figli ad Abramo 73. Ha rotto gli argini dei fiumi: per irrigare tutto il terreno. Chiama fiumi certi annunziatori della parola, i quali volevano essere rinchiusi dentro le loro sponde predicando tutto [il dato rivelato] ai soli circoncisi. Il mio occhio, viceversa, ha visto tutto il bene prezioso. Il mio occhio umano [lo] ha veduto attraverso il Verbo incarnato. Ha svelato le profondità dei fiumi. Le energie interiori per cui si sopportano le persecuzioni, martirio compreso, sono occulte e impervie all’uomo finché siano palesate dalla prova della persecuzione stessa. Mostrò in [piena] luce la sua potenza. La mostrò in coloro ai quali disse: Voi siete la luce del mondo 74. Per la loro opera infatti si convertì anche una non piccola parte dei giudei. L’abisso diceva: Non è in me. Per questo motivo gli uomini residenti nell’abisso non riuscirono a trovarla: perché lì non c’era. Per essa non si dà l’oro serbato [nella borsa]. Cioè il tesoro. Non è meno pregevole dell’oro di Ofir. È come se dicesse: Almeno per questo cercatela, perché non vale meno dell’oro di Ofir. Non si può paragonare a lei l’oro né il cristallo. Da intendersi riferito a un qualche cristallo prezioso, o perché ci sono uomini che amano il vetro più della sapienza. E suo controvalore i vasi d’oro. Sottintendi: Non sono permutabili con lei. Le cose sublimi e il gabis non li si ricorda. Saranno dimenticati, a differenza di lei. Si può anche dire che le cose sublimi e il Gabis sia riferito ad ogni cosa eminente di cui si perde la memoria, affinché tu attinga la sapienza dalle cose nascoste mediante l’umiltà. La sapienza in che modo è stata trovata? Dice così perché l’uomo non può trovarla senza l’aiuto della grazia; per cui il nostro cuore deve rivolgersi a Dio. È nascosta agli occhi di tutti gli uomini. Perché non risiede fra le realtà sensibili. Dissero la perdizione e la morte. Cioè gli uomini perduti e già morti perché vivono immersi in piaceri. Il Signore indicò premurosamente la sua via. Cioè la via dell’umiltà, che è nascosta agli uccelli del cielo. Egli conosce la sua dimora. Dimora della sapienza chi è se non il Padre? Dicendo infatti: io sono in lui ed egli è in me 75, i due sono come dimora l’uno per l’altro. Egli raggiunge con lo sguardo tutto ciò che esiste sotto il cielo. Egli conosce tutte le cose come colui che le ha create, e non attraverso i sensi. Il sollevarsi dei venti e le loro dimensioni. È descritto l’intero mondo creato segnalando le singole parti. E molto a proposito dice che tutto è stato creato secondo un peso, una dimensione e un numero, da cui con la mente si può raggiungere il Creatore. Quando le fece le enumerò conforme le vedeva. Non guardò fuori per fabbricarle ma, essendone l’artefice, le vide in se stesso. E la via alle voci delle tempeste. Dice tempeste per designare le tentazioni; e tentazioni sta in vece delle persone tentate, come se si dicesse le " grida del naufragio " invece di " grida dei naufraghi ". Allora egli la vide e la manifestò. Nella sua predestinazione il Signore vide la via per la quale tornano indietro gli uomini caduti in tentazione. La preparò e la penetrò. Nella predestinazione, non nella realtà dei fatti.

29. (29, 2-25) Chi mi riporterà ai mesi dei giorni passati? Queste parole sembrano dette a nome della Chiesa unita al suo capo, Cristo. Si ha l’impressione che a parlare sia l’intero corpo di questo uomo, mentre si trova nell’imperversare di molte tribolazioni e prove, e cioè in quei giorni nei quali diceva il Signore: Verranno giorni nei quali desidererete vedere uno solo di questi giorni ma non lo vedrete 76. Nel tempo infatti che il Signore rimase sulla terra non c’erano motivi di angustia, in quanto il popolo cristiano era ancora piccolo di numero, risultando solo di coloro che avevano creduto in lui. Fra questi credenti c’eran quei cinquecento fratelli (e più ancora), ai quali il Signore si degnò di apparire dopo la sua risurrezione, come riferisce l’Apostolo 77. Allora non c’erano preoccupazioni o che la Chiesa fosse governata male da gente cattiva o che fosse lacerata dalle male arti degli eretici o degli scismatici. Non subì nemmeno persecuzioni con pene fisiche e non ebbe a sopportare avversità né all’interno né all’esterno. Giobbe quindi parla a nome dell’uomo, cioè del popolo, appartenente al Nuovo Testamento in quanto animato dal desiderio di quei giorni predetti dal Signore. Se pertanto parla di mesi, e non di anni, lo fa probabilmente perché da quando il Signore scelse i discepoli fino al tempo della passione trascorsero non anni ma solo dei mesi. Quando la sua lucerna splendeva sul mio capo. Cioè: sul corpo del Signore lì presente in modo visibile o sulla parola uscita dalla bocca di lui che lì era presente corporalmente. Quando la parola del Signore era diretta alla mia casa. Per [accrescere] la diligenza nel custodire la [sua] familiarità. E accanto a me [stavano] i miei servi. I quali mi trattavano con rispetto servendomi umilmente ciò che necessitava. Quando egli per le mie strade faceva piovere il burro. Attraverso la mia [buona] condotta egli procurava l’esultanza della fede e delle opere buone. Quando i miei monti abbondavano di latte. Quando i profeti erano ben spiegati ai piccoli. Quando di buon mattino uscivo [e mi recavo] in città. O nel senso che, trascorse le tenebre della paura, splendeva ormai il chiarore [della luce], o che si era agli inizi della Chiesa, per cui egli non era né del tutto nascosto né del tutto manifesto. A me si alzava un seggio nelle piazze. Cioè dalle moltitudini si concedeva a me il potere d’insegnare. I giovinetti nel vedermi si nascondevano. Essendo schiavi delle concupiscenze. Invece gli anziani si alzavano in piedi. Lo si dice dei saggi. I potenti smettevano di parlare. Coloro che andavano orgogliosi delle loro dottrine. L’orecchio ascoltava e mi proclamava beato. Il popolo che non conoscevo mi ha servito, ascoltandomi mi ha obbedito 78. Vedendomi, l’occhio si volgeva altrove. L’occhio dei giudei increduli. La bocca della vedova mi benediceva. Lo dice della bocca dell’anima che ha rinunziato allo sposalizio con il diavolo. Ecco, si portava al sepolcro un morto, figlio unico della madre, che era vedova 79. Mi vestivo del [giusto] giudizio come di un manto. Nel preferire i beni spirituali a quelli carnali non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra 80: non sappia cioè con quale intenzione ci si muova ad operare. Infatti quando si indossa la clamide come veste, la sinistra rimane coperta mentre la destra sporge al di fuori: la qual cosa esattamente fa colui che giudica rettamente a qual fine si debba riferire ciò che si sta compiendo. Ho ricercato un giudizio che non conoscevo. Ecco noi abbiamo lasciato tutto per seguirti: che vantaggio ne avremo? 81 Dice che è stato motivo di contentezza per lui l’avere incontrato uno a cui chiedere qualcosa sul giudizio futuro. Ho spezzato i denti molari degli iniqui, affinché non divorassero il popolo per cibarsene come di pane. La mia vita giungerà alla vecchiaia e, come palma, vivrò lungo tempo. La mia vita si allungherà e come palma sarò eternamente onorato: godrò per la mia esaltazione e la mia giustizia. La rugiada si manterrà a lungo sulle mie messi. Si chiama messe un campo quando vi germoglia il grano seminato. La nuova mia gloria sarà con me. Sarà con me la gloria del nuovo Testamento. E il mio arco avanzerà stando nella mia mano. Farò quel che comando. Non aggiunsero [nulla] al mio dire. Allude alla perfezione del Vangelo. In effetti il parlare che era stato concesso alla sinagoga ebbe bisogno di aggiunte. Si rallegravano quando parlavo con loro. Infatti il parlare antico conteneva parole di timore, il nuovo parole di carità. E se anche ridevo con loro essi non credevano. Si riferisce alle parole espresse in parabole, che non erano capite, tuttavia stando al suono delle parole, non le si credeva espressioni prive di significato. Tale è il riso sulla bocca di Sara 82, il quale significava che gli antichi compivano tutto con valore profetico. Lo stesso è di quanti dicono qualcosa in senso figurato. Ho scelto la loro via e mi sono assiso come protagonista. Lo dice inquanto Egli assunse la nostra mortalità o perché si mise a tavola con i pubblicani e i peccatori, sempre però per essere il protagonista in ordine alla loro salvezza. E stavo in casa come un re circondato da eroi. Da coloro, cioè, che abbandonate le proprie cose lo avevano seguito. Come uno che consola gli afflitti. Lo dice di coloro che godevano nella speranza mentre per la loro vita presente erano rattristati. Di loro è detto: Beati quelli che piangono 83, e ancora: Come gente triste, ma che è sempre nella gioia 84. Essi non possono racchiudere dentro di sé quella grandezza di cui è detto: Chi avrà così operato e insegnato sarà chiamato grande nel regno dei cieli 85.

30. (30, 1-31) Adesso invece mi deridono gli infimi [del popolo], mi danno suggerimenti i più giovani d’età. Tale gente infatti nacque nella Chiesa in un secondo tempo: costoro non faranno progressi eccezionali. Dice poi: Mi danno suggerimenti per il fatto che, inseriti nella gerarchia della Chiesa, ricevono la facoltà di predicare al popolo, ma essi stessi non praticano ciò che predicano. Di loro io disprezzavo i genitori. Chiama loro genitori coloro di cui son figli, in quanto ne imitano la condotta. Ad essi fu detto: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti 86. Il vigore delle loro mani era per me come cosa da nulla. Lo dice del potere concesso ai loro antenati, che un tempo fu talmente ampio da mettere in croce il Signore. In loro veniva meno ogni [sorta di] vita: perché non si emendarono nemmeno alla fine. Barcollavano per la miseria e la fame. Nessuna delle loro cupidigie li saziava. Ieri essi fuggivano nel deserto. Si rifugiavano nelle scuse prese dalla legge, che però essi non comprendevano con semplicità [di mente]. E siccome [la legge] l’avevano ricevuta nel deserto dice: Ieri essi fuggivano nel deserto. Come infatti l’oggi riguarda il nuovo Testamento così ieri riguarda il Vecchio. Del Nuovo infatti si dice: Oggi se ascoltate la sua voce non indurite i vostri cuori 87, e ancora: Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato 88. Essi rosicchiavano la corteccia degli alberi. Prendevano per cibo le simbologie della legge, che racchiudevano dentro di sé cose [veramente] utili. Loro cibo erano le radici degli erbaggi. Lo dice dei riti sacri che era stato loro ingiunto di celebrare, come se fossero stati roba appiccicata alla terra. Da questi riti però sarebbe derivato il frutto di una comprensione libera da pastoie, che si sarebbe sollevata sopra la terra, in quel regime di libertà nel quale essi non potevano arrivare. Disonorati, abietti e privi di ogni bene. Perso l’onore della prelazione, essi erano anche lontani dalla speranza della promessa, poiché colpevolmente meritarono di perdere i doni terreni loro concessi e non hanno poi conseguito il regno dei cieli. Mangiavano le radici delle piante dalla gran fame che avevano. Quanto è stato detto delle radici dei cereali a motivo del frutto che matura nel grano, bisogna intenderlo parimenti delle radici delle piante a motivo dei loro frutti, che sono il vino e l’olio. In realtà tutti questi frutti spirituali li ha ereditati la Chiesa, e di essi erano radici abbarbicate alla terra i riti prefigurativi che i giudei dovevano per costrizione compiere nella loro esteriorità: il sabato, la circoncisione, i sacrifici e le altre pratiche simili attinenti a cibi spirituali. I ladri sono insorti contro di me. Son coloro che con tenebrosi inganni erano pervenuti ai posti onorifici che propriamente spettano ai giusti. Loro case erano le spaccature delle rocce. Essi erano di quelli che volevano giustificare le loro voglie disordinate coprendole con certi passi oscuri dei libri sacri. Essi gridavano di frammezzo agli alberi. I loro peccati erano di pubblico dominio, sebbene essi volessero coprirli con le oscurità della Scrittura, come se fossero ombre prodotte dagli alberi. In relazione a ciò si dice [nella Scrittura]: Il grido dei sodomiti è salito fino a me 89. Anzi, son molti i passi dove la Scrittura parla di grida invece che di peccati pubblici, tanto che si può concludere che parole sono tutti i desideri concepiti in cuore, mentre grido è il desiderio maturato e tradotto in azione. Essi restavano al di sotto delle barbe aderenti alla terra. Può intendersi che quanti osservano i comandamenti in modo carnale non rimangono solo nelle barbate delle piante ma al di sotto di loro. Ora le barbate non sono certo i frutti delle piante ma quella parte da cui vengono fuori e si innalzano le parti dell’albero o dell’erbaggio che contengono il frutto (se si tratta veramente di piante da frutto, poiché queste barbate si trovano anche nelle piante che non danno frutti). Figli di gente stolta e ignobile. Si riferisce ai giudei, che sopra ha definito come genitori di questi tali per il fatto che li imitano. Anche costoro infatti vivono appellandosi al nome di Dio, pur senza adorarlo. Dei giudei dice che sono stolti e ignobili perché, in contrasto con la realtà, non solo si vantavano d’essere guide di ciechi ma anche i [veri] figli di Abramo, per i meriti del quale, come del loro padre, ostentavano una presunta nobiltà. Ascoltando però la sentenza: Essi sono ciechi e guide di ciechi 90 se ne deduce che erano stolti; e dalle parole: Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo 91 appare con evidenza che essi avevano degenerato e avevano perso i loro titoli nobiliari. La reputazione e l’onore sono spariti dalla terra. C’erano un tempo, ma poi sono cessati. Ora sono io la loro canzone. Sono la canzone di coloro di cui furono padri quei tali che mi tenevano presso l’orecchio ma non dentro il loro cuore. Mi ritengono loro zimbello. Sebbene parlino di me e ascoltino racconti su di me essi considerano vano e inutile tanto il racconto quanto l’ascolto. Prendendo le distanze mi hanno detestato. Questo, perché si sono allontanati dalla giustizia commettendo peccati e detestando con la loro cattiva condotta i precetti della giustizia. Non hanno esitato a sputarmi in faccia. Il volto di Cristo è abominio per coloro che disprezzano i suoi precetti e ne provano schifo. Possibile intendere anche così: Con i loro cattivi costumi han fatto sì che io fossi conosciuto in maniera distorta. Aprendo la sua faretra mi ha procurato tormenti. Manifestando cioè cose occulte, da cui provengono le tentazioni. Mi hanno messo un morso in bocca: affinché io, sia pur controvoglia, dessi il consenso, tollerando coloro che mi conducevano là dove essi volevano, cioè nelle loro bassezze. E si son levati certuni germogliando a destra. Effettivamente essi si son levati per favorirmi e per esortarmi al bene, con l’intento di soddisfare le loro passioni, non perché volessero perseguitarmi. Strinsero in ceppi i miei piedi. Con i ceppi degli uffici ecclesiastici perché non potessero sfuggir loro di mano. I miei sentieri sono stati cancellati. In modo che non apparissero i sentieri dove sogliono camminare i buoni: i quali non cercano gli interessi propri ma quelli di Cristo 92. Mi ha spogliato dell’abito. Cioè dell’antecedente prestigio, a cui si è soliti abdicare. Ciò accade se prende il sopravvento il numero dei peccati e l’abitudine a commetterli. Mi ha ferito con le sue frecce. Lo dice dei precetti, attraverso i quali vedo ciò che è male e, non riuscendo a frenarmi, ne provo tormento. Ha approfittato di me come ha voluto. Dio si è servito anche della mia sventura e miseria per [affermare] la sua giustizia. Proprio come egli voleva. Sono avvolto nei dolori. Soffro in me e negli altri: Battaglie al di fuori, timori all’interno 93: chi cade nell’infermità senza che diventi infermo anch’io? 94 I miei dolori si ripetono, la mia speranza vola via come il vento. Chi si volge alla speranza di beni temporali ritiene una sciocchezza quanto io prometto. Come una nuvola è sparita la mia salute. Essi infatti non sperano di conseguire la salute promessa perché amano una salute terrena. Or ecco che la mia anima si riverserà sopra di me: mediante il peccato. Quanto alle mie ossa, sono state spezzate di notte. Dice che gli è stata sottratta la stabilità che aveva prima. I miei nervi si sono afflosciati. Parla delle azioni compiute prima. Con molto vigore ha afferrato la mia veste. Così, per far risaltare la sua forza, prima affliggendomi e poi dandomi sollievo. Mi ha cinto come con l’orlo del mio vestito. Mi ha lasciato solo una piccola parte della mia autorità. La mia porzione è nella polvere e nella cenere. È nella penitenza, essendo questo l’estremo [rimedio]. Essi stavano dritti e mi spiavano. Mentre io giacevo in terra, i superbi stavano in piedi, cercando colpe da rimproverarmi. Mi hai allontanato dalla salute. Esprime dolore per coloro che hanno perso la speranza della riabilitazione. È infatti la terra la dimora di ogni mortale. Dice di temere la morte perché la sua dimora non è in cielo 95, come ritengono quei cattivi, molti in verità, che nella Chiesa vivono pensando solo alla terra. Magari potessi uccidermi! E così morire al mondo presente. O potessi pregare qualcun altro che mi facesse questo! Potessi pregare o un qualche angelo buono o Dio stesso, che intervenisse a farmi ravvedere. Io ero in attesa di beni. Si dispiace perché queste cose gli sono capitate all’improvviso. Il mio intimo è ribollito e non tacerà. Lo dice del suo io interiore o della memoria con cui ricorda le cose di prima e come ora essa è afflitta e geme. Sono stato nell’assemblea gridando. Perché non è stata ascoltata in mezzo alla moltitudine di coloro che non volevano ravvedersi. La mia pelle è diventata nera assai. Per tutti i patimenti venuti addosso a lei dall’esterno. La mia cetra si è mutata in lamento. Parla delle opere buone con cui gioiosamente lodava Dio.

31. (31, 1-40) Ho stretto un patto con i miei occhi. Ho forse cominciato a sperare beni visibili? Di non pensare ad alcuna vergine. Si sottintenda: Lungi da me [il pensare]! Da qui comincia a ricordare i meriti della Chiesa in coloro che in mezzo a grandi tentazioni perseverano sino alla fine, mentre la malvagità cresce a dismisura e in molti si raffredda la carità 96. E io non penserò a donna vergine. Perché reso incorrotto dalla sapienza o dalla giustizia. E c’è forse nell’alto qualche altra porzione [dei beni] di Dio? Sottintendi: Non ci penserò: ovvero: Quale sarà se non quella? Se ho camminato con gli schernitori. Ormai è difficile ai buoni che vivono nella Chiesa non mescolarsi con gente come questa. O se il mio piede si è affrettato a commettere inganni. Lo dice dell’ipocrisia. Che io semini ed altri mangino dei miei frutti. Una cosa del genere è capitata ai giudei: dire cioè cose che gli altri debbano praticare ma loro stessi non praticano. Sia privo di radici nella terra. E così mi dissecchi facilmente. Nella terra infatti è saldamente fissato, come su di una pietra, colui che pratica ciò che predica. Se il mio cuore è andato appresso a donna. Riguarda colui che nel popolo di Dio va in cerca della propria gloria personale e non quella di Dio, al quale esclusivamente essa è dovuta. Se ho assediato le sue porte. Cioè: se subdolamente ho cercato di cattivarmi le preferenze del popolo di Dio o di accrescere in esso il timore, affinché si sentisse obbligato a prestare servizio a me piuttosto che a Dio. Che allo stesso modo la mia moglie sia compiacente con un altro. Così la mia reputazione sia cara al diavolo, del quale se incontriamo le compiacenze, siamo a Dio spiacenti. Il diavolo infatti gode delle nostre cattive azioni. E i miei figli siano umiliati. Cioè le mie opere ovvero i miei imitatori. È infatti per me rabbia incoercibile violare la moglie del mio prossimo. Pretendendo d’averla per me. Ovvero se ho trascurato di giudicare il mio servo o la mia serva quando venivano per essere giudicati da me. A questo si riferisce il detto: Se avrete cause d’ordine materiale 97. Chiama servi i laici ancora immersi nelle faccende secolari. E se [ho trascurato] anche la visita, cosa risponderò? Quando io sarò nella tribolazione, quale coscienza posso avere se ho trascurato cose come queste? Non sono forse stati concepiti anche loro nel grembo materno come lo sono stato io? Infatti nei riti sacramentali si predicano a tutti le stesse cose, e tutti credono alle stesse cose. Siamo stati tutti allo stesso modo nel seno della madre. Non accade infatti che uno proclami [la parola] diversamente da quell’altro che intende servire Dio in pienezza. Dal seno di mia madre io fui loro guida. Fin dai suoi inizi la Chiesa agisce così. Ovvero se ho omesso di soccorrere il nudo che stava per morire e non l’ho coperto. Se con la fede nella remissione dei peccati non ho coperto come di un velo colui che moriva nella nudità e nella sporcizia, cioè nel peccato, come uno che non ha una tunica da indossare. Egli è nella disperazione per la moltitudine dei peccati; eppure si dice al riguardo: E di coloro di cui sono stati coperti i peccati 98. Se non mi hanno benedetto le spalle dei deboli. Coperti con la speranza dell’immortalità come di un manto che sta sopra di loro. Coloro però non avrebbero dovuto pensare che, credendo nella remissione dei peccati, sarebbe stato loro sufficiente essersi liberati dal timore delle pene antecedentemente meritate e per questo poter riporre la fiducia nelle cose del mondo. Per questo aggiunge molto a proposito: Si sono riscaldati con la tosatura delle mie pecore. Infatti essi sono stati sottratti al freddo della speranza nei beni temporali riflettendo sull’operato di quegli altri che attraverso la rinunzia si sono spogliati dei beni carnali a somiglianza di un gregge di pecore tosate 99. Se ho alzato la mano sul capo dell’orfano. Il quale [orfano] trovandosi senza padre avrebbe potuto mettersi al seguito della creatura o dell’uomo. Fiducioso perché ho trovato un forte aiuto. Volendo dominare su di loro. Mi si stacchi le spalle dalla clavicola. Questo accade a coloro che si separano dalla Chiesa volendo spadroneggiare sul popolo per esperimentare la frattura del distacco. Con la parola spalla o braccio si raffigurano le opere compiute. Il timore mi ha trattenuto: dall’alzare la mano contro l’orfano. Non reggerò sotto il suo peso, se questo volessi fare per opprimere l’orfano. Ho riposto nell’oro la mia forza. Nel senso: Forse che ho presunto della dottrina o della sapienza di Dio? Se avessi confidato anche nelle pietre preziose: considerando le mie opere, o cose simili. Se mi fossi rallegrato per le mie abbondanti risorse economiche: come se si trattasse di roba mia, mentre chi si gloria deve gloriarsi nel Signore 100. Se avessi collocato la mia anima su innumerevoli cose. A tutta la frase sottintendere: Mi si stacchi la spalla dalla clavicola: e il motivo è che sarei amato da molta gente. E se il mio cuore si fosse ingannato di nascosto. Ordinare così: Se avessi collocato la mia anima su innumerevoli cose e il mio cuore si fosse ingannato di nascosto: Cioè: Se avessi acconsentito all’ipotesi di presumere di me stesso. Se avessi baciato la mia mano accostandomela alle labbra. Se avessi goduto delle mie opere, quasi fossero state mie. Se mi fossi rallegrato della sventura del mio nemico. Cioè dei nemici della Chiesa, quali sono i persecutori della Chiesa stessa. Ascolti il mio orecchio la mia maledizione. Essa giunga ai miei sensi. Privo di fama, io diventi il ludibrio del mio popolo. Cioè del popolo dei santi, dai quali dev’essere separato come uno cui ci si fa beffe. E se anche le mie serve spesso hanno detto di me. Le serve sono gli adulatori. Chi ci consentirà di saziarci delle sue carni? Poiché io ero abbastanza fortunato. Essi avrebbero voluto raggiungere la mia prosperità terrena, ma io non agii così; anzi perché non dicessero cose come queste, non ostentavo d’essere nella fortuna per motivi di questo genere. L’ospite non restava fuori casa. Accoglievo presso di me chi era pellegrino nel mondo. Se dopo aver peccato ho nascosto intenzionalmente la mia colpa: se infatti noi pecchiamo deliberatamente dopo aver conosciuto la verità 101. Ovvero se ho tollerato che l’indigente uscisse dalla mia casa a stomaco vuoto. Se cioè è uscito dalla mia casa proprio perché era a stomaco vuoto. Chi mi concederà un ascoltatore? Chi mi concederà uno che mi ascolti? Se non ho temuto la mano del Signore. Con la quale egli ha scritto: Se non rimetterete, nemmeno il Padre vostro rimetterà a voi 102. La scrittura, se ne ho qualcuna. Ordina: La scrittura, se qualcuna ne ho, e se non l’ho spezzata sopra le mie spalle e se la leggerò pubblicamente cinto di corona, alzandola sopra le mie spalle. E cinto di corona [la] leggerò pubblicamente, cioè dirimpetto alla mia faccia. Ti piazzerò di fronte alla tua faccia 103, perché io sarò confuso dal popolo che mi circonda per non aver adempiuto il precetto del Signore, che io stesso in antecedenza avevo detto d’aver praticato, negando in un primo tempo d’avere quella scrittura, che in seguito mi si presenta davanti. Se qualche volta la terra ha dovuto gemere per causa mia. I sudditi della Chiesa per il fatto che io ero cattivo. Ovvero i suoi solchi hanno pianto insieme. I solchi, cioè, dove vengono gettati i semi e si producono i frutti: se essi hanno dovuto piangere perché ero cattivo io e spargevo semi cattivi. Per questo dice: Insieme. Se io da solo ho mangiato del suo vigore senza spendere nulla. Parla dell’opera di misericordia per cui chi viene istruito rende partecipe dei suoi beni il suo catechista 104. Solo vuol dire " senza ricompensare " colui che gli donava. Ovvero, se con inganni ho rattristato l’anima del Padrone della terra. Non mostrandomi degno della passione di colui che per me ha donato la vita. [Ricordare]: Non contristate lo Spirito Santo che è in voi 105. Invece del grano mi germogli l’ortica. Invece di maestri di spiritualità vera vengan fuori insegnanti che carezzano l’orecchio con le lusinghe proprie di persone dalla coscienza corrotta e lontane dalla verità 106. Invece dell’orzo le spine. Invece delle persone che, sebbene ancora carnali, tuttavia son docili, vengan fuori i peccatori ostinati. Giobbe infatti era giusto ai suoi occhi. Cioè nella sua coscienza.

32. (32, 1-22) Parole di Eliu il buzita. Dio lo ha rigettato, non un uomo. Se mi si consente, direi che questo è il motivo per cui essi hanno smesso di parlare. Non gli risponderò con discorsi come i vostri. Io infatti dirò cose tali che egli non mi potrà replicare, come invece ha fatto con voi. Ebbene, ecco io ho aspettato ma loro non hanno parlato. Dice questo come rivolgendosi a Giobbe. Il mio intimo è come un otre pieno di mosto. La Scrittura lo incoraggia perché parlerà da profeta. E come un mantice da fonditore che si squarcia. Parlo per forza al fine di liquefare la [vostra] durezza. Ecco il motivo per cui si dice adirato. Non ci sarebbe stato bisogno delle mie parole se voi gli aveste risposto. In caso diverso le tignole consumeranno anche me. O come voi o come tutti coloro che s’incantano di fronte alle persone.

33. (33, 3-30) Il mio cuore è puro nelle parole [che dirò]. Non c’è doppiezza in me. Lo spirito di Dio che mi ha creato. Sottintendi: È per cui l’intera frase suona così: È lo spirito di Dio che mi ha creato. Come puoi dunque dire: Io sono giusto, ed egli non mi esaudisce? Quasi che Giobbe avesse rivolto la parola a un avversario. Il Signore parla una volta sola. Come per dire che il Signore con una sola vocazione ha chiamato tutti i giusti, e ora nel tempo la divina Provvidenza fa lo stesso con i singoli uomini. Nel sonno o con visite notturne. O nell’ignoranza o nella tribolazione. O come un forte spavento che invade gli uomini mentre sono a letto a dormire. Mentre sono nella tranquillità. E sottragga il suo corpo dalla rovina. Parla figuratamente, come quando menziona le ossa. Libera dalla morte la sua anima. Quando lo avrà convertito, gli risparmierà il castigo. Poiché sta per venire la guerra e di nuovo lo rimprovererà con la debolezza [mentre è] a letto. Lo mette alla prova anche dopo la conversione affinché non presuma di se stesso. Tutte le sue ossa son putrefatte. A causa della fiducia in se stesso. Non potrà ingoiare alcun cibo. Non potrà ricevere alcuna consolazione dai beni temporali. E rinnoverà il suo corpo come una tinta che si dà alla parete. Il cambiamento di vita. Anche qui si parla figuratamente per le menzione dell’edificio: cioè [lo accetta] nella società. Egli renderà le sue carni molli come quelle d’un bambino. Giobbe umile è tentato mediante il rinnovamento affinché non si indurisca nella superbia, constatata in lui da Eliu. Egli entrò gioioso in volto confessando. Pronto ad affrontare le prove. Salva la mia vita perché non giunga al sepolcro. Qui è la prova della morte. Le tre vicissitudini dell’uomo. Quella della conversione, della tribolazione e della morte. Ma egli ha liberato la mia vita dalla morte. Poiché la prova della morte resta ancora. Affinché la mia anima lo lodi nella luce. Allora finalmente cesseranno le suppliche poiché nulla ci mancherà.

34. (34, 1-35) Rispondendo poi Eliu disse. Come per dire: E soggiunse. Voi che avete la scienza, ascoltate. Lo dice agli spirituali. Poiché è l’orecchio che valuta i discorsi. L’orecchio carnale valuta le cose di quaggiù. Che c’è di buono in quanto detto da Giobbe, e cioè: Io sono giusto? Cosa ha detto di buono con tale affermazione? Secondo il mio parere, egli ha mentito. Al riguardo si dice: Io mi aspettavo dei beni 107. Pertanto in quanto esula dalla speranza egli ha mentito. Quale uomo è come Giobbe? Riporta ancora le parole di Giobbe. Egli ha detto: Non sarà visitato [dalla prova] colui che cammina nella fedeltà a Dio. Pensa che egli si inganni perché ha fatto tutte quelle cose con questa speranza. Ovvero, con più verità supponendo che chi vive nella fedeltà al Signore non può essere [da lui] visitato a scopo di bene. Lungi dal Signore l’empietà. Quella per cui o non visiti a scopo di bene colui che vive a lui fedele, ovvero, se lo visita con la tentazione, lo faccia per mancanza di pietà o di giustizia. È empio chi dice al re: Tu agisci ingiustamente. Questo tu non lo devi dire poiché non sei un miscredente. Va bene: egli dice (e non: egli avrà detto) per non essere [empio] anche per questo motivo. È come quando si dice: " È fatto ", di uno che lo sta facendo. Ai principi molto empiamente. È come se dicesse agli angeli: Se non ci fosse Michele, il vostro principe, voi agireste assai empiamente; ovvero: Se tanta è l’empietà quando ciò si dice ai principi, quanto maggiore se lo si dice al re! Essi infatti hanno abusato ingiustamente quando, per essere infermi, venivano esclusi. Hanno usato malamente del loro allontanamento quando per la loro infermità venivano esclusi da quella visione nella quale si rende manifesto come tutte le cose sono da Dio disposte e regolate con perfetto ordine. Essi ne hanno usato male quando hanno preferito seguire il loro proprio giudizio pensando che Dio non si curasse di queste cose. Da questo deriva loro quella stoltezza per cui nelle proprie necessità invocano l’uomo e a lui rivolgono suppliche, mentre invece avrebbero dovuto rivolgerle a Dio. Non c’è luogo e nemmeno ombra di morte dove possa nascondersi chi compie azioni inique. Non esiste ombra di morte perché essi possano nascondersi, come affermano le parole: Non sono i vecchi ad avere la sapienza 108 poiché origine della sapienza non è la vecchiaia, e le altre: Non salutare l’eretico 109, cioè non salutarlo perché è eretico. Egli rovescerà la notte ed essi saranno umiliati. Cioè: Sarà sopra di loro ciò che sarebbe dovuto star sotto di loro; saranno schiacciati da ciò che doveva essere loro sottomesso. Ha spento la luce agli empi. Essi invece credevano d’essere la propria luce. Essi non hanno conosciuto le sue opere di giustizia. Parla del bene che Dio ha saputo trarre dalla loro malizia, facendo sì che il grido del povero fosse recato dinanzi ai suoi occhi. Egli concederà il riposo; e chi potrà condannare? Non quel riposo che cercano gli uomini: riposo che viene turbato dalle tribolazioni. Ora, se Dio giustifica chi oserà condannare? 110 E contro la gente e contro l’uomo nello stesso tempo. Cioè, contro i pagani e contro i giudei. Per la perversione del popolo egli costituisce re l’uomo insincero, cioè colui al quale è detto: Tu che fai da maestro agli altri non sai istruire te stesso? 111 Vedrò senza di me. Mostramelo tu. Nel riprendere te, come non vedere che debbo riprendere me stesso? Da pronunziarsi come una interrogazione. Se ho commesso iniquità, non continuerò a farlo. Richiamato al dovere da te. Lo esige forse da te per forza, perché tu l’abbia rigettato? Perché tu l’hai rimproverato. L’uomo sapiente ascolterà la mia parola: se cioè io gli dico che Dio si prende cura di tutte le cose. Ma Giobbe non ha parlato con sapienza: ritenendo che gli son capitate cose ingiuste per colpa di Dio.

35. (35, 2-16) Perché mai nel giudicare hai supposto questo? Perché hai giudicato in questo modo? Chi sei tu per poter dire: Io sono giusto dinanzi al Signore? Alla presenza del Signore tu hai detto: Io sono giusto. L’uomo infatti merita rimprovero in tutti e due i casi, e cioè: primo, se egli parla in tono superbo ovvero se, anche secondo la giustizia umana, risulti falso che egli sia giusto; secondo, perché mai potrà dirsi con verità dall’uomo che egli è giusto agli occhi di Dio, poiché, paragonato a lui, ogni uomo è ingiusto. Ovvero tu dici: Se ho peccato, che vantaggio ricavi tu o che cosa dovrò fare io? A Eliu sembra infatti che Giobbe abbia rivolto a Dio questa domanda, quasi che a lui possa giovare il suo peccato, costringendolo, con questo dolore, ad usargli pietà. Gli aveva detto infatti: Non insegnarmi ad essere empio; o che sarà un bene per te se commetterò ingiustizia? 112 Ovvero potrebbe anche sembrare che col peccato Giobbe abbia nociuto a Dio, e Dio lo perseguiti per questo motivo, incalzandolo come un nemico per non ricevere da lui alcun male. Effettivamente egli aveva asserito anche questo: Se ho peccato, cosa posso farti? 113 Alle due ipotesi risponde Eliu con le parole che seguono, e cioè: Io risponderò a te e ai tre amici miei. Guarda al cielo e vedi. Guarda alle nubi e vedi quanto sono alte sopra di te. Se hai peccato che farai? Conferma ciò che è stato detto da lui: Se io ho peccato, cosa posso farti? Ovvero, se tu hai commesso molte ingiustizie, cosa potrai fare? È più grave quel Se hai commesso molte iniquità che non il Se hai peccato di cui sopra. E tuttavia cosa potrai fare a Dio se non sei capace nemmeno di graffiare le nubi? Se poi sei giusto, cosa potrai dargli? Argomenta e contrario: Come la tua giustizia non reca a lui alcun vantaggio così la tua malvagità non gli recherà alcun nocumento. Ovvero, cosa prenderà lui dalla tua mano? Anche se tu volessi dargli qualcosa. Lo dice dei sacrifici, che gli stolti credono essere accettati da Dio come cose di cui abbia bisogno. La tua empietà si riversa sull’uomo che è simile a te, la tua giustizia ricade sul figlio dell’uomo. L’una, la prima, nuoce; la seconda reca vantaggi. Con questi versi egli conferma, e non controbatte, l’affermazione di Giobbe che aveva detto: Se io ho peccato, cosa posso farti? Conseguentemente egli deve ora mostrare perché in questa vita gli uomini vengono tormentati dalle vessazioni dei cattivi e, tra questi, anche del diavolo e dei suoi angeli. Egli infatti è il principale artefice di tutte le ingiustizie e cattiverie. Siccome dunque i peccatori non possono nuocere a Dio, perché egli li consegna in mano ai cattivi per essere da loro tormentati? Lo espone in quel che dice appresso e cioè: Grideranno in mezzo alla folla, schiamazzeranno tra le braccia di molti. Egli non diceva: Dov’è quel Dio che m’ha fatto? Per questo infatti essi soffrono i propri mali: perché cerchino Dio, non perché stiano a sbraitare inutilmente. Le parole: Colui che mi ha fatto hanno valore di prova, nel senso che Dio non abbandonerà colui che ha creato se l’uomo stesso continua a cercarlo. Egli distribuisce le veglie della notte. Si riferisce ai periodi del tempo presente, disposti ordinatamente e regolati da certi dominatori, e ciò significa che nemmeno in questa notte dominata dall’errore Dio creatore abbandona senza custodia colui che ha creato. Egli mi separa dai quadrupedi della terra e mi fa più sapiente degli uccelli del cielo. Infatti nelle tribolazioni della vita presente non dobbiamo cercare il Signore mossi dal desiderio di cose terrene, ricordando che già prima di ottenerle noi siamo superiori agli animali. Lì grideranno, ma tu non ascolterai. Dice lì per dire nella moltitudine, nell’afflizione di coloro che gridano, e dalla stretta di molti, ovvero quell’avverbio lì significa per tale motivo, come nel testo: Lì son caduti quanti commettono azioni inique 114. Dicendo: Ma tu non ascolterai ciò che egli dice, lo dice di lui. Nell’odio dei cattivi. Sottintendi: Lì grideranno. Il Signore infatti non vuol vedere le cose vane. Egli non vuole andare in aiuto di coloro che gli chiedono cose insulse e che nelle angustie non gridano a lui per ottenere i beni eterni (mentre è proprio per questo che si distinguono dai quadrupedi e sono stati resi più saggi degli uccelli del cielo), ma si limitano a baccagliare perché non trovano la felicità fra le cattiverie del tempo presente. L’Onnipotente guarda con amore coloro che compiono opere di giustizia; egli mi salverà. Dio vede nell’intimo dei cuori, e come vede quelli che praticano [la giustizia], così ai giusti darà quella salvezza che egli vede nascosta nel segreto. In effetti, le cose che Dio ha preparato per quanti lo amano, occhio mai ha visto né orecchio ha mai udito né sono penetrate nel cuore dell’uomo 115. Per questo, anche se l’uomo si turba perché la sua salvezza è insicura, il Padre gli darà l’aiuto nella tribolazione, lui che scruta il segreto [dei cuori] 116. Tu lo potrai giudicare, se lo potrai lodare così come egli è. Questo infatti sembrava che dicesse Giobbe quando affermava: Magari ci fosse un arbitro fra noi! 117 E ora siccome egli non prende visione della sua collera né si rende conto dei delitti con furore. Non ne prende cognizione al fine di castigarli. Per questo è detto: Ecco io riconosco la mia iniquità; e nello stesso salmo: Distogli la tua vista dai miei peccati 118. Egli dunque conosce i peccati; e in realtà, se gli uomini incontrano tribolazioni in questo mondo (sebbene non in maniera pesante) è proprio per questo motivo: perché tu punisci il [colpevole] ma gli dài spazio per ravvedersi. Ma Giobbe ha aperto la sua bocca con parole senza costrutto. Moltiplica le chiacchiere perché è un ignorantone.

36. (36, 2-34) Abbi un po’ di pazienza e permettimi d’insegnarti ancora, poiché ha ancora parole da dirti, ricevendo la mia dottrina da lontano. Poiché fino a quando siamo in questo corpo siamo pellegrini, lontani dal Signore 119. Con le mie opere parlerò di cose giuste. Affinché non si dica di lui ciò che Dio dice al peccatore: Come fai tu a narrare le opere della mia giustizia e come metti nella tua bocca il mio testamento, tu che hai in odio la disciplina? 120 In questo mondo dobbiamo dunque parlare con le opere, inquanto la scienza [completa] la si riceve da lontano, parzialmente e in modo confuso. E quando arriverà ciò che è perfetto sarà tolto di mezzo ciò che è incompleto 121 e non sarà più cosa remota, poiché noi lo vedremo così come egli è 122. Tu comprenderai secondo verità e non [dirai] parole ingiuste comprese in maniera ingiusta. Chiama le sofferenze di Giobbe parole di Dio, non ingiuste ma conformi a verità; quanto a Giobbe però egli ritiene che le abbia capite male poiché crede di soffrire ingiustamente, mentre invece anche del giusto sofferente si legge: È tempo che il giudizio cominci dalla casa del Signore 123. E sappi che il Signore non rigetta l’innocente: anche se riprende severamente colui che ama, e usa il flagello con il figlio che gli è accetto 124. Forte per il vigore del cuore, egli non dà la vita all’empio: sebbene sul momento sembri risparmiarlo. E va bene quel forte per il vigore del cuore, inquanto non gli darà la vita quando con lacrime cercherà lo spazio per un pentimento differito troppo a lungo ma non lo troverà, e non riuscirà a rendere misericordioso nel suo inflessibile giudizio colui che poco prima ha disprezzato, quando cioè lo ammoniva con misericordia. E concederà il giudizio ai poveri. Quel giudizio con cui giudicherà coloro dai quali i poveri soffrono angherie. E ben a proposito parla di poveri, facendoti comprendere che quando sopra parlava di empi lo diceva dei ricchi, cioè dei superbi. Non toglierà al giusto i suoi occhi. Anche quando lo prova con le tentazioni e la sofferenza, mettendolo come in una fornace 125, non lo priva della sapienza con cui si conosce e si adora Dio. Ciò dicendo, mostra con sufficiente chiarezza che pena degli empi è la loro stessa cecità, anche quando le altre pene sembrano loro risparmiate. E con i re in trono. Sottintendi: li fa sedere, detto qui dei giusti. Se li chiama re è perché essi domano la loro carne. Di loro si dice: Qual è quel re che ingaggia guerra contro un altro re 126, ecc. Li ha fatti sedere per sempre e saranno esaltati. Anche qui sottintendi quel che ha detto prima: Con i re sul trono. E se dice: Saranno esaltati è perché prima erano stati umiliati. E coloro che sono stretti a ceppi. Di questo legame dice l’Apostolo che per lui è un bene il venire sciolto per essere con Cristo 127; e si riferisce alle pastoie della vita presente, nella quale il corpo corruttibile appesantisce l’anima 128. Saranno presi nelle funi della povertà. Saranno convinti, riguardo alle consuetudini prolungate di prendersi i piaceri carnali, che derivano dalla mancanza di quelle cose con cui si regge e tira avanti la presente vita mortale. E vengono annunziate ad essi le loro opere. Non certo le opere buone, ma forse gli stessi beni che appagano gli appetiti, dei quali è detto: So che nella mia carne non abita il bene 129. Tali voglie, anche se non spadroneggiano nel nostro corpo mortale costringendolo a seguirle, tuttavia certo non mancano. Ovvero lo si dice degli appetiti per i quali l’uomo meritò di giungere alle opere cattive per la sua origine dal peccato. E i delitti, quando essi si saranno irrobustiti. Son queste le opere di cui parlava sopra. Esse non possono essere facilmente annunziate, cioè manifestate, a chi è infermo ma a coloro che già han fatto dei progressi lasciandosi dietro tutta la cattiveria umana, universalmente conosciuta attraverso le opere disoneste e delittuose che si commettono alla luce del sole. Ma esaudirà il giusto. Cioè colui che vive di fede 130, attribuendo alla grazia di Dio, e non ai meriti propri, non solo il fatto d’essere stato giustificato in rapporto a questa vita ma anche, per quanto riguarda il futuro, d’essere liberato da tutto il male di tutte le trasgressioni. Tali cose annunzia la verità ai fedeli per il tempo in cui saranno fortificati, quando cioè saranno presi nelle funi della povertà. Attualmente infatti essi sono stretti a dei ceppi, non ancora sollevati in alto per sedere eternamente sul trono insieme ai re. E ha detto che si convertiranno dalla malizia. E ha detto, sottintendi: Dio. Se obbediranno e [lo] serviranno, termineranno nei beni i loro giorni e nella gloria i loro anni. Allora certamente nell’uomo non albergherà più alcun peccato poiché non ci sarà alcuna resistenza opposta dalla morte, cioè nessuna miseria derivante da quella mortalità che ci è capitata a seguito del peccato, ma si dirà finalmente: Dov’è, o morte, la tua resistenza? 131 Egli però non salverà gli empi perché non hanno voluto conoscere il Signore. Queste parole sembrano riferite piuttosto ai pagani. E quando li si avvertiva, essi erano indocili. Questo si riferisce ai giudei e a quanti, anche nella Chiesa, somigliano a loro nella disobbedienza. E gli ipocriti deporranno la rabbia dal loro cuore. Quella per cui crocifissero il Signore. Non grideranno perché egli li ha incatenati. Mediante l’onore del suo nome esteso in tutte le genti. Muoia dunque la loro esistenza durante la gioventù. Cioè nella superbia con cui si vantavano dei meriti, fittizi, delle loro opere. La loro vita sia ferita dagli angeli. Più agevolmente lo si intende degli annunziatori della verità, dai quali per alcuni deriva il profumo della vita per la vita, per altri il lezzo della morte per la morte 132. Perché han fatto tribolare il debole e l’invalido. Ciò che in Dio è debole, ma è più forte degli uomini 133. Renderà stabile il giudizio dei mansueti. Ciò farà il Signore in persona, che con l’esempio della sua mitezza differirà anche la condanna di coloro che li imitano: questa condanna tuttavia ci sarà certamente. E poiché ti ha ingannato l’abisso per bocca del nemico. Ha ingannato. Come sembrò a quanti perseguitarono Cristo, l’abisso di questo mondo trasse in inganno Cristo stesso per bocca del falso testimone. A questo punto il discorso è rivolto allo stesso Signore. Disciolti sotto di essa. Sottintendi: Ti hanno tratto in inganno. E si dice che si disciolsero al di sotto dell’abisso perché gravati dal peso di cupidigie mondane. E si è abbassata la tua mensa piena di cibo succulento. È il sacramento del suo corpo e del suo sangue, il pane disceso dal cielo 134. Non verrà a mancare il giudizio per i giusti. Sebbene i poveri mangeranno e si sazieranno imitando i patimenti del Signore sostenuti dalla sua carità, il Signore non per questo ometterà di chiamarli al giudizio, che sarà in tempi brevi. E sopra gli empi si riverserà la collera per l’empietà con cui accettavano regali iniqui. Chiama regali in genere tutti gli emolumenti temporali per i quali si commettono ingiustizie. Non ti distolga il volere di un’anima. Lo si dice al Signore, non con l’autorità di chi voglia dargli dei suggerimenti o la tracotanza di chi voglia comandare su di lui, ma nel gergo profetico, come uno che predice il futuro usando il modo imperativo. Tale è il passo: Cingi la spada al tuo fianco tu che sei potentissimo 135. Dalle suppliche dei miseri. Di coloro, cioè, che essendo nel bisogno, gridano: O uomo infelice che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 136 E tutti quelli che posseggono la forza. Coloro che presumono delle loro opere e vogliono stabilire una loro giustizia 137. Non condurli fuori di notte. Sia palese che tu li separi dal popolo fedele, si tratti dei superbi che sono stati recisi dal [buon] olivo o anche dei tralci che sono stati staccati dalla vite, cioè di coloro per colpa dei quali sono sorte eresie e scismi. Affinché in loro vece salgano in alto i popoli. Affinché, confusi i forti, siano innestati [a lui] i deboli di questo mondo 138, in quanto chi si umilia sarà innalzato e chi si innalza sarà umiliato 139. Ma procura di non far nulla di sconveniente. Affinché non siano vilipesi il nome e la dottrina di Dio da parte di coloro che incorrono nella giusta condanna perché dicono: Facciamo il male perché ne vengano dei beni 140. Questo infatti hai scelto oltre la povertà. Non hai scelto solo la povertà di chi confessa ma, oltre a questa, la nitidezza della vita e dei costumi, affinché ne riceva ogni [sorta di] ornamento la dottrina della salvezza. Ecco, Dio si consolerà, ovvero: si rafforzerà nel suo vigore. Poiché, sebbene crocifisso per la [sua] debolezza, tuttavia vive per la forza di Dio 141. Chi infatti è potente come lui? O chi può mettere in discussione la sue opere? Quasi che lo si possa sottoporre a giudizio, mentre è lui il giudice dei vivi e dei morti. O chi potrà dire: Egli è stato ingiusto nell’agire? Ricordati che grandi sono le sue opere e gli uomini le hanno lodate. Si riferisce agli evangelizzatori e a tutti gli annunziatori della parola che con la vita sono in accordo con il mistero che esercitano. Ogni uomo guarda a lui. Chiunque è consapevole della debolezza umana. Tutti gli uomini che sentono la compunzione. Sono uomini animati dal pentimento dei peccati. Ecco Dio è grande e noi non lo sappiamo. È grande, perché come ha abbondato il peccato così è stata sovrabbondante la grazia 142. Non lo sappiamo lo si dice mettendolo in bocca a coloro la cui cecità è stata parziale, finché non sia entrata la pienezza dei pagani 143. Il numero dei suoi anni è infinito. Lo si dice in riferimento alla sua eternità. Presso di lui ci sono le gocce della pioggia che nessuno può contare. Il fatto che il Vangelo abbia riempito i suoi stessi predicatori è cosa suscettibile di descrizioni numeriche sino alla fine del mondo, quando sarà eliminata la scienza parziale e, [vedendo] a faccia a faccia, arriverà ciò che è perfetto 144. Sulle sue strade si rovescerà la pioggia. Non la conterranno le vie degli empi. Affluiranno le nubi e recheranno il buio su moltissima gente. Poiché, se il Vangelo è stato celato, è celato in coloro che periscono. Ha fissato il tempo al bestiame ed esso sa come e quando andare alla stalla. Poiché il bue ha conosciuto il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone 145. In tutte queste cose il suo animo non si stupisce. Poiché inizio della sapienza è il timore del Signore 146. Il tuo cuore non si cambia [separandosi] dal corpo. Affinché, elevandosi sopra la terra, si volga in alto verso il Signore. Se penserà di diffondere la nebbia. Affinché quelli che vedono diventino ciechi 147. La spande proprio come una tenda. Egli abitava come in una tenda nella sua carne mortale, ma i suoi persecutori attraverso verso quella carne non lo riconobbero quando si metteva nelle loro mani e stendeva le sue membra allargandole in croce. Ecco ha sparso dappertutto la sua luce. Aveva nascosto questa luce allorché a Israele capitava la sua parziale cecità, ma ora la diffonde su tutte le genti. Coprì la profondità del mare. Rimproverò il mondo e le sue cupidigie. Egli infatti occultò la luce non per tenerla nascosta ma perché si manifestasse. In essi infatti compì il giudizio delle genti mostrando loro con la luce della verità i peccati da loro commessi. A moltissimi darà il cibo. Certo a coloro che, quando sono ripresi, riconoscono i loro peccati e provano fame e sete della giustizia. Occultò la luce nelle mani. Se nelle mani è la declinazione di immani è da riferirsi a coloro che agli altri non perdonano i peccati mentre vogliono essere loro stessi perdonati da Dio; se invece deriva da le mani lo si riferisce a coloro che si vantano orgogliosamente delle proprie mani, cioè delle opere compiute, volendosi con esse giustificare. Dice occultò la luce, perché non fosse veduta da loro, e questo perché il loro cuore istupidito era diventato cieco 148. Nei riguardi di lui diede comandi in senso contrario. Questo è detto di coloro che operano la verità o rimettendo i peccati altrui perché siano loro rimessi o confessando i propri peccati per poter rientrare nella grazia di Dio. Essi vengono alla luce perché siano manifestate le loro opere: opere compiute da Dio 149 e non da loro stessi. A immane [cioè spietato] si oppone infatti misericordioso, a superbo si oppone umile. Per annunziare la cosa al suo amico. La cosa che si annuncia è la luce, che egli cioè occultò perché fosse nascosta allo spietato e all’ingrato e fosse annunciata, cioè rivelata, a colui che non era più servo sotto la legge ma uomo riconciliato mediante la grazia 150. Ovvero [la annunzia] al suo amico, cioè a chi lo imita, inquanto lo stesso Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire 151. Il possesso [lo hanno] coloro che si sforzano di salire incontro a lui. Posseggono quella luce coloro che si distaccano dalle cose terrene. Lo si annunzia a coloro che lottano per salire verso l’alto, poiché, terminata l’ascesa, non occorreranno messaggeri che vadano ad annunziare [la realtà] che già si vede a faccia a faccia. Quanto poi alle parole: si sforzano di salire incontro a lui, le intendiamo riferite non a gente che gli si oppone ma che gli muove incontro, come anche l’Apostolo dice: Incontro a Cristo 152.

37. (37, 1-23) Ma anche per questo si è bloccato il mio cuore. Cioè per la meraviglia. E si è staccato dalla sua sede. Dice che si è staccato dalle cose terrene, di cui prima si dilettava, per elevarsi verso il Signore. Ascoltate il suono della sua voce terrificante. Da queste parole risulta chiaro che egli parla mosso dallo Spirito. Egli infatti comincia a precisare il motivo per cui il suo cuore si è staccato dal suo posto naturale. È stato per l’autorità del Vangelo che per tutto l’universo risuona con voce terrificante dicendo: Fate penitenza, poiché il regno dei cieli è vicino 153. Escono fuori al rumore della sua bocca. Escono, ovviamente, incontro a coloro che sono fuori, cioè immersi nel godimento delle cose visibili. Gira al di sotto dell’intera volta del cielo e la sua luce raggiunge gli estremi confini della terra. È quel che avviene mentre la Chiesa si va diffondendo fra tutte le genti. Dietro a lui rintronerà un grido. Dopo la sua prima venuta echeggerà la tromba finale, che annunzia il suo secondo evento 154, quello nella gloria. Nel rimbombo della sua superbia. Dice superbia invece di sublimità, sapendo che la prima venuta era stata nell’abbassamento. Quando si udrà la sua voce, non sarà più possibile tenergli dietro. Occorre cercare il Signore in questa vita, quando lo si può trovare 155, cioè conoscere con fede sincera e così ottenere la salvezza. Non sarà invece possibile trovarlo allorquando verrà a giudicare e farà udire la sua voce che minaccia: Andate al fuoco eterno 156. Il pentimento tardivo di chi non aveva creduto [prima] sarà allora infruttuoso. Forte nella sua voce egli allora tuonerà in maniera sorprendente. Al contrario la voce che elevò nella sua prima venuta non fu espressione della sua forza ma della nostra debolezza, che egli fece sua partecipando alla nostra condizione mortale, come fu detto: Ciò che in Dio è debolezza è più forte degli uomini 157. Operò cose grandi, che noi ignoravamo. Le fece nella sua prima venuta e per questo alla fine verrà come giudice per riprendersi le cose che ha date. Che noi ignoravamo. È posto sulla bocca di coloro ai quali rimase sconosciuta la divinità del Signore, essendosi fermati a considerare la debolezza della sua umanità. Comanda alla nube: va’ sulla terra. Lo comanda alla sua carne, e lo fa affinché, tramite il sacramento, queste parole siano intese in suo ricordo 158 sicché noi ne imitiamo l’umiltà e cresciamo nella carità. Il tempo della pioggia e degli acquazzoni è in suo potere. La nube infatti è sulla terra; ma non è in nostro potere spremerla per irrigare i cuori con la pioggia e gli scrosci dell’acqua della predicazione con cui si fan capire le cose occulte. Ciò infatti è in suo potere, non nostro. Pone un segno nella mano di ciascun uomo. Attraverso le sue opere gli fa capire quanto sia colpevole, affinché ogni uomo si renda conto della propria infermità e gridi: Uomo infelice sono io! Chi mi libererà da questo corpo mortale? 159 Le belve entrarono nel rifugio e si riposarono nella tana. I peccatori sono entrati [nella Chiesa] attraverso il perdono e la grazia e, rimessi i loro peccati, si sono acquietati nella coscienza. Dalle riserve è sopraggiunta la tempesta. Dall’ordine imperscrutabile delle cose è venuta la prova. E dalle [sue] riserve è venuto il freddo. Dal mondo del mistero è venuto il giudizio su coloro che non perseverano, e in tal modo la carità di molti si raffredda per il traboccare dell’iniquità 160. Ciò capita loro giustamente inquanto essi ripongono la speranza non in Dio ma negli uomini. Dal soffio di Dio verrà dato il gelo. Coloro che sperano negli uomini non si raffredderanno solo per l’aumentare dei cattivi ma, alcuni almeno, anche a causa delle opere buone di coloro che posseggono lo spirito di Dio. Alcuni infatti rendono duro il cuore mediante l’invidia, che è come un ghiaccio, e sono coloro per i quali Paolo è odore di morte per la morte 161. Ora, di fronte a ciò chi è in grado di capire in che modo questo ghiaccio venga dato con giustizia ed equità dallo spirito di Dio? In effetti, come quando uomini carnali lodano altri, succede che per la loro malizia alcuni si raffreddino cadendo nella disperazione, così succede alla gente carnale che desidera essere lodata dagli uomini: mossa dall’invidia a causa della giustizia dei buoni essa diventa dura di cuore. Egli fa scorrere l’acqua nella direzione che più gli piace. In tal modo avviene che in una città piova e non piova in un’altra 162. Per quanto riguarda la pioggia spirituale, ciò avviene secondo i meriti delle anime, secondo che esse si sottomettono o non si sottomettono [a lui]. La nuvola irriga il frumento. Se dunque vogliamo esser irrigati cerchiamo dio essere un campo di grano. Diffuse come nube la sua luce. Lo dice del Vangelo della sua incarnazione. Ed essa si volge tutt’all’intorno. Di essa ci si occupa in tutto il mondo. Nei posti di comando perché si operino tutte le cose che ha loro comandato. I posti di comando attraverso i quali quella nube si volge tutt’all’intorno sono i predicatori della parola, dai quali le Chiese sono guidate a mettere in pratica tutti i comandamenti di Dio. Essi sono stati stabiliti da lui sulla terra. Da lui, cioè dal nostro Signore Gesù Cristo. Tanto nella sua tribù quanto nella sua terra. Cioè nella tribù di Giuda, nella quale nacque il Cristo secondo la carne e nella quale morì, risuscitò e ascese al cielo. Dalla stessa ebbero origine gli apostoli e parimenti furono prelevati, per così dire, e salvati molti altri fratelli, chiamati da lui stesso prima della passione o dagli apostoli dopo la sua ascensione. Ciò accadde a Gerusalemme e nelle Chiese cristiane della Giudea, come riferisce l’apostolo Paolo: Per la veracità di Dio a conferma delle promesse [da lui fatte] ai padri. Tanto se ha voluto trovarla nella sua misericordia. Cioè se nella sua misericordia ha voluto che quella nube fosse trovata dalle genti venute alla fede. Così infatti continua [Paolo]: Quanto alle genti, esse danno gloria a Dio per la sua misericordia 163. Càcciati questo negli orecchi, o Giobbe. Vuol quasi richiamare la sua attenzione, stando per parlare della vocazione dei pagani. Sta’ saldo e rammenta la potenza del Signore. Non turbarti nella mente attribuendo qualcosa a te stesso. Noi sappiamo che Dio ha disposto le sue opere. Certo, condannando chi si vanta delle proprie opere. Quando dalle tenebre faceva venir fuori la luce. Quando, cioè, giustificava gli empi. Voi infatti un tempo eravate tenebre, ora invece siete luce nel Signore 164. Conosce la differenza delle nubi. Cioè degli evangelizzatori, dei quali alcuni son passati alla fede prima della sua passione altri invece dopo. Gli enormi errori dei cattivi. Non di coloro che da lui si allontanarono mettendolo in croce ma poi si pentirono e furono battezzati nel suo nome. Parla invece dell’errore di coloro che non sono ancora riusciti a ravvedersi ma anche dopo hanno continuato con ostinazione a perseguitare la Chiesa. Di questi tali infatti la prevaricazione non è stata piccola ma enorme. Il tuo indumento è resistente. Lo dice della dignità superba e va riferito a colui che osa vantarsi delle sue opere. Tacendo la terra dalle parti del mezzogiorno, indurirai forse tu con lui i cieli che si sono diffusi ugualmente perché gli uomini avessero la vista? Per terra dalle parti del mezzogiorno intendiamo con sufficiente verosimiglianza quei giudei che credettero in Cristo. Infatti come il sole è più lontano dalle regioni della terra che sono a settentrione mentre è più vicino a quelle che sono a mezzogiorno, così non è assurdo intendere questa terra dalle parti del mezzogiorno come un riferimento a coloro che l’Apostolo dice essere stati trovati vicini alla luce del Vangelo 165. Noi infatti siamo soliti chiamare cieli gli evangelizzatori, di cui si dice: I cieli narrano la gloria di Dio, e ne son conferma le parole: Per tutta la terra si è esteso il suono della loro voce e sino agli estremi confini del mondo le loro parole 166. Analogamente nella parola terra è giusto intendere le popolazioni a cui giunse il messaggio evangelico. E siccome il popolo dei credenti sorto in Giudea, dopo che gli apostoli morendo se ne partirono da questo mondo, non esiste più in quella regione, ecco che l’autorità degli evangelizzatori si è consolidata nelle Chiese provenienti dal mondo pagano. Tale autorità si è resa stabile per la misericordia di Dio quando venne a mancare l’apporto dell’autorità delle Chiese di Giudea che avevano creduto in Cristo. Quindi il senso della frase richiede che essa sia pronunziata come una interrogazione, e cioè: Farai tu tacere la terra dalle parti del mezzogiorno? E vuol dire: Siccome al presente mentre dura la nostra vita non c’è più alcuna comunità cristiana di origine giudaica, forse che tu bloccherai alla stessa maniera anche l’invio di evangelizzatori e chiuderai i libri delle sacre Scritture che dalla misericordia di Dio sono stati diffusi indistintamente non solo fra i giudei ma anche fra i pagani perché potessero vedere? Con ciò egli sottolinea l’apporto della grazia e della misericordia di Dio, in modo che nessuno si vanti dei propri meriti, come invece facevano i giudei nella loro superbia. Pertanto insegnami cosa gli dobbiamo dire e ci tratterremo dal dire tante parole. Infatti non hanno nulla da dirgli, convinti come sono che l’uomo non ha di per sé alcun merito ma ha bisogno della sua misericordia. Mi ti presenti forse quasi che tu sia un libro o un amanuense, per cui io alzandomi in piedi faccia azzittire l’uomo? Perché dunque non dici niente se hai qualcosa da dirmi? Non mi ricevi infatti come uno a cui tu voglia dettare qualcosa e poi non dici niente. In realtà noi stiamo discutendo insieme. Non però a tutti si rende visibile la luce che risplende dalle nubi. Torna a quel che diceva prima circa la speranza del perdono dei peccati e dell’illuminazione ad opera della grazia, che si ottengono dalla misericordia di Dio. È infatti dalle nubi che risplende la luce, ma essa non è proprietà delle nubi, inquanto anche esse vengono illuminate. Una cosa infatti è risplendere per luce propria e un’altra risplendere perché si è illuminati; ma questo non è percepito da tutti, e così molti suppongono che le anime dei sapienti risplendano di luce propria. Son coloro che dichiarandosi sapienti sono diventati stolti 167. Passa lo spirito e le rende pure. Parla di quello spirito del quale sta scritto: Dal rimprovero dello spirito della tua collera 168, e ancora: Dove fuggirò lontano dal tuo spirito? 169 Dal richiamo delle tentazioni si manifesta agli uomini quale sia il loro merito: in effetti per i peccati che hanno commesso essi sono tenebra e mancano della gloria di Dio 170. Debbono quindi desiderare di essere illuminati dalla sua luce, e così rendere onore a lui non attribuendolo a se stessi. In tal modo, deposta la superbia, saranno mondati dal grande peccato ad opera dello Spirito santificatore, che è in noi non in maniera transitoria ma permanente. Dal settentrione una nube color d’oro. Gente che da un’empietà maledetta e molto lontana da Dio viene al porto della salvezza, convertita e purificata e illuminata dalla sapienza. Come mai questo se non ad opera della grazia, dove i meriti [dell’uomo] non contano e i peccati vengono rimessi? Lo diceva quel tale che, volendo ottenere perdono, diceva: Insegnerò ai perversi le tue vie e gli empi si volgeranno a te 171. Proprio come le nubi, che si levano ad oriente, ovvero settentrione, fugate ormai dalla luce le loro tenebre. In questi grande è la gloria e l’onore dell’Onnipotente. Infatti colui al quale si condona di più ama di più, ricordando che l’Onnipotente anche di un empio può fare un giusto. Non troviamo alcun altro con potenza simile alla sua. Egli solo infatti non ha commesso peccato e non si è trovato inganno sulla sua bocca 172. Infatti Dio solo è verace, mentre ogni uomo è mentitore 173: per questo riporta vittoria nel giudizio il Dio fatto uomo. Non credi che lo esaudirà colui che giudica con giustizia? Pertanto non si disperi l’uomo, né per questo aggiunga peccati a peccati quasi che sia stato già condannato, anche se fosse certo che per la giustizia di Dio non potrà evitare il castigo. Dio infatti nella sua giustizia può esercitare il giudizio in modo tale che gli consenta di esaudire i colpevoli se gli chiedono perdono. E questo tanto più quanto maggiore è la giustizia con cui giudica. Non è infatti giudizio giusto quello in cui i pentiti che invocano pietà son messi sullo stesso piano di coloro che rifiutano di umiliarsi e di riparare [il male] con la penitenza. Per questo gli uomini lo temeranno. Se confessando i propri peccati si ricorderanno d’essere uomini, [lo temeranno appunto] perché sono uomini. A loro è detto: Non è forse vero che siete uomini? Lo temeranno anche i saggi di cuore. Per non diventare stolti con l’attribuire a sé le cose che hanno ricevuto e col credere d’essere sapienti. Può succedere infatti che ai superbi sia tolto quel che invece agli umili vien concesso. È quanto accade ai sapienti che sono tali per l’illuminazione del cuore e non per le vanterie della lingua e ai re che giudicano il mondo da uomini spirituali senza poter essere giudicati da nessuno 174: serviranno il Signore con timore e in lui esulteranno con tremore per non deviare dalla via giusta 175. È infatti Dio colui che opera in loro il volere e l’operare secondo la buona volontà 176.

38. (38, 1-41) Quando Eliu ebbe finito di parlare, il Signore disse a Giobbe da una nube procellosa. Sebbene questa voce sia pervenuta [a Giobbe] come pervenne a Mosè o come quando il Signore si manifestò ai tre discepoli sul monte 177, tuttavia l’autore non dice semplicemente: Dalla nube, ma: Da una nube procellosa. Questo, a quanto mi è dato capire, starebbe a significare che Giobbe non fu esaminato, cioè tentato, da una carne senza ferite ma da una carne soggetta a tribolazioni e turbamenti. Chi è costui che mi nasconde i suoi progetti trattenendo in cuore le sue parole e credendo che mi siano sconosciute? Nessuno dunque può affermare di non essersi meritato quel che soffre di sgradevole. Se infatti non si pecca con le azioni, si pecca con le parole, e se non si pecca con le parole, si pecca almeno interiormente nel cuore con presunzione temeraria e con vani ragionamenti del pensiero. E siccome tutto questo non sfugge a Dio, nessuno che venga colpito dal flagello deve dire che riceve un castigo immeritato, quasi che dinanzi a lui non ci siano vie per progredirvi mediante la pena che riceve. È da ricordare infatti che al principio di questo libro Giobbe con un attestato da parte di Dio fu elogiato di fronte al diavolo e qui, sul finire [dello stesso libro], è lodato dinanzi ai suoi tre amici. Dio sapeva tuttavia quanto a lui mancasse per raggiungere la perfezione, alla quale invece avvicinano i flagelli con cui Dio paternamente colpisce anche gli uomini che meritano elogi nella vita presente e già sono accetti al Signore. Tali prove Dio non volle che fossero risparmiate nemmeno all’Apostolo: Ti basta la mia grazia, infatti nella debolezza si perfeziona la virtù 178. Cingiti come un eroe il tuo fianco. Sta ad indicare che, se i servi di Dio in questo mondo incontrano asperità e amarezze, è perché imparino a controllare i vari moti del loro animo, sottraendoli all’instabilità dei piaceri mondani, e ad essi pongano un freno [che li rassodi]. Ti interrogherò e tu mi risponderai: Dov’eri quando io fissavo le fondamenta della terra? Da qui comincia a segnalare la dignità sovraeminente del nostro Signore Gesù Cristo, nel quale trovano la salvezza tutti coloro che erano stati colpiti dalla suggestione velenosa del serpente: i quali pertanto non debbono pensare che la loro salvezza si trovi in loro stessi. Egli infatti è Dio non come coloro ai quali è detto: Voi siete dèi e figli dell’Altissimo 179, ma nel senso che per lui non è una usurpazione indebita l’essere uguale al Padre 180; ed è anche figlio dell’uomo, non come quei figli dell’uomo nei quali non c’è salvezza 181, ma a differenza dei suoi eguali 182. Egli è anche giusto, e non un giusto qualunque, come Giobbe, come Paolo e come l’intera Chiesa, ma un giusto che rende giusti anche gli altri, essendo l’Unigenito del Padre, pieno di grazia e di verità 183. Ci si inculca dunque la differenza fra la divina umanità (di quell’uomo, dico, nel quale il principe di questo mondo non ha trovato alcun male 184 poiché nella passione pagava il debito di cose da lui non usurpate 185) e la condizione dei santi giustificati attraverso la remissione dei peccati. Di questi santi raccolti in unità è costituito il corpo di Cristo, cioè la Chiesa, della quale Giobbe rappresenta una piccola parte nella sua storia, inquanto è uno dei giustificati, mentre nella simbologia la rappresenta per intero. Quanto dunque sta per dire lo dirà con valore profetico. Dov’eri quando io fissavo le fondamenta della terra? Lo chiede perché Giobbe non c’era ancora o perché la terra non è stata fissata sulle sue basi ad opera di lui, come invece lo è stato per l’opera del Figlio unigenito? E poi si tratta davvero della terra in se stessa ovvero della Chiesa? È stata infatti costei a ricevere la pietra angolare 186, di cui si parla subito dopo. Indicamelo, se hai il possesso della scienza. Rientrano infatti in questa scienza le cose che per noi ha compiuto il Signore nella sua vita terrena. Sai forse chi ha stabilito le sue misure? secondo le quali distribuisce i doni dello Spirito. A ciascuno di noi infatti è stata donata la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo dice: Salendo in alto si portò imprigionati coloro che erano prigionieri, distribuì doni agli uomini 187. Infatti, se tutto il corpo fosse occhi, dove sarebbe l’udito? 188 In realtà egli procura la crescita al corpo secondo la misura di ciascuna delle parti per [ottenere] il suo progresso nella carità 189. Ovvero chi ha tirato su di essa la cordicella? per farne la sua eredità, separandola da coloro ai quali dice: Non vi ho conosciuti 190. Il Signore infatti conosce i suoi 191. Su che cosa si basano i suoi cerchi? Affinché non si disperda la tengono stretta i libri che hanno nel Signore il loro fondamento stabile, per cui chi li volesse interpretare prescindendo da lui necessariamente sbanda e cade nell’errore. Chi l’ha fatta poggiare sulla pietra angolare? Quella pietra che i costruttori hanno scartato 192. Quando insieme furono creati gli astri: quando all’ascolto della parola di vita sono state battezzate tante migliaia di persone che risplendono tra i peccatori come astri nelle tenebre. Mi lodavano a gran voce tutti i miei angeli. Gli evangelizzatori. Io racchiusi il mare con delle porte, cioè i popoli che sapevano di amaro, presi com’erano dall’amore per i beni terreni. Ma perché dice: Con porte? Non lo dice forse designando che la facoltà di perseguitare i giusti fu limitata e inoltre che ai giusti fu concesso d’uscirne fuori? Quando fremeva volendo uscire dal grembo di sua madre. Quando cioè fremeva di rabbia nelle congreghe di Babilonia, la città prostituitasi per l’amore al mondo presente e desiderosa di estendere ovunque le sue persecuzioni, allo scopo di eliminare dalla [faccia della] terra coloro dei quali fu detto: Non chiedo che tu li tolga dal mondo ma che li liberi dal male 193. Ho posto attorno a lui la nube come una copertura. Al mistero del corpo di Cristo infatti non si sono assoggettati solo i buoni ma anche molti cattivi e molti che erano presi dall’amore per il mondo presente: i quali appunto dall’autorità di Cristo sono oggi trattenuti dal perseguitare i santi. E con la foschia l’ho avvolto. Cioè con l’ignoranza per la quale dalla conversione si attendono una prosperità materiale o temono sventure materiali; e per questo motivo temono coloro che, se le cose stessero diversamente, essi perseguiterebbero. È stato scritto infatti non solo che i poveri mangeranno e saranno saziati, e quelli che cercano il Signore lo loderanno, ma anche: Hanno mangiato e lodato il Signore tutti i ricchi della terra 194. Gli ho stabilito i limiti ponendo a lui chiavistelli e porte. Limiti per i quali tengo a freno la sua ira, non perché non abbia a tormentare per nulla i buoni, ma perché la si eserciti dentro certi limiti; i chiavistelli affinché i cattivi non dilaghino; le porte affinché i giusti ne possano uscire. E gli dissi: Arriverai fin qua ma non andrai oltre. Come era avvenuto per il diavolo stesso che aveva ricevuto facoltà limitata nel tormentare Giobbe, così è stato per quel mare [che è il mondo], limitato nel suo perseguitare la Chiesa. Dentro di te si infrangeranno i tuoi flutti. Per l’alternato succedersi di discordie e di guerre devastatrici. Ma che davvero io ho stabilito insieme con te la luce del mattino? Cioè: Ho forse predestinato dietro tuo consiglio il tempo della resurrezione? Ovvero la stella del mattino ha conosciuto il suo corso? Sottintendere: "Forse che insieme con te ". Chiama luce del mattino il Signore a motivo del suo sorgere nella resurrezione dai morti, che accadde proprio di mattina. Non si poteva infatti affermare di nessun altro: E la stella del mattino sorga nei vostri cuori 195. Quanto a lui, egli ha rispettato il suo corso ordinato, per cui è divenuto la primizia dei dormienti, il primogenito fra i morti 196, il capo della Chiesa, che nella futura resurrezione dei santi sarà seguito da tutto intero il [corpo di Cristo]. Per prendere le penne della terra. È stato scritto: Se prenderò le ali nella direzione 197, con riferimento alle virtù dei fedeli divenuti persone spirituali e quindi immunizzati contro l’attrattiva delle cose mondane. Scuotere gli empi da lei? Egli infatti è risorto tanto tempo prima, tenendo il ruolo a lui spettante, per insegnare efficacemente la fede nella resurrezione. Predicato ovunque ad opera delle ali della Chiesa, cioè attraverso il ministero di araldi che si son levati in volo tutt’all’intorno, egli riprenderà poi giustamente queste ali per giudicare le dodici tribù d’Israele, quando verrà a segregare dalla Chiesa gli empi che ora, prima del giudizio, si permetteva fossero mescolati [ai buoni]. Sei stato tu forse a prendere il fango della terra per formarne l’animale? Forse si riferisce ad Adamo, o forse lo dice dell’uomo che adesso nell’era sesta del mondo, come gli inizi nel sesto giorno, è modellato secondo l’immagine di colui che lo crea traendolo da una stirpe di peccatori come dal fango della terra 198. In effetti non è questa l’opera che compie la Chiesa ma piuttosto l’azione [divina] per la quale la Chiesa stessa è sorta, [azione] compiuta dal Verbo creatore del mondo quando nella pienezza del tempo si incarnò [per noi] 199. E lo hai reso famoso sulla terra? [Lo dice di] quell’uomo che, venuto nell’era sesta del mondo collocandosi fra noi sulla terra, è diventato più celebre di quell’altro che comparve nel sesto giorno, prima che esistessero gli altri uomini ad opera dei quali è stato fatto conoscere. Né credo che ci sia altro motivo se non il fatto che oggi egli è così conosciuto. Tu hai forse tolto la luce agli empi? Come [ha fatto] colui che è venuto affinché i non vedenti vedessero e i veggenti diventassero ciechi. Ovvero hai spezzato il braccio dei superbi? 200 Cioè la loro potenza, come ha fatto colui che ha scelto le cose deboli del mondo per confondere le forti 201. O sei pervenuto alla scaturigine del mare? Come [ha fatto] colui al quale nella sua venuta si rese manifesto mediante la confessione tutto ciò che si nascondeva nel profondo del cuore degli empi che credendo in lui sono stati resi giusti. In effetti per scaturigine del mare cosa meglio dovremo intendere che non quel nascondiglio da cui si sprigiona tutta la presente empietà che tanto ci amareggia? È lei che suscita tutte quelle ondate di pubblica malvagità che gli uomini scorgono nelle opere compiute alla luce del sole ma non riescono a individuarne la sorgente. Ovvero riesci tu a camminare sulle orme dell’abisso? Per abisso è certamente da intendersi in questo passo la vita dei mondani, in qualunque modo la si viva in quell’abisso di mali dove il peccatore che vi giunge diviene sprezzante 202, come dice la Scrittura. In effetti anche i peccatori più remoti dalla salvezza assoggettandosi alla grazia sono stati salvati ottenendo la remissione dei peccati. Essi son venuti fuori [dall’abisso] e hanno accolto il Cristo non nell’abisso da cui erano sommersi ma nel luogo dove si trovava lui. In tal modo Cristo, che un tempo camminava su di loro e li calpestava, adesso cammina sulle orme dell’abisso abitando dentro di loro. In essi resta certamente il ricordo dei loro peccati, ma mentre ricordano in qual luogo un tempo si trovavano, essi amano di più colui che hanno accolto in sé ottenendone la remissione di così gravi delitti 203. O che si aprono a te per timore le porte della morte? Le porte della morte si aprono a tutti coloro che muoiono, ma non [lo fanno] con timore come a quell’unico che morì per distruggere la morte. Ovvero, certamente esse si aprono per la resurrezione. O che forse i portinai dell’inferno vedendoti si sono intimoriti? Come quando videro quell’unico nel quale il principe di questo mondo non trovò nulla che meritasse la morte? Essi infatti lo ricevettero contro voglia presso di loro, e subito lo lasciarono andar libero. Per portinai dell’inferno si debbono intendere alcune potenze di grado minore che hanno autorità sulla morte. O hai tu forse conosciuto l’estensione del cielo? Come l’ha conosciuta colui che per tutta la sua ampiezza ha diffuso la Chiesa. Narrami dunque la grandezza di tutte queste cose. Chi infatti conosce questo all’infuori di colui che egli stesso istruisce? Ovvero, qual è la terra dove abita la luce? È lui infatti che ciò insegna poiché la rivelazione delle sue parole illumina i piccoli e dà loro intelligenza 204. Ov-vero, qual è il posto delle tenebre? Anche questo viene insegnato da colui che dice: Avvicinatevi a lui e sarete illuminati 205. Mostra con tali parole che sono nelle tenebre coloro che da lui si allontanano non volendo essere dei bambini. Infatti principio dell’orgoglio umano è allontanarsi da Dio 206. Per questo coloro che non diedero gloria a Dio né lo ringraziarono divennero vani nei loro pensieri e il loro cuore istupidito si ottenebrò 207 ed essi divennero il posto delle tenebre. A meno che per luogo delle tenebre non si debba intendere il posto dove si raccolgono quanti persistono nei peccati, di modo che loro stessi siano le tenebre, e il loro posto sia quello che nessun uomo ha mai veramente conosciuto. Parimenti la terra dove abita la luce, può intendersi detto della terra dei viventi, cioè della beatitudine che accoglierà chi persevera nella fede, speranza e carità, quei tali cioè che un tempo furono tenebra ma ora sono luce nel Signore 208. Mi condurrai dunque tu entro i loro confini? Cioè fin là dove giungono coloro che sono così. C’è infatti luogo dove non ci sia la sapienza di Dio, che si estende con la [sua] forza da un estremo all’altro [del cosmo] e governa con soavità tutte le cose 209? Ad essa nessun uomo si può paragonare. Che se anche avessi conosciuto i loro sentieri, ma che forse li sai [per davvero] per essere tu già nato in quei tempi e perché il numero dei tuoi anni è davvero elevato? Ammettiamo che tu abbia conosciuto le vie degli empi, i quali o sono tenebre o luogo dove si spandono le tenebre, poiché tutti, compresi coloro che si son convertiti al vero Dio, han camminato nelle vie delle tenebre prima che ricevessero da Dio la grazia che giustifica l’empio. Ma sai tu forse che il tuo nascere alla presente vita mortale in questo mondo, ha la sua causa nei progenitori della famiglia umana, quando essi si cacciarono in quelle stesse strade? Essi, prevaricando come gli empi con opere e con parole, si procurarono la morte, per la quale tutti gli uomini muoiono in Adamo. Infatti il numero degli anni di ogni uomo non è da contarsi dal momento in cui ciascuno viene all’esistenza, numero che sarebbe assai piccolo, ma dal momento in cui l’uomo per la prima volta nacque alla mortalità. Fo un esempio: tutti gli ebrei sono nati in Abramo già nel momento in cui nacque Abramo stesso. Pertanto il numero degli anni di ciascuno è assai grande se lo si computa in riferimento all’origine della vita mortale, che spuntò nei sentieri degli empi. Chi infatti ricorda d’essere stato nei lombi del padre o chi può rendersi conto che era lì nel tempo che effettivamente vi era? In realtà non ci si ricorda nemmeno del tempo in cui si è nati nella persona dei genitori ma nemmeno nella nostra stessa persona: tempo del quale certamente nessuno mette in dubbio che ciascuno di noi esisteva, viveva e usava i sensi. La sapienza divina al contrario conosce tutto poiché dà la forma a tutti gli esseri, non solo a quelli che sono al di sopra dei cieli ma anche ai mortali. E siccome Cristo è la potenza di Dio e la sapienza di Dio 210, egli li conosce tutti. Egli poi è voluto nascere come uomo mortale, ma non era soggetto alla mortalità, poiché egli era libero fra i morti. Volle solo mostrare compassione per i mortali per liberarli dalla morte. Ovvero sei tu arrivato nei recessi della neve? Vuol dire: Sei tu arrivato a quella conoscenza pari a quella di colui che conosceva le vere cause, cause nascoste e occulte, degli scandali che presto ci sarebbero piombati addosso? Al riguardo ecco perché parla di recessi destinati a mettere alla prova e tenere in esercizio i cuori degli uomini spirituali quando esclama: Guai al mondo per gli scandali! Bisogna, è vero, che ci siano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale viene lo scandalo 211. Costoro infatti sono uomini gonfiati e portati in alto dalla superbia, che come la neve si raggelano e cadono [in terra], e per il sovrabbondare delle loro iniquità si raffredda la carità di molta gente. Quanti però attendono il Signore vivendo con fortezza virile 212 e, fervorosi nello spirito 213, perseverano sino alla fine, costoro ottengono la salvezza 214. Hai tu forse visto i recessi della grandine? Sono grandine gli stessi malvagi quando non sono soltanto intorpiditi per mancanza di ogni fervore spirituale ma anche colpiscono gli altri con ostinata durezza perseguitandoli e vessandoli accanitamente. Tutte queste cose che son tenute da parte [perché si rovescino] su di te nel tempo dei nemici e nel giorno della battaglia e della guerra. Almeno dopo queste parole chi esiterà a vedere quale sia la persona che Giobbe con valore profetico sta rappresentando? Tali cose infatti non sono tenute da parte per una sola persona perché le abbia nel tempo dei nemici e nel giorno della battaglia e della guerra. Evidentemente esse son riservate a tutto il popolo di Dio nella sua unità. In effetti il tempo dei nemici si estende fino a quando non sia passata l’iniquità: la quale quanto più cresce tanto più occorre combattere e lottare con accanimento perché non si raffreddi la carità di coloro che perseverano. Da dove vien fuori la brina? Chi lo conosce? Sappiamo solo che tutte queste cose son come gli inizi delle gestazioni e dei parti [successivi], inquanto la brina è come una grandine a proporzioni assai piccole. E come si espande sotto il cielo il vento australe? Il vento australe è molesto al corpo umano, ma io non ricordo che in qualche passo dei libri santi esso significhi un qualcosa di cattivo, come viceversa il vento settentrionale mai qualcosa di buono? L’uno infatti soffia da quel punto cardinale dove la luce splende di più, l’altro invece dalla parte che è più lontana dalla luce. Il vento australe si espande dunque sotto il cielo, perché in esso si intenda un aiuto divino, qualunque esso sia, contrastante tutte le predette forme di male che ci minacciano nel tempo in cui non siamo ancora in cielo ma sotto il cielo. Chi ha preparato l’alveo del fiume alla pioggia battente e la via alle voci del temporale? Osserva come qui sono compendiate in forma breve le tre cose che, quando si è tentati, il Signore presenta come superabili da coloro che costruiscono sopra la pietra, mentre sono una rovina per coloro che costruiscono sopra la rena 215. Egli infatti menziona la pioggia, il fiume delle acque e le voci del temporale, che identifichiamo con i venti. È tentato dalla pioggia colui che trae occasione per peccare dalla stessa sublimità delle Scritture divine, che egli intende in maniera distorta. Tale è colui che, ascoltando le parole: Colui al quale si rimette poco ama poco 216, dice a se stesso: Ebbene, facciamo il male perché ce ne venga il bene 217; e quindi persiste nel peccato affinché più abbondante sia la grazia 218. E sono molte altre le interpretazioni con le quali gli uomini spiegando erroneamente la parola di Dio si ripromettono l’impunità, basandosi su quei testi dei libri sacri dove invece si inculca soltanto la misericordia. Poi menziona il fiume, o meglio quel corso d’acqua che si forma dopo una pioggia abbondante e che noi chiamiamo torrente. Da questo fiume è tentato, ad opera di quegli uomini che interpretano e spiegano le Scritture, come stavo dicendo, colui che dice: Chi ha preparato la fiumana della pioggia battente? La pioggia gonfia il letto del fiume ed esso vi scorre. Tali sono quei vasi dell’ira preparati per la perdizione 219, e cioè coloro che intendono la Scrittura nel modo sopra menzionato. Da loro inizia a diffondersi in maniera incontrollata quell’interpretazione perniciosa che non viene accolta dai campi fecondi ma travolge tutto ciò che trova privo di fondamento: e tutto abbatte e tutto trascina con sé. Questo essa fa con una spinta tanto più vigorosa quanto più si presenta mutuata dalla Scrittura e sorretta dalla sua autorità divina. È tentato poi dai venti colui che si lascia gonfiare dagli insulsi suggerimenti degli uomini orgogliosi che magnificano le loro chiacchiere basandole sul loro proprio prestigio. Ora, se qualcuno per un [occulto] giudizio di Dio viene preparato per la rovina inquanto non obbedisce alle parole del Signore (e questo significa quel costruire sulla rena) costui non resiste a tali venti e cadendo diventa una via per le voci della tempesta. Quanto a quel della pioggia battente, io lo ritengo detto perché essa è difficile ad essere contenuta, cioè capita. Affinché piova in terra dove non abita alcun uomo. Da sottintendere: Chi l’ha preparata? Essendo preparata con l’apporto dell’uomo è da intendersi la legge che fu data ai giudei. Ciò che invece riteniamo dato ai gentili è la pioggia del Vangelo. Nel deserto dove non vive alcun uomo. Ancora fra le genti dove non c’era alcun influsso di persone autorevoli che conoscessero Dio. Per saziare luoghi senza strade e dove nessuno può abitare e perché spunti dalla terra l’erba verde. Infatti molti [saranno] i figli della donna derelitta, più di quelli che nascono a colei che ha marito 220. In tutti e quattro questi versi dobbiamo sottintendere le parole: Chi ha preparato? Chi è il padre della pioggia? Colui che, in qualità di sposo, mandò i suoi figli a irrigare la terra con la predicazione del Vangelo. E chi ha partorito le zolle della rugiada? Coloro che accolgono bene la predicazione. E parla di zolle della rugiada come quando noi parliamo di recipienti di vino perché son fatti per contenere il vino. Dal ventre di qual donna vien fuori il ghiaccio? Rimane incerto se a questo ghiaccio dobbiamo dare un significato positivo a causa della sua consistenza e della forza che ne impedisce la liquefazione. In questo caso le parole: Dal ventre di chi vien fuori ? son dette con lo stesso significato delle altre: Chi è il padre della pioggia? O non dovremo, per caso pensare che il ventre sia stato posto lì per indicare ciò che è segreto, sicché dal suo ventre viene fuori il ghiaccio equivale a Dio li ha consegnati a un sentire perverso 221? O magari non si vorrà dire che il ghiaccio viene fuori dal ventre di colui che, incitando gli [uomini] all’empietà di cui ha pieno il cuore, li rende freddi e li indurisce togliendo loro il fuoco della carità? Un uomo di tal fatta, chi lo conosce come lo conosce colui che diceva a quei tali che, induriti di cuore, opponevano resistenza al Vangelo: Voi siete nati dal diavolo, che è vostro padre 222? Ovvero chi ha generato nel cielo la brina? Essa scende come un fiume d’acqua. L’opinione che abbiamo or ora espressa nei riguardi del ghiaccio credo che dobbiamo applicarla anche alla brina. E tuttavia penso che non invano sia stata aggiunta la precisazione in cielo, ma perché la si intenda dei prepositi [della Chiesa] i quali imitano i buoni annunziatori della verità, che si trasfigurano in ministri della giustizia 223. A questo si riferisce l’aggiunta: Essa scende come un fiume d’acqua. Ovvero chi ha fatto marcire la faccia dell’empio? Cioè: Chi lo ha confuso? E questo chi lo ha fatto se non colui che quanti ha giustificati, li ha anche glorificati 224? Ovvero hai tu compreso i legami delle Pleiadi, ovvero hai aperto la barriera di Orione? O aprirai a loro tempo le Corone e riuscirai a condurre il Vespero sopra la sua costruzione? Dovremo forse penetrare nei meandri dell’astronomia per conoscere le proprietà di queste costellazioni e così comprendere il senso di questo passo? Mi sembra strano che una cosa del genere rientri nel nostro discorso, e certamente essa richiederebbe un discorso troppo lungo. Quindi passiamo ad altro e diciamo: Non saranno state nominate alcune costellazioni perché in forza di quel traslato che dalla parte ci si consente di risalire al tutto noi intendiamo in esse tutte le stelle? (Se veramente anche le Corone sono una stella, poiché questo nome non l’abbiamo trovato nella traduzione greca, e all’apparenza si presenta con sufficiente chiarezza come un termine ebraico). In questa stessa maniera, cioè risalendo dalla parte al tutto, noi interpretiamo quel testo biblico: Prima della stella del mattino io ti ho generato 225. Effettivamente non risulta che la stella del mattino sia stata creata per prima fra tutte le creature, per intendere che Prima della stella del mattino equivalga a "Prima di ogni creatura ". Quindi stella del mattino significa " tutte le stelle " (ecco il tropo per cui dalla parte si risale al tutto), e " tutte le stelle " equivale a " tutti i tempi ". Delle stelle infatti si trova scritto: Esse siano segni dei tempi 226, e da questo ci si inculca il [mistero del] Signore, nato non nel tempo ma prima di tutti i tempi e quindi coeterno al Padre. Pertanto la menzione delle Pleiadi e di Orione, delle Corone e del Vespero ci orienta a prendere il testo in senso di riepilogo dove sono incluse tutte le stelle. Se infatti questo procedimento vale per quell’unica stella, che è la stella del mattino, in forza di quel modo traslato di parlare, tanto più si dovranno intendere tutte le stelle quando di esse se ne nomina un numero così elevato! Ora vediamo perché in un luogo si dice: Hai tu compreso i legami, in un altro: Hai aperto, in un altro: Aprirai a loro tempo; e in un altro ancora: Riuscirai a condurre sopra la sua costruzione. Tutte queste affermazioni riguardano le singole costellazioni, che sono appunto ricordate in quest’ordine. Ci si domanda ancora se si sarebbe potuto dire con esattezza: Hai tu aperto le barriere delle Pleiadi e hai compreso i legami di Orione, e operare lo stesso scambio fra le altre due costellazioni. Pensiamo al salmo dove si dice: Colui che abita nei cieli li irriderà e il Signore si farà beffe di loro 227. Non si perderebbe nulla, quanto al significato, se si dicesse: " Colui che abita i cieli si farà beffe di loro e il Signore li irriderà ". Come infatti colui che abita nei cieli è lo stesso che " il Signore", così identico è il significato dei nomi Pleiadi e Orione se con tali nomi si designano tutte le costellazioni. Orbene, col nome universale di " costellazioni " si intendono tutti coloro che nella Chiesa sono talmente spirituali da avere in cielo la loro dimora 228. Quanto ai loro legami, intendiamo trattarsi di quelli con cui [i redenti] si uniscono tra loro e con Dio al fine di non cadere. In effetti, la carità non cade mai 229. Ma questo chi sarebbe riuscito a scoprirlo se non l’avesse mostrato colui che disse: Vi do un comandamento nuovo: quello di amarvi scambievolmente 230 e ancora: Chi mi ama sarà amato dal Padre mio 231? Loro barriera è nel fatto che essi sono circondati all’intorno dalla divina Scrittura, che essi mai osano trasgredire: quella Scrittura che da nessun altro viene chiarificata se non da colui al quale ci avviciniamo perché ci venga tolto il velo. Il tempo dell’apertura di quei libri sigillati, cioè della loro esplicitazione e manifestazione, sarà quando verrà il Signore e illuminerà i recessi delle tenebre e renderà palesi i pensieri del cuore, e allora ciascuno avrà la sua lode da Dio 232. Egli soltanto farà questo e lo farà a suo tempo, nel senso cioè che quando egli, che è la nostra vita, si manifesterà, allora insieme con lui appariremo nella gloria anche noi 233. Li ricondurrà sopra la loro costruzione colui che farà loro possedere ciò che essi hanno quaggiù costruito. Riceverà infatti la ricompensa 234 colui del quale l’opera che ha costruita resterà in piedi. Conosci tu i cambiamenti del cielo? Si tratterà per caso di cambiamenti in peggio, come per coloro che, avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio? Essi non hanno voluto essere dimora di Dio, e per questo sono stati mutati diventando vani nei loro pensieri 235. O sono cambiamenti in meglio, dal momento che, tutti certo risorgeremo ma non tutti saremo mutati? È qui chiaro chi saranno quelli che verranno mutati, poiché dice: E anche noi saremo mutati 236. E quando saranno trasformati i giusti sarà mutato lo stesso cielo poiché il cielo è la sede di Dio 237; e la sapienza è il Verbo di Dio, e il Verbo era Dio, e sede della sapienza è l’anima del giusto. O non si tratterà piuttosto di tutti e due i cambiamenti? Il testo infatti parla non di un cambiamento ma dei cambiamenti del cielo. O [conosci tu] così tutto ciò che accade sotto il cielo? Come infatti i cambiamenti del cielo si ripercuotono nelle creature che sono al di sotto del cielo così i mutamenti dell’uomo giusto, tanto in meglio quanto in peggio, si ripercuotono negli uomini carnali nell’un verso e nell’altro. Chiamerai tu forse la nube con la [tua] voce? Con la voce interiore, ovvero con quella voce con cui fu detto: Seguimi 238, o con quell’altra con cui fu detto: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? 239 O che le acque impetuose ti obbediranno con tremore? Lo dice dei popoli dominatori che si sentono dire: Operate la vostra salute con timore e tremore, è infatti Dio colui che opera in voi il volere e l’agire secondo i benevoli disegni della sua volontà 240. Spedirai con la [tua] forza i fiumi ed essi si metteranno in moto? Diceva: Dal suo interno scorreranno fiumi di acqua viva 241. Dice: Con la forza, cioè con quella fiducia che impedì loro di temere i persecutori, e pertanto si dice ancora: Coloro che si fanno violenza rapiscono il regno dei cieli 242. O verranno [i fiumi] a dirti: Cosa c’è? O verranno forse a chiederti cosa tu voglia con il tuo comando, come fece Saulo quando disse: Cosa mi comandi di fare? 243 O ti chiederanno che cosa possono sperare come loro ricompensa, come coloro che dissero: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; cosa ci verrà dato? 244 Chi ha dato alle donne l’abilità di tessere e la conoscenza dei vari colori? Anche presso [il libro di] Salomone c’è una donna che tesse vesti per suo marito 245. Vi intendiamo dunque le opere con cui le Chiese onorano Dio. La stessa tessitura infatti è la più grande e la più specifica fra le opere delle Chiese. Questa tessitura si ha quando si stringono saldamente insieme i fratelli più deboli, paragonati a un ordito di lana, e con la tessitura si uniscono agli uomini spirituali, di per sé stabili e dritti, e quindi paragonati a fili di stame. La conoscenza dei vari colori ci richiama a questa considerazione: come nella veste variopinta la diversità dei colori non disturba la bellezza dell’unica stoffa, così tra i fratelli i diversi doni debbono essere cementati dall’unità senza le incrinature prodotte dall’invidia. Bisogna quindi che ci si sopporti con amore scambievole e che ci si preoccupi di conservare l’unità dello spirito mediante il vincolo della pace 246. Chi sarà mai capace di contare le nuvole con la [sua propria] sapienza? [Solo] il Signore infatti conosce i suoi 247. Non diversamente in Giobbe si dice: Ma fra gli uomini chi conosce questo? Chi ha piegato verso la terra gli strumenti del cielo? Son questi gli angeli del cielo, ad opera dei quali ordinariamente si annunziano le parole di Dio. Questi angeli non caddero come quell’unico angelo cattivo, ma si piegano verso la terra con la docilità dell’obbedienza, e ciò fecero soprattutto quando era sulla terra il nostro Signore, al quale, come riferisce l’evangelista, gli angeli prestavano servizio 248. Ma la cenere si è sparsa quasi fosse terra, ed egli la impastava perché fosse come un cibo per le pietre. L’umiliazione propria della penitenza si è diffusa con ampiezza ed abbondanza: con il risultato che il Signore, il quale resiste ai superbi e dà la grazia agli umili 249, instaurasse con l’uomo una comunione mediante il glutine della carità. In tal modo egli, diventato uomo fra gli uomini, è diventato anche mediatore fra Dio e gli uomini 250, dando ad essi se stesso in cibo nel sacramento del suo corpo e del suo sangue e scegliendo, quasi fossero pietre, le cose stolte del mondo per confondere i sapienti 251. Egli, infatti, è cibo degli angeli inquanto è Verbo di Dio e Dio presso Dio, ma per essere cibo delle pietre il Verbo si è fatto carne e ha preso dimora in mezzo a noi 252. Si unisce pertanto agli uomini quando lo precede la penitenza come cenere che si spande [dinanzi a lui] per aprirgli la strada. Ne parlava colui che diceva: Fate frutti copiosi di pentimento, e non dite dentro di voi: abbiamo come padre Abramo, poiché a Dio è possibile far sorgere figli ad Abramo anche dalle pietre 253. A tali pietre prediceva che Cristo si sarebbe congiunto diventando come loro cibo: ma egli non si può certo congiungere se non lo precede l’umiltà del pentimento, perché Dio le cose elevate le conosce da lontano 254. Raccoglierai tu forse il cibo per il leone o riempirai le interiora dei draghi? Del diavolo è stato detto: Tu calpesterai il leone e il drago 255 a motivo delle insidie [che tende] e del suo furore; e quindi tutti i suoi angeli sono paragonati a leoni e draghi. A questi spiriti raccoglie cibo, riempiendo le loro brame, colui che prende gli uomini, li convince di empietà e li consegna in suo potere. Questi tali vorrebbero tenere nascosta la loro empietà, ma quando li si maschera certo vengono come catturati per diventare possesso del diavolo e dei suoi angeli, ai quali hanno assentito. Essi stanno timorosi nei loro giacigli. Nei ricettacoli delle loro insidie. Se infatti non fossero in preda al timore, chi potrebbe restare in vita? Essi però temono l’autorità di colui dinanzi al quale gridano: Perché sei venuto anzitempo a rovinarci? E come appare chiaramente che in quei porci essi non sarebbero potuti entrare se non fosse stato loro permesso 256, così è da intendersi che non potrebbero nulla in qualsiasi uomo se non fosse loro consentito. Tale permesso poi vien concesso per quella giustizia che governa tutte le cose, con finalità o di tentazione o di castigo, e che interviene o per condannare o per correggere. E siedono tendendo insidie nelle selve. Non s’acquieta in loro la voglia di nuocere anche quando non si dà loro facoltà. Son tante infatti le occasioni derivanti dalla carnalità che si addensano su di noi come selve; ed essi insidiosamente spiano chi rimane impigliato dalle varie leggi divine, per convincerlo del suo peccato in modo che giustamente venga ritenuto meritevole di essere loro pasto. Chi mai prepara il cibo al corvo, quando i suoi piccoli gridano al Signore girando tutt’intorno in cerca di cibo? Lo stesso dice il salmo: Anche ai piccoli dei corvi che lo invocano 257. Il testo di Giobbe è somigliantissimo a questo del salmo, e " coloro che lo invocano " non si può intendere detto in senso cattivo, sicché vi si debbono intendere coloro che sono neri perché non ancora resi candidi mediante il perdono dei peccati. E se essi sono " dei piccoli " è perché sono umili, e sono ancora errabondi qua e là perché non hanno ancora conosciuto la verità, anche se la cercano con religiosa devozione gridando al Signore. A un tal corvo si può preparare il cibo, e può farlo, in virtù della prescienza, colui che conosce come anche uno che ancora non è umile in seguito si convertirà. Ad ogni modo son questi tali che, essendo pulcini cioè umili, alzano grida al Signore.

39. (39, 1-35) Hai tu forse conosciuto il tempo che i tragelafi partoriscano le pietre? vuol dire capro, cervo. Il tragelafo è dunque un animale risultante da due componenti: il capro e il cervo. Rappresenta dunque l’anima che secondo l’uomo interiore serve la legge di Dio ma, per quella parte che è ancora caprone, vede nelle sue membra un’altra legge che contrasta con la legge del suo spirito e la rende schiava della legge del peccato 258. A questi uomini nel tempo prescelto Dio ha partorito dei sassi inquanto ha posto nelle Scritture dei robusti supporti, cioè esempi di [santità]. In tali esempi, senza cadere nella disperazione, possono riposare coloro che hanno la carne soggetta ai desideri contrari allo spirito mentre anche lo spirito nutre desideri contrari alla carne 259. Alla fine costoro, superate con l’agilità propria dei cervi le suggestioni del serpente, raggiungeranno la vita e seguiranno lo spirito, e in tal modo il peccato - da qui il richiamo al simbolico caprone - non regnerà più nel loro corpo mortale perché obbedisca ai suoi desideri 260. O hai tu controllato i parti delle cerve? Cioè delle Chiese che, nella categoria degli uomini spirituali, con affetto materno inculcano l’imitazione di sé a coloro ai quali, dopo questo, non potranno più nuocere le [false] opinioni diffuse dal serpente. Anche costoro tuttavia sono custoditi [dal Signore], perché ripongono la loro fiducia non in se stessi ma in Dio. E hai tu contato i mesi dei loro parti? Non partoriscono infatti se non attraverso il Vangelo, che il Signore predicò a periodi mensili determinati, cominciando dal battesimo fino alla passione e all’ascensione, e suffragò con l’autorevolezza del suo magistero. Le hai tu forse liberate dai dolori [del parto]? Non senza dolore infatti si affermava [da Paolo]: Figliolini miei, che io partorisco di nuovo finché non sia formato in voi il Cristo 261. Questi dolori cessano quando il feto viene alla luce: quando cioè la verità viene depositata nell’intimo di coloro per i quali si sta gemendo in questo mondo. Tutto ciò peraltro viene compiuto nell’intimo della coscienza dal Verbo di Dio. Hai tu nutrito i loro piccoli [che sono] senza timore? Cioè coloro che non sono timorosi nel ricevere il latte dei sacramenti; essi infatti non hanno ricevuto lo spirito della schiavitù per ricadere un’altra volta nel timore 262. Farai tu uscire i loro nati? Li condurrai alla libertà di pascoli spirituali più fiorenti? I loro figli romperanno: i lacci delle voglie mondane. Si moltiplicheranno nel frumento. Dopo essersi nutriti di latte si nutriranno di quel cibo più solido che è la sapienza. Usciranno e non torneranno più presso di loro. Usciranno dalle strettoie, per dire così, della dottrina che gli uomini trasmettono ai principianti. E non ritorneranno dalle loro madri, non avendo più bisogno del latte né di uomini che li istruiscano. Naturalmente, questi tre versetti non si debbono pronunziare in tono di interrogazione. Chi è colui che ha lasciato andare libero l’onagro? Cosa strana questa, almeno se, parlando di onagro, egli non si riferisca a quei pochi che servono Dio liberi da ogni occupazione profana. E i suoi legami chi li ha sciolti? I legami, cioè, degli affetti carnali e profani. Ho stabilito come sua abitazione il deserto e come sua tenda la terra salmastra. È da lì che egli grida: Ha sete di te l’anima mia 263. Si fa beffe del gran numero [di abitanti] della città. Quella città che la Scrittura chiama Babilonia e che cammina per la via spaziosa che conduce alla perdizione 264. Non ascolta il gridare del sorvegliante: poiché non deve nulla a nessuno. Indugia a guardare i monti del suo pascolo: la grandezza della rivelazione. Va in cerca di tutto ciò che è verde, cioè eterno. Vorrà forse il monocero prestare servizio a te? Chiama così chi andava superbo per la sua posizione sociale eminente. Difatti il Cristo ha assoggettato a sé anche personaggi di questo genere e li ha scelti per essere ministri della Chiesa. Il infatti è il rinoceronte, simbolo dell’uomo superbo. O [li ha fatti] dormire nella tua stalla? Così come ci si riposa sull’umiltà di colui che da bambino fu posto nella mangiatoia 265, sicuri del perdono dei peccati e dimentichi delle angustie derivanti dalla cattiva coscienza. E legherà con cinghie il suo giogo? Portano, cioè, il suo giogo, che è leggero, e legano quelle cinghie che sono i meriti insigni di coloro che hanno mortificato e domato la carne. Al riguardo va ricordato che anche Giovanni portava ai fianchi una cintura di pelli 266, né lo cingevano le dure catene dei peccati. O condurrà verso di te i solchi nel campo? Aprirà a te i cuori del popolo che gli obbedisce per raggiungere il regno di Dio? Confidi forse in lui, che sia cambiato il suo potere? Per cui non chieda conto della vanità della lode e delle onorificenze umane nell’esercizio del ministero ecclesiale come ne chiedeva quando si era nel secolo? O affiderai a lui le tue opere? Come a colui del quale l’Apostolo dice di essere ambasciatore, esortando la gente nel nome di Cristo a riconciliarsi con Dio 267. O presterai fede a lui, [sicuro] che egli ti restituirà il seme? Egli non pretenderà di riservare alcuna di tutte queste cose alla sua signoria. Egli chiama seme il lavoro della semina. E che lo riporterà nella tua aia? Esso pertanto verrà a trovarsi fra coloro ai quali il Signore in persona ha comandato di pregare il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe 268. Fa questo non al fine di formarsi un’aia di sua appartenenza, come fa ogni promotore di eresie o di scismi o chiunque altro che non cerchi la gloria di Dio ma la propria. È difficilissima, è vero, la cosa che vuole questo rinoceronte; tuttavia anche questo sa donare e produrre nell’anima umana colui che solo compie cose mirabili 269, colui che annulla i progetti dell’uomo e ogni altezza che si innalza contro la scienza di Dio, e soggioga ogni intelletto perché presti a lui obbedienza 270. La penna degli struzzi è mescolata con le ali dell’airone e dell’avvoltoio. Ai tardi d’ingegno, raffigurati dagli struzzi perché incapaci di volare, è stato concesso, ad opera della grazia di colui che sceglie le cose stolte del mondo 271, il dono di eguagliare in celerità coloro che sono più dotati d’ingegno se hanno in comune la stessa fede. Costoro sono rappresentati dalle due categorie di uccelli menzionati in questo verso, che così va interpretato. Egli lascia nella terra le sue uova. Ora comincia a parlare dello struzzo, cioè di coloro che in questo uccello vengono raffigurati. Le penne degli struzzi, infatti, così lente nel volare, non si potrebbero mescolare con le ali di quegli altri uccelli, che sono assai veloci, consentendo di volare insieme, se essi non avessero abbandonato in terra la loro speranza antecedente, rappresentata dalle uova. Queste si riscaldano nella sabbia. Sebbene [un uomo siffatto] non stia più attaccato alle cose che sperava in questo mondo, tuttavia spesse volte queste gli sopraggiungono dal favore di persone ancora in preda all’amore mondano, qui paragonato alla sabbia. Esso dimentica che il piede [dei passanti] le disperde e gli animali selvatici le calpestano. Se poi la passione di qualcuno si leva in senso contrario, ovvero i figli cattivi di questo mondo vengono a turbare, o anche a distruggere, una tale speranza, come le uova colui che le ha lasciate in terra, egli non se ne cura e come dimentico di tutto ciò, non li sente. Si indurisce contro i suoi figli quasi che non siano suoi. Sebbene non si tratti più di speranze, simboleggiate dalle uova, ma di realtà già maturate, come lo sono i figli già nati, e in concreto sebbene si tratti della felicità raggiunta in questo mondo, egli la disprezza con animo risoluto, poiché non vuole che sia quella la sua felicità, dal momento che aspira alla felicità vera. Ha faticato inutilmente senza alcun timore. Ciò avviene prima della conversione, quando l’uomo, sperando beni mondani, si affatica senza ricavarne frutto e, ciò che è più stolto, senza alcun timore pur riponendo la sua fiducia in cose incerte. Poiché Dio l’ha disprezzato [privandolo] della sapienza e non gli ha conferito l’intelligenza. Cosa c’è infatti di più stupido che confidare in cose vane e affaticarsi per ammassare beni corruttibili, senza timore di perderli? Questo attaccamento si produce soprattutto nell’animo di quei molti che da lungo tempo godono di prosperità mondana, specialmente se questa li raggiunge con successione ininterrotta dagli avi e proavi. In base a ciò, essi non riescono a pensare che improvvisamente possono diventare dei disgraziati; e siccome sulla terra di solito li si considera persone importanti, sebbene non posseggano le ali delle virtù attuate con una vita celeste, a ragione vengono paragonati agli struzzi. Ma bada al seguito del testo che dice: Quando giungerà il tempo, se ne volerà in alto e si farà beffe del cavaliere e del galoppatore. Venne poi la pienezza del tempo 272 e ai ricchi di questo mondo fu ordinato di non nutrire sentimenti di superbia e di non riporre la fiducia nelle ricchezze incerte ma nel Dio vivo 273. Da allora gli uomini han cominciato a volgere in alto il loro cuore elevandolo al Signore, e si è cominciato insieme a deridere i superbi persecutori, che il Signore aveva sommerso nel mare. Da allora pertanto le ali dello struzzo, frammiste a quelle degli uccelli veloci, s’innalzano verso il cielo e si avverano tutte le altre cose che sono state dette sopra a proposito di questo animale. Hai forse tu cinto di forza il cavallo? Sembra voglia descrivere il martire, testimone intrepido e generoso della fede che salva: la quale testimonianza egli rende non per le sue risorse naturali ma per le forze di cui l’ha arricchito il Signore. Hai tu fissato la criniera sul suo collo? Rivestitevi dell’armatura di Dio per resistere nei giorni del male 274. E l’audacia della gloria del suo petto? È questa l’audacia per la quale Isaia osa parlare 275. Quanto alla gloria del petto, essa è la coscienza 276 che approva l’operato dell’uomo, per cui ciascuno trova in se stesso e non in altri il motivo di vantarsi 277. Uscendo in campo galoppa. Uscendo verso la luce della libertà esulta negli ampi spazi della carità potendo agevolmente compiere le opere buone. Avanza coraggiosamente nella battaglia: contro le avversità e le tentazioni. Si lancia contro i giavellotti e non li calcola affatto. Questo perché è munito tutt’all’intorno di armi, tra cui lo scudo della fede, contro il quale si spengono gli strali infuocati del nemico 278. Non si scansa dalla spada. Cioè dalla morte del corpo, ovvero lo si dice perché ci sono anche dei duri che non accettano la verità anzi sono accaniti nel perseguitare coloro dai quali il giusto non si distacca perché gli è comandato di amare anche i persecutori. Sopra di lui si allieta l’arco e la spada. Mediante la sua confessione si asseriscono e la [verità della] minaccia divina, che da lontano predice pene invisibili, e la testimonianza della parola che come da distanza ravvicinata debella tutti gli errori. Una cosa infatti è minacciare supplizi ai peccatori, cosa assai lontana nell’avvenire come quando si scagliano le frecce con l’arco, e un’altra cosa è sconfiggere le voglie disordinate già presenti ricorrendo alla spada della parola combattendo come quando si viene alle mani. Per il vibrare della lancia e dell’asta. Cos’è questo fatto, cioè che per il vibrare della lancia e dell’asta, sopra di lui si allietano l’arco e la spada? Non si riferisce per caso al fatto che se il martire non trema di fronte alla morte eterna che la divina giustizia gli minaccia per il futuro, se cioè non la teme, egli non può disprezzare la morte del corpo, minacciata dal persecutore, e quindi non può effettuare un’intrepida confessione [della fede] né predicare la verità con tale fierezza che i nemici non possono tenergli testa? In tal modo " si allieta sopra di lui (cioè per mezzo di lui si afferma liberamente) la dottrina di Dio ", che agli empi minaccia la rovina eterna ed uccide il peccato presente [nel mondo]. Se infatti la gioia che a noi deriva dalla speranza non fosse unita al timore della dannazione, la nostra stessa sicurezza ci lascerebbe nel disimpegno, e la nostra esagerata fiducia diventerebbe superbia, e non sarebbe per noi il detto del salmo: Gioite con timore dinanzi a lui 279. Nella sua ira scava il terreno. Si adira contro se stesso per rimuovere da sé le passioni terrene e ogni timore carnale, da cui l’uomo è impedito a sopportare i patimenti. Secondo questa interpretazione, forse, è stato anche detto: Adiratevi ma non peccate 280. Ognuno di noi infatti deve muovere a se stesso severi rimproveri animato da quello sdegno veramente salutare che fa dire: Perché sei triste, anima mia? E perché mi turbi? Spera in Dio: a lui confesserò. E siccome la confessione che si fa con la bocca si fa per ottenere la salvezza 281, continua subito dopo: Salvezza del mio volto [è] il mio Dio 282. Non lo crederà fino a che non avrà suonato la tromba. In effetti, finché non arriva il tempo della tentazione la verità non appare chiaramente, anche se è rimosso il timore mondano; né facilmente le può credere finché ad istruirci non viene il tempo della prova. Quando suonerà la tromba, dirà: Avanti! Quando giungerà il tempo della prova allora potrà compiacersi della sua anima, a condizione però che egli sappia gloriarsi delle tribolazioni, inquanto la tribolazione produce la pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza 283. Allora non dirà più con ira alla sua anima: Perché mi turbi?, ma gloriandosi le dirà: Anima mia, loda il Signore 284. E da lontano sente l’odore della battaglia. Non come chi si trova fra persecutori-uomini, cioè esseri visibili, ma da lontano; e ciò per indicare degli esseri che sfuggono agli occhi. Noi infatti sappiamo di non dover lottare contro la carne e il sangue ma contro i principati e le potenze e i reggitori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che sono nelle sfere celesti 285. Questo significa da lontano. A proposito si dice che odora, e questo a motivo del principe delle potenze del mondo aereo. In effetti gli odori, tanto buoni quanto cattivi, li si percepisce con l’olfatto. Pertanto sente l’odore della battaglia colui che si rende conto di come il principe delle potenze del mondo aereo stia operando tra i figli dell’incredulità 286 da cui è perseguitato e dei quali sperimenta la collera e le insidie. Egli dunque combatte contro gli spiriti del male con armi spirituali, e non con armi materiali contro esseri fatti di carne e di sangue, come sarebbero gli uomini cattivi e perversi che si vedono con gli occhi del corpo. Il tuono dei condottieri e le grida. Sottintendi: " Odora ". Se poi si parla di tuono, penso lo si faccia in riferimento all’aria stessa dove abitano gli spiriti del male. Questi spiriti infatti non sono chiamati reggitori del mondo perché governano veramente il cielo e la terra ma nel senso indicato dall’Apostolo, il quale esclude una tale spiegazione aggiungendo subito dopo in che senso li chiama reggitori del mondo. Egli dice che si tratta del mondo di queste tenebre cioè della società degli empi, ai quali una volta convertiti al Signore rivolge queste parole: Un tempo siete stati tenebra, ma ora siete luce nel Signore 287. Dal libero arbitrio di ciascuno dipende infatti l’essere o tenebra o luce, ma quando si è tenebra lo si è di per noi stessi, cioè a causa dei peccati, che son roba propria di ciascuno; quando viceversa si è luce, non lo si è per noi stessi ma viene dal Signore, dal quale si è illuminati. Lo dice Isaia: le sue tenebre saranno come il mezzogiorno 288, e nei salmi è detto: Tu rischiarerai le mie tenebre 289. Orbene quelli che l’Apostolo chiama reggitori delle tenebre in questo versetto [di Giobbe] sono chiamati condottieri. Da loro infatti le tenebre, figura degli "empi ", sono condotte a perseguitare i fedeli, cioè coloro che subiscono persecuzioni per la giustizia, non coloro che soffrono a causa della loro irreligiosità e delle proprie colpe. Di tali condottieri si afferma che il martire odora le grida, non nel senso che da loro si emetta un suono percepito dagli orecchi del corpo ma perché mediante la fede essi gridano agli orecchi del cuore tutte le malvagità che il diavolo e i suoi angeli tramano contro i servi di Dio, secondo il detto dell’Apostolo: A noi infatti non sono sconosciute le sue intenzioni 290. Contro questo schiamazzare dei condottieri, sono ovviamente sorde le orecchie degli increduli. Forse che in forza della tua sapienza mette le piume l’avvoltoio? In tal modo infatti, cioè per la sapienza di Dio, che è Cristo, a poco a poco si forma e rinnova l’uomo che si dispone ad abitare nei cieli. Allarga le ali e sta immobile guardando a mezzodì. Sottratte ad ogni impedimento mondano tutte le energie del duplice amore, egli rimane saldo e immobile nella fede. Nel fare ciò tuttavia egli non presume di se stesso ma spera in Dio, e riversa ogni suo vigore in colui che gli ispira il fervore della carità, affidando a lui la sua fortezza 291. Dice: Non sarà forse soggetta a Dio la mia anima? Da lui infatti è la mia salvezza. Sì, egli è il mio Dio, la mia salvezza e il mio protettore: non sarò mai smosso 292. O che forse per un tuo comando si solleva in alto l’aquila? Come accade per comando di colui che diceva: Quando sarò innalzato da terra attirerò a me tutte le cose 293? Egli infatti quando stava per morire per noi ed era vicino alla resurrezione, con la quale avrebbe elevato al cielo il suo corpo, ebbe a dire: Là dove ci saranno i cadaveri si raduneranno le aquile 294. Così egli saziava con i beni del cielo il desiderio di colui la cui giovinezza si rinnova come quella dell’aquila 295. Inoltre questo sollevarsi dell’aquila può riferirsi a quel che afferma l’Apostolo: Se siamo fuori senno, è per Dio, sicché il verso che segue, dove si parla dell’avvoltoio, si dovrà riferire a ciò che anche in Paolo vien detto: Se siamo assennati, lo siamo per voi. Ivi infatti si prosegue con le parole: O che forse l’avvoltoio dimorerà sopra il suo nido poggiando sulla pietra? Sembra che queste parole siano state dette non dell’inclinazione a contemplare le cose sublimi con estasi della mente ma dell’impegno nel regolare le cose ordinarie mediante la temperanza con cui ci si adegua alle realtà umane. In tale ottica anche gli empi, che si è soliti considerare come morti, se sono giustificati per mezzo della parola, se cioè sono come divorati dalle fauci [di qualcuno], si convertono ed entrano nel corpo della Chiesa: l’avvoltoio infatti si ciba di cadaveri. Se poi si dice sopra il suo nido, è perché lì si collocano, come se fossero figlie, le opere necessarie alla vita presente; e se si aggiunge: sulla pietra ci si fa pensare all’Apostolo, il quale dopo aver detto: Se siamo assennati [lo siamo] per voi, aggiunge subito: Infatti la carità di Cristo ci sospinge 296, e la pietra era Cristo 297. Opportunamente [si dice che] poggiando dimorerà secondo quell’affermazione: Io sono messo alle strette da due desideri: infatti desidero essere sciolto [dal corpo] ed essere con Cristo, cosa di gran lunga più eccellente, sicché questo è ben riferito all’elevarsi dell’aquila; mentre l’altro, e cioè: Restare nel corpo è necessario a voi 298, si riferisce all’avvoltoio che se ne sta nel nido e vi soggiorna. Siccome poi nella pietra si vede ben raffigurata tutta la Chiesa, anche perché è posta in relazione con quel Simone che per questo motivo dal Signore fu chiamato Pietro 299, la sommità della pietra è il capo stesso della Chiesa. In ordine a questo vi si aggiunge il verso successivo, che suona: Nella sommità della pietra e nella cavità? La sommità è in riferimento all’essere egli il capo, la cavità invece fa pensare al fatto che la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio 300. E quando egli sarà là, chiederà il cibo. Quel cibo di cui fu detto a Pietro: Uccidi e mangia 301, indicandogli che avrebbe dovuto accogliere nel corpo della Chiesa i pagani che avrebbero creduto in Cristo. I suoi occhi si spingono a guardare lontano e i suoi piccoli si rotolano nel sangue. Animato dalla speranza dell’immortalità futura, l’uomo volge da lontano la sua attenzione alla vita eterna, sebbene le sue opere si avvoltolino ancora nella propria fragilità carnale, sebbene cioè egli sia ancora turbato da moti non ben definiti. Egli compie opere di misericordia, ma per la sua ignoranza umana rimane nell’incertezza non sapendo quale vantaggio ne tragga ciascuno in ordine a Dio, sebbene spingendo lo sguardo in lontananza egli distribuisce [il bene] mosso da sincera carità e avendo di mira la salvezza eterna. Può allora accadere che questo tale cristiano impegnato a distribuire i beni incontri persone che, sostenute dalla volontà di rinunciare al diavolo, sono già morte al mondo. In tal caso egli, senza alcuna incertezza, mette a loro servizio la sua bocca dedicandosi al lavoro della predicazione, con il quale li annette al corpo della Chiesa, essendo essi già più che preparati. Per questo motivo si aggiunge: Dovunque si trovino i cadaveri, celermente essi sono scoperti. Il Signore replicò a Giobbe e gli disse. A questo punto sembra che il Signore stesso venga a ripetere il discorso, mentre erano sue le parole già dette prima. La cosa è comprensibile se supponiamo che Giobbe, dinanzi a quel che gli si diceva, era rimasto con la lingua inceppata: se ne stava in silenzio e taceva, non osando aggiungere parole. Pertanto nei due versetti che seguono il Signore lo esorta a rispondere: Ma che davvero colui che osava disputare con l’Onnipotente [ora] se ne sta zitto? Vuol dire: Perché smetti di litigare con l’Onnipotente? Rimproverando Dio, oserà replicare a lui? Bisogna sottintendere un " Forse che ", per cui il senso della frase sarà questo: Forse che oserà rimproverare Dio colui che discutendo gli risponde? Si discute infatti con l’Onnipotente quando si va a chiedergli qualcosa, anche senza volerlo convincere di colpa né contraddirlo. Per il fatto dunque che egli è Onnipotente, non per questo si deve smettere di discutere con lui. Con la disputa infatti non ci si presenta a lui, che è la stessa verità, per domandargli qualcosa al fine di rimproverarlo. Il testo potrebbe essere interpretato anche così: " O che forse colui che disputa con il Signore potrà acquietarsi? ". Vale a dire: " Siccome chi disputa con l’Onnipotente non si acquieta, non è il caso di litigare con lui al fine di ottenere questa quiete ". Colui che disputa, di solito contraddice; ma chi si pone contro Dio non può trovare quiete; cioè non trova pace se non concorda senza alcuna ribellione con la sua volontà. Rimproverando dunque Dio, replicherà così. Significa: Quando con atteggiamento litigioso l’uomo risponde a Dio, muove rimprovero a Dio stesso e quindi non raggiunge la pace, come è stato detto: O uomo, chi sei tu che fai obiezioni a Dio? 302 Ma in che modo Giobbe aveva fatto una cosa di questo genere? E veramente Dio non lo considera come uno che solleva obiezioni contro di lui. Ciò avevano fatto i suoi amici, che non avevano capito il piano divino, mentre a Giobbe si dà buona testimonianza e al principio e alla fine del libro. Ma la cosa non sarà stata per caso detta in riferimento alla persona che Giobbe rappresentava, cioè in riferimento al corpo del Signore che è la Chiesa? Effettivamente in questo corpo c’è una parte notevole di gente inferma: non dico di gente senza speranza ma in pericolo per quanto riguarda il suo progresso. A costoro vacillano i piedi e quasi scivola il passo perché invidiosi dei peccatori vedendo la pace che essi godono. Costoro dicono: Come può conoscerlo Dio? C’è forse la conoscenza nell’Altissimo? Ecco, essi [sono] peccatori, e pure fortunati in questo mondo, hanno accumulato ricchezze. Ma che davvero io abbia inutilmente reso giusto il mio cuore e lavato le mie mani insieme agli innocenti? O che inutilmente io sia flagellato tutto il giorno e la mia punizione [si estenda] fino al mattino? 303 A questo effettivamente sembra che risponda Giobbe in persona nei versetti seguenti. Rispondendo Giobbe disse: Ascoltando tali cose dovrei sottopormi a giudizio, dopo che sono stato avvertito e rimproverato dal Signore, io che sono un nulla? Il senso è: Perché mai dovrei io stesso inventare il mio giudizio quando ad avvertirmi e rimproverarmi c’è il Signore, se io osassi contraddirlo? Ascoltando tali cose, vale a dire comprendendole, cioè comprendendo con quanta giustizia e misericordia mi si tratti sebbene io di per me stesso sia un nulla. Quale risposta darò? Cioè: Cosa potrò dire contro la verità? Mi porrò la mano sulla bocca. Cioè: la terrò chiusa e porrò un freno alla mia loquacità. Ho parlato una volta; non vi aggiungerò la seconda. Queste parole van prese con un senso di mistero: difatti come si può dire che Giobbe abbia parlato una sola volta mentre ha parlato tante volte? O in che senso egli non aggiungerà altre parole se dopo un poco si rimette a parlare? Qui l’espressione è da intendersi riferita al progresso dell’anima nei riguardi delle cose esterne, per cui ella abbandona Dio e gli oppone resistenza. In tal senso quest’aumento di parole nella sacra Scrittura viene chiamato clamore, come quando Dio stesso dice che è giunto fino a lui il clamore di Sodoma 304. Contrario a questo parlare o gridare è quel beatissimo silenzio di cui si afferma: E tacerà senza timore astenendosi da ogni male. Fa quindi bene a dire che ha parlato una volta con quel discorrere che si era prolungato per tutta la vita dell’uomo vecchio, quando egli era uno spirito vagabondo che mai tornava indietro 305. Adesso quindi, mettendosi la mano sulla bocca per non continuare, promette di non aggiungere altro, per non allontanarsi da Dio. Amen.
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