Contro le lettere di Petiliano - Libro terzo

Sant'Agostino d'Ippona

Contro le lettere di Petiliano - Libro terzo
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Petiliano ha risposto con insulti, non con argomenti.

1. 1. Ho letto, o Petiliano, la tua lettera appena ho potuto. In essa hai fatto chiaramente capire che contro la Chiesa cattolica e a favore del partito di Donato, non sei riuscito a dire alcunché di degno, e che non ti è stato permesso tacere. Che turbamenti hai subito, che tempesta si è scatenata nel tuo animo, mentre leggevi la risposta che io ho dato, con tutta la brevità e chiarezza possibile, ad un frammento della tua lettera, che mi era capitato tra le mani! Tu hai visto di quanta solidità goda, e di quanta viva luce brilli la verità che noi seguiamo e difendiamo, che non sei riuscito a portare un solo argomento contro di essa, per confutarla e respingerla. Hai anche notato che verso di te era rivolta l'attesa di molti suoi lettori, desiderosi di sapere che cosa avresti detto, che cosa avresti fatto, come te la saresti cavata, e per quale delle tante strettoie in cui la parola di Dio ti aveva bloccato, ti saresti aperto un varco. Ma a questo punto tu, che dopo aver rigettata l'opinione di persone superficiali, avresti dovuto dirigerti verso la vera e sana dottrina, hai fatto proprio quello che la Scrittura ha predetto di costoro: Hai amato la malizia piuttosto che la bontà, la parola di iniquità più che la parola di equità 1. Inoltre, se io volessi replicare ai tuoi insulti con altri insulti, che altro saremmo se non due insultatori, sì che alcuni nostri lettori ci disprezzerebbero, spinti da vera serietà, come abietti individui, e altri vi attingerebbero con gusto e malizioso piacere? Per parte mia, quando io replico a qualcuno a viva voce o per iscritto, anche se mi ha aggredito con accuse ingiuriose, modero e reprimo, per quanto il Signore me lo concede, gli stimoli di una inutile indignazione; e pensando all'uditore o al lettore, non faccio in modo di dimostrarmi superiore a lui con gli insulti, ma di essergli salutare confutandone l'errore.

Agostino lascia Petiliano e si rivolge ai lettori.

1. 2. In effetti, se quanti esaminano i tuoi scritti hanno un po' di buon senso, che vantaggio ha portato alla causa in oggetto sulla comunione cattolica o sul partito di Donato, il fatto che tu, accantonato un impegno, in un certo senso pubblico e mosso da rivalità personale, ti sei messo ad attaccare con maligni insulti la vita di un uomo, quasi che l'oggetto della questione fosse lui?. Hai giudicato così male, non dico i cristiani, ma l'intera umanità, da non pensare che i tuoi scritti potessero cadere nelle mani di persone sagge che si sarebbero messe al di sopra delle nostre persone e avrebbero piuttosto esaminata la nostra questione, non badando a chi siamo o come siamo, ma solo alla validità dei nostri argomenti per la verità o contro l'errore. È di questi che avresti dovuto temere il giudizio; è di questi che avresti dovuto prevenire le critiche, per non farli sospettare che saresti stato a corto di argomenti, se non ti fossi prefisso un avversario contro cui lanciare ogni specie di insulti. Ma evidentemente sei stato preso dalla stessa leggerezza e vanità di alcuni che si compiacciono di ascoltare i litigi di avversari eloquenti e che, attratti dall'eloquenza con cui essi si insultano, non colgono la verità con cui si confutano. Allo stesso tempo io penso che tu abbia fatto in modo che anch'io, tutto preso dalla mia difesa, mi distraessi dalla causa intrapresa, e così, agli occhi della gente, rivolta alle parole non di due disputanti, ma litiganti, restasse oscura la verità, di cui temete la manifestazione e la diffusione. Ma che cosa potrei fare io, ora, per contrastare questo disegno, se non accantonare la mia difesa e attenermi all'argomento, dal quale nessun mio accusatore possa distogliere la mia attenzione? Esalterò con l'elogio della mia voce di servo la casa del mio Dio, di cui ho amato la bellezza 2; io invece mi umilierò e sarò nell'abiezione. Ho infatti preferito di essere un abietto nella casa del mio Dio, piuttosto che abitare nelle tende degli eretici 3. Perciò, o Petiliano, interromperò per un po' il mio discorso con te e lo rivolgerò a coloro che tu, con i tuoi insulti, hai cercato di separare da me, quasi che il mio sforzo fosse di indirizzare gli uomini a me e non invece con me a Dio,

E si rivolge ad essi con le parole di Paolo.

2. 3. Ascoltate, dunque, voi tutti che avete letto gli insulti che Petiliano, più per rabbia che per riflessione, ha vomitato contro di me. Innanzitutto mi rivolgerò a voi con le parole dell'Apostolo, che certamente, quale che io sia, sono vere. Così, ogni uomo ci consideri ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio. Ora quel che si richiede dai dispensatori, è che ciascuno sia trovato fedele. Quanto a me, importa molto poco l'essere giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi, non giudico neppure me stesso 4. Quanto alle parole successive, anche se non oso riferirle a me, e dire: Non mi sento colpevole di niente 5, tuttavia davanti a Dio, pieno di fiducia dico: Di nessuna delle accuse, che Petiliano mi ha rivolto, riguardanti il periodo della mia vita successivo al giorno del mio battesimo in Cristo, io sono consapevole. Non per questo, però, sono giustificato, ma chi mi giudica è il Signore. Pertanto, non giudicate niente prima del tempo, finché venga il Signore e illumini i segreti delle tenebre e riveli i pensieri del cuore; e allora per ciascuno vi sarà la lode da Dio. Questa verità, fratelli, l'ho trasfigurata in me, affinché, al di là di quanto è stato scritto, non ci si gonfi per uno contro un altro 6. Pertanto, che nessuno si glori nell'uomo; tutto è vostro, voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio 7. Lo ripeto: Che nessuno si glori nell'uomo. Insisto ancora: Che nessuno si glori nell'uomo! 8 Se in noi notate qualcosa di lodevole, riferitela a lode di colui, dal quale viene ogni cosa ottima e ogni dono perfetto; esso infatti viene dall'alto, discende dal Padre dei lumi, presso il quale non c'è mutamento e né ombra di variazione 9. Che cosa abbiamo, infatti, che non abbiamo ricevuta?. E se l'abbiamo ricevuta, non gloriamocene come se non l'avessimo ricevuta 10. E per tutto il bene che avete conosciuto in noi, siate imitatori nostri, se però noi lo siamo di Cristo 11. Se invece sospettate o credete o vedete in noi qualche male 12, seguite il consiglio del Signore, che vi rassicura ed esorta a non lasciare la sua Chiesa per i difetti degli uomini: ciò che noi diciamo, fatelo; mentre il male che credete o vedete che noi facciamo, non fatelo 13. Non è il momento di giustificarmi davanti a voi, perché, trascurata la mia causa, ho incominciato a raccomandarvi una verità per voi salutare: Che nessuno si glori nell'uomo 14; è infatti maledetto chi pone la sua speranza nell'uomo 15. Se io conservo e osservo questo precetto del Signore e dell'Apostolo, anche se, nella mia causa, dovessi soccombere ed essere sconfitto - come il mio nemico desidera e ritiene - uscirà vittoriosa la causa che io servo. In effetti, se voi manterrete con grande fermezza, quanto io vi esorto e vi sollecito, e cioè che è maledetto l'uomo che pone la sua speranza nell'uomo, così che nessuno si glori nell'uomo, non lascerete mai l'aia del Signore per via della paglia, né di quella che ora vola portata via dal vento della superbia, e né di quella che verrà separata nella vagliatura finale 16; non fuggirete la grande casa, per via dei vasi destinati ad usi ignobili 17; non uscirete dalle reti rotte, per via dei pesci cattivi, che devono essere separati sulla spiaggia 18. Né, per via dei capri, che il pastore separerà per collocarli alla sua sinistra, lascerete i buoni pascoli dell'unità 19; e né per via della zizzania che vi è mischiata, vi separerete con un empio scisma dalla società del grano, il cui capo è il grano mortificato e moltiplicato, che cresce nel mondo fino alla mietitura 20. Il campo è il mondo, infatti, non l'Africa; e la mietitura è la fine dei tempi 21, non il tempo di Donato.

Le parole dell'Apostolo ammoniscono la paglia e frumento a non dividersi.

3. 4. Certamente voi riconoscete perché sono state date queste similitudini del Vangelo: il loro unico scopo è di far capire che nessuno deve gloriarsi nell'uomo e nessuno, per orgoglio, parteggi per l'uno contro l'altro, e si divida, dicendo: Io sono di Paolo, visto che non è stato certo crocifisso per voi Paolo, e che non è stato nel nome di Paolo, e meno ancora nel nome di Petiliano o di uno dei nostri, che siete stati battezzati 22. Esse sono state date perché voi impariate, prima della vagliatura e per il tempo in cui la paglia viene triturata con il frumento, e i pesci buoni nuotano coi cattivi nelle reti del Signore, piuttosto a sopportare la mescolanza dei cattivi per amore dei buoni, che a violare la carità dei buoni per colpa dei cattivi. Naturalmente questa mescolanza non è eterna, ma temporanea; non è spirituale, ma corporea. Né gli angeli potranno sbagliare quando raccoglieranno i cattivi di mezzo ai giusti e li getteranno nel camino di fuoco ardente 23. Il Signore sa chi sono i suoi. E se è vero che chiunque invoca il nome del Signore 24, non può, nel frattempo, allontanarsi dagli iniqui con il corpo, si allontani dall'iniquità. Nel frattempo, infatti, è lecito allontanarsi e separarsi dai cattivi con la vita, la condotta, il cuore e la volontà. Questa separazione bisogna sempre mantenerla; quanto alla separazione corporea, invece, si deve attendere la fine del mondo con fiducia, con pazienza e con fortezza. È appunto per questa attesa che è stato detto: Attendi il Signore, comportati con coraggio; si conforti il tuo cuore, attendi il Signore25. Veramente, la palma più grande che spetta alla tolleranza, è vivere tra i falsi fratelli, che si sono furtivamente introdotti, e che cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo 26, senza turbare, con tumulti e dissensi temerari, la carità di quelli che non cercano i propri interessi, ma quelli di Gesù Cristo, e senza rompere, con orgoglio ed empie lotte, l'unità della rete del Signore, che raccoglie ogni genere di pesci, mentre viene tirata alla riva, cioè, alla fine dei tempi. Come succede quando uno crede di essere qualcosa ed è niente 27, e inganna se stesso; e quando pensa che, per giustificare la separazione delle popolazioni cristiane, sia sufficiente il giudizio suo e dei suoi, che dicono di conoscere molto bene certi malvagi indegni della comunione dei sacramenti della religione cristiana. Tuttavia di tutto ciò che dicono di conoscere a proposito di alcuni, non riescono a convincere la Chiesa, la quale, come è stato predetto, è diffusa in tutte le nazioni. E quando essi lasciano la comunione di coloro, che appena conoscono, abbandonano la sua unità; se invece avessero la carità che tutto sopporta, essi dovrebbero sopportare, in una sola nazione, il male che conoscevano, proprio per evitare di separarsi dai buoni, ai quali non potevano mostrare, in tutte le nazioni, le altrui malvagità 28. Quindi, pur non entrando nella discussione della causa, nella quale prove fortissime dimostrano che essi hanno calunniato degli innocenti, è certamente più credibile che le false accuse di consegna le abbiano inventate proprio quelli che non hanno esitato a commettere il crimine molto scellerato dello scisma. Infatti, posto che sia vero tutto ciò che essi hanno propalato circa la consegna dei Libri, non avrebbero assolutamente dovuto abbandonare la comunione dei cristiani, per un fatto che essi conoscevano ed altri ignoravano: comunione che la Scrittura divina proclama fino ai confini della terra.

La tolleranza non è negligenza della disciplina ecclesiastica.

4. 5. Questo io non lo dico perché si trascuri la disciplina della Chiesa, e si permetta a ciascuno di fare ciò che vuole, senza incorrere in alcuna correzione e punizione medicinale, e senza temere la dolcezza e la severità della carità. Che ne sarebbe, infatti, dell'esortazione dell'Apostolo: Correggete gli inquieti, consolate i pusillanimi, accogliete i deboli, siate pazienti con tutti. Badate di non rendere a nessuno male per male 29? Con l'ultima frase, poi: Badate di non rendere a nessuno male per male, egli ha chiaramente mostrato che non è rendere male per male, correggere gli inquieti, sebbene sia l'inquietudine la causa per cui si riceve il castigo della correzione. Quindi, non è un male il castigo della correzione, benché sia un male la colpa; esso infatti non è l'arma di un nemico che ferisce, ma il bisturi di un medico che amputa. Questo accade nella Chiesa: è lo spirito di dolcezza interiore 30, che arde della gelosia di Dio; è il timore che la vergine casta, fidanzata all'unico sposo Cristo, possa corrompersi, in alcuni suoi membri, nella castità che le dona Cristo, come avvenne di Eva, che fu sedotta dall'astuzia del serpente 31. Comunque, Dio non voglia che i servi del padre di famiglia dimentichino il comando del loro Signore, e si accendano tanto forte dell'ardore di santa indignazione contro l'abbondante zizzania che, nel desiderio di raccoglierla prima del tempo 32, possano sradicare anche il frumento. Di questo peccato, comunque, i Donatisti sarebbero colpevoli anche se riuscissero a provare che i crimini di cui accusano i traditori, che hanno calunniato, sono veri. Essi infatti, nella loro empia presunzione si sono separati, non solo dai fedeli iniqui, di cui cercavano di fuggire la compagnia, ma anche da quelli buoni, che si trovano in tutte le nazioni, e ai quali non riuscivano a dimostrare i crimini che pure dicevano di conoscere. E con loro hanno condotto nella stessa rovina molte persone sulle quali godevano di una certa ascendenza, ma che erano incapaci di capire che non bisogna assolutamente abbandonare l'unità della Chiesa diffusa in tutto il mondo, a causa dei peccati altrui. Così, anche se essi sapevano che i crimini rinfacciati ad alcuni erano veri, questa conoscenza faceva perire il fedele debole, per il quale Cristo è morto 33. Costui, infatti, irritato per il male compiuto da altri, faceva perire in sé il bene della pace, che condivideva con i fratelli buoni: dei quali, alcuni non avevano mai sentito parlare di questi fatti; altri avevano avuto paura di credere alla leggera a fatti non discussi e non provati; e ad altri, infine, spinti da pacifica umiltà, quali che siano stati i fatti, li avevano rimessi ai giudici ecclesiastici dei paesi d'oltremare. L'intera causa, infatti, fu portata davanti a loro.

L'unità richiede che ci si sopporti a vicenda con amore.

5. 6. Voi, dunque, prole santa dell'unica Madre cattolica; voi che siete sudditi del Signore, evitate con tutta la vigilanza possibile, l'esempio di tale crimine ed errore. Infatti, per quanto colui che vuole attrarvi al suo seguito rifulga della luce di dottrina e di fama, e si vanti d'essere una pietra preziosa, ricordatevi che la donna forte e l'unica sposa del suo unico amabile Sposo, descritta dalla santa Scrittura nell'ultimo libro dei Proverbi 34, è più preziosa delle pietre preziose. Nessuno dica: " Lo seguirò, perché lui mi ha fatto cristiano", o: " Lo seguirò, perché lui mi ha battezzato ". Non chi pianta è qualche cosa, né chi irriga, ma colui che fa crescere, Dio 35. E Dio è carità, e chi rimane nella carità, rimane in Dio e Dio in lui 36. Non bisogna seguire nessuno contro l'unità di Cristo, anche se predica il nome di Cristo, e se possiede e amministra il sacramento di Cristo. Ciascuno esamini il proprio comportamento, e allora troverà gloria soltanto in se stesso e non in altri; ciascuno infatti porterà il proprio fardello 37, cioè il fardello di dover rendere conto, poiché ciascuno di noi renderà conto di se stesso. Pertanto non giudichiamoci più a vicenda 38. Quanto poi ai pesi della reciproca carità, portate scambievolmente i vostri pesi, e così adempirete la legge di Cristo. Chi infatti crede di essere qualcosa, mentre è niente, inganna se stesso 39 Sopportiamoci dunque a vicenda con amore, e operiamo per conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace 40. Fuori di questa pace, chiunque raccoglie, non raccoglie con Cristo; ma chiunque non raccoglie con Cristo, disperde 41.

La tolleranza delle false accuse arreca un'immensa consolazione.

6. 7. Che dunque si parli di Cristo o della sua Chiesa o di qualunque altra verità, che riguarda la vostra fede e la vostra vita, io non dico che noi non ci dobbiamo assolutamente paragonare a colui che ha detto: Anche se noi...; ma che è assolutamente vero il seguito: Anche se un angelo dal cielo vi annunciasse una cosa diversa da ciò che voi avete ricevuto, nelle Scritture legittime ed evangeliche, sia anatema 42. Quando noi discutiamo di queste cose con voi e con tutti quelli che desideriamo guadagnare a Cristo e, tra le altre verità, predichiamo anche la santa Chiesa, così come leggiamo che è stata promessa nella Lettera di Dio e la vediamo realizzata in tutte le nazioni, da quelli che desideriamo attrarre al suo grembo pacifico, invece di ringraziamenti, riceviamo fiamme di odio; come se li avessimo relegati noi in quel partito, a favore del quale non trovano alcunché da dire, o se fossimo stati noi ad ordinare ai Profeti e agli Apostoli, molto tempo prima, di non inserire nei loro scritti nessun testo dal quale risultasse che il partito di Donato è la Chiesa di Cristo. Per la verità, carissimi, quando noi ascoltiamo false accuse da parte di coloro che colpiamo con l'annuncio della parola di verità e la confutazione delle vane ciarle del loro errore, proviamo, come sapete, un'immensa consolazione. In effetti, se per le accuse che mi fanno, la testimonianza della mia coscienza non si leva contro di me davanti a Dio, là dove l'occhio mortale non penetra, non solo non devo rattristarmi, ma rallegrarmi ed esultare, perché grande è la mia ricompensa nei cieli 43. Non bisogna infatti vedere quanto è amaro, ma quanto è falso ciò che ascolto e quanto è verace colui, nel cui nome ascolto e a cui vien detto: Un profumo diffuso è il tuo nome 44. Ha diritto a diffondersi in tutte le nazioni il profumo di colui che i Donatisti, che ci maledicono, si sforzano di circoscrivere nell'ambito di una sola piccola zona dell'Africa. Perché allora sentirsi a disagio per le calunnie di quelli che diminuiscono la gloria di Cristo? Di quelli che a sfavore del loro partito e della loro contesa, hanno questa antica predizione sulla sua ascensione al Cielo e sull'effusione del suo nome come un profumo: Esaltati sopra i cieli, o Dio, e su tutta la terra la tua gloria 45?

La sopportazione di accuse false ci assomiglia a Cristo.

7. 8. Quando noi proclamiamo queste ed altre profezie divine, per contrastare le loro vuote chiacchiere umane, i nemici della gloria di Cristo ci colpiscono solo con aspri insulti. Dicano pure quello che vogliono: il Signore ci incoraggia con queste parole: Beati quelli che soffrono persecuzioni per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati sarete voi, quando vi perseguiteranno, vi malediranno e, mentendo, diranno ogni male contro di voi, a causa mia 46. Le prime parole: Per la giustizia, le ha ripetute poi: A causa mia. Egli infatti si è fatto per noi sapienza e giustizia e santificazione e redenzione; affinché, come sta scritto, chi si gloria, si glori nel Signore 47. Ora, visto che egli dice: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli 48, se io, con retta coscienza, ritengo le parole: Per la giustizia e: A causa mia, chiunque vuol diminuire volontariamente la mia reputazione, aumenta involontariamente la mia ricompensa. Non che Cristo, infatti, si sia limitato a darmi, molto tempo fa, un insegnamento fatto di sole parole, senza confermarlo con il suo esempio. Segui la testimonianza delle sante Scritture: vi troverai che Cristo è risuscitato dai morti, è asceso al cielo, e siede alla destra del Padre. Segui le calunnie degli avversari: crederai che egli è stato rubato dal sepolcro dai suoi discepoli. Che altro dobbiamo sperare noi che, secondo le possibilità che egli ci dona, ne difendiamo la casa dai suoi nemici? Se hanno chiamato Beelzebub il padre di famiglia, quanto più i suoi domestici! 49 Se dunque soffriremo con lui, con lui anche regneremo 50. Se poi non è solo la collera dell'accusatore a ferirmi l'orecchio, ma è la verità dell'accusa a pungermi la coscienza, che mi giova se il mondo intero mi esalta con frequenti elogi? Non sono gli elogi di chi loda, a guarire una coscienza cattiva, come non è l'ingiuria di chi offende, a ferire una coscienza retta. Neppure in questo caso tuttavia, la vostra speranza, riposta nel Signore, viene delusa 51, anche se forse noi siamo, in segreto, quelli che l'avversario desidera far credere, proprio perché questa speranza non l'avete riposta in noi e né da noi avete mai sentito parlarne. Perciò, quali che noi siamo, voi siete sicuri perché avete imparato a dire: Spero nel Signore e non sarò turbato 52, e: Spererò in Dio, non temerò ciò che mi fa l'uomo 53; e a quanti si sforzano di condurvi alle altezze degli uomini superbi, sapete rispondere: Io confido nel Signore, perché dite alla mia anima: vola nel monte come un passero? 54

I cristiani trovano sicurezza solo in Cristo.

8. 9. E ad essere sicuri non siete solo voi, che vi compiacete della verità di Cristo che è in noi, comunque e dovunque essa venga predicata: voi l'avete ascoltata con piacere dal ministero della nostra lingua, e per questo nutrite sentimenti buoni e benigni anche verso di noi, quali che noi siamo, in quanto riponete la vostra speranza in colui, la cui misericordia verso di voi ci concede di annunciarla. Ma la stessa sicurezza riguarda anche tutti voi che avete ricevuto il sacramento del santo battesimo dal nostro ministero: non è in noi, infatti, che siete stati battezzati, ma è in Cristo 55. Quindi, non vi siete rivestiti di noi, ma di Cristo; né io vi ho chiesto di convertirvi a me, ma al Dio vivente; né di credere in me, ma nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo. E se voi avete risposto con cuore sincero, vi ha fatti salvi non la rimozione di sporcizie della carne, ma la testimonianza di una buona coscienza 56; non un servo, vostro collega, ma il Padrone; non l'araldo, ma il Giudice. Non è vero, come ha detto Petiliano, senza riflettere, che: Si considera la coscienza di chi battezza santamente perché è essa che purifica la coscienza del battezzato. Quando infatti viene dato un dono di Dio, anche se la coscienza non è santa, essa dà una cosa santa; che poi essa sia santa o no, colui che riceve non può accorgersene; ma può considerare ciò che gli viene dato come un dono conosciuto da colui che è sempre santo, chiunque sia il ministro che lo dà, e riceverlo con tutta sicurezza. Se infatti le parole proclamate dalla cattedra di Mosè non fossero state sante, la Verità non avrebbe detto: Ciò che dicono, fatelo. Se poi quelli che donavano sante parole, fossero stati anche essi santi, non avrebbe detto: Ciò che fanno, non fatelo. Dicono, infatti, e non fanno 57. Certo non si coglie uva dalle spine, poiché non nasce dalle radici delle spine 58. Se poi un tralcio si è impigliato alle siepi di spine, non per questo ci si spaventa del frutto che vi pende: si scansano le spine e si coglie l'uva.

Nessuno si glori neppure negli uomini buoni.

9. 10. Pertanto, come spesso ho detto e ribadisco con forza: quali che noi siamo, voi che avete Dio per Padre e la sua Chiesa per Madre siete sicuri. Infatti, anche se i capri pascolano insieme alle pecore, non staranno alla destra; anche se viene triturata insieme al frumento, la paglia non entrerà nel granaio; anche se i pesci cattivi nuotano insieme ai buoni dentro le reti del Signore, non saranno gettati nei vasi. Nessuno si glori, nemmeno in un uomo buono; nessuno fugga i beni di Dio, neppure in uno cattivo!.

Petiliano non ha detto la verità su Agostino

10. 11. Questo basta, carissimi fratelli cristiani cattolici, alla presente questione. Se voi lo ritenete con cattolica carità, poiché siete un solo gregge al sicuro sotto un solo Pastore, io non mi preoccupo troppo che un nemico mi ricopra di insulti, perché sono un vostro compagno di gregge o perché sono certamente il vostro cane da guardia, purché mi spinga ad abbaiare più per la vostra difesa, che per la mia. Tuttavia, se per questa causa fosse necessaria una difesa, farei un discorso molto breve e semplice: esporrei tutto il periodo della mia vita, antecedente al mio battesimo in Cristo; parlerei delle mie passioni e dei miei errori, e li biasimerei e detesterei insieme a voi, per non dare l'impressione che, per difendere quel periodo, io cerchi la gloria mia e non quella di colui che, per sua grazia, mi ha liberato anche da me stesso. Perciò, quando sento criticare la mia vita passata, quale che sia l'animo con cui lo si fa, non sono ingrato fino al punto di dolermene; anzi, quanto più si accusa il mio difetto, tanto più io lodo il mio medico. Perché dunque dovrei affannarmi a difendere i miei errori trascorsi e cancellati, dei quali Petiliano ha detto molte cose certamente false, e moltissime altre, che pure erano vere, non le ha dette? Quanto al periodo della mia vita, successivo al battesimo, ritengo superfluo parlare a voi, che mi conoscete, di ciò che può essere noto alla gente. Quanti invece non mi conoscono, non devono essere così ingiusti verso di me da credere, sul mio conto, più a Petiliano che a voi. In effetti, se non bisogna credere ad un amico che ti loda, non bisogna neppure credere ad un nemico che ti calunnia. Restano i sentimenti segreti dell'uomo, dove è testimone la sola coscienza, che però non può essere testimone davanti agli uomini 59. Su questo piano Petiliano mi definisce un manicheo; ma parla della coscienza di un altro; mentre io, che parlo della mia coscienza, non mi sento di esserlo. Scegliete voi a chi credere. Tuttavia, dal momento che questa breve e semplice difesa non è necessaria, poiché oggetto della questione non è il merito di un uomo qualsiasi, ma la verità della santa Chiesa, anch'io dovrei dire parecchie cose a quanti, nel partito di Donato, avete letto gli insulti che Petiliano ha scritto contro di me; insulti che io non ascolterei, se non m'importasse niente della vostra perdizione, e non nutrissi sentimenti di cristiana carità.

Invito ai lettori ad un giudizio imparziale.

11. 12. Che meraviglia quindi, che quando io trascino dentro, con la terra e la paglia, anche il grano scosso sull'aia del Signore, subisco la violenza della polvere che si solleva o, che quando cerco con zelo le pecore smarrite del mio Signore vengo lacerato dalle siepi di lingue spinose? Vi scongiuro: deponete per un istante la vostra faziosità, e giudicate con equità tra me e Petiliano. Io voglio farvi conoscere la causa della Chiesa, e lui la mia. Per quale motivo, se non perché mentre egli non osa dire che non crede alle testimonianze che io porto insistentemente nella causa della Chiesa - si tratta di testimonianze dei Profeti, degli Apostoli, e dello stesso Signore dei Profeti e degli Apostoli, Cristo -, voi invece, su tutto ciò che gli piace dire sul mio conto, credete facilmente ad un uomo contro un altro uomo, e a un uomo vostro contro un uomo estraneo? E se io, sui fatti della mia vita, porto i testimoni, che difficoltà ha lui a dire che non sono credibili? E a convincervi subito di questo, tanto che chiunque spende una parola in mio favore, subito verrà visto come nemico del partito di Donato e, per questo, anche vostro? Trionfa, quindi, Petiliano. Quando egli mi lancia contro ogni sorta di insulti, voi tutti lo acclamate e applaudite. Ha scoperto di poter vincere questa causa, purché ne siate voi i giudici. Non cerca né testimoni e né prove: per lui provare è parlare, visto che contro colui che voi odiate fortemente, lancia un mare di insulti. In effetti, visto che mentre si leggono le testimonianze forti e limpide della divina Scrittura, a favore della Chiesa cattolica, egli, con vostro rammarico, resta muto, allora ha scelto un terreno in cui egli, col vostro consenso, parla anche se vinto. Ma se pure per migliaia di volte ripetesse contro di me solo queste accuse o altre più scellerate, quale che io sia, per la causa che tratto, mi basta che la Chiesa, per la quale parlo, sia invincibile.

Le armi della giustizia che stanno a destra e a sinistra.

12. 13. Io sono un uomo dell'aia di Cristo: paglia, se cattivo, grano, se buono. E non è la lingua di Petiliano il ventilabro di questa aia; quindi, tutto il male che egli ha detto della sua paglia, anche se è vero, non pregiudica affatto il suo frumento; e tutte le invettive e le calunnie che ha lanciate contro il frumento, servono a fargli esercitare la fede in terra, e ad accrescergli la ricompensa nei cieli. Per i santi servi di Dio, infatti, che combattono il santo combattimento di Dio, non contro Petiliano e né contro la loro stessa carne e sangue, ma contro i principati e le potestà e i principi di queste tenebre 60, cioè tutti gli avversari della verità, ai quali vorremmo dire: Un tempo anche voi eravate tenebre, ora invece siete luce nel Signore61; per i servi di Dio, dicevo, che combattono questa battaglia, tutti gli insulti e tutte le accuse, che i nemici lanciano contro di loro, e che procurano ad essi una cattiva fama presso i maligni e i creduloni, sono armi che essi portano a sinistra. Anche con esse si sconfigge il diavolo. Infatti, quando per la nostra buona fama siamo messi alla prova, per vedere se ci inorgogliamo; e per la cattiva fama siamo messi alla prova per vedere se amiamo i nemici che ci trafiggono, sconfiggiamo il diavolo con le armi della giustizia a destra e a sinistra. Parlando di queste armi, l'Apostolo dice: Con le armi della giustizia a destra e a sinistra, e subito, quasi per spiegarne lo scopo, aggiunge: Per la gloria e per il disonore, per la buona e la cattiva fama62, eccetera. Così, la gloria e la buona fama, le annovera tra le armi di destra; tra quelle di sinistra, invece, annovera il disonore e la cattiva fama.

Contro l'odio bisogna imitare l'esempio di Cristo.

13. 14. Se dunque io sono un servo di Dio e un soldato di valore, Petiliano si scagli come vuole contro di me, come un eloquente insultatore; debbo forse io provare fastidio che egli mi ha colpito da fabbro molto esperto di armi della sinistra? Bisogna che io le usi con molta abilità nella lotta a sostegno del mio Signore, per colpire colui, contro il quale combatto una battaglia invisibile, e che usa la sua pervertissima e antichissima astuzia, e la sua scaltrezza, per spingermi a odiare Petiliano, e quindi a non osservare il precetto di Cristo: Amate i vostri nemici 63. Allontani da me questo odio, la misericordia di colui che mi ha amato e ha dato se stesso per me, fino a dire sulla croce: Padre, perdona loro, perché non sanno ciò che fanno 64 e che mi ha insegnato a dire, di Petiliano e di simili miei nemici: Signore, perdona loro, perché non sanno quello che dicono.

Petiliano usa le invettive perché non sa rispondere.

14. 15. Inoltre, se, come io mi propongo, otterrò che rimoviate dai vostri spiriti ogni parzialità e che siate giudici equi tra me e Petiliano, vi mostrerò che costui non ha risposto ai miei scritti. Così capirete che egli, trovandosi a corto di verità, è stato costretto a rinunciare alla causa e a lanciare tutti gli insulti possibili, contro chi ha condotto la causa in modo da non farlo rispondere. Benché quanto dirò brilli di tanta chiarezza, se i vostri cuori fossero lontani da me per spirito di parte e per odio verso di me, vi basta solo leggere entrambi gli scritti: riconoscerete certamente, presso di voi e dentro i vostri cuori, che io ho detto la verità.

A quale questione importantissima Petiliano non risponde.

14. 16. Io, infatti, in risposta alla prima parte della sua lettera, che allora mi era capitata tra le mani, accantonato il vaniloquio ingiurioso e sacrilego di queste espressioni: Ci rinfacciano un doppio battesimo, proprio essi che, sotto il nome di battesimo, hanno sporcato le loro anime con un falso lavacro. Uomini immondi, al cui confronto tutte le sporcizie sono più pulite; ad essi è toccato in sorte di sporcare l'acqua con una purezza perversa, ho ritenuto di dover discutere e confutare la frase: È alla coscienza di chi dà il battesimo che si guarda; perché è essa che purifica la coscienza di chi lo riceve, ed ho chiesto da chi deve essere purificato colui che riceve il battesimo, quando la coscienza di chi glielo dà è macchiata e lui, che sta per riceverlo, non lo sa.

Si esaminino i suoi scritti.

15. 17. E ora leggete il mare di insulti che egli, gonfio di orgoglio e di ira, ha lanciato contro di me, e vedrete se ha risposto alla mia domanda: Da chi deve essere purificato chi riceve il battesimo, quando la coscienza di chi glielo lo dà è macchiata, e lui, che sta per riceverlo, non lo sa? Vi scongiuro: cercate bene, sfogliate tutte le pagine, contate tutti i versetti, analizzate tutte le parole, studiate tutte le sillabe, e ditemi, se lo trovate, dove ha risposto alla domanda : Quando la coscienza di chi battezza è macchiata, da chi deve farsi purificare la coscienza colui che sta per ricevere il battesimo, e lo ignora?

L'aggiunta dell'avverbio santamente non è rilevante.

15. 18. Che interesse poteva avere, per la nostra questione, l'aggiunta di una parola, che io, a suo dire, avrei tolto? Egli infatti sostiene di avere scritto così: È alla coscienza di chi battezza santamente, che si guarda, perché è essa che purifica quella del battezzato. Ora, perché sappiate che io non l'ho tolta, vi dico che l'aggiunta non mi impedisce affatto di porre la domanda, e né la sua mancanza l'agevola. Io infatti lo interrogo ancora con le stesse parole, e chiedo una risposta: Se è alla coscienza di chi dà santamente il battesimo, che si guarda, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve, da chi deve farsi purificare la coscienza chi lo riceve, quando la coscienza di chi glielo dà è macchiata e lui, che sta per riceverlo, non lo sa? Esigete una risposta, e non permettete a nessuno di evadere la questione e di rifugiarsi negli insulti. Se è alla coscienza di chi dà santamente il battesimo che si guarda - notate che non ho detto: Di chi dà il battesimo, ma ho aggiunto: Di chi lo dà santamente -. Ripeto, se è alla coscienza di chi dà il battesimo santamente che si guarda, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve, da chi viene purificata la coscienza di chi lo riceve, quando la coscienza di chi glielo dà è macchiata e lui, che sta per riceverlo, non lo sa?

Alcune accuse contro Petiliano

16. 19. E ora vada; e con il petto ansimante e la gola gonfia, mi accusi di essere un dialettico; anzi non accusi me, ma la stessa dialettica, come artefice di menzogna, e la deferisca al tribunale del popolo; e contro di essa spalanchi la bocca e gridi con la forza di un avvocato forense. Parli come vuole presso gli ignoranti: disgusterà i dotti, ingannerà gli indotti. Per via della mia retorica, mi bolli pure col nome del retore Tertulo, l'accusatore di Paolo 65; per la sua professione di avvocato, nella quale vanta la sua antica potenza, si imponga il nome di paracleto, e deliri dicendo non di essere l'omonimo dello Spirito Santo, ma di esserlo stato. Quanto alle immondezze dei Manichei, le ingigantisca a piacere; e coi suoi latrati cerchi pure di ritorcerle contro di me. Legga gli Atti dei condannati, noti a lui e ignoti a me; e ciò che ha fatto quel tale che in passato era mio amico, e che, in mia assenza, vi ha inserito il mio nome più che altro per difendere se stesso: e un delitto già giudicato lo muti in calunnia, ma non saprei con quale nuovo e arbitrario diritto. Legga pure i titoli delle mie lettere, posti arbitrariamente da lui o dai suoi, e si rallegri come se raccogliesse in essi le mie confidenze. E gli eulogi del pane, dati con semplicità e gioia, li disprezzi pure e li ridicolizzi chiamandoli pesce guasto e follie; e abbia un concetto così negativo del vostro buon senso, che presuma di essere creduto quando racconta che a una donna vennero dati dei filtri amorosi, e che il marito non solo lo sapeva, ma ne era complice. E quanto a ciò che in preda all'ira, ha scritto di me ancora prete, il mio futuro vescovo ordinante, Petiliano lo usi pure contro di me. E che ha chiesto e ottenuto dal santo concilio il perdono delle offese fatte a noi, non lo attribuisca a merito mio: tanto egli ignora o dimentica la mitezza cristiana e il precetto evangelico che, del perdono dato con clemenza a un fratello, che lo aveva umilmente chiesto, ne ha fatto un capo di accusa.

Altre accuse.

17. 20. Continui pure a straparlare a vuoto di ciò che non conosce affatto o con cui abusa dell'ignoranza di molta gente, e servendosi della confessione di una certa donna, che disse di essere stata catecumena tra i Manichei, e che sarebbe stata anche religiosa nella Cattolica, dica e scriva, sul loro battesimo, tutto ciò che vuole. Egli non sa o finge di non sapere che tra i Manichei, i catecumeni non vengono denominati così, come s'usa per candidati a ricevere il battesimo. Con questo nome essi indicano anche i così detti uditori, cioè persone che non riescono a osservare i precetti creduti più santi e più grandi; precetti che vengono osservati, invece, da quelli che i Manichei ritengono di potere indicare ed onorare col nome di eletti. E che io sia stato un presbitero dei Manichei, lo sostenga pure, o ingannato o ingannatore, con stupefacente superficialità. E certe espressioni del quarto libro delle mie Confessioni, che risultano chiarissime ai lettori, che le interpretano in se stesse e nel contesto precedente e seguente, egli le citi pure e le critichi nella sua interpretazione. Da ultimo, quanto a tacciarmi di ladro delle sue parole, perché ne avrei tolte due, visto che le ho reinserite, esulti come un vincitore.

Ma nessuna risposta.

18. 21. Certamente in tutto questo, come voi potete conoscere e riconoscere leggendo, Petiliano ha dato pieno sfogo all'irruenza della sua lingua; tuttavia in nessun passo ha spiegato come si purifica la coscienza di uno che riceve il battesimo, quando ignora che la coscienza di colui che glielo dà è macchiata. Io invece, durante o dopo il suo grande strepito e, come egli pensa, assai spaventoso, rinnovo con pacatezza e con chiarezza, come si dice, la stessa domanda, e lo sollecito a darmi almeno una risposta: " Se è alla coscienza di chi dà il battesimo che si bada, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve, da chi si deve far purificare colui che ignora la coscienza macchiata di chi glielo dà? ". Ma su questo io non trovo, nella sua lettera, nessuna risposta.

19. 22. Forse uno di voi mi dirà: Tutti i suoi discorsi miravano a denigrare te e, attraverso te, coloro con cui tu fai comunione, perché né essi e né quelli, che tu ti sforzi di portare alla vostra comunione, continuassero a stimarti una persona importante. Del resto, se egli ha citato un brano della tua lettera, è da questo che si deve partire per vedere se non ha dato nessuna risposta. Allora facciamo così: partendo da questo brano, esaminiamo i suoi scritti, tranne il proemio, nel quale ho voluto predisporre l'animo del lettore e perciò ho tralasciato alcune parole più offensive che rispettose del tema. Egli dice, ripeto: È alla coscienza di chi dà il battesimo che si bada, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve. E che succede se la coscienza di chi lo dà è nascosta e, forse, è macchiata? Come può purificare la coscienza di chi lo riceve se, com'egli dice, è alla coscienza di chi lo dà che si bada, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve? Se egli dice che non spetta al battezzato, conoscere il male nascosto nella coscienza del battezzatore, forse quest'ignoranza gli servirà per non essere contagiato, a sua insaputa, dalla coscienza di chi lo battezza. Essa quindi potrebbe bastare ad impedire che la coscienza macchiata di un altro, quando la si ignora, contamini. Ma può purificare? E se non lo può, come si deve purificare chi riceve il battesimo, quando la coscienza di chi glielo dà è macchiata, e chi sta per riceverlo non lo sa; tanto più che egli aggiunge questa frase: Chi riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma una colpa 66?

Petiliano non confuta le parole di Agostino

20. 23. Petiliano ha citato tutto questo brano della mia lettera per confutarlo. Vediamo se lo ha fatto e se vi ha dato almeno una risposta. Vi aggiungo infatti le parole che egli mi accusa di avere tolte, e riformulo la stessa domanda, anche più brevemente; del resto con l'aggiunta di queste due parole, egli ha dato un notevole contributo alla brevità di questa proposizione: Se è alla coscienza di chi battezza santamente, che si bada, poiché è essa che purifica la coscienza del battezzato; e, se chi riceve coscientemente la fede da un infedele, non riceve la fede, ma una colpa, da chi viene purificata la coscienza del battezzato quando egli ignora che la coscienza di colui che lo battezza è macchiata; e quando, a sua insaputa, riceve la fede da un infedele? Ti chiedo: da chi viene purificata? Ce lo dica, non cambi argomento, non copra di nebbia gli ignoranti. E infine, dopo tanti tortuosi giri di parole, ci dica una buona volta: da chi viene purificata la coscienza del battezzato, quando la coscienza del battezzante infedele si nasconde, se è alla coscienza di chi battezza santamente che si bada, perché è essa che purifica quella del battezzato; e che chi riceve coscientemente la fede da un infedele, non riceve la fede ma una colpa? Egli, a sua insaputa, riceve il battesimo da un infedele, che non ha la coscienza che battezza santamente, ma l'ha macchiata e nascosta. Da chi viene purificato? Da chi riceve la fede? Se infatti uno non viene purificato e non riceve la fede, quando il battezzatore infedele e macchiato si nasconde, perché, quando egli viene scoperto e condannato, il battezzato non si fa ribattezzare per purificarsi e ricevere la fede? Se poi dal battezzatore infedele e macchiato, quantunque nascosto, il battezzato viene purificato e riceve la fede, da chi viene purificato, e da chi riceve la fede, visto che il battezzatore non ha la coscienza santa, che purifica la coscienza del battezzato? Lo dica, risponda: da chi viene purificato, da chi riceve la fede, se veramente è alla coscienza di chi battezza santamente che si bada, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve, e questa non c'è quando il battezzatore infedele e macchiato si nasconde? A questo non è stata data nessuna risposta.

Petiliano gira intorno alla questione per non rispondere.

21. 24. Ma ecco che, messo alle strette dalla scelta dell'argomento, Petiliano mi assale di nuovo come nebbia e vento, per oscurare il sereno della verità e, a cortissimo di argomenti, diventa facondo non proclamando la verità, ma vomitando inutili insulti. Conservate, dunque, con grande accuratezza e fermezza, la risposta che dovete dare alla domanda: da chi viene purificata la coscienza di chi riceve il battesimo, quando la coscienza di chi glielo dà è macchiata, per impedire che il suo soffio ve la strappi dalle mani e voi stessi siate trascinati dall'oscura tempesta di un discorso così confuso, che vi impedisce totalmente di sapere da dove esso è partito e dove bisogna ritornare. Vedete come quest'uomo erra qua e là quando, per portare avanti la causa intrapresa, non riesce a stare fermo. Vedete quante cose dice, pur non avendo niente da dire. Dice che io sono viscido e sfuggente, ma che egli mi trattiene; che non provo e non sostengo le mie obiezioni; che invento cose incerte invece di dire quelle certe; che non permetto ai lettori di credere la verità, ma faccio in modo che abbiano sospetti e dubbi più gravi. Dice che ho lo spirito riprovevole di Carneade, l'accademico. Si sforza anche di interpretare il pensiero degli Accademici sulla falsità o l'inganno dei sensi dell'uomo. E anche in questo caso, senza sapere ciò di cui parla, attribuisce loro queste frasi: la neve è nera, benché sia bianca, e nero è anche l'argento; una torre sembra rotonda o rotondeggiante, mentre è lunga; il remo nell'acqua appare spezzato, mentre è intatto. E perché tutto questo? Perché dopo che egli ha detto: È alla coscienza di chi lo dà, o: È alla coscienza di chi lo dà santamente che si bada; perché è essa che purifica quella di chi lo riceve, io gli ho replicato: che succede quando la coscienza di chi lo dà è nascosta e, forse, macchiata? È questa la neve nera, l'argento nero, la torre rotonda, e non lunga? Il remo nell'acqua, che sembra spezzato, ed invece è intatto? Veramente io ho detto che si tratta di una cosa, che si può immaginare, ma che può non esistere: che la coscienza di chi battezza sia nascosta e che, forse, sia macchiata.

Una citazione del poeta Terenzio.

21. 25. Petiliano insegue il suo pensiero e grida: Che significa: "Che succede se... "? Che significa: " Forse... " se non il procedere esitante, indeciso e incostante dell'uomo dubbioso? Un procedere che il tuo poeta così descrive: " Che succede se ora torno a quelli che dicono: Che succede se, ora, il cielo tuona? " 67. Via, pensi forse che la mia affermazione: Che succede se la coscienza di chi battezza è nascosta e, forse, macchiata, sia uguale a questa: Che succede se ora il cielo tuona? 67 Veramente io ho detto: Che succede se... È possibile, infatti, che la coscienza si nasconda, ed è possibile che non si nasconda. Di fatto, se il pensiero o il peccato del battezzatore non si conosce, certamente la sua coscienza si nasconde al battezzato; se invece il suo peccato si manifesta, allora essa non si nasconde. Ho detto: E forse è macchiata... È possibile, infatti, che essa si nasconda, ma sia pura; come è possibile che si nasconda, ma sia macchiata. Perciò ho detto: Che succede se..., e: E forse... Tu pensi che la mia espressione sia simile a questa: Che succede se, ora, il cielo tuona?. Quante volte gli uomini sono stati convinti, e hanno confessato di avere avuto una coscienza macchiata e adultera, mentre battezzavano altri uomini ignari di questo; e appena il loro delitto è stato scoperto, sono stati degradati? Eppure il cielo non ha tuonato! Che ci stanno a fare qui, Pilo e Furio, che difesero l'ingiustizia contro la giustizia? Che ci sta a fare qui, l'ateo Protagora, che negò l'esistenza di Dio? Sembra che fosse proprio lui quello di cui il profeta ha predetto: Lo stolto ha detto in cuor suo: non c'è Dio 68. Che ci fanno qui, costoro? Perché se n'è fatto il nome, se non per chiamarli in soccorso di uno, che non ha proprio niente da dire, e al quale non basta certamente averne fatto il nome, perché creda di avere discusso la causa, e di aver risposto a ciò, a cui, in realtà, non ha risposto?

Agostino non ha sottratto le parole dal testo di Petiliano

22. 26. Da ultimo, se queste due o tre parole: Che succede se... e: Forse... sono insopportabili fino al punto di far ridestare gli Accademici, che dormono da molto tempo: Carneade, Pilo, Furio e Protagora, la neve nera, il tuono del cielo e altre simili sciocchezze e assurdità, eliminiamole. Non è che senza di esse non si possa dire ciò che vogliamo. Ecco: basta la domanda che Petiliano ha posto poco dopo e che ha preso dalla mia lettera: Da chi deve farsi purificare, uno che riceve il battesimo, quando la coscienza di chi glielo dà è macchiata, e lui, che sta per riceverlo, non lo sa? 69 Qui non c'è: Che succede se... e: Forse... Si risponda, quindi. Ma attenti! Egli potrebbe replicare: Tu cavilli, ma io ti costringo alla regola della fede, per non farti divagare ancor più. Perché con questi sciocchi argomenti, ti distogli dalla vita per guardare gli errori? Perché turbi la ragionevolezza della fede con ipotesi irragionevoli? Mi bastano solo queste sole parole per fermarti e confutarti. È Petiliano che parla così, non io. Sono parole della lettera di Petiliano; io vi ho aggiunto solo quelle due che egli mi accusa di aver tolte; e tuttavia ho mostrato che il senso della mia domanda, alla quale egli non risponde, resta immutato ed è molto più conciso e chiaro. Le due parole sono, santamente e conscientemente. E così il testo non è: La coscienza di chi lo dà, ma: La coscienza di chi lo dà santamente; e non: Chi riceve la fede da un infedele, ma: Chi, coscientemente, riceve la fede da un infedele... Veramente non sono stato io a toglierle: io non le ho trovate nel codice che mi è stato consegnato. Può darsi che sia stato lacunoso. Ma non è assolutamente incredibile che anche qui si ridesti l'odiosità accademica, per sostenere che dire codice lacunoso, equivale a dire la neve è nera. Perché io non potrei ricambiare il suo sospetto temerario, dicendo che è stato lui stesso ad aggiungere in seguito le parole, che mi attribuisce di avere sottratto, visto che il codice, che non si adira, può sostenere questa nota di errore, senza indurmi a fare un giudizio temerario?

Ancora su queste parole.

23. 27. In verità la prima espressione, chi dà santamente, non mi impedisce affatto di porre la domanda, che sta tanto a cuore a Petiliano. Egli vuol sapere se io dico: Se è alla coscienza di chi lo dà... o, se è alla coscienza di chi lo dà santamente che si bada, poiché è essa che purifica quella di chi lo riceve, da chi deve farsi purificare chi riceve il battesimo, quando la coscienza di chi glielo dà è macchiata, e lui, che sta per riceverlo, non lo sa? Quanto all'altra aggiunta: Coscientemente, quella che non ci fa dire: Chi riceve la fede da un infedele, ma: Chi, coscientemente, riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma una colpa, riconosco di aver parlato come se essa non ci fosse, e detto cose di cui accetto facilmente la soppressione, poiché costituivano più una remora alla mia facilità di parola, che un aiuto alla mia capacità di dare risposte. Quanto è più facile, infatti, e quanto più chiaro e più breve dire: Se è alla coscienza di chi dà il battesimo santamente che si bada, perché è essa che purifica la coscienza di chi lo riceve e: Se chi, coscientemente riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma una colpa, da chi viene purificato il battezzato al quale la coscienza macchiata del battezzatore non santo si nasconde? E da chi riceve la vera fede colui che, senza saperlo, si fa battezzare da un infedele? Mi si dica da chi; e allora l'intera questione del battesimo si chiarirà; allora verrà alla luce tutto ciò che cerchiamo. Ma lo si deve dire; non passare il tempo a maledire.

Petiliano parla a vuoto.

24. 28. Perciò, qualunque sia lo scopo per cui Petiliano potrebbe far uso di queste due parole, o per accusarmi di averle tolte o per gloriarsi di averle fatte aggiungere, vedete che niente mi impedisce di porre la domanda, alla quale egli non sa dare una risposta, ma non riesce neppure a tacere. Ecco perché si scaglia ancora contro di me e, starei per dire, si allontana dalla causa, se mai vi si è avvicinato. E come se si trattasse di me e non della verità della Chiesa e del battesimo, dice che io ho ragionato dopo avere eliminate le due parole, per tutelare la mia coscienza dall'accusa di avere ignorato la coscienza sacrilega di colui che, come lui dice, è stato il mio inquinatore. Ma se fosse così l'avverbio: coscientemente, se lo avessi aggiunto io, mi avrebbe giovato, se l'avessi soppresso, danneggiato. In effetti, se io avessi voluto impostare la mia difesa in maniera da far credere che ho ignorato la coscienza del mio battezzatore, avrei potuto considerare a mio favore il fatto che Petiliano non ha detto, genericamente: Chi riceve la fede da un infedele, ma: Chi, coscientemente, riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma una colpa, e quindi vantarmi di avere ricevuto non una colpa, ma la fede, in quanto ho detto: Io non ho ricevuto conscientemente la fede da un infedele ma, essendo uomo, non ho potuto conoscere la coscienza dell'uomo che mi ha battezzato. Vedete dunque e, se potete, contate quante parole inutili sono state dette per la frase: ho ignorato, che egli mi attribuisce di aver detta, ma che io non ho mai detta, poiché né si trattava di me, perché io la dicessi, e né in colui che mi ha battezzato si manifestò qualche crimine, che potesse indurmi a dire, per la mia difesa, che io ignoravo la sua coscienza.

Come Petiliano gira intorno alla questione.

25. 29. Comunque Petiliano, pur di non rispondere a quanto ho detto, immagina ciò che non ho detto, e distoglie la gente dal fare attenzione a ciò che lui deve dire, per evitare di dare una doverosa risposta. Spesso intercala: Io ignoravo, tu dici, e risponde: Ma se tu ignoravi..., e quasi mi convince a non dire più: Io ignoravo. Passa a parlare di Mensurio, Ceciliano, Macario, Taurino, Romano, e sostiene che, essi hanno compiuto atti contro la Chiesa di Dio, che io non potevo non sapere, poiché sono un africano e piuttosto avanzato in età, sebbene, come sento dire, Mensurio sia morto nell'unità della comunione prima dello scisma del partito di Donato. Quanto alla causa di Ceciliano ho letto che i Donatisti lo deferirono a Costantino; che i vescovi, che l'imperatore aveva assegnati come giudici, lo assolsero una prima e una seconda volta, e che una terza volta fu l'imperatore stesso ad assolverlo poiché i Donatisti si erano appellati a lui. Quanto poi a Macario, Taurino e Romano, risulta che tutto ciò che essi hanno fatto, grazie al loro potere giudiziario o esecutivo, per l'unità e contro il loro tenace furore, l'hanno fatto secondo le leggi, che gli stessi Donatisti, che deferirono la causa di Ceciliano al tribunale dell'imperatore, costrinsero a emanare e ad applicare contro se stessi.

Agostino non è stato condannato come manicheo.

25. 30. Tra le molte cose totalmente estranee alla questione, egli dice che io sarei stato colpito da una sentenza del proconsole Messiano, e perciò sarei scappato dall'Africa. E prendendo a pretesto questa falsità - che se non l'ha inventata lui, l'ha certamente raccolta con malizia da persone maliziose che l'hanno inventata -, con stupefacente leggerezza non ha avuto paura, di conseguenza, non solo a dirne molte altre, ma anche a scriverle. Eccole: quando sono venuto a Milano davanti al console Bautone e dato che allora esercitavo la professione di retore, ho pronunciato un elogio all'indirizzo di questo console, alle calende di gennaio, durante una grande assemblea e sotto lo sguardo della folla; e terminato questo viaggio, io sarei rientrato in Africa dopo la morte del tiranno Massimo. Ora, il proconsole Messiano ha ascoltato i Manichei dopo il consolato di Bautone, come lo dimostra la data degli Atti che Petiliano stesso ha inserita. Se poi vi fossero dei dubbiosi o degli increduli e fosse necessario provare queste notizie, potrei portare numerosi uomini famosi nel mondo, e testimoni molto credibili, di tutto quel periodo della mia vita.

Non si risponde alla vera questione.

26. 31. Ma perché fare queste ricerche? Perché subire o creare inutili ritardi? Che forse in questo caso troveremmo una risposta alle domande: Da chi deve farsi purificare la coscienza di colui che riceve il battesimo, e che ignora la coscienza macchiata di chi glielo dà? E da chi riceve la fede colui che, non sapendolo, viene battezzato da un infedele? Petiliano, che aveva tratto questo argomento dalla mia lettera, per dare una risposta, ha detto ciò che ha voluto, ma non ciò che la causa richiedeva. Quante volte ha detto: Se ignoravi, quasi che io avessi detto, ma non l'ho mai detto, che ignoravo la coscienza del mio battezzatore? Mi è parso che non facesse altro che dimostrare, con la sua lingua cattiva, che io non ignoravo la malvagità di quelli presso i quali ho ricevuto il battesimo, e con i quali sono in comunione: certamente capiva molto bene che l'ignoranza non mi avrebbe reso colpevole! Ecco dunque: se io ignoravo, come egli ha ripetuto molto spesso, sarei senza dubbio innocente da tutte le loro malvagità. Da chi, dunque, vengo purificato io che, ignorando la coscienza di chi battezza non santamente, non potrei essere assolutamente impedito dai suoi crimini? Da chi potrei ricevere la fede io che, a mia insaputa, fossi battezzato da un infedele? Non invano Petiliano ha detto e ridetto: Se ignoravi...: egli non voleva permettere che fossi ritenuto innocente; e con ciò egli faceva senza dubbio capire che la coscienza di uno che a sua insaputa riceve la fede da un infedele, non viene violata, quando egli ignora che la coscienza di chi lo battezza non santamente è macchiata. Ci dica dunque da chi vengono purificati costoro; da chi ricevono la fede e non una colpa? Ma non vi inganni. Non parli molto senza dire niente ma, senza parlare molto, dica molte cose. Inoltre, mi viene in mente un'idea e non devo lasciarmela sfuggire: se io sono colpevole, perché non ignoravo, tanto per usare le sue parole, e non ignoravo perché sono un africano e quasi vecchio, che almeno non siano colpevoli i fanciulli delle altre parti del mondo! Questi tuttavia che, né per origine e né per età, hanno potuto conoscere le vostre accuse, vere o false che siano, se incappano in voi, li ribattezzate senza alcun riguardo.

Agostino incalza con le sue domande.

27. 32. Ma ora il problema è un altro. Risponda piuttosto alla domanda: visto che, per non sentirsi costretto a rispondere, ha divagato a lungo. Da chi viene purificata la coscienza di colui che riceve il battesimo, ma ignora la coscienza macchiata del battezzatore, se è alla coscienza di chi battezza santamente che si bada, perché è essa che purifica quella del battezzato? E da chi riceve la fede colui che, a sua insaputa, viene battezzato da un infedele, se chi riceve conscientemente la fede da un infedele, non riceve la fede, ma una colpa? Messi da parte gli insulti lanciati senza criterio contro di me, restiamo in attesa; vediamo se in seguito risponde alle nostre domande tanto insistenti. Mi piace notare la grande loquacità di una sua frase con cui pensa di abbattermi e distruggermi con molta facilità. Egli dice: Ma torniamo all'oggetto del tuo sogno: quello con cui credi di descrivere ogni battezzatore. Ti converrebbe immaginare cose verosimili, visto che non vedi la verità. Petiliano ha pronunciato queste sue parole, mentre stava per citare le mie. Perciò ha proseguito: Ecco, tu dici, un infedele sta per battezzare, ma il battezzando ignora la sua infedeltà70. Non completa la frase e la mia domanda, ma subito comincia a interrogarmi, e dice: Chi è costui che tu presenti? Da dove è uscito? Perché credi di vedere colui che immagini, per non vedere colui che dovresti vedere, esaminare con attenzione e approvare? Ma poiché capisco che tu ignori il rito del sacramento, ti dico in breve: avresti dovuto esaminare il tuo battezzatore ed essere esaminato da lui. Che cosa potevamo aspettarci? Che dicesse da chi viene lavata la coscienza del battezzato che ignora la coscienza macchiata di chi lo battezza non santamente? E da chi riceve la fede, e non un peccato, colui che, non sapendolo, riceve il battesimo da un infedele? Ecco, abbiamo sentito che se uno desidera ricevere la fede e non un peccato, deve esaminare con grande scrupolo il battezzatore, per scoprire se la sua coscienza è santa: è essa, infatti, che purifica la coscienza del battezzato. In effetti, chi non l'ha esaminata e, non sapendolo, ha ricevuto il battesimo da un infedele, proprio perché non ha esaminato la coscienza di chi glielo dava, e ne ha ignorato le macchie, non riceve la fede, ma una colpa. Che gli ha giovato credere che fosse importante aggiungere l'avverbio coscientemente, che egli mi ha accusato di avere tolto? In realtà, quando non ha accettato che si dicesse: chi riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma un peccato, pareva che volesse aprire una speranza a chi ignora. Ma adesso che gli si chiede da chi riceve la fede colui che, a sua insaputa, viene battezzato da un infedele, risponde che egli avrebbe dovuto esaminare il suo battezzatore. Senza dubbio Petiliano non permette ad uno sfortunato di essere ignorante, visto che non gli propone altra possibilità di ricevere la fede, che quella di riporre la sua speranza nell'uomo che lo battezza.

La speranza dell'uomo non va riposta negli uomini.

28. 33. È questo ciò che aborriamo in voi; è questo ciò che la parola di Dio condanna, quando proclama con grande verità e chiarezza: Maledetto l'uomo che ripone la sua speranza nell'uomo 71. È questo che la santa umiltà e carità dell'apostolo Paolo vieta, quando proclama: Nessuno si glori nell'uomo! 72. È questo ciò che accresce contro di noi gli impulsi di infondate calunnie e di asprissimi insulti, così che, distrutto l'uomo, non resta più nessuna speranza a quelli ai quali noi amministriamo la parola e il sacramento di Dio, in virtù del ministero che ci è stato affidato. Ecco, noi rispondiamo loro: Fino a quando conterete sull'uomo? 73 Ecco, risponde loro la veneranda società cattolica: Non è forse a Dio, che la mia anima si assoggetterà? Da lui viene la mia salvezza; è lui il mio Dio, il mio difensore: non me ne allontanerò mai 74. In effetti, che motivo hanno avuto, i Donatisti, per allontanarsi dalla casa di Dio, se non la constatazione di vasi destinati ad usi ignobili 75, di cui essa non sarà priva fino al giorno del giudizio? Vasi che essi hanno finto di non poter tollerare, benché dagli Atti e dagli scritti del tempo appaia chiaramente che questi vasi erano essi stessi, e che furono essi stessi ad accusare e calunniare gli altri? Ora, perché non avvenga che per questi vasi destinati ad usi ignobili, il servo di Dio o il buon fedele, o chi sta per ricevere la fede nel battesimo, sconvolto dalla loro presenza, abbandoni la grande casa, che è l'unica casa del grande Padre di famiglia, il versetto appena citato recita: Non è forse a Dio che si assoggetterà la mia anima? A Dio quindi, non all'uomo. È da lui, infatti, che viene la mia salvezza, non dall'uomo. Petiliano, invece, pur di non affidare a Dio un uomo, per farlo purificare e mondare, almeno quando la coscienza di colui che battezza non santamente si nasconde, e quando, non sapendolo, egli riceve la fede da un infedele, ha detto: Ti dico in breve: avresti dovuto esaminare il battezzatore, ed essere esaminato da lui.

L'esempio di Giovanni Battista è contro Petiliano

29. 34. Vi scongiuro, notate bene: io gli domando: Come si purifica la coscienza di colui che riceve il battesimo, quando ignora che la coscienza di chi lo battezza è macchiata, se è alla coscienza di chi lo dà santamente che si bada, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve? E da chi riceve la fede colui che, a sua insaputa, viene battezzato da un infedele, se chi riceve coscientemente la fede da un infedele, non riceve la fede, ma un peccato? E per tutta risposta Petiliano mi dice che bisogna esaminare sia il battezzatore che il battezzando. E per giustificare questa risposta, che non crea alcun problema, porta l'esempio di Giovanni, che sarebbe stato esaminato da quelli che gli chiesero di dire loro chi fosse 76 e che, a sua volta, avrebbe esaminato quelli che apostrofò così: Razza di vipere, chi vi ha insegnato a fuggire l'ira ventura? 77 Che c'entra, questo, col nostro tema? Che c'entra, questo, con la nostra questione? Dio aveva reso a Giovanni la testimonianza di grandissima santità, poiché lo aveva fatto precedere da una chiarissima profezia, e sul suo concepimento e sulla sua nascita. I suoi interpellanti, che già lo credevano santo, volevano che dicesse loro chi santo fosse, e se fosse proprio lui il Santo dei Santi, cioè il Cristo Gesù. Giovanni infatti riscuoteva tanta stima che avrebbero subito creduto a qualunque cosa avesse detto di sé. Se poi con tale esempio si vuole dire questo: Oggi dobbiamo esaminare ogni battezzatore, allora chiunque parla di sé deve essere creduto. Ora, chi è quell'ipocrita, che certamente lo Spirito Santo fugge, come sta scritto 78, il quale non desidera che di lui si abbia una grande stima e si adopera per raggiungerla con tutte le parole possibili? Comunque, quando ad uno si chiede chi è, e egli risponde di essere un fedele dispensatore di Dio e di non avere la coscienza macchiata da nessun crimine, basta questo esame o bisogna esaminare con cura la sua condotta e la sua vita? Certo, è così. Ma non sta scritto che hanno fatto quest'esame coloro che nel deserto del Giordano chiesero a Giovanni chi fosse.

Questo esempio non riguarda la nostra questione.

30. 35. Perciò questo esempio non c'entra niente con la questione in discussione. Ciò che invece sollecita questa premura, è più questo testo dell'Apostolo: Siano prima messi alla prova, e se non hanno nessun peccato, esercitino il loro servizio 79. Ma visto che questo lo si fa abitualmente e con sollecitudine, dall'una e dall'altra parte, come spiegare che la falsità di molti è stata scoperta solo dopo l'esercizio di questo ministero, se non perché spesso l'attenzione degli uomini fallisce e perché molti, che prima erano buoni, poi diventano cattivi? Questo accade così spesso, che nessuno può ignorarlo o dimenticarlo. Ed allora, perché Petiliano ci insegna, con una frase breve e offensiva, che il battezzando deve esaminare il suo battezzatore, quando noi gli chiediamo da chi deve farsi purificare la coscienza colui che riceve il battesimo, se la coscienza di chi glielo dà non santamente si nasconde, visto che è alla coscienza di chi battezza santamente che si bada, poiché è essa che purifica la coscienza del battezzato? Poiché vedo che tu non conosci il rito del sacramento, egli dice, allora ti dico brevemente: Avresti dovuto esaminare il battezzatore, ed essere da lui esaminato. Che risposta! Egli vede intorno a sé, in molti luoghi, una grande moltitudine di uomini, battezzata da coloro che prima parevano giusti e casti, ma che, in seguito, scoperti i loro crimini, sono stati confutati e cacciati, e crede di poter sfuggire alla forza della domanda con cui gli chiediamo da chi viene purificata la coscienza di un battezzato, quando ignora la coscienza macchiata di chi non lo battezza santamente, se è alla coscienza del battezzatore santo che si bada, perché è essa che purifica quella del battezzato, solo perché risponde seccamente: bisogna esaminare il battezzatore. Non c'è niente di più triste che dissentire dalla verità che ci assedia così strettamente da rendere impossibile l'uscita. Noi chiediamo: da chi riceve la fede uno che, a sua insaputa, è battezzato da un infedele? Ed egli ci risponde: Avrebbe dovuto esaminare il suo battezzatore. Dunque, visto che non lo esamina e senza saperlo riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma una colpa. E allora, perché non ribattezzare quelli che risultano battezzati dai peccatori quando erano ancora nascosti, e che poi sono stati scoperti e confutati?

Alcune domande di Agostino

31. 36. Ma dov'è - egli dice - l'avverbio " coscientemente ", che ho aggiunto, per cui non avrei detto: " Chi riceve la fede da un infedele...", ma: " Chi, coscientemente, riceve la fede da un infedele, riceve non la fede, ma una colpa? ". Dunque riceve la fede e non una colpa chi, senza saperlo, l'ha ricevuta da un infedele. Ecco perché io chiedo da chi l'ha ricevuta. A questo punto, messo alle strette, Petiliano risponde: Avrebbe dovuto esaminare. Bene, avrebbe dovuto. Non l'ha fatto o non l'ha potuto fare. Che ne pensate? È stato purificato o no? Se lo è stato, chiedo: da chi? Certo non ha potuto lavarlo la coscienza macchiata di colui che non lo ha battezzato santamente, e che egli non conobbe. Se poi non è stato lavato, ordinategli di farsi lavare. Non lo fate? Dunque è stato lavato. Diteci da chi. Dite almeno voi ciò che egli non ha detto. Io vi pongo la stessa domanda, alla quale Petiliano non ha saputo rispondere: Ecco, un infedele sta per battezzare, ma il battezzando ignora la sua incredulità. Che cosa pensate voi: riceverà la fede o una colpa? 80 Bastano le domande fatte finora. Rispondete o cercate attentamente le risposte di Petiliano: troverete i suoi insulti confutati. Egli mi accusa con un certo scherno di proporre verità apparenti, perché non so vedere la verità. E dopo aver anche citato le mie parole e dimezzata la mia frase, ha detto: Tu dici: ecco un infedele sta per battezzare, ma il battezzando ignora la sua incredulità. Poi continua: Chi è costui? E donde è uscito?; come se si trattasse di uno o di due casi, e se tutto il mondo, dall'una e dall'altra parte, non ne fosse pieno. Perché chiedermi chi è costui o da dove è uscito, e piuttosto non guardarsi intorno e vedere che sono rare le Chiese, in città come in campagna, che non abbiano uomini colpiti dal crimine e cacciati dal clero? Costoro pur nascondendosi e desiderando passare per buoni, anche se erano cattivi, e passare per casti, anche se erano corrotti, erano certamente ipocriti, e certamente lo Spirito Santo, come sta scritto, li fuggiva 81. È dunque da questa folla, ancora nascosta, che è uscito l'infedele che ho presentato. Perché allora mi chiedi da dove è uscito, tu che chiudi gli occhi davanti a tanta folla, di cui anche a considerare solo quelli che poterono essere convinti e cacciati, il loro suono basta a guidare i ciechi?.

Il caso di Quodvultdeus.

32. 37. Che dire del caso riportato nella sua lettera: il caso di Quodvultdeus, che dopo essere stato da voi convinto di aver commesso due adulteri e cacciato, i nostri hanno accolto? Che dire, dunque? Senza pregiudizio verso di lui, che ha dimostrato e persuaso della bontà della sua causa, potrei dire: quando presso di voi gli adulteri non ancora scoperti battezzano, che cosa si riceve da loro, la fede o una colpa? Certamente non la fede: essi infatti non hanno la coscienza per battezzare santamente e purificare quella di chi viene battezzato. Ma neppure un peccato, perché è stato aggiunto l'avverbio: Chi coscientemente riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma un peccato. Ora, le persone che sono state battezzate da costoro, certamente non sapevano chi fossero. Ma se esse non hanno ricevuto la fede da questi, che non avevano la coscienza di chi battezza santamente; e se non hanno ricevuto neppure il peccato, in quanto sono state battezzate non nella conoscenza dei loro crimini, ma nell'ignoranza, sono rimaste e senza fede e senza peccato. Esse quindi non sono nel numero di questi criminali, ma non possono neppure trovarsi nel numero dei fedeli, in quanto da essi non hanno potuto ricevere un peccato, ma neppure la fede. Eppure vediamo che voi le annoverate nel numero dei fedeli, e che nessuno di voi pensa di ribattezzarle, ma di ratificare il battesimo ricevuto. Quindi hanno ricevuto la fede, ma non da quelli che non avevano la coscienza di chi battezza santamente: la coscienza che purifica quella di chi viene battezzato. E allora, da chi l'hanno ricevuta? Questa è la mia ansia, questa la mia insistente richiesta, questa la mia fortissima sollecitazione per avere una risposta.

Si discutono altri passi della lettera di Petiliano

33. 38. Ed ora osservate Petiliano: per non rispondere o per non farsi vedere imbarazzato di non avere saputo rispondere, si muove qua e là, passando da un insulto all'altro e portando molte accuse, ma nessuna prova. E quando, per difendere la sua causa, si sforza di resistere con un certo accanimento, viene sconfitto con estrema facilità su tutti i punti. E tuttavia non risponde mai all'unica nostra domanda: Se è alla coscienza di chi dà santamente il battesimo, che si bada, poiché è essa che purifica quella di chi lo riceve, da chi viene purificato chi lo riceve, se la coscienza di chi glielo dà è macchiata ed egli, che sta per riceverlo, non lo sa? Infatti, dopo aver citato il brano della mia lettera, ha presentato me, che ponevo la domanda, e ha mostrato se stesso, che non dava una risposta. Dopo aver detto le cose che ho già ricordate, nelle quali ho fatto vedere che egli non ha risposto alla mia domanda; e dopo che, messo sotto pressione, è stato costretto a dire che il battezzatore deve essere esaminato dal battezzato e il battezzato dal battezzatore; e dopo essersi sforzato di sostenere la sua tesi con l'esempio di Giovanni, sperando di incontrare uditori molto negligenti e ignoranti, ha citato altri testi della Scrittura che non riguardano il nostro tema. Se l'eunuco disse a Filippo: Ecco l'acqua, che cosa mi impedisce di essere battezzato? 82, è perché sapeva che i perduti ne sono impediti. Se Filippo non gli impedì di ricevere il battesimo, è perché l'eunuco, durante la lettura, aveva dimostrato di credere a Cristo; come se Filippo lo avesse impedito a Simon Mago. Se i Profeti hanno temuto di essere ingannati da un battesimo falso, tanto che Isaia disse : È un acqua ingannevole, che non ispira fiducia 83, è perché voleva mostrare che presso gli infedeli l'acqua è ingannevole: anche se queste parole non le ha dette Isaia, ma Geremia riferendosi agli uomini mendaci, e chiamando il popolo, in senso simbolico, acqua: se ne ha una prova molto chiara nell'Apocalisse 84. E Davide ha detto: L'olio del peccatore non ungerà il mio capo, anche se parlava dell'adulazione dell'adulatore, che inganna con falsi elogi, che fanno montare la testa a chi li riceve. Questa spiegazione si trova nel salmo, nelle parole che precedono immediatamente la frase citata. Davide infatti dice: Il giusto mi biasimerà e mi rimprovererà con misericordia, ma l'olio del peccatore non ungerà il mio capo 85. Che c'è di più chiaro di questa affermazione? Che c'è di più evidente? Davide preferisce essere rimproverato con misericordia dalla severa correzione del giusto, per guarire, che essere unto dalle dolci carezze dell'adulatore, per non insuperbire.

Petiliano porta l'esempio di Paolo.

34. 39. Petiliano ricorda anche che l'apostolo Paolo ha esortato a non credere a ogni spirito, ma a mettere alla prova gli spiriti per vedere se sono da Dio 86. Come se ci dovessimo preoccupare di separare il frumento dalla paglia ora, prima del tempo, più che di impedire che la paglia possa ingannare il frumento; o come se una verità, detta da uno spirito bugiardo, la si debba respingere perché l'ha detta uno spirito odioso. Chi lo pensasse sarebbe tanto folle quanto sostenere che Pietro non avrebbe dovuto dire: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente 87, perché già l'avevano detto i demoni 88. Quindi, se il battesimo di Cristo, amministrato da un ingiusto o da un giusto, non è altro che il battesimo di Cristo, un ministro accorto e un buon fedele devono evitare l'iniquità dell'uomo, senza condannare i sacramenti di Dio.

Il caso di un certo vescovo.

34. 40. In tutto questo Petiliano non risponde alla domanda: Se è alla coscienza di chi dà santamente il battesimo che si bada, poiché è essa che purifica quella di chi lo riceve, come si deve purificare colui che lo riceve da chi ha la coscienza macchiata, e lui che sta per riceverlo non lo sa? Un suo collega di Thubursicubure, un certo Cipriano, sorpreso in un postribolo con una donna molto disonesta, fu deferito a Primiano di Cartagine e condannato. Ora, quando costui, prima d'essere scoperto e cacciato, battezzava, non aveva certamente la coscienza di un battezzatore, che purifica quella del battezzato. E allora, come sono stati lavati quelli che, oggi, dopo la sua condanna, non vengono certamente lavati di nuovo? Non c'era bisogno che io ne facessi il nome, se non si trattasse di impedire a Petiliano di ripetere: Chi è costui? Da dove è uscito?89 Perché i vostri non hanno esaminato questo battezzatore, così come, secondo Petiliano, è stato esaminato Giovanni? O forse lo hanno esaminato, nei limiti in cui degli uomini hanno potuto esaminare un uomo ma, poiché egli si era nascosto a lungo dietro la maschera di un'astuta ipocrisia, non sono riusciti a scoprirlo?

35. 40. Non era ingannevole la sua acqua? O l'olio del fornicatore non è l'olio di peccatore?. O, come dice la Cattolica con grande verità, quell'acqua e quell'olio non erano di chi li amministrava, ma di colui del quale si invocava il nome? E perché coloro che si facevano battezzare da questo falso che si nascondeva, non provavano il suo spirito, poiché non era da Dio? Lo Spirito Santo che ammaestra, infatti, fuggiva gli ipocriti 90. Oppure fuggiva lui, ma i suoi sacramenti, benché amministrati da lui, non li fuggiva? Infine: certamente voi non negate la loro purificazione. Allora, vedete se per giustificare quelli che, dopo la sua condanna, voi non vi preoccupate di purificare, potete trovare, dopo che spesso avete diffuse tante nebbie, un passo dove Petiliano risponde alla domanda: da chi sono stati purificati costoro, se è alla coscienza di chi battezza santamente che si bada, poiché è essa che purifica quella del battezzato? Quell'impuro nascosto non poteva avere questa coscienza.

35. 41. Ora egli non dà nessuna risposta alla nostra insistente domanda. In seguito poi si lascia andare a lunghi discorsi. Egli dice: Se i Profeti e l'Apostolo hanno prudentemente temuto di questo, con che faccia tu dici che per i veri credenti il battesimo di un peccatore è santo? Come se io o un qualunque cattolico dicessi che il battesimo, che si dà o si riceve tramite il ministero del peccatore, è il battesimo del peccatore e non di colui nel cui nome il credente viene battezzato. Dopodiché egli si spinge a parlare di Giuda il traditore, e contro di lui dice tutto il male possibile, servendosi di testimonianze che di lui i profeti avevano dato molto tempo prima. Sembra quasi che voglia sommergere con l'empietà del traditore Giuda, la Chiesa di Cristo diffusa nel mondo, di cui ora stiamo trattando, ma senza considerare - e l'esempio di Giuda lo avrebbe dovuto ammonire - che non bisogna dubitare che essa è la Chiesa di Cristo, che si espande in tutte le nazioni, poiché si tratta di una verità profetizzata tanto tempo prima; così come non bisogna dubitare che Cristo doveva essere tradito da uno dei suoi discepoli, perché anche questo è stato profetizzato.

Il caso del battesimo dei Massimianisti.

36. 42. Ma proprio dopo questo discorso, ecco che Petiliano passa a trattare il nostro argomento: l'accettazione del battesimo dei Massimianisti, che essi avevano condannati 91. Anche se, nel porre la questione, egli preferisce usare più le sue parole che le mie: noi infatti non diciamo che il battesimo dei peccatori deve giovarci, e né che esso è dei peccatori o di qualunque altro uomo, ma riconosciamo che è di Cristo. Ecco le sue proposizioni: Tu ti ostini ad affermare che il battesimo dei peccatori vi deve giovare, in quanto anche noi, come hai detto, rispettiamo il battesimo di quei peccatori che abbiamo giustamente condannato. Ecco, appena è passato a trattare la questione, come ho detto, tutto il suo spirito battagliero, anche apparente, gli è venuto meno. Non ha trovato dove andare, da dove uscire; non è riuscito ad avvistare un varco per dove evadere di nascosto e né ad aprirlo con la forza. Ha detto: Sebbene in un secondo libro io dimostrerò tutta la differenza che c'è tra di noi: tra i nostri e i vostri che voi dite innocenti, nel frattempo voi, prima liberatevi dai crimini dei vostri colleghi, e che voi ben conoscete, e dopodiché chiedeteci conto su quelli che cacciamo. Chi risponderebbe così? Chi, se non chi combatte una verità e non trova parole contro di essa? Ora, supponiamo che anche noi usassimo le stesse parole: Voi, nel frattempo, prima liberatevi dai crimini, a voi noti, dei vostri colleghi, e poi rinfacciateci qualche crimine dei cattivi, che vedete in mezzo a noi: in questo caso, saremmo entrambi vincitori o vinti? Tutt'altro. Il vincitore, per la sua Chiesa e nella sua Chiesa, è colui che nella sua Scrittura ci ha insegnato che nessuno deve gloriarsi nell'uomo, ma che chi si gloria, si glori nel Signore 92. Ecco: con la parola di verità noi diciamo che il credente non è giustificato dal ministro che lo battezza, ma da colui di cui sta scritto: A chi crede in colui che giustifica l'empio, la fede è computata come giustizia 93: noi infatti non ci gloriamo in un uomo ma, quando ci gloriamo, con la sua grazia ci sforziamo di gloriarci nel Signore. Così siamo al sicuro, qualunque errore o crimine venga provato a carico degli uomini della nostra comunione! Presso di noi tutti i cattivi, sia quelli totalmente nascosti e sia quelli noti solo ad alcuni, a causa dei buoni, che non li conoscono e che non possono essere confutati presso di loro, vengono tollerati per amore del vincolo dell'unità e della pace, in modo da non sradicare, insieme alla zizzania, anche il frumento. A tal punto essi portano il peso della propria malvagità, che nessuno vuol condividerla con loro, salvo quelli che si compiacciono della loro iniquità. In effetti noi non temiamo che i loro battezzati non possano essere giustificati; essi infatti credono in colui che giustifica gli empi, affinché la loro fede sia computata come giustizia 94.

Nel mondo ci sono moltissimi peccatori che però non contaminano la Chiesa.

37. 43. Inoltre, nella nostra comunione, né colui che è stato allontanato da noi per il peccato di sodomia, come dice Petiliano, e non è stato rimpiazzato da un altro e né restituito al nostro stesso collegio - ma egli non sa quello che dice -, e né l'altro che, a suo dire, è stato penitente presso di voi, comunque si possano o non si possano difendere le loro cause, riescono a pregiudicare minimamente la Chiesa di Dio, che si diffonde in tutte le nazioni e cresce nel mondo fino alla mietitura. Ora, se quanti voi accusate sono veramente cattivi, allora non sono più in essa, ma nella sua paglia. Se invece sono buoni, per il fatto che li diffamiate con accuse ingiuste, essi vengono provati come l'oro, e voi bruciati come si brucia la paglia. Quanto agli altri peccati, non contaminano la Chiesa che, secondo profezie molto degne di fede, è diffusa in tutto il mondo e attende la fine del tempo come del suo approdo. Quando vi arriverà non avrà più i pesci cattivi, insieme ai quali ha potuto sopportare con innocenza il naturale disagio entro le stesse reti del Signore, per tutto il tempo in cui non dové separarsi da essi per impazienza. Non per questo, tuttavia, i fermi, diligenti e saggi dispensatori di Cristo trascurano la disciplina della Chiesa, quando i crimini sono tanto evidenti che nessun motivo plausibile potrebbe giustificarli. Vi sono innumerevoli prove a carico di quelli che sono stati o vescovi o chierici di un altro grado del ministero e che, una volta degradati, o se ne sono andati per pudore in altre regioni, o sono passati a voi e ad altre eresie; oppure sono restati nelle loro regioni e sono conosciuti. Ve n'è una moltitudine così grande in tutta la terra, che se Petiliano, moderando un po' le sue temerarie invettive, ci avesse riflettuto sopra, non sarebbe mai caduto in una affermazione tanto manifestamente falsa e vuota, quando ha pensato di dire: Nessuno di voi è innocente, per il fatto che non condannate nessun colpevole.

La Chiesa condanna vescovi e ministri cattivi.

38. 44. In effetti, anche tralasciando gli altri abitanti delle diverse zone - è raro infatti trovare un luogo dove questo tipo di persone sia assente -, dove è evidente che anche nella Chiesa cattolica si usa condannare i capi e i ministri iniqui, è il caso di Onorio di Milevi, di cui Petiliano è ben informato. Quanto a Splendonio, un diacono condannato nella Cattolica, Petiliano lo ribattezzò e lo ordinò prete. La sua condanna, avvenuta in Gallia e inviata a noi dai fratelli, fu letta in pubblico su proposta del nostro collega Fortunato proprio a Costantina; in seguito però, lo stesso Petiliano, avendone esperimentato le odiose insidie, lo ha respinto. Ora il caso di Splendonio non avrebbe dovuto fargli capire che anche nella Cattolica si degradano i malvagi? Mi stupisco nel vedere in quale abisso di leggerezza egli aveva il cuore, quando dettava questa ardita frase: Nessuno di voi è innocente, se nessun colpevole viene condannato. Perciò, nella Chiesa cattolica, i malvagi mescolati con il corpo ai buoni, ma separati nello spirito, portano il loro fardello sia quando, per l'umana fragilità, non si conoscono, e sia quando, per rispetto della disciplina, sono condannati. Perciò sono sicuri, purché non condividano i loro peccati con il consenso e la partecipazione, tutti coloro che da essi ricevono il battesimo di Cristo. Infatti anche se venissero battezzati da ministri buonissimi, non sarebbero giustificati se non da colui che giustifica l'empio: a quanti infatti credono in colui che giustifica l'empio, la fede viene imputata come giustizia 95.

La sentenza contro i Massimianisti condanna i Donatisti.

39. 45. Voi invece, quando vi si rinfaccia il caso dei Massimianisti, condannati dalla sentenza del concilio dei trecentodieci e respinti da questo stesso concilio, citato in tanti Atti proconsolari e municipali; e che voi, dopo che li avete scacciati dalle basiliche che occupavano, con le ordinanze dei giudici e le milizie ausiliarie cittadine, avete nuovamente accolti e onorati, senza mettere in discussione il loro battesimo, con quelli che essi avevano battezzato fuori della vostra comunione, non trovate una risposta da dare. In realtà è la vostra opinione, non vera, ma comunque vostra, che vi sconfigge: voi infatti sostenete che nella stessa comunione dei sacramenti, alcuni periscono a causa dei crimini degli altri, e che ciascuno è tale e quale al suo battezzatore: se è colpevole, colpevole; se è innocente, innocente. Ma se questo è vero, tralascio innumerevoli altri esempi, i crimini dei Massimianisti, la cui efferatezza i vostri hanno così amplificato in un affollato concilio, da assimilarli a quelli di coloro che la terra inghiottì vivi 96, vi hanno certamente rovinati. Se poi i crimini dei Massimianisti non vi hanno rovinato, allora le vostre idee sono false; e molto meno hanno potuto rovinare il mondo, i crimini incerti e non dimostrati degli Africani. Perciò, come scrive l'Apostolo: Ciascuno porta il proprio fardello 97. Il battesimo di Cristo, quindi, non è di nessuno, ma solo di Cristo; e invano Petiliano promette che in un secondo libro parlerà di ciò che ci interessa dei Massimianisti. Ha una idea sbagliata dell'intelligenza degli uomini, se pensa che non capiscono che egli non ha niente da dire.

Senza la carità dell'unità, i sacramenti di Cristo non danno la salvezza.

40. 46. Ora se il battesimo, che Pretestato e Feliciano amministrarono nella comunione di Massimiano, era loro, perché in coloro che essi avevano battezzato, lo avete accolto come battesimo di Cristo? Se poi era veramente di Cristo, come lo è, e non poteva giovare a quanti lo avevano insieme al crimine dello scisma, che cosa potete dire di aver donato, voi, a quelli che avete accolto con lo stesso battesimo, se non questo: che essi non erano obbligati a ricevere il sacramento del santo lavacro come se non lo avessero, una volta che il crimine scellerato dello scisma era stato cancellato mediante il vincolo della carità, ma che se prima il battesimo che avevano era dannoso, da quel momento incominciava ad essere utile? Dunque, ciò che la vostra comunione non ha dato loro, poiché gli scismatici non potevano darlo ad altri scismatici, ora ve lo dà la comunione cattolica : non farvi ricevere il battesimo, che non vi manca, ma far fruttificare quello ricevuto. Tutti i sacramenti di Cristo, senza la carità dell'unità di Cristo si hanno non a nostra salvezza, ma a nostra condanna. Ma poiché secondo la vostra dottrina, non certo vera, la causa della scomparsa del battesimo di Cristo dalla terra sono stati non so quali traditori, è giusto che non troviate che cosa rispondere alla questione che riguarda l'accettazione del battesimo dei Massimianisti.

Petiliano non ha risposto alla questione posta da Agostino

40. 47. Riflettete, dunque, e impegnatevi a ricordare come mai Petiliano non ha dato risposte neppure alle domande, che si era poste lui stesso, per far vedere che diceva qualcosa. Viceversa, se egli ha totalmente abbandonato da tempo questo impegno, e non ha voluto dirci niente, lo ha fatto certamente perché non ha potuto. E fino al termine del suo libro non parlerà mai del brano preso dalla prima parte della mia lettera, per confutarlo. E nonostante che io vi abbia aggiunto le due parole, che mi ha accusato di avere tolte, come se fossero state le sue armi più forti, egli giace indifeso senza trovare una risposta alla domanda: Se è alla coscienza di chi battezza santamente, che si bada, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve, da chi viene purificata la coscienza del battezzato che ignora che la coscienza del battezzatore non è santa ed è macchiata? E se chi coscientemente riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma un peccato, da chi riceverà la fede, e non un peccato, colui che, non sapendolo, viene battezzato da un infedele? Ora, che Petiliano, da quando ha incominciato a parlare non ha dato nessuna risposta a queste domande, è evidente.

40. 48. In seguito si è messo a criticare, con la sua bocca ingiuriosa, monasteri e monache, accusando anche me di avere istituito questo genere di vita; un genere di vita che egli non conosce affatto o meglio, finge di non sapere che il mondo lo conosce molto bene. Poi, asserendo che io ho detto che il battezzatore è Cristo, ha aggiunto anche alcune frasi della mia lettera, come se io avessi esposto una mia opinione, e non la vostra e la sua; e ha quasi inveito contro di me con grande violenza, come se fossero idee mie, quando invece la frase che egli biasima, non è mia, ma vostra e sua. E in seguito lo dimostrerò chiaramente, per quanto ne sarò capace. Si è poi sforzato di insegnarci, con molte e inutili parole, che non è Cristo che battezza, ma che si battezza nel suo nome, contemporaneamente nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. E sulla Trinità ha detto tutto ciò che ha voluto e ha potuto. Ha detto che Cristo è il centro della Trinità. Poi, a partire dal nomi dei maghi Simone e Bar Iesu ci ha ricoperti di una valanga di offese. Dopodiché, ha lasciato poco a poco in sospeso la causa di Ottato di Tamugadi, per non lasciarsi vincere dalla vergogna di non aver saputo, né lui e né i suoi, darne un giudizio; e a questo proposito mi accusa di averlo incalzato con le mie domande.

41. 49. Da ultimo, ponendo fine alla sua lettera, egli esorta e avverte i suoi a non lasciarsi sedurre da noi; e compiange i nostri, perché li avremmo fatti più cattivi di quanto erano. Ora, fatta questa accurata analisi e discussione di tutte queste cose, ciò che risulta con sufficiente chiarezza dalla lettera di Petiliano, è che egli non dà nessuna risposta alla domanda che gli ho fatta all'inizio della mia lettera : Se, come egli dice, è alla coscienza di chi dà il battesimo, o meglio, aggiungendo la parola che egli ritiene fondamentale, se è alla coscienza di chi dà santamente il battesimo, che si bada, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve, da chi deve farsi purificare colui che riceve il battesimo, se la coscienza di chi lo battezza è macchiata e lui, che sta per riceverlo, lo ignora? Nessuna meraviglia, quindi, che un uomo impegnato a difendere l'errore, vistosi incalzato dalla forza della verità che gli veniva contro, abbia preferito spirare invettive insensate più che camminare con la verità che non può essere vinta.

Perché Petiliano non ha risposto.

41. 50. E ora vi scongiuro: fate attenzione a queste poche parole e vi mostrerò chiaramente di che cosa Petiliano ha avuto paura, per non aver risposto alla questione; e così metterò in luce ciò che egli ha cercato di oscurare. Certamente egli poteva rispondere, quando gli abbiamo chiesto da chi deve farsi purificare colui che riceve il battesimo, quando la coscienza di chi glielo dà è macchiata, e lui, che sta per riceverlo, non lo sa; e dire con molta semplicità: Dal Signore Dio; e con grande fiducia: Si, è Dio che purifica la coscienza di chi riceve il battesimo, quando questi ignora che la coscienza di chi non battezza santamente è macchiata. Ma quest'uomo, che la dottrina della vostra setta aveva già costretto a riporre la purificazione del battezzando nella coscienza del battezzatore, e quindi aveva detto: È alla coscienza di chi battezza, o di chi battezza santamente, che si bada, perché è essa che purifica quella di chi lo riceve, ha avuto paura di far credere che è meglio ricevere il battesimo da un uomo cattivo, ma nascosto, che da uno manifesto, ma buono; in questo caso, infatti, non sarebbe stata la coscienza di chi battezza santamente a santificarlo, ma la stessa sublime santità di Dio. Così, per paura di cadere in questa assurdità, o meglio, follia, e di non trovare via d'uscita, non ha voluto dire da chi un battezzando deve farsi purificare la coscienza, quando la coscienza di chi non lo battezza santamente è macchiata, e lui non lo sa. E dopo aver creato un grande scompiglio con litigi e rumori, ha preferito evadere la domanda che gli era stata fatta, piuttosto che rispondere all'interrogante, che lo avrebbe subito soffocato. Comunque non gli passò mai per la mente che le nostre lettere avrebbero potuto leggerle persone di buon senso; e che le sue avrebbero potuto leggerle persone che già avevano letto le mie, alle quali egli ha fatto finta di rispondere.

Cristo è sempre la radice, il capo e l'origine del battezzato.

42. 51. Certo, quanto vi ho detto ora, è stato messo in grande evidenza nella mia stessa lettera: quella a cui egli, nei suoi scritti, non ha saputo replicare. E considerate un po', vi prego, ciò che ha fatto; e sebbene siate favorevoli a lui e ostili a noi, sopportatemi, se potete, con equanimità. Poiché nella sua prima lettera, la sola che avevo avuto tra le mani e alla quale ho risposto all'inizio, Petiliano aveva mostrato di riporre tutta la speranza del battezzando nel battezzatore, ed aveva detto: Ogni essere ha una origine e una radice, e se una cosa non ha un capo non esiste 98; poiché, ripeto, Petiliano si era espresso così, e non voleva intendere, per origine, radice e capo del battezzando, se non il battezzatore, io ho aggiunto e detto: Noi allora chiediamo: se il battezzatore è un infedele che si nasconde, il battezzato riceve la fede o un peccato? E se non è il battezzatore l'origine, la radice e il capo del battezzato, da chi, costui, riceve la fede? Da quale origine nasce, da quale radice germina, da quale capo inizia? Ma non sarà, per caso, che quando il battezzato non sa che il suo battezzatore è infedele, allora è Cristo che dà la fede, è Cristo l'origine, la radice e il capo? 99 Perciò anche ora dico e grido come gridai allora: O umana temerarietà e superbia! Perché allora non permetti che sia sempre Cristo a dare la fede e a fare, con questo dono, un cristiano? Perché non permetti che sia sempre Cristo l'origine del cristiano? Che il cristiano affondi la sua radice nel Cristo? Che sia Cristo il capo del cristiano? Infatti, anche quando ai credenti viene distribuita la grazia spirituale mediante un dispensatore santo e fedele, chi giustifica non è questo dispensatore, ma quell'unico dispensatore, di cui è stato detto che giustifica l'empio 100. È forse l'apostolo Palo il capo, l'origine e la radice di quelli che aveva piantati? È forse Apollo la radice di coloro che aveva irrigati, e non invece colui che li aveva fatti crescere, visto ciò che Paolo dice ancora: " Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere; e pertanto non chi pianta e né chi irriga è qualcosa, ma chi fa crescere, Dio? " 101. Quindi la loro radice non era Paolo, ma colui che ha detto: " Io sono la vite e voi i tralci " 102. Del resto, come poteva essere lui, il loro capo, se afferma che noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo? E se in molti passi proclama apertamente che il capo di tutto il corpo è Cristo? Perciò, che il sacramento del battesimo lo dia un dispensatore fedele o lo dia uno infedele, il battezzato riponga tutta la sua speranza in Cristo, perché non si avveri che è maledetto ogni uomo, che ripone la sua speranza nell'uomo 103.

Se fosse diversamente ne seguirebbe una grande assurdità.

43. 52. Nella mia prima lettera di risposta a Petiliano, credo di aver puntualizzato tutto questo con chiarezza e sincerità. Ma l'ho voluto ricordare anche ora, per inculcarlo e raccomandarlo, perché non riponiamo la nostra speranza nell'uomo, ma crediamo che è Cristo Dio colui che purifica e giustifica quanti credono in colui che giustifica l'empio, perché la loro fede sia imputata come giustizia 104, sia che il ministro del battesimo è un santo e sia che è un empio e un ipocrita, che lo Spirito Santo fugge 105. Allora io aggiunsi che altrimenti ne seguirebbe una grande assurdità, e dissi ciò che ripeto ora: Diversamente, se uno rinasce nella grazia spirituale tale e quale a colui che lo battezza; e se, quando è palese che il ministro che lo battezza è buono, è lui stesso che dà la fede, è lui stesso l'origine, la radice e il capo di colui che rinasce; mentre quando il battezzatore infedele si nasconde, allora è da Cristo che egli riceve la fede, è da Cristo che trae origine, è in Cristo che si radica, ed è di Cristo capo che si gloria, dobbiamo augurarci che quanti si fanno battezzare trovino battezzatori infedeli, e non lo sappiano. In effetti, per quanto essi possano essere buoni, Cristo è certamente e incomparabilmente migliore; e allora sarà lui il capo del battezzato, se il battezzatore infedele si nasconde. Ma se credere questo è una grande follia - è sempre Cristo, infatti, che giustifica l'empio, e che di un empio fa un cristiano; è sempre da Cristo che si riceve la fede; è sempre Cristo l'origine dei rinati e il capo della Chiesa -, che valore hanno quelle parole, di cui i lettori superficiali non colgono il profondo significato, ma si fermano solo al suono? 106 Queste le cose che dissi allora; e queste stanno scritte nella mia lettera.

Il senso delle espressioni albero buono e albero cattivo.

44. 53. In seguito, poco dopo, Petiliano aveva detto: Se questa, fratelli, è la realtà, non è forse una perversità pensare che un uomo colpevole dei propri crimini, possa rendere innocenti gli altri, viste le parole del Signore Gesù Cristo: " Un albero buono produce frutti buoni, un albero cattivo frutti cattivi. Che forse si raccolgono uve dalle spine? " 107. E ancora: " Ogni uomo buono, dal buon tesoro del suo cuore tira fuori cose buone; ogni uomo cattivo, dal tesoro del suo cuore, tira fuori cose cattive " 108? Ma poiché con queste parole egli mostrò apertamente che bisogna prendere il battezzatore come un albero, e il battezzato come un frutto, io gli avevo risposto: Se l'albero buono è il buon battezzatore, e chi viene battezzato da lui è il suo frutto buono, allora chiunque viene battezzato da un ministro cattivo, anche non palese, non può essere buono: egli infatti è il prodotto di un albero cattivo. Altro è un albero buono, e altro un albero nascosto, eppure cattivo 109. Ma che altro volevo far capire, con questo discorso, se non quanto avevo scritto prima, e cioè, che per albero e per il suo frutto, non dobbiamo intendere chi battezza e chi viene battezzato, ma che, per albero dobbiamo intendere l'uomo, e per il suo frutto, la sua opera e la sua vita? E che questa, per chi è buono è sempre buona, e per chi è cattivo è cattiva, onde evitare l'assurda conseguenza che un battezzato è cattivo se riceve il sacramento da un ministro cattivo, ma nascosto, come frutto di un albero nascosto, eppure cattivo? Ma da parte sua nessuna replica.

Petiliano inganna ascoltatori, lettori, e accusa Agostino

45. 54. Affinché non diciate, né lui e né uno di voi, che quando il battezzatore è un cattivo che si nasconde, il battezzato non è frutto suo, ma di Cristo, ho subito fatto presente l'assurdità che da questo insano errore sarebbe derivata; e ho ripetuto, sia pure in termini diversi, quanto avevo detto prima: Se, quando un albero cattivo è nascosto, chiunque si fa battezzare da lui, non nasce da lui, ma da Cristo, ne consegue che rinascono più giusti e più santi quanti vengono battezzati dai cattivi nascosti, che quanti si fanno battezzare dai buoni palesi 110. Ora, Petiliano, stretto fortemente da tutte queste difficoltà, ha saltato le premesse da cui scaturivano queste conclusioni; e nella sua risposta ha parlato delle assurde conseguenze del suo errore, presentandole come se le avessi inventate io, mentre io ne avevo parlato proprio per fargli vedere tutto il male che sarebbe scaturito dalla sua opinione, e indurlo a cambiarla. Ora egli fa questo inganno agli ascoltatori e ai lettori, e dispera totalmente che vengano letti i nostri scritti, perciò si mette a lanciare violente e insolenti invettive contro di me, come se io avessi pensato che tutti i battezzati devono augurarsi di incontrare battezzatori infedeli, che non conoscono, visto che, per quanto buoni ne abbiano, Cristo è incomparabilmente migliore; e Cristo sarà il capo del battezzato, se il battezzatore nasconde la sua infedeltà; inoltre, come se io avessi pensato che rinascono più giusti e santi quanti vengono battezzati dai cattivi nascosti, che quanti vengono battezzati dai buoni palesi, mentre ho solo ricordato questa incredibile sciocchezza, perché è una necessaria conseguenza dell'opinione di quanti credono, con Petiliano, che il battezzato si rapporta al suo battezzatore come il frutto all'albero da cui nasce: è buono, se nasce dall'albero buono, è cattivo, se nasce dall'albero cattivo. Ma quando gli chiediamo di dirci di chi è frutto, secondo loro, colui che viene battezzato da un malvagio occulto -visto che essi non osano ribattezzarlo -, allora si vedono costretti a rispondere che egli non è frutto di questo cattivo che si nasconde, ma di Cristo. Di qui la conseguenza, che essi rifiutano di accettare e ritengono folle chi la pensa, che se il battezzato è frutto del suo battezzatore, solo quando viene battezzato da un uomo buono e palese; mentre, quando viene battezzato da uno cattivo e nascosto, non è frutto suo, ma di Cristo, allora rinascono più santi e più giusti quanti ricevono il battesimo dai cattivi che si nascondono, che quanti lo ricevono dai buoni che si manifestano.

Ma qui dimostra come la forza della verità lo abbia vinto .

46. 55. Quando Petiliano mi attribuisce tutto questo, come una mia opinione, e poi passa ad inveire contro di me con grande violenza e veemenza, dimostra certamente, con la sua durissima invettiva, come sia empio avere questa opinione; e perciò tutto ciò che, per via di questa opinione, ha pensato di dire a me, in pratica si scopre che lo ha detto a se stesso, che ne è un convinto sostenitore. Egli mostra tutta la grandezza della forza della verità che lo ha vinto, poiché non riesce a trovare altra via d'uscita, che pensare di attribuirmi la sua opinione. È come se i cristiani, che l'Apostolo rimproverò perché dicevano che non esiste la resurrezione dei morti, si fossero rivolti all'Apostolo che aveva detto: Neppure Cristo è risorto 111, e lo avessero accusato di aver detto che è vana la predicazione degli Apostoli, che è vana la fede dei credenti, e che essi sono trovati falsi testimoni contro Dio, poiché predicavano che Dio ha risuscitato Cristo. Così Petiliano ha voluto fare a me: egli infatti non sperava che la gente potesse leggere i miei scritti, ai quali non ha saputo dare una risposta; però ha desiderato ardentemente che la gente credesse che egli l'aveva data. Ora, se con l'Apostolo qualcuno avesse fatto questo: letto l'intero brano della sua lettera avesse ripreso le prime parole da cui dipende, come ogni lettore capisce, tutto il resto, ecco che la calunniosa accusa si sarebbe ritorta in faccia agli accusatori. Analogamente, se si riprende la prima parte della mia lettera, si capisce che quando Petiliano lancia contro di me le sue accuse, queste si ritorcono con più forza sulla sua faccia, da dove egli si è sforzato di rimuoverle.

Paolo corresse l'errore sulla resurrezione dei morti.

46. 56. In effetti quando l'Apostolo redarguisce quelli che negavano la resurrezione dei morti, corregge dalla assurdità, a cui vanno incontro, sia pure contro il loro volere, tutti i sostenitori di questa opinione; di modo che, se provano orrore nel dire un'empietà, correggano l'audacia di credere una falsità. Quindi dice loro: Se non esiste la resurrezione dei morti, neppure Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la nostra predicazione, e vana è anche la vostra fede, e noi veniamo trovati falsi testimoni, noi che abbiamo testimoniato contro Dio che ha risuscitato il Cristo, mentre non lo ha risuscitato 112. Così, se essi hanno paura di dire che Cristo non è risuscitato, e dei danni e delle empietà che ne conseguono, rinuncino a quest'opinione insensata e contraria alla fede: che non esiste la resurrezione dei morti. Quindi, se tu togli la frase posta all'inizio del tuo ragionamento: Se non esiste la resurrezione dei morti, tutto il resto non ha senso e non va attribuito all'Apostolo; se invece ricollochi all'inizio questa premessa, e scrivi: Se non esiste la resurrezione dei morti, ne conseguirà: Neppure Cristo è risorto, e: vana è la nostra predicazione, vana è anche la vostra fede, e il resto che vi è connesso. Queste cose l'Apostolo le ha dette con esattezza e saggezza, visto che tutto il male che li aveva colpiti, era imputabile a quelli che negavano la resurrezione dei morti. Così è anche nella mia lettera: togli queste parole: Se uno rinasce nella grazia dello spirito, tale quale al suo battezzatore; e: quando è evidente che il battezzatore è buono, è lui che dona la fede, è lui l'origine e la radice e il capo di colui che nasce; quando invece il battezzatore nasconde la sua infedeltà, allora è da Cristo che il battezzato riceve la fede, è da Cristo che trae origine, è in Cristo che si radica, è di Cristo che si gloria come capo. Ripeto: togli queste parole, che fanno da premessa a tutto il resto, e ne risulta una proposizione pessima e da attribuirsi a me: Tutti i battezzati si augurino di avere dei battezzatori infedeli e di non conoscerli. In effetti, per quanto buoni essi siano, Cristo è certamente e incomparabilmente migliore. Sarà Cristo, allora, il capo del battezzato, se il battezzatore nasconde la sua infedeltà 113. Vi si ricollochino, invece, le vostre affermazioni, e allora si scopre che la proposizione che ne dipende e vi è connessa, non esprime il mio pensiero; e tutto il male che contiene, si ritorce contro la vostra opinione. Analogamente, togli le parole: Se l'albero buono è il buon battezzatore, sì che il battezzato sia il suo frutto buono; e se, quando l'albero cattivo resta nascosto, chiunque viene battezzato da lui, non nasce da lui, ma da Cristo; togli, ripeto, queste parole che siete costretti ad ammettere come idee della vostra setta e della lettera di Petiliano, e mi si imputerà questa stolta conseguenza: Rinascono più santi e più giusti quanti vengono battezzati dai cattivi occulti, che quanti vengono battezzati dai buoni palesi. Viceversa, ricolloca la premessa da cui questa conseguenza deriva, e subito ti accorgerai che ho avuto ragione a reinserirla per correggervi, e che tutto ciò che giustamente vi dispiace, ricade sulla vostra faccia.

I Donatisti assomigliano a quelli che Paolo rimproverò.

47. 57. Pertanto, come quelli che negavano la resurrezione dei morti non avrebbero mai potuto difendersi dai molti mali che l'Apostolo ha dedotto, per confutarli, da queste parole: Neppure Cristo è risorto 114, e da altre simili empietà, se non avessero cambiato opinione e confessato la resurrezione dei morti, così anche voi, se non volete farvi imputare ciò che noi diciamo per convincervi e correggervi, e cioè che rinascono più santi e più giusti quanti vengono battezzati dai cattivi occulti che dai buoni palesi, cambiate opinione e non riponete nell'uomo la speranza dei battezzati. Infatti, se voi la riponete in lui, vedete che cosa io dico, di modo che non ci sia chi, per una seconda volta, tolga una frase e attribuisca a me un'opinione che io cito per rimproverarvi e correggervi. Vedete ciò che dico; è da questo che dipende ciò che dirò: se voi riponete la speranza dei battezzandi nel battezzatore; e se questo battezzatore, come ha scritto Petiliano, lo costituite origine, radice e capo del battezzato; e se per albero buono prendete il battezzatore buono, mentre per il suo frutto buono, prendete il battezzato, ci costringete a chiedervi da quale origine proviene, da quale radice germoglia, a quale capo si congiunge, da quale albero nasce, chi viene battezzato da un ministro cattivo che si nasconde. Ora, dipende proprio da questa domanda, alla quale Petiliano, come ho ricordato più volte, non ha risposto, ossia da chi viene purificato colui che riceve il battesimo, quando ignora la coscienza macchiata di colui che non lo battezza santamente. Egli infatti sostiene che è la coscienza di chi battezza, o di chi battezza santamente, l'origine, la radice, il capo, il seme, e l'albero, dal quale esiste, dal quale si propaga, dal quale inizia, dal quale germina e dal quale nasce la santificazione del battezzato.

Si esortano i Donatisti ad eliminare la loro opinione.

48. 58. Ma quando vi chiediamo da chi viene purificato colui che, nella vostra comunione, non ribattezzate neppure se vi risulta che ha ricevuto il battesimo da un ministro che, a causa della sua malvagità nascosta, non aveva certamente la coscienza del battezzatore santo, che cosa ci rispondete? Che egli viene purificato da Cristo o da Dio, sebbene anche Cristo sia Dio benedetto nei secoli su tutte le cose 115, o dallo Spirito Santo, Dio anche lui, poiché la Trinità è un solo Dio. Ecco perché Pietro, che aveva detto a un tale: Tu hai osato mentire contro lo Spirito Santo, subito proseguì e aggiunse dicendo che cos'era lo Spirito Santo: Non hai mentito ad un uomo ma a Dio 116. Infine, anche se voi dite che il battezzato viene lavato e purificato da un angelo, quando ignora che la coscienza di chi non lo battezza santamente è macchiata, vedete che cosa sta scritto dei santi che risorgeranno alla vita eterna: che saranno uguali agli angeli di Dio 117. Dunque chi viene lavato da un angelo, è più lavato che se lo lavasse la coscienza di un qualsiasi uomo. Perché, allora, non volete che io vi dica: Se l'uomo purifica solo quando è manifestamente buono, mentre, quando è cattivo e si nasconde, poiché non ha la coscienza di chi battezza santamente, in questo caso non è più lui che battezza, ma è Dio o un angelo, allora rinascono più buoni e più giusti quanti vengono battezzati dai cattivi che si nascondono, che dai buoni che si manifestano? Questa idea vi ripugna? Veramente dovrebbe ripugnare a tutti. Allora eliminate la premessa da cui essa nasce, correggete la premessa a cui si riallaccia. Non preceda quella premessa, e non seguirà questa conclusione.

Nel battesimo Cristo santifica non con il ministero del corpo, ma con un'azione invisibile miracolosa.

49. 59. Perciò non dite: È alla coscienza di chi battezza santamente che si bada, perché è essa che purifica la coscienza del battezzato, se non volete che vi si risponda: Quando la coscienza macchiata del battezzatore si nasconde, chi purifica la coscienza del battezzato? E poiché voi risponderete: O Dio o un angelo, in quanto non avete altra risposta, sarete confusi da questa conseguenza: Ecco che rinascono più santi e più giusti quanti vengono battezzati dai cattivi occulti, poiché li battezza o Dio o un angelo, che quanti vengono battezzati dai buoni palesi, che non possono certamente essere paragonati a Dio o agli angeli! Su, dite ciò che proclama la Verità e la Chiesa cattolica: che non solo se il ministro del battesimo è cattivo, ma anche se è santo e buono, non è nell'uomo che dobbiamo riporre la nostra speranza, ma è in colui che giustifica l'empio e che imputa a giustizia la fede dei credenti in lui 118. Quando infatti noi diciamo: È Cristo che battezza, non diciamo che egli opera con il suo ministero visibile, come crede o vuol far credere Petiliano, ma che opera mediante una grazia misteriosa e una potenza misteriosa, nello Spirito Santo, come disse di lui Giovanni Battista: Questi è colui che battezza nello Spirito Santo 119. E neppure diciamo, come fa Petiliano, che ormai egli ha smesso di battezzare, ma diciamo che opera ancora, non con il ministero del suo corpo, bensì con l'azione invisibile della sua maestà. La frase: È lui che battezza, non significa che egli regge il corpo dei credenti e lo immerge nell'acqua, ma che egli purifica in modo invisibile. E questo lo fa per tutta la Chiesa. Infatti, bisogna credere all'apostolo Paolo, che ha detto: E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, al fine di santificarla, purificandola con il lavacro di acqua nella parola 120. Ecco, è Cristo che santifica; ecco, è Cristo che mediante il lavacro dell'acqua nella parola, dove sembrano operare visibilmente i suoi ministri, è sempre lui che battezza, è sempre lui che purifica. Nessuno, quindi, si appropri di ciò che è di Dio. Solo allora è sicura la speranza degli uomini: quando si fissa in colui che non può ingannare, poiché: È maledetto chiunque pone la sua speranza nell'uomo 121; e: Beato l'uomo la cui speranza è il Signore Dio 122. Così, l'amministratore fedele riceverà la ricompensa della vita eterna; mentre l'amministratore infedele, anche se distribuisce gli alimenti del Signore ai suoi colleghi, li rende inutili; e Dio non voglia, per colpa della sua infedeltà. Il Signore intatti disse: Ciò che dicono fatelo, ciò che fanno non lo fate 123. Perciò ci ha dato questo insegnamento contro i cattivi amministratori, per farci accettare da loro i benefici di Dio, e evitare le loro malvagità con una vita diversa.

Petiliano non ha sfiorato neppure tutti gli argomenti di Agostino

50. 60. Ma se alle prime parole della mia lettera Petiliano non ha risposto, e questo è evidente, e quando ha tentato di farlo, ha fatto vedere di non esserne capace, che dire di quelle parti dei miei scritti, alle quali non ha neanche tentato di rispondere, e non ha neppure sfiorate? Tuttavia se qualcuno possiede i miei e i suoi scritti, e vuole riesaminare queste importanti questioni, credo che possa capire con quanta forza sono state confermate. Ve lo mostrerò con brevi accenni: riprendete i testi delle sante Scritture e, almeno durante la lettura, notate i testi che egli ha citato contro di noi, e quelli che io, nella mia risposta, ho citato contro di voi; e vedete con quali prove io ho mostrato che i testi che lui ha citati non sono contrari a noi ma, piuttosto, a voi. Quanto ai miei, invece, che sono strettamente connessi, non li approfondisce; e quanto all'unico testo dell'Apostolo, che ha tentato di trattare a suo favore, vedrete che non ha trovato una via d'uscita 124.

Si riesaminano le tesi di Petiliano

50. 61. In verità, la parte della lettera che Petiliano ha scritto ai suoi, dall'inizio fino a dove dice: Il Signore ci dà questo comando: "Se gli uomini vi perseguitano in una città, fuggite in un'altra; e se vi perseguitano anche in essa, fuggite in un'altra ancora " 125, è stata la prima a venire nelle nostre mani; e ad essa abbiamo risposto. La nostra risposta è venuta anche nelle mani di Petiliano; egli ha replicato con la lettera che stiamo confutando, e noi gli dimostriamo che non ha risposto alla nostra. Ora, nella parte del suo scritto, a cui abbiamo già risposto, si trovano citazioni della Scrittura, che egli ha ritenute contrarie a noi: L'albero buono produce frutti buoni, e l'albero cattivo, frutti cattivi. Si raccoglie forse uva dalle spine? 126 E ancora: Ogni uomo buono trae frutti buoni dal tesoro del suo cuore; ogni uomo cattivo trae, dal tesoro del suo cuore, frutti cattivi 127. E ancora: Chi viene battezzato da un morto, che vantaggio riceve dal suo lavacro? 128 Con queste testimonianze Petiliano ha voluto mostrare che il battezzato diventa tale e quale al suo battezzatore. Io invece gli ho mostrato in che senso esse vadano intese, e che non servono al suo scopo. Quanto invece agli altri testi rivolti agli uomini cattivi e criminali, io ho ben dimostrato che non sono stati scritti contro il frumento del Signore che, secondo la profezia e la promessa, è diffuso in tutto il mondo, ma piuttosto contro di voi. Riprendiamone la lettura e li troverete.

Riassunto delle tesi di Agostino

50. 62. Al contrario, le citazioni che io ho fatto a favore della tesi della Chiesa cattolica, sono queste: quanto al battesimo, non attribuire al battezzatore la rigenerazione, la purificazione, la giustificazione, che sono doni della grazia di Dio. Quindi: È meglio confidare nel Signore che confidare negli uomini 129, e: Maledetto chiunque ripone la sua speranza nell'uomo 130. Ancora: Del Signore è la salvezza 131; e: vana è la salvezza dell'uomo 132; perché: Né chi pianta e né chi irriga conta alcunché, ma solo colui che fa crescere, Dio 133, e colui nel quale si crede giustifica l'empio, perché la sua fede gli sia imputata a giustizia 134. Inoltre, a favore dell'unità della Chiesa di Cristo, diffusa in tutto il mondo, e con la quale voi non comunicate, io ho ritenuto che sono state predette, riguardo a Cristo, queste testimonianze: Egli dominerà da mare a mare, e dal fiume fino all'estremità della terra 135, e: Ti darò in eredità le nazioni e in tuo possesso i confini della terra 136. E quanto al testamento fatto da Dio ad Abramo, si legga a favore nostro, cioè della comunione cattolica, questo testo: Nella tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni 137. Questa discendenza l'Apostolo la interpreta così: E alla tua discendenza, cioè Cristo 138. Da questo testo appare che in Cristo riceveranno la benedizione, non solo gli Africani o l'Africa, ma tutte le nazioni nelle quali si diffonde la Chiesa cattolica, promessa da tanto tempo. Quanto alla paglia, che resti con il grano fino alla vagliatura finale, e nessuno, a motivo delle calunnie dei crimini altrui, con cui cerca di scusare il sacrilegio del proprio scisma, lasci e abbandoni la comunione di tutte le nazioni. Inoltre, per evitare che a causa dei cattivi amministratori, cioè dei prelati, la società cristiana si divida, ho citato anche l'altro testo: Fate ciò che essi dicono, ma non fate ciò che fanno. Dicono infatti, e non fanno 139. Ora, Petiliano non ha indicato un metodo diverso di interpretare queste citazioni delle sante Scritture, per mostrare che esse non sono favorevoli a noi e contrarie a voi; e non ha neppure voluto sfiorarle; anzi, con il chiasso delle sue invettive si è proposto che, nei limiti del possibile, nessuno pensasse alle mie citazioni, una volta che, letta la mia lettera, volesse leggere la sua.

Un argomento preso da una lettera di Paolo si ritorce contro Petiliano

51. 63. Quanto alla citazione degli scritti dell'apostolo Paolo, che egli ha cercato di commentare a suo favore, vediamone un po' il commento: Tu mi hai detto, egli dice, che l'apostolo Paolo rimprovera quanti dichiaravano di essere di Paolo, dicendo loro: " È stato forse crocifisso per voi Paolo? O è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? " 140. Perciò, se erano in errore quelli che volevano essere di Paolo e che, senza una conversione sarebbero periti, che speranza possono avere quelli che vollero essere di Donato? I Donatisti si propongono di dimostrare che l'origine, la radice e il capo del battezzato, altri non sia che il suo battezzatore. Queste parole e la testimonianza di Paolo, egli le ha prese dalla mia lettera, e si era proposto di confutarle. Vedete se ha mantenuto il proposito. Egli dice: Il tuo discorso è vuoto, superbo, puerile, insipiente, e lontanissimo dalla regola della nostra fede. Tu infatti avresti ragione se noi avessimo detto: È nel nome di Donato che siamo stati battezzati, o: Donato che è stato crocifisso per noi, o: È nel nome nostro che siamo stati battezzati. Ma poiché non lo abbiamo detto e non lo diciamo, in quanto seguiamo la formula trinitaria, tu, che dici queste cose, sei un insipiente. Ora, se tu credi che è nel nome nostro o di Donato che noi siamo stati battezzati, commetti un errore sciagurato, e nello stesso tempo confessi questo sacrilegio: che nel nome di Ceciliano contaminate dei poveri disgraziati141. Eccola la replica di Petiliano alle mie parole! Egli non si accorge o, meglio, strepita per non farsi accorgere di non aver dato alcuna risposta alla causa in discussione. Chi non vede, infatti, come abbiamo fatto bene a citare questo testo dell'Apostolo, se voi stessi dite che non è nel nome di Donato che siete stati battezzati, e non è Donato che è stato crocifisso per voi, eppure è proprio a causa del partito di Donato che vi separate dalla comunione della Chiesa cattolica? Siete come quelli che Paolo biasimava: essi non dicevano certamente di essere stati battezzati nel nome di Paolo o che era stato crocifisso per loro Paolo, eppure sul nome di Paolo creavano uno scisma. Perciò, come a quelli, per i quali non era stato crocifisso Paolo, ma Cristo, e che, pur essendo stati battezzati nel nome di Cristo e non di Paolo, dicevano: Io sono di Paolo, l'Apostolo dice giustamente: È forse stato crocifisso per voi Paolo? O è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?, di modo che si unissero a colui che fu crocifisso per loro e nel cui nome erano stati battezzati, e non si dividessero sul nome di Paolo; così, a maggior ragione è giusto dire a voi, che non dichiarate: è nel nome di Donato che siamo stati battezzati, però volete essere del partito di Donato: È forse stato crocifisso per voi Donato? O è nel nome di Donato che siete stati battezzati? Voi sapete, infatti, che per voi è stato crocifisso Cristo, e che è nel nome di Cristo che siete stati battezzati. Eppure è proprio a causa del nome e del partito di Donato che voi, contro l'unità di Cristo, che è stato crocifisso per voi e nel cui nome siete stati battezzati, vi accanite con grande tenacia.

Agostino riassume le tesi di Petiliano

52. 64. Che Petiliano nei suoi scritti si è impegnato a dimostrare che l'origine, la radice e il capo del battezzato non sono altro che il suo battezzatore, e che il mio discorso non era vuoto, puerile e insipiente, riprendete l'inizio della sua lettera, al quale allora risposi e lo vedrete. Anzi, se state attenti ve lo ricordo io: È alla coscienza di chi battezza santamente, egli ha detto, che si bada, perché è essa che purifica quella del battezzato: infatti chi conscientemente riceve la fede da un infedele, non riceve la fede, ma una colpa. E come se gli si chiedesse: Come lo provi? Risponde: Ogni essere poggia su un'origine e una radice, e se un cosa non ha il capo, non esiste; e una cosa non rigenera bene, se non è stata rigenerata da un buon seme. Ma se è così, fratelli, non è una grande perversità dire che un colpevole può rendere innocente un altro, visto quanto dice il Signore: " Un albero buono, produce frutti buoni; un albero cattivo, frutti cattivi. Si raccolgono, forse uve dalle spine? " 142. E ancora: " Ogni uomo buono dal tesoro del suo cuore tira fuori il bene; ogni uomo cattivo dal tesoro del suo cuore tira fuori il male " 143; e ancora: " Chi viene battezzato da un morto, che vantaggio riceve dal suo lavacro? " 144. Dove egli vuole arrivare con tutto questo, lo vedete: egli vuole dimostrare che è la coscienza di chi battezza santamente - per timore che chi riceve la fede da un infedele non riceva la fede, ma una colpa - l'origine, la radice, il capo, il seme del battezzato. Egli, vuole dimostrare che è alla coscienza di chi battezza santamente che si bada, perché è essa che purifica quella del battezzato; e che non riceve la fede, ma una colpa, colui che conscientemente riceve la fede da un infedele; perciò ha subito aggiunto: Ogni essere poggia su un'origine, una radice e, se qualcosa non ha un capo non esiste; e una cosa non rigenera bene, se non è stata rigenerata da un buon seme. E per timore che qualcuno fosse così lento di intelligenza, e ancora non capisse che si riferiva a colui che amministra il battesimo, in seguito lo spiega e dice: Ma se è così, fratelli, non è forse una grande perversità che chi è colpevole dei propri peccati, può rendere innocente un altro, visto quanto dice il nostro Signore Gesù Cristo: " Un albero buono produce frutti buoni, un albero cattivo produce frutti cattivi. Si raccolgono forse uve dalle spine? ". E per timore che qualche cieco ascoltatore o lettore, affetto da incredibile durezza di cuore, non veda che sta parlando di un uomo che battezza, aggiunge un testo che contiene il vocabolo uomo: "Ogni uomo buono dal tesoro del suo cuore tira fuori cose buone; ed ogni uomo cattivo dal tesoro del suo cuore tira fuori cose cattive "; e ancora: " Chi viene battezzato da un morto, che vantaggio riceve dal suo lavacro? ". Sì, ormai è chiaro; sì, non occorre né un interprete né un commentatore e né alcuno per provare che i Donatisti si sono impegnati a dimostrare che origine, radice e capo del battezzato non è altro che il battezzatore. Eppure, schiacciato dalla violenza della verità, e quasi immemore di quanto aveva detto, Petiliano in seguito mi concede che è Cristo l'origine e la radice dei rigenerati e il capo della Chiesa, e non un qualsiasi uomo dispensatore e ministro del battesimo. Infatti, dopo aver detto che gli Apostoli battezzavano nel nome di Cristo, e che ritenevano Cristo il fondamento che ci fa cristiani; e dopo averlo dimostrato con testimonianze delle sacre Scritture, quasi che noi lo negassimo, dice: Dov'è ora quella voce con la quale tu fai crepitare le piccole e continue questioni; e con la quale hai detto con odio e orgoglio molte cose oscure su Cristo, per Cristo e in Cristo, in contrasto con la tua umana leggerezza e superbia? Ecco è Cristo l'origine del cristiano, è Cristo il capo, è Cristo la radice. All'udire queste cose, che avrei dovuto fare, io, se non ringraziare Cristo, che lo ha indotto a tale confessione? Dunque è falso quanto egli ha detto all'inizio della sua lettera, volendo convincere che è alla coscienza di chi battezza santamente, che si bada, perché è essa che purifica quella del battezzato; e che quando uno riceve conscientemente la fede da un infedele non riceve la fede, ma una colpa. Egli infatti voleva mostrare quanto sia grande il potere dell'uomo che battezza, e aveva aggiunto come prova importante, questa: Ogni essere ha un'origine e una radice; e se una realtà non ha capo, non esiste. Ma in seguito, quando dice le nostre stesse cose: Ecco è Cristo l'origine del cristiano, è Cristo il capo, è Cristo la radice, egli annulla l'affermazione precedente: È la coscienza di chi battezza santamente, l'origine, il capo e la radice del battezzato. Così, trionfa la verità. Così, un uomo che desidera il battesimo di Cristo, non deve riporre la sua speranza nell'uomo, ma accostarsi con sicurezza a Cristo stesso, come all'origine che non cambia, alla radice che non si svelle, al capo che non si abbatte.

Il ruolo del ministro nel battesimo secondo Petiliano e Agostino

53. 65. Chi non si accorge come sia profonda la sorgente di orgoglio dalla quale è scaturito questo commento di Petiliano al testo dell'Apostolo: Colui che ha detto: " Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che fa crescere " 145, che cosa ha inteso dire se non: Io ho fatto un uomo catecumeno in Cristo, Apollo lo ha battezzato, e quanto noi abbiamo fatto, Dio lo ha confermato? Perché allora Petiliano non ha aggiunto e commentato anche le parole dell'Apostolo, che io ho raccomandato molto vivamente: Non chi pianta è qualcosa e né chi irriga, ma solo colui che fa crescere 146? Certo, se volesse commentarle con il criterio usato per le altre, senza dubbio ne seguirebbe che né chi fa il catecumeno e né chi battezza è qualcosa, ma solo Dio che fa crescere. Ma che importanza può avere, ora, per la nostra questione, sapere se le parole dell'Apostolo: Io ho piantato, Apollo ha irrigato, siano da prendersi proprio in questo senso: Io ho fatto un catecumeno, Apollo lo ha battezzato, o se abbiano un altro senso più vero e più appropriato? Ecco, per adesso seguiamo il suo commento: né chi fa un catecumeno, né chi battezza è qualcosa, ma solo colui che fa crescere, Dio. Ora, ci corre molta differenza tra il dire ciò che hanno fatto gli altri e farlo. colui che fa crescere, infatti, non conferma l'albero o la vite, ma li crea. Per questa crescita, anche un bastone che si pianta, mette le radici e germoglia. Con questa crescita, anche un seme gettato in terra, germina. Ma perché dilungarci in questa discussione? Basterebbe che, secondo lui, non chi fa un catecumeno e non chi lo battezza, è qualcosa, ma solo colui che fa crescere, Dio. Ma quand'è che Petiliano lo dirà con tale chiarezza da farci capire che né Donato di Cartagine è qualcosa, né Gennaro e né Petiliano?. Fino a quando il suo orgoglio tollererà che egli creda di essere qualcosa, mentre è niente, e inganni se stesso 147?

54. 66. Infine, anche poco dopo, pur avendo stabilito e progettato di riconsiderare le parole dell'Apostolo, che noi gli avevamo rinfacciate, non ha voluto inserire la nostra frase, ma ne ha inserita un'altra, per dare un po' di fiato al suo orgoglio di uomo. Ha detto: Riprendiamo le parole dell'Apostolo, che tu ci avevi rinfacciate. Egli disse: " Chi è Apollo? Chi è Paolo? Ministri di colui al quale avete creduto " 148. Che altro vuole dirci, per esempio, se non: Chi è Donato di Cartagine, chi è Gennaro, chi è Petiliano, se non ministri di colui al quale avete creduto? Ma non è questo il testo dell'Apostolo, che ho citato; io ne ho citato un altro, che lui non ha voluto ricordare: Né chi pianta è qualcosa, né chi irriga, ma colui che fa crescere, Dio 149. Petiliano, invece, ha voluto inserirvi il testo dell'Apostolo, in cui questi interroga chi è Paolo, chi è Apollo, e risponde: Ministri di colui al quale avete creduto. Questo il toro dalla nuca eretica lo ha potuto sopportare. Quanto all'altra frase, invece, quella in cui l'Apostolo non ha interrogato e non ha risposto che cosa egli era, ma ha detto solo che non era niente, Petiliano non ha potuto assolutamente sopportarla. Ma io voglio sapere se un ministro di Cristo non è niente. Chi potrà dirlo? Ma allora, come può essere vero: Né colui che pianta è qualcosa, né colui che irriga, ma solo colui che fa crescere, Dio, se non nel senso che, per un verso è qualcosa e per un verso è niente? In effetti, per amministrare e dispensare la parola e il sacramento, il ministro è qualcosa; per purificare e santificare, è niente. Infatti, questi due ultimi effetti li opera nell'uomo interiore solo colui che ha creato tutto l'uomo e che, pur restando Dio, si è fatto uomo: quello cioè di cui sta scritto: È con la fede che purifica i loro cuori 150, e: A chi crede in colui che giustifica l'empio 151. Questa testimonianza che sta nel mio brano, Petiliano l'ha voluta citare; mentre quella che sta nel suo, non l'ha né commentata e né citata.

Anche i ministri cattivi, come Giuda, possono battezzare.

55. 67. Il ministro, quindi, cioè il dispensatore della parola e del sacramento del Vangelo, se è buono, diventa compartecipe del Vangelo; ma se è cattivo, resta, in ogni caso, un dispensatore del Vangelo. Se è buono, lo dispensa volentieri; se è cattivo, cioè se cerca i propri interessi e non quelli di Gesù Cristo, lo dispensa malvolentieri, e per altri scopi. Vedi ciò che ha detto l'Apostolo: Se dunque lo faccio volentieri, ricevo la ricompensa; se invece lo faccio malvolentieri, è un compito che mi è stato affidato 152. Quasi dicesse: Se sono buono, annuncio il bene, e lo raggiungo anch'io; se invece sono cattivo, annuncio il bene e basta. Ha forse detto: Se lo faccio malvolentieri, non sono un dispensatore? Pietro e gli altri lo annunciarono come buoni; Giuda, invece, malvolentieri; eppure, quando il Signore lo inviò insieme a loro, egli lo annunciò. Gli uni ricevettero la ricompensa, a Giuda venne solo affidato un compito. Quelli che in seguito al loro annuncio, hanno accolto il Vangelo, non li ha purificati e santificati colui che pianta e irriga, ma colui che fa crescere. Eppure noi non diciamo che Giuda non ha battezzato quand'era ancora tra i discepoli, e quando accadeva ciò che sta scritto: Non era lui che battezzava, ma i suoi discepoli 153. Orbene, se non aveva ancora tradito Cristo egli che aveva la borsa e vi sottraeva l'intero deposito154 e che, in quanto custode del denaro non poteva essere innocente, fu comunque dispensatore della grazia, senza danneggiare quanti la ricevevano? O, se voi non ammettete che egli abbia battezzato, ammettete certamente che ha evangelizzato. E se per voi questo è una cosa minima e di poco conto, vedete come giudicate lo stesso apostolo Paolo, che disse: Il Signore non mi ha mandato a battezzare, ma ad evangelizzare 155. Aggiungete che incomincerebbe ad essere più importante Apollo che, battezzando, ha irrigato, di Paolo che, evangelizzando, ha piantato, benché proprio per questo egli rivendichi per sé il compito di padre verso i Corinzi, e non conceda questo appellativo ai pedagoghi, che essi avrebbero avuto dopo di lui. Egli dice, infatti: Aveste pure migliaia di pedagoghi in Cristo, non avreste molti padri; sono io infatti, che vi ho generati in Cristo mediante il Vangelo 156. Dice loro: Vi ho generati; rivolto a quelli stessi ai quali altrove ha detto: Ringrazio Dio per non aver battezzato nessuno di voi, tranne Crispo e Gaio e la famiglia di Stefania 157. Li aveva generati non da se stesso, ma per mezzo del Vangelo. Ora, chi lo facesse malvolentieri e senza ricevere la ricompensa, cioè cercando i propri interessi e non quelli di Gesù Cristo, dispenserebbe egualmente una ricchezza divina; e se a dispensarla fosse un uomo cattivo, non la renderebbe né cattiva e né inutile per chi la riceve bene.

A maggior ragione i ministri buoni.

56. 68. Ora, se è giusto dire questo del Vangelo, quanto più bisogna dirlo del battesimo, che è così strettamente legato con il Vangelo, che senza di esso non si può giungere al regno dei cieli! Ma se si accosta il Vangelo al sacramento si ha la giustizia. Infatti colui che ha detto: Se uno non è rinato dall'acqua e dallo Spirito, non entrerà nel regno dei cieli 158, ha anche detto: Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei cieli 159. La forma del sacramento si dà mediante il battesimo, la forma della giustizia mediante il Vangelo; l'una senza l'altra non conduce al regno dei cieli. Nondimeno, mentre possono battezzare perfettamente anche i meno dotti, evangelizzare perfettamente è un'opera molto più difficile e rara. Ecco perché il Dottore dei Gentili, che è di gran lunga il più grande di tutti, venne inviato ad evangelizzare, non a battezzare, perché questo compito potevano esercitarlo molti, quello, invece, pochi; e tra questi egli era il più eminente. Ciò non ostante, mentre in alcuni suoi passi leggiamo: Il mio vangelo 160, viceversa, la frase: Il mio battesimo, non l'ha mai usata, nemmeno per dire che esso era di colui che lo amministrava. In effetti, solo il battesimo dato da Giovanni, è stato chiamato: battesimo di Giovanni 161. Questo infatti è il dono più grande che questo personaggio ha ricevuto per il suo incarico: che il segno precursore del battesimo, prendesse il nome dal suo dispensatore. Quanto al battesimo che amministravano i discepoli di Cristo, invece, non fu chiamato col nome di nessuno di loro, perché si capisse che era di colui del quale è stato detto: Cristo amò la Chiesa e consegnò se stesso per lei, per santificarla, purificandola con il lavacro dell'acqua nella parola 162. Se dunque il Vangelo, che è certamente di Cristo, e che però il ministro può dire suo in virtù del suo ufficio di dispensatore, lo si può ricevere senza danno anche da un cattivo dispensatore, facendo quello che costui dice e non quello che fa, quanto più può ricevere il battesimo di Cristo, che nessun Apostolo ha amministrato ed ha osato dire suo, e senza subire il contagio di un ministro cattivo, chiunque in buona fede si accosta a Cristo?

Di alcuni veri traditori.

57. 69. Ora, se dopo aver riportato le testimonianze della Scrittura, citate da Petiliano, io non ho tralasciato di dimostrare che esse non erano contro di noi; mentre egli di quelle che ho citato io, in parte non le ha neppure toccate, e in parte, di quelle che ha voluto esaminare, ha mostrato di non saper fare altro che distorcerne il senso, non occorrono lunghe esortazioni e ammonizioni per farvi vedere ciò che dovete accettare e ciò che dovete evitare. È forse stato solo nelle testimonianze delle sacre Scritture, che egli si è rivelato così, e magari nei documenti umani che narrano i fatti dello scisma ha mostrato di valere qualcosa? Proprio no: anche negli altri, quantunque sia superfluo prenderli in esame dopo le testimonianze delle sante Scritture, che cosa ha citato? Che cosa ha provato? Benché si sia scagliato con veemenza contro i traditori, e abbia proclamato contro di essi molte testimonianze delle sante Scritture, non ha detto una sola parola per dimostrare che i traditori siamo noi. Io invece gli ho ricordato che Silvano di Cirta, di cui egli, dopo alcuni altri, è stato successore, benché fosse ancora suddiacono, è stato citato come traditore dagli Atti municipali 163. Contro questo fatto egli non ha ardito aprire il becco. E di certo voi vedete che stretto rapporto lo obbligava a rispondere: si trattava di dimostrare che un suo predecessore, che non solo era suo collega, ma anche, per così dire, concattedratico, era innocente dal crimine della consegna; soprattutto perché voi, tutta la vostra causa la fondate su questo fatto; tanto da chiamare traditori, quelli che immaginate o credete che siano stati, tramite la comunione, i successori dei traditori. Ora Petiliano, che per esigenze della vostra stessa causa si sentirebbe in obbligo di difendere con tutti i mezzi uno del vostro partito, sia pure il vescovo di Rusicadde o di Calama o di qualunque altra città, se io lo chiamassi traditore perché gli Atti municipali lo hanno dimostrato, sul suo predecessore è stato zitto. Per quale motivo, se non perché egli, in questo caso non ha trovato tanta nebbia da diffondere, per ingannare almeno le persone più ritardate di mente e più immerse nel sonno? Del resto, che altro avrebbe potuto dire, se non che le accuse a Silvano erano false? Ma leggiamo gli Atti: verifichiamo il tempo in cui il fatto è accaduto e in cui è stato riferito al giudice consolare Zenofilo. Di fronte agli Atti come potrebbe resistere Petiliano, accerchiato com'è da ogni parte, dalla causa della Cattolica, che è sacrosanta di fronte alla vostra, che è pessima? Per questo io desidero riportare il brano della mia lettera, al quale egli ha voluto far credere di aver risposto con questa lettera che sto confutando. Lo cito proprio per farvi vedere come sia imbattibile questo brano, contro il quale egli non ha saputo trovare argomento più sicuro del silenzio.

Petiliano non ha risposto assolutamente ad una domanda di Agostino

58. 70. Poiché Petiliano aveva citato contro di noi quel testo del Vangelo in cui il Signore dice: Verranno a voi sotto vesti di pelle, dentro, invece, sono lupi rapaci; li riconoscerete dai loro frutti 164, io gli ho risposto e detto: Dunque esaminiamo i frutti, io subito ho continuato, e ho aggiunto : Voi ci rinfacciate la consegna dei Libri; la stessa che, con molta più credibilità, noi rinfacciamo a voi. Tanto per non andare lontano. Proprio a Costantina, i vostri antenati, all'inizio del loro scisma, consacrarono vescovo Silvano. Costui, quand'era ancora suddiacono, si dichiarò in pubblico di essere un traditore, stando agli Atti municipali. Ora, se voi portate delle prove contro i nostri antenati, la parità di condizione esige che le crediamo o entrambe vere o entrambe false. Se sono entrambe vere, senza dubbio voi siete colpevoli di scisma: voi che avete finto di fuggire, nella comunione del mondo, i delitti che avevate nella piccola frazione del vostro scisma. Se invece sono entrambe false, senza dubbio voi siete colpevoli di scisma: voi che, per delle false accuse di traditori, vi siete macchiati del mostruoso crimine della separazione. Che se poi noi vi portiamo dei dati e voi non ne portate nessuno; oppure, se noi diciamo il vero e voi il falso, è indiscutibile che le vostre bocche debbano essere ermeticamente chiuse. E che? Se la santa e vera Chiesa di Cristo vi convincesse e superasse, quand'anche noi non avessimo prove della consegna dei Libri, neppure quelle false, e voi, invece, ne aveste alcune e vere, che altro vi resterebbe, se non di amare la pace, se volete o, se non volete, di stare almeno zitti? In effetti, qualunque prova ora portaste, con tutta semplicità e verità vi direi: avreste dovuto portarla allora a tutta Chiesa e all'unità cattolica, già diffuse e stabilite in tante nazioni; così che ora voi sareste dentro, mentre quelli che voi avreste confutati, sarebbero stati messi fuori. Che se avete cercato di farlo, certamente non ci siete riusciti, per cui, vinti e adirati, vi siete separati dagli innocenti, che non potevano condannare delitti dubbi e commettere il mostruoso sacrilegio dello scisma. Se invece non avete neppure provato a farlo, è stata una cecità davvero odiosa ed empia separarvi dal frumento di Cristo, che cresce fino alla fine in tutto il campo, cioè in tutto il mondo, solo perché siete rimasti colpiti dalla presenza, nell'Africa, di poca zizzania. A questo brano, che io ho citato dalla mia prima lettera, Petiliano non ha dato nessuna risposta. E certamente voi vedete che tutta la causa in discussione è racchiusa in queste poche parole. Che poteva tentare di dire se, qualunque cosa avesse detto, sarebbe stato sconfitto?

Una nuova confutazione di Petiliano

58. 71. Quando a proposito dei traditori, noi portiamo prove contro i vostri e voi contro i nostri - seppure voi ne portiate qualcuna, ciò che fin ad oggi non lo sappiamo affatto: in tal caso Petiliano non avrebbe omesso di inserirla nei suoi scritti, visto con quanta diligenza si è preoccupato di citare e inserire i passaggi degli Atti che toccano la causa -, quando dunque, come dicevo, sia noi che voi portiamo tali prove, certamente esse sono o tutt'e due vere o tutt'e due false; o vere le nostre e false le vostre, o vere le vostre e false le nostre. Altre possibilità non le vedo.

Conclusioni.

59. 72. Ma in tutte e quattro le ipotesi, la verità sta dalla parte della comunione cattolica. Infatti, se entrambe sono vere, non dovevate mai lasciare la comunione del mondo, a causa dei peccatori come quelli che stavano anche tra di voi. Se entrambe sono false, visto che non c'era nessun crimine di consegna, si sarebbe dovuto evitare il gravissimo crimine dello scisma. Se le nostre sono vere e le vostre false, da tempo non avete niente da dire. Se le vostre sono vere e le nostre false, abbiamo potuto sbagliare, insieme al mondo, sulla iniquità degli uomini, ma non sulla verità della fede. La discendenza di Abramo diffusa in tutte le nazioni, infatti, non doveva assolutamente badare a ciò che voi dicevate di conoscere, ma a ciò che dimostravate ai giudici. Da chi potremo conoscere i fatti di coloro che i vostri antenati hanno accusato, quand'anche fossero vere le colpe rinfacciate, se i giudici della causa o la Chiesa ovunque diffusa, che non doveva attenersi se non alle sentenze dei giudici, avessero giudicato quelle accuse, non vere, ma false? Dio non assolve i crimini degli uomini, a tal punto che altri uomini non possano conoscerli; e tuttavia io credo che non sia giusto ritenere colpevole colui che, sapendo che un uomo non è stato ancora convinto di peccato, lo crede innocente. Perché allora dovrebbe essere colpevole il mondo, se non ha potuto conoscere la verità del delitto degli Africani? E non ha potuto perché nessuno gliene ha parlato; o gliene ha parlato, ma esso ha preferito credere al giudizio dei giudici, che alle lagnanze dei vinti? Ora Petiliano va lodato perché, accortosi di non potere assolutamente confutare il mio brano, lo ha passato sotto silenzio. Ma non va assolutamente lodato per il fatto che, di fronte a tutti gli altri argomenti egualmente inconfutabili, ha cercato di coprirli con la nebbia delle parole, e ha creduto di poterli oscurare. Va lodato anche perché mi ha fatto causa, pur avendo perso la sua causa. Anche sul mio conto, non ha detto niente che non fosse assolutamente falso o non colpevole o non pertinente. A questo punto voi, che io ho costituiti giudici tra me e lui, siete in grado di discernere tra il vero il falso, tra il molle e il solido, tra il turbato e il calmo, tra il malato e il sano, tra le profezie divine e le supposizioni umane, tra le dimostrazioni e le incriminazioni, tra le prove e le invenzioni, tra la trattazione di una causa e l'abbandono di una causa? Se lo siete, benissimo; ma se non lo siete, noi non ci pentiamo di esserci presa cura di voi, poiché, anche se non volgete il vostro cuore verso la pace, la nostra pace ritorna a noi 165.


Note:



1 - Sal 51, 5.

2 - Cf. Sal 25, 8.

3 - Cf. Sal 83, 11.

4 - 1 Cor 4, 1-3.

5 - 1 Cor 4, 4.

6 - 1 Cor 4, 4-6.

7 - 1 Cor 3, 21-23.

8 - 1 Cor 3, 21.

9 - Gc 1, 17.

10 - Cf. 1 Cor 4, 7.

11 - Cf. 1 Cor 4, 16.

12 - Cf. At 25, 18.

13 - Cf. Mt 23, 3.

14 - 1 Cor 3, 21.

15 - Ger 17, 5.

16 - Cf. Mt 3, 12.

17 - Cf. 2 Tm 2, 20.

18 - Cf. Mt 13, 47-48.

19 - Cf. Mt 25, 32-33.

20 - Cf. Mt 13, 24-40.

21 - Mt 13, 38-39.

22 - 1 Cor 1, 12. 13.

23 - Mt 13, 49-50.

24 - 2 Tm 2, 19.

25 - Sal 26, 14.

26 - Cf. Fil 2, 21.

27 - Cf. Gal 6, 3.

28 - Cf. 1 Cor 13, 7.

29 - 1 Ts 5, 14-15.

30 - Cf. Gal 6, 1.

31 - Cf. 2 Cor 11, 2-3.

32 - Cf. Mt 13, 29-30.

33 - Cf. 1 Cor 8, 11.

34 - Cf. Prv 31, 10.

35 - 1 Cor 3, 7.

36 - 1 Gv 4, 16.

37 - Gal 6, 4-5.

38 - Rm 14, 12-13.

39 - Gal 6, 2-3.

40 - Cf. Ef 4, 2-3.

41 - Cf. Mt 12, 30.

42 - Gal 1, 8-9.

43 - Cf. Mt 5, 12.

44 - Ct 1, 2.

45 - Sal 56, 12.

46 - Mt 5, 10-11.

47 - 1 Cor 1, 30-31.

48 - Mt 5, 12.

49 - Mt 10, 25.

50 - 2 Tm 2, 12.

51 - Cf. Sal 61, 8.

52 - Sal 25, 1.

53 - Sal 55, 11.

54 - Sal 10, 2.

55 - Cf. Gal 3, 27.

56 - Cf. 1 Pt 3, 21.

57 - Mt 23, 2-3.

58 - Cf. Mt 7, 16.

59 - Cf. Rm 2, 15-16.

60 - Cf. Ef 6, 12.

61 - Ef 5, 8.

62 - 2 Cor 6, 7-8.

63 - Lc 6, 35.

64 - Lc 23, 34.

65 - Cf. At 24, 1.

66 - Cf. supra, 1, 1, 2-3.

67 - TERENZIO, Heautontimorumenos, Atto 4, Scena 3, 41.

68 - Sal 13, 1.

69 - Cf. supra 1, 2, 3.

70 - Cf. supra, 1, 2, 3.

71 - Ger 17, 5.

72 - 1 Cor 3, 21.

73 - Sal 61, 4.

74 - Sal 61, 2-3.

75 - Cf. 2 Tm 2, 20.

76 - Cf. Gv 1, 22.

77 - Mt 3, 7.

78 - Cf. Sap 1, 5.

79 - 1 Tm 3, 10.

80 - Cf. supra 1, 2, 2

81 - Cf. Sap 1, 5.

82 - At 8, 36.

83 - Ger 15, 18.

84 - Cf. Ap 17, 15.

85 - Sal 140, 5.

86 - Cf. 1 Gv 4, 1.

87 - Mt 16, 16.

88 - Cf. Mt 8, 29; Mc 1, 24; Lc 8, 28.

89 - Cf. supra 3, 29, 34.

90 - Sap 1, 5.

91 - Cf. 1, 10, 11.

92 - 1 Cor 3, 21.

93 - Rm 4, 5.

94 - Cf. Rm 4, 5.

95 - Cf. Rm 4, 5.

96 - Cf. Nm 16.

97 - Gal 6, 5.

98 - Cf. 1, 4, 5.

99 - Cf. 1, 5, 6.

100 - Cf. Rm 4, 5.

101 - 1 Cor 3, 6-7.

102 - Gv 15, 5.

103 - Cf. Ger 17, 5.

104 - Cf. Rm 4, 5.

105 - Cf. Sap 1, 5.

106 - Cf. 1, 6, 7; 7, 8.

107 - Mt 7, 17. 16.

108 - Mt 12, 35.

109 - Cf. 1, 8, 9.

110 - Cf. 1, 8, 9.

111 - 1 Cor 15, 13.

112 - 1 Cor 15, 13-15.

113 - 1 Cor 15, 13-15.

114 - 1 Cor 15, 13.

115 - Cf.Rm 9, 5.

116 - At 5, 3-4.

117 - Cf. Mt 22, 30.

118 - Cf. Rm 4, 5.

119 - Gv 1, 33.

120 - Ef 5, 25-26.

121 - Ger 17, 5.

122 - Sal 39, 5.

123 - Mt 23, 3.

124 - Cf. 1 Cor 1, 13.

125 - Mt 10, 23.

126 - Mt 7, 16-17.

127 - Mt 12, 35.

128 - Sir 34, 30.

129 - Sal 117, 8.

130 - Ger 17, 5.

131 - Sal 3, 9.

132 - Sal 59, 13.

133 - 1 Cor 3, 7.

134 - Cf. Rm 4, 5.

135 - Sal 71, 8.

136 - Sal 2, 8.

137 - Gn 22, 18.

138 - Gal 3, 16.

139 - Mt 23, 3.

140 - 1 Cor 1, 13.

141 - Cf. supra 1, 3, 4-4, 5.

142 - Mt 7, 16-17.

143 - Mt 12, 35.

144 - Sir 34, 30.

145 - 1 Cor 3, 6.

146 - 1 Cor 3, 7.

147 - Cf. Gal 6, 3.

148 - 1 Cor 3, 5.

149 - 1 Cor 3, 7.

150 - At 15, 9.

151 - Rm 4, 5.

152 - 1 Cor 9, 17.

153 - Gv 4, 2.

154 - Cf. Gv 12, 6.

155 - 1 Cor 1, 17.

156 - 1 Cor 4, 15.

157 - 1 Cor 1, 14. 16.

158 - Gv 3, 5.

159 - Mt 5, 20.

160 - Cf. 2 Tm 2, 8.

161 - Cf. At 19, 3.

162 - Ef 5, 25-26.

163 - Cf. supra, 1, 21, 23.

164 - Mt 7, 15-16.

165 - Cf. Mt 10, 13.

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