Contro Cresconio grammatico donatista - Libro terzo

Sant'Agostino di Ippona

Contro Cresconio grammatico donatista - Libro terzo
22


Perché dei seguenti libri.


1. 1. Se dovessi trascurare coloro che sono dotati di scarso ingegno, e quindi non sono in grado di comprendere che nei due volumi precedenti ho risposto in modo diversificato all'intera questione sollevata dalla tua lettera, fratello Cresconio, tanto che le residue difficoltà sono ormai risolte e rese innocue, avrei già dovuto por fine a quest'opera. Ma poiché sono molti coloro cui è utile il nostro servizio, i quali sono convinti che non siano state confutate tutte le difficoltà e rese innocue, se non si trattano una per una al loro posto, tenterò di scorrere rapidamente e ordinatamente il resto del tuo discorso per confutarlo.

Cipriano non ha voluto giudicare alcuno, né privarlo del diritto della comunione.

1. 2. Il materiale che hai creduto opportuno citare dagli scritti del venerabile martire Cipriano e di alcuni autori orientali, in quanto favorevoli a respingere il sacramento del battesimo conferito presso eretici e scismatici, non compromette affatto la nostra posizione, se ci manteniamo fedeli a quella Chiesa che Cipriano non abbandonò, benché molti suoi colleghi non avessero voluto condividere questa opinione. Egli infatti dichiarò nello stesso concilio: "Senza giudicare alcuno, né privarlo del diritto della comunione se avrà un'opinione diversa " 1. E così termina la medesima lettera a Giubaiano:

2. 2. " Ecco la risposta, mio carissimo, che ti ho data secondo le mie mediocri capacità e senza fare alcuna prescrizione a nessuno o emettere un giudizio preventivo che coarti la piena libertà di opinione di ciascun vescovo, poiché è nel possesso della libera potestà del suo arbitrio " 2, con quel che segue. Dunque, per il momento, consideraci fra coloro che Cipriano non ha potuto convincere su questo punto, con i quali tuttavia non ruppe assolutamente la sua comunione, malgrado la diversa opinione al riguardo. Quanto ai vostri antenati, tu stesso hai attestato che si sono separati dalla comunione degli orientali, perché questi ultimi si sono ricreduti sul precedente giudizio, in base al quale, su tale questione del battesimo, era opportuno seguire l'opinione di Cipriano e di quel concilio africano: essi fecero questo contro Cipriano. In effetti, dovettero mantenere l'unità della comunione con i loro colleghi, che avevano un'opinione diversa su questa materia: ciò che fece Cipriano, come leggiamo nelle sue lettere. Essi replicano che Cipriano preferì parlare così per non condizionarli con la minaccia della scomunica, temendo che non avrebbero avuto il coraggio di dire liberamente ciò che pensavano; ma non si sognava certo di restare in comunione con loro se avessero avuto un'opinione diversa. Con ciò affermano apertamente che Cipriano ha mentito. Se infatti diceva: " Non giudichiamo alcuno, né lo priviamo del diritto della comunione se pensa in altra maniera " 3 - parole sue, registrate negli atti del concilio - e nonostante ciò, nel caso qualcuno di quelli cui erano destinate queste cose avesse manifestato un'opinione diversa, avesse interrotto la comunione con lui nei sacramenti di Cristo, senza dubbio avrebbe mentito perché prometteva tali cose con dolo, non in modo veritiero; e ciò che è peggio in tale menzogna, con la doppiezza del cuore ingannava la semplicità dei fratelli, tanto più che veniva scritto ciò che lui diceva. Infatti, se qualcuno avesse pensato diversamente da quel concilio, come potevano condannarlo o scomunicarlo se lui leggeva ad alta voce in suo favore le parole iniziali dello stesso concilio? Chi dunque ha un'opinione più tollerante nei confronti di Cipriano: noi, che sosteniamo che su tale oscura questione del battesimo lui, come uomo, abbia potuto errare, oppure voi, che sostenete che lui, promettendo la comunione cristiana, ha voluto imbrogliare non tanto questo o quel fratello nell'episcopato, ma l'intera assemblea episcopale? Se anche voi giudicate un'empietà sostenere una simile opinione su di lui, i vostri antenati hanno agito contro il suo pensiero, separandosi dalla comunione con gli Orientali per divergenze di idee su questa materia.


È lodevole non abbandonare un'affermazione vera, è colpevole persistere in una falsa.

3. 3. Pertanto, se ormai si deve ritenere per certo che cinquanta vescovi d'Oriente hanno avuto la stessa opinione di settanta vescovi d'Africa o poco più, di fronte alle migliaia di vescovi di tutto il mondo che hanno disapprovato tale errore, perché non diciamo piuttosto che anche questo gruppuscolo di orientali ha corretto il proprio pensiero, anziché - come tu affermi - annullarlo? Infatti, se è degno di encomio non abbandonare un'affermazione vera, è invece colpevole persistere in una falsa. Non avere mai avuto un'idea falsa è il merito più grande, cambiarla è il secondo, in modo tale che fin dall'inizio rimanga la verità o l'errore ceda il posto alla verità. Comunque, per ora, ai fini del nostro dibattito non interessa sapere su quale punto la stragrande maggioranza del mondo cristiano è d'accordo con gli Orientali. Se questo è vero, se si deve mantenere e osservare ciò che noi manteniamo e osserviamo a proposito del battesimo, noi contestiamo due vostri comportamenti errati: uno, il vostro errore sulla questione del battesimo; l'altro, che vi siete separati da quelli che su questo punto professano la verità. Se poi seguissi la vostra opinione, dichiarando vera la vostra tesi su tale questione, certamente sareste ancora macchiati dal crimine di esservi separati dalla Chiesa, per la cui pace, secondo il comportamento e l'insegnamento di Cipriano, dovevate sopportare anche coloro che la pensano diversamente.


Agostino non ha mancato di distinguere il fedele dall'infedele.

4. 4. A questo punto tu alzi la voce perché ho detto: " Non fare alcuna distinzione tra il fedele e l'infedele; guarda con lo stesso occhio il pio e l'empio ". Cosa che non ho mai detto. Ciò che dissi chiaramente è quello da cui tu, come se lo avessi detto, hai preso il pretesto per esclamare e dire ciò che non ho mai detto. Questo ho detto: " Chiunque riceva il sacramento, sia da un ministro fedele sia da un infedele " 4. In questa frase non ho mancato di distinguere il fedele dall'infedele, né ho voluto che fosse considerato con lo stesso occhio il pio e l'empio, ma ho affermato che sia l'uomo pio che l'empio possono avere lo stesso sacramento; cosa che anche tu non neghi, in quanto concedi che non si deve ribattezzare, almeno quando esso è stato ricevuto da empi occulti. Pertanto senza motivo aggiungi e dici: " Non serve a nulla vivere una vita onesta, poiché tutto ciò che è lecito al giusto, lo può compiere anche il peccatore ", perché è falso e io non l'ho detto. In realtà, sono i buoni costumi che distinguono la vita dei buoni da quella dei cattivi e la conducono a risultati diversi; né tutto ciò che può il giusto, lo può compiere anche il peccatore, poiché il giusto adempie la legge di Cristo grazie all'amore che il peccatore non possiede. Il quale tuttavia può compiere tale atto come il giusto: può anch'egli battezzare, se non altro quando è occulta la sua disonestà. Del resto, anche gli empi possono predicare i precetti di Dio come i giusti, ma non possono conformare ad essi la propria vita come i giusti, dei quali è detto: Ciò che dicono, fatelo; ciò che invece fanno, non fatelo 5.


Colui che santifica è soltanto Dio.

5. 5. Supponi invece il caso di un peccatore non occulto e conosciuto da alcuni buoni, che non può essere separato dalla Chiesa, in considerazione di qualche sedizione faziosa. Ascolta Cipriano: sopporta la zizzania, sii frumento. Oh, come devono essere risuonate bene alla tua mente queste parole, se le hai espresse in un tutt'uno con varietà di immagini: " Si può dire cosa più iniqua - affermi - di questo precetto: che un impuro purifichi un altro, l'infetto lo lavi, l'immondo lo deterga, l'infedele doni la fede, il criminale lo renda innocente? ". Ti rispondo brevemente: né l'impuro, né l'infetto, né l'immondo, né l'infedele, né il criminale sono Cristo, che amò la Chiesa e offrì se stesso per lei, purificandola con il lavacro dell'acqua nella parola 6, dandoci la certezza di possedere i suoi beni per non essere macchiati dai mali altrui. Tant'è vero che, nel caso in cui il ministro iniquo sia occulto, se tu non annulli il battesimo dato da lui, non si possono forse ritorcere contro di te queste tue stesse parole, perché anche l'impuro purifica, l'infetto lava, l'immondo monda, l'infedele dà la fede, il criminale rende innocente qualcuno? " No - dici tu - non è lui che fa questo, ma la buona opinione di cui gode, sia pure vana e falsa ". E tu di fronte a questo non vuoi che a mia volta esclami: " O crimine! O portento! " - non, come disse un tale - " degno di essere esportato ai confini del mondo " 7, ma piuttosto da far sparire, se fosse possibile, da tutto il cielo e da ogni terra! Non mi riferisco a te, che voglio correggere, ma all'errore, da cui ardentemente desidero correggerti. È proprio vero che, quando manca la vera vita di un buon ministro per purificare l'uomo, sarà sufficiente la buona ma erronea reputazione di un cattivo ministro per operare ciò che produrrebbe una vita buona? Così, per santificare un uomo, quando resta celata la malvagità del ministro, Dio utilizza il ministero della falsità? E tutto questo per non riconoscere con noi ciò che noi diciamo: chiunque sia il dispensatore del sacramento, fedele o infedele, colui che santifica è soltanto Dio!

Cresconio consente con Agostino.

5. 6. Dopo ciò, tu citi queste mie parole: " Sia sempre Cristo che dà la fede, sia Cristo l'origine del cristiano, in Cristo affondi il cristiano la sua radice, sia Cristo il capo del cristiano " 8. Tutte cose che certamente ho dette e confermo, alle quali tu non hai potuto assolutamente rispondere. Sembrerebbe infatti che tu sia stato quasi schiacciato da tanto peso della verità, quando aggiungi: " Questo lo sosteniamo anche noi, questo vogliamo ".


Il dono di Dio è uguale, anche se lo danno ministri di differente virtù.

6. 6. Poi di nuovo sostituisci a Cristo un uomo, nel quale il futuro battezzato possa riporre la sua speranza. Dici: " Ma noi cerchiamo chi farà meglio questo ". E poiché anche noi diciamo che l'uomo non può essere battezzato senza ministro, tu mi domandi se è migliore il ministro peccatore o quello santo. Io rispondo che per questo compito è meglio un ministro santo, al fine di aiutare la debolezza dell'uomo che, in mancanza di esempio, trova ardua e difficile la legge di Dio, mentre imitando il ministro santo più facilmente si eleva a una vita virtuosa. Per questo l'apostolo Paolo dice: Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo 9. Quanto poi al battesimo e alla santificazione dell'uomo, se il dono ricevuto è tanto migliore quanto migliore è l'intermediario, vi sarà una tale varietà di battesimi in coloro che li ricevono, quanta è la diversità dei meriti nei ministri. Infatti, se Paolo, ed è un dato incontestabile, era migliore di Apollo, diede anche un battesimo migliore 10 secondo la vostra vana e perversa opinione, e se diede un battesimo migliore, senza dubbio vedeva di mal'occhio coloro con i quali si congratula di non averli battezzati personalmente. Anzi, se i buoni ministri sono migliori uno dell'altro, se non è migliore il battesimo che conferisce il ministro migliore, anche il battesimo, conferito da un ministro malvagio, non è assolutamente cattivo, appunto perché si tratta dell'identico battesimo. Per questo, il dono di Dio è uguale, anche se lo danno ministri di differente virtù, perché il dono non è opera loro, ma di Dio.


Distinguiamo i meriti umani, non i sacramenti divini.

7. 6. Dunque è infondato il tuo attacco, in cui sostieni che noi non facciamo distinzione tra fedele e infedele; noi invece distinguiamo i meriti umani, non i sacramenti divini, che anche tu, costretto dalla forza della verità e dimentico della polemica ereticale, hai dichiarato che non sono diversi, ma assolutamente identici, tanto per noi quanto per voi.


Altro è ciò che dice Cresconio, altro ciò che ha detto Petiliano.

7. 7. Come puoi dire: " Questo anche noi lo sosteniamo e vogliamo: sia sempre Cristo colui che dà la fede, Cristo sia l'origine del cristiano, in Cristo affondi la sua radice il cristiano, Cristo sia il capo del cristiano ", se contemporaneamente difendi le posizioni della lettera di Petiliano? Costui, facendo affidamento sul merito di colui che battezza e tentando di dimostrare, in favore della causa che difende, il valore della santità dell'uomo nel conferimento del battesimo, afferma in modo perentorio: " Si deve considerare la coscienza di colui che amministra santamente il battesimo per purificare quella di colui che lo riceve. Poiché chi ha ricevuto coscientemente il dono della fede da un infedele, non riceve la fede, ma la condanna" 11. E come se gli si dicesse: " Come provi tu questo?", egli subito aggiunge: " Ogni essere poggia la sua esistenza sulla propria origine e sulla sua radice; e, se non ha un certo capo, non è nulla " 12. Perché allora, ti chiedo, e per qual motivo sei incappato in una difesa temeraria dell'errore, tentando di offuscare verità evidenti? Questo individuo ci dice apertamente che l'uomo, per essere rigenerato dal battesimo, non può avere per radice e per capo se non il ministro che lo battezza, mentre tu dici: " Questo lo vogliamo anche noi, che Cristo sia l'origine, la radice e il capo del cristiano, ma chiediamo per mezzo di chi questo si fa meglio ". Altro è ciò che dici tu, altro è ciò che ha detto Petiliano; ciò che dici tu, supposto che sia vero, non è certo ciò che ha detto lui.

Cresconio si dovrebbe opporre a Petiliano, non ad Agostino.

8. 8. Per cui, se anche tu vuoi che Cristo sia l'origine e la radice e il capo del cristiano, opponiti a Petiliano, non a me, poiché: Né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma colui che fa crescere, Dio 13. A questo testo dell'Apostolo, citato nella mia lettera 14, hai voluto rispondere così: " Certamente appartiene a Dio di far crescere, ma come per piantare e irrigare si richiede solo un agricoltore fedele e diligente, così anche per il sacramento del battesimo ci si avvale solo di un operaio fedele e integerrimo ". Come se ciò che ha piantato un agricoltore infedele non riuscisse a germogliare a causa della sua infedeltà! La forza vitale del seme, la fecondità della terra e il clima atmosferico hanno ricevuto da Dio proprietà tali che, per moltiplicare i frutti, essi attendono soltanto l'operaio che pianti e irrighi, senza curarsi dello spirito con cui opera o dell'intenzione con cui compie il suo lavoro, senza sapere se l'operaio ama fedelmente il padrone del campo o ricerca i suoi interessi personali e non quelli di lui. Aggiungi anche quest'altro testo profetico: Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con intelligenza 15. Conosco il testo; esso si è adempiuto: tali furono gli Apostoli, tali sono gli stessi pastori di oggi; nonostante il loro esiguo numero di fronte alla estensione della Chiesa, tuttavia non mancano. Tu però avresti dovuto cercare, leggere e meditare anche ciò che il profeta Ezechiele dice contro i cattivi pastori, là dove afferma: Io le pascerò, non i pastori 16.

Dio è la sorgente della fede e della giustizia.

9. 9. Dunque, quando il Signore dispensa la sua parola e il suo sacramento sia per mezzo di pastori buoni che cattivi, è proprio lui che pasce, poiché dice di se stesso: Affinché vi sia un solo gregge e un solo pastore 17. Infatti: È bene confidare nel Signore, anziché confidare nell'uomo 18, e: Maledetto chiunque pone la sua speranza nell'uomo 19. Ho citato questo testo nella mia lettera 20, e tu mostri di intenderlo in modo tale che affermi di cercare un ministro giusto e fedele perché conferisca questo sacramento, poiché riponi la speranza e la fiducia in Dio, non in un uomo. Però la fede e la giustizia, che tu consideri sempre nei suoi ministri, è di Dio. È vero ciò che dici, che non possediamo alcun bene senza averlo ricevuto 21, pertanto la fede e la giustizia ci vengono da Dio. Ma quando sostieni che Dio non può dartela se non la possiede l'uomo che ti battezza, già stai riponendo di fatto la tua speranza nell'uomo, di cui ignori se è partecipe della giustizia; e se costui non ha parte alcuna con la giustizia, allora fai affidamento sulla sua pubblica reputazione e, venendo a scoprire che essa è erroneamente buona in un peccatore occulto, pensi che è sufficiente per la tua giustificazione. Dimmi, ti prego: se riponi la tua fiducia in Dio e non nell'uomo, e per questo cerchi con maggior cura un ministro giusto, buono e fedele che amministri questo sacramento, dal momento che Dio è la sorgente della fede e della giustizia, pensi proprio che si debba attribuire a Dio anche l'errore dell'opinione pubblica, e se è buona ma attribuita a un ministro cattivo, dici che questa ti basta per la tua santificazione? A questo punto preferirei piuttosto che tu confidassi nell'uomo, dal quale prima ti mettevo in guardia così energicamente, anziché confidare nell'errore della pubblica opinione su di lui. In fin dei conti l'uomo, chiunque esso sia, per quanto attiene alla sua natura di uomo, è una creatura di Dio; invece nessuna falsità è creatura di Dio. Di più: se è maledetto colui che ripone la sua speranza nell'uomo 22, quanto più lo sarà chi ripone la sua speranza nell'errore dell'opinione umana, per cui su di lui ricade anche ciò che minaccia la Scrittura: Chi confida nella falsità, pasce i venti 23, cioè si fa esca degli spiriti maligni!

Battesimo di Giovanni e battesimo di Mosè.

10. 10. Tu dici: " Se non si deve rescindere il battesimo, chiunque sia il ministro e qualunque sia il rito, perché gli Apostoli battezzarono dopo Giovanni? " 24. Quanto più efficacemente si può proporre l'argomentazione: Se gli Apostoli hanno battezzato dopo Giovanni, perché uno non può battezzare dopo un qualunque santo, se è migliore o uguale a lui?. Questo ragionamento, per lo meno, ti costringerà a capire che il battesimo di Giovanni non c'entra con la nostra questione. Tu soggiungi: " Anche ai Giudei, battezzati da Mosè, Pietro ha dichiarato: Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo 25 ". Se i Giudei erano già stati battezzati, perché Mosè aveva battezzato i loro antenati tanto tempo prima facendoli passare per il Mar Rosso 26, non c'è alcun motivo di battezzare oggi i figli di cristiani battezzati: e, tuttavia, dici e scrivi queste cose; ti si ascolta, ti si legge e si crede che tu rispondi alla mia lettera, come se aver potuto rispondere equivalesse al non aver voluto tacere.

Il battesimo di Cristo.

11. 11. Tu hai creduto bene di sorvolare su quanto ho scritto all'inizio di questa lettera senza confutarlo. In essa dicevo: " Se coloro che volevano appartenere a Paolo si ingannavano, quale potrà essere la speranza di coloro che vogliono appartenere a Donato?" 27. Chi non vede che la causa di questo scisma, la ragione del persistere ancor oggi in questo male funesto, procede dal riporre la speranza nella giustizia di un uomo, al punto di credere che non si può accettare il battesimo di Cristo, se non quando si è battezzati da un uomo giusto? Contro questo errore, contro coloro che macchinavano già allora per suscitare scismi a causa dei diversi meriti degli uomini, alza la voce lo stesso Paolo: Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome 28. Che cos'altro vuole insinuare lui, se non che il battesimo di Cristo era esclusivamente di colui nel cui nome si dà, e pertanto non diventa migliore perché è conferito da un ministro migliore, né peggiore perché dato da un ministro meno buono?

Erronea la tesi di Cresconio.

11. 12. Dunque, senza motivo canti vittoria quando dici: " Ne consegue che tutto ciò che ha scritto quel sant'uomo di Petiliano, o chiunque sia l'autore di questo testo, concludo che è stato detto molto bene ". In realtà, proprio queste parole, che la tua conclusione presenta come principi giusti, dimostrano che non sono state dette rettamente, poiché non si tiene conto della coscienza di colui che dà santamente il battesimo perché possa purificare la coscienza di colui che lo riceve, quando la coscienza impura di colui che lo dà è occulta. Battuto su questo punto, avresti dovuto arrenderti alla verità; invece hai fatto appello all'erronea opinione pubblica come ad un giudice maldestro, ingannato dalla menzogna, poiché non si tiene conto della coscienza, quando si tien conto della reputazione di cui uno gode; e la falsa opinione nei confronti di qualcuno non può purificare alcuno, come non può farlo la vita malvagia; e nessuno riceve la fede cristiana da un uomo, né infedele né fedele, ma da colui del quale è scritto: Che purifica i loro cuori attraverso la fede 29. Costui, se apprende dalla bocca di un fedele ciò che deve credere, lo può certamente prendere come esempio, ma da lui non è giustificato. Infatti, se il ministro giustifica l'empio, ne consegue che ha ragione di credere anche nel ministro, poiché la sentenza dell'Apostolo è chiara e inequivocabile: A colui che crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia 30. Pertanto, se il ministro non osa dire: " Credi in me ", non ardisca neppure affermare: " Sarai giustificato da me ".

La verità contraddice Cresconio.

11. 13. Ma vediamo quel che segue: " Ogni essere poggia la sua esistenza sulla sua origine e sulla sua radice; senza un po' di testa, non è nulla ". Se l'origine, la radice e il capo del battezzato è il ministro, non lo è più Cristo; se lo è Cristo, non lo è lui. Per finire, quando il ministro è occultamente cattivo, qual è l'origine, quale la radice, quale il capo del battezzato? È forse la falsa opinione su di lui? Questo è proprio ciò che dice Cresconio, ma la verità lo contraddice. Dunque, se allora l'origine e la radice e il capo è Cristo, lo è anche quando il ministro è buono; altrimenti, enorme assurdità, sarebbe migliore la condizione di colui che è battezzato da un peccatore occulto, poiché egli avrebbe Cristo per capo, di quella del battezzato da uno che è notoriamente buono, se in questo caso il ministro è il suo capo. Questo lo avrei potuto dire anche della buona semente. Infatti egli aggiunge: " Nulla riproduce bene, se non è rigenerato da una buona semente ".

La santificazione viene da Cristo, chiunque sia il ministro che battezza.

11. 14. Ciò che segue lo hai preso dalla lettera di Petiliano : " In queste condizioni, fratelli, in che cosa consiste l'assurdità perversa, se non che chi è reo per i suoi crimini possa rendere un altro innocente, se è scritto: L'albero buono produce frutti buoni e l'albero cattivo produce frutti cattivi. Si raccoglie forse uva dalle spine? 31, e ancora: " Ogni uomo buono trae dal tesoro del suo cuore cose buone, mentre ogni uomo cattivo dal tesoro del suo cuore trae cose cattive " 32. Questi testi sono più che sufficienti a dimostrare chiaramente che Petiliano ha riferito esclusivamente queste parole all'uomo che amministra il battesimo, per far capire che, se lui è innocente, rende innocente colui che battezza; che lui rappresenta l'albero buono il quale ha come frutto il battezzato; che lui è figura dell'uomo buono, e dal tesoro del suo cuore procede la santificazione del battezzato. Dimmi, dunque: quando si tratta di un peccatore occulto, chi rende innocente il battezzato? E costui, dimmi, di quale albero sarà frutto? Dimmi, di quale cuore sarà il tesoro che santifica il battezzato? O meglio, se conviene considerare come causa efficiente della sua innocenza, come albero dal quale nasce un frutto buono, non l'uomo che amministra il battesimo, ma Cristo, costui è più fortunato ad imbattersi in un ministro occultamente malvagio, anziché in uno manifestamente buono. Se questo linguaggio è assolutamente assurdo e folle, allora colui che è santificato dal battesimo è frutto di Cristo, chiunque sia il ministro per opera del quale è battezzato. A meno che il battezzato non ricorra al tuo consiglio, quando incappa in un ministro dalla coscienza occultamente macchiata, perché tu gli mostri quale albero che gli dà la vita l'opinione falsamente buona di un uomo cattivo; se tu cercherai la sua radice, non troverai che l'astuzia di un ipocrita. Se da essa può nascere un buon frutto, che Dio non lo permetta, Cristo avrebbe mentito dicendo: Un albero cattivo non può produrre frutti buoni 33. Ma poiché Cristo ha detto la verità, l'uomo buono, come albero buono, produca il frutto delle buone opere; così come l'uomo cattivo, simile all'albero cattivo, produce il frutto delle opere cattive. Chi poi è battezzato nasca, non dallo spirito di un uomo qualsiasi, ma dallo spirito di Cristo, se vuol essere frutto che il vento non porta via, o albero che non viene sradicato! Stando così le cose, quando tu dici: "Ne consegue che, tutto ciò che ha scritto il santo Petiliano, o chiunque altro sia l'autore di questo testo, è stato detto giustamente", sono convinto che io piuttosto posso concludere che tutto ciò non è stato detto rettamente.

La causa di Ottato e dei Massimianisti.

12. 15. Vediamo ora il seguito della tua lettera, in cui hai esposto come i vostri ti hanno ragguagliato sulla causa di Ottato e dei Massimianisti, o meglio, per usufruire dei tuoi insegnamenti, dei Massimiani. Per quanto riguarda il caso di Ottato, sul quale non sono in grado di citare alcun testo scritto, mi rimetto tranquillamente a ciò che dici tu. So soltanto una cosa: se è vero, non dico ciò che si dimostrava, ma certamente ciò che su di lui si vociferava, lui non era né buono né godeva buona fama. Perciò, quanti furono battezzati da lui, non poterono essere purificati né dalla sua coscienza, stando a Petiliano, né dalla sua fama, secondo te. Se poi la pubblica opinione, come spesso accade, lanciò malevolmente contro di lui false calunnie, vedi con quanta ragione non diamo facilmente credito a ciò che non avete mai potuto provare contro coloro che accusate del crimine di tradizione, poiché l'opinione pubblica suole mentire anche nei riguardi dei buoni. Se, dunque, non è la loro innocenza, né finalmente - verità ben ferma - la grazia di Dio e la nostra coscienza che rendono valido il nostro battesimo, che almeno il tuo giudizio lo renda tale!

La sospensione del giudizio su Ottato dovrebbe essere estesa anche agli altri.

13. 16. Tu, infatti, hai dichiarato a proposito di Ottato: " Io certo né assolvo né condanno Ottato ". Se io, e non solo io, ma tutta la Chiesa cattolica africana, e a maggior ragione anche quella transmarina, estesa in ogni latitudine, dicesse di Ceciliano e dei suoi consacratori: " Io né li assolvo né li condanno ", credi che questo sarebbe cosa da poco per quelli che essi battezzarono, nessuno dei quali ha mai visto Ceciliano, cosa che credi sufficiente nel caso di Ottato per coloro che egli battezzò con le sue proprie mani? Forse perché voi, nel caso di Ceciliano, potete citare un concilio dei vostri antenati, mentre noi non possiamo citarne alcuno sul caso di Ottato, pensi che nessuno di noi abbia il diritto di dire: " Per me, io né assolvo né condanno Ceciliano ", come lo hai potuto dire tu di Ottato? Però in favore di Ceciliano si celebrò in seguito un giudizio transmarino, dietro istanza dei vostri, davanti all'imperatore Costantino. E se le sentenze ecclesiastiche, una volta emesse non possono più essere annullate, che ne farete di Primiano, il vostro vescovo di Cartagine, contro il quale si pronunciarono dapprima cento vescovi, certamente più numerosi del caso di Ceciliano, i quali dichiararono nullo il suo episcopato e lo rimpiazzarono con Massimiano?. Non si appoggiò, forse, Primiano su una seconda sentenza, resa in suo favore nel borgo di Bagai, giudizio secondo il quale egli non vuole che si dubiti di lui, ma piuttosto esige che tutti voi lo assolviate? E così anche noi, in accordo con il giudizio posteriore, assolviamo pienamente e senza la minima esitazione Ceciliano. Tuttavia, per dirimere la causa, basta che diciamo di lui ciò che hai detto di Ottato: " Noi non assolviamo né condanniamo Ceciliano ". Se la vedano i giudici, sia vostri che nostri, come lo giudicarono; espongano personalmente le motivazioni della loro sentenza e si assumano il carico della responsabilità del loro buono o cattivo operato. A noi consentite almeno di dubitare delle azioni altrui, per non vederci costretti a condannare in noi i sacramenti, di cui non è mai lecito dubitare. Comunque l'ho già detto: pensa di Ottato ciò che vuoi; noi non possediamo le prove per convincere un uomo di misfatti, che non risultano negli atti ufficiali, delitti che senza dubbio lui ha commessi, tanto da essere arrestato, imprigionato e giustiziato come il luogotenente di Gildone. E non è forse così anche per il caso di Feliciano e Pretestato, colleghi di Massimiano, che trecentodieci vostri vescovi condannarono, insieme ad altri espressamente nominati, con un'unica e identica sentenza del concilio di Bagai, e molto tempo dopo furono accolti con la loro antecedente dignità di vescovi, con tutti quelli che avevano battezzato durante la loro condanna? Potete voi ciarlare a vanvera di questo?

I Massimianisti Feliciano di Musti e Pretestato d'Assuras.

14. 17. Ne consegue che è del tutto superfluo voler giustificare quanto hai detto sia contro di noi sia contro i nostri, quasi fosse un gesto di clemenza o di dimenticanza, senza citare nomi, senza testimoni, senza esibire la minima documentazione, in parte incolpandoci di cose che non sono oggetto di accusa, in parte non provando ciò che è oggetto di accusa. A costoro, sì, a costoro presta di nuovo attenzione; osserva con maggiore diligenza Feliciano di Musti e Pretestato d'Assuras, la cui vicenda spiegherò compiutamente a suo tempo, a Dio piacendo, e lo farò in modo tale che tu, per quanto ostile alla verità, non potrai difendere o negare la menzogna dei vostri. Ma, per il momento, preferisco trattare la questione tenendo presente la loro versione; non discuto per ora quante falsità hanno detto, né dimostro la stupefacente cecità delle loro impudenti menzogne. Certo, quando hai letto nella mia lettera il rapporto su coloro che ho chiamato Massimianisti, condannati dal concilio dei vostri e reintegrati in seguito 34, tu sei stato molto contrariato, e me lo scrivi; evidentemente ignoravi ancora, per usare i tuoi termini, che cosa implicasse la verità. In seguito, secondo il tuo racconto, ti sei informato dettagliatamente presso i vostri vescovi e, dalle loro stesse labbra, sei venuto a conoscenza sia del decreto del concilio sia della sentenza pronunciata contro coloro che sono stati condannati, e tutto il seguito della faccenda. E poiché credevi che io ignorassi ciò che era stato trattato, mi hai esortato a indagare a fondo la verità e così mi hai raccontato tutto per filo e per segno. Nota che, in questa faccenda, cito le tue stesse parole desumendole dalla tua lettera; esse infatti mi sono assolutamente necessarie.

15. 18. Dici: " Siccome l'errore di Massimiano consisteva nel tentativo di attirare il maggior numero possibile di vescovi alla sua causa, i nostri riunirono un concilio che pronunziò una sentenza contro tutti coloro che avevano persistito nel suo scisma, sentenza che tu stesso assicuri di aver letto. E benché la sentenza fosse confermata dal consenso generale, tuttavia - dici tu - pensarono bene di concedere una dilazione al decreto del concilio, durante la quale chiunque avesse voluto correggersi sarebbe stato considerato innocente. E così avvenne - dici - che non solo i due da te citati, ma anche molti altri ritornarono alla Chiesa purificati e innocenti, per cui non si dovette annullare il loro battesimo, in quanto, essendo reintegrati entro il termine fissato, non erano incorsi nella sentenza definitiva, né erano separati dalla Chiesa quando battezzavano, perché non avevano persistito nello scisma oltre il limite prefissato. Invece, coloro che con Massimiano perseverarono ostinatamente oltre il termine fissato, caddero sotto la sentenza di condanna e perdettero contemporaneamente sia il battesimo che la Chiesa ". Queste sono parole tue, mio caro Cresconio, e certamente le riconosci essendo state tratte dal contenuto della tua lettera.

Non si può dire di tornare alla Chiesa a coloro che non se ne sono mai allontanati.

16. 19. Ti rivolgo allora una domanda: Se costoro non si erano ancora separati dalla Chiesa, come si è potuto emettere contro tutti quelli che avevano persistito nello scisma di Massimiano una sentenza che, pur confermata con il consenso di tutti, sembrò giusto essere emanata fissando con decreto del concilio un periodo di dilazione, entro il quale chiunque avesse voluto ricredersi sarebbe stato ritenuto innocente? Le tue parole comprovano che, se qualcuno fra coloro che si erano ostinati nello scisma di Massimiano avesse voluto emendarsi entro il limite della proroga, sarebbe stato considerato innocente. Si sarebbe corretto, dunque, se qualcuno avesse voluto essere corretto, da quello scisma nel quale aveva persistito con Massimiano. Per cui, prima di emendarsi, costui era nello scisma in cui aveva perseverato, anche se non si fosse ostinato con pertinacia in esso, in quanto si era emendato entro i termini stabiliti. Infatti nelle parole che seguono poco dopo distingui testualmente: " Quelli invece, che insieme a Massimiano perseverarono con pertinacia oltre la data fissata, incorsero nella sentenza di condanna e perdettero insieme sia il battesimo che la Chiesa ". Certamente, dicendo " perseverarono con pertinacia ", indichi che anche coloro che si sono corretti persistettero, ma senza pertinacia; così è indistintamente contro tutti che fu pronunciata quella sentenza, la quale fu confermata con il consenso di tutti, anche se dici che sembrò opportuno offrire quella proroga temporanea al decreto del concilio. Come è possibile, allora, che fossero nella Chiesa coloro che, prima di correggersi, persistevano nello scisma con Massimiano? E se non stavano nella Chiesa, perché erano nello scisma, come battezzavano? E ancora: come fu possibile, stando alle tue affermazioni, che non solo coloro che ho già ricordato, ma anche molti altri ritornassero alla Chiesa purificati e innocenti, se non erano separati dalla Chiesa? A chi tornarono se da lì non si erano mai allontanati? Se poi si erano allontanati, dimmi, di grazia, con quale diritto battezzarono? Tu dici: " Non fu necessario annullare il loro battesimo, poiché, reintegrati entro il termine fissato, non erano incorsi nella sentenza definitiva ". Reintegrati, ma dove? Fai bene attenzione, ti prego: dicci dove sono stati reintegrati. Senz'altro dirai: " Nella Chiesa ", alla quale hai detto che essi avevano fatto ritorno. C'è mai qualcuno che è restituito alla Chiesa, se non si è mai separato dalla Chiesa? C'è mai qualcuno che, non separato dalla Chiesa, persiste, sia pure per pochi giorni, nello scisma? C'è mai qualcuno che, senza essere separato dalla Chiesa, possa ritornare ad essa dopo un certo tempo, per minimo che sia?

Cresconio non ha letto ciò che ha scritto.

17. 20. Suppongo, carissimo, che non solo non hai considerato bene ciò che dovevi scrivere, ma neppure hai letto ciò che hai scritto. In verità, che potevi fare, costretto com'eri in questo lavoro, non tanto a pronunciare il tuo giudizio personale su Massimiano e i suoi soci, quanto a difendere alla meglio la sentenza emessa da altri? Certo, se tu non avessi usato questo linguaggio, avrei citato lo stesso decreto di Bagai, nel quale è scritto: " A coloro invece che non hanno macchiato i germogli dell'arbusto sacrilego, cioè, che mossi dal pudore verecondo della fede, ritrassero le loro proprie mani dal capo di Massimiano, noi abbiamo permesso di ritornare alla madre Chiesa ".

I vescovi seguono una linea ininterrotta dalle stesse sedi degli apostoli fino ai nostri giorni.

18. 21. Perciò, anche se non avessi trovato queste tue parole, a questo punto certamente direi, anzi, griderei in nome della verità: Come si può permettere di tornare alla madre Chiesa a coloro che non si sono mai allontanati dalla Chiesa madre? E se essi si allontanarono, con quale diritto hanno potuto battezzare prima del loro ritorno, se non perché voi, nell'intento di ricucire questo scisma, avete dimenticato la vostra vanità, in base alla quale dichiarate che è indispensabile ribattezzare, dopo i vescovi che seguono una linea ininterrotta dalle stesse sedi degli Apostoli fino ai nostri giorni, non un solo uomo, né una sola famiglia, né una sola città, né un solo popolo, ma l'universo intero? Certamente, siccome l'orrore di questo fatto ha sempre lacerato il cuore anche di coloro che lo commettevano, vedendo tornare tali moltitudini dalla comunione di Massimiano alla vostra, senza dubbio vi ha molto gratificato ricevere tanti individui, ma non avete avuto il coraggio di ribattezzare tante persone. E tuttavia, di fronte a quanti potevano detestare e avere orrore di ciò, voi avreste dovuto farlo per la salvezza delle persone, che quanto più erano numerose, tanto meno dovevate sottovalutare, se pur talvolta avesse prevalso in voi la considerazione della verità sul pregiudizio dell'errore ereticale. Ormai avverti certamente che, in questo ritorno dei Massimiani alla vostra comunione, sono state evidenziate le verità che noi affermiamo sul battesimo. Infatti, per quanto scarsa sia negli uomini la comprensione di ciò che dicono o ascoltano, colui che battezza prima di tornare alla Chiesa, certamente battezza al di fuori della Chiesa, e tuttavia non si deve rescindere il battesimo, come del resto neppure voi lo avete annullato in quelli. E se non è mutato, è perché nessuno battezza nel proprio nome o nel nome di un altro, ma nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Oltre a ciò che ho detto sul sacramento del battesimo, che permane integro a condanna del perverso e a salvezza dell'uomo retto o corretto, voglio aggiungere una parola a proposito dell'espiazione o purificazione di coloro che si sono emendati. Tu ricordi senz'altro ciò che hai detto contro di noi: che abbiamo accolto, senza esigere alcuna espiazione, coloro che sono venuti fra noi provenienti dalle vostre file, dall'errore sacrilego degli eretici. Vuoi dirci adesso: coloro che tornarono fra voi dallo scisma di Massimiano e furono ugualmente ricevuti con le loro dignità, con quale tipo di espiazione, di grazia, furono purificati? Costoro, pur avendo preso parte ad un tale crimine, non sono stati forse inquinati da una complicità così nefasta?

Esame della sentenza del concilio di Bagai.

19. 22. Considera attentamente gli strepiti, le invettive, i proclami che sono risuonati in quel preclaro concilio dalla bocca della verità dei tuoi vescovi: " Massimiano, avversario della fede, corruttore della verità, nemico della madre Chiesa, servitore di Datan, Core e Abiron, è stato espulso dal grembo della pace con il fulmine della nostra sentenza; e se la terra non si è ancora spalancata per inghiottirlo 35, è perché essa lo ha riservato per un supplizio maggiore dall'alto. Rapito infatti ai vivi, egli aveva di fatto ridotto la sua pena con una morte repentina. Ora raccoglie gli interessi ben più salati del suo debito: benché morto si trova in mezzo ai vivi ". È mai possibile, come tu hai detto, che quanti persistevano nello scisma di costui, prima di ritornare alla vostra Chiesa entro i limiti concessi dalla dilazione, sempre come hai detto tu, non abbiano contratto macchia alcuna, seppur leggera, da questo sodalizio? Ebbene, ascolta allora ciò che segue; ascolta, ripeto, ciò che ha imbastito colui che ha dettato o detto questa sentenza: " Costui non è il solo - dice - che si vede condannato con una giusta morte per il suo crimine; questa catena del sacrilegio trascina anche moltissimi nella complicità del crimine. Di essi è scritto: Veleno d'aspidi è sotto le loro labbra, la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza. I loro piedi corrono a versare sangue; afflizione e infelicità sono sul loro cammino e la via della pace non conoscono 36. Certo, nessuno di noi vorrebbe, per così dire, che fossero troncati dalle giunture del proprio corpo, ma come accade in caso d'infezione mortale che una piaga in cancrena riceve maggiore sollievo da una amputazione, che non miglioramento da un trattamento più blando, così si è scoperto che è più salutare, al fine di evitare che il virus inoculi il suo veleno in tutte le membra, ricorrere a un dolore momentaneo per eliminare la piaga aperta. Perciò i colpevoli di questo crimine famigerato: Vittoriano di Carcabia, Marziano di Sullecto, Beiano di Beiana, Salvio di Ausafa, Teodoro di Usala, Donato di Sabrata, Miggino di Elefantaria, Pretestato di Assuras, Salvio di Membressa, Valerio di Melzi, Feliciano di Musti e Marziale di Pertusa, la cui funesta opera di perdizione ha formato un ammasso lutulento in un vaso sordido, come anche i chierici che un tempo facevano parte della Chiesa di Cartagine, i quali, assistendo al misfatto, hanno fatto da intermediari a questo incesto illecito, sono stati condannati sotto la presidenza e per ordine di Dio, dalla bocca veridica del concilio universale. Sappiatelo! ". Avreste potuto lanciare accuse più gravi contro costoro? Contro di noi siete soliti lanciare attacchi più furibondi? "Però - dici tu - essi si sono corretti da questo male enorme entro i termini fissati ". È tutto da vedere, se si sono corretti! Sì, essi si sarebbero realmente corretti se fossero tornati alla vera Chiesa. Ma, se la vostra è quella vera, diteci come hanno espiato un crimine così mostruoso. Perché, se non l'hanno espiato, tutti voi, stando alla vostra teoria, siete macchiati dal loro crimine; se invece l'hanno espiato, voi concedete che hanno potuto espiarlo per il solo fatto di essere tornati, in forza della carità che copre una moltitudine di peccati, mentre accusate noi, quando accogliamo i vostri che si correggono e tornano a noi, con calunnie del tutto infondate. A meno che costoro, come indicano le parole del concilio, avessero, sì, perpetrato il sacrilegio dello scisma, però non si erano ancora macchiati con il medesimo sacrilegio prima del giorno fissato come dilazione, e per questo non si ritenne che fossero tenuti ad espiarlo.

20. 23. Se le cose stanno così, chi oserà resistere a voi, che avete ricevuto un potere così mirabile sugli uomini? Peccano quando vogliono e sono inquinati quando volete voi!. Noi non vi leggiamo un testo oscuro, o meno conosciuto e divulgato. È proprio quella sentenza che, grazie alla sua stupefacente eloquenza, si trova fra le mani di tutti ed è sulla bocca di tutti gli studiosi di tali letture. Almeno adesso ti renderai conto quanto avessi ragione di dire, a proposito di questa sentenza, che " non dovevano cominciare dal compiacersi della sua splendida eloquenza, per poi piangere della sua pessima fama ". Bada bene al suo contenuto, ascolta il suo strepito.

21. 24. " Massimiano, avversario della fede, corruttore della verità, nemico della madre Chiesa, servitore di Datan, Core e Abiron, è stato espulso dal grembo della pace, con il fulmine della nostra sentenza ". Se dunque qualcuno, per un giorno solo, avesse scientemente preso parte al sacramento dell'altare con quest'uomo, non si sarebbe forse contaminato, in base a quella vostra severità colma di iattanza, con un simile peccatore, fino al punto di diventargli suo pari? Che furono mai, dunque, o che cosa sono diventati per il loro operato coloro che, non solo si accostarono all'altare con lui, ma elevarono altari e ve lo fecero salire ordinandolo anche vescovo in contrapposizione al vostro Primiano? Ma perché devo farti domande su questo? Parli la sentenza stessa: le sue parole sono così fulgide che, anche se voleste occultarla, penetrerebbe con il suo straordinario splendore nei recessi più tenebrosi. Vediamo con quale fragore il concilio commina la condanna contro i soci di Massimiano.

22. 25. " Costui non è il solo - dice - che si vede condannato da una giusta morte per il suo crimine; questa catena del sacrilegio trascina anche moltissimi altri nella complicità del crimine. Di essi è scritto: Veleno d'aspidi è sotto le loro labbra, la loro bocca è piena di maledizione e di amarezza. I loro piedi corrono a versare il sangue; afflizione e infelicità sono sul loro cammino e la via della pace non hanno conosciuto " 37. La sentenza, poco più sotto, dopo aver citato tutti i nomi dei consacranti di Massimiano, fra i quali si leggono anche quelli di cui sto trattando: Feliciano e Pretestato, specifica ciò che essi hanno perpetrato per meritare parole così dure, e soggiunge: " Costoro con una funesta opera di perdizione hanno formato un ammasso lutulento in un vaso sordido ", volendo far capire che essi stessi hanno assistito, proprio essi hanno ordinato Massimiano imponendogli le mani; e aggiunge poi, a proposito dei chierici di Cartagine: " Ma sono stati condannati anche i chierici della Chiesa di Cartagine, i quali, assistendo al misfatto, hanno fatto da intermediari a questo incesto illecito ".

Perché è stato permesso a Feliciano e Pretestato di battezzare?

23. 26. Ti chiedo, Cresconio, ho forse aggiunto di mio una sola parola per amplificare questo crimine? Se avessi voluto farlo, pur con termini diversi, non mi sarebbero certo mancate parole equivalenti. Ecco dunque la mia domanda: i due vescovi di cui sto parlando, prima di far ritorno alla concordia della vostra comunione, avvinti da quella catena del sacrilegio, sulle cui labbra era il veleno degli aspidi, con la bocca piena di maledizione e di amarezza, con i piedi disposti a versare il sangue, come potevano battezzare? Avevano forse la coscienza di coloro che donano santamente il battesimo, capace di purificare la coscienza di quelli che lo ricevono? Forse costoro si raccomandavano per la loro buona reputazione, anche se del tutto falsa, che in quelle difficoltà ti ha offerto, non la via della fuga, ma la via del precipizio, dal momento che questo concilio così insigne li proclama " rei di un crimine infame "? Al loro successivo ritorno prima dello scadere del periodo di dilazione, secondo la falsa versione dei vostri vescovi, cui hai prestato fede, come mai vengono accolti con tutti gli onori insieme a coloro che avevano battezzato, se erano irretiti nella catena dello scisma sacrilego ed esclusi dalla comunione della Chiesa insieme a Massimiano? Come espiano un simile sacrilegio? Chi li libera da quella catena? Come purificano la loro bocca e le loro labbra dal veleno degli aspidi, dalla maledizione e dall'amarezza? Come lavano i loro piedi dall'effusione del sangue spirituale, ove erano velocemente accorsi? Come purificano le loro mani dall'opera funesta di perdizione? Come possono purificare da un simile incesto illecito, non le membra del corpo, ma l'affetto dell'anima?

Il battesimo di Cristo conserva l'inconcussa solidità della sua forza, chiunque sia ad amministrarlo.

24. 27. In realtà, per poter difendere questa causa, volenti o nolenti, siete costretti ad appellarvi al patrocinio della verità. Essa vi dice che il battesimo di Cristo, conferito non solo dai peccatori occulti, ma anche da quelli manifesti, non solo dai convertiti, ma anche dai perversi, conserva l'inconcussa solidità della sua forza; e che in essi può certamente esistere, ma non può giovare se non a coloro che si sono corretti; ed infine, coloro che si sono emendati possono contare anche sulle preghiere dei loro fratelli per espiare la colpa, grazie alla carità che copre la moltitudine dei peccati 38. Ecco, prima ancora di fornirti le prove dell'impudenza con cui i vostri vescovi ti hanno mentito a proposito dell'ammissione dei Massimiani, attenendomi alla loro menzogna e alla tua relazione, credo che tu non debba investigare se la vostra causa è superata, ma devi solo riconoscerlo, e non devi preparare più una replica, ma piuttosto devi pensare a correggerti. Almeno adesso renditi conto quanta verità contenessero quelle mie parole, alle quali tu hai inutilmente tentato di opporre una risposta menzognera; e con quanta ragione io dicessi: "Se per l'unità del partito di Donato nessuno ribattezza quelli che sono stati battezzati nell'empio scisma, perché a favore dell'unità di Cristo non si riconosce la legge vera ed universale di quella eredità? " 39. Tu stesso confessi che costoro, i quali avevano persistito nello scisma di Massimiano avevano meritato una condanna, nella quale non sarebbero incorsi se entro i termini fissati avessero fatto ritorno alla Chiesa. Da ciò consegue che, prima di ritornare, essi avevano battezzato in seno allo scisma in cui si erano ostinati coloro con i quali furono nuovamente ammessi nella vostra comunione. Da ciò vedi come fosse gente morta quella che battezzò, perché di quelli che si erano ostinati nello scisma di Massimiano, prima di ritornare a voi, la sentenza del concilio di Bagai aveva detto: " Proprio come accadde agli Egiziani, le rive rigurgitano dei cadaveri delle vittime ".

I Donatisti invitati a ritornare alla Chiesa per amore della pace di Cristo.

25. 28. Quanto a ciò che ho detto: " Quando fu letta davanti a loro questa sentenza perché la approvassero, essi l'acclamarono a gran voce; ora invece, quando l'abbiamo letta noi, ammutoliscono " 40. Sì, essi farebbero molto meglio ad ammutolire, poiché hanno affermato cose tali che li avrebbero compromessi ancor più. Vedi ormai quanto sia vero ciò che ho detto: " Dovrebbero capire una buona volta quante prove si devono sopportare per il bene della pace, e ritornare per amore della pace di Cristo alla Chiesa che non ha condannato per colpe sconosciute, se per amore della pace di Donato giudicarono bene revocare una condanna " 41. Adesso tutto ciò è ancora più vero secondo la tua relazione, poiché hai detto pure che con la concessione di una proroga sono stati richiamati di nuovo anche coloro, di cui era stato già detto nominandoli espressamente: " Sotto la presidenza, e per ordine di Dio, essi sono stati condannati dalla bocca veridica del concilio universale: sappiatelo! ". Poiché dopo queste parole fu concesso un periodo di proroga, come mai non piacque l'idea di revocare la condanna? E perché noi, nati tanto tempo dopo, o la stessa cristianità universale, non possiamo ignorare i fatti che non si poterono dimostrare su Ceciliano durante il processo transmarino che ebbe luogo successivamente, mentre tu, che sei africano, ignori fino ad oggi dopo tanti anni, come dici, la vicenda dei Massimiani che si è consumata in Africa e ai nostri tempi?. Noi, invece, saremo in grado di dimostrarti che tu non li conosci ancora, semplicemente perché hai creduto alle menzogne dei vostri vescovi.

A proposito del crimine di tradizione.

26. 29. A proposito poi del crimine di tradizione, affermi che "io voluto ritorcere sui vostri antenati, in forma di anticategoria, cosa che fecero i nostri antenati ", accusandomi di aver agito così "come se si trattasse di discutere a scuola sui generi o sulle questioni della causa, e non di investigare sulla verità nella Chiesa ". Forse dirai come il profeta Elia, il quale, essendo accusato da un re dissoluto di rovinare Israele, gli replicò: Non sono io che rovino Israele, ma piuttosto tu e la casa di tuo padre 42? Che ci importa del nome che i greci danno nell'arte della retorica a questo tipo di accusa ritorta, dal momento che la incontriamo già nel linguaggio autorevole dei profeti? Quando, dunque, uno dice: " Non l'ho fatto io, tu invece l'hai fatto ", deve dire la verità, non temere di dirla. Ora tu, per dimostrare che i vostri antenati non hanno commesso ciò che risulta con chiarezza dalla lettura delle loro dichiarazioni pubbliche, dovresti disciplinare con assoluto rigore le tue idee, se ne sei capace, e non disorientare gli inesperti servendoti di un termine greco perché non ci ascoltino. Che poi i nostri antenati siano stati dei traditori, tu non l'hai provato. Hai detto, sì, che ci sono molte testimonianze scritte, le quali ci permettono di provarlo, ma non per questo devi credere che lo hai già dimostrato. Invece, per quanto concerne i vostri antenati, noi abbiamo a disposizione gli atti del concilio, tenuto da Secondo di Tigisi, in verità con pochissimi altri, a Cirta, dopo la persecuzione che causò l'ordine di consegnare i Libri santi, e si trattava di ordinare per quella città un successore al posto del vescovo defunto.

Trascrizione dell'essenziale degli Atti del concilio di Cirta.

27. 30. Ascolta come si svolsero i fatti; mi sono preso la briga di trascrivere giù di seguito l'essenziale degli atti: " Durante l'ottavo consolato di Diocleziano e il settimo di Massimiano, il quattro delle none di marzo, a Cirta, Secondo vescovo di Tigisi, che presiedeva la riunione nella casa di Urbano Donato, disse in persona: "Cominciamo dalla verifica dei nostri titoli e così potremo ordinare qui un vescovo". Secondo disse a Donato di Masculis: "Si dice che tu hai consegnato i Libri santi". Donato rispose: "Tu sai quanto Floro mi ha cercato per farmi offrire l'incenso, ma Dio non mi consegnò nelle loro mani, fratello; ora, poiché Dio mi ha lasciato andare, anche tu conservami per il Signore". Secondo riprese: "Che cosa faremo, dunque, dei martiri? Essi non li hanno consegnati, ed è per questo che sono stati coronati". Donato rispose: "Rimettimi al giudizio di Dio; là renderò conto". Secondo concluse: "Vieni qui al mio fianco". Secondo disse a Marino di Acque Tibilitane: "Si dice che anche tu hai consegnato i Libri santi". Marino rispose: "Io ho consegnato a Pollo alcuni atti dei martiri, invece i miei Libri santi sono in salvo". Secondo gli dice: "Passa al mio fianco". Secondo disse a Donato di Calama: "Si dice che hai consegnato i Libri santi". Donato rispose: "Io ho dato dei libri di medicina". Secondo concluse: "Passa al mio fianco" ". E in un altro passo si legge: " Secondo disse a Vittore di Rusicada: "Si dice che tu hai consegnato i quattro Vangeli". Vittore rispose: "Valenziano era l'amministratore; lui mi ha obbligato a gettarli nel fuoco. Io sapevo che essi erano tutti distrutti. Perdonami questo delitto, come anche Dio me lo perdona". Secondo concluse: "Passa al mio fianco" ". E in un altro punto: " Secondo disse a Purpurio di Limata: "Si dice che tu hai assassinato due figli di tua sorella a Milevi". Purpurio gli replicò: "Credi tu di farmi paura come agli altri? E tu, come ti sei comportato quando sei stato arrestato dal curatore e dal consiglio con l'ingiunzione di consegnargli le Scritture? Come sei riuscito a liberarti dalle loro mani, se non consegnando a loro il tutto oppure ordinando che fosse dato a loro? Non ti avrebbero certo rimandato senza contropartita. È vero: io ho ucciso e uccido coloro che mi fronteggiano; allora non mi provocare a dire di più. Tu sai bene che io non voglio aver a che fare con nessuno". Secondo il giovane disse allo zio paterno Secondo: "Cerca di capire bene ciò che sta dicendo contro di te. Egli è pronto a ritirarsi e a metter su uno scisma; e non solo lui, ma anche tutti coloro che tu sottoponi a inchiesta. Mi risulta con certezza che essi ti faranno dimettere, ti faranno condannare e tu resterai come l'unico eretico. Dunque, che te ne importa di ciò che ha fatto l'uno o l'altro? Ciascuno dovrà rendere conto a Dio". Secondo disse a Felice di Rotaria, a Nabor di Centuriones, a Vittore di Garba: "Che ve ne pare?". Risposero: "C'è Dio, al quale dovranno rendere conto". Secondo rispose: "Voi lo sapete, e Dio pure. Sedete!". E tutti risposero: "Rendiamo grazie a Dio!" ".

Sulla possibilità che un traditore possa condannare i traditori.

27. 31. E tu, questi traditori, li difendi con brillanti argomentazioni. Costoro, insieme ad altri, pronunciarono a Cartagine una sentenza contro Ceciliano e i suoi compagni. Di essi faceva parte anche Silvano di Cirta : di lui ben presto produrrò gli atti sul suo crimine di tradizione. Certamente difenderai in modo brillante questo nutrito gruppo, come del resto hai già creduto doveroso dirlo del solo Silvano, come se fosse una grande trovata; per questo sei convinto di aver dimostrato chiaramente la falsità del crimine di tradizione che gli si attribuisce, in quanto hai fatto valere la sentenza che egli ha pronunziato in concilio, insieme agli altri vescovi, contro Ceciliano e altri membri della sua comunione. Come se non fosse possibile che un traditore condannasse i traditori. Tu naturalmente in queste cose hai maggiore chiaroveggenza dell'apostolo Paolo! Infatti egli rimproverava ad alcuni le loro assurdità e non considerava come qualcosa di irrealizzabile ciò che diceva: Tu che predichi di non rubare, rubi? Tu che proibisci l'adulterio, sei adultero? Tu che detesti gli idoli, ne derubi sacrilegamente i templi? 43. E soprattutto ciò che segue: Tu, mentre giudichi l'altro, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi, fai le medesime cose 44. Questi traditori confessi, dunque, che perdonò il povero Secondo, atterrito dalle loro dichiarazioni, proprio lui li ebbe accanto a sé nel concilio di Cartagine. Costoro comminarono condanne contro assenti non confessi, mentre essi, presenti, non furono condannati per la loro confessione. Di questo concilio non resterebbe nulla in piedi, neppure nella memoria dei posteri, se non fosse stato registrato da altri e conservato da coloro che si preparavano a difendersi con esso, nell'eventualità di essere incriminati degli stessi delitti che il concilio aveva condonato.

Lucilla e lo scisma donatista.

28. 32. A Secondo premeva anche di far vedere che aveva rimesso tutto questo al giudizio di Dio perché non si creasse uno scisma: cosa che più di ogni altra cercano di evitare coloro che amano la pace. Ed è quanto si sarebbe dovuto fare a maggior ragione nel concilio di Cartagine, in cui nulla fu decretato contro gli assenti. Ma purtroppo c'era Lucilla, a quel tempo donna assai influente e danarosissima, la quale, accesa da odio furioso, voleva ad ogni costo che fosse ordinato un altro vescovo al posto di Ceciliano, considerandolo già condannato. È quanto ricorderà più tardi, nel corso del processo presieduto dal consolare Zenofilo, un certo Nundinario, diacono di Silvano a quel tempo vostro vescovo di Cirta: costui non poté accordarsi, come avrebbe voluto, con il proprio vescovo, essendo incappato nella sua inimicizia. Naturalmente aveva trattato questa faccenda con i colleghi di lui piuttosto con aggressività anziché con tono di supplica, minacciando di denunciare il tutto per ottenere il perdono.

Dagli atti del processo presieduto dal consolare Zenofilo.

29. 33. Cito alcuni dettagli dagli atti di questo processo: " Durante il consolato di Costantino, Massimo Augusto, e di Costantino il giovane, Cesare nobilissimo, il sei delle idi di dicembre, nella città di Thamugadi, introdotto il grammatico Vittorio e presentato al tribunale, presente anche il diacono Nundinario, il consolare Zenofilo disse: "Come ti chiami?". Rispose: "Vittore" ". E leggendo poco oltre: " Nundinario rispose: "Che si leggano gli atti". Il consolare Zenofilo disse: "Si leggano pure". L'attuario Nundino lesse: Sotto l'ottavo consolato di Diocleziano e il settimo di Massimiano, il quattordici delle calende di giugno, dagli atti di Munazio Felice, flamine perpetuo, procuratore della colonia di Cirta. Quando si arrivò alla casa, nella quale si riunivano i cristiani, Felice, flamine perpetuo e procuratore, disse al vescovo Paolo: "Consegnate le Scritture della Legge e quant'altro avete qui, affinché si possa ottemperare al precetto e al mandato". Il vescovo Paolo disse: "Le Scritture sono in mano ai lettori, noi vi consegnamo ciò che abbiamo qui". Felice, flamine perpetuo e procuratore, disse a Paolo: "Dimmi chi sono i lettori o falli venire qui". Il vescovo Paolo: "Voi li conoscete tutti". Felice, flamine perpetuo e procuratore, dice: "Noi non li conosciamo". Il vescovo Paolo disse: "Essi sono conosciuti dall'ufficio pubblico, cioè dagli scrivani Edesio e Giunio". Felice, flamine perpetuo e procuratore, disse: "Lasciamo la questione dei lettori all'ufficio statale; voi consegnate ciò che avete qui". Il vescovo Paolo, stando assiso insieme ai presbiteri Montano e Vittore di Castello Memor, e avendo al suo lato in piedi i diaconi: Marte con Elio e Marte, portando gli oggetti i suddiaconi Marcuclio, Catulino, Silvano e Caroso insieme a Gennaro, Marcuclio, Fruttuoso, Miggene, Saturnino, Vittore Samsurico e gli altri fossori, sotto la vigilanza di Vittore, figlio di Aufidio, che annotava brevemente come segue: due calici d'oro, sei calici d'argento, eccetera ". E poco sotto: " Quando fu aperto l'ingresso della biblioteca, si trovarono gli armadi vuoti. Lì Silvano presentò una cassetta d'argento e una lucerna d'argento, che affermava di aver trovato dietro la cassa. Vittore, figlio di Aufidio, disse a Silvano: 'Tu saresti morto se non li avessi trovati". Felice, flamine perpetuo e procuratore, disse a Silvano: "Cerca con la massima diligenza per vedere se qui è rimasto qualcosa". Silvano rispose: "Qui non è rimasto più nulla; abbiamo tirato fuori tutto" ", eccetera. E poco sotto: " Esemplare di una nota, rimessa ai vescovi dal diacono Nundinario: "Mi sia testimone Cristo e i suoi angeli: voi siete in comunione con i traditori. Silvano di Cirta è un traditore e un ladro dei beni dei poveri, cosa ben nota a tutti voi: vescovi, presbiteri, diaconi e anziani; come pure dei quattrocento fogli di Lucilla, signora illustrissima. Ecco perché voi avete tramato insieme per far eleggere vescovo Maggiorino, e questa è stata l'origine dello scisma. Infatti anche Vittore, il lavandaio, alla vostra presenza e davanti al popolo, ha dato venti fogli per diventare prete, cosa che Cristo e i suoi angeli conoscono" ". E il seguito. E poco dopo: " Dopo questa lettura, il consolare Zenofilo disse: "Gli atti e gli scritti che sono stati letti provano chiaramente che Silvano è un traditore" ". E in un altro luogo: " Il consolare Zenofilo, uomo illustre, disse: "Quale ufficio ricopriva allora Silvano nell'ambito del clero?". Vittore rispose: "Sotto l'episcopato di Paolo, quando scoppiò la persecuzione, Silvano era suddiacono" ".

Noi che crediamo nell'unico Dio, non litighiamo a causa di fatti umani che sono o manifesti o incerti da entrambe le parti.

30. 34. Hai qualcosa da obiettare, fratello Cresconio, al riguardo? Penso che il pudore fra i rapporti umani non sia scomparso fino al punto che, per giustificare Silvano pensi ancora di dover leggere la sentenza che egli pronunziò contro Ceciliano e i suoi colleghi come se fossero traditori; in tal modo quasi ci costringeresti a dire qualcosa di simile, desumendolo dall'epistola dell'Apostolo, come poco sopra ho ricordato : " Tu, che predichi di non consegnare i Libri, li consegni ", e anche: Tu, mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; tu che giudichi, fai le medesime cose 45. Tu dici: " Ma più tardi, durante la persecuzione di Ursazio e Zenofilo, egli, non volendo rientrare nella comunione, fu esiliato per questo ". Di più: lui che era già stato traditore, volle restare anche eretico, per conseguire nel partito di Donato un falso onore, poiché non avrebbe potuto averne alcuno nella Chiesa cattolica, in quanto un processo pubblico avrebbe divulgato le prove così evidenti del suo crimine di tradizione. Certamente tu dirai che ciò è falso e presenterai altre testimonianze, per quanto ti sarà possibile, a sostegno dei vostri antenati e contro i nostri. Cosa che forse non ti riuscirà, perché ti mancheranno le prove necessarie. Ma, ammesso pure che tu le trovi e le presenti: giungerà a tanto la tua impudenza di ladrone, da pretendere che si debba dare maggior credito alle tue testimonianze, anziché a quelle che presentiamo noi?. Infatti, o ci furono traditori da una parte e dall'altra, se anche tu citi alcune confessioni rese dai nostri, oppure, se pensi che i nostri abbiano inventato dei fatti contro i vostri, perché non ci lasciate pensare che i vostri abbiano architettato una cosa simile a danno dei nostri? Dunque, noi che crediamo nell'unico Dio, non litighiamo a causa di fatti umani che sono manifesti da una parte e dall'altra o incerti da entrambe le parti. Noi abbiamo un bene certo e divino: la grazia di Cristo. Che essa tenga uniti i nostri cuori! Quando infatti ci vengono letti gli atti dei vostri e dei nostri antenati, atti che risultano contradditori a noi che veniamo tanto tempo dopo, se non ci è consentito neppure di metterli in dubbio, che cosa c'è di più ingiusto? E se ci è concesso, che cosa si può chiedere di più? Perché, dal fatto che non è certo chi abbia commesso il peccato di tradizione, non ne consegue che sia altrettanto incerto chi è colui che ordina di ripristinare il bene della pace.

Il male altrui non può pregiudicare chi lo ignora. Tollerare i cattivi.

31. 35. Per questo, chi respinge la pace di Cristo preferendogli un male incerto di altri, è con assoluta certezza malvagio, poiché Cipriano non abbandonò mai la pace del frumento, neppure a causa della malizia certa, derivante dalla commistione della zizzania. Egli, scrivendo a Massimo, dice: " Anche se sembra che nella Chiesa si manifesti la zizzania, questo non deve ostacolare la nostra fede e carità, tanto che, a causa della presenza della zizzania nella Chiesa, noi abbandoniamo la Chiesa " 46. Cipriano non disse: " Sospettiamo, opiniamo, giudichiamo, supponiamo, crediamo ", ma disse: " Vediamo ". O parola, che dovrebbe eliminare qualsiasi dubbio, in modo che non si dividesse il corpo di Cristo!. Se tu desideri che vi sia solo grano, gemi nella fatica del campo, gioisci nella speranza del granaio, tollera i cattivi nella comunione dei sacramenti di Cristo, perché non accada, lacerando le reti prima che giungano a riva, che tu diventi ciò che non hai voluto tollerare. Questo vi direi, se voi foste riusciti a provare un minimo di colpevolezza in coloro che accusate come traditori. Anzi, in questo tempo neppure questo direi; nessuno infatti mi ordina di tollerare coloro con i quali ormai non sono più obbligato a vivere. E se anche oggi mi dimostrassero che qualcuno è un traditore, con quale coscienza potrei abbandonare tante nazioni cristiane, alle quali non viene dimostrato? Se, poi, io stesso vengo a sapere in questo momento ciò che ignoravo poco fa, perché annullate in me ciò che sapevo? Io sapevo con certezza di aver ricevuto il battesimo di Cristo; ora proprio voi mi rivelate il male altrui che, lo concedete, non può pregiudicare chi lo ignora.

Si rischia di annullare i beni manifesti di Dio quando si pretende di giudicare i segreti intimi dell'uomo.

32. 36. Perché, dunque, oggi ribattezzate chi è stato battezzato ieri, quando voi lo mettete al corrente oggi del male altrui che ieri ignorava? Non conoscendo la levatura morale di colui che lo aveva battezzato, non era colpevole del battesimo ricevuto. Adesso lo ha appreso da te: perché lo si considera reo fino al punto di vedersi annullare il proprio battesimo? Infatti, che abbia ammesso le tue prove o le abbia ricusate, se uno ha ricevuto il battesimo di Cristo attraverso il ministero di un traditore, finché non provi che lui sapeva da chi lo riceveva, neppure in base alla vostra teoria lo puoi correttamente battezzare. È tempo ormai di eliminare dalla tua mente ogni sentimento di parzialità. Considera la moltitudine incalcolabile di cristiani che nella sola Africa ignora chi siano stati i traditori; a maggior ragione, quale moltitudine esiste nel resto del mondo di cui non oserai esigere la reiterazione del battesimo, senza averla prima convinta di essere stata al corrente dei fatti quando ricevette il battesimo, oppure tu oserai giudicare i segreti del cuore? E dove va a finire quella divina sentenza, che a te piace e hai citato: Le cose manifeste sono per voi, ma le cose occulte appartengono al Signore vostro Dio 47?. Credi alla cristianità universale che ti dice: " Conosco il battesimo di Cristo; ma ignoro chi furono i traditori in Africa o in qualunque altra parte. Perché giudichi in me i segreti intimi dell'uomo per annullare in me i beni manifesti di Dio? Supponi di provarmi, seduta stante, il reato altrui; ciò che tu denunzi, io l'ignoravo quando ho ricevuto il battesimo. Se a causa di coloro che adesso mi denunci, vuoi battezzarmi, devi battezzare anche coloro che, ignari, sono stati battezzati da adulteri che adesso hai scoperto ". Che cosa puoi rispondere a ciò, se non: " Niente è santo, niente è puro, salvo ciò che voglio io e quando lo voglio "?.


L'universo cristiano ignora chi furono i traditori. Conservare la pace di Cristo nella carità.

33. 37. Tu dici : " In questa faccenda, la coscienza è l'unico testimone di quasi tutto il mondo ". Ti si risponde: Di tale questione l'universo intero non ha assolutamente coscienza. Tu dici: " È ciò che i nostri antenati hanno appreso dai loro padri ". Risposta: Ma erano erranti, vittime di erranti o di calunniatori; proprio come gli antenati dei Giudei appresero dai loro predecessori che il corpo di Cristo era stato portato via dal sepolcro 48. Tu dici: " Non sono morti da molto tempo coloro che sapevano da chi e in quali luoghi fu commesso questo crimine di tradizione ". Risposta: La stessa cosa dicono anche i nostri di loro. Tu dici: " Ci sono libri che descrivono fedelmente e con precisione la successione dei fatti; ci sono atti, lettere, e si conservano le pubbliche confessioni di molti ". Risposta: Anche ai nostri non mancano tali documenti a loro favore. Dunque, o crediamo a coloro che hanno potuto convincere del loro buon diritto le Chiese, di cui leggiamo i nomi nei Libri divini e canonici, oppure, come tu hai detto di Ottato, né assolviamo né condanniamo ciò che è dubbio e manteniamo con amore fraterno la pace di Cristo, il cui bene non è dubbio.

Nel concilio ariano di Serdi l'eresia orientale ha tentato di unirsi a quella dell'Africa.

34. 38. Però dici tu " gli Orientali - che riconosci attualmente dalla nostra parte - non hanno ignorato questo misfatto ". E, per provarlo, inserisci l'esordio di una lettera del concilio di Serdi, in cui si trova registrato il nome del vostro vescovo Donato di Cartagine. Tu presumi e affermi che ciò sarebbe dipeso dal fatto che agli Orientali, che avevano inviato questi scritti sul loro concilio, dispiacque il comportamento dei traditori, quindi si erano ritirati dalla loro comunione entrando logicamente in comunione con il vostro Donato. Apprendi dunque un fatto che ignori: il concilio di Serdi fu un concilio di Ariani; la cosa è ben nota da molto tempo, e ne abbiamo la prova fra le mani. Esso si riunì soprattutto contro Atanasio, vescovo cattolico di Alessandria, che attaccava e confutava con maggior vigore degli altri il loro errore, nato nella sua stessa città. Nulla di strano, dunque, che questi eretici abbiano tentato di associarsi Donato, essendo universalmente condannati dalla Chiesa cattolica, anche se di questi vescovi noi conserviamo solo i loro nomi, senza quello delle loro città, ai quali fu indirizzata questa lettera. Dunque, o ci fu un Donato che non era vescovo in Africa e al cui nome i vostri abbinarono la sede di Cartagine, oppure, come ho già detto, l'eresia orientale ha tentato di unirsi a quella dell'Africa. Il lato più convincente della vicenda è che mai e poi mai la Chiesa cattolica d'Oriente scriveva al vescovo di Cartagine senza scrivere a quello di Roma; almeno si sarebbe dovuto scrivere a colui che siete soliti inviare dall'Africa a Roma per i vostri sparuti adepti. Ma, grazie a Dio, questa cospirazione degli eretici orientali con gli eretici africani, seppure ebbe inizio, non riuscì ad imporsi. Proprio tu, nella tua lettera, hai collocato gli Ariani fra gli eretici, degni della nostra comune scomunica; dunque, non c'è alcun bisogno che fra noi si apra un conflitto su questo argomento. Quanto all'altra questione che hai sollevato, come se l'avessimo proposta noi: " Se le cose stanno così, come mai gli Orientali in seguito si sono separati dalla vostra comunione? ", e hai risposto che, riammettendo i nostri, essi non sono stati capaci di restare costanti nei confronti della causa condannata; c'è dunque da meravigliarsi che i tuoi vescovi ti raccontino impunemente ciò che a loro piace su regioni tanto lontane? Se tutto questo fosse veramente accaduto, come mai voi pretendete che tanti popoli, ignari di tali cose, si assoggettino a un secondo battesimo? Non è forse meglio credere che i popoli abbiano potuto ignorare anche queste cose, mentre tu, un tempo tanto interessato a tali questioni, non hai cercato di sapere ciò che i vostri africani hanno fatto in Africa con i Massimiani, da non aver voluto rispondere ai miei scritti?

Nella Chiesa il frumento sono i buoni, la paglia, i cattivi.

35. 39. Quanto alla mia affermazione: " Neppure se si dimostrasse il crimine di tradizione, commesso da alcuni, morti nella nostra comunione, crimine che riproviamo e ci rattrista, esso non ci potrebbe assolutamente inquinare " 49, trovo molto buffo che tu la consideri " ridicola e poco conveniente alla mia saggezza! ". Ebbene, anch'io sono molto ansioso di sapere come la tua perspicacia la confuterebbe! Non sarà, forse, perché sostieni di " non vedere come noi lo riproviamo o fino a che punto ci dispiaccia in quanto, pur avendo constatato il loro errore, non l'abbiamo mai condannato, dal momento che facciamo parte del loro scisma "?. Guarda piuttosto come rispondo in quattro parole al quesito. Io sono nella Chiesa, le cui membra sono tutte quelle chiese, le quali, attraverso i Libri canonici, sappiamo che sono nate e si sono stabilite grazie al lavoro degli Apostoli. Con l'aiuto del Signore, non mi separerò dalla comunione con loro, sia in Africa sia in qualsiasi altro luogo. Ignoro se in questa comunione vi siano stati alcuni traditori: quando me li mostrerai, li detesterò come se fossero morti nel corpo e nel cuore. Ma, a causa di questi morti, non mi allontanerò mai e poi mai dai vivi che permangono nella santa unità della medesima Chiesa. Non furono certamente loro i fondatori di questa Chiesa: essi piuttosto furono il suo frumento, se furono buoni; se invece cattivi, ne furono la paglia. Voi, invece, che la zizzania o la paglia di questa Chiesa così manifesta non potrebbe mai macchiare, quale motivo avevate per separarvi, se non il desiderio di porre in atto uno scisma sacrilego? " Se la cosa ti rattrista - dici - condannala, fuggi e abbandona la Chiesa dei traditori; non voler seguire le tracce dei tuoi padri traviati! ". Al che rispondo: Se essi non furono traditori, sono miei antenati; se furono ciò che io non sono, non sono miei antenati. La mia Chiesa è piena di frumento e di paglia. Anche se mi dimostri, non dico che altri, i quali portano il loro proprio fardello 50, ma che io personalmente sono in essa un traditore, siccome in essa posso cambiare in meglio, non ho alcuna necessità di separarmene. Se un giorno verrò a sapere che questi tali prendono parte alla comunione dei suoi sacramenti, li correggerò per quanto possibile con la parola e l'insegnamento del Signore, e tollererò coloro che non posso emendare. Fuggo la paglia per non diventare paglia, ma non fuggo dalla aia per evitare di essere ridotto a nulla 51.

Colui che si conserva casto, non comunica con i peccati altrui.

36. 40. Pertanto non continuare a girare a vuoto su questa frase. Per parte mia, ho un criterio migliore di condotta, ed è il precetto che mi inculca l'Apostolo, proprio da te citato: Non farti complice dei peccati altrui; consèrvati puro 52. In effetti, per far vedere come non si comunica affatto con i peccati altrui, a queste parole ha aggiunto: Tu consèrvati casto. Colui infatti che si conserva casto, non comunica con i peccati altrui, anche se comunica non con i loro peccati ma con i sacramenti di Dio, che ricevono a loro condanna, e dai quali lui si allontana mantenendosi casto. Altrimenti, lo stesso Cipriano - e non sia mai! - avrebbe preso parte ai peccati dei suoi colleghi truffatori ed usurai, con i quali, nonostante tutto, conservava la comunione dei divini sacramenti, e dei quali dice: " Moltissimi vescovi, che dovevano opportunamente esortare e dare l'esempio agli altri, trascurando il compito ricevuto da Dio, sono diventati amministratori di affari secolari; abbandonata la cattedra e lasciato indifeso il popolo, vagabondano per le province altrui in cerca di mercati e di buoni affari; vogliono avere denaro in abbondanza, mentre nella Chiesa i fratelli sono alla fame; rapinano le terre con frodi e raggiri; prestano il denaro con interessi da usura " 53. Cipriano partecipava forse alle malefatte di questi tali? O era seguace della loro setta? E tuttavia egli conservava con loro la comunione degli stessi sacramenti, poiché non erano certo costoro che avevano istituito quei sacramenti. Essi non li possedevano per la loro salvezza conducendo una vita santa, ma li facevano servire a loro condanna conducendo una vita depravata.

Cristo è l'origine e il capo di colui che rinasce nel battesimo.

37. 41. Che cosa vuoi dire quando ti poni la questione, come se fossi io a parlare: io non avrei mai consegnato il Testamento divino? E aggiungi: " Ma lo consegnò colui che ti ha creato ". Dopo assembli alcune frasi che ti sembravano suonare bene: " Il ruscello sgorga dalla sorgente e le membra procedono dalla testa. Se la testa è sana, tutto il corpo è sano, e se in essa vi è qualche malattia o difetto, esso debilita tutte le membra. Tutto ciò che cresce sulla radice, è in stretto rapporto con la sua origine ". Dopo ciò, a guisa di conclusione finale, scrivi: " Non può essere innocente chi non segue il partito dell'innocente ". In tutte queste tue parole non hai fatto altro che considerare traditore il mio creatore, il mio capo; tu però hai potuto soltanto accusarlo, non convincerlo di colpa. Io, da parte mia, non stabilisco la sua innocenza come se fosse la mia creatrice o la mia sorgente o il mio capo; tu invece ricadi nell'errore di Petiliano per non voler ammettere che, quando uno rinasce nella santificazione battesimale, il Cristo è l'origine e il capo di colui che rinasce. E tu non vuoi incorrere nella maledizione della Scrittura: Maledetto chiunque ripone la sua speranza nell'uomo 54, malgrado che non ti copra da un altro lato, senza ricadere, ripiegandoti, in un nuovo danno.

Non è consentito di costituire con una separazione sacrilega una seconda chiesa.

38. 42. Con un testo della Scrittura mi ricordi ciò che devo ancora risponderti su tale punto. Dici infatti che per questo è stato scritto: Non seguite le osservanze dei vostri padri 55, ma non tieni presente che ciò è stato detto ai Giudei affinché non imitassero le malefatte dei loro padri, non perché si separassero da quel popolo di Dio. Se dunque fu consentito al re Davide, a Samuele, a Isaia, a Geremia, a Zaccaria e agli altri santi e profeti di Dio di osservare i comandamenti in mezzo a coloro che disprezzavano la Legge di Dio, bersagliando con molte parole giuste e vere gli stessi trasgressori del comandamento; e se essi furono in grado di non imitare né seguire i peccati dei loro padri, con cui avevano offeso Dio ai tempi di Mosè, tanto che nessuno di loro fu degno di entrare nella terra promessa, ma li detestarono, li fuggirono e rinfacciarono a coloro che commettevano tali cose di assomigliare a tali padri, e nonostante questo non gli fu consentito di costituire con una separazione sacrilega un secondo popolo, che fosse purificato e come filtrato, perché mai sarebbe vietato a noi di non imitare le azioni di non so quali individui, che voi condannate senza alcuna prova della loro colpevolezza, e di non separarci da quella santa Chiesa che, come dice l'Apostolo, fruttifica e cresce nel mondo intero 56? Forse che i traditori hanno istituito alcuni sacramenti, nei quali io sarei stato battezzato? O hanno forse redatto per i loro posteri alcuni libri sul modo di praticare o imitare il crimine di tradizione dei Libri santi, e noi sosteniamo e seguiamo la loro dottrina? Se l'avessero fatto, e avessero consentito di far parte della loro comunione esclusivamente a coloro che leggevano e approvavano questi testi, si sarebbero automaticamente separati dall'unità della Chiesa; e se tu mi vedessi nel loro scisma, allora sì dovresti dirmi che faccio parte della Chiesa dei traditori. Perché, se costoro redigessero i loro ordini detestabili sul modo di commettere il crimine di tradizione, senza formare tuttavia al di fuori della Chiesa la loro congrega e comunione, per questo sarebbero computati fra la zizzania, per la qual cosa non vi sarebbe motivo di abbandonare il frumento.

Se durante la sua vita il peccatore si è corretto e ha placato la collera di Dio, il suo peccato è morto e cancellato.

39. 43. Ecco, torno a ripetere ancora una volta ciò che non mi permetti più di dire: " Tu accusi davanti a me gente morta da molto tempo, che la mia indagine non ha giudicato " 57. Tu, al contrario, dici: " Tu hai il diritto di giudicarli anche oggi, e si può formulare un giudizio non solo sui vivi, ma anche sui morti. Benché infatti il peccatore sia morto, non muore mai ciò che ha commesso". Che dire? Se durante la sua vita egli si è corretto e ha placato la collera di Dio, il suo peccato non è forse morto e cancellato? È così che Feliciano e Pretestato, i consacranti di Massimiano, usufruendo della dilazione, come dici tu, si sono corretti da un crimine così grave. Ora, è sorprendente che non nuocciano i propri peccati a coloro che si sono emendati dopo averli commessi, mentre nuocciono agli altri che non li hanno commessi affatto; se poi si tratta di noi, aggiungi: " Coloro che non hanno neppure saputo ciò che essi avevano commesso ". Suvvia! Tu dici che ho il diritto di giudicare anche oggi, poiché il giudizio si può esprimere non solo sui vivi, ma anche sui morti. Ebbene, vedi che io voglio giudicare, ma voi non volete trattare la causa; anzi, essa è già stata in verità trattata e risolta allora, non v'è dubbio, ma voi non volete riconoscerlo, malgrado le nostre prove. Concediamo pure che voi abbiate piuttosto coloro che siete in grado di documentare al riguardo. Perché pretendete che si debbano ribattezzare coloro che non avete istruito, dal momento che non dovreste battezzare neppure quando aveste istruiti coloro che ignoravano di essere battezzati da traditori, come non battezzate coloro che, senza saperlo, furono battezzati da adulteri, pur essendo stati denunciati e convinti della loro colpevolezza?

Confronto fra il caso di Ceciliano e quello di Primiano.

40. 44. A questo punto, forse, dirai: " Però il caso di Ceciliano è già stato giudicato ". Ti si risponde: Anche quello di Primiano era già stato giudicato dai vostri cento vescovi che, istigati da Massimiano, l'avevano classificato un pessimo soggetto, prima ancora di celebrare il vostro concilio di Bagai. Ora, nel primo giudizio era assente e fu condannato, nel secondo era presente e fu assolto. Se coloro che aveva battezzato dopo il primo giudizio non possono essere ribattezzati, quanto meno dopo il secondo! Così pure Ceciliano: prima a Cartagine fu condannato, assente, dal giudizio di Secondo di Tigisi; nel secondo giudizio, quello di Milziade di Roma, era presente ed è stato assolto. Ancora non volete che noi fondiamo la nostra certezza su di esso: almeno permetteci di dubitare! Vi vince infatti non solo chi sa che Ceciliano è innocente, ma anche chi ignora la sua colpevolezza. Voi, invece, pensate che si debbano ribattezzare gli uni e gli altri, sia quelli che dicono: " Noi sappiamo ", sia quelli che dicono: " Non sappiamo chi fu Ceciliano ". Non devono essere ribattezzati quelli che Primiano battezzò dopo il primo giudizio, nel quale fu condannato assente, devono invece essere ribattezzati quelli che battezzò Ceciliano dopo il secondo giudizio, nel quale fu assolto essendo presente. Non fu lecita la condanna di quello, già condannato, e va bene; ma permettete almeno che si possa dubitare se fosse lecita quella di costui, assolto. Anche se fossimo certi delle sue malefatte, in nessun modo i peccati altrui ci inquinerebbero, salvo il caso in cui li imitassimo, in quanto siamo nella Chiesa che lo Spirito Santo ha predetta come un'aia coperta di paglia 58. E tuttavia, anche se ci viene detto che per noi sono peccati non accertati, non solo ci considerano colpevoli, ma sentenziano anche che dobbiamo essere ribattezzati. Questo è il vostro modo di agire? Stravolgete tutto così? Pensate davvero di avere la potestà di rendere santo ciò che voi volete sia santo o impuro ciò che voi volete sia impuro?. Frenatevi! Non avanzate nel male, per non perire lontano dal bene.


I buoni fedeli tollerano lodevolmente per amor di pace coloro che offendono la loro comunione.

41. 45. Veniamo all'altra mia affermazione: " Se tratti l'argomento delle persecuzioni, ti rispondo in due parole: se avete subìto qualche ingiustizia, non riguarda coloro che lodevolmente tollerano per la pace dell'unità quelli che compiono, anche ingiustamente, tali cose " 59. A quale falsità hai fatto ricorso per confutarla, senza riflettere che la tua lettera avrà pur qualche lettore sano di mente! Rispondi infatti come se io avessi detto che voi dovete subire la persecuzione per la pace dell'unità. Io non ho affatto detto questo in quel punto, bensì: " Se avete sofferto qualche ingiustizia, non è dovuta certamente a coloro che lodevolmente tollerano per la pace dell'unità quelli che commettono, anche a torto, tali cose contro di voi ". Poiché questo è stato affermato con assoluta chiarezza, prestino molta attenzione alla esposizione almeno coloro che tu hai voluto ingannare. Io non credo che tu non abbia capito un testo così chiaro; piuttosto, data la concisione della mia frase, hai pensato di poterla facilmente rendere oscura, in modo tale che, pur parlando di tutt'altra cosa, davi l'impressione di avervi risposto. Perché poi io abbia affermato che i nostri buoni fedeli tollerano lodevolmente per amor di pace coloro che offendono la nostra comunione, cioè la paglia dell'aia del Signore, quando agiscono iniquamente contro di voi, che bisogno c'è di dimostrarlo, di giustificarlo, se lo stesso beato Cipriano dice con assoluta chiarezza e candore a favore della mia tesi che, anche se si nota la presenza di peccatori nella Chiesa, non si deve abbandonare la Chiesa a causa loro 60. Ed è precisamente quanto ho detto io: costoro si devono tollerare per tutelare la pace dell'unità. In verità, essi non perseguitano voi in misura maggiore rispetto a noi; con la loro ingiusta persecuzione essi vi danno, tanto per ingannare gli ignoranti, un'aureola, sia pur falsa, di gloria; a noi, in cambio, infliggono una ferita profonda di tristezza.

I circoncellioni criminali.

42. 46. Poco dopo, facendo menzione di non so quali morti, sostieni che siano stati assassinati dai nostri e, dando libero sfogo alla tua eloquenza, amplifichi a dismisura il tono del discorso, in base al quale voi fate la figura dei martiri, mentre in realtà siamo noi che subiamo, giorno dopo giorno, gli attacchi incredibili dei vostri chierici e dei circoncellioni, assai peggiori di quelli compiuti da qualsiasi ladro o brigante. Essi, infatti, ben provvisti di armi terribili di ogni foggia, si aggirano terrorizzando e sconvolgendo, non dico la quiete e la pace della Chiesa, ma anche l'incolumità pubblica. Con aggressioni notturne mettono a soqquadro le case dei chierici cattolici, spogliandole di ogni cosa e lasciandole deserte; poi li rapiscono, li fustigano a sangue e li colpiscono a fil di spada, abbandonandoli in fin di vita. Per di più, inedito e finora inaudito genere di delitto, infondono nel cavo dei loro occhi una miscela di calce e di aceto; potrebbero cavarglieli subito, invece preferiscono torturarli lentamente, anziché accecarli rapidamente. Infatti, in un primo tempo adoperavano per questo delitto solo la calce, ma poi, resisi conto che le loro vittime avevano recuperato la vista, vi hanno aggiunto l'aceto.

I vescovi cattolici Servo di Tubursico-Bure e Massimiano di Bagai vessati dai circoncellioni.

43. 47. Tralascio di dire quanti delitti hanno commesso in passato, crimini che costrinsero a emanare i provvedimenti legislativi in questione contro il vostro errore, leggi temperate dalla mansuetudine cristiana anziché applicate con il rigore dovuto contro crimini così efferati. Il vescovo cattolico di Tubursico-Bure, di nome Servo, reclamava la restituzione di un fondo invaso dai vostri, e i procuratori delle due parti erano in attesa della decisione del proconsole; all'improvviso irruppero in questa città le vostre bande armate: lui a malapena riuscì a mettersi in salvo. Suo padre, un presbitero venerabile per età e virtù, gravemente ferito dai colpi infertigli, morì pochi giorni dopo. Massimiano, vescovo cattolico di Bagai, aveva ottenuto con sentenza giudiziaria, emessa fra le due parti, la restituzione della basilica del territorio di Calvia, che i vostri avevano usurpato illegittimamente in una certa occasione. Pur conservandola in virtù di un diritto ineccepibile, fu assalito nella stessa dai vostri e si rifugiò sotto l'altare, ed essi lo infransero facendolo rovinare su di lui; quindi lo colpirono con bastoni e fruste, lo ferirono crudelmente a colpi di spada e coprirono di sangue tutto il suolo circostante. Era stato anche gravemente ferito all'inguine, dalla quale il sangue colava copiosamente; ed era sul punto di soccombere, se il loro eccesso di crudeltà non fosse venuto in suo soccorso per un disegno occulto della misericordia divina. Lo posarono infatti mezzo morto su questa parte del corpo messa a nudo, prono a terra; impercettibilmente la polvere ostruì le vene, da cui fluiva a fiotti il sangue. Quando i nostri lo trasportarono fuori di là, quelli li assalirono di nuovo e lo strapparono loro con la violenza, colpendolo violentemente. Di notte, poi, lo gettarono dall'alto di una torre, ma il vescovo cadde su un soffice mucchio di letame e vi restò disteso, privo di sensi, ormai prossimo alla fine. Un povero, passando di là, si appartò in quel luogo per un bisogno fisiologico e lo trovò. Lo riconobbe, mentre, tutto tremante, chiamava sua moglie che portava una lanterna e, per pudore, era alquanto discosta. Allora tutti e due lo trasportarono in casa, mossi a compassione e con la speranza di una piccola ricompensa, poiché lo avrebbero presentato, vivo o morto, ai nostri come soccorso da loro. Per farla breve, egli si salvò con una cura prodigiosa, vive tuttora, e si contano sul suo corpo più cicatrici che membra. Si era già divulgata la notizia nei paesi d'oltremare che i vostri lo avevano ucciso e l'efferatezza di questo delitto, ovunque se n'era sentito parlare, aveva suscitato profonda indignazione, dolore e orrore. Quando lui si presentò poco dopo, la vista delle sue recentissime cicatrici giustificò la falsità di quella notizia. Vedendolo ora in quello stato, a stento potevano crederlo vivo e non sembrava temerario aver propalato la diceria del suo assassinio. Quando lui incontrò sul posto il collega di Tubursico-Bure, menzionato poco sopra, e qualche altro vescovo, vittime di analoghi o poco meno crudeli maltrattamenti, era evidente che ogni possibilità di tornare alle proprie sedi era ormai preclusa ad essi, anche perché la ben nota furia dei vostri circoncellioni, che forniva ai vostri chierici una temibile scorta, si fece ovunque una sinistra nomea. Da qui derivò quell'odio profondo nei vostri confronti, per cui si rimisero in vigore tutte le vecchie leggi contro di voi e si promulgarono queste nuove. Comunque, se confrontiamo il rigore di queste leggi nel loro complesso con la crudeltà dei vostri, che ha imperversato nell'anarchia più assoluta, esso non si può definire se non una meraviglia di mitezza. La grande potestà che queste leggi conferiscono pone in risalto la mansuetudine cattolica, più che punire la crudeltà eretica; ed è proprio questa crudeltà che escogita, minaccia ed esegue contro di noi stragi, rapine, incendi, accecamenti di occhi imperversando con più audacia e follia.


Le disposizioni imperiali contro le crudeltà donatiste.

44. 48. Ho voluto richiamare alla memoria questi fatti, perché hanno determinato in questi nostri tempi l'adozione delle suddette disposizioni imperiali contro di voi o, piuttosto, contro il vostro errore. In realtà, se avete un po' di buon senso, che cosa può essere più vantaggioso per voi?. Del resto, se volessi raccontare tutte le crudeltà dei vostri, apprese dagli scritti dei nostri antenati o per cognizione diretta, con le quali hanno perseguitato la Chiesa cattolica dal sorgere del vostro scisma fino ad oggi, che lingua e che penna, quanto tempo e studio mi occorrerebbero!

Invito dei vescovi cattolici per un concilio fra cattolici e donatisti.

45. 49. Quando ho trattato il caso di Ottato, che hai voluto scusare non riuscendo a giustificarlo, tu hai affermato che " i vostri non potevano essere responsabili per questo, in quanto nessuno l'aveva deferito a loro per giudicarlo " 61. Le numerose proteste dei nostri per le violenze forsennate dei vostri hanno riempito gli archivi pubblici, senza che questi fatti meritassero da parte vostra un sia pur minima misura repressiva. Forse si dirà, anche in questo caso, che le proteste furono certamente depositate, ma nessuna di queste fu trasmessa a loro per le dovute sanzioni. Ascolta, allora, alcune cose di cui sono a conoscenza. Quando siamo venuti a conoscenza che i vostri avevano deciso di riammettere i Massimiani, precedentemente condannati, ci siamo premurati di divulgare sollecitamente la notizia ovunque era possibile. I vostri, non sapendo che rispondere a fatti così recenti, incontestabili perché di pubblico dominio, ricorrendo con maggiore frequenza e audacia del solito alle violenze dei circoncellioni e alle loro bande scatenate, cominciarono a terrorizzarci perché non predicassimo più la verità cattolica e confutassimo la loro falsità. E poiché molti erano rimasti implicati nei lacci del loro errore, con i quali ci davamo da fare per poterli liberare, ci rispondevano che dovevamo trattare la questione con i loro vescovi e, da parte loro, sollecitavano vivamente una conferenza con noi, per poter vedere con quali oratori la verità trionfasse sull'errore. In un concilio di tutta l'Africa, riunito a Cartagine, ci è sembrato opportuno invitare i vostri vescovi a dibattere pacificamente le questioni, facendo anche trascrivere il nostro invito sui registri pubblici per poter provare a coloro che avevano espresso questo desiderio, che noi avremmo fatto tutto il possibile per soddisfarlo. Ogni vostro vescovo sarebbe stato invitato dal collega cattolico, che risiedeva nella stessa località. Così, eliminato l'errore attraverso la nostra conferenza, avremmo potuto fruire della società, unità, pace e carità, veramente degne di fratelli e di cristiani. Noi siamo convinti che, se vorranno che ciò si realizzi, potranno riconoscere, senza alcuna difficoltà e con l'aiuto della misericordia di Dio, la validità della nostra causa; se invece opporranno un rifiuto, perlomeno sarebbe evidenziata non inutilmente la loro malafede agli occhi di coloro che ci avevano chiesto un tale gesto. Tutto ciò è stato fatto, sono stati convocati, hanno opposto un rifiuto; in quali termini, ricolmi di falsità, invettive e acredine, sarebbe troppo lungo esporlo in questa sede.

Possidio e le insidie dei Donatisti capeggiati da Crispino.

46. 50. Nel frattempo, Crispino, il vostro vescovo di Calama, invitato ufficialmente nella stessa città da parte del mio collega Possidio, in un primo momento l'aveva indirizzato al vostro concilio, promettendo che là avrebbe preso visione con i suoi colleghi della risposta da dare. Rinnovato l'invito dopo un certo tempo, Crispino consegnò agli atti questa risposta: " Non avrai paura delle parole dell'empio 62, e ancora: Non parlare agli orecchi di uno stolto, perché non irrida le tue sagge parole 63. E termino la mia risposta con le parole di un patriarca: Lungi da me gli empi; non voglio conoscere le loro vie 64 ". Dotti e ignoranti riderebbero di questa sua risposta. Egli afferma infatti di non temere le parole di un peccatore e non vuole dir nulla alle orecchie dell'insensato, come se dovesse confidare sconsideratamente un segreto alle orecchie del tale, quando molti assennati potevano ascoltare ciò che diceva, a causa dei quali anche Cristo Signore diceva molte cose ai farisei benché insensati. Diceva anche che non voleva conoscere il cammino degli empi, come se quelli che considerava empi volessero insegnare a lui il loro cammino, mentre era piuttosto lui, se seguiva le vie di Dio, che avrebbe dovuto insegnare anche agli empi, come è scritto: Insegnerò agli erranti le tue vie e i peccatori a te ritorneranno 65. Quando dunque molti intesero questa risposta, furono in molti a rilevare anche quanto fosse sconclusionata in rapporto alla sostanza della questione, e quanto fosse amara e maledica, in quanto non riguardava la causa; e così la sua età avanzata, che presso di voi è considerata molto dotta, veniva ridicolizzata di fronte a un esordiente perché trovata impotente di fronte alla verità. All'improvviso, qualche giorno dopo, un altro Crispino, presbitero del precedente e a quanto si dice suo parente prossimo, tese a Possidio che era in viaggio un'imboscata con uomini armati. Il nostro Possidio era sul punto di cadere nelle loro mani, ma li scoprì in tempo e diede l'allarme, fuggendo per un'altra strada e rifugiandosi in un podere, nel quale Crispino non avrebbe osato entrare o perché non poteva realizzare il suo proposito o, se anche avesse potuto fare qualcosa, non avrebbe potuto negarlo. Fiutata la cosa, Crispino si mise subito sulle sue tracce, talmente accecato dalla follia, da considerare ormai umiliante nascondersi. Quindi con un cordone di uomini armati accerchia la casa, in cui si era asserragliato Possidio con i suoi, lanciando pietre da tutte le direzioni, incendiando tutt'intorno, tentando da più punti di forzare l'entrata. Gli abitanti del luogo, presenti in gran numero, rendendosi conto del pericolo incombente se l'assalto criminale intentato fosse stato portato a termine in quel luogo, in parte facevano appello alla pietà di Crispino, non osando urtarlo con una resistenza aperta, in parte si davano da fare per spegnere gli incendi dal basso. Ma lui non rallentò affatto la sua azione, impetuoso e inesorabile. Intanto la porta cedette sotto i colpi; gli assalitori entrarono, massacrando le bestie da soma che si trovavano nella parte inferiore della casa, poi fecero scendere dal piano superiore il vescovo, ricoprendolo di insulti e percosse. Allora intervenne Crispino in persona per impedire sevizie più gravi, come se cedesse alle suppliche di quella gente, anche se nella sua ira non sembrava preoccuparsi tanto delle suppliche altrui, quanto di temere eventuali testimoni del suo delitto.


Quale potestà la Chiesa cattolica aveva e perché non voleva usarla contro i suoi nemici.

47. 51. Appena si conobbero questi fatti a Calama, ci si aspettava di vedere come il vostro vescovo Crispino avrebbe punito il suo presbitero. Fu stesa anche una vibrata protesta, pubblicata sugli atti municipali, che per un senso di timore o di pudore lo avrebbe dovuto obbligare ad imporre la sanzione ecclesiastica. Ma egli ignorò del tutto la cosa, per cui si levò un tumulto tale tra i vostri, da far pensare che avrebbero precluso la via alla pubblicazione della verità, o meglio, già avevano deciso di precluderla non essendo in grado di farvi fronte. Allora si rimisero in vigore contro il vostro vescovo Crispino le leggi che non mancavano, ma che giacevano fra le nostre mani come se non esistessero, più per mostrare la nostra mansuetudine che per punire la loro audacia. Altrimenti non si sarebbe capito veramente quale potestà la Chiesa cattolica aveva e quale non voleva usare, con l'aiuto di Cristo, contro i suoi nemici, e questo non facendo appello ai circoncellioni, che portano a compimento le loro violenze private in base alla presunzione eretica, ma piuttosto facendo appello ai regnanti sottomessi al giogo del Signore Dio secondo la verità profetica. Crispino comparve, dunque, davanti al tribunale e fu assai facilmente convinto di eresia, cosa che lui aveva negato durante l'interrogatorio del proconsole. Tuttavia, per i buoni uffici di Possidio, non fu obbligato a pagare le dieci libbre d'oro, ammenda fissata dall'imperatore Teodosio il grande per tutti gli eretici. Non contento di questa mitissima sentenza, e obbedendo a non so quale progetto che si diceva avesse incontrato la disapprovazione generale dei vostri, decise di appellarsi ai figli dello stesso Teodosio. L'appello fu accolto; giunse il rescritto. E che cosa diceva? Ciò che il partito di Donato sapeva già: che questa ammenda in oro lui la doveva pagare come gli altri eretici. Dal momento che lui ha preso parte con loro alla persecuzione, o considera bene che c'è una giustizia comune con quelli o, se non lo ritiene, che non si vanti di essere giusto per il fatto che si vede sottoposto a una pena che reprime anche le eresie, che lui riconosce ingiuste. E, finalmente, si renda conto che non è la pena che fa il martire di Cristo, ma la causa. Quanto a noi, ci rinfacci pure di essere persecutori così crudeli, che neppure dopo il rescritto imperiale Crispino ha versato quell'oro al fisco, grazie all'indulgenza che i vescovi cattolici sollecitarono nei suoi confronti. E ora, malgrado le leggi anche più recenti che minacciano con la proscrizione i vostri vescovi, abiti al sicuro nella sua proprietà, mentre i chierici cattolici lasciano sotto la minaccia dei circoncellioni e dei vostri chierici case, viveri, salute e la luce del loro corpo.

La perfidia di Crispino.

48. 52. Perché dovrei paragonare gli autori di questi delitti ai briganti, ai pirati, a una qualunque razza di barbari sanguinari, se non li si può neppure paragonare al diavolo, maestro di tutte le crudeltà? Egli, dopo aver spogliato di tutti i suoi beni quel sant'uomo di Giobbe, lo colpì con piaghe strazianti dalla testa ai piedi, e tuttavia gli lasciò integro lo spazio per due occhi integri; non spense i suoi occhi, benché il corpo di lui fosse stato dato tutto in suo potere 66. In verità, queste cose non feriscono certo le orecchie dei vostri, poiché Crispino avrebbe preferito andare a Cartagine, farsi vittima della sua ostinazione, ricusare la pur mitissima sentenza comminatagli, merito dei buoni uffici della mansuetudine episcopale, per appellarsi ai figli di colui nella cui legge si trovava irretito, per far ricadere su tutto il partito di Donato ciò che non voleva né doveva sopportare da solo: tutto questo, anziché punire un delitto così temerario e odioso con la semplice degradazione di un solo suo presbitero.

Le crudeltà dei circoncellioni contro Restituto, difeso da Agostino.

48. 53. Nella regione di Ippona viveva un vostro presbitero, un certo Restituto, il quale era passato alla pace cattolica prima che fossero emanate queste leggi imperiali, mosso dal desiderio della verità e per sua espressa volontà. Fu portato via con la forza dalla sua casa dai vostri chierici e circoncellioni; in pieno giorno fu condotto sotto gli occhi di tutti in un borgo vicino e fu fustigato a sangue in balia di quei forsennati, senza che alcuno osasse opporsi; poi lo voltolarono in una palude fangosa e lo rivestirono di un tessuto di giunco per deriderlo. Quando questo spettacolo ebbe colmato di disgusto gli occhi di quelli che lo compiangevano e saziato gli occhi di coloro che lo dileggiavano, lo trascinarono da lì in un'altro luogo, ove nessuno dei nostri osava accedere, e solo al dodicesimo giorno fu rilasciato. Io, personalmente, ho presentato la mia protesta al vostro vescovo di Ippona, Proculeiano, e precisamente attraverso gli atti municipali, perché se fosse stato necessario intentare un'azione giudiziaria, lui non negasse di essere venuto a conoscenza del fatto. Quale fu la sua risposta, in qual modo cercò di schivare la questione e come pensò di eludere in seguito la nostra intenzione con un peggiore inganno anche non rispondendo, lo testimoniano a sufficienza gli atti stessi. Quando mai avremo il tempo di raccontare tutte le angherie che i vostri hanno fatto soffrire ai loro chierici che sono passati da voi a noi? E, per finire, coloro che ritornano a noi non abbandonano la verità per la persecuzione; al contrario, molti non vengono per timore di subire da parte dei vostri la persecuzione per la verità.


Insofferenza dei Donatisti contro le ordinanze imperiali e le morti volontarie che si infliggono i circoncellioni.

49. 54. Ritira, dunque, queste inutili accuse sulle punizioni che le ordinanze imperiali vi hanno inflitto a causa del vostro errore. Queste pene sono insignificanti, quasi nulle, a confronto della folle rabbia dei vostri. Voi ci imputate anche i provvedimenti che adottano le potestà civili, non per volontà ma per necessità, al fine di tutelare l'incolumità pubblica dagli attacchi dei vostri. Se quei quaranta individui, che avevano giurato di uccidere l'apostolo Paolo 67, si fossero scagliati contro i soldati che lo scortavano e avessero ricevuto la loro punizione, il fatto non sarebbe certo da imputare a Paolo. Tralascio anche di parlare delle morti volontarie che si infliggono i circoncellioni, e che mettete in conto a noi con le vostre menzogne. Per quanto poi riguarda Marculo, ho appreso che si è gettato nel vuoto: cosa certamente più degna di fede di quella che una qualsiasi autorità romana abbia potuto dare un ordine simile, del tutto insolito nella legislazione romana. Del resto, questo genere di suicidio è proprio ciò che distingue la vostra eresia da tutte le altre che circolano con il nome cristiano. Che importa se i vostri vescovi si vantano di avere vietato e condannato nei loro concili il suicidio, come hai ricordato?. Tante sono le rupi e i burroni scoscesi che ogni giorno sono funestati dal sangue di queste morti dopo la lezione di Marculo! Ho riferito dunque quanto ho inteso raccontare di Marculo, anche perché questa versione mi sembrava più credibile; ma, quale sia la verità, solo Dio lo sa! Quanto agli altri tre, la cui morte attribuisci altrettanto a noi, confesso di non aver indagato, presso coloro che suppongo siano al corrente dei fatti, che cosa sia successo e come si siano svolti i fatti.

Il sentimento di vendetta è lungi dal cuore dei buoni.

50. 55. Comunque a nessun buon fedele della Chiesa cattolica piace veder condannare a morte qualcuno, anche se è un eretico. Neppure approviamo il desiderio di vendetta che, pur lontano dall'infliggere la morte, colpisce rendendo male per male. Detestiamo ancor più il fatto che qualcuno, col pretesto di lottare per l'unità, si appropri dei beni altrui che desiderava: non parlo delle proprietà che sotto il nome di Chiesa non devono possedere gli eretici, ma dei beni di un qualunque privato. Il complesso di questi misfatti rattrista i buoni, i quali per quanto possibile li impediscono e li reprimono, e quando non possono li tollerano. L'ho già detto: essi lodevolmente li tollerano per amore della pace, non giudicandoli degni di lode, ma di condanna; e non abbandonano la messe di Cristo a causa della zizzania, né l'aia di Cristo a causa della paglia, né per la presenza di vasi senza onore la grande casa di Cristo, né per i pesci cattivi le reti di Cristo.

Le leggi cattive provano i buoni, le leggi buone emendano i cattivi.

51. 56. Quando i re vivono nell'errore, promulgano leggi contrarie alla verità per favorire direttamente l'errore; quando essi sono nella verità, legiferano similmente contro l'errore e a vantaggio della verità stessa; così le leggi cattive provano i buoni, le leggi buone emendano i cattivi. Il malvagio re Nabucodonosor pubblicò un editto inesorabile: adorare la sua statua; poi, ravvedutosi, emanò una legge severa che proibiva di bestemmiare il vero Dio 68. Ecco come i re, obbedendo agli ordini divini 69, servono Dio in quanto re: ordinando nel loro regno il bene e vietando il male, non solo nell'ambito della società umana, ma anche in ciò che concerne la religione divina.


Sempre si deve mantenere quella moderazione che è consona al sentimento di umanità e adeguata alla carità.

51. 57. Tu dici senza alcun fondamento: " Mi affiderò al libero arbitrio ". Perché allora non proclami che si deve consentire al tuo libero arbitrio di commettere omicidi, stupri e ogni altro tipo di delitti e scandali? Cose tutte invece che è quanto mai utile e salutare reprimere con leggi giuste. Certo, Dio ha dato all'uomo una volontà libera, ma non ha voluto che quella buona fosse senza frutto e quella cattiva senza punizione. " Chiunque perseguita un cristiano - affermi - è nemico di Cristo ". Tu fai una affermazione vera, a condizione che persegua in lui ciò che si oppone a Cristo. In effetti, né il padrone nei confronti del suo servo, né il padre verso il figlio, né il marito con la moglie devono desistere dal perseguire i vizi contrari alla verità cristiana, essendo entrambi cristiani. Se non li combattono, non saranno a buon diritto ritenuti colpevoli di negligenza? Comunque, in ogni caso, si deve mantenere quella moderazione che è consona al sentimento di umanità e adeguata alla carità, in modo da non esercitare mai tutto il potere di cui si dispone; e quando lo si esercita, non si perda la carità, quando non lo si esercita, si dia prova di mansuetudine. Invece, quando le leggi divine o umane non concedono alcuna potestà, non si arrischi nulla di riprovevole o di imprudente.

La storia dei Massimiani.

52. 58. Veniamo ora alla storia dei Massimiani, che poco prima avevo rinviato; così apprenderai che anche i tuoi vescovi ti hanno detto il falso, e non solo per quanto attiene la questione del battesimo o la tolleranza dei peccati altrui nella Chiesa senza che alcuno sia contaminato, ma anche per quanto concerne l'odiosità della persecuzione, in cui certamente i vostri, nei confronti dei nostri, sono andati ben al di là di tutti i diritti e le garanzie della legislazione romana: vedrai che tutto si chiuderà su quest'unica causa dei Massimiani. Infatti, se hai avuto la pazienza di leggere la memorabile sentenza dei vostri trecentodieci vescovi del concilio di Bagai, della quale poco sopra ho citato quello che mi è parso sufficiente, essa mostra con assoluta evidenza che furono condannati dodici vescovi insieme a Massimiano, i quali avevano presenziato alla sua ordinazione imponendogli le mani, però fu accordata una dilazione temporanea della pena per consentire di ritornare alla vostra comunione a coloro che, pur essendo in comunione con Massimiano e avendo condannato Primiano, non avevano però assistito alla consacrazione di Massimiano perché, in effetti, non tutti poterono assistere né dovettero in forza di una prassi. Mi stupisce davvero come tu abbia permesso a qualche imprecisato mentitore di ingannarti, al quale, perché non ti ingannasse, avrai potuto leggere quelle precise parole che non sono oscure e non esigono acutezza d'ingegno per discuterle, ma solamente uno spirito attento. Ma siccome può verificarsi il caso che tu non abbia letto la sentenza e con una certa dose di ingenuità abbia dato credito facilmente all'uno o all'altro vescovo, visto il loro titolo, e alle false insinuazioni di uno o più vescovi, prendi la sentenza, leggila e vedrai che ciò che ti dico è la verità. Costoro, per occultare la loro menzogna, non possono modificarla a loro piacere, né tantomeno falsificarla: essi l'hanno allegata in un giudizio pubblico davanti al proconsole, più volte l'hanno fatta inserire negli atti municipali per esigenze inerenti la loro causa, quando lottavano contro di loro perché fossero espulsi dalle basiliche.

Estratto della sentenza del concilio di Bagai.

53. 59. Ecco certamente come inizia quella sentenza: " Quando, per la volontà di Dio onnipotente e del suo Cristo, abbiamo celebrato il concilio nella Chiesa di Bagai, noi, Gamalio, Primiano, Ponzio, Secondiano, Ianuariano, Saturnino, Felice, Pegasio, Rufino, Fortunio, Crispino, Florenzio, Ottato, Donato, Donaziano, e i restanti in numero di trecentodieci, piacque allo Spirito Santo, che è in noi, di assicurare una pace perpetua e di stroncare gli scismi sacrileghi ". Poco sotto, dopo aver vomitato contro costoro terribili anatemi, essa continua: " Massimiano, avversario della fede, corruttore della verità, nemico della Chiesa madre, ministro di Datan, Core e Abiron, è stato espulso dal grembo della pace col fulmine della nostra sentenza ". Come vedi, ne sono convinto, Massimiano è stato senza ombra di dubbio condannato. Dopo poche frasi, ma certo durissime, che piacque loro declamare contro di lui, la sentenza accomuna nella stessa sorte i suoi consacratori e li condanna con lui senza accordare alcuna dilazione: " Egli non è il solo - così recita - a vedersi condannato con la giusta morte che gli vale il suo crimine; la catena del sacrilegio trascina anche molti nella complicità del suo crimine ". Poi la sentenza, dopo aver profuso il repertorio di invettive che gli è sembrato conveniente pronunciare per amplificare il suo crimine, li cita nominalmente e conclude con la loro condanna: " Pertanto, i colpevoli di questo famigerato crimine: Vittoriano di Carcabia, Marziano di Sulletto, Beiano di Beiana, Salvio d'Ausafa, Teodoro d'Usala, Donato di Sabrata, Miggino d'Elefantaria, Pretestato d'Assuras, Salvio di Membressa, Valerio di Melzi, Feliciano di Musti e Marziale di Pertusa, la cui funesta opera di perdizione ha formato un ammasso lutulento in un vaso sordido, come anche i chierici che un tempo facevano parte della Chiesa di Cartagine, i quali, assistendo al misfatto, hanno fatto da intermediari a questo incesto illecito, sono stati condannati, sotto la presidenza e per ordine di Dio, dalla bocca veridica del concilio universale. Sappiatelo! ". Si può dire qualcosa di più chiaro, di più esplicito, di più categorico?

54. 60. Ascolta, adesso, a chi è stata accordata una proroga, e vedrai che furono quelli che non avevano presenziato alla consacrazione, quando furono imposte le mani su Massimiano: " Quanto a coloro - prosegue la sentenza - che non hanno macchiato i virgulti dell'arbusto sacrilego, cioè coloro che, per un pudico rispetto della fede, ritirarono le loro proprie mani dal capo di Massimiano, noi abbiamo concesso di fare ritorno alla madre Chiesa ". Vedi come non dice che costoro erano stati condannati, ma solo che dovevano considerarsi destinatari della medesima condanna se, spirato il tempo stabilito, non avessero voluto rientrare. Il quale giorno lo fissano con queste parole: " E perché la brevità della proroga concessa per il ritorno - dice la sentenza - non pregiudichi la speranza della salvezza, ridotta per l'incalzare del giorno, noi spalanchiamo la porta dell'ammissione fino al giorno ottavo prima delle calende del prossimo gennaio a tutti coloro che riconoscano la verità, ferme restando le decisioni precedenti; così, al loro rientro, saranno pienamente reintegrati nella loro dignità e nella loro fede. Se qualcuno, per la sua indolente pigrizia, non potrà entrare per essa, sappia che egli stesso si è precluso volontariamente il facile ingresso per ottenere indulgenza. Saranno soggetti alla suddetta sentenza e alla penitenza prefissata anche coloro che tornano dopo il tempo stabilito ".

Nel concilio di Bagai Feliciano e Pretestato furono condannati senza dilazione.

55. 61. Certamente hai già intuito, retore consumato quale sei tu, che è proprio contro coloro che ti hanno mentito che tu devi ritorcere le accuse che avevi pensato di scagliare contro di noi, come se ti avessimo mentito intorno a questo argomento. Certamente te ne sei accorto: i due vescovi, dei quali stiamo trattando, rientrano nel numero di quei dodici che furono condannati senza dilazione con Massimiano, non di coloro ai quali è stata concessa una proroga per ritornare. È certo che la cosa è chiara, lampante, nettissima: non si può assolutamente confondere, oscurare, occultare ciò che con tanta eloquenza distinse, espresse, illustrò colui che dettò quella sentenza. Perché dilungarsi ancora in chiacchiere? Perché lottare ancora contro una verità così luminosa e a favore di un errore così palese? Perché gli uomini ingannano se stessi? Se essi si legano e avvolgono sempre più strettamente nei lacci del diavolo, che dovrebbero invece sciogliere e strappare, ascolta ancora in qual modo debbano sperimentare maggiore vergogna e, volesse il cielo!, con qualche frutto di correzione!

Circostanze storiche del concilio di Bagai.

56. 62. Nel citato concilio di Bagai è stato registrato il giorno e il console, non solo nel quale è stato pubblicato il decreto conciliare, ma anche quello della stessa proroga. Dunque, dal giorno ottavo delle calende di maggio dopo il terzo consolato di Teodosio Augusto e di quello di Abbondanzio, data del concilio di Bagai, e fino al giorno ottavo delle calende di gennaio, data della fine della proroga, si contano all'incirca otto mesi. Ora, si trova una richiesta presso il proconsole Erode - osserva quanto tempo dopo - formulata contro Feliciano e Pretestato, per espellerli dalle sedi di Musti e di Assuras, di cui ho già citato poche frasi: " Dopo il terzo consolato di Arcadio e il secondo di Onorio, nostri sovrani, il sei delle none di marzo, a Cartagine, davanti al tribunale segreto del pretorio, Tiziano ha testimoniato: Il presbitero Pellegrino e gli anziani della Chiesa di Musti e della regione di Assuras espongono il seguente voto: Poiché Donato, uomo di venerabile memoria, aveva difeso la santità della Chiesa cattolica dall'errore della fede erronea, intorno al suo nome e al suo culto si riunì quasi tutto il mondo con una obbedienza assoluta. Ma siccome il veleno di un certo Massimiano ha inquinato il proposito degno di lode e ammirazione della sua religione, una folta rappresentanza di vescovi, riuniti in assemblea sotto l'ispirazione di Dio, condannò con la repressione propria di una mente pura quest'uomo o, meglio, questa peste, che aveva offeso la maestà superna. Indirizzò anche un'ammonizione altrettanto energica a coloro che erano stati implicati nell'errore della presunzione altrui, dapprima offrendo il porto della penitenza, qualora intendessero ritornare entro il tempo fissato nella via della religione che avevano abbandonato. Ma, purtroppo, l'iniquità si affeziona ai suoi propositi e non abbandona se stessa, anche se è precipitata una sola volta dalla propria altezza. È così che lo stesso Massimiano nutre la sua audacia nascente e attira attorno a sé altri complici della sua follia. Fra costoro c'è un certo Feliciano, il quale segue dapprima il retto cammino, ma poi è offuscato dalla contaminazione di questa depravazione; egli risiede nella città di Musti ed ha creduto suo dovere impossessarsi con una sorta di occupazione militare delle mura consacrate a Dio onnipotente e anche della venerabile Chiesa. Costui ha come emulo Pretestato, della regione di Assuras. Ma quando l'assemblea dei presbiteri ha fatto sentire il suo pensiero davanti all'autorità della tua equità, hai ordinato, come ne fanno fede gli atti, di desistere da ogni tentativo di opposizione, di sottrarre le chiese alle anime sacrileghe e di restituirle ai sacratissimi sacerdoti ". Come ben vedi, sono trascorsi all'incirca tre mesi dal giorno della proroga stabilita fino al giorno di questa richiesta. Ora invece si prolunga questo conflitto, per quanto ci è stato dato di investigare negli atti proconsolari e municipali, fino al proconsolato di Teodoro, cioè fino all'undici delle calende di gennaio dell'anno seguente. Infatti, in quel giorno i chierici e gli anziani, che agivano sotto le direttive del vescovo Rogato, il quale era stato eletto per sostituire il condannato Pretestato di Assuras, allegarono l'ordine del proconsole in questione. Durante tutto questo tempo, Feliciano e Pretestato erano al di fuori della vostra comunione, e nei processi pubblici erano accusati di essere nemici di questa vostra comunione, e si reclamava la loro espulsione, in quanto sacrileghi, dai luoghi consacrati al sommo Dio.

Viene approvato il comportamento dei Donatisti circa i convertiti dallo scisma sacrilego.

57. 63. Dunque, a qualunque gruppo essi abbiano appartenuto - benché sia abbastanza chiara la loro appartenenza - quelli che non si reintegrarono nella vostra comunione entro il termine fissato, come poterono battezzare in tutto quel tempo, nel quale furono separati da voi? Come rientrarono, insieme a coloro che avevano battezzato al di fuori della vostra comunione, senza un nuovo battesimo che li purificasse? In questo fatto, non vi rimproveriamo di non aver considerato sacrilego il battesimo di Cristo, neppure nello scisma sacrilego; né di aver approvato, una volta corretta la perversità, ciò che anche nei perversi era stato retto; né di aver distinto i vizi umani dai sacramenti divini; né di aver giudicato che non si devono condannare nelle persone condannate né mutare in quelle accolte quei doni della Chiesa, che poterono essere posseduti e trasmessi al di fuori della Chiesa per la rovina di coloro che li possiedono e di coloro che li ricevono.

La Chiesa cattolica si comporta con gli scismatici convertiti come i Donatisti con i Massimiani.

58. 64. Non biasimiamo neppure il fatto di accogliere senza degradazione alcuna e di purificare con l'abbondanza della carità gli stessi colpevoli di un crimine famigerato, sia dopo la sentenza di condanna dei medesimi sia dopo la data della proroga fissata per gli altri. Lo avete fatto considerando che erano popolazioni dallo spirito debole quelle che si erano affidate ad essi, e richiamandovi, penso, alla sollecitudine del padre di famiglia, per non sradicare il buon grano insieme alla zizzania. Non vi rimproveriamo neppure di aver perseguito con il ricorso al potere temporale coloro che erano ancora irretiti nel famigerato sacrilegio dello scisma. Questo infatti si faceva, come i fatti hanno dimostrato, per il desiderio di correggerli, non di danneggiarli, cioè allo scopo di scuoterli salutarmente con queste pene, di costringerli a riflettere sul loro crimine e di emendarsi reprimendo la violenza della loro opposizione. Ma, precisamente perché non vi rinfacciamo nulla di questo, con pieno diritto vi incolpiamo del crimine del vostro scisma, lo detestiamo con pieno diritto e con tutte le ragioni lo confutiamo. Con questo crimine vi separate da noi, anzi, vi separate dalla comunione cattolica del mondo intero, accusandoci per di più di ciò che non potete negare, credo, di aver fatto voi stessi nella causa dei Massimiani. Se il battesimo - che Feliciano e Pretestato hanno conferito quando si erano uniti a Massimiano dopo essersi separati da voi, e furono condannati da voi insieme a lui a causa del loro empio scisma - è di Cristo, e pertanto non deve essere annullato in modo alcuno, come è possibile che non sia battesimo di Cristo e possa essere distrutto quello che si dà nella Chiesa, la quale " estende i suoi rami - per usare l'espressione di Cipriano - per tutta la terra con la ricchezza della sua fecondità " 70; il quale battesimo, per finire, è conferito in quelle Chiese, di cui voi non finite mai di leggere i nomi nelle lettere degli Apostoli e che mai avete condannato in un concilio come avete fatto con Feliciano e Pretestato? Se a voi è piaciuto di reintegrare i condannati in tutti i loro diritti per risarcire il partito di Donato, che male vi ha fatto l'unità di Cristo, diffusa nel mondo intero, essa che non ha potuto condannare alcuno senza prima dargli udienza, né ha condannato o assolto gli sconosciuti o ha ritenuto innocenti quelli che seppe assolti? Se avete espulso dalle loro sedi con la persecuzione, per ordine dei giudici, i Massimiani che si erano separati da voi, perché vi lagnate di subire pene immeritate da parte degli imperatori, che inviano gli stessi giudici, voi che vi siete separati con un abominevole scisma dalla Chiesa di colui del quale è scritto: A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni, e dominerà da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra 71?

Non chi subisce una persecuzione è conseguentemente giusto, né è conseguentemente ingiusto colui che l'infligge.

59. 65. Ecco, ormai non dico più: " Se non è lecito perseguitare, Ottato lo ha fatto ", perché tu non dica ancora che non ha nulla a che vedere con i vostri ciò che fece Ottato a loro insaputa, quando proprio loro non consentono di dire che le terre più sperdute dell'Africa non hanno niente a che vedere con quanto ha compiuto Ceciliano a loro insaputa. Chi fossero i traditori in Africa, che cosa abbiano commesso i vescovi indegni dell'Africa, noi lo ignoriamo. Io dico questo: se non è lecito fare una persecuzione, i vostri l'hanno fatta ai Massimiani, tanto che voi non potete negarlo. Se coloro che subiscono la persecuzione sono innocenti, i Massimiani l'hanno subìta. Vorrai forse dire adesso: " La basilica o, meglio, la spelonca di Massimiano è stata distrutta dal popolo, senza che qualcuno dei nostri vi prendesse parte? ". Pur investigando a quale comunione appartenesse quella turba - ammesso pure che non siano stati inviati da voi - , si scoprirà certamente che costoro erano dei vostri o erano mescolati ai vostri per dare man forte. Ma, che c'importa? Infatti tu rispondi così: " Non l'abbiamo fatto noi, noi non li abbiamo inviati, ignoriamo chi fossero quelli ". Ciò che è chiaro è questo: colui che tu chiami ingiusto, ha sofferto persecuzione da parte di qualcuno; dunque ciò che soffrite voi non può dimostrare che voi siate giusti. E chi fossero quelli che inflissero la persecuzione ai Massimiani, lo attestano gli atti proconsolari. Sono stati nominati gli avvocati, si è fatto ricorso ai tribunali, si è proceduto come si procede contro gli eretici. Essi, da parte loro, sollecitavano protezione come possessori; i vostri allegavano gli atti del concilio di Bagai e reclamavano che i condannati fossero espulsi dalle sedi sacre. Vi sono state diverse istanze, la sentenza è stata pronunciata. Quando, alla presenza di Salvio di Membressa, avete dimostrato che essi erano eretici, li avete sconfitti, li avete espulsi. Pertanto, prendo atto che costoro hanno subìto una persecuzione e voi siete stati i promotori; cerco chi è nel diritto, voi sostenete di essere questi tali. Concludo: allora, non chi subisce una persecuzione è conseguentemente giusto, né è conseguentemente ingiusto colui che l'infligge.

Ottato il Gildoniano.

60. 66. Tu accuserai di nuovo le arti della dialettica; però, almeno tacitamente, riconoscerai che dico la verità e preferirai piuttosto correggere la tua affermazione, in base alla quale nessuna persecuzione è giusta, anziché continuare a chiamare ingiusti i persecutori dei Massimiani, che sono i vostri, come del resto hai riconosciuto attraverso gli atti proconsolari. Certo è che voi, non senza profitto, avete perseguito l'errore dei vostri scismatici, poiché con lo stesso conflitto e le stesse pene avete corretto Feliciano e Pretestato. Si dice anche che i cittadini di Musti e di Assuras temevano Ottato il Gildoniano perché minacciava rappresaglie più severe, come io stesso ho appreso anche dalla loro viva voce, e quindi forzarono i loro vescovi a ritornare nella comunione di Primiano. Ma, dal momento che Ottato non ha fatto registrare questo fatto nei pubblici atti, perché mai dovrei servirmi di queste circostanze contro di voi, che siete disposti a negare tutto ciò che potete negare? Esistono atti proconsolari e municipali: dopo averli letti, siamo in grado di mostrare con quale violenza i vostri forzarono i Massimiani ad abbandonare i loro luoghi. Non li incolpiamo, non vogliamo il loro male; voi non avete faticato invano, non li avete terrorizzati invano, non li avete perseguiti senza risultato. Nella loro afflizione si dolsero per la loro animosità; li avete domati, emendati, corretti e accolti dopo la loro condanna, dopo la proroga concessa agli altri, dopo averli perseguitati. Ora però sono stati accolti con la stessa dignità di prima, senza alcuna forma di espiazione o degradazione con l'umiliazione di una penitenza più dura, né loro né quelli che sono stati accolti insieme a loro, che avevano trascinato con sé nello scisma contro di voi, che avevano battezzato stando al di fuori di voi e, forse, avevano ribattezzato dopo di voi.

Rimescolamento di fatti recenti con quelli di un passato tanto remoto.

61. 67. Ormai non avete più alcuna possibilità di far credere ai disinformati le vostre oscure menzogne, rimescolando fatti di un passato così remoto. Che i vostri abbiano accusato Ceciliano davanti all'imperatore del tempo, Costantino, lo proclamano i documenti pubblici; che sia stata trattata la causa e condotta a buon fine, anche con l'assoluzione di Felice d'Aphtungi, il consacrante di Ceciliano, colui che nel concilio di Cartagine chiamarono " la fonte di tutti i mali " e denunciarono con incessanti appelli allo stesso Costantino, lo si deduce dalle sue lettere, lo attestano gli archivi proconsolari. Voi non demordete, reclamate, combattete contro la verità più lampante, dite che Ceciliano ha corrotto anche i giudici d'oltremare e lo stesso imperatore si è lasciato sedurre con non so quali favori. La verità è che l'accusatore sconfitto è ancor più spudorato, in quanto diventa calunniatore anche del giudice. Ciò nonostante, del cumulo delle vostre menzogne con le quali infangate i giudici d'oltremare, noi riteniamo almeno questo: i vostri antenati furono i primi ad assumere l'iniziativa di deferire questa causa all'imperatore, i primi ad accusare Ceciliano e il suo consacrante davanti all'imperatore, i primi nel perseguire Ceciliano e i suoi compagni davanti all'imperatore. E così voi credete di eccitare l'odio più vivo contro di noi, poiché come sconfitti subite ciò che fareste certamente se foste vincitori. È esattamente come se i nemici di Daniele, quando fu liberato perché riconosciuto innocente, avessero voluto incolparlo di essere stati divorati dai leoni, mentre calunniandolo avevano tentato di farlo divorare da loro 72. Altro fatto acquisito: qualunque cosa pensiate o inventiate sia dei giudici d'oltremare, che hanno assolto Ceciliano presente nel concilio transmarino, sia dello stesso imperatore Costantino, come se fosse stato corrotto con favori, davanti al quale i vostri antenati accusarono Ceciliano e il cui giudizio anteposero al giudizio episcopale, tutti i cristiani cattolici che allora erano sparsi dappertutto in regioni vicine o lontane, ai quali poté giungere la notizia su Ceciliano e i suoi colleghi, non dovevano credere agli accusatori sconfitti, ma ai giudici ecclesiastici. Quando infatti non possiamo essere tutti giudici, è preferibile credere a coloro che hanno potuto esserlo, anziché aver l'ardire di giudicare gli stessi giudici, fidandoci magari dei litiganti sconfitti, dei quali non abbiamo potuto essere giudici.

62. 68. Per questo motivo gli accusatori di Ceciliano, il quale fu assolto essendo presente, intentarono con la più spudorata audacia di riversare i crimini, falsi o comunque non provati, non solo sui giudici che l'avevano assolto, ma anche su tutti i cristiani cattolici di ogni nazione, che ignoravano quel dissenso degli Africani o che preferivano credere, a tal riguardo, ai giudici che si erano pronunziati come era parso loro giusto, a loro rischio e pericolo, anziché dar retta ad accusatori vinti: essi negavano a tutti il titolo di cristiani. Anche per questo alla fine vi è cascata addosso la causa dei Massimiani, nella quale essi condannassero, perseguitassero i condannati, ricevessero con la stessa dignità i perseguitati, accettassero il battesimo dei candannati. Così, coloro che avevano osato condannare gli innocenti, furono costretti ad assolvere dei colpevoli; non quelli che avevano creduto innocenti, ma quelli che sotto la presidenza e per ordine di Dio, come dicono, avevano condannato con la bocca veridica del loro concilio plenario. Chi ha mai detto a qualcuno una cosa simile: " Poiché hai creduto al giudice che assolve anziché a me che accuso, tu sei colpevole come coloro che ho accusato "? Eppure questo si rinfaccia alla cristianità universale; la qual cosa, se si dicesse anche solo ad un uomo, parrebbe, non dico l'ingiustizia peggiore, ma una pura follia. O mirabile mancanza di dignità! Africani accusarono altri Africani del crimine di tradizione, i giudici transmarini assolsero gli accusati, i popoli invece dell'intero universo sono diventati traditori perché credettero ai giudici che li assolsero, anziché credere agli accusatori che li avevano incriminati!

O partito di Donato, meritatamente ti è stata propinata la causa dei Massimiani!

63. 69. O partito di Donato, meritatamente ti è stata propinata la causa dei Massimiani: bevi il calice dalla mano del Signore che corregge e ammonisce! Se comprendi e accetti di buon grado questo fatto, questa è la misericordia di lui che corregge perché tu non cada nel giudizio di lui che punisce. Ti si dice: Superba e dura cervice, riconcìliati con i popoli cristiani di tutto il mondo che tu hai accusato ingiustamente, almeno dopo esserti riconciliata con quelli che hai condannato. Perché annulli il battesimo di Cristo in quelle Chiese o da quelle Chiese che gli Apostoli hanno fondato? Hai già riconosciuto la validità del battesimo che diedero i condannati da te, prima che si riconciliassero con te. Perché ti glori della persecuzione che subìsci? Se essa è segno di giustizia, il partito di Massimiano è più giusto, poiché esso l'ha sopportata da te e con te la sopporta. Ascoltate il Salmo divino: Non siate come il cavallo e come il mulo privi d'intelligenza 73. Voi infatti ci chiamate vostri persecutori mentre, in realtà, volendo intensamente la vostra salvezza, ciò che facciamo è di perseguire medicinalmente le vostre ferite che desideriamo salvare; per questo, mentre vi curiamo, i vostri chierici e circoncellioni, come denti e talloni vostri, ci affliggono pesantemente. Non vogliate essere ingrati a una tale medicina che voi stessi avete imitato: anche voi avete corretto Feliciano e Pretestato con la persecuzione. Voglia il cielo che vi correggiate del tutto, e come essi sono tornati a voi, così ritorniate, loro e voi, alla Madre cattolica!

Cresconio è insorto perfino contro le testimonianze divine.

63. 70. Contro la quale, fratello Cresconio, sei insorto con tale audacia da mettere in atto un tentativo di ripudio perfino di quelle testimonianze divine che ho citato, alzando la voce per zittire le parole di Dio. Ciò che ho scritto in quella lettera, contro la quale polemizzi 74, è quanto si dice nel Libro santo sulla discedenza di Abramo, quando Dio parla a quel nostro patriarca: Saranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni 75. È ciò che l'Apostolo chiama testamento, quando dice: Fratelli, parlo secondo le usanze degli uomini; un testamento legittimo, pur essendo solo un atto umano, nessuno lo dichiara nullo o vi aggiunge qualche cosa. Ora è appunto ad Abramo e alla sua discendenza che furon fatte le promesse. Non dice la Scrittura: " e ai tuoi discendenti ", come se si trattasse di molti, ma " e alla tua discendenza ", come a uno solo, cioè Cristo 76. Tanto copiosa è stata la promessa fecondità di questo seme, da sentirsi dire: La tua discendenza sarà come le stelle del cielo e come la sabbia del mare, che nessuno può contare 77. Ebbene, di fronte a questa fecondità e ubertosità della Chiesa, che si dilata per tutta la terra, che si crede come è stata profeticamente annunziata, che si presenta anche agli occhi di tutti i non credenti in modo tale da chiudere la bocca persino di quei gruppi sparuti di pagani che sono rimasti a combatterla, tu osi anteporre ad essa il partito di Donato, dicendo che voi avete anche al di fuori dell'Africa non so quanti adepti, che tuttavia non appaiono ufficialmente, per cui avete l'abitudine - non lo negate - di inviare vescovi dall'Africa: uno, due o tre al massimo. Imbastisci vane argomentazioni contro la verità più lampante, e sostieni che l'universo non è del tutto in comunione con noi, perché vi sono ancora molti popoli barbari che a tutt'oggi non hanno creduto a Cristo, o che sotto il nome di Cristo vi sono molte eresie, completamente estranee alla comunione della nostra società.

Sono molte le nazioni barbare che si sono sottomesse già al nome di Cristo.

64. 71. Tu non cerchi di capire, e neppure ti informi presso gli esperti, quante sono le nazioni barbare, fra quelle che hai citato, che si sono sottomesse già al nome di Cristo, e come il Vangelo non cessi di fruttificare nelle restanti, finché, quando sarà stato predicato ovunque, venga la fine. Così infatti dice proprio il Signore: Questo Vangelo sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine 78. A meno che il vostro folle orgoglio non vi getti in un tale abisso, da pensare che il compimento di questa profezia debba cominciare dal partito di Donato e non dalle Chiese che gli Apostoli hanno piantato e con le quali il partito di Donato non è in comunione. A meno che, forse, per riempire il mondo non tenti di ribattezzarle, quando la Chiesa cattolica cresce dappertutto mentre esso si riduce di giorno in giorno nell'Africa stessa? O insensata perversità degli uomini! Tu credi di essere lodato credendo di Cristo ciò che non vedi, e non credi di essere condannato perché neghi della Chiesa ciò che vedi, poiché, mentre quel capo, Cristo, è in cielo, questo corpo, la Chiesa, è in terra!.

Cresconio riconosce Cristo ma non riconosce la Chiesa.

64. 72. Tu riconosci Cristo in queste parole della Scrittura: Innàlzati, Dio, sopra i cieli 79, e non riconosci la Chiesa in ciò che segue: e su tutta la terra la tua gloria 80. Tu riconosci Cristo in questo testo: Hanno forato le mie mani e i piedi, posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte 81, e non riconosci la Chiesa in ciò che segue poco dopo: Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli. Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni 82. Tu riconosci Cristo in questa parola: Dio, dà al re il tuo giudizio e la tua giustizia al figlio del re 83, e non riconosci la Chiesa nella testimonianza dello stesso Salmo: E dominerà da mare a mare, dal fiume sino agli estremi confini della terra. A lui si piegheranno gli Etiopi, lambiranno la polvere i suoi nemici. I re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi. A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni 84. Tu riconosci Cristo quando si rivolge ai Giudei: Non mi compiaccio di voi, dice il Signore onnipotente, non accetterò il sacrificio delle vostre mani 85, poiché in effetti la venuta di Cristo ha soppresso radicalmente tutti i sacrifici dei Giudei, e non riconosci la Chiesa in ciò che segue: Poiché dall'oriente all'occidente grande è il mio nome fra tutte le genti e in ogni luogo sarà offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore onnipotente 86. Tu riconosci Cristo in ciò che dice il profeta: Era come agnello condotto al macello 87, con il seguito che vi si legge come nel Vangelo, e non riconosci la Chiesa in ciò che poco dopo dice: Esulta, o sterile, che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori, perché più numerosi sono i figli dell'abbandonata che i figli della maritata. Dice il Signore: Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio, allunga le cordicelle, rinforza i tuoi paletti, poiché ti allargherai a destra e a sinistra e la tua discendenza entrerà in possesso delle nazioni, popolerà le città un tempo deserte. Non temere, perché non dovrai più arrossire; non vergognarti, perché non sarai più disonorata; anzi, dimenticherai la vergogna della tua giovinezza e non ricorderai più il disonore della tua vedovanza. Poiché sono io il Signore che ti ha creato, Signore è il suo nome, e colui che salva, il Dio di Israele, sarà chiamato Dio di tutta la terra 88.

Certamente nei sacri testi citati Cipriano ha riconosciuto la Chiesa.

65. 73. Certamente in questi sacri testi Cipriano ha riconosciuto la Chiesa, tanto da poter dire: " Così la Chiesa del Signore, circonfusa di luce, ha diffuso i suoi raggi per tutto il mondo, ha esteso i suoi rami per tutta la terra con la sua ubertosa fecondità " 89. Contro questo splendore luminoso degli oracoli divini tu porti il tuo attacco calunnioso, Cresconio, quando guardi al resto delle nazioni che la Chiesa non ha ancora fatto sue, ma non consideri la grande estensione che ha già occupata, da dove essa si espande ogni giorno per occupare il resto. Infatti, come puoi negare il pieno compimento nel futuro di queste profezie, tu, che non esiti a negare l'enorme progresso, cui si deve questa perfezione, e combatti, non dico la parola di Dio, ma le tue stesse parole? Sì, la forza possente della verità stessa ti ha strappato questa frase, che hai pronunciato senza sapere o senza riflettere a ciò che dicevi: " Ogni giorno il mondo intero si volge verso il nome cristiano ". Perché, dunque, il partito di Donato non è in comunione con questa Chiesa, che crescendo si dilata in tutto il mondo? Evidentemente per non inquinarsi con i peccatori! E perché Cipriano non volle che si abbandonasse la Chiesa, non questa vostra che, confinata in Africa, calunnia l'universo intero, o, fuori dall'Africa, si trova in pochi e ignorati nuclei di adepti, ma quella che estende i suoi rami per tutta la terra nella sua prodigiosa fecondità, anche se nella sua comunione non solo si trovano ma si manifestano i peccatori, dicendo: " Anche se nella Chiesa sembra che vi sia la zizzania, tuttavia questo non deve impedire a tal punto la nostra fede o la nostra carità che, vedendo la presenza della zizzania nella Chiesa, noi stessi usciamo da essa " 90?

La Chiesa è come il mare che è pieno di acque amare e di dolci pesci.

66. 74. Adesso rispondi anche tu, se vuoi rispondere qualcosa di vero. E come si adempirà questa parola della Scrittura: Il figlio malvagio si dichiara giusto, ma non ha purificato la sua uscita 91? Denunci pure il figlio cattivo, condanni pure e persegua i Massimiani, e poi si riconcili con i condannati e i perseguitati! Anche in questo caso o sia rifiutato, o sia confuso, o sia corretto. Tu dici: " Come è possibile che tutto il mondo sia ricolmo della vostra comunione, quando vi sono tante eresie, di cui nessuna è in comunione con voi? ". Anzi: il mondo non solo è pieno di eretici, ma anche di altri uomini malvagi, e anche di santi e di fedeli servi di Dio, così come il mare è pieno di acque amare e di dolci pesci.

Come possono essere contemporaneamente piccolo numero coloro che sono molti.

66. 75. Dici: " La verità spesso è appannaggio di una minoranza, l'errore è proprio della moltitudine ", e perché non sembri che con le tue parole tu contraddica la fecondità prodigiosa di quella donna sterile, alla quale fu detto: Più numerosi sono i figli della abbandonata che i figli della maritata 92, aggiungi questo testo del Vangelo: Perché sono pochi quelli che si salvano 93. Sciogli dunque la questione, come possa cioè dire il Signore: Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano 94; e ancora in un altro punto: Ora vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli 95; come anche nell'Apocalisse viene presentata la loro moltitudine, che nessuno può contare, gente di ogni nazione, tribù e lingua, vestita di bianco e con una palma fra le mani, che aveva sopportato la persecuzione per testimoniare la fede in Cristo 96. Come possono essere contemporaneamente piccolo numero coloro che sono molti? E queste affermazioni non possono essere contemporaneamente una vera e l'altra falsa, dal momento che entrambe sono state pronunciate dalla verità divina. La spiegazione è che gli stessi buoni e autentici cristiani, che di per sé sono molti, nello stesso tempo in rapporto ai cattivi e falsi cristiani sono molto pochi. Così, il grano abbondante che riempie enormi granai, noi lo valutiamo poca cosa in comparazione con la paglia; come pure - per parlare del testamento che Dio ha fatto ad Abramo 97 riguardo alla sua discendenza, che è Cristo - sono molte le stelle, tanto che non si possono contare, del cui fulgore il cielo immenso rifulge da ogni parte, però diciamo che sono poche se le paragoniamo alla sabbia del mare. Forse le stelle significano i cristiani spirituali, e la sabbia del mare quelli carnali, che sono gli autori e i seguaci delle eresie e degli scismi. E il mondo è pieno di uno e dell'altro genere, poiché lo stesso Signore dice: Il campo è questo mondo 98, e tu stesso, sotto la pressione della verità, hai detto: " Ogni giorno il mondo intero si volge al nome di Cristo ". Dunque in tutto il campo, cioè nel mondo intero, si trova il frumento; ovunque c'è anche la zizzania, poiché dell'uno e dell'altra ha detto colui che non si può ingannare: Lasciate che crescano insieme fino alla mietitura 99.


La giustizia divina ha messo i Massimiani alle costole dei Donatisti per confonderli su tutto.

67. 76. Pertanto si fermino gli empi disertori del grano che si sviluppa per tutto il mondo con prodigiosa fecondità, e non osino gloriarsi per la scarsa zizzania che si è separata. Se essi se ne gloriano, vedranno che anche su questo terreno gli staranno contro i Massimiani, che la giustizia divina gli ha messo alle costole per confonderli su tutto e, se hanno un po' di buon senso, per correggerli. In effetti essi, fieri della loro supremazia numerica, hanno perseguitato costoro, molto inferiori per numero; e con la loro persecuzione sono riusciti a riportare alcuni alla loro comunione, disinteressandosi dei restanti, tanto più giusti quanto meno numerosi.

L'Oriente è assolutamente in comunione con l'Africa e l'Africa con l'Oriente.

67. 77. Dici: " L'Oriente non è in comunione con l'Africa né l'Africa con l'Oriente ". Certamente no, ma si tratta della paglia eretica, separata dall'aia del Signore; invece, a livello di frumento cattolico e di paglia frammista, l'Oriente è assolutamente in comunione con l'Africa e l'Africa con l'Oriente. Alcuni eretici qui, altri poi là e in altre parti: tutti in conflitto con l'unità cattolica, diffusa ovunque. Essa infatti è ovunque, e da essa uscirono coloro che non erano assolutamente in grado di stare ovunque, dicendo, come fu predetto a loro riguardo: Il Cristo è qui, il Cristo è là! 100. Gli uni e gli altri, qua o là, mettono in mostra le particelle specifiche delle rispettive presunzioni o, piuttosto, delle loro amputazioni, e rinnegando con empio orgoglio la radice da cui furono stroncati. A questa Chiesa, che dilatandosi con frutti copiosi per tutto l'universo, genera da ogni popolo, tribù e lingua una moltitudine rivestita di bianche vesti e con palme nelle mani, che nessuno può contare, come è scritto nell'Apocalisse 10 1; a questa Chiesa, ripeto, con la quale il partito di Donato non è evidentemente in comunione, i vostri antenati avrebbero dovuto esibire tutti i documenti autentici in loro possesso concernenti i traditori. Se avessero fatto questo, essi adesso sarebbero nel suo seno, e quelli che essi accusavano sarebbero fuori. Ora invece, notando che gli accusati sono rimasti in essa, dobbiamo forse pensare qualcosa di buono degli accusatori che vediamo al di fuori? Una conclusione s'impone. Delle quattro ipotesi che avevo formulato 102 in riferimento ai documenti presentati da una o dall'altra parte sui traditori: o gli uni e gli altri sono veri, o gli uni e gli altri sono falsi, o sono veri i nostri e falsi i vostri, o sono falsi i nostri e veri i vostri. Tu, intuendo che nelle prime tre ipotesi sareste stati battuti facilmente, hai scelto la quarta come scappatoia, ma inutilmente. Ora, queste prove autentiche di cui siete in possesso, seppure esistessero - ma ti rendi conto della sfrontatezza di una simile pretesa - se fossero di origine umana, avrebbero dovuto quanto meno essere dimostrate davanti a quella Chiesa, che è fondata su prove divine.

I Donatisti sono colpevoli perché non esitano minimamente ad incolpare tanti popoli cristiani innocenti.

68. 78. Dimmi, ti scongiuro, ma non voler gettare fumo negli occhi degli incompetenti accusando la dialettica, dal momento che non puoi convincere del crimine di tradizione quelli che accusi; dimmi, ti prego, questa vostra causa, con vostri documenti autentici, è stata presentata al giudizio delle Chiese trasmarine, fondate dal lavoro degli Apostoli, o non è stata presentata? Se fu presentata, avete vinto o siete stati condannati in giudizio? Se dite di aver vinto, perché non siete rimasti in comunione con le Chiese, nel cui giudizio siete usciti vincitori? Se invece siete stati vinti, come indica chiaramente il fatto che la vostra comunione sia separata dalle altre, perché litigate con noi per aver perduto la vostra buona o cattiva causa, commettendo per questo il sommo crimine di riversare su tutta la cristianità il crimine dei traditori, che, pur presentando documenti autentici, non siete riusciti minimamente a convincere di colpa davanti al tribunale delle Chiese transmarine, per il fatto che in una causa in cui non poteva intervenire preferì credere ai giudici anziché agli accusatori vinti? Voi, dunque, siete colpevoli non per aver perduto una causa buona, come sostenete, davanti a un tribunale transmarino, ma perché non esitate minimamente ad incolpare tanti popoli cristiani innocenti, sparsi in molte e lontane nazioni, del crimine dei colpevoli e, per largheggiare in concessioni, dei giudici. Restando uniti alla loro comunione come al frumento del Signore, avreste dovuto sopportare quegli uomini che considerate traditori e quei giudici che stimate malvagi, sopportandoli, in conformità alla parola del Vangelo 103 e agli avvertimenti di Cipriano 104, come la paglia fino al tempo della vagliatura, per non abbandonare l'aia e perire. Ma se la vostra causa non è stata deferita al tribunale delle Chiese d'oltremare con le sue prove - documenti autentici, secondo la tua opinione - come poterono tanti vescovi, posti a capo delle loro popolazioni e ignorando assolutamente la causa perché non fu neppure notificata loro, essere condannati giustamente dai vostri? O come avrebbero dovuto separarsi i cristiani d'Africa - non parlo di coloro che li giudicarono innocenti, ma di coloro che li avevano considerati traditori - a causa della zizzania che vedevano nella Chiesa, dall'innocenza tanto manifesta del frumento che cresceva in un raggio così ampio e ignorava costoro, per cui, a causa del peccato altrui, che sopportato per l'unità non li inquinava, erano stati condannati per il crimine di aver violato l'unità stessa?

La documentazione di Cresconio non ha potuto confondere i traditori.

69. 79. Qual è dunque il vantaggio che ne viene alla tua causa per aver scelto, fra le quattro ipotesi proposte, quella che dà per scontata la veridicità delle vostre prove e la falsità di quelle che noi abbiamo presentato contro di voi? Ecco, sarai battuto anche qui: la tua documentazione, che reputi autentica, non ha potuto confondere i traditori, come avrebbe dovuto, o perché i documenti stessi saranno stati occultati dai vostri o perché i traditori avranno avuto l'abilità di occultare il loro crimine ai giudici o perché gli stessi giudici, essendo malvagi, li avranno occultati. Guarda la discendenza di Abramo che cresce secondo il testamento di Dio in tutte le nazioni come le stelle del cielo e come la sabbia del mare 105. Azzàrdati a dire, azzàrdati a credere, azzàrdati, se c'è ancora in te un briciolo di timor di Dio, a pensare che una mèsse così copiosa abbia potuto perire nel campo, che è il mondo, a causa di non so quale zizzania dell'Africa, rimasta occulta per una causa qualsiasi!

Cresconio esagera la gravità delle persecuzioni.

69. 80. Tu esageri la gravità delle persecuzioni che, a tuo dire, voi subite; eppure, anche se vi ribellate con ostinazione così sacrilega e manifesta contro la pace della santa Chiesa, vi si perdona con mirabile mansuetudine. Sostieni anche nella prima parte della tua lettera che l'imperatore Costantino, resosi conto del crimine di Ceciliano, con sentenza personale lo condannò all'esilio a Brescia. Chi può dubitare che su questo punto o sei in errore o vuoi ingannare, poiché fai menzione di Felice d'Aphtungi come se fosse stato convinto del crimine di tradizione da non so quale Ingenzio al tribunale del proconsole?

Agostino risponde all'accusa di Cresconio.

70. 80. Guarda, inserisco il testo della sentenza del proconsole Aeliano, che scagiona e proscioglie Felice. Se vuoi leggere per esteso gli atti processuali, prendili dall'archivio del proconsole. " Il proconsole Aeliano disse: Dalla deposizione di Ceciliano, il quale afferma che gli atti sono stati falsificati e sono state apportate numerose aggiunte alla lettera, si evince chiaramente con quale intento abbia agito Ingenzio, e pertanto sarà messo in carcere; è necessario in effetti procedere ad un interrogatorio più accurato. Invece è ormai appurato che il pio vescovo Felice è prosciolto dall'accusa di aver dato alle fiamme i documenti divini, in quanto nessuno è stato in grado di fornire il minimo indizio contro di lui se aveva o meno consegnato o bruciato le sante Scritture. Risulta infatti senz'ombra di dubbio dall'interrogatorio di tutti i testimoni citati sopra, che non si sono trovate divine Scritture falsificate o bruciate. Ciò che si trova negli atti è che in quel periodo il pio vescovo Felice non era presente, non fece compromessi con la sua coscienza, non ordinò di fare alcunché di simile ".

Rescritto di Costantino.

70. 81. Inserisco anche un rescritto dell'imperatore Costantino a Probiano, attestante lo stesso fatto: esso dimostra quanto siano stati insistenti i vostri antenati presso di lui nell'accusare degli innocenti. " Gli imperatori Cesari Flavii: Costantino, Massimino e Valerio Liciniano Licinio a Probiano, proconsole d'Africa. Vero, dignitario dell'ordine equestre e vicario dei prefetti della nostra Africa, essendo impedito dalla sua malferma salute, Aeliano, tuo predecessore, che disimpegnava a pieno titolo le sue funzioni, fra le altre incombenze credette suo dovere avocare a sé l'indagine e il giudizio sulla causa o intrigo, a quel che sembrava, sollevato contro il vescovo Ceciliano e la Chiesa cattolica. E, in effetti, quando fece comparire davanti a lui il centurione Superio e Ceciliano, magistrato d'Aphthungi, e l'ex curatore Saturnino, e Calibio, il giovane curatore della città, e Solo, schiavo pubblico della sopraddetta città, esaminò con la dovuta attenzione il caso, in modo che, quando si obiettò a Ceciliano di aver ricevuto l'episcopato dalle mani di Felice, al quale a sua volta veniva rimproverato di aver portato via e incendiato le divine Scritture, fu stabilito che Felice era innocente di un simile misfatto. In seguito, poiché Massimo contestava che Ingenzio, decurione della città di Ziqua, avesse falsificato una lettera dell'ex duumviro Ceciliano, abbiamo controllato negli atti del processo che questo Ingenzio era stato sospeso e non aveva subìto la tortura perché assicurò che si era autoproclamato decurione della città di Ziqua. Per questo vogliamo che tu invii il medesimo Ingenzio sotto buona scorta alla mia corte, quella dell'Augusto Costantino, affinché gli attuali litiganti, che ogni giorno non cessano di presentare le loro interpellanze, possano essere presenti e, ascoltandolo, possano rendersi conto che hanno tentato invano di eccitare l'odio contro il vescovo Ceciliano e di attaccarlo violentemente. Così accadrà che, eliminate tali contese, come si conviene, il popolo, senza più alcun dissenso, professi con la dovuta venerazione la sua propria religione ".

Parole di Costantino, desunte dalla sua lettera al vicario Eumalio.

71. 82. Aggiungo ancora alcune parole di Costantino, desunte dalla sua lettera al vicario Eumalio. In essa assicura di aver ascoltato personalmente le parti in lite e di aver concluso per l'innocenza di Ceciliano. Dopo aver ricordato ciò di cui aveva parlato sopra, che le due parti erano ricorse al suo tribunale dopo la sentenza dei vescovi, afferma: " In tutto ciò ho visto chiaramente che Ceciliano è un uomo assolutamente innocente, fedele ai doveri della sua religione che pratica come si conviene; ed è emerso con assoluta evidenza che non si poteva trovare in lui alcun crimine, di cui i suoi avversari l'avevano calunniosamente accusato durante la sua assenza ".

Ceciliano non è mai stato condannato dall'imperatore.

71. 83. E tu, uomo facondissimo, perché non hai inserito la sentenza di Costantino, il quale, a tuo dire, condannò Ceciliano e l'inviò a Brescia in esilio?. Quanto sarebbe stato più congruente inserire tale sentenza al posto di un testo del concilio di Serdi, ignoro quale sia, che, ormai è appurato, non ha nulla a che vedere né con voi né con la causa che ci oppone entrambi!. C'è bisogno di dirti qual è il motivo per cui Ceciliano si stabilì a Brescia, residenza che le vostre odiose calunnie hanno trasformato in esilio? Il motivo è che lui preferì privare la Chiesa della sua presenza, anziché della pace. Tu, intanto, non citi alcuna sentenza di condanna da parte dell'imperatore, e tuttavia giudichi temerariamente, non dico perché si deve ascoltare o dire, ma si deve scrivere che Ceciliano fu condannato dall'imperatore Costantino. Nonostante ciò, in base alle tue asserzioni, io vedo Ceciliano in esilio per la condanna inflittagli dall'imperatore. Rispondi almeno dicendo chi lo ha accusato, ed ora interrogami con una delle tante vuotaggini che mi hai presentato nella tua lettera: " Chi è meno d'accordo con il testamento reso pubblico, colui che subisce la persecuzione o colui che la infligge? ". Sono proprio le tue parole! Guarda dunque Ceciliano vittima della persecuzione e, come tu hai detto, esiliato! Guarda anche i vostri che, come attesta nelle sue parole lo stesso imperatore, non cessano un solo giorno di importunarlo con le loro denunce contro Ceciliano, e rispondi alla mia domanda con le tue stesse parole: "Chi è meno d'accordo con il testamento reso pubblico, colui che subisce la persecuzione o colui che la fa? ". Dopo aver letto bene gli atti, parola per parola, tu troverai che Ceciliano ha subìto la persecuzione da parte dei vostri perfino presso l'imperatore, ma non troverai mai che egli sia stato condannato dall'imperatore, anzi, troverai che è stato assolto.

I Donatisti parlano soltanto dei nomi e dei crimini dei traditori, mentre i cattolici mostrano anche gli atti ecclesiastici e civili.

72. 84. Allora, tu hai proprio giocato la carta giusta scegliendo l'ipotesi migliore per te, cioè quella che suppone vere le prove da voi addotte sui crimini di tradizione, e false le prove allegate da noi: anche su questo voi siete sconfitti dalla verità di Dio, la quale, secondo la sua promessa, fa fruttificare e crescere la Chiesa nel mondo intero, poiché non la pregiudicano i documenti, fossero pure veri, dei crimini altrui, quando ai vescovi transmarini viciniori, attraverso i quali passa o non passa la notizia di tali cose a regioni più lontane, o non si esibirono i documenti in modo corretto, o questi non furono creduti da coloro ai quali si poterono mostrare o, anche se gli si diede credito, li si occultarono e non giunsero ad altri; e nessuno, neppure uno, tanto meno un tal numero di cristiani sparso in tante nazioni, può essere complice del crimine altrui se non è riuscito a conoscere nessun documento autentico di questo crimine, oppure qualcuno, simulando innocenza, lo ha ingannato con falsi documenti. Se dunque, come avevo iniziato a dire, avendo scelto ciò che ti è parso meglio, cioè l'ipotesi che suppone vere le prove da voi presentate contro i traditori e false le prove allegate da noi; se anche in questo caso voi non potete nulla contro la Chiesa cattolica diffusa in tutto l'universo né contro la Provvidenza di Dio, per mezzo della quale, per servirmi delle tue parole, " il mondo intero ogni giorno si volge verso il nome cristiano ", quanto più soccombete nelle vostre accuse, quando vi rinfacciamo " questa stessa tradizione ", il cui solo nome sembrava fare talmente orrore agli autori di questo scisma, che, separandosi dal corpo di Cristo, si consegnarono direttamente al diavolo! Sì, l'ho già detto prima in quella lettera 106 e ora lo ripeto, " noi vi rimproveriamo con ben maggiore probabilità ", noi che vi sentiamo parlare soltanto dei nomi e dei crimini dei traditori, mentre noi mostriamo anche gli atti ecclesiastici, che registrano le loro dichiarazioni, e anche gli atti municipali, che segnalano i loro misfatti!

Sul valore del comparativo probabilius.

73. 85. Tu invece, critico sottile che soppesi ogni parola, ci insegni il valore del grado comparativo, e già canti vittoria, sostenendo che io non avrei potuto dire: " Noi vi rimproveriamo il crimine di tradizione con maggiore probabilità ", se non avessi confessato che voi ce lo rimproverate con probabilità. " Se voi avete più probabilità - affermi - noi abbiamo dunque la probabilità "; e con ciò ci spieghi: " Perché dire "probabilmente" e "più probabilmente", equivale a dire "veramente" e "più veramente"; e questo grado che si pone davanti aumenta la qualità del positivo, ma non nega ciò che è stato detto prima ". E, per farmi capire meglio, aggiungi altre parole dicendo: " Così è anche di "bene" e "meglio", "male" e "peggio", "orribilmente" e "più orribilmente" ", mostrando che è così anche per il caso di "probabile" e "più probabile". Per cui pensi di poter tirare questa conclusione che, se io rimprovero con più probabilità ciò che è falso, logicamente ne consegue che tu confermi che voi avete rimproverato probabilmente qualcosa di vero! Dal momento che tenti di farci apprendere, in una questione o discussione ecclesiastica, i principi della grammatica e il valore del comparativo, non sarà forse, dico io a questo punto, che il comparativo aumenti la qualità di ciò che gli si pone davanti e non distrugga ciò che precede? Suvvia! Mi rendo conto quanto inutilmente io ti rimproveri ciò che non hai voluto vedere, mentre hai creduto bene di criticarmi per aver preso dalla retorica un'anticategoria, figura che consiste nel dire: " Non l'ho fatto io, ma lo hai fatto tu ", e l'ho già dimostrato appoggiandomi all'autorità dei profeti.


Il comparativo non sempre aumenta la qualità del positivo, anzi, talvolta lo porta a significare il contrario.

74. 86. Rifletti dunque più attentamente; forse troverai presso i classici della lingua latina, ai quali si rifanno le regole dei grammatici, che il comparativo non sempre aumenta la qualità del positivo, anzi, talvolta lo porta a significare il contrario. Mi viene in mente un esempio di questa locuzione, tratta dall'epistola che l'Apostolo scrisse agli Ebrei. Egli parla della benedizione della terra, la quale, dopo aver ricevuto la pioggia, dona i suoi frutti; poi aggiunge: Ma se produce pruni e spine, non ha alcun valore ed è vicina alla maledizione: sarà infine arsa dal fuoco 107. E per non sembrare di augurare questo male ai destinatari, la lettera aggiunge: Quanto a voi però, carissimi, anche se parliamo così, siamo certi che sono in voi cose migliori e che portano alla salvezza 108. Certamente ti rendi conto che qui ha detto " cose migliori ", non perché era buono ciò che aveva detto prima, che produceva spine e cardi e meritava il fuoco, ma piuttosto il contrario, perché erano cose cattive ed essi, evitate quelle, scegliessero le migliori, cioè il bene contrario a mali così grandi. Tu, invece, pensi forse che si debba ascoltare l'Apostolo tenendo presente quel che dice di sé: un uomo poco versato nell'eloquenza ma non nella scienza 109; per questo sei convinto che si debba rispettare non l'autorità delle sue parole, ma quella dei contenuti e delle idee, sostenendo che avrebbe dovuto mettere " cose buone ", là dove pose " cose migliori ". Che cosa succederebbe se anch'io, ormai assuefatto a questo modo di esprimersi e dimentico di ciò che ho appreso da fanciullo, mi fossi espresso così: " Voi ci rimproverate il crimine di tradizione. Noi ve lo rimproveriamo con maggiore probabilità "? Come se io dicessi " probabilmente ", ponendo il comparativo al posto del positivo, non perché voi affermate probabilmente, ma piuttosto improbabilmente, alla stregua di quel " cose migliori ", non perché le altre fossero buone, ma piuttosto perché erano cattive. E tu, perché concludi in maniera così temeraria che io, dicendo: " noi con maggiore probabilità ", ho confermato: " voi con probabilità "?


Quando si dice "probabile" non ne consegue che sia "vero".

75. 87. Comunque neppure in base alle norme dei grammatici tu mi avresti potuto riprendere per l'uso erroneo della parola, se ti fossi preso la briga o di leggere attentamente o di richiamare alla memoria almeno gli autori delle stesse parole. I libri dell'infanzia contengono questi versi, che non sono certo composti da un fanciullo inesperto: Gli dèi ricolmino gli uomini virtuosi dei beni migliori, ai nemici riservino la rovina totale! Dilaniavano rabbiosamente con i denti le membra fatte a pezzi 110. In che senso gli dèi davano le "cose migliori " agli uomini virtuosi, quasi fossero un bene per costoro e non un gran male quelli che con i denti dilaniavano rabbiosamente le membra fatte a pezzi? Ormai comprendi senz'altro che, come il poeta ha potuto augurare per gli uomini virtuosi il meglio, benché quello che augurava non fosse qualcosa di buono se paragonato alle prime, così anch'io ho potuto dire che " noi con maggiore probabilità vi accusiamo del crimine di tradizione ", anche se voi non ci rimproverate di questo con probabilità. E non insisto sul fatto che, anche quando si dice " probabile " non ne consegue che sia " vero ", quando si tratta di qualcosa che può o suole accadere, e per questo si dà per buono, cioè si approva e si crede anche se non è accaduto; ciò che invece è vero, quando si mostra, necessariamente è probabile e più probabile certamente di quello. Ripassa i libri sui quali hai imparato la lingua: certamente constaterai che non ti inganno.

76. 87. Ne consegue che, anche se concedessi che i vostri hanno rinfacciato con probabilità il crimine di tradizione ai nostri, non per questo sosterrei che il rimprovero è stato vero, e con ragione direi che noi vi abbiamo rimproverato con più probabilità, poiché siamo abituati a sentirci chiamare da voi soltanto dei traditori, ma senza mai averci letto e dimostrato attraverso gli atti ecclesiastici e pubblici che noi abbiamo confessato questo crimine; invece noi alleghiamo sia gli atti pubblici, dai quali consta che i vostri furono traditori, sia gli atti ecclesiastici, da cui consta la loro confessione e sono stati abbandonati al giudizio di Dio.

77. 88. Ma non voglio passare sotto silenzio l'aiuto così evidente che ci dai, e che ci favorisce, senza che te ne renda conto, in modo determinante proprio quando vuoi insegnarci le regole del grado comparativo, " poiché ciò che è posto prima aumenta la qualità del positivo e non distrugge ciò che è detto prima ". In effetti, in base a questa tua regola, e in accordo con talune parole della tua lettera, abbiamo conseguito la vittoria nella nostra causa senza alcuna difficoltà. Tu, infatti, hai affermato nelle prime parti della tua lettera, quasi recriminando contro la nostra pertinacia, che " tanti documenti legali non riescono a convincerci su ciò che è più vero e migliore ". Ebbene, da questi tuoi arzigogoli io concludo che noi abbiamo già il bene e la verità, se non si riesce a convincerci su ciò che è più vero e migliore. Dal momento che noi non rescindiamo, per parlare come te, il vostro battesimo più vero e migliore, perché voi annullate il nostro che è buono e vero? Così pure hai detto: " Anche noi vogliamo che Cristo sia l'origine, la radice e il capo dei cristiani", e hai subito aggiunto: " Ma noi vogliamo sapere chi fa meglio questo ". Dicendo tali parole hai concesso che un cattivo ministro lo fa bene, anche se un ministro buono lo fa meglio. Pertanto, poiché noi non invalidiamo il battesimo, il quale, essendo conferito da uno dei vostri, dite che è dato da un buon ministro, perché voi invalidate il battesimo che, quando è dato da uno dei nostri, pretendete che sia stato dato da un cattivo ministro? Tu hai detto: " Noi vogliamo sapere chi fa meglio questo "; ora, la tua regola è che " il comparativo aumenta la qualità del positivo ". Da ciò consegue che se attraverso il vostro, in base alla tua idea, si fa meglio, attraverso il nostro si fa bene; per questo, quando ribattezzate uno che è stato battezzato dai nostri, invalidate con sacrilega presunzione ciò che secondo la tua regola riconoscete come ben fatto.

Puerilità di Cresconio.

78. 89. Non vorrei umiliarti eccessivamente, mostrando con quanta leggerezza e buffoneria hai attaccato in tono spiritoso e mordace alcune mie parole, espresse in stile metaforico: fronte per pudore, bocca per linguaggio, tridente per discorso in tre parti, bestia tricipite per errore che imperversa con tre calunnie contro l'innocenza di tanti popoli 111. Riserva piuttosto ai fanciulli queste puerilità. Non mi preoccupa la tua affermazione che l'arma di Nettuno, riferimento al tridente, non conviene ad un vescovo, in quanto, essendo anche l'arma del pescatore, lo è pure degli Apostoli, giacché il Signore ha fatto dei suoi Apostoli pescatori di uomini 112. La Scrittura attribuisce al nostro Dio anche ali e saette 113, ma non per questo diamo culto a Cupido.

La mansuetudine apostolica.

78. 90. Tu giungi al punto di rimproverarmi di non aver mantenuto quel garbo che avevo promesso di osservare nell'esordio, perché facendo menzione dei Manichei avrei trasceso nel tono dicendo: " Come Satana, secondo la parola del Signore, non può scacciare Satana 114, così l'errore dei Donatisti non può abbattere l'errore dei Manichei " 115, quasi avessi paragonato Petiliano a Satana e non piuttosto l'errore, dai cui lacci desidero liberarlo! Meno male che l'Apostolo ci ha premuniti contro simili calunnie nello stesso testo, in cui ci ammonisce ad essere miti, pazienti e modesti, quando riprendiamo chi dissente da noi. Infatti, dopo aver detto: Un servo del Signore non dev'essere litigioso, ma mite con tutti, atto ad insegnare, paziente, dolce nel riprendere gli oppositori, subito dopo aggiunge: Che Dio voglia loro concedere di convertirsi, perché riconoscano la verità e ritornino in sé sfuggendo al laccio del diavolo, che li ha presi nella rete per asservirli alla sua volontà 116. Ecco la mansuetudine apostolica! Trattiamo con calma, pazienza e moderazione coloro ai quali ci manda; egli dichiara prigionieri del demonio quegli stessi, ma non per questo ha perduto la mansuetudine che raccomandava, poiché non ha voluto tacere la verità che insegnava.

Agostino si difende dall'accusa di manicheismo.

79. 91. Ma giudica tu stesso il ruolo che stai giocando. Da una parte definisci il mio linguaggio insolente e crudele, dall'altra cerchi di aizzare contro di noi coloro che non vuoi che si riuniscano per disputare. Con ciò non voglio dire che a te piace litigare. Senza dubbio lo fai con molta discrezione e tatto, ma quasi trasversalmente scagli contro di me parole che non mi riguardano affatto. Ciò che penso infatti della falsa ideologia dei Manichei, la più pestilenziale, che tutti i cristiani devono anatemizzare, se mi fossi limitato soltanto a menzionarla senza fornirne le prove nei miei molti e svariati libri, voi non avreste motivo, anche in questo caso, di calunniarmi. La Chiesa cattolica non si meraviglierebbe di vedermi attaccare calunniosamente da voi, che ricorrete a false accuse contro tutta la cristianità universale nei confronti di molte Chiese, incluse le prime che si sono propagate con la fatica degli Apostoli. Dato che chi lo desidera può leggere i miei numerosi scritti contro i Manichei, i quali per qualche tempo mi avevano sedotto appena adolescente, costui non sarà tanto sciocco da giudicarmi in base alle vostre parole anziché con i suoi stessi occhi e sentimenti.

È la causa della Chiesa che stiamo trattando, non la mia.

80. 92. Tu dici: " Però esiste una lettera del vostro primate, scritta sul tuo conto e di cui ignoro il contenuto, in cui si oppose alla tua ordinazione: i nostri, e non pochi, la possiedono ". Non mi preoccuperei affatto di essa, anche se colui al quale si attribuisce non aveva espresso la sua opinione favorevole su di me, condannando quella calunnia e falsità. Tanto meno se ne preoccupa la Chiesa cattolica, la cui causa difendiamo contro di voi, causa che si appoggia su tali e tante testimonianze divine, che nessuna testimonianza umana, da qualunque parte venga, vera o falsa, possa privarla della verità di cui essa gode! Finiscila con queste storie: non sono che un uomo! È la causa della Chiesa che stiamo trattando, non la mia, dico la causa della Chiesa, che ha appreso dal suo Redentore a non riporre la speranza in alcun uomo. D'altronde, non sarebbe prudente credere a ciò che dite, anche se foste miei intimi, poiché mi siete ostili. Per quanto attiene la stima degli uomini, dispongo di una moltitudine di testimoni che mi conoscono bene, ma al cospetto di Dio non ho che la mia coscienza 117. Benché la conservi imperturbabile di fronte alle vostre accuse, non per questo tuttavia ho l'ardire di giustificarmi sotto lo sguardo dell'Onnipotente. Spero di più nell'abbondante effusione della sua misericordia che non nell'esame inappellabile del suo giudizio, fissando il pensiero su ciò che è scritto: Quando il re giusto siede sul suo trono, chi si glorierà di avere un cuore puro, o chi si vanterà di essere senza peccato? 118

Sull'aia del Signore, se sono cattivo sono paglia, se sono buono sono grano.

81. 93. Però, ai fini della questione che stiamo dibattendo fra noi, che importa sapere chi sono io, poiché sull'aia del Signore 119, se sono cattivo sono paglia, se sono buono sono grano? Voi, invece, se sarete grano, dando ascolto all'ammonizione di Cipriano, prima del tempo della vagliatura non rifuggirete dalla paglia che vi è frammista 120. Per questo noi, quando incontriamo tra voi un peccatore notorio, con ragione ve lo rinfacciamo, poiché tutta la vostra difesa consiste nel dire che vi siete separati per non perire contagiati dai peccati altrui. Da qui deriva che vi gloriate di aver creato un nuovo tipo di aia, in cui o c'è solo il grano buono o appare solo il grano buono; e in questo caso non è necessario un vagliatore, ma un controllore. Sì, il vostro Parmeniano, mettendo a confronto la vostra risplendente purezza con la nostra immondizia, ha osato far intervenire il profeta Geremia quando dice: Che cosa ha in comune la paglia con il grano? 121. Questo lo disse, come si desume dal contesto, per coloro che mettevano sullo stesso piano gli oracoli divini e i loro sogni. In tale lettera di Parmeniano appare in tutta evidenza la vostra arroganza e l'orribile superbia, poiché in essa egli ha proclamato, in contrasto con le divine Scritture e gli ammonimenti di Cipriano, che voi siete come puro frumento mondato dalla paglia, prima della ventilazione finale che il mondo attende.

Riassunto del libro.

82. 94. Quale rimedio più opportuno, dunque, vi poteva essere offerto contro questo orgoglio assolutamente falso dell'affare dei Massimiani? Tutte le invettive che solitamente scagliate contro di noi trattandoci da traditori, le avete amplificate, dopo la loro condanna, contro i Massimiani, che prima avete condannati e poi avete accolti. Ci presentate anche in modo odioso davanti agli imperatori, come se fossimo i vostri persecutori. Voi, sì, avete perseguitato i Massimiani davanti ai giudici che inviarono gli stessi imperatori! Contestate che non si può dare il battesimo della Chiesa al di fuori della Chiesa, però non avete annullato il battesimo in quelli che lo avevano ricevuto dai Massimiani durante la loro permanenza nello scisma criminale. Se si doveva agire così per conservare la pace dell'unità, non avete più alcun motivo per accusarci; se invece non si doveva agire così, non accusateci, pena la vostra autocondanna! Non voglio fartela troppo lunga. Infatti anch'io potrei cavarmela brevemente, richiamando alla tua memoria ciò che è stato detto contro di te. Ma adesso pensa solo a una cosa: mettiti davanti agli occhi la causa dei Massimiani. Se potrai rispondermi al riguardo, affronta il resto; se invece non lo potrai, ti conviene mettere il cuore in pace anziché recalcitrare contro lo stimolo.

Note:



 

1 - Cipriano, in Sententiae episcopales, praef.: CSEL, 3/1, pp. 435-436; De bapt. 6, 6, 9.

2 - Cipriano, Ep. 73, 26: CSEL 3/2, p. 798

3 - Cipriano, Sententiae episc., praef.

4 - C. litt. Petil. 1, 6, 7.

5 - Mt 23, 3.

6 - Cf. Ef 5, 25-26.

7 - Cicerone, In Verrem, At. II, 1, 15, 40.

8 - C. litt. Petil. 1, 5, 6.

9 - 1 Cor 4, 16.

10 - Cf. 1 Cor 1, 14.

11 - C. litt. Petil. 1, 1, 2.

12 - C. litt. Petil. 1, 4, 5.

13 - 1 Cor 3, 7.

14 - C. litt. Petil. 1, 5, 6.

15 - Ger 3, 15.

16 - Ez 34, 13.

17 - Gv 10, 16.

18 - Sal 117, 8.

19 - Ger 17, 5.

20 - C. litt. Petil. 1, 3, 4.

21 - Cf. 1 Cor 4, 7.

22 - Ger 17, 5.

23 - Prv 9, 12 (10, 4 Vulg.).

24 - Cf. At 19, 1-7.

25 - At 2, 38.

26 - Cf. Es 14, 22.

27 - C. litt. Petil. 1, 4, 5.

28 - 1 Cor 1, 14-15.

29 - At 15, 9.

30 - Rm 4, 5.

31 - Mt 7, 16-17.

32 - Mt 12, 35.

33 - Mt 7, 18.

34 - C. litt. Petil. 1, 10, 11 - 19, 21.

35 - Cf. Nm 16.

36 - Sal 13, 3-4; cf. Rm 3, 13-17.

37 - C. litt. Petil. 1, 10, 11.

38 - Cf. 1 Pt 4, 8.

39 - C. litt. Petil. 1, 13, 14.

40 - C. litt. Petil. 1, 10, 11.

41 - C. litt. Petil. 1, 13, 14.

42 - 1 Re 18, 18.

43 - Rm 2, 21-22.

44 - Rm 2, 1.

45 - Rm 2, 1.

46 - Cipriano, Ep. 54, 3: CSEL 3/2, p. 622.

47 - Dt 29, 29.

48 - Cf. Mt 28, 13-16.

49 - C. litt. Petil. 1, 17, 19.

50 - Cf Gal 6, 5.

51 - Cf. 1 Cor 13, 2.

52 - 1 Tm 5, 22.

53 - Cipriano, De Lapsis 6: CSEL 3/1, p. 241.

54 - Ger 17, 5.

55 - Ez 20, 18.

56 - Col 1, 6.

57 - C. litt. Petil. 1, 17, 19.

58 - Cf. Mt 3, 12.

59 - C. litt. Petil. 1, 18, 20.

60 - Cf. Cipriano, Ep. 54, 3: CSEL 3/2, p. 622.

61 - Cf. C. litt. Petil. 1, 24, 26.

62 - 1 Mac 2, 62.

63 - Prv 23, 9.

64 - Cf. Gb 34, 27.

65 - Sal 50, 15.

66 - Cf. Gb 2.

67 - Cf. At 23, 12-31.

68 - Cf. Dn 3, 5; 6, 96.

69 - Cf. Sal 2, 10.

70 - Cf. Cipriano, De cath. eccl. unit. 5.

71 - Sal 71, 11 e 8.

72 - Cf. Dn 3, 5; 6, 96.

73 - Sal 31, 9.

74 - C. litt. Petil. 1, 23, 25.

75 - Gn 22, 18.

76 - Gal 3, 15-16.

77 - Gn 22, 17.

78 - Mt 24, 14.

79 - Sal 107, 6.

80 - Ibidem.

81 - Sal 21, 17-19.

82 - Sal 21, 28-29.

83 - Sal 71, 2.

84 - Sal 71, 8-11.

85 - Ml 1, 10.

86 - Ml 1, 11.

87 - Is 53, 7.

88 - Is 54, 1-5.

89 - Cf. Cipriano, De cath. eccl. unit. 5.

90 - Cipriano, Ep. 54, 3.

91 - Prv 30, 12.

92 - Is 54, 1.

93 - Lc 13, 23.

94 - Mt 7, 14.

95 - Mt 8, 11.

96 - Cf. Ap 7, 9.

97 - Cf. Gn 22, 17.

98 - Mt 13, 38.

99 - Mt 13, 30.

100 - Mt 29, 23.

101 - Cf. Ap 7, 9.

102 - Cf. C. litt. Petil. 1, 21, 23 - 22, 24.

103 - Cf. Mt 13, 29-30.

104 - Cf. Cipriano, Ep. 54, 3: CSEL 3/2, p. 623.

105 - Cf. Gn 22, 17.

106 - Cf. C. litt. Petil. 1, 21, 23 - 22, 24.

107 - Eb 6, 8.

108 - Eb 6, 9.

109 - Cf. 2 Cor 11, 6.

110 - Virgilio, Georg. 3, 513.

111 - Cf. C. litt. Petil. 1, 27, 29.

112 - Cf. Mt 4, 19.

113 - Cf. Sal 16, 8; 17, 15; 35, 8.

114 - Cf. Mc 3, 23.

115 - Cf. C. litt. Petil. 1, 26, 28.

116 - 2 Tm 2, 24-26.

117 - Cf. C. litt. Petil. 3, 10, 11.

118 - Prv 20, 8-9.

119 - Cf. C. litt. Petil. 3, 12, 13.

120 - Cf. Cipriano, Ep. 54, 3: CSEL 3/2, p. 623.

121 - Ger 23, 28.

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