Maria Ausiliatrice col racconto di alcune grazie ottenute nel primo settennio

San Giovanni Bosco

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Maria Ausiliatrice col racconto di alcune grazie ottenute nel primo settennio
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Prefazione

 

            Al forestiere che giunge a Torino colla ferrovia di Milano, il primo monumento degno di attenzione che si presenta alla sua sinistra avvicinandosi allo scalo di Porta Susa, si è una Chiesa con cupola sormontata da una statua di rame dorato, alta quattro metri e rappresentante Maria SS., mentre sui due campanili che sorgono ai lati brillano altre due statue di angeli pure di rame dorato, portanti in mano l'uno una corona, l'altro una bandiera su cui sta scritta la parola Lepanto. {3 [307]}

            Quella è la chiesa di MARIA AUSILIATRICE del borgo di Valdocco, e il caseggiato che la fiancheggia è l'Oratorio di s. Francesco di Sales, dove si trovano raccolti oltre 800 giovani poveri per ricevervi una cristiana educazione.

            É noto che questa chiesa fu cominciata e condotta a termine senza alcun reddito fisso. Le oblazioni di alcune persone divote e le offerte fatte da molti per grazie ricevute furono i soli mezzi usati nella pia impresa.

            In altri fascicoli delle Letture Cattoliche[1] già fu dato un sunto della storia di detta Chiesa, delle solennità della sua consacrazione, e di varie {4 [308]} grazie, ottenute ad intercessione di Maria Ausiliatrice.

            Il desiderio espresso da molti di aver notizie viepiù complete di questa Chiesa e delle grazie, che ogni dì vi si vanno moltiplicando, diedero spinta alla pubblicazione del presente fascicolo.

            In esso, toccato brevemente della origine della divozione a Maria Ausiliatrice, dee progetto di dedicarle una Chiesa in Torino, dei mezzi provvidenziali, con cui questa fu condotta a termine, daremo una succinta descrizione della Chiesa stessa ed esporremo una parte delle molte grazie ottenute ad intercessione di Maria Ausiliatrice, riservandoci di pubblicarne altre ben più, appena le circostanze dei tempi e delle persone ce lo permettano.

            Maria Ausiliatrice, a cui onore unicamente sono scritte queste pagine, {5 [309]} faccia sì che sempre più si diffonda tra i fedeli la devozione verso di Lei, onde da tutti «si cooperi a promuovere la gloria dell'Augusta Madre di Dio in Terra e così accrescasi il numero di quelli che un giorno le faranno gloriosa corona in cielo.» (Parole di S. S. Pio IX  nell'incoraggire l'edificazione di questa Chiesa). {6 [310]}

 

 

Capo I. Origine della devozione a Maria Ausiliatrice.

 

            Per rimontare alla fonte della divozione a Maria, quale Ausiliatrice del genere umano, converrebbe risalire al giorno in cui, cacciato Adamo dal Paradiso terrestre, Iddio lo confortò promettendogli che sarebbe venuta una Donna mercé della quale nascerebbe il Salvatore del mondo.

            Converrebbe passare a rassegna tutti i simboli e le figure con cui Iddio volle nell'Antico Testamento prefigurare le virtù e i pregi di Maria {7 [311]} nelle persone di Sara, Rebecca, Maria sorella di Mosè, Debora, Susanna, Ester, Giuditta, le quali furono l'aiuto e la salvezza del popolo d'Israele, come Maria lo fu di tutto il mondo.

            Converrebbe inoltre risalire all'istante in cui annunziatole dall'Angelo ch'essa doveva essere la Madre del Figliuol di Dio, essa rispose umilmente di essere l'ancella del Signore, perciò si compiesse il voler suo: dal` qual momento ella fu il vero aiuto del genere umano concorrendo a liberarlo dalla schiavitù del demonio in cui giaceva da tanti secoli.

            Quando poi Gesù dall'alto della Croce ci consegnò a Lei come figli nella persona di Giovanni, essa, accettando di diventar nostra Madre, non accettò il solo titolo, ma anche tutti i doveri, tutti gli uffizi di una madre, primo dei quali si è il difendere e aiutare i proprii figli.

            E che Maria abbia interpretato l'intenzione di G. C. in questo senso, lo prova la, condotta, che essa tenne {8 [312]} di poi. Sappiamo infatti dagli scrittori della sua vita quanto zelo essa dimostrasse per la salute del inondo e per l'incremento della Fede. Gli Apostoli ed i Discepoli prendevano consiglio da Lei, essa li esortava ed incoraggiva a rimaner saldi nelle verità che predicavano; sappiamo dagli Atti degli Apostoli come ella fosse assidua a tutte le radunanze religiose che quei primi fedeli tenevano in Gerusalemme, perché non mai si celebravano i divini misteri senza che ella vi prendesse parte.

            Ma soprattutto dopo la gloriosa Sua Assunzione, Maria SS. cominciò a mostrarsi vero aiuto dei cristiani.

            A lei la Chiesa attribuisce la sconfitta delle eresie che nel volgere dei secoli tentarono di corrompere e dilaniare la fede; perciò canta in suo onore: Tu cunctas haereses sola interemisti in universo mundo.

            Sorge infatti l' eresia di Nestorio che nega a Maria il titolo di Madre di Dio; la Cristianità si commuove e 200 vescovi radunati in Efeso condannano {9 [313]} Nestorio; e la sua eresia va man mano spegnendosi.

            Leone Isaurico muove atroce guerra al culto delle imagini di Maria SS. e dei Santi, e Maria pone in mano a s. Giovanni Damasceno le armi per abbattere la nuova setta.

            Più tardi l'eresia degli Albigesi sta per infettare tutta l'Europa. Maria SS, appare a s. Domenico, gli rivela la divozione del Rosario e con questa l'eresia albigese vien debellata e si spegne.

            Sorge Lutero a insozzare il mondo coi suoi errori, e Maria SS. appare a S. Ignazio di Lojola, gli rivela in Manresa il nuovo ordine dei gesuiti e con lui sostituisce altri gloriosi atleti ed una lunga schiera di Santi, i quali tutti con un cuor solo ed un'anima sola fanno testa al grande scisma.

            Sorga qualsiasi bisogno tra i Cristiani, é' Maria SS. tosto interviene col suo potente aiuto.

            Durante, i primi tre secoli di lotte e di persecuzioni, quando i Cristiani dovevano temere da un istante all'altro {10 [314]} di cader nelle mani del carnefice. la SS. Vergine colle sue frequenti apparizioni portava il coraggio nel petto di quei santi martiri e li rendeva superiori ai tormenti ed alla morte.

            Quando poi le scorrerie dei Turchi traevano migliaia e migliaia dì cristiani tra le catene della schiavitù sui lidi di Africa e di Siria, ecco Maria SS. apparire a s. Giovanni di Mata, apparire a s. Pietro Nolasco e far sorgere l'ordine della Mercede e quello della Redenzione degli schiavi, mercè cui gli infelici prigionieri erano ridonati alle famiglie, alla Chiesa.

            Che se un esercito cristiano era talvolta costretto a scendere in campo per difesa della fede o per una qualche giusta causa, oh quante volte invocando Maria SS. videsi coronato di vittoria e di trionfo! Basta svolgere la Storia Ecclesiastica per trovarne esempi ad ogni pagina.

            Così nel secolo VI Narsete, generale Ai Giustiniano, ricorre a Maria, nè filai scende in campo prima di aver implorato il suo soccorso e libera l'Italia {11 [315]} oppressa da ben 60 annidai Goti.

            Nel 626 Eraclio imperatore invoca Maria e riporta due splendide vittorie contro i Persiani.

            Per visibile aiuto di Maria, Costantinopoli assediata dai Persiani, e poi nel 718, assediata da ben tre anni dai Mori, è miracolosamente liberata.

            Nello stesso anno 718 Pelagio principe delle Asturie ricorre a. Maria e sconfigge i Saraceni, dei quali ventimila rimangon estinti e 60 mila sommersi nelle acque, ed in memoria del fatto innalza un tempio alla Beatissima Vergine.

            Nell'867 i Saraceni si avanzano contro l'esercito di Basilio imperatore; il loro duce scrive insultando al generale in capo dei Cristiani, Andrea: «Vedrò ora se il figliuol di Maria e sua Madre ti potranno salvare dalle mie mani.» Il pio generale prende l'insolente scritto, lo appende ad una imagine di Maria dicendo: «Vedi, o Madre di Dio, vedi, o Gesù, quali insolenze pronunzia contro il tuo popolo questo barbaro, arrogante?» {12 [316]} Poscia impugna le armi, sale in arcioni, intima la battaglia e i Saraceni solfo vinti e sbaragliati.

            Nel 1185 Papa Urbano II mette le armi dei crociati sotto gli auspici di Maria, ed i crociati guidati da Goffredo di Buglione liberano i luoghi santi dal dominio degli infedeli.

            In una battaglia coi Mori Alfonso VIII re di Castiglia fa mettere sullo stendardo l'imagine di Maria, ed i Mori sono sconfitti, 200 mila di essi rimangono sul campo, ed il glorioso stendardo sfolgoreggia ancora oggidì nella Chiesa di Toledo.

            Pure col soccorso di Maria, Alfonso IX re di Spagna sconfigge un esercito di 200 mila Saraceni e Giacomo I re di Aragona strappa loro tre grandi regni e riconoscente innalza varii templi a Maria.

            Filippo il Bello, abbondonato dai suoi e sul punto di cader nelle mani dei nemici, si raccomanda a Maria; e non solo scampa dal pericolo, ma giunge a disperdere e fugare i suoi nemici, e in memoria del fatto innalza {13 [317]} un tempio a Maria e vi appende le proprie armi.

            Filippo di Valois, re di Francia, sbaraglia i suoi nemici, e reduce trionfante in Parigi si reca tosto alla Cattedrale dedicata alla B. V. e quivi offre il suo cavallo e le regie sue armi.

            Giovanni Zemisca imperatore dei Greci é assalito da un esercito di Bulgari, Russi, Sciti e altri barbari in numero di 300 mila. Si raccomanda a Maria, sbaraglia i nemici, e fa portare in trionfo l'imagine della celeste sua Ausiliatrice.

            Giovanni Comneno riconosca, da Maria la sua vittoria sugli Sciti, e in segno di gratitudine ne fa portare trionfalmente l'imagine sopra un carro trapuntato di argento e di gemme, tirato da quattro bianchissimi cavalli, mentre egli a piedi segue il carro portando la croce.

            Nel 1492 Cristoforo Colombo nel partire per la scoperta del nuovo mondo consacra a Maria la sua ardita impresa, e vuole che la prima {14 [318]} delle sue navi porti sullo stendardo l'immagine di Maria.

            Simone di Monforte si affida a Maria, e con 800 cavalieri e mille pedoni sconfigge 100 mila Albigesi presso Tolosa (1513).

            Ladislao, re di Polonia, pone le sue armi sotto la protezione di Maria, riporta vittoria su 50 mila Tentoni e ne reca in trofeo le spoglie al sepolcro di s. Stanislao.

            Massimiliano, duca di Baviera, fa imprimere sullo stendardo l'imagine della Madonna col motto: Da mihi virtutem contra hostes tuos e riduce al dovere gli Austriaci e Boemi ribellati.

            Arturo, re d'Inghilterra, fa scolpire sul suo scudo l'imagine di Maria, e riesce invulnerabile nelle battaglie.

            Nel 1706 80 mila Francesi assediano Torino. Il Principe Eugenio e il Duca Vittorio Amedeo fanno voto a Maria, e Torino è liberata e la maestosa Basilica di Superga sorge a perenne memoria del fatto. {15 [319]}

 

 

Capo II. La battaglia di Lepanto e la liberazione di Vienna.

 

            Ma dove più splendidamente rifulse l’ aiuto di Maria in prò delle armi cristiane fu nella battaglia di Lepanto e nella liberazione di Vienna.

            Da oltre a cent'anni i Turchi si erano stabiliti a Costantinopoli e di là minacciavano d'invadere tutta la cristianità, abbattervi la religione cristiana, sostituirvi il culto di Maometto. Il loro imperatore Selimo II già si era impadronito dell'isola di Cipro, facendo passare a fil di spada nella sola città di Nicosia ben 20 mila cristiani, e di là stava per precipitarsi sull'Italia. Papa s. Pio V, che allora governava la Chiesa, si rivolse ai principi cristiani, cercando di unirli in una santa lega contro il Turco. Per la sua instancabile iniziativa il re di' Spagna Filippo II, il Duca di Savoia Emanuele Filiberto, i Genovesi e i Veneziani mettono insieme un'armata  {16 [320]} navale. Agli 8 di ottobre 1571 s'incontrano colla flotta ottomana nelle acque di Lepanto, città della Grecia. Erano le 4 della sera. Da tutta la cristianità si pregava pel trionfo de' cristiani. I combattenti si erano confessati e comunicati. Al grido di Viva Maria si scagliano contro i nemici. Già la battaglia durava da un'ora e la vittoria era indecisa, quando cade morto il generale dei Turchi. La notizia si diffonde in un baleno, i cristiani pigliano baldanza, i turchi si scoragiano, si confondono, si danno alla fuga. La strage è generale, la sconfitta compiuta. In breve ora i Turchi perdono 30 mila uomini, 224 navi, 427 cannoni. Il s. Pontefice riceve per rivelazione la notizia della vittoria, e riconoscente del riportato trionfo, decreta che nelle litanie Lauretane sia inserita l'invocazione: Maria Auxilium Christi anorum, ora pro nobis.

            Cent'anni dopo nel 1683 i Turchi ritentano la prova d'invadere l'Europa, e, radunato un esercito di 200 {17 [321]} mila uomini, si avanzano a marcio forzate fin sotto le mura di Vienna. Il popolo spaventato fugge da quella città, l'imperatore stesso se ne allontana; solo vi rimane a difenderla il principe Carlo di Lorena con 30 mila uomini. Anche in quel frangente fu un Sommo Pontefice, Innocenzo XI, che provvide alla salvezza della Cristianità, intimando pubbliche preghiere ed eccitando i principi cristiani a venire in soccorso di Vienna. Un solo rispose al suo invito, e fu l'immortal Giovanni Sobiescki ire di Polonia. Con un pugno di prodi egli penetra in Vienna, che oramai era divenuta un mucchio di rovine. Il 12 di settembre si porta in chiesa col principe Carlo, ivi assiste alla santa Messa che volle servire egli stesso, tenendo le braccia distese in forma di croce. Dopo essersi comunicato e aver ricevuto la santa benedizione per sé e per tutto il suo esercito, si alza e ad alta voce grida: «Soldati, per la gloria della Polonia, per la liberazione di Vienna, {18 [322]} per la salute di tutta la Cristianità, sotto alla protezione di Maria, noi possiamo con sicurezza marciare contro ai nemici, e nostra sarà la vittoria.» E cosi fu. Egli piomba sull'esercito ottomano, il quale, dopo breve combattimento, si ritira dall'altra sponda del Danubio con tanta precipitazione e confusione, che lascia sul campo cento mila uomini, quasi tutti gli equipaggi, le munizioni di guerra e ottanta pezzi d'artiglieria. Non mai fuvvi vittoria più gloriosa e che costasse sì poco sangue ai vincitori. Carichi di bottino i soldati rientravano in città, cacciandosi davanti molte greggie di buoi. Colla più grande solennità si cantò il Te Deum nella cattedrale, ove fa portato lo stendardo che si era trovato nella tenda del gran Visir, mentre lo stendardo di Maometto, più ricco ancora, fu mandato al Papa. Tutta la Cristianità fu concorde. nell'attribuire alla beata Vergine una sì strepitosa vittoria, che liberava non solo l'Austria, ma l'Europa dall'invasione ottomana. {19 [323]} Fu in quella occasione che sorse a,Monaco di Baviera la prima Confraternita in onore di Maria Ausiliatrice;.la quale Confraternita, arricchita dai Papi di molte Indulgenze, si diffuse rapidamente facendosi ascrivere alla medesima imperatori, re, regine, prelati, sacerdoti e un' infinità di popolo di tutte parti di Europa.

            Non la finiremmo più, se dir volessimo la millesima parte delle grazie e dei favori ottenutisi nei tempi andati, mediante l'aiuto di Maria santissima; perciò, facciam punto con dire, che l'Abate Renato Rohrbacher, il quale consumò la sua vita nello studiare e scrivere la storia della Chiesa Cattolica, per cui ebbe campo di conoscere a fondo le vie che tenne e tiene ne' vari tempi lo Spirito Santo per condurre a salvamento le anime, esalava l'ultimo suo respiro 17 gennaio 1856, pronunziando le parole: Auxilium Christianorum! quasi dicesse: «Maria è quella che fu sempre l'aiuto dei Cristiani, Maria è quella {20 [324]} che li aiuterà nella lotta presente; Maria è quella che ci deve aiutare in morte.»

 

 

Capo III. Festa di Maria, Aiuto dei Cristiani.

 

            I fatti che abbiamo finora esposti, mentre provavano quanto la beata Vergine fosse realmente Aiuto dei Cristiani, lasciavano nel cuor dei fedeli sempre più vivo il desiderio di onorare la santissima Vergine sotto quel glorioso titolo. Già, come abbiamo veduto, S. Pio V aveva introdotto nelle Litanie Lauretane l'invocazione: Maria auxilium Christianorum, ora pro nobis. Già la Chiesa aveva approvato ed arricchita d'indulgenze la Confraternita di Maria Ausiliatrice in Monaco, ed altre che vi si erano ascritte; ma una cosa mancava ancora, ed era che un giorno dell'anno fosse espressamente stabilito per onorare la beata Vergine sotto il titolo di Maria Ausiliatrice, vale a dire, {21 [325]} che s'istituisse una festa con rito, Messa ed officio dalla Chiesa approvato.

            Affinchè i Pontefici si determinassero a questa importante istituzione, si richiedeva un qualche fatto straordinario, e questo non tardò ad avvenire.

            Sul principiare di questo secolo, Napoleone I, dopo aver conquistata mezza Europa colle sue vittorie, volendo costringere anche il. Sommo Pontefice, che allora era Pio VII, a cedergli formalmente i suoi dominii temporali, da prima glieli tolse colla forza, poscia cacciò di Roma cardinali, vescovi, preti e frati, privandoli parimente dei loro beni.

            Né riuscendo ancora con ciò a piegare l'animo del Papa, Napoleone lo fece arrestare e condurre col cardinal Pacca, suo segretario, a Savona, dove rimase per più di cinque anni in severa prigionia. Ma siccome dove è il Papa, ivi è il centro della religione, così Savona divenne il punto di concorso di tutti i veri cattolici, e come un'altra Roma. {22 [326]}

            Irritato l'imperatore da tante dimostrazioni di affetto e di venerazione prodigate all'augusto prigioniero, comandò che malgrado la rigida stagione e la malferma salute il santo vecchio venisse traslocato a Fontainebleau, castello poco distante da Parigi, e che ivi lo si tenesse separato da tutti i suoi consiglieri ed amici.

            Gemeva il santo vecchio nella solitaria sua prigione., nè i Cristiani avevano più altro mezzo-di soccorrerlo che la preghiera. Vuolsi che allora appunto Pio VII abbia promesso alla santa Vergine di istituire una festa per onorarla sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani, qualora egli avesse potuto ritornare a Roma sul trono pontificale, cosa che allora pareva follia sperare.

            Intanto tutto sorrideva a Napoleone. Dopo aver fatto risuonare di sua fama i due mondi, camminando di vittoria in vittoria, aveva portato le armi nel cuor della Russia, sperando di trovar colà nuovi trionfi. {23 [327]}

            Ma Iddio aveva disposto altrimenti. Maria mossa a pietà dei gemiti del Vicario di Gesù Cristo e delle preghiere di tanti suoi figli, cangiò in un momento le sorti d'Europa e del mondo.

            Napoleone che si era riso delle scomuniche del Papa, dicendo che non avrebbero fatto cader le armi di mano a' suoi soldati, vide compirsi la cosa alla lettera. Un freddo così intenso, che mai non s'era visto l'eguale, irrigidiva le membra de' suoi soldati, le armi cadevano loro di mano; sfiniti di forze perivan per le strade, o rimanevano sepolti nelle nevi. Di un immenso esercito pochi battaglioni poterono rientrare in Francia con Napoleone. Dopo d'allora le cose volsero sempre più al rovescio per lui, finché costretto a consegnarsi nelle mani de' suoi più fieri nemici, gli Inglesi, egli che aveva imprigionato il Papa, fu condotto a terminare i suoi giorni a mille e mille leghe di distanza dalla sua patria in un'isola perduta in mezzo all'Oceano, {24 [328]} cioè a s. Elena, ove terminò i suoi giorni, pentendosi, prima di morire, dei mali recati alla Chiesa ed al Vicario di Gesù Cristo.

            E intanto Pio VII, ridonato alla libertà, poté rientrare in Roma, dove fu accolto con indicibile entusiasmo, e ripigliata l'amministrazione della Chiesa e de' suoi dominii, per rendere perpetua la memoria della prodigiosa liberazione sua, dei cardinali e dei vescovi e della libertà ridonata alla Chiesa, istituì la festa di Maria auxilium Christianorum, da celebrarsi ogni anno al giorno 24 maggio; giorno, in cui egli nel 1814 libero e trionfante era rientrato in Roma.

            E sempre, finchè visse egli fu divoto di Maria Ausiliatrice, e ne promosse il culto approvando associazioni e confraternite in suo onore, e concedendo molte indulgenze a varie pratiche di pietà dirette a tale scopo. Che anzi, compiutosi nel 1817 un dipinto di Maria santissima, che doveva collocarsi nella chiesa di Santa Maria in Monticelli, appena vide la {25 [329]} divota immagine, provò tale emozione che senza prevenzione alcuna gridò: Maria, auxilium Christianorum, ora pro nobis. Ed ancora oggidì i fedeli, facendo eco a quel grido scoppiato dal cuore di Pio VII, continuamente attorniano quel divoto quadro, domandando grazie ed intercessione a Maria aiuto dei Cristiani.

 

 

Capo IV. Progetto di una chiesa Maria Ausiliatrice in Torino.

 

            Già da tempo la divozione alla B. Vergine Ausiliatrice aveva messo piede in Torino. Questa città era stata una delle prime ad aggregarsi alla Confraternita di Monaco, di cui parlammo nel capo precedente; ma pel numero stragrande dei Confratelli si era dovuto istituire nella chiesa di S. Francesco da Paola una Confraternita speciale che Pio VI con rescritto 9 febbraio 1798 aveva approvata ed arricchita di molte indulgenze {26 [330]} e favori spirituali. Inoltre una cappella con altare e bellissima statua di. marmo prezioso, era stata fatta costrurre e dedicare a Maria Ausiliatrice nella stessa chiesa di S..Francesco di Paola dal cardinal Maurizio principe di Savoia, morto nel 1657[2].

            In questi ultimi tempi però la divozione a Maria Ausiliatrice si può dire essere divenuta mondiale, tanto da ogni parte si andavano proclamando favori strepitosi, che Essa concedeva a chi la invocava sotto al titolo di Ausiliatrice. Non poco a ciò aveva contribuito il maraviglioso scoprimento dell'immagine di Maria, Auxilium Christianorum, avvenuto nel 1862 nelle vicinanze di Spoleto; immagine stata dipinta nel 1570, e che rimasta quasi tre secoli senza onore, vide ora sorgere intorno a sè un maestoso tempio in grazia delle {27 [331]} generose oblazioni dei vari divoti stati beneficati da Maria[3].

            Dilatandosi dunque sempre più e per ogni dove la detta divozione, fu ideato il progetto di una chiesa da dedicarsi appunto a Maria Ausiliatrice in Valdocco[4], popolatissimo quartiere di questa città di Torino.

            Era ivi uno spazio estesissimo coperto di case abitate da oltre 35000 persone, tra cui non esisteva alcuna {28 [332]} pubblica chiesa, fuori quella di Borgo Dora posta all'estremità, che d'altronde non può contenere più di 1000 persone. Esistevano bensì nel distretto le chiesette della Piccola Casa della Provvidenza e dell'Oratorio di S. Francesco di Sales; ma sì l'una che l'altra bastavano appena al servizio delle rispettive loro comunità che anzi molti dei giovani, che nei di festivi venivano all'Oratorio, ne dovevano essere rimandati per mancanza di posto.

            Evidente era dunque il bisogno di una chiesa in quel territorio per comodità degli abitanti; ma un motivo tutto speciale ne consigliava la costruzione, ed era il bisogno di dare un segno pubblico di gratitudine a Maria SS., che in modo tanto visibile aveva in questi ultimi tempi scampato i nostri paesi dai mali, cui tanti altri erano andati soggetti.

            Due cose dovevansi anzitutto decidere: il luogo preciso e il titolo dell'edifizio. Il luogo fu scelto in un'area posta vicino all'Oratorio di S. Francesco {29 [333]} di Sales, nel centro di quella grande popolazione. Quanto al titolo, mentre si stava discutendo intorno al medesimo, un incidente sciolse ogni dubbio. Il Sommo Pontefice, l'immortale Pio IX, cui nulla sfugge di quanto può tornar vantaggioso alla religione, informato del progetto di quella chiesa a Maria SS., mandò la sua prima graziosa offerta di L. 500, facendo sentire che Maria Ausiliatrice sarebbe stato un titolo certamente gradito all'Augusta Regina del Cielo. Accompagnava poi l'offerta con una speciale benedizione a quelli, che colle loro oblazioni fossero per cooperare all'edificazione e al lustro di quella chiesa.

            Stabilito il luogo e il titolo dell'edifizio, l'ingegnere cavalier Antonio Spezia ne concepì il disegno, lo sviluppò in forma di croce latina sopra una superficie di 1200 metri quadrati, e sebbene già fossero sorte non piccole difficoltà ed altre ancor più gravi si presentissero, nondimeno, {30 [334]} fidando nell'aiuto della santa Vergine, si pose animosamente mano all'edifizio.

 

 

Capo V. Costruzione della Chiesa.

 

            Già si erano fatti gli scavi, e si stava in procinto di gettare le prime pietre e la prima calce, quando si scopri che le fondamenta poggiavano sopra un terreno di alluvione, e perciò inetto a sostenere le basi di un edificio di quella fatta. Si dovettero perciò approfondire di più gli scavi e stendere un largo strato di pali fortemente intrecciati gli uni cogli altri in modo da potervi fabbricar sopra le fondamenta. Ciò, come è ben naturale, fu cagione di maggiori spese sia per l'aumento dei lavori, sia per la copia dei materiali e dei legnami che dovettero collocarsi sotto terra. Ciò nonostante i lavori furono alacremente continuati, e il 27 aprile 1865 si poterono benedire le {31 [335]} fondamenta e porre la pietra angolare.

            Per comprendere il significato di questa funzione conviene osservare essere disciplina della Chiesa cattolica che niuno debba incominciare la fabbrica di un sacro edificio senza espressa licenza del Vescovo della Diocesi: Aedificare ecelesiazza nemo potest, nisi auctoritate dioecesani[5]. Il vescovo poi va in persona o per mezzo di un suo incaricato a porre la pietra fondamentale. Questa pietra figura Gesù Cristo, che ne' libri santi è detto pietra angolare, ovvero il fondamento di ogni autorità, di ogni santità. Con quell'atto il vescovo indica che egli riconosce la sua autorità da Gesù Cristo, cui quell'edificio appartiene, e da cui deve dipendere ogni esercizio religioso che sia per farsi in avvenire in quella chiesa, mentre il vescovo ne prende possesso spirituale mettendo la pietra fondamentale. {32 [336]}

            Nei primi tempi della Chiesa, quando si voleva fabbricare qualche chiesa, se ne contrassegnava prima il luogo con una croce per dinotare che quel sito, destinandosi al culto del vero Dio, non poteva più servire ad uso profano.

            La benedizione poi si fa dal vescovo, ad esempio di quanto fece il patriarca Giacobbe allora che in un deserto alzò una pietra, sopra cui fece sacrificio al Signore dicendo: Lapis iste, quem erexi in titulum, vocabitur domnus Dei.

            In queste funzioni ii usa per lo più che il vescovo benedice la pietra angolare e qualche distinto personaggio la depone al suo posto, e mette sopra la prima calce.

            Nel nostro caso monsignor Odone di felice memoria vescovo di Susa era incaricato di fare la funzione religiosa e il Principe Amedeo di Savoia di collocare a suo posto la pietra angolare e di mettervi sopra la prima calce.

            l giorno 9 7 aprile 1865, alle due di sera, si cominciò la religiosa funzione. {33 [337]} Il tempo era sereno, una moltitudine di gente, la prima nobiltà torinese ed anche non torinese era intervenuta. I giovanetti appartenenti alla casa di Mirabello in quella occasione erano venuti a formare coi loro compagni torinesi una specie di esercito.

            Monsignor Odone, dopo le preci e i salmi prescritti, asperse con acqua lustrale le fondamenta del disegnato edilizio, di poi si, portò presso al pilastro della cupola nel lato del Vangelo, il quale sorgeva già al livello dell'attuale pavimento. Quivi fu redatto un verbale di quanto si faceva[6]. {34 [338]}

            Letto ad alta voce ed approvato il' verbale, fu sottoscritto da tutti quelli che vi erano nominati e dai più illustri personaggi che trovavansi presenti. Di poi fu piegato e fasciato col disegno della chiesa e con qualche altro scritto, e riposto {35 [339]} in un vaso di vetro appositamente preparato. Chiuso questo ermeticamente, venne collocato nel cavo fatto in mezzo alla pietra fondamentale. Benedetta ogni cosa dal vescovo, fu sopra posta altra pietra, e il Principe Amedeo vi pose la prima calce. Dopo i muratori continuarono il loro {36 [340]} lavoro fino all'altezza di oltre un metro di costruzione.

            Compiuti gli altri riti religiosi, i prelodati personaggi visitarono lo stabilimento ed assistettero ad una rappresentazione dei giovani stessi, dai quali si lessero varie poesie di opportunità, e si eseguirono diversi pezzi di musica vocale ed istrumentale con un dialogo, in cui si dava un cenno storico sulla solennità del giorno.

            Chiudeva la giornata una divota azione di grazie al Signore colla benedizione del SS. Sacramento.

            L'augusto Principe fra gli altri segni di gratitudine, offeri la graziosa somma di fr. 500 della sua cassetta particolare, e regalò gli attrezzi della sua ginnastica.

            I lavori proseguirono quindi colla massima celerità, e nel corso del 1865 l'edifizio fu condotto fino al tetto, coperto e compiuta la volta, ad eccezione del tratto compreso nella periferia della cupola. L'anno 1866 si terminarono la cupola e il cupolino, {37 [341]} che vennero ricoperti di rame stagnato e spalmato di biacca per guarentirli dalla ossidazione e dalle intemperie delle stagioni. La pietra che chiudeva la volta della cupola fu collocata dal sig. march. Emanuele Fassati ora di sempre cara memoria.

            L'anno 1867 fu terminata la statua rappresentante Maria madre di misericordia, in atto di benedire i suoi divoti.

            Questa statua, lavoro del cavaliere Boggio torinese, è alta circa quattro metri ed è sormontata da dodici stelle dorate, che fanno corona sopra il capo della gloriosa Regina del cielo. Essa è di rame battuto, e quando venne collocata al suo posto era semplicemente bronzata; ciò faceva rilevare assai bene i lavori dell'arte, ma a qualche distanza rendeva la statua appena visibile; laonde si giudicò bene di indorarla. Una pia persona, già per molti titoli benemerita, s'incaricò della spesa. Ora risplende luminosa, e a chi la guarda di lontano {38 [342]} al momento che è riverberata dai raggi del sole, sembra che parli e voglia dire:

            «Io sono bella come la luna, eletta come il sole: Pulcra ut luna, eletta ut sol. Io sono; qui per accogliere le suppliche de' miei figli, per arricchire di grazie e di benedizioni quelli che mi amano: Ego in altissimis habito ut ditem diligentes me, et thesauros eorum repleam

            Terminati i lavori di fregio e di ornamento della statua, essa fii benedetta con una delle più divote solennità dall'Arcivescovo, monsignor Riccardi, di felice memoria, assistito da tre canonici della Metropolitana e da molti sacerdoti.

            Coll'anno 1867 i lavori vennero quasi ultimati. Il rimanente dell'interno della chiesa fu compiuto nei cinque primi mesi del 1868. {39 [343]}

 

 

Capo VI. Descrizione della Chiesa.

 

            Come già abbiamo accennato, questa Chiesa si svolge in forma di croce latina sopra un' area di 1200 metri quadrati. La sua facciata è di stile moderno e ben proporzionato. Dal mezzo del corpo dell'edifizio spicca la gran cupola sormontata dalla statua della B. V. Dall'uno e dall'altro lato sorgono due campanili, terminati a cupolino ed essi pure sormontati da due statue di rame dorato battuto, dell'altezza di due metri e mezzo caduna. L'una di queste statue rappresenta l'angelo Gabriele nell'atto di offrire una corona alla s. Vergine; l'altra statua rappresenta s. Michele nell'atto di fare sventolare una bandiera, sulla quale sta scritto Lepanto, come per ricordare la grande vittoria riportata dai Cristiani sui Turchi presso Lepanto ad intercessione di Maria SS.

            Sopra uno dei campanili avvi un {40 [344]} concerto in mi bemolle di otto campane, con cui si possono suonare pezzi di, musica ed anche marcie militari. Intorno alle campane sono incise immagini con analoghe iscrizioni. Una di queste campane è dedicata al supremo gerarca della Chiesa Pio IX; un'altra a mons. Riccardi in allora arcivescovo di Torino; una alla famiglia del conte Francesco Viancino; altra alla famiglia del conte De Maistre; una a quella di Rosa Mercurelli di Roma. Un castelletto in ferro appoggiato al piano delle finestre del campanile sorregge tutto il peso delle campane, le quali vengono suonate a. ruota con grande comodo e facilità, ed occupano pochissimo posto essendone i ceppi fatti in getto.

            L' esterno della cupola è circondato da tre ringhiere, ed una scala a gradinata posta a suo ridosso offre mezzo sicuro per salire al piedestallo della statua. Dalla prima base dell'edifizio alla sua maggiore altezza si misurano metri 70; i basamenti, {41 [345]} i legami, gli stillicidi, i cornicioni sono di granito.

            Degna di attenzione è la porta maggiore della Chiesa, egregio lavoro dell'artista Ottone torinese. Altre sei porte laterali possono dare sfogo alla folla.

            Entrando nell'interno della chiesa, vedonsi anzitutto nell'ingresso due colonne di marmo, che sostengono l' orchestra, i cui piedestalli sono lavorati in modo da servire da acquasantino. In alto intorno ai cornicioni e nell'interno della cupola girano ringhiere in ferro.

            L' orchestra è di due piani, cioè di orchestra e controrchestra, con eco ossia doppio pavimento, ed è capace di circa 300 musici. Esso è dono e lavoro dell'artista Gabotti Giuseppe di Locarno dimorante a Torino.

            L' organo poi, eretto nel 1870, è l'opera 161a dei F.m Lingiardi di Pavia, e Pundecima del loro nuovo sistema di organi-orchestra, con apparato pneumatico, pure di loro invenzione. Consta di registri n. 58, cioè di {42 [346]} 44 pel grand' organo, e di 14 per la cassa armonica, rappresentante l'antica eco o second'organo. Ha due tastiere; l’ una serve per il ripieno e strumenti ad anima del grand'organo e per la cassa armonica; l'altro per gli strumenti di timbro forte, detti a squillo, che sono dieci registri, i quali emanano per sé soli l'effetto di una piccola banda della forza complessiva di un organo di 30 registri del sistema comunemente usato, per cui si può dire che detto organo rende in valore sonoro l'effetto doppio, relativamente alla sua mole, cioè come constasse di 90 e più registri. A mezzo delle due tastiere si può ottenere l’ effetto di quattro organi di diverso timbro: colla tastiera seconda il ripieno semplice, la cassa armonica chiusa, l’ eco, poi l’ organo espressivo per le tinte graduate che pongono l’ esecutore in facoltà di smorzare e rinforzare i suoni, e di portare la sonorità dal più lieve soffio di poche canne, al massimo grado di intensità, e ciò mediante l’ uso {43 [347]} dell'altra tastiera, cheunita alla prima per dar effetto di banda, permette di raggiungere tale un grandioso complesso, da renderlo superiore a qualsiasi massa istrumentale.

            Alternando poi i singoli registri corrispondenti alle due tastiere si ricavano effetti così svariati, che non si possono né descrivere, nè immaginare. E tutti questi moltiplici effetti si possono ottenere dal suonatore colla massima facilità, sia pure di mediocre capacità, purchè vada fornito di un certo buon gusto.

            I Lingiardi si studiarono di semplificare il meccanismo di quest'organo collocando sopra lo stesso somiere la parte fonica.

            Ecco perchè si possono da esso ottenere effetti mirabili svariatissimi con sole due tastiere e con molto maggiore facilità e prontezza che non dagli organi forniti di 4 o 5 tastiere, come sono quelli costosissimi di Francia e di Germania. E ciò anche per la posizione la più comoda ed acconcia, con cui sono collocate le tastiere {44 [348]} e pedaliere, i tiratutti, i pedaletti sicchè possono essere, maneggiati da chi suona con una prontezza ed agilità indicibile, mentre poi d' altra parte l’ istrumento si presta a sciogliere le più svariate complicazioni e difficoltà.

            Mirabili poi sono in detto organo i seguenti effetti acustici d'invenzione dei suddetti fratelli Lingiardi:

            1° Le voci umane, che rendono la verità di un coro di vergini, che dalla chiesuola del loro monastero innalzano preci al Signore.

            2° Il violino ed il violoncello, di tale effetto che par di udire le corde a vibrare sotto il fregamento dell'arco.

            3° La dulciana, voce soavissima che accompagna sommessamente tutti gli strumenti dolci e delicati.

            4° Lo czakan (flauto polacco) a voce argentina, penetrante, che ricorda il canto degli augelletti dopo un temporale.

            5° Il contrafagotto, in ordine di 16 {45 [349]} piedi, che dona all'organo la massima gravità.

            6° Il corno-bassetto a lingua, e tutti gli altri registri di concerto imitanti perfettamente il tipo, di cui portano il nome.

            Per l'aggiunta di questi nuovi effetti orchestrali, l'organo non scema punto dall'antica maestà del ripieno nudrita da potenti contrabassi, che unito ai registri di concerto si fonde nel più omogeneo impasto, formando così un complesso imponente di una armonia la meglio equilibrata, degna veramente del tempio di Dio. - Che se tutte le cose, come dice il Poeta:

           

            Sono scala al Fattor chi ben le estima,

 

molto più lo si può dire di questo grandioso istrumento sacro, le cui dolci e maestose armonie elevano a Dio la nostra mente e il nostro cuore, e in cui

            V'è del tuono il fragor che rimbomba

                        Il ronzio del più piccolo insetto,

                        Il gorgheggio del caro augelletto

                        Che dei boschi rallegra l'orror:{46 [350]}

            V'è lo squillo di bellica tromba,

                        L'arpa mesta, le tibie gioconde

                        Ciò che a tocco, che ad arco risponde,

                        Tutto s'ode nel sommo lavor[7].

                                                            S. CARATI.

 

            Proseguendo la descrizione della chiesa, cinque sono gli altari, tutti di marmo lavorato con disegni e fregi diversi, colle rispettive balaustre. Essi sono lavoro del cav. Gussone torinese, ad eccezione del primo a destra dedicato a s. Anna. Questo per preziosità di marmi è il più ricco, poiché contiene verde antico, rosso di Spagna, alabastro orientale, e del malachita. E stato lavorato in Roma dall'artista Luigi Medici, ed inviato a questa chiesa a compimento di promessa fitta e di grazia ricevuta. Il quadro sopra l’ altare rappresenta {47 [351]} s. Anna con s. Gioachino e colla verginelia Maria in atto di leggere. É lavoro del sig. Fino Tornielli.

            L'altare, che gli è di fronte a sinistra di chi entra, forma esso pure, come il primo, cappella con balaustra ed inferriata. Esso è dedicato al SS. Cuor di Gesù. Vi si ammirano sette dipinti, tutti affresco, dell'artista Giuseppe Rollini, già allievo dell'Oratorio di s. Francesco di Sales. Gli ornati in chiaroscuro furono eseguiti dal sig. Felli Costantino.

            Il soggetto dei dipinti è coordinato a rilevare con simboli, tutti e parabole del Vangelo la bontà e la misericordia del Salvatore verso gli uomini.

            Anzitutto nella volta campeggia una medaglia ottangolare di 20 metri quadrati di superficie, in cui è rappresentata l'adorazione del SS. Sacramento, composizione di 18 figure.

            Nel centro della medaglia sta il mondo, su cui posa un ostensorio d' oro, splendente di viva luce. Si volle con ciò indicare la condizione {48 [352]} felicissima degli uomini, che hanno fra di loro e possono non solo adorare, ma ricevere, sotto le specie sacramentali, il Dio dell'universo; condizione invidiata dagli angeli medesimi, di cui alcuni circondano riverenti il loro Signore, altri volano di lontano con l'ali bramose a porgere anch'essi omaggio al mistero dell'Eucaristia.

            Nella parte superiore un gruppo di puttini tien sollevata una tenda di color purpureo, formando quasi un baldacchino al di sopra del raggio.

            Più in basso l'angelo messaggiero di Dio, bello di gioventù e forza, scaccia l’ Eresia, gruppo di due figure; cioè 1a la Riforma in figura di donna, che al vedere gli angeli riverenti, i quali adorano il SS. fugge spaventata portando nell'una mano la bibbia adulterata e abbandonando dall'altra, quali armi spuntate, la maschera dell'ipocrisia e le monete corruttrici, con cui tenta di recar guerra al SS. Sacramento; 2° il Materialismo in figura d'uomo {49 [353]} di forme atletiche, il quale stringendo una fiaccola accesa onde portare incendio e distruzione dovunque passa la Riforma, esso pure è rovesciato dall'angelo, e rotolando dall'alto sembra si stacchi dalla volta per piombare a capofitto sul pavimento.

            Le mezze lune poste immediatamente sotto la volta hanno ciascuna metri 4 di diametro. In quella di destra è dipinta l’ apparizione del Redentore col suo cuore raggiante alla beata Margherita d'Alacoque; in quella di sinistra l'ultima cena di Gesù, rappresentata nel momento che in mezzo ai discepoli meravigliati Egli instituisce l’Eucaristia.

            Sulla parete laterale a destra è dipinto Gesù in mezzo ai fanciulli in atto di prodigare ad essi consigli amorevoli e carezze affettuose.

            Più in là v' è la Samaritana che ascolta le parole di vita che il Nazzareno le porge, scoprendole i misteri delle sue colpe passate. Sul volto della Samaritana trapela la maraviglia, {50 [354]} il turbamento la nuova determinazione di far bene, e su quello di Gesù la santa serietà del riprensore, ma riprensore clemente.

            A sinistra presso all'altare è figurata l'Agonia di Gesù nel Getsemani, mentre sorretto dall'angelo riceve il calice. L'artista si sforzò di stampare su quel volto divino il dolore profondo che lo dovette investire al pensiero della vicina passione.

            Nel dipinto a fianco viene raffigurato il buon pastore che ritrova la pecorella smarrita.

            Bellamente vi è espresso lo stato infelice della pecora meschina caduta fra i rovi sull'orlo di un precipizio, e la cura amorosa del mistico Pastore, che inginocchiato sul ciglio del burrone si affanna a trarla di là illesa, mentre in distanza il gregge fedele è attruppato intorno all'ovile segnato da una croce luminosa.

            Il dipinto principale del Sacro Cuore di Gesù e di Maria sono dell'artista torinese sig. Bonetti. L'arte, la naturalezza, la vivacità dei colori e {51 [355]} della espressione vi brillano maestrevolmente.

            L'altare della crociera a destra è dedicato a s. Pietro, e il quadro con gran cornice dorata e le armi del triregno, rappresenta G. C. nell'atto di consegnare le chiavi del Regno de' Cieli al Principe degli apostoli. L lavora, del sig. Carcano accreditato artista milanese.

            Al di sopra dell'altare una tela trasparente ricopre il gran finestrone a mezza luna, riproducendo a vari colori la cacciata dei negoziatori dal tempio.

            Una delle due finestre laterali alt' altare rappresenta a vetri colorati la B. V. Immacolata.

            Nella crociera a sinistra avvi l'altare dedicato a s. Giuseppe. Il quadro è lavoro del Lorenzone, la cui valentia, massime in opere di soggetto religioso, non abbisogna di parole per essere conosciuta. Amici e nemici del valoroso artista riconoscono del pari che in ciò che' dicesi sentimento, ossia espressione d' affetto {52 [356]} religioso, che parla all'anima, e che desta vivi e svariati affetti nel cuore di chiunque rimiri la pittura, egli non è secondo a veruno dei pittori dei nostri tempi. Il concetto che informa il lavoro è semplice, ma divoto quanto mai, e adattato alla capacità del popolo per fargli conoscere ad una semplice occhiata la sublimità e la potenza del patrocinio del gloriosissimo Sposo della madre di Dio. Il Santo, ritto in piedi sopra una nuvola, attorniato da angioli in atteggiamenti varii e tutti divoti, ha in braccio il bambino Gesù, il quale tiene sulle ginocchia un panierino pieno di rose, Il bambino piglia le rose dal panierino e le dà a s. Giuseppe, e questi a mano a mano le fa piovere sulla chiesa di Maria Ausiliatrice che vedesi di sotto. L' atteggiamento del bambino Gesù è preziosissimo, perchè, rivolto al suo caro Padre putativo, gli sorride con infinita dolcezza. A quel divino sorriso sembra imparadisarsi il santo Patriarca, e si direbbe che la celeste {53 [357]} letizia del divino Infante si raddoppia col riflettersi in quell'amato volto. A compiere questo delizioso gruppo sta a lato del bambino Gesù, ritta in piedi, ed in bella movenza, la sua santissima madre Maria Vergine, la quale, in atto divotissimo, e tutta rapita nella contemplazione di quel dolce scambio di ineffabile amorevolezza per il suo divin Figlio ed il suo purissimo Sposo, sembra fuori di sè per l'infinita gioia che innonda il suo cuore.

            Ma il più glorioso monumento di questa chiesa è l'ancona, ossia il gran dipinto che sovrasta all'altare maggiore Esso è parimente lavoro del Lorenzone. La sua altezza è di oltre a sette metri per quattro. Si presenta allo sguardo come una comparsa di Maria Ausiliatrice nel modo seguente:

            Maria SS. vi campeggia in un mare di luce e di maestà, assisa sopra di un trono di nubi e coronata di stelle nonchè del diadema con cui è proclamata Regina del cielo e della terra. Una {54 [358]} schiera di angeli, facendole corona, le porgono ossequio come a loro Regina. Colla destra ella tiene lo scettro, simbolo della sua potenza, quasi alludendo alle parole da lei proferite nel santo Vangelo: Fecit mihi magna qui potens est. Colui, che è potente, fece a me cose grandi. Colla sinistra tiene il Bambino che ha le braccia aperte offerendo così le sue grazie e la sua misericordia a chi fa ricorso all'Augusta sua Genitrice.

            Nell'alto del quadro sono rappresentati Iddio Padre e lo Spirito Santo. Da essi piovono raggi di luce tutt'intorno a Maria SS. quasi per dirle: Virtus Altissimi obumbrabit tibi, la virtù dell'Altissimo ti adombrerà, ti coprirà; Ave Maria gratia piena - Dio ti salvi, o Maria, tu sei piena di grazia.

            Più in basso sono i santi Apostoli e gli Evangelisti s. Luca, s. Marco in figura alquanto maggiore del naturale. Essi trasportati da dolce estasi quasi esclamando: Regina Apostolorum, ora pro nobis, rimirano attoniti la {55 [359]} Santa Vergine che loro appare maestosa sopra le nubi. Finalmente in fondo del dipinto avvi la città di Torino con vari divoti che ringraziano la S. Vergine dei benefizi ricevuti e la supplicano a continuare a mostrarsi madre di misericordia nei gravi pericoli della presente vita.

            In generale il lavoro è ben espresso, proporzionato, naturale; ma il pregio che non mai perderà, è l’ idea religiosa che genera una divota impressione nel cuore di chiunque lo rimiri.

            Non vuolsi passar sotto silenzio il pulpito che sorge maestoso a destra di chi guarda l’ altar maggiore. Il disegno è del cav. Spezia; la scultura e tutti gli altri lavori, sono opera dei giovanetti dell'Oratorio di s. Francesco di Sales. La materia è di noce. La sua posizione è tale che da qualunque angolo della chiesa si può vedere il predicatore.

            Notevole è pure il pavimento della chiesa tutto alla veneziana. Quello dei presbiteri degli altari sembra un {56 [360]} vero mosaico. Lo strato poi dinanzi all'altare maggiore è si vagamente lavorato a quadrelli e disegni che non v' è bisogno di alcun tappeto perchè si faccia degna comparsa nelle più belle solennità.

 

 

Capo VII. Feste della consacrazione.

 

            Il nuovo tempio fu consacrato il 9 giugno 1868, e le feste della consacrazione durarono ben otto giorni.

            Con decreto del 22 maggio S. S. Pio IX aveva concesso indulgenza plenaria, applicabile alle anime dei defilati, a tutti quelli che confessati e comunicati fossero accorsi al tempio di Maria Ausiliatrice nei primi 8 giorni della sua consacrazione. Perciò immenso fu il concorso non solo dei torinesi, ma anche da altri paesi, a segno che in certe ore la folla non poteva più né entrare nè uscire dalla chiesa.

            Alla vigilia della consacrazione l’arcivescovo di Torino, monsignor {57 [361]} Alessandro Riccardi, di felice memoria, venne in persona a far l'esposizione delle sacre reliquie, che dovevano servire alla consacrazione degli altari nel giorno seguente.

            Quelle reliquie erano dei SS. Maurizio e Secondo, martiri della legion Tebea e patroni principali della diocesi torinese.

            Fatta l’esposizione, si cominciò il canto dei divini uffizi, che, secondo le prescrizioni della Chiesa, durò tutta la notte, cioè fino alle 5 1/2 mattina del giorno 9.

            Alle 5 1/2 cominciò la consacrazione., che durò fino alle 10 1/2. Monignor Riccardi celebrò la prima messa nella novella chiesa. Lo assistevano nelle funzioni della consacrazione i canonici della Metropolitana, rappresentati dai sigg. canonici Luigi Nasi, Fissore Celestino, ora arcivescovo di Vercelli abate Gazelli, ab. Morozzo e Chicco canonico penitenziere.

            Alla sera vennero pontificalmente cantati i vespri, e sul finire di essi {58 [362]} si cantò l'antifona Sancta Maria succurre miseris, della quale essendosi da molti parlato, gioverà qui dire qualche cosa.

            L'anno 1867, nel centenario di san Pietro, appena fu annunziato che avrebbe avuto luogo in Roma il maraviglioso canto dei tre cori Tu es Petrus, il sacerdote Gio. Cagliero, nostro direttore di musica, si recava colà, e mercè la cortesia usatagli potè assistere alle prove, ali' esecuzione, trattare con maestri,. professori e cantanti, e rilevare le difficoltà non piccole, che dovettero superarsi in quella maestosa esecuzione. Ritornato a Torino egli studiò d' imitare nel piccolo quanto in grande aveva osservato nel Vaticano, e diè mano a modellare l'antifona Sancta Maria, e la ripartì parimenti in tre cori. Uno in presbiterio di circa 150 tenori e bassi rappresenta la Chiesa militante; l’altro sulla cupola di circa 300 soprani e contralti figura gli angeli ossia la Chiesa trionfante; il terzo coro di altri circa 100 {59 [363]} tenori e bassi sull'orchestra simboleggia la Chiesa purgante. Una delle grandi difficoltà era quella di regolare il tempo musicale in tale distanza che parecchi non potevano vedere il maestro principale, il quale doveva colla battuta dar norma e guida a tutti i cantori. Questa difficoltà si è felicemente superata mercé un apparato elettrico d'invenzione del sacerdote Ghivarello, esso pure dell'Oratorio di s. Frane. di Sales. Un lungo filo conduttore applicato ai poli di una pila andava ad unirsi ai campanelli elettrici posti nel centro di ciaschedun coro, e compiendo il circuito terminava colle sue estremità in una specie di manipolatore appositamente costruito. Il direttore di musica, tenendo il manipolatore colla manca, poteva colla destra farvi sopra liberamente la battuta come se nulla avesse tra le mani; intanto i campanelli tutti insieme facevano un colpo solo colla battuta del direttore. In questo modo i tre cori restavano come riuniti e regolati con tutta precisione {60 [364]} non altrimenti che se fossero stati raccolti in una sola orchestra e regolati da un solo maestro.

            Nel momento che tutti i cori si riunirono a fare una sola armonia, si provò una specie d' incantesimo. Le voci si collegarono insieme e l'eco le rimandava per tutte le direzioni per modo che l’ uditore si sentiva come immerso in un mare di voci che lo circondavano senza che potesse discernere come e donde venissero. Un rispettabile personaggio, commosso a quel magico effetto, ebbe ad esclamare: Mi sembra veramente di trovarmi in Vaticano; ed un altro facendo uso della iperbole esclamò Soltanto in Paradiso vi può essere canto più bello.

            Saliva quindi pel primo sul novello pulpito monsignor Ferrè, vescovo di Casale, e con eloquente e dotto discorso trattò della maestà del culto esterno dovuto a Dio.

            Nei giorni seguenti continuarono le feste della consacrazione e vi presero parte monsignor Gastaldi, attuale {61 [365]} nostro veneratissimo arcivescovo, monsignor Ghilardi, di felice memoria, vescovo di Mondovì, monsignor Pietro Maria Ferrè, vescovo di Casale e monsignor Galletti vescovo di Alba.

            Ai giovani dell'Oratorio di san Francesco di Sales erano venuti ad aggiungersi quelli dei collegi di Mirabello e di Lanzo, sicché formavano tutti insieme come un piccolo esercito.

            Nè poca maraviglia recò la comparsa di ben 40 capi di famiglia del paese di Mornese, i quali fecero un viaggio di ben 70 miglia per trovarsi alla festa e render grazie a Maria Ausiliatrice per avere preservato i loro campi dalla crittogama è dalla grandine, come si racconterà più oltre. Il loro modo di vestire con brachette e farsetti all'antica, con berretto rosso e cappello a larghe falde, ma sopratutto la loro compostezza, urbanità e divozione attirarono l'ammirazione universale.

            Durarono le feste otto giorni di {62 [366]}seguito con sempre uguale concorso, e terminarono il 17 giugno con un servizio funebre a favore delle anime dei benefattori defunti[8].

            Il tempo che da principio sembrava volesse impedire queste feste, si sciolse provvidenzialmente in un forte acquazzone alla vigilia della consacrazione, e dopo una specie d'inondazione lasciò il cielo sereno.

            E certo si deve attribuire alla speciale protezione della’Vergine se in mezzo a tanta gente venuta da tutte parti, da Milano, da Venezia, da Bologna, da Firenze, da Roma, da Napoli ed altrove, non ebbesi a lamentare il minimo disordine nè in chiesa nè fuori di chiesa. Non pochi erano venuti per ringraziar Maria SS. di grazie ottenute, altri ad invocarne, ognuno poi attendeva e cercava con pazienza di soddisfare alla propria {63 [367]} divozione, tutti si partirono edificati e' consolati di sì generale attestato di divozione a Maria SS. Ausiliatrice.

 

 

Capo VIII. Mezzi con cui fu edificata questa chiesa.

 

            Tutti quelli che hanno veduto, parlato o udito a parlare di questo sacro edilizio avranno desiderio di sapere donde siansi ricavati i mezzi che in complesso sommano al valore di circa un milione. Io mi trovo in grave difficoltà di rispondere a me stesso, perciò meno in grado di soddisfare agli altri. Dirò adunque che i corpi legali diedero da principio belle speranze; ma in pratica giudicarono di non concorrere. Alcuni agiati cittadini, scorgendo la necessità di questo edifizio, fecero promessa di vistose largizioni, ma quasi tutti cangiarono divisamento e giudicarono meglio di impiegare altrove la loro beneficenza. {64 [368]}

            Ben è vero che alcuni benestanti divoti avevano promesso oblazioni, ma riserbavano di farle a tempo opportuno, quando cioè avessero avuto certezza dell'opera ed avessero veduti i lavori inoltrati.

            Coll'offerta del Santo Padre e di qualche altra pia persona si potè far acquisto del terreno e non altro; sicchè quando si trattò di cominciare i lavori io non avevo un soldo da spendere per questo bisogno. Qui da una parte vi era certezza che quell' edilizio era di maggior’gloria di Dio, dall'altra contrastava l'assoluta mancanza di mezzi. Allora si conobbe chiaro che la Regina del Cielo voleva non ii corpi morali, ma i corpi reali, cioè che i veri divoti di Maria dovessero concorrere alla santa impresa, e Maria volle essa medesima porvi la mano, mettersi alla testa e far conoscere che essendo opera sua Ella stessa voleva edificarla: Aedificavit sibi domum Maria.

            Io adunque intraprendo il racconto delle cose come sono succedute, e {65 [369]} racconto coscienziosamente la verità, e mi raccomando al benevolo lettore di darmi benigno compatimento se trova qualche cosa che a lui non torni gradita. Ma è necessario che i posteri conoscano le opere del Signore e le glorie di Maria invocata sotto al titolo di aiuto dei cristiani. Ecco adunque. Gli scavi erano cominciati, e si avvicinava il giorno di quindicina quando appunto si doveano pagare gli zappatori, e non si aveva danaro di sorta. Un fortunato avvenimento aprì la via inaspettata alla beneficenza, beneficenza che non venne più meno fino al termine dell'edifizio. A motivo del sacro ministero fui chiamato al letto di persona gravemente inferma. Giaceva immobile da tre mesi, travagliata da tosse e febbre. con grave sfinimento di stomaco. Se mai, ella prese a dire, potessi riacquistare un poco di sanità, sarei disposta a fare qualunque preghiera, qualunque sacrifizio; sarebbe per me un gran favore se potessi anche solo alzarmi {66 [370]} di letto, e fare qualche passo in questa camera.

- Che cosa intenderebbe di fare?

- Quanto mi dice.

- Faccia una novena a Maria Ausiliatrice.

- Che cosa dire?

- Per nove giorni reciti tre Pater, Ave e Gloria al SS. Sacramento con tre Salve Regina alla Beata Vergine.

- Questo lo farò; e quale opera di carità?

- Se giudica bene e se otterrà un vero miglioramento alla sua sanità, farà qualche offerta per la chiesa di Maria Ausiliatrice che, si sta cominciando in Valdocco.

- Si, sì: ben volentieri. Se nel corso di questa novena io otterrò solamente di potermi alzare di letto e fare alcuni passi per questa camera, farò un' offerta per la chiesa di cui mi parla ad onore della Santa Vergine Maria.

            Si cominciò la novena ed eravamo già all'ultimo giorno; io doveva dare in quella sera non meno di mille {67 [371]} franchi ai terrazzieri. Vado pertanto a visitare la nostra ammalata, nella cui guarigione erano tutte le mie risorse, e non senza ansietà ed agitazione suono il campanello dell'abitazione di lei. La fantesca mi apre e con gioia mi annunzia che la sua padrona era perfettamente guarita, aveva già fatte due passeggiate ed era già andata in chiesa per ringraziare il Signore.

            Mentre la fantesca raccontava in fretta quelle cose, si avanza giubilante la stessa padrona dicendo: Io sono guarita,. sono già andata a ringraziare la Madonna Santissima; venga, ecco il pacco che le ho preparato: è questa la prima offerta, ma non sarà certamente l'ultima. Prendo il pacco, vado a casa, lo verifico, e ci trovo cinquanta napoleoni d' oro, che formavano appunto i mille franchi di cui abbisognava.

            Questo fatto, primo di questo genere, io tenni gelosamente celato; nulladimeno si dilatò come scintilla elettrica. Altri e poi altri si raccomandarono {68 [372]} a Maria Ausiliatrice facendo la novena e promettendo qualche oblazione se ottenevano la grazia implorata. E qui se io volessi esporre la moltitudine dei fatti, dovrei farne non un piccolo libretto, ma grossi volumi.

            Male di capo cessato, febbri vinte, piaghe ed ulceri cancrenose sanate, reumatismi cessati, convulsioni risanate, male d'occhi, di orecchi, di denti, di reni istantaneamente guariti; tali sono i mezzi di cui servissi la misericordia del Signore per somministrare quanto era necessario onde condurre a termine questa chiesa.

            Torino, Genova, Bologna, Napoli, ma più di ogni altra città, Milano, Firenze, Roma, avendo in modo speciale provata la benefica influenza della Madre delle grazie, invocata sotto al nome di aiuto dei cristiani, dimostrarono eziandio la loro gratitudine colle oblazioni. Anche i più remoti paesi come Palermo, Vienna, Parigi, Londra e Berlino ricorsero colla solita preghiera e colla solita {69 [373]} promessa a Maria Ausiliatrice. Non mi consta che alcuno sia ricorso invano. Un favore spirituale o temporale più o meno segnalato. fu sempre il frutto della dimanda e del ricorso fatto alla pietosa Madre, al potente aiuto dei cristiani. Ricorsero, ottennero il celeste favore, fecero la loro offerta senza esserne in alcun modo richiesti.

            Se tu, o lettore, entrerai in questa chiesa, vedrai un pulpito di elegante costruzione. È una patrizia torinese gravemente inferma, che ne fa promessa a Maria Ausiliatrice; guarisce, compie il suo voto e fa incidere attorno al pulpito a caratteri d'oro: Omaggio a Maria Ausiliatrice per grazia ricevuta. L' altare elegante della cappella a destra è di una matrona romana, che da tre anni giaceva ammalata; lo promette a Maria, se guarisce e lo offre dopo averne ricevuta la grazia segnalata.

            Dono di benemeriti oblatori in ossequio a Maria Ausiliatrice è la statua di rame, che torreggia sulla cupola; {70 [374]} dono e lavoro del maestro falegname Gabotti è l'orchestra.

            Se gravi motivi, che ognuno può di leggeri supporre, non persuadessero differirne la pubblicazione, potrei dire paese e nome delle persone che da ogni parte fecero ricorso a Maria. Anzi potrebbesi asserire che ogni angolo, ogni mattone di questo sacro edifizio ricorda un benefizio, una grazia ottenuta da questa augusta Regina del cielo.

            Persona imparziale raccoglierà questi fatti, che a tempo opportuno serviranno a far conoscere alla posterità le maraviglie di Maria Ausiliatrice.

            Quando si era sul più bello della costruzione, la miseria facendosi in modo eccezionale sentire dappertutto, noi pure andavamo rallentando i lavori per attendere tempi migliori alla continuazione dei medesimi; se non che altri mezzi provvidenziali ci vennero in soccorso. Il colèra morbus che infieriva tra noi e ne'paesi confinanti commosse i cuori più insensibili e spregiudicati. {71 [375]}

            Fra le altre una madre vedendo un suo unico figliuolo strozzato dalla violenza del male, lo invitò a fare ricorso a Maria SS. aiuto dei cristiani. Nell'eccesso del dolore egli profferi queste parole: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Col più vivo affetto del cuore la madre ripeté la medesima giaculatoria. In quel momento si mitigò la violenza del morbo, l'infermo diede in un copioso sudore a segno che in poche ore restò fuori di ogni pericolo, e quasi intieramente guarito. La notizia di questo fatto si dilatò; altri e poi altri si raccomandarono con fede in Dio onnipotente e nella potenza di Maria Ausiliatrice, con promessa di fare qualche offerta per continuare la costruzione della sua chiesa. Non si sa che alcuno abbia in questo modo ricorso a Maria senza essere stato esaudito. Avverandosi così il detto di s. Bernardo, che non si è mai udito al mondo che alcuno sia con fiducia ricorso invano a Maria. Un paese intiero fu in modo {72 [376]} straordinario liberato dall'infestazione del colèra mercé la medaglia, il ricorso e la preghiera fatta a Maria Ausiliatrice. In questa guisa sopravvennero oblazioni da tutte parti, oblazioni, è vero, di piccola entità, ma che messe insieme bastarono al bisogno.

            Neppure è da passarsi sotto silenzio altro mezzo di beneficenza per questa chiesa, quale è l’ offerta di una parte del profitto del commercio, o del frutto delle campagne. Molti, che da parecchi anni non ricavavano più alcun frutto dai bachi da seta e dalle vendemmie, promisero di dare il decimo del prodotto che ne avrebbero ricevuto. Ne furono straordinariamente favoriti; contenti perciò di mostrare alla loro celeste benefattrice speciali segni di gratitudine inviarono le loro offerte.

            Così noi abbiamo condotto a termine questo per noi maestoso edifizio con un dispendio sorprendente, senza che alcuno abbia mai fatto questua di sorta. Chi lo crederebbe? Un sesto della {73 [377]} spesa fu coperta con oblazioni di persone divote; il rimanente furono tutte oblazioni fatte per grazie ricevute.

            Dirò di più: noi eravamo pressoché alla vigilia della Consacrazione e ci mancavano ancora quasi tutti gli oggetti necessari pel servizio religioso. Ma Dio, che è padrone dei cuori degli uomini, inspirò a più persone di farci avere quanto occorreva. Senza che ne fosse richiesto cominciò uno a mandarci un calice veramente elegante. La coppa è di argento col gambo di bronzo dorato di notabile altezza con vari lavori di molto pregio. É questo un dono del dottore Tancioni celebre professore di medicina e chirurgia alla Università romana. Per grave malattia trovandosi all' estremo della vita, perduta ogni speranza ne'mezzi umani, venne dagli amici incoraggiato a fare una novena a Maria Ausiliatrice con promessa di fare qualche dono alla chiesa di Valdocco se guariva. Dalla promessa all'esser fuori pericolo passò appena {74 [378]} la metà della novena. Compiva fedelmente il suo voto e voleva che sopra il calice fosse ricordato il celeste favore da lui ricevuto con queste parole: Familiae Tancioni Romanae votum MDCCCLXVII. Sopra il calice era una elegante e ricca palla ovvero animetta colli immagine del Redentore. Essa è lavoro delle monache del Bambino Gesù in Aix la Chapelle città di Prussia, fatto a spese della contessa Stolberg moglie del celebre Luterano’ed ora fervoroso cattolico conte Stolberg Verginerode, membro ereditario della camera dei Signori in Prussia.

            E quel che reca più maraviglia si è che o per grazie ricevute o per divozione sembrava ci fosse uno che andasse a significare a ciascuno quanto occorreva per quella solennità. Una signora francese di alto lignaggio, la Duchessa di... inviò a sufficienza camici, cotte, amitti, corporali, tovaglie e tovaglini con alcune pianete. Un signore torinese provvide i candelieri, croci, carte-gloria per {75 [379]} tutti gli altari, di poi volle aggiungervi la cera. Mancavano ancora le candele per due altari, e ci furono inviate da un insigne benefattore di Firenze. Altra signora fiorentina offeriva un elegante incensiere con navicella. Mancavano candele piccole per le messe lette, ed una signora torinese le provvide.

            Leggete con pazienza, o amici, e facciamone le maraviglie col Signore. Piviali, tunicelle, pianete, messali, incensiere, navicella, cera, lampade ordinarie, olio per le medesime, campanello per la sacrestia, campanelli per i singoli altari, tovaglie di vario genere, le ampolline e perfino le funi delle campane vennero in breve tempo provvedute, ma in modo e misura che nemmèno un oggetto restò duplicato, senza che neppure uno di essi ci fosse mancato nel bisogno. Riguardo al campanello della sacrestia avvenne quanto segue.

            Un signore torinese, travagliato da male di capo, che si estendeva alla nuca con minaccia della stessa spina {76 [380]} dorsale, portavasi in questo giorno alla novella chiesa per supplicare l’augusta Regina del Cielo a volersegli dimostrare suo aiuto,presso Dio. Giunto vicino alla sacrestia intese che fra le altre cose si difettava ancora di un campanello. Se ottengo qualche sollievo nei miei mali, egli disse, provvederò immediatamente tale oggetto.

            Detto questo entrò in chiesa, fece breve preghiera e con grande sua consolazione si trovò perfettamente guarito. Con trasporto di gioia compiè sull'istante la sua promessa, ed ora con piacere va raccontando co'suoi amici la grazia che dichiara avere dalla comune Madre celeste ricevuta.

            Nè le maraviglie della bontà del Signore vennero meno in provvedere tutto ciò che era necessario ad onesto sostentamento di que'giorni.

            Molti personaggi o perchè di remoti paesi, o perchè impegnati nelle sacre funzioni, come i vescovi colle persone che li assistevano nel servizio religioso, non potevano di qui {77 [381]} allontanarsi senza grave loro disturbo. Ma la povera nostra condizione ci rendeva incapaci di provvedere quanto era necessario per tanti illustri personaggi. Ecco come fummo provveduti.

            Un agiato signore pose a nostra disposizione posate, porcellane, e quanto faceva mestieri pel servizio di tavola; altri poi inviarono vino in botti, cassette di bottiglie; moscato di Strevi, passeretta di Canelli, barbera e nebiolo di Asti, bracchetto di Mombaruzzo, dolcetto di Prasco, bianco di Caluso, malvasia di Monferrato furono vini spontaneamente regalati da varie persone di distanti e diversi paesi. Alcuni altri spedirono mortadelle da Bologna; salati e stracchini di Milano, gorgonzola, lodigiano, salami, frutti confezionati, pollastri, uova, pesci e carne non ci mancarono mai. Caffè, cioccolate, zucchero, kiffer e pani di semola, biscotto fino furono la provvidenza quotidiana. Un giorno avevamo a mensa tre eleganti e grosse focacce giunte poco prima {78 [382]} dei pranzo. Una proveniva da Milano, l'altra da Genova, la terza da Torino. Un confettiere di questa città somministrò gratuitamente ogni giorno confetti e dolci dì ogni genere per tutto l’ ottavario. Questo confettiere, Angelo Rocca di felice memoria, soleva dire che dal giorno in cui cominciò a somministrar confetti per questa solennità, si aumentarono talmente gli avventori nel suo negozio, che in breve tempo raddoppiò la sua fortuna. Ma la maraviglia fu che tra tante offerte fatte da paesi assai distanti l'uno dall'altro non fu mai che un oblatore offerisse cose offerte da altri o cose inutili. Di mano in mano che quelle offerte giungevano, si collocavano immediatamente al loro posto. Quelli stessi che furono testimoni oculari non sapevano darsi ragione di tanto trasporto e di tante opportune oblazioni senza che si fosse fatta dimanda. Anzi molti oblatori erano affatto sconosciuti e non ebbero mai alcuna relazione collo stabilimento. In questa guisa guidati dal solo spirito {79 [383]} di carità molti concorsero ad onorare la santa Vergine nella persona di chi si adoperava per promuovere le sue glorie. Un venerando prelato, osservando la provenienza delle cose che imbandivano la nostra mensa, ebbe ad esclamare commosso: «Chi dicesse che gli oblatori di tante e svariate offerte non siano stati mossi dallo spirito del Signore, negherebbe la luce del sole in pieno mezzodì.» Era questi monsig. Ghilardi vescovo di Mondovì di sempre cara memoria. {80 [384]}

 

 

Grazie ricevute ad intercessione di maria ausiliatrice

 

            Se mai ti accadesse, o cristiano lettore, di entrare nella chiesa dedicata a MARIA AUSILIATRICE, non potrai a meno di sentirti compreso da ammirazione rimirando un edilizio appena dà alcuni anni consacrato al divin culto e già ornato di voti che a più centinaia stanno appesi alle mura. Ciascuno di essi ricorda che un divoto di Maria in qualche sciagura ricorse a Lei, e, per sua intercessione ha ricevuto conforto ne'suoi mali. Ma che diremo di tanta povera gente che ottenne favori segnalati, e che non può offerire altro al {81 [385]} Signore che la gratitudine e la preghiera? Che diremo delle molte grazie spirituali, di cui non si suole dare segno esterno?

            Molti di quelli che hanno ottenuto grazie particolari da Maria Ausiliatrice per giusti motivi non amano che il loro nome sia conosciuto, specialmente se le grazie sono spirituali che ne formano il maggior numero. Ma niuno deve dispensarsi dai doveri di gratitudine verso la sua Celeste Benefattrice. Questi doveri si possono compiere in due modi: col raccontare ad altri la grazia ottenuta, o promuovere con altro mezzo la divozione verso di questa nostra Madre. Ciò servirà ad altri di eccitamento a fare ricorso a Maria nelle loro necessità, mentre apriranno per loro stessi la strada a conseguire nuovi favori, grazie ancora più segnalate. Ma a tutti è poi caldamente raccomandato di compiere le promesse fatte. Le preghiere, le mortificazioni. le confessioni e le comunioni, le opere di carità promesse siano puntualmente {82 [386]} compiute: displicet, dice lo Spirito Santo, displieet enim Deo infidelis, et stolta promissio; a Dio dispiace la stolta ed infedele promessa.

            Si è più volte verificato che la mancanza di fedeltà alle fatte promesse tornò d'impedimento a conseguire la grazia sospirata, e talvolta fu rivocato il favore già ottenuto. Due onorate famiglie desideravano di avere figliuolanza che le rallegrasse ed ereditasse le sostanze paterne. Dio le esaudì; ma nella loro contentezza dimenticarono le preghiere, le pratiche religiose, ed una opera di carità che avevano promesso. Dio volle in modo terribile dimostrare quanto gli dispiaccia la promessa infedele. Ambidue i fanciulli morirono prima che toccassero i dodici mesi, lasciando quelle famiglie nella massima costernazione. Ad altri ritornarono i medesimi malanni od anche peggiori. Cercatane la cagione, si trovò che erano state trascurate le obbligazioni assuntesi. {83 [387]}

            È bene anche qui di notare che Iddio concede le grazie richieste in varie misure. Talvolta bisogna pregare lungo tempo, e la sola perseveranza ottiene. Alle volte si ottiene la totale liberazione da un male; altre volte il male non peggiora, o cessa totalmente, o ne è mitigata l'intensità; oppure ci vien datala rassegnazione ai divini voleri; o finalmente Dio ci libera da altri mali, oppure ci cangia il favore temporale in favore spirituale che ridondi a bene eterno dell'anima. In tutti questi casi la nostra preghiera, portata dalla Santa Vergine al trono dell'Altissimo, fu esaudita, e noi le dobbiamo professare la più viva gratitudine e compiere le fatte promesso. Così facendo siamo certi, come ci assicura il Vangelo, di essere` esauditi: Qui petit; accipit; le nostre preghiere non sa, ranno mai senza frutto. {84 [388]}

 

I. Guarigione da malattia pericolosissima.

 

            «Correva l'anno del Signore 1866 quando la mia consorte nel mese di ottobre fu colta da una gravissima malattia, vale a dire da una grande infiammazione congiunta con una gran costipazione, e con mal verminoso. In questi.' dolorosi frangenti si fece in prima ricorso ai periti dell'arte, i quali non stettero molto a dichiarare che la malattia era pericolosissima. Vedendo io che il male molto più si aggravava, e che a poco o nulla giovavano i rimedi umani, suggerii' alla mia compagna che si raccomandasse a Maria Ausiliatrice, che ella certamente le avrebbe conceduto la salute se era necessaria per quella dell'anima; aggiunsi nello stesso tempo la promessa che se avesse ottenuto la sanità, appena terminata la chiesa in Valdocco ci saremmo {85 [389]} portati ambidue a visitarla e a farvi qualche oblazione. A tal proposta essa rispose che poteva raccomandarsi a qualche Santuario più vicino per non aver poi l'obbligò di andar così lontano; a quella risposta io le dissi che non. bisognava guardar tanto il comodo, quanto la grandezza del benefizio che si spera.

            Allora essa si raccomandò, e promise quanto si proponeva. 0 potenza di Maria! non erano ancora 30 minuti dacché essa aveva fatta la promessa, quando interrogata da me come stava, ella mi disse: sto molto più bene, ho la mente più libera, non ho più oppresso lo stomaco, sento abborrimento al ghiaccio che poco prima tanto desiderava, e son più vogliosa di brodo che poco prima tanto abborriva.

            A queste parole io mi sentii nascere a nuova vita, e se non fosse stato di notte sarei subito uscito di camera a pubblicare la grazia ricevuta da Maria SS. Il fatto sta che essa passò la notte tranquilla, ed al {86 [390]} mattino seguente comparendo il medico la dichiarò immune da ogni pericolo. Chi la risanò se non Maria Ausiliatrice? Infatti essa dopo pochi giorni abbandonò il letto, ed intraprese le faccende domestiche. Ora aspettiamo ansiosamente che si compia la chiesa a lei dedicata, per quindi adempir la promessa fatta.

            Ho scritto questo qual figlio umile dell'una, santa, cattolica ed apostolica Chiesa, e desidero che si dia al fatto tutta quella pubblicità che si giudicherà bene per la maggior gloria di Dio e dell'augusta madre del Salvatore.

COSTAMAGNA LUIGI.

di Caramagna. »

 

 

II. Maria Ausiliatrice, protettrice delle campagne.

 

            Mornese è un paesello della diocesi di Acqui, provincia di Alessandria, di circa mille abitanti. Questo {87 [391]} paese, come tanti altri, era trista mente travagliato dalla crittogama, che da oltre venti anni divorava quasi tutto il raccolto dell'uva che ne è la ricchezza principale. si erano già usati altri ed altri specifici per allontanare quel malanno, ma inutilmente. Quando si sparge la voce che alcuni contadini dei paesi confinanti, avendo promesso una parte del frutto dei loro vigneti per la continuazione dei lavori della chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice in. Torino, furono maravigliosamente favoriti ed ebbero uva in abbondanza. Mossi i Mornesini dalla speranza di migliore raccolto e' più ancora animati dal pensiero di concorrere ad un'opera di religione, determinarono di offerire per questo scopo la decima parte delle loro vendemmie. La protezione della santa Vergine si fece sentire tra essi in modo veramente pietoso. Ebbero l'abbondanza dei tempi più felici, e furono ben lieti di poter scrupolosamente offerire in genere o in danaro quanto avevano promesso. E nell'occasione {88 [392]} che il direttore dei lavori di quella chiesa, invitato a Mornese per raccogliere le offerte, si portò cola, vi fu una festa di vera gioia e di pubblica esultanza.

            Ma i loro cuori non sembravano paghi se non avessero dato un pubblico segno di divozione, venendo a ringràziare la Celeste loro benefattrice nel nuovo tempio che stava per essere a lei consacrato in Torino. Pertanto in numero di quaranta padri o capi di famiglia con alla testa il sindaco ed un sacerdote che rappresentava il parroco, percorsero un settanta miglia di cammino per venire quali ambasciatori a portare i comuni ossequii a Maria. La loro comparsa in Torino destò non poca maraviglia. Alcuni avevano in capo un berretto rosso ed alto; altri un cappello a larghe falde; altri erano vestiti con brachette, con farsetti od abiti all'antica, tutti eccitavano viva curiosità di sapere chi eglino fossero. Ma chi lo crederebbe? Ognuno parlava, rispondeva in modo cortese e garbato {89 [393]} come uomo di scienza e di compiuta educazione.

            Il sacerdote D. Domenico Pestarino, di felice memoria, che loro aveva tenuto compagnia, si fece interprete del pensiero di tutti ed in presenza di rispettabili ed autorevoli personaggi tenne questo discorso. «Non vi rechi maraviglia, o signori, il vedere qua raccolti questi rappresentanti del popolo di Mornese. Se non ne fossero, stati impediti dai lavori campestri forse sarebbero venuti tutti. Essi adunque fanno le veci di quanti rimasero alle loro case. Scopo nostro è di ringraziare la Santa Vergine Ausiliatrice dei benefizi ricevuti. Maria per noi è un gran nome, ascoltate. Due anni or sono, molti giovani del nostro paese dovendo andare alla guerra, si posero tutti sotto la protezione della S. Vergine mettendosi per lo più in collo la medaglia di Maria Ausiliatrice. Andarono, affrontarono coraggiosamente ogni sorta di pericoli, ma niuno rimase vittima di quel flagello del Signore. Inoltre {90 [394]} ne'paesi vicini fe'strage la grandine, la siccità ed il colèra morbus, e noi ne fummo affatto risparmiati. Benedetti dal Signore e protetti dalla Santa Vergine, l'anno scorso abbiamo avuto abbondanti vendemmie quali dà molti anni non si erano più vedute.

            «In questo anno poi avvenne cosa che pare incredibile a quegli stessi che ne furono testimoni. Una grandine densa e grossa cadde su tutto il nostro territorio, e noi ci pensavamo che il raccolto fosse totalmente distrutto. In tutte le case, da tutte le bocche si invocava il nome di Maria Ausiliatrice; ma continuando la grandine oltre a quindici minuti, imbiancò il terreno come fa la neve quando lungamente cade nella invernale stagione. A caso trovaronsi là alcuni forastieri e al mirare la costernazione che appariva a tutti in volto: - Andate, dicevano con malignità, andate da Maria Ausiliatrice, che vi restituisca quanto ha portato via la grandine - Non parlate così, loro rispose uno con senno: Maria {91 [395]} ci aiutò l’anno scorso, e perciò le siamo riconoscenti; se quest'anno continua i suoi favori avrà un motivo di più alla nostra gratitudine. Ma se Dio ci trovasse degni di castigo, noi diremo col santo Giobbe: Dio ha dato, Dio ha tolto, sia. sempre benedetto il suo santo nome. - Mentre facevansi tali discorsi sulla pubblica piazza, appena cessata la grandine, giunse uno dei principali possidenti del paese tutto ansante e gridando ad alta voce: - Amici e fratelli, non affannatevi, la grandine copri le nostre terre, ma non fece alcun danno. Venite e andiamo a vedere quanto sia grande la bontà del Signore.

            «Immaginatevi con quale premura ognuno corse a vedere i suoi campi, i suoi prati, le sue vigne che racchiudevano i tesori e le risorse di ciascuna famiglia. Ognuno trovò vero quanto l'amico aveva riferito, sicchè in tutto il paese ogni bocca esaltava il nome della Santa Vergine aiuto dei cristiani. (Io stesso, disse uno di essi interompendo D. Pestarino, io stesso, {92 [396]} in un mio campo, ho veduto la grandine intorno alle piante di meliga che faceva una specie di riva; ma le piante non avevano sofferto alcun guasto.) E voce comune, continuò il prelodato sacerdote, che la grandine non solo non abbia fatto alcun male alle campagne, ma anzi abbia fatto del bene; perciocchè ci liberò dalla siccità che minacciava le nostre terre. Dopo tanti segni di benedizione, forsechè vi sarà un mornesino che non cerchi di professare la più sentita riconoscenza a Maria? Finchè noi vivremo, conserveremo cara memoria di tanti favori e ci tornerà sempre della più grande consolazione ogni volta che potremo venire in questa chiesa a portare l'obolo della riconoscenza ed innalzare una preghiera di gratitudine alla divina bontà.» Fin qui il sacerdote di Mornese.

            Que'divoti ambasciatori compierono la loro missione in maniera del tutto edificante. Si accostarono al santo Sacramento della Confessione e della Comunione, presero parte a tutte le {93 [397]} pratiche religiose che si compirono il 13, 14 e 15 giugno, e a mezzogiorno del 15 si raccolsero tutti insieme, e lasciando tra noi un luminoso esempio di religiosa e buona educazione, coll'allegria nel cuore e col riso sulle labbra, ritornarono in seno alle loro famiglie.

 

 

III. Pronta guarigione di Bonetti d'Asti.

 

            Il giovanetto Bonetti Giovanni d'Asti nel collegio di Lanzo ebbe il favore seguente. La sera del 23 di x.bre 1867 scorso entrò improvvisamente in camera del Direttore con passo incerto e col viso stravolto. Gli si avvicina, appoggia la sua persona a quella del pio sacerdote, e colla destra si stropiccia la fronte e non dice parola. Maravigliato egli di vederlo così convulso, lo sorregge, e ponendolo a sedere lo richiede che cosa desideri. Alle replicate domande il poveretto non rispondeva che con sospiri sempre {94 [398]} più stentati e profondi. Allora lo fissa più attentamente in fronte, e vede che i suoi occhi erano immobili, le labbra pallide, ed il corpo consentendo al peso della testa minacciava cadere. Vedendosi allora in qual pericolo della vita stesse il giovanetto, si manda tosto pel medico. Intanto il male peggiorava ad ogni istante, la sua fisonomia erasi contraffatta, e non sembrava più quella di prima, le braccia, le gambe, la fronte erano gelate, il catarro lo soffocava; il respiro si faceva sempre più breve, ed i polsi non si sentivano più che leggermente. Durò in questo stato cinque penosissime ore.

            Giunse il dottore, applicò vari rimedi, ma sempre con nessun risultato. E finito, disse il medico, prima di domattina cotesto giovanetto sarà morto.

            Sfidato così delle speranze umane, il buon sacerdote si rivolse al cielo, pregando che se non era il suo volere che il giovanetto vivesse, almeno gli concedesse un po' di tempo per {95 [399]} confessarsi e comunicarsi. Prese quindi una piccola medaglia di Maria Ausiliatrice. Le grazie già ottenute dalla invocazione della Vergine con quella medaglina erano molte, ed aumentarono la speranza di ottenere aiuto dalla celeste Protettrice. Pieno adunque di fiducia in Lei si inginocchiò, gli mise sul cuore la medaglia e con altre pie persone accorse si recitarono alcune preghiere a Maria ed al SS. Sacramento. E Maria ascoltò le preghiere che con tanta confidenza Le erano innalzate. Il respiro del piccolo Giovanni diventò più libero, gli occhi, che erano come impietriti, si volsero. caramente intorno a mirare e a ringraziare gli astanti delle cure pietose che gli usavano. Nè il miglioramento fu cosa di breve durata, anzi ognuno tenne certa la guarigione. Il medico stesso sbalordito dell' avvenuto ebbe ad esclamare: - Fu la grazia di Dio, che operò la salute. Nella mia lunga carriera ho veduto un gran numero di ammalati e moribondi, ma nessuno di quelli {96 [400]} che si trovarono al punto del Bonetti vidi riaversi. Senza l'intervento benefico del cielo è questo per me un fatto inesplicabile. -E la scienza, usa oggidì a rompere quel mirabile vincolo che la unisce a Dio, rese umile omaggio a Lui giudicandosi essa impotente ad ottenere quello che solo Iddio compì. Il giovanetto che fu oggetto di gloria della Vergine, continua tuttora a stare molto e molto bene. Dice e predica a tutti che la sua vita la deve doppiamente a Dio ed alla potentissima sua Madre, dalla cui valida intercessione ottenne la grazia. Egli si crederebbe ingrato di cuore se non rendesse pubblica testimonianza di gratitudine a Maria, e se non invitasse a ricorrere a Lei altri ed altri infelici che in questa valle di lagrime soffrono e vanno in cerca, di conforto e di aiuto. (Dal giornale: La Vergine). {97 [401]}

 

 

IV. Liberazione da forte mal di denti.

 

            In una casa d'educazione di Torino eravi un giovinetto di 19 a 20 anni, che già da parecchi giorni soffriva acerbissimi dolori di denti. Tutto quello che l'arte medica suole in tali casi suggerire erasi già usato senza alcun felice risulato. Onde il povero. giovane era a tal punto di esacerbazione ridotto, che destava la pietà in tutti quelli che lo sentivano. Se il giorno gli pareva orrido, eterna esciaguratissima gli diventava la notte, in cui non poteva chiudere l'occhio al sonno che ad istanti interrotti e brevissimi. Che stato deplorabile era mai il suo! Continuò così per qualche tempo; ma alla sera delli 29 aprile il male parve diventar furiosissimo. Gemeva il giovanetto nel suo letto senza posa, sospirava ed altamente gridava senzachè lo potesse qualcuno alleviare. I compagni inteneriti sulla condizione dell'infelice, andarono a farne {98 [402]} parte al direttore acciò volesse degnarsi di venirlo a confortare. Ci venne, e tentò a parole di ridonargli la calma tanto necessaria a lui e a' suoi compagni perché potessero riposare. Ma tanto era il furore del male, che egli, sebben obbedientissimo, non poté cessare il lamento; dicendo che non sapeva se pur anche nell'inferno stesso si potevano soffrire più crudeli dolori. Il superiore allora pensò bene di collocarlo sotto alla protezione di Maria Ausiliatrice, al cui onore si solleva pur anche in questa nostra città di Torino maestoso tempio. C' inginocchiammo tutti, e facemmo breve preghiera. Ma che? L'aiuto di Maria non si fece molto aspettare. Nell'atto che il sacerdote compartiva al desolato giovane la benedizione, sull'istante ebbe. calma, e prese placido e profondo sonno. In quell'istante ci balenò alla mente un terribile sospetto; che cioè il povero giovane fosse soccombuto al male, ma no, egli erasi già profondamente addormentato, e Maria aveva udita {99 [403]} la preghiera del suo divoto, e Dio la benedizione del suo ministro.

            Passarono più mesi, e il giovane soggetto al male de' denti non ne fu più molestato. (Dallo stesso).

 

 

V. Fatti avvenuti in Firenze.

 

            Una signora di Milano, ma dimorante a Firenze, da cinque mesi si andava consumando da una polmonite congiunta ad una totale prostrazione dell'economia vitale. Passando da queste parti il sac. B.... venne da esso consigliata a fare ricorso a Maria Ausiliatrice, mercé una novena di preghiere ad onore di lei, con promessa di qualche oblazione per continuare i lavori della chiesa, che appunto sotto il titolo di Maria aiuto dei cristiani si andava innalzando in Torino. Questa oblazione per altro era soltanto da farsi a grazia ottenuta.

            Maraviglia a dirsi! In quel giorno stesso l'inferma poté ripigliare le sue {100 [404]} ordinarie e gravi occupazioni, accomodarsi a qualsiasi genere di cibi, andare a passeggio, entrare e uscire da casa liberamente, come se non fosse mai stata ammalata; Quando poi si terminava la novena, ella trovavasi nello stato di florida sanità, quale non si ricordava mai aver in addietro goduta.

            Un' altra Signora da tre anni pativa un male di palpitazione con molti incomodi che a questo male vanno congiunti. Ma la venuta di qualche febbre e di una specie di idropisia l'avea resa immobile in letto. Il suo male era giunto a tal segno, che quando il mentovato sacerdote le dava la benedizione, il marito di lei dovette alzarle la mano, affinché potesse fare il segno della santa croce. Fu parimente raccomandata una novena ad onore di Gesù Sacramenntato e di Maria Ausiliatrice, con promessa di qualche oblazione pel sopra citato sacro edifizio, ma a grazia compiuta. Nel giorno stesso, in cui terminavasi la novena, la inferma {101 [405]} era libera da ogni male, e potè ella medesima compilare la narrazione del suo male, in cui leggesi quanto segue:

            «Maria Ausiliatrice mi ha fatto guarire da una malattia, per cui reputavasi inutile ogni ritrovato     dell'arte. Oggi, ultimo giorno della novena, io sono libera da ogni male, e vado a mensa colla mia famiglia, cosa che da tre anni non aveva più potuto fare. Finchè vivrò, non cesserò di magnificare la potenza e la bontà dell'augusta Regina del cielo, e mi adopererò per promuovere il culto di lei, specialmente nella chiesa che si sta costruendo in Torino.»

            Aggiungo ancora un altro fatto, che è altresì più maraviglioso degli antecedenti.

            Un giovinetto sul fiore degli anni si vedeva aperta una delle più luminose carriere per la via delle scienze, quando fu colpito da crudo male ad una mano. Malgrado ogni cura, ogni sollecitudine dei medici più accreditati, {102 [406]} non si poterono ottenere miglioramenti, nè poteva arrestarsi il progresso del male. Tutte le conclusioni dei periti dell'arte concorrevano a dire doversi venire all'amputazione, per impedire la totale rovina del corpo. Spaventato egli a questa sentenza, volle fare ricorso a Maria Ausiliatrice, mettendo in opera i medesimi rimedii spirituali, che altri con tanto frutto avevano praticato. L'acutezza dei dolori cessò sull'istante, le piaghe si mitigarono, e in breve tempo apparve compiuta la guarigione. Chi volesse soddisfare alla propria curiosità potrebbe rimirare quella mano che presenta le tacche ed i fori delle piaghe cicatrizzate, che ricordano la gravezza del suo male e la maravigliosa guarigione del medesimo. Esso volle andare a compiere in persona la sua oblazione a Torino, per dimostrare vieppiù la sua gratitudine verso l'augusta Regina del cielo.

            Ho ancora molti altri racconti di questo genere, che vi esporrò con altre mie lettere, se giudicherete {103 [407]} questa essere materia opportuna pel vostro periodico. Vi prego di omettere i nomi delle persone, cui i fatti si riferiscono, per non esporle ad importune dimande ed osservazioni. Valgano tuttavia questi fatti a ravvivare ognor più fra i cristiani la fiducia nella protezione di Maria Ausiliatrice; per accrescere i divoti in terra, e per avere un giorno più gloriosa corona dei suoi divoti in cielo.

            (Dalla Vera Buona Novella di Firenze).

 

 

VI. Guarigione di un bambino in fin di vita.

 

            Il 10 giugno 1868, 2° giorno della consacrazione della chiesa di Maria Ausiliatrice, portato da una carrozza giunse un uomo di signorile aspetto che dimanda di fare la sua confessione; di poi tutto commosso e con esemplare raccoglimento si accosta alla santa Comunione. Fatto l'opportuno {104 [408]} ringraziamento va in sacrestia, fa un' offerta dicendo: Pregate per me, e raccontate per tutto il mondo le meraviglie del Signore mercè la intercessione della s. Vergine.

            - Si può sapere chi siete voi e quale cosa vi abbia condotto qui? disse il sacerdote che l’ ascoltava.

            - Io, rispose, vengo da Faenza; aveva un bambino, unico oggetto delle mie speranze. Caduto ammalato a quattro anni d'età non mi si dava più speranza di vita e lo piangeva inconsolabilmente come morto. Un amico per consolarmi mi suggerì di fare una novena a Maria aiuto dei Cristiani con promessa di fare qualche oblazione per questa chiesa. Promisi tutto e vi aggiunsi ancora di venire personalmente a fare la mia offerta accostandomi qui ai santi Sacramenti se otteneva la grazia. Dio mi esaudì. Alla metà della novena mio figlio era fuori di pericolo ed ora gode ottima salute. Egli non sarà più mio, ma lo chiamerò per sempre figlio di Maria. Ho camminato {105 [409]} due giorni avendo ora compiuta la mia obbligazione riparto consolato e benedirò sempre la Madre delle Misericordie, Maria Ausiliatrice.

 

 

VII. Guarigione di mal d'occhi.

 

            In quello stesso momento giunseuna madre con una sua figliuola di circa 13 anni. - Eccomi, ella prese a dire, sono venuta a fare la mia obbligazione.

            - Chi siete voi? le fu dimandato.

            - Io sono Teresa Gambone, madre di questa fanciulla di nome Rosa.

            - Donde venite?

            - Veniamo da Loggia di Carignano.

            - Per qual motivo siete qua venute, e perchè questa vostra figlia dimostra tanta gioia in volto?

            - Ah! non si ricorda più? Questa mia figlia fu condotta qua poco tempo addietro come cieca. Pativa {106 [410]} male agli occhi da quattro anni. I medici la giudicavano cieca ed ella stentava a discernere la luce dalle, tenebre. Si fece dare la benedizione, praticò alcune preghiere suggerite in onore di Maria per un tempo stabilito, cioè da Pasqua fino all'Ascensione del Signore. A quel giorno la mia Rosa era perfettamente guarita. Ora siamo venute a farne ringraziamento con una tenue offerta. Noi siamo poveri braccianti di campagna e non possiamo fare di più. Noi conserveremo per sempre la memoria di così grande benefizio.

 

 

VIII. Guarigione di una donna di Caramagna.

 

            L'11 giugno 1868 alle 10 del mattino con bel garbo si presenta in sacrestia un uomo per compiere, egli diceva, la sua obbligazione.

            - Chi siete voi, e donde venite, mio buon amico, gli fu chiesto. {107 [411]}

            - Io sono Costamagna Luigi. Vengo da Caramagna con mia moglie.

            - Con quale scopo?

            - Per ringraziare la santa Vergino Ausiliatrice di un gran favore a sua intercessione ricevuto.

            - Si può sapere quale sia stato questo favore?

            - Sì che si può sapere e ve lo racconto volentieri.

            Mia moglie era ammalata da lungo tempo, e malgrado ogni cura dell'arte medica ella trovavasi all'estremo della vita. Una sera circa alle 11 di notte pareva dovesse mandare l’ultimo respiro. Non sapendo più nè che dire, nè che fare, le indirizzai queste parole: - Fatti coraggio, raccomandiamoci a Maria. Se tu guarisci andremo poi a fare la nostra divozione nella nuova chiesa che si sta facendo in Torino, e porteremo qualche offerta. - L'inferma senza parlare chinò il capo per indicare che approvava la mia proposta. Maraviglia a dirsi! Pochi minuti dopo mia moglie riacquistò la loquela, poi entrò {108 [412]} in tale miglioramento, che in pochi giorni si trovò perfettamente guarita. - Ora noi siamo venuti a Torino unicamente per compiere la nostra obbligazione, cioè accostarci alla santa comunione nella nuova chiesa con un' offerta compatibile al nostro stato.

            - Potreste darmi per iscritto quello che mi avete raccontato?

            - Ecco lo scritto che teneva preparato. Qui sono esposte le varie particolarità della malattia; servitevene pure per dar qualunque pubblicità a questo fatto nel modo che voi giudicherete meglio per la gloria di Dio, e per onore della Beata Vergine Maria.

 

 

IX. Altri fatti particolari.

 

            Mentre in cotal guisa si parlava col divoto di Caramagna, si avvicinò un uomo di povera condizione che senza preamboli disse: Io pure sono {109 [413]} venuto da Bra per ringraziare la santa Vergine Ausiliatrice. Un mio figlio avea pressoché perduta la vista, i più valenti medici non sapevano più che cosa suggerirmi; ho fatto la novena con promessa di venire a fare le mie devozioni in questa chiesa, e adesso sono venuto a compiere la raia obbligazione, perciocchè mio figlio guarì perfettamente. Lo guardi come sta bene e sono puliti gli occhi suoi!

            Costui venne interrotto da una Signora milanese che prese adire così: Sia lodato Iddio e benedetta la santa Vergine. Mio figlio da più anni travagliato da un' orribile cancrena ad una mano è guarito perfettamente. I medici avevano poca speranza di guarigione eziandiò coll'amputazione del braccio. Fu benedetto e fu fatta novena a Maria Ausiliatrice ed ora lo osservi. Si vedono le profonde cicatrici che dimostrano la gravità del suo male, ma è perfettamente sano. Con me sono anche venute altre persone unicamente per attestare la nostra {110 [414]} gratitudine alla Beata Vergine Maria.

            In questo momento succedette un po' di tafferuglio. Da diverse parti si voleva parlare. Io ho potuto solamente raccogliere le asserzioni di alcuni.

            Io, diceva uno, di nome Fea.... vengo da Carignano per rendere grazie per la guarigione inaspettata di mia madre.

            Un'altra di nome Beruto Lucia lo interruppe dicendo: Io vengo da Chieri ed ho meco la relazione scritta con piccole oblazioni di varie persona che riconoscono da Maria Ausiliatrice la guarigione de' malanni, da cui, erano miseramente travagliati.

            Io era affetta da una pericolosa enfiagione ai piedi, e fatta la novena a Maria Ausiliatrice, ne fui perfettamente guarita.

            Io pure, soggiunse un' altra giovane, sono venuta da Chieri pel medesimo motivo. Il mio nome è Adelaide e fui liberata da acuto mal di capo e da gastricismo, che mi portò {111 [415]} sull'orlo della tomba; vissi quindici giorni a sola acqua. Maria Ausiliatrice è quella che mi ha ottenuta la guarigione. Mentre tali cose succedevano, avvenne un fatto che interruppe ogni altro ragionamento.

            Era una giovanetta in sui venti anni che dalla città di Fossano era qua condotta nella speranza di guarire da una paralisia, per cui aveva come morto un braccio colla metà del corpo. Da un suo fratello e dalla sua genitrice fu trasportata in una camera vicina. Di poi, come meglio potè, si mise ginocchioni invocando colla voce e col pianto lo aiuto di Colei che santa Chiesa proclama Aiuto dei Cristiani. Si fecero parecchie preghiere cogli astanti, se le diede la benedizione, quindi si rinnovarono le preghiere. Mentre tutti pieni di fede invocano grazia e misericordia, la paralitica comincia a muovere la mano, di poi il braccio. Ella ne rimase talmente commossa che gridando: io sono guarita, cadde svenuta. La madre ed il fratello là sostennero, {112 [416]} le fecero animo, le porsero una bibita. La paralitica riacquistò l'uso dei sensi e restò perfettamente guarita dal male che da quattro anni la rendeva immobile. Ognuno può immaginarsi le voci d'ammirazione e di ringraziamento che s'innalzavano da tutte parti.

            Senza più nulla dire i parenti della malata andarono in chiesa e dopo alquante preghiere uscirono; la fortunata giovane montò allegramente da sè sulla carrozzetta, e co'suoi parenti ripartì.

            In quel momento si aumentò la confusione: da tutte parti si dimandava una special benedizione, mentre altri volevano raccontare cose loro avvenute e fare offerte per grazie ricevute. Per questo motivo non si potè più prendere memoria di molti fatti, nemmeno notare il nome delle persone a cui questi si riferivano. {113 [417]}

 

 

X. Offerta di un mendico.

 

            Il 12 giugno 1868 un mendico venne nella chiesa di Maria Ausiliatrice e si accostò ai santi Sacramenti assistendo alle altre sacre funzioni. Ma mostravasi assai angustiato per non essere in grado di portare anch'egli qualche offerta da impiegarsi a favore della nuova chiesa. Il Signore gl'inspira un mezzo, egli l'accetta. Esce di chiesa, va di casa in casa accattando limosina, e riesce a raccogliere dieci soldi. Ritorna alla chiesa prega, e poi tutto commosso va in sacrestia dicendo: ho raggranellati questi dieci soldi che costituiscono tutte le mie sostanze. Li do tutti a benefizio di questa chiesa, non posso fare di più, ma ritorno subito in chiesa a pregare Iddio che inspiri altri benefattori a fare offerte maggiori. {114 [418]}

 

 

XI. Fatto di una signora di 76 anni caduta sotto una vettura.

 

            Pochi istanti dopo giunse una signora portante, un cuore d'argento. Ho promesso, diceva, questo cuore d'argento a Maria Ausiliatrice se otteneva la grazia, e l'ho ottenuta pienamente.

            - Si può sapere quale sia questa grazia

            - Si che si può sapere. Poco tempo fa io caddi in una via della città, ed una carrozza passandomi a traverso mi sfracellò le gambe e le coscie. I medici ebbero molta cura di me; ma dopo alcune settimane furono unanimi nel dirmi che attesa la mia età di settanta sei anni non potevano più assicurarmi la guarigione.

            - Che non vi sia più alcun rimedio? dissi al dottore.

            - L'unico rimedio sarebbe un miracolo del Signore, rispose.

            Allora io mi raccomandai con fede {115 [419]} a Maria Ausiliatrice; feci una novena e fra breve rimasi perfettamente guarita, perciò la Madonna ha veramente operato un miracolo. Ora io cammino liberamente, e con gratitudine compio la mia obbligazione. Chi vuol sapere il mio nome lo guardi dietro al cuore che offro, ed è Anna Caniparo, di anni 76.

 

 

XII. Fiasco di Gavazzi.

 

            Nello stesso giorno 12 giugno giunse un dispaccio di monsig. Pietro Rota vescovo di Guastalla. Egli pure doveva venire a prendere parte alle sacre funzioni della consacrazione, e invece scriveva il seguente telegramma: L'eretico Gavazzi è giunto in Guastalla per predicare l'empietà; perciò la partenza è sospesa, fate preghiera a Maria Ausiliatrice che ci liberi da questo malanno.

            Si fecero veramente pubbliche preghiere nella nuova chiesa e la santa {116 [420]} Vergine le ascoltò. Gavazzi si provò a predicare, ma non potè. Sfidò il vescovo ed altri a. disputa, che l'accettarono. Egli, temendo di fare un fiasco pubblicamente, andò in cerca di pretesti per poterla rifiutare.

            Il pubblico ne fu sdegnato, ed il famigerato Gavazzi dovette con somma fretta allontanarsi da quella città, confermando col fatto quanto la Chiesa Cattolica canta in ossequio alla santa Vergine: Cunctas haereses sola interemisti in universo mundo.

            Quel dotto e pio Prelato dopo una settimana potè venire a visitare la nuova chiesa. Compiè diverse sacre funzioni, ringraziando così la santa Vergine Maria della grazia ricevuta nell'essere liberati dal Gavazzi, senza che si dovessero deplorare le triste conseguenze e i gravi scandali cagionati in altri paesi. {117 [421]}

 

 

XIII. Pinelli di Avigliana guarito da tosse ostinata.

 

            Fra molti che in detto giorno 12 giugno vennero a ringraziare la santa Vergine per benefizi ricevuti fu un certo Pinelli Giovanni di Avigliana. «Mio figlio, egli disse, venne assalito da una tosse così ostinata che sembrava minacciargli la vita. Dopo alcuni mesi i medici lo qualificarono come preso ai polmoni e perciò avviato ad una vera etisia. Privo di speranza nell'arte umana, feci ricorso a colei che ogni giorno chiamiamo Aiuto dei Cristiani, e ad esempio di alcuni miei patrioti feci una novena con qualche promessa. La novena non era ancora terminata e il mio figlio era guarito. Si noti di più che egli pativa eziandio altri incomodi nella sanità, i quali tutti scomparvero nel corso della ben avventurata novena.» {118 [422]}

 

 

XIV. Giacchetti di Lessona liberato da violento mal di denti.

 

            Il chierico Giacchetti Carlo di Lessona biellese è tra quelli che vennero a ringraziare la santa Vergine per grazia ricevuta. Ecco come egli stesso racconta il fatto. « Per mia sventura andava spesso soggetto a mal di denti. Una volta più che mai venni assalito in modo veramente violento. Da undici giorni per la violenza del male non poteva più avere né pace, né riposo, né giorno, né notte. Allora non lui più padrone delle facoltà mentali e caddi in delirio. Una notte, alle dieci di sera, alcuni amici, che mi assistevano, commossi dal deplorabile mio stato, andarono a chiamare un sacerdote, che venisse, siccome mi raccontarono di poi, a darmi la benedizione di Maria Ausiliatrice. Venne il sacerdote, che cercò di calmarmi con pensieri religiosi. Io risposi che pativa {119 [423]} terribilmente. Egli soggiunse che, comunque gravi fossero i miei mali, certamente non erano ancora da paragonarsi con quelli dell'inferno. Non so, risposi nell'abberrazione mentale, non so se nell'inferno vi possono essere tormenti maggiori.

            Allora il sacerdote invitò tutti gli astanti ad inginocchiarsi e pregare.

            Noi, egli disse, intendiamo di pregare Iddio che voglia glorificare la sua augusta Genitrice invocata sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani. Mentre si pregava, alla metà delle preci della benedizione sacerdotale, cessai dalle grida deliranti, e quelli che mi tenevano colla forza mi lasciarono in piena libertà. Quando poi sul finire della benedizione si rispose amen rimanendo perfettamente guarito, restai immerso in profondissimo sonno.

            I miei amici vedendomi passare dalle grida strazianti ad una specie di letargo si pensavano eh' io fossi morto. Fu solo dopo schiamazzi e forti scosse che loro risposi: lasciatemi dormire. {120 [424]}

            Da quell'epoca in poi non ho più patito mal di denti, e di questo segnalato benefizio io vado debitore a Maria Ausiliatrice, a cui renderò grazie per tutto il corso di mia vita.

            Desidero che questo fatto sia pubblicato e per debito di gratitudine alla Beata Vergine Maria, e perché altri trovandosi in simili terribili afflizioni facciano eziandio ricorso a questa celeste Benefattrice del genere umano.»

 

 

XV. Fatti avvenuti a Chieri.

 

            Destefanis Vincenzo di Chieri, da 7 mesi travagliato da forte mal d'occhi, si trovava colla vista attenuata al punto che temeva, di perderla, rimanendo come cieco al mattino ed alla sera. Egli andava sempre di male in peggio, quando una persona gli diede il provvido consiglio di raccomandarsi alla Madonna sotto il titolo di Auxilium Christianorum. Nel {121 [425]} tempo stesso gli vennero suggerite alcune preghiere da recitarsi ogni giorno per. un dato tempo. Pieno di fiducia, di tutto cuore recitando la piccola preghiera, tosto il suo male cominciò notabilmente a diminuire, così che non era ancora terminato il giorno prefisso, che egli, si poteva già dire pienamente ristabilito.

            Una vedova da Chieri, di nome Vitrotti Giuseppa, già da vari mesi aveva una specie di tumore in una guancia. Molti medici, dopo aver provato tutti i mezzi che seppero, dichiararono il male insanabile. Una sua nipote, Gastaldi Giuseppa, era anche essa colpita da vari malori per tutta la persona, per cui nulla giovarono i ritrovati dell'arte umana, anzi rimanendo in letto immobile il suo corpo per la violenza del male veniva attratto e contorto. Mentre sì l'una che l'altra già perdevano ogni speranza di guarigione, venne loro proposto di fare una novena alla Madonna venerata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice. Di buon grado accolsero {122 [426]} il consiglio e con gran fede incominciarono la novena facendo le preghiere che loro vennero indicate. Non era ancora finita la novena e la vedova si trovava guarita dal suo tumore. La nipote parimenti in detto tempo poté alzarsi da letto e camminare trovandosi libera da'suoi mali.

            Un giovanetto da Chieri era travagliato da una piaga. in un braccio, che gli faceva soffrire dolori acutissimi. Il padre non sapendo più che fare, lo raccomandò a Maria Ausiliatrice, e lo condusse a questa chiesa. Ciascuno poi invocando la protezione di Colei che è proclamata aiuto dei Cristiani, il braccio infermo restò pienamente risanato. Il padre va con gioia raccontando il fatto avvenuto a vantaggio di suo figlio, e lo racconta come una benedizione che Dio sparse sopra tutta la famiglia. {123 [427]}

 

 

XVI. Enfiagione alla mano risanata.

 

            «Continui, ci scrivono da Carignano, e d' ogni maniera sono oggimai le grazie ed i favori che Maria SS. Ausiliatrice concede ai suoi divoti. E non dubbia prova n' ebbe la giovinetta Carolina Brusa di questa città. Trovavasi ella da circa quattro anni con una mano inferma per dura e trascurata enfiagione, la quale rendevala incapace di potersi procacciare il vitto col lavoro delle sue mani. Sua madre erasi adoperata con tutti i mezzi dell'arte umana a fine di guarirla, ma indarno. Un giorno si presentò a me ed intraprese il racconto doloroso intorno allo stato della sua figliuola. Io pensai di invitarla a fare una gita sino a Torino ed a recarsi alla chiesa di Maria SS. Ausiliatrice. Obbedì la pia donna, e dopo pochi giorni si' videro in lei operati i prodigi della fede posta in Maria. Poichè io stesso vidi la giovane (allora {124 [428]} mia inquilina) esultante di gioia porgermi la sua mano appena guarita e nello stesso mentre unitamente ai suoi genitori benedire di cuore alla Vergine Santissima e ricordare con riconoscenza il nome di M. A., da cui riconosceva il segnalato favore.

            «Quale divoto di Maria a solo suo onore e gloria volentieri accettai il cortese invito di esporre con brevissimo cenno la presente relazione, spettante la giovanetta Carolina Brusa di Carignano. E se vi sentirete mossi, o benevoli lettori, a visitare il magnifico tempio eretto a Maria SS. Ausiliatrice in Torino, a voi sarà visibile una mano lavorata in argento che all'altare di Maria sta appesa, quale segno di perenne memoria della grazia ricevuta.»

            Testimonio oculare del fatto sac. DOMENICO FEA da Carignano, a nome della famiglia e di tutto il vicinato. {125 [429]}

 

 

XVII. Relazione di Maria Casati di Milano.

 

            «Io era stata colpita da un colpo di paralisia che uri lasciò morta per metà con minaccia di ulteriori attacchi. Ridotta così all'estremo della vita, i miei parenti, animati da altri fatti che avevano udito a narrare, non isperando più conforto dai mezzi umani, ricorsero all'aiuto del Cielo, alla protezione di Maria Ausiliatrice. Fu chiesta la benedizione, si cominciò la novena, e si stabilì che si celebrasse una santa Messa, mentre i miei pregavano intorno al mio letto. Alle sette e mezzo del piattino, alla metà della Messa., che si celebrava in onore di Maria Ausiliatrice, in un momento ritorno in me stessa, riacquisto la favella, le membra paralitiche riprendono il,loro ordinario movimento, ed io mi sento e sono perfettamente guarita.

            Desidero che a questo fatto si dia la maggior pubblicità affinché tutto {126 [430]} il mondo conosca la grazia che ottenni da Maria Ausiliatrice e sia così sempre più invocato e benedetto il suo santo nome.

 

            15 giugno 1868.

                                                                        MARIA CASATI.»

 

            É da notare che circa le sette mezzo, sul momento appunto in cui terminava la santa Messa, detta per lei all'altare di M. Ausiliatrice in Torino, l’ ammalata ritornava in se, apriva gli occhi, riprendeva la favella, cominciava a muovere il braccio paralitico, poi la gamba, e in fine tutto il corpo. Sul principio gli astanti temettero che quello fosse un momentaneo sforzo della natura, o un segno di delirio. Ma si cangiò ben tosto il loro timore in vivissima gioia, quando la malata si siede sul letto e dice chiaramente: «Io sono pienamente guarita.» Dimanda allora le vesti, e del mattino stesso si alza, si porta in chiesa a ringraziare Iddio e la sua Santissima Madre e a {127 [431]} fare la santa Comunione. La fortunata signora scrisse ella stessa la relazione che abbiamo di sopra riferita.

 

 

XVIII. Grazia ricevuta dal paroco di Arosio.

 

            «Mi perdoni, sig. Direttore, se ardisco scriverle la presente per darle la buona notizia della mia guarigione.

            «Col giorno 29 corrente mese si compirà l'anno in cui io fui improvvisamente colpito da una malattia che mi privò d'ogni senso e che fu giudicata mortale dai sig. medici i quali subito nei primi giorni andavano dicendo che per guarirla era necessario un miracolo. Ma una persona, appena conosciuta la mia disgrazia, si affrettò di darle notizia del mio caso, pregandola di ricordarmi nelle preghiere che si fanno nella chiesa di Maria SS. Ausiliatrice e di celebrare {128 [432]} ivi una s. Messa a suo onore e gloria, per ottenere da Dio le grazie di cui io aveva tanto bisogno. Ella assunse le incumbenze ricevute e nel terzo giorno del mio male, nel tempo della celebrazione della s. Messa, io ho incominciato a dar segno di vita coll' esclamare: Oh Maria! Ecco il miracolo. Così mi disse il mio coadiutore che mi stava ai fianchi. D'allora in poi le cose andarono sempre in bene, per cui adesso posso dire che son guarito in modo da celebrare la s. Messa. Io ringraziai e continuo a ringraziare Dio Onnipotente, buono e misericordioso, pel dono prezioso della sanità elle mi ha fatto. Ho ringraziato Maria SS. Ausiliatrice dei Cristiani, e ringrazio tutti i buoni che pregarono per me. Grazie a tutti. Grazie in tutti i giorni della mia vita!

 

            13 marzo 1870.

 

                                    Il parroco di Arosio.» {129 [433]}

 

 

XIX. Guarigione da ulcere all'occhio.

 

            Un rispettabile ed autorevole personaggio della diocesi d' Alba portò la relazione di una guarigione ottenuta ad intercessione di Maria Ausiliatrice. Noi facciamo premettere la descrizione del male fatta dal medico, che accenna ad una repentina guarigione, di cui egli non sa darsi ragione. Esso ignorava che si fosse ricorso ai rimedii spirituali. Di poi segue la relazione fatta dal direttore spirituale, che dà ragione di quanto era avvenuto e come egli sia appositamente venuto a fare un offerta alla chiesa di Maria Ausiliatrice. Ecco adunque le due relazioni.

            Relazione del medico. - Una giovane d' Alba P. T., d' anni 23, da tre anni affetta da mal d'occhi, per cui invano si adoperarono diversi metodi di cura eziandio nell'ospedale oftalmico in Torino, venne sul finire {130 [434]} di marzo ultimo invasa da kerato congiuntivite pustolosa ed ulcerativa da principio non molto grave: in progresso però, circa, alla metà d'aprile, uno fra i molti accessi che vennero ad invadere la cornea interlamellermente, prese vaste proporzioni, ed occupò per il diametro di circa tre millimetri il centro della cornea dell'occhio destro destando atroci dolori nervalgici all'occhio ed al lato destro della faccia e del capo, che or scemando, or aggravandosi, resistettero ribelli a quanti rimedii vennero suggeriti dall'arte, sinchè apertosi esternamente l'accesso, verso il fine di maggio presero a decrescere i dolori locali, anzi nella sera del 29 maggio stesso scomparvero quasi immediatamente, e quei del capo cedettero all'uso del ghiaccio non mai prima adoperato: cessò la fotofobia che fino allora sempre persistette; bel bello andò riparandosi la vasta ulcera comparsa dopo l' apertura dell'ascesso, si dileguò la congiuntivite, e l’ inferma è ora, sui {131 [435]} primi giorni di giugno, pressoché rinata ad altra vita.

Relazione del Direttore spirituale.

            - La malattia sopra descritta colle sue fasi dal dottore R. chiama la seguente relazione a sempre maggiore gloria della B.ma Vergine Madre ed Aiuto dei Cristiani. Il 29 maggio ultimo, venerdì, fu chiamato per la povera inferma, spasimante fra' suoi dolori, il sacerdote per confessarla a letto, poiché a suggerimento del medico stava in pericolo della vita, attesa specialmente l’ estrema debolezza a cui la sofferente giovane era ridotta. Il confessore, prima ancora di recarsi dall'inferma, le fece suggerire di intraprendere tosto una novena ad onore di Gesù Sacramentato e di Maria SS. Ausiliatrice, colla recita di tre Pater ed Ave e tre Salve Regina; con promessa di fare poi qualche offerta ad onore della Madonna Ausiliatrice nella nuova chiesa di Valdocco in Torino. Tosto fu cominciata la novena sul fare della sera non solo dalla malata, ma altresì {132 [436]} da altre divote persone. Circa le ore sette di sera dello stesso giorno l’ inferma, addoloratissima pei dolori incessanti all'occhio ed al capo, a stento potè fare la sua confessione, subito dopo la visita del medico, che non sapeva più come sollevarla.

            Avanzandosi la notte, bel bello calmano i dolori; al mattino del 30, dopo una notte alquanto tranquilla, il miglioramento continua; lungo la giornata si fa più sensibile quasi ad ora ad ora, finche il giorno 31 maggio, domenica, la giovane si prova e riesce ad uscir di casa per la messa; va alla chiesa senza soffrirne; da questo giorno ognor più quotidianamente ripigliando vigore la sua salute, ora sul mezzo del giugno è perfettamente ristabilita; e benedice ogni momento la potenza misericordiosissima di Maria Vergine Ausiliatrice.

 

            Alba, 16 giugno 1868.

 

                        SISMONDA can. arciprete. {133 [437]}

 

 

XX. Liberazione da acuti dolori di capo.

 

            Scrivono da Carignano: «Erano trascorsi ormai cinque mesi da che la mia cara genitrice era travagliata da acutissimi dolori di capo. Alle volte sentivasi talmente oppressa, che perdendo l'uso delle facoltà intellettuali rimaneva delirante. In quel miserabile stato ora piangeva o sospirava; ora invitava noi di casa ad aiutarla con qualche conforto. Invano eransi adoperate cure di un valente dottore; invano io mi studiava di lenire le sue pene coll'invitarla alla pazienza, prestarle i necessari servigi o confortarla. Non rimaneva più altro che ricorrere con fiducia a Maria Ausiliatrice, siccome altri parenti ed amici nostri avevano fatto. Pertanto, secondo l'avuto consiglio, abbiamo divisato di far una novena, che abbiamo cominciato accostandoci ai SS. Sacramenti della Confessione e Comunione. Ciò avveniva ai 24 giugno.{134 [438]} Da quel giorno mia madre ebbe tal miglioramento, che si poteva dire guarita. La novena non era ancora terminata, che ella era in perfetta sanità.

            Invitato da mia madre, dalla mia famiglia, dal vicinato, unitamente a persone saggie e di autorità, io mii affretto di esternare la comune gratitudine al Signore colla presente relazione, e prego il sacerdote Bosco a volerne dare pubblicazione, onde sia ovunque conosciuta ed invocata la potenza di Maria Aiuto dei Cristiani.

 

            Carignano, 8 agosto 1868.

 

                        FEA Ch. DOMENICO.

 

 

XXI. Guarigione da convulsioni e sfinimenti.

 

            «Le maraviglie che Iddio opera ad intercessione di Maria Ausiliatrice, anche qui nella città di Chieri, sono innumerabili. Valga per tutti l’ esempio mio. Da oltre un anno io era {135 [439]} travagliata da convulsioni e da sfinimenti così frequenti, che mi ridussero all'estremo della vita. Tale era la mia debolezza, che poteva nemmeno più inghiottire un cucchiaio d'acqua. Fu allora che alcune pie persone mi consigliarono a raccomandarmi a Maria Ausiliatrice, adducendomi l’ esempio di molte persone guarite con tal genere di preghiera. Di buon grado acconsentii alla proposta; mi misi la medaglia in collo, e cominciai la novena con tre Pater, tre Ave, tre Gloria al SS. Sacramento, con tre Salve Regina. Chi lo crederebbe? La notte stessa del primo giorno della novena potei riposare assai bene, cosa che da più mesi non mi era più avvenuta. Quel miglioramento fu tale, che nel giorno seguente io era perfettamente guarita. Ciò dichiaro a maggior gloria di Dio e della B. Vergine Maria con facoltà di pubblicare ogni cosa, se sarà giudicato bene per le anime.»

 

            Chieri, 12 agosto 1868.

 

                        CARLOTTA SCALERO. {136 [440]}

 

 

XXII. Grazia ricevuta da C. G. di Buttigliera.

 

            «Se è sempre cosa consolante il raccontar le cose che possono tornare a maggior gloria di Dio, riesce ancor più caro quando ci abbiamo parte noi e riguardino a persone notoriamente conosciute. Ecco adunque il racconto che fedelmente le espongo. La mia parrocchiana C. G., nell'età di 45 anni trovavasi da venticinque mesi affetta da un morbo, che le minacciava gravi conseguenze. Sebbene non fosse costretta a tenere il letto, tuttavia dai dottori e professori di medicina il suo male era giudicato tale da non lasciarle più che alcuni mesi di vita. Accortasi ella da alcune espressioni dei detti professori (sebbene abbiano cercato di occultare il pericolo) della gravità del male, e che i rimedi suggeriti erano palliativi, pensò rivolgersi a Maria SS. Aiuto dei Cristiani, sotto il qual titolo {137 [441]} udiva fabbricarsele una chiesa in Torino, con promessa di fare una offerta per tale chiesa, e di prender poi in essa il perdono, se guarita. Da lì ad alcuni mesi, quando veduta l'inutilità dei rimedi temporali, si era totalmente affidata alla protezione della SS. Vergine, appunto nell'epoca, che, secondo le previsioni dei medici, doveva aver fine la vita, cominciò sentirsi meglio, e tale miglioramento continuò. Sicché essa, nonostante abbia sempre continuato le gravi fatiche di sua professione, contro l'avviso dei dottori, si trova appieno libera dal morbo. Stupiti e maravigliati i sullodati professori al vederla tuttora in vita, anzi migliorata, e tanto più all'udire dalla medesima che si trovava libera da quel grave malore, confessarono non potersi tale guarigione attribuirsi a causa naturale. Quando poi seppero i mezzi usati per ottenere quella guarigione, non dubitarono asserire essere proprio una grazia ottenuta per intercessione della Madonna. Non intendo che trascriva {138 [442]} letteralmente queste poche linee, espongo soltanto il fatto che ella saprà meglio ordinare ed esprimere con maggior chiarezza ed eleganza. Essendo questo un fatto a tutti noto, non ho alcune difficoltà che se ne dia qualunque pubblicazione.

            Anzi fra i valenti medici dalla malata consultati si annovera un valente professore dell'università di Torino.

            Avendo saputo che quella donna era guarita, volle farsi raccontar ogni cosa a puntino. Restò stupito; e siccome egli pure aveva quasi interamente perduta la vista, volle anch'egli usare lo stesso rimedio, recitare la stessa preghiera. Ora egli racconta a tutti con giubilo di esserne perfettamente guarito, e di aver così potuto ripigliare le ordinarie occupazioni.

 

            Buttigliera d'Asti, 1° agosto 1868.

 

                                    T. VACARINO GIUSEPPE

                                                Prevosto. {139 [443]}

 

 

XXIII. Liberazione da tosse ostinata.

 

            Anch'io debbo professare la più sentita gratitudine alla Vergine Ausiliatrice per grazia ricevuta. Una tosse ostinata mi aveva condotto a tale spossatezza che mi rendeva difficilissimo il respiro. Non sapendo più che cosa fare, mi venne in mente di cominciar una novena con tre Pater, tre Salve Regine e le litanie lauretane. Promisi inoltre un'offerta se guariva. Ora sono appena sul termine della novena, e la mia tosse è scomparsa, e posso dire di trovarmi nel mio stato normale di sanità. Ora adempio la mia obbligazione inviandole la somma promessa. É vero che è offerta tenue, ma io sono un povero religioso e non posso fare di più; procurerò per altro di pregare Iddio che inspiri più agiati oblatori a fare offerte maggiori della mia.

            PS. Io mi sono raccomandato a Maria Ausiliatrice spinto da tanti portenti {140 [444]} che tra noi si raccontano dalla Vergine operati a favore di chi fa a lei ricorso.

 

            Savona, 8 luglio 1868.

 

                        BAILONE BONAV. di Saluzzo.

 

 

XXIV. Grazia ricevuta da M. Borgognoni in Roma.

 

            «Non si è mai udito al mondo che nelle sciagure della vita alcuno abbia fatto ricorso all'Augusta Regina del cielo e non sia stato esaudito.» Così il mellifluo dottor s. Bernardo. Io l'ho sempre creduto, ed or ne ho avuto prova di fatto.

            Da molti anni travagliato da ostinatissimo male di stomaco congiunto ad una pressochè totale prostrazione di forze, traeva i miei giorni nel dolore e nelle amarezze. A fare vieppiù risplendere la sua potenza, dispose Iddio che alcuni medici interpellati {141 [445]} sul mio male, lo dichiarassero insanabile pel suo cronicismo e pel niuno effetto dei rimedi. Non può descriversi l'angoscia di mia moglie e di tutta la mia famiglia per quella fatale sentenza

            Perduta così ogni speranza negli uomini, abbiamo riposta tutta la fiducia nel Signore, e fra le altre cose risolvemmo di fare ricorso a Maria aiuto dei, cristiani, al cui onore si andava elevando un tempio nella città di Torino, sorgente di tante grazie e di tante benedizioni. Oltre alle preghiere abbiamo determinato un' offerta da farsi a grazia ottenuta. Ma chi mai. sperando in Maria restò deluso?

            Da quel momento i miei mali cominciarono ad aver calma, ed in breve ho acquistata la mia salute in modo da destar l'ammirazione dei congiunti e degli amici. Ma tale inaspettato miglioramento si deve, a confessione degli stessi medici, più che agli umani rimedi al soccorso divino.

            Ora per compiere la mia promessa {142 [446]} le mando due calici di metallo dorato con coppa d'argento. Nel basamento di uno di essi vi sono tre figure rappresentanti la fede, la speranza e la carità; nell'altro tre figure rappresentano Mosè, Aronne e Melchisedecco. Insieme coi medesimi calici con patena e custodia in legno riceverà altra custodia contenente un reliquiario di metallo dorato, in cui è racchiusa una porzione del sacratissimo legno della Croce del Salvatore colla rispettiva autentica.

            Questo reliquiario è inviato in dono a codesta chiesa di Maria SS. dalla mia suocera Francesca Giustiniani vedova Panvini Rosati. Ella fa questa offerta in seguito ad una importantissima grazia ricevuta, da cui derivò la fortuna e la felicità di tutta la sua famiglia. A compimento di quanto si voleva fedelmente erogare rimane ancora una piccola somma di danaro, che riceverà unitamente agli oggetti sopra mentovati.

            Pieno di fiducia che non mi verranno meno le benedizioni di Dio e {143 [447]} la protezione della grande sua Genitrice, non cesserò di ringraziarla sopra la terra finché per la misericordia del Signore mi sia dato di poterla lodare eternamente in cielo.

 

            Roma, 20 agosto 1868.

 

                        M. LUIGI BORGOGNONI.

 

 

XXV. Offerta da Krawsha (Austria) per grazia ricevuta.

 

            Pochi giorni sono, oppressa dallo spavento, io invocava il soccorso delle preghiere di V. S. a favore del mio genero Carlo Lutzow, ed ora non so con quali espressioni poterla ringraziare; ascolti. Il mio Carlo, dopo seria malattia, era a quel punto che chiamasi l’ estremo della vita. Con somma esemplarità ricevette i santi sacramenti, e mostrava la rassegnazione e la fortezza del vero cristiano agonizzante. Ma io, mia figlia, e tutti {144 [448]} della famiglia eravamo atterriti al pensiero della perdita di lui. Giunse opportuna la sua lettera che mi invitava a cominciare una novena in onore di Maria Ausiliatrice, unica nostra speranza in quel terribile frangente. Al giorno 18 cominciammo la memorabile novena, e misi al collo dell'infermo la prodigiosa medaglia di Maria Ausiliatrice che ella mi aveva regalato passando per Torino. Maraviglia a dirsi! il giorno stesso l'ammalato acquistò tanto aumento di forze con tale diminuzione di male, che i medici al giorno seguente lo giudicarono fuori di ogni pericolo.

            Ringrazi meco il Signore e la santa Vergine Maria, e dopo di essi ringrazio lei e tutti que' buoni giovanetti che fervorosi si raccolsero nella novella chiesa per invocare il soccorso di colei che sempre accoglie le preci di quelli che col labbro del fervore e della innocenza invocano il suo potente aiuto.

            Oggi (26 luglio) il mio Carlo parla, ride, celia, ed ha già potuto ristorarsi {145 [449]} con bibite e commestibili di vari generi.

            Sia adunque ora e sempre da tutti ed in ogni luogo benedetto, esaltato invocato il nome di Maria Ausiliatrice.

            Fra breve riceverà un po' di danaro pei suoi poveri giovanetti. Colla più sincera e durevole gratitudine mi professo

 

            Krawska nell'Austria,

                        26 luglio 1858

 

                                                Obbl.ma Serva

                                    Baronessa LUIGIA GUDNAU.

 

 

XXVI. Guarigione da una cancrena.

 

            Fra gli ameni e strepitosi fatti che si raccontano a gloria di Dio e ad onor di Maria Ausiliatrice, merita menzione il seguente succeduto nella persona di certa Castello Maria di Villastellone. Ella stessa ha voluto fare l’ esposizione, che letteralmente trascriviamo {146 [450]} Io era, ella dice, da tre anni travagliata da una pustola maligna al naso, che i medici qualificavano cancro-erpetico. Non ho mai risparmiato cosa che l'arte abbia potuto suggerirmi, ma senza alcun vantaggio. La piaga, dopo aver consumata la maggior parte del naso e del labbro superiore, cominciava a dilatarsi internamente al cervello: le stesse facoltà mentali cominciavano già a turbarsi. Priva affatto di speranza negli aiuti umani, mi sono rivolta al Cielo, alla gran Madre di Dio, che nel nostro paese aveva già concessi straordinarii favori. Aveva udito a raccontare come ad intercessione di Maria Ausiliatrice, alcuni miei patrioti avevano ottenuto abbondante raccolto dei bozzoli, altri la pioggia per le campagne e la cessazione dalla mortalità del bestiame, altri la sistemazione di affari o il termine di liti rovinose. Mi era stato detto che ognuno soleva ricorrere facendo una novena di preghiere con promessa di qualche limosina pel decoro della chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice {147 [451]} in Torino, dove ogni giorno hanno luogo particolari esercizi di cristiana pietà. per invocare la clemenza di questa celeste benefattrice a favore di chi trovasi nelle tribolazioni.

            Animata pertanto da questi fatti, e spinta dal male elle prendeva proporzioni ognor più minacciose, mi risolsi a ricorrere anch'io a Colei che ogni giorno è chiamata aiuto dei cristiani. Promisi pertanto di recitare alcune preghiere per un tempo determinato con una offerta a quella chiesa se otteneva la grazia.

            In modo sensibile e, a giudizio dei medici, prodigioso, cominciò in quello stesso giorno a mitigarsi la crudezza del male a segno, che in pochi giorni fui totalmente guarita.

            Chi mi rimira in faccia, giudica di veder un naso artefatto per la differenza della carnagione e del colore; ma è opera del Signore, che facendomi in modo prodigioso guarire, mi ha in certo modo nuovamente creata quella parte del volto mio. A suo tempo mi sono recata a compire la {148 [452]} mia obbligazione, accostandomi eziandio ai Sacramenti della confessione e comunione, ed affinché ognor più si accresca fra i cristiani la confidenza nel patrocinio di Maria Ausiliatrice, sono assai contenta che questa relazione sia ad altri raccontata e se ne dia anche pubblicità in quel modo che si giudicherà tornare a maggior gloria di Dio e della Madre di Misericordia. Chi poi volesse vieppiù accertarsi del fatto, rimiri la cicatrice elio tuttora apparisce, e conoscerà chiaramente quanto profondo e inveterato fosse il male, da cui per intercessione della B. V. Maria sono stata guarita.

 

            Villastellone, 15 ottobre 1870.

 

                                                MARIA CASTELLO.

 

 

XXVII. Repentina guarigione dalla sordità.

 

            Chi entra nella chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice in Torino, ne vede le pareti, la sacra Immagine e l'altare {149 [453]} ornati di una svariata quantità di voti che ricordano diversi segnalati benefizi che l'augusta Regina del Cielo ottenne a' suoi divoti. Uno di essi attesta la repentina guarigione dalla sordità del T. Antonio Cinzano prevosto vie. foraneo di Castelnuovo d'Asti.

            Fra i molti incomodi che travagliavano la cagionevole sanità di quel buon Pastore era la sordità che lo rendeva inetto agli affari più importanti della parrocchia, specialmente l'assistenza agli infermi e l'ascoltare le confessioni dei fedeli.

            Dopo diciotto mesi di peggioramento il suo malore giunse a tanto elio udiva nemmeno più la parola pronunciata con tutta gagliardia vicino all'orecchio. E difficile immaginarsi quale cordoglio cagionassegli un simile stato! Il rincrescimento di non poter più compiere i suoi doveri degenerò in tetra malinconia, che finiva di rovinare quel po' di sanità che ancora gli rimaneva.

            Avendo inutilmente fatto prova dei {150 [454]} ritrovati dell'arte, pensò di ricorrere all'aiuto del cielo, alla protezione della Vergine Ausiliatrice. Ascoltiamo le stesse sue parole con cui soleva con piacere raccontare quel fatto. Oggi, diceva, voglio raccomandarmi a questa buona Madre nella santa Messa, e se, come tanti ottennero, potrò anch'io essere liberato da questo mio miserabile stato, farò un'offerta per la chiesa testé costrutta in Torino.

            Ciò detto si veste de'sacri arredi, va all'altare e comincia: In nomine Patris etc. Colui che serviva la Messa secondo il solito risponde ad alta voce quanto poteva. Più sottovoce, dice il Prevosto, mi stordisci con queste parole, e continua: Iudica me, Deus ecc. L'altro risponde più piano, ma con voce tuttora elevata. Ma il celebrante dice recisamente: Io odo, parla più sotto voce, la Madonna mi ha fatta la grazia.

            «Niuno può farsi giusta idea della commozione che provai nella celebrazione di quella memoranda Messa, {151 [455]} narrava'egli con trasporto di gioia. Ora mi cadevano le lagrime, ora innalzava giaculatorie di gratitudine alla santa Vergine Ausiliatrice. Ma il pensiero dominante era di dare a quel fatto tutta la pubblicità possibile, affinché fosse ovunque glorificata l'Augusta Madre del Salvatore a stimolo di chi, trovandosi in gravi tribolazioni, volesse fare a lei ricorso.

            Terminata la Messa e giunto in sacristia le sue prime parole furono: Io sono guarito, Maria Ausiliatrice mi ha fatto la grazia.

            Egli raccontava spesso questo fatto con gran compiacenza e desiderava che venisse quanto prima pubblicato; ma per ragionevoli motivi si giudicò bene differire quella pubblicazione fino ad ora, che la Divina Provvidenza chiamò all'altra vita il compianto Pastore, che sarà sempre di grata memoria presso ai Castelnovesi e presso a tutti quanti ebbero opportunità di conoscerlo[9]. {152 [456]}

            In confermazione di quanto sopra, il sacerdote Savio Ascanio, allora viceparroco di Castelnuovo d'Asti, aggiugno quanto segue: La sordità del nostro prevosto era giunta a tal segno, che non udiva più il suono gagliardissimo del campanone. Quando parti: dalla casa parrocchiale per recarsi a, celebrare la s. Messa, il giorno della festa degli Angeli Custodi, era affittissimo ed aveva fatto piangere la fantesca perchè credeva parlasse espressamente a bassa voce per fargli dispetto, mentre ella gridava con quanta ne aveva in gola per farsi capire, sebbene inutilmente. Diceva che ricuperò l'udito tutto ad un tratto nel cominciare In nomine Patris della s. Messa. Reduce dalla chiesa sembrava pazzo per la straordinaria contentezza. Chiamò subito il vicecurato facendo una lunga e così concitata {153 [457]} scampanellata che sembrava volesse strappar la fune del campanello. Disceso il vicecurato, gli raccontò come la Madonna gli avesse ottenuta la grazia e come era suo fermo proposito di recarsi all'Oratorio di s. Francesco di Sales, ossia alla chiesa di Maria Ausiliatrice per ringraziarla. Ciò che fece quanto prima con molta ctivozione. Quel dì che venne a compire quell'atto religioso sembrava fuor di sè per la contentezza. Celebrata la santa Messa all'altar di Maria Ausiliatrice, non finiva più lungo il giorno di raccontare la grazia ottenuta, magnificando la grande potenza di Maria. Di poi per dare ancora uno sfogo alla sua divozione, volle salire sulla cupola della chiesa per toccare e baciarvi i piedi della statua dorata che rappresenta colei che la Chiesa proclama potente aiuto dei cristiani. Ciò cagionò grande meraviglia atteso la sua avanzata età e la sua sanità da molto tempo cagionevole. È poi degno di osservazione che fino a tanto che visse godeva sempre assai {154 [458]} quando aveva qualche occasione di parlare della Madonna, incoraggiando tutti a fare con fede ricorso a lei nei bisogni della vita.

            (Fin qui il sac. Sario Asconio allora Vicepar. di Castelnuovo ed ora Rettore della Casa del Rifugio in Torino )

 

 

XXVIII. Prodigiosa guarigione dalla cecità.

 

            Se grande è la bontà divina quando concede qualche segnalato favore agli uomini, deve essere grande altresì la gratitudine di essi nel riconoscerlo, manifestarlo ed anche pubblicarlo, ove possa tornar a stia maggiore gloria.

            In questi tempi, è l'orza di proclamarlo, Dio vuole con molti eccelsi favori glorificare l’augusta sua Genitrice invocata col titolo di AUSILIATRICE.

            Il fatto che avvenne a me stessa è prova luminosa di quanto asserisco. Unicamente adunque per dar gloria a Dio e porger vivo segno di {155 [459]} gratitudine a Maria aiuto dei cristiani, testifico che nell'anno 1867 fui assalita da terribile mal d'occhi. I miei genitori mi posero sotto la cura dei medici, ma peggiorando vie più il mio male, divenni come cieca, così che dal mese di agosto dell'anno 1868 mia zia Anna dovette condurmi, per circa un anno, sempre a mano alla chiesa per udire la santa Messa, cioè fino al mese di maggio del 1869.

            Al vedere poi che tutte le cure dell'arte più a nulla giovavano, mia zia ed io, avendo inteso come già non pochi altri facendo preghiere a Maria Ausiliatrice avevano ottenute grazie segnalate, piena di fede mi feci condurre al Santuario a lei testé dedicato in Torino. Giunti a quella città, passammo dal medico che aveva la cura de' miei occhi. Dopo attenta visita, sotto voce disse a mia zia: di questa zitella c'è poco da sperare.

            Come! rispose spontaneamente mia zia, V. S. non sa che cosa sia per fare il Cielo. Essa parlava così per la grande fiducia che aveva nell'aiuto {156 [460]} di Colei che tutto può presso Dio.

            Finalmente giungemmo alla meta del nostro viaggio.

            Era un sabato di maggio 1869, quando in sulla sera io veniva a mano condotta alla chiesa di Maria Ausiliatrice in Torino. Desolata perché priva affatto dell'uso della vista, andava in cerca di conforto da Colei che è chiamata Aiuto dei Cristiani. - Aveva la faccia tutta coperta di panni neri, con un cappello di paglia; la detta zia e la nostra compaesana, maestra Maria Artero, mi introdussero in sacrestia. Noto qui di passaggio, che oltre alla privazione della vista pativa mal di capo e tali spasimi di occhi, che un solo raggio di luce bastava per farmi delirare. - Fatta breve preghiera all'altare di Maria Ausiliatrice, mi fu impartita la benedizione e mi si incoraggiò ad aver fiducia in Colei, che la Chiesa proclama Vergine potente, che dà la vista ai ciechi. - Dopo il sacerdote m'interrogò così: «Da quanta tempo avete questo male d'occhi? {157 [461]}

            «É molto tempo che soffro, ma che vedo più niente è quasi un anno.

            «Non avete consultati i dottori dell'arte? Che ne dicono essi? Avete usati rimedi?

            «Abbiamo, disse mia zia, usato ogni sorta di rimedi, ma non potemmo ottenere alcun vantaggio. I medici dicono che essendo guasti gli occhi, non possono più darci speranza.... »

            Dicendo queste parole si mise a piangere.

            «Non discerni più gli oggetti grossi dai piccoli? dissemi il sacerdote.

            «Non discerno più niente, risposi.»

            In quel momento mi furono tolti i panni dalla faccia: di poi mi fu detto:

            «Rimira le finestre, non puoi distinguere tra la luce di esse, e le mura che sono totalmente opache?

            «Misera me?Non posso distinguere niente.

            «Desideri di vedere?

            «S'immagini quanto lo desidero! Lo desidero più che ogni altra cosa {158 [462]} del mondo. Io sono una povera fanciulla, la cecità mi rende infelice per tutta la vita.

            «Ti servirai degli occhi soltanto a vantaggio dell'anima, e non mai ad offendere Dio?

            «Lo prometto di tutto cuore. Ma povera me! Io sono una giovane sventurata!.... Ciò detto proruppi in pianto.

            «Abbi fede, la s. Vergine ti aiuterà.

            «Spero che mi aiuterà, ma intanto io sono affatto cieca.

            «Tu vedrai.

            «Che rosa vedrò?

            «Dà gloria a Dio ed alla beata Vergine, e nomina l’oggetto che tengo tra mano.

            «Io allora facendo uno sforzo cogli occhi, li fissai. Oh si, esclamai con sorpresa, io vedo.

            «Che?

            «Una medaglia.

            «Di chi?

            «Della s. Vergine.

            «E da quest'altro lato della medaglia che vedi? {159 [463]}

            «Da questo lato vedo un vecchio col bastone fiorito in mano; è s. Giuseppe.

            «Madonna SS.! esclamò mia zia, dunque tu vedi?

            «Ma sì che ci vedo. O mio Dio! La s. Vergine m'ha fatto la grazia.»

            In questo momento volendo colla mano prendere la medaglia, la spinsi in un angolo della sacrestia in mezzo ad un inginocchiatoio. La mia zia voleva tosto andarla a prendere, ma ne fu proibita. Lasciate, le fu detto, che la vada a prendere la nipote stessa; e così farà conoscere che, Maria le ottenne perfettamente la vista. La qual cosa io feci prontamente senza difficoltà.

            Allora io, la zia, colla maestra Artero empiendo la sacrestia di esclamazioni e di giaculatorie, senza più nulla dire a quelli che erano presenta, senza nemmeno ringraziare Dio del segnalato favore ricevuto, ce ne siamo partiti in fretta quasi deliranti per contentezza; io camminava {160 [464]} avanti colla faccia scoperta, le due altre dietro.

            Ma di lì a pochi giorni ritornammo a ringraziare la Madonna ed a benedire il Signore per l'ottenuto favore, e in pegno di questo abbiamo fatto un'offerta alla Vergine Ausiliatrice. E da quel beato giorno fino ad oggi non ho mai più sentito alcun dolore negli occhi e continuo a. vedere come non avessi mai sofferto nulla. La mia zia poi asserisce che da lungo tempo pativa un violento reumatismo nella spina dorsale, con dolori al braccio destro e mal di capo, per cui era divenuta inabile ai lavori campestri. Nel momento che io acquistai la vista ella rimase eziandio perfettamente guarita. Sono già trascorsi due anni e nè io, come già dissi, nè mia zia, avemmo a lamentare i mali da cui fummo per sì lungo tempo travagliate.

            A questa religiosa scena fra gli altri erano presenti Genta Francesco da Chieri, sac. Scaravelli Alfonso, Maria Artero maestra di scuola. {161 [465]}

            Gli abitanti di Vinovo poi, che prima erano soliti a vedermi condurre alla chiesa per mano, ed ora andare da me stessa, leggendo in essa libri di divozione, pieni di maraviglia mi domandano: chi fece mai questo? ed io rispondo a tutti: É Maria Ausiliatrice che mi ha guarita. Perciò io ora a maggior gloria di Dio e della beata Vergine sono assai contenta che questo tutto sia ad altri raccontato e pubblicato, affinché tutti conoscano la grande potenza di Maria, alla quale niuno mai fece ricorso senza essere esaudito.

 

            Vinovo, 26 marzo 1871.

 

                                    MARIA STARDERO.

 

 

XXIX. Signora scampata dalle fiamme appiccatesi alle vesti.

 

            In una domenica del maggio 1873, la signora Vaschetta Maria non avendo potuto per i suoi incomodi portarsi {162 [466]} in Chiesa alle funzioni, era rimasta sola in casa pregando vicino al fuoco. Mentre se ne stava così seduta, una scintilla le volò sulle vesti, di che ella non si accorse se non quando già erasi sviluppata la fiamma. Spaventata a quella vista, si mise a correre per le stanze, facendo tosi divampare sempre più la fiamma. Già questa la circondava tutto intorno ed essa si sentiva venir meno, quando drizzando gli occhi stralunati alla finestra, le si affacciò da quella la statua di Maria Ausiliatrice che torreggia sulla chiesa di Valdocco, vicino alla quale si trovava la sua abitazione. La povera signora in quel frangente, alzate le mani supplichevoli verso quella statua, così esclamò: «Ma vorrete voi permettere, o Maria Ausiliatrice, che una vostra serva divota muoia in questa misera maniera?» (Era essa stata una delle pie benefattrici che avevano concorso alla edificazione di quella chiesa). Pronunciate appena quelle parole essa, quasi le si fosse versato sopra dell'acqua {163 [467]} fresca, come diceva di poi, si trovò d'un tratto libera dalle fiamme e da ogni pericolo. Poco dopo giungeva il fratello e vistala così abbattuta e domandatole il motivo, la pia signora gli raccontava di qual maniera per evidente miracolo di Maria Ausiliatrice si trovasse scampata da terribil morte. Venuta di poi a ringraziare nella Chiesa la B. V. instava perché si stampasse pur pubblicamente il fatto a sempre maggiore rendimento di grazie e ad esaltazione di Maria onorata sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani.

 

 

XXX. Guarigione di un medico incredulo.

 

            Un medico stimatissimo nell'arte sua, ma incredulo e indifferente in fatto di religione, si presenta un giorno dal direttore dell'Oratorio di s. Francesco di Sales e gli dice:

            - Sento che lei guarisce da ogni genere di malattia.

            - Io? no. {164 [468]}

            - Eppure me l'hanno assicurato, citandomi ancora il nome delle persone e il genere di malattia.

            - L' hanno ingannata. Avviene bensì di frequente che si presentino da me persone per ottenere simili grazie per sé o per i loro conoscenti ad intercessione di Maria Ausiliatrice, facendo tridui o novene o preghiere con qualche promessa da compiersi per grazia ottenuta, ma in simili casi le guarigioni avvengono in grazia di Maria SS., non certo di me.

            - Ebbene, guarisca anche me, ed io crederò a questi miracoli.

            - E di qual malattia la S. V. è travagliata?

            Il dottore prese qui a raccontare com'egli fosse affetto da mal caduco e che, massime da un anno a quella parte, erano così frequenti gli accessi, che più non si peritava ad uscire se non accompagnato. A nulla erano valse tutte le cure, ed egli vedendosi deperire ogni giorno di più era venuto da lui nella speranza di ottener esso pure, come tanti altri, la guarigione. {165 [469]}

            - Ebbene, dissegli il direttore, faccia ella pure come gli altri, si metta qui in ginocchio, reciti con me alcune preghiere, si disponga a rimondare la sua anima coi sacramenti della confessione e della comunione e vedrà che la Madonna la consolerà.

            - Mi comandi altro, ma quel che mi dice nol posso fare.

            - E perchè?

            - Perché sarebbe da parte mia un' ipocrisia. Io non credo punto nè a Dio, nè a Madonna, nè a preghiere, nè a miracoli.

            Il direttore ne rimase costernato, pure tanto disse che, aiutando la grazia di Dio, il dottore si pose in ginocchio e recitò alcune preghiere in unione col detto sacerdote. Fatto poi il segno della santa Croce, alzandosi disse:

            - Sono stupito di sapere ancor fare questo segno, sono quarant'anni che ho smesso l'uso di farlo!

            Promise di più che si sarebbe disposto ad andarsi a confessare.

            Mantenne infatti la parola. Appena {166 [470]} confessato, si sentì come internamente guarito - né mai più ebbe alcun assalto di epilessia, mentre a detta di quei di sua famiglia, quegli assalti erano in prima così frequenti e terribili da far temere sempre di un qualche accidente.

            Qualche tempo dopo venne alla chiesa di Maria Ausiliatrice, si accostò ai SS. Sacramenti e dopo andò in sacrestia e disse a' parenti colà raccolti:

            Date gloria a Dio. La Vergine celeste mi ha ottenuto la sanità dell'anima e del corpo; e dall'incredulità mi condusse alla fede cristiana, in cui io aveva pressochè fatto naufragio.

 

 

XXXI. Fatto di un uffiziale.

 

            Il 24 maggio dell'anno 1873 nel giorno preciso della solennità di Maria Ausiliatrice, un giovane uffiziale presentavasi al direttore dell'Oratorio e col volto straziato dal dolore e {167 [471]} colle parole tronche dalle lagrime gli esponeva come avesse la moglie in casa ridotta in fin di vita da cruda e lunga malattia; scongiurarlo quanto più poteva e sapeva perché gli volesse ottenere da Dio la grazia che sua moglie risanasse. Il direttore gli rivolse parole di compatimento e di conforto e traendo partito delle buone disposizioni in cui si trovava in quel momento il cuore dell'uffiziale, lo persuase ad inginocchiarsi seco e recitare alcune preghiere a Maria Ausiliatrice per la salute della moribonda, dopo di che lo congedò.

            Era scorsa appena un' ora e l'uffiziale faceva ritorno a passi frettolosi, ma tutto raggiante in volto. Gli si fa presente che in quel punto il direttore si trova in mezzo ai pii benefattori della casa', radunati in occasione della solennità, che non è possibile parlargli...

            - Ditegli il mio nome, rispose l’uffiziale, che ho assoluto bisogno di dirgli una sola parola.

            Il direttore saputo che era domandato {168 [472]} con tanta insistenza, si recò dall'ufficiale. Non sì tosto questi il vide, commosso dalla gioia e raggiante di giubilo gli disse:

            - Appena uscito di qui io era corso a casa: oh! prodigio, mia moglie ch'io aveva lasciata morente in letto, d'un tratto sentitasi cessare i dolori e ritornare le forze, aveva chiesto le sue vesti, e quando entrai mi venne incontro debole sì, ma affatto guarita.

            E continuando a raccontare l'emozione provata, tratto fuori un ricco braccialetto d'oro «questo, disse, è il regalo di nozze eh' io aveva fatto a mia moglie, ambidue l'offriamo ora di tutto cuore a Maria Ausiliatrice, da cui riconosciamo questa insperata guarigione.»

            Il direttore rientrava pochi minuti appresso nella stanza dov'erano radunati i benefattori e mostrando loro il braccialetto, disse loro: ecco un segno di gratitudine per grazia ottenuta quest'oggi stesso ad intercessione di Maria Ausiliatrice, di cui celebriamo la solennità! {169 [473]}

 

 

XXXII. Grazia ricevuta da un contadino.

 

            In sul cadere dello stesso anno 1873, in un villaggio del Piemonte avveniva il seguente fatto. Ammalavasi ad un contadino uno de'suoi buoi e in pochi giorni peggiorò talmente che il veterinario dava per disperata la sua guarigione. Coi prezzi favolosi che costavano in quel tempo tali animali, il contadino misurò toste la grandezza della disgrazia che stava per colpirlo, e non avendo più speranza ne' mezzi umani si rivolse a Maria Ausiliatrice promettendole un'offerta nel caso che il bue guarisse. A conferma di tale promessa ne diede partecipazione per lettera al Direttore di questo Oratorio dimandandogli la benedizione. La lettera ebbe appunto tempo a giungere al suo indirizzo, e il bue cominciò a migliorare, e l’8 dicembre 1873 giungeva l'offerta promessa da quell'onesto contadino, colla {170 [474]} conferma che l'animale era perfettamente guarito con sorpresa di tutti e del veterinario specialmente.

 

 

XXXIII. Un muratore preservato da gran pericolo.

 

            Il giorno 20 dicembre 1873 io e un altro muratore facendo lo scavo di una ghiacciaia, eravamo giunti alla profondità di 7 metri. La buca di questo scavo era coperta con piccoli pezzi di tavola. Vicino vi era un mucchio di’ mattoni. Questi rotolarono e sette di essi per un'apertura, che si trovava in quei pezzi di tavola, precipitarono in quel profondo scavo. Il mio compagno restò affatto illeso; io invece fui colpito da due di quei mattoni, l’uno mi fe' due buchi nella testa con grave ferita, l'altro mi colpì nel fianco destro senza lasciarmi ferita alcuna. Subito uscii dallo scavo accompagnato dall'altro muratore. Un vecchio lavorante mi {171 [475]} tagliò colle forbici i capelli grondanti sangue, mi medicò con bianco d'uova e con filacce. Che dirò? fu gran miracolo, perchè quel colpo, se non fosse stato di una grazia segnalata, doveva gragnarmi come un pollastrino[10] come lo hanno pure detto i testimoni. Nel breve spazio di 50 minuti io mi trovai in grado di ritornare al lavoro, senza che abbia dovuto smetterlo in seguito.

            Essendo vostro abbonato ho letto più volte le grazie e uditi i grandi favori concessi dalla gran Madre di Dio Maria Ausiliatrice, e per questo io era solito a recitare qualche Ave, o Salve, Regina. Ho perciò creduto bene di scrivere il fatto alla S. V. R. dandole facoltà di pubblicarlo nelle Letture Cattoliche.

 

                                                                                                                        GIUSEPPE GOFFI.

 

                                                                                                            G.... 1° marzo 1874. {172 [476]}

 

 

XXXIV. Guarigione seguita da ricaduta per inadempimento di voto fatto.

 

            Ho udito che Ella sta compilando una nuova edizione delle Maraviglie della Madre di Dio; per questo motivo mi permetto di scriverle, onde così pagare alcuni debiti contratti colla Beata Vergine.

            Or volge appena un anno l'unica mia sorella fu colpita da grave malattia, che col volgere di pochi tramonti la conduceva all'orlo della tomba. Nessun trovato dell'arte salutare prevalse nemmanco ad alleviare i dolori e gli spasimi dell'agonizzante. Lascio immaginare, se avrò fortuna, a chi mi leggerà, in quale costernazione fosse la famiglia per il miserevole stato di mia sorella; tutti piangevano! In quel momento di dolore, vennemi come un'ispirazione dal cielo, mi sovvenni quanti miracoli la Vergine Santissima e quante grazie e {173 [477]} favori Ella dispensava a chi l’ invocava, mi raccolsi in me stesso, e rannicchiatomi in un cantuccio, coll'animo entusiasmato e colle lagrime agli occhi, pregai caldamente e con fervore Maria Salus infirmorum. Feci voto che se mia sorella guarisse scriverei alla S. V. ed intanto consacrava nove giorni, recitando in ciascun giorno tre Pater, tre Ave, tre Gloria Patri, e tre volte l' antifona Salve Regina. Ed oh portento divino! l'ultimo giorno della novena lo stato di mia sorella d'un subito migliorò, cadde prima in dolce assopimento, e svegliatasi sentissi meglio, chiese da mangiare, e dopo alcuni giorni di convalescenza, ell'era guarita perfettamente. Ma ohimè, come gli uomini si dimenticano presto dei benefizii ricevuti; dopo la guarigione di mia sorella, io non adempiva al voto pronunciato. Ma la Vergine Santissima non si era così presto dimenticata, e dopo alcuni mesi mia sorella ricadeva nella malattia primitiva accompagnata dagli stessi spasimi, dai {174 [478]} medesimi dolori; sicchè il medico ne designò imminente la morte, e segretamente disse che quel giorno dovea essere l'ultimo di vita di mia sorella. Allora sì mi rammentai quanto avea promesso, e quanto male cagionava col non averlo adempito; oh quanto mi pentiva d' aver ciò tatto! Per altro mi sovvenni che la Vergine è Virgo clemens, pregai nuovamente con fervore, e piansi lagrime di pentimento e contrizione, rinnovando la già fatta promessa. Oh quanto è Ella pietosa e potente, Virgo clemens, Virgo potens. Difatto mia sorella veniva di bel nuovo miracolosamente guarita.

            Infinite altre grazie ho io ottenute dalla Vergine Santissima, e non minori, che se la Vergine non fosse, io giammai avrei potuto ottenere. Fra le altre, non ha guari, che fui guarito istantaneamente, dopo aver invocata la Vergine, da un forte ed acuto dolore al ginocchio sinistro. Il qual dolore tenevami da tanti giorni inchiodato nel letto, senza potermi {175 [479]} muovere; ebbene ho invocata la Vergine Santissima, e senza alcun apparato medico, io guariva, come dissi, istantaneamente.

            Ecco, Padre reverendo, il motivo per cui ho scritto, ed ho speranza che a quest'ora me ne avrà perdonato l'ardire.

            Valga questa mia dichiarazione a rendere sempre più glorioso e manifesto il nome dell'augusta Madre di Dio; possa il Cielo dar lume a me, a lei ed a tutto il genere umano, e largirci tutte quelle grazie che fanno bisogno per omnia saecula saeculorum. Amen.

 

                        Sardegna, 2 novembre, 1873.

 

 

XXXV. Favorevole scioglimento d'affari.

 

            Nel testò scorso mese di luglio stavo leggendo uno de' suoi libretti delle Letture Cattoliche, e trovai nel medesimo, {176 [480]} che una sgraziata giovanetta travagliata da lungo tempo da gran male agli occhi, dopo aver provato inutili tutti i rimedii dell'arte, pensò allora di ricorrere al Cielo per ottenere una grazia, che non aveva potuto ottenere coi mezzi umani. A tal uopo fe' voto di fare un regalo alla Madonna sotto il titolo di Maria Ausiliatrice, che si venera in Torino nella chiesa a Lei dedicata. E con mio gran contento trovai pure che la pietosa Vergine erasi degnata di ottenere a quell'infelice il sospirato favore, la perfetta guarigione cioè dell'acerbissimo male agli occhi.

            Or avendo io due gravissimi e pericolosissimi affari, dal mal riuscimento dei quali me ne sarebbe ridondato grandissimo danno, pensai ancor io, dietro l’ esempio di quella giovinetta, di far voto di un regalo alla stessa chiesa in Torino se quegli affari avesser preso uno scioglimento a me favorevole. Mi passò in seguito per la mente molte volte il voto fatto, e sempre lo ripetei con maggior {177 [481]} risoluzione di adempirlo. La pietosissima Vergine accolse il mio voto. Pochi giorni dopo per una via totalmente inaspettata, il più grave dei due miei affari si sciolse con mia piena soddisfazione; e nel mese di novembre or passato si sciolse il secondo pure in modo soddisfacente. Quindi mi fo ora un dovere di adempiere al mio voto con tutta contentezza del cuore ringraziando Maria, Aiuto dei Cristiani, del favore ottenutomi dalla Bontà divina.

            Le invio pertanto il dono promesso e la prego a volerlo impiegare in quel modo, che la S. V. Molto Rev. crederà bene pel decoro della SS. Vergine che si onora nella sua chiesa.

            All'unico fine di dar gloria a Dio ed a Maria le ho fatto noto la causa, l'occasione del mio voto, e non cesserò mai di predicare Maria, Aiuto dei Cristiani, sempre pronta ad esaudirci in tutti i nostri bisogni anche temporali, se a Lei ricorriamo con fiducia. {178 [482]}

            Intanto colgo l'occasione di dirmi colla più profonda stima.

 

            Della S. V. molto Rev.do

 

                                                                                                            Devot.mo servo

                                                                                                               D.G.M.

            Alice Superiore,

            24 dicembre, 1873.

 

 

XXXVI. Divozione a Maria Ausiliatrice ricompensata.

 

            «Volendo adempiere ad un voto fatto prego V. S. a voler correggere, emendare e poscia rendere di pubblica ragione questo breve scritto, ad edificazione dei veri devoti di Maria SS. ed a maggior di lei gloria ed onore.

            Conoscerassi appieno da quello che sto per narrarle, quanto si compiaccia la nostra comune madre Maria di essere invocata sotto il titolo di Maria Auxilium christianorum, come {179 [483]} attualmente è venerata nel santuario di tal nome, da poco eretto in Valdocco.

            Dichiarandomi anzitutto immeritevolissimo dei tanti favori ottenuti per intercessione di Maria SS., incomincierò col dirle, come per gravi malattie sofferte dall'amatissima mia moglie, io mi trovassi nel 1869 in grandi afflizioni, quando non so come capitommi fra mani un fascicolo delle tanto utili e benemerite Letture Cattoliche, in cui si narravano molte grazie ottenute per l'intercessione di Maria Santissima.

            L'educazione religiosa e soda, ricevuta fin dai più teneri anni in collegio, risvegliò in me un'ardente brama di vedere da vicino i doni offerti pei segnalati favori, e benchè lungi assai da Torino, ebbi però la occasione di recarmici, e si centuplicò allora in me la certezza della concessione delle narrate grazie e favori, e di conserva s'accrebbe in me la fede in Maria SS.

            Non andò difatto lungo tempo che {180 [484]} io ebbi ad esperimentare la bontà e la grandezza di Maria SS. ottenendo un primo favore. Trovavasi mia moglie sopra parto, e da tre giorni soffriva atroci dolori, le persone dell'arte sì dell'uno che dell'altro sesso da me all'uopo consultate, nulla di assicurante lasciavanmi trapelare.

            Tutt'ad un tratto, e quasi per invisibile istinto mi sovvengo di Maria Ausiliatrice e del suo santuario di Valdocco. Prometto preci, che subito incomincio, ed una piccola offerta, ed ecco che subito, cioè dopo un quarto d'ora, mia moglie è libera da ogni male, e chiede rifocillarsi.

            Quantunque perdessi il neonato bimbo, tuttavia mi fu per innegabile favore di Maria SS. conservata la vita dell'amata moglie.

            Per ben tre volte di seguito, ed a tre epoche diverse per grazia della gran Vergine, dietro le mie invocazioni fummi preservata la moglie da certa morte, con grande stupore dei medici, che l'assistevano.

            Più volte io stesso afflitto da gravi {181 [485]} dispiaceri, sebben per cose materiali, mi rivolsi con fede a Maria SS. e sempre ottenni ogni cosa che desiderava.

            Che più? L' impiego che attualmente io copro, l’ ottenni per l’ intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, ed in un momento che mai mi sarei creduto ed in luogo da molti ambito, ed a me del tutto sconosciuto.

            Non creda per ciò che di Maria SS. io mi sia dimenticato, o che ella più non m' abbia esaudito!! No! e valga il seguente caso a chiarirla del come mi proteggesse la madre nostra divina.

            Nell'agosto scorso, per colmo di sventura, mia moglie viene assalita da un malore terribile e pericoloso.

            A poco o nulla giovavano le solerti e sagge cure dell'abile dottore, che l'avea in cura, mà Maria SS., da me caldamente, come in tutti i miei bisogni, invocata, mi fe' contento dell'insperata guarigione della moglie, ed in poco tempo con istupore di tutti si ristabilì perfettamente. {182 [486]}

            Spiatemi di non poter maggiormente e con' più vivaci colori far spiccare la tranquillità che io godo sotto gli auspicii di sì grande avvocata, ma bastino ai divoti di Maria SS. ad animarsi a ricorrere a lei nei bisogni sì spirituali che temporali e vedransi al certo esauditi.

            La fede, quella possente virtù teologale, sia guida a tutti per ottenere grazie da Maria, e valgano queste mie brevi parole a palesare al mondo intiero la grande potenza della Madre del Redentore, ed affinché V. S. non creda esagerata questa mia narrazione, le do piena facoltà di farla inserire in un prossimo fascicolo delle Letture Cattoliche, affinchè, essendo letta, serva d'impulso ai restii ad onorare Maria, ed a' suoi devoti sia di sprone a vieppiù infervorarsi nel culto a Colei, che è la dispensiera di tutte le grazie, di cui abbisognano gli uomini in questa misera valle di lagrime.

            Mi raccomando alle preci di V. S. e de' suoi teneri allievi e mi creda {183 [487]} sempre pronto a dare a chicchesia maggiori schiarimenti circa quanto ho detto

 

                                                                 Devot.mo suo servo

                                                            LUIGI PORTA, geometra.

 

            PS. Avevo già compilato questo scritto per mandarlo a V. S. Revma quando capitò a casa mia un individuo lagnandosi grandemente d'una lunga e noiosa infermità che molestava un suo figlio, che perciò era di soverchio peso alla famiglia indigente.

            - Ricorrete a Maria Ausiliatrice, gli dico io, fate una novena di preci, e ne vedrete gli effetti.

            - Ah! se potessi, dice quell'individuo, vedere mio figlio senza bastone camminare spedito e lavorare, quanto sarei contento!!

            Non erano ancor passati otto giorni dal nostro abboccamento, e già quell'uomo tutto raggiante di gioia viene a me e grida! Signore, mio figlio cacciò via il bastone, e cammina e lavora senza alcun incomodo. Sia, lodato {184 [488]} il cielo, sia benedetta Maria SS.; mai mi dimenticherò di si grande favore.»

 

 

XXXVII. Guarigione da paralisia.

 

            «Erano trascorsi ormai ventisei anni da che io, per essere stata colpita da un colpo di paralisia, era debolissima per una metà del corpo e minacciata da ulteriori attacchi. Animata io da altri fatti particolari che aveva udito a narrare, non isperando più conforto nei mezzi umani, ricorsi all'aiuto del cielo, alla protezione di Maria Ausiliatrice, accostandomi ai SS. Sacramenti della confessione e comunione nella chiesa di Valdocco in Torino, a Lei dedicata sotto il titolo di Maria aiuto dei cristiani.

            Le mie membra paralitiche avendo riprese le loro forze, e sentendomi perfettamente guarita, desidèro che questo fatto si renda pubblico a tutto il mondo per gloria di Dio e della sua {185 [489]} Santissima Madre Maria aiuto dei cristiani.

 

            Torino, 23 aprile 1870.

 

                        MARIA ARTERO.»

 

 

XXXVIII. Una nobile signora milanese guarita da mal d'occhi.

 

            La sig. Marietta Guzzetti da Milano era travagliata da forte male d'occhi in modo da non poter avere un po' di sollievo nè di nè notte. A giudizio dei medici gliene si doveva cavar uno. Consigliata a porre tutta la sua fiducia in Maria Ausiliatrice, e pregarla di cuore, lo fece ben volentieri. Non ricorse in vano, chè, ottenne la guarigione di tutti e due gli occhi. Oh! Maria! quanto sei potente in cielo! Oh! tutti la conoscano questa tua potenza e se ne valgano nelle loro necessità spirituali e temporali. {186 [490]}

 

 

XXXIX. Un padre di famiglia guarito da epilessia.

 

            «Da dieci anni e più io era soggetto all'epilessia, o mal caduco. Questo malanno si era già impossessato siffattamente di me, che più nessuna speranza mi rimaneva di guarigione. Spesso il male mi assaliva così crudelmente che mi riduceva agli estremi di vita.

            Fra gli altri casi mi ricordo che un anno nella bella notte del Santo Natale mi assalì da nove a dieci volte di seguito, e con tanta violenza che si credette tosto di farmi amministrare gli ultimi Sacramenti, giudicandosi vicina la mia morte. Ma l'ora mia non era per anco venuta, e Iddio pei suoi fini adorabili mi lasciava in questa valle di lagrime, ma sempre soggetto al mio male. Ho fatto grandi spese per medici e medicine, ma tutto invano. Vedute inutili le arti umane, ricorsi pure alle divine, {187 [491]} e perciò visitai i celebri santuari di Varallo, di Caravaggio, di Oropa ed altri, ma senza pro. Finalmente mio figlio Carlo, da un anno allievo del piccolo seminario di Mirabello Monferrato, mi parlò dei grandi miracoli operati da Maria Santissima, sotto il titolo di Ausiliatrice, e coi suoi racconti mi animò a ricorrere a questa tenera madre, e a farmi dare la s. Benedizione.

            Così fu fatto; ed io, ad onor del vero, a gloria di Dio e di Maria Ausiliatrice, posso con piacere e debbo confessare che d'allora in poi il male mi abbandonò intieramente, ed ora sono perfettamente guarito. Commosso fino alle lagrime, dopo Dio ne ringrazio la SS. Vergine Ausiliatrice, e invito tutti a far ricorso a questa potente Madre di Gesù nelle loro necessità.

 

                        Dorno, 7 dicembre 1869.

 

                                    CERRI GIOVANNI.» {188 [492]}

 

 

XL. Altra guarigione da epilessia.

 

            Griffa Martino di Loggia di Carignano pativa epilessia da molto tempo. Si fece dare la benedizione, facendo preghiere con novena a Maria Ausiliatrice con sua consolazione il male totalmente cessò, ed oggi ringrazia la santa Vergine del beneficio ricevuto.

 

                        Roma, 5 novembre 1870.

 

 

XLI. Guarigione da febbre maligna.

 

            Una povera donna di Fossano da 4 mesi giaceva in letto travagliata da febbre maligna.

            Tre medici molto esperti già le avevano pronunziata la sentenza.

            Un giorno il fratello della misera, favellando con un suo amico, gli raccontò tutto, esternandogli il dolore che ne provava per la perdita della cara {189 [493]} sorella, tanto più che la medesima era madre di numerosa famiglia. Questi pensando un momento fra sè prese a dirgli: Abbi buona fede, raccomandiamola a Maria Ausiliatrice, e sta certo che la nostra buona Madre non mancherà di aiutarci, mentre io vedo con piacere che sopra le Letture Cattoliche sovente si trovano registrati favori e grazie ricevute da lei invocata sotto questo titolo. Diamo mano all'opera. Per la povera inferma dirai solo colla mente e col cuore tre volte al giorno:

            «Oh! Gesù mio Sacramentato, abbiate di me pietà. Oh! Maria dolce aiuto dei cristiani, pregate per me.» E tutta la famiglia con me unita reciteremo ogni giorno per una novena tre Pater, Ave e Gloria in onore del SS. Sacramento; tre Salve, regina ed un De pro fundis, ed abbiamo buona fede che saremo esauditi. Soltanto il marito, non si sa per qual motivo, esitava a cominciar questa novena, facendo tutte le prove possibili con far venire medici forestieri, ma ebbe da {190 [494]} questi la stessa risposta di quelli del luogo. Allora non vedendo più altro scampo si rivolse anch'esso alla sempre pietosa Madre, come quel tale gli aveva suggerito.

            Oh! cosa ammirabile! appena terminata la novena, l'inferma comincia andar meglio e tutto ciò che prende per cibo e bevanda gli fa bene, ed essa in quindici giorni balzò dal letto e riacquistò una florida salute con istupor dei medesimi medici.

 

 

XLII. Guarigione e scarcerazione di un innocente.

 

            Il sig. Stefano Grella di Osasio fu preso invece di un altro, aggredito e ferito mortalmente da una palla che gli passò da una parte all'altra del collo. Fu messo in prigione, ed era tenuto da tutti come morto. Intanto la madre, Anna, si raccomandò a Maria e con preghiere e con altra promessa, ottenne compiuta la grazia. {191 [495]} In pochi giorni il figlio guarì, e, conosciuto l'equivoco, fu messo in libertà. Ora è nel suo paese e gode ottima salute.

 

                        23 maggio 1873.

 

 

XLIII. Guarigione pressoché istantanea.

 

            La damig. Lorenzone Domenica di Pinerolo offre L. 5 per grazia ricevuta. Lucia sua sorella era travagliata da grave infiammazione, reumatismi con tosse. Era ali' estremo della vita. I medici non le davano più alcuna speranza. Fece una novena a Maria Ausiliatrice con promessa di una visita e di una offerta. La guarigione fu quasi istantanea. Oggi rendono a Dio grazie.

 

                        Torino, 22 giugno, 1873. {192 [496]}

 

 

XLIV. Guarigione da deformità alla spina dorsale ed alle gambe.

 

            Perlo Antonio di Caramagna aveva un figlio di nome Filippo ammalato per caduta, all'età di mesi otto, e tutto curvo nella schiena con gobba deforme. Dopo otto mesi, dato per incurabile dai più celebri dottori, furono fatte preghiere a Maria Ausiliatrice. Avuta la benedizione dal sacerdote si cominciò una novena. In quel giorno tosto cominciò a migliorare, e dopo pochi giorni poté reggersi sulla persona e scomparve ogni deformità, sicché cominciò a camminare speditamente. Di più durante la malattia gli si era rattratta una gamba che rimase quattro dita più corta dell'altra. Quella gamba guarita perfettamente divenne lunga come l’altra. Inoltre il figlio che prima dii quella caduta era di sanità assai cagionevole, riacquistò complessione perfettamente sana e robusta. I parenti {193 [497]} riconoscenti ringraziano la santa Vergine Ausiliatrice, fanno un'offerta secondo il loro stato, e la madre a nome di tutta la famiglia racconta ed assicura la verità del fatto mentre si sottoscrive

 

                        Torino, 15 Giugno 1873.

 

            Letto ed inteso quanto sopra mi sottoscrivo:

                                    PERLO ANNA MARIA NATTA

                                                            di Cumiana.

 

 

XLV. Guarigione da un cancro olio stomaco.

 

            «Oh! quanto è mai dilettevole e caro il deporre un fiore, l'aggiungere una gemma al già tanto ricco e splendido serto, che cinge la candida e sfolgorante fronte della nostra possente e benigna Madre Maria Ausiliatrice. Trattandosi di raccontare un prezioso ed altrettanto sublime benefizio {194 [498]} mercé l'intercessione di Lei riportato, invidiar potrei la penna d'un alto ingegno, onde viemeglio descriverlo ad onor della gran Donna alla cui gloria rifulge.

            Trovavasi la Signora Cavallo Felicita da ben sette mesi travagliata da doloroso e crudel cancro allo stomaco. Per ben tre volte i più valenti chirurgi della città nostra aveanle fatta l'operazione con istrazianti ed indescrivibili patimenti e torture al punto da lasciarvi, colle ripetute lor prove, fessure e spaccature tali che rabbrividir faceano quei che doveano curarla. Oltre poi all'essere resa immobile per tali piaghe, era da più d'un mese travagliata da dolorosissima artritide che, unita ai dolori detti di sopra, rendeano impossibile di neppur sorreggerla, senza rinnovarle più acerbi i dolori, per lo stirare de' nervi che dal collo corrispondeano alle ferite ed alle altre parti delle membra. E già l’arte medica si era vista seccare l’ultima foglia della sua speranza, e ne riteneva pressochè {195 [499]} impossibile la guarigione. In tal penosa situazione fecemi chiamare il giorno 27 novembre ultimo scorso, e nello stesso giorno m' arresi con piacere al di lei invito, e come se già ne prevedesse il buon esito, mi ricevè colla dimostrazione della più viva esultanza, narrommi de' tanti suoi mali preferire la morte ad una tal vita di soverchio pesante per lei. Dopo averla incoraggiata a prevalersi di tal gravosa prova onde farsi meriti pel Cielo, col seguire l'esempio di Gesù impiagato sulla Croce, e così conseguire anch'essa l'eletta corona di gloria promessa ai suoi seguaci, l'invitai a confidare nell'augusta Regina de' Cieli come a pietosa soccorritrice. Essa quasi scoraggiata mi rispose averla già invocata sotto moltiplici titoli, ma inutilmente. Allora presentandole un'immagine di Maria Ausiliatrice le dissi: sia certa che, l'esaudirà, si raccomandi con fervore e di cuore, le prometta, se ottiene la guarigione, di dimostrarle la sua riconoscenza con qualche offerta. {196 [500]} Ah! se fosse vero, così essa mi rispose, le darei tutto, anche tutto. Animata da tale speranza si fe' collocare l'immagine a piè del letto, a Lei dirigendo le sue supplicazioni tra i dolori che la martoriavano. Nel giorno 8 dicembre sacro alla immortal gloria di Maria Immacolata, con mia cooperazione ricevè il santo Viatico dietro desiderio da lei espresso, e nelle seguenti mie visite potei con soddisfazione e gioia rilevare in lei un notevole miglioramento. Progredì quindi sì fattamente che, con meraviglia dei medici, nei primi giorni di febbraio usciva a passeggio, perfettamente risanata, ed ora gode ottima salute come prima, grazie alla benigna e possente intercessione di Maria Ausiliatrice.

 

            Torino, 17 aprile, 1872.

 

In fede, l'esponente

CROSA C. B. {197 [501]}

 

 

XLVI. Maria aiuto nelle strettezze. Guarigione di persona inferma da tre anni.

 

            Era il 16 novembre 1866. Il Direttore dell'Oratorio di s. Francesco di Sales doveva di quel giorno pagare lire quattro mila pei lavori della cupola della chiesa che stavasi innalzando in onore di Maria Ausiliatrice. Il Prefetto della casa, sig. D. Rua con altri coadiutori, esce al mattino di detto giorno in cerca di danaro, e dopo aver percorso le vie di Torino, salite e scese moltissime scale, e battuto all'uscio di varie pie persone, la comitiva rientra nell'Oratorio alle 11 antim. e deposita nelle mani del Superiore la somma di lire mille con infiniti stenti raggranellate, e manifestando l'impossibilità di trovare le altre tre mila lire che mancavano al compimento della somma. Fu quello un momento ben tristo uno guardava l'altro senza pronunziar {198 [502]} parola; solo il Superiore ricomposto il volto ad ilarità e il cuor pieno di fede e confidenza, fatto coraggio agli astanti, all'una dopo mezzogiorno esce in cerca delle rimanenti lire tremila, senza però sapere dove ed a chi rivolgersi. Dopo un lungo giro, trovandosi vicino a Porta nuova, vede venirgli incontro un uomo sul cui volto traspariva un non so che di mestizia congiunta a grande ansietà. Si avvicina e in grazia, quegli gli dice, Signor Teologo, sarebbe forse ella il Direttore dell'Oratorio?

            - Per servirla, signore, posso io giovarle in qualche maniera?

            - Oh provvidenza, esclamò, è proprio il Signore che me l'ha fatto trovare così in punto! oh volesse un po' favorire con me e fare una visita al mio padrone, che ha molto bisogno de' suoi conforti.

            - Andiamo, andiamo pure in nome della Provvidenza. -

            E per istrada dandogli notizia del suo padrone, il servo gli soggiungeva:{199 [503]} - É molto caritatevole sa? Egli potrebbe aiutarla nei lavori della nuova chiesa.

            - Ottimamente, ottimamente, rispondeva il Sacerdote.

            Pochi minuti dopo egli entrava nella camera d'un gran palazzo. Ivi sopra morbido letto giaceva immobile un signore, che al primo vederlo - oh reverendo, esclamò, ho molto bisogno delle sue preghiere.

            - E molto ch'ella si trova in questo stato?

            - Da tre anni, tre lunghi anni, e i medici ormai non mi danno più speranza di guarire. Oh almeno potessi ottenere un po' di sollievo ai crudeli tormenti che mi opprimono, farei volentieri qualche cosa per lei.

            - Eh veda, signore, il momento sarebbe veramente propizio; avrei appunto bisogno di tremila franchi.

            - Ebbene, mi ottenga solo un po' di sollievo a' miei mali, e io verso il fine dell'anno guarderò di contentarla. {200 [504]}

            - Ma io ne avrei bisogno di questa sera stessa.

            - Questa sera, questa sera! e dove trovarli, bisognerebbe uscire... andar alla Banca nazionale, cambiar cedole.

            - Ebbene, signore, dia gloria a Dio e a Maria Ausiliatrice, si alzi e vada a prendere e fare quanto occorre.

            - Uscire? impossibile, caro Lei, sono tre anni che non mi muovo.

            - Impossibile? impossibile a noi, ma non a Dio onnipotente. Mettiamoci alla prova. -

            E il Sacerdote,’raccomandato che tutte le persone della casa in numero di una trentina, comprese quelle di servizio, fossero tutte radunate in quella camera, ordinò speciali preghiere a G. C. Sacramentato ed a Maria Ausiliatrice. Si alza quindi, fa portare al letto dell'ammalato quelle vesti, che da tanto tempo giacevano abbandonate, e propone al malato di vestirsi per andare egli stesso alla Banca nazionale. Gli astanti più commossi che maravigliati stavano osservando come sarebbe finita la cosa. {201 [505]} In quella entra il medico, e visto quei preparativi gridò all'imprudenza e tentò ogni mezzo per dissuadere l'ammalato. Ma questi, protestando di esser libero padrone di sè volle ad ogni costo seguire isuggerimenti del sacerdote. Volevan gli altri aiutarlo, ma il sacerdote lo proibisce, e in poco d'ora l'infermo è vestito e passeggia per la camera. Si manda a mettere in ordine la carrozza. Prima però di scendere egli volle rifocillarsi alquanto, per ciò gli vengono presentati dei cibi ed ei li mangia con un gusto quale non aveva provato da lungo tempo. Poscia scende le quattro scale da sè, giacchè il sacerdote proibiva assolutamente che lo si aiutasse, sale pure da sè in carrozza, va alla Banca, e ritorna quindi colle tremila lire, che consegna giubilando al sacerdote, facendogli insieme mille ringraziamenti. Il sacerdote, dopo avergli ricambiato i suoi sensi di riconoscenza, lo esortò a ringraziar G. C. Sacramentato e la B. V. Ausiliatrice, da cui unicamente poteva riconoscere {202 [506]} la straordinaria guarigione. Rientrato appena nell'Oratorio, era già colà persona che aspettava per il pagamento della somma, che con maraviglia del Prefetto e degli altri superiori dell'Oratorio, potè tosto essere pagata.

(Fatto esposto dal sac. C. Chiala.)

 

 

XLVII. Guarigione del comm. Cotta.

 

            Trovavasi il Comm. Barone Cotta, banchiere di questa città di Torino, Senatore del Regno, quasi morente nel suo letto, quando si presenta a lui il Direttore dell'Oratorio di san Francesco di Sales. L' ammalato, dato per disperato dai medici, con un sottilissimo filo di voce e tentennando il capo gli disse: - ancora pochi minuti, poi bisogna partire per l'eternità.

            - Oh no, Commendatore, rispose il Sacerdote, la Madonna ha ancora bisogno di lei in questo mondo. Mi {203 [507]} è necessario ch'ella viva per aiutarmi nella costruzione della sua chiesa.

            - Ben volentieri lo farei, ma ormai sono agli ultimi: non e' è più speranza.

            - E che cosa farebbe se Maria Ausiliatrice le ottenesse la grazia di guarire?

            E il Barone Cotta, colpito a quella interrogazione fattagli con volto ilare e sereno, - se guarisco, disse, prometto di pagare per sei mesi due mila franchi al mese per la chiesa di Valdocco.

            - Ebbene io ritorno all'Oratorio e vi farò far tante preghiere a Maria Ausiliatrice, che spero ella otterrà la grazia di guarire.

            Tre giorni dopo, mentre il Direttore dell'Oratorio trovavasi nella sua camera, gli si annunzia la visita di un Signore. Viene introdotto: era il sig. Comma Cotta, che guarito contro l'aspettazione di tutti e con somma maraviglia della famiglia e dei conoscenti, veniva a soddisfare la prima rata della sua promessa. E sempre {204 [508]} finché visse conservò gratitudine alla gran Madre di Dio per quel segnalato favore ottenuto, e contribui non poco ai lavori della Chiesa.

(Fatto esposto dal sac. C. Chiala.)

 

 

XLVIII. Una madre di famiglia riacquista l'uso della mente e della parola.

 

            «Un mese fa, cioè ai 14 novembre 1872 noi eravamo colpiti da grave sciagura. La nostra buona madre giaceva in letto dando a temere di sua vita. Un colpo apopletico le aveva tolto i sentimenti e la parola. Immersi nella più trista desolazione, credendo inutile ogni rimedio umano, molto fidati nella potente intercessione della Vergine SS. Maria Ausiliatrice, mandammo un' offerta di L. 5 per una messa da celebrarsi nella chiesa dedicata alla possente Vergine, e la grazia fu ricevuta. Il giorno dopo l'ammalata si trovò meglio ed ora si trova ristabilita nello stato primiero. {205 [509]} Quindi noi non possiamo a meno che ringraziare la gran Madre di Dio per tanto favore mandandole una seconda oblazione.

Bovio GIOVANNI.»

 

 

XLIX. Guarigione da forte costipazione.

 

            Un certo Ghiglia Stefano fu Giovanni Battista di Melazzo, si trovava da alcuni giorni gravemente infermo per forte costipazione, ed aveva già ricevuto tutti i santi Sacramenti della Chiesa, non essendovi più alcuna speranza di salute. Difatto il medico ed il chirurgo non sapevano più qual rimedio ordinargli per far cessare od almeno diminuire il grande affanno e mancamento di respiro, da cui era oppresso e travagliato da tre giorni continui, e che di quando in quando cresceva; di più il chirurgo soggiungeva, che la notte seguente sarebbe morto sicuramente, ed io pure {206 [510]} era del medesimo parere appoggiato agli apparenti sintomi del!' ammalato. Questi vedendosi ridotto ad uno stato così deplorabile, si rivolse a me dicendo queste precise parole: Padre, non vi sarà dunque più alcun rimedio per la mia malattia? ed io allora trovandomi solo nella stanza dell'infermo, dopo di averlo esortato a soffrire pazientemente il male, che Iddio gli aveva mandato, e a perseverare nella sua santa grazia, dettagli qualche altra parola di conforto acciò si rassegnasse interamente al divino volere, mi venne subito in pensiero di suggerirgli che incominciasse una novena in onore e gloria di Maria Santissima Ausiliatrice, salute degli infermi ed aiuto dei cristiani. Accettò egli il consiglio, ed appena ebbe incominciata la novena, si sentì quasi all'improvviso un poco di sollievo. Il giorno dopo si trovò affatto libero dalla mancanza di respiro, e quanto mai consolato per la grazia ottenuta dal Signore per mezzo dell'intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, e subito {207 [511]} fece un voto, e promise che se otteneva la perfetta guarigione dalla sua grave malattia, si sarebbe portato in persona a ringraziare Maria SS. nella Chiesa a Lei dedicata in Torino, e quindi farle una piccola offerta secondo il suo stato. La grazia fu ottenuta interamente e secondo la promessa fatta - adempieva alla sua obbligazione facendo una offerta per la nuova Chiesa.

 

P. TOSELLI GIUSEPPE

Vice paroco.

 

 

L. Guarigione da malattia polmonare.

 

            Ci si scriveva da Firenze:

            Ho la consolazione di poterle dare nuove sempre migliori del mio fratello Federigo, al quale la malattia polmonare ha miracolosamente dato tregua talmente sensibile, da fare sperare che senza nuovi risalti, esso potrà tornare a godere buona salute. {208 [512]} Sia ringraziato il Signore e la Vergine SS. Ausiliatrice che hanno voluto mantenere quella carissima esistenza allo affetto di tutti i suoi cari! Ho recitata giornalmente la preghiera da lei saggiamente suggeritami per la guarigione del diletto infermo, e il Signore si è degnato esaudirla come ha ascoltate quelle assai più ricche di merito dei mei genitori e degli altri moltissimi, che hanno avuto la carità di rammentarsi di lui. Creda, che il miglioramento di mio fratello è troppo grande per essere opera dell'uomo e dei ritrovati della scienza medica; è assolutamente un prodigio, una cosa superiore ad ogni aspettativa umana.

            Sia ringraziato Iddio e Maria aiuto dei cristiani.

            A lei

 

Obb.mo ed aff.mo servitore

GIOVANNI BARBOLANI MONTAUTO.

 

            13 Agosto 1868. {209 [513]}

 

 

LI. Guarigione di una persona inferma gravemente.

 

            Dopo di aver letto I' ottimo libro intitolato: Meraviglie della Madre di Dio, e osservate le tante grazie ottenute per intercessione di Maria. Ausiliatrice, ad un uomo che da alcuni giorni era male in salute, diedi il consiglio di rivolgersi a Maria Auxilium Christianorum mercè una novena di preghiera ad onore di Lei e qualche oblazione per la chiesa a Lei dedicata e recentemente eretta in Torino, se avesse ottenuto qualche miglioramento alla stia sanità.

            Ora questo tale avendo ricevuto dalla gran Vergine la grazia dimandata, offre alla detta chiesa un biglietto da L. 20 in ringraziamento.

 

D. GIO. LORO

 

Maestro e cappellano di Portula

Castagnea

Mandamento di Mosso. {210 [514]}

 

 

LII. Guarigione di una madre di famiglia.

 

            Io scriveva al direttore dell'Oratorio di S. Franceso di Sales, nello scorso passato dicembre, chiedendogli che cosa doveva fare mia madre per ottenere dalla Madonna SS. un po' di salute. Egli ci fece suggerire una novena.

            Subito l'incominciammo, e l'inferma al sesto giorno ne provò un notabile miglioramento, ma non risanò del tutto. Mia madre non si perdette di coraggio, continuò la seconda, la terza, la quarta novena in onore di Maria Auxiliumn Christianorum, ed ora sta bene di salute, in modo da potersi alzare ogni giorno da letto, ed assistere alla santa Messa nella cappella che abbiamo in casa. Questo è quel tanto di salute che si può sperare in una persona di assai avanzata età.

            Mia madre in attestato di riconoscenza {211 [515]} alla Madonna SS. invia il suo dono di L. 100 per la chiesa a lei dedicata in Torino, onde impegnare mai sempre questa buona Madre ad essere il suo aiuto in tutti i bisogni suoi e della sua famiglia.

            Pontedassio, 17 febbraio 1869.

ANGELA AGNESI.

 

 

LIII. Guarigione da cancrena.

 

            Maria Castello di Villastellone, di anni 65, da ben tre anni era affetta da cancrena al naso. L'arte medica cercò di porvi rimedio, ma inutilmente. Allora l’ infelice pensò a rivolgersi a Colei che tutto può lassù in cielo, si raccomandò caldamente a Maria Ausiliatrice con promessa di fare una novena ad onor suo, accompagnata da un'offerta secondo la sua possibilità. Incominciò e finì la novena e nel termine di un mese guarì perfettamente. {212 [516]}

 

 

LIV. Guarigione da mal di gola.

 

            Rosa Boero era tormentata da mal di gola in modo tale da non poter più nè parlare, nè inghiottire cosa alcuna. Fu esortata da alcune pie persone a porre tutta la sua fiducia in Maria Ausiliatrice e a mettersi interamente nelle mani di sì buona ed affettuosa Madre, la quale è. sempre pronta a venire in soccorso de' suoi divoti che l'invocano con tutto il cuore. Accolse questo suggerimento come venutole dal cielo e subito si raccomandò a Maria e nel termine di cinque minuti fu interamente libera e per parlare e per mangiare. Sia lodato G. C. che tanta potenza e tanta bontà comunicò alla sua SS. Madre.

 

 

LV. Guarigione da grave infiammazione.

 

            Io Crosio Maria, moglie di Crosio Giovanni, attesto di aver ricevuto una {213 [517]} grazia affatto speciale da Maria Ausiliatrice. Per ben sette anni io fui travagliata da grande infiammazione al seno; infiammazione tale che mi faceva provare atroci dolori nell'allattare i bambini da Dio concessimi in quel frattempo. Tutte le cure dell'arte salutare furono praticate, ma inutilmente.

            Vedendo io tornare inutile ogni mezzo umano feci ricorso a Maria Aiuto dei cristiani, con promessa di un' offerta a questa potente Madre. Non tardò essa ad esaudire le mie preghiere, poichè scomparve affatto la infiammazione, di modo che ora allatto una bambina con una facilità incredibile, come se non mai fossi stata affetta da malattia sì pertinace.

            Questa è la pura verità.

            Oggi sono ben lieta di compiere la mia obbligazione in riconoscenza a Maria Ausiliatrice del favore ottenuto.

            Possa questo mio scritto eccitare nei cuori di tutte quelle madri, che lo leggeranno e si troveranno in necessità pari alla mia, una viva e {214 [518]} ferma fiducia nella protezione di Maria Ausiliatrice.

 

            Torino, 26 ottobre 1869.

In fede CROSIO MARIA,

CROSIO GIOVANNI.

 

 

LVI. Campagne e bozzoli prosperati.

 

            Le mie sorelle avevano letto sul giornaletto della Buona Settimana, che in un paese della diocesi d'Acqui, dove la crittogama pei vigneti privava presso che intieramente i terrazzane del ricolto delle uve, si fece un voto a Maria Ausiliatrice di elargire, sempre a maggior splendore del nuovo suo tempio costi eretto, il decimo del ricolto, quando venissero liberati dal fatale flagello. Il voto venne favorevolmente accolto dalla Misericordiosa Madre, ed il flagello cessò. Se così delle uve, dissero le mie sorelle, non potrebbe essere lo {215 [519]} stesso del ricolto così incerto dei bozzoli? Le medesime pertanto, che si dilettano della coltivazione dei bachi-seta votarono a Maria Ausiliatrice il decimo del ricolto; questo corrispose alle fatiche ed alle speranze loro, ed ora sciolgono il loro voto collo spedire un' offerta per la. chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice in Torino.

 

            S. Angelo Lomellina,

                        17 luglio 1869.

 

Divot.mo servitore

GIUSEPPE FERRERO vice parr.

 

 

LVII. Guarigione da grande infiammazione.

 

            Una mia prossima parente trovandosi da lungo tempo affetta da grande infiammazione interna, per cui invano si adoperarono diversi rimedii dell'arte, venne dallo scrivente esortata a far ricorso con fiducia a Maria SS. Ausiliatrice, venerata nel {216 [520]} sontuoso tempio di recente eretto in Torino-Valdocco, con fare una novena ad onore di Gesù Sacramentato e di Maria Ausiliatrice, e con promessa di farle un' offerta qualora avesse ottenuta la primiera salute. Ora da qualche tempo trovandosi perfettamente sanata dalla suddetta malattia, adempie alla sua promessa ad onore e gloria della Madonna Ausiliatrice dei cristiani

 

            Pianceri, 28 agosto 1869.

 

Sac. PRATTA GIUSEPPE.

 

 

LVIII. Pronta guarigione.

 

            Oggi soddisfo alla promessa fatta di un' offerta in attestato di devota riconoscenza a Maria SS. Ausiliatrice, per una grazia ottenuta di pronta guarigione di un mio nipote, il quale cadendo ammalato, ricorse alla Madonna con una novena, ed il {217 [521]} secondo giorno di questa, con somma nostra maraviglia e del medico, rimase migliorato e guarito.

 

            Pontedassio, 16 marzo 1870.

ANGELA AGNESI.

 

 

LIX. Abbondante raccolto.

 

            Leggendo i fascicoli delle Letture Cattoliche, fin dalla scorsa primavera, mi venne sott'occhio come la Vergine SS. si degnava di esaudire le preghiere di coloro che la invocavano sotto il glorioso titolo di Maria Ausiliatrice. Animato anch'io da una tale fiducia, La pregai e Le raccomandai i frutti della poca mia campagna, con promessa di fare un'offerta alla sua chiesa nuova di lire dieci se avessi fatto un discreto raccolto. La preghiera venne esaudita, e il raccolto è stato maggiore di quel che mi aspettava; perciò adempio oggi {218 [522]} la mia obbligazione con un' offerta maggiore di quella che avevo promesso, per dimostrare anch'io la mia riconoscenza verso di una sì Grande Benefattrice.

 

            Castelletto Scazzoso,

            24 novembre 1869.

MAESTRI FRANCESCO.

 

 

LX. Guarigione da oftalmite.

 

            Io soffriva grandemente per male d'occhi, allorché vennemi la felice inspirazione di rivolgermi alla potente Regina del Cielo, a Maria Ausiliatrice, facendo la promessa di un'offerta se mi otteneva la guarigione. Provai col fatto quanto sia vero ciò che il divoto s. Bernardo ha scritto di Maria: cioè che nessuno mai è ricorso a Maria senza essere esaudito; poiché ottenni ben tosto la desiderata grazia, la liberazione cioè da terribile oftalmite. {219 [523]}

            Maria Vergine perciò sia sempre da tutti e da per tutto lodata.

 

            Vercelli, 13 maggio 1870.

M. E.

 

 

LXI. Guarigione da forti dolori.

 

            La mia consorte fu assalita parecchie volte da forti dolori. La sera del 9 corrente gliene vennero dei più gravi ancora. Allora essa disse tre Salve, Regina a Maria SS. Ausiliatrice, e le promise un'offerta per la sua chiesa e subito ne fu liberata.

            Ora io son ben lieto di compiere la sua obbligazione ad onore e gloria di Maria Ausiliatrice, che sempre è pronta ad ascoltare le preghiere di coloro che in Lei confidano e a Lei fanno ricorso nelle loro necessità.

            Sia ringraziato il Signore e la dolcissima sua Madre.

 

            Diano Marina, 10 febbr. 1870.

 

Cav. GIOVANNI CALZAMIGLIA. {220 [524]}

 

 

LXII. Guarigione da artrite.

 

            Bossolino Felicita d'Asti affetta da artrite cronica con molti attacchi nervosi, che la tenevano da più anni al letto, fè voto a M. A. con. preghiere, e con promesse di offerta. In breve guari interamente, ed oggi compie la sua obbligazione coll'offerta di L. 40.

 

            Torino, 2 settembre 1869.

FELICITA BOSSOLINO.

 

 

LXIII. Buon esito nell'esame.

 

            Per debito di riconoscenza verso Maria SS. Ausiliatrice, mi trovo in obbligo di inviare un' offerta di L 74 per la chiesa della nostra amata Madre Maria Ausiliatrice.

            Io aveva bisogno di poter prender un esame, pel quale sorgevano molte {221 [525]} difficoltà e Maria SS. le fece svanire; presi poi l'esame che ben riuscì solo per suo aiuto.

 

            Settembre 1869.

 

V. GROSSO di GRANA.

 

 

LXIV. Guarigioni per mezzo di una medaglia di M. Ausiliatrice

 

            Una suora professa a Mondovi Carassone (nostra compagna di professione) aveva una escrescenza di carne allo stomaco che si temeva fosse un siro. Tanto era il dolore che le cagionava che ben poco la lasciava riposare; sicchè stanca degli inutili rimedi de' medici e del chirurgo, udendo da altre sorelle le grazie ottenute per mezzo della medaglia miracolosa di M. Ausiliatrice, animata da viva fede, se ne applicò una sopra il suo male, promettendo, {222 [526]} se guariva, un lavoretto a beneficio della chiesa a lei dedicata in Torino.

            D' allora in poi non ebbe più bisogno di medici e si sentì sempre meglio, ed ora sta bene. Altro fatto. Il figlio di un macellaio, di questi luoghi squartando un vitello, sgraziatamente si fece una ferita nel ventre, la quale fu giudicata pericolosissima al punto che gli vennero amministrati tutti i sacramenti. Soffriva moltissimo e in pochi giorni i medici lo credettero agli estremi della vita. La sua madre era inconsolabile. si raccomandò alla superiora del monastero di Carassone affinché facesse pregare dalla comunità per la guarigione di suo figlio; essa lo fece, e nello stesso tempo le inviò la medaglia di M. Ausiliatrice per l'infermo, perchè la mettesse con fiducia sulla ferita: lo fece l'infermo e di lì a poco si quietò addormentandosi placidamente. Ritornando il medico lo trovò migliorato; di fatto in poco tempo si ristabilì in perfetta salute, sicchè tanto il inalato quanto tutti i suoi di casa riconobbero questa guarigione {223 [527]} per un dono specialissimo di Maria SS. Ausiliatrice.

            Mondovi Carassone,

            1° novembre 1869.

Suor VERONICA,

Sign. A. COLOMBA NEIRONE.

 

 

LXV. Un giovine allontanato dal brutto vizio dell'ubriachezza per intercessione di M. Ausiliatrice.

 

            Una pia signora avea un figlio sui 25 anni talmente dato al vino che una o due volte alla settimana si ubbriacava facendo mille schiamazzi, con iscandalo della città e del vicinato.

            La povera madre aveva ornai perduta ogni speranza pel suo ravvedimento, stante che aveva già sperimentato ogni arte, sia colle preghiere, sia cogli avvisi, sia colle raccomandazioni e sia anche colle minaccie di tutta la casa.

            Venne consigliata di fare una novena {224 [528]} a N. S. Aiuto dei Cristiani e di raccomandarle caldamente suo figlio affinchè lo liberasse da questo brutto vizio, facendo promessa che a grazia compiuta farebbe un dono secondo la sua possibilità al suo tempio eretto in Torino. Ella aderì, cominciò la novena, la finì; e sono quattro mesi circa che questo figlio abborrisce il vino, è di consolazione alla famiglia e alla povera madre, e frequenta i SS. Sacramenti. Egli insomma è diventato un nuovo figlio di Maria.

 

            Asti, 11 luglio 1867.

GERRATO GIOVANNI.

 

 

LXVI. Maria Ausiliatrice sollievo nelle tribolazioni.

 

            Maravigliato delle grazie ottenute da coloro tutti, che con fede e divozione ricorsero alla nostra buona Madre della compassione, Aiuto dei Cristiani, essendo stato sorpreso da {225 [529]} una grande tribolazione nel primo giorno di quest'anno volgente, a me pure venne in pensiero di far ricorso a si potente Avvocata, e dinanzi alla presenza reale di Gesù, ed all'altare dedicato a Maria SS., prostrato e gemebondo l'andava supplicando che mi volesse ottenere come a tanti altri la liberazione da tante pene, e dopo aver fatto voto di una piccola offerta per concorrere ad accrescere maggiormente lustro e magnificenza all'augusto di Lei tempio, eretto in Torino, mi sentii più calmo e rassegnato, e poi ancora liberato da tante miserie. Ho adempiuto la mia promessa.

 

            Savona, 12 febbraio 1869.

APRILE LUIGI RAFFAELLO.

 

 

LXVII. Guarigione da grave malattia.

 

            Il 13 agosto 1869 mi venne annunziato che mio fratello trovavasi in grave {226 [530]} pericolo e che se desideravo vederlo ancora vivo non c'era tempo da perdere. Ad una tal nuova ciascuno può immaginarsi quanto io sia stato sorpreso ed afflitto. Essendo giorno festivo celebrai la santa Messa, raccomandandolo a Dio che gli restituisse la salute. Finita la messa, partii immantinente, e quando entrai nella stanza dove giaceva a letto, restai colpito da grave timore di sua vita, tanto era grave la malattia; ciò non ostante feci gran violenza alla viva mia sensazione e coraggio a me stesso, mi richiamai in allora alla mente le molte grazie di recente ottenute da Maria Santissima Ausiliatrice a tanti altri infermi, e mi si destò vivissimo desiderio di ricorrere a Lei. Con questo pensiero nella mente mi avvicinai al letto dell'infermo, lo animai dolcemente a volersi rassegnare alla volontà di Dio, a soffrir con pazienza il male, e che se per caso avesse in mente qualche mancamento dimenticato nella confessione già fatta, me lo manifestasse; poi lo esortai a confidare {227 [531]} e a ricorrere al valido e potentissimo patrocinio di Maria Santissima Aiuto dei Cristiani, all'onor della quale si era eretta e consacrata di fresco una chiesa in Valdocco di Torino con oblazioni per grazie ricevute. Egli accennò col capo di. sì, ma a stento potè profferire due parole dicendo che mi raccomandava i suoi figliuoli, e nello stesso tempo gli caddero dagli occhi calde lacrime. Gli diedi la benedizione degli infermi, raccomandai alla sua moglie, e ad altri parenti colà presenti di recitare per giorni nove tre Pater, Ave e Gloria a Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento e tre Salve, Regina a Maria Ausiliatrice di Torino con viva fiducia, e poi non temessero che la grazia della guarigione si sarebbe ottenuta. Soggiunsi che giovedì della stessa settimana, 7 gennaio, sarei ritornato a vederlo, ed anche io per ugual tempo avrei praticate le stesse divozioni ed aggiunta la recita della corona per un tal fine, e nel ritornarmene nello stesso giorno {228 [532]} a questa mia destinazione, promisi di mandare a V. S., pel fine suindicato, L. 3 se guariva, ma qual non fu la mia contentezza, quando ritornato da mio fratello lo vidi fuori di ogni pericolo, e rispondere liberamente alla mia domanda che egli non si sentiva più alcun male, e che era perfettamente guarito!

 

            Soprana, 27 agosto 1869.

 

FILA D. GIUSEPPE ANTONIO

Economo spirituale.

 

 

LXVIII. Una figlia ripetutamente guarita da Maria Ausiliatrice.

 

            Correva il 10 luglio del 1869 quando mia figlia Maria fu improvvisamente sorpresa da una febbre la più maligna prodotta forse da una costipazione. Si adoperarono tutte le cure suggerite dai periti dell'arte, ma né dottori nè rimedi giovavano, anzi {229 [533]} il male faceva progresso e già si disperava della salute, quando per buona sorte mi venne in mano il libretto: Le maraviglie della gran Madre di Dio, e avendo osservate molte guarigioni operate per intercessione di Maria Ausiliatrice, con viva fiducia non tardai ad appoggiarmi a questa ferma colonna e dissi che se mia figlia guariva, l’ avrei condotta a Torino a visitare la nuova chiesa e a farvi nel medesimo tempo un'oblazione secondo il mio stato.

            Appena concepita tale obbligazione, la febbre scomparve, e subito conobbi la potenza di Maria.

            Ma la fragilità è comune a tutti. La madre della figlia, mia moglie, disse esser cosa ottima ricorrere a Maria Vergine, ma che si trovano cappelle e altari nel nostro paese, che avrei potuto raccomandarla più da vicino per non aver l'obbligo di intraprendere un viaggio così lungo. Appena dette queste parole la figlia cadde nuovamente malata, ma peggio di prima, poichè credeva che non avesse {230 [534]} più a veder tramontar il sole. Era semimorta, rigettava il più piccolo nutrimento, persino una mezza tazza di caffè la vomitava, dava appena qualche segno di vita. Allora la madre conobbe che aveva parlato con poco giudizio. Sull'istante si rinnovò la promessa fatta di far questo viaggio, però a tempo non stabilito, e la potenza di Maria Ausiliatrice non mancò. Nella stessa sera che io credeva che la figlia dovesse passar a miglior vita, rinvenne, il giorno dopo si senti meglio, la. febbre scomparve e in pochi giorni restò pienamente soddisfatto il mio desiderio. Chi dunque la risanò se non Maria Santissima? Nella primavera del 1870 la condussi io stesso a detta chiesa a compiere il suo voto.

            Ma che? nell'aprile 1871 la mia figlia peraltra malattia era nuovamente in pericolo di vita, fece il 29 di quel mese una passeggiata fino al giardino, e giunta a casa si preparò per porsi a letto senza speranza di nuovamente alzarsi, perchè aveva uno sfinimento tale che {231 [535]} si credeva più morta che viva. Aveva difficile il respiro, il colore cadaverico, era insomma a mal partito. Conobbi allora che non aveva pienamente pagato il debito l'anno scorso, non aveva cioè dato una testimonianza in faccia al mondo della grazia ottenuta.

            In riparazione adunque di questa mancanza promisi che mi sarei portato nuovamente a Torino a fare qualche oblazione a detta chiesa, e che qual figlio umile di S. Madre Chiesa avrei pubblicata la gloria di Dio e la grande potenza di Maria Augusta Madre del Salvatore. Nel medesimo giorno, 29 aprile 1871 alle ore 10 di mattina, appena fatta questa promessa, mia figlia immobile nel suo letto prese sonno e di lì a qualche ora si levò sana e salva, si mise a lavorare, e la sua salute fu stabile.

            Con questa seconda grazia ottenuta nello stesso giorno che io la dimandai, mi trovo, ripeto, in dovere di portarmi a Torino, e così {232 [536]} rendere un giusto tributo di riconoscenza alla gran Madre di Dio.

            S. Martino Canavese,

            provincia di Torino.

PRICCO GIOVANNI.

 

 

LXIX. Guarigione di un fanciullo.

 

            Michele Morelli di Carignano, di anni tre, figlio del vivente Giovanni, per uno spostamento di un osso all'anca, da più mesi non poteva più camminare. I medici non sapevano più che suggerire. Si pensò allora di condurlo alla Chiesa di Maria Au. ove gli venne data la benedizione ed una medaglia di Maria aiuto dei cristiani, e in pochi giorni guarì perfettamente senza far uso dei medici nè di medicina. Ottenuta la grazia ritornava alla detta Chiesa per ringraziare la sua Benefattrice il 25 agosto 1869. {233 [537]}

 

 

LXX. Guarigione da perdita della voce.

 

            Io sotto scritta Franco Anna Maria del vivente Bernardo, nativa e dimorante a S. Damiano d'Asti, ad onor del vero, e per far conoscere la bontà e potenza di Maria Ausiliatrice dichiaro: che da un anno e più trovandomi perfettamente senza voce, e nella difficoltà somma di poterla riacquistare a giudizio dei Medici, finalmente esortata di far, una novena a Maria Ausiliatrice cola promessa di una piccola offerta alla Chiesa ad Essa eretta in Valdocco, se avessi ottenuta la grazia, principiai la novena, e dopo tre giorni m accorsi subito, che non avevo messo invano la mia fiducia in Maria Di fatto la mia voce comincia a farsi udire, e prima di terminar la suddetta novena l’acquistai così bene e naturale, che tutti restavano maravigliati dell'improvviso cangiamento fattosi in me in pochi giorni. Si noti bene {234 [538]} che prima di cominciar la novena a Maria Ausiliatrice pareva che il mio male si fosse aggravato più del solito. Motivo per cui spiccò in modo singolare la grazia eh' io ottenni dalla Vergine Ausiliatrice.

            S. Damiano d'Asti,

            3 giugno 1869.

FRANCO ANNA MARIA.

 

 

LXXI. Guarigione da mal di carbonchio.

 

            Fusero Sebastiano di Caramagna, di anni 32, era affetto da carbonchio così violento che dalla bocca dilatandosi nella gola lo aveva fatto gonfiare internamente per modo che stava per mancargli il respiro. Si raccomandò a Maria Ausiliatrice con una novena e colla promessa di una messa al suo altare e sull'istante cominciò a migliorare siffattamente che in brevissimo tempo rimase perfettamente guarito. Oggi compie la sua promessa {235 [539]} dicendo: Non mi sarei giammai pensato di potermi ancor trovar in vita; è veramente una grazia particolare di Maria Ausiliatrice. Lucrezia sua moglie era travagliata da febbri perniciose che la portarono all'estremo della vita. Munita di tutti i Sacramenti sembrava imminente la sua morte, quando raccomandandosi come sopra alla Santa Vergine Ausiliatrice prese miglioramento immediatamente e in breve le scomparvero le febbri. Esse lasciaron però un grave male nervoso, ma in seguito a novella raccomandazione alla Santa Vergine restò affatto guarita, ed ora rende grazie al Signore ed alla V. A. compiendo la promessa.

 

            Torino, 26 maggio 1869.

FUSERO SEBASTIANO.

FUSERO LUCREZIA. {236 [540]}

 

 

LXXII. Guarigione da mal di petto.

 

            Paolo Ranzacini di Roma era travagliato da oppressione di petto che gli rendeva penosissimo il respiro. Non trovando più alcun giovamento nell'arte medica si deliberò di far una novena a Maria Ausiliatrice con promessa di qualche obblazione se ottenesse la grazia, si è come molti suoi amici ne avevano ottenute. La S. Vergine portò le preci al divin trono e Dio le esaudì. La novena non era ancora finita ed egli era già perfettamente guarito. Oggi compie la sua obbligazione visitando la chiesa di Maria Ausiliatrice facendo oblazione.

            20 ottobre, 1869.

 

 

LXXIII. Abbondanza di grazie.

 

            Boves è un popolatissimo paese della provincia di Cuneo, dove la S. Vergine si compiacque versare in {237 [541]} larga misura le sue benedizioni. Ne esporremo alcune. Il prestinaio D. aveva un negozio assai ben avviato, quando, senza potersene dar ragione, i suoi affari cominciarono a prendere cattiva piega. Alcuni pagamenti resi inesigibili, una sensibilissima cessazione di avventori al suo negozio lo avevan portato alla vigilia di inevitabile fallimento. In quel tempo (1868-69) si parlava molto di grazie ottenute ad intercessione di Maria invocata sotto il titolo di aiuto dei Cristiani e mosso da necessità e da speranza, il sig. D. ricorse pure alla S. Vergine con queste parole: Se io ottengo un miglioramento de' miei affari, prometto di recarmi ai tempio di Maria Ausiliatrice in Torino ed ivi fare le mie divozioni con una offerta in quella chiesa secondo il mio stato. Pieno pertanto di fiducia cominciò a recitar in famiglia alcune particolari preghiere, che non tardarono a conseguire il sospirato effetto. Un soddisfacente avviamento fu la prima benedizione del cielo. Crebbero gli {238 [542]} avventori: alcune somme che si riputavano perdute, si poterono incassare, dice, il signor D.: e a suo tempo mi son recato a Torino a compiere la mia promessa; perciocché le cose mie avevano preso felice avviamento e provava co' fatti che la Vergine m'aveva esaudito.

            Una benedizione conduce ad un'altra benedizione. Caduto malato un mio figlio trovavasi ridotto in grave pericolo di vita. Tutti i ritrovati dell'arte furono inutili; il mio figlio era per mandare l'ultimo respiro. Allora, continua il D., io e mia moglie ci raccomandammo di cuore alla Santissima Vergine Ausiliatrice e quasi istantaneamente il malato si trova fuori di pericolo, e la gioia ritorna in famiglia, il figlio è restituito alla primiera sanità.

            Poco dopo cadde malata la madre dello stesso fanciullo, il male palesando gravezza e pericolo, si fece ricorso allo stesso farmaco di quella celeste Benefattrice, che già aveva in nostra famiglia prodigati cotanti benefici. Maria ci ascolta, la grazia {239 [543]} si ottiene, e l’ ammalata come per incanto ritorna in breve alla più florida sanità, che tuttora gode con massima sua consolazione e con vantaggio grande di tutta la famiglia.

            La famiglia venuta in Torino rende vivi ringraziamenti all'augusta Madre del Salvatore e, dovunque vada, non cesserà mai di raccontare le grazie ottenute da Maria Ausiliatrice.

            Dalla Sacristia della chiesa di Maria Ausiliatrice, 19 Maggio 1870.

MARIA e GIOVANNI CONIUGI D.

 

 

LXXIV. Guarigione da lunga malattia.

 

            Una povera donna ammalata da cinque mesi, non trovava rimedio a' suoi inali, quando venne consigliata a rivolgersi a Maria SS. Ausiliatrice.

            L'ammalata accettava volentieri di fare, come fece, una novena, con promessa di far un dono alla Madonna quando avesse ottenuta la grazia. {240 [544]}

            Ora la grazia è fatta, ed essa si alza da letto, ed è già stata in chiesa a ringraziare la Madonna, alla quale fu e sarà sempre divota, e riconoscente.

ANGELA AGNESI.

            Pontedassio 22 Marzo 1870.

 

 

LXXV. Guarigione da male alle giunture.

 

            Nel mese di giugno del 1870 mi recai alla Chiesa di Maria Ausiliatrice in Torino, v'implorai una benedizione e mi assunsi l’obbligo di recitare un Pater ed una Salve Regina per un mese a fine di guarire da grandissimi dolori che io sentiva per tutte le giunture del corpo, e che mi mettevano nell'impossibilità di potermi vestire. Avuta la benedizione mi sentii guarita. Finché avrò vita non mi dimenticherò giammai di questa grazia ottenuta da Maria Ausiliatrice.

 

MINA DOMENICA

di Cavallerleone.

{241 [545]}

 

 

LXXVI. Guarigione di un padre moribondo.

 

            Il giorno otto del corrente mese, immerso nel' dolore e nella tristezza, io faceva celebrare una Messa all'altare della veramente prodigiosa Madre di Dio, nella maravigliosa chiesa venerata sotto il bel titolo di Auxilium Christianorum, a favore di mio padre, che si trovava in uno stato di moribondo.

            Di presente io mi trovo obbligato dall'esultante mio cuore a dichiarare che quella messa procacciò al mio padre un veramente miracoloso miglioramento, il quale di tratto apparve nel giorno dieci appunto di questo mese, e precisamente circa le ore 10 antimeridiane.

            Le dico il vero che il cambiamento della salute di mio padre lo trovo meritevole di essere scritto fra le tante grazie ed i segnalati prodigi, che {242 [546]} Iddio opera mercè la potentissima intercessione della sua gran Madre.

            Carate Brianza,

            23 agosto 1870.

 

Umilissimo servo

Chierico ROSSI CARLO.

 

 

LXXVII. Lite vinta.

 

            La veneranda Confraternita del SS. Crocifisso, eretta nella chiesa di san Bernardo in Vigevano, pochi mesi sono ricorreva umilmente alla B. V., aiuto dei Cristiani, onde essere sollevata dalle vessazioni cagionatele da una lunga lite.

            Ora il Tribunale d'appello esistente in Casale ha pronunciata sentenza in favore. Conoscendo essere questa una grazia della divina Madre, la confraternita presenta una modesta offerta {243 [547]} per porgere alla medesima i dovuti ringraziamenti.

 

            Vigevano, 16 agosto 1870.

 

A nome de'suoi Confratelli

CASALINI GIOVANNI BATTISTA

Vice-priore.

 

 

LXXVIII. Guarigione da mal d'occhi.

 

            Margherita Molazzo di Canale, travagliata da sei mesi dal male ad un occhio, aveva fatto prova di quanto i dottori dell'arte seppero suggerirle: ma nulla le giovò. Inspirata a fare una novena a Maria Vergine, cominciò il miglioramento; e finita la novena, essa era perfettamente guarita. Oggi compie la sua promessa nella chiesa a Lei dedicata, accostandosi ai santi Sacramenti, e facendo un'offerta pei bisogni di questa chiesa.

 

            Torino, 4 novembre 1870.

 

            Segno di † MARGHERITA MOLAZZO

                        illetterata {244 [548]}.

 

 

LXXIX. Un giovane guarito da mal di capo.

 

            Io era travagliato da forte mal di testa che mi portava fuori di me stesso; e oltre a questo male, ero travagliato da infiniti scrupoli, e tentazioni d' ogni sorta contra tutte le virtù, e più di tutto contro la fede. Di modo che non poteva nè dormire nè mangiare, nemmen parlare, chè tutto mi annoiava e mi faceva dare nelle smanie; poichè parevami che tutte le creature venissero contro di me per togliermi di vita. Figure spaventevoli si affacciavano alla mia fantasia; parevami d'essere all'inferno. Ero solito accostarmi più volte alla settimana ai santi Sacramenti, dai quali stetti lontano poi più di otto mesi.

            Di rado andava in chiesa, e quando vi andava, non poteva pregare né colle labbra, nè colla mente; anzi avevo in abbominio e sacramenti e {245 [549]} sacerdoti; insomma la mia miseria durante questo tempo non la posso spiegare.

            I medici non potevano trovar per me alcun rimedio, nemmeno io aveva in essi fiducia. Un giorno per gran fortuna capitò in casa mia un mio amico, il’quale, come tutti gli altri, mi suggerì qualche divozione; ed io che non potevo pregare in nessun modo, e che era come muto e sordo a tutti i buoni consigli, questa volta mi arresi e lo ubbidii.

            Il consiglio datomi era di fare una novena a Maria Ausiliatrice, recitando almeno tre Ave Maria ogni dì, coll'invocazione di Maria aiuto dei cristiani pregate per noi, e di mandare l'elemosina di una Messa da celebrarsi all'altare di Maria Ausiliatrice, e di accostarmi in questa novena a ricevere i santi Sacramenti.

            Tutto gli promisi, ed incominciai la novena il giorno 24 agosto, festa di san Bartolomeo patrono di mia parrocchia; e fin da quel primo di provai gran sollievo e consolazione. {246 [550]}

            Migliorando la mia condizione di giorno in giorno, le tentazioni si dileguarono come neve in faccia al sole, e mi trovai al termine della novena guarito, tutte le tentazioni erano scomparse. La grazia era ottenuta.

            Questa mia dichiarazione ridondi tutta a gloria della potente e pietosa Madre di Dio, che si dimostra proprio grande aiuto dei cristiani.

 

            Carugo, 14 ottobre 1870.

 

L. E.

 

 

LXXX. Guarigione istantanea di mal di capo.

 

            Remonda Teresa di Villafalletto pativa di un male di capo, che le cagionava convulsioni e aberrazione mentale: si raccomandò per mezzo del marito Carlo a Maria Ausiliatrice, con {247 [551]} preghiera e promessa di offerta. La guarigione si potè dire istantanea.

            Oggi fa offerta in ringraziamento.

            Torino, 24 agosto 1870.

 

 

LXXXI. Guarigione da bronchite cancrenosa.

 

            Loca Cristina di S. Secondo di Pinerolo, travagliata da bronchite cancrenosa, era ridotta a non poter più inghiottire alimento o bibita di sorta alcuna. In quell'estremo di vita cominciò novena a Maria, e fra tre giorni fu così migliorata che si poteva dir guarita.

            Oggi compié la sua promessa dando facoltà di raccontare e pubblicare il fatto ovunque, quando si giudichi tornare alla maggior gloria di Dio.

            Torino, 14 luglio 1870.

LOCA CRISTINA

maestra di scuola. {248 [552]}

 

 

LXXXII. Guarigione portentosa di una fanciulla.

 

            Edvigia Appiano di Antonia di Casale, d'anni 8, travagliata da dolorosa. inguine da 8 mesi, era giunta a tale che il suo male malgrado ogni operazione dell'arte era ormai divenuto incurabile, anzi mortale. La coscia, il fianco destro e la stessa spina dorsale divennero paralitici. Nel caso disperato fecero fare un triduo nella chiesa di Maria Ausiliatrice, con preghiera e con promessa di qualche offerta. La grana si ottenne completa; ed oggi rendono grazie padre, madre ed amici, e compiono la loro promessa colla offerta loro.

            Torino, 18 ottobre 1870.

 

ANTONIETTA APPIANO.

(Medico il dott. GUALCHINI.) {249 [553]}

 

 

LXXXIII. Una donna guarita da male asciatico.

 

            Le maraviglie che Iddio Padre Onnipotente opera ad intercessione di Maria Ausiliatrice sono veramente innumerabili. Sì, diciamolo pure, Maria Ausiliatrice fa sentire dappertutto i dolci effetti della sua potenza e del suo materno amore. Ecco un fatto che lo prova ad evidenza. Da oltre un anno io, povera donna, venni assalita da un male asciatico alla gamba sinistra, ed era travagliata da dolori e da sfinimenti così frequenti, che non poteva riposare nè giorno nè notte. Tale era la mia debolezza, che non poteva camminare. In questi dolorosi frangenti si fece bensì ricorso a tutti i periti dell'arte medica, ma invano. Vedendo io che il male molto s' aggravava, e che a nulla più giovavano i rimedi umani, era già quasi disperata. Aveva bensì invocato l'aiuto {250 [554]} dal cielo e la protezione di Maria santissima, ma invano. Debbo però notare che l'anno scorso fui ascritta nella sagrestia tra i divoti di Maria Ausiliatrice a mia insaputa; però quando lo seppi, fui contenta. E la notizia mi venne data inaspettatamente da un foglietto speditomi dalla chiesa nuova di Maria Ausiliatrice. Il giorno dopo lo apro dietro una buona inspirazione; lo leggo, ed era appunto il di 15, in cui cominciava la novena che visi indicava da farsi ad onore di Maria Auxilium Christianorum. Una mia compagna mi incita, mi stimola, mi invita, ed insistendo mi suggerisce di fare la Novena a Maria Aiuto dei Cristiani. Con tutto il fervore, con tutto lo zelo e la divozione possibile m'inginocchiai per terra a stento, e piangendo la cominciai, ponendomi al collo la medaglia benedetta (che mi diede qui il buon chierico Vecchio), riponendo tutta la mia fiducia e speranza della mia guarigione in Maria, votando di fare una piccola oblazione alla {251 [555]} nuova chiesa di Maria Ausiliatrice che è in Torino. Ebbene, o potenza di Maria! terminata la novena, dopo alcuni giorni io ne sentii un qualche miglioramento; e questo s'accrebbe di giorno in giorno, di modo che pochi giorni dopo, pel giorno del Corpus Domini, io potei andare alla solenne processione, essendo perfettamente guarita.

            Ringraziai infinitamente il Signore e Maria santissima Ausiliatrice di si grande e segnalato benefizio con una fervorosa Comunione; ché ciò mi resterà sempre impresso nella mente mia e nel mio povero cuore per tutti i giorni di mia vita.

 

            Mede (Lomellina),

            24 giugno 1870.

ROSA DALODI,

vedova SACCHI. {252 [556]}

 

 

LXXXIV. Guarigione da mal di gamba.

 

            Il 16 gennaio del corrente anno 1870 io era tormentato giorno e notte da acutissimi dolori in una gamba. Ho fatto ricorso all'arte medica, ma invano; e per quanto io mi adattassi con grande mio incomodo ad applicarle que'rimedi che mi erano prescritti, ciò nulladimeno mai mi vedea migliorare, ma bensì andava sempre di male in peggio. Finalmente una notte il male mi diede un assalto così terribile, ch'io non potei chiudere gli occhi; i dolori erano così acuti, ch'io non sapeva più dove posare la mia gamba. Fu allora che mi venne la buona inspirazione di raccomandarmi a Maria Ausiliatrice, promettendole di far celebrare una Messa nella nuova sua chiesa in Torino, se mi avesse fatto guarire.

            Intanto ho cominciato a fare la novena alla Vergine Maria, ripetendo più volte Auxilium Christianorum, {253 [557]} ora pro nobis. Quella notte medesima il male cominciò a diminuire, cosicché andò sempre di bene in meglio, e di li ad otto o nove giorni io ho potuto riprendere i miei lavori.

            Chieri, 25 luglio 1870.

SCALERO VINCENZO.

 

 

LXXXV. Guarigione da ostinata atonia allo stomaco.

 

            Mio fratello Giuseppe era travagliato da una ostinata atonia allo stomaco, prodottavi in seguito a febbri mortifere e maligne. I medici lo aveano dato per ispacciato, onde la costernazione della famiglia era somma, attese le speciali circostanze della medesima. Essendoci però con fiducia rivolti a Maria e avendo cominciata una novena in onore di lei, promettendo insieme la presente piccola offerta, subito il male divenne {254 [558]} stazionario, ed oggi possiamo gloriarci che Maria ci ha esauditi mio fratello è guarito, e la nostra famiglia professerà eterna riconoscenza alla Madre di Dio per tanto favore ottenuto, non ostante i proprii demeriti, che essa pietosamente ha dimenticati.

            Mistretta, 30 settembre 1870.

Sac. DOMENICO DI DOMENICO.

 

 

LXXXVI. Guarigione da flusso di sangue.

 

            Dopo due mesi di dolorosa malattia di emorroidi, che mi tennero inchiodato nel letto, con isfinimento e febbre di consunzione, con avversione al cibo ecc., è con estrema debolezza di stomaco, e tutto questo nella grave età di 62 anni, la santissima Vergine Auxilium Christianorum, questa mia tenera Madre, mi ha ottenuto{255 [559]} da Dio misericordioso una perfetta guarigione dall'emorroidi, dalla febbre e dalla debolezza di petto, ecc. Ora mi sento star meglio di prima.

            Quindi in segno di gratitudine e riconoscenza alle tenerezze usatemi da questa pietosa Madre santissima, le offro pel suo nuovo santuario di Valdocco la piccola somma di lire dieci. E minima cosa in confronto dei benefici ricevuti, ma ora non posso fare di più, e spero che la beata Vergine vorrà accettare benevola non tanto la piccolezza della cosa, quanto il cuore riconoscente che la offre.

            Cividate, 10 agosto 1870.

DOMENICO PERADOTTI.

 

 

LXXXVII. Un sacerdote guarito da peritonite.

 

            D. Paolo Jovani, cappellano di S. Pier Laguna della Diocesi di Faenza, {256 [560]} che come Associato a queste Letture Cattoliche di Torino, conosceva ed ammirava già da tempo le maraviglie di Maria Ausiliatrice, oggi è lieto di poterne proclamare egli stesso per propria esperienza il validissimo patrocinio.

            Assalito il detto sacerdote nei primi del corrente Mese Mariano da forte peritonite, ossia infiammazione intestinale, per cui gli erano amministrati gli ultimi conforti religiosi, si ricordò in buon punto della vicina festa di Maria Ausiliatrice, e ricorse ad essa promettendole una piccola offerta e la novena in preparazione a detta festa. Ed ecco che, grave com'era, dato subito volta il male, poté incominciare la promessa Novena; terminata la quale, oggi stesso, 24 maggio sacro a Maria Auxilium Christianorum, ha potuto alzarsi di letto, scendere per la prima volta in chiesa a fare la santissima Comunione, e poi scrivere questa lettera, nella qual. accludere la sua piccola offerta di L. 5, e dichiarare {257 [561]} e proclamare altamente la viva e profonda gratitudine, con cui si sottoscrive.

            S. Pier Laguna, 21 maggio 1870.

D. PAOLO JAVONI.

 

 

LXXXVIII. Guarigione di una donna inferma da 18 mesi.

 

            Ora che sono pienamente ristabilita, il mio primo ringraziamento, dopo Dio, lo rivolgo a chi m'ha salva la vita, cioè a Maria Ausiliatrice. Dopo d'aver sofferto diciotto mesi di grave e penosa malattia; dopo che i migliori medici dissero non esservi più per me' speranza di guarigione, venni in persona a Torino all'altare di Maria Ausiliatrice. Il Direttore mi diede la benedizione, e mi prescrisse alcune preghiere. Tornata a casa, in pochissimo tempo ricuperai la mia primiera sanità. Trovandomi ora in {258 [562]} modo così portentoso guarita, rendo vive grazie a Maria Aiuto dei Cristiani.

            Rocchetta Tanaro,

            30 gennaio 1870.

BO MADDALENA.

 

 

LXXXIX. Guarigione da ostinato mal di denti e da spaventosa enfiagione di una gamba.

 

            Maddalena Griseri e Viglietti Teresa trovandosi gravemente oppresse da vari malori corporali, fecero voto di farsi ascrivere nell'Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice, ed ottennero, contro ogni aspettazione, pronta guarigione. Ecco quanto scrive in proposito il curato di Frabosa Soprana (Serro), nella cui parrochia dimorano.

            Appena fatto il voto di aggregazione, con grande fiducia in Maria Ausiliatrice, subito la mia buona sorella guarì da ostinato mal di denti, {259 [563]} e da fiera nevralgia e febbre ardente, a cui nissun rimedio umano aveva potuto soccorrere.

            Più portentosa fu l'instantanea guarigione della detta Viglietti Teresa, la quale da molti anni addolorata senza che alcun rimedio la potesse refrigerare, e da alcuni mesi gonfiata spaventosamente in una gamba, tanto da non potersi muovere, era stata abbandonata dal medico come incurabile, sì che ella rassegna La alla volontà di Dio, attendea la morte vicina. Appena fatto voto di aggregazione, fu tosto risanata con maraviglia; fu una consolazione inesplicabile, essa ringrazia la santissima Ausiliatrice, Salus infirmorum.

            Questi due fatti portentosi seguiti sotto i miei occhi, nel centro di mia parrochia, posso attestarli anche con giuramento, se fosse il caso.

            Frabosa Soprana (Serro)

            18 maggio 1870.

Prete GRISERI GIUSEPPE,

Curato. {260 [264]}

 

 

XC. Guarigione da grave male alla spina dorsale.

 

            Tra le tante grazie, che leggonsi ottenute per intercessione di Maria santissima sotto il titolo di Ausiliatrice dei Cristiani, è da annoverarsi anche la seguente

            Giacomo Bo di Sant'Andrea di Cassine, religioso laico, professo cappuccino, travagliato per un mese intiero (dalli 8 agosto a tutto l’ 8 settembre) da un gran malore alla spina dorsale, trovavasi obbligato al letto, od a sorreggersi stentatamente su due bastoni. Ciò fece, che si dovette ricorrere all'arte medica presso tre bravi dottori; una volta dal signor Fissore medico in Torino, l'altra dal signor Tea medico. in Fontanile e tre volte dal signor Martini medico in Nizza; ma tutto inutilmente, perché, applicati li prescritti rimedi interni ed esterni, il povere paziente era sempre a zero {261 [265]} coi, suoi dolori; consigliato al sacerdote p. Atanasio di Nizza Monferrato, si rivolse a Maria santissima sotto il titolo di Auxilium Christianorum, con intraprenderne una novena in onor suo; ed ecco sperimentarne ottimo effetto subito il primo giorno, in cui incominciò lasciar il letto ed i bastoni, e, proseguendo la novena, verso il quinto giorno si trovò perfettamente guarito.

            Ne sia benedetta la gran Madre di Dio!

 

            Nizza Monferrato,

            24 settembre del 1871.

Testimonio, frate ATANASIO

di Nizza Monferrato

sacerdote cappuccino.

 

GIACOMO FRANCESCO,

laico professo cappuccino. {262 [566]}

 

 

XCI. Guarigione da polmonite.

 

            Il giorno 12 dell'ultimo passato Marzo, il più caro dei miei fratelli, a nome Michele Arcangelo Ciranna, veniva affetto in modo terribile da polmonia, con grave flusso collaterale, quale caratterizzavasi da due periti sanitarii. La sera 13 detto mese l’ infermo fu giudicato in gravissimo stato. La mia costernazione. era grande, maggiormente perchè questo morbo faceva qui da noi grande strage, e pochi giorni prima avea reso cadaveri due altri miei cugini. Abbattuto per questo, mi risovvenni, in quella sera, del sicuro rifugio in Maria Ausiliatrice. Nel segreto della mia stanza mi gettai ai piedi della sua imagine, la supplicai perla salute del mio fratello, se era per la gloria di Dio; promisi, ottenendo la grazia, un'offerta per questa chiesa, promisi di fare pubblicare la grazia ricevuta, e cominciai sin d' allora a fare {263 [567]} una novena. Fatto il voto, e levatomi dall'orazione, mi recai nella stanza contigua a darne parte all'infermo, che ne dimostrò soddisfazione. Un istantaneo miglioramento venne tosto a consolare il mio afflitto cuore; ma fu transitorio il mio conforto, perché dopo altre vicende l’ infermo nuovamente si aggravava. Confessato, ricevette il SS. Viatico, dinanzi a cui prostrato, nell'atto che egli divotamente lo riceveva, io rinnovai i miei voti, ed in quell'istante in mezzo alla gravezza del pericolo, sentii viva la mia fede nell'intercessione della Madre di Dio, ed un dolce presentimento dicevami, che avrei ricevuta la grazia. Con una tale fiducia, per non tentare Iddio, mandai per l’ egregio medico P. Luigi De-Maria. Non appena costui osservò l'infermo, dalla percussione, ed ascoltazione giudicò in cattivo stato l'ammalato; ma per confortare la mia afflizione, diceva essere a tempo di potersi ancora aiutare. Rinnovai allora le mie preghiere a Maria SS. Così poi, dietro {264 [568]} consulto coi medici curanti si addivenne ad un estremo rimedio, e con maraviglia, all'applicazione del nuovo farmaco prescritto dal nuovo medico, l'ammalato migliorò istantaneamente, riposò bene per tutta la notte, ed il mattino seguente, 19 marzo sagro al Patriarca s. Giuseppe, che giusta le preveggenze dei periti dovea essere il giorno dei funerali, ci si trovò sano ed assicurato.

 

Divotissimo servo

NICOLO M. Sacerdote CIRANNA.

 

 

XCII. Guarigione portentosa di un giovanetto.

 

            Il giovanetto Gius. Moreno di Enrico e di Ida nata Andreis di Torino, era per disgrazia caduto dal 3° al 2° piano rompendosi il femore superiore. La cura riuscì a male e la gamba rimase tre centimetri più corta dell'altra, quindi storpio col piede contorto. I parenti lo raccomandarono a Maria Ausiliatrice, promettendo preghiere{265 [569]} ed offerte qualora avessesi Attenuta la grazia. I medici non sapevano più che fare; un dottor ortopedico proponeva macchine violente per tentare la guarigione. Ma la madre si rifiutò dicendo: Ciò che non possono gli uomini, lo farà Maria. Difatto il 26 maggio 1870, due giorni dopo che l'avevano raccomandato caldamente nella chiesa di Maria Ausiliatrice, dove appunto se ne celebrava la solennità, il ragazzo cadde da una sedia e si spostò il femore rotto nel posto dove circa tre mesi prima erasí separato. In modo straordinario le ossa poterono riunirsi, guarì il femore e la gamba, ma la maraviglia fu che la gamba ritornò della sua primitiva lunghezza per modo, che attualmente non dà più indizio della sventura toccatagli. Sano, ritto, disposto d' ogni parte del suo corpo cammina speditamente. Oggi ringrazia. Iddio nel tempio a Lui dedicato. Il figlio colla madre riconoscenti.

            Torino, 24 maggio 1871.

 

IDA MORENO ANDREIS. {266 [570]}

 

 

XCIII. Difficoltà appianate.

 

            Dio ha fatto conoscere le inesauribili fonti da cui derivano a noi le sue grazie nell'accogliere le suppliche presentatele, favorendoci oltre ogni aspettazione per mezzo di M. V. SS. Ausiliatrice sua madre. Perciò Le si fanno i dovuti ringraziamenti per aver fatto svanir anche preventivamente quel monte di difficoltà, che sembravano opporsi al noto affare. Contente madre e figlia Le dimostrano la loro grata riconoscenza adempiendo la promessa fatta di una offerta.

            Bra, 11 gennaio 1872.

FRANCO D. MATTEO

 

 

XCIV. Guarigione portentosa di una giovanetta affetta da artritide.

 

            Una giovanetta di Canale da molto tempo era affetta, anzi travagliata {267 [571]} da artritide che la rendeva si debole di forze da non potersi reggere in piedi: a stento poteva fare qualche passo colle grucce. L'arte medica ha fatto tutto quello che sapeva, ma fu inutile ogni rimedio. Perciò, data spedita dai medici, veduto inutile ogni mezzo umano, i buoni genitori fecero ricorso a Maria Aiuto dei Cristiani per ottener la salute alla loro cara figliuola. E per essere più sicuri. della grazia s'accostarono ai SS. Sacramenti della confessione e comunione. Lo credereste? Il giorno medesimo in cui i buoni genitori compierono le loro, divozioni e facevano ricorso alla gran Madre di Dio, la figlia gittò le sue grucce e si trovò perfettamente guarita. Riconoscenti alla Vergine per tanta grazia, visitavano il 17 luglio 1872 il suo santuario in Torino colla propria figliuola, la quale portò seco le sue gruccette e le lasciò in detta Chiesa qual testimonianza della grazia ottenuta da Maria Ausiliatrice. {268 [572]}

 

 

XCV. Grazia ottenuta da M. Ausiliatrice.

 

            Ho letto tempo fa la Rimembranza di una solennità in onore di Maria Ausiliatrice, ed avendovi visto tutte le grazie che si ottengono per l'intercessione della Santissima Vergine, ho deciso che, se otteneva una grazia da me desiderata, avrei offerto cento lire.

            Trovandomi ora nella circostanza di dover adempiere la fatta promessa, con piacere ho spedito le suddette cento lire, affinché vengano impiegate a maggior onore di Maria.

            Piacenza, li 13 febbraio, 1872.

Umilissima Serva

ROSA FALCONI ira Segadelli.

 

 

XCVI. Esenzione dal servizio militare.

 

            Stardero Antonio proprietario di Vinovo aveva un nipote che doveva partire per la leva militare. E non {269 [573]} vedendo altro mezzo per liberarlo, si rivolse a M. Ausiliatrice promettendole di fare un'opera di cui rispondesse il terzo della somma che avrebbe dovuto pagare per esentarlo. Il giorno 2 Dicembre 1873 veniva a soddisfare la fatta promessa pel detto nipote chiamato Stardero Giacomo, il quale per grazia singolare di Al. Ausiliatrice venne riformato contro l'aspettazione di tutti.

 

 

XCVII. Soccorso inaspettato.

 

            Il capo d'una famiglia canavese, di onesta ed onorata condizione, essendosi trovato pochi giorni sono in un' occasione, in cui avea bisogno d'una somma di danaro per poter andar avanti con onore ne' suoi temporali affari, pensò di ricorrere ad un suo congiunto presentemente più benestante, e potente; ma prima di fare questo ricorso volle raccomandarsi a Maria Vergine andando a pregarla {270 [574]} in quella magnifica, e divota Chiesa, dove si venera sotto il titolo di Auxilium Christianorum. Quivi con una fede viva la pregò a voler suggerirgli il mezzo per riuscire nel suo intento. Nell'atto che prega, il cuore gli dice di parlarne con un pio, e dotto Ecclesiastico ad oggetto di prenderne consiglio. Il consiglio fu preso e dato di ricorrere al congiunto più benestante; il riricorso fu fatto, e fatto con maniere dolci, e diverse volte replicato, ma inutilmente, perchè il congiunto presentemente più benestante non volle prestare quel soccorso, che gli domandava il congiunto temporalmente bisognoso. Questo rifiuto pervenuto all' orecchio del pio e dotto Ecclesiastico gli fece tanta impressione, che egli stesso gli somministrò quanto gli abbisognava per andar avanti con onore ne' suoi temporali affari.

            Egli però questo favore ricevuto l’ attribuisce a Ilaria venerata sotto il titolo di Aiuto de'Cristiani, perchè, se non si fosse a Lei raccomandato {271 [575]} per mezzo della preghiera non gli sarebbe venuto in mente di prendere consiglio, perciò volendo ringraziarla offre alla sua Chiesa la limosina di lire cinque.

N. N.

 

 

XCVIII. Guarigione da infermità al ginocchio.

 

            Il mio caro, e dolce padre Vercellotti Giuseppe affetto da infermità in un ginocchio ricorse alla Vergine Ausiliatrice che si venera in Torino nella chiesa a Lei dedicata e n'ebbe la bramata guarigione. In attestato della grazia ricevuta adempie la sua promessa con offerta.

            Trino, li 28 gennaio, 1869.

 

Umil.ma Serva

VERCELLOTTI MADDALENA. {272 [576]}

 

 

XCIX. Guarigione da malattia incurabile.

 

            Ad onor e gloria della comun nostra madre Maria santissima Ausiliatrice io attesto d'aver ricevuto la grazia della mia guarigione.

            Da più di cinque mesi io era stata presa da fortissima tosse, la quale mi ridusse lo stomaco in istato sì deplorabile da non poter quasi più prender alimento. Oltre a ciò, violentissime febbri mi tolsero in breve le forze; indi dolori di capo e di fegato mi portarono allo stato di consumazione. Fin dal principio della malattia si consultarono i mettici. Il signor dottore Rolando, osservato attentamente il male, disse, che avendo io già guasti i polmoni, poco speravane la guarigione; mi prescrisse però alcuni rimedi i quali non mi recarono il minimo sollievo. Fui visitata dal signor dottor Borgna, il quale, dopo aver fatte moltissime prove e senza risultati, fece sentire a' miei superiori {273 [577]} che a nulla sarebbero giovati i rimedi umani, e dichiarando il male incurabile, mi abbandonò nelle mani della divina Provvidenza. La mia buona maestra vedendomi in tale stato, senza alcuna speranza di vita, mi disse di indirizzarmi alla mia reverenda Superiora, pregandola a volermi ordinare, per merito di santa obbedienza, di pregare Maria santissima Ausiliatrice ad ottenermi la guarigione dicendole così: Maria santissima, se volete acquistarvi gran credito dall'intera nostra Comunità, vedendo che la mia guarigione sia conforme ai voleri divini, e che io non solo non abbia ad abusare dei giorni miei, ma me ne serva a maggior gloria di Dio, mostrate la vostra potenza con sanarmi dalla infermità. Correva il 19 aprile. L'indomani, domenica in Albis, io eseguii il desiderio della mia maestra, e ne ebbi dalla superiora l'ordine di obbedienza domandatole. In quella mattina potei fare la S. Comunione, ed avuto il diletto Gesù nel mio cuore feci {274 [578]} la detta preghiera a Maria santissima Ausiliatrice, e non tardai ad accordi germi di aver ottenuto la grazia; giacchè in quel mattino stesso potei nutrirmi alquanto, quindi cessarono poco a poco i sintomi pericolosi: e m'accorsi che di giorno in giorno andavo riprendendo le forze naturali. Otto giorni dopo io fui in grado di recarmi nella nostra chiesa a ricevere Gesù sacramentato e, di udire la santa Messa. Progredii di bene in meglio, ed ora godo la primiera mia salute.

Suor MARIA GASPARINA di Gesù.

religiosa di S. Giuseppe.

Suor MARIA IRENE, superiora.

 

 

C. Guarigione da tremolio per tutte le membra.

 

            Maddalena Ghia, figlia di Giuseppe di Carmagnola, di anni 12, pativa un tremolio, per cui non poteva ne camminare, nè lavorare, nè reggersi {275 [579]} sulla persona. I medici non sapevano che dire. Ebbe la benedizione, e si raccomandò a Maria Ausiliatrice con preghiere continuate.

            Migliorò nello stesso giorno, e in breve guarì perfettamente.

            Questo dichiaro con tutta verità.

 

            Torino, 17 aprile.

MADDALENA GHIA.

 

 

CI. Una giovinetta guarita da epilessia.

 

            «Ti sono molto riconoscente della premura che ti sei dato di andare subito a raccomandarmi all'altare di M. Aus. Mio caro Cecchino, sono veramente confusa al pensare che la gran Vergine abbia avuto tanta bontà di fare. a me una grazia così grande, indegna come io sono di riceverla; questa è una grazia veramente evidente. Sappi che {276 [580]} la nostra buona mamma piangeva continuamente al vedere come sovente, e sempre lungo il giorno, io era sorpresa dal mal caduco e tutte le volte ognor più forte. Essa non osava lasciarmi andare da nessuna parte e nè manco in chiesa: poichè, quando io veniva assalita, io andava fuor di me e parlava forte; e sebben cosa di un momento, recava però non lieve disturbo agli astanti; puoi dunque immaginarti il dispiacere che era anche per la mamma. Per la qual cosa alcuni le dicevano di condurmi a san Giovanni d'Andorno; ma per i malori che la mamma soffre in questa stagione e per n, in aver persona, che ci accompagnasse colà, ci trovavamo in una grave difficoltà. Ora però la cosa ha pigliato tutt'altro aspetto; ed infatti, tel confessiam sul vero, dopo che per mezzo di lettera la mamma si raccomandava al Direttore della chiesa di Maria Ausiliatrice affinchè intercedesse presso la gran Vergine in mio aiuto e mi mandasse la santa benedizione, il mio male è {277 [581]} affitto svanito e più non me ne rimase il minimo sentore.

            Il giorno 28 dello scaduto Dicembre abbiamo ricevuta la tua lettera, in cui l'ottimo tuo Direttore inviavami la sua santa benedizione in un colla medaglia. Il giorno 30 la madre mi ha condotta a confessarmi, quindi mi recai innanzi all'altare della nostra gran Vergine degli infermi; ho dato principio alla novena, che mi si disse di fare, e già mi trovo guarita al penultimo giorno di essa novena.

            Ma ora sentendomi vivamente debitrice di` un tal favore a questa gran Vergine, prometto che più non voglio mancare di pregarla; così pure porgo i miei ringraziamenti al tuo Direttore, siccome quegli che tanto si impegnò per me, raccomandandomi nel sacrificio della Messa.

            Laonde la mamma, acciocchè dia prova di maggior riconoscenza per questa grazia ricevuta, sovente mi dice che io devo eziandio cambiare tenor di vita: cioè che più non mi {278 [582]} adiri e che rattempri la mia focosa indole. Oh sì, la voglio ubbidire; e per l'avvenire, o caro fratello, procurerò di essere in tutto una figlia paziente ed ubbidiente, e tu prega per me, onde colle tue preghiere io possa ricever da Dio benedizioni ed esser più con efficacia coadiuvata nei miei bisogni.

Tua sorella ANDREINA.

 

 

CII. Una bambina liberata da una resta conficcatasele in un occhio.

 

            Costa Costantino sen ritornava il giorno 2 luglio dal campo recando sulle spalle un grosso covone di grano. Appena poneva piede sulla soglia della casa, tosto gli si faceva incontro la numerosa sua famiglia, contenta di rivederlo. Tra gli altri vedevasi una bambina di circa due anni, che se non colle parole, almeno coi gesti e con un innocente {279 [583]} sorriso mostrava l'affetto che nutriva pel padre, e; abbracciandone le ginocchia lo mirava in volto con uno sguardo ché inteneriva il buon genitore. Ma quanto essa fu mal ricambiata! Una resta staccatasi dalle mature spighe le cadeva nell'occhio e s'internava in modo che più non era possibile di vederla. Non si può dire qual mutamento successe allora in quella desolata famiglia. Si corse in cerca di un medico, ma tornò vana l'opera sua, poiché non vedevasi la spina. Tutta la notte vogliarono attorno all'infelice fanciulla i genitori desolatissimi, senza veder per nulla scemarsi il male, che anzi andava crescendo. Gonfió l'occhio in modo che ne rimase sfigurata la faccia della bambina, che mai non aveva un momento di riposo. Seppe tal cosa il padre Eraldo da Cocconato, cappuccino, e suggerì di raccomandar la cosa a Maria santissima Ausiliatricè, assicurando che non avrebbero invano fatto ricorso a questa nostra buona Madre. Intanto trascorsero ben {280 [584]} due mesi, durante i quali nulla fu tralasciato dai genitori per ridonare la salute a quest'innocente loro creatura. Fu fatta visitare le molte volte dal cav. Castelli, medico molto rinomato di quel paese, dal figlio di lui, dottor esso pure. Il prof. Bruno, medico di S. M., vide pure l'inferma, e tutti dicevano che era inutile ogni cura, perchè non riuscivano a scoprir la spina. Si volle ancora consultare il dottor N.; ma mentre salivansi le scale, la bambini strinse nel collo il dolente padre, e quindi sciogliendo le sue labbra innocenti, disse: Non andiamo più, o padre; la Madonna ci guarirà. Il padre non poteva negare di accondiscendere a tal desiderio della figlia, e ritornava a casa. Questa cosa successe di nuovo quando si portava l'inferma da altro medico rinomato. Nè furono vane le parole della bambina, e non fu scontento il padre d'averle prestato fede. Imperocchè ritornato a casa e posta la bambina nella sua culla, per eccesso di stanchezza questa si addormentò. {281 [585]} Nel sonno si rivolse alquanto da una parte e d'un tratto spuntò la spina. Non tardò ad accorgersene la madre che colla punta delle forbici, l'estraeva con una maravigliosa facilità, ridonando in tal modo la salute all'inferma e la pace a tutta la desolata famiglia. Fu riferita al dottor Castelli la cosa, ed egli rispondeva che non poteva essere che Dio non ci avesse posta la divina sua mano. Questo fatto fu ben tosto noto a moltissime persone, che tutte ringraziarono Maria santissima. Il padre è pronto a dar qualunque testimonianza a voce e per iscritto, e desidera sia resa di pubblica ragione una grazia sì speciale, perché imparino i Cristiani quanto sia grande la potenza di Maria Ausiliatrice e quanta la sua bontà verso i suoi divoti.

 

 

CIII. Guarigione da forti emorragia.

 

            In seguito dell'amputazione delle tonsille, cui venne sottoposta la mia {282 [586]} seconda figlia Francesca, si produsse un'emorragia che nel primo momento fece temere gravissime conseguenze.

            La madre nella sua ambascia chiese aiuto a santa Maria Ausiliatrice, e non invano; poiché da quel momento la emorragia fermossi, e vedemmo progressivamente la nostra cara figlia tornare in. perfetta salute.

            Ma questa domanda di aiuto era accompagnata dalla promessa per parte di mia moglie di fare qualche cosa a vantaggio o piuttosto in onore della Madonna.

            Sono ben lieto di partecipare a questo voto di mia moglie, dichiarandole che fino da ora tengo a sua disposizione lire cinquecento.

 

            Lucerna, 22 luglio.

 

Duca SALVIATI. {283 [587]}

 

 

CIV. Buon esito negli esami per grazia di Maria Ausiliatrice.

 

            Jardini Teresa, dopo di avere interrotti gli studi per ben nove anni a motivo di varie circostanze di famiglia, risolse di recarsi a Mondovì per tentare ancora una prova allo scopo di ottenere le patenti da maestra. Non le rimaneva che poco più di un mese di scuola per prepararsi all'esame, ciò nondimeno riprese gli studi.

            A capo di 15 giorni fu gettata in un grande scoraggiamento, perchè nulla più capiva di quanto si spiegava, avendo perduto memoria perfino di quanto giù aveva studiato prima. Si cercò allora un maestro ed una maestra di corso superiore, perchè le facessero ripetizione; e dopo fattane la prima prova, le dissero schiettamente che non la volevano lusingare, affermando essere cosa difficilissima, per non dir impossibile, prepararsi ancora per l'esame, {284 [588]} e la consigliarono a non sprecare inutilmente il tempo. Chè non era capace di coniugare il verbo semplice Gli aggettivi poi non li conosceva affatto, dell'aritmetica non ricordava nemmeno più le 4 prime operazioni. Già aveva deciso di ritornare a casa quando si sentì inspirata a far ricorso a Maria Ausiliatrice, facendo in onor suo una novena di preghiere. La incominciò con accostarsi ai santi Sacramenti (è questo il vero secreto per ottenere le grazie), a fine di essere più facilmente esaudita, e da quel giorno la memoria le venne a poco a poco; fece quanto potè per prepararsi, si presentò agli esami, e ne riportò le patenti con istupore di quanti la conoscevano, e colle patenti ottenne pure un impiego. Quando era. interrogata dagli esaminatori, sovente non sapeva rispondere. Allora pronunziava con cuore: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis, e subito le venivano alla mente chiare ed opportune risposte. - Viva Maria! {285 [589]}

 

 

CV. Affari prosperati da Maria Ausiliatrice.

 

            G. G. Gallo negoziante della diocesi di Biella, bersagliato da molte e molte disgrazie, si trovava in ben triste circostanze. Egli aveva perduto il credito in commercio per la malevolenza di alcuni sedicenti amici, e perduta la sanità tanto necessaria pel suo negozio, quando gli capitò tra le mani un libriccino, nel quale erano narrate parecchie maraviglie operate da Maria Aiuto dei Cristiani. Lo lesse e da quella lettura prese ferma risoluzione di ricorrere anch'esso alla nostra buona Madre aiuto dei cristiani, facendo una novena in suo onore con fare la visita a tre chiese per tutti i nove giorni e con recitare speciali preghiere, terminate dalle giaculatorie: Maria, Aiuto dei Cristiani, pregate per me, Mater divinae gratiae, ora pro nobis.

            Era già arrivato all'ottavo giorno {286 [590]} della novena, e nessun miglioramento sia ne' suoi affari, sia nella sua salute. Promette una piccola offerta per la nuova chiesa, eretta in Torino a Maria Ausiliatrice. Verso le otto antimeridiane gli viene annunziato che un tale che aveva da aggiustare i conti con lui, chiedeva una riconciliazione contro ogni aspettazione. Egli vi aderì sull'istante. Una tale riconciliazione gli ridonò le forze perdute, e si trovò tanto sollevato anche nei suoi affari che volle subito adempire alla sua promessa, inviando un involto di stoffa del suo negozio al Direttore dell'Oratorio annesso alla detta chiesa.

 

 

CVI. Una madre consolata.

 

            «Alcune settimane fa, allorché io aveva il bene d'incontrarla a Torino, ella mi richiedeva una notizia coscienziosa, esatta de' favori speciali da me ottenuti per intercessione della santissima {287 [591]} Vergine,  Aiuto dei Cristiani; e tanto per compiacere al suo desiderio, quanto per non defraudare più a lungo la nostra divina Madre di quella maggior gloria che potrà venirle dall'esposizione di questi fatti, non indugio a farle noto quanto segue:

            Dopo la perdita quasi improvvisa sofferta nel luglio 1866 del mio primo ed unico bambino di mesi 17, bello come un angelo e tutta la delizia della mia vita, io restava immersa nel più profondo cordoglio, il quale, anzichè diminuire per volger di tempo, si faceva sempre più acuto, per essere alimentato dalla quasi certezza che non sarei stata più madre. Di fatto le mie condizioni di salute male andata non potevano fauni sperare nuova prole, e a detta di rinomati professori, io non era più in grado di essere consolata con altra figliuolanza, a meno di un miracolo. Le cure sino allora praticate a questo scopo non avevano sortito alcun esito, e l'abbattimento morale, veramente straordinario, al quale ogni {288 [592]} giorno io vieppiù mi abbandonava, era un ostacolo insuperabile al buon risultato di quelle che ancora in seguito continuai a praticare. Passarono così circa quattro anni, senza che neanche per un istante venissi lusingata dalla speranza. Fu allora (maggio 69) che da persona amica mi venne suggerito di implorare il soccorso di Maria santissima Ausiliatrice, al cui onore era stata edificata una chiesa in Torino.

            Io non aveva mai inteso parlarne, e spinta dal desiderio di trovare un conforto ai mei mali, scrissi alla S. V. Rev.ma, chiedendole se avessi potuto sperare dalla pietà della santa Vergine ciò che niun mezzo umano era stato valevole a procurarmi. Alla mia lettera ella gentilmente rispondeva che si sarebbe ben volentieri unita con me nel pregare Maria santissima Ausiliatrice, la quale non mancherebbe accordarmi quanto io chiedevo, sebben difficile, purchè non fosse contrario alla maggior gloria di Dio, e mi prescriveva alcune preci {289 [593]} da recitare per un anno. La mia fede per altro era si debole che, essendo trascorsi parecchi mesi senza sentirmi affatto migliorata in salute, giunsi al maggio dell'anno susseguente con pochissima confidenza in un migliore avvenire. Potrà ella quindi giudicare della mia sorpresa e molto più della inesplicabile mia consolazione, allorchè, terminato appena il mese di maggio, e precisamente un anno dopo di aver invocato la prima volta il potente aiuto di Maria Ausiliatrice, io mi avvedeva di essere stata esaudita!...

            Ma qui non terminano le grazie, che questa buona Madre continuava a compartirmi; giacchè due valenti modici, ritenendo essere soltanto ammalata, di comune accordo, dividendo la mia opinione, mi giudicarono affetta da grave malattia, e nulla trascurarono per ritornarmi allo stato normale. Bagni caldi, nitrato d'argento applicato ogni giorno per circa quattro settimane, ed in ultimo sanguisughe, che mi procurarono forte {290 [594]} emissione di sangue, resa più abbondante dal bagno caldo, furono i rimedi praticati su di me in questo tempo.

            Qui la prego voler notare come, sebbene ignara del gran pericolo al quale m'esponevo, fui nonostante graziata di un doppio favore, conservando l'esistenza della mia creatura, e un anno dopo fui di nuovo graziata di un bambino, e preservando me dalle conseguenze inevitabili di un sistema così opposto alla mia situazione.

            Sarebbe troppo lungo raccontarle quante altre volte nel seguito ed in quanti altri incontri io abbia avuto a sperimentare l'efficacia del ricorso alla santa Vergine Ausiliatrice, particolarmente allorchè trattavasi della sanità de' miei bambini, quali posso dire nati e conservati per di lei speciale favore. Gioverà soltanto ricordarle come l'anno scorso 1873, nel mese di agosto, essendo caduta gravemente inferma la ragazza per febbre tifoidea, che in due settimane la {291 [595]} ridusse agli estremi, si trovò in poche ore in via di miglioramento, e quindi libera affatto dalla febbre, non appena io implorai con mia lettera alla S. V. la benedizione dell'Augusta Regina del cielo.

            Dopo tutto ciò, mi fo un dovere attestarle essere il qui sopra esposto assoluta verità, senza niuna esagerazione, ed essermi anzi tenuta ben moderata nelle esposizioni e parca nel riferire le minute circostanze.

            E pregandola della sua benedizione, con la più alta stima ed affettuoso attaccamento torno a ripetermi

 

            Contessa EMMA BRANCADORO.

 

Fermo (Marche),

giorno dell'Assunzione, 1874.

 

 

CVII. Guarigione da mal nervoso.

 

            Borgarello Margarita, moglie di Bartolomeo da Cambiano, da 6 mesi era travagliata da malattia nervosa {292 [596]} specialmente nella testa, e si trovava in uno stato deplorabile. Una pia persona le suggerì di farsi dare una benedizione e di far celebrare una novena di Messe all'altare di Maria Ausiliatrice nella chiesa a lei dedicata in Torino. Così fu fatto. Nella stessa settimana la povera inferma cominciò a parlare in modo da farsi meglio intendere (notisi che la malattia le aveva pressochè tolto l'uso della parola) e a levarsi da letto, non però ancora ristabilita, e andò fino alla chiesa dopo varii mesi che non aveva più abbandonato il letto. Rinacque allora la fiducia in Maria Ausiliatrice, e si incominciò una seconda novena al detto altare il venerdì 9 ottobre 1874, ed alla domenica l'inferma era guarita. Si sentì l'appetito, che da molto tempo aveva perduto, riacquistò le forze e si pose a camminare speditamente senza provare incomodo di sorta; era perfettamente libera dal suo male. Di tutto ciò se ne dichiara unicamente debitrice alla grazia ottenutale da Maria {293 [597]} Ausiliatrice, mediante una novena di Messe, ripetuta per la seconda volta, con promessa di andar il più presto che possa a ringraziare la sua cara Benefattrice nella chiesa a lei dedicata in Torino, sotto il titolo di Maria, Aiuto dei Cristiani.

            Attestiamo che questa è la pura verità.

            Cambiano, 24 ottobre 1874.

BORGARELLO BARTOLOMEO,

BORGARELLO MARGARITA,

BORGARELLO LUCIA.

 

 

 

CVIII. Guarigione prodigiosa di una madre di famiglia.

 

            Teresa Daniele vedova fu Giovanni di Castel-Rosso cadde ammalata di prostrazione, stentato respiro, convulsioni, acuti mali intestini, da cui fu ridotta all'estremo di vita.

            Dopo essere vissuta sei mesi a {294 [598]} chiari pan triti, ricevette tutti i conforti della religione, e si trovava all'ultimo respiro, quando fu inspirata di raccomandarsi a Maria Ausiliatrice, e a tale effetto mandò sua figlia Angela alla chiesa dedicata all'augusta Regina del cielo con questo titolo. Fece celebrare una messa, pregò, chiese il soccorso delle preghiere che ogni giorno si fanno all'altare di Lei, e implorando la benedizione particolare per sua madre, piena di fiducia parti.

            La maraviglia fu grande allorachè la figlia giungendo a casa trovò la genitrice fuori di pericolo e con tale miglioramento da potersi dire prodigiosamente portata dal punto di morte alla convalescenza. - Entro brevissimo tempo riacquistò le primitive forze e potè ripigliare le ordinarie occupazioni. - Si noti che l’ammalata trovasi nella rispettabile età di anni 62.

            Tale è l'esposizione della madre e della figlia, che ambedue per gratitudine alla loro celeste Benefattrice {295 [599]} vennero oggi a soddisfare la loro divozione, dando facoltà di pubblicare ogni cosa nel modo che potrà tornare a maggior gloria di Dio e di sua Madre SS.

            Torino, 12 luglio 1874.

DANIELE TERESA.

DANIELE ANGELA.

 

            Il sottoscritto dichiara di avere semplicemente scritto quanto hanno dettato, la madre e figlia Daniele, le quali si firmarono ambedue assicurando di aver semplicemente esposto la verità.

Sac. Gio. Bosco.

 

 

CIX. Guarigione da male alla spina dorsale.

 

            «Affetta da un principio di malattia alla spina dorsale, che da alcuni anni si manifestava di tanto in tanto, ma che però era presto mitigata con qualche cavata di sangue, in questo {296 [600]} anno poi (1874) di ritorno da un viaggio di divozione al santuario di N. S. di Lourdes (in Francia) si inasprì fortemente un malore interno che già prima mi molestava. Per diversi motivi i medici non poterono tosto pronunziare di qual genere fosse il mio male, che pur mi faceva soffrire assai. In questo. tempo chiesi ed ottenni per mezzo del Direttore dell'Oratorio la benedizione del Santo Padre, ed il male si spiegò; ma il miglioramento di questo tumore fu di poca durata, poiché era il foriero della malattia di spina dorsale, che s'avanzava a gran passi; non poteva digerire nulla e poco per volta la paralisi si manifestò intieramente e mi ridusse all'assoluta incapacità di reggermi e servirmi delle mani, e nemmeno di fare il più piccolo movimento del mio corpo, mentre pur rimasi quasi priva di vista per alcune settimane. I medici non davano più speranza di guarigione, e tentarono ancora i rimedii e le cure più violente. {297 [601]}

            Pie e caritatevoli persone pregarono incessantemente per me, e fra queste il prelodato Direttore pregò e fece pregare da suoi ricoverati la Vergine Ausiliatrice, e ridomandò e mi ottenne la benedizione del S. Padre. La malattia cominciò in giugno e verso la metà d'ottobre, dopo una novena a N. S. del Sacro Cuore, fatta con particolari preghiere mattino e sera all'altare di Maria A. in Valdocco, presi miglioramento ed ora mi trovo nello stato della primiera mia sanità, potendo liberamente camminare.

            Riconosco dalla Vergine SS. la guarigione e perciò desidero le sieno rese con me le dovute grazie da quelle persone che vollero intercedere a questo fine, sperando che questa buona Madre mi continuerà la sua misericordiosa e validissima protezione.

            Viva Gesù, Maria e s. Giuseppe.

 

            Torino, 4 gennaio 1875.

ANNETTA FAVA

nata BERTOLOTTI. {298 [602]}

 

 

CX. Guarigione di uno storpio.

 

            La mattina del 4 Giugno 1874, solennità del Corpus Domini, all'aprirsi della chiesa di M. Ausiliatrice in questa città di Torino fu trovato un infelice sdraiato presso alla porta della medesima. Dimandato che desiderasse, rispose essere un poverello storpiato che veniva ad implorare la guarigione, dalla santa Vergine Ausiliatrice e che a tale scopo chiedeva che, gli fosse data la benedizione. Condotto o meglio trasportato in sacrestia ed essendo i sacerdoti tutti occupati nell'udire le confessioni ed in’altri ministeri, aspettò con pazienza fino alle ore otto circa. Allora accorgendosi che un sacerdote era libero gli fe' cenno, che gli si avvicinasse ed ebbe luogo questo discorso

            Forestiere: Io sono un infelice che domando pietà.

            Prete: Che desiderate? {299 [603]}

            F: Dimando per carità che mi dia la benedizione di Maria Ausiliatrice, che sola può guarirtisi i miei malanni.

            P: Quali mali avete?

            F: Io sono tutto attratto nella persona. I reumatismi, una contrazione de' nervi, un' affezione alla spina dorsale mi resero gobbo, storpio, da non potermi più servire di me stesso.

            P. Come poteste venire fin qui?

            F: Una persona caritatevole mi condusse questa notte sopra di una carrettella fino a questa chiesa, di poi col bastone e coli' aiuto di un amico ho potuto venire sino alla sacrestia.

            P: È molto tempo che vi trovate in questo stato?

            F: Sì è già molto tempo, ma da due mesi in quà, sono ridotto a non potermi nèmmeno più servire delle

mani.

            P. Che cosa dicono i medici?

            F: I medici hanno fatto tutto quello che l'arte e la carità potè suggerire; ma ogni rimedio mi tornò inutile, ed ultimamente mi aggiunsero che non sanno più né che fare né che {300 [604]} suggerire. I miei parenti, amici ed il mio parroco tutti mi dissero che per me non c'è più rimedio se non la benedizione di Maria A., da cui tanti riconoscono benefizi straordinaria.

            Allora fu aiutato a porsi in ginocchioni, si pregò da lui, da alcuni astanti, se gli diede la benedizione, di poi il prete gli disse: Se voi avete fede in Maria cominciate ad aprire la mano.

            F. Non posso.

            P. Si che potete, cominciate ad allungare il pollice. Si provò e ci riuscì. Allungate il dito indice. Lo allungò, lo stesso fece del medio, dell'annulare, del mignolo e di tutta la mano. Fate ora il segno della santa Croce. Lo fece con tutta speditezza. Allora tutto commosso esclamò: La Madonna mi ha fatta la grazia!

            - Se la Madonna vi ha fatta la grazia, date gloria a Dio ed alzatevi in piedi. Voleva egli ubbidire appoggiandosi sulle stampelle. No, ripigliò il prete, voi dovete dare questo segno di fiducia in Maria ed alzatevi {301 [605]} senza appoggiarvi o farvi reggere da alcuno.

            Ubbidì prontamente. Cessano lestorpiature della schiena, delle spalle, delle braccia e delle gambe, e si alza diritto sulla persona come se mai alcun male avesse sofferto: quindi si pose a camminare speditamente per la sacrestia.

            - Amico, soggiunse il prete, giacchè la santa Vergine vi ha in modo così sensibile protetto, mostratele gratitudine usando immediatamente questo corpo a fare una genuflessione all'altare del SS. Sacramento senza appoggiarvi e reggendovi soltanto sulla vostra persona. Lo fece con tutta disinvoltura.

            - Mio Dio, esclamò il forestiere, che spettacolo, è tanto tempo che non mi fu più possibile di far quest'atto di religione, nè mi sarei immaginato di poterlo fare così presto! - Vergine Ausiliatrice, pregate per me.

            - Caro amico, terminò il prete, in riconoscenza a Maria promettetele che per l’ avvenire sarete un vero suo {302 [606]} divoto, e vivrete da buon cristiano.

            - Sì, sì: sarò un buon cristiano, e domenica per prima cosa andrò a fare la mia confessione e comunione.

            Così dicendo prese la stampella di cui poco prima si era servito, se la mise contro le spalle a foggia militare e come se avesse riportata una grande vittoria, e se ne partì senza nemmeno salutare alcuno degli astanti.

            Ognuno si pensava che fosse per ritornare indietro, e così potergli dimandare il suo nome, ma non si vide più: forse ripasserà altro giorno almeno per ringraziare Colei, che dal cielo gli ottenne favore cotanto segnalato.

            É questo uno dei molti favori che la santa Vergine ogni giorno concede a' suoi divoti, che la invocano col titolo di aiuto dei Cristiani: Auxilium Christianorum.

            Tra gli altri erano presenti al fatto il sacerdote Gioachino Berto e il signor Musso Ermenegildo. {303 [607]}

 

 

Sommario di grazie varie

 

            Caramagna. Garello Giacomo aveva promesso tante Messe, quanti miriagrammi di bozzoli avrebbe raccolti. Ora fa offerta per dieci messe.

            Aversa. Roda Giovanni, musicante del 65 fanteria, è salvo per intercessione di Maria Ausiliatrice nel disastro avvenuto nella ferrovia tra Benevento ed Aversa il 12 luglio 1868.

            Lucca. D. Salvatore Bertini trasmette offerta di un povero padre, dato per s; edito da medici e guarito mercè di Mar a Ausiliatrice.

            Bergamo. Adobati Pietro offre L. 15 per grazia speciale ricevuta da Maria Ausiliatrice.

            Cherasco. Jardini Teresa guarisce interamente da mal d'occhi, e fa offerta promessa a Maria Ausiliatrice.

            Castellazzo di Crea. D. Domenico Barbanotti. Spedisce un fusto di vin bianco per la sacristia della chiesa di Maria Ausiliatrice, in rendimento di grazia ricevuta. Con promessa, egli scrive, di eguale offerta, {304 [608]} se ottengo di essere libero dalla grandine nell'anno venturo.

            Foglizzo. Enrico Bernardino offre L. 3 per essergli ben riusciti i bachi.

            Osasio. Rosso Giacomo offre L. 50 pel medesimo motivo.

            Vigevano. Umile, ma cordiale offerta a Maria Ausiliatrice per sensibile diminuzione di dolori di un infermo sofferente da tre anni. (Roberto Verrone).

            S. Vito al Tagliamento. L. 95, offerta a Maria Ausiliatrice per guarigione giudicata impossibile da' mezzi umani.

            Castiglione delle Stiviere. L. 2, poverissima offerta di un più povero prete in riconoscenza di un segnalato benefizio ottenuto per intercessione di Maria Ausiliatrice. (Nodaci D. Filippo).

            Villa Dilegno. Carettoni D. Francesco fa offerta a Maria Ausiliatrice per guarigione di una sua sorella dalla sordità.

            Caramagna. Marchisio Michele, colpito da forte colpo apopletico, si raccomanda a Maria Ausiliatrice, e ottiene grazia segnalata tanto da poter uscir di casa il giorno appresso; ed ora offre L. 5 per mezzo dei suoi due nipotini.

            Teresa Minotti di Cordova, travagliata da tre anni da grave e pericoloso male agli occhi, guarisco in pochi giorni dopo aver fatto preghiera a Maria Ausiliatrice.

            Lucia Beruto di Vergnano di Chieri fa offerta a Maria Ausiliatrice per grazia ricevuta, cioè per essere stata liberata da {305 [609]} pericolosa enfiagione ai piedi ed alle gambe dopo fatta la novena.

            Beruto Adelaide di Chieri fa offerta per essere stata liberata da mal di capo e da gastricismo che l’avevano portata sull'orlo della tomba, vivendo per 15 giorni a sola acqua.

            A Maria santissima Ausiliatrice offerta di ringraziamento per la guarigione della mia nuora Antonia, L. 200. (Conte Carlo Cays di Giletta).

            A Maria Ausiliatrice offerta di ringraziamento per la guarigione di mia moglie, L. 100. (Conte L. Cays di Giletta).

            L. 200, offerta alla chiesa della beata Vergine Ausiliatrice, in ringraziamento della guarigione di mia figlia Antonia. (Barone Vittorio Cavalchini Garofoli).

            La signora Daneo di S. Damiano d'Asti, da cinque mesi travagliata da un scirro, fece voto a Maria Ausiliatrice con preghiera, ed in breve si trovò liberata dal pericolo, ed oggi 21 agosto 1869 si considera come in uno stato regolare di sanità.

            La signora Cristina Davino di Cigliano, travagliata da febbri ostinate, che resistevano ad ogni rimedio, fece novena a Maria Ausiliatrice; il male cessò, ed ora spedisce stia offerta.

            La signora C. era venuta a Torino per prender parte alla festa della consacrazione della chiesa di Maria Ausiliatrice. Tornando a casa, contava quanto aveva {306 [610]} visto, e portava seco le maraviglie di Maria Ausiliatrice. Lesse il libro, poi gettatasi innanzi alla Madonna, domandò la grazia d'avere un figliuolo. Fu esaudita, ed ora fa offerta in ringraziamento a Maria Ausiliatrice.

            Angela Torta di Chieri pativa gravi sfinimenti e dolori di stomaco. Non poteva riposare; fa novena a Maria Ausiliatrice, guarisce affatto, e spedisce offerta.

            L'avv. Flaudinet promette a Maria Ausiliatrice il decimo del raccolto delle gallette; se gli riesciranno bene. Essendo riescite abbondantissimo adempie oggi la promessa inviando L. 274. 33.

            N. N. si raccomanda a Maria Ausiliatrice per il buon esito di una lite intentatagli. Esaudito, invia offerta di L. 15. 75.

            L. 100, offerta di Maria Castaldi per grazia ricevuta appena cominciata una novena a Maria Ausiliatrice. {307 [611]}

 

 

Conclusione

 

            Ma ormai la dimensione del presente fascicolo, che già supera di 200 il numero ordinario delle pagine promesse agli associati, ci obbliga a troncare il racconto di queste grazie. Notiamo però che qui non ne fu esposta che una piccolissima parte, riserbandoci di dare il resto appena le circostanze lo permetteranno. Intanto però il divoto lettore potrà già dall'esposto formarsi un criterio del come potè essere innalzata e condotta a termine la sontuosa Chiesa di Maria Ausiliatrice senza alcun reddito fisso, ma unicamente con pie oblazioni e con offerte fatte in ringraziamento di grazie ricevute.

            Molti sono ancora i bisogni e le spese per il mantenimento e il culto {308 [612]} di questa Chiesa, ma si ha intiera fiducia che la SS. Vergine non mancherà di coronare l’ opera per Lei e con Lei incominciata, continuando ad accordar grazie ai divoti che a lei ricorrono, e ad inspirare nei loro cuori sentimenti di gratitudine e di riconoscenza.

 

            PS. Ancor mentre scriviamo ci giungono i seguenti cenni di grazie ricevute:

 

            Pontedassio, 10 aprile 1875. Angela Agnesi spedisce L. 50, offerta di due persone in attestato di riconoscenza a Maria Ausiliatrice per grazie ricevute.

            Torino, 18 aprile 1875. La sig. S. Paola N. di Bra da lungo tempo era travagliata da sordità. Essendosi votata a Maria Ausiliatrice, per la misericordia di questa benefattrice celeste ottenne la liberazione dal suo male, ed oggi compiè la sua promessa proferendo gratitudine incancellabile verso a Colei che non è mai invocata invano.

            Torino, 17 aprile 1875. Piccola offerta di L. 20 in ringraziamento alla Vergine Santissima per grazia ottenuta nella guarigione dell'umilissimo suo servo cav. Asinari Giuseppe.

            Lequio, 22 aprile 1875. L. Garavagno fa piccola offerta di L. 2 a Maria A. per insperata guarigione di una sua pecorella. {309 [613]}

 

 

Cenni intorno all' Arciconfraternita dei divoti di Maria Ausiliatrice eretta nella chiesa a Lei dedicata in Torino

 

            1. Nella chiesa dedicata in Torino a Maria Ausiliatrice, con autorizzazione di S. Ecc. Rev. l'Arcivescovo di Torino, e con Breve di S. S. Pio IX in data 5 aprile 1870 è canonicamente costituita un' Arciconfraternita di suoi Divoti che si propongono di promuovere le glorie della divina Madre del Salvatore per meritarsi la protezione di lei in vita e particolarmente in punto di morte.

            2. Due mezzi speciali sì propongono: Dilatare la divozione alla Beata Vergine e la venerazione a Gesù Sacramentato.

            3. A tale uopo si adopereranno colle parole, col consiglio, colle opere e colla autorità a promuovere il decoro e Ira divozione nelle novene, feste e solennità che nel corso dell'anno si compiono ad onore della B. Vergine Maria e del santissimo Sacramento.

            4. Diffondere buoni libri, immagini, medaglie, pagelle; intervenire e raccomandare {310 [614]} l'intervento alle Processioni in onore di Maria santissima e del santissimo Sacramento; la frequente Comunione, l'assistenza alla santa Messa, l'accompagnamento al Viatico, sono le cose che gli Aggregati si propongono di promuovere con tutti i mezzi compatibili al loro stato.

            5. Gli associati si daranno massima cura per se e presso alle persone' da loro dipendenti d'impedire la bestemmia e qualunque discorso. contrario alla religione, e per quanto sta in loro togliere qualunque ostacolo che possa impedire la santificazione dei giorni festivi.

            6. Ogni Associato secondo i consigli dei catechismi e dei maestri di spirito è caldamente esortato di accostarsi alla santa Confessione e Comunione ogni quindici giorni od una volta al mese, e di ascoltare ogni giorno la santa Messa, purchè le obbligazioni del proprio stato lo permettano.

            7. In onore di Gesù Sacramentato gli Associati ogni giorno dopo le ordinarie preghiere del mattino e della sera reciteranno la giaculatoria: Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento. Ed in onore della Beata Vergine Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Poi sacerdoti basta che nella santa Messa mettano l'intenzione di pregare per tutti gli Aggregati a questa pia Associazione. Questo preghiere serviranno come di vincolo ad unire tutti glì Associati in un cuor solo ed un'anima sola per rendere il {311 [615]} dovuto onore a Gesù nascosto nella santa Eucaristia ed all'augusta sua Genitrice, e per partecipare tutte le opere di pietà che si compieranno da ogni Associato.

 

 

Vantaggi spirituali.

 

            1. Tutti gli Aggregati per darsi vicendevole aiuto a camminare per la strada della salvezza intendono di fare comunione di tutte le opere buone che fa ciascuno in, privato o nella chiesa di Maria Ausiliatrice, oppure altrove.

            Parteciperanno eziandio delle pratiche di pietà, che si compiono all'altare dell'Arciconfraternita, che è l'altare maggiore di questa chiesa; altare privilegiato quotidiano secondo il Decreto della sacra Congregazione in data 22 maggio 1868. A questo altare fra le altre cose ogni mattino circa le sei nei giorni feriali, e circa alle sette nei dì festivi si celebrerà una Messa, colla recita della terza parte del santissimo Rosario, con particolari preghiere e colla Comunione di tutti quelli che vi possono intervenire.

            Il regnante Pio IX benignamente concede tre anni d' indulgenza a tutti e per ogni volta che si prende parte a questo esercizio di pietà. Concede pure 300 giorni d'indulgenza a tutti e per ogni volta che si prende parte ai catechismi e alle prediche che si fanno in detta chiesa, purchè prima e dopo {312 [616]} ai faccia almeno con cuore contrito il segno della croce recitando divotamente un' Ave Maria. Queste indulgenze sono applicabili alle anime dei defunti. (Decreto 26, febbraio 18?5.)

            Ogni sera avrà pure luogo nella stessa chiesa canto di laudi sacre, lettura spirituale, preghiere, benedizione col santissimo Sacramento, cui terrà dietro la recita del santissimo Rosario, come al mattino.

            2. Ogni Aggregato, nel giorno del suo ingresso nella Confraternita, lucra l'indulgenza plenaria, applicabile alle anime dei defunti, purché siasi accostato ai Sacramenti della Confessione e della Comunione.

            3. Ogni Aggregato pub lucrare l'indulgenza plenaria nelle solennità del santissimo Natale, della Circoncisione, dell'Epifania e dell'Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo, nella domenica di Pentecoste, nel giorno del Corpus Domini.

            4. Indulgenza parimenti plenaria nella festa dell'Immacolata Concezione della beata Vergine, della sua Natività, Presentazione al tempio, Annunziazione, Purificazione, Visitazione, sua Assunzione al cielo.

            5. La medesima indulgenza plenaria potranno lucrare in qualunque giorno della novena o nella festa di Maria Auxilium Christianorum; nella festa di san Francesco di Sales, di san Luigi Gonzaga, e in quel giorno di ciascun mese che sceglieranno per fare l'esercizio della buona morte. - Le indulgenze notate in questo numero possono{313 [617]} anche lucrarsi da quelli che non fossero inscritti nella pia Arciconfraternita.

            6. Ogni Aggregato intervenendo alle pratiche di pietà che in questa chiesa compionsi nel corso dell'anno in occasione di tridui o novene pub una volta al giorno lucrare l'indulgenza di rette anni e di altrettante quarantene. - E bene qui di notare che per l'acquisto delle suddette indulgenze plenarie è prescritta la sacramentale Confessione e Comunione, a meno che l'Aggregato abbia la lodevole pratica di accostarsi ogni settimana alla Confessione. In questo caso si ricerca soltanto lo stato di grazia.

            7. Ogni anno nel primo giorno non impedito dopo la festa di Maria` Ausiliatrice si canta una Messa da Requiem con altri particolari suffragi per le anime dei Confratelli defunti in generale e particolarmente per coloro che fossero stati da Dio chiamati alla vita eterna nel corso di quell'anno.

            8. Qualora un Confratello od una Consorella cadessero ammalati, oppure a Dio piacesse di chiamarli a miglior vita saranno in modo speciale raccomandati alle preghiere che ogni giorno si fanno all'altare di Maria Ausiliatrice, purchè se ne dia avviso al Direttore della chiesa.

 

 

Accettazione.

            1. Chiunque desidera di far parte di questa pia Arciconfraternita farà o manderà a scrivere il suo nome e cognome col luogo di dimora {314 [618]} sopra apposito registro; che si conserva nella sacrestia della chiesa di Maria Ausiliatrice. In quella occasione, se la desidera, gli sarà data una immagine, una medaglia col libretto dell'Associazione.

            2. I Parroci ed ogni altro che abbia cura d'anime, i Direttori di collegi o delle case di educazione o di istituti di beneficenza possono aggregare qualunque loro dipendente, purché mandino i nomi degli Aggregati al Direttore della chiesa che è pure il Direttore della pia Arciconfraternita.

            3. Non vi è alcuna annualità pecuniaria; ciascuno, se vuole, farà ogni anno qualche oblazione per sostenere le spese che occorrono nella novena e festa di Maria Ausiliatrice, è per tutte le altre sacre funzioni che ai compiono nelle varie occorrenze dell'anno nella chiesa dell'Arciconfraternita.

 

 

Protesta dell’autore

 

            Per ubbidire ai decreti di Urbano VIII mi protesto, che a quanto si dirà nel libro di miracoli, rivelazioni, o di altri fatti, non intendo di attribuire altra autorità, che umana; e dando ad alcuno titolo di Santo o Beato, non intendo darlo se non secondo l’ opinione; eccettuate quelle cose e persone, che sono state già approvate dalla S. S. Apostolica. {315 [619]}