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Seconda lettera di San Clemente ai Corinti

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Dobbiamo avere un alto concetto del Cristo, che ci chiamò alla salvezza


1. Fratelli, questo è il concetto che dobbiamo farci di Gesù Cristo: considerarlo quale Dio, quale giudice dei vivi e dei morti; e non dobbiamo tenere in poco conto la nostra salvezza.

2. Se noi abbiamo un meschino concetto di Lui, è meschino anche l’oggetto della nostra speranza. Chi ascolta queste cose e le reputa piccole, pecca; e noi pure pecchiamo, se ignoriamo donde fummo chiamati e da chi e a quale luogo destinati e quante sofferenze volle sopportare Gesù Cristo per noi.

3. Qual compenso gli daremo noi, o quale frutto, degno di quello che ci fu donato da Lui? Di quali benefici non siamo debitori a Lui?

4. Egli ci prodigò la luce; come un padre ci chiamò suoi figli e ci salvò quando perivamo.

5. Quale lode dunque o quale compenso, daremo noi a Lui per le grazie ricevute?

6. Noi eravamo ciechi d’intelletto, adoravamo oggetti di pietra, di legno, d’oro, d’argento e di bronzo, opere umane; e tutta la nostra vita non era altro che morte. Eravamo circondati da oscurità, i nostri occhi erano pieni di nebbia; per volere di Lui riacquistammo la vista e dissipammo la nube in cui eravamo avvolti.

7. Egli ci usò misericordia e ci salvò, mosso a compassione alla vista dei nostri molteplici errori e della rovina in cui giacevamo senza alcuna speranza di salute fuori di quella che viene da Lui.

8. Egli ci chiamò quando ancora non eravamo, e dal nulla volle che passassimo all’esistenza.

La Chiesa, prima sterile, con la chiamata dei Gentili è divenuta meravigliosamente feconda


1. Rallegrati,, o sterile, che non partorisci, ed erompi in grida tu che non hai i dolori del parto, poiché i figli della donna sola sono più numerosi di quelli della maritata. Con le parole rallegrati, o sterile, che non partorisci, siamo indicati noi; poiché la Chiesa era sterile, prima che le fossero dati dei figlioli.

2. Le parole: grida tu che non hai i dolori del parto, ci insegnano ad elevare con semplicità le nostre preghiere a Dio, senza scoraggiarci come le donne quando partoriscono.

3. E le altre: la donna sola ha più figli che la maritata, significano che il popolo, al quale apparteniamo, sembrava abbandonato da Dio; ora invece, avendo creduto, siamo divenuti più numerosi di coloro che sembravano i possessori di Dio.

4. Un’altra Scrittura dice: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.

5. Il che significa che bisogna salvare quelli che si perdono.

6. Questo infatti è grande ed ammirevole, non già il rinsaldare ciò che è solido, ma ciò che sta cadendo.

7. Così anche il Cristo volle salvare ciò che stava perdendosi; e salvò molti con la sua venuta e chiamò anche noi, che già perivamo.

Confessiamo il Signore facendo ciò che Egli dice, e non con onorarlo solo a parole


1. Essendo dunque così grande la misericordia usata da Cristo verso di noi, prima col far sì che noi che viviamo non sacrificassimo e non adorassimo più divinità morte, poi col farci conoscere per mezzo suo il Padre della verità, quale altra conoscenza ci condurrà al Padre, all’infuori di quella di non rinnegare Colui per mezzo del quale l’abbiamo conosciuto?

2. Dice infatti Cristo stesso: Chi confesserà me dinanzi agli uomini, io lo confesserò dinanzi al Padre mio.

3. Ecco dunque la nostra ricompensa, se confesseremo Colui per mezzo del quale siamo stati salvati.

4. E in che modo lo confesseremo? Facendo quanto dice, non trascurando i suoi precetti e onorandolo, non solo con le labbra, ma con tutto il cuore e con tutta la mente.

5. Poiché Egli dice anche in Isaia: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.

I veri confessori di Cristo


1.Non accontentiamoci dunque di chiamarlo Signore, perché questo non ci salverà.

2. Dice infatti: Non chiunque mi dice Signore, Signore, sarà salvo, ma chi pratica la giustizia.

3. Perciò, o fratelli, confessiamolo con le opere, amandoci gli uni gli altri, fuggendo l’adulterio, la vicendevole detrazione e la gelosia, e con essere invece continenti, misericordiosi e buoni. Dobbiamo anche compatirci vicendevolmente e non amare il denaro. Confessiamolo con queste opere, non con le contrarie.

4. Né dobbiamo avere maggior timore degli uomini che di Dio.

5. Perciò, se voi operate così, il Signore vi dice: Se voi siete raccolti con me sul mio seno, ma non osservate i miei precetti, io vi rigetterò e vi dirò: Andate lontano da me, non vi conosco né so donde siete, operatori d’iniquità.

Disprezziamo il mondo e rafforziamo la speranza nella vita futura


1. Perciò, o fratelli, facciamo la volontà di Colui che ci ha chiamati e abbandoniamo la dimora di questo mondo senza temere d’uscirne.

2. Dice infatti il Signore: Sarete come agnelli in mezzo ai lupi.

3. E Pietro rispondendo gli domandò: E se i lupi sbraneranno gli agnelli?

4. E Gesù disse a Pietro: Gli agnelli, dopo la morte, non debbono più avere paura dei lupi! E anche voi non abbiate timore di coloro che vi uccidono e dopo non possono farvi nulla di più, ma temete colui che, dopo la vostra morte, ha il potere di gettare l’anima e il corpo nella geenna di fuoco.

5. Sappiate, o fratelli, che la dimora della nostra carne in questo mondo è breve e di poca durata; mentre la promessa del Cristo è grande e meravigliosa, come pure il riposo del regno futuro e della vita eterna.

6. Che fare dunque per raggiungere questi beni, se non camminare nella santità e nella giustizia, e giudicare queste cose del mondo come estranee a noi, e non desiderarle?

7. Poiché nell’istante in cui noi desideriamo di possederle, deviamo dalla via giusta.

Il secolo presente ed il futuro sono due nemici: disprezziamo il primo e amiamo il secondo. Non c’è nessuna altra speranza di salvezza


1. Dice il Signore. Nessun servitore può servire a due padroni. Se noi vorremo servire a Dio e a Mammona sarà a nostro danno.

2. Che giova infatti guadagnare tutto il mondo e perdere l’anima?.

3. Il secolo presente e il secolo futuro sono due nemici.

4. Il primo predica l’adulterio, la corruzione, l’avarizia e l’inganno; il secondo ne sta lontano.

5. Non possiamo quindi essere amici d’ambedue, ma dobbiamo star lontano dal primo e attenerci al secondo.

6. Noi crediamo che sia meglio odiare i beni di quaggiù, perché meschini, di breve durata e corruttibili, ed amare invece quelli di là, che sono incorruttibili.

7. Facendo la volontà di Cristo, troveremo riposo; ma se disobbediamo ai suoi comandamenti, nulla ci scamperà dall’eterno castigo.

8. Dice la Scrittura in Ezechiele: Se risorgessero Noè, Giobbe e Daniele, non libererebbero i loro figli dalla cattività.

9. Se uomini così giusti non possono con la loro giustizia liberare i loro figli, come potremo noi aver fiducia di entrare nel regno di Dio, se non conserveremo puro ed immacolato il nostro battesimo? E chi sarà il nostro avvocato, se non saremo trovati provvisti di opere sante e giuste?

Se vogliamo ottenere la corona, dobbiamo combattere


1. Lottiamo dunque, o fratelli miei, sapendo che il combattimento è vicino e che alle gare corruttibili molti accorrono su navi, ma non tutti sono coronati, bensì solo quelli che hanno molto faticato e lottato valorosamente.

2. Noi quindi, lottiamo per conseguire tutti la corona.

3. Corriamo nella strada diritta, nella gara incorruttibile; imbarchiamoci numerosi per questa gara e lottiamo per essere coronati; e se non tutti possiamo raggiungere la corona, cerchiamo almeno di avvicinarci ad essa.

4. Dobbiamo tenere presente che, nella lotta corruttibile, chi è sorpreso a violare le regole è frustato, escluso e cacciato fuori dallo stadio.

5. Che ve ne pare? Che cosa dovrà soffrire colui che viola le regole della lotta incorruttibile?

6. Di coloro che non hanno conservato il sigillo [del battesimo] è detto: Il loro verme non morrà, il loro fuoco non s’estinguerà e saranno di spettacolo ad ogni carne.

Finché siamo in questo mondo, pentiamoci e conserviamo casto il nostro corpo


1. Finché dunque siamo sulla terra, pentiamoci.

2. Siamo infatti come argilla in mano dell’artefice. Il vasaio, quando il vaso che sta foggiando gli si sforma tra le mani o si rompe, lo plasma di nuovo; ma se ormai l’ha già messo nella fornace, non lo tocca più. Così pure noi, mentre siamo ancora in questo mondo, pentiamoci di tutto cuore del male commesso nella carne, finché abbiamo tempo di pentirci, per essere poi salvati dal Signore.

3. Poiché, una volta usciti da questo mondo, non potremo più né confessarci né pentirci.

4. Perciò, o fratelli, facendo la volontà del Padre, conservando pura le carne e osservando i precetti del Signore, noi otterremo la vita eterna.

5. Dice infatti il Signore nel Vangelo: Se voi non avete custodito il poco, chi vi darà il molto? Poiché io vi dico: chi è fedele nel poco, lo è anche nel molto.

6. Con questo vuole significare: Conservate pura la vostra carne e immacolato il sigillo, per ottenere la vita eterna.

Saremo giudicati nella carne; prepariamoci dunque in tempo


1. Nessuno di voi dica che questa carne non sarà giudicata, né risorgerà.

2. Sappiatelo: in che foste salvati? In che avete ritrovato la vista, se non in questa carne, mentre vi dimorate?

3. Dobbiamo dunque custodire la carne come tempio di Dio.

4. Come foste chiamati nella carne, così andrete [a Lui] nella carne.

5. Come Cristo, il Signore e Salvatore nostro, essendo prima spirito si è fatto carne e in tale natura ci ha chiamati, così anche noi in questa carne riceveremo il premio.

6. Amiamoci dunque gli uni gli altri, per giungere tutti al regno di Dio.

7. Giacché abbiamo l’occasione opportuna d’essere risanati, affidiamoci a Dio, nostro medico, e diamogli una ricompensa.

8. E quale? Il pentimento d’un cuore sincero.

9. Poiché Egli prevede tutto e conosce ciò che è nel nostro cuore. io. Diamogli quindi lode, non solo con la bocca, ma con il cuore, affinché Egli ci accolga come figli. II. Poiché il Signore ha detto: Miei fratelli sono coloro che fanno la volontà del Padre mio.

Abbandoniamo il vizio e seguiamo la virtù, anteponendo i beni che ci sono promessi alle gioie di questo mondo


1. Facciamo dunque, o fratelli, la volontà del Padre, che ci ha chiamati, per vivere e seguire maggiormente la virtù. Spogliamoci della malignità, come precorritrice dei nostri peccati, e fuggiamo l’empietà, affinché i mali non ci sorprendano.

2. Se saremo solleciti nell’operare il bene, la pace ci seguirà.

3. Per questo motivo non possono trovarla coloro che, adducendo umani timori, preferiscono il godimento presente alla promessa futura.

4. Costoro ignorano quale tormento porti con sé il godimento di quaggiù e quale delizia vi sia invece nella promessa futura.

5. Se almeno fossero soli ad agire così, si potrebbe sopportare; ma invece persistono ad insegnare il male alle anime innocenti, non sapendo che incorreranno in una doppia condanna, essi e quelli che li ascoltano.

Fedeli alle promesse divine, serviamo il Signore, ed otterremo la felicità eterna


1. Noi dunque, serviamo Dio con cuore puro e saremo giusti; ma se, per mancanza di fede nelle promesse di Dio, non lo serviamo, saremo infelici.

2. Dice infatti la parola profetica: Infelici quelli che hanno un animo doppio e un cuore vacillante e dicono: Da gran tempo udiamo queste cose, già dal tempo dei nostri padri; ma per quanto abbiamo atteso di giorno in giorno, non abbiamo veduto nulla di tutto questo.

3. Insensati! Paragonatevi ad un albero; prendete per esempio la vite: prima perde le foglie, poi mette fuori i germogli, poi il grappolo verde e infine l’uva matura.

4. Così anche il mio popolo ebbe perturbazioni ed afflizioni; ma dopo riceverà il bene.

5. Perciò, o fratelli, non dobbiamo avere un animo ondeggiante, ma dobbiamo perseverare nella speranza, per riportarne il premio.

6. Poiché è fedele colui che ha promesso di dare a ciascuno la ricompensa secondo le sue opere.

7. Pertanto, se noi praticheremo la giustizia al cospetto di Dio, entreremo nel suo regno e conseguiremo quelle promesse che orecchio non udì, né occhio vide, né cuore umano desiderò.

Aspettiamo ogni giorno il regno di Dio


1. Aspettiamo dunque, di ora in ora, il regno di Dio, nella carità e nella giustizia, perché non’ sappiamo il giorno dell’apparizione di Dio.

2. Infatti, il Signore stesso, interrogato da uno quando sarebbe venuto il suo regno, rispose: Quando due cose saranno una sola, quando l’esteriore sarà come l’interiore, quando nella relazione del maschio con la femmina non vi sarà più né maschio né femmina.

3. Due cose sono una sola, quando ci diciamo vicendevolmente la verità e quando in due corpi vi è una sola anima senza ipocrisia.

4. L’esteriore sarà come l’interiore vuol dire questo: ciò che è dentro è l’anima, ciò che è fuori è il corpo: allo stesso modo che il tuo corpo è visibile, così deve anche essere manifesta la tua anima nelle buone opere.

5. E il maschio con la femmina, né maschio né femmina, vuol dire che un fratello, vedendo una sorella, non deve considerare in lei il sesso femminile; né essa in lui il sesso maschile.

6. Se voi agirete così, vuole Egli dire, verrà il regno del Padre mio.

Pentiamoci per piacere a Dio


1. Fratelli, pentiamoci dunque finalmente, siamo vigilanti nel bene; poiché siamo pieni di molta stoltezza e malvagità. Cancelliamo da noi le colpe passate e cerchiamo di salvarci con una sincera penitenza; non studiamoci di piacere agli uomini e neppure solamente a,noi, ma anche agli estranei per amore della giustizia, affinché il nome del Signore non sia oltraggiato per causa nostra.

2. Poiché dice il Signore: Continuamente il mio nome è bestemmiato tra tutte le genti. E ancora: Guai a colui per colpa del quale il mio nome è bestemmiato. Perché è bestemmiato? Perché voi non fate quello che voglio io.

3. Quando i Gentili odono dalla nostra bocca i detti del Signore, ne ammirano la bellezza e la sublimità; ma quando poi vedono che le nostre opere sono difformi dalle parole che diciamo, allora sono spinti a bestemmiare, dicendo che si tratta solo di favole e di errori.

4. Quando odono da noi che Dio dice: Non c’è merito per voi se amate quelli che vi amano, ma c’è merito se amate i nemici e coloro che vi odiano, all’udire queste parole, essi ammirano l’eccesso di carità. Ma quando vedono che noi non solo non amiamo quelli che ci odiano, ma neppure quelli che ci amano, essi si ridono di noi e il nome [di Dio] è bestemmiato.

La Chiesa vivente è il corpo di Cristo


1. Cosicché, o fratelli, facendo la volontà di Dio, Padre nostro, apparterremo alla prima Chiesa, quella spirituale, creata prima del sole e della luna; ma se non faremo la volontà del Signore, si verificherà tra noi quello che dice la Scrittura: La mia casa è divenuta una spelonca di ladroni. Scegliamo pertanto di appartenere alla Chiesa vivente, per ottenere la salute.

2. Credo che voi non ignoriate che la Chiesa vivente è il corpo di Cristo; poiché dice la Scrittura: Dio fece l’uomo maschio e femmina. Il maschio è Cristo, la femmina è la Chiesa. Anche i libri dei profeti e gli Apostoli insegnano che la Chiesa non è di oggi, ma esiste fin da principio: essa era spirituale, come anche il nostro Gesù, e fu manifestata negli ultimi giorni per salvare noi.

3. La Chiesa, che era spirituale, è apparsa nella carne di Cristo, manifestando a noi che chi la custodirà nella carne e non la `corromperà, la riceverà nello Spirito Santo. Poiché questa carne è la copia dello spirito. Chiunque pertanto guasta la copia, non potrà partecipare all’originale. Questo, o fratelli, vuol significare: custodite la carne, per avere parte allo spirito.

4. Se diciamo che la Chiesa è la carne e Cristo lo spirito, ne consegue che chi fa violenza alla carne, fa violenza alla Chiesa. Costui quindi non parteciperà allo spirito che è Cristo.

5. Di tale vita e incorruttibilità può partecipare la nostra carne, se si unisce a lei lo Spirito Santo; né alcuno può esprimere né dire ciò che il Signore tiene preparato ai suoi eletti.

Dobbiamo rimanere uniti al Signore nella fede


1. Credo di avervi dato un consiglio di non poca importanza sulla continenza: chi lo seguirà, non avrà a pentirsene, e salverà se stesso e me che l’ho consigliato. Poiché non è piccolo merito ricondurre alla salvezza un’anima sviata e sul punto di perdersi.

2. Questa è la ricompensa che possiamo dare a Dio che ci ha creati, che il predicatore predichi e l’uditore ascolti con fede e carità.

3. Conserviamoci dunque giusti e santi nella fede accettata, per potere così invocare con confidenza Dio, il quale ha detto: Non avrai ancora finito di parlare che io dirò: Eccomi!.

4. Questa parola è indizio di grande promessa; poiché il Signore dichiara che sarà più pronto Lui a dare, che il supplicante [a chiedere].

5. Fatti dunque partecipi di tanta bontà, non invidiamoci a vicenda il possesso di così grandi beni; poiché quanto è grande il godimento che apportano queste parole a chi le pratica, altrettanto è terribile il castigo per chi le trasgredisce.

L’elemosina e la carità


1. Quindi, o fratelli, cogliamo questa non piccola occasione per pentirci; giacché siamo in tempo, convertiamoci a Dio che ci ha chiamati, finché Egli è disposto ad accoglierci.

2. Se noi rinunceremo a queste voluttà e trionferemo sulla nostra anima, resistendo ai suoi perversi desideri, parteciperemo della misericordia di Gesù.

3. Sappiate che viene ormai il giorno del giudizio, simile a fornace ardente; e alcuni cieli saranno liquefatti, e tutta la terra diverrà come piombo fuso sul fuoco. Allora saranno manifeste le opere degli uomini, le occulte e le palesi.

4. Bella cosa è l’elemosina come pentimento del peccato. Il, digiuno è migliore della preghiera, e l’elemosina è migliore di tutte e due. La carità copre la moltitudine dei peccati e la preghiera che viene da una buona coscienza, scampa dalla morte. Beato chi sarà trovato ricco in queste cose; poiché l’elemosina allevia il peccato.

Aiutiamoci l’un l’altro, sforziamoci di progredire nei precetti del Signore, affinché siamo tutti riuniti nella vita


1. Pentiamoci dunque con tutto il cuore, affinché nessuno di noi perisca. Se ci è comandato di distogliere le genti dagli idoli e di istruirle, non dovremo tanto più salvare dalla rovina un’anima che già conosce Dio?

2. Aiutiamoci dunque a vicenda per condurre al bene anche i deboli, affinché possiamo essere tutti salvi convertendoci e correggendoci a vicenda.

3. Non sembriamo credenti e attenti solo quando siamo ammoniti dai presbiteri; ma anche ritornati alle nostre case, ricordiamo i precetti del Signore e non lasciamoci trascinare dai desideri mondani; ma radunandoci frequentemente, sforziamoci di progredire nei precetti del Signore, affinché avendo tutti i medesimi sentimenti, siamo riuniti per la vita.

4. Il Signore infatti ha detto: Io vengo a radunare tutte le nazioni, tutte le tribù e le lingue. È qui indicato il giorno della sua manifestazione, nel quale verrà a riscattarci, ciascuno secondo le sue opere.

5. Gli increduli vedranno la sua gloria e la sua potenza e resteranno spaesati nel constatare che il governo del mondo è nelle mani di Gesù e diranno: Guai a noi! Sei proprio Tu, e noi non lo sapevamo e non abbiamo creduto né obbedito ai presbiteri che ci annunciavano la salvezza. E il loro verme non morrà e il loro fuoco non si spegnerà e saranno di spettacolo ad ogni carne.

6. È qui indicato il giorno del giudizio, quando si vedranno quelli tra noi che furono empi e sbagliarono il calcolo a riguardo dei precetti di Gesù Cristo.

7. Ma i giusti, che avranno bene operato e sopportato i tormenti e odiato le voluttà dell’animo, quando vedranno puniti con terribili supplizi nel fuoco eterno coloro che non hanno colpito nel segno e hanno rinnegato Gesù con le parole o con le opere, daranno gloria al loro Dio e diranno che vi è una speranza per chi ha servito Dio con tutto il cuore.

Serviamo il Signore e rendiamogli grazie


1. Siamo dunque anche noi tra coloro che rendono grazie a Dio e che lo hanno servito; e non tra gli empi condannati.

2. E io stesso, che sono pieno di ogni peccato e non sono ancora sfuggito alla tentazione, ma mi trovo ancora tra le macchinazioni del diavolo, mi sforzo di seguire la giustizia, per potere almeno avvicinarmi ad essa, perché temo il giudizio futuro.

Beati quelli che avranno osservato i comandamenti di Dio


1. Perciò, o fratelli e sorelle, dopo la parola del Dio della verità, io vi leggo questa esortazione, perché poniate mente a ciò che è scritto e salviate voi stessi e il vostro lettore. Il compenso che vi chiedo è che vi pentiate di tutto cuore, per procurarvi la salvezza e la vita. Così facendo, noi fisseremo una meta a tutti i giovani che amano faticare nell’imitazione della pietà e della bontà divina.

2. E noi, che non siamo dei saggi, non abbiamocela a male e non sdegniamoci, quando qualcuno ci corregge e cerca di convertirci dall’iniquità alla giustizia. Talora infatti facciamo il male senza avvertirlo, perché il tentennamento e la mancanza di fede sono insiti nei nostri cuori, e perché la nostra intelligenza è ottenebrata da vani desideri.

3. Pratichiamo la giustizia, per potere alfine raggiungere la salvezza. Beati coloro che obbediscono a questi precetti! Se anche dovranno soffrire per breve tempo in questo mondo, vendemmieranno il frutto immortale della risurrezione.

4.. L’uomo pio non si rattristi se nel tempo presente è infelice: giorni felici lo attendono; egli, rivivendo lassù insieme ai suoi padri, godrà nella beata eternità.

Bisogna sopportare con fortezza le persecuzioni


1. Ma neppure questo turbi la vostra mente, il vedere gli iniqui nella ricchezza e i servi di Dio nelle strettezze.

2. Abbiamo fede, o fratelli e sorelle! Noi sosteniamo la prova del Dio vivente e ci addestriamo in questa vita, per essere coronati nella futura.

3. Nessuno dei giusti coglie subito il frutto, ma l’attende.

4. Che se Dio desse subito ora il premio ai giusti, noi eserciteremmo un commercio e non la pietà; avremmo l’apparenza d’esser giusti, in realtà invece non cercheremmo la pietà, ma il guadagno. Per questo il giudizio divino colpisce lo spirito privo di giustizia e lo carica di catene.

5. Al Dio unico ed invisibile, al Padre della verità che ci da mandato il Salvatore e autore della incorruttibilità e, per mezzo di Lui, ci ha anche rivelato la verità e la vita celeste, a Lui la gloria nei secoli dei secoli. Così sia.



Autore: San Clemente Romano
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