Le rivelazioni: Parte 5

Santa Brigida

Le rivelazioni: Parte 5
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GLI ANGELI

In che modo l'angelo prega per la sposa

Il bravo angelo custode della sposa sembrava pregare Gesù Cristo per lei; nostro Signore gli rispose: «Chi desidera pregare per un altro deve pregare per la sua salvezza; infatti voi angeli siete come il fuoco che non si spegne mai, che brucia incessantemente del mio amore. Voi vedete e sapete tutto, quando mi vedete; non volete nulla, se non la mia volontà. Di', dunque, cosa occorre a questa nuova sposa?» Allora l'angelo rispose: «Mio Signore, tu sai tutto». Nostro Signore replicò: «Certo, tutto quanto è stato fatto e sarà, è eternamente in me; ho conosciuto tutto ciò che è in cielo e sulla terra, e nonostante questo non ci sono cambiamenti in me. Ma ora, affinché questa sposa capisca la mia volontà, di' alla sua presenza ciò di cui necessita». L'angelo disse: «Il suo cuore è orgoglioso e stolto, perciò ha bisogno di una verga per essere castigata». Allora nostro Signore gli disse: «Dunque cosa chiedi per lei, amico mio?» L'angelo disse: «Chiedo che trovi misericordia e che essa abbia la possibilità di correggersi». Nostro Signore riprese: «Per amore tuo, le farò ciò che domandi, poiché la mia giustizia non è mai senza misericordia. Questa sposa, dunque, deve amarmi con tutto il cuore». Libro I, 12

Parole di lode degli angeli per Dio

Davanti a Dio c'era una schiera di angeli che diceva: «Signore, lode e onore a te, a te che sei ed eri senza fine! Siamo i tuoi servitori. Ti lodiamo e onoriamo innanzitutto perché ci hai creato con la tua mano potente, affinché gioissimo con te, per averci dato la luce ineffabile, affinché provassimo una grande gioia indicibile ed eterna; in secondo luogo, perché tutte le cose vengono create nella tua volontà, persistono nella tua stabilità, sussistono secondo il tuo volere e sono permanenti nella tua parola; e ancora perché hai creato l'uomo, per il quale hai assunto l'umanità e questo è per noi motivo di grande gioia e contentezza poiché la tua beneamata Madre ha meritato di portare colui che i cieli non potevano avvolgere né contenere. Che la tua gloria e la tua benedizione regnino su ogni cosa, per la dignità angelica di cui ci hai investiti e per il grande onore che ci hai fatto! Che il tuo amore sia con l'uomo che hai creato! Tu solo sei desiderabile grazie al tuo amore; tu solo sei amabile per la tua stabilità; per questo ti siano sempre resi onore e gloria per tutti i secoli dei secoli. Così sia!»

Libro I, 26

Lode degli angeli a Dio

Poi parlò il Figlio di Dio e in presenza delle schiere celesti disse: «Sebbene sappiate che ogni cosa viene fatta da me, per via della mia sposa qui presente prendo la parola e vi chiedo, angeli, cosa significhi che Dio è stato senza inizio e senza fine e cosa voglia dire che egli ha creato tutte le cose e che non è stato creato da nessuno. Rispondete e testimoniate ciò». Gli angeli risposero in coro: «Signore, sei colui che è, e noi ti renderemo testimonianza poiché sei il nostro adorabile Creatore e il Creatore di tutte le cose che sono in cielo e in terra; poiché sei senza inizio, sarai senza fine e la tua temibile potenza durerà in eterno: perché senza di te non viene fatto nulla e senza di te non può esistere né durare nulla; e ancora poiché vediamo in te la tua giustizia in tutte le cose che sono state e saranno». Libro I, 45

Parole dell'angelo alla sposa Santa Brigida, riguardanti la sostanza degli angeli

L'angelo diceva alla sposa Santa Brigida che ci sono due spiriti: «Il primo ha tre caratteristiche: è caldo, dolce, è puro e chiaro. Siccome è caldo riscalda quando l'anima brucia nell'amore di Dio; e questa sua capacità gli deriva non dalle cose create ma per sua virtù, poiché è con il Padre e il Figlio onnipotente e creatore di tutte le cose. È dolce quando all' anima non piace nulla all'infuori di Dio, ed essa non prova altra dolcezza e non assapora altro che lui e il ricordo dei suoi benefici e delle sue mirabili opere. È puro e chiaro, tanto che in lui non c'è nessun peccato, nulla di difforme, niente di corruttibile né di mutevole. Egli riscalda, non come il fuoco materiale né come il sole visibile, che fonde e infiacchisce le cose; il suo calore, infatti, è l'amore interiore dell'anima che colma il desiderio e l'abisso in Dio. Egli è dolce per l'anima, non come il buon vino o la miserabile voluttà, o qualche altra cosa mondana, ma la dolcezza di questo spirito è superiore a qualsiasi dolcezza temporale e nessuno può raggiungerne la conoscenza e la coscienza. Infine, questo spirito è puro e chiaro come i raggi del sole, però senza macchie né corruzione. Il secondo spirito è amaro, perché, trovando amaro qualsiasi bene, desidera che gli altri siano tali nei suoi confronti; a differenza del primo, è impuro, in quanto ogni suo consenso ed ogni suo piacere sono nell'impurità ed egli cerca di circondarsi di persone simili a lui. Mi chiederai: 'Per che motivo, allora, non sei così?' La mia risposta è che in verità sono stato creato dallo stesso Dio dell'altro spirito - poiché c'è un solo Dio: il, Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che non sono tre divinità, ma una sola -' ed entrambi siamo creati per il bene, poiché tutto quello che ha creato Dio è buono. Tuttavia io sono come una stella, perché sono restato nella bontà e nella carità di Dio, dove sono stato creato; l'altro spirito, invece, è oscuro come il carbone, perché si è allontanato dall'amore di Dio. Così come le stelle non sono mai senza luminosità, allo stesso modo gli angeli buoni, simili a stelle, non sono mai senza luce, ossia lo Spirito Santo, perché tutto quello che hanno, l'hanno ricevuto da Dio - ossia dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo -' per amore del quale si riscaldano e risplendono attraverso la sua luce. Questi angeli sono sempre legati a Dio e si conformano interamente alla sua volontà e non desiderano altro che lui; perciò bruciano e sono puri e chiari. E così come l'angelo brilla con la luce di Dio e brucia incessantemente del suo amore, allo stesso modo il diavolo brucia poiché è prigioniero, soffocato e afflitto senza sosta dal fuoco della sua cattiveria furente. E così come egli è insaziabile di questa sua cattiveria, similmente sono inenarrabili la bontà dello Spirito di Dio e la sua grazia. Infatti non c'è persona al mondo, per quanto radicata nel diavolo, che lo Spirito non visiti di tanto in tanto e non stimoli toccandone il cuore. E non c’è nessuno, per quanto buono, che il diavolo non tormenti con qualche tentazione». Libro I, 54

Lodi degli angeli

Santa Brigida vide una moltitudine di angeli che cantava melodiosamente sul monte Gargano, dicendo: «Sii benedetto, nostro Dio, che sei stato, sei e sarai senza inizio e senza fine! Ci hai creato spiriti, ci hai posto al tuo servizio e a quello degli uomini, per la consolazione degli uomini e per la loro custodia, affinché potessimo giovare loro; fa' che non siamo mai privati della tua dolcezza, consolazione e visione. Ma poiché sembriamo sconosciuti agli uomini, hai voluto mostrare in questo luogo le tue benedizioni e la dignità e l'eccellenza che ci hai dato, affinché l'uomo imparasse ad amarti e a desiderare il nostro soccorso». Libro IV, 131

Creazione degli angeli

«All'inizio, prima del tempo, ho creato gli spiriti liberi (angeli), perché gioissero in me della mia bontà e della mia gloria secondo la mia volontà; alcuni di loro, inorgogliendosi del bene, ne fecero la loro sventura, opponendo la loro libertà alla regola della ragione. E poiché non c'era nulla di male nella natura e nella creazione, eccetto la sregolatezza della loro volontà, causa delle loro sciagure eterne, alcuni spiriti scelsero di restare umilmente con me, che sono il loro Dio; per questo motivo hanno meritato la costanza eterna del bene con me, Dio Creatore di tutte le cose e loro Signore assoluto. Ci sono anche degli spiriti più raffinati e più agili delle creature che mi obbediscono. Ma poiché non era conveniente che il mio esercito diminuisse, ho dato la vita a un'altra creatura, ossia l'uomo, al posto di quelle cadute; con la grazia egli avrebbe meritato il libero arbitrio e con la volontà la stessa dignità che avevano perso gli angeli ribelli. Se l'uomo avesse solo l'anima e non il corpo, non potrebbe, con tanta facilità e sublimità, meritare un bene così alto, perché non dovrebbe sopportare le sofferenze fisiche; così, affinché l'uomo ottenesse i beni eterni e l'onore del cielo, all'anima è stato congiunto il corpo. Le tribolazioni degli uomini, dunque, sono aumentate affinché essi sperimentino la propria libertà e le proprie infermità, e non diventino superbi, desiderando invece la gloria per la quale sono stati creati...»

Libro V, 3

Presenza degli angeli all'eucarestia

«Dopo che il sacerdote ebbe pronunciato le parole divine sul pane, mi parve che quello stesso pane avesse assunto tre figure, sebbene fosse rimasto nelle mani del prete. Quel pane divenne un agnello vivo; nell'agnello si vedeva il volto di un uomo e all'interno e al di fuori dell'agnello e di quel viso c’era una fiamma ardente. Poiché guardavo con attenzione il volto, senza distoglierne lo sguardo, in esso vidi l'agnello. E guardando l'agnello vedevo quella stessa faccia nell'agnello. Una vergine incoronata sedeva con l'agnello e tutti gli angeli la servivano; ce n’era un numero pari a quello degli atomi del sole e l'agnello emanava uno splendore meraviglioso. Anche la moltitudine delle anime sante era così numerosa che i miei occhi non la contenevano tutta, né in lunghezza, né in larghezza, né in profondità. Vidi anche alcuni scanni vuoti che dovevano essere occupati per la gloria di Dio». Libro VIII; 54

La creazione

La Santa Vergine diceva: «Sii benedetto, Figlio mio, Figlio carissimo senza inizio e senza fine! In te sono la saggezza, la potenza e la virtù. Hai manifestato la tua saggezza in tutto quello che si trova in cielo, sulla terra e in mare; la tua potenza nella creazione del mondo, creandolo dal nulla; la tua virtù, quando sei stato mandato nelle mie viscere. Inoltre sei misericordioso e giusto. Hai manifestato la tua saggezza divina, quando hai disposto tutte le cose con misericordia, quando hai combattuto e vinto il più forte. Hai mostrato la tua virtù nella misericordia e nella giustizia, quando hai voluto nascere da me e riscattare chi poteva cadere da solo ma non era in grado di rialzarsi senza il tuo aiuto». Il Figlio rispose: «Sii benedetta, Madre del Re di gloria e Regina degli angeli! Le tue parole sono vere e dolci. Hai detto bene: faccio ogni cosa con misericordia e giustizia. Ciò è risultato evidente nella creazione del mondo e degli angeli: in quell'istante essi hanno visto nella loro coscienza com'ero, sebbene non mi conoscessero: per questo alcuni di loro, servendosi molto bene della libertà della loro volontà, hanno deciso di rimanere fermamente nella carità secondo la mia volontà; altri sono divenuti orgogliosi ed hanno rivolto la loro volontà contro di me e contro la ragione. Era dunque giusto che i superbi cadessero e che i giusti assaporassero la mia dolcezza e ne fossero rinvigoriti». Rivelazioni supplementari 5

IL DEMONIO

Il Figlio di Dio parlava alla sposa, dicendole: «Quando il diavolo ti tenta, digli queste tre cose: ‘le parole di Dio non possono che corrispondere alla verità; nulla è impossibile a Dio; diavolo, non puoi darmi lo stesso amore fervente che mi da Dio'». (Libro Il, 1)

Il nemico di Dio custodisce tre demoni

«Il mio nemico ha tre demoni dentro di sé: il primo risiede negli organi sessuali, il secondo nel suo cuore, il terzo in bocca. Il primo è come un pilota che fa entrare nel vascello l'acqua che poco alla volta lo riempie; quando l'acqua straripa, il vascello viene sommerso. Questa nave è il corpo agitato dalle tentazioni dei demoni e assalito dai venti della loro cupidigia; così come le acque della voluttà entrano nel vascello, allo stesso modo la volontà entra nel corpo attraverso il piacere che il corpo stesso prova con i pensieri voluttuosi; e poiché esso non vi si oppone con la penitenza, né con l'astinenza, l'acqua della voluttà aumenta e aggiunge il consenso, e lo stesso fa nella nave, affinché non raggiunga il porto della salvezza. Il secondo demone, che risiede nel cuore, è simile al verme della mela, il quale inizialmente rosicchia l'interno, poi, dopo avervi lasciato i suoi escrementi, rode tutto il frutto finché non l'ha guastato per intero. Il diavolo agisce nello stesso modo: dapprima intacca la volontà e i suoi desideri buoni, paragonabili al cervello in cui risiedono tutta la forza e tutto il bene dello spirito; poi, dopo aver svuotato il cuore di ogni bene, introduce al suo interno i pensieri e gli affetti del mondo; infine spinge il corpo ai suoi piaceri, attenuando la forza divina e indebolendo la conoscenza; da questo hanno origine il disgusto e lo sdegno per la vita. Certo, quest'uomo è una mela senza cervello, in altre parole un uomo senza cuore; senza cuore, infatti, entra nella mia Chiesa, giacché non prova nessuna carità divina. Il terzo demone è simile a un arciere che spia dalla finestra chi non si guarda da lui. Come mai il demone non domina colui senza il quale non parla mai? Perché quello che si ama di più è ciò di cui si parla più spesso. Le parole amare con cui egli ferisce gli altri sono come frecce affilate, scagliate ogni volta che nomina il diavolo; in quel momento l'innocente è lacerato da quello che dice e i semplici ne sono scandalizzati. Perciò io che sono la Verità, giuro che lo condannerò come un'abominevole cortigiana al fuoco dello zolfo; tuttavia, finché il corpo e l'anima saranno congiunti in questa vita, gli offro la mia misericordia. Ora, ecco quello che chiedo ed esigo da lui: che assista di sovente alle cose divine; che non tema nessun obbrobrio; che non desideri nessun onore e che non pronunci mai il sinistro nome del diavolo». Libro I; 13

Dialogo fra il Signore e il diavolo

Nostro Signore disse al demone: «Tu che sei stato creato da me, che hai visto la mia giustizia, dimmi alla presenza di lei perché sei caduto così miseramente, o cosa pensavi quando sei caduto». Il diavolo rispose: «Ho visto tre cose in te: ho capito quanto fosse grande la tua gloria, pensando alla mia bellezza e al mio splendore; ritenevo che tu dovessi essere onorato sopra ogni cosa, osservando la mia gloria; per questo mi inorgoglii e decisi di non limitarmi ad essere tuo pari ma di superarti. Poi seppi che eri più potente di tutti e per questo desiderai essere più potente di te. In terzo luogo, vidi le cose future quali si presentano necessariamente e che la tua gloria e il tuo onore sono senza inizio e senza fine. Ebbene invidiai queste cose e dentro di me pensai che avrei sopportato di buon grado pene e tormenti purché tu cessassi di esistere e con questo pensiero caddi miseramente; ecco perché esiste l'inferno».

Libro I; 34

Come opporsi al diavolo

«Sappi che il diavolo è come un cane da caccia sfuggito al guinzaglio: quando ti vede ricevere l'influsso dello Spirito Santo, ti corre incontro con le sue tentazioni e i suoi consigli; ma se gli opponi qualcosa di duro e amaro, fastidioso per i suoi denti, si allontana subito e non ti nuoce. Ora, cosa c'è di duro che si può opporre al diavolo, se non l'amore di Dio e l'obbedienza ai suoi comandamenti? Quando vedrà che quest'amore e quest'obbedienza si compiono alla perfezione in te, i suoi assalti, i suoi sforzi e la sua volontà verranno subito vanificati e infranti, poiché penserà che preferisci qualsiasi sofferenza piuttosto che contravvenire ai comandamenti di Dio. Libro IV 14

 

LA CHIESA

La Chiesa militante

«Io sono il Creatore di tutte le cose. Sono il Re della gloria e il Signore degli angeli. Ho creato un nobile campo in cui ho posto i miei eletti... Questo campo è la Chiesa militante che ho edificato con il sangue mio e dei miei santi; l'ho legata e congiunta con il mio amore ed ho posto al suo interno i miei eletti e i miei amici. Le sue fondamenta sono la fede, ossia credere che sono un giudice giusto e misericordioso. Ora le fondamenta sono state gettate poiché tutti credono in me e proclamano la mia misericordia; eppure quasi nessuno mi dichiara giudice giusto, né crede che io giudichi con giustizia. In realtà sarebbe iniquo il giudice che, mosso dalla misericordia, non punisse i cattivi, permettendo che opprimano sempre di più i giusti. Io, invece, sono un giudice giusto e misericordioso nel contempo; di conseguenza non lascio impunito il minimo peccato, né trascuro di ricompensare il minimo bene. Chi pecca senza timore, chi nega che io sia giusto e turba i miei amici, è entrato nella santa Chiesa attraverso la breccia delle mura, e rende infelici e inconsolabili quelli che mi amano, vomitando su di loro ogni genere di ingiuria, e tormentandoli come degli indemoniati. Se parlano di me, i miei amici vengono rifiutati e accusati di menzogna; alcuni di loro desiderano ardentemente dire o sentir parlare di cose buone, ma nessuno li ascolta né parla loro di cose giuste. Inoltre vengono pronunciate bestemmie contro di me, che sono Signore e Creatore; i miei nemici, infatti, dicono: 'Non sappiamo se esiste un Dio; e se c'è, non ce ne curiamo'. Gettano per terra il vessillo della mia croce e lo calpestano, dicendo: 'Perché ha sofferto? A cosa ci serve ciò? Siamo ben contenti se vuole soddisfare i nostri appetiti e i nostri desideri terreni, ma si tenga pure il suo regno e il suo cielo'. Io desidero entrare nei loro cuori, ma essi dicono: 'Preferiamo morire piuttosto che abbandonare la nostra volontà'. Vedi, mia sposa, come sono fatti: io li ho creati e con una parola potrei eliminarli e distruggerli, eppure guarda come diventano superbi nei miei confronti. Ora, grazie alle preghiere di mia Madre e di tutti i santi, sono ancora misericordioso e paziente e voglio trasmettere loro le parole uscite dalla mia bocca e offrire loro la mia misericordia. Se desiderano riceverla, mi placherò e li amerò; diversamente farò sentire loro la mia giustizia, essi verranno umiliati pubblicamente davanti agli angeli e agli uomini e tutti li giudicheranno come dei ladroni». Libro I; 5

Preghiere per ottenere la grazia per la Chiesa

«Davanti a voi mi lamento: ho dato mia figlia a un uomo che l'affligge oltre misura e la tiene miseramente in ceppi». Suo Figlio gli rispose: «È colei che ho riscattato con il mio sangue e che ho sposato con il mio amore; ma ora mi è stata rapita con la violenza». Poi la Madre di Dio disse: «Sei mio Dio e mio Signore e il mio corpo ha custodito le membra di tuo Figlio. Ora, non ti ho rifiutato nulla sulla terra: abbi dunque pietà di tua figlia per amore delle mie preghiere». Poi parlarono gli angeli e dissero: «Sei nostro Dio e nostro Signore, in te riceviamo ogni forma di bene e non abbiamo bisogno che di te. Quando ti scegliesti questa sposa, ci complimentammo tutti; ma ora siamo giustamente avviliti, in quanto è stata consegnata a un malvagio che l'umilia miseramente e la copre di ingiurie. Per questo abbi misericordia di lei: la sua miseria è immensa, e non c'è nessuno che la consoli e la liberi se non tu, Signore, Dio onnipotente!» Allora il Padre rispose al Figlio: «Figlio mio, condivido il tuo lamento, la tua parola è la mia, le tue opere sono le mie. Sei in me ed io in te in modo inseparabile. Sia fatta la tua volontà». Poi disse alla Vergine santa, Madre di Dio: «Poiché non mi hai rifiutato niente sulla terra, non voglio rifiutarti niente in cielo. Sia fatta la tua volontà». E disse agli angeli: «Voi siete miei amici e la fiamma del vostro amore brucia nel mio cuore. Avrò misericordia di mia figlia per amore delle vostre preghiere». Libro I; 24

Orazione di Santa Brigida alla Vergine

Il Padre eterno rivolse le seguenti parole all'intera corte celeste che lo ascoltava: Maria, Madre dell'Onnipotente, sebbene io non sia stata dolce e buona, invoco il tuo aiuto e ti supplico affinché ti sia gradito pregare per Roma, città eccellente e santa, perché con gli occhi del mio corpo vedo chiese, in cui riposano le spoglie e le reliquie dei santi, desolate e demolite. Altre sono frequentate, ma i costumi di quanti le governano sono molto lontani da Dio. Libro III, 27

I sette sacramenti

«Io sono colui su cui si udiva la voce del Padre eterno: Questi è mio Figlio... Per questo mi sono lamentato poiché gli uomini non vogliono sentirmi. Gridavo e dicevo: 'Sono il principio, se credete in me, avrete la vita eterna'. Ma essi hanno disprezzato le mie parole. Essi hanno visto e conosciuto la potenza della mia Divinità, quando resuscitavo i morti e compivo grandi meraviglie; eppure non si sono curati di me. Mi lamento anche poiché non c’è nessuno cui importi quello che ho istituito nella Chiesa. In verità, nella Chiesa ho posto sette vasi che saranno tutti completamente purificati poiché ho istituito la penitenza in remissione di tutti i peccati e le parole sante e sacre con cui santificare e somministrare i sacramenti. Ho istituito il sacerdozio nella dignità, nella conoscenza e nella memoria della carità divina; il matrimonio nell'unione dei cuori. Benché questi sacramenti debbano essere ricevuti con umiltà, custoditi con purezza, conferiti senza avarizia, ora vengono accolti con superbia, tenuti in vasi immondi e dati con ambizione e cupidigia. Inoltre lamento che, essendo nato e morto per la salvezza degli uomini, se essi non volessero amarmi per averli creati, dovrebbero comunque amarmi per averli riscattati. Tuttavia ora mi cacciano dal loro cuore come un lebbroso e mi detestano come un lenzuolo infetto. Mi lamento anche poiché gli uomini non vogliono essere consolati e non si curano dell'amore che io nutro nei loro confronti». Libro IV, 116

Il rispetto delle reliquie dei santi

Quando Santa Brigida era dama della regina Bianca, un tempo regina di Svezia, aveva una cassaforte d'avorio piena di varie reliquie, fra cui quelle di San Luigi, che ella aveva portato dalla Francia. Per sbaglio i servitori misero la cassaforte in un luogo meno conveniente ed essa rimase lì, dimenticata, fino al giorno in cui Santa Brigida non vide che dalla cassa si sprigionava una grande luce. Ammirando il prodigio, Brigida sentì una voce che le parlò così: «Ecco che il tesoro di Dio, oggetto di grande lode in cielo, viene disprezzato sulla terra: portiamolo dunque in un altro luogo». All'udire ciò, la Santa fece deporre con grande dignità quelle reliquie sull'altare. Rivelazioni supplementari 59

 

 

I SACERDOTI

Parole con cui il Signore mette in guardia la sua sposa, affinché ella possa discernere la vera saggezza da quella falsa

I miei amici sono come degli scolari che hanno una coscienza e un'intelligenza, la saggezza che non hanno appreso dagli uomini ma da me, poiché io stesso l'insegno interiormente, dolcezze e gioie divine con cui dominano il diavolo. Ma ora gli uomini imparano alla rovescia e desiderano solo essere dotti per andarne orgogliosi ed essere ritenuti dei buoni chierici, acquisire ricchezze per progredire sulla strada degli onori e degli alti uffici. Per questo motivo quando entrano ed escono di scuola, mi allontano da loro, perché essi imparano per insuperbirsi di ciò che hanno appreso, mentre io ho insegnato loro l'umiltà. Vanno a scuola per la cupidigia di possedere, mentre io non ho avuto nulla, nemmeno un cuscino su cui appoggiare il capo. Vi si recano per ottenere cariche e dignità, invidiando chi passa loro davanti, mentre io venivo giudicato da Pilato ed ero lo zimbello di Erode. Dunque mi allontano da loro, perché non apprendono la mia dottrina. Ciononostante, essendo buono e mite, do quello che mi viene chiesto, perché chi mi domanda del pane l'avrà e chi mi domanda un letto lo riceverà. Chi apprende la mia mirabile saggezza, ossia come servirmi bene, viene servito dagli angeli buoni che lo nutrono di una consolazione indicibile e di un lavoro delizioso. Ma gli angeli cattivi assistono i saggi del mondo suggeriscono e suscitano in loro desideri inutili, secondo la propria volontà, ispirando loro pensieri tormentosi. In verità se si rivolgessero a me e si convertissero, potrei dare loro il pane senza fatica. Il mondo ne fornisce loro ma essi non ne sono mai sazi, poiché tramutano la dolcezza in amarezza». Libro I; 33

I sacerdoti custodi del corpo di Gesù

Il Figlio di Dio disse: «Sono simile al signore che, dopo aver combattuto con fedeltà nel paese in cui si è recato in pellegrinaggio, torna con gioia nella terra natale. Questo signore ha un tesoro molto prezioso, la cui vista dà gioia agli occhi lacrimosi, consola gli infelici, rinvigorisce gli infermi e resuscita i morti. Ma, affinché questo tesoro venga custodito con onestà e determinazione, viene edificata una casa con magnificenza e gloria, abbastanza alta e dotata di sette livelli attraverso i quali si accede al tesoro stesso. Ora, Dio ha mostrato questo tesoro ai suoi servitori e lo ha affidato loro affinché ne abbiano cura e lo custodiscano con purezza, in modo che vengano apprezzate la carità del signore verso i suoi servitori e la fedeltà dei suoi servitori nei confronti del signore. Ma dopo qualche tempo il tesoro inizia ad essere disprezzato, la casa viene frequentata di rado, le cure dei custodi diminuiscono e l'amore di Dio viene trascurato... Io sono quel signore che è venuto al mondo per umiltà come un pellegrino, sebbene fossi potente in terra e in cielo secondo la divinità; perché in verità sulla terra ho dovuto sostenere una lotta tale che tutti i nervi delle mie mani e dei miei piedi si sono rotti per la salvezza delle anime. Salendo in cielo, da cui non mi sono mai allontanato, ho lasciato al mondo un memoriale altamente degno, ossia il mio corpo santissimo; infatti così come l'antica legge si gloriava dell'arca, della manna, delle tavole del Testamento e di altre cerimonie, allo stesso modo l'uomo nuovo si rallegra di una legge nuova, ossia il mio corpo crocifisso, che era insito nella legge stessa. Affinché al mio corpo fossero tributati gloria e onore, ho istituito la casa della Santa Chiesa, dove esso sarebbe stato custodito e conservato. I sacerdoti sono dei custodi particolari, in un certo senso più eminenti degli angeli, poiché toccano con la bocca e le mani colui che gli angeli hanno paura di sfiorare, dato il rispetto che provano nei suoi confronti. Ho reso ai sacerdoti sette tipi di onore, corrispondenti a sette caratteristiche: i preti devono portare il segno del sacerdozio e distinguersi come miei amici per la purezza dello spirito e del corpo, perché la purezza è il primo livello per avvicinarsi a Dio, al quale non si addice nulla di corrotto; ai ministri della legge, che avevano il permesso di contrarre il matrimonio, non era concesso fare dei sacrifici, ma ciò non deve stupire: essi avevano solo la scorza e non il nocciolo. Ora, poiché questa figura è stata eliminata con l'avvento della verità, è necessario che si consacrino tutti alla purezza; il nocciolo, infatti, è più dolce della scorza... I chierici sono istituiti perché siano degli uomini angelici dotati di ogni sorta di umiltà; è vero infatti che con l'umiltà del corpo e dello spirito si entra in cielo e si vince la superbia del diavolo; a questo livello i sacerdoti vengono nominati per cacciare il diavolo, perché l'uomo umile è elevato al cielo da cui la superbia ha fatto sprofondare il demonio. I preti vengono ordinati per essere discepoli di Dio attraverso la continua lettura dei testi sacri; per questo motivo la sacra Scrittura viene data ai sacerdoti come la spada al soldato; essi, infatti, devono sapere come placare la collera di Dio con la preghiera e la meditazione, affinché il popolo non muoia. I sacerdoti sono designati custodi del tempio di Dio e studiosi delle anime; per questo motivo il vescovo consegna loro le chiavi: essi devono prendersi cura della salvezza delle anime dei loro fratelli, promuoverne il progresso con la parola e l'esempio e incitare gli infermi alla perfezione assoluta. A loro viene affidata la cura dell'altare, perché, servendo sull'altare, vivano dell'altare stesso e non si occupino affatto delle cose mondane, se non per ciò che attiene alla loro carica ecclesiastica. Vengono ordinati per essere uomini apostolici, che predicano la verità evangelica e conformano i loro costumi a ciò che predicano. Sono istituiti in modo da mediare fra Dio e l'uomo attraverso il sacrificio del mio corpo. Per questo motivo i sacerdoti sono in un certo modo superiori alla dignità degli angeli. Ora, mi lamento perché queste caratteristiche sono gravemente disattese, in quanto la superbia viene preferita all'umiltà, l'impudicizia alla continenza; non ci si attiene più ai libri di Dio, ma a quelli del mondo; gli altari vengono trascurati e la saggezza divina è reputata follia. Non ci si preoccupa affatto della salvezza delle anime e, come se non bastasse, si gettano via le mie vesti e si di-sprezzano le mie armi. E’ vero, sul monte Sinai ho mostrato a Mosè gli abiti che dovevano indossare i sacerdoti; questo non perché nella celeste abitazione di Dio ci fosse qualcosa di materiale, ma perché non si possono comprendere le cose spirituali senza quelle materiali. Quindi mostro ciò che è spirituale attraverso il mondo fisico: occorre sapere che a quanti detengono la verità viene richiesta la purezza e non una pura apparenza. A che scopo, dunque, avrei mostrato a Mosè un tale splendore di vesti materiali, se non perché attraverso esse si comprendessero lo splendore e la bellezza dell'anima?... Dall'oblazione dei ministri di Dio conseguono tre beni: la mia pazienza che è lodata da tutte le schiere celesti, perché sono la medesima Persona tra le mani di un prete buono e di uno cattivo; non traggo senso dalla persona, infatti questo sacramento non dipende dai meriti o demeriti di chi lo somministra, bensì dalle mie parole; tale oblazione è utile per tutti, indipendentemente dal prete che l'offre, inoltre giova anche a chi l'offre, sebbene cattivo; quando ho pronunciato le parole Io sono, tutti i miei nemici sono caduti all'indietro; similmente, all'udire le parole: Questo è il mio corpo, i diavoli fuggono via e cessano di tentare le anime che fanno queste sante oblazioni, né oserebbero tornare ad assediarle con rinnovata audacia se in esse non si insinuasse una propensione a peccare. Per questo la mia misericordia perdona tutti e li tollera, ma la mia giustizia grida vendetta: perciò io grido e quanti siano quelli che mi rispondono, lo vedi da te. Ciononostante invierò ancora la mia Parola: chi l'ascolterà, trascorrerà e terminerà i suoi giorni con una gioia così grande che non è possibile dire, né pensare la dolcezza della mia Parola senza farle torto...» Libro IV, 58

Il sacerdote deve avere un libro e l'olio

«Il sacerdote deve avere anche un libro e dell'olio: un libro per istruire gli imperfetti; infatti così come nel libro è contenuta la dottrina del corpo e dello spirito, allo stesso modo il ministro di Dio deve avere la saggezza... La scienza spirituale serve a istruire gli ignoranti, a correggere le persone dissolute e a spronare quelle progredite. Nell'olio sono la dolcezza della preghiera e i buoni esempi, poiché così come l'olio è più grasso del pane, allo stesso modo l'orazione d'amore e carità e gli esempi di una vita buona, sono più efficaci di qualsiasi altra cosa per attirare gli uomini a Dio e per placare Dio stesso. In verità ti dico, figlia mia, che il nome del prete è grande, poiché egli è un angelo e un mediatore; ma più grande ancora è il suo ufficio, in quanto egli tocca Dio, che è incommensurabile e tiene nelle sue mani le cose sante». Libro IV, 59

Il Signore ha rimesso il suo corpo nelle mani del sacerdote

«Io sono» dice la Saggezza eterna, «come un uomo che, dovendo abbandonare il mondo, lascia ai suoi amici più cari ciò che ha di meglio; io ho fatto lo stesso con i sacerdoti che ho scelto al di sopra degli angeli e degli uomini: ho offerto loro il mio corpo preziosissimo quando ho lasciato il mondo e ho affidato loro molti doni: la mia fede; due chiavi, quella dell'inferno e quella del cielo; la possibilità di tramutare il nemico in un angelo; di poter consacrare il mio corpo, cosa che non possono fare gli angeli e infine di toccare con le mani il mio corpo preziosissimo e purissimo. Ora, essi si comportano con me come gli ebrei, i quali negavano che avevo resuscitato Lazzaro e compiuto altre meraviglie. Mi accusavano sostenendo che volevo diventare re, che avevo vietato di dare i tributi a Cesare e che avrei ricostruito il Tempio in tre giorni; similmente i ministri di Dio non divulgano i miei prodigi né insegnano la mia dottrina, ma diffondono in ogni dove l'amore del mondo e ovunque predicano la loro volontà, poiché stimano meno di nulla tutto quello che ho fatto per loro. In secondo luogo, hanno perduto la chiave con cui dovevano aprire il cielo ai miserabili; amano e prediligono la chiave che apre l'inferno e la tengono avvolta in un panno pulito. In terzo luogo, fanno di un giusto un ingiusto, di un semplice un diavolo, di un sano un malato, perché oggi chi si avvicina loro con tre malattie, se ne allontana con una quarta in più; se qualcuno si reca da loro con quattro malattie, se ne parte con cinque, perché il peccatore, vedendo l'esempio cattivo e depravato dei sacerdoti, imbocca una nuova strada, si rafforza nel peccato ed inizia a gloriarsi del peccato stesso di cui aveva vergogna...In quarto luogo, quelli che mi dovevano santificare con la bocca, mi vendono per cupidigia; sono peggio di Giuda, perché Giuda in un certo senso ha riconosciuto il proprio peccato ed ha fatto penitenza, sebbene inutilmente. Essi si definiscono e si reputano giusti. Giuda, invece, ha riportato il frutto del suo peccato ai sommi sacerdoti e agli anziani, e questi hanno messo la sua confessione al servizio del loro ingegno e del loro uso. Giuda mi ha venduto prima che riscattassi il mondo, ma costoro mi vendono dopo e non hanno compassione del mio sangue che grida vendetta con maggior ragione che non il sangue di Abele. Giuda mi ha venduto per trenta denari, ma costoro mi vendono con ogni sorta di maldicenza, perché non si avvicinano mai a me se non per ricevere qualche vantaggio. In quinto luogo, si comportano come gli ebrei. Ora, cosa hanno fatto questi ultimi? Mi hanno posto sulle- gno della croce, ma costoro mi mettono su un torchio e mi stringono con forza. Ti chiederai: 'Come può accadere ciò, se la mia divinità è inattaccabile dalla sofferenza e Dio non è predisposto al dolore?' È vero, ma la volontà ostinata con cui i sacerdoti perseverano nel peccato è tale che ciò mi risulta ancora più duro e doloroso, proprio come se venissi posto su un torchio. Ora, questi preti hanno due peccati: la lussuria e la cupidigia e mi mettono e lasciano tra questi due vizi; tanto che, dopo aver fatto penitenza e aver celebrato la messa, sono nuovamente animati dalla volontà di peccare e di nuovo mi fanno sentire come se venissi stretto in una pressa...» Libro IV, 132

Il modo in cui il Signore onora i sacerdoti

Ascoltate dunque, eserciti ed angeli miei! Ho scelto dei sacerdoti al di sopra degli angeli e degli altri uomini e ho dato loro il potere di consacrare il mio corpo e di toccarlo. Se avessi voluto, avrei potuto affidare una funzione del genere agli angeli, ma amo a tal punto i sacerdoti che li ho innalzati a un simile onore e li ho ordinati affinché presenziassero davanti a me, disposti in sette livelli. Dovevano essere pazienti come pecore, costanti come muri dalle fondamenta stabili, pieni di vita e generosi come soldati, saggi come serpenti, pudichi come vergini, puri come angeli, animati da un amore ardente come quello di una sposa che si avvicina al talamo nuziale. Ora, si sono allontanati da me con cattiveria, sono selvaggi come lupi che rapiscono le pecore, imbattibili quanto a fame e avidità. Non onorano nessuno e non hanno vergogna di chicchessia. In secondo luogo, sono incostanti come le pietre di una muraglia in rovina, perché diffidano delle fondamenta, ossia del loro Dio, come se egli non potesse soddisfare le loro esigenze o non volesse nutrirli e sostentarli. In terzo luogo, sono sprofondati e sono stati avvolti dalle tenebre, come dei ladroni che camminano nella cecità dei propri vizi. Non hanno affatto il coraggio dei soldati, necessario per combattere per l'onore e la gloria di Dio, né hanno la generosità che occorre per compiere azioni eroiche. In quarto luogo, diventano pigri come asini che tengono la testa bassa: similmente sono stolti e insensati poiché pensano sempre alle cose mondane, senza rivolgere la mente al cielo e alle cose future. In quinto luogo, sono impudenti come cortigiane: mi camminano davanti con insolenza nei loro abiti im-pertinenti e tutte le loro membra esprimono la loro lussuria. In sesto luogo, sono sudici come la pece: tutti quelli che si avvicinano loro ne sono offuscati e imbrattati. In settimo luogo, sono abominevoli… Solo certi preti si accostano a me con dissimulazione, come se fossero dei traditori, Tuttavia io, che sono Dio e Signore di tutte le creature in cielo come in terra, vado loro incontro; dopo che il sacerdote ha pronunciato le parole Questo è il mio corpo sull’altare, davanti a lui io sono vero Dio e vero uomo. Mi affretto verso i miei ministri come uno sposo innamorato, per provare e gustare assieme a loro i sacri piaceri della mia divinità; ma, ahimè, non trovo posto nel loro cuore. Ascoltate ancora, amici miei, quanta dignità conferisco ai sacerdoti al di sopra degli angeli e degli uomini: ho dato loro il potere di fare cinque cose: legare e sciogliere in terra e in cielo; trasformare i miei nemici in amici di Dio, e i demoni peccatori in angeli virtuosi; predicare la mia parola; consacrare e santificare il mio corpo, cosa che nessun angelo può fare; toccare il mio corpo, cosa che nessuno di voi oserebbe fare». Libro IV, 133

Il Signore chiama i sacerdoti come uno sposo

«Io sono come lo sposo che conduce la sposa nella sua casa con mille prove d'amore. Ho unito a tal punto i preti a me, tramite il mio corpo, che erano in me ed io in loro; ma essi rispondono a quest'unione come un'adultera che dice al marito: 'Le tue parole non mi piacciono; le tue ricchezze sono vane; la tua voluttà è come un veleno. Ci sono altre cose che voglio amare e seguire'. A queste parole lo sposo, dolce e mansueto, risponderà: 'Mia sposa, ascoltami, abbi pazienza. Le tue parole devono essere le mie, le mie ricchezze le tue; la mia volontà deve essere la tua, la tua voluttà la mia contentezza... Attiro a me i preti come uno sposo la sua sposa; faccio tutto quello che posso per loro; ma più li chiamo, più fuggono da me. Le mie parole non piacciono loro; essi considerano un peso le mie ricchezze; detestano la dolcezza delle mie parole come se fosse veleno. Li inseguo avvertendoli come un padre colmo di pietà, tollerandoli come un signore pieno di clemenza, attraendoli con doni come un dolce sposo; ma più li chiamo, più si allontanano da me». Libro IV, 135

I VESCOVI

Consigli per un vescovo

«Ascoltate voi cui è data per grazia divina la capacità di udire le cose dello spirito. Se un vescovo si prefigge di seguire la via stretta e perfetta lungo cui passano poche persone, per prima cosa deponga il peso gravoso che lo circonda ed opprime, ossia la cupidigia delle cose temporali, ricorrendo al mondo solo per lo stretto necessario, conformemente all'umile tenore di vita che si confà ad un vescovo. Il buon Matteo fece lo stesso, lui che, chiamato da Dio, non esitò ad abbandonare il carico gravoso del mondo, trovando così un peso leggero. Un vescovo, inoltre, deve essere cinto, conformemente alla sacra Scrittura che dice: 'Tobia, pronto per partire, trovò un angelo in piedi e cinto dalla testa ai piedi'. Cosa significava quell'angelo se non il fatto che ogni vescovo deve indossare la cintura della giustizia e dell'amore divino, ed essere pronto a percorrere le strade lungo cui camminò colui che disse: 'Io sono il Buon Pastore che dà la propria vita per le sue pecore'? Egli, inoltre, deve essere pronto a dire la verità nuda e cruda attraverso le sue parole. Deve essere deciso a custodire con le proprie opere l'equità e la giustizia, in se stesso come negli altri, senza abbandonare mai la giustizia né per le minacce, né per gli obbrobri, né per la falsa amicizia, né per il vano timore. Perciò il vescovo che sarà cinto in questo modo vedrà Tobia, ossia gli uomini giusti, venire a lui, seguire la sua strada e imitare la sua vita. In terzo luogo, deve mangiare e bere dell'acqua prima di mettersi in cammino, come si legge a proposito di Elia, che al suo risveglio trovò al suo capezzale un po' di pane e di acqua. Cos'è, dunque, il pane che venne dato al Profeta se non il bene corporale e spirituale che gli veniva somministrato? Nel deserto, infatti, gli veniva preparato del pane materiale come esempio, benché Dio potesse sostentarlo nella carne e senza pane, ciò affinché l'uomo capisse che era gradito alla Divinità impiegare i beni con sobrietà e temperanza per la consolazione della carne. Anche l'infusione spirituale veniva ispirata al Profeta, poiché Elia camminò quaranta giorni grazie alla forza di questo pane; infatti se non gli fosse stata ispirata l'intima unzione della grazia, egli sarebbe certamente venuto meno per la lunga fatica, perché la sua complessione era debole; tuttavia egli fu rinvigorito in modo da affrontare un cammino così impegnativo. Dunque, poiché l'uomo vive della Parola di Dio, avvertiamo il vescovo di prendere un boccone di pane, ossia di amare Dio sopra ogni cosa. Egli troverà questo pane al suo capezzale; in altre parole, la ragione gli dirà che bisogna amare Dio sopra ogni cosa, sia per la creazione e la redenzione sia per la sua lunga pazienza e la sua bontà. Lo preghiamo anche di bere un po' d'acqua, ossia di considerare intimamente le amarezze della Passione di Gesù Cristo; infatti chi può meditare degnamente le angosce patite dall'umanità di Cristo, quando questi chiedeva che il calice fosse allontanato da lui e quando le sue gocce di sangue bagnavano la terra? Il vescovo, dunque, beva quest'acqua di grazia e mangi il pane d'amore; in questo modo sarà riconfortato per seguire la strada di Gesù. Quindi, dopo aver intrapreso la via della salvezza, se il vescovo desidera andare oltre lungo questo cammino, la mattina gli sarà molto utile rendere grazie a Dio con tutto il cuore, considerare con attenzione ogni propria azione e chiedere aiuto a Dio per compiere con grande fedeltà la sua divina volontà». Libro III; 1

La Madre di Dio diceva: «Desidero spiegare a un vescovo cosa è tenuto a fare e qual è l'onore da rendere a Dio»

«Il Vescovo deve avere la mitra e custodirla fra le braccia, non venderla per denaro, né darla agli altri per amore carnale, né perderla per negligenza e debolezza. Ora, cosa rappresenta questa mitra episcopale se non la dignità, la potenza episcopale di ordinare i chierici, di impartire i sacri crismi, di ricondurre all'ovile le pecore che si perdono e di stimolare gli indolenti con l'esempio? La mitra che deve tenere con cura fra le braccia indica la grande attenzione con cui deve considerare quale sia la potenza episcopale, in che maniera gli sia stata conferita, quali siano i suoi frutti e quali gli obiettivi. Se il vescovo desidera sapere come sia diventato tale, si chieda se ha voluto questa carica più per fini personali che per l'amore di Dio... In seguito, pensando al motivo per cui ha accettato l'episcopato, si renderà conto che lo ha fatto per essere il padre dei poveri, il consolatore e il mediatore delle anime, perché i beni di un vescovo sono proprio le anime: se egli dissipa i beni, le anime grideranno vendetta contro gli ingiusti dispensatori. Ora, quale sarà il frutto della dignità episcopale? Sarà di due tipi, come dice San Paolo: corporale e spirituale. Sulla terra, infatti, il vescovo è vicario di Dio, per l'onore di Dio e viene onorato proprio come un dio in terra. In cielo, il frutto sarà corporale e spirituale, per via della glorificazione del corpo e dello spirito: là, infatti, il servitore sarà con il padrone, sia per la vita episcopale che ha condotto sulla terra, sia per l'esempio di umiltà con cui ha spinto gli altri a seguirlo sulla strada della gloria... Oltre a ciò, desidero che sappiate che il vescovo, essendo un pastore, deve portare sotto il braccio un fascio di fiori con cui chiamare a sé le pecore vicine e lontane, in modo che corrano subito verso di lui, attratte dal profumo dei suoi fiori. Questo fascio di fiori simboleggia la predicazione divina che il vescovo è tenuto a fare; le due braccia su cui reca tale predicazione, indicano due opere che il vescovo deve compiere, una pubblica e l'altra privata, affinché le pecore vicine al suo episcopato, vedendo la carità delle opere del loro vescovo e capendo quanto sia buona la sua reputazione, desiderino seguirlo; infatti questo fascio, che è molto profumato, non ha vergogna della verità, né dell'umiltà, né di insegnare il bene e di mettere in pratica ciò che insegna, né di essere umile negli onori che gli sono tributati e devoto nelle sue miserie. Quando il vescovo avrà compiuto il cammino e sarà giunto alla porta, avrà bisogno di presentare un'offerta al Giudice supremo; per questo tenga in mano un vaso molto caro e vuoto da offrire a quel Re sovrano. Ora, questo vaso vuoto che reca come offerta, non è altro che il cuore che giorno e notte dobbiamo svuotare da qualsiasi voluttà e da tutti i desideri di una gloria, in realtà, peritura. Quando sarà giunto il momento di introdurre questo vescovo nel regno della gloria, il Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, gli si farà incontro assieme a tutte le schiere celesti. Allora udirà gli angeli dire: 'Nostro Dio! Nostra gioia! Nostro bene! Questo vescovo è stato puro nella carne, generoso nelle opere: è dunque giusto che te lo presentiamo, perché ha sempre desiderato la nostra compagnia. Perciò esaudisci i suoi desideri, e attraverso il suo arrivo in cielo accresci la nostra gloria'. Allora tutti i santi diranno: 'Dio eterno! La nostra gioia proviene da te, è in te, emana da te e noi non abbiamo bisogno d'altro che di te. Tuttavia la nostra gioia è esaltata dalla gioia di questo vescovo, che ti ha desiderato quanto ha potuto, poiché ha portato dei fiori profumatissimi in bocca con i quali ha accresciuto il nostro numero. Ne ha portati anche nelle sue opere ed erano fiori che rinfrescavano chi abitava vicino o lontano da lui. Per questo concedigli la grazia di gioire con noi ed anche tu, rallegrati, poiché morendo gli hai augurato tanta gioia'. Allora il Re della gloria dirà loro: 'Amico mio, sei venuto a presentarmi il vaso del tuo cuore svuotato da te medesimo e dalla tua stessa volontà. Per questo motivo ti colmo di desideri indicibili e della mia gloria eterna; la mia gioia sarà la tua ed io non avrò mai fine, ma conserverò in eterno la tua gloria». Libro III; 3

Consiglio di Maria a un vescovo a proposito di come deve comportarsi nei confronti delle anime che gli sono affidate

La Madre di Dio parlava alla sposa di suo Figlio, dicendo: «Questo vescovo chiede la mia carità; per questo deve fare ciò che mi è molto caro. Infatti io conosco un tesoro: chi lo troverà non sarà mai miserabile; chi lo vedrà non sarà mai afflitto dalle tribolazioni né dalla morte. Chiunque lo desideri avrà il cuore colmo di felicità e proverà esaltazione e gioia. Ora, questo tesoro è nascosto in un castello chiuso da quattro serrature e circondato da mura molto alte, molto spesse e molto forti. All'esterno delle mura si trovano due fossati larghi e profondi. Per questo motivo supplico questa persona di superare con un salto quei fossati, di valicare con un passo le mura e di spezzare con un colpo le serrature, perché, così facendo, mi porti una cosa preziosa. Ora, ti dirò cosa significa tutto ciò. Tu chiami tesoro ciò che si adopera e maneggia di rado. Questo tesoro sono le parole di mio Figlio e le preziose opere che ha compiuto prima e durante la Passione e le mirabili opere che ha fatto quando il Verbo si è incarnato nel mio seno e quando sull'altare, giorno dopo giorno, il pane si transustanzia nel suo corpo grazie alla forza delle parole di Dio. Ma, benché queste cose siano un prezioso tesoro, attualmente sono così trascurate e dimenticate che pochi ne ricordano e se ne servono per progredire. Cionondimeno, il glorioso corpo del Figlio è racchiuso in un castello fortificato, ossia nella virtù della Divinità, perché così come egli difende il castello dai nemici, allo stesso modo la potenza della divinità di mio Figlio difende l'umanità del suo corpo, affinché nessun nemico possa danneggiarlo. Le quattro serrature sono quattro peccati a causa dei quali molti sono restii alla partecipazione del corpo di Gesù Cristo. Il primo di questi peccati consiste nella superbia e nelle ambizioni degli onori del mondo; il secondo nei desideri dei beni del mondo; il terzo nella volontà sporca e brutale che tende a invadere il corpo in modo smodato e feroce; il quarto nella collera, nell'invidia e nella negligenza nei confronti della propria salvezza... Per questo ho detto che egli ha spezzato con un colpo le serrature. Tale colpo rappresenta il fervore delle anime, mediante il quale il vescovo deve rompere i peccati e le opere di giustizia fatte con spirito di carità, affinché, dopo aver spezzato le serrature del peccato, il peccatore possa giungere a questo prezioso tesoro... Tutti sappiano che questo vescovo detesta i propri peccati e quelli altrui; allora, al di sopra di tutti i cieli, alla presenza di Dio eterno e degli angeli, si udirà questo colpo vibrato con zelo e molti si convertiranno e diventeranno migliori, dicendo: 'Non odia noi ma i nostri peccati. Per questo facciamo ammenda e saremo amici suoi e di Dio. Ora le tre muraglie che circondano il castello sono tre virtù: la prima consiste nell'abbandonare i piaceri del corpo e nel compiere la volontà divina; la seconda nel preferire danni ed obbrobri pur di vedere trionfare la verità e la giustizia, piuttosto che godere degli onori e dei beni del mondo nascondendo la verità stessa; la terza è il fervore della salvezza di ogni cristiano. Ho ordinato al mio amico di valicare le mura con un passo soltanto; infatti tu chiami passo il rapido superamento di una grande distanza con il corpo: lo stesso deve avvenire con il passo compiuto dallo spirito, poiché quando il corpo e sulla terra e l'amore del cuore in cielo, allora si superano queste tre mura. In quel momento, infatti, grazie alla considerazione delle cose celesti all'uomo è gradito abbandonare la propria volontà, patire l'emarginazione, le ingiurie e le persecuzioni per la giustizia e l'equità, e morire per la gloria di Dio. I due fossati all’esterno delle mita sono la 'bellezza del mondo, la presenza e il piacere dei suoi amici... E per questo che i due fossati vanno oltrepassati con un salto; in effetti, cos'è un salto spirituale se non il fatto di strappare il proprio cuore alle cose vane e di protendersi dalla terra al cielo? Certamente la divinità esiste da sempre, è senza inizio ed è, in quanto non può avere né principio né fine. L'umanità è stata nel mio corpo e da me ha ricevuto la carne ed il sangue; e se prima non c'era mentre adesso c'è, si tratta di una cosa molto preziosa. Dunque, quando l'anima del giusto accoglie al suo interno con amore il corpo di Dio, quest'ultimo la riempie di qualcosa di inestimabile; infatti, sebbene la divinità sia in tre Persone senza principio né fine in sé, quando il Padre ha mandato il Figlio e in esso è sopraggiunto lo Spirito Santo, attraverso me il Figlio ha ricevuto il suo corpo prezioso. Ora mostrerò a questo vescovo come presentare al Signore una cosa preziosa. Dove l'amico di Dio troverà il peccatore nelle cui parole c'è poco amore per Dio stesso e molto per il mondo, là troverà un'anima vuota da portare al Padre. Così come l'amico di Dio, che prova amore nei confronti del Padre, si sentirà desolato nel vedere che l'anima riscattata dal sangue del Creatore è lontana da Dio, - e per questo proverà compassione nei suoi riguardi e pregherà Dio affinché ne abbia misericordia -' allo stesso modo, se potrà accordare Dio e l'anima, con mani felici egli presenterà al Creatore una cosa preziosa; infatti, quando il corpo di Dio, che è stato in me e l'anima creata da Dio stesso sono in amicizia, questa cosa mi è molto cara. E non deve meravigliare il fatto che io ami mio Figlio, perché ero presente quando egli, cavaliere generoso, di Gerusalemme per sostenere una lotta così dura che gli si tesero tutti i nervi delle braccia; il suo corpo divenne livido e si coprì di sangue; le mani e i piedi furono trafitti da chiodi, gli occhi e le orecchie si riempirono di sangue; anche il collo era piegato quando mio Figlio rese lo spirito e il suo cuore fu aperto con la punta di una lancia. Così, con grande dolore e pena, egli ha riscattato le anime ed ora che risiede nella gloria tende le braccia agli uomini! Ma, ahimè, sono pochi quelli che gli presentano una sposa. Per questo l'amico di Dio non si risparmia nell'aiutare gli altri e nel presentarli a mio Figlio. Dite inoltre a quel vescovo, poiché desidera che diventi una sua cara amica, che intendo dargli la mia fede e legarmi a lui con un'unione importante, perché il corpo di Dio è stato dentro di me ed io riceverò la sua anima in me con grande amore e grande carità. Infatti, così come il Padre con il Figlio è stato in me, che ho avuto il mio corpo e la mia anima in lui, e così come lo Spirito Santo, che con il Padre e il Figlio è stato ovunque con me che custodivo mio Figlio dentro di me, allo stesso modo questo mio servitore sarà legato con il medesimo spirito; perché quando egli ama la Passione di mio Figlio e ne ha molto caro il corpo nel proprio cuore, allora avrà l'umanità che ha dentro e fuori di sé; la divinità di Dio è in lui, e lui in Dio, come Dio è in me ed io in lui. Ora, se il mio servitore ed io abbiamo uno stesso Dio, abbiamo anche uno stesso legame di carità e godiamo dei favori dello Spirito Santo, che è Dio con il Padre e il Figlio». Libro III, 13

La Santa Vergine presenta un’eccellente dottrina e un ottimo modello secondo cui i vescovi devono vivere e governare i loro sudditi spiritualmente e con devozione

Poi la Madre di Dio aggiunse, parlando alla sposa: «Ascoltami, tu cui è concesso di intendere e comprendere le cose spirituali: in primo luogo ti ho detto che quando questo vescovo cercherà la strada, gliela mostrerò. Se desidera intraprendere il cammino indicato dal Vangelo, e in questo modo far parte di un numero ristretto di persone, svegliandosi di notte, deve ringraziare immediatamente Dio per l'amore che gli ha mostrato nella creazione, per la Passione nella redenzione, per la pazienza con cui ha sopportato i peccati così a lungo... Ogni volta che sarà a tavola, il vescovo dovrà onorare e glorificare Dio, affinché i commensali siano rafforzati nelle cose dell'anima e rinfrancati nello spirito; oppure dovrà dare disposizione di leggere un libro di carattere edificante, affinché durante la refezione del corpo quest'ultimo sia rincuorato e l'anima rinvigorita. Dopo il pasto e il ringraziamento, il vescovo dovrà pronunciare parole edificanti per le anime ed assolvere i doveri episcopali; oppure si riposi, se la sua natura lo richiede; o ancora legga libri che lo avvicinino alle cose spirituali. Dopo mangiato, potrà svagarsi in modo onesto con quanti gli sono vicini, consolandoli, perché l'arco troppo teso prima o poi si spezzerà: per questo la gioia moderata, proporzionata all'infermità della carne, è gradita a Dio... Poi dovrà insegnare loro a riverire e ad onorare degnamente Dio e ad amarlo con tutto il cuore, affinché egli sia loro Padre, in virtù della divina autorità e loro madre nutrice, grazie alla dottrina benevola e dolce... Quando andrà a dormire, si umili di buon grado davanti a Dio e mediti ed esamini le cose che ha pensato durante il giorno: quali affetti, quali opere e quali giudizi, poi chieda perdono, invochi l'aiuto della misericordia divina e della grazia, concependo il desiderio e la decisione di fare ammenda e di confessarsi appena potrà. In seguito, coricandosi, preghi in questo modo: 'Signore, mio Dio, che hai creato il mio corpo, guardami con gli occhi della misericordia e dammi la grazia, affinché il sonno eccessivo non mi renda lento al tuo servizio e la veglia lunga ed eccessiva non mi faccia venire meno nei tuoi confronti...' Sarà bene, inoltre, che faccia penitenza ogni venerdì, confessandosi al sacerdote con grande umiltà e deciso a correggersi, poiché diversamente la confessione non ha valore». Poi la Madre di Dio aggiunse: «Se il vescovo intraprende questo cammino, sappia che questa strada è stretta, piena di spine, disuguale e accidentata. Perciò gli suggerisco tre rimedi: porti con sé degli abiti che lo proteggano bene, si copra gli occhi con entrambe le mani e guardi davanti a sé attraverso le dita, per evitare che le spine lo feriscano agli occhi, infine avanzi con molta prudenza e faccia attenzione ad appoggiare i piedi bene per terra, senza precipitazione bensì avanzando solo dopo aver controllato che il cammino non sia disuguale e scivoloso. Ora cosa significa la strada stretta se non la perversità dei malvagi e le quotidiane avversità del mondo, che impediscono e sollecitano l'uomo giusto per distoglierlo dalla giustizia e dall'equità? Il vescovo, dunque si premunisca contro questi pericoli, indossando le vesti della pazienza invincibile e della costanza ferma, perché è grande la gioia che si prova nel tollerare le cose obbrobriose per amore della giustizia e della verità. Ora cosa rappresentano le dieci dita che deve tenere sugli occhi, se non i dieci comandamenti divini che il giusto deve sempre osservare con gli occhi dello spirito? Egli dovrà seguire questa regola per tre motivi: vedere la dilettazione di Dio tutte le volte che lo punge la spina dell'obbrobrio, opporre la dilettazione del prossimo quando lo pungono le spine della perversità e pensare a ciò che sta scritto: Non desiderare le cose altrui, tutte le volte che lo allettano l'amore per il mondo e quello per la carne, in modo da porre freno alla concupiscenza contenendola nei limiti del ragionevole. Infatti là dove si trova la carità divina, ci sono anche la pazienza e la rassegnazione nelle tribolazioni e la gioia indicibile nelle infermità, il dolore nelle cose superflue, il timore negli onori, l'umiltà nella potenza e il desiderio insaziabile di abbandonare le cose del mondo. Ora, cosa significa che ad ogni passo il vescovo deve assicurarsi che i piedi siano saldi, se non il fatto che ovunque deve credere in modo assennato? Infatti il giusto deve avere due piedi spirituali: il desiderio per le cose eterne e il disgusto per le cose del mondo. Nel primo deve avere una grande discrezione, in modo da non desiderare le cose per l'onore personale bensì per quello di Dio; così riponga ogni suo desiderio nella volontà divina e nella ricerca dell'onore di Dio. Nel secondo deve essere prudente e fare attenzione che il suo disgusto per il mondo non sia eccessivo, per impazienza nei confronti della vita, per i pericoli di tutti i giorni, o per la pigrizia e la viltà di fare quanto gli comanda Dio. Sia prudente e circospetto in tutte le cose, affinché il disgusto per il mondo sia volto al desiderio e alla realizzazione di una vita migliore e serva per detestare i peccati. Dunque, percorrendo la strada stretta e piena di spine, il vescovo dovrà avanzare con prudenza, nel timore che le colpe espiate non siano state emendate a sufficienza. Inoltre sarà bene che si guardi da tre nemici che si trovano sul cammino. Il primo nemico rappresenta gli uomini oppure i diavoli che, con i loro cattivi consigli distolgono il vescovo dai suoi doveri dicendogli: 'Perché segui una strada così stretta? Perché lavori così tanto? Distraiti un momento e cammina lungo le strade fiorite che percorrono molti, in modo da non essere disprezzato. Cosa importa se gli uomini vivono bene o male? A che pro offendere chi ti darà onore ed amore se non offende né te né i tuoi? Cosa ti importa se manca di rispetto a Dio? Fai dei doni, ne riceverai. Serviti del tuo onore e dell'amicizia degli uomini per ottenere gli onori loro e del cielo'. Ecco ciò che questo nemico mormorerà nelle orecchie del vescovo e di molti altri. Per questo numerose fiamme, che avrebbero dovuto rischiarare le tenebre spesse, giacciono spente e dentro di loro regna l'oscurità; il buono ora è tramutato in fango. Il secondo nemico trafigge gli occhi con la bellezza del mondo, i beni della terra, l'apparato delle ricchezze, lo splendore degli abiti, i favori degli uomini e gli onori; quando si desiderano, si offrono e si presentano tutte queste cose, esse accecano gli occhi dell'anima e della ragione, ai quali sembra più dolce dedicarsi alle cose del mondo, anziché a quelle dell'amministrazione delle cure pastorali. In queste condizioni, l'amore per Dio, se mai c'è stato, comincia a raffreddarsi e si commettono i peccati con maggiore libertà. Così il vescovo, dopo aver soddisfatto le proprie esigenze, disposto e ordinato chi collabora con lui alle mansioni episcopali, sia contento di ciò in cui può conservare la propria autorità, poiché sta scritto che ci si deve saper accontentare delle cose moderate e colui che milita a fianco di Dio con tutto il cuore non si lascia coinvolgere negli affari del mondo se non per necessità e per l'onore di Dio. Il terzo nemico ha un laccio, e grida: 'Perché ti umili così, visto che potresti essere onorato più degli altri? Cerca di salire, perché sarai ricco e potrai diventarlo ancora di più, sfruttando il tuo ministero per avanzare negli onori del mondo. Ora che sei vescovo non accontentarti della tua carica ma diventa arcivescovo e mira ancora più in alto, per poter avere un riposo maggiore, essere servito meglio e ricevere più onori. Quando gli altri avranno bisogno del tuo aiuto, cogli la situazione per essere più temuto, adulato e corteggiato'. Ora, quando lo spirito si fa incantare da questi consigli funesti, d'improvviso e in modo temerario stende il piede verso la cupidigia... Ma in cosa consiste il bene dell'Episcopato? Non è altro che prodigarsi per il progresso delle anime e per la gloria di Dio, lavorando per le cose eterne e non per quelle periture. Ora, desiderano tutti l'onore, ma si sottraggono a questo lavoro. Il loro onore, dunque, non è vero onore bensì afflizione, perché là dove non c'è il fardello del lavoro divino, non c’è onore dell'anima davanti a Dio. Per questo il vescovo non cerchi un onore più grande e non desideri ciò che appartiene agli altri, perché il laccio è nascosto per terra e la strada è costellata di inganni se non si fa attenzione. Per questa ragione sarà meglio che il mio servitore non cerchi di avanzare nella gerarchia ecclesiastica, finché la divina Provvidenza non disponga diversamente o i suoi superiori non gli comandino di fare altrimenti per l'onore e la gloria di Dio. Tale consiglio è un avvertimento salutare e caritatevole. Meditando sulla potenza e sulla dignità episcopale che gli sono state conferite, il vescovo capirà che lo scopo della sua carica è di consolare le anime e di liberarle dalle pene causate dai loro peccati, perché egli vive delle loro elemosine; il vescovo, inoltre, dovrà essere la nutrice dei poveri, il padre dei ricchi, il coadiutore di Dio nelle cose spirituali e l'emulo di Dio per amore del Creatore». Libro IV, 126

IL PAPA

Rivelazioni sul Papa

Una notte, mentre vegliava in preghiera, Santa Brigida ebbe una visione, come se le parlasse una voce proveniente da un cerchio che emanava luce come il sole. Questa voce le disse le seguenti parole: «Sono la Madre di Dio, poiché egli ha voluto così. Sono anche la Madre di tutti coloro che godono delle sovreminenti gioie del cielo. Benché i bambini si sentano felici quando vengono soddisfatte le loro esigenze conformemente ai loro desideri, la contentezza che provano è maggiore quando vedono il viso materno bello e gioioso: similmente per nostro Signore è cosa gradita dare a tutti in cielo la gioia e la contentezza della vista della mia bellezza, della mia purezza e del mio splendore virtuoso, sebbene essi ricevano già ogni sorta di bene dalla potenza della Divinità per mistero divino... Io sono la Madre di tutta la giustizia che è nel mondo e che mio Figlio ha amato con perfetta dilettazione e così come la mano materna è sempre pronta a opporsi ai colpi e ai pericoli che minacciano suo figlio, quando qualcuno vuole percuoterlo, allo stesso modo sono sempre pronta a difendere i giusti sulla terra e a liberarli da ogni genere di pericolo. Inoltre sono la Madre di tutti i peccatori che desiderano fare ammenda e che non intendono più offendere Dio e sono determinata a proteggerli, proprio come farebbe una madre carissima; una madre che vedesse i suoi amati figli indifesi assaliti a spada tratta dai nemici, non si opporrebbe forse al pericolo con generosità per liberarli, difenderli e proteggerli nel suo seno? Io faccio e farò lo stesso con tutti i peccatori che chiederanno immediatamente perdono a mio Figlio e che invocheranno la sua misericordia con vera contrizione e gioia divina. Ascolta con attenzione ciò che desidero dirti su due figli. Il primo è Gesù Cristo, nato dalla mia carne verginale per manifestare il proprio amore e per riscattare le anime; per questo motivo non si è sottratto alle pene corporali, né ha risparmiato il proprio sangue; non si è nemmeno rifiutato di udire obbrobri e di patire le sofferenze di una morte amara. Egli è il Dio onnipotente delle gioie celesti ed eterne. Il secondo che reputo mio Figlio tanto quanto il primo è colui che siede sul trono pontificio, ossia il trono di Dio sulla terra, purché ami Dio con tutto il cuore e obbedisca a tutti i suoi comandamenti. Ora desidero dire qualcosa su questo papa, di nome Urbano che, grazie alle mie preghiere, ha ottenuto di essere illuminato dallo Spirito Santo. Doveva fare ritorno a Roma, unicamente per esercitarvi la propria giustizia e la propria misericordia, per stabilire e rafforzare la fede cattolica e la pace e, in questo modo, rinnovare la Santa Chiesa. Così come una madre conduce il proprio figlio là dove le sembra opportuno, mostrandogli il seno, allo stesso modo ho guidato papa Urbano da Avignone a Roma, senza che incorresse in pericoli fisici, con le mie preghiere e tramite l'intervento dello Spirito Santo. Ora, cosa fa per ricompensarmi? Mi volge le spalle, non mi guarda e pretende di allontanarsi da me, guidato com'è dagli inganni dello spirito del male. In verità, lo disgustano le opere divine e gode del benessere materiale. Del resto, il diavolo lo attira verso il diletto mondano, poiché questo Papa ama all'eccesso il suo paese natale ed è legato agli affetti terreni; inoltre si lascia trascinare dai consigli degli amici che propendono per le cose della carne e sono occupati a soddisfare i propri piaceri e desideri, anziché curarsi dell'onore e della gloria di Dio, della salvezza e del progresso dell'anima. Se ritornerà nel paese in cui è stato eletto papa, egli riceverà uno schiaffo tale da fargli tremare i denti e da offuscargli la vista, impallidirà e il suo corpo sarà percorso da brividi. Gradualmente l'ardore dello Spirito Santo verrà meno in lui e le orazioni degli amici di Dio che avevano deciso di pregare per la sua salvezza, affogheranno nelle lacrime ed il Papa le cercherà invano, i cuori si raffredderanno nei suoi confronti ed egli renderà conto a Dio: di ciò che ha fatto sul soglio pontificio e di ciò che ha omesso nella sua grande maestà». Libro IV, 138

Rivelazione fatta pervenire a Gregorio XI tramite Laten degli Urini

Una certa persona, intenta a vegliare senza dormire mai, venne rapita spiritualmente mentre pregava. E sebbene le sue forze sembrassero venire meno, il suo corpo si infiammava e fremeva per l'amore ardente che l'animava, mentre la sua anima si consolava e si rinvigoriva grazie alla forza divina e la sua coscienza era colma di intelligenza spirituale. Questa persona ebbe la seguente visione. Udì una voce melodiosa che le diceva: «Sono colei che, in modo affatto divino, ha generato nel tempo colui che è stato generato nell'eternità; e mentre altre volte ti ho detto cose che dovevano essere annunciate a papa Urbano, ora desidero dirti cose che devono essere annunciate a papa Gregorio. Ma, affinché siano più comprensibili, ricorrerò a delle similitudini. Quando una madre tenera vede che l'amato figlio - nudo e tremante di freddo, sdraiato per terra e incapace di alzarsi da solo - piange d'amore per il desiderio di' abbracciarla e di succhiarne il latte, si intenerisce e si affretta verso di lui perché non soffra per il freddo, lo solleva con mano pietosa e materna e l'avvolge subito tenendolo stretto a sé con dolcezza, lo riscalda con il calore del proprio petto e l'allatta con il latte del proprio seno. Io, Madre di misericordia, farò lo stesso con papa Gregorio se tornerà a Roma con l'intenzione di risiedervi; con il desiderio di essere compassionevole - come un pastore pietoso e indulgente - verso le anime poste sotto la sua tutela, che corrono il pericolo di essere dannate in eterno e la cui triste perdita gli darebbe dolore, con la volontà di rinnovare lo stato della Chiesa con ogni sorta di umiltà pastorale e doverosa carità. Sì, sarò una madre piena di bontà, che lo solleverà da terra come se fosse un bambino nudo e tremante di freddo: sottrarrò il suo cuore a qualsiasi diletto terreno e affetto mondano, seguendo in ciò la volontà divina e lo scalderò con l'amore materno che arde nel mio cuore. Lo sazierò con il mio latte, ossia con le mie preghiere, simili al latte, che farò al mio Dio che è mio Figlio, per amore suo, affinché lo perdoni e invii lo Spirito Santo nel cuore di papa Gregorio. Così, sarà saziato da una vera carne, tanto che non desidererà altro di questo mondo se non vivere per l'onore e la gloria di Dio. Ecco, gli ho mostrato la vera carità e l'amore che gli testimonierò, se mi obbedirà, ossia se trasferirà il suo trono a Roma con grande umiltà...». Libro IV, 139

Un’altra visione che il Conte di Nola lesse a Papa Gregorio XI in persona

«Lode a Dio per il suo diletto! E onore alla Santa Vergine Maria per la compassione che prova per tutti quelli che sono stati riscattati con il prezioso sangue di Dio! Santo Padre, ecco cos'è accaduto a colei il cui cuore ardeva dell'amore divino e delle visite dello Spirito Santo. Questa persona ha udito una voce che le diceva: 'Ascolta, tu che vedi le cose dello spirito! Di' quanto ti verrà ordinato e scrivi a papa Gregorio le parole che senti: colei che ti parla è la Madre che Dio ha voluto per sé assumendo da lei il suo corpo. Mio Figlio ha fatto una grande misericordia a papa Gregorio, quando gli ha annunciato, tramite me, le sue sante volontà, come è successo nella rivelazione precedente; e tale favore gli è stato concesso più in considerazione delle orazioni, delle preghiere e delle lacrime sparse dagli amici di Dio, che dei suoi meriti. Perciò io e il diavolo, suo nemico, abbiamo avuto una grande disputa al suo riguardo; infatti nell'altra lettera ho ammonito papa Gregorio in persona affinché si trasferisse immediatamente a Roma con grande umiltà, amore e carità divina e li ristabilisse il suo trono e rimanesse fino alla morte. Ma il diavolo ed alcune persone che gli sono vicine gli hanno consigliato di ritardare la partenza e di restare dove si trovava, spinto in questo da un piacere mondano e dall'amore per parenti ed amici, sangue del suo sangue. Così ora il diavolo ha maggior diritto ed occasione di tentarlo, poiché il Papa obbedisce più ai suoi consigli e agli amici mondani che alla volontà mia e di Dio. Tuttavia, poiché Gregorio desidera essere convinto della volontà divina, è giusto soddisfare questo suo desiderio. Sappia dunque per certo che Dio vuole che, senza porre tempo in mezzo, faccia ritorno a Roma e che, così facendo, si affretti a raggiungerla in marzo o all'inizio di aprile, se desidera avermi per Madre. Se disobbedirà, sappia che non lo visiterò mai più con simili visioni e consolazioni sulla terra... Il Papa sappia inoltre che in questo modo in Francia non regnerà mai la pace, poiché i suoi abitanti non ne godranno mai se non avranno placato mio Figlio, che è Figlio di Dio, con grandi opere di carità, pietà e umiltà, poiché l'hanno offeso con azioni malvagie, provocando la sua indignazione e la sua collera. Sappia infine che il cammino intrapreso dagli eserciti che hanno raccolto la feccia del popolo per andare al sepolcro di mio Figlio mi disgusta quanto l'oro che venne fuso dagli israeliti, con cui il diavolo fece un vitello; i loro disegni, infatti, sono animati dall'arroganza e dalla cupidigia. Qualora provino il desiderio di recarsi al mio sepolcro, saranno motivati dalla superbia e dal desiderio di possedere, e non dall'onore e dalla gloria di Dio'. A questo punto la visione è cessata. Ora, dopo aver pronunciato tali parole, la Madre di Dio mi disse: «Di' al mio vescovo di piegare questa lettera originale e sigillarla, dopo averne fatto una copia da presentare aperta all'abate, nunzio del Papa e conte di Nola, affinché entrambi possano leggerne il contenuto e, al termine della lettura, la strappino in tanti pezzi; infatti, così come questa lettera verrà divisa in tante parti, allo stesso modo se il Papa non fa ritorno a Roma entro la data prestabilita, contravverrà al fatto che tutti debbano stare sotto un unica obbedienza e sudditanza e sottostare a lui in seno alla Chiesa; perciò la Chiesa sarà divisa in tante parti nelle mani dei suoi nemici. Sappi per certo che, oltre a queste tribolazioni, non soltanto egli vedrà con i suoi occhi che quanto dico è vero, ma non potrà ristabilire l'obbedienza e la pace nelle terre della Chiesa e a ciò nulla varranno tutti i suoi eserciti. Le parole che ti dico ora non devono ancora essere scritte all'abate, poiché il seme si nasconde nella terra finché non si trasforma in spiga'». Libro IV, 140

La rivelazione di questo capitolo venne fatta a Napoli allo stesso Papa, in occasione della festa di San Policarpo

Nostro Signore Gesù Cristo apparve alla sua sposa Santa Brigida, mentre pregava per papa Gregorio XI, e le disse: «Medita sulle parole che sto per dirti. Sappi che questo Papa è come un paralitico che non riesce a muovere le mani per lavorare, né i piedi per camminare, perché la paralisi è generata dal sangue, dall'umore corrotto e dal freddo: similmente l'amore smodato per i familiari e il gelido amore che nutre nei miei confronti bloccano questo Papa. Ma sappi che, grazie alle preghiere della Vergine, mia Madre, inizierà a muovere le mani e i piedi, compiendo la mia volontà e cercando di rendermi onore recandosi a Roma, dove intraprenderà la strada del bene senza tuttavia seguirla fino in fondo». Allora Santa Brigida disse: «Signore, mio Dio, la regina di Napoli e diverse altre persone dicono che è impossibile che giunga a Roma, perché il re di Francia, i cardinali ed altri ancora glielo impediscono; inoltre ho sentito dire che secondo molti possiede lo Spirito di Dio, ha delle rivelazioni divine e delle visioni e con questo pretesto essi lo dissuadono dal venire a Roma. Perciò temo che ostacolino il suo arrivo». Rispose Dio: «Hai letto che, mentre Geremia faceva profezie a Gerusalemme, il re iniquo diede ascolto a molte persone animate da spirito scaltro e menzognero: per questo il sovrano e il suo popolo patirono la prigionia; infatti, se il re avesse creduto solo a Geremia, la mia collera si sarebbe placata. Similmente di questi tempi nessuno - saggio o scellerato, amico o nemico che sia -' 'predica il bene dell'anima, bensì il soddisfacimento della carne e del sangue; ciononostante prevarrò e porterò questo Papa a Roma e non alla loro consolazione; ma non ti è dato sapere se assisterai al suo arrivo oppure no». Libro IV, 141

Rivelazioni riguardanti lo stesso papa Gregorio XI

Santo Padre, mentre questa persona, che Sua Santità conosce bene, era intenta a pregare, cadde in contemplazione e fu rapita in estasi; allora vide un trono su cui era seduto un uomo di indicibile bellezza e di incommensurabile potenza: era nostro Signore Gesù Cristo; attorno al suo trono si trovavano una moltitudine di santi e una schiera di angeli; e davanti al trono, in lontananza, c'era un vescovo che indossava gli abiti pontificali. Ma il Signore era seduto sul trono e mi parlava in questi termini: «Il Padre mio mi ha dato tutta la potenza in terra e in cielo; e benché ti dia l'impressione di parlare con una sola bocca, in realtà non parlo da solo, poiché il Padre parla in me insieme allo Spirito Santo, essendo noi tre Persone in un solo Dio». Poi parlò a quel vescovo, dicendo: «Ascolta le parole che dico, papa Gregorio XI. Perché mi odi tanto? Perché la tua audacia verso di me è così grande e la tua presunzione nei miei confronti così insopportabile? La tua corte mondana, infatti, rovina la mia corte celeste. Mi privi con orgoglio delle mie pecore; mi spogli dei beni della Chiesa, che appartengono a me ed estorci ingiustamente i beni dei sudditi della mia Chiesa per darli ai tuoi amici temporali. E ancora prendi, ricevi ed usurpi in modo iniquo i beni dei poveri per distribuirli indebitamente ai ricchi. E questo il motivo per cui la tua audacia è troppo grande e la tua presunzione è insopportabile; infatti, sei entrato nella mia corte con eccessiva audacia e non perdoni a chi mi appartiene di diritto. Cosa ti ho detto Gregorio? Ho tollerato con pazienza la tua nomina alla più alta carica della Chiesa, al sommo pontificato e ti ho reso note le mie volontà con lettere che ti sono state inviate da Roma e che erano frutto di una rivelazione divina. Ti ho messo in guardia contro le gravi conseguenze che il tuo operato poteva suscitare nei tuoi confronti. E tu cosa mi rendi in cambio di tutti i benefici di cui ti ho colmato? Tu fai sì che nel tuo cuore regnino una grande superbia, un'insaziabile cupidigia, un'abominevole lussuria e il perniciosissimo abisso di un'orribile simonia. Come se non bastasse, benché pastore e prelato di ogni mia pecora, tu rapisci e sottrai innumerevoli anime, perché mandi all'inferno quasi tutti coloro che si rivolgono al tuo cuore. E questo ti rende colpevole, poiché non consideri con discernimento ciò che bisogna fare per indurli a seguire la retta via dello spirito e il modo in cui correggerli. Sebbene, in virtù delle cose che ti ho appena detto, io possa condannarti secondo questa giustizia, grazie alla mia misericordia ti avviso nuovamente che devi curarti della salvezza della tua anima e che devi salire sul trono di Roma appena possibile. Rimetto il tempo al tuo giudizio; sappi comunque che più ritarderai, più diminuiranno e si allontaneranno da te il progresso della tua anima e la promozione della tua virtù. D'altra parte più presto verrai a Roma, più presto le virtù e i doni dello Spirito Santo cresceranno in te e sarai infiammato dal fuoco del tuo amore e della tua carità. Vieni dunque e non tardare. Vieni, non con la superbia e la pompa mondana che ti sono consuete, bensì con carità e umiltà. E, dopo che sarai giunto, estirpa, strappa, dissipa ogni vizio dal tuo cuore e scaccia da te il consiglio della carne, del sangue e degli amici mondani. Forza, dunque; non temere; innalzati con generosità e rivestiti di forza. Inizia con fiducia a rinnovare la mia Chiesa che ho creato con il mio sangue, affinché sia rigenerata spiritualmente e ritorni al suo originario stato e al suo sacro splendore, perché ora, al confronto, i postriboli vengono tenuti in maggior conto... In verità, Gregorio, figlio mio, ti avverto ancora una volta: torna umilmente a me; segui i consigli miei che sono tuo Padre e tuo Creatore; non dimenticare che se mi obbedirai come ti chiedo, avrai in me un Padre pietosissimo. Intraprendi dunque con coraggio la via della giustizia, e prospererai. Non disprezzare quanti ti amano, perché se obbedisci avrò misericordia e ti colmerò di benedizioni; ti rivestirò addirittura con preziosissimi ornamenti degni di un vero papa e ti vestirò io stesso, affinché tu sia in me ed io in te, dove sarò glorificato in eterno». Ora, dopo che la persona rapita in estasi ebbe visto e udito queste cose, la visione cessò. Libro IV, 142

Quarta rivelazione che Santa Brigida invia a papa Gregorio nel giugno dell'anno del Signore 1373

Sommo vescovo, nostro Signore Gesù Cristo mi ha detto di scriverti le seguenti parole, che dovrai mostrare al Papa: «Qualora egli domandi dei segni, digli che i segni li chiedevano i farisei: io ho risposto loro che così come Giona è stato nel ventre della balena tre giorni e tre notti, io, Figlio della Vergine, sono rimasto morto per tre giorni e tre notti sulla terra, poi sono resuscitato e salito all'eterna gloria. Similmente papa Gregorio riceverà un segno del mio avvertimento, affinché salvi le anime e la Chiesa torni al suo stato originario e ritrovi la sua condizione migliore; allora egli sperimenterà il segno e il frutto di una consolazione eterna. Ma, qualora non obbedisca alle mie parole e non torni a Roma, riceverà un altro segno ancora; in questo caso, infatti, non soltanto perderà il potere temporale, ma anche quello spirituale e soffrirà le tribolazioni del cuore finché avrà vita: sebbene il suo cuore possa dargli tregua di tanto in tanto, sarà sconvolto dai rimorsi di coscienza e dalla pena interiore. Il terzo segno che gli do, è il fatto stesso che Dio dica a una donna parole meravigliose: e questo a che pro e con che intento se non per la salvezza delle anime, in modo che i malvagi facciano ammenda e i buoni siano migliori? Nonostante il Papa sia stato cacciato dal trono, sarebbe meglio che il Pontefice si umiliasse e cercasse di fare pace, se possibile, prima che un numero spropositato di anime perda la vita e precipiti nella dannazione eterna. Quanto alle sorti del regno di Francia, egli non ne sarà al corrente fin quando non sarà giunto in Italia. Quando una corda è contesa da una parte da un'infinità di persone, che ne tirano a sé un'estremità, e dall'altra da un uomo soltanto, che la tira a sua volta, ha la meglio la maggioranza; ma nel caso del Papa numerose anime sono distrutte a causa di una soltanto. Per questo egli dovrà guardare me, che sono un solo Dio; infatti, benché molti lo dissuadano dal venire a Roma e l'ostacolino il più possibile, è bene che egli si affidi a me soltanto ed io l'aiuterò al punto che nessuno potrà prevalere su di lui. Come gli uccellini che si alzano sul nido, schiamazzano e gioiscono al ritorno della madre, così io gli andrò incontro con gioia, lo innalzerò ed onorerò il suo corpo e la sua anima. Questo Papa si chiede se debba venire a Roma per compiere la riforma della Chiesa' e per la pace; ebbene, desidero che venga il prossimo autunno con questo scopo in mente e che sappia che nulla mi sarà più gradito, da parte sua, della sua venuta in Italia». Libro IV, 143

Il Papa e i sacerdoti benché peccatori non perdono la facoltà di assolvere dai peccati

Volgi dunque il capo a Dio, e lo vedrai; non avendo il Papa commesso eresia, la vera fede è credere che, malgrado i numerosi peccati che ha commesso, egli abbia comunque la piena facoltà e autorità di unire e assolvere le anime, poiché tale potere gli è stato dato da San Pietro e affidato da Dio... Similmente affermo che, malgrado i loro peccati li rendano indegni davanti al Dio di gloria, i sacerdoti sono veri sacerdoti - e quindi consacrano, somministrano l'eucarestia e gli altri sacramenti ai fedeli e con le loro mani sull'altare innalzano e toccano realmente il corpo di Cristo - purché non siano eretici.

Libro VII, 7



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