23 - Maria santissima dà alcuni insegnamenti a santa Elisabetta su richiesta di lei.

La mistica Città di Dio - Libro terzo

Suor Maria d'Agreda

23 - Maria santissima dà alcuni insegnamenti a santa Elisabetta su richiesta di lei.
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Maria santissima dà alcuni insegnamenti a santa Elisabetta su richiesta di lei; circoncidono e mettono il nome al bambino; Zaccaria profetizza.

283. Era inevitabile il ritorno di Maria santissima a Nazaret, essendo già nato il precursore di Cristo; anche se santa Elisabetta, prudente e saggia, si uniformava in questo alla disposizione divina e con tale riflessione moderava in parte il suo dolore, desiderava compensare in qualche modo con l'insegnamento della Madre della sapienza la solitudine in cui sarebbe rimasta. Con questo intento le parlò dicendole: «Signora mia e madre del mio Creatore, io conosco che già preparate la vostra partenza e prevedo la mia solitudine per la mancanza della vostra amabile compagnia e della vostra protezione. Vi supplico, cugina mia, che in vostra assenza io meriti di restare con qualche istruzione, che mi aiuti a dirigere tutte le mie azioni per il maggiore compiacimento dell'Altissimo. Nel vostro talamo verginale tenete il Maestro che dà orientamento ai saggi e la fonte stessa della luce che per mezzo di lui comunicate a tutti. Trasmettete, dunque, alla vostra serva qualcuno dei raggi che riverberano nel vostro purissimo spirito, affinché il mio sia illuminato ed indirizzato per i sentieri retti della giustizia finché arrivi a vedere il Dio degli dei in Sion».

284. Queste parole di santa Elisabetta mossero in Maria santissima una specie di tenera compassione e con essa rispose, dando a sua cugina insegnamenti celesti per regolarsi nel tempo di vita che le restava, che sarebbe stato breve. L'Altissimo stesso si sarebbe preso cura del bambino ed anche la stessa Regina ne avrebbe fatto richiesta a sua Maestà. Sebbene non sia possibile riferire tutto ciò di cui la clementissima Signora avvertì e consigliò santa Elisabetta in questi dolcissimi discorsi per prendere da lei congedo, dirò qualcosa di ciò che comprendo, come mi è stato manifestato, per quanto lo possono i miei scarsi termini. Disse Maria santissima: «Cugina ed amica mia, il Signore vi ha scelta per le sue opere e per i suoi altissimi misteri, poiché si è degnato di comunicarvi tanta luce ed ha voluto che io vi aprissi il mio cuore. In esso vi porto scritta per presentarvi davanti alla sua grandezza. Non dimenticherò l'umile pietà che avete mostrato verso la più inutile tra le creature; spero dal mio Figlio santissimo e mio Signore che ne riceverete copiosa rimunerazione».

285. «Sollevate sempre il vostro spirito e la vostra mente alle altezze e, con la luce della grazia che avete, non perdete di vista l'immutabile essere di Dio, eterno ed infinito, e la degnazione della sua bontà immensa, con la quale si è mosso a creare ed a formare dal niente le creature per innalzarle alla sua gloria ed arricchirle con i suoi doni. Per questo ogni creatura è debitrice verso la misericordia dell'Altissimo, ma lo siamo ancor più noi, che egli ha contraddistinto con tanta abbondanza in questa conoscenza e luce, affinché estendiamo i nostri sforzi sino a compensare con la nostra riconoscenza la cieca ingratitudine dei mortali, i quali malgrado tale luce si trovano tanto lontani dal conoscere e magnificare il loro Creatore. Questo deve essere il nostro compito, sgombrando del tutto il nostro cuore, affinché libero cammini verso il suo felice fine. Perciò, amica mia, vi raccomando di allontanarlo e deviarlo da tutto ciò che è terreno, anche se si trattasse di cose lecite, affinché, distaccata dagli impedimenti della terra, siate pronta a levarvi su alle chiamate divine, attendiate la venuta del Signore e quando giunga rispondiate con gioia e senza il dolore che l'anima sente quando giunge il momento di dividersi dal corpo e da tutto il rimanente che eccessivamente ama. Adesso, che è tempo di patire e di acquistare la corona, facciamo in modo di meritarla e di camminare speditamente per arrivare all'intima unione con il nostro vero e sommo Bene».

286. «Procurate con speciale sottomissione di ubbidire a Zaccaria, vostro marito e capo, e di amarlo e servirlo per tutti i vostri giorni. Offrite sempre vostro figlio al suo Creatore; in sua Maestà e per lui potete amarlo come madre, perché sarà un grande profeta e con lo zelo di Elia, che gli sarà dato, difenderà la legge e l'onore dell'Altissimo, procurando l'esaltazione del suo santo nome. Ed il mio Figlio santissimo, il quale lo ha eletto come suo precursore e come annunciatore della sua venuta, lo favorirà come suo familiare, lo riempirà dei doni della sua destra, lo farà grande ed ammirabile di generazione in generazione e manifesterà al mondo la sua grandezza e santità»

287. «Con ardente zelo fate in modo che in tutta la vostra famiglia sia temuto, venerato e riverito il santo nome del nostro Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Avrete inoltre grande sollecitudine nel favorire i bisognosi e i poveri, per quanto sarà possibile. Arricchiteli con i beni temporali, che l'Altissimo con generosità vi ha concesso affinché con la medesima liberalità li dispensiate agli indigenti. Spettano più a loro che a voi, in quanto tutti siamo figli di un solo Padre che sta nei cieli e al quale appartiene l'intero creato e non è ragionevole che, essendo il padre ricco, voglia che un figlio sia facoltoso e che suo fratello viva povero ed abbandonato. In ciò sarete molto gradita al Dio delle misericordie immortale. Continuate quello che fate ed eseguite ciò che avete pensato, poiché Zaccaria lo rimette alla vostra dispensazione. Con tale permesso potete essere generosa. Con tutte le tribolazioni che il Signore vi manderà, confermerete la vostra speranza e con le creature sarete benigna, mansueta, umile, affabile e molto paziente con intimo giubilo dell'anima, benché alcune di esse siano strumento del vostro esercizio e della vostra corona. Benedite eternamente il Signore per gli altissimi misteri che vi ha manifestato e domandategli la salvezza delle anime con incessante amore e zelo. E pregherete per me la sua grandezza, che mi guidi e diriga, affinché io dispensi degnamente e con suo compiacimento il mistero che la sua bontà immensa ha affidato a così vile e povera serva. Mandate avviso al mio sposo, affinché venga ad accompagnarmi nel ritorno; frattanto, disponete la circoncisione del vostro bambino e chiamatelo Giovanni perché tale nome gli ha dato l'Altissimo ed è decreto della sua immutabile volontà».

288. Queste ed altre parole di vita eterna, dette da Maria santissima, produssero nel cuore di Elisabetta effetti tanto divini che la santa restò per qualche tempo assorta ed ammutolita per la forza dello spirito che la illuminava, ammaestrava e sublimava in pensieri e sentimenti così elevati, perché l'Altissimo si serviva delle parole della sua madre purissima come di strumento per vivificare e rinnovare il cuore della sua serva. Questa, poi, quando si fu un po' calmato il suo pianto, parlò e disse: «Signora mia e regina di tutto il creato, sono ammutolita tra il dolore e la consolazione. Udite le parole dell'intimo del mio cuore, poiché qui si formano quelle che io non posso manifestare. I miei sentimenti vi diranno ciò che la mia lingua non può pronunciare. All'Onnipotente rimetto il contraccambio dei favori che mi fate, perché egli è il rimuneratore di quanto noi poveri riceviamo. Solo vi chiedo che, essendo voi in tutto la mia protezione e la causa di ogni mio bene, mi otteniate grazia e forza per mettere in pratica il vostro insegnamento e tollerare la privazione della vostra dolce compagnia, perché è molto grande il mio dolore».

289. Si trattò immediatamente della circoncisione del bambino di Elisabetta, perché già si avvicinava il tempo determinato dalla legge. Secondo il costume dei giudei, specialmente dei nobili, si riunirono nella casa di Zaccaria molti suoi parenti e conoscenti e si misero a parlare del nome da dare al bambino. Erano soliti, infatti, riflettere e consultarsi molto su ciò ed era loro uso discutere il nome che si doveva porre ai figli. In questa occasione, inoltre, la ragione era straordinaria per la nobiltà di Zaccaria e di santa Elisabetta e perché tutti consideravano la meraviglia del suo avere concepito e partorito, essendo vecchia e sterile, e supponevano che in ciò si racchiudesse qualche grande mistero. Zaccaria era ancora muto e così fu necessario che presiedesse quella riunione sua moglie santa Elisabetta. Oltre all'alto concetto ed alla venerazione che tutti avevano di lei, ella, dopo la visita e la conoscenza della Regina del cielo e dei suoi misteri e la lunga conversazione avuta con lei, era così rinnovata e sublimata in santità che tutti i parenti, i vicini e molti altri si accorsero di tale mutamento; infatti, anche dal viso lasciava trasparire un certo splendore, che la rendeva ammirabile, e si conobbe in lei il riverbero dei raggi della Divinità, nella cui vicinanza viveva.

290. L'umilissima signora Maria santissima fu presente a questa riunione, perché santa Elisabetta con molta insistenza le chiese tale favore e la fece arrendere su ciò frapponendo una specie di comando molto rispettoso ed umile. La grande Signora ubbidì, ma solo dopo avere ottenuto dall'Altissimo che non la facesse conoscere e non manifestasse nessuno dei suoi segreti benefici per clii fosse applaudita e celebrata. L'umilissima fra gli umili conseguì il suo desiderio. E siccome quelli del mondo lasciano umiliare coloro che non si manifestano e contraddistinguono con ostentazione, non ci fu chi riflettesse su di lei con attenzione particolare, salvo la sola santa Elisabetta, la quale la mirava con interna ed esterna venerazione e riconosceva che dalla sua direzione era regolata la buona riuscita di quella determinazione. Avvenne subito ciò che è riferito nel Vangelo di san Luca, cioè che alcuni chiamavano il bambino Zaccaria, come suo padre; ma la prudente madre, assistita dalla Maestra santissima, disse: «No, si chiamerà Giovanni». I parenti replicarono che nessuno della loro stirpe aveva portato tale nome, poiché sempre si è avuto grande stima dei più illustri antenati per imitarli in qualche cosa. Santa Elisabetta, però, insistette nuovamente perché il bambino si chiamasse Giovanni.

291. Benché Zaccaria si trovasse muto, i parenti desideravano sapere attraverso dei segni ciò che egli sentiva in ordine a questo. Facendo egli intendere che gli porgessero una penna, scrisse: Giovanni è il suo nome. Mentre scriveva, Maria santissima, usando la potestà di regina concessale da Dio sopra la natura, comandò al mutismo di Zaccaria di lasciarlo libero ed alla sua lingua di sciogliersi e benedire il Signore, perché ne era giunto il momento. A questo comando divino, Zaccaria fu liberato e cominciò a parlare, con meraviglia e timore di tutti gli astanti, come dice il Vangelo. Se è verità che il santo arcangelo Gabriele, come appare dal medesimo Vangelo, disse a Zaccaria che per la sua incredulità sarebbe restato muto finché si fosse adempiuto quanto gli annunciava, questo non ècontrario a quello che qui dico, perché il Signore quando rivela qualche decreto della sua divina volontà, benché efficace e assoluto, non sempre spiega i mezzi con cui lo deve eseguire, così come li prevede nella sua conoscenza infinita. L'angelo dichiarò a Zaccaria la pena della sua incredulità nel mutismo, ma non gli disse che gli sarebbe stato tolto per intercessione di Maria santissima, benché Dio lo avesse previsto e determinato.

292. Come la voce di Maria signora nostra fu strumento della santificazione del bambino Giovanni e di sua madre Elisabetta, così il suo segreto comando e la sua preghiera fecero in modo che si sciogliesse la lingua di Zaccaria ed egli fosse riempito di Spirito Santo e del dono della profezia. Allora, questi parlò e disse: «Benedetto il Signore Dio d'Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi una salvezza potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva promesso per bocca dei suoi santi profrti d'un tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni. E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati, grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace ».

293. Zaccaria in questo cantico compendiò i sublimi arcani che tutti gli antichi profeti avevano espresso più diffusamente riguardo alla divinità e all'umanità di Cristo, e alla redenzione da lui operata. In poche parole racchiuse molti e grandi misteri, che penetrò con la copiosa grazia che illuminò il suo spirito e lo innalzò con ardentissimo fervore davanti a coloro che erano presenti alla circoncisione di suo figlio, perché tutti videro il miracolo per cui gli si sciolse la lingua e profetizzò. Non mi sarà facile spiegare quanto profondamente il santo sacerdote li penetrò.

294. Disse: Benedetto il Signore Dio d'Israele, conoscendo che, mentre il Signore poteva operare la redenzione del suo popolo e dargli la salvezza eterna con il solo suo volere e con la sola sua parola, non si valse solo del suo potere, ma anche della sua immensa bontà e misericordia. Così, il medesimo Figlio dell'eterno Padre scese a visitare il suo popolo come fratello nella natura umana, maestro nell'insegnamento e nell'esempio e redentore nella vita, passione e morte di croce. Zaccaria conobbe allora l'unione delle due nature nella persona del Verbo e con chiarezza soprannaturale vide questo grande mistero già operato nel talamo verginale di Maria santissima. Comprese similmente l'esaltazione dell'umanità del Verbo con il trionfo che Cristo Dio e uomo doveva conseguire dando la salvezza eterna al genere umano, secondo le promesse divine fatte a Davide suo padre e antenato. Seppe anche che questa stessa promessa era stata fatta al mondo per mezzo delle profezie dei santi e dei profeti sin dalla sua fondazione, perché già da allora Dio aveva cominciato a predisporre la natura e ordinare la grazia per la venuta del suo Figlio, dirigendo fin da Adamo tutte le sue opere a questo felice fine.

295. Comprese come l'Altissimo aveva ordinato che con questi mezzi conseguissimo la salvezza e la vita eterna, che i nostri nemici avevano perso per la loro superbia e per la loro pertinace disubbidienza, a causa delle quali erano stati precipitati nell'abisso, ed i posti che sarebbero spettati loro, se fossero stati ubbidienti, erano stati destinati a quelli che sarebbero stati tali fra i mortali. Conobbe che da allora si erano rivolti contro questi l'inimicizia e l'odio del serpente antico, concepiti contro Dio stesso, nella cui mente divina noi stavamo allora racchiusi e decretati dalla sua eterna e santa volontà. Comprese anche che, essendo i nostri progenitori Adamo ed Eva decaduti dalla sua amicizia e grazia, egli li aveva rialzati e posti in luogo e stato di speranza e non li aveva abbandonati né castigati come gli angeli ribelli; anzi, per assicurare i loro discendenti della misericordia che usava con loro, aveva inviato e destinato i vaticini e le figure, con cui aveva disposto l'antica alleanza che egli doveva ratificare e compiere nella nuova con la venuta del Salvatore. Ne aveva fatto la promessa al nostro padre Abramo con la fermezza del giuramento di renderlo padre del suo popolo e della fede, affinché questa speranza avesse maggiore solidità ed affinché, assicurati da così ammirabile e potente beneficio come fu il prometterci e donarci il suo medesimo Figlio fatto uomo insieme alla libertà di figli di adozione, nella quale per mezzo di lui saremmo stati rigenerati, servissimo lo stesso Dio senza timore dei nostri nemici, già vinti ed abbattuti dal nostro Redentore.

296. Affinché comprendessimo quanto il Verbo eterno ci aveva acquistato con la sua venuta per servire con libertà l'Altissimo, disse che aveva rinnovato il mondo con la santità e la giustizia e fondato la sua nuova legge di grazia per tutti i giorni del secolo presente e per quelli di ciascuno dei figli della Chiesa, nella quale questi devono vivere in santità e giustizia, dal momento che possono farlo. Poiché Zaccaria conobbe in suo figlio Giovanni il principio del compimento di così grandi misteri, che la divina luce gli mostrava, rivolgendosi a lui si congratulò e profetizzando gli palesò la sua dignità, la sua santità ed il suo ministero. Disse: E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo, perché andrai innanzi al suo volto, che è la sua divinità, a preparargli le vie con la luce che darai al suo popolo circa la venuta del suo Redentore, affinché con la tua predicazione i giudei abbiano notizia e conoscenza della loro salvezza eterna, che è Cristo nostro Signore, Messia loro promesso, lo ricevano disponendosi con un battesimo di conversione per il perdono dei peccati e sappiano che egli viene per la remissione delle loro colpe e di quelle di tutto il mondo. A tutto questo, infatti, lo mossero le viscere della sua misericordia, per la quale, e non per i nostri meriti, si degnò di visitarci, nascendo e discendendo dall'alto, dal seno del suo eterno Padre, per dare luce a quelli che, ignorando la verità per così lunghi secoli, sono stati e stanno come seduti nelle tenebre e nell'ombra dell'eterna morte e per indirizzare i loro ed i nostri passi sulla via della vera pace che aspéttiamo.

297. Zaccaria comprese per rivelazione divina tutti questi misteri con la più grande pienezza e profondità e li racchiuse nella sua profezia. Alcuni di coloro che, presenti, lo ascoltarono furono anche illuminati con i raggi della luce dell'Altissimo per conoscere che era già arrivato il tempo del Messia e l'adempimento delle antiche profezie. Per questo, di fronte a così nuovi prodigi e a tali meraviglie, stupefatti dicevano: «Che sarà mai questo bambino, con il quale la mano del Signore si mostra tanto potente ed ammirabile?». Il bambino fu poi circonciso e gli posero il nome di Giovanni; in ciò suo padre e sua madre concordarono miracolosamente. Essi adempirono la legge in tutto. Queste meraviglie si divulgarono per le montagne della Giudea.

298. Regina e signora dell'intero creato, stupefatta da queste opere meravigliose compiute per vostro intervento dal braccio dell'Onnipotente nei vostri servi Elisabetta, Giovanni e Zaccaria, considero come in esse la divina Provvidenza e la vostra rara discrezione agirono in modo diverso. La vostra dolcissima parola servi come strumento perché il figlio e la madre venissero santificati con la pienezza dello Spirito Santo, e questa opera fu nascosta ed eseguita in segreto. Affinché, poi, Zaccaria parlasse e venisse illuminato, intervennero solo la vostra preghiera ed il vostro nascosto comando; questo beneficio fu manifesto ai circostanti, i quali conobbero la grazia del Signore nel santo sacerdote. Ignoro la ragione di questi prodigi e presento alla vostra benignità la mia ignoranza, affinché come mia maestra mi guidiate.

 

Risposta ed insegnamento della Regina e signora del mondo

 

299. Figlia mia, per due ragioni rimasero nascosti gli effetti divini che il mio Figlio santissimo operò per mezzo mio in san Giovanni ed in sua madre, ma non quelli compiuti in Zaccaria. L'una fu che Elisabetta mia serva parlò con chiarezza in lode del Verbo incarnato nel mio grembo ed in lode mia, ma non era ancora opportuno che il mistero e la mia dignità venissero rivelati tanto espressamente, perché la venuta del Messia si doveva manifestare con altri mezzi più convenienti. L'altra ragione fu che non tutti i cuori erano disposti come quello di Elisabetta per accogliere così preziosa e nuova semenza e non avrebbero ricevuto misteri tanto sublimi con la dovuta venerazione. Inoltre, il sacerdote Zaccaria, per la sua dignità, era più adatto per manifestare ciò che era allora opportuno rivelare; da lui gli altri potevano ricevere il principio della luce con più favorevole disposizione che da santa Elisabetta alla presenza di suo marito. Ciò che questa disse fu riservato per il tempo debito. Sebbene le parole del Signore portino in se stesse la forza, infatti, il sacerdote era mezzo più idoneo per persone ignoranti nei misteri divini.

300. Conveniva similmente accreditare ed onorare la dignità sacerdotale, perché l'Altissimo ha tanta stima dei sacerdoti che, se in essi trova la dovuta disposizione, sempre li esalta e comunica loro il suo spirito, affinché il mondo li abbia in venerazione, come suoi eletti ed unti; in loro le meraviglie del Signore si manifestano con meno rischi. Se essi corrispondessero alla propria dignità, le loro sarebbero opere di serafini ed il loro aspetto quello di angeli tra le altre creature. Il loro volto dovrebbe risplendere come quello di Mosè, quando uscì dalla conversazione con il Signore. Almeno, devono comunicare con gli altri uomini in modo che si facciano rispettare e venerare dopo lo stesso Dio. Voglio manifestarti, o carissima, che oggi l'Altissimo è molto sdegnato con il mondo per le offese che riceve al riguardo tanto dai sacerdoti quanto dai laici: dai sacerdoti, perché, dimentichi della loro altissima dignità, la oltraggiano facendosi vili, spregevoli, troppo confidenziali, e molti anche scandalosi, dando cattivo esempio al mondo per il disprezzo che hanno della loro santificazione; dai laici, poi, dato che sono temerari ed arroganti contro gli unti del Signore, poiché, sebbene questi siano imperfetti e di vita non lodevole, essi devono onoraili e venerarli sulla terra in luogo di Cristo mio figlio santissimo.

301. Pure per questa venerazione dovuta al sacerdote mi comportai differentemente con Zaccaria e con santa Elisabetta. Anche se l'Altissimo ordinò che io fossi il canale e lo strumento per comunicare loro il suo divino Spirito, io salutai Elisabetta in modo tale da mostrare con la voce del mio saluto una certa superiorità per comandare al peccato originale che suo figlio aveva e che da quel momento doveva essergli perdonato per mezzo delle mie parole, rimanendo pieni di Spirito Santo il figlio e la madre. Poiché io non avevo contratto il peccato originale, ma ne ero libera ed immune, usai un modo imperioso in quella occasione, comandandogli come signora che aveva trionfato su di esso per esserne stata preservata dall'Altissimo, e non come vittima della schiavitù comune a tutti i figli di Adamo che peccarono in lui. Per liberare Giovanni da questa servitù e prigionia del peccato, il Signore volle che io comandassi con autorità, come colei che non gli era mai stata soggetta. Non salutai, però, Zaccaria in questo modo, ma pregai per lui, serbandogli la riverenza richiesta dalla sua dignità e dalla mia modestia. Anzi, per il rispetto che si deve al sacerdote, neppure avrei comandato alla sua lingua di sciogliersi, anche se lo feci in modo mentale e nascosto, se non me lo avesse ordinato l'Altissimo, facendomi anche conoscere che la persona del sacerdote non era ben disposta a causa dell'imperfezione e del difetto del mutismo, perché egli con tutte le sue facoltà deve stare pronto per il servizio e la lode del Signore. Poiché del rispetto per i sacerdoti ti parlerò in un altra occasione, basti adesso questo per rispondere al tuo dubbio.

302. L'insegnamento che ora ti do è questo: procura di venire ammaestrata nel cammino della virtù e della vita eterna da tutte le persone con le quali avrai a che fare, siano esse superiori o inferiori. In questo imiterai ciò che operò verso di me la mia serva Elisabetta, chiedendo a tutti nel modo e con la prudenza convenienti che ti istruiscano, perché per mezzo di questa umiltà il Signore dispone talvolta la buona direzione e riuscita ed invia la sua luce divina; così farà con te, se procederai con sincera discrezione e zelo della virtù. Fa' anche in modo di non dare spazio in te ad alcuna adulazione e fuggi le conversazioni nelle quali appare, perché questo fascino oscura la luce e perverte la mente imprudente. Il Signore con le anime che ama molto è tanto geloso che si ritira nell'istante stesso in cui esse accettano lodi dagli uomini e si compiacciono delle loro adulazioni, perché con questa leggerezza si rendono indegne dei suoi favori. Non è possibile che stiano insieme in un'anima l'adulazione del mondo ed i regali dell'Altissimo, i quali sono veri, santi, puri, stabili e umiliano, purificano, pacificano ed illuminano il cuore. Al contrario, le carezze e le lusinghe delle creature sono vane, incostanti, fallaci, impure e menzognere, come uscite dalla bocca di quelli che non cessano mai di mentire; e tutto ciò che è menzogna, è opera del nemico.

303. Il tuo Sposo, figlia mia carissima, non vuole che i tuoi orecchi ascoltino o accolgano favole false e terrene né che le adulazioni del mondo le macchino ed infettino; perciò, voglio che contro tutti questi inganni velenosi tu le tenga chiuse e difese, custodendole con forza, affinché non giungano a percepirli. Se il tuo padrone e Signore si diletta di parlarti al cuore con parole di vita eterna, sarà ben ragionevole che, per ricevere le sue carezze ed attendere al suo amore, tu ti renda insensibile, sorda e morta a tutto ciò che è terreno e che tutto sia tormento e morte per te. Considera che gli sei debitrice di favori grandi e che tutto l'inferno unito insieme vuole pervertire la tua natura, valendosi della sua debolezza, in modo che sia arrendevole con le creature ed ingrata al Dio eterno. Veglia e resistigli salda nella fede 33 del tuo amato Signore e sposo.