19 - Alcune conversazioni di Maria santissima con i suoi angeli

Suor Maria d'Agreda

19 - Alcune conversazioni di Maria santissima con i suoi angeli
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Alcune conversazioni di Maria santissima con i suoi angeli e con santa Elisabetta, a casa di lei.

243. Maria santissima era così piena di sapienza e di grazia ed aveva una capacità tale che non poteva lasciare inutilizzato alcun tempo, luogo od occasione, senza valersene per praticare il bene con la maggiore perfezione; agiva in ogni momento ed in ogni stagione come poteva e come era conveniente, operando sempre ciò che vi è di più santo e di più eccellente nella virtù. Siccome, poi, in terra era dovunque pellegrina avendo posto la sua abitazione in cielo, ed anzi ella stessa era il cielo glorioso ed il tempio vivo dove abitava Dio stesso, portava sempre con sé l'oratorio ed il sacrario e non faceva differenza in questo tra la propria casa e quella di Elisabetta sua cugina, né alcun altro luogo, tempo o impegno le dava impedimento. A tutto era superiore e non smetteva di essere intenta all'amore che vedeva e sentiva in sé; in mezzo a tutto questo, la prudentissima Signora nei momenti opportuni conversava con le creature di ciò che richiedeva l'occasione, accordando ad ogni cosa il tempo conveniente. Ora, poiché la sua conversazione più continua in questi tre mesi in cui si trattenne a casa di Zaccaria fu con santa Elisabetta e con gli angeli santi della sua custodia, dirò in questo capitolo qualcosa su ciò di cui parlava con loro ed altre cose che le capitarono con la medesima santa.

244. Quando si trovava libera e sola, la nostra umilissima Principessa passava molto tempo assorta ed elevata nelle contemplazioni e visioni divine. Alcune volte in esse ed altre fuori di esse, conversava con i suoi angeli santi circa i misteri del suo cuore ardente di amore. Un giorno, dopo l'arrivo a casa di Zaccaria, parlò loro dicendo: «Spiriti celesti e compagni miei, messaggeri dell'Altissimo e portatori della sua luce divina, venite e confortate il mio cuore incatenato e ferito dal suo divino amore, perché si affligge per la propria limitatezza, vedendo che non può corrispondere con le opere a ciò di cui si riconosce in dovere ed a ciò cui si estendono i suoi desideri. Venite, principi sovrani, lodate con me l'ammirabile nome del Signore ed esaltiamolo insieme per i suoi santissimi pensieri e per le sue opere. Aiutate questo povero vermiciattolo a benedire il suo Creatore, che pietoso si è degnato di guardare a questa piccolezza. Parliamo delle meraviglie del mio sposo, della bellezza del mio Signore, del mio figlio amantissimo. Si sfoghi questo cuore, trovando in voi con chi manifestare i suoi intimi sospiri, con voi dico, amici e compagni miei, che conoscete il mio segreto ed il tesoro che l'Altissimo ha depositato nello spazio angusto di questo vaso fragile e limitato. Grandi ed ammirabili sono questi misteri divini; sebbene li contempli con dolci sentimenti, la loro sovrana grandezza mi annienta, la loro profondità mi sommerge e la stessa efficacia del mio amore mi fa svenire ed allo stesso tempo mi rinnova. Mai il mio ardente cuore è pago, né trova completo riposo, perché il mio desiderio eccede le mie opere e ciò che devo eccede il mio desiderio. Mi lamento di me stessa, perché non opero ciò che desidero né desidero quanto devo e sempre mi vedo superata e scarsa nel contraccambio. Serafini celesti, ascoltate le mie ansie amorose: io sono malata d'amore. Scopritemi i vostri cuori, dove riverbera la bellezza del mio Signore, affinché gli splendori della sua luce e i segni della sua bellezza mi sostengano in vita, poiché vengo meno per suo amore».

245. «Madre del nostro Creatore e signora nostra - risposero gli angeli santi - voi godete con possesso vero l'onnipotente e sommo Bene; poiché lo tenete con laccio così stretto che siete sua vera sposa e madre, lo possedete e lo godete eternamente. Siete sposa e madre del Dio d'amore; se in voi si trova la causa unica e la fonte della vita, nessuno potrà vivere con essa come voi, Regina e signora nostra. Ma non vogliate nel vostro amore tanto infiammato trovare riposo, poiché la condizione e lo stato di viatrice non permette ora che i vostri sentimenti giungano al loro fine, né che essi cessino di acquistare nuovi aumenti di grazia e di meriti. I vostri obblighi eccedono senza comparazione quelli di tutte le nazioni, ma devono sempre divenire maggiori. Mai il vostro amore, per quanto infiammato, potrà essere adeguato all'oggetto, perché questo è eterno ed infinito nelle perfezioni, cosicché resterete sempre felicemente vinta dalla sua grandezza, poiché nessuno lo può comprendere e solo egli stesso si comprende e si ama quanto deve essere amato. Voi, o Signora, troverete sempre in lui da desiderare di più e più amare; questo appartiene alla sua grandezza ed alla nostra gloria».

246. Con tali colloqui si accendeva sempre più il fuoco dell'amore divino nel cuore di Maria santissima, perché in lei si adempì legittimamente il precetto del Signore che nel suo santuario sull'altare ardesse continuamente il fuoco dell'olocausto e che il sacerdote lo ravvivasse affinché fosse sempre acceso. In Maria santissima stavano insieme il santuario, l'altare ed il sommo e nuovo sacerdote Cristo nostro Signore, che confermava questo divino incendio e l'accresceva ogni giorno offrendo nuova materia di favori, benefici ed influssi della sua divinità. L'eccelsa Signora offriva da parte sua le proprie continue azioni, sul cui incomparabile valore cadevano i nuovi doni del Signore, che aumentavano la sua santità e grazia. Dopo che ella fu entrata nel mondo, si accese il fuoco del suo amore per Dio, per non estinguersi più su quell'altare. Tanto perpetuo fu e sarà il fuoco di questo vivo santuario!

247. Altre volte parlava con gli angeli santi, i quali le si manifestavano in forma umana, come in diversi luoghi ho detto; la conversazione più continua riguardava i misteri del Verbo incarnato. In questo era tanto profonda, parlando delle Scritture e dei Profeti, che apportava meraviglia agli stessi angeli. Una volta, parlando con loro di questi venerabili misteri, disse: «Signori miei, servi ed amici dell'Altissimo, il mio cuore è contristato e penetrato da dardi dolorosi, considerando ciò che del mio Figlio santissimo dicono le sante Scritture, ciò che ne hanno scritto Isaia e Geremia e gli acerbissimi dolori e tormenti che lo attendono. Salomone dice che lo condanneranno ad un bruttissimo genere di morte ed i Profeti parlano sempre con espressioni molto forti e dure della sua passione e morte. Purtroppo, tutto questo dovrà avverarsi in lui! Oh, se fosse volontà di sua Altezza che vivessi allora per offrirmi io stessa per morire per l'autore della mia vita! Quanto si affligge il mio spirito, se medito queste verità infallibili e penso che dal mio grembo il mio bene e mio Signore deve uscire per patire! Oh, se si potesse trovare chi lo custodisca e lo difenda dai suoi nemici! Ditemi, principi sovrani, con quali opere o con quali mezzi potrò ottenere dall'eterno Padre che si rivolga contro di me il rigore della sua giustizia e resti libero l'innocente mio Figlio che non ha colpa? Conosco bene che per soddisfare Dio infinito, offeso dagli uomini, ci vogliono le opere di un Dio incarnato; ma è pur vero che, con la prima opera che ha fatto, il mio Figlio santissimo ha già meritato più di quello che il genere umano poté perdere con i suoi peccati. Se questo è sufficiente, ditemi: sarà possibile che muoia io stessa per evitare la morte ed i tormenti di lui? Egli non si offenderà dei miei umili desideri, né si sdegnerà per le mie angosce. Ma che dico? Dove mi portano la pena e l'affetto, mentre in tutto voglio che si adempia la volontà divina, alla quale vivo abbandonata?».

248. Maria santissima teneva questi ed altri simili colloqui con i suoi angeli santi, specialmente durante la sua gravidanza. Quei divini spiriti rispondevano a tutte le sue ansietà con grande rispetto; la confortavano e la consolavano, rinnovandole la memoria dei misteri che ella già conosceva e mostrandole le ragioni per cui era opportuno che Cristo nostro Signore morisse per il riscatto del genere umano, per vincere il demonio e privarlo della sua tirannia, come anche per la gloria dell'eterno Padre e per la propria esaltazione. Furono tanti e così profondi i misteri di cui questa grande Regina parlava con i suoi angeli santi che il linguaggio umano non li può riférire, né la nostra capacità in questa vita può concepire cose così alte. Nel Signore vedremo quello che adesso non penetriamo. Frattanto, dal poco che io ne ho detto la nostra pietà può passare alla considerazione di altre cose maggiori.

249. Anche santa Elisabetta era molto capace ed illuminata nell'intendere le divine Scritture e lo divenne molto più dopo la visitazione. Così, la nostra Regina conversava con lei circa quei misteri divini che la santa conosceva e comprendeva, venendo sempre più informata ed ammaestrata dall'insegnamento di Maria santissima, per la cui intercessione ricevette grandi benefici e doni del cielo. Molte volte si stupiva nel vedere ed ascoltare la profonda sapienza della Madre di Dio e di nuovo tornava a benedirla dicendole: «Signora mia e madre del mio Signore, siate benedetta fra tutte le donne e tutte le nazioni magnifichino la vostra dignità e la conoscano. Siete più che fortunata per il tesoro ricchissimo che portate nel vostro grembo verginale e già vi faccio umili ed affettuose congratulazioni per il gaudio che proverà il vostro spirito quando stringerete il sole di giustizia tra le vostre braccia e lo alimenterete al vostro seno verginale. Ricordatevi allora della vostra serva, Signora mia, ed offritemi al vostro Figlio santissimo e mio vero Dio incarnato, affinché accetti il mio cuore in sacrificio. Oh, se potessi allora meritare di servirvi ed assistervi! Se, però, non merito di conseguire questa sorte, abbia almeno quella che voi portiate sempre il mio cuore nel vostro petto, perché non senza motivo io temo che mi si dovrà spezzare, quando mi separerò da voi». Santa Elisabetta, stando in compagnia di Maria santissima, prorompeva in altre dolcissime manifestazioni di tenero amore; la prudentissima Signora la consolava, rinnovava e vivificava con i suoi divini ed efficaci discorsi. Intercalava questi atti elevati con umili mansioni, servendo non solo sua cugina Elisabetta, ma anche le serve della sua casa. Quando si presentava l'occasione scopava la casa della sua parente, e sempre l'oratorio dove ordinariamente dimorava; insieme alle serve lavava i piatti ed operava altre cose di profonda umiltà. Non deve parere strano che io descriva nei particolari queste azioni così piccole, perché la grandezza della nostra Regina le ingrandisce per nostro insegnamento, affinché alla loro vista si abbassi la nostra superbia e venga meno la nostra scortesia. Quando, però, santa Elisabetta veniva a conoscere gli umili servizi di Maria santissima, se ne affliggeva e cercava di impedirli, per cui l'umilissima Signora si nascondeva quanto era possibile dalla cugina.

250. O Regina e signora dei cieli e della terra, rifugio ed avvocata nostra, benché siate maestra di ogni santità e perfezione, meravigliandomi della vostra umiltà, Madre mia, ardisco chiedervi: come, sapendo che portavate nel vostro grembo verginale l'Unigenito del Padre e volendo comportarvi in tutto come conveniva alla Madre di lui, la vostra grandezza si umiliava ad opere tanto basse, quali spazzare ed altre simili? A parere nostro, per la riverenza dovuta al vostro Figlio santissimo, potevate tralasciarle senza mancare al vostro desiderio. Bramerei sapere, Signora, come si regolava in questo la vostra Maestà.

 

Risposta ed insegnamento della Regina del cielo

 

251. Figlia mia, per rispondere alla tua domanda, oltre a quello che hai scritto nel capitolo precedente, devi considerare attentamente che nessuna occupazione esteriore in materia di virtù, per umile che sia, può impedire, se si ordina bene, il dare culto, riverenza e lode al Creatore di tutte le cose. Queste virtù, infatti, non si escludono a vicenda; anzi, sono tutte compatibili nella creatura, e ancor più lo furono in me che ebbi sempre presente il sommo Bene, senza perderlo di vista in un modo o in un altro. Così, io lo adoravo e rispettavo in tutte le azioni, indirizzandole sempre alla sua maggiore gloria. Il Signore, che fece ed ordinò tutte le cose, non ne disprezza alcuna, né lo offende ciò che è infimo. L'anima che realmente lo ama non rifiuta nessuna di queste umili occupazioni alla sua divina presenza, perché in esse lo cerca e lo trova come principio e fine di tutto. Poiché, inoltre, la creatura terrena non può vivere senza queste azioni umili e senza altre che sono inseparabili dalla debolezza della condizione umana e dalla conservazione della natura, è necessario intendere bene questo insegnamento per sapersi regolare in esse. Se la natura, infatti, impegnata in queste azioni ed in questi bisogni, non attendesse insieme al suo Creatore, lascerebbe molti e lunghi intervalli ilei meriti e nell'esercizio delle virtù interiori; tutto ciò è mancanza e difetto biasimevole e poco considerato dagli uomini.

252. Su tale insegnamento devi regolare le tue azioni, di qualunque genere siano, per non perdere il tempo, che mai si riacquista; così, mangiando, lavorando, riposando, dormendo e vegliando, insomma in qualsiasi momento, luogo ed occupazione, adora, riverisci e contempla il tuo Signore grande ed onnipotente, che tutto riempie e fa sussistere. Voglio anche che tu intenda bene come ciò che maggiormente mi muoveva e spingeva a tutti gli atti di umiltà era la considerazione che il mio Figlio santissimo veniva umile per insegnare con le parole e con l'esempio questa virtù al mondo e per scacciare da esso la vanità e la superbia degli uomini, sradicando questo cattivo seme che Lucifero aveva seminato tra i mortali con il primo peccato. Sua divina Maestà mi diede così eminente conoscenza del compiacimento che egli ha di questa virtù che, per fare solamente un atto di quelli che hai riferito, come scopare o baciare i piedi ad un poverello, avrei sofferto i maggiori tormenti del mondo. Non potresti trovare parole per descrivere questo mio desiderio, né per dimostrare quanta sia l'eccellenza e la nobiltà dell'umiltà. Nel Signore intenderai ciò che non puoi manifestare con le parole.

253. Perciò, scrivi questo insegnamento nel tuo cuore ed osservalo come regola della tua vita. Esercitati sempre in tutto ciò che la vanità umana disprezza e disdegnala come esecrabile agli occhi dell'Altissimo. Il tuo contegno deve essere umile; intimamente, però, i tuoi pensieri siano sempre nobilissimi e la tua vita sia nei cieli e con gli spiriti angelici . Intrattieniti e conversa con loro, che ti daranno nuova luce sulla Divinità e sui misteri di Cristo mio figlio santissimo. Con le creature, poi, le tue conversazioni siano tali che da esse tu esca sempre più infervorata; e tu, a tua volta, risveglia e muovi gli altri all'umiltà ed all'amore per Dio. Nel tuo intimo prendi l'ultimo posto fra tutte le creature e, quando giunga l'occasione ed il tempo di esercitare qualche atto di umiltà, fa' di trovarti pronta. Sappi che non giungerai ad essere signora delle tue passioni, se prima non ti sarai riconosciuta come la più piccola, debole ed inutile tra le creature.

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