10 - La santissima Trinità invia il santo arcangelo Gabriele ad annunziare a Maria santissima che è stata eletta madre di Dio.

Suor Maria d'Agreda

10 - La santissima Trinità invia il santo arcangelo Gabriele ad annunziare a Maria santissima che è stata eletta madre di Dio.
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La santissima Trinità invia il santo arcangelo Gabriele ad annunziare a Maria santissima che è stata eletta madre di Dio.

109. Era deciso da infiniti secoli, ma celato nei segreti della Sapienza eterna, il tempo e l'ora conveniente in cui doveva manifestarsi nella carne il grande mistero della pietà, giustificato nello spirito, predicato agli uomini, svelato agli angeli e creduto nel mondo. Arrivò dunque la pienezza di questo tempo, che fino ad allora, benché pieno di profezie e promesse, era molto vuoto, perché gli mancava la pienezza di Maria santissima, per il cui volere e consenso tutti i secoli dovevano ricevere il loro compimento, che era il Verbo eterno incarnato, passibile e redentore. Questo mistero era preordinato prima dei secoli, affinché poi in essi si eseguisse per mano della nostra celeste Signora. Quindi, trovandosi già lei nel mondo, non si doveva più rimandare la redenzione umana e la venuta dell'Unigenito del Padre, perché ormai non era più necessario che egli prendesse come in prestito dimore straniere, potendo vivere stabilmente nella sua dimora, edificata ed arricchita con le sue stesse spese anticipate, assai meglio di quanto non lo fu il tempio di Salomone con quelle di suo padre Davide.

110. In questa pienezza del tempo, l'Altissimo decise d'inviare nel mondo il suo Unigenito. E comunicando - a nostro modo d'intendere o di parlare - i suoi eterni decreti con le profezie e le testimonianze fatte agli uomini fin dal principio, e tutto ciò con lo stato e la santità a cui aveva elevato Maria santissima, giudicò che tutto questo era appunto utile per l'esaltazione del suo santo nome, che era bene si manifestasse agli angeli l'esecuzione di questa sua eterna volontà e che per mezzo di loro s'incominciasse a mettere in opera. Così sua Maestà parlò al santo arcangelo Gabriele con quella voce o parola, con cui è solito far conoscere a quegli spiriti celesti la sua santa volontà. Generalmente li illumina a cominciare da quelli superiori, perché questi poi purifichino e illuminino quelli inferiori secondo il loro ordine, fino ad arrivare agli ultimi, manifestando gli uni agli altri ciò che Dio ha rivelato ai primi. Tuttavia, in questa circostanza non fu così; infatti, questo santo arcangelo ricevette l'incarico direttamente ed immediatamente dal Signore.

111. All'ispirazione della volontà divina san Gabriele, come ai piedi del trono, si presentò pronto ed attento all'essere immutabile dell'Altissimo. Sua Maestà in persona gli manifestò il messaggio che doveva portare a Maria santissima e le parole precise con le quali doveva salutarla e parlaile; quindi il primo autore di tali parole fu Dio stesso, che le formò nella sua mente divina, da qui passarono al santo arcangelo e per mezzo di lui a Maria purissima. Insieme a queste parole, il Signore rivelò al santo principe Gabriele molti ed imperscrutabili misteri circa l'incarnazione; la santissima Trinità gli comandò che andasse ed annunciasse alla celeste Signora che la sceglieva fra le donne perché fosse madre del Verbo eterno e lo concepisse nel suo grembo verginale per opera dello Spirito Santo, restando sempre vergine. Inoltre il Signore gli rivelò tutto il resto che doveva svelare alla sua grande regina e signora e di cui doveva parlare con lei.

112. Subito sua divina Maestà manifestò a tutti gli altri angeli che era giunto il tempo della redenzione umana e che decideva di scendere nel mondo senza aspettare oltre, poiché aveva già preparato e adornato come madre sua Maria santissima, come aveva fatto alla loro presenza, dandole questa suprema dignità. Gli spiriti divini udirono la voce del loro Creatore e, con incòmparabile gaudio e rendimento di grazie per il compimento della sua eterna e perfetta volontà, cantarono nuovi inni di lode, ripetendo sempre quel cantico di Sion: «Santo, santo, santo, sei tu, o Dio e Signore degli eserciti. Giusto, potente sei, o Signore e Dio nostro, che abiti nelle altezze e chini lo sguardo sugli umili della terra 7 . Ammirabili sono tutte le tue opere, o Altissimo, e sublimi i tuoi pensieri».

113. Intanto l'augusto principe Gabriele, obbedendo con straordinario giubilo all'ordine divino, scese dal cielo, accompagnato da migliaia di angeli bellissimi, che lo seguivano in forma visibile. L'aspetto di questo grande messaggero era come quello di un giovane nobilissimo e di rara bellezza: il suo viso era splendente e irradiava raggi vivissimi, il suo aspetto grave e maestoso, i suoi passi misurati, i gesti composti, le sue parole ponderate e penetranti. In tutto, insomma, tra il severo e il cortese, mostrava di avere un che di divino più degli altri angeli che la gloriosa Signora aveva visto fino ad allora in quella forma. Portava un diadema di singolare splendore e le sue vesti, lunghe e maestose, erano di vari colori, smagliantì e rifulgenti; sul petto portava come incastonata una croce bellissima, che manifestava il mistero dell'incarnazione a cui il suo annuncio si riferiva. Tutte queste circostanze contribuirono ad aumentare ancora di più l'attenzione e il desiderio della prudentissima Regina.

114. Tutto questo esercito celestiale, col suo principe e capo san Gabriele, indirizzò il suo volo verso Nazaret, città della Galilea, e verso l'abitazione di Maria santissima, che era una casa umile; la sua stanza era stretta e priva degli ornamenti che usa il mondo per nascondere la sua meschinità e la sua mancanza di beni più grandi. Maria santissima aveva allora quattordici anni, sei mesi e diciassette giorni, perché li aveva compiuti l'8 settembre e da quel giorno fino a questo, in cui si compì il più grande dei misteri che Dio abbia operato nel mondo, erano trascorsi sei mesi e diciassette giorni.

115. La giovane signora era di bell'aspetto e più alta di quanto siano comunemente le altre donne in quell'età, il suo corpo era proporzionato e perfetto. Il viso era più lungo che rotondo, però grazioso, non magro né grasso; il colorito bruno chiaro, la fronte spaziosa e proporzionata. Le sopracciglia erano ad arco perfettissimo, gli occhi, grandi e seri, d'incredibile ed indicibile bellezza, avevano un colore tra il nero e il verde scuro; lo sguardo era limpido e dolce. Il naso era diritto e perfetto, la bocca piccola, le labbra erano vermiglie, non eccessivamente sottili ma neanche grosse. Tutta la sua persona, insomma, in questi doni di natura era ta]mente proporzionata e bella che nessun'altra creatura umana lo fu mai tanto. Guardarla suscitava nello stesso tempo gioia e rispetto, tenerezza e timore reverenziale; attraeva il cuore e lo tratteneva in una soave venerazione, induceva a lodarla, ma subito la sua maestà e le sue molte grazie e perfezioni lasciavano senza parole, e procurava effetti divini, che non si possono facilmente spiegare, in tutti quelli che la contemplavano. Essi si sentivano il cuore ricolmo di influssi celesti e in balia di movimenti divini, che li sollevavano a Dio.

116. Il suo abbigliamento era umile, povero, di colore argenteo scuro o grigio come cenere, composto senza civetteria, anzi con somma modestia. Avvicinandosi l'ora delrannuncio del cielo, la grande Regina, che ne era ignara, stava in altissima contemplazione dei misteri che l'Altissimo aveva rinnovato in lei con tanti favori nei nove gioini precedenti. Assicurata dal medesimo Signore - come si è detto - che il suo Unigenito sarebbe disceso ben presto a prendere forma umana, ella se ne stava tutta fervorosa ed allegra, confidando in questa parola. Rinnovando i suoi desideri umili e ardenti, diceva nel suo cuore: «È possibile che sia già venuto il tempo tanto fortunato in cui il Verbo dell'eterno Padre scenderà per nascere e vivere fra gli uomini 8 , e che il mondo lo venga a possedere? È possibile che i mortali lo debbano vedere con gli occhi del corpo 9 , e che debba nascere quella luce inaccessibile per illuminare quelli che stanno nelle tenebre? Oh, chi meriterà di vederlo e conosceilo? Oh, chi potrà baciare la terra dove poserà i suoi piedi divini?».

117. «Si rallegrino i cieli, esulti la terra, e tutti eternamente lo benedicano e lo lodino, poiché la loro felicità eterna è ormai vicina. Rallegratevi, o figli di Adamo, afflitti sì per la colpa, ma creature del mio diletto, perché presto solleverete il capo e scuoterete il giogo della vostra antica schiavitù. Già si avvicina la vostra redenzione, giàviene la vostra salvezza. Rallegratevi, antichi Padri, Profeti e giusti che tutti aspettate nel seno di Abramo, trattenuti nel limbo, poiché assai presto verrà la vostra consolazione, e il vostro Redentore, bramato e promesso, non tarderà oltre. Magnifichiamolo dunque tutti e cantiamo inni di lode. Oh, fossi io serva delle sue serve! Oh, fossi schiava di colei che Isaia indicò come sua madre! O Emmanuele, vero Dio e vero uomo! O chiave di Davide, che devi aprire i cieli! O sapienza eterna! O legislatore della nuova Chiesa! Vieni, Signore, vieni a noi; libera dalla schiavitù il tuo popolo, e ogni mortale veda la tua salvezza!».

118. Nell'ora appunto in cui giunse l'angelo san Gabriele, Maria santissima stava presentando al Padre queste e molte altre suppliche, che la mia lingua non è in grado di riportare. Era purissima nell'anima, perfettissima nel corpo, nobilissima nei pensieri, eccellentissima in santità, colma di grazie e tutta tanto divinizzata e gradita agli occhi di Dio, che a ragione poté essere sua degna madre ed efficace strumento per farlo uscire dal seno del Padre ed attirarlo nel suo grembo verginale. Ella fu il potente mezzo della nostra redenzione e per molti motivi ne siamo a lei debitori. Per questo merita che tutte le nazioni e le generazioni la benedicano e la lodino eternamente. Quello poi che avvenne quando entrò il messaggero celeste, lo dirò nel capitolo seguente.

119. Qui accenno solamente una cosa degna di meraviglia, che cioè Dio lasciò questa celeste Signora nell'essere e nello stato comune delle virtù, di cui ho pailato nella prima parte, sia perché ricevesse l'annuncio del santo arcangelo, sia per l'effetto stesso di questo mistero così alto, che si doveva compiere in lei. Così dispose l'Altissimo, perché l'incarnazione si doveva operare come mistero di fede, intervenendo in essa le opere di questa virtù con quelle della speranza e della carità; il Signore, dunque, la lasciò in esse, affinché credesse e sperasse nella parola divina. Inoltre, a questi atti seguì poi ciò che presto dirò con l'inadeguatezza dei miei tennini e le mie limitate capacità, mentre la grandezza dei misteri mi rende sempre più inadatta a spiegarli.

 

Insegnamento della Regina e signora del cielo

 

120. Figlia mia, con speciale affetto ti manifesto ora la mia volontà e il desiderio che tu ti renda degna della mia conversazione intima e familiare con Dio e che perciò ti disponga con grande diligenza e sollecitudine, sia piangendo le tue colpe, sia dimenticando e rinnegando tutto ciò che èvisibile, in modo che per te non immagini ormai più altra cosa al di fuori di Dio. A tale scopo, ti conviene mettere in pratica tutto l'insegnamento che fino ad ora ti ho dato e quello che dovrai scrivere in avvenire, come ti manifesterò. Io ti guiderò insegnandoti come ti devi comportare in questa familiarità e vita con lui, usando dei favori che riceverai dalla sua benignità per concepiflo nel tuo grembo mediante la fede, la luce e la grazia che ti darà. Quindi, se non ti prepari prima attenendoti a queste indicazioni, non potrai conseguire l'adempimento dei tuoi desideri, né io il frutto del mio insegnamento, che ti do come tua maestra.

121. Giacché trovasti, senza meritarlo, il tesoro nascosto e la peila preziosa 16 dell'ammaestramento che ti sto dando, disprezza quant'altro potresti avere, per acquistare solamente questa peila d'inestimabile valore, perché insieme con essa riceverai tutti i beni, ti renderai degna dell'intima amicizia del Signore e meriterai che egli faccia del tuo cuore la sua eterna dimora. In cambio di questa grande fortuna, voglio che tu muoia ad ogni cosa terrena, offrendo la tua volontà con amore riconoscente, e che a mia imitazione tu sia talmente umile da rimanere intimamente persuasa che non vali, non puoi e non meriti niente e non sei nemmeno degna di essere accettata come schiava delle serve di Cristo.

122. Rifletti quanto io ero lontana dall'immaginare la dignità di madre di Dio che l'Altissimo mi preparava; ciò anche quando già mi aveva promesso che in breve sarebbe venuto nel mondo e mi induceva a desiderare questa sua venuta con sentimenti d'amore tali che il giorno prima di questo prodigioso avvenimento, essendo il mio cuore preso da queste angosce amorose, mi pareva di doverne morire, se la divina provvidenza non mi avesse confortata. Da una parte dilatavo il mio cuore, sicura com ero che ben presto l'Unigenito del Padre sarebbe disceso dal cielo, ma dall'altra la mia umiltà m'induceva a pensare che forse il mio vivere nel mondo ritardava la sua venuta. Considera dunque, o carissima, la profonda umiltà del mio cuore, e quale esempio sia questo per te e per tutti i mortali! Ma poiché ti riesce difficile comprendere una così alta sapienza e scrivere di essa, contemplami nel Signore: alla sua luce divina potrai meditare e comprendere meglio le mie azioni perfettissime; fa' in modo d'imitarle, seguendo le mie orme.