8 - La nostra grande Regina chiede, alla presenza del Signore, il compimento dell'incarnazione e della redenzione dell'umanità

Suor Maria d'Agreda

8 - La nostra grande Regina chiede, alla presenza del Signore, il compimento dell'incarnazione e della redenzione dell'umanità
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La nostra grande Regina chiede, alla presenza del Signore, il compimento dell'incarnazione e della redenzione dell'umanità e sua Maestà accoglie la sua preghiera.

87. La divina principessa Maria era talmente piena di grazia e di bellezza, e il cuore di Dio talmente ferito dai suoi desideri pieni d'amore, che già questi lo obbligavano a volarsene dal seno dell'eterno Padre nel talamo del suo grembo verginale, ponendo fine a quel lungo ritardo nel venire nel mondo, che già durava da oltre cinquemila anni. Tuttavia, dovendosi compiere questo nuovo prodigio con tutta sapienza e giustizia, il Signore dispose tutto in modo che la Principessa dei cieli fosse non solo madre degna del Verbo che stava per incarnarsi, ma anche mediatrice efficace della sua venuta, molto più di quanto sia stata Ester per il riscatto del suo popobi. Nel cuore di Maria santissima ardeva il fuoco che Dio stesso aveva acceso, cosicché chiedeva incessantemente la venuta del Salvatore; d'altra parte, l'umilissima signora si vergognava tra sé, sapendo che per il peccato di Adamo era stata promulgata per i mortali la sentenza di morte e di privazione eterna della visione di Dio.

88. Nel cuore purissimo di Maria si svolgeva una divina contesa tra l'amore e l'umiltà, cosicché con ardenti desideri ripeteva molte volte: «Oh, chi potrebbe essere così potente da ottenere il rimedio per i miei fratelli? Oh, chi potrebbe far uscire dal seno del Padre il suo Unigenito e portarlo alla nostra mortalità? Oh, chi saprebbe induilo a dare alla nostra natura quel bacio della sua bocca che gli chiese la sposa? Ma, ohimè, come lo potremo indurre noi, figli e discendenti di colui che commise la colpa? Come potremo attirare a noi colui che i nostri padri allontanarono così tanto? O amore mio, oh, se io vi vedessi al seno della natura nostra madre! O luce da luce, Dio vero da Dio vero, se discendeste ormai piegando i vostri cieli e venendo ad illuminare quelli che siedono nelle tenebre 5 ! Se pacificaste il Padre vostro! E se voi, o celeste Padre, abbatteste il superbo Aman, il nostro nemico, il demonio, col vostro braccio divino, che è il vostro Unigenito! Chi sarà mediatrice per prendere dall'altare celeste, con le molle d'oro, quella brace della Divinità, come il serafino ne trasse il fuoco di cui parla il vostro Profeta, per purificare il mondo?».

89. Maria santissima ripeteva questa orazione nell'ottavo giorno di questa novena; a mezzanotte, elevata e rapita nel Signore, udì che sua Maestà le diceva: «Vieni, sposa e colomba mia, mia eletta, poiché non si considera fatta per te la legge comune. Tu sei esente dal peccato e fin dall'istante del tuo concepimento sei libera dai suoi effetti; infatti, quando io ti creai, allontanai da te la verga della mia giustizia, e posai sul tuo collo quella della mia eccelsa clemenza, perché non si estendesse a te la legge generale del peccato. Vieni a me e non ti perdere d'animo nella tua umiltà e nel riconoscimento della tua natura, perché io sollevo l'umile e riempio di ricchezze chi è povero; tu mi hai dalla tua parte e la mia liberale misericordia ti sarà favorevole».

90. La nostra Regina ascoltò queste parole col suo intelletto; subito si avvide che dai suoi santi angeli veniva sollevata corporalmente al cielo, come il giorno precedente, e che al suo posto restava uno di loro. Salì di nuovo alla presenza dell'Altissimo così ricca dei tesori della sua grazia e dei suoi doni, così bella e splendente, che specialmente in questa circostanza gli spiriti sovrani, meravigliati, si dicevano gli uni gli altri a lode dell'Altissimo: «Chi è costei che sale dal deserto così ricolma di delizie? Chi è costei che spinge il suo diletto e gli fa forza per attirarlo con sé all'abitazione terrena? Chi è costei che s'innalza come l'aurora, più bella della luna, fulgida come il sole' 0 ? Come è possibile che salga così splendida dalla terra, che è piena di tenebre? Come può essere così coraggiosa, essendo di natura tanto fragile? Come così potente da voler vincere l'Onnipotente? E come si spiega che, essendo il cielo chiuso ai figli di Adamo, se ne lascia libero l'ingresso a questa donna singolare, la quale è pur sempre di quella stessa discendenza?».

91. L'Altissimo accolse al suo cospetto Maria santissima, sua sposa unica ed eletta; ciò non avvenne per mezzo di una visione intuitiva della Divinità, ma soltanto mediante una astrattiva, e tuttavia accadde con incomparabili illuminazioni e purificazioni, che il Signore le accordò e che erano ben superiori a quelle che le aveva dato fino a quel giorno; infatti queste disposizioni furono così divine che - a nostro modo d'intendere - Dio stesso, che le operava, ne restò ammirato, esaltando la stessa creatura del suo braccio onnipotente e, come invaghito di essa, le disse: «Volgiti, volgiti, Sulammita, volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti. Sposa mia, perfettissima colomba e amica mia, così gradita ai miei occhi, volgiti a noi perché ti guardiamo e ci compiacciamo della tua bellezza. Non mi dispiace di aver creato l'uomo, anzi mi compiaccio della sua creazione, perché da lui nascesti tu. Vedano i miei spiriti celesti quanto a ragione ho voluto e voglio sceglierti come mia sposa e come regina di tutte le mie creature. Comprendano come è giusto che io mi diletti nel tuo talamo, da dove il mio Unigenito, dopo la gloria che ha in seno a me, sarà ancor più glorificato. Intendano tutti che, se per la sua disubbidienza giustamente ripudiai Eva, la prima regina della terra, sollevo te alla suprema dignità, mostrandomi con te magnifico ed onnipotente per la tua purissima umiltà e per il disprezzo che nutri di te stessa».

92. Questo fu per gli angeli il giorno di più grande giubilo fra tutti quelli trascorsi dalla loro creazione in poi. E quando la beatissima Trinità scelse e dichiarò Regina e signora delle creature la sua sposa, madre del Verbo, tutti gli angeli e gli spiriti celesti la riconobbero ed accettarono come propria signora, cantandole dolci inni di gloria a lode dell'Autore di tutto. Durante questi imperscrutabili e mirabili. misteri, la divina regina Maria stava assorta nell'abisso della Divinità e nel fulgore delle sue perfezioni infinite. Quindi, immersa in questa estasi d'ammirazione e per disposizione del Signore, non prestava attenzione a tutto ciò che avveniva intorno a lei, cosicché le rimase sempre nascosto, sino al tempo stabilito, il segreto che ella era stata scelta per essere madre dell'Unigenito del Padre. U Signore non fece mai tali cose con nessuno, ne con alcun'altra creatura si mostrò grande e potente come con Maria santissima in questo giorno.

93. L'Altissimo le disse di più e, con estrema benignità, aggiunse: «Sposa ed eletta mia, poiché hai trovato grazia ai miei occhi, domandami senza timore ciò che desideri e ti assicuro, come Dio fedelissimo e re onnipotente, che non rifiuterò le tue richieste, né ti negherò quanto mi chiederai». La nostra Principessa si umiliò profondamente e, in virtù della promessa e della parola regale del Signore, alzatasi con totale fiducia, rispose: «Signore mio e Dio altissimo, se ho trovato grazia ai vostri occhi, benché io sia polvere e cenere, pailerò alla vostra regale presenza e vi aprirò il mio cuore». Sua divina Maestà l'assicurò un'altra volta e le ordinò di chiedere tutto quello che avesse voluto, alla presenza di tutti i servitori del cielo, fosse anche stato una parte del suo regno . Maria purissima rispose: «Signore mio, non domando per me parte del vostro regno, ma lo chiedo tut to per l'intero genere umano, cioè per i miei fratelli. Per la vostra pietà immensa vi prego d'inviarci, altissimo e potente Re, il vostro Unigenito e nostro redentore, affinché, riparando tutti i peccati del mondo, faccia conseguire al vostro popolo la libertà che desidera, e, venendo soddisfatta la vostra giustizia, si annunci la pace in terra agli uomini e si renda libero per loro l'ingresso al cielo, che è chiuso per loro colpa. Veda ogni uomo la vostra salvezza; la pace e la giustizia si diano quello stretto abbraccio e quel bacio, che Davide domandava, e a noi mortali sia dato un maestro, una guida, un redentore e un capo, che viva con noi. Giunga ormai, Dio mio, il giorno delle vostre promesse, si compiano le vostre parole e venga il Messia, desiderato per tanti secoli. Questo è il mio ardente desiderio e a questo mirano le mie preghiere per la benignità della vostra clemenza».

94. L'Altissimo Signore, che disponeva e ispirava le preghiere della sua amata sposa per vedersi obbligato, si piegò benigno ad esse e le rispose con singolare clemenza: «Le tue preghiere sono gradite alla mia volontà e le tue suppliche sono esaudite; si faccia dunque come domandi. Io voglio, figlia e sposa mia, quello che tu desideri e, a conferma di questa verità, ti do la mia parola che assai tra breve il mio Unigenito scenderà in terra, si rivestirà della natura umana unendosi ad essa, e i tuoi desideri, a me graditi, si adempiranno».

95. Con questa garanzia della parola divina, la nostra grande Principessa ricevette nel suo cuore nuova luce e sicurezza sul fatto che ormai si avvicinava la fine di quella lunga notte del peccato e delle leggi antiche e si approssimava il nuovo chiarore della redenzione umana. E siccome i raggi del sole di giustizia che si avvicinava per nascere dal suo seno la colpivano così da vicino, ella era come una bellissima aurora infiammata e risplendente, per così dire, dei colori vermigli della Divinità, che la trasformava tutta in sé. Per questo ella, con sentimenti di amore e di gratitudine per il beneficio della redenzione ormai prossima, lodava incessantemente il Signore a nome proprio e di tutti i mortali. In questa occupazione trascorse tutto il resto di quel giorno, dopo che fu riportata sulla terra dagli stessi angeli. Mi rammarico sempre della mia ignoranza e incapacità di spiegare questi misteri così alti; infatti, se i dotti e i grandi letterati non potranno fare ciò adeguatamente, come lo potrà una povera e insignificante donnicciola? La luce della pietà cristiana supplisca alla mia ignoranza e l'ubbidienza giustifichi il mio ardire.

 

Insegnamento che mi diede la Regina del cielo

 

96. Figlia mia carissima, guarda quanto sono lontane dalla sapienza mondana le opere ammirabili, che il potere divino fece a mio riguardo in questo mistero dell'incarnazione del Verbo eterno nel mio grembo! Non le possono investigare né la carne, né il sangue, né gli angeli e i serafini più sublimi, che veramente non possono conoscere da soli misteri così reconditi e che non rientrano nell'ordine della grazia, proprio delle altre creature. Tu dunque, amica mia, loda il Signore per essi con incessante amore e gratitudine; non essere più lenta nel conoscere la grandezza del suo amore divino e il molto che fa per i suoi amici, desiderando sollevarli dalla polvere e arricchirli in diverse maniere. Se tu penetrerai questa verità, essa t'indurrà alla gratitudine e ti muoverà ad operare cose grandi, come sua fedelissima figlia e sposa.

97. Ma affinché tu ti disponga meglio a questo e ti rianimi, ti avverto che molte volte il Signore dice alle sue elette: «Volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti», tanto è il compiacimento che prova delle loro opere. Infatti, come un padre gioisce per il suo figlio unico molto bello e grazioso, guardandolo molte volte con tenerezza, un artista per un'opera che sia uscita perfetta dalle sue mani, un re per una città ricca che abbia conquistato ed un amico per un altro che lo ama molto, così, e senza confronto più di tutti questi, l'Altissimo gioisce e si compiace di quelle anime che egli sceglie per sua delizia. Inoltre, nella misura in cui esse si dispongono e progrediscono, aumentano anche i favori e cresce il beneplacito del Signore. Se i mortali che hanno la luce della fede acquistassero questa conoscenza, solo per questo compiacimento dell'Altissimo dovrebbero non solo non peccare, ma fare anche opere grandi, sino a morire per servire e amare chi ètanto generoso nel premiare, regalare e favorire.

98. Quando nella visione di questo ottavo giorno il Signore mi disse le parole «volgiti, volgiti» e mi ordinò di guardarlo affinché gli spiriti celesti mi vedessero, compresi che la sua Maestà divina ne riceveva un compiacimento così grande, che da solo superava quello che gli hanno dato e gli daranno tutte le anime sante nel più sublime stato della loro santità; infatti la sua benignità gioiva per me più che per tutti gli Apostoli, i Martiri, i Confessori, le Vergini e gli altri Santi. Da una simile compiacenza dell'Altissimo ridondarono poi nel mio spirito tanti influssi di grazia e una tale partecipazione della Divinità da non poterli conoscere ne spiegare perfettamente, vivendo nella carne. Tuttavia ti manifesto questo misterioso segreto, affinché per esso tu lodi il suo Autore e t'impegni disponendoti in modo che, al mio posto e in mio nome, finché durerà il tuo esilio dalla patria, tu possa stendere il tuo braccio a cose forti 21 . In questo modo compiacerai sempre il Signore, come desidera da te, guadagnandoti i suoi benefici e impetrandoli per te e per il tuo prossimo con perfetta carità.

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