5 - L'Altissimo manifesta a Maria santissima nuovi misteri

Sant'Agostino d'Ippona

5 - L'Altissimo manifesta a Maria santissima nuovi misteri
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L'Altissimo manifesta a Maria santissima nuovi misteri con le opere del quinto giorno della creazione e sua Altezza chiede di nuovo l'incarnazione del Verbo.

47. Giunse il quinto giorno della novena che la beatissima Trinità celebrava nel tempio di Maria santissima, perché in lei il Verbo eterno prendesse la nostra forma umana. Ritirando sempre più il velo dei più reconditi misteri dell'infinita sapienza, in questo giorno gliene scoprì altri nuovi, elevandola alla visione astrattiva della Divinità, come nei giorni precedenti. Le venivano continuamente rinnovate le disposizioni e le illuminazioni con più intensi raggi di luce e con più ricchi doni, che dai tesori dell'infinità si riversavano nella sua santissima anima e nelle rispettive facoltà. Quindi, la celeste Signora andava avvicinandosi ed assomigliando sempre più a Dio, trasformandosi progressivamente in lui per giungere ad essere sua degna madre.

48. In questa visione l'Altissimo parlò alla nostra Regina per manifestarle altri segreti e, mostrandosi a lei con incredibile amorevolezza, le disse: «Sposa e colomba mia, nel segreto del mio cuore hai conosciuto l'immensa generosità a cui m'induce l'amore per il genere umano, nonché i tesori nascosti che ho preparato per la sua felicità; in me questo amore può così tanto che voglio dare agli uomini il mio Unigenito come esempio e rimedio. Hai anche conosciuto un po' della loro cattiva corrispondenza e grandissima ingratitudine e il disprezzo che nutrono per la mia clemenza e il mio amore. Ma sebbene ti abbia già manifestato parte della loro malizia, voglio, mia cara, che di nuovo tu contempli in me quanto è piccolo il numero degli eletti che mi conosceranno ed ameranno e quanto è grande quello degli ingrati e dei reprobi. I peccati innumerevoli e le degradazioni di tanti uomini abietti e tenebrosi, che prevedo nella mia scienza infinita, trattengono la mia liberale misericordia, pongono come forti catenacci alle porte per cui escono i tesori della 'mia divinità e rendono il mondo indegno di riceverli».

49. In queste parole dell'Altissimo la principessa Maria conobbe alti segreti circa il numero dei predestinati e dei reprobi, nonché l'impedimento alla venuta del Verbo eterno nel mondo provocato nella mente divina da tutti i peccati degli uomini. Per questo la prudentissima Signora, stupefatta alla vista dell'infinita bontà ed equità del Creatore e dell'immensa iniquità e malizia degli uomini, tutta accesa d'amore divino, parlò a sua Maestà e gli disse:

50. «Mio Signore, mio bene, Dio di sapienza infinita e santità incomparabile, che mistero è questo che mi avete manifestato? Non hanno misura né termine le scelleratezze degli uomini, solo la vostra sapienza le comprende; ma tutte queste, e molte altre e più grandi, possono forse estinguere la vostra bontà o superare il vostro amore? No, Signore e padrone mio, non deve essere così! La malizia dei mortali non deve trattenere la vostra misericordia. Io sono la più inutile di tutto il genere umano, ma da parte sua vi pongo innanzi la promessa della vostra fedeltà. È certezza infallibile che passeranno il cielo e la terra prima che venga meno la verità delle vostre parole; parimenti, è indubitabile che avete promesso molte volte al mondo per mezzo dei vostri santi Profeti, e per bocca vostra ad essi stessi, di mandare agli uomini il loro Redentore e la vostra salvezza. Ora, Dio mio, come potranno non compiersi queste promesse accreditate dalla vostra infinita sapienza, per cui non potevate ingannarvi, e dalla vostra bontà, per cui non potevate ingannare? Per fare agli uomini questa promessa ed offrire loro l'eterna felicità nel Verbo incarnato, da parte loro non vi furono meriti, né creatura alcuna vi poté vincolare, e se questo bene si fosse potuto guadagnare, la vostra infinita e liberale clemenza non ne risulterebbe così esaltata. Voi stesso, di vostra iniziativa, vi siete considerato vincolato, perché solo in voi può esservi la ragione che vi obblighi a farvi uomo, solo in voi si trova il motivo per cui ci avete creati e volete rialzarci dopo la caduta. Per l'incarnazione, Dio mio e re altissimo, non vogliate cercare altri meriti né altra ragione che la vostra sola misericordia e l'esaltazione della vostra gloria».

51. Le rispose l'Altissimo: «È ben vero, sposa mia, che m impegnai per la mia bontà immensa, promettendo agli uomini di rivestirmi della loro natura e di abitare con loro; è sicuro altresì che nessuno poté meritare da me questa promessa e che l'ingratissimo procedere degli uomini, tanto odioso alla mia equità, se ne rende indegno. Infatti, mentre io pretendo solamente l'interesse della loro felicità eterna come contraccambio al mio amore, so che essi per la loro durezza non cureranno, anzi disprezzeranno i tesori della mia grazia e gloria e la loro corrispondenza consisterà nel dare spine invece di frutta, grandi offese per benefici e turpe ingratitudine in cambio della mia abbondante e liberale misericordia; il termine di tutti questi mali sarà per loro la privazione della mia visione nei tormenti eterni. Considera, amica mia, queste verità scritte nel segreto della mia sapienza e pondera questi grandi misteri, perché a te è aperto il mio cuore dove tu conosci la ragione della mia giustizia».

52. Non è possibile manifestare gli imperscrutabili misteri che Maria santissima conobbe nel Signore, poiché vide in lui tutte le creature presenti, passate e future, con l'ordine che avrebbero avuto tutte le anime, le opere buone e cattive che avrebbero fatto e la fine che tutte avrebb ero avuto. Per questo, se non fosse stata confortata dalla forza divina, non avrebbe potuto conservarsi in vita tra gli effetti e gli affetti, che causavano in lei questa conoscenza e questa visione di misteri così reconditi. Tuttavia, siccome per questi nuovi miracoli e benefici di sua Maestà aveva fini tanto alti, con colei che era eletta per Madre sua non era misurato ma liberalissimo. Siccome poi ella riceveva questa conoscenza in seno al medesimo Dio, con essa vi attingeva pure il fuoco della carità eterna che la infiammava nell'amore di Dio stesso e del prossimo, per cui, continuando le sue preghiere, disse:

53. «Signore e Dio eterno, invisibile ed immortale, confesso la vostra giustizia, esalto le vostre opere, adoro il vostro essere infinito e venero i vostri giusti giudizi. Il mio cuore si scioglie tutto in sentimenti d'amore, conoscendo la vostra bontà senza limiti per gli uomini e la loro insopportabile ingratitudine verso di voi. Per tutti volete, Dio mio, la vita eterna, ma saranno pochi quelli che gradiranno un beneficio tanto stimabile e molti quelli che lo perderanno per la propria malizia. Se per questa parte, mio Bene, non vi considerate più obbligato, noi mortali siamo perduti. Ma se con la vostra scienza divina già avete previsto le colpe e la malizia degli uomini, con la medesima conoscenza state guardando il vostro Unigenito incarnato e le sue opere, d'infinito valore ai vostri occhi, che superano senza comparazione i peccati. La vostra equità deve sentirsi vincolata da questo uomo e Dio e, per lui stesso, darcelo subito. Anzi, per domandarlo un'altra volta a nome del genere umano, io mi vesto del medesimo spirito del Verbo fatto uomo nella vostra mente, chiedo l'esecuzione di questo mistero e la vita eterna attraverso di lui a favore di tutti i mortali».

54. Dinanzi a questa supplica di Maria purissima, l'eterno Padre - secondo il nostro modo di esprimerci - concepì nella sua mente divina come il suo Unigenito dovesse scendere nel grembo verginale di questa grande Regina, e le sue amorevoli ed umili preghiere lo piegarono. Infatti, se si mostrava a lei ancora indeciso, ciò era espediente del suo amore, per udire sempre più la voce della sua diletta, perché le sue dolci labbra stillassero miele soavissimo e i suoi germogli fossero di paradiso. Quindi, per prolungare ancor più questa piacevole contesa, il Signore le rispose: «Sposa mia dolcissima e mia eletta colomba, èmolto ciò che mi chiedi ed assai poco ciò con cui gli uomini mi vincolano; si dovrà dunque concedere agli indegni un beneficio così singolare? Lascia, amica mia, che io li tratti secondo la loro cattiva corrispondenza». Ma la nostra potente e pietosa avvocata così rispondeva: «No, mio Signore, non desisterò dalla mia richiesta, poiché, se è molto ciò che io domando, lo chiedo a voi che siete ricco nelle misericordie, onnipotente nelle opere, veritiero nelle parole. Mio padre Davide disse di voi e del Verbo eterno: Il Signore ha giurato e non si pente: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek». Venga dunque questo sacerdote, il quale allo stesso tempo deve essere sacrificio per il nostro riscatto; venga, perché non potete pentirvi della vostra promessa, dato che voi non v'impegnate senza sapere ciò che fate. Dolce amore mio, sono rivestita della forza di questo uomo-Dio; non cesserà la mia contesa, finché non mi abbiate dato la vostra benedizione, come a mio padre Giacobbe».

55. In questa lotta divina fu chiesto alla nostra Regina e signora, come a Giacobbe, quale fosse il suo nome. Ella rispose: «Sono figlia di Adamo, creata dalle vostre mani della vile materia della polvere». E l'Altissimo le replicò:

«Da oggi in poi il tuo nome sarà 'Eletta per madre dell'Unigenito'». Queste ultime parole, tuttavia, furono udite solo dagli angeli e a lei furono celate sino al tempo opportuno; intese soltanto la parola «eletta». Ma questa lotta d'amore, essendo ormai durata per quel tempo che aveva stabilito la Sapienza divina e quanto era utile per accendere il fervoroso cuore dell'eletta, tutta la santissima Trinità diede la sua regale parola a Maria purissima, nostra regina, che presto avrebbe inviato al mondo il Verbo eterno fatto uomo. Con questo lieto «fiat», colma d'incomparabile giubilo, chiese la benedizione e l'Altissimo gliela diede. Questa donna forte uscì dalla lotta con Dio più vittoriosa di Giacobbe, perché ella restò forte e con un ricco bottino; il ferito e debilitato - a nostro modo d'intendere - fu Dio stesso, restando ormai costretto dall'amore di questa Signora a vestirsi nel suo sacro talamo con la veste della debolezza umana nella nostra carne passibile, con cui dissimulare e coprire la fortezza della sua divinità, per vincere con la sua sconfitta e a noi tutti dare la vita con la sua morte. I mortali vedano e comprendano che Maria santissima, dopo il suo benedettissimo Figlio, è la causa della loro salvezza.

56. Nella stessa visione vennero subito manifestate alla nostra nobile Regina le opere del quinto giorno della creazione del mondo, nello stesso modo in cui si verificarono. Conobbe come, in forza della parola divina, furono generati dalle acque esistenti sotto il firmamento i rettili che si muovono sulla terra, i volatili che si librano nell'aria e i pesci che guizzano e brulicano nelle acque 5 ; di tutte queste creature conobbe il principio, la materia, la forma e l'aspetto nel loro genere, nonché tutte le specie degli animali selvatici: le caratteristiche che presentano, la loro utilità e l'armonia esistente fra loro; gli uccelli del cielo con la varietà e la forma di ogni loro specie: il becco, le penne e il loro corpo leggero; gli innumerevoli pesci del mare e dei fiumi; la varietà delle balene, la loro struttura, le loro qualità, le loro cavità, l'alimento che dà loro il mare, gli scopi a cui servono, il posto e l'utilità che ciascuna di esse ha nel mondo. Sua Maestà comandò espressamente a tutto questo esercito di creature che riconoscessero Maria santissima e le ubbidissero, dando a lei potestà di comandare a tutte e di servirsene, come poi avvenne in molte circostanze, che in parte riferirò a suo tempo. Con ciò, uscì dalla visione di questo giorno, impiegando quel che ne restava negli esercizi e nelle suppliche che le ordinò il Signore.

 

Insegnamento che mi diede la Regina del cielo

 

57. Figlia mia, una maggiore conoscenza delle opere mirabili, che fece con me il braccio dell'Altissimo per sollevarmi con le visioni astrattive della sua divinità alla dignità di madre, è riservata ai predestinati, che le conosceranno nella celeste Gerusalemme. Allora le comprenderanno e le vedranno nel medesimo Signore con diletto e stupore speciali, come accadde agli angeli quando l'Altissimo le manifestò loro, magnificandolo e lodandolo per questo. Ora, in questo beneficio sua Maestà si è mostrato con te tanto generoso ed amorevole a preferenza di ogni altro, dandoti la luce e la conoscenza che ricevi riguardo a questi misteri così arcani; perciò voglio, mia diletta, che ti distingua al di sopra di tutte le creature nel lodare ed esaltare il suo santo nome per tutto quello che la potenza del suo braccio operò in me.

58. Quindi, con l'aiuto di questi grandi ed ammirabili favori, devi subito attendere con ogni sollecitudine ad imitarmi nelle opere da me compiute. Supplica e intercedi per la salvezza eterna dei tuoi fratelli e perché il nome del mio Figlio sia magnificato da tutti e conosciuto dal mondo intero. Devi dedicarti a queste invocazioni con una determinazione costante, fondata su una fede viva e una fiducia ferma e sicura, senza tuttavia perdere di vista la tua miseria, anzi umiliandoti profondamente e annientandoti. Così predisposta, devi combattere col medesimo amore divino per il bene del tuo popolo, tenendo presente che egli reputa sua vittoria gloriosissima il lasciarsi vincere dagli umili, che lo amano con rettitudine di cuore. Sollevati, dunque, al di sopra di te stessa e rendigli grazie per i benefici speciali che egli ti ha concesso, nonché per quelli che egli fece a tutto il genere umano. Afferrata così da questo amore divino, tu meriterai di ricevere nuovi benefici per te e per i tuoi fratelli, ma non tralasciare di chiedergli la sua benedizione ogni volta che ti troverai alla sua divina presenza.