12 - Si parla della persecuzione che scoppiò contro la Chiesa do­po la morte di santo Stefano.

Suor Maria d'Agreda

12 - Si parla della persecuzione che scoppiò contro la Chiesa do­po la morte di santo Stefano.
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Si parla della persecuzione che scoppiò contro la Chiesa do­po la morte di santo Stefano, di quanto la nostra Regina si affaticò in tale occasione e di come, su sua richiesta, gli apo­stoli composero il simbolo della fede cattolica.

202. L 'evangelista Luca riferisce che, nel giorno della la­pidazione di Stefano, si sollevò una violenta persecuzione contro la comunità ecclesiale che era in Gerusalemme. In particolare, Saulo la devastava, andando per l'intera città in cerca dei suoi membri per prenderli e denunciarli ai magi­strati; così fece con molti di essi, che furono catturati, mal­menati e addirittura massacrati. I sacerdoti avevano conce­pito un odio terribile ed egli superava tutti nel sostenere con accanimento la legge di Mosè, come confessa nella lettera ai Galati; tuttavia, la loro indignazione aveva un'altra ra­gione, che essi stessi ignoravano, pur sentendone gli effetti.

203. Era motivata dalla sollecitudine di Lucifero, che per una simile testimonianza pubblica si alterò e infuriò insieme ai suoi demoni contro i devoti, e assai di più con­tro la Regina. L'Altissimo , per confonderlo maggiormente, permise che la vedesse trasportata dagli angeli alla pre­senza del santo. Per questo beneficio straordinario, come anche per la costanza e la sapienza di costui, il drago in­fernale sospettò che ella avrebbe fatto lo stesso per quan­ti ancora si sarebbero offerti di versare il sangue per il no­me di Gesù, o almeno li avrebbe aiutati ed assistiti con la sua protezione affinché non avessero paura dei patimenti e della morte, ma si abbandonassero ad essa con cuore in­vitto. La sua perfida astuzia aveva architettato proprio que­sto mezzo delle torture e delle sofferenze per abbatterli e farli recedere dalla sequela del Salvatore; infatti, aveva pen­sato che gli uomini, amando tanto la loro esistenza e te­mendo i dolori, soprattutto se molto intensi, per tenerli lontani avrebbero preferito rinnegare la fede ed evitare di abbracciarla. Il serpente continuò sempre a servirsi di ta­le espediente, anche se fu deluso in esso dalla sua malizia, come gli era accaduto con sua Maestà.

204. In questo frangente, però, dato che la Chiesa era agli inizi ed egli era enormemente irritato per avere istigato i giudei contro il protomartire, rimase sconcertato. Do­po averlo osservato perire tanto nobilmente, radunò i suoi e si rivolse loro dicendo: «Il sacrificio di questo giovane e i favori che gli sono stati elargiti dalla nostra avversaria mi hanno sconvolto. Se ella farà ugualmente con gli altri, non potremo più far cadere nessuno con i supplizi; anzi, con l'e­sempio si inciteranno a vicenda a patire come il loro Mae­stro. Saremo sconfitti per la stessa via attraverso la quale tentiamo di distruggerli, poiché, per nostra disgrazia, il trionfo più grande che possono ottenere contro di noi è far­si ammazzare per il credo che bramiamo di estinguere. Per questa strada ci perdiamo, ma non riesco ad immaginare come altrimenti opprimere questo Dio incarnato, sua Ma­dre e i suoi seguaci. È verosimile che delle persone siano così prodighe della vita da loro profondamente desiderata e che, pur aborrendo le pene, si consegnino ad esse per confor­marsi a colui che è il loro modello? Comunque, non retro­cederà il mio giusto sdegno: farò in modo che altri si fac­ciano uccidere per i miei inganni, come essi per il loro Re­dentore. Inoltre, non tutti meriteranno la difesa di quella ne­mica invincibile, né tutti saranno tanto audaci da voler sop­portare i tormenti inumani che escogiterò. Muoviamoci e ir­retiamo i nostri amici, affinché sopprimano questa gente e cancellino dalla terra il nome del Signore».

205. Pose senza indugio in esecuzione il suo perverso disegno e con una innumerevole moltitudine di suoi mi­nistri si recò dai capi, dai giudici e da coloro che sapeva più increduli. Li riempì di turbamento e di furibonda in­vidia, e con suggestioni e illusioni li infiammò di falso ze­lo per le antiche tradizioni dei loro padri. Non gli fu dif­ficile seminare zizzania in quegli animi malvagi e guasta­ti dai peccati, per cui essi gli lasciarono spazio con tutta la loro volontà e in varie riunioni stabilirono di farla fini­ta con i cristiani. C'era chi consigliava di esiliarli da Ge­rusalemme, chi da tutto il regno di Israele, chi ancora di sterminarli, chi infine di punirli con rigore, per incutere spavento e dissuadere dall'unirsi ad essi, e di confiscare immediatamente i loro beni, prima che potessero metterli in comune. Come afferma san Luca, tale repressione fu tanto dura che i settantadue discepoli fuggirono disper­dendosi per la Giudea e la Samarìa , anche se andarono evangelizzando il paese con coraggio. Entro le mura restò il collegio apostolico con Maria e diversi altri, sebbene que­sti ultimi fossero sbalorditi e intimoriti e provassero a na­scondersi alle accurate ricerche di Saulo.

206. La beatissima Vergine, sempre presente e accorta, nel giorno della lapidazione dispose che il corpo di Stefano fosse sepolto e chiese la croce che egli teneva con sé, come i fedeli erano soliti fare ad imitazione di lei, che dopo la di­scesa dello Spirito aveva cominciato a portarne una. Ella la ricevette con speciale venerazione, sia per essa stessa sia poi­ché era appartenuta a lui. Lo chiamò con il titolo di santo e ordinò che, per quanto possibile, il suo sangue fosse rac­colto e conservato con stima e riverenza, come sparso da un martire già glorioso. Lodò la sua virtù e perseveranza davanti ai Dodici e a molti altri, per consolarli e spronarli con la sua testimonianza in quella tribolazione.

207. Perché si possa intendere almeno in parte la ma­gnanimità che ella manifestò in questa persecuzione e in quelle che si scatenarono successivamente, si deve riassu­mere ciò che l'Altissimo le comunicò, facendola parteci­pare dei suoi attributi in misura straordinaria ed ineffa­bile, come era necessario affinché il cuore del suo uomo potesse riposare completamente in tale donna forte ed af­fidare a lei tutte le opere "ad extra" dell'onnipotenza del suo braccio. La Signora , nel suo modo di agire, senza dubbio sorpassava ogni creatura ed era simile all'Eterno, del quale sembrava un'immagine unica. Nessun atto o pen­siero dei mortali le era celato, capiva tutti gli intenti e le macchinazioni dei demoni e non ignorava niente di quan­to era conveniente. Pur comprendendo tutto questo nella sua mente, non si agitava nel disporre tante cose, né tro­vava intralcio nelle une a causa delle altre, né si confon­deva o affannava, né si stancava per le difficoltà, né era oppressa dalla quantità di oneri, né si dimenticava degli assenti per sovvenire ai vicini, né vi erano mancanze nel­la sua prudenza. Pareva immensa e priva di limiti, atten­ta a tutto e ad ogni particolare come se fosse stato il so­lo di cui avesse premura. Nella stessa maniera in cui il sole illumina, vivifica e riscalda tutto senza sforzo, stan­chezza o negligenza, ella guidava i credenti e infondeva in ciascuno di loro vita e vigore.

208. Al vedere la comunità ecclesiale così scossa, scon­volta e afflitta per gli attacchi dei diavoli e delle persone da loro incitate, si mosse prontamente contro gli autori dell'iniquità ed impose loro di precipitare negli abissi, do­ve essi caddero subito senza poter opporre resistenza, emet­tendo urla terrificanti. Stettero legati e imprigionati per ot­to giorni interi, finché ebbero nuovamente licenza di rial­zarsi. Quindi, la Principessa convocò gli apostoli, li confortò e li esortò ad essere costanti e ad aspettare il fa­vore divino, e grazie a ciò nessuno di loro uscì dalla città. I discepoli, invece, se ne andarono, perché dato il loro nu­mero non avrebbero potuto nascondersi come era oppor­tuno; prima di farlo, presero congedo da lei, per partire con la sua benedizione. Ella li ammonì e animò, ed in­giunse loro di non indebolirsi per la paura e di non ces­sare di predicare Cristo crocifisso. Lo fecero in effetti e li soccorse nelle angustie tramite gli angeli che inviava a ta­le scopo a coloro che ne avevano bisogno, come accadde a Filippo sulla via verso Gaza, quando battezzò 1'Etìope, funzionario della regina Candàce. Li mandava anche ad aiutare quanti erano in pericolo di morte e aveva cura di sollevare nel purgatorio le anime che vi giungevano.

209. Le preoccupazioni e le fatiche dei Dodici furono maggiori di quelle degli altri, perché, come maestri e fon­datori della Chiesa, dovevano assisterla dentro e fuori Ge­rusalemme. Sebbene fossero pieni di scienza e di doni del­lo Spirito, l'impresa era tanto ardua e l'opposizione tanto dura che sovente, senza il consiglio e la direzione della lo­ro unica Maestra, si sarebbero arrestati e abbattuti. Perciò la consultavano frequentemente ed ella li radunava per di­scutere di quello che era più importante, secondo le circo­stanze, in quanto ella soltanto penetrava il presente e pre­vedeva con certezza il futuro. Per suo comando si allonta­navano e si spingevano dove occorreva, come fecero san Pie­tro e san Giovanni allorché si recarono in Samarla dopo aver appreso che là era stata accolta la parola di Dio. Fra tutte queste attività e fra gli affanni dei fedeli, che amava e custodiva come figli, Maria rimaneva imperturbabile nella sua quiete e tranquillità, con assoluta serenità interiore.

210. Regolava i suoi impegni in modo che le restasse la possibilità di ritirarsi spesso in disparte e, anche se non veniva impedita nell'orazione dai vari doveri, nella solitu­dine pregava molto in segreto: si stendeva a terra, strin­geva la polvere, sospirava e piangeva per la salvezza di tut­ti e per la caduta di coloro che le erano noti come repro­bi. Nel suo cuore purissimo teneva scritta la dottrina evan­gelica e delineata l'immagine della Chiesa, con i progressi e le tribolazioni che l'attendevano; ne parlava con l'Altissi­mo e meditava per orientare tutto con la luce e la cogni­zione della sua volontà. Si rinnovava dunque in lei la partecipazione della sua natura e dei suoi attributi, di cui ave­va necessità per compiere atti sublimi come quelli riguar­danti il governo dei devoti, senza trascurarne alcuno, con tanta ponderazione e santità che pareva più che una sem­plice creatura, mentre non era che tale. Era eccelsa nei pensieri, inestimabile nella sapienza, estremamente pru­dente nel dar suggerimenti, rettissima e avveduta nei giu­dizi, eccezionale nelle opere, veritiera e candida nelle af­fermazioni, ineccepibile in ogni bontà. Era compassione­vole verso i deboli, affettuosa e dolce verso gli umili, e al contrario severa con i superbi. La sua eminenza non la ele­vava, le avversità non la inquietavano, le pene non la vin­cevano; in tutto era un ritratto di sua Maestà.

211. Ella considerò che quanti erano dispersi ad an­nunciare la lieta novella non avevano con sé norme espres­se e definite per farlo in maniera uniforme e senza con­traddizioni, così che i convertiti avessero la stessa fede. In­tese, poi, che era conveniente che gli apostoli si dividesse­ro presto per proclamarla in tutto il mondo e che fossero concordi negli insegnamenti sui quali andava edificata la vita cristiana. Per queste ragioni, ritenne opportuno rac­cogliere in un breve compendio i misteri divini affinché, riassunti in pochi punti, fossero accessibili a tutti, unisse­ro l'intera comunità ecclesiale senza differenze essenziali e servissero come colonne immutabili sulle quali questa po­tesse ergersi.

212. Per ordinare tale cosa, di cui conosceva il valore, presentò le sue aspirazioni all'Eterno, che le suscitava in lei. Per più di quaranta giorni perseverò nelle invocazioni con digiuni, prostrazioni ed altri esercizi. Mosè, come me­diatore fra il Signore e il popolo, si era astenuto dal cibo e aveva fatto suppliche sul monte Sinai per la medesima estensione di tempo, perché fossero consegnate le tavole dell'alleanza, e per la legge di grazia Gesù era autore e me­diatore fra il Padre e gli uomini; così, anche la Regina fu mediatrice fra questi e il suo Unigenito, perché i credenti ricevessero i nuovi decreti impressi nei cuori, sintetizzati in articoli che non sarebbero cambiati né venuti meno, es­sendo asserzioni celesti e indefettibili. In uno di quei gior­ni disse: «Sommo sovrano, artefice dell'universo, per la vo­stra ineffabile clemenza avete dato magnificamente princi­pio alla Chiesa. Non si addice a voi lasciare imperfette le opere della vostra mano onnipotente; portate, dunque, alla perfezione quanto avete cominciato in modo tanto stupen­do. Non vi arrestino i peccati dei mortali, mentre sopra la loro malizia grida il sangue del vostro e mio diletto: esso chiede vendetta, come quello di Abele, ma per implorare il perdono per gli stessi che lo sparsero. Volgetevi verso i nuovi figli che vi sono stati generati e verso quelli che se­guiranno nei secoli futuri, ed effondete il vostro Spirito su Pietro e sui suoi compagni, affinché dispongano felicemente e in maniera adeguata i dogmi sui quali bisogna poggiarsi e che tutti devono confessare senza discordanze».

213. Per risponderle, il Redentore discese personal­mente dall'empireo e, manifestandosi a lei nello splendo­re, dichiarò: «Mia colomba, abbiate pace nelle vostre an­sietà e saziate con la mia vicinanza l'ardente sete della mia esaltazione e dello sviluppo della mia Chiesa. Io sono co­lui che posso e voglio elargirle quello che bramate. Siete voi che potete vincolarmi a questo, non vi negherò nien­te». Quindi, fece alzare la Principessa , che giaceva al suo­lo in adorazione della sua divinità e umanità, e la colmò di straordinario gaudio, concedendole la sua benedizione e con essa ulteriori doni della sua destra. Ella per un po' si rallegrò di mirabili colloqui con lui, placando i suoi af­fanni e le sue preoccupazioni, poiché le furono garantiti grandi benefici per i devoti.

214. In questa occasione, non ebbe solo l'assicurazione che sarebbe stata data assistenza ai Dodici perché riuscis­sero a scrivere il simbolo della fede, ma le furono rivelati anche i termini e le proposizioni che dovevano comporlo. Come si è spiegato era già istruita completamente, eppure, ora che quanto da anni aveva capito andava eseguito, l'Al­tissimo desiderò rinnovarlo nel suo purissimo intimo, affin­ché dalla bocca del Salvatore stesso uscissero le verità in­fallibili sulle quali si basa il cristianesimo. Fu, inoltre, bene preparare ancora una volta la sua modestia, perché con es­sa si conformasse alla volontà superna nel trovarsi nomi­nata nel "Credo" come Madre di Dio e come vergine prima e dopo il parto, vivendo nella carne peritura tra coloro che avrebbero predicato e professato ciò. Non ci furono da te­mere inconvenienti se avesse udito annunciare di se stessa una così singolare eccellenza colei che aveva ottenuto che il Creatore guardasse appunto la sua umiltà per compiere in lei la maggiore delle sue meraviglie; e ha più peso sapere di essere madre e vergine che sentirlo affermare da altri.

215. Sua Maestà si separò da lei e tornò presso il tro­no regale, da dove subito ispirò al suo vicario e agli altri apostoli di stendere il simbolo. Essi si recarono immedia­tamente dalla loro Maestra per discutere della necessità di prendere questa risoluzione e fu stabilito che digiunassero per dieci giorni senza interruzione perseverando nella pre­ghiera, come esigeva un compito tanto arduo, per essere rischiarati in proposito. Terminati quei giorni, e i quaran­ta da quando ella aveva iniziato a parlarne con il Signore, si radunarono alla presenza di lei, e Pietro pronunciò que­sto discorso:

216. «Fratelli miei carissimi, la misericordia dell'Eter­no, per la sua infinita bontà e per i meriti di Gesù, ha favorito la nostra comunità moltiplicando i suoi membri così considerevolmente come presto abbiamo conosciuto e sperimentato. Perciò, ha fatto eccezionali prodigi e li ripete incessantemente tramite noi, da lui eletti, benché indegni, ad essere ministri del suo volere, per la sua glo­ria e il suo onore. Con tali grazie ci ha inviato tribola­zioni e persecuzioni del demonio e del mondo, perché lo imitiamo come nostro capo e perché la nave della Chie­sa con questa zavorra si inoltri più sicura verso il porto del riposo e della gioia perenne. I discepoli si sono di­spersi per le città della regione a causa dell'odio dei sa­cerdoti e diffondono dappertutto la lieta notizia del Mes­sia. Dovremo andare senza indugio a portarla a tutti i po­poli, come egli ci ha comandato prima della sua ascen­sione. Ora, affinché tutti annunciamo una stessa dottri­na, dal momento che la fede deve essere una come uno è il battesimo nel quale la si riceve, è opportuno che, raccolti in lui, fissiamo le definizioni da proporre espli­citamente così che siano confessate in ogni nazione. Ci ha promesso che, dove due o tre saranno riuniti nel suo nome, egli sarà in mezzo a loro; su questa parola spe­riamo con fermezza che adesso il suo Spirito ci soccor­ra perché intendiamo e decretiamo immutabilmente gli articoli sui quali la Chiesa deve fondarsi fino alla fine dei tempi».

217. Tutti si dissero d'accordo con lui, che celebrò l'eu­caristia e comunicò loro e la Signora ; quindi, si prostra­rono insieme a lei in orazione, invocando il Paràclito. Do­po un po', risuonò un tuono simile a quello di Pentecoste, il cenacolo si riempì di splendore e furono illuminati e col­mi di Spirito Santo. Allora, la Regina chiese che ognuno di loro dichiarasse un mistero o ciò che gli era suggerito. Cominciò san Pietro e gli altri continuarono nella seguen­te maniera:

SAN PIETRO Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra.

SANT'ANDREA E in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore.

SAN GIACOMO IL MAGGIORE Il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine.

SAN GIOVANNI Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto.

SAN TOMMASO Discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte.

SAN GIACOMO IL MINORE Salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente. SAN FILIPPO Di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

SAN BARTOLOMEO Credo nello Spirito Santo.

SAN MATTEO La santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi.

SAN SIMONE La remissione dei peccati.

SAN TADDEO La risurrezione della carne.

SAN MATTIA La vita eterna. Amen.

218. Questo simbolo, che generalmente chiamiamo "Credo", fu composto dopo il martirio di Stefano, prima che si compisse un anno dall'uccisione del nostro Reden­tore. Successivamente, nei concili convocati contro Ario ed altri eretici, furono spiegati più dettagliatamente gli arca­ni in esso contenuti e fu formulato quello che cantiamo nella Messa. In sostanza, però, l'uno e l'altro affermano lo stesso e racchiudono i quattordici articoli che ci sono pro­spettati per catechizzarci nella fede, con la quale siamo te­nuti a crederli per essere salvi. Allorché i Dodici termina­rono di enunciarlo, si udì una voce con cui lo Spirito San­to lo approvò: «Avete stabilito saggiamente». Subito, l'ec­celsa sovrana dell'universo rese grazie con loro all'Altissi­mo e a loro per aver meritato tale assistenza per parlare come strumenti superni, con un esito tanto felice ad esal­tazione di sua Maestà e a favore dei cristiani. Per maggior conferma ed esempio di questi ultimi, la prudentissima Ma­dre si pose ai piedi di Pietro e, a nome suo e di tutti, pro­fessò la dottrina cattolica come è espressa nel simbolo, ri­volgendoglisi così: «Vi riconosco come vicario del mio Uni­genito e nelle vostre mani io, vile vermiciattolo, a nome mio e di tutti i devoti confesso quanto avete determinato come verità infallibile, benedicendo colui dal quale ciò pro­cede». Quindi, baciò la mano a lui e agli altri apostoli, do­po aver proclamato per prima il "Credo" appena definito. Insegnamento della Regina del cielo.

219. Carissima, per tua ulteriore istruzione e consola­zione, voglio manifestarti ancora dei segreti su quello che hai raccontato in questo capitolo. Da allora io presi a reci­tare molte volte al giorno il simbolo, prostrandomi e con immensa riverenza. Quando arrivavo a dire "nacque da Ma­ria Vergine", mi stendevo al suolo con ineffabile umiltà, gra­titudine e lode di Dio, tenendo presenti tutti gli uomini al fine di supplire alla mancanza di riguardo con cui avreb­bero fatto uso di frasi tanto venerabili. Per mia intercessio­ne, la Chiesa è stata illuminata affinché ripeta spesso nel­l'ufficio divino il "Credo", l'Ave Maria" e il "Padre nostro", gli ordini religiosi abbiano la consuetudine di chinarsi nel pregarli e tutti durante la celebrazione eucaristica si ingi­nocchino alle parole "si è incarnato..."; in questo modo, sarà in parte soddisfatto il debito contratto per la rivelazione di misteri così degni di onore e di ringraziamento.

220. In altri momenti, i miei angeli rallegravano il mio spirito nel Signore intonando per me con sublime armo­nia e dolcezza il "Credo" oppure l'Ave Maria" sino a "be­nedetto il frutto del tuo seno, Gesù". Nel pronunciare que­sto santissimo nome o il mio facevano un inchino profon­dissimo, infiammandomi nuovamente di sentimenti di amore e abbassamento, ed io stringevo la polvere intuen­do la grandezza dell'Onnipotente a paragone della mia po­chezza. Figlia mia, tieni a mente l'avvertimento che ti ho dato circa la pietà richiesta per le summenzionate orazio­ni e non incorrere nella comune sconsideratezza. Non de­ve diminuire l'ossequio per esse a motivo della frequenza con la quale si proferiscono; una simile insolenza deriva dal farlo solo con le labbra, senza riflettere sul loro signi­ficato. Quanto a te, desidero che siano oggetto di inces­sante meditazione: l'Eterno ti ha donato un tenero affetto per la dottrina cattolica e a lui, come anche a me, piace che tu la porti con te e la legga sovente, come sei solita fare. Da oggi te lo impongo, e consiglialo anche alle tue suddite, poiché questo è un gioiello che adorna le spose di Cristo e ogni fedele lo dovrebbe indossare.

221. Ti sia di ammonimento pure la premura che io eb­bi affinché si scrivesse il simbolo, appena ciò fu utile. È una freddezza davvero riprensibile sapere che cosa è a glo­ria e servizio del Creatore, nonché a beneficio della pro­pria coscienza, e non metterlo subito in atto, o almeno non fare ogni sforzo per conseguirlo. Questa confusione sarà ancora peggiore perché i mortali, quando sono sprovvisti di qualche bene temporale, non tollerano ritardi nel pro­curarselo, ma immediatamente supplicano che sia conces­so loro in abbondanza, come accade se sono privi di sa­lute, dei prodotti della terra o anche di cose meno neces­sarie, o superflue e pericolose; nel contempo, però, benché sia loro noto il beneplacito celeste, fanno finta di niente o rinviano con disprezzo e noncuranza. Valuta tale disordi­ne per non commetterlo: come io fui tanto sollecita in quel­lo che era conveniente, anche tu fai in maniera di essere puntuale in quanto intenderai essere volontà dell'Altissimo, sia a vantaggio della tua anima sia a vantaggio delle altre, a mia imitazione.