11 - Si dichiara qualcosa della prudenza con la quale Maria di­rigeva i nuovi fedeli.

Suor Maria d'Agreda

11 - Si dichiara qualcosa della prudenza con la quale Maria di­rigeva i nuovi fedeli.
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Si dichiara qualcosa della prudenza con la quale Maria di­rigeva i nuovi fedeli e si raccontano alcuni episodi, tra i qua­li quelli riguardanti i suoi interventi nella vita e nella mor­te di santo Stefano.

179. Era conseguente al mandato di madre e maestra dei discepoli, affidatole dal Signore, che Maria santissima ricevesse luce proporzionata ad un compito così eccelso, perché conoscesse tutte le membra del corpo mistico, alla cui direzione spirituale era tenuta, e adattasse loro i suoi insegnamenti secondo il livello, la condizione e le neces­sità di ciascuno. Questo le fu concesso con la pienezza ed abbondanza che emerge da ciò che sto scrivendo. Pene­trava l'intimo di coloro che aderivano alla fede: le loro in­clinazioni, il grado della grazia e delle virtù che possede­vano, il valore delle azioni compiute, i loro fini e principi; non ignorava niente, se non quando l'Altissimo le celava per un po' qualche segreto, che poi le rivelava appena era

conveniente. Tale intelligenza non era sterile e nuda, ma le corrispondeva una pari partecipazione della carità del Figlio, che ella rivolgeva a tutti nella misura in cui le era­no noti. Comprendeva anche il mistero del volere superno e ripartiva con perfetta ponderazione i suoi affetti: non da­va di più a chi si era guadagnato di meno, né di meno a chi meritava di essere maggiormente diletto e stimato, er­rore nel quale incorriamo spesso noi ignoranti discenden­ti di Adamo, persino in quanto ci sembra di operare inec­cepibilmente.

180. La Regina dell'amore e della sapienza non altera­va l'ordine della giustizia distributiva scambiando i senti­menti, perché era rischiarata dalla lucerna dell'Agnello, che la illuminava e guidava affinché ognuno avesse il dovuto. Si relazionava sempre con sensibilità e tenerezza, senza freddezze, scarsezze o dimenticanze; però, negli effetti e nelle dimostrazioni visibili si governava con altre regole di somma saggezza, badando di evitare le singolarità e quei leggeri difetti che provocano invidie nelle comunità, nelle famiglie e in tutte le nazioni dove sono parecchi quelli che osservano e giudicano gli atti pubblici. È una passione na­turale e diffusa desiderare di essere apprezzati e benvolu­ti, soprattutto da chi è potente, e si potrà trovare a fatica qualcuno che non presuma di valere quanto un altro, per essere favorito in modo analogo se non superiore. Questa malattia non risparmia i più elevati per stato e anche per qualità, come risultò evidente nel collegio apostolico, nel quale, per certi segni di distinzione che risvegliarono i so­spetti, si mosse la questione sulla precedenza e sulla pre­minenza che fu proposta a sua Maestà'.

181. Al fine di prevenire tali dispute, la Vergine era at­tentissima nell'essere uguale con tutti nelle elargizioni che faceva a beneficio della Chiesa. Ciò fu non solo degno di lei, ma pure assai utile, sia perché quell'atteggiamento re­stasse stabilito per i prelati che sarebbero stati rivestiti di autorità sia perché, nei felicissimi anni iniziali, tutti ri­splendevano per i miracoli e per altri doni divini, come ne­gli ultimi secoli molti spiccano nella scienza o nella cul­tura. Era opportuno far apprendere che né per quelle su­blimi prerogative né per queste minori bisogna ergersi a vana superbia, o ritenere di dover essere onorati e privile­giati da Dio e dalla beatissima Signora nelle cose esterio­ri. All'uomo retto basti essere caro a Gesù ed ammesso al­la sua amicizia, e a chi non lo è non gioverà affatto un si­mile tipo di reputazione e prestigio.

182. Ella, comunque, non mancava per questo alla ve­nerazione che spettava a ciascuno per il ministero eserci­tato: era un esempio per tutti in quanto era d'obbligo e con la circospezione di cui abbiamo parlato faceva impa­rare la moderazione in quanto era volontario. Si comportò costantemente in maniera tanto mirabile e con tanta ac­cortezza che non dette mai occasione di lamentarsi, né al­cuno ebbe una ragione, neppure apparente, per negarle ri­guardo e rispetto; anzi, tutti le volevano bene, la benedi­cevano ed erano colmi di gioia e debitori per il suo aiuto e per la sua pietà materna. Nessuno avvertì che lo tenes­se in scarsa considerazione né che gli preferisse un altro, poiché non dava motivo di fare paragoni del genere. Così grande fu la sua discrezione e assennatezza, e così corret­tamente collocava le bilance della manifestazione del suo cuore sull'asse della prudenza! Non volle neanche essere lei ad assegnare gli incarichi e le dignità, né intercedere per il loro conferimento: rimetteva tutto al parere e al vo­to dei Dodici e, intanto, otteneva loro di nascosto luce e assistenza da parte dell'Eterno perché non errassero.

183. Era spinta a quella condotta altresì dalla sua profon­da umiltà e, quindi, educava tutti ad essa, giacché erano coscienti che non era all'oscuro di nulla e non poteva sbagliare in ciò che compiva. Ella lasciò questo raro insegnamento ai cristiani affinché non ci fosse chi presumesse della propria preparazione e avvedutezza e delle proprie qualità, princi­palmente in materie gravi, ma ognuno intendesse che il col­pire nel segno e il riuscire bene è vincolato alla modestia e al consiglio, come l'orgoglio è unito al proprio giudizio, se non è necessario regolarsi solo su di esso. Le era noto che l'intervenire a vantaggio di altri in cose temporali porta con sé qualche ambizioso potere, e uno maggiore ne racchiude il ricevere con piacere i ringraziamenti. Tutto questo era estraneo alla nostra celeste Principessa, che fu un modello nell'ordinare le attività in modo tale da non defraudare il merito né impedire la massima perfezione; però non rifiu­tava la sua direzione agli apostoli, che la consultavano spes­so, e faceva lo stesso con gli altri.

184. Tra i santi che furono così fortunati da guadagnarsi il suo affetto speciale ci fu Stefano, uno dei settantadue di­scepoli, che da quando cominciò ad andare dietro al suo Unigenito fu da lei guardato con predilezione, conquistan­do uno dei primi posti nella sua stima. Le fu svelato subi­to che era stato scelto dal Salvatore per la difesa del suo nome, fino a morire per lui. Inoltre, l'invitto giovane era di indole soave, affabile e gentile, e la grazia rendeva la sua ottima natura anche più amabile e incline ad ogni virtù. Il suo temperamento era oltremodo gradito alla Madre, la qua­le, allorché trovava in qualcuno la tendenza alla benignità e alla mitezza, soleva dire che costui assomigliava più de­gli altri a suo Figlio; per queste caratteristiche, vissute in grado eroico, provava tanta tenerezza per lui. Gli imparti­va numerose benedizioni, esprimeva di frequente ricono­scenza al Padre per averlo creato, chiamato ed eletto ad es­sere primizia dei suoi martiri, e nutriva in sé singolare be­nevolenza verso di lui a motivo della testimonianza che avrebbe dato con il sangue, come le era stato palesato.

185. Egli corrispondeva con fedelissima attenzione a quanto gli era concesso da sua Maestà e da lei, perché non soltanto era pacifico, ma anche umile, e chi è realmente tale accoglie con molta gratitudine i benefici, pure se pic­coli come quelli che gli erano elargiti. Aveva un altissimo concetto della Regina della misericordia e si sforzava di assicurarsene il favore con la sua ferventissima devozione. La interrogava su parecchi misteri, poiché era assai dotto e pieno di saggezza e di Spirito Santo, come afferma Lu­ca. Ella chiariva tutte le questioni che le erano poste e lo confortava, affinché lottasse con valore per il Redentore. Per confermarlo ancor più, lo dispose ai tormenti con que­ste parole: «Stefano, voi sarete il primogenito dei martiri, che il Signore genererà con l'esempio delle proprie soffe­renze; camminerete sui suoi passi, come un seguace co­raggioso su quelli del suo maestro e un soldato audace su quelli del suo capitano, e innalzerete lo stendardo della cro­ce. Perciò, conviene che vi armiate di fermezza con lo scu­do della fede e crediate che l'Onnipotente vi soccorrerà nel­la battaglia».

186. Questo annuncio lo infiammò del desiderio del supplizio, come si desume da quanto si riferisce di lui ne­gli Atti, nei quali si legge che era pieno di grazia e di for­tezza e che faceva prodigi e miracoli in Gerusalemme. Egli è il primo dopo Pietro e Giovanni di cui si attesta che di­sputava con i giudei e li confondeva, senza che essi riu­scissero a resistere alla sua sapienza ispirata. Predicava con animo intrepido, li accusava e li riprendeva, distin­guendosi in ciò per la brama di conseguire quello che la nostra sovrana gli aveva garantito. Come se qualcuno gli avesse potuto togliere la corona, precedeva tutti nel pre­sentarsi davanti ai rabbini e ai dottori della legge di Mo-

sè, e ambiva le occasioni di battersi per la gloria di Cri­sto, per la quale aveva appreso di doversi donare. Il dra­go infernale nella sua malvagità rivolse verso di lui il pro­prio furore pretendendo di fermarlo perché non giungesse a tale dimostrazione pubblica, e a questo scopo incitò i più crudeli a farlo perire nascostamente; era oppresso dalla sua eccellenza e temeva che avrebbe compiuto opere straordi­narie, nella sua esistenza terrena e anche successivamen­te, accreditando gli insegnamenti di Gesù. Per l'ostilità che costoro già avevano contro di lui, gli fu facile persuaderli ad ammazzarlo in segreto.

187. Essi fecero vari tentativi, nel breve periodo che pas­sò tra la Pentecoste e la sua uccisione, ma Maria, che era informata delle trame di satana, lo liberò da ogni insidia fino al momento opportuno per la lapidazione. In tre cir­costanze, per farlo uscire da una casa nella quale volevano affogarlo, inviò un angelo, invisibile a tutti tranne che a lui, che lo scorgeva ed era cosciente di essere portato dalla Ver­gine. Altre volte, ella lo avvisava per mezzo di un messag­gero celeste di non recarsi in una certa strada o abitazio­ne, perché in tal luogo lo aspettavano per sopprimerlo; al­tre ancora, lo tratteneva dall'allontanarsi dal cenacolo, es­sendo consapevole che gli avevano teso un agguato. I suoi nemici alcune notti restavano lì fuori ed anche presso per­sone diverse, giacché nel suo zelo attendeva al sollievo di molti credenti bisognosi e non solo non aveva paura dei ri­schi, ma anzi ne andava in cerca. Poiché non aveva noti­zia del giorno che era stato riservato per dargli la felicità del martirio e vedeva che ella continuava a preservarlo dai pericoli, si lamentava dolcemente con lei: «Mia Signora e mio rifugio, quando verrà per me l'ora di pagare all'Eterno il debito della vita, sacrificandomi per il suo nome?».

188. Ella gioiva incomparabilmente per il rammarico, dovuto all'amore per il Salvatore, che quel suo servo le ma­nifestava, e con materno affetto rispondeva: «Figlio mio, arriverà il tempo stabilito dalla sua imperscrutabile provvi­denza e non sarà defraudata la vostra speranza. Frattanto, lavorate assiduamente per la sua Chiesa, dato che di sicu­ro conseguirete la corona, e ringraziate di continuo colui che ve la tiene preparata». La purezza del giovane era no­bilissima ed eminente, così che i demoni non potevano av­vicinarsi a lui, se non a considerevole distanza; per questo, era molto caro a sua Maestà e alla Regina. I Dodici lo or­dinarono diacono. La sua virtù era già eroica e per essa meritò di essere il primo dopo la passione del Redentore a conquistare la palma. Per evidenziare ancor più la sua san­tità, paleserò quello che ne ho compreso, conformemente a quanto è raccontato nel sesto capitolo degli Atti.

189. In città sorse un malcontento fra gli ellenisti ver­so gli ebrei, perché le loro vedove venivano escluse dalla distribuzione quotidiana; gli uni e gli altri erano giudei, benché i primi nativi della Grecia e i secondi della Pale­stina. Si trattava della ripartizione delle elemosine per il sostentamento dei cristiani. Questo incarico, su consiglio della Principessa, era stato assegnato a sei uomini di buo­na reputazione e riconosciuta onestà. Con il crescere del­la comunità, però, era stato necessario che anche alcune vedove di età matura esercitassero lo stesso ministero, as­sistendo in particolare le donne e gli infermi, ed esse im­piegavano per quello ciò che ricevevano; erano tutte ebree e questo sembrava un segno di scarsa fiducia verso le gre­che, che subivano il torto di non essere ammesse a svol­gere lo stesso compito.

190. Il collegio apostolico, per comporre tale controver­sia, convocò la moltitudine dei discepoli. Fu detto loro: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il mante­nimento di coloro che si convertono. Scegliete tra voi sette uomini pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo questa funzione, per dedicarci alla preghiera. Farete ricorso a loro per ogni dubbio e contrasto in ordine alla dispensa­zione del vitto». Furono tutti d'accordo e senza discrimina­zione di nazioni elessero quelli che Luca elenca; il primo era Stefano, la cui fede e la cui intelligenza erano note a tutti'. Essi soprintendevano agli altri sei e alle vedove, e non lasciavano da parte le greche, poiché non badavano alla pro­venienza, ma solo alle doti di ognuno. Colui che più si ado­però per la rappacificazione fu proprio il futuro martire, che estinse subito il rancore degli ellenisti e rese condiscenden­ti gli ebrei, perché tutti si riconciliassero come figli del Si­gnore e procedessero con sincerità e carità, senza parzialità e preferenze; così difatti fecero, almeno finché egli non perì.

191. Non per questo si occupò meno della predicazio­ne e delle dispute con i giudei increduli, i quali, non es­sendo capaci né di ucciderlo segretamente né di resistere pubblicamente alla sua sapienza, sopraffatti dal loro fero­ce odio trovarono falsi testimoni contro di lui. Questi lo accusarono di aver bestemmiato contro l'Altissimo e con­tro Mosè, e di non cessare di esprimersi contro il tempio e contro la legge, garantendo che il Nazareno avrebbe di­strutto l'uno e l'altra. Attestando simili menzogne, riusci­rono a sobillare il popolo; allora, gli piombarono addosso e lo trascinarono davanti al sinedrio. Il sommo sacerdote ascoltò in presenza di tutti la sua difesa, nella quale egli provò in modo sublime, appoggiandosi alla Scrittura, che il suo Maestro era il Messia promesso, e alla fine li ripre­se per la loro durezza e testardaggine con tanta efficacia che essi, non sapendo che cosa ribattere, si tappavano gli orecchi e digrignavano i denti contro di lui.

192. Maria fu informata della cattura e immediatamen­te, prima di tale discorso, gli inviò uno dei suoi custodi per confortarlo in vista del conflitto. Attraverso di lui, il giova­ne le rispose che andava con grande letizia a confessare la fede in Cristo e con cuore intrepido a offrire per essa il pro­prio sangue, cosa alla quale aveva sempre aspirato, e la im­plorò di aiutarlo in quella occasione come madre miseri­cordiosa. Aggiunse che gli recava afflizione soltanto non aver potuto avere la sua benedizione per salire all'empireo con essa e che perciò la supplicava di dargliela dal suo ritiro. Questa richiesta mosse a compassione le sue viscere mater­ne, oltre che il suo amore e la sua stima per lui, ed ella vo­leva sostenerlo personalmente. Alla prudente Vergine si pro­spettavano, però, delle difficoltà, che si opponevano alla sua uscita per le strade, in un momento in cui Gerusalemme era in sommovimento, e alla possibilità di ottenere un colloquio.

193. Si prostrò invocando il favore divino per quel suo diletto e manifestando il desiderio di essere con lui nel­l'ultima ora. La clemenza di sua Maestà, che era costan­temente attento alle domande della sua genitrice e sposa e intendeva inoltre rendere più preziosa la morte del suo fedele servo, le mandò innumerevoli ministri superni, per­ché con i suoi la portassero subito nel luogo dove stava terminando l'interrogatorio. Ella rimase nascosta a tutti tranne che al santo, il quale la scorse davanti a sé sorret­ta su una nube e circonfusa di gloria. Ciò accrebbe ulte­riormente la fiamma del suo fervore e del suo zelo dell'o­nore del Creatore, colmandolo di giubilo; intanto, gli splen­dori della Regina, che gli ferivano il viso riverberando su di esso, gli conferivano meravigliosa bellezza e luminosità.

194. Per questo negli Atti si narra che coloro che era­no in quel tribunale, guardandolo, videro il suo volto co­me quello di un angelo. L'Eterno non volle celare tale effetto della vicinanza di lei, affinché fosse maggiore la con­fusione di quei perfidi, che non si lasciavano ricondurre alla verità che era annunciata loro neppure da un mira­colo così evidente; ma essi non compresero la causa del suo mutamento, poiché non ne erano degni e non era op­portuno, e quindi neanche Luca la illustra. La Signora pro­nunciò parole di vita e di mirabile consolazione, gli dette larghe e dolci benedizioni e pregò per lui l'Onnipotente, perché lo riempisse di nuovo del suo Spirito. Tutto si adempì, come appare chiaro dall'invincibile valore e sag­gezza con cui egli si rivolse agli astanti e dimostrò la ve­nuta di Gesù come redentore, trovandone testimonianze ir­refragabili in tutti i testi sacri, cominciando dalla vocazio­ne di Abramo e giungendo ai re e ai profeti di Israele.

195. Appena ebbe finito di parlare, per le orazioni della Principessa e quale premio del suo ardore, il cielo si spa­lancò e gli apparve l'Unigenito, in piedi presso il Padre, co­me in atto di sorreggerlo nella battaglia. Alzò gli occhi e affermò: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uo­mo che sta alla destra di Dio». I giudei, nella loro ostinata malvagità, giudicarono blasfema tale frase e si turarono gli orecchi per non udire. Dato che la pena prevista per la be­stemmia era la lapidazione, comandarono che essa fosse eseguita contro di lui. Allora, tutti lo assalirono come lupi, per spingerlo all'esterno delle mura con impeto e tumulto. Quando iniziarono ad attuare ciò, Maria lo benedisse e, fa­cendogli animo, si accomiatò da lui con profonda tenerez­za; ordinò a tutti i suoi custodi di stargli accanto nel mar­tirio sino a presentarlo al cospetto di Cristo, mentre quan­ti erano discesi per trasportarla la scortarono al cenacolo con uno solo di quelli che l'assistevano.

196. Da lì, ella poté osservare tutto attraverso una vi­sione speciale. Trascinarono il giovane fuori della città con violenza e tra urla fortissime, dichiarandolo empio e meri­tevole di essere ucciso. Saulo era uno dei più coinvolti e, accanito propugnatore delle antiche tradizioni, badava alle vesti di quelli che si erano spogliati per scagliare più age­volmente pietre contro il condannato. Queste, piovendogli addosso, lo sfregiavano, e alcune restavano fisse nel suo ca­po, incastrate con lo smalto del sangue. La compassione della pietosa Madre per un supplizio tanto crudele fu enor­me, ma ancora più grande fu la sua esultanza nel consta­tare che veniva conseguito così nobilmente. Egli la suppli­cava tra le lacrime di non cessare di sostenerlo dal suo ora­torio e, allorché sentì imminente la morte, disse: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi, inginocchiatosi, aggiunse gridando: «Signore, non imputar loro questo peccato». La Vergine lo accompagnò anche in quelle invocazioni, felice nel rilevare che il discepolo imitava tanto esattamente il Maestro, intercedendo per i suoi carnefici e consegnando lo spirito nelle mani del suo Creatore e riscattatore.

197. Stefano spirò schiacciato e sfigurato dai sassi di co­storo, sempre più induriti nella loro cattiveria. Nel medesi­mo istante, gli inviati della nostra sovrana sollevarono quel­l'anima purissima fino al trono di sua Maestà, perché venis­se coronata di onore perenne. Egli la ricevette con l'espres­sione del suo Vangelo: «Amico, ascendi più su, vieni a me, servo fedele: poiché sei stato tale nel poco, ti ricompenserò con abbondanza; poiché mi hai confessato davanti agli uo­mini, ti riconoscerò davanti al Padre mio». Gli angeli, i pa­triarchi, i profeti e gli altri beati provarono una gioia straordinaria e si congratularono con lui, primizia della passione e capitano di tutti coloro che lo avrebbero seguito nel sacri­ficio di sé. Fu collocato in un posto eccelso, molto vicino al­la santissima umanità del Salvatore. La Regina partecipò di quel gaudio per mezzo della visione con la quale era infor­mata di tutto, e insieme ai ministri superni compose nume­rosi cantici e inni a lode dell'Altissimo. Quelli che tornarono dall'empireo avendovi lasciato il martire la ringraziarono a nome suo per i favori che gli erano stati concessi.

198. Fu assassinato nove mesi più tardi del Redentore, il ventisei dicembre, data in cui è celebrato; egli proprio al­lora compiva trentaquattro anni. Quello era il trentaquat­tresimo anno dal natale del Verbo incarnato, ma già con­cluso, così che si era entrati nel trentacinquesimo. Quindi, fu generato un giorno dopo l'Unigenito e visse più di lui so­lo nove mesi; la lapidazione ebbe luogo in corrispondenza con la sua nascita. Le preghiere sue e della Signora guada­gnarono la conversione di Saulo, come spiegheremo suc­cessivamente, e affinché questa fosse più ammirevole l'On­nipotente permise che da quel momento egli cominciasse ad impegnarsi nel perseguitare la Chiesa per distruggerla, ri­saltando tra tutti i giudei, sdegnati contro di essa. 1 credenti raccolsero il corpo, gli dettero sepoltura e fecero lutto, aven­do perso un fratello tanto sapiente e un tanto acerrimo di­fensore della legge di grazia. Ho parlato diffusamente di lui perché ho inteso la sua eccellenza e perché egli era as­sai devoto alla Principessa e molto beneficato da lei.

 

Insegnamento della Regina del cielo

199. Carissima, i misteri divini, presentati e proposti ai sensi, fanno in essi poca impressione, quando li trovano distratti dalle realtà visibili e abituati ad esse, e quando l'intimo non è limpido e sgombro dalle tenebre della col­pa. La capacità dei mortali, infatti, già per se stessa pe­sante e corta per innalzarsi a quanto è elevato e celeste, se incontra impedimento nell'ambire le cose apparenti si allontana maggiormente dalla verità e, assuefatta all'oscu­rità, diviene cieca dinanzi alla luce. Per questo, gli uomi­ni terreni e animali hanno un concetto tanto basso e spro­porzionato delle meraviglie dell'Eterno, e di quelle che io feci e continuo a fare quotidianamente per loro. Calpe­stano le perle e non distinguono il cibo dei figli dall'ali­mentazione grossolana delle bestie. Tutto quello che è spi­rituale sembra loro insipido, perché non è conforme al gu­sto dei piaceri sensibili. Così, non sono in grado di com­prendere ciò che è sublime e di trarre profitto dalla scien­za di vita e dal pane dell'intelletto racchiuso in esso.

200. Dio, però, ha voluto liberarti da questo pericolo e ti ha illuminato, migliorando e vivificando le tue facoltà affinché tu possa giudicare senza inganno gli arcani che ti rivelo. Sebbene io ti abbia detto molte volte che nel mon­do non riuscirai mai a penetrarli e ponderarli interamen­te, devi e puoi stimarli in maniera retta secondo le tue for­ze, per essere istruita e per imitare i miei atti. Dalla va­rietà delle pene e delle afflizioni delle quali venne intessu­ta la mia esistenza tra voi, anche dopo la discesa dalla de­stra di Gesù, capirai bene che pure per te sarà lo stesso, se brami di ricalcare le mie orme e di essere mia beata di­scepola. Nella prudente e costante modestia con cui dires­si con assoluta imparzialità gli apostoli e gli altri fedeli, ti è data una norma per discernere come procedere nel go­verno delle tue suddite: con mansuetudine, semplicità, ri­spettosa severità, e soprattutto senza preferenze verso nessuna in quello che a tutte è dovuto e può essere comune. Ciò diventa facile allorché in coloro che hanno l'autorità ci sono autentiche carità ed umiltà; infatti, se questi si la­sciassero condurre da simili virtù, non sarebbero così du­ri nel comandare e presuntuosi nella loro opinione, né si altererebbe l'ordine della giustizia con tanto grande dan­no, come avviene oggi nella cristianità. La superbia, la va­nità, l'interesse, l'amor proprio e quello della carne e del sangue si sono impadroniti di quasi tutte le azioni con­cernenti la guida degli altri, per cui si sbaglia tutto e ogni stato è colmo di iniquità e di spaventosa confusione.

201. Considera il mio acceso zelo dell'ardore verso il mio santissimo unigenito e Signore e della predicazione del suo nome, la mia letizia quando in questo si compiva la sua volontà e si conseguivano i frutti della sua passio­ne con l'estendersi della Chiesa, e i favori che concessi a Stefano poiché era il primo che sacrificava se stesso in ta­le impresa. Ne trarrai numerosi motivi per lodare l'Altissi­mo per le sue opere, davvero degne di venerazione, come anche per emulare me e benedire la sua immensa bontà per la sapienza che mi elargì perché eseguissi tutto con pienezza di perfezione in modo da compiacerlo.