8 - I demoni si riuniscono all'inferno per parlare del trionfo di Cristo, nostro redentore, e prendono alcune decisioni.

La mistica Città di Dio - Libro sesto

Suor Maria d'Agreda

8 - I demoni si riuniscono all'inferno per parlare del trionfo di Cristo, nostro redentore, e prendono alcune decisioni.
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I demoni si riuniscono all'inferno per parlare del trionfo di Cristo, nostro redentore, e prendono alcune decisioni; i sacerdoti e i farisei si radunano in Gerusalemme.

CAPITOLO 8

I demoni si riuniscono all'inferno per parlare del trionfo di Cristo, nostro redentore, e prendono alcune decisioni; i sacerdoti e i farisei si radunano in Gerusalemme.



1128. Come ho detto, tutti i misteri contenuti nel trionfo del nostro Salvatore furono grandi e mirabili, ma, nel suo genere, non lo è meno quello in ordine all'oppressione che sperimentò l'inferno quando i demoni vi furono fatti piombare al suo ingresso nella città santa. Per due giorni interi, dalla domenica in cui questo accadde sino al martedì, rimasero nell'umiliazione in cui li aveva posti la destra dell'Altissimo, pieni di penoso e confuso furore. Con strida orribili lo manifestavano alla turbolenta schiera dei dannati, che ricevettero terrore e strazio maggiori di quelli che soffrivano solitamente. Lucifero, il principe delle tenebre, più sbalordito di tutti, convocò i suoi seguaci e da una posizione elevata, come loro capo, affermò:

1129. «Non è possibile che chi ci angustia in questo modo, abbattendo le nostre forze, sia soltanto un profeta: Mosè, Elia, Eliseo e altri nostri antichi nemici non ci hanno mai vinto con tanta violenza, nonostante i loro prodigi. Del resto, mai di alcuno mi sono state celate tante opere; in particolare, arrivo a sapere ben poco dei suoi atti interiori. Come un semplice uomo avrebbe potuto fare tutto questo e rivelare sulle cose un'autorità pari a quella resa evidente dalle sue azioni? Egli, inoltre, accoglie imperturbabile e senza superbia le lodi e la gloria che per esse gli vengono tributate. Peraltro, in questa esaltazione che ha ottenuto ha dimostrato un nuovo potere contro di noi e così ho minori energie per fare quanto desidero, cioè ucciderlo e cancellare completamente il suo nome dalla terra dei viventi. Lo hanno celebrato e acclamato come beato non solo i suoi, ma anche molti che io tenevo in mio dominio; lo hanno chiamato Messia, riconoscendolo come colui che è stato promesso nella loro legge, ed egli ha costretto tutti a venerarlo e adorarlo. Ciò è molto per una normale creatura e, se egli non è di più, bisogna dedurre che nessun altro ha avuto come lui l'Eterno dalla sua parte, per cui ci fa e ci farà enormi danni; da quando siamo stati scacciati dall'empireo, infatti, non abbiamo mai subito tale rovina né incontrato tanti ostacoli come da quando egli è venuto nel mondo. Se poi per caso è il Verbo incarnato, come temiamo, è necessario ponderare attentamente questa situazione, perché, se non lo eliminiamo, con il suo esempio e il suo insegnamento attirerà tutti dietro di sé. Per l'odio che ho verso di lui, ho provato ripetutamente ad ammazzarlo, senza riuscirci: una prima volta nella sua patria feci in modo che cercassero di gettarlo giù da un precipizio, ma egli con il suo potere si prese gioco di coloro che lo stavano per fare; un'altra disposi che fosse lapidato in Gerusalemme, ma egli si nascose dai farisei».

1130. «Ora ho un'opportunità migliore, perché ho inviato una suggestione a Giuda, suo discepolo e nostro amico, spingendolo a mettere il suo Maestro nelle mani di costoro, che ho preparato accendendoli di furiosa invidia; senza dubbio, lo condanneranno a una pena molto crudele, come bramano. Aspettano solo le condizioni propizie che sto approntando con tutta la mia astuzia e diligenza, perché il traditore, gli scribi e i sacerdoti faranno esattamente quello che proporrò loro, ma nonostante questo ho una grave difficoltà, che richiede molta cautela. Se, infatti, egli è l'Atteso, offrirà i suoi dolori per la redenzione, guadagnando meriti infiniti a vantaggio di tutti. Aprirà il cielo e i salvati ascenderanno a godere il premio che ci è stato tolto; ciò sarà per noi un altro aspro tormento, se non ci affrettiamo a impedirlo. Egli, inoltre, con le sue sofferenze sarà uno straordinario modello di sopportazione per gli altri, perché è estremamente mite e umile di cuore, e non lo abbiamo mai visto impaziente o turbato. Educherà tutti a queste virtù, che sono quelle che più detesto perché offendono pesantemente me e chi si attiene ai miei dettami, per cui è conveniente per i nostri obiettivi parlare di quanto dobbiamo fare nel perseguitare questo Cristo e uomo nuovo, e bisogna che mi diciate che cosa ne pensate».

1131. Essi discussero ampiamente su simili considerazioni, infuriandosi con inimmaginabile sdegno contro Gesù e lamentandosi dell'inganno in cui giudicavano di essere incorsi nel pretendere la sua soppressione con tanta scaltrezza. Così, con questa stessa malizia raddoppiata si sforzarono da allora in poi di tornare indietro e di evitare che egli perisse, essendosi già confermati nel sospetto che fosse il Messia, anche se non erano giunti ad esserne sicuri. Questo dubbio fu per satana motivo di tale sconcerto e affanno che, approvando il decreto con il quale si stabiliva ciò, concluse il conciliabolo proclamando: «Credetemi, compagni: se questa persona è anche Dio vero, con la sua passione distruggerà il nostro impero, riscatterà i mortali, li innalzerà a mai sperimentata felicità e darà loro maggiori risorse contro di noi; abbiamo sbagliato molto nel procurare il suo assassinio, sbrighiamoci a riparare a questa sciagura». 1132. Con tale risoluzione, tutti i suoi ministri salirono in superficie e misero ogni impegno nel sottrarre sua Maestà al supplizio, intervenendo presso Pilato e sua moglie, come consta dai Vangeli, e in parecchi altri modi, in essi non riportati ma ugualmente certi. Prima di tutto assalirono Giuda con ulteriori istigazioni per farlo recedere dalla consegna concertata, senza essere però in grado di muoverlo a rinunciare ai suoi intenti e a desistere da essi. Pertanto, il demonio stesso gli apparve in forma corporale e tentò di farlo riflettere e di indurlo a interrompere le trattative; essendo informato della smisurata ingordigia di quell'avaro, con una sollecitudine più grande di quella che aveva impiegato per incitarlo a vendere il suo Signore, ardente di amore per tutti, gli porse molto denaro affinché non lo desse in balìa dei suoi nemici.

1133. Ma, ahimè, tristezza della nostra miseria! Egli, che si era sottomesso al drago per obbedirgli nella perfidia, non poté farlo per ravvedersi! L'avversario, infatti, non aveva dalla sua parte la forza della grazia, senza la quale è vana ogni fatica per convincere ad abbandonare il peccato e seguire il bene. L'Altissimo non era nell'impossibilità di strapparlo dalla sua slealtà e ricondurlo a sé, ma per questo non erano un mezzo confacente le manovre di persuasione di Lucifero, che lo aveva fatto cadere; per di più, nella sua ineffabile equità riteneva di non dovergli somministrare altri aiuti, perché era arrivato a così dura ostinazione mentre si trovava alla scuola del divin Maestro, ponendo tante volte intralcio ai suoi ammonimenti, alle sue ispirazioni e ai suoi immensi favori. Costui, inoltre, aveva disprezzato con inammissibile temerarietà i suoi consigli e quelli della santissima e dolcissima Regina, come anche la luminosità della vita loro e degli altri apostoli. A tutto questo nella sua empietà aveva resistito con pertinacia propria di un diavolo, più che di un uomo libero di compiere opere rette. Dopo essere rimasto tanto a lungo nel male, era ormai in uno stato tale che l'odio concepito contro il suo Salvatore e contro la Madre della clemenza lo aveva reso incapace di domandare misericordia, indegno della luce per conoscerla e come insensibile alla voce della stessa ragione e della stessa legge naturale, che lo avrebbero potuto trattenere dal danneggiare l'innocente dalle cui mani aveva ricevuto tanti benefici. Si tratta di un raro esempio e di una istruzione pratica per la fragilità e la stoltezza di quanti, non temendoli, possono incorrere in pericoli simili e scivolare in una condizione così sventurata e deplorevole.

1134. Quei serpenti lo lasciarono, senza più speranza di fargli cambiare idea, e andarono dai farisei per ottenere la medesima cosa attraverso molte suggestioni, che comunicarono loro affinché non opprimessero l'Unigenito; avvenne, però, lo stesso e non poterono farli retrocedere dal piano malvagio che avevano escogitato. Alcuni scribi, per cause terrene, presero a valutare con maggiore equilibrio se davvero convenisse loro quello che avevano deciso, ma, poiché non erano assistiti dal cielo, tornarono subito a essere vinti dal rancore e dall'invidia. Allora, il maligno e i suoi si diressero verso Pilato e la sua consorte, la quale, come ci è tramandato, fu stimolata a mettere in guardia con pietà femminile il marito da ogni coinvolgimento nella condanna di quel giusto. Per questa e somiglianti vie, lo spronarono a cercare numerosi espedienti per non pronunciare la sentenza capitale, ma non raggiunsero il loro scopo e, senza più fiducia di avere successo, mutarono progetto. Si eccitarono nuovamente contro Cristo e, non potendone impedire la morte, per provocare la sua inalterabile pazienza sobillarono i capi e i carnefici a dargliela al più presto e a tormentarlo con la spietata crudeltà che poi usarono. Gesù stesso permise questo per i sublimi fini della redenzione, anche se proibì alcune atrocità meno decenti che erano suggerite contro la sua venerabile persona e umanità.

1135. Il martedì dopo l'ingresso in Gerusalemme, quando egli restò a Betania, i suoi oppositori si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote per macchinare un tranello per eliminarlo; la loro stizza, infatti, si era ancora accresciuta per il plauso che gli era stato tributato da tutti gli abitanti della città. Nella discussione si interessarono anche del miracolo della risurrezione di Lazzaro e di altri prodigi realizzati in quei giorni nel tempio. Avendo stabilito che era necessario sopprimerlo, celarono questa scelleratezza sotto il pretesto del bene comune, del quale parlò Caifa, profetizzando il contrario di ciò che intendeva. Satana, che li vide risoluti, istigò alcuni di essi a non attuare il loro disegno durante la festa, perché non ci fossero tumulti fra il popolo, che riveriva il Signore come Messia o grande profeta. Agì in questa maniera per rendersi conto se, ritardando l'uccisione, sarebbe potuto riuscire a evitarla, ma Giuda, già completamente in balìa della sua stessa insaziabilità e perversità, privo della grazia di cui aveva bisogno per ravvedersi, si presentò loro molto turbato e inquieto per prendere accordi sulla vendita della sua guida. Per non perdere l'occasione, passarono sopra l'inconveniente della concomitanza con la Pasqua e gli fissarono trenta monete d'argento, prezzo del quale egli si accontentò per colui che racchiude in sé tutti i tesori dell'universo, come era stato decretato dalla sapienza infinita che disponeva ogni cosa.

1136. Nello stesso momento, come riferisce Matteo, sua Maestà disse ai suoi: «Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso». L'infame discepolo, che non era presente, venne subito da loro con il furore del tradimento e, perfido e miscredente, cominciò a informarsi presso i compagni, la beatissima Madre e il Salvatore stesso sul luogo in cui si sarebbero recati e su quanto quest'ultimo si proponesse di fare. Indagava tutto ciò con volontà di inganno, per organizzare meglio quello che aveva contrattato. Fingendo e dissimulando, da ipocrita, pretendeva di nascondere la sua fellonia; ma la sua doppiezza e il suo intento depravato erano chiari non solo al Maestro, ma anche alla prudentissima Vergine, alla quale i messaggeri celesti avevano immediatamente dato notizia della trattativa da lui conclusa. Costui le chiese dove avrebbero celebrato la vicina solennità ed ella, con stupefacente mitezza, rispose: «Chi può comprendere i giudizi e i segreti dell'Altissimo?». Da allora cessò di ammonirlo e di esortarlo a convertirsi, anche se, come il suo Unigenito, continuò sempre a sopportarlo, finché fu egli stesso a disperare della possibilità del perdono e del gaudio eterno. La mansuetissima colomba, però, discernendone l'irreparabile rovina e avendo coscienza che suo Figlio stava per essere consegnato ai suoi nemici, pianse teneramente insieme ai custodi; non poteva, infatti, condividere la sua intima pena con alcun'altra creatura. Con essi solcava il mare della sua amarezza ed esprimeva i suoi sentimenti con parole molto ponderate e sagge, suscitando la loro ammirazione di fronte a un modo tanto nuovo e perfetto di reagire in una simile tribolazione e in un dolore a tal punto profondo.

Insegnamento della Regina del cielo

1137. Carissima, quello che hai imparato e scritto in questo capitolo contiene importanti insegnamenti ed eccelsi misteri a beneficio di tutti, se si considerano diligentemente. Innanzitutto, devi meditare bene che, essendo Cristo venuto per distruggere le opere del demonio e per vincerlo affinché non avesse più lo stesso potere, fu opportuno che, pur lasciandolo nella sua condizione di angelo e nella corrispondente conoscenza abituale, gli tacesse molte cose; così, quando egli in seguito le apprese, la sua malignità fu repressa nella maniera più conveniente alla provvidenza soave e forte di Dio. Gli fu occultata l'unione ipostatica ed egli in ordine a ciò procedette tanto confusamente che si imbrogliò e andò variando ragionamenti e decisioni fallaci, finché, al tempo propizio, Gesù fece in modo che capisse che la sua anima divinizzata era stata gloriosa fin dall'istante del concepimento. Parimenti, sottrasse alla sua vista certi miracoli della propria vita santissima, mostrandogliene altri. Questo accade anche con alcune persone, delle quali, per conseguire i suoi elevati fini a loro vantaggio, egli non permette che Lucifero scorga tutte le azioni, mentre diversamente lo potrebbe; in seguito, consente che le ravvisi, per suo maggiore sconcerto, come si verificò negli avvenimenti della redenzione, che gli furono manifestati perché il suo tormento crescesse. Per questo il drago infernale spia gli uomini per investigare i loro atti, e non solo quelli interiori. Tanto è l'amore del Signore verso di loro, per i quali è nato e morto!

1138. Questo favore sarebbe più diffuso e costante, se molti non lo impedissero rendendosene immeritevoli e assoggettandosi al proprio avversario, attraverso l'ascolto delle sue suggestioni mendaci e piene di malizia. I retti e coloro che si distinguono nella virtù divengono strumenti nelle mani dell'Onnipotente, che li guida e orienta egli stesso senza tollerare che sia alcun altro a farlo, perché essi si abbandonano al suo beneplacito. Al contrario molti reprobi, immemori di colui che li ha plasmati e riscattati, con numerose trasgressioni si sottomettono al diavolo, che li spinge e trascina a ogni perversità, sfruttandoli per tutto quello che la sua scelleratezza desidera, come nel caso del traditore e dei farisei, uccisori del loro stesso Salvatore. Nessuno è esente da responsabilità in questo, come appunto non lo furono Giuda e i sacerdoti. Con la loro libera volontà non accolsero il consiglio di satana di smettere di perseguitare sua Maestà e per essi sarebbe stato molto più facile non prestargli attenzione quando costui li istigava ad accordarsi contro di lui; in questa tentazione, infatti, furono assistiti dalla grazia, con la quale avrebbero potuto cooperare, mentre per determinare se recedere dalla loro crudele deliberazione si valsero esclusivamente del proprio arbitrio e delle proprie tendenze malvagie. Se in quell'occasione mancò loro la mozione dello Spirito Santo, ciò fu giusto, perché si erano asserviti al principe delle tenebre, obbedendogli in ogni abiezione e facendosi dirigere solo dal suo iniquo volere, senza riguardo alla bontà e all'autorità del loro Autore.

1139. Da questo intenderai come il serpente non abbia alcuna facoltà di sollecitare al bene, ma ne abbia senz'altro di sviare da esso, se non si è accorti e non si previene il pericolo. Figlia mia, in verità ti dico che, se i discendenti di Adamo lo conoscessero con la debita ponderazione, ne avrebbero estrema paura; quando, infatti, qualcuno si piega al peccato, non vi è potenza creata che lo possa trattenere dal precipitare di abisso in abisso e, dopo la caduta dei progenitori, la natura umana è attirata dal male come la pietra dalla terra, attraverso la concupiscenza e l'irascibilità. A ciò si aggiungono le inclinazioni dei cattivi costumi, nonché il vigore che il seduttore acquista contro chi gli cede e la tirannia con la quale esercita il proprio dominio. Tenuto conto di questo, chi sarà mai così nemico di se stesso da non tremare? Soltanto la destra di chi tutto può è in grado di far trovare scampo. La gente, tuttavia, sta sicura e indifferente nella propria perdizione, come se avesse la capacità di revocarla e di porvi rimedio a suo piacimento. Molti, pur confessando l'impossibilità di rialzarsi dal loro stato rovinoso senza l'aiuto dell'energico braccio dell'Altissimo, invece di muoverlo a soccorrerli, lo irritano e pretendono che li aspetti con la sua misericordia fino a quando si saranno stancati di violare i suoi precetti o non potranno estendere oltre la loro depravazione e la loro ingrata stoltezza.

1140. Paventa questo terribile rischio e guardati dalla prima colpa, che ti porterebbe a resistere meno alla seconda e darebbe a colui che ti minaccia più forza contro di te. Considera che possiedi un tesoro prezioso in un vaso fragile e che puoi rimanerne completamente priva a causa di un solo errore. Il demonio usa grande sagacia nei tuoi confronti e tu sei meno astuta di lui. Per questo, ti conviene renderti insensibile a tutto ciò che è visibile e ritirare il tuo cuore nel castello della protezione e del rifugio dell'Eterno, da dove farai fronte alla feroce battaglia con la quale egli prova ad angariarti. Per temere nel modo dovuto, ti basti meditare la punizione che si procurò il discepolo infedele, come hai compreso. Il resto ti sia di esempio per imitarmi nello scusare coloro che ti detestano e ti fanno torto, nell'averli cari, nel sopportarli con mitezza e benevolenza e nel pregare per loro sospirandone sinceramente la salvezza, come io feci con tale Apostolo. Ti ho già ammonito molte volte su queste qualità, poiché bramo che tu sia perfetta in esse e che le insegni anche alle tue sorelle, praticandole con loro e con quelli con cui entrerai in rapporto. Davanti alla pazienza e alla dolcezza che caratterizzarono il mio Unigenito e me, infatti, sarà intollerabile la confusione degli empi e di tutti i mortali che non avranno indulgenza gli uni verso gli altri con carità fraterna. Nel giorno del giudizio l'odio e la vendetta saranno castigati con maggiore indignazione e nel tempo presente essi costituiscono ciò che più allontana dagli uomini la clemenza infinita, per loro dannazione, se non si emendano con dolore. Quelli che sono blandi e delicati con chi li offende e maltratta, e dimenticano le ingiurie, assomigliano al Verbo incarnato, che sempre cercava, perdonava e beneficava i traviati. Ricalcando le sue orme in questa benignità e mansuetudine di agnello, l'anima si dispone ad una prerogativa generata dall'amore di Dio e del prossimo, che la fa idonea a ricevere gli influssi della grazia e i favori celesti.