7 - Il mistero che precede il trionfo di Cristo a Gerusalemme, l'ingresso in citta' e l'accoglienza da parte degli abitanti.

La mistica Città di Dio - Libro sesto

Suor Maria d'Agreda

7 - Il mistero che precede il trionfo di Cristo a Gerusalemme, l'ingresso in citta' e l'accoglienza da parte degli abitanti.
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Il mistero che precede il trionfo di Cristo a Gerusalemme, l'ingresso in città e l’accoglienza da parte degli abitanti.

1115. Tra le opere dell'Altissimo che vengono dette "ad extra", perché compiute da lui al di fuori di se stesso, la più grande è l'incarnazione, passione e morte per la salvezza di ogni uomo. L'intelligenza terrena non avrebbe potuto comprenderla, se proprio il suo autore non l'avesse manifestata con tante dimostrazioni e testimonianze. Nonostante questo, per molti sapienti secondo la carne è stato arduo convincersi del beneficio della propria redenzione; altri, benché l'abbiano creduto, non lo hanno fatto secondo la verità di ciò che avvenne; altri ancora poi, i cattolici, lo professano e lo conoscono con l'illuminazione che riguardo ad esso è data alla Chiesa. In questa adesione esplicita ai misteri rivelati, noi ammettiamo implicitamente anche quelli che sono racchiusi in essi e che non è stato conveniente rendere noti, in quanto non strettamente necessari. Dio ne riserva alcuni per il tempo opportuno ed altri per l'ultimo giorno, quando tutti i cuori saranno messi in luce alla presenza del retto giudice. Il suo intento nel comandarmi di narrare la presente Storia, come ho già detto altrove e ho capito spesso, è quello di svelarne qualcuno senza opinioni né congetture; così, ne ho riferiti molti che mi sono stati palesati, e so che ne rimangono ancora tanti, degni di considerevole ammirazione e venerazione. In ordine a questi, intendo disporre la pietà dei cristiani, poiché non sembrerà loro difficile ciò che è accessorio mentre sono persuasi con fede divina del fondamento dei dogmi sui quali si basa tutto quello che ho scritto e che scriverò sul resto di questo argomento, specialmente sui tormenti di sua Maestà.

1116. Il sabato dell'unzione di Betania, terminata la cena, il nostro Maestro si ritirò nella stanza che gli era stata preparata. Maria, lasciando Giuda nella sua ostinazione, si recò da lui per essergli accanto nelle suppliche e negli esercizi spirituali, come era solita fare. Egli stava già per intraprendere il combattimento più duro della sua vita, che, come dice Davide, aveva cominciato da un estremo del cielo per poi ritornarvi dopo avere vinto il diavolo, il peccato e la morte. L'obbedientissimo Signore, poiché andava liberamente verso il supplizio, al quale era già così prossimo, si abbandonò di nuovo al Padre: prostratosi, lo confessò e magnificò, pregando intensamente e affidandosi completamente a lui; accettava così gli oltraggi che lo attendevano, le pene, le ingiurie e la crocifissione, per la sua gloria e per il riscatto di tutti. La beata Madre stava in un angolo di quel sacro oratorio e accompagnava il suo diletto in tali invocazioni; entrambi le facevano salire tra le lacrime dall'intimo delle loro anime santissime.

1117. In questa occasione, prima di mezzanotte l'Onnipotente apparve in forma umana visibile, con lo Spirito e con un'innumerevole moltitudine di creature celesti, e approvò il sacrificio di Cristo, consentendo che si rivolgesse contro di lui il rigore della sua giustizia per perdonare tutti i rei. Subito, parlò così alla Regina: «Figlia e sposa nostra, chiedo che tu consegni ancora una volta colui che da te è stato generato, poiché anch'io lo faccio». L'umile e candida colomba rispose: «Eccomi, sono polvere e cenere, immeritevole che il vostro Unigenito sia mio. Rimettendomi, però, alla vostra ineffabile benignità, per la quale egli si è incarnato nel mio grembo, io lo offro e insieme a lui offro anche me stessa al vostro beneplacito. Vi imploro di accogliermi, affinché io patisca insieme al vostro e mio Figlio». Egli gradì anche il suo dono e, tirando su ambedue dal suolo, affermò: «Questo è il frutto benedetto della terra, che aspira ad adempiere la mia volontà». Subito innalzò il Verbo fino al suo trono e lo pose alla sua destra, dandogli la sua stessa autorità.

1118. La Vergine restò nel luogo in cui si trovava, ma fu trasformata ed elevata tutta, con mirabile giubilo e splendore. Contemplando il suo Gesù seduto vicino a lui, pronunciò l'inizio del salmo centonovesimo, nel quale era stato profetizzato tale arcano: Oracolo del Signore al mio Signore: «Siedi alla mia destra»; su questa espressione, quasi commentandola, ella compose un cantico misterioso a loro lode. Quando ebbe finito, l'Altissimo proclamò tutto il seguito, come eseguendo con il suo comando immutabile ciò che era contenuto in quelle profonde parole. Per me è molto difficoltoso comunicare con il mio linguaggio limitato quanto ho compreso a riguardo, ma dirò ugualmente qualcosa, come mi sarà concesso, affinché si capisca almeno in parte un'opera così eccelsa, e quello che fu rivelato a Maria e agli esseri spirituali che erano presenti.

1119. Egli, dunque, proseguì: «Finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi». Poiché ti sei umiliato secondo il mio volere, ti sei reso degno di essere sollevato al di sopra di ogni altro e di regnare perennemente al mio fianco, nella natura che hai ricevuto. Per lo stesso motivo, metterò per sempre i tuoi nemici sotto i tuoi piedi e sotto il tuo dominio, in quanto sei loro sovrano e salvatore di tutti, così, anche coloro che non ti hanno obbedito e accettato vedranno sublimata la tua umanità, significata dai tuoi piedi. Mentre attendo che giunga al suo compimento il decreto della redenzione, desidero che i miei angeli scorgano già ora quello che poi scopriranno i demoni e gli abitanti del mondo, cioè che io ti colloco accanto a me nel momento del tuo abbassamento all'ignominia della croce e che, se ti abbandono ad essa e alle disposizioni della loro malvagità, ciò avviene per mia esaltazione e secondo le mie determinazioni, ed affinché essi in seguito, pieni di confusione, siano sottoposti a te. Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: «Domina in mezzo ai tuoi nemici». Come Dio onnipotente, io che sono colui che sono, vivo e vero, stenderò lo scettro del tuo potere imbattibile. Non voglio solo che le genti ti confessino come loro liberatore, guida e Signore dopo la tua vittoria e il loro riscatto, ma anche che fin da ora, prima della passione, tu consegua mirabilmente il trionfo, mentre complottano contro di te e ti disprezzano. Bramo che tu ti erga sulla loro perfidia e sulla morte stessa, che per la tua forza essi siano costretti ad onorarti sinceramente, e ti celebrino e adorino con venerazione e devozione, che i diavoli siano debellati e sconvolti, che i profeti e i giusti, i quali ti aspettano nel limbo, si rendano conto con i servitori della mia corte di questa meravigliosa glorificazione, da te guadagnata nella mia approvazione del tuo dono. «A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell'aurora, come rugiada, io ti ho generato». Nel giorno di questa tua potenza per sconfiggere i tuoi avversari, io sto in te e con te, come principio dal quale procedi per eterna generazione del mio fecondo intelletto, da prima che fosse formata la stella mattutina della grazia, con cui deliberammo di manifestarci alle creature; e sto in te e con te nello splendore di cui godranno i santi, quando saranno beatificati in noi. Anche come uomo sta con te il tuo principio, e sei stato generato nel giorno della tua potenza, perché, dall'istante in cui ti è stata data l'esistenza terrena per mezzo della generazione temporale di tua Madre, hai avuto il merito che adesso è in te e ti ottiene l'onore che deve coronare la tua potenza in questo giorno e in quello della mia eternità. Il Signore ha giurato e non si pente: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek». Io, il Signore, che posso adempiere tutto ciò che prometto, ho stabilito con la fermezza propria di un giuramento immutabile che tu sia il sommo sacerdote della nuova Chiesa e della nuova legge evangelica, secondo l'antico ordine di Melchisedek; sarai, infatti, l'autentico sacerdote, che farà l'offerta del pane e del vino, dei quali era figura la sua oblazione. Non mi pentirò della mia decisione, perché essa sarà pura e perfetta, e sarà per me un sacrificio di lode. Il Signore è alla tua destra, annienterà i re nel giorno della sua ira. Attraverso lo strumento della tua umanità, la cui destra è la divinità ad essa unita e per mezzo della quale tu devi realizzare le tue opere, io, che sono uno stesso Dio con te, annienterò la tirannia che i governanti e i principi delle tenebre e del mondo, sia spiriti apostati sia uomini, hanno dimostrato con il loro rifiuto di adorarti e di essere soggetti a te come a loro re. Lo feci quando Lucifero e i suoi alleati non ti riconobbero, poiché per essi fu allora il giorno della mia ira; poi, verrà quello in cui la rivolgerò contro i mortali che non ti avranno accolto e non avranno rispettato i tuoi ordinamenti. Li piegherò ed eliminerò tutti con il mio legittimo sdegno. Giudicherà i popoli: in mezzo a cadaveri ne stritolerà la testa su vasta terra. Dopo avere difeso la tua causa contro i discendenti di Adamo che non trarranno profitto dalla misericordia che usi con loro redimendoli gratuitamente dalla colpa e dalla dannazione, io giudicherò con rettitudine tutte le nazioni e, separando i probi dai peccatori, riempirò il vuoto delle rovine lasciate dagli angeli ribelli, che non conservarono il loro stato e le loro dimore. Così, schiaccerò sulla terra la testa dei superbi, che saranno molti per la loro depravata e ostinata volontà. Lungo il cammino si disseta al torrente e solleva alta la testa. La innalzerà lo stesso Dio delle vendette, che si leverà per pronunciare la sentenza e dare agli orgogliosi la loro retribuzione. Come avendo bevuto al torrente del suo furore, inebrierà le sue frecce del sangue dei suoi nemici e con la spada del suo castigo li confonderà per la strada attraverso la quale avrebbero dovuto ottenere il gaudio. Così, solleverà la tua testa al di sopra di quanti ti sono ostili, disobbediscono ai tuoi precetti e si scostano dalla tua verità e dai tuoi insegnamenti. Ciò sarà giustificato dal fiume di ingiurie ed oltraggi da te sorbito per il loro riscatto.

1120. La Regina ebbe queste e molte altre arcane rivelazioni sulle parole del salmo proclamato dal Padre; benché alcune di esse siano espresse in terza persona, egli le riferiva a sé e al Verbo incarnato. Tutti questi misteri si possono ricondurre a due punti principali: le minacce contro i malfattori, gli infedeli e i cattivi cristiani, che non confessano il Redentore o non osservano i suoi decreti; le assicurazioni date dall'Eterno al Figlio di magnificare il suo nome contro i suoi oppositori e al di sopra di loro. Come caparra e segno di questa esaltazione universale dopo la sua ascensione, e soprattutto nel giudizio finale, comandò che al suo ingresso in Gerusalemme ricevesse quel plauso che all'indomani gli fu tributato da coloro che lì risiedevano. Quando la visione fu terminata, egli scomparve insieme allo Spirito Santo e agli esseri celesti che avevano assistito stupiti. Gesù e Maria passarono tutto il resto di quella felicissima notte immersi in colloqui sublimi.

1121. Giunto il giorno corrispondente alla domenica delle palme, il Maestro si diresse con i suoi verso la città, accompagnato da molti custodi, che lo celebravano scorgendolo tanto innamorato degli uomini e tanto sollecito della loro beatitudine. Dopo circa due leghe, a Bètfage, inviò due discepoli alla vicina casa di un ricco ed essi, con il consenso di questi, gli portarono due giumenti, uno dei quali non era ancora stato usato né cavalcato da nessuno. Quindi proseguì, e gli apostoli stesero i loro mantelli sull'asinello e sul puledro, perché egli in questa occasione si servì di entrambi, come molti secoli prima avevano predetto Isaia e Zaccaria, affinché i sacerdoti e gli scribi non potessero addurre come pretesto l'ignoranza. I quattro evangelisti descrissero questo meraviglioso corteo raccontando quello che fu palese agli occhi dei presenti. Lungo il percorso i suoi seguaci, e con essi tutto il popolo, piccoli e grandi, si misero ad acclamarlo come vero Messia, figlio di Davide, re e salvatore. Alcuni dicevano: «Pace in cielo e gloria nelle altezze, benedetto colui che viene come re nel nome del Signore»; altri: «Osanna al figlio di Davide: salvaci; sia benedetto il suo regno, che è già venuto». Gli uni e gli altri tagliavano palme e rami dagli alberi in segno di vittoria e di letizia, e con i mantelli li gettavano per la via dove passava il dominatore delle battaglie.

1122. Tutte queste opere e le nobili dimostrazioni di culto che gli erano date manifestavano il potere della sua divinità, e ancor di più ciò accadde in seguito, quando era atteso e cercato per essere ucciso. Se, infatti, costoro non fossero stati provocati interiormente dalla sua eccezionale virtù nel fare miracoli, non sarebbe stato possibile che tanta gente insieme, in gran parte composta di gentili e di avversari dichiarati, inneggiasse in tal modo a lui e si sottomettesse a una persona povera, umile, perseguitata e che non veniva con un apparato di armi né con potenza terrena né su carri trionfali né su cavalli superbi e con abbondanti averi. In apparenza gli mancava tutto ed entrava su un asinello, vile e disprezzabile per il fasto e la vanità mondana tranne che per il suo aspetto, che era grave, sereno e pieno di maestà corrispondente alla sua dignità occulta; ma il resto era estraneo e contrario a ciò che generalmente si applaude e solennizza. E così era evidente negli effetti la forza soprannaturale che spingeva ad assoggettarsi al Creatore e redentore.

1123. Ci fu commozione nell'intera Gerusalemme, per la luce che scese a rischiarare tutti affinché lo riconoscessero. Questa esaltazione si estese a ogni essere, o almeno ai più capaci di ragione, e così si adempì quello che l'Altissimo aveva promesso al suo Unigenito. L’arcangelo Michele fu mandato a portare la notizia di questo mistero ai santi padri e profeti che erano nel limbo. Fu fatto loro vedere quanto succedeva ed essi, dal posto in cui si trovavano, confessarono e venerarono Cristo come vero Dio, elevandogli nuovi cantici perché aveva mirabilmente trionfato sulla morte, sul peccato e sull'inferno. Ovunque fu toccato il cuore di molti e coloro che avevano fede in lui o ne avevano sentito parlare, non solo entro i confini della Palestina ma anche in Egitto e in altri regni, in quel momento furono mossi ad adorarlo in spirito. Lo fecero sperimentando uno straordinario giubilo, dovuto all'illuminazione che ricevettero per questo, anche se non ne seppero né la causa né il fine; ciò non fu inutile per le loro anime, perché progredirono molto nel credere e nel compiere il bene. Affinché la sconfitta della morte avvenisse in maniera più insigne, fu stabilito inoltre che in quella giornata essa non avesse alcuna efficacia contro la vita; quindi non perì nessuno, mentre diversamente sarebbero stati in tanti a farlo.

1124. A tale disfatta seguì quella dell'inferno, che fu ancora più magnifica, anche se più nascosta: appena cominciò ad essere invocato come salvatore e re che veniva nel nome del Signore, Gesù rivolse contro i demoni il vigore della sua destra, facendoli precipitare tutti negli abissi. Vi caddero con considerevole rabbia e terrore e, nel breve tempo in cui ancora si prolungò il viaggio, neanche uno di loro uscì dalle profonde caverne; da allora si accrebbe in essi il sospetto che il Messia fosse già arrivato e subito si misero a discuterne. La processione continuò fino al suo ingresso nelle mura, mentre i custodi, che lo contemplavano e scortavano, intonavano con ammirevole armonia lodi per lui. Oltrepassata la porta in mezzo all'esultanza del popolo, smontò dal giumento e si incamminò verso il tempio con passo leggiadro e severo. Lì, tra lo stupore di tutti, si verificò quello che i Vangeli riferiscono: rovesciò i tavoli dei venditori, divorato dallo zelo per la casa di suo Padre, e cacciò fuori chi la rendeva un mercato e una spelonca di ladri. Poi, il braccio dell'Onnipotente sospese il suo influsso nell'intimo dei cittadini: molti furono resi giusti e quanti già lo erano divennero migliori, ma gli altri tornarono allo stato precedente, tra i vizi, le cattive abitudini e le imperfezioni, perché non trassero profitto dalle ispirazioni inviate loro; così, anche se tanti avevano acclamato il nostro Maestro come sovrano di Gerusalemme, nessuno fu disposto ad ospitarlo e ad accoglierlo presso di sé.

1125. Il Figlio si trattenne ad insegnare e predicare fino a tardi, e per attestare il rispetto che conveniva a quel luogo santo, che era casa di preghiera, non consentì che gli recassero neppure da bere. Senza questo né altro ristoro, quella stessa sera si ritirò a Betania, da dove era venuto, e in tal modo fece nei giorni seguenti, fino alla sua passione. Maria beatissima rimase in questa località, in disparte, e da qui conobbe tutto attraverso una visione particolare. Osservò quello che facevano gli angeli nel cielo e gli uomini sulla terra, quello che accadeva ai diavoli nei loro antri e come in queste meraviglie si realizzasse quanto era stato assicurato al Verbo incarnato, che otteneva potere su tutti i suoi nemici. Scorse anche ciò che questi operò nel tempio; udì la voce che venne dall'alto in presenza di alcune persone, con la quale Dio disse: «Ti ho glorificato e di nuovo ti glorificherò», rispondendo a lui e manifestando con questa espressione che, come aveva fatto allora e nelle altre occasioni delle quali ho già parlato, lo avrebbe innalzato anche in futuro dopo la crocifissione. Tali parole abbracciano tutto questo e così le intese la Madre, con grande letizia del suo purissimo spirito.

Insegnamento della Regina del cielo

1126. Carissima, hai narrato qualcosa, e capito ben oltre, dei reconditi misteri del trionfo del mio Unigenito quando entrò nella città santa e di quanto lo precedette; assai di più, però, è quello che ti sarà svelato quassù, perché supera le facoltà dei mortali. Nonostante questo, in ciò che è stato palesato loro hanno un ammaestramento sufficiente per vincere l'illusione in cui si trovano e considerare quanto i giudizi del Signore siano sublimi e sovrastino i pensieri delle creature. Egli guarda il loro cuore , dove è riposta la bellezza della figlia del re; esse, invece, guardano l'apparenza. Perciò, agli occhi della sua sapienza, i retti sono apprezzati e sollevati quando si umiliano, mentre i superbi sono disprezzati e abbassati quando si esaltano. Questo viene compreso da pochi e così i figli delle tenebre non sanno aspirare ad altro onore che a quello che dà loro il mondo. I figli della Chiesa, anche se lo professano vano e inconsistente, non più duraturo del fiore e dell'erba, non mettono in pratica tale verità. Non ricevendo fedele testimonianza delle virtù e della luce della grazia dalla coscienza, cercano credito presso i loro simili e anelano al riconoscimento che questi possono conferire loro, anche se esso è falso e menzognero, perché solo l'Altissimo eleva senza inganno chi si è guadagnato ciò. Il mondo, invece, generalmente inverte le parti e tributa stima a chi ne è meno degno o a chi la sollecita e se la procura con più sagacia e ambizione.

1127. Allontanati da tale abbaglio, non ti attaccare al piacere che gli elogi procurano e non permettere adulazioni. Da' a ciascuna cosa il nome e il valore che le spetta, perché in questo i figli delle tenebre procedono come accecati. Nessuno può meritare plauso quanto il mio Gesù e, tuttavia, egli trascurò e disdegnò quello che ebbe al suo ingresso in Gerusalemme. Esso doveva servire solo a rivelare la sua potenza e rendere poi più ignominiosa la sua passione, a insegnare che non bisogna accettare omaggi visibili per se stessi, se non c'è un fine superiore a cui ricondurli a gloria di Dio; altrimenti, sono inutili e infruttuosi, poiché non contengono in sé l'autentica felicità di chi è capace di quella eterna. Dal momento che sei ansiosa di apprendere la ragione per cui non assistetti a tale evento, rispondo al tuo desiderio ricordandoti quanto hai esposto ripetutamente in questa Storia riguardo alla mia visione degli atti interiori del mio diletto nello specchio tersissimo del suo intimo, con la quale io ravvisavo nella sua volontà quando e perché determinasse di separarsi da me. Subito, ai suoi piedi, lo supplicavo di confidarmi il suo beneplacito e quello che gli era gradito quanto a ciò che ero tenuta a fare. Sua Maestà a volte me lo comandava esplicitamente, mentre altre volte voleva che fossi io a scegliere, attraverso l'illuminazione e la prudenza che mi aveva concesso. Così avvenne quando decise di ergersi in tal modo sui suoi avversari e lasciò che fossi io a stabilire se accompagnarlo oppure restare a Betania. Gli chiesi licenza di non essergli accanto in tale circostanza e lo implorai di portarmi con sé quando sarebbe tornato là per essere ucciso; ritenni, infatti, più sicuro e di suo maggior compiacimento offrirmi per soffrire ingiurie e dolori piuttosto che condividere tale trionfo, che se fossi stata con lui avrebbe toccato anche me in una certa misura, come sua madre, nota a quelli che lo benedivano e celebravano. Inoltre, sapevo che egli aveva ordinato tali acclamazioni, che peraltro non mi allettavano, a dimostrare la sua divinità e il suo potere infinito; in questo non sarei stata partecipe e, con la lode che mi avrebbero dato allora, non sarebbe aumentata quella che era dovuta a lui come unico salvatore. Per goderne in segreto e per magnificare il Signore nei suoi prodigi, contemplai e penetrai nel mio ritiro quello che hai scritto. Questo ti sarà di istruzione perché tu mi imiti: segui i miei umili passi, distogli i tuoi affetti da tutto ciò che è terreno e levali in alto; così fuggirai e spregerai gli onori umani, conoscendo con la luce superna che sono vanità di vanità` e afflizione per lo spirito.