24 - Segue lo stesso argomento con la spiegazione della parte finale del capitolo trentunesimo dei Proverbi

Suor Maria d'Agreda

24 - Segue lo stesso argomento con la spiegazione della parte finale del capitolo trentunesimo dei Proverbi
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Segue lo stesso argomento con la spiegazione della parte finale del capitolo trentunesimo dei Proverbi.

783. Nessuna delle qualità della donna forte poté mancare alla nostra Regina, dato che fu anche regina delle virtù e fonte della grazia. Pensa ad un campo e lo compra e con il frutto delle sue mani pianta una vigna. Il campo della più alta perfezione, dove si genera con la massima fertilità quanto vi è di più soave nelle virtù, fu quello a cui pensò la nostra donna forte Maria santissima; meditandolo al chiarore della luce divina, conobbe il tesoro che racchiudeva. Per comprare quindi questo campo, vendette tutto ciò che è terreno, di cui era veramente regina, posponendolo al possesso del campo che acquistò, negandosi l'uso di ciò che poteva possedere. Solo questa Signora poteva venderlo interamente, essendo padrona di tutto, per comprare lo spazioso campo della santità. Ella sola considerò e conobbe adeguatamente, appropriandosene dopo Dio, il campo della Divinità e dei suoi attributi infiniti, che gli altri santi ricevettero solo in parte. Col frutto delle sue mani piantò una vigna, cioè la santa Chiesa, non solamente col darci il suo santissimo Figlio perché la formasse e la edificasse, ma anche divenendo sua coadiutrice e, dopo la sua ascensione, guida e maestra della stessa Chiesa. Piantò la vigna del paradiso celeste, che Lucifero, nella sua inaudita superbia, aveva devastato, ed essa si riempì di nuove piante per la sollecitudine e il frutto di Maria purissima. Piantò la vigna del suo grande e magnanimo cuore con i germogli delle virtù, con la vite fertilissima, Cristo, che di-stillò nel torchio della croce il vino soavissimo dell'amore, di cui si inebriano i suoi servi prediletti e si alimentano i suoi amici.

784. Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia. Il vigore di coloro che sono detti forti ha sede principalmente nelle braccia, con cui si eseguono lavori duri e pesanti. Poiché la maggior difficoltà della creatura terrena sta nel reprimere le proprie passioni ed inclinazioni sottomettendole alla ragione, il testo sacro unisce insieme il cingersi della donna forte con l'impiego della forza del suo braccio. Anche se veramente la nostra Regina non ebbe ardori né moti sregolati da domare nella sua innocentissima persona, non rinunciò a essere più forte nel dominarsi di tutti i figli di Adamo, turbati a causa del peccato. Maggiore fu la virtù e più forte l'amore, cosicché fece opere di mortificazione e di penitenza quando e dove non erano necessarie, come se lo fossero state. Infatti nessun peccatore obbligato a fare penitenza pose tanta forza nel mortificare le sue disordinate passioni, quanta ne impiegò la nostra principessa Maria nel governare e santificare sempre più le sue facoltà e i suoi sensi. Ella castigava il suo castissimo corpo verginale con penitenze incessanti, con veglie, prostrazioni e digiuni. Sempre negava ai suoi sensi il riposo e ciò che era piacevole, non perché questi corressero il pericolo di corrompersi, ma per operare ciò che era più santo e gradito al Signore, senza tiepidezza, omissione o negligenza, dato che ognuna delle sue opere fu eseguita con tutta l'efficacia e la forza della grazia.

785. È soddisfatta, perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna. Il Signore, che è fedele e benigno con le sue creature, quando comanda di mortificarci e di fare penitenza - perché il regno dei cieli subisce violenza e si deve acquistare con la forza - a questa stessa violenza contro le nostre inclinazioni unisce in questa vita un senso di pienezza ed una consolazione, che riempiono il nostro cuore d'allegrezza. In questa intima gioia si conosce quanto sia buono trafficare il sommo bene per mezzo della mortificazione, con cui domiamo le nostre inclinazioni e gli altri impulsi terreni, perché subito sentiamo il gaudio della verità cristiana, ed in esso riceviamo un pegno di quello che aspettiamo nella vita eterna. Colui poi che lo traffica di più, di più lo gusta e di più ne guadagna per l'eternità, per cui stima maggiormente il suo trafficarlo.

786. Questa verità, che con l'esperienza conosciamo noi soggetti al peccato, quanto meglio l'avrà conosciuta e gustata la nostra donna forte, Maria santissima! E se in noi, in cui la notte della colpa è così lunga e reiterata, è possibile conservare la luce divina della grazia per mezzo della penitenza e della mortificazione delle passioni, quanto ardente sarà stata tale luce nel cuore di questa purissima creatura! Non l'opprimeva la mediocrità della natura pesante e corrotta, non l'inaspriva la contraddizione dell'incentivo dato dal peccato, non la turbava il rimorso della cattiva coscienza, né il timore delle colpe passate. Oltre a tutto ciò la sua luce sorpassava ogni pensiero umano ed angelico, per cui dovette conoscere molto bene e gustare tanto questo traffico, senza che nella notte dei suoi affanni e dei pericoli della vita si estinguesse la lucerna dell'Agnello che la illuminava 6 .

787. Stende la sua mano alla conocchia e gira il fuso con le dita. La donna forte, che con l'opera e il lavoro delle sue mani accresce le sue virtù e i beni della sua famiglia, si cinge di forza contro le sue passioni, gusta e conosce il traffico della virtù; ma tale donna può anche stendere ed allargare il suo braccio a cose grandi. Ciò fece Maria santissima senza che il suo stato o i suoi obblighi le fossero di ostacolo, poiché, sollevandosi al di sopra di se stessa e di ogni cosa terrena, estese i suoi desideri e le sue opere a quanto vi è di più grande e di più forte nell'amore e nella conoscenza di Dio, al di là di tutta la natura umana e angelica. Quanto più dopo le nozze si andava avvicinando alla dignità e all'ufficio di madre, tanto più andava estendendo il suo cuore ed allargando il braccio delle sue opere sante, fino a collaborare all'opera più ardua e più imponente dell'onnipotenza divina, quale fu l'incarnazione del Verbo. Tuttavia, poiché la determinazione e il proposito di realizzare cose grandi, se non si concretizzano sono solo apparenza senza alcun effetto, il testo dice che ella gira il fuso con le dita. Ciò significa che la nostra Regina eseguì quanto vi è di più grande, arduo e difficoltoso, nel modo in cui comprese e si propose di fare nella sua rettissima intenzione. Così fu vera in tutto, anziché essere solo clamore o apparenza, come sarebbe la donna che se ne stesse con la conocchia ai fianchi, ma oziosa e senza stringere il fuso. Perciò il testo soggiunge:

788. Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero. La donna prudente che si preoccupa della casa dimostra grande forza, quando dona generosamente ai poveri, senza abbandonarsi con debolezza d'animo e diffidenza al vile timore che possa mancare il necessario alla sua famiglia. Il mezzo più potente poi, per moltiplicare ciò che si possiede, consiste nel ripartire liberalmente i beni di fortuna con i poveri di Cristo, il quale, anche nella vita presente, sa rendere cento per uno. Pertanto Maria santissima distribuì ai poveri e al tempio i beni ereditati dai suoi genitori, lavorando inoltre con le sue mani per abbondare in questa misericordia, poiché il suo pietoso e liberale amore verso i poveri non restava soddisfatto se non dava loro il frutto delle sue fatiche. Non fa meraviglia che l'avarizia del mondo risenta oggi della mancanza e povertà di beni temporali, dato che gli uomini sono così poveri di pietà e di misericordia verso i bisognosi, dissipando a servizio di una smodata vanità ciò che Dio fece e creò per il sostentamento dei poveri e come mezzo di salvezza dei ricchi.

789. La nostra pietosa Regina e signora non solamente aprì le sue mani al povero, ma anche quelle di Dio che pareva tener chiuse per non mandare il Verbo divino, che i mortali non meritavano. Questa donna forte gli diede mani aperte per tutti i poveri peccatori, afflitti per la miseria della colpa. Poiché questa necessità e povertà, essendo comune a tutti, era di ciascuno, la Scrittura li chiama tutti col nome di povero al singolare, perché l'intero genere umano era per così dire un povero e, quanto a possibilità proprie, era come se fosse stato uno solo. Queste mani di Cristo Signore nostro, aperte per operare la nostra redenzione e per spargere i tesori dei suoi meriti e doni, furono le mani stesse di Maria santissima, poiché erano del suo Figlio; senza la nostra Regina, il povero genere umano non le avrebbe viste aprirsi a suo vantaggio.

790. Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste. Una volta perduto il sole di giustizia ed il calore della grazia originale, la nostra natura restò sotto la neve gelata della colpa che restringe, impedisce e offusca il bene operare. Da qui nascono la difficoltà nell'esercizio delle virtù, la tiepidezza nelle azioni, l'inavvertenza e la negligenza, l'instabilità ed altri difetti innumerevoli, ed il ritrovarci noi, dopo il peccato, freddi nell'amore verso Dio, senza rifugio e difesa dalle tentazioni. La nostra Regina fu libera da tutti questi impedimenti e danni nella sua casa e nella sua anima, perché tutti i suoi domestici, cioè le sue facoltà e i suoi sensi, erano protetti dal freddo della colpa con doppia veste. Una fu quella della giustizia originale e delle virtù infuse, l'altra quella delle virtù acquisite per se stessa dal primo istante. Furono anche per lei una veste doppia la grazia comune che ebbe come persona speciale, e quella particolarissima che le diede l'Altissimo con la dignità di Madre del Verbo. Quanto al governo temporale della sua casa, non mi trattengo a parlare della sua oculatezza. Infatti nelle altre donne tale virtù può essere lodevole oltre che necessaria, ma nella casa della regina del cielo e della terra Maria santissima, non ci fu bisogno di duplicare le vesti per il suo Figlio santissimo, poiché egli ne aveva una sola, né tanto meno per sé o per il suo sposo san Giuseppe, dal momento che la povertà era il loro maggiore ornamento e riparo.

791. Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti. Anche questa metafora dichiara l'ornamento spirituale di questa donna forte. Fece una veste tessuta con forza e di vari colori per coprirsi tutta e per difendersi dalle inclemenze e dai rigori delle piogge; per questo infatti si tessono i panni forti o i feltri, ed altri simili. La veste talare delle virtù e dei doni di Maria fu impenetrabile al rigore delle tentazioni ed alla piena di quel fiume, che vomitò contro di lei l'enorme drago rosso, che san Giovanni vide nell'Apocalisse. Questa veste, oltre ad essere resistente, era anche molto bella per la varietà dei colori, cioè la varietà delle sue virtù bene intessute e non sovrapposte, perché erano fuse insieme nella sua medesima natura, essendo stata formata nella grazia originale. In essa c'erano la porpora della carità, il bianco della castità e purezza, il celeste della speranza, con tutta la varietà dei doni e delle virtù, che da una parte la vestivano e dall'altra l'adornavano ed abbellivano. Fu ornamento di Maria anche quel colore bianco e vermiglio, nel quale la sposa vedeva rappresentate l'umanità e la divinità, indicandole come caratteristiche del suo sposo. Avendo dato al Verbo il vermiglio della sua umanità santissima, egli le diede in contraccambio la divinità, non solamente unendo queste due cose nel suo grembo verginale, ma anche lasciando in sua Madre, più che in tutte le creature insieme, certi aspetti e raggi di divinità.

792. Suo marito è stimato alle porte della città dove siede con gli anziani del paese. Come nei tempi antichi si giudicava alle porte della città, così alle porte della vita eterna si svolge il giudizio particolare di ciascuno e, nell'ultimo giorno, avrà luogo quello generale. Nel giudizio universale avrà posto fra i nobili del regno di Dio san Giuseppe, il secondo uomo di Maria santissima, perché avrà il suo trono fra gli Apostoli per giudicare il mondo; egli godrà di questo pnvilegio come sposo di questa donna forte che è regina di tutti, e come padre putafivo del primo uomo di questa signora, cioè il suo Figlio santissimo, ritenuto e riconosciuto come Signore supremo e giudice vero nel giudizio che fa di ciascuno in particolare, ed in quello che farà degli angeli e di tutti gli uomini in generale. Di questa prerogativa partecipa anche Maria santissima, perché gli diede la carne con cui redense il mondo ed il sangue che versò come prezzo e 4 riscatto degli uomini. Di tutto ciò se ne conoscerà il frutto, quando con grande maestà verrà il giorno del giudizio universale; allora ognuno lo conoscerà e lo proclamerà.

793. Confeziona tele di lino e le vende, dà anche una cintura al cananeo. In questa solerte laboriosità della donna forte sono racchiusi due grandi pregi della nostra Regina: uno è che confezionò una tela di lino puro così ampia, che poté contenere la Parola abbreviata di Dio, lo stesso Verbo eterno; l'altro è che la vendette, non già ad altri, ma allo stesso Signore, il quale le donò in contraccambio il suo medesimo Figlio, perché non si sarebbe trovato, in tutto il mondo creato, prezzo degno per comprare questa tela della purezza e santità di Maria, né chi degnamente potesse essere figlio suo, all'infuori del medesimo Figlio di Dio. Poi consegnò anche, senza venderla ma gratuitamente, una cintura al cananeo, cioè Cam, maledetto da suo padre. Infatti, tutti quelli che parteciparono della prima maledizione, restando con le vesti sciolte, cioè con le passioni sbrigliate e gli appetiti disordinati, poterono riallacciarsi le vesti con la cintura che Maria santissima consegnò loro nel suo Figlio primogenito ed unigenito, e nella sua legge di grazia, allo scopo appunto che si rinnovassero, riformassero e ricingessero. Perciò non avranno scusa i reprobi e i dannati, angeli e uomini, poiché tutti ebbero modo di trattenersi e cingersi nei loro sregolati affetti, come fanno i predestinati valendosi di questa grazia che per mezzo di Maria santissima ebbero gratuitamente, e senza che a loro venisse richiesto alcun prezzo per meritarla o comprarla.

794. Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell'avvenire. Un altro nuovo ornamento e rivestimento della donna forte è la fortezza unita alla bellezza. La fortezza la rende invincibile nel patire e nell'operare contro le potenze infernali; la bellezza le dà grazia esteriore e decoro ammirabile in tutte le sue azioni. Per queste due eccellenti qualità, la nostra Regina era amabile agli occhi di Dio, degli angeli e del mondo. Non soltanto non aveva colpa né difetto da rimproverarle, ma aveva questa doppia grazia e bellezza, che lo sposo tanto gradì e stimò ripetendole più volte che era tutta bella. Dove non si trovò difetto riprovevole, nemmeno potrà esservi motivo di piangere nell'ultimo giorno, quando nessuno dei mortali ne risulterà privo all'infuori di questa Signora e del suo Figlio santissimo. Tutti saranno e compariranno con delle colpe, commesse in vita, di cui dolersi; e i dannati piangeranno allora per non averle piante prima degnamente. In quel giorno questa donna forte sarà allegra e sorridente nel compiacimento della sua incomparabile felicità, vedendo in esecuzione la giustizia divina contro i protervi e ribelli al suo santissimo Figlio.

795. Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà. Eccellente qualità della donna forte è il non aprire la bocca per altra cosa se non per insegnare il timore santo del Signore, e per eseguire qualche opera di clemenza. Questo adempì con somma perfezione la nostra Regina e signora. Aprì la bocca come maestra della divina sapienza, quando disse al sant'arcangelo: «Avvenga di me quello che hai detto ». Parlava sempre come vergine prudentissima ripiena della conoscenza dell'Altissimo, per insegnarla a tutti e per intercedere a favore dei miserabili figli di Eva. Sulla sua lingua stava e sta sempre la legge della clemenza, come in una madre pietosa di misericordia, poiché soltanto la sua intercessione e la sua parola sono la legge inviolabile da cui dipende il nostro rimedio in tutte le necessità, se sapremo indurla ad aprire la bocca e muovere la lingua per domandarlo.

796. Sorveglia l'andamento della casa; il pane che mangia non è frutto di pigrizia. Non è piccola lode della madre di famiglia il considerare ancora attentamente tutte le vie più sicure per aumentare la casa di molti beni. Ora, in questa divina prudenza solo Maria fu quella che diede norma ai mortali, poiché ella sola seppe considerare ed investigare tutte le vie della giustizia, ed i sentieri più corti per giungere con maggiore sicurezza e rapidità alla Divinità. Acquistò questa scienza così altamente che si lasciò indietro tutti i mortali e gli stessi cherubini e serafini. Conobbe e considerò il bene ed il male, il mistero profondo e nascosto della santità, la condizione della fragilità umana, l'astuzia dei nemici, il pericolo del mondo e di tutto ciò che è terreno. Come conobbe tutto, così operò quello che sapeva che si doveva operare, senza mangiare oziosa il pane, e senza ricevere invano la vita o la divina grazia. Per questo meritò ciò che segue:

797. I suoi figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a fame l'elogio. Grandi cose e gloriose hanno detto nella Chiesa militante i veri figli di questa donna forte, proclamandola beatissima fra le donne; quelli invece che non si alzano a proclamarla non si ritengano suoi figli, né dotti, né saggi o devoti. Sebbene tutti abbiano parlato ispirati e mossi dal suo uomo, Cristo, e dal suo sposo, lo Spirito Santo, finora pare che il suo Figlio abbia taciuto e non si sia alzato a proclamarla avendo tenuti nascosti tanti eccelsi misteri della sua Madre santissima. Sono così tanti, che mi fu fatto intendere che il Signore li riservò per manifestarli nella Chiesa trionfante dopo il giudizio universale, perché non è conveniente manifestarli adesso al mondo che è indegno e incapace di tali meraviglie. Allora parlerà Cristo, uomo di Maria, manifestando, per la gloria di entrambi e il giubilo dei santi, le prerogative ed eccellenze di questa signora, e in quel giorno le conosceremo. Per ora è sufficiente che con venerazione le crediamo sotto il velo della fede e con la speranza di tanti beni.

798. Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!. Tutte le anime che giunsero a conseguire la grazia dell'Altissimo si chiamano sue figlie. Tutti i meriti, i doni e le virtù, che col soccorso di tale grazia poterono guadagnare ed effettivamente guadagnarono, sono ricchezze vere, perché tutte le altre cose terrene hanno ingiustamente usurpato il nome di ricchezza. Molto grande sarà il numero dei predestinati, e soltanto colui che conta il numero delle stelle chiamandole per nome lo conosce. Tuttavia, la sola Maria superò tutte insieme queste creature figlie dell'Altissimo e sue, non solo in ragione della maggiore eccellenza che ha perché è loro madre e tutte sono sue figlie nella grazia e nella gloria, ma anche in ragione dell'altra eccellenza immensamente maggiore che ha, essendo Madre di Dio. In virtù di questa dignità oltrepassa tutta l'eccellenza dei maggiori santi, e così la grazia e la gloria di questa Regina supererà tutta quella che hanno ed avranno tutti i predestinati. In confronto a queste ricchezze e a questi doni della grazia interiore e della gloria che ad essa corrisponde, l'altra grazia esteriore delle donne, che esse tanto apprezzano, è solo futile e vana. Perciò il testo dice ancora:

799. Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città. Il mondo stima erroneamente, e chiama col nome di grazia, molte cose visibili che non hanno altra grazia e bellezza fuorché quella che a loro attribuisce l'inganno delle persone ignoranti. Tali sono l'apparenza esteriore nelle buone opere della virtù, il senso di compiacimento prodotto dalle parole dolci ed affabili, il brio nel parlare e nel muoversi, ed ancora chiamano grazia la benevolenza dei potenti e del popolo. Tutto questo è inganno e fallacia, come la bellezza della donna che presto sfiorisce. Solo colei che teme Dio ed insegna a temerlo merita degnamente la lode degli uomini e del Signore. Egli, volendo lodarla, dice di darle del frutto delle sue mani, rimettendosi così, per lo-darla, alle sue grandi opere esibite in pubblico alla vista di tutti, perché esse stesse siano lingue in sua lode. Veramente importa assai poco che gli uomini lodino la donna, se proprio le sue opere la disonorano. A tal fine, l'Altissimo vuole che le opere della sua santissima Madre si manifestino alle porte della sua santa Chiesa, per quanto adesso è possibile e conveniente, riservando a più tardi la sua maggior gloria e lode, affinché duri per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Insegnamento della Regina del cielo

 

800. Figlia mia, in questo capitolo trovi grandi insegnamenti che ti possono servire di regola. Sebbene tu non abbia scritto tutto quanto contengono, voglio che quello che hai rivelato, ed anche ciò che non rendi noto, resti impresso indelebilmente nell'intimo del tuo cuore, e che con inviolabile legge tu lo attui in te stessa. Per questo è necessario che tu rimanga interiormente raccolta, dimenticando tutto ciò che è visibile e terreno, stando attentissima alla luce divina che ti assiste e protegge le tue facoltà e i tuoi sensi con doppie vesti, perché tu non abbia a sentire freddezza o tiepidezza nella perfezione, e possa resistere ai moti sregolati delle passioni. Tienile a freno e mortificale con la cintura del timore di Dio, ed allontanati da ciò che è apparente e fallace. Solleva la mente a considerare il tuo cammino spirituale, nonché i sentieri che Dio ti ha insegnato per cercarlo nel segreto del tuo cuore, e per ritrovarlo senza pericolo d'inganno. Avendo poi già provato la pienezza che deriva dal tenere l'anima occupata nelle cose celesti, non permettere che per tua negligenza venga meno nella tua mente la luce divina, che ti illumina nelle tenebre. Non mangiare il pane rimanendo oziosa, ma lavora senza dar tregua alla solerzia. Mangerai così il frutto della tua diligenza e, rinvigorita nel Signore, farai opere degne del suo beneplacito e a lui gradite, e correrai dietro il profumo dei suoi unguenti fino a giungere a possederlo eternamente. Amen.