23 - Spiegazione della seconda parte del capitolo trentunesimo dei Proverbi.

Suor Maria d'Agreda

23 - Spiegazione della seconda parte del capitolo trentunesimo dei Proverbi.
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Spiegazione della seconda parte del capitolo trentunesimo dei Proverbi di Salomone, che il Signore mi diede, a dimostrazione del modo di vivere di Maria santissima nel matrimonto.

769. Nell'inatteso e nuovo stato del matrimonio in cui si trovava, la principessa del cielo Maria, sollevò subito la sua mente purissima al Padre della luce, per conoscere come si dovesse comportare per compiacerlo maggiormente nei nuovi obblighi di tale stato. Perché io potessi dare qualche notizia di ciò che a tale scopo sua Altezza pensò tanto santamente, il Signore mi richiamò alle qualità della donna forte, descritte da Salomone nell'ultimo capitolo dei suoi Proverbi, scorrendo il quale, per quanto possibile, dirò ciò che mi fu dato ad intendere. All'inizio della seconda sezione si legge:

770. Una donna perfetta chi potrà trovarla?. Il suo prezzo viene da lontano e dagli ultimi confini della terra. La domanda in realtà esprime un'esclamazione, se la si intende per la nostra grande e forte donna Maria, ma se la si riferisce a qualunque altra in confronto a lei, esprimerà una negazione, poiché in tutto il resto della natura umana e della legge comune non si può trovare un'altra donna forte come la Principessa del cielo. Tutte le altre furono e saranno deboli, senza poterne eccettuare alcuna che non sia associata al demonio per la colpa. Chi troverà dunque un'altra donna forte? Né i re e gli imperatori, né i principi più potenti della terra, né gli angeli del cielo, né lo stesso potere divino ne troverà una uguale, perché mai ne creerà un'altra come Maria santissima. Ella è l'unica e la sola senza pari, la sola senza uguali, la cui insuperabile dignità solo il braccio dell'Onnipotente ha misurato, poiché egli, dandole il suo Figlio eterno, della sua medesima sostanza, uguale a sé, immenso, increato ed infinito, non le poteva dare di più.

771. Era conveniente che il prezzo di questa donna forte venisse da lontano, poiché sulla terra e fra le creature non lo si poteva trovare. Prezzo si chiama quel valore col quale una cosa si compra o si stima, per cui si sa quanto essa vale quando la si valuta, cioè se ne determina il valore. Il prezzo di questa donna forte Maria fu valutato nel consiglio della santissima Trinità, quando, prima di tutte le altre creature, Dio la riscattò o acquistò per sé, quasi ricevendola dalla stessa natura umana in contraccambio, poiché ciò è implicito nel concetto vero e proprio di acquisto. Il contraccambio e il prezzo che egli diede per Maria fu il Verbo eterno incarnato e - a nostro modo di intendere - una volta che ebbe per sé Maria, il Padre eterno si ritenne soddisfatto. Egli infatti, quando contemplò questa donna forte nella sua mente divina, la stimò e valutò così tanto, che decise di sacrificare il proprio Figlio e di scegliere lei come sua madre. Con questo prezzo l'Altissimo diede tutte le sue qualità, la sua sapienza, bontà, potenza e giustizia ed anche tutti i meriti del suo Figlio incarnato, per acquistare Maria ed associarla a sé, togliendola alla natura umana anticipatamente, perché se questa si fosse tutta perduta, come di fatto avvenne in Adamo, solo Maria, col suo Figlio, restasse preservata, come colei che era apprezzata così da lontano, che tutta la natura creata non arrivò a determinare la sua stima e valutazione. Perciò il suo prezzo e valore venne veramente da lontano.

772. Quest'ultima espressione si riferisce anche ai confini della terra, perché Dio è il principio e l'ultimo fine di ogni cosa creata, da cui tutto proviene e a cui tutto fa ritorno, come i fiumi che si riversano nel mare. Anche il cielo empireo è il fine sensibile e materiale di tutte le altre cose esistenti e, particolarmente, è la sede della Divinità. Da un altro punto di vista, si chiamano confini della terra i termini naturali della vita ed il fine delle virtù, fine che è come l'ultima linea a cui devono indirizzarsi - quasi altrettanti raggi alla circonferenza - tutte le azioni della vita e tutto l'essere degli uomini, perché tutti sono creati per conoscere ed amare il loro Creatore, come fine immediato del vivere e dell'operare. Tale spessore di significato si condensa nel dire che il prezzo di Maria santissima viene dagli ultimi confini, perché la sua grazia, i suoi doni e i suoi meriti vennero e cominciarono dai punti più lontani a cui giunsero gli altri santi, le Vergini, i Confessori, i Martiri, gli Apostoli e i Patriarchi. E in verità tutti questi non arrivarono, alla fine della loro vita, al grado di santità da cui Maria cominciò la sua. Inoltre, sebbene più propriamente sia Cristo suo figlio e Signore nostro il fine delle opere dell'Altissimo, con altrettanta verità si dice che il prezzo di Maria santissima viene dagli ultimi confini, poiché tutta la sua castità, innocenza e santità vennero dal suo Figlio santissimo, come da sorgente esemplare e unico autore.

773. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Senza dubbio il santo Giuseppe fu l'uomo di questa donna forte, poiché l'ebbe per legittima sposa. Certamente poi il suo cuore confidò in lei, sperando che per la sua incomparabile virtù gli sarebbero venuti tutti i veri beni. Ma in modo particolare confidò in lei, quando la vide incinta e ancora ignorava il mistero, perché allora credette e sperò contro ogni speranza, tenendo conto degli indizi che conosceva, senza avere altro conforto che la santità di tale donna e sposa. Benché avesse deciso di lasciarla, non osò mai diffidare della sua onestà e del suo pudore, né separarsi dall'amore santo e puro che legava il suo cuore rettissimo a tale sposa. Non si trovò deluso in cosa alcuna, né povero di beni, poiché se per profitto s'intende ciò che avanza tolto il necessario, tutto fu sovrabbondante per quest'uomo, quando conobbe chi era la sua sposa e ciò che ella possedeva.

774. Questa divina Signora ebbe un altro uomo che confidò in lei, del quale principalmente parlò Salomone, e fu il suo stesso Figlio, vero Dio e vero uomo, che si fidò di questa donna forte sino ad affidarle il suo essere ed il suo onore davanti a tutte le creature. In questa confidenza che egli ebbe in Maria si racchiude la grandezza di entrambi, perché né Dio poté affidarle di più, né ella poté corrispondergli meglio, cosicché non si trovò ingannato, né gli venne a mancare il profitto. Oh, stupenda meraviglia della potenza e della sapienza infinita! Dio confidò in una semplice creatura e in una donna sino a prendere carne umana nel suo grembo e dalla medesima sua sostanza, sino a chiamafia madre con immutabile verità. A sua volta ella lo chiamava figlio, nutrendolo al suo seno ed allevandolo sotto la sua ubbidienza. Egli la rese coadiutrice della redenzione e restaurazione del mondo, depositaria della Divinità, dispensatrice dei suoi tesori infiniti e dei meriti del suo Figlio santissimo, della sua vita, della sua predicazione e morte, dei suoi miracoli e di tutti gli altri misteri! A tal punto confidò in Maria santissima! La mia ammirazione cresce ancor più, sapendo che in questa confidenza non si trovò deluso, perché una donna, una semplice creatura, seppe e poté corrispondere adeguatamente a tutto quanto le si affidò senza venir meno, anzi senza che potesse operare in tutto con maggior fede, speranza, amore, prudenza, umiltà e pienezza di santità. Certo al suo sposo non venne meno il profitto, ma si trovò ricco e nella prosperità, ricolmo di lode e di gloria. Perciò soggiunge:

775. Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Di tale dono si può parlare anche in termini di retribuzione. Di quella che Maria santissima diede si è già parlato, ma qui mi fu anche fatta comprendere quella che a lei diede Cristo, suo uomo e suo vero figlio. Infatti, se l'Altissimo rimunera tutte le opere anche minime fatte per amor suo con retribuzione sovrabbondante e copiosa, non solo di gloria ma anche di grazia in questa vita, quale fu la ricompensa in beni e tesori divini con cui rimunerò le opere della sua medesima Madre? Solo colui che così fece ne è a conoscenza. Tuttavia, dal contraccambio e dalla corrispondenza che osserva la giustizia del Signore, rimunerando con un beneficio ed aiuto più grande chi gli è fedele nel poco, si potrà intuire parte di ciò che nella vita della nostra Regina avveniva tra lei e le potenze divine. Fin dal primo istante, ella cominciò a ricevere un dono di grazia superiore a quello dei più alti serafini, oltre alla preservazione dal peccato originale. Inoltre, corrispondendo adeguatamente a questo beneficio, crebbe in grazia ed operò in conformità con essa, così tutti i passi della sua vita furono senza tiepidezza, negligenza o esitazione alcuna. Perché fa meraviglia che soltanto il suo divin Figlio fosse maggiore di lei e tutte le altre creature le restassero di gran lunga inferiori?

776. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. Legittima lode, ben degna della donna forte, è dire che ella si mostra operosa e industriosa nella sua casa, filando lino e lana per indumenti, a vantaggio della sua famiglia bisognosa di queste e di altre cose, che si possono acquistare con tale mezzo. Questo è un sano consiglio che si mette in esecuzione con mani laboriose e non oziose, perché l'oziosità della donna, che vive con le mani in mano, dimostra la sua pigrizia e stoltezza ed altri vizi che non si possono riferire senza vergognarsene. In questa virtù esteriore, Maria santissima fu donna forte e degno modello di tutte le donne, perché non si vide mai oziosa. Infatti lavorava lino e lana sia per il suo sposo e per il proprio figlio, sia per molti poveri che soccorreva col suo lavoro. Ella univa in sommo grado di perfezione le azioni di Marta con quelle di Maria, tuttavia si dedicava con più cura alle attività interiori che a quelle esteriori. Poiché custodiva le immagini delle visioni divine e meditava quanto andava leggendo nelle sacre Scritture, spiritualmente non rimase mai oziosa, né senza lavorare, e non cessò mai di aumentare i doni e le virtù dell'anima. Il testo così prosegue:

777. Ella è simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste. Come questo mondo visibile è un mare inquieto e tempestoso, cosi è naturale che quelli che in esso vivono siano simili a navi, che solcano le sue onde variabili. Tutti lavorano in questa navigazione per portare il loro pane, che è il sostegno e l'alimento della vita. Lo porta più da lontano e con maggior sudore, chi si trova più lontano dall'avere ciò che acquista col suo lavoro, e chi lavora di più guadagna anche di più. Vi è come una specie di contratto fra Dio e l'uomo, cioè che fatichi col sudore della fronte colui che è servo, lavorando la terra e coltivandola, e che il Signore da parte sua lo assista in tutto per mezzo delle cause seconde, concorrendo con esse affinché gli diano pane per il suo sostentamento, ripagandolo così del sudore delle sue fatiche. Ora ciò che avviene nelle cose terrene, si verifica ugualmente in quelle spirituali, essendovi anche in esse come un contratto, cioè che non mangi chi non lavora.

778. Fra tutti i figli di Adamo, Maria santissima fu la nave ricca e prospera del mercante, che portò il suo e nostro pane da lontano. Nessuna fu così sapientemente diligente ed operosa nel prendersi cura della sua famiglia, nessuna così previdente nel procurare quello che con divina prudenza vedeva necessario per la sua povera famiglia e per il soccorso dei poveri. Tutto ciò meritò e guadagnò con la sua fede e la sua sollecitudine prudentissima, portandolo da lontano, perché era molto lontana dalla nostra viziosa natura umana, come anche dalle ricchezze proprie di questa natura. Tutto ciò che in questo fece, acquistò, meritò e distribuì ai poveri, è impossibile calcolailo. Tuttavia, più forte ed ammirabile fu nel portarci il pane spirituale e vivo che scese dal cielo, poiché non solamente lo trasse dal seno del Padre, da dove non sarebbe uscito se non vi fosse stata questa donna forte, ma lo portò e introdusse nel mondo i cui meriti erano tanto lontani da lui, e dove egli non sarebbe venuto, se non fosse stato nella nave di Maria. Benché non potesse, essendo creatura, meritare che Dio venisse nel mondo, nondimeno meritò che afirettasse il passo e che venisse nella nave ricca del suo grembo, perché un'altra minore in meriti non avrebbe potuto accoglierlo. In breve, ella sola fece sì che questo pane divino si vedesse, si comunicasse ed alimentasse coloro che ne erano tanto lontani.

779. Si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche. Non è meno lodevole questa qualità della donna forte di privarsi del riposo e della dolce quiete notturna per dedicarsi alla sua famiglia, provvedendo al suo sposo, ai figli, ai parenti e ai domestici secondo il bisoguo e distribuendo, subito dopo, ai suoi servi le occupazioni proprie di ciascuno con quanto per esse è necessario. La fortezza e la prudenza sono due virtù di questa donna forte che non conoscono la notte per darsi in balia del sonno o abbandonarsi alla dimenticanza dei propri obblighi, perché il riposo dal lavoro viene preso non per soddisfare il piacere personale, ma per rimediare alle necessità. La nostra Regina fu davvero ammirabile in questa prudenza economica, e non ebbe né servi né serve, poiché la sua umiltà, che la rendeva desiderosa di ubbidire e di servire in tutte le faccende domestiche, non le permise di affidare a nessun altro l'esercizio di queste virtù. Tuttavia nella cura del suo Figlio santissimo e del suo sposo Giuseppe fu serva vigilantissima; mai vi fu negligenza, né dimenticanza, né ritardo o inavvertenza quanto a ciò che doveva procurare o preparare per loro.

780. Quale lingua potrà spiegare la vigilanza di questa donna forte? Si alzò e rimase in piedi nel buio della notte, cioè nel segreto del suo cuore e, nell'allora nascosto mistero del suo matrimonio, aspettò attenta ciò che le sarebbe stato ordinato per eseguirlo in umiltà e obbedienza. Provvide i suoi domestici e servi, cioè le facoltà e i sensi, di tutto l'alimento necessario, e distribuì a ciascuno il suo legittimo sostentamento, perché il suo spirito, lavorando di giorno nei servizi esterni, non si ritrovasse bisognoso e sprovvisto del necessario. Ordinò alle facoltà, con inviolabile disposizione, che il loro alimento fosse la luce della Divinità, che la loro incessante occupazione consistesse nell'ardente meditazione e contemplazione, giorno e notte, della legge divina, senza lasciare che una qualunque opera od occupazione esteriore la interrompesse. Questo era il modo in cui dirigeva e alimentava i domestici dell'anima.

781. Distribuì anche ai servi, cioè i sensi, le giuste occupazioni e il loro sostentamento e, facendo uso del potere che aveva su di essi, comandò loro che, come servi dello spirito, lo servissero e, benché vivessero nel mondo, ignorassero la sua vanità come se fossero morti ad esso, vivendo solo nella misura necessaria alla natjira e alla grazia. Ordinò loro ancora che non si alimentassero tanto del diletto che viene da ciò che è sensibile, quanto delle elevazioni che l'anima avrebbe comunicato e dispensata loro dalla sua traboccante pienezza. Fissò i limiti a tutti gli atti interiori in modo che ognuno di essi, senza mancanza alcuna, restasse circoscritto alla sfera dell'amore di Dio, servendolo ed obbedendo a lui senza alcuna resistenza, né obiezione o esitazione.

782. Vi fu anche un'altra notte in cui questa donna forte si alzò e si occupò di altri servi. Si alzò nella notte dell'antica legge, oscurata dalle ombre della luce futura. Venne nel mondo al termine di questa notte e a tutti i suoi domestici e servi, cioè a quelli del suo popolo e del rimanente genere umano, ai santi padri e giusti, suoi domestici, nonché ai peccatori, suoi servi, diede e distribuì, con ineffabile provvidenza, l'alimento della grazia e della vita eterna. Lo diede loro in senso così vero e proprio, che esibì come alimento colui che ricevette nel suo grembo verginale e che era divenuto nostro nutrimento dalla sua medesima sostanza e dal suo stesso sangue.