5 - Il grado perfetto delle virtù di Maria santissima

Suor Maria d'Agreda

5 - Il grado perfetto delle virtù di Maria santissima
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Il grado perfetto delle virtù di Maria santissima e come erano da lei praticate.

479. La virtù adorna e nobilita la razionalità della creatura e la inclina a bene operare. È' una qualità permanente che difficilmente si separa dalla facoltà, a differenza dell'atto che subito passa e non rimane. Inclina alle azioni rendendole facili e buone, cosa che la sola facoltà non fa, in quanto indifferente sia alle opere buone che alle cattive. Maria santissima fu adornata, fin dal primo istante della sua vita, con tutte le virtù in grado eminente e queste andarono aumentando continuamente mediante la grazia che le veniva rinnovata e mediante le opere perfette con cui esercitava tutte le virtù infuse in lei dal Signore, acquistandosi i più alti meriti.

480. Poiché la celeste Principessa non fu toccata dalla colpa, che inclina al male e resiste al bene, queste facoltà non erano in lei disordinate, né avevano quella ripugnanza da vincere che abbiamo noi; inoltre avevano una certa attitudine ad essere rese inclini dalle virtù a ciò che è migliore, più perfetto, più santo e più lodevole. Tuttavia, in quanto semplice creatura passibile, era anche soggetta a sentire pena, nonché a propendere, senza colpa, al lecito riposo, tralasciando almeno alcune opere che eccedono il dovuto. A vincere questa inclinazione naturale l'aiutarono le virtù, con il cui impulso la Regina del cielo cooperò così coraggiosamente che mai rese vana o impedì la forza con la quale esse in tutte le opere la muovevano e la purificavano.

481. L'anima di Maria, dotata di tutte le virtù, ordinate tra loro nella più bella armonia, era talmente illuminata, nobilitata, indirizzata al bene e al fine ultimo d'ogni creatura, docile, pronta, attiva ed allegra nel bene operare che, se fosse possibile alla nostra debole vista penetrare nel segreto di quel cuore, lo vedremmo come l'oggetto più bello e più ammirabile di tutte le creature, quello di maggiore godimento dopo lo stesso Dio. Tutte le virtù si ritrovavano in Maria santissima come nel proprio centro; in lei toccavano la loro ultima perfezione senza che si potesse dire: «Manca ancora questo per essere cosa perfettamente bella». Oltre le virtù infuse, ebbe anche quelle acquisite, che si procurò con l'esercizio e con l'uso. E quantunque nelle altre anime si dica che un solo atto non è virtù, perché è necessario ripeterne molti per acquistaHa, in Maria santissima le opere furono tanto efficaci, intense e perfette, che ciascuna di esse sorpassava quelle delle altre creature tutte insieme. E poiché in lei furono così ripetuti gli atti virtuosi senza perdere nulla della loro efficacia, chi potrà comprendere quali virtù furono quelle che la divina Signora acquistò con le proprie opere? D'altronde, se la bontà dell'atto virtuoso si desume non solo dal modo in cui si compie, ma altresì dal fine per cui si fa, ecco che questo fine in Maria santissima fu il più alto che le opere delle creature possano avere: fu il medesimo Dio. Perciò non fece nulla senza essere mossa dalla grazia e senza indirizzare l'opera alla maggior gloria e al compiacimento del Signore, guardando sempre a lui come motivo ed ultimo fine.

482. Queste due specie di virtù infuse e acquisite hanno come base un'altra virtù detta naturale, perché nasce in noi con noi stessi, in forza della natura razionale; si chiama sinderesi. È questa una cognizione, proveniente dalla luce dell'intelletto, dei primi fondamenti e principi della virtù, un'inclinazione della volontà alla virtù; corrisponde a quella luce dell'intelletto da cui procede, come la cognizione che devi amare chi ti fa del bene, che non devi fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te stesso, o cose simili. Nella nostra Regina questa virtù naturale si trovava in modo eccellente ed ella, con somma chiarezza, ne riceveva tutto il bene che ne poteva derivare, fino alle più remote conseguenze, poiché le permetteva di ragionare con incredibile vivacità e rettitudine. Per questi ragionamenti si avvaleva della sua conoscenza infusa delle creature, specialmente delle più nobili ed universali: dei cieli, del sole, della luna, delle stelle, dei pianeti e dell'armonia con cui sono disposti. Invitava tutte queste creature a lodare il loro Creatore e ad attirare l'uomo dietro a sé per fargli conoscere Dio, senza trattenerlo, se non per quanto fosse utile ad elevarlo al creatore ed autore di tutto.

483. Le virtù infuse si riducono a due ordini o classi. Nella prima entrano soltanto quelle che hanno per oggetto immediato Dio. Per questo si chiamano teologali e sono la fede, la speranza e la carità. Nel secondo ordine stanno tutte le altre virtù che per oggetto prossimo hanno qualche mezzo o bene onesto, che serve ad indirizzare l'anima verso il fine ultimo: Dio stesso; queste si chiamano virtù morali, perché appartengono ai costumi e, sebbene siano molte come numero, si riducono a quattro cardini: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Di tutte queste virtù e delle loro specie parlerò più avanti, per spiegare come tutte e ciascuna si trovavano nella nostra Regina. Per ora avverto solamente in generale che nessuna le mancò nel più perfetto grado e che con esse ebbe tutti i doni e tutti i frutti dello Spirito Santo, nonché le beatitudini. Fin dal primo istante della sua concezione, Dio non tralasciò d'infonderle, tanto nella volontà quanto nell'intelletto, nessun genere di grazia e beneficio, per abbellire con perfezione la sua anima e le sue facoltà. Per dirlo in una parola: quanto di buono l'Altissimo poté darle, come Madre del suo Figlio e secondo la sua capacità di semplice creatura, tutto le diede in altissimo grado. Inoltre, tutte queste virtù si accrebbero in lei: quelle infuse perché le aumentò con i suoi meriti, quelle acquisite perché le generò con gli intensissimi atti che faceva.

 

Insegnamento della Madre di Dio

 

484. Figlia mia, l'Altissimo, a tutti gli uomini, senza differenza, comunica la luce delle virtù naturali. A quelli poi che con l'esercizio di esse e mediante gli altri aiuti divini dispongono il loro animo, egli concede anche le virtù infuse, dando loro la grazia giustificante; come Autore della natura e della grazia distribuisce tali doni, secondo la sua equità e il suo beneplacito. Nel battesimo infonde le virtù della fede, della speranza e della carità e con esse anche altre, affinché, col soccorso di tutte, la creatura operi bene, senza contentarsi soltanto di conservare i doni ricevuti in virtù del sacramento, studiando di acquistarne altri con le proprie forze ed i propri meriti. Certamente sarebbe somma fortuna e felicità per gli uomini poter corrispondere all'amore dimostrato dal loro Creatore e redentore nell'abbellire in tale modo le loro anime e nell'agevolare l'esercizio virtuoso della volontà mediante le grazie infuse. Invece, non corrispondere a tale beneficio li rende estremamente infelici, poiché in questa slealtà consiste la prima e la maggiore vittoria del demonio contro di loro.

485. Da te voglio, o anima, che ti eserciti e ti adoperi con le virtù naturali e soprannaturali per acquistarne altre, ripetendo con incessante diligenza gli atti di quelle che Dio amabilmente e liberalmente ti ha comunicate. Ti sia utile per questo pensare che i doni infusi, uniti a quelli che l'anima va in seguito acquistando e guadagnando, formano un ornamento e una composizione d'ammirabile bellezza e di sommo gradimento agli occhi dell'Altissimo. Rifletti inoltre, o carissima: se tu, dopo che la mano del Signore è stata così generosa con la tua anima nel profondere tali benefici e nell'arricchirti della sua grazia, ti mostrassi ingrata, la tua colpa e la tua responsabilità sarebbero maggiori di quelle di molte generazioni. Considera bene la bellezza delle virtù, che anche da sole illuminano le anime; perciò sarebbe già cosa grande ed onorevole il possederle, anche se non avessero altro fine che quello naturale e non le seguisse altro premio. Inoltre, quanto più sublimi le rende avere per loro ultimo fine Dio stesso, che è ercano con la verità e la bontà insite in loro! E quanto grande è il premio, dal momento che fanno capo allo stesso Dio, rendendo così la creatura pienamente fortunata e felice!

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