14 - Circoncidono il bambino e gli pongono nome Gesù.

Suor Maria d'Agreda

14 - Circoncidono il bambino e gli pongono nome Gesù.
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Circoncidono il bambino e gli pongono nome Gesù.

530. A Betlemme, come nelle altre città d'Israele, c'era una sinagoga dove il popolo si riuniva per pregare - per questo si chiamava anche casa di orazione - e per ascoltare la legge di Mosè, che veniva letta e spiegata da un sacerdote dal pulpito a voce alta, affinché il popolo intendesse i suoi precetti. In detta sinagoga, però, non si offrivano sacrifici, perché essi erano riservati al tempio di Gerusalemme, salvo il caso particolare in cui il Signore avesse disposto altrimenti; ciò, infatti, non era lasciato alla libertà del popolo, come consta dal Deuteronomio, per evitare il pericolo dell'idolatria. Il sacerdote, che era maestro o ministro della legge, però, soleva esserlo anche della circoncisione, non per precetto obbligatorio, perché chiunque poteva circoncidere anche se non sacerdote, ma per la speciale devozione delle madri, delle quali molte erano mosse dall'idea che i loro bambini non avrebbero corso grande pericolo venendo circoncisi per mano di un sacerdote. La nostra munifica Regina non per questo timore, ma per la dignità del bambino, volle che il ministro della circoncisione fosse il sacerdote che stava in Betlemme; a tal fine questo fu chiamato dal felice sposo san Giuseppe.

531. Il sacerdote giunse alla grotta della natività, dove lo attendevano il Verbo incarnato e la sua Madre vergine, che lo teneva tra le braccia; con il sacerdote vennero altri due ministri, che erano soliti aiutarlo nell'esecuzione della circoncisione. L'orrore dell'umile luogo recò stupore e disgusto al sacerdote. La prudentissima Regina, però, gli parlò e lo ricevette con tale modestia ed affabilità che efficacemente lo costrinse a mutare il rigore dello zelo in devozione e meraviglia per il contegno e la maestà onestissima della madre, la quale, senza che egli ne conoscesse la causa, lo mosse a riverenza e rispetto di così singolare creatura. Quando il sacerdote pose gli occhi sull'aspetto della madre e del bambino che ella teneva tra le braccia, sentì nel cuore un impulso nuovo, che lo inclinò a grande tenerezza e devozione, stupefatto di ciò che vedeva tra tanta povertà ed in un luogo tanto umile e disprezzato. Quando, poi, arrivò a toccare quella carne divina del neonato Dio, fu rinnovato tutto da una virtù nascosta che lo santificò e perfezionò e, infondendogli nuova grazia, lo innalzò sino ad essere santo e molto accetto all'Altissimo.

532. Per eseguire la circoncisione con la riverenza esteriore che in quel luogo era possibile, san Giuseppe accese due candele di cera. Il sacerdote disse alla vergine Madre di appartarsi un po' e di consegnare il bambino ai ministri, affinché la vista del sacrificio non l'affliggesse. Questo comando causò qualche perplessità nella grande Signora, perché la sua umiltà e docilità la spingevano ad ubbidire al sacerdote, mentre dall'altra parte la trattenevano l'amore e la riverenza verso il suo unigenito. Per non mancare a queste due virtù, chiese con umile sottomissione al sacerdote di voler permettere, se era possibile, che ella assistesse alla circoncisione, perché l'aveva in grande venerazione e si sentiva anche il coraggio di tenere tra le braccia suo Figlio, non essendo facile in quel luogo lasciarlo ed allontanarsi; solo, lo supplicava che la circoncisione fosse fatta con tutta la pietà possibile, vista la delicatezza del bambino. Il sacerdote si disse disposto a ciò e permise che la madre stessa tenesse il bambino tra le braccia. Ella fu, perciò, il sacro altare sul quale si cominciarono a compiere le verità figurate dagli antichi sacrifici, offrendo questo, nuovo e mattutino, tra le sue braccia, affinché in tutti i modi fosse gradito all'eterno Padre.

533. La divina Madre sciolse il suo Figlio santissimo dalle fasce in cui era avvolto e trasse dal petto una pezza bianca, che teneva pronta al calore naturale per mitigare il rigore del freddo; con tale panno prese tra le braccia il bambino, in modo che la reliquia ed il sangue della circoncisione venissero accolti in esso. Il sacerdote fece il suo ufficio e circoncise il bambino, vero Dio e vero uomo, il quale nel medesimo tempo offrì all'eterno Padre tre cose di tanto valore che ciascuna era sufficiente per la redenzione di migliaia di mondi. La prima fu l'accettare la forma di peccatore, pur essendo innocente e Figlio del Dio vivo, perché partecipava del mistero che si applicava per purificare dal peccato originale e si assoggettava alla legge cui non era tenuto. La seconda fu il dolore, poiché lo sentì come uomo vero e perfetto. La terza fu l'amore ardentissimo, con il quale incominciava a spargere il suo sangue come prezzo di riscatto per il genere umano. E rese grazie al Padre, perché gli aveva dato forma umana, nella quale patire per sua gloria ed esaltazione.

534. Il Padre accettò questa preghiera e questo sacrificio di Gesù nostro bene ed incominciò - a nostro modo d'intendere - a considerarsi soddisfatto e pagato del debito del genere umano. Il Verbo incarnato offrì queste primizie del suo sangue come pegno della sua volontà di darlo tutto per compiere la redenzione ed annullare il documento scritto del debito dei figli di Adamo. La sua santissima Madre guardava tutti gli atti interiori dell'unigenito e comprendeva con profonda sapienza questo mistero, accompagnando il suo figlio e Signore in ciò che egli andava operando, in quanto a lei spettava. Il bambino pianse come uomo vero. E anche se il male provocato dalla ferita fu molto acuto, tanto per la delicata costituzione quanto per la durezza del coltello, che era di selce, il motivo delle sue lacrime non fu tanto il dolore ed il sentimento naturale, quanto la conoscenza soprannaturale con cui vedeva l'insensibilità dei mortali, più inamovibile e dura della pietra per resistere al suo dolcissimo amore ed alla fiamma che egli veniva ad accendere nel mondo e nei cuori di quanti professano la fede. Pianse anche la tenera ed amorevole Madre, come candidissima agnella che alza il belato insieme al suo innocente agnellino. Con reciproco amore e compassione, egli si ritrasse verso la madre ed ella dolcemente lo avvicinò con carezze al suo seno verginale e raccolse la sacra reliquia e il sangue sparso, che consegnò per il momento a san Giuseppe per poter attendere al bambino Dio ed avvolgerlo nei suoi panni. Il sacerdote si meravigliò un poco delle lacrime della Madre; ma, sebbene ignorasse il mistero, gli parve che la bellezza del bambino potesse con ragione causare tanto dolore ed amore in colei che lo aveva partorito.

 

 

535. In tutte queste opere la Regina del cielo fu tanto prudente, pronta e magnanima che recò meraviglia ai cori degli angeli e diede sommo compiacimento al Creatore. In tutte rifulse la divina sapienza che la guidava, poiché in ogni opera agiva con la massima perfezione, come se avesse dovuto compiere quella sola. Si mostrò forte nel tenere il bambino nella circoncisione, diligente nel raccogliere la reliquia, compassionevole nel rattristarsi e piangere con lui sentendo il suo dolore, amorevole nell'accarezzarlo, attenta nel ripararlo, fervorosa per imitarlo nelle sue opere e sempre religiosa nel trattarlo con somma riverenza, senza interrompere questi atti e senza che l'uno turbasse l'attenzione e la perfezione dell'altro. Ammirabile spettacolo in una ragazza di quindici anni, che per gli angeli fu una specie di insegnamento e di meraviglia tutta nuova! Intanto, il sacerdote domandò che nome i genitori volessero dare al bambino circonciso e l'eccelsa Signora, sempre attenta al rispetto verso il suo sposo, disse a lui di dichiararlo. San Giuseppe con la venerazione dovuta si rivolse a lei, facendole capire che desiderava che uscisse dalla sua bocca così dolce nome. Per divina disposizione, però, dissero entrambi nello stesso momento: «Gesù è il suo nome». Il sacerdote rispose: «Molto concordi sono il padre e la madre ed è grande il nome che pongono al bambino». Quindi lo scrisse nel registro insieme agli altri. Nel farlo il sacerdote provò una grande commozione interiore, che l'obbligò a versare molte lacrime. Per questo, meravigliato di ciò che sentiva ed ignorava, disse: «Sono certo che questo bambino sarà un grande profeta del Signore. Abbiate grande cura della sua educazione e ditemi in che cosa posso sovvenire alle vostre necessità». Maria santissima e san Giuseppe risposero ringraziando umilmente il sacerdote e lo licenziarono, dopo avergli offerto delle candele ed altri oggetti.

536. Maria santissima e Giuseppe rimasero soli con il bambino; di nuovo entrambi celebrarono il mistero della circoncisione, parlandone tra sé con calde lacrime e con cantici che composero al dolce nome di Gesù, la conoscenza dei quali - come si è detto di altre meraviglie - è riservata per la gloria accidentale dei santi. La prudentissima Madre curò il bambino Dio della ferita provocata dal coltello con le medicine che si è soliti applicare agli altri; quindi, per tutto il tempo in cui durarono la cura ed il dolore, non lo depose un istante dalle sue braccia, né di giorno né di notte. Le capacità umane non bastano per spiegare la sollecitudine piena di amore della divina Madre, perché in lei l'affetto naturale fu il più grande che una madre abbia mai portato ai suoi figli e quello soprannaturale sorpassò tutti i santi e gli angeli insieme. La riverenza ed il culto che gli rendeva non si possono comparare con alcun'altra cosa creata. Queste erano le delizie che il Verbo incarnato desiderava e si prendeva con i figli degli uomini', poiché, fra i dolori che sentiva per le azioni dette sopra, il suo cuore pieno di amore provava squisito diletto nell'eminente santità della sua Madre vergine. E anche se egli si compiaceva in lei sola più che in tutti i mortali e si riposava nel suo amore, l'umile Regina procurava di alleviargli la sofferenza pure con tutti gli altri mezzi possibili. A tale fine pregò i santi angeli che lo assistevano di cantare al loro Dio incarnato, bambino e addolorato. I ministri dell'Altissimo ubbidirono alla loro Regina e signora e con voci sensibili gli cantarono con celeste armonia i cantici che ella aveva composto, da sé e con il suo sposo, in lode del nuovo e dolce nome di Gesù.

537. La divina Signora intratteneva il suo Figlio dolcissimo con questo così dolce inneggiare, in comparazione con il quale tutto quello degli uomini sarebbe una stucchevole confusione, e molto più con il diletto che gli dava l'armonia delle sue eroiche virtù, che nella sua anima santissima formavano cori di schiere, come disse lo stesso Signore e sposo nel Cantico dei Cantici. Duro è il cuore umano, e più che tardo e lento nel riconoscere ed apprezzare misteri tanto venerabili, ordinati per la sua salvezza eterna dall'immenso amore del suo Creatore e redentore. O dolce mio bene e vita dell'anima mia, che cattiva corrispondenza ti diamo per le attenzioni squisite del tuo eterno amore! O carità senza termine e misura, poiché non ti possono spegnere le grandi acque delle nostre ingratitudini tanto villane e sleali! La bontà e la santità per essenza non poté abbassarsi maggiormente per nostro amore, né usare degnazione più sublime che con il prendere forma di peccatore, applicando a se stesso, egli che era la stessa innocenza, il rimedio della colpa che non poteva toccarlo. Se gli uomini disprezzano questo esempio, se dimenticano questo beneficio, come oseranno ancora dire di avere senno? Come presumeranno e si vanteranno di essere saggi, cauti, intelligenti? Sarebbe prudenza, o uomo ingrato poiché non ti smuovono tali opere di Dio, affliggerti e piangere una così lacrimevole stoltezza e durezza di animo, vedendo che il gelo del tuo cuore non si dilegua a tanto fuoco di amore divino.

Insegnamento che mi diede la Regina del cielo

538. Figlia mia, voglio che consideri con attenzione il beneficio e favore che tu ricevi, poiché ti faccio conoscere la delicata sollecitudine e la devozione con cui io servivo il mio santissimo e dolcissimo Figlio nei misteri di cui hai scritto. L'Altissimo non ti concede questa luce così speciale perché tu ti diletti nel conoscerla, ma affinché mi imiti in tutto come serva fedele e perché, essendo singolare nella conoscenza dei misteri di mio Figlio, tu sia tale anche nel riconoscere con gratitudine le sue opere. Considera dunque, carissima, quanto l'amore del mio figlio e Signore sia mal corrisposto dai mortali, e poco gradito e dimenticato anche dai giusti. Ritieni tuo dovere, nella misura possibile alle tue forze, riparare a questa grave offesa amandolo, ringraziandolo e servendolo per te e per tutti coloro che non lo fanno. A tal fine devi essere sollecita come un angelo nella prontezza, fervente nello zelo, puntuale nelle occasioni; e devi in tutto e per tutto morire a ciò che è terreno, sciogliendo e rompendo le catene delle inclinazioni umane, per sollevare il volo dove il Signore ti chiama.

539. Già sai, figlia mia, quanta dolce efficacia abbia la viva memoria delle opere che il mio Figlio santissimo fece per gli uomini. Ora, anche se puoi aiutarti molto con questa illuminazione per essergli grata, affinché tu tema maggiormente d'incorrere nel pericolo della dimenticanza, ti avverto che i beati nel cielo, conoscendo alla luce divina questi misteri, si meravigliano di se stessi per la poca attenzione che vi posero mentre erano viatori. Se potessero essere capaci di pena, si rattristerebbero sommamente per la lentezza e negligenza che dimostrarono nell'apprezzare le opere della redenzione e l'imitazione di Cristo. Tutti gli angeli ed i santi, con una ponderazione nascosta ai mortali, si meravigliano della crudeltà che si è impossessata del cuore di costoro contro se stessi e contro il loro creatore e salvatore, poiché non hanno compassione di alcuno: né del Signore per ciò che pati, né di se stessi per le sofferenze che li sovrastano. Quando, però, con amarezza irrimediabile i reprobi conosceranno la loro spaventosa dimenticanza e sapranno di non avere posto attenzione alle opere di Cristo loro redentore, questa confusione e rabbia sarà per loro pena intollerabile ed essa da sola sarà un castigo superiore ad ogni immaginazione, poiché scorgeranno la grande redenzione da loro disprezzata. Ascolta, figlia, porgi l'orecchio ai miei consigli e ai miei insegnamenti di vita eterna. Distogli le tue facoltà da qualsiasi immagine ed affetto di creatura umana e rivolgi tutto il tuo cuore e la tua mente ai misteri ed ai benefici della redenzione. Abbandonati tutta ad essi; meditali, pensali, tornaci sopra e sii riconoscente per essi, come se tu fossi sola ed essi operati per te e per ciascuno degli uomini. In essi troverai la vita, la verità ed il cammino dell'eternità, seguendo il quale non potrai errare, anzi troverai la luce degli occhi e la pace.

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