7 - Maria santissima prepara i pannicelli e le fasce per il bambino divino con l'ardentissimo desiderio di vederlo già nato.

La mistica Città di Dio - Libro quarto

Suor Maria d'Agreda

7 - Maria santissima prepara i pannicelli e le fasce per il bambino divino con l'ardentissimo desiderio di vederlo già nato.
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438. La divina gravidanza della Madre del Verbo eterno era già molto inoltrata. Ella sapeva, nella sua prudenza, che era necessario preparare i pannicelli e tutto l'occorrente per il parto tanto atteso, tuttavia, nulla volle disporre senza la volontà del Signore e del suo santo sposo, per adempiere in tutto la legge divina, come serva ubbidiente e fedelissima. E sebbene avrebbe potuto operare da sé quello che era esclusivo compito di madre - l'unica Madre del suo santissimo Figlio, al cui concepimento nessun'altra creatura aveva avuto parte - tuttavia non lo fece, senza prima parlarne al santo sposo Giuseppe, cui disse: «Signore mio, è già tempo di preparare le cose necessarie per la nascita del mio santissimo Figlio. E sebbene sua Maestà infinita vuole essere trattato come i figli degli uomini, umiliandosi a patire le loro pene, però, da parte nostra è giusto che, nel servirlo, onorarlo ed assisterlo, lo riconosciamo come nostro vero Dio, re e Signore. Se mi date il permesso, incomincerò a preparare le fasce e i pannicelli per avvolgerlo. Io ho una tela filata con le mie mani, che può servire adesso per i primi pannolini; voi, o signore, ne procurerete un'altra di lana, che sia soffice, morbida e di modesto colore, per formare altri pannicelli. In futuro gli farò una tunica inconsutile, tessuta, a lui adatta. E affinché compiamo ciò nel modo giusto, eleviamo una speciale orazione chiedendo a sua Altezza che ci illumini, ci guidi e ci manifesti la sua divina volontà in modo da procedere con il suo maggior compiacimento».

439. «Sposa e signora mia - rispose san Giuseppe - se con lo stesso sangue del cuore fosse possibile servire il mio Dio e Signore ed eseguire ciò che comandate, io mi riterrei soddisfatto e fortunato di spargerlo con atrocissimi tormenti. In mancanza di ciò vorrei possedere ricchi tesori e broccati, per potervi servire in questa occasione. Disponete, dunque, quello che sarà conveniente, perché in tutto voglio ubbidirvi come vostro servo». Dopo che ebbero pregato insieme, l'Altissimo rispose a ciascuno, in disparte, con le medesime parole, ripetendo quanto più volte aveva manifestato alla sovrana Signora, e dicendo: «Io sono sceso dal cielo sulla terra per innalzare l'umiltà ed umiliare la superbia; per onorare la povertà e disprezzare le ricchezze; per abolire la vanità e dare fondamento alla verità e per conferire degna stima ai travagli dell'uomo. E perciò è mia volontà che, nell'umanità da me assunta, mi trattiate all'esterno come se fossi vostro figlio; e nell'interno mi riconosciate invece come Figlio dell'eterno Padre e vero Dio, con la venerazione e l'amore che come uomo e Dio mi sono dovuti».

440. Maria santissima e san Giuseppe rafforzati da questa divina voce nella sapienza, con la quale dovevano allevare il bambino Dio, concertarono fra di loro il più nobile e perfetto modo di venerarlo come vero Dio infinito, e di trattarlo allo stesso tempo, agli occhi del mondo, come se egli fosse loro figlio: tale lo avrebbero creduto gli uomini, come il Signore stesso voleva. Adempirono così, pienamente, questo accordo, con meraviglia per il cielo; ma in seguito dirò qualcosa in più a questo proposito. Stabilirono così che nel loro stato di povertà era conveniente rendere ossequio al bambino Dio, per quanto fosse possibile, senza eccedere né lesinare, affinché il mistero del re restasse celato sotto il velo dell'umile povertà, ed il loro infiammato amore non venisse defraudato in ciò che eseguivano. Subito, san Giuseppe come contraccambio di alcuni lavori fatti con le sue mani si fece dare due tele di lana, conforme a quanto aveva detto la divina sposa, una bianca e l'altra di colore più sfumata sul bruno che sul grigio: le migliori che poté trovare. La divina Regina tagliò con queste i primi pannolini per il suo santissimo Figlio; e con la tela, che aveva filato, tagliò le camiciole e i panni per avvolgerlo. Era questa tela molto delicata, veramente uscita da tali mani; ed ella la iniziò a filare dal giorno in cui entrò in casa sua con san Giuseppe, con il proposito di portarla in offerta al tempio. Questo suo desiderio si cambiò in un altro migliore; e con la tela che avanzò, preparato l'occorrente per il divino bambino, poté compiere l'offerta al tempio santo di Gerusalemme. La Vergine santissima cucì con le proprie mani tutto ciò che era necessario per il parto divino, rimanendo sempre genuflessa e versando lacrime d'incomparabile devozione. San Giuseppe cercò i fiori e le erbe aromatiche che poté trovare; con questi la diligente Madre preparò un'acqua dal profumo angelico, asperse le fasce consacrate per la vittima in previsione del sacrificio', le piegò, le assestò e le pose in una cassettina, che portò poi con sé a Betlemme.

441. Tutte queste opere della Principessa del cielo si devono intendere e soppesare non così crude e senz'anima, come io le sto riferendo, ma rivestite di bellezza, di santità, magnificenza e perfezione a tal punto che l'umano giudizio giammai può investigare: ella trattava tutte le opere della sapienza divina come Madre della stessa sapienza e regina di tutte le virtù. Offriva il sacrificio della dedicazione del tempio del Dio vivente nella santissima umanità di suo Figlio, che doveva venire al mondo. La sovrana Signora conosceva, più di tutte le altre creature, l'altezza incomparabile del mistero dell'incarnazione del Verbo e della sua venuta al mondo. E non incredula, ma stupefatta, con infiammato amore e con profonda venerazione ripeteva molte volte ciò che diceva Salomone quando edificava il tempio: «Come sarà possibile che Dio abiti con gli uomini sulla terra? Se tutto il cielo e i cieli dei cieli sono angusti per contenerlo, quanto più non lo sarà questa dimora dell'umanità, che si è edificata nel mio grembo?». E se quel tempio, che servì solamente perché Iddio vi ascoltasse le preghiere che in esso si elevavano, fu costruito e dedicato con un tal sfarzo e sfoggio di tesori d'oro e di argento, e di sacrifici, cosa non doveva fare la Madre del vero Salomone nell'edificazione e nella dedicazione del tempio vivo, in cui abitava corporalmente la pienezza della divinità'? Tutto ciò che in figure contenevano quei sacrifici e quei tesori innumerevoli, offerti nel tempio simbolico, fu adempito da Maria santissima non con preparativi d'oro, di argento e con broccati - perché in questo tempo Dio non esigeva tali offerte - ma con eroiche virtù e con le ricchezze della grazia e dei doni dell'Altissimo, con i quali innalzava cantici di lode. Offriva olocausti dal suo ardentissimo cuore; scorreva tutta la sacra Scrittura e applicava a questo mistero gli inni, i salmi e i cantici, aggiungendovi molto di più. Imitava e realizzava le figure antiche con l'esercizio delle virtù e con gli atti interiori ed esteriori. Invitava e chiamava tutte le creature a lodare Dio, a dare onore, lode e gloria al loro creatore, e ad aspettarlo per essere santificate dalla sua venuta al mondo. In molte di queste opere l'accompagnava il fortunato e felicissimo sposo Giuseppe.

442. Non vi è lingua né intelletto umano capace di spiegare gli altissimi meriti che accumulò la Principessa del cielo con questi atti ed esercizi e tantomeno il compiacimento che ne riceveva il Signore. Se il minor grado di grazia che qualsiasi creatura riceve, con un atto di virtù che esercita, vale più di tutto l'universo, quale valore di grazia non dovette acquistare colei che non solo superò gli antichi sacrifici, le offerte, gli olocausti e tutti i meriti degli uomini, ma di gran lunga anche quelli dei supremi serafini? Attendendo il proprio figlio e vero Dio, per riceverlo nelle sue braccia, allevarlo al suo seno, alimentarlo con le sue mani, curarlo e servirlo - adorandolo fatto uomo dalla sua stessa carne e dal suo stesso sangue - gli affetti amorosi della divina Signora arrivavano a tal punto che in questo dolcissimo incendio di amore si sarebbe consumata se per la miracolosa assistenza di Dio non fosse stata preservata dalla morte, confortata, e corroborata nelle forze. E molte volte avrebbe perduto la vita se non gliela avesse mantenuta il suo santissimo Figlio. Ella costantemente lo rimirava nel seno verginale e con chiarezza divina vedeva la sua umanità unita alla divinità e tutti gli atti interiori di quella santissima anima: la forma e la posizione del corpo, e le orazioni che faceva per lei, per san Giuseppe, per tutto il genere umano e in particolar modo per quelli predestinati. Maria santissima conosceva tutti questi misteri, e nell'imitazione e nella preghiera di lode s'infiammava tutta, come colei che teneva racchiuso nel suo seno il fuoco che illumina e non consuma.

443. Nell'ardore amoroso della divina fiamma, diceva alcune volte, parlando con il suo santissimo Figlio: «Amor mio dolcissimo, Creatore dell'universo, quando godranno gli occhi miei della luce del vostro divino volto? Quando si consacreranno le mie braccia all'altare dell'ostia che attende il vostro eterno Padre? Quando bacerò come serva il luogo dove poseranno i vostri piedi, e giungerò come madre al bacio" desiderato dall'anima mia, affinché mi renda partecipe con il vostro divin fiato del vostro stesso Spirito? Quando la luce inaccessibile che siete voi', o Dio vero da Dio vero e luce da luce, si manifesterà ai mortali dopo tanti secoli che vi hanno tenuto nascosto alla nostra vista? Quando i figli di Adamo, schiavi per le loro colpe, conosceranno il loro Redentore, vedranno la loro salvezza' e troveranno il loro maestro'°, fratello e vero padre? O luce dell'anima mia, virtù mia, diletto mio, per cui vivo morendo! Figlio delle mie viscere, come eserciterà il compito di madre colei che non sa farlo nemmeno come serva, e non merita tale titolo? Con quale dignità vi tratterò, io che sono un povero e vile vermiciattolo? Come vi servirò ed assisterò, essendo voi santità e bontà infinita, ed io polvere e cenere? Come ardirò parlare alla vostra presenza, e stare dinanzi al vostro divin cospetto? Voi, o Signore di tutto il mio essere, che avete scelto me, infima tra le figlie di Adamo, illuminate voi le mie azioni, guidate i miei desideri ed infiammate i miei affetti, cosicché in tutto riesca a darvi onore e compiacimento. Ma che farò io, mio Bene, se voi uscite dal mio seno per soffrire oltraggi e morire per il genere umano? Come non morire con voi, accompagnandovi al sacrificio, essendo voi il mio essere e la mia vita? Tolga la mia vita la causa ed il motivo che devono togliere la vostra, giacché stanno così unite. Molto meno della vostra morte basterà per redimere il mondo e migliaia di mondi: muoia, dunque, io per voi, e patisca le vostre ignominie; e voi con il vostro amore e con la vostra luce santificate il mondo ed illuminate le tenebre dei mortali. E se non è possibile revocare il decreto dell'eterno Padre, affinché sia più copiosa la redenzione" e resti soddisfatta la vostra altissima carità, ricevete il mio amore e possa io aver parte in tutti i travagli della vostra vita, perché siete mio Figlio e Signore».

444. La ricchezza di questi ed altri dolcissimi sentimenti rendevano bellissima la Regina dei cieli agli occhi del Principe dell'eternità, che ella portava nel talamo del suo seno verginale. E tutte queste affettuose espressioni si riproducevano in lei secondo i movimenti di quella santissima umanità divinizzata, perché la degna Madre li osservava per imitarli. Talvolta il divino bambino nella santa dimora si metteva in ginocchio per pregare il Padre; altre volte a forma di croce: esercitandosi già fin d'ora in vista del sacrificio. E di là osservava attentamente - come dal supremo trono dei cieli fa adesso - e conosceva con la sua sapienza tutto quello che ora conosce, senza che gli si potesse nascondere alcuna creatura presente, passata o futura con tutti i suoi pensieri e movimenti: e tutti riguardava come maestro e Redentore. Questi misteri erano manifesti alla sua divina Madre che per corrispondere a tale scienza si trovava piena di grazie e di doni celesti; e perciò operava in tutto con pienezza e santità, che non vi sono parole adeguate con cui spiegarlo. Ma se il nostro giudizio non è cieco ed il nostro cuore non è duro ed insensibile come pietra, non sarà possibile che alla vista di opere così efficaci ed ammirabili non si sentano feriti da dolore amoroso e da umile gratitudine.

 

Insegnamento che mi diede la Regina del cielo

 

445. Da questo capitolo, figlia mia, io desidero che tu rimanga istruita sulla decenza con cui si devono maneggiare tutte le cose consacrate e dedicate al culto divino; e che ne resti ripresa l'irriverenza con cui viene offeso il Signore, in questa materia, perfino dai suoi stessi ministri. Essi non devono biasimare né dimenticare il risentimento che sua Maestà nutre contro di loro per l'indecenza e l'ingratitudine con cui trattano gli ornamenti e le cose sacre, che ordinariamente tengono tra le mani senza attenzione né alcun rispetto. E molto più grande è l'indignazione dell'Altissimo contro coloro che ritraggono frutti e guadagni dal suo sangue preziosissimo, spendendoli e sperperandoli in cose vane, turpi, profane e poco decorose. Per i loro divertimenti vanno alla ricerca di ciò che è più prezioso e stimabile; mentre per il culto e l'onore del Signore si servono di ciò che è più grossolano, spregiato e vile. E quando questo accade, specialmente per i teli di lino che toccano il corpo o il sangue del mio santissimo Figlio, come i corporali e i purificatoi, voglio che sappi come sono mortificati i santi angeli che assistono all'eminente ed altissimo sacrificio della Messa: ritraggono lo sguardo da simili ministri e si meravigliano che l'Onnipotente usi con loro tanta indulgenza e dissimuli la loro temerarietà ed insolenza. E sebbene non tutti incorrono in questa colpa, tuttavia sono molti i delinquenti e pochi quelli che si contraddistinguono nello zelo e nella cura del culto divino, trattando gli oggetti sacri col giusto rispetto: ed anche tra questi pochi, non tutti fanno ciò con retta intenzione e per dovuta riverenza, ma per vanità o per altri fini terreni. In questo modo vengono ad essere molto rari quelli che con animo puro e sincero adorano il Creatore in spirito e verità.

446. Considera, carissima, quanto ciò debba sensibilizzare noi che stiamo sotto lo sguardo attento dell'Altissimo: se da un lato conosciamo la sua bontà immensa che creò gli uomini affinché lo adorassero e gli dessero riverenza e culto - e perciò infuse questa legge nella loro stessa natura e diede loro in potere, con liberalità, tutto il resto delle creature - dall'altro siamo costretti ad osservare 1'ingratitudine con la quale essi corrispondono al loro immenso creatore. Essi ricevono i beni dalla sua mano generosa e si comportano in modo meschino, lesinandogli persino l'onore: a tal fine scelgono, infatti, ciò che è più vile ed abietto; per la loro vanità, invece, ciò che è più prezioso e pregevole. Questa colpa è poco considerata e conosciuta; perciò voglio che tu non solo la pianga con sincero dolore, ma che faccia tutto il possibile, finché sarai superiora, per riparare tale errore. Dà il meglio al Signore, ed ammonisci le tue suore affinché, con il cuore colmo di rettitudine e devozione, si studino di venerare e mantenere monde le cose sacre, e non solo per il loro monastero, ma anche per le chiese povere che non sono provviste di corporali e altri oggetti ornamentali. Ed abbiano la ferma certezza che il Signore premierà il santo zelo per il suo sacro culto, e come Padre verrà incontro alla loro povertà e alle necessità del convento, che non dovrà mai più soffrire l'indigenza. Questo è l'ufficio più consono ed adatto alle spose di Cristo; ed in esso dovrebbero esercitarsi nel tempo che avanza dopo il coro e gli altri impegni dell'obbedienza. E se tutte le suore abbracceranno, con retto fine, le occupazioni oneste, lodevoli e gradite a Dio niente mancherà loro per il sostentamento della vita e già sulla terra vivranno in una condizione angelica e celeste. E proprio perché non vogliono attendere a questo servizio del Signore, molte, abbandonate dalla sua mano, si voltano verso pericolose leggerezze e distrazioni che essendo tanto abominevoli, agli occhi miei, non voglio che tu le scriva o le pensi se non per il solo motivo di piangerle nel tuo cuore e di chiedere a Dio il rimedio dei peccati che tanto lo irritano, offendono e disgustano.

447. Dal momento che il mio cuore è incline a rimirare amorosamente le monache del tuo convento, voglio che in nome mio e da parte mia tu le ammonisca a vivere sempre ritirate e morte al mondo, dimenticando tutto ciò che vi è in esso. Inoltre, la conversazione tra loro sia sulle cose celesti e divine e, soprattutto, cerchino di conservare intatta la pace e la carità. E se in ciò saranno ubbidienti, io prometto loro - come faccio con te - la mia eterna protezione quale Madre, rifugio e difesa. E similmente se non mi tradiranno, offrirò loro la mia continua ed efficace intercessione presso il mio santissimo Figlio. Per ottenere tutto ciò, inculcherai in loro speciale devozione e amore verso di me: siano essi impressi nel cuore, giacché con questa fedeltà otterranno tutto quello che tu desideri e che io farò per loro. Ed ancora con gioia si applichino prontamente alle cose del culto divino, ricordando quello che io facevo per il servizio del mio santissimo Figlio e del tempio. Voglio, inoltre, che sappi come i santi angeli restavano meravigliati dello zelo, della sollecitudine e dell'attenzione con cui io maneggiavo tutte le cose che dovevano servire al mio Figlio e Signore. Questa premura amorosa e riverente mi fece preparare tutto quello che era necessario per allevarlo, senza che mi mancasse - come alcuni credono - alcunché per coprirlo e accudirlo, perché come potrai intuire, in tutta questa Storia, non si confaceva, né alla mia accortezza e tantomeno al mio amore, l'essere negligente o distratta in questo servizio.