12 - Con lo sviluppo del genere umano si moltiplicarono sia le preghiere dei giusti per la venuta del Messia sia i peccati.

Suor Maria d'Agreda

12 - Con lo sviluppo del genere umano si moltiplicarono sia le preghiere dei giusti per la venuta del Messia sia i peccati.
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Con lo sviluppo del genere umano si moltiplicarono sia le preghiere dei giusti per la venuta del Messia sia i peccati. In questa notte dell'antica legge Dio mandò nel mondo due luci che annunziassero la legge di grazia.

163. Mentre aumentava di gran numero la discendenza e la stirpe di Adamo, si moltiplicavano i giusti e gli ingiusti, le preghiere dei santi per il Redentore e i delitti dei peccatori immeritevoli di questo beneficio. Il popolo di Dio e la gloria del Verbo che doveva incarnarsi erano già deliberati e la divina volontà operava per la venuta del Messia. Il regno del peccato, nei figli della perdizione, aveva esteso la sua malizia quasi completamente, ma era giunto il tempo opportuno del rimedio. Erano aumentati la gloria e i meriti dei giusti: i Profeti e i santi Padri, illuminati dalla luce divina, ravvisavano la salvezza e la presenza del loro Redentore. Per questo moltiplicavano le loro preghiere, chiedendo a Dio che finalmente si adempissero le profezie e le promesse fatte al suo popolo. Al trono della divina misericordia mostravano la tediosa e lunga notte trascorsa nelle tenebre del peccato dopo la creazione del primo uomo, oltre alla cecità causata dall'idolatria in cui era sprofondato tutto il resto del genere umano.

164. L'antico serpente aveva contagiato tutta la terra e sembrava godere tranquillamente del possesso degli esseri umani. Gli uomini, allontanando lo sguardo dalla luce della stessa ragione naturale o da quella derivante dall'antica legge scritta, invece di cercare il Dio vero, se ne creavano molti falsi, ciascuno a proprio gusto, senza accorgersi di quanto la confusione di tante divinità ripugnava alla perfezione, all'ordine, alla quiete. Questi errori erano diventati un tutt'uno con la malizia, l'ignoranza e la dimenticanza del Dio vero e nessuno rifletteva sull'infermità e sul torpore mortale che si pativa nel mondo, tanto che neppure i poveri afflitti supplicavano per chiedere rimedio a tutto ciò. Regnava la superbia, il numero degli stolti era incalcolabile e l'arroganza di Lucifero pretendeva di ingoiare le acque pure del Giordano.

A causa di queste ingiurie, Dio si vedeva più offeso e meno legato agli uomini, e la giustizia, sua prerogativa, avvallava i motivi per cui annientare tutto il creato facendolo ritornare al suo antico non essere.

165. Allora l'Altissimo, parlando in termini umani, si ricordò della sua misericordia: inclinando il piatto della bilancia della sua incomprensibile giustizia con la legge della clemenza, volle dare maggior peso alla sua bontà, alle suppliche e alle opere dei giusti e dei Profeti del suo popolo, che alla malvagità e alle offese di tutto il resto dei peccatori. Così in quella ingrata e noiosa notte della legge antica deliberò di dare sicure garanzie col giorno della grazia, inviando nel mondo due fulgide luci che annunciassero lo splendore, già vicino, del sole di giustizia, Cristo nostra salvezza. Queste furono san Gioacchino e sant'Anna, pensati e creati dalla divina volontà affinché fossero secondo il suo cuore. San Gioacchino aveva una casa, una famiglia e dei parenti a Nazaret, città della Galilea. Egli fu sempre uomo giusto e santo, illuminato con particolare grazia e luce. Comprendeva molti misteri delle Scritture e degli antichi Profeti; con incessante e fervorosa preghiera chiedeva a Dio l'adempimento delle sue promesse. La sua fede e la sua carità penetravano i cieli. Era uomo molto umile e puro, di santa condotta e grande sincerità, ma assai forte e severo, di incomparabile dignità e onestà.

166. Sant'Anna aveva la sua casa a Betlemme. Era una giovane innocente, umile e bella, e, fin dalla sua fanciullezza, santa, composta e ricolma di ogni virtù. Godeva di grandi e continue mamfestazioni dell'Altissimo e abbandonava il suo cuore alla contemplazione. Era, nello stesso tempo, orante e laboriosa, così che giunse alla pienezza della perfezione delle due forme di vita: attiva e contemplativa. Conosceva le divine Scritture per scienza infusa, comprendendo profondamente i loro misteri nascosti; fu. anche incomparabile nelle virtù della fede, della speranza e della carità. Favorita da questi doni, pregava incessantemente per la venuta del Messia e le sue preghiere furono accette al Signore, tanto che, in modo singolare, egli le rispose che gli aveva rapito il cuore. Con ciò è fuori dubbio che i meriti di sant'Anna, tra i santi dell'Antico Testamento, furono determinanti per accelerare la venuta del Verbo.

167. Questa donna pregò con grande fervore affinché l'Altissimo le desse uno sposo che la aiutasse nell'osservanza della divina legge per essere perfetta nell'adempimento dei suoi precetti. Nel momento in cui sant'Anna chiedeva questo al Signore, egli dispose che anche san Gioacchino facesse la stessa preghiera, cosicché queste due richieste fossero presentate al tribunale della beatissima Trinità, dove furono ascoltate ed esaudite. Per ordine divino si stabilì che Gioacchino ed Anna si sposassero e fossero i genitori di colei che doveva essere la Madre di Dio. Fu inviato l'arcangelo Gabriele affinché manifestasse ad entrambi la volontà divina. A sant'Anna apparve corporalmente, mentre pregava con grande fervore, chiedendo la venuta del Salvatore del mondo e la liberazione degli uomini. Ella vide l'angelo d'immensa bellezza e fulgore, tanto che causò in lei timore e tremore con gioia interiore e luce dello spirito. Sant'Anna si prostrò con profonda umiltà in rispetto al messaggero del cielo, ma egli la trattenne e la confortò, perché doveva generare l'arca della vera manna, Maria santissima, Madre del Verbo eterno. L'arcangelo Gabriele, quando fu inviato a portare questo annuncio, conosceva già il mistero del Signore e la grazia in esso contenuta, benché gli altri angeli del cielo lo ignorassero, perché solo a lui fu fatta questa rivelazione direttamente dal Signore. Non rivelò, però, completamente, a sant'Anna questo grande mistero, ma le chiese attenzione dicendole:

«L'Altissimo ti benedica, o sua serva, e sia la tua salvezza. Dio ha udito le tue preghiere e desidera che tu perseveri in esse chiedendo la venuta dei Salvatore. È suo volere, anche, che tu prenda come sposo Gioacchino, uomo retto di cuore e gradito ai suoi occhi; con lui potrai perseverare nell'osservanza della legge divina e nel suo servizio. Continua le tue preghiere e suppliche, senz'altra preoccupazione, perché il Signore stesso disporrà poi come avverrà tutto questo. Tu intanto cammina per i retti sentieri della giustizia: il tuo cuore sia sempre rivolto al cielo e rimani in attesa della venuta del Messia; rallegrati nel Signore che è la tua salvezza». Detto ciò, l'angelo si sottrasse alla sua vista lasciandola nella luce di molti misteri delle Scritture, confortata e rinnovata nello spirito.

168. A Gioacchino l'angelo non apparve e non parlò di persona come a sant'Anna, ma l'uomo di Dio udì in sogno queste parole: «Gioacchino, sii benedetto dalla divina destra dell'Altissimo, persevera nei tuoi desideri, vivi con rettitudine e cammina verso la perfezione. Il Signore vuole che tu prenda come tua sposa Anna, alla quale egli ha dato la sua benedizione. Abbi cura di lei, stimala come pegno dell'Altissimo e ringrazialo per averla affidata a te». Dopo questo fatto Gioacchino chiese immediatamente in sposa la giovane Anna. Uniti in matrimonio, ubbidirono alla disposizione divina, senza che l'uno manifestasse all'altra il segreto se non dopo che furono trascorsi alcuni anni; ma di questo parlerò in seguito. I due santi sposi vissero a Nazaret procedendo custoditi dal Signore. Le loro opere furono pienezza di virtù perché compiute con rettitudine e sincerità; per questo si resero assai graditi e accetti all'Altissimo senza timore. Dei guadagni e dei profitti dei loro averi ogni anno facevano tre parti. La prima era l'offerta per il Signore nel tempio di Gerusalemme, la seconda veniva distribuita ai poveri, la terza serviva per il mantenimento della vita familiare. Dio accresceva loro i beni temporali, perché li distribuivano con tanta generosità e carità.

169. Essi vivevano senza violare la pace, nella concordia, senza accuse e litigi di sorta. Anna, donna umile, era in tutto soggetta e abbandonata alla volontà di Gioacchino; l'uomo di Dio, da parte sua, imitando devotamente l'umiltà della sua sposa, si preoccupava di prevenire e indovinare le sue intenzioni e, confidando in lei, non fu mai deluso. Vissero in perfetto amore tanto che in tutta la loro vita non ebbero mai un dissenso, poiché vollero sempre venirsi incontro nei loro desideri. Poiché erano uniti nel nome del Signore, l'Altissimo stava in mezzo a loro con il suo amore premuroso. San Gioacchino poi adempì il comandamento dell'angelo di rispettare la sua sposa e di avere cura di lei.

170. Il Signore favorì sant'Anna con larghe benedizioni, concedendole dei doni altissimi di grazia e di scienza infusa che la disponessero alla felice sorte che l'attendeva, cioè esser madre della Madre di Dio. Essendo le opere dell'Altissimo compiutamente perfette, fu conseguente il fatto che egli la rendesse degna di diventare la madre di quella creatura che, in purezza e santità, doveva essere superiore a tutto il creato e inferiore solo a Dio.

171. Questi santi coniugi trascorsero venti anni senza poter avere figli, cosa che, a quel tempo e secondo la cultura di quel popolo, era considerata una sventura. Da parte dei vicini e conoscenti dovettero patire vergogna e disprezzo, considerandosi esclusi dal partecipare alla venuta del Messia che speravano. Ma l'Altissimo, che permise questa umiliazione come prova per predisporli alla grazia che aveva preparato, concesse loro pazienza e fedeltà, affinché seminassero, con lacrime e preghiere, il felice frutto che avrebbero poi raccolto. Fecero grandi suppliche dal profondo del loro cuore, secondo quanto era stato loro comandato dall'alto; al Signore espressero il voto che, se avesse dato loro dei figli, avrebbero consacrato al suo servizio, nel tempio, il frutto della benedizione ricevuta.

172. Questo voto fu espletato sotto uno speciale impulso dello Spirito Santo. Così egli dispose che colei la quale doveva essere la dimora dell'unigenito Figlio di Dio, prima ancora di essere concepita, fosse offerta e affidata dai suoi genitori allo stesso Signore. Se loro prima di conoscerla e crescerla non si fossero impegnati con speciale voto di offrirla al tempio, notando poi la sua amabilità e dolcezza, non avrebbero potuto espletarlo con tanta sollecitudine per il grande amore che le avrebbero portato. A nostro modo di intendere, fu grazie a questo voto che il Signore placò la sua gelosia dovuta al fatto che la sua Madre santissima sarebbe nata da altri, consolandosi, in vista di tale offerta, nell'attesa di crearla.

173. Per un anno intero, da quando il Signore comandò loro di invocarlo, perseverarono con appassionate preghiere, finché avvenne che san Gioacchino, per ispirazione divina, andò al tempio di Gerusalemme per offrire suppliche e sacrifici per la venuta del Messia e perché venissero esauditi i suoi desideri. Trovandosi l'anziano e venerabile Gioacchino con altri del suo popolo ad offrire i soliti doni e le offerte dinanzi al sommo sacerdote, Isaccar, altro ministro del culto di rango inferiore, lo riprese aspramente, perché, essendo sterile, faceva la sua offerta insieme agli altri. Tra le altre cose gli disse:

«Tu, o Gioacchino, cosa ti preoccupi di offrire essendo un uomo inutile? Allontanati da tutti e non irritare Dio con le tue offerte e i tuoi sacrifici, perché non sono a lui graditi». Il sant'uomo, offeso e confuso, con umiltà e amore si rivolse al Signore e gli disse: «Altissimo Signore e Dio eterno, per vostro ordine e volere io venni al tempio; ora chi sta nel vostro luogo mi disprezza. Sono i miei peccati che meritano questa ignominia, ma se da una parte l'accolgo per volere vostro, dall'altra non disprezzate l'opera delle vostre mani». San Gioacchino uscì dal tempio rattristato, sebbene interiormente nella pace e nella tranquillità, e si recò verso una casa di campagna che possedeva. Vi rimase alcuni giorni in solitudine e supplicò il Signore con questa preghiera:

174. «Altissimo Dio eterno, da cui dipende tutta la vita e la salvezza dell'uomo, prostrato al vostro cospetto vi supplico affinché voi, bontà infinita, possiate guardare la pena della mia anima e ascoltare le mie richieste e quelle della vostra serva Anna. Ai vostri occhi i nostri desideri sono palesi: se io non merito di essere esaudito, non vogliate disdegnare l'umile mia sposa. Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, antichi padri nostri, non nascondeteci la vostra pietà; non permettete, voi che siete padre, che io sia tra gli empi e tra coloro dei quali voi respingete le offerte, considerandomi inutile per il fatto che non mi concedete discendenti. Ricordatevi, o Signore, dei sacrifici e delle offerte dei vostri servi e Profeti, miei antichi padri; ricordatevi delle loro opere che furono gradite ai vostri occhi. Dal momento che volete che io, con fede, mi rivolga a voi, che siete potente e ricco di misericordia, concedetemi quello che desidero e chiedo per voi, dato che nel mio domandare vi obbedisco e compio la vostra santa volontà. Se le mie colpe ritardano la vostra misericordia, allontanate da me ciò che non vi è gradito e vi trattiene. Voi siete potente, o Dio d'Israele, tutto quello che volete lo compite senza impedimento. Giungano ai vostri orecchi le mie preghiere: se io sono povero e misero, voi siete infinito e sempre pronto ad usare misericordia verso gli umiliati. E dove me ne andrò lontano da voi, che siete il Re dei re, il Signore dei signori, l'Onnipotente? Avete ricolmato di doni e benedizioni, per generazioni, i vostri figli e servi; a me insegnate a desiderare e attendere dalla vostra generosità quello che avete operato verso i miei fratelli. Se a voi piacerà concedermi ciò che vi domando, offrirò e consacrerò al servizio del vostro santo tempio il frutto della mia discendenza che riceverò dalla vostra mano. Ho affidato il mio cuore e la mia mente alla vostra volontà desiderando allontanare sempre i miei occhi dalla vanità. Fate di me, o Signore, ciò che a voi piace e rallegrate il nostro spirito esaudendo la nostra speranza. Guardate dal vostro trono questa umile polvere, che sono io, e sollevatela, affinché vi glorifichi, vi adori; in tutto io compia la vostra volontà e non la mia».

175. Questa fu la richiesta che Gioacchino fece nel luogo appartato. Nello stesso tempo l'angelo Gabriele rivelò a sant'Anna che sarebbe stata preghiera gradita all'Altissimo, se gli avesse richiesto una discendenza nei figli, con lo stesso amore e la stessa tensione con i quali li desiderava. Quando la santa donna seppe che questa era la volontà divina, e nel medesimo tempo quella del suo sposo, con umile disponibilità e fede si presentò al Signore, pregandolo come le era stato ordinato e disse: «Dio Altissimo, Signor mio, creatore e custode universale di tutte le cose, che la mia anima onora e adora come Dio vero, infinito, santo ed eterno, prostrata davanti a voi desidero parlarvi, benché sia polvere e cenere, per manifestarvi la mia necessità e afflizione. Signore Dio, voi che siete da sempre, fateci degni della vostra benedizione donandoci il frutto santo da offrire al vostro servizio nel tempio. Ricordatevi, o mio Signore, che la vostra serva Anna, madre di Samuele, era sterile, ma per la vostra grande misericordia il suo desiderio fu esaudito. Io sento nel mio cuore una forza che mi dà vigore e mi incoraggia a chiedervi di usare anche con me questa misericordia. Ascoltate, dunque, la mia umile preghiera, dolcissimo Signore e mio sovrano; ricordatevi dei favori, dei doni e dei sacrifici dei miei antichi Padri e dei prodigi che voi operaste in essi con la potenza del vostro braccio. Io, Signore, vorrei offrire un'oblazione a voi gradita e accetta, ma la più grande e la sola che è in mio potere è la mia anima, la forza e i sentimenti ricevuti da voi e tutto ciò che sono. Se guardandomi dal vostro trono mi vorrete donare dei figli, fin da ora li consacro e li offro perché vi servano nel tempio. Signore, Dio d'Israele, se è vostra volontà e beneplacito volgere lo sguardo a questa vile e povera creatura e consolare il vostro servo Gioacchino, concedetemi di farvi questa domanda; in tutto si compia la vostra volontà santa ed eterna».

176. Queste furono le richieste che fecero san Gioacchino e sant'Anna. Pur essendo stata illuminata su di esse e sull'incomparabile santità di questi felici padri, non posso, per mia grande inadeguatezza e incapacità, esprimere tutto quello che ho appreso e sentito, né posso riferire tutto. Non è necessario del resto, essendo già sufficiente per il mio scopo quello che ho detto. Per avere un ampio concetto di questi santi conviene confrontarli col nobile fine per cui furono scelti da Dio, che fu quello di essere progenitori diretti di Cristo Signore nostro e genitori della sua Madre santissima.