9 - Prosegue la spiegazione del capitolo dodicesimo dell'Apocalisse.

Sant'Agostino d'Ippona

9 - Prosegue la spiegazione del capitolo dodicesimo dell'Apocalisse.
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Prosegue la spiegazione del capitolo dodicesimo dell'Apocalisse.

106. Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli. Avendo il Signore manifestato ai buoni e ai cattivi angeli quello che precedentemente abbiamo riferito, il santo principe Michele e i suoi compagni, per il permesso divino, presero a combattere contro il drago e i suoi seguaci. Fu una battaglia ammirabile, poiché si combattevano con l'intelletto e con la volontà. San Michele, per lo zelo dell'onore dell'Altissimo, di cui ardeva il suo cuore e armato della sua divina forza come della propria umiltà, resisteva alla delirante superbia del drago dicendo: «L'Altissimo è degno di onore, lode e riverenza, di essere amato, temuto e obbedito da ogni creatura. Egli è potente nell'operare tutto quanto la sua volontà vuole e ad un tempo niente egli può volere che non sia molto giusto, poiché egli è increato e indipendente da ogni altro essere. Egli ci diede il nostro stesso essere per sua sola grazia, creandoci e formandoci dal nulla, e può così creare altre creature quando e come sarà suo beneplacito. La ragione vuole dunque che noi, prostrati e umiliati dinanzi a lui, adoriamo la sua maestà e la sua regale grandezza. Venite dunque, angeli, seguitemi: adoriamolo e lodiamo i suoi ammirabili ed imperscrutabili giudizi e le sue perfettissime e santissime opere. È Dio altissimo, sopra ad ogni creatura: tale non sarebbe se noi potessimo pervenire a comprendere le sue grandiose opere. È infinito in sapienza e bontà, è ricco nei suoi tesori e benefici, e come Signore di tutto, che di nessuno ha bisogno, può comunicarli a chi più gli piace, né può fallire nella sua scelta. Può amare chi ama, donarsi a chi ama e amare chi vuole, innalzare, accrescere ed arricchire chi gli è gradito, ed in tutto sarà sempre saggio, santo e potente. Adoriamolo con rendimento di grazie per avere deciso la meravigliosa opera dell'incarnazione, per avere onorato il suo popolo e averne decretato la redenzione in caso di caduta. Adoriamo colui che è un'unica Persona in due nature, divina e umana; riveriamolo e accogliamolo come nostro capo; proclamiamo che è degno di ogni gloria, lode e magnificenza e come autore della grazia e della gloria esaltiamone la virtù e la divinità».

107. Con queste armi combattevano san Michele e i suoi angeli, e come con forti dardi ferivano il drago e i suoi, che da parte loro li avversavano con bestemmie. Tuttavia, non potendo resistere alla vista del santo principe, il drago era dilaniato dal furore e per il tormento che ciò gli infliggeva avrebbe voluto fuggire; ma la divina volontà ordinò che non solo fosse castigato, ma altresì vinto, e a suo dispetto conoscesse la verità e il potere di Dio. Diceva dunque bestemmiando: «Ingiusto sei, o Dio, ad elevare la natura umana al di sopra di quella angelica. Io sono l'angelo più eccellente e bello e a me si deve il trionfo. Io porrò il mio trono sopra le stelle, sarò somigliante all'Altissimo e mai mi assoggetterò ad alcuno di natura inferiore, né mai consentirò che alcuno mi preceda o sia più grande di me». Le stesse cose ripetevano gli apostati seguaci di Lucifero. Ma replicò loro san Michele: «Chi c'è che possa uguagliarsi o mettersi alla pari col Signore che abita nei cieli? Ammutolisci, o nemico, nelle tue spropositate bestemmie, e poiché l'iniquità ti ha posseduto, allontanati da noi, o infelice, e con la tua cieca e maliziosa ignoranza incamminati alla tenebrosa notte e al caos delle pene infernali. Ma noi, o spiriti del Signore, adoriamo e veneriamo questa fortunata donna che darà al Verbo eterno carne umana, e riconosciamola nostra Regina e signora».

108. In questo combattimento, quel grande segno della Regina era scudo per gli angeli buoni e arma offensiva contro i cattivi, poiché a quella vista i motivi di conflitto di Lucifero non avevano forza: egli si turbava e quasi ammutoliva, non potendo sopportare i misteri che in quel segno erano rappresentati. Ora, come per divina virtù era apparso quel misterioso segno, così pure sua divina Maestà volle che apparisse allora l'altra figura, o segno, del drago rosso, e che in quella Lucifero fosse ignominiosamente precipitato giù dal cielo con terrore e spavento dei suoi seguaci e con stupore degli angeli santi, poiché tutto questo fu causato da quella nuova dimostrazione del potere e della giustizia di Dio.

109. È malagevole tradurre in parole quanto avvenne in quella memorabile battaglia, per la distanza che vi è tra le corte ragioni materiali e la natura e l'operare di tali e tanti spiriti angelici. Ma i cattivi non prevalsero, perché l'ingiustizia, la menzogna, l'ignoranza e la malizia non possono prevalere contro l'equità, la verità, la luce e la bontà, né mai queste virtù possono essere superate dai vizi. Perciò dice il testo sacro che da allora in poi non si trovò più posto per loro nel cielo. Veramente con i peccati che questi angeli ingrati commisero, si resero indegni dell'eterna visione e compagnia del Signore e il loro ricordo si cancellò dalla sua mente, dove prima di cadere erano scritti per i doni di grazia che aveva dato loro. Rimasti così privi del diritto che avevano a quei posti, che erano preparati per loro se avessero obbedito, questo diritto si trasferì agli uomini, ai quali quei posti furono destinati; le tracce degli angeli apostati rimasero talmente cancellate che mai più furono ritrovate nel cielo. Oh, infelice malvagità e non mai abbastanza esagerata infelicità, degna di così orrendo e formidabile castigo! L'Apocalisse soggiunge e dice:

110. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Il santo principe Michele scagliò giù dal cielo Lucifero, trasformato in drago, con questa invincibile parola:

«Chi come Dio?», la quale fu così efficace da precipitare quel superbo gigante con tutti i suoi eserciti e lanciarli con formidabile ignominia negli inferi, cominciando, dal momento stesso del suo sventurato castigo, a portare i nuovi nomi di drago, serpente, diavolo e satana, che gli impose il santo arcangelo nella battaglia e che attestano la sua iniquità e malizia. Per essa, privato della felicità e dell'onore di cui si era reso immeritevole, fu ugualmente privato anche dei nomi e dei titoli onorifici, acquistandosi quelli che rivelano la sua ignominia, mentre il suo malvagio intento, da lui manifestato e intimato ai suoi alleati, di ingannare e pervertire quanti sarebbero vissuti nel mondo, evidenzia la sua perversità. Ma ecco che colui il quale già feriva le genti con i suoi pensieri fu trascinato all'inferno, come dice Isaia nel capitolo quattordicesimo, nelle profondità dell'abisso, e il suo cadavere fu dato in preda al tarlo e al verme della sua cattiva coscienza. Di fatto si adempì in Lucifero quanto dice il profeta in quel passo.

111. Rimasto libero il cielo dagli angeli cattivi ed essendosi aperto il velo della Divinità a quelli buoni ed obbedienti, che trionfavano gloriosi mentre i ribelli portavano il peso della loro maledizione, l'Evangelista prosegue a dire che udì una gran voce che diceva: Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'àccusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Questa voce, che l'Evangelista udì, era della persona del Verbo; la udirono con intelligenza tutti gli angeli santi e ne risuonò l'eco perfino nell'inferno, dove fece tremare e inorridire i demoni. Essi però non ne compresero tutti i misteri, ma solamente quel tanto che l'Altissimo volle manifestare per loro pena e castigo. E fu voce del Figlio in nome dell'umanità che doveva assumere, chiedendo all'eterno Padre che fosse compiuta la salvezza, la forza e il regno di sua Maestà e la potenza del suo Cristo, dato che già era stato scacciato l'accusatore dei fratelli dello stesso Cristo Signore nostro, che erano gli uomini. E fu come una supplica dinanzi al trono della santissima Trinità, che fosse compiuta la salvezza e la forza e fossero confermati ed eseguiti i misteri dell'incarnazione e della redenzione contro l'invidia furibonda di Lucifero, che era precipitato dal cielo adirato contro la natura umana, di cui il Verbo divino si sarebbe vestito. Per questo, con compassione e amore sommo li chiamò fratelli, dicendo che Lucifero li accusava giorno e notte, perché in presenza dell'eterno Padre e di tutta la santissima Trinità li accusò nel giorno in cui godeva della grazia, disprezzandoci fin da allora con la sua superbia; molto più poi ci accusa nella notte delle sue tenebre e della nostra caduta, senza che mai cessi questa accusa e persecuzione, finché il mondo durerà. Chiamò inoltre forza, potenza e regno le opere e i misteri dell'incarnazione e della morte di Cristo, essendo stato per mezzo di queste che egli manifestò ed esercitò la sua forza e potenza contro Lucifero.

112. Fu questa la prima volta che il Verbo, in nome dell'umanità, intercedette per gli uomini dinanzi al trono della Divinità e, a nostro modo d'intendere, il Padre eterno prese in esame questa supplica con le Persone della santissima Trinità; palesando in parte ai santi angeli il decreto del divino concistoro su questi misteri, disse loro: «Lucifero ha innalzato la bandiera della superbia e del peccato, e con ogni malvagità e furore perseguiterà il genere umano; con astuzia pervertirà molti, valendosi per distruggerli di loro stessi che, accecati dai peccati e dai vizi, in diversi tempi, per temeraria ignoranza prevaricheranno. Ma la superbia mentirà a se stessa, perché ogni peccato e ogni vizio dista infinitamente dal nostro essere e dalla nostra volontà. Innalziamo dunque il trionfo della virtù e della santità e per questo s'incarni la seconda Persona, facendosi passibile; insegni e renda stimabili l'umiltà, l'obbedienza e tutte le virtù ed operi la salvezza dei mortali. E quantunque sia vero Dio, si umilii e si faccia il più piccolo di tutti; sia uomo giusto ed esemplare e maestro di tutta santità e muoia per la salvezza dei suoi fratelli. Solo la virtù venga ammessa nel nostro tribunale e trionfi sempre sui vizi. Solleviamo gli umili ed umiliamo i superbi; facciamo che siano gloriosi, nel nostro beneplacito, i travagli e glorioso il patirli. Decidiamo di assistere i sofferenti e i tribolati: che i nostri amici siano sì corretti e afflitti, ma per tali mezzi acquistino la nostra grazia e amicizia, operando anch'essi la salvezza, secondo la loro possibilità, con la pratica della virtù. Siano beati coloro che piangono, felici i poveri e coloro che patiranno per la giustizia e per Cristo, loro capo. Siano innalzati i piccoli e magnificati i mansueti di cuore. Siano amati come figli nostri i pacifici. Siano a noi carissimi quelli che perdoneranno e, soffrendo le ingiurie, ameranno i loro nemici. Assegniamo a tutti copiosi frutti di benedizioni della nostra grazia e premi di gloria immortale nel cielo. Il nostro Unigenito tradurrà in pratica questo insegnamento e quelli che lo seguiranno saranno eletti, diletti, consolati e premiati, e le loro buone opere saranno generate nel nostro pensiero come causa prima di ogni virtù. Permettiamo che i malvagi opprimano i buoni e formino parte della loro corona, mentre a se stessi stanno meritando il castigo. Vi sia si lo scandalo per il buono, ma sia sventurato chi lo provocherà, e felice chi lo patirà. Gli orgogliosi e i superbi affliggano e bestemmino gli umili e i grandi e potenti i piccoli; opprimano gli afflitti e questi, anziché maledizioni, diano benedizioni; e finché saranno viatori, siano riprovati dagli uomini, ma poi siano esaltati con gli spiriti e gli angeli nostri figli, e godano dei seggi e dei premi che gli infelici e gli sventurati hanno perduto. I pertinaci e i superbi siano condannati ad eterna morte, dove conosceranno la loro protervia e l'insipiente loro procedere!».

113. «Ma affinché tutti abbiano davanti un esempio e grazia sovrabbondante, se di essa vorranno approfittare, discenda il Figlio nostro, passibile e riparatore, e redima gli uomini, che Lucifero farà cadere dal loro felice stato, e li riscatti con i suoi infiniti meriti. Sia compiuta la salvezza fin da ora nella nostra volontà e determinazione che vi sia un redentore e maestro, che meriti ed insegni, nascendo e vivendo povero, morendo disprezzato, condannato dagli uomini a morte turpissima e vergognosa. Sia giudicato peccatore e reo e dia soddisfazione alla nostra giustizia per l'offesa del peccato; e per i suoi meriti previsti usiamo della nostra misericordia e pietà. Così intendano tutti che l'umile, il pacifico e colui che opererà la virtù, soffrirà e perdonerà, questi solamente seguirà il nostro Cristo e sarà nostro figlio. Infatti nessuno potrà entrare per libera volontà nel nostro regno se non avrà dapprima rinnegato se stesso e, portando la croce, non avrà seguito il suo capo e maestro. Questo sarà il nostro regno, composto dai perfetti e da quelli che legittimamente avranno sofferto e combattuto perseverando sino alla fine. Questi parteciperanno della potenza del nostro Cristo, che ora si è compiuta, perché è stato precipitato l'accusatore dei suoi fratelli e si è compiuto il suo trionfo, affinché, lavandoli e purificandoli col suo sangue, siano per lui l'esaltazione e la gloria. Egli solo sarà degno di aprire il libro della legge di grazia. Egli solo sarà la via, la luce, la verità e la vita per cui gli uomini verranno a me. Egli solo aprirà le porte del cielo e sarà mediatore ed avvocato dei mortali che in lui avranno un padre, un fratello e un protettore, dato che hanno anche un persecutore ed accusatore. E intanto gli angeli, che quali figli nostri operarono la salvezza e la virtù e difesero la potestà del mio Cristo, siano coronati e onorati per tutta l'eternità alla nostra presenza».

114. Questa voce, che contiene i misteri nascosti fin dalla fondazione del mondo e manifestati poi per mezzo degli insegnamenti e della vita di Gesù Cristo, uscì dal trono, e nel suo contenuto voleva dire assai più di quello che io possa spiegare. Nello stesso tempo furono assegnate agli angeli buoni le funzioni che avrebbero dovuto esercitare: ai santi Michele e Gabriele che fossero messaggeri del Verbo incarnato e di Maria santissima sua madre; anziché fossero ministri in tutti i misteri dell'incarnazione e della redenzione. Molti altri angeli furono destinati, con questi due principi, per lo stesso ministero, come in seguito dirò. L'Onnipotente diede ad altri l'ordine di accompagnare ed assistere le anime, di ispirarle ed ammaestrarle nella santità e nelle virtù contrarie ai vizi, ai quali Lucifero aveva progettato di indurle, e di difenderle e custodirle come portandole nelle loro mani, affinché ai giusti non fossero d'inciampo le pietre, che rappresentano le reti e gli inganni che i loro nemici avrebbero tramato contro di essi.

115. Altre cose furono stabilite in questa circostanza, in cui l'Evangelista dice che si è compiuta la potenza, la salvezza e il regno di Cristo. Ma quello che fu operato più misteriosamente fu che i predestinati furono segnati, posti in numero determinato e scritti nella mente divina per i meriti di Gesù Cristo nostro Signore. Oh, mistero e segreto inesplicabile di ciò che passò nel seno di Dio! Oh, felice sorte per gli eletti! Qual punto di più grande peso? Qual mistero più degno dell'onnipotenza divina? Qual trionfo della potenza di Cristo! Beati infinite volte i membri che furono designati e uniti a un simile capo! O Chiesa grande, popolo eletto, assemblea santa, degna di un simile capo e maestro! Nella meditazione di un mistero così profondo, il giudizio delle creature si arresta, il mio intendimento rimane sospeso e la mia lingua ammutolisce.

116. In questo concistoro delle tre divine Persone fu dato e consegnato all'Unigenito del Padre quel libro misterioso dell'Apocalisse e in quel frangente fu composto, firmato e chiuso con i sette sigilli di cui parla l'Evangelista, finché si fosse incarnato. Infatti fu allora che lo aprì, sciogliendone per suo ordine i sigilli mediante i misteri che, a cominciare dalla sua nascita, andò operando nella sua vita e morte, sino ad averli tutti compiuti. Ciò che il libro conteneva era tutto quello che decise la santissima Trinità dopo la caduta degli angeli. Si riferisce all'incarnazione del Verbo, alla legge di grazia, ai dieci comanda menti, ai sette sacramenti, a tutti gli articoli della fede e a ciò che in essi è contenuto, e all'ordine di tutta la Chiesa militante, dando potenza al Verbo affinché, incarnato, come sommo sacerdote e pontefice santo, comunicasse il potere e i doni necessari agli Apostoli e agli altri sacerdoti e ministri della Chiesa.

117. Fu questo il misterioso principio della legge evangelica. In quel trono e concistoro segretissimo si stabilì e si scrisse nella mente divina che sarebbero stati scritti nel libro della vita coloro che avrebbero osservato questa legge, che di qui appunto ebbe origine, essendo così i pontefici e i prelati altrettanti successori o vicari dell'eterno Padre. Da sua Altezza traggono il loro principio i miti, i poveri, gli umili e tutti i giusti. Questa fu ed è la loro nobilissima origine, per cui, quanto ai superiori, si deve dire che chi ubbidisce a loro ubbidisce a Dio e chi disprezza loro disprezza Dio. Tutto questo fu decretato nella mente divina e nelle sue idee, e si diede a Cristo Signore nostro il potere di aprire, a suo tempo, questo libro, che fino ad allora rimase chiuso e sigillato. Nel frattempo l'Altissimo diede il suo patto e le testimonianze delle sue parole divine nella legge naturale e in quella scritta, con opere misteriose, manifestando parte dei suoi segreti ai Patriarchi e ai Profeti.

118. Per queste testimonianze e per il sangue dell'Agnello dice che i giusti vinsero questo drago. Infatti, sebbene il sangue di Cristo nostro Signore sia sufficiente e sovrabbondante perché tutti i mortali vincano il loro accusatore, e sebbene anche le testimonianze e le parole veracissime dei suoi Profeti siano di grande virtù e forza per l'eterna salvezza, tuttavia anch'essi, i giusti, con la loro libera volontà cooperano all'efficacia della passione e redenzione, e delle Scritture, e ne conseguono il frutto, vincendo se stessi e il demonio col cooperare alla grazia. E non lo vinceranno solo in ciò che comunemente Dio comanda e richiede, ma con la sua forza e la sua grazia giungeranno a dare le loro anime e ad esporle alla morte per il Signore, per le sue testimonianze e per acquistare la corona trionfale di Cristo Gesù, così come hanno fatto i martiri a testimonianza e difesa della fede.

119. In vista di tutti questi misteri, il testo aggiunge:

esultate, dunque, o cieli, e voi che abitate in essi. Rallegratevi, perché dovete essere dimora eterna dei giusti, anzi del giusto dei giusti, Cristo Gesù, e della sua santissima Madre. Rallegratevi, o cieli, poiché nessun'altra creatura materiale e inanimata ebbe maggior fortuna di voi, che dovete essere la casa di Dio per i secoli eterni e in essa ricevere come vostra Regina la creatura più pura e più santa che il potente braccio dell'Altissimo abbia fatto. Per questo rallegratevi, si, o cieli, e tutti voi che in essi vivete, angeli e giusti destinati a essere compagni e ministri di questo Figlio dell'eterno Padre, nonché della Madre sua, e membra di questo corpo mistico, il cui capo è lo stesso Cristo. Rallegratevi, o angeli santi, perché col ministero, con i servizi, la difesa e la custodia vostra ai mortali, vi procurerete premi di gloria accidentale. E in particolare san Michele, principe della milizia celeste, si rallegri per aver difeso in battaglia la gloria dell'Altissimo e dei suoi venerandi misteri e per essere stato eletto a ministro dell'incarnazione del Verbo e a singolare testimone dei suoi effetti sino alla fine. Con lui si rallegrino tutti i suoi alleati, difensori del nome di Cristo Gesù e di sua Madre, poiché nell'esercizio di questi ministeri non perderanno affatto il godimento della gloria essenziale che già posseggono. Per tutti questi così sublimi misteri, si rallegrino ed esultino i cieli.

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