5 - La conoscenza che l'Altissimo mi diede della sacra Scrittura.

La mistica Città di Dio - Libro primo

Suor Maria d'Agreda

5 - La conoscenza che l'Altissimo mi diede della sacra Scrittura.
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La conoscenza che l'Altissimo mi diede della sacra Scrittura, riguardo al capitolo ottavo dei Proverbi, a conferma del capitolo precedente.

52. Parlerò, o Signore, con la tua grande Maestà, poiché sei il Dio della misericordia, sebbene io sia polvere e cenere, e supplicherò la tua incomprensibile grandezza affinché dal tuo trono altissimo tu guardi a questa vilissima e inutilissima creatura, e affinché tu mi sia propizio, continuando a darmi la tua luce per illuminare il mio intelletto. Parla, o Signore, la tua serva ascolta. Parlò dunque l'Altissimo che corregge i saggi e, rimandandomi al capitolo ottavo dei Proverbi, mi illuminò su questo mistero, come è lì contenuto, e innanzi tutto me ne rivelò il senso letterale, che è il seguente:

53. Il Signore mi possedette nel principio delle sue vie, prima che facesse cosa alcuna, dal principio. Fui ordinata dall'eternità e dalle cose antiche, prima che fosse fatta la terra. Ancora non esistevano gli abissi e già io ero concepita; ancora non erano scaturite le sorgenti delle acque, né i monti si erano stabiliti col loro greve peso; prima dei colli io venivo generata, prima che facesse la terra, i fiumi e i cardini del mondo; quando preparava i cieli, io ero presente; quando con legge certa e tracciando un cerchio arginava gli abissi, quando nell'alto dava consistenza ai cieli e pesava le fonti delle acque; quando circondava il mare col suo confine e dava ordine alle acque perché non uscissero dai loro confini; quando poneva le fondamenta della terra, io ero con lui, disponendo tutte le cose, ogni giorno mi dilettavo, scherzando continuamente dinanzi a lui, scherzando sul globo terrestre, e la mia delizia era stare con i figli degli uomini.

54. Sin qui è il passo dei Proverbi su cui l'Altissimo mi illuminò. Anzitutto intesi che tratta delle idee e dei decreti presenti nella sua mente divina prima di creare il mondo; compresi che letteralmente parla della Persona del Verbo incarnato e della sua Madre santissima e misticamente dei santi angeli e profeti; poiché prima di fissare e formare le idee per creare il resto delle creature materiali, ideò e determinò l'umanità santissima di Gesù Cristo e della sua purissima Madre: questo significano le prime parole.

55. Il Signore mi possedette nel principio delle sue vie. In Dio non vi furono vie, né la sua divinità ne aveva bisogno, eppure le fece, perché per queste vie tutte le creature capaci di conoscerlo io conoscessero e si recassero a lui. In questo principio, prima che nella sua idea creasse qualunque altra cosa, e quando voleva fare sentieri ed aprire cammini nella sua mente divina per comunicare la sua divinità e per dare inizio a tutto, dapprima stabilì di creare l'umanità del Verbo, che doveva essere la via per cui gli altri sarebbero andati al Padre. Insieme a questo decreto vi fu quello relativo alla sua santissima Madre, per mezzo della quale la Divinità doveva venire nel mondo, formandosi e nascendo da lei come Dio e come uomo. Perciò dice: «Dio mi possedette». Infatti la Maestà divina li possedette ambedue. Possedette il Figlio in quanto Dio, perché come tale già era possesso, proprietà e tesoro del Padre, senza potersene separare, dato che sono una stessa sostanza divina con lo Spirito Santo. Non meno lo possedette in quanto uomo, per la conoscenza e il decreto della pienezza di grazia e di gloria che gli avrebbe elargito fin dalla sua creazione ed unione ipostatica. Ma poiché tale decreto e possesso non si doveva eseguire se non per mezzo della Madre, che avrebbe generato e partorito il Verbo, giacché non stabilì di crearne il corpo dal niente, né da altra materia, era conseguente che egli possedesse colei che doveva dargli forma umana. E così la possedette e la riservò per sé in quello stesso istante, volendo efficacemente che in nessun tempo e momento avesse diritto o parte in lei, per quanto spetta alla grazia, il genere umano, né alcun altro, ma solamente lui, il Signore. Egli si impadronì di questa proprietà come di parte unicamente sua, come doveva essere per dargli forma umana della sua stessa sostanza; solo lei poteva chiamarlo figlio ed egli poteva chiamare solo lei madre, e madre degna di avere un Dio per figlio, volendosi Dio fare uomo. Ora, come tutto questo precedeva in dignità tutto il creato, così dovette anche precedere nella volontà e mente del supremo Creatore. Perciò dice:

56. Prima che facesse cosa alcuna, dal principio. Fui ordinata dall'eternità e dalle cose antiche. In questa eternità di Dio, che noi concepiamo ora come rappresentandoci un tempo interminabile, quali erano le cose antiche, se non ve n'era ancora nessuna creata? È' chiaro che egli parla delle tre Persone divine e vuol dire che dalla sua divinità senza principio e da quelle cose che solo sono antiche, cioè la Trinità indivisa - poiché il resto, che ha principio, è tutto nuovo - l'unione del Verbo eterno con l'umanità per mezzo della santissima Vergine fu ordinata quando solo esistere l'antico Increato e prima che s'immaginasse il futuro da crearsi. Entro questi due estremi si pose al centro l'unione ipostatica, con l'intervento di Maria santissima, cosicché entrambi, Cristo e Maria, furono ordinati immediatamente dopo Dio e prima di ogni altra creatura. Tale ordine fu il più ammirabile che mai si fece e che mai si farà. Così la prima e più stupenda immagine della mente di Dio, dopo l'eterna generazione, fu quella di Cristo, e subito dopo quella della sua Madre.

57. Di fatto, quale altro, se non questo, può essere stato l'ordine che qui si pone in Dio: in lui l'ordine consiste nell'essere tutto unito ciò che ha in se stesso, senza bisogno che una cosa tenga dietro all'altra, né che alcuna si perfezioni aspettando le perfezioni dell'altra, succedendosi tra loro stesse. Tutto fu ordinatissimo nella sua eterna natura, lo è e sempre lo sarà. Quello che ordinò fu che la persona del Figlio s'incarnasse e da questa umanità divinizzata cominciasse l'ordine del volere divino e dei suoi decreti, che fosse il capo e l'esempio di tutti gli altri uomini e di tutte le altre creature, al quale tutti fossero ordinati e subordinati. Questo infatti era il più perfetto ordine ed accordo nell'armonia delle creature: che uno fosse primo e superiore e da lui avesse inizio l'ordine di tutta la natura, specialmente quella dei mortali. Ma tra questi la prima era la Madre dell'uomo-Dio, come la suprema tra le semplici creature umane, la più vicina a Cristo e, per mezzo di lui, alla Divinità. Con tale ordine cominciò a sgorgare dal trono di Dio l'acqua di fonte cristallina, in maniera che scorresse prima verso l'umanità del Verbo, e subito dopo verso la sua santissima Madre nel grado e nel modo possibile ad una semplice creatura, ma altresì adeguato ad una creatura che fosse Madre dello stesso creatore. Ora, era opportuno che tutti gli attributi divini si effondessero in lei e che non gliene fosse negato alcuno, per quanto fosse capace di riceverne, essendo inferiore unicamente a Cristo nostro Signore, ma incomparabilmente superiore in gradi di grazia a tutte le altre creature capaci di grazia e di doni. Questo fu l'ordine disposto dalla Sapienza: incominciare da Cristo e dalla Madre sua; per questo il testo aggiunge:

58. Prima che fosse fatta la terra. Ancora non esistevano gli abissi e già io ero concepita. La terra di cui qui si parla è quella del primo Adamo. Prima che si decidesse la sua formazione e che nella mente divina si formassero gli abissi delle idee ad extra, Cristo e la Madre sua erano già ideati e formati. Si chiamano abissi perché tra l'essere di Dio increato e quello delle creature vi è una distanza infinita e questa, a nostro modo d'intendere, fu misurata solo quando le creature furono ideate e formate, poiché proprio allora furono nel loro modo quegli abissi di distanza immensa. Ma prima di tutto questo il Verbo era già concepito: non solo per la generazione eterna del Padre, ma anche perché era stabilita e concepita nella mente divina la sua generazione temporale da Madre vergine piena di grazia, mentre senza la madre, e tale madre, non si poteva determinare questa generazione temporale con efficace e compiuto decreto. Qui dunque, in quella immensità beatifica fu concepita, allora, Maria santissima e la sua memoria eterna fu scritta nel seno di Dio, affinché per tutti i secoli e l'eternità non fosse mai cancellata. Così restò impressa e disegnata dal supremo Artefice nella sua mente divina e posseduta dal suo amore con inseparabile amplesso.

59. Ancora non erano scaturite le sorgenti delle acque. Ancora le immagini e le idee delle creature non erano uscite dall'origine e dal principio loro, dato che non erano ancora sgorgate le fonti della Divinità, per mezzo dei canali della bontà e della misericordia affinché la volontà divina decidesse l'universale creazione e la comunicazione dei suoi attributi e delle sue perfezioni. Infatti, rispetto a tutto il resto dell'universo, queste acque e queste sorgenti erano ancora trattenute e racchiuse nell'immenso pelago della Divinità, non avendo nel loro stesso essere scaturigini né correnti per manifestarsi e non essendo state inviate agli uomini; ma appena cominciarono ad esistere, furono indirizzate a Cristo e alla sua Madre vergine. Quindi si aggiunge:

60. Né i monti si erano stabiliti col loro greve peso: perché fino ad allora Dio non aveva ancora deciso neppure la creazione degli alti monti, vale a dire dei Patriarchì, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri e degli altri Santi di maggiore perfezione, né ancora era stato stabilito il decreto di così importante decisione col suo greve peso e con la sua equità, in quel modo forte e soave che ha Dio nei suoi consigli e nelle sue grandi opere. Inoltre ella fu generata non solamente prima dei monti, che sono i grandi santi, ma prima delle colline, che sono gli ordini dei santi angeli, prima dei quali fu formata nella mente divina sia l'umanità santissima di Gesù Cristo unita ipostaticamente al Verbo divino, sia la Madre che la generò. Questo Figlio e questa Madre furono prima di tutti gli ordini angelici, per cui, se Davide disse nel salmo 8: Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, tutti devono intendere e conoscere che Cristo è insieme uomo e Dio, e che appunto perché è Dio, e ad un tempo uomo superiore, sta al di sopra di tutti gli uomini e di tutti gli angeli, e tutti sono inferiori e servi suoi. Ne consegue che egli è primo nella mente e nella volontà divina e, unitamente e inseparabilmente con lui, vi è una Donna e vergine purissima, perché madre sua e quindi superiora e regina di ogni altra creatura.

61. Intanto se l'uomo - come dice lo stesso salmo - fu coronato di onore e di gloria e costituito sopra tutte le opere delle mani del Signore, questo fu perché l'uomo-Dio suo capo gli meritò tale corona, come meritò quella che ebbero gli angeli. Di conseguenza, lo stesso salmo, dopo aver detto che l'uomo fu abbassato ad essere inferiore agli angeli, aggiunge che lo costituì sopra le opere delle sue mani, cioè anche sopra gli angeli, perché anch'essi sono opera delle sue mani. E così Davide comprese tutto dicendo che Dio fece gli uomini poco inferiori agli angeli, ma che, se erano inferiori nella natura, doveva pure esservene uno che fosse superiore e costituito sopra gli stessi angeli perché anch'essi opera delle mani di Dio. Questa superiorità aveva origine dall'essere della grazia, cioè non derivava solo dalla divinità unita all'umanità, ma anche dall'umanità stessa, in virtù della grazia che dall'unione ipostatica sarebbe risultata in essa e poi nella sua Madre santissima. Non solo, ma persino alcuni dei santi, in virtù dello stesso Signore incarnato, possono conseguire un grado ed un seggio superiore agli stessi angeli. Ora, dice:

62. Io venivo generata ed è più che dire concepita. Infatti, l'essere concepita si riferisce all'intelletto divino della beatissima Trinità quando fu conosciuta e quando fu come discussa l'opportunità dell'incarnazione, mentre l'essere generata si riferisce alla volontà che decise quest'opera perché fosse eseguita efficacemente, poiché la santissima Trinità nel suo divino concistoro stabilì e in un certo senso eseguì prima di tutto in se stessa quest'opera meravigliosa dell'unione ipostatica e dell'essere di Maria santissima. Perciò, in questo capitolo, prima dice che fu concepita e poi che fu generata, ossia costituita, perché dapprima fu conosciuta e subito dopo determinata e voluta.

63. Prima che facesse la terra, i fiumi e i cardini del mondo. Prima di formare un'altra terra - perciò ripete due volte terra - cioè quella del paradiso terrestre, dove il primo uomo fu trasportato dopo essere stato creato dalla prima terra, dalla polvere (dal campo di Damasco), prima di questa seconda terra in cui l'uomo peccò, fu stabilito di creare l'umanità del Verbo, nonché la materia da cui doveva essere formato, che era la Vergine, dato che Dio doveva prevenirla affinché non avesse parte nel peccato, né fosse ad esso soggetta. I fiumi e i cardini del mondo sono la Chiesa militante e i tesori della grazia e dei doni che con impeto dovevano sgorgare dalla sorgente della Divinità, raggiungendo tutti, e, in modo particolarmente efficace, i santi e gli eletti. Essi appunto come cardini si muovono in Dio, rimanendo dipendenti dal suo volere attraverso le virtù della fede, della speranza e della carità, mediante le quali si sorreggono, si animano e si regolano, muovendosi verso il sommo bene ed ultimo fine, nonché verso le relazioni con gli uomini, senza perdere i cardini a cui si appoggiano. Ancora qui si comprendono i sacramenti e l'ordinamento della Chiesa, la sua protezione ed invincibile fermezza, la sua bellezza e santità senza macchia né ruga perché appunto ciò significano questo «mondo» e questi «fiumi» della grazia. Ora, prima che l'Altissimo preparasse tutto ciò, ordinasse questo «mondo» e corpo mistico di cui Cristo nostro bene doveva essere capo, decise l'unione del Verbo con la natura umana e ne stabilì la Madre, per mezzo ed intervento della quale avrebbe operato queste meraviglie nel mondo.

64. Quando preparava i cieli, io ero presente. Quando preparava e predisponeva il cielo e il premio che voleva elargire ai giusti figli di questa Chiesa dopo il loro esilio, era lì presente l'umanità unita col Verbo, meritando loro come capo la grazia, e con lui era presente altresì la sua Madre santissima. Dio, avendo preparato al Figlio e alla Madre la maggior parte di tale gloria, sul loro esempio, preparava e predisponeva quella che voleva dare agli altri santi.

65. Quando con legge certa e tracciando un cerchio arginava gli abissi... Questo versetto sta a significare che Dio decideva di cingere gli abissi della sua divinità nella Persona del Figlio, con legge e confine certi, che nessun vivente avrebbe potuto vedere né comprendere, quando faceva questo cerchio e questa specie di argine. In esso nessuno mai poté, né può, penetrare fuorché il solo Verbo - dato che egli solo può comprendere se stesso - per umiliarsi e racchiudere la divinità nell'umanità, la divinità ed umanità insieme prima nel ventre di Maria santissima e poi nella piccola quantità e nelle specie del pane e del vino, e infine con esse nell'angusto petto di un uomo peccatore e mortale. Tutto questo indicavano quegli abissi, quella legge, quel cerchio o confine, che chiama legge certa sia per il molto che comprende, sia per segnare la certezza di questo fatto, che pareva impossibile ad essere quanto malagevole a spiegarsi. Invero, non pare che Dio potesse sottostare a una legge, né chiudersi entro limiti determinati, eppure tanto poté fare e rese possibile la sapienza e la potenza del Signore stesso, nascondendosi in una cosa limitata.

66. Quando nell'alto dava consistenza ai cieli e pesava le fonti delle acque; quando circondava il mare col suo confine e dava ordine alle acque perché non uscissero dai loro confini. Qui ai giusti dà il nome di cieli, perché lo sono, poiché Dio ha in loro la sua dimora per mezzo della grazia, per la quale dà ad essi sede e fermezza, sollevandoli - quantunque viatori - al di sopra della terra, secondo le disposizioni di ciascuno, e poi, nella Gerusalemme celeste, dà loro luogo e sede, secondo i loro meriti. Per essi soppesa le fonti delle acque e le divide, distribuendo a ciascuno con equità e peso i doni della grazia e della gloria, le virtù, gli aiuti e le perfezioni, secondo quello che la divina sapienza dispone. Quando fu deciso di fare questa divisione delle acque, fu stabilito di dare all'umanità unita al Verbo tutto il mare della grazia e dei doni che gli derivava dalla divinità in quanto Unigenito del Padre. Ora, benché questo mare fosse infinito, gli si pose un confine, che fu l'umanità in cui abita la pienezza della divinità. In questo confine rimase nascosta trentatré anni, per poter abitare con gli uomini, e perché non accadesse a tutti come ai tre Apostoli sul Tabor. Nello stesso istante in cui tutto questo mare e queste fonti della grazia giunsero a Cristo Signore nostro, come immediato alla Divinita, ridondarono anche nella sua Madre santissima come immediata al suo Figlio unigenito. Infatti senza la Madre, e tale madre, non sarebbero stati disposti ordinatamente, con tutta perfezione, i doni del suo Figlio, né poteva cominciare con altro fondamento l'ammirabile armonia della creazione celeste e spirituale, nonché la distribuzione dei doni nella Chiesa militante e in quella trionfante.

67. Quando poneva le fondamenta della terra, io ero con lui, disponendo tutte le cose. Le opere ad extra sono comuni a tutte e tre le Persone divine, perché tutte sono un solo Dio, una sola sapienza, un solo potere, cosicché era necessario e inevitabile che il Verbo, in cui secondo la Divinità furono fatte tutte le cose, fosse col Padre per farle. Ma qui dice di più, perché anche in quanto uomo il Verbo era già presente nella volontà divina con la sua Madre santissima, dato che, come per mezzo del Verbo in quanto Dio furono fatte tutte le cose, così in primo luogo per lui, come il fine più nobile e degno, furono create le fondamenta della terra e tutto quanto è contenuto in essa. Per questo dice:

68. Ogni giorno mi dilettavo, scherzando continuamente dinanzi a lui, scherzando sul globo terrestre. Il Verbo incarnato gioiva tutti i giorni, perché conosceva tutti i giorni dei secoli e le vite dei mortali che, confrontate con l'eternità, sono un breve giorno. Di questo gioiva: che la successione dei secoli avrebbe avuto un termine, affinché, compiuto l'ultimo giorno in tutta perfezione, gli uomini godessero della grazia e corona di gloria. Gioiva, come enumerando i giorni in cui sarebbe disceso dal cielo in terra ad assumere la natura umana. Sapeva che i pensieri e le opere degli uomini erano come uno scherzo e che tutti erano burla ed inganno. Guardava ai giusti, che, comunque deboli e limitati, erano tuttavia adatti a ricevere la comunicazione e manifestazione della sua gloria e delle sue perfezioni. Guardava il suo stesso essere immutabile, la pochezza degli uomini e come doveva incarnarsi tra loro; si dilettava nelle sue stesse opere, particolarmente in quelle che disponeva per la sua Madre santissima, dalla quale gli era tanto gradito prendere forma d'uomo, facendola degna di un'opera così ammirabile. Erano questi i giorni nei qua-li il Verbo incarnato si deliziava. E siccome al concepire e ideare tutte queste opere e alla decisione efficace della divina volontà, doveva seguire l'esecuzione di tutte, il Verbo divino aggiunse:

69. La mia delizia era stare con i figli degli uomini. La mia delizia è patire per loro e favorirli, il mio piacere è morire per loro, la mia letizia essere loro maestro e riparatore. La mia delizia è sollevare il povero dalla polvere e unirmi all'umile, per questo abbassare la mia divinità, coprendola e nascondendola con la loro natura: annichilirmi e umiliarmi, sospendendo la gloria del mio corpo per farmi passibile e meritare loro l'amicizia del Padre mio, divenire mediatore tra la sua giustissima indignazione e la malizia degli uomini ed essere loro esempio e capo, che possano imitare e seguire. Queste sono le delizie del Verbo incarnato.

70. O Bontà incomprensibile ed eterna, quanto ammirata e sospesa io rimango, vedendo le immensità del vostro essere immutabile a confronto con la piccolezza dell'uomo! E quanto ancora vedendo il vostro amore farsi mediatore tra due estremi di tanto incomparabile distanza, amore infinito per una creatura non solamente piccola, ma anche ingrata! Oh, su quale oggetto basso e vile voi ponete, o Signore, i vostri occhi, e su quanto nobile oggetto poteva e doveva l'uomo porre gli occhi e gli affetti suoi, in vista di un così grande mistero! Sospesa nella meraviglia e nella tenerezza del mio cuore, lamento la sventura dei mortali, le tenebre e la cecità loro, perché non si dispongono a conoscere quanto presto la vostra Maestà cominciò a guardarli e a preparare loro la vera felicità, con tanta cura e con tanto amore, come se nella loro consistesse la vostra.

71. Fin da principio, ab initio, il Signore ebbe presente nella sua mente tutte le opere e il loro ordinamento, così come le doveva creare: le numerò e pesò con la sua equità e rettitudine. E come sta scritto nella Sapienza, conobbe la disposizione del mondo prima di crearlo, il principio, il mezzo e la fine dei tempi, i loro mutamenti, il ciclo degli anni, la disposizione delle stelle, la forza degli elementi, la natura degli animali, l'istinto delle bestie, la forza dei venti, le differenze delle piante, le virtù delle radici e i pensieri degli uomini. Tutto soppesò e numerò, e non solamente le creature materiali e razionali, come suona alla lettera, ma tutte lé altre che misticamente sono da queste significate e che tralascio, perché ora non è questo il mio intento.