9 - Si narrano l'intervento di Maria nella formazione dei Vangeli.

La mistica Città di Dio - Libro ottavo

Suor Maria d'Agreda

9 - Si narrano l'intervento di Maria nella formazione dei Vangeli.
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Si narrano l'intervento di Maria nella formazione dei Vangeli, la sua apparizione a san Pietro ad Antiochia e a Roma e altri favori fatti agli apostoli .

557. Ho già spiegato, per quanto ho potuto, quale fos­se lo stato della nostra Regina dopo il primo concilio e do­po le vittorie da lei conseguite su Lucifero e i suoi. Ben­ché tutte le meraviglie che compì in questo ed in altri periodi non siano sintetizzabili in una storia, mi è stata con­cessa una particolare illuminazione per illustrare come fu intrapresa la stesura dei Vangeli e come ella vi contribuì e si prese cura in modo miracoloso degli apostoli assenti. Nella seconda parte e altrove ho riferito che ebbe notizia di tutti gli arcani concernenti la legge di grazia ed i testi che le avrebbero conferito fondamento e stabilità. Questa cognizione le fu confermata più volte, specialmente quan­do salì al cielo all'ascensione del suo Figlio santissimo, e da allora ogni giorno, senza tralasciarne alcuno, prostrata pregava intensamente il Signore perché rischiarasse colo­ro che li avrebbero redatti e disponesse che lo facessero al momento opportuno.

558. In seguito, mentre era nell'empireo prima che le fossero affidati i credenti, fu informata che era ormai tem­po di dare avvio all'opera, affinché provvedesse come mae­stra della Chiesa. Per la sua profonda umiltà e prudenza ottenne che ciò avvenisse tramite il capo della comunità e che questi fosse assistito in una responsabilità di tanto gran­de importanza. Dunque, allorché il sacro collegio, come ri­ferisce il quindicesimo capitolo degli Atti, si riunì per ri­solvere i dubbi relativi alla circoncisione, egli affermò che occorreva fissare le verità circa la vita del nostro Redento­re, così che tutti le esponessero senza differenze o discor­danze e, bandendo l'antico patto, annunciassero il nuovo.

559. Aveva già consultato al riguardo la Madre della sa­pienza e tutti, accolta la proposta, invocarono lo Spirito perché indicasse chi scegliere. Immediatamente un raggio splendente investì Pietro e si udì una voce che proclama­va: «Il pontefice nomini quattro persone che annotino le azioni e gli insegnamenti del Salvatore del mondo». Il vi­cario di Cristo, imitato dagli altri, si gettò al suolo per rendere grazie, e quindi rialzatosi disse: «Matteo, nostro ca­rissimo fratello, scriva subito il suo Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Marco sia il secondo a scrivere il suo Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Luca sia il terzo a scrivere il suo Van­gelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il nostro carissimo fratello Giovanni sia il quarto ed ulti­mo a scrivere il suo Vangelo nel nome del Padre, del Fi­glio e dello Spirito Santo». L'Altissimo approvò la sua de­cisione con lo stesso fulgore, che rimase finché non fu co­municata e accettata concordemente.

560. Dopo pochi giorni Matteo determinò di principia­re, e una notte stava in orazione in una stanza appartata della casa del cenacolo a chiedere luce quando gli com­parve la Signora seduta su un trono maestoso, senza che le porte si fossero aperte. Si chinò con la faccia a terra in segno di riverenza e di rispetto e, levatosi su ad un cen­no di lei, la supplicò di benedirlo. Gli furono rivolte que­ste parole: «Mio diletto, l'Onnipotente mi manda a voi con la sua benedizione, affinché con essa vi applichiate all'in­carico che per vostra buona sorte vi è toccato. Il suo Spi­rito vi aiuterà ed io ve lo impetrerò con tutto l'affetto del­l'anima mia. Quanto a me, però, conviene che palesiate solo ciò che è necessario per manifestare l'incarnazione e gli altri misteri di lui e per piantare la fede; questa si con­soliderà e quindi verranno secoli nei quali saranno rive­lati gli straordinari favori a me elargiti». Promise di ob­bedire e, mentre si faceva consigliare sull'ordine da dare al racconto, venne visibilmente il Paràclito; in presenza di lei, si mise allora a comporlo come lo leggiamo e conti­nuò anche dopo che fu sparita, terminandolo poi in Giu­dea. Lo stilò in ebraico, nel quarantaduesimo anno dalla nascita di Gesù.

561. Marco iniziò quattro anni dopo, egli pure in Pale­stina ed esprimendosi in ebraico. In tale occasione pregò il suo custode di avvertire Maria beatissima della sua inten­zione, domandando il suo aiuto e la sua intercessione. El­la lo esaudì e l'Eterno stabilì che fosse portata con la con­sueta gloria presso di lui, che perseverava nella sua implo­razione e che scorgendola su un seggio di mirabile bellez­za si prostrò e dichiarò: «O voi che avete generato il mio Maestro, io non sono degno di questo beneficio, benché sia schiavo suo e vostro». Gli fu risposto: «Colui che voi servi­te ed amate mi invia per assicurarvi che ascolta il vostro grido e che il suo Spirito vi sosterrà nel compito che vi è stato affidato». Ebbe il comando di non trattare di quanto la concerneva e in quell'istante lo Spirito scese sotto la for­ma di un magnifico chiarore circondandolo e illuminando­lo interiormente, così che intraprese il lavoro davanti alla nostra Principessa, che aveva sessantuno anni. San Girola­mo asserisce che egli redasse il testo a Roma, sollecitato dai credenti del luogo, ma avviso che questo era una tra­duzione che fece nella loro lingua, cioè in latino.

562. Due anni dopo Luca stese la sua opera in greco, vi­sitato come gli altri dalla Vergine. Considerò con lei che, per parlare dell'incarnazione e della vita del suo Unigenito, occorreva illustrare come era avvenuto il concepimento del Verbo e altre verità relative alla sua maternità, e per quel­lo si soffermò maggiormente su ciò, pur non tralasciando di tacere i segreti e le meraviglie che le appartenevano per la sua eccelsa dignità. Subito ricevette lo Spirito e comin­ciò la narrazione. Restò sempre molto devoto alla Regina e mai si cancellarono nella sua mente le specie o immagi­ni impresse da tale apparizione, che ebbe in Acaia.

563. Giovanni li imitò nel cinquantottesimo anno del Si­gnore, usando il greco poiché era in Asia Minore, dopo il transito e l'assunzione della sovrana dell'universo. Volle contrastare gli errori e le eresie che il demonio non aveva tardato a seminare e che tendevano principalmente ad an­nientare la fede nell'incarnazione del Verbo, mistero che l'aveva umiliato e vinto; per questo superò quanti l'aveva­no preceduto proponendo eccellenti argomenti per prova­re la reale ed autentica divinità di sua Maestà.

564. La Madre , sebbene fosse già tra i comprensori in cielo, si recò di persona da lui con ineffabile splendore e accompagnata da migliaia di angeli di tutte le gerarchie e di tutti i cori. Gli disse: «Mio carissimo e ministro dell'Al­tissimo, è giunto il momento opportuno perché scriviate la storia del Redentore e sia a tutti più chiara la sua natura, affinché lo confessino come Figlio del Padre, vero Dio e vero uomo. Non è ancora conveniente, però, che sveliate al mondo, tanto assuefatto all'idolatria, gli arcani che mi riguardano, perché chi deve aderire a lui non sia molesta­to da Lucifero. Sarete assistito dal Paràclito e bramo che iniziate il racconto dinanzi a me». Egli la venerò, fu riem­pito di Spirito Santo come gli altri e soddisfece il suo de­siderio; le chiese quindi la sua benedizione e la sua pro­tezione, che prima di tornare all'empireo ella gli garantì per tutta la sua esistenza terrena. Così ebbero origine i Vangeli, grazie all'intervento di lei, e i cristiani si profes­sino suoi debitori. Questa precisazione era necessaria per procedere nell'esposizione.

565. Nel nuovo modo di essere in cui si trovava, la Si ­gnora, come era più elevata nella conoscenza e nella vi­sione astrattiva, aveva anche più premura per la comunità, che si allargava di giorno in giorno. La sua attenzione era rivolta innanzitutto verso gli apostoli, che erano come par­te del suo cuore, dove li teneva incisi. Si allontanarono tut­ti dalla città, tranne Giovanni e Giacomo il Minore, e dun­que ebbe straordinaria compassione per le tribolazioni che sopportavano a causa della parola che proclamavano. Se­guiva le loro peregrinazioni con questo sentimento, ma pu­re con somma riverenza per la loro condizione di sacer­doti, fondatori della Chiesa, annunciatori del messaggio di salvezza, prescelti per ciò dalla sapienza superna. Se fosse stata in uno stato inferiore non sarebbe stata in grado di vigilare su tante cose, accogliendo in sé con quella fa­cilità simili preoccupazioni e godendo contemporanea­mente di tranquillità, quiete e pace.

566. Incaricò un'altra volta i suoi custodi di avere cura di tutti coloro che stavano predicando e di accorrere pron­tamente a soccorrerli nelle sofferenze: potevano farlo senza che alcun ostacolo impedisse loro di continuare a contem­plare il volto dell'Onnipotente ed era importantissimo che cooperassero alla diffusione della lieta novella. Ebbero da Maria l'ordine di informarla di tutto, comunicandole spe­cialmente se essi mancassero di vestiti, perché indossasse­ro, come quando li aveva congedati, un abito somigliante per modello e colore a quello di Gesù e persino con l'aspetto esteriore ne trasmettessero la dottrina; a tal fine l'aiutavano a filare e tessere delle tuniche, che poi consegnavano ai de­stinatari. Quanto al cibo e al sostentamento, lasciò che ognu­no se li procurasse con il mendicare, con il lavoro delle pro­prie mani e con le elemosine che erano offerte.

567. Tramite le creature celesti, la Vergine favorì ripe­tutamente quei suoi figli negli spostamenti e nelle angu­stie che erano inflitte loro dai gentili, dai giudei e dai dia­voli che aizzavano gli uni e gli altri. Parlavano con loro e li confortavano, in forma visibile o interiormente, li libe­ravano dalle carceri, li avvisavano dei pericoli e dei com­plotti, li guidavano per le strade che dovevano percorrere scortandoli nei luoghi nei quali era bene che andassero, li istruivano su come comportarsi secondo le diverse circo­stanze e nazioni. Davano quindi ragguaglio di tutto alla lo­ro Regina, che sola si prodigava e affaticava per tutti e più di tutti. Non è possibile riferire nel dettaglio la sua dili­genza e la sua sollecitudine, poiché non passava giorno né notte senza compiere molte meraviglie ed inoltre scriveva agli Undici consigli e insegnamenti con cui li incoraggia­va, esortava e colmava di consolazione e forza d'animo.

568. È motivo di stupore ancora maggiore il fatto che talora si manifestasse personalmente ad essi allorché la in­vocavano o erano in particolari afflizioni e travagli. Al pro­posito mi limiterò a narrare quanto concerne Pietro, che in ragione della sua responsabilità era più bisognoso dei suoi suggerimenti e del suo ausilio, e per questo con più frequenza riceveva i suoi angeli e mandava quelli che gli spettavano per la sua autorità. Immediatamente dopo il concilio di Gerusalemme si recò in Asia Minore e si fermò ad Antiochia, ove pose per la prima volta la santa sede in­contrando rilevanti difficoltà. Ella, che non ne era all'o­scuro, per assisterlo in modo adeguato in una questione di tale rilievo fu sollevata sin lì su un trono glorioso dai suoi ministri. Egli era in orazione e, appena la vide tanto ri­fulgente, si stese al suolo con il consueto fervore e tra le lacrime la interrogò: «A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me che sono un peccatore?». La Maestra degli umili scese dal suo seggio e, attenuatosi lo splendo­re, si inginocchiò domandandogli la benedizione; soltanto con lui agì così durante un'apparizione, benché lo facesse anche con i suoi compagni se conversava con loro in ma­niera naturale.

569. Volle, infatti, venerare il pontefice della comunità ecclesiale, in cui viveva come pellegrina quaggiù. Dialoga­rono subito familiarmente affrontando gli ardui problemi da risolvere, uno dei quali riguardava la necessità di co­minciare a stabilire delle feste di sua Maestà, e poi tornò indietro. Quando per comando divino la sede apostolica fu trasferita a Roma, gli si presentò nuovamente e decisero di celebrare il Natale nonché la passione del Salvatore e l'istituzione dell'eucaristia, riunite insieme nel giovedì san­to. La solennità del Corpus Domini, nel primo giovedì che segue l'ottava di Pentecoste, ebbe origine parecchi anni do­po, ma l'altra è da ricondursi direttamente a Pietro e al­l'intervento della nostra Principessa, come la Pasqua , le domeniche, l'Ascensione, la Pentecoste ed altre festività. Suc­cessivamente il capo dei fedeli stette per qualche tempo in Spagna, dove visitò alcune chiese fondate da Giacomo e ne eresse delle altre.

570. In precedenza, in un periodo più prossimo al tran­sito della nostra sovrana, mentre era a Roma era scoppia­ta nella città una sommossa contro i credenti, procurando loro grande affanno. Si era ricordato allora dei benefici che in molte occasioni ella gli aveva concesso, sentendo la man­canza delle sue parole e del suo sostegno, e aveva suppli­cato i suoi angeli custodi e quelli che lo aiutavano nella sua responsabilità di informarla del suo stato, affinché lo soccorresse con la sua efficace intercessione presso il suo Unigenito; ma questi, che ne conosceva l'ardore e l'umiltà, per esaudire il suo desiderio aveva ordinato ad essi di por­tarlo al cenacolo da lei. Avevano obbedito all'istante e l'A­postolo, ancor più infiammato per il singolare favore, si era gettato pieno di giubilo ai piedi di Maria e aveva pian­to di gioia. Ella gli aveva chiesto di rialzarsi e, prostrata­si, aveva detto: «Signore mio, benedite la vostra ancella co­me vicario di Gesù». Aveva acconsentito e poi avevano re­so grazie all'Onnipotente. Pur essendole ben nota la tribo­lazione in cui era, la Vergine aveva lasciato che le fosse raccontato che cosa era accaduto.

571. Gli aveva comunicato quindi tutto ciò che in quel frangente conveniva che apprendesse per sedare il tumul­to, con una sapienza tale che egli, sebbene ne avesse già un altissimo concetto, avendo modo di sperimentare la sua prudenza con più chiara luce era restato fuori di sé per lo stupore e per la felicità. Dopo averlo istruito con vari av­vertimenti, lo aveva pregato di benedirla e lo aveva con­gedato, rimanendo a terra a forma di croce, come era sua abitudine, ad implorare che avesse termine quella perse­cuzione. Così era avvenuto, per cui Pietro aveva trovato la situazione migliorata e presto i consoli avevano permesso di professare liberamente il Vangelo. Dalle meraviglie che ho riferito si intuirà qualcosa delle altre che la Regina com­piva nel governo degli Undici e della Chiesa, che, se si do­vessero esporre tutte, occuperebbero numerosi volumi. Me ne dispenso, preferendo narrare i mirabili doni che le fu­rono elargiti negli ultimi anni, anche se di quanto ho com­preso non riuscirò a fornire che qualche indizio, dal qua­le alla pietà dei devoti sia possibile trarre motivi per lo­dare l'Autore di tanto sublimi prodigi.

 

Insegnamento della Regina del cielo

572. Mia carissima, in altre circostanze ti ho manifesta­to una delle rimostranze che ho contro i cristiani, e spe­cialmente contro le donne, nelle quali la colpa è maggiore e a me più ripugnante poiché si oppone a ciò che io feci nella mia esistenza mortale; voglio ribadire il mio disap­punto, affinché tu mi imiti e ti tenga lontana dal compor­tamento delle stolte figlie di Belial. I sacri ministri sono trat­tati senza riguardo e questa negligenza cresce ogni giorno di più. A chi può sembrare ragionevole che gli unti di Dio, eletti per santificare il mondo, per rappresentare il Reden­tore e per consacrare il suo corpo e il suo sangue, servano alcune donne ignobili e viziose? Che stiano in piedi e con il capo scoperto, e omaggino una donna altera e spregevo­le solo perché è facoltosa mentre essi sono privi di mezzi? Ha forse un sacerdote povero minor valore di uno agiato? Conferiscono forse i possessi onore, autorità ed eccellenza uguale o superiore a quella che dà sua Maestà? Gli angeli non ossequiano quanti sono nell'abbondanza per il loro de­naro, ma ossequiano i presbiteri per la loro eccelsa dignità. Come succede, dunque, che questi sono disprezzati dai me­desimi fedeli, che li riconoscono consacrati dal Salvatore?

573. È indubbio che sono assai riprensibili per il loro assoggettarsi ad altri, svilendo la propria condizione; ma, se essi hanno qualche giustificazione nella loro miseria, non l'hanno di certo nella loro superbia i ricchi, che li ob­bligano ad essere servi quando in verità sono signori. Una simile nefandezza è ripugnante per i beati ed è molto sgra­dita a me. Io, che ero Madre del Creatore, mi inginocchiavo al loro cospetto e sovente baciavo la polvere che calpesta­vano, e lo giudicavo un grande favore. La cecità del mon­do ha oscurato la loro dignità confondendo ciò che è pre­zioso e ciò che è vile, e facendo sì che nelle leggi e nei disordini siano reputati come gli altri del popolo. Gli uo­mini si lasciano servire da questi e da quelli senza diffe­renza, così che chi offre sull'altare il tremendo sacrificio dell'eucaristia ne scende immediatamente per aiutare ed accompagnare persino le donne, che per natura sono tan­to inferiori a loro e talvolta ancor più indegne per i pec­cati commessi.

574. Desidero che procuri, nella misura che ti sarà pos­sibile, di compensare questa mancanza e questo abuso. A tal fine, dal mio trono di gloria, fisso con venerazione i sa­cerdoti che sono sulla terra; guardali sempre con la mas­sima stima, come ti è normale allorché hanno il Santissi­mo Sacramento fra le mani o nel petto. Pure verso i loro ornamenti e le loro vesti sei tenuta alla riverenza con la quale io stessa lavorai le tuniche per gli apostoli. Per quan­to concerne le divine Scritture, poi, anche quello che con­tengono e il modo in cui l'Altissimo dispose che fossero re­datte ti rivelano la considerazione che devi averne. Gli evangelisti e gli altri furono assistiti dallo Spirito, affinché la Chiesa fosse colma di dottrina, scienza e luce sui mi­steri di Gesù e sulle sue opere. Presta somma obbedienza al pontefice e, all'udir pronunciare il suo nome, inchinati in segno di rispetto, come fai per il mio e per quello del mio Unigenito, perché egli è il suo vicario; così facevo con Pietro quando ero viatrice. Sii attenta in tutto, imitami per­fettamente e ricalca le mie orme, per trovare grazia agli occhi del supremo sovrano, che si ritiene profondamente vincolato da questi atti, nessuno dei quali è per lui picco­lo se eseguito per suo amore.