Parte 4: Mio collaboratore

Padre Emilio Neubert

Parte 4: Mio collaboratore
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I.LA MIA MISSIONE E LA TUA

Maria: Figlio mio, ascolta bene ciò che sto per dirti e cerca di comprenderne appieno il significato. Debbo rivelarti un mistero, un mistero che ci riguarda entrambi.

2. Quando l'angelo Gabriele mi annunciò che il Figlio di Dio desiderava nascere da me, mi annunciò pure che mio Figlio si sarebbe chiamato Gesù, ossia Salvatore, e allora compresi che questo salvatore voleva associarmi alla sua opera redentrice. Vedevo che col dare la mia adesione alla divina proposta, avrei acconsentito a cooperare non solo al mistero dell'Incarnazione, ma anche a quello della Redenzione. E diedi il mio consenso. Da quel momento fino all'ultimo respiro di Gesù, mi adoperai con lui al riscatto degli uomini: fornendo la sostanza della vittima, allevando la vittima per il sacrificio, unendo le mie suppliche e sofferenze alle sue, la mia volontà alla sua, ed offrendo mio Figlio al Padre celeste per l'immolazione suprema. Gesù era il Redentore, e io la Corredentrice.

3. Ora - intendi bene questo - Dio è costante nelle sue chiamate come nei suoi doni. La collaborazione che prestai a mio Figlio a Nazaret e sul Calvario, debbo continuare a prestargliela fino alla consumazione dei secoli. Avendo dato Gesù al mondo intero nel giorno dell'Incarnazione, debbo darlo ancora a ciascun uomo in particolare attraverso l'avvicendarsi storico delle generazioni. Cooperatrice di Gesù nell'opera della Redenzione, debbo cooperare con lui anche per la salvezza individuale di ciascun uomo. Infatti la Redenzione non è ancora compiuta: bisogna che la grazia della salvezza meritata per tutti sul Calvario sia applicata a ciascun uomo che viene in questo mondo. Ed ecco allora la mia missione sino alla fine dei tempi. Con Gesù ho lavorato all'universale riscatto dell'umanità; con Gesù debbo lavorare alla conversione e santificazione di ciascun uomo.

4. E come potrebbe essere diversamente? Divenendo Madre di Gesù, sono divenuta Madre di tutti coloro che sono chiamati ad essere suoi fratelli. Non debbo io, da vera Madre, prendermi cura della vita e della salute di coloro che ho generato?

5. Come vedi, nel giorno in cui fui assunta in cielo Dio mi affidò una missione apostolica, missione universale come quella della mia cooperazione redentrice e come quella della mia maternità spirituale.

6. Sono la Regina degli apostoli. Lo sono non soltanto perché ho assistito con materno affetto i primi apostoli, non solo perché rendo feconda l'opera dei loro successori, che senza il mio intervento sarebbero incapaci di fare alcun bene agli uomini, ma perché il loro apostolato altro non è che una limitata partecipazione all'apostolato universale che fu affidato a me in primo luogo.

7. Ora l'apostolato è lotta. Debbo infatti strappare ogni essere umano dalle mani di Satana al fine di condurlo per Gesù al Padre. Nel momento in cui il seduttore trionfò dei nostri progenitori, Dio gli predisse appunto la sconfitta in questi termini: «Porrò inimicizia fra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua: essa ti schiaccerà la testa». Gli schiacciai il capo fin dalla mia Immacolata Concezione. Ma quella vittoria fu soltanto la prima di una serie infinita di vittorie. Sino alla fine dei tempi, debbo continuare a schiacciargli il capo. Sono la sua irriducibile avversaria, «più terribile di un esercito schierato in campo».

8. Nella lotta per la salvezza degli uomini gli inflissi dure sconfitte fin dai primissimi tempi della Chiesa. Da allora in poi ho distrutto tutte le eresie nel mondo intero, ed ho ricondotto sulla via della grazia innumerevoli peccatori. Ora, Dio ha voluto che di secolo in secolo la mia opera conquistatrice si facesse più evidente, e vuole che in questi tempi nuovi essa appaia agli occhi di tutti più splendidamente che mai.

9. Sembra che Satana trionfi nel mondo? Non temere: quanto più cresce la sua potenza tanto più manifestamente, secondo i disegni di Dio, debbo intervenire per schiacciargli la testa. Un'immensa vittoria mi è riservata. Il mio regno deve stabilirsi nel mondo intero affinché giunga e più largamente si estenda il regno di mio Figlio. Più ancora dei precedenti, gli ultimi tempi della Chiesa saranno i miei tempi. Si vedranno meraviglie operate da me e per me. Si vedrà Satana stritolato sotto il calcagno della Donna come non lo fu mai. Si vedrà la Chiesa manifestare una fecondità e una forza di conquista che mai ebbe in passato. Si vedrà Gesù regnare su moltitudini sempre più numerose, acclamato da coloro stessi che prima lo combattevano con accanimento.

10. Questa è la parte che mi compete nel mistero che ti volevo rivelare. Ecco ora la parte tua. Dio ha deciso di associare gli uomini, e particolarmente alcuni di essi, alla esecuzione dei suoi amorosi disegni al punto da farne dipendere la riuscita dalla fedeltà dei chiamati alla loro vocazione. Per continuare in terra la missione avuta dal Padre, Gesù ha voluto aver bisogno della collaborazione dei suoi apostoli. E così per compiere la mia missione di far regnare Gesù nel mondo anch'io ho bisogno di ausiliari e di collaboratori. Quando avverranno le cose meravigliose che ti ho annunziate? Allorquando i miei figli comprenderanno l'opera apostolica a me affidata, e saranno pronti a impegnarsi con me e ai miei ordini.

11. Ora che hai compreso la parte che mi spetta, vuoi essere mio collaboratore? Vuoi aiutarmi a strappare alle forze del male i miei figli per condurli a Gesù? Vuoi avere parte alla grande vittoria che mi è riservata? Ad imitazione del tuo divin modello, ti sei dato tutto a me. Mi hai consacrato tutto te stesso, tutta la tua attività. Ora che conosci l'uso che intendo fare della tua persona e delle tue energie, vorrai ritrattare la tua consacrazione?

12. Finora nella pietà filiale verso di me tu scorgevi qualche cosa di simile al tranquillo atteggiamento del bambino sulle ginocchia della madre. Ed ecco invece che ora ti propongo un impegnativo e duro servizio di apostolato! Ma Gesù è stato forse mio Figlio soltanto nella casa di Nazaret? Non era mio Figlio anche quando distruggeva l'impero del principe di questo mondo, e riscattava il genere umano? Non ha egli preso carne nel mio grembo appunto per diventare il Salvatore degli uomini? Egli ti ha chiamato ad essere un mio figlio prediletto, e in quanto tale un salvatore di anime. O sarai un apostolo, o rinunzierai ad appartenermi come figlio.

Invito al colloquio: O Maria, io sono tutto tuo e tutto ciò che ho ti appartiene. Per te e ai tuoi ordini voglio lavorare, lottare, soffrire e morire.

II. IL SACRO ARDORE DELL'APOSTOLATO

Maria: Sei risoluto ad essere mio apostolo; ma ti stai domandando come ciò sarà possibile nella tua presente condizione. Non sei infatti insignito del carattere sacerdotale, non hai ricevuto, così ti sembra, il mandato di predicare.

2. Ora, guarda intorno a te. Vedi questi propagandisti di dottrine sovversive che si succedono nel mondo e che in pochi anni trascinano dietro a sé milioni di aderenti? Di quale sacerdozio sono essi rivestiti? Chi ha dato loro il mandato di predicare? Per riuscire nel loro intento molti di essi hanno dovuto affrontare gli schemi, le persecuzioni, la prigionia e talvolta il rogo o il patibolo. Si erano fatti diffusori appassionati di un'idea - di una menzogna inventata da Satana - ed hanno raggiunto il loro intento. E tu che sei apostolo di Cristo e di sua Madre dubiti di poter raggiungere il tuo?

3. Non dire che questi seminatori di menzogne avevano buon gioco, bastando loro, per avere successo, assecondare le umane passioni. Tu hai dei mezzi molto più potenti: per rispondere alle aspirazioni più profonde dell'umanità possiedi la dottrina di verità che rende liberi, la dottrina della felicità che sazia il cuore, la dottrina di quel Dio ignoto che essa, nonostante tutto, invoca con suppliche ardenti. Ed hai infine per sostenerti l'onnipotenza del divino aiuto.

4. Assecondavano forse le passioni dei loro uditori i primi predicatori di Cristo presso i Giudei e i Gentili? Non imponevano, al contrario, austere rinunzie ai loro discepoli con l'obbligo di essere pronti a subire le persecuzioni, la prigionia, la spada e il fuoco? Eppure essi convertirono con straordinaria rapidità innumerevoli moltitudini. E questo, perché ardeva loro in petto il sacro ardore dell'apostolato. Se il medesimo ardore avesse animato il cuore dei loro successori, già da lungo tempo il nome di mio Figlio sarebbe stato predicato ad ogni creatura!

5. Bisogna che questo fuoco sacro si accenda in te. Come? e dove? Vieni, seguimi sul Calvario. Mettiti insieme con me di fronte a Gesù Crocifisso. Vedi il suo corpo dilaniato dall'orrendo supplizio: vedi soprattutto il suo spirito straziato in un'agonia mille volte più orrenda. Che cosa lo riempie di questa infinita desolazione? Più di ogni altra cosa, la vista degli uomini per i quali egli versa il suo sangue, e che pure non riceveranno alcun frutto dalla sua passione. Non ne ricaveranno frutto perché resisteranno alla grazia, certo, ma anche perché quelli che dovrebbero continuare in loro favore l'opera della Redenzione non se ne daranno pensiero.

6. Considera pure, figlio mio, l'amarezza del mio dolore. Perché anch'io ho sofferto tanto sul Calvario? A causa dei supplizi che torturavano il corpo di Gesù, non v'è dubbio, ma anche e soprattutto a motivo dell'agonia che lo straziava dentro. Perché contemplavo con lui quella moltitudine di uomini ai quali allora stavo dando la vita, con la tragica prospettiva che si sarebbero persi per sempre.

7. Ma ascolta Gesù che parla: «Donna ecco tuo figlio; figlio ecco tua Madre». Queste parole egli le rivolge a me e a te. «Donna ecco tuo figlio: egli ti aiuterà; sì, ti aiuterà a salvare i suoi fratelli, che senza di lui si avvierebbero all'eterna perdizione. Egli ricondurrà a te questi poveri erranti. Ti assisterà nella tua apostolica missione e ci consolerà entrambe». Hai capito il desiderio di Gesù? Fa' in modo che lo spettacolo del Calvario ti sia sempre presente e non ti dia mai pace. Risuonino giorno e notte alle tue orecchie il grido di Cristo morente e i gemiti di tua Madre!... Allora imparerai cosa significa essere apostolo!

8. Ricordati bene: sarai veramente apostolo se saprai occupare accanto a me, il posto di Gesù.

Invito al colloquio: O Madre mia, fa' che non si affievolisca mai in me questo triplice amore: l'amore per Gesù, per te e per i fratelli!

III.LA PREGHIERA APOSTOLICA

Maria: Figlio mio, sappi che in qualunque condizione ti trovi disponi sempre di un'arma apostolica di incalcolabile valore: la preghiera! Tu credi, è vero, che si può essere apostoli sia pregando come predicando. Riconosci che la preghiera è una consolazione e un supplemento all'attività personale per i vecchi, gli infermi e per tutti coloro che non possono dedicarsi alle opere esteriori di zelo. Ma quanto sei lontano dal comprenderne appieno l'efficacia apostolica!

2. La preghiera non costituisce una semplice alternativa, o un degno complemento dell'azione diretta. E’ un'arma apostolica la cui potenza supera di gran lunga quella di qualsiasi attività esteriore. Gesù ha predicato per tre anni; ma prima aveva pregato per trent'anni; e durante i tre anni del suo ministero pubblico non solo passava intere notti in preghiera, ma abitualmente nel suo intimo, mentre le labbra istruivano gli uomini, egli conversava col Padre. Con lui ho cooperato al riscatto del mondo; eppure non ho predicato, non ho governato la Chiesa, non ho fatto miracoli. Ho però pregato e sofferto. E come me Giuseppe ha pregato e sofferto; e senza mai proferire parola che sia registrata in un libro, ha fatto più per la conversione degli uomini che non Giovanni e Pietro e Paolo. Guarda la vita degli uomini apostolici: quelli che hanno convertito più anime sono stati degli uomini di preghiera.

3. Guai all'apostolo che non prega! Bronzo risonante e cembalo squillante, egli si affatica, si consuma, e forse si perde senza fare alcun bene agli altri. E se pure sembra che la sua attività produca frutti di salvezza, lo si deve alle suppliche di qualche anima buona sconosciuta; ma egli non ne avrà alcuna ricompensa.

4. Non ti pare che debba necessariamente essere così? Convertire, santificare o salvare un'anima è opera soprannaturale; l'attività puramente naturale non può da sola produrre frutti soprannaturali. Il soprannaturale è frutto della grazia e la grazia è frutto della preghiera. Quanto più si prega tanto più si ottengono effetti soprannaturali.

5. Dio vuole le opere, laddove sono possibili, come vuole il segno sensibile per produrre la grazia sacramentale. Ma come tutta l'acqua dell'oceano è incapace per se stessa di far rinascere alcuno alla vita nuova di figlio di Dio, così tutte le opere esterne sono incapaci di convertire o di santificare un'anima sola. Come è necessario che la parola del sacerdote accompagni l'atto di infondere l'acqua sul capo del battezzando perché si produca la grazia, allo stesso modo bisogna che la preghiera dell'apostolo accompagni ogni sua opera esteriore. La preghiera può perfino sostituire le opere se queste sono impossibili, come quando, essendo impossibile il battesimo dell'acqua, vi può supplire quello di desiderio.

6. Non è forse onnipotente Dio? Non ha egli infiniti mezzi per far giungere a destinazione la grazia della salvezza? Egli può dare un'efficacia meravigliosa ad un linguaggio semplicissimo; può far trovare in una parola letta o sentita, e forse imperfettamente compresa, in una disgrazia subita, in un fatto comunissimo l'ammaestramento che illumina, commuove e converte; può anche far concorrere gli stessi suoi nemici alla esecuzione dei suoi misericordiosi disegni. Il profeta Balaam era stato mandato per maledire Israele e invece di maledizioni proferì benedizioni. Ciò che manca all'apostolato sono assai meno le opere che la preghiera apostolica.

7. Hai compreso la lezione? E se l'hai compresa, ti sforzi di essere apostolo più con la preghiera che con l'attività esteriore? Ti ricordi ogni giorno di pregare con intenzioni apostoliche? Quando vuoi guadagnare a Cristo qualcuno, ti adoperi per ricercare i mezzi da prendere, le cose da dire, e fai bene; ma pensi soprattutto a pregare, convinto che la buona riuscita della tua impresa dipende piuttosto dal Dio che preghi che dalla tua abilità o dalla tua forza di persuasione?

8. Prega, prega ed impara a moltiplicare le preghiere per la conversione e la santificazione del tuo prossimo. Ad ogni tua preghiera premetti un'intenzione apostolica. Trasforma in preghiera le tue azioni e i tuoi patimenti, offrendoti a Dio per le mie mani secondo le mie intenzioni. Aggiungi a tutto questo l'offerta di tutte le Messe che si celebreranno in tutto l'universo durante la giornata.

9. Prega per i tuoi parenti e per tutti coloro che ti sono cari. Prega per la Chiesa, per il Papa, per i Vescovi, per i Sacerdoti e per tutti i missionari ed apostoli. Prega particolarmente per coloro che si sono impegnati a prestarmi la loro personale collaborazione affinché venga presto il regno di Gesù per mezzo del regno mio. Prega per coloro ai quali hai cercato di fare qualche bene affinché questo bene sia duraturo. Prega per coloro ai quali hai omesso di fare il bene che potevi affinché la tua preghiera compensi la tua negligenza. Prega per coloro che incontrerai durante la giornata affinché tu possa fare loro tutto il bene che potrai.

10. Prega prima di ogni azione perché il Signore dia a ciascuna tutta l'efficacia che egli stesso desidera. Prega quando qualcuna di esse ti appare difficile, così che la tua preghiera corrobori la tua debolezza. Prega anche quando qualcun'altra ti sembra facile, per tema che, fidando solo nella tua naturale abilità, non ottenga alcun frutto soprannaturale. Prega durante tutte le tue attività affinché Dio continui ad operare per mezzo tuo. Prega dopo le attività, per ringraziare Dio se ti sono riuscite bene; o perché ne risulti comunque qualche bene se ti pare di avere lavorato invano, ricordando che quanto più Dio ti costringe a pregare tanto più ti vuole concedere grazie.

Invito al colloquio: O Maria, la tua vita fu una continua preghiera per la gloria del Padre, per la missione del Figlio e per la salvezza degli uomini. Insegnami a pregare come sapevi pregare tu!

IV.LA SOFFERENZA REDENTRICE

Maria: Figlio mio, ascolta e comprendi. Voglio insegnarti una dottrina tanto difficile da intendere, anche e soprattutto perché credi di conoscerla già da molto tempo: la dottrina della salvezza per mezzo della Croce. Quelli che si consacrano all'apostolato cristiano sanno che la sofferenza ha un'efficacia grandissima al riguardo: Gesù ha salvato il mondo con la sua passione e morte; per essere la Corredentrice io ho dovuto essere l'Addolorata; i grandi apostoli hanno tutti patito grandi tribolazioni. Ma quando la sofferenza viene a visitarli personalmente, non si ricordano più del suo significato; si meravigliano e si scoraggiano. Per essi come per i Giudei la Croce rimane tuttora oggetto di scandalo. Si illudono forse di poter partecipare all'azione di Cristo Redentore senza partecipare anche alla sua passione?

2. Tu invece, figlio mio, guarda coraggiosamente la croce che ti è destinata. Dovrai compiere duri sacrifici. Dovrai lavorare ed affaticarti, spendere le tue forze e logorare la tua salute al mio servizio. E ciò non solamente per alcune ore o per alcuni giorni, ma finché vi saranno uomini da salvare; non solamente nelle ore di successo e di conforto, ma anche in mezzo alle difficoltà e alle amarezze. E dovrai andare incontro a immolazioni volontarie, dovrai farti vittima in cambio dei fratelli da salvare; e quanto più sterili ed ardui ti appariranno i tuoi sforzi, tanto più vi dovrai aggiungere mortificazioni ed espiazioni volontarie.

3. Sei pronto ad abbracciare questa croce? Forse sì. Ma ecco un'altra croce ben più difficile da portare, perché non te la imponi da te stesso e perché è veramente sconcertante. Le tue intenzioni saranno fraintese, i tuoi disegni scherniti, la tua attività biasimata. Coloro che dovrebbero aiutarti si disinteresseranno delle tue fatiche o tenteranno di distruggere ciò che ti sarai sforzato di edificare; coloro che dovrebbero incoraggiarti ti sconfesseranno o sovverti ranno i tuoi piani. Vi opporranno ogni sorta di ostacoli e poi diranno a chi li vorrà sentire che da molto tempo ne avevano predetto la cattiva riuscita. Se porti volentieri la croce che scegli tu stesso; se ti rassegni facilmente alla croce che ti proviene dalla malattia o dalla povertà; la croce che ti preparano l'ignoranza, la stoltezza o la malvagità degli uomini potrebbe suscitare in te un senso di ribellione. Eppure questa croce, proprio questa, racchiude in sé una maggiore efficacia di redenzione.

4. Considera Gesù. Si è forse imposto da sé la sofferenza con la quale ti ha salvato? O non fu piuttosto il frutto dell'ignoranza, della stoltezza e della malvagità degli uomini, di coloro stessi che per il loro ufficio avrebbero dovuto aiutarlo a salvare la loro nazione?

5. Non ti meravigliare se lo spirito del male si accanisce in questo modo nell'ostacolare le tue imprese: prendendo di mira i miei collaboratori egli in realtà combatte me. Conserva intera la tu a fiducia e il tuo coraggio. La sua sconfitta sarà tanto più completa: gli ho schiacciato il capo e glielo schiaccerò sempre!

6. Bada tuttavia che la sofferenza non ha virtù liberatrice per se stessa, ma solo quando essa è unita a quella di Gesù. Si può dire della sofferenza quello che si dice della tua persona: da te non sei altro che un povero peccatore, unito a Gesù, partecipi della natura divina. Similmente la sofferenza in se stessa è sterile, ma unita alla sofferenza di Gesù, acquista un'efficacia divina.

7. Quando nell'esercizio del tuo apostolato incontri il dolore, vieni a stringerti più intimamente a me. Insieme saliremo al Calvario. Lì, accanto alla Croce del Redentore, intenderai il valore infinito di quella sofferenza che ti sconcertava e ti opprimeva. Anche la sofferenza che ti proviene dall'incomprensione o dalla malignità degli uomini ti riuscirà dolce. In essa vedrai non più gli uomini che l'hanno causata, ma Gesù e sua Madre che ti invitano a condividere la loro missione redentrice, e i fratelli che così avrai modo di salvare.

8. E’ una dottrina molto austera quella che ti sto predicando, figlio mio, ma è una dottrina di fede, di amore e di vittoria. Presumevo forse troppo di te, stimandoti capace di comprenderla?

Invito al colloquio: O Madre, tu conosci la mia vita e il mio terrore per la sofferenza, ma conosci anche il desiderio che ho di amarti e di aiutarti nella tua missione. Quando verrà l'ora della prova, tu mi sosterrai ed allora sarò capace di soffrire tutto ciò che vorrai, perché lo vorrai, per quanto mi debba costare.

V.IL CONTAGIO DELLA TESTIMONIANZA

Maria: Figlio mio, all'apostolato indiretto della preghiera e della sofferenza, per quanto sia meravigliosamente fecondo, bisogna che aggiunga l'influsso diretto della tua persona su quella dei tuoi fratelli. Credi forse che intenda parlare dell'apostolato della parola. Ma no: l'apostolato della parola è senza dubbio importante; ve n'è però un altro che deve precederlo, accompagnarlo e seguirlo: l'apostolato dell'esempio.

2. Non avrai bisogno di una lunga esperienza per accorgerti che su certi individui l'apostolato della parola, sia pure eloquentissima, riesce inefficace. La parola è feconda solo quando è ricevuta da chi è disposto ad accoglierla. Se cade in un terreno sassoso, o tra i rovi e le spine, come può portare frutto? Ora, per disporre i tuoi simili a ricevere la tua parola, occorre la testimonianza della tua vita. Spesso un atto, un gesto, uno sguardo, un sorriso vale più di qualsiasi discorso.

3. Fa' stimare nella tua persona la religione che professi. Mostrati sempre dignitoso, compreso della tua cristiana grandezza e della presenza di Dio in te. Fa' che quanti ti avvicinano sentano che porti dentro qualcosa di misterioso. In mezzo alla generale corruzione la tua virtù sia al di sopra di ogni sospetto. Sii integro e onesto, quando intorno a te non si pensa ad altro che ad arricchire a spese altrui. Sii leale e sincero, quand'anche la menzogna e la dissimulazione fossero diventate quasi una legge universale. Sii coscienzioso e fedele al tuo dovere anche se negli ambienti che frequenti si è generalmente perduta persino la nozione del dovere e della coscienza. Quelli che non hanno la tua stessa fede e quelli stessi che la combattono saranno allora costretti a renderle omaggio col rendere omaggio alla condotta che essa ti ispira.

4. Mostrati quale sei, senza ostentazioni, ma anche senza rispetto umano. Di che dovresti vergognarti? Forse di possedere la verità mentre gli altri professano l'errore? Di aver il senso della tua dignità, mentre gli altri si fanno schiavi di vergognose passioni? Di esser discepolo di Cristo e collaboratore di sua Madre? Temi forse di perdere la stima di coloro che non la pensano e non vivono come te? Ma non ti sei accorto che gli uomini anche più perversi stimano coloro che non si vergognano delle proprie convinzioni personali e ad esse coerentemente conformano la propria vita? Sii cristiano senza paura e senza macchia, e la tua condotta sarà una predicazione vivente e continua.

5. E’ già una bella cosa fare stimare in te la dottrina di Cristo, ma io ti chiedo ancora di più: devi farla amare. Prendi a cuore gli interessi dei tuoi fratelli: rendi loro tutti i servizi che puoi; ascolta i loro lamenti, solleva le loro miserie, cura le loro piaghe; aiutali nel loro lavoro, sii buono e affabile con coloro che ti circondano; dandoti tutto a tutti guadagnerai tutti a Cristo. Se si sentiranno più felici per causa tua non potranno non amare la dottrina che ti avrà fatto dispensatore di felicità. Se frequentando capiranno meglio l'amore, arriveranno a capire meglio Dio pur ignorandone il nome. Dio infatti non è un nome: è l'amore. Aprendosi all'amore, si apriranno quindi a Dio.

6. Per arrivare a darti tutto a tutti non guarderai negli uomini le loro qualità o i loro difetti, le loro virtù o i loro vizi, le loro azioni buone o cattive; vedrai in essi il prezzo del sangue di Gesù e del mio immenso dolore. Li amerai con l'amore stesso con cui li ama il loro Redentore e la loro Madre, e così saprai attirarli all'amore e attraverso l'amore a Dio.

Invito al colloquio: O Madre conosco alcuni tuoi figli la cui vita è una predicazione continua. Io invece, con i miei difetti, sono spesso per gli altri causa di disgusto e di mormorazione. Col tuo aiuto, voglio sforzarmi di predicare Gesù con la mia condotta. Fa' che con una maggiore coerenza di vita possa contribuire a condurre il prossimo a Gesù.

VI.PAROLE DI SALVEZZA

Maria: Figlio mio, impara a parlare da vero apostolo per diffondere intorno a te lo spirito di Cristo. Non dire: «Mi mancano le occasioni». Le occasioni ci sono, ma bisogna scoprirle; e se proprio non ci fossero bisognerà crearle. Figlio della luce, hai forse bisogno di essere addestrato dai figli delle tenebre? Essi sanno ben trovare dappertutto occasioni per diffondere le loro perverse dottrine: nell'intimità di un colloquio, per la pubblica strada, sul posto di lavoro, in viaggio, negli stessi loro passatempi. Ciò che possono quelli per rovinare, non lo puoi tu per salvare? Bada bene: se ti credi incapace di farlo, ciò che ti manca non è l'occasione, ma il sacro ardore dell'apostolato. Vieni a ravvivarlo al Calvario e troverai tante occasioni di farlo sprigionare intorno a te.

2. Per parlare da apostolo, non è necessario predicare. Parla in ogni incontro secondo le tue cristiane convinzioni: a proposito delle persone, delle cose, degli avvenimenti. Pensa coi pensieri stessi di Cristo e non temere di manifestare il tuo pensiero. Discuti raramente; non umiliare mai l'avversario. Esponi con semplicità le tue idee. La verità è per se stessa attraente, perché la verità rende liberi. Per se stessa la verità conquista le menti, perché il suo splendore ne favorisce l'adesione. Non credere che occorrano ordinariamente lunghi discorsi: una breve spiegazione, un modesto consiglio, una semplice riflessione, talvolta una sola esclamazione possono bastare a produrre la luce in una anima sincera.

3. Non ti scordare che a convincere l'avversario gioveranno meno i tuoi argomenti che la tua persona. Parla semplicemente, ma coraggiosamente: tu possiedi la Verità. Ti si senta profondamente convinto di ciò che dici: sarai creduto facilmente se sarai coerente nell'uniformare la tua condotta ai tuoi discorsi. Ti si veda desideroso non di riportare una vittoria, ma di essere utile ai tuoi ascoltatori. Studia senza posa la dottrina di Cristo, per poterle rendere una sempre più credibile testimonianza. Fa' che sia riconosciuto da tutti il tuo valore professionale: se ti mostrerai competente nella tua arte o professione avrai più credito anche nelle tue convinzioni religiose.

4. Solo con un lungo tirocinio si diventa maestri nell'apostolato della parola. Prima di ogni conversazione pregami di ispirarti ciò che dovrai dire. Dopo la conversazione esamina dinanzi a me se hai saputo rendere qualcuno o migliore o più felice, e prevedi come potresti far meglio un'altra volta. Quanto più docilmente ti lascerai guidare da me in questo tirocinio, tanto più rapidi ed efficaci saranno i tuoi progressi: solo per mio mezzo diventerai un vero apostolo di Gesù.

Invito al colloquio: O Maria, lo confesso, non mi sono dato pensiero, come avrei dovuto, di diffondere attorno a me la dottrina di tuo Figlio, perché nelle mie relazioni con il prossimo non ho cercato altro che me stesso. D'ora in poi penserò a Gesù e a chi mi sta dinanzi. Ti invocherò prima di parlare e tu mi detterai ciò che dovrò dire.

VII.L'UNIONE FA LA FORZA

Maria: Figlio mio, non rimanere isolato. Unisciti con quelli che hanno le stesse tue aspirazioni. Se ti limitassi a custodire gelosamente nel tuo cuore il sacro fuoco dell'apostolato, finiresti per spegnerlo. Parlando con altri della comune fede e delle comuni aspirazioni, renderai queste più ardenti in te stesso e in essi. L'unione, oltre che infiammare il vostro comune zelo, darà ad esso una forza singolare. Quando lavorerai con un altro, sarai più forte non due ma dieci volte. E quando sarete una schiera ben unita che avanzerà sotto la mia guida, sarete irresistibili.

2. E dove potrai trovare questi compagni animati dallo stesso tuo ideale? Cerca e troverai. Forse ve ne sono intorno a te di già pronti ad accoglierti nelle loro file: unisciti ad essi. Forse intorno a te esistono soltanto forze individuali ed isolate. Cerca di scoprirne alcune in grado di comprenderti. Spesso esistono le une accanto alle altre parecchie persone che hanno le stesse inclinazioni, ma ciascuna di esse si crede sola nel suo genere. Quando, dopo mesi e forse anni di mutuo isolamento, un incontro fortuito le ha fatte riconoscere a vicenda, si meravigliano di essere rimaste così a lungo estranee le une alle altre, pur essendo anime sorelle. Provati a parlare con gli altri di ciò che ti sta a cuore, e vedrai che prima o poi i tuoi tentativi otterranno risposta.

3. Forse non troverai subito delle persone disposte a condividere i tuoi ideali. Del resto i tuoi migliori collaboratori non saranno sempre quelli che avranno risposto per primi e con maggiore entusiasmo alle tue proposte: un giudizio retto, una volontà ferma, la generosità, la prontezza al sacrificio della propria persona valgono molto di più che i subitanei improvvisi entusiasmi. Non dire: «Non c'è nulla da fare in questo ambiente: tutti quelli che mi circondano sono ugualmente indifferenti». Vi sono cuori nobili che si nascondono; vi sono individui generosi che ignorano se stessi. Tocca a te scoprirli e far prendere loro coscienza. Saranno felicissimi nel sentirsi ridestare in fondo al cuore aspirazioni alla perfezione e al servizio di una grande Causa.

4. Proprio quelli che professano le dottrine più opposte alle tue possono essere talvolta i più idonei ad essere un giorno i tuoi colleghi di militanza. Saulo il persecutore non divenne forse il grande apostolo di Cristo? Considera negli uomini non tanto le parole e gli atteggiamenti esteriori, quanto piuttosto l'intima disposizione che li fa parlare ed agire. Un miscredente se è sincero, generoso, ardente, è più atto a dedicarsi con te alla medesima causa che non un cristiano senza nerbo e senza spirito di sacrificio.

5. Può darsi che debba cercare a lungo coloro che potrebbero diventare tuoi soci; che ti richieda molta fatica la loro formazione e che alla fine ti avvenga di provare molte delusioni. Non lasciarti abbattere per questo: Cristo ha dappertutto i suoi eletti; cerca, finché non li abbia trovati.

6. Sulle prime sarete solo un piccolo gruppo. Non importa, purché siate uniti. Non è mai il gran numero che riporta la vittoria finale, ma una minoranza coraggiosa, attiva, ben ordinata e disciplinata. Con una dottrina infallibile e meravigliosamente sublime e l'aiuto onnipotente del cielo, i cattolici hanno mezzi più che sufficienti per avere la meglio sui loro avversari, purché obbediscano a chi ha la missione di guidarli, per far convergere tutte le loro forze al trionfo del bene.

7. E quali sono i capi che devono coordinare la vostra attività apostolica? «Dio ha costituito i Vescovi a dirigere la sua Chiesa». Il Vescovo dei vescovi, il Papa, non tralascia mai di dare chiare direttive in proposito. Da coloro che Cristo ha costituito pastori devi ricevere la parola d'ordine, non da uomini che non hanno ricevuto mandato alcuno e che pretendono di servire la causa della Chiesa con mezzi che ella disapprova. Sappi rinunziare alle tue vedute proprie, per quanto belle esse ti appaiano. Non a te, non a tale o a tale altro laico o anche sacerdote, bensì alla Chiesa è stata promessa l'infallibile assistenza dello Spirito Santo. Comprendi che un bene minore ma reale val più che uno maggiore non mandato ad effetto; che la forza risiede nell'unione e l'unione richiede l'abnegazione e che ciascuno deve preferire il trionfo della causa comune a quello delle sue vedute personali. Medita questa dottrina; conforma ad essa la tua vita e diffondila con la parola.

Invito al colloquio: O Madre, te lo prometto: voglio adoperarmi per tutta la vita ad accrescere il numero dei tuoi collaboratori e a renderli sempre più animati di santo entusiasmo. Ti prometto particolarmente di impegnarmi con docilità e devozione fino alla morte al tuo servizio.

VIII. QUELLI CHE MI FANNO CONOSCERE

Maria: Figlio mio, Gesù ti ha condotto a me affinché, diventando mio figlio prediletto, diventassi mio apostolo. Tutto ciò sarà da lui benedetto. Ma egli vuole non soltanto che tu operi in mio Nome, ma anche che predichi il mio Nome! E ogni qualvolta lo farai darà al tuo apostolato una grazia e un'efficacia specialissima.

2. Essere apostolo vuol dire condurre a Cristo gli uomini, dare Cristo agli uomini. Ora io sono la via che conduce a Cristo; da me Cristo è stato donato al mondo. Se dunque vuoi condurre gli uomini a Cristo più rapidamente, devi indicare loro la via che a lui conduce. Se vuoi dare loro pienamente Cristo, fa' loro conoscere colei che ha la missione di darlo. Ricorda la tua personale esperienza: malgrado le tue continue infedeltà alla grazia, da quando Gesù ti ha rivelato il mistero della sua pietà filiale, hai costatato in te stesso una meravigliosa trasformazione. Poiché hai trovato la luce, non puoi ora metterla sotto il moggio, ma devi farla risplendere davanti agli uomini. Il segreto della tua vita interiore sarà pure quello della tua vita apostolica: quanto più mi farai intervenire apertamente nella tua attività tanto più abbondanti ne saranno i frutti.

3. Così ha voluto Gesù. Egli poteva darsi agli uomini direttamente; ha deciso invece di darsi loro per mezzo mio. Nella promessa del paradiso terrestre, negli oracoli dei profeti, in casa del Precursore, dinanzi ai pastori di Betlemme, ai Magi, a Simeone ed Anna, alle nozze di Cana, sul Calvario egli ha voluto manifestare sempre anche me mentre manifestava se stesso. E’ per mezzo della Chiesa, suo corpo mistico animato dal suo Spirito, egli non cessa di predicarmi e di indicare come via naturale per trovarlo quella che conduce dalla Madre al Figlio. Anche questo è un aspetto della sua pietà filiale che devi premurarti di imitare.

4. Ti ho spiegato come, soprattutto nei tempi nuovi, Gesù vuole glorificare il mio nome e mediante la mia conoscenza e il mio culto santificare e salvare gli uomini. A questa grande vittoria che egli mi ha destinata avranno una parte speciale coloro che mi faranno conoscere e amare. Fammi dunque conoscere quanto più ti sarà possibile. Questo aspetta da te Gesù.

5. Anch'io mi aspetto molto da te al riguardo. Tanti cristiani non conoscono la loro Madre, o la conoscono pochissimo. Tocca a te rivelarla loro, perché ella possa abbracciare tutti come diletti suoi figli. Tocca a te condurli a lei, perché possa formarli come te a somiglianza del suo primogenito.

6. In che modo potrai farmi conoscere ed amare? Sii pieno di un amore ardente per me e per i tuoi fratelli, il resto verrà da sé. In primo luogo sia manifesto agli occhi di tutti che ti sei particolarmente consacrato al mio culto. Non temere che si scorga nelle tue mani o sul tuo petto il mio rosario o la mia effige, o che ti si veda partecipare a qualche pubblica manifestazione in mio onore. Se nello stesso tempo ti mostrerai cittadino irreprensibile e cristiano senza paura e senza macchia, la tua condotta mi predicherà eloquentemente.

7. Poi, secondo le circostanze, sappi con poche parole esporre le tue convinzioni e la tua personale esperienza riguardo alla vita di unione con me. Nelle conversazioni confidenziali, nella tua corrispondenza sappi discretamente far comparire il mio nome. A coloro che piangono rivela l'immagine della Consolatrice degli afflitti. A coloro che lottano per conservare o riacquistare la loro illibatezza, raccomanda il ricorso a colei che tutta pura ha avuto da suo Figlio il privilegio di rendere puri quelli che la invocano. A quanti aspirano ad una vita di intimità con Gesù insegna la via che tu stesso hai percorso per giungere ad una più stretta unione con lui. Ai desiderosi di apostolato spiega la missione apostolica che Dio mi ha affidata e la meravigliosa fecondità che otterranno i loro sforzi se agiranno in mio nome e sotto la mia guida. E se qualche giorno ti sarà dato di potermi far conoscere pubblicamente con la parola o con gli scritti, approfitta premurosamente di questa grazia. La tua parola recherà un messaggio di fiducia, d'amore e di salvezza a tutti gli uomini di buona volontà che la sentiranno, e forse per mezzo di questi a migliaia di altri uomini. «Coloro che mi faranno conoscere, avranno la vita eterna» e la diffonderanno intorno a sé.

Invito al colloquio: Fammi degno di lodarti, o santissima Vergine Maria! Rendimi forte e coraggioso contro i tuoi nemici!

IX.«NEL TUO NOME GETTERÒ LA RETE»

Maria: Figlio mio, ti ho indicato i mezzi che devi adottare nell'esercizio del tuo apostolato, ma non ti ho ancora parlato della fiducia che ti deve sempre animare nella tua attività apostolica. Considerando la tua debolezza e la difficoltà del compito che ti è affidato, ti domandi talora di che cosa sarai capace. Certamente di nulla da solo, ma di cose meravigliose insieme con me. Non ha forse fatto grandi cose per me l'Onnipotente appunto perché ha guardato l'umiltà della sua serva? Non hai letto come Dio abbia scelto per confondere i sapienti coloro che il mondo considera insensati, e per confondere i forti coloro che il mondo considera vili?

2. Ascolta e rifletti. Voglio insegnarti due verità che ti infonderanno una fede incrollabile nell'efficacia della tua missione, una fede da trasportare le montagne. In primo luogo devi essere convinto che il tuo apostolato è il mio apostolato, che i tuoi interessi sono i miei interessi. A me, non a te, Dio ha affidato la missione di schiacciare la testa al serpente e di stabilire nel mondo il regno di suo Figlio: tu non fai altro che partecipare alla mia missione. Si tratta di salvare i miei figli e non i tuoi. Una madre desidera la salvezza dei figli certamente più di quanto non possa desiderarla un estraneo! Gli interessi di Gesù stanno infinitamente più a cuore a me che a te. Anche se tu ti mostrassi freddo riguardo al frutto delle tue fatiche, io certo non potrei rimanere indifferente poiché è di Gesù che si tratta e degli altri miei figli. Ora io sono onnipotente per l'onnipotenza di Dio e comunico questa onnipotenza a coloro che operano nel mio nome.

3. In secondo luogo, ricorda ed applica al tuo apostolato ciò che Gesù ti ha spiegato intorno alla fiducia senza limiti che deve informare la tua preghiera. Io ho un'intenzione d'amore riguardo a ciascuna delle tue imprese apostoliche. E questa mia intenzione è sempre più perfetta della tua; poiché ti amo più di quanto tu ami te stesso, ed amo Gesù e gli uomini più di quanto non li ami tu. Ed è un'intenzione che potrai facilmente e infallibilmente raggiungere nella misura in cui agirai nel mio nome. Quindi, quali che siano gli ostacoli che si oppongono alla tua attività, potrai sempre ottenere più di quanto prevedevi, purché agisca in mio nome.

4. Per ottenere questi effetti straordinari non basta lavorare molto: bisogna lavorare nel mio nome. Gli apostoli si erano affaticati tutta la notte senza pescare nulla. Ma appena Pietro ebbe detto a Gesù: «Nel nome tuo getterò le reti», fecero una pesca miracolosa. Quante volte ti sei affaticato invano! Perché? Perché non avevi detto, incominciando: «Nel tuo nome, o Madre». Lavorare nel mio nome vuoi dire lavorare secondo le mie intenzioni e con la coscienza di partecipare alla mia missione e alla mia onnipotenza.

5. Offri a Gesù per mano mia la tua preghiera, i tuoi patimenti perché vengano attuate le mie intenzioni riguardo al tuo apostolato. Prima di intraprendere qualsiasi cosa, invocami e cerca quali possano essere le mie intenzioni così da agire sempre come uno strumento nelle mie mani. Bada però di non equivocare. Quante volte infatti nell'incominciare dichiari di voler agire solo per me, e poi in realtà finisci per seguire le tue personali tendenze. Il frutto delle tue attività apostoliche è assicurato solo se persevererai nella disposizione di voler assecondare le mie intenzioni. Pietro in mezzo alla tempesta aveva cominciato col credere a Gesù che gli comandava di raggiungerlo e sulle prime camminò sulle onde del mare; ma poi pensò ai flutti e a se stesso, ed affondò. Molte volte forse hai cominciato col fare autentici prodigi, ma l'esito finale è stato negativo. La causa è da attribuire al fatto che ad un certo punto hai perso coscienza di essere un mio strumento.

6. Non puoi pensare di continuo a me, è vero. Ma puoi lasciarti sempre guidare dal mio spirito; puoi acquistare una tale disposizione d'animo che se qualcuno ti domandasse: «In nome di chi agisci?», tu potresti rispondere: «In nome di mia Madre». Non arriverai ad avere queste disposizioni se non a prezzo di molti sforzi. Ma almeno rinnova di tanto in tanto la tua intenzione e correggila appena ti accorgi che le tue vedute si sono sostituite alle mie.

7. Dopo l'azione, se ti è riuscita bene ringrazia Dio; se male, esamina te stesso: o non hai agito in mio nome e allora l'esito è veramente negativo; o hai cercato di conformarti alle mie intenzioni e di appoggiarti a me e allora il frutto del tuo operato è soltanto differito e verrà quando a Dio piacerà, e sarà tanto maggiore quanto maggiori sforzi avrai dovuto fare e quanto maggiore fiducia avrai dimostrata. Senza di me non puoi riuscire a nulla; con me non potrai fallire mai.

Invito al colloquio: O Madre mia, credo in te e nella missione che ti ha affidato Gesù. Credo che appoggiandomi a te sarò onnipotente. Fammi toccare con mano l'inutilità dei miei sforzi ogni qualvolta avrò voluto agire nel mio nome e costringermi ad operare unicamente nel tuo! Allora ti aiuterò efficacemente a condurre a Gesù innumerevoli fratelli e si compirà quell'augurio che amo ripetere ad ogni ora del giorno e anche di notte quando mi sveglio: «Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano in ogni luogo glorificati per mezzo dell'Immacolata Vergine Maria».

IL TUO IDEALE

Gesù: Fratello mio, comprendi adesso il dono che ti ho fatto rivelandoti il mistero della mia pietà filiale verso la Madre mia? Quando t'invitai a darti tutto a lei, seguendo il mio esempio, credevi che con ciò volessi solo esortarti ad amarla un po' più di prima. Ora, a poco a poco, hai capito che imitare la mia pietà filiale verso di lei vuol dire diventare sotto la sua guida un santo e un apostolo, vuol dire trasformarti in me, Figlio di Dio divenuto Figlio di Maria per la salvezza del mondo.

Invito al colloquio: O Gesù, mio Dio e mio Fratello! O Maria, Madre di Dio e Madre mia! Mi consacro nuovamente a te, senza riserve e per sempre, ma con una conoscenza più chiara dei tuoi disegni su di me e con una volontà più risoluta di eseguirli ad ogni costo. O Gesù dammi la grazia di amare tua Madre e di farla amare come tu la ami e vuoi che sia amata. E tu, o Maria, ottienimi la grazia di amare Gesù e di farlo amare da tutti gli uomini come tu stessa lo ami.

APPENDICE 

ATTO DI CONSACRAZIONE A MARIA

Signore, Dio nostro che, per salvare tutti gli uomini e per condurli a Te, hai fatto nascere il tuo Figlio diletto dalla Vergine Maria, concedici di essere da Lei formati a immagine del suo primogenito e rendici partecipi dell'amore di Cristo per sua Madre. Tu che hai associato Maria al mistero del tuo Figlio, perché divenisse la Madre dei viventi, conferma la nostra alleanza con Lei. La nostra consacrazione prolunghi sulla terra la sua materna carità e faccia crescere la Chiesa, Corpo del tuo Figlio, Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

PREGHIERA DELLE ORE TRE A GESÙ CROCIFISSO

Signore Gesù, ci raccogliamo con Maria tua Madre e il discepolo che amavi, ai piedi della croce per chiederti perdono dei nostri peccati che sono la causa della tua morte. Ti ringraziamo di aver pensato a noi nell'Ora suprema della salvezza e di averci affidati come figli alle sollecitudini materne di Maria. Vergine Santa, mostrati nostra Madre col renderci docili all'azione dello Spirito Santo. San Giovanni, ottieni anche a noi la grazia di accogliere Maria nella nostra vita e di assisterLa con amore filiale nella sua missione. Amen. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano in ogni luogo glorificati per mezzo dell'Immacolata Vergine Maria.