Il libro della grazia speciale - libro V

Santa Matilde di Hackeborn

Il libro della grazia speciale - libro V
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CAPITOLO I: L'ANIMA DELLA BADESSA GERTRUDE SORELLA DI METILDE.


Metilde, piena di tenerezza per gli afflitti, si ricordava davanti al Signore non solo dei vivi, ma anche dei defunti, ai quali applicava i suoi devoti suffragi. Più volte dunque, pregando per varie anime che non avevano più bisogno di soccorso, le furono dal misericordioso Signore manifestati i loro meriti e la loro gloria.
Un giorno in cui si cantava la messa per i defunti, quella divota vergine, in azione di grazie recitava per l'anima di sua sorella la badessa Gertrude di felice memoria, la serie dei responsori della Santa Trinità. Avendo ella già visto altre volte quell'anima nella gloria, il Signore le disse: “La rivedresti tu volentieri ancora?”
D'un tratto, sua sorella le apparve portando sul corpo un velo di candidissimo lino splendente di luce. Metilde le domandò cosa significasse questo velo, e la defunta rispose: “Rappresenta la vita che ho menata nel chiostro, tutti i fili di cui è tessuto sono dalla Divinità penetrati di gloria e di splendore”.
Tali parole fecero intendere a Metilde che non si osserva nessuna buona pratica per divozione o per fedeltà alle regole del proprio stato, che non venga raccolta dalla memoria del Signore per darne all'anima una ricompensa speciale.
“E la tua corona dov'è?” ripigliò Metilde. “La mia corona, rispose quella anima beata, è talmente gloriosa che dalla terra s'innalza sino al trono di Dio, e raggiunge i confini del mondo. Incomincia su la terra dove agli uomini lasciai la mia memoria ed i miei esempi; sale sino al trono di Dio, perché le mie virtù procurano a Dio onore e lode, ed in pari tempo rallegrano tutti i Santi; abbraccia pure le quattro parti del mondo, perché la mia vita ha: giovato a tutta la Chiesa e le sarà di vantaggio sino alla fine dei secoli”.
Metilde l'interrogò sopra un punto che era oggetto delle loro preghiere quando era ancor vivente, e l'anima rispose: “La mia preghiera è ormai più efficace, più utile e più fruttuosa che durante la mia vita”. E dimostrando Metilde qualche sorpresa nell'udire queste parole, la beata soggiunse: “È così, perché 1a preghiera del giusto, anche dopo la sua morte, né perisce né muore mai. La preghiera che avrà implorato la salvezza dei peccatori conserverà il suo valore anche dopo la morte di chi l'ha fatta. Così pure di tutte le altre preghiere”.
Questo è conforme a ciò che si legge nel secondo libro dei Maccabei, dove si vede che il Sommo Sacerdote Onia, comparve col profeta Geremia a Giuda Maccabeo e indicando Geremia gli disse: Ecco colui che prega per tutto il popolo (II Mach., XV, 14). È certo che l'anima di Geremia allora era nel Limbo. Ma colui che, durante la sua vita, come un vero sacerdote del Signore aveva propiziato il Signore con le sue preghiere per il popolo, veniva mostrato dopo la sua morte come intercessore a favore di quello.
Donde si può concludere che se uno sapesse dare ai propri desiderii un'intenzione che si estendesse a tutti i secoli, vale à dire se desiderasse per l'amore e la gloria di Dio, di vivere sino alla fine del mondo nella preghiera, nel lavoro e nella sofferenza per soccorrere i vivi e le anime del purgatorio, sicuramente Dio accetterebbe un tal voto come l'atto medésimo.


CAPITOLO II: LE ANIME BEATE OFFRONO A DIO LE PREGHIERE CHE VENGONO RECITATE PER LORO


Un'altra volta, mentre la Comunità si accostava alla Comunione, là Santa vide di nuovo l'anima di sua sorella tutta risplendente di bellezza, la quale stava alla destra di Dio e dal Signore riceveva tanti baci quanti erano le persone che ricevevano il Corpo del Signore. Questo esprimeva il merito particolare che quell'anima aveva acquistato col promuovere nelle Suore la frequenza alla Santa Comunione.
Considerando un tale spettacolo con gaudio ed ammirazione, Metilde volle sapere se il Sacerdote acquisti qualche merito nel distribuire il Corpo di Cristo. - “Se un semplice soldato, rispose il Signore, portasse ai Principi della Corte il figlio unico del Re, e che il Bambino reale da ciascuno di quei Principi ricevesse cento monete; quel soldato certo si arricchirebbe, quando riportando il figlio del Re da questo ricevesse in dono quel denaro offerto dai Principi. Così pure si accresce il merito del Sacerdote il quale, con divozione e santa gioia, distribuisce ai fedeli il Sacramento del Corpo di Gesù Cristo”.
Dopo, la Santa disse a sua sorella: “Dimmi, sorella diletta, qual vantaggio ricevi tu quando poi recitiamo per te i responsori della Santa Trinità od altre preghiere?” L'anima rispose: “Io ricevo tutte le parole delle vostre labbra sotto forma di rose che offro con gioia al mio diletto”. Poi mostrando a Metilde nelle pieghe del suo mantello bellissime rose che nel loro centro avevano una foglia d'oro, le disse: - “Questa foglia d'oro è quella del cuore, cioè della carità che dà valore alla preghiera. E non è forse più per carità che per dovere che mi fate questa offerta?”
“Ma che avviene, ripigliò Metilde, delle offerte fatte ai Santi?”
“Le ricevono, rispose l'anima, con gioia e parimenti le presentano al Signore. Offrireste voi ai Santi anche un solo Pater con l'intenzione di darne se fosse possibile altrettanto a ciascuno, che questo unico Pater lo accetterebbero tutti come se fosse stato particolarmente recitato per ciascuno di loro in particolare”.


CAPITOLO III: DELL'ANIMA DI SUOR M.


Quando morì Suor M. di felice memoria; l'anima sua apparve alla Santa sotto la forma di una bellissima vergine, avvolta. in un lenzuolo verde, portando una corona sul capo e circondata da una moltitudine di Vergini e di Santi che le dimostravano una viva tenerezza. Tuttavia la Santa conobbe in ispirito che la Suor M. non aveva ancora fatto il suo ingresso nella gloria, né doveva ottenerlo se non al momento in cui nella messa si sarebbe fatta per lei l'oblazione dell'Ostia. Ma il Signore si donava allora a quest'anima in una maniera speciale, onde compensarla perché durante la sua malattia per un po' di tempo era stata priva della Santa Comunione.
Durante il canto dell'offertorio Domine Jesu Christe, siccome nessuno si presentava. Del fare l'offerta a favore di quella poveretta, Metilde vide il Re della gloria, Sposo delle virtù, presentarsi a Dio Padre. ed offrirgli tutte le sue opere, le preghiere, le fatiche ed i patimenti della sua santissima Umanità, onde accrescere la beatitudine della sua nuova sposa.
La Beata Vergine, Madre dello Sposo della verginità, offri pure in sacrifizio tutte le sue grazie e tutti i suoi privilegi per aumentare la gloria di quella sposa del suo divin Figlio.
Similmente fecero i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, i Martiri, i Confessori, le Vergini e tutti gli Ordini dei Santi.
Ma all'oblazione dell'Ostia Santa, dall'Oriente apparve una luce meravigliosa che rappresentava la gloria della Divinità e nella quale venne rapita quell'anima beata. In quella luce le fu data quella sacra unione, di cui si è detto sopra, nella vera società e nel vero godimento di Dio. Là ancora, quella beata ricevette la piena e sovrabbondante ricompensa delle sue fatiche e delle sue pene.
Al cuore dell'uomo è più facile credere una tale felicità, che immaginarla e descriverla.


CAPITOLO IV: DELL' ANIMA DELLA PIA EREMITA YSENTRUDA.


La Santa conobbe ancora come l'anima di Ysentruda fosse passata a Dio. Le parve che tutti i cori degli Angeli le facessero un corteo di gloria e di amore, perché era particolarmente degna di essere loro associata e come assimilata. Essa, infatti, erasi resa simile agli Spiriti angelici per l'umile ed affettuosa cura con cui accoglieva quelli che la visitavano. Aveva imitato gli Arcangeli per la sua familiarità con Dio; le Virtù per la pratica vigorosa del bene, peri buoni esempi, anzi per uno zelo talmente ardente che parecchie persone si erano convertite per le sue veementi esortazioni. Aveva ancora portato la somiglianza dei Principati, delle Potestà e delle Dominazioni per il suo coraggio e la sua potenza contro i demonii ed i vizi, per il rispetto e l'amore che portava all'immagine di Dio impressa in ogni uomo e che nell'anima propria ella aveva conservata senza macchia; per le preghiere ferventi ed orazioni che offriva a Dio giorno e notte.
Era stata persino una degna emula degli spiriti degli Ordini più elevati; Dio, infatti, trovava nell'anima di lei un delizioso riposo mentre essa possedeva la pienezza della conoscenza di Dio e nutriva per Lui un amore estremamente ardente.
La Beata Vergine Maria e Giovanni l'Evangelista presentarono dunque quell'anima davanti al trono della gloria.
Nostro Signore Gesù Cristo l'accolse nei suoi abbracci, la condusse davanti a Dio Padre e in onore della sua sposa con una voce melodiosa, cantò: “Haec est quae nescivit thorum in delicto , etc., Ecco quella che non conobbe il matrimonio. Ecco quella che mi ha amato con tutto il suo cuore e con tutte le sue forze. Ecco quella che si è attaccata a me con tutta la purezza dell'anima sua”. Su la corona della beata, la Passione di Cristo cui era tanto divota, l'amore e la castità brillavano con un particolare splendore il quale si diffondeva sopra tutte le sue virtù ed i suoi ornamenti.


CAPITOLO V: DELL'ANIMA DELLA SUORA B. DE BAR.


Durante l'agonia d'una Religiosa, la Santa vide Nostro Signore Gesù Cristo, il quale, davanti alla bocca della moribonda teneva un pannolino bianco, come per riceverne l'anima. Appena fu morta, venne celebrata la messa in suo suffragio. Essendo questa appena incominciata; il Signore Gesù Sposo delle Vergini, parve venire all'altare per deporvi un gran tesoro; questo significava che offriva al Padre suo per la defunta tutto ciò che gli apparteneva, anche la sua Passione. La Beata Vergine apportò pure i vari gioielli di cui secondo l'usanza si adorna una fidanzata per il giorno delle sue nozze. Maria SS. sotto questa forma offriva alla Santa Trinità le operazioni del Signore in lei, onde completare la gloria di quella nuova sposa del suo divin Figlio e festeggiarne con gaudio l'arrivo.
All'Elevazione dell'Ostia santa, il Signore comparve in piedi su l'altare e,chinatosi verso il Sacerdote gli disse: “La tua volontà è la mia volontà!”. Da queste parole la Santa intese che il Sacerdote in quel momento aveva concepito il desiderio di liberare quell'anima, ed era stato esaudito.
Quando si arrivò all'Agnus Dei e che il Sacerdote ebbe preso il Corpo del Signore, quell'anima beata, sotto la forma di una vergine bellissima si avvicinò all'Altare, dove il Signore chinandosi le concesse il dolce bacio che l'introdusse nella felice partecipazione della vita del cielo.
In fine della messa, nel momento della benedizione del sacerdote, si sentirono in aria delle voci che cantavano, con accompagnamento di cembali, di arpe e di ogni sorta di strumenti, come si usa nelle nozze dei re. E quell'anima venne ammessa a condividere la sorte degli angeli i quali sino alla, fine delle solite preghiere, stettero sopra il monastero dove giaceva. il corpo della defunta; poi con grandi trasporti di gioia, la ,condussero nella patria celeste.
L'indomani, giorno della sèpoltura, il Signore comparve ancora durante la messa, e l'anima della defunta, seguita da una gran folla di Vergini, arrivò tutta adorna di rose d'oro come una sposa nuovamente introdotta nella casa.
All'offertorio Domine Jesu Christe, il Signore con benevolenza le disse: “Va' ora e offri al Padre tutto ciò che io e mia Madre ieri ti abbiamo donato; questo tesoro ti appartiene per la tua eterna beatitudine”.
Sempre seguita dalla folla delle Vergini, l'anima s'avanzò per offrire i preziosi doni che aveva ricevuti dal Signore; e tutte le altre Vergini presentarono per la loro compagna le meraviglie che la santa Trinità in ciascuna di loro aveva opérate.
Le Vergini intorno all'altare formarono un circolo intorno a quella nuova Sposa di Cristo, ed eseguirono come una gioiosa farandola sino al termine della messa; poi, comparvero in aria e sino al termine della funzione cantarono le loro lodi. al disopra del luogo dove il corpo. riceveva la sepoltura. Ripresi poi i loro cembali, coi loro celesti canti condussero quell'anima beata, sino alla camera. nuziale dello Sposo immortale, cui siano onore e gloria nei secoli eterni! Amen.


CAPITOLO VI: DI UNA SUORA INFERMA


Una suora che in tutti i giorni della sua vita aveva devotamente servito Dio nella santa Religione, cadde ammalata. Metilde, mentre invocava il Signore per lei, ne vide l'anima come inginocchiata davanti al Signore, il quale le mostrava le sue rosseggianti piaghe, e quella le salutava con la seguente preghiera che la Santa non conosceva: O salutari piaghe del mio carissimo amante Gesù Cristo, Salvete, Salvete! Salvete nella onnipotenza del Padre che vi ha volute, nella sapienza del Figlio che vi ha sofferte; nella benignità dello Spirito Santo che, per mezzo di Voi, ha compiuto l'opera della nostra redenzione!58
Mentre quella suora stava per ricevere l'estrema Unzione e la Comunità si era radunata attorno al suo letto, Metilde vide due angeli che portavano ciascuno una vaschetta piena d'acqua; questa significava la misericordia e la verità, nelle quali l'anima doveva lavarsi da ogni macchia, secondo queste parole: La misericordia e la verità cammineranno davanti alla vostra faccia. (Ps.; LXXXVIII, 15).
Vennero ancora quattro Angeli, i quali sospesero sopra il letto un drappo rosso, per simboleggiare il merito e la dignità che quella suora doveva ricevere dopo la sua morte; perché fin tanto che l'anima è rinchiusa nel suo involucro mortale, non può conoscere la gloria di cui sarà da Dio coronata in cielo.
Tuttavia. Metilde era triste perché in questa scena non compariva il suo Diletto. A lei non bastava per la sua consolazione la presenza degli Angeli; con l'occhio del cuore, da ogni parte ella cercava Colui che era l'unico oggetto del suo amore.
D'un tratto, il Signore comparve nel mezzo della stanza, rivestito d'un abito bianco ornato di scudi d'oro; il color bianco indicava la purezza dell'ammalata, e gli scudi la sua pazienza inalterabile nei dolori e nelle infermità. Il Signore aveva scelto queste vesti per onorare le virtù della sua sposa.
Metilde vide che il Signore stava presso l'inferma al posto del Sacerdote. La Beata Vergine Maria sedeva in capo alletto; e mentre il Sacerdote recita,va le Litanie dei Santi, il Signore tre volte fece su l'inferma il segno della Croce dicendo: “Ti benedico per la sanità dell'anima tua, e per la santificazione del tuo corpo”.
La Beata Vergine Maria, quando nelle litanie si pronunciò il suo nome, sollevò l'inferma dicendo: “Ecco, o Figlio mio, questa sposa che offro ai vostri eterni abbracci”. E ognuno dei Santi, all'invocazione del proprio nome, piegava il ginocchio onde intercedere per lei. Poi esultando formarono tutti come una corona, girando attorno alletto; e le Vergini camminavano per le prime presso il Signore. Quando le unzioni furono terminate, il Signore disse alla Madre sua: “A Voi l'affido perché la presentiate immacolata al mio cospetto”.
Frattanto l'ora del beato tramonto si avvicinava; quando l'inferma fu agli estremi, la Santa, piena di compassione, raddoppiò di fervore nelle sue preghiere e vide arrivare un innumerevole esercito di Santi. I Santi Martiri si posero in fila presso il capo del: l'ammalata; erano rivestiti di porpora, portavano degli scudi perfino sui loro abiti, e dicevano a vicenda: “Agitiamo i nostri scudi”. Un tal rumore di armi produsse un'armonia così soave che i dolori dell'inferma si cangiarono in allegrezza.
Gesù. il Diletto di quell'anima, stava ancora vicino al letto, e la Madre sua a lato di Lui; allora quell'anima beata, liberata dai vincoli della carne, volò con grande letizia nelle braccia delta Vergine Madre. Liberata da ogni dolore, se n'andava a ricevere la corona eterna. La Vergine Maria la offrì subito al suo divin Figlio, il quale con ineffabile tenerezza, l'accolse nelle sue braccia, e la fece riposare sul proprio seno sino alla celebrazione della messa in cui venne offerta la vittima pasquale.
Il Signore intanto aveva raccomandato alla divota vergine che vedeva tutte queste cose, di far cantare al più presto la messa per quell'anima; e così fu fatto, poiché la messa venne celebrata prima dell'Ora di Prima.
Il Signore, in onore della sua nuova sposa, aveva preso un abito bianco sfarzoso, tutto ornato di aquile ricamate. Il color bianco significava la purezza e la carità della defunta; le aquile, la sua anima contemplativa.
Dal principio della messa, sembrò che celebrasse Gesù Cristo medesimo, sommo Sacerdote e vero Pontefice, Si vedeva su l'altare un tesoro di infinite ricchezze ed era il. complesso delle opere compiute su la terra dal Figlio di Dio per la salvezza del genere umano, Egli offrì al Padre suo questo tesoro onde supplire ai meriti di quell'anima.
La gloriosa Vergine Maria la condusse, ella medesima, presso l'altare, dopo di averle consegnato un cofanetto di oro nel quale aveva rinchiuso le sue proprie virtù ed opere sante. le quali, sopraggiunte a quelle praticate dall'anima, ne coprivano tutti i difetti e le imperfezioni.
Al Vangelo, il Signore prendendo quell'anima per mano le disse: “Io ti prometto, diletta mia, che il tuo corpo il quale fu consacrato tutt'intero al mio servizio, risusciterà glorioso nell'ultimo giorno”.
Ornata come una sposa, quell'anima beata portava al dito un anello di cui la gemma rappresentava la testa di un uomo; uno splendore meraviglioso dava al suo cuore la trasparenza di uno specchio; ma quando il divino Agnello Pasquale venne offerto per lei, dal Cuore di Dio uscì una luce più possente ancora che tutta l'avvolse e la tolse agli sguardi di Metilde. Irradiata in. quel modo dalla luce della Divinità, riempita della ineffabile dolcezza dello Spirito Santo, arricchita di tutti doni celesti, quell'anima beata. diveniva un solo spirito con Dio per il vincolo di un indissolubile sposalizio.
Mentre si portava il corpo alla sepoltura, Metilde sentì risuonare il canto armonioso dei Santi che onoravano le esequie di quella sposa del Re immortale. Essi cantavano:“Tu sei beata e tutto va bene per te, eletta sposa di Cristo: tu avrai parte in eterno al gaudio dei Santi ed all'allegrezza degli Angeli”.
Davanti al corpo, splendevano torre ardenti dalle larghe fiamme, simbolo delle opere che quella suora aveva compiute per grazie di Dio e che l'avevano preceduta nell'eternità. Poi il Re dei Re e supremo Signore, accolse la sua sposa e strettamente l'abbracciò: ma ella sapendo in qual modo poteva disporre di quel Dio che si abbandonava al suo potere, prese la mano del Signore e lo condusse a benedire la Congregazione.
In questo modo adunque il Signore lietamente trasportò la sua diletta, scortata dal glorioso esercito dei Santi, sin nelle celesti regioni. Metilde vide quell'anima in presenza dell'adorabile Trinità, dove brillava con un indicibile splendore. Il Signore si chinava verso di lei come per darle il bacio, ma non glielo dava; e siccome Metilde ne rimaneva sorpresa, il Signore gliene spiegò il motivo dicendo: “Il bacio significa la pace; in cielo non si dà perché è il soggiorno della pace eterna; quindi l'anima beata non ha bisogno del bacio di pace”.
Poi il Signore disse a quell'anima gloriosa: “Alzati, e vieni, come una figlia prediletta, a precipitarti nelle braccia di tuo Padre”. Essa obbedì subito con allegrezza, e il Signore ripigliò: “Questo abbraccio significa l'unione con cui l'anima è sempre a me congiunta per un indissolubile vincolo d'amore”.


CAPITOLO VII: DELL'ANIMA DI FRA N. DEI PREDICATORI


Negli otto giorni che seguirono la morte di Fra N., dell'Ordine dei Predicatori, intimo e fedele amico del Monastero, la Santa venne illuminata intorno all'anima di lui. Questo religioso durante la messa le apparve in alto, e sembrava portare calzature così ammirabilmente ricamate che Metilde provava un vivo desiderio di ottenere qualche cosa di tali ornamenti. Ed egli le disse: “Ricevi la perla della sapienza”, Quelle calzature simboleggiavano i faticosi viaggi che quel religioso aveva fatti per predicare la parola di Dio.
Quando si giunse all'Offertorio della messa, la Santa udì una voce che diceva: “Sono aperte le porte del cielo”; e le parve di vedere una porta immensa che d'un tratto si aprì e per la quale l'anima di quel religioso entrò con allegrezza.
Il Signore con le mani distese venne incontro a quell’anima beata, l'accolse nelle sue braccia e la condusse sino al trono della gloria, dove la rivestì di un meraviglioso splendore che niuna lingua umana potrebbe descrivere; alle mani le mise guanti bianchissimi, e ai piedi calzature più belle e più brillanti ancora delle prime, dicendo: “Portate subito la prima delle vesti”; ora questa veste Dio l'aveva formata di sé medesimo.
Ecco come la Santa intese che Dio riveste l'anima: su la terra Dio è l'autore e il distributore di ogni grazia, e in cielo Egli stesso è l'ornamento, la gloria e la sovrabbondante ricompensa dei Beati; di sé medesimo li orna e li premia per tutte le opere buone e le virtù che hanno praticate su la terra.
A quel religioso venne inoltre messa in capo una grande corona di orò rosso ornata di finissime perle. Nel ricevere questa corona quell'anima beata si prostrò ai piedi del Signore rendendo grazie e confessando che tutti questi doni li riceveva unicamente dalla divina bontà e non in virtù dei suoi propri meriti.
Metilde desiderò sapere qual merito avesse acquistato quel religioso nell'apprezzare con un cuore fedele il dono di Dio in Suor M. Ed ella vide uscire dal divin Cuore come una corrente che si riversò su quell'anima beata e conobbe che questa medesima corrente si portava parimenti verso tutte le anime che amano i doni di Dio negli altri, benché non ne ricevano di simili. Subito Suor M. le apparve piena d'immensa gioia, circondata di luce e di gloria. La Santa, nella sua ammirazione, le disse: “Fatemi conoscere qualche cosa dei vostri ornamenti”; ma quella rispose: “Tu non potresti intenderne nulla, perché gli ornamenti che porto adesso sono più numerosi dei fili che vi sono in un vestito ordinario e sono un dono del Signore mio Sposo”. Da queste parole, la Santa conobbe che i Santi non si attribuiscono nulla dei propri meriti, ma che alla grazia ed alla misericordia di Dio fanno risalire tutto il premio e tutta la gloria che possiedono.


CAPITOLO VIII: DELL'ANIMA DI FRA H. DE PLAUEN


Avendo un religioso raccomandato alla Santa di pregare per l'anima di un altro religioso, ella non si affrettò tanto di farlo; ma un giorno, stando in orazione, ebbe l'ispirazione di pregare per quell'anima. Vi si rifiutava ancora, mai! Signore con una certa severità le disse: “Così non potrò soddisfare per mezzo tuo il desiderio del mio amore!”.
Poi, prendendola per mano, le disse: Vieni e ti condurrò nel tabernacolo ammirabile, sin nella mia casa (Ps., XLI, 5). E subito la Santa venne rapita al cielo dove vide l'anima di quel frate come in piedi davanti al Signore; cinque raggi usciti dal divi n Cuore vennero ad ornarla meravigliosamente.
Il primo raggio entrò nei suoi occhi, per significare quella conoscenza oltremodo deliziosa per la quale i Beati senza intermissione contemplano: Dio nella Divinità. Il secondo gli penetrò nelle orecchie per indicare il gaudio che provano per le parole e le salutazioni così piene di tenerezze e di dolcezza che eternamente sentono dalla bocca di Dio. Il terzo raggio gli riempì la bocca, per significare la lode ineffabile che incessantemente i beati rivalgono a Dio. Il quarto riempì il suo cuore, per manifestare la soavità, la gioia, e le ineffabili delizie che sentono nel lasciarsi investire dalla voluttà divina. Il quinto rivestì ed illuminò tutte le sue membra di uno splendore indicibile, per significare che il suo corpo con tutte le sue forze era stato votato alle. opere buone ed alla pratica delle virtù.
Egli inoltre portava in capo una corona, le cui finissime cesellature rappresentavano la Passione del Signore; la Santa ne dedusse che il. defunto aveva avuto una particolare divozione a questo mistero.
Compresa d'ammirazione, Metilde disse al Signore: “Dolcissimo mio Dio, perché avete così presto tolto quest'anima da questo mondo, dove molti avrebbero approfittato delle sue parole e dei suoi esempi?”
Il Signore rispose: “Vi fui costretto dal suo violento desiderio; perché a guisa di un bambino slattato dal seno di sua madre, l'anima sua si era tutta attaccata a me e meritò di possedere il suo riposo in me. Doveva essere tanto elevata nella dignità e nella gloria, perciò la sua ammissione ebbe qualche dilazione; ma durante tale attesa, la feci riposare sul mio seno”. La Santa ripigliò: “Amabilissimo Signore, quanto tempo durò questa dilazione?” Egli rispose: “Il tempo di una mattinata, finché l'amore non ebbe compiuto per lei ciò che io avevo decretato da tutta l'eternità”.


CAPITOLO IX: DELL'ANIMA DEI FRATI ALBERTO E TOMMASO, DEI PREDICATORI


Metilde vide che le anime di don Alberto e di fra Tommaso59, d'illustre memoria erano penetrate nei cieli, come Principi di alta nobiltà. Ciascuna aveva davanti a sé due angeli che portavano fiaccole ed appartenevano, l'uno al caro dei Serafini, l'altro a quello dei Cherubini. Il Cherubino indicava che su la terra essi erano stati illuminati dalla scienza divina; il Serafino, che erano stati accesi di ardente amore, non solo per Dio ma pure per quella conoscenza e quella intelligenza che amavano come il più prezioso dei doni divini.
Quando furono arrivati davanti al trono di Dio, tutte le parole dei loro scritti apparvero su le loro vesti in lettere d'oro; la luce della Divinità le faceva tutte brillare come l'oro sotto i raggi di un sole cocente ed ogni parola, a sua volta, rinviava su la Divinità un magnifico riflesso. Una dolcezza inesprimibile scorreva pure da quelle parole anche su le loro membra per aumentare il gaudio delle loro anime. Non v'era neppure una parola tra quelle che trattavano della Divinità e dell'Umanità di Gesù Cristo che non procurasse loro una gloria particolare e non sembrasse conferir loro una sorta di rassomiglianza con la Divinità. Così pure le loro spiegazioni su la gloria e la felicità degli Angeli, su le parole dei Profeti e degli Apostoli, sul trionfo dei Martiri. sul merito di tutti i Santi, riproducevano a loro favore la gloria degli uni e degli altri; perciò si vedevano in quei Dottori risplendere la chiarezza degli Angeli, i meriti dei Profeti, la dignità sovreminente degli Apostoli, la trionfante gloria dei Martiri, la dottrina dei Santi Confessori, e infine la glorificazione di tutti i Santi.


CAPITOLO X: DELL'ANIMA DEL CONTE BERNARDO, FONDATORE DEL MONASTERO


Nel giorno anniversario del Conte Bernardo, nostro fondatore, di pia ed eterna memoria, durante la messa che si celebrava per lui, quella Serva di Cristo ne vide l'anima davanti al Signore, ornata di vesti su le quali apparivano, come bellissime immagini, tutte le anime della Comunità da lui fondata, tanto quelle che già regnavano in cielo come quelle che vi sarebbero poi giunte dopo. La sua corona aveva tante gemme d'oro quante erano le anime che nel monastero avevano servito il Signore.
Le due badesse le quali avevano governato il monastero, stavano l'una alla sua destra e l'altra alla sua sinistra, e il Signore con tenerissime parole si congratulava con loro perché nessuna delle loro pecorelle si era perduta.
I membri della Comunità ed insieme alcuni eredi del Conte, i quali su la terra avevano fatto un buon uso dei loro beni, formavano intorno a lui come una corona festante, proiettando sopra di lui raggi meravigliosi per cui brillava con indicibile splendore.
Tutte quelle anime che circondavano il Conte modulavano dolci accenti per narrare i benefizi che da Dio avevano ricevuti, e quell'eletto godeva di tutto nell'allegrezza del suo cuore. Tutto ciò dava ad intendere che. il Conte si rallegrava di avere la sua parte nei meriti di tutte quelle anime ed una specie di diritto sul bene che il Signore in esse aveva operato.
Nel momento in cui vene immolata la vittima che salva il mondo, il Signor Gesù Cristo aperse il suo dolcissimo Cuore, dal quale esalò un soavissimo profumo che procurò un nuovo rapimento all'anima del Conte, Metilde disse al Signore: “Perché mai quest'anima meritò che le ispiraste la volontà di fare un'opera così grande e così gloriosa per Voi?
Il Signore rispose: “Era un uomo di un cuore mansueto e benigno; quando peccò non fu mai per malizia; perciò la mia sapienza ordinò per lui questa via di salvezza.
“Il cuore benevolo mi piace molto, mentre, il peccato commesso per malizia è un gran peso per l'anima.
“Costui fondò questo monastero, non già per attirarsi il favore degli uomini, ma per la mia gloria e per la salvezza dell'anima sua, e inoltre amò fortemente la Comunità che vi abita, perciò si acquistò i meriti di ciascuna delle suore del Monastero e gode dei beni di tutte come se fossero suoi propri”.


CAPITOLO XI: DELL'ANIMA DI UN ALTRO CONTE BERNARDO MORTO IN ETÀ DI DICIANNOVE ANNI


L'indomani del giorno in cui morì il Conte Bernardo di felice memoria, questa divota vergine, stando in orazione, lo vide prostrato ai piedi del Signore, nell’atto di versare abbondanti lacrime, perché negli ultimi momenti si era pentito per timore piuttosto che per amore di Dio. Egli piangeva pure perché non aveva mai-versato lagrime d'amore. Metilde compresa da compassione per una tale tristezza, pregò il Signore che volesse dare a quest'anima come rimedio e supplemento. tutte le lagrime che il suo innocente amore gli aveva fatto versare su la terra. Il Signore si degnò di esaudire questa prece, e il defunto ne provò gran sollievo.
Ma Metilde disse al Signore: “Perché l'avete voi tolto, o mio Signore, con una morte prematura, mentre avendo uno spirito così buono e devoto, avrebbe fatto tanto bene se fosse vissuto più a lungo?
“Non sai, rispose il Signore, che le opere buone fatte in istato di peccato mortale noli hanno nessun valore?”
Ella ripigliò: “E che. serve adunque che ora egli sia lodato dagli uomini per la sua bontà, per le sue qualità e per i suoi modi eleganti?”
Il Signore disse: “Ogni volta che gli uomini su la terra lodandomi celebrano l'innocenza della sua vita, tutti i Santi mi rendono un particolare maggiore per le, virtù naturali di cui avevo ornato l'anima sua.
“Più, quest'anima medesima. quantunque non ancora beatificata, ogni volta che su la terra si dice del bene di lei, con allegrezza celebra le mie lodi”.
Nella messa dell'ottavo giorno, celebrata per il defunto nella cappella in cui era sepolto, Metilde vide il Signore rivolto verso il sacerdote che leggeva il Vangelo; e tutte le parole del Signore riferite in quel Vangelo passavano attraverso il sacerdote come risplendènti raggi.
Il Signore disse a Metilde: “Tutte le parole che pronunciai su la terra hanno conservato la loro efficacia, ed operano ancora in quelli che le ripetono con divozione le meraviglie che operarono nell'uscire dalle mie divine labbra. Le mie parole non passano come le parole degli uomini: ma come io sono eterno, anche le parole mie hanno un effetto eterno”.
Mentre si cantava l'offertorio il Signore disse: “Le offerte dei fedeli che il Sacerdote riceve. e lietamente mi offre, non già per amore del denaro ma semplicemente per la salvezza delle anime, sono per loro di un gran profitto”.
Metilde vide allora il defunto girare intorno all'altare cantando: “Io so, o Signore che mi avete dato alla morte per salvezza, gaudio e consolazione dell'anima mia”; e gli disse: “Chi dunque ti ha insegnato a cantare?”
L'anima rispose: “Io so tutto quello che concerne la lode del mio Creatore”.
“Soffri tu qualche pena?”
“Nessuna, rispose l'anima, se non che non godo ancora la visione dell'amabilissimo mio Dio, mentre brucio dalla brama di contemplarlo. Quando pure tutti i desiderii che furono nel cuore dell'uomo si trovassero riuniti in un cuor solo, sarebbero nulla a confronto del desiderio di cui ardo”.
Metilde continuò: “Come ciò può essere vero, poiché molti Santi sospirarono verso Dio con gemiti inenarrabili?”
“Finché l'anima è aggravata dal peso della carne, ripigliò il defunto, le necessità del corpo le sono continuamente di impedimento. Mangiare, dormire, lavorare, conversare con gli uomini, sono cose per le quali l'anima non può giammai con tale e tanto desiderio infiammarsi, come quando liberata dal carcere della carne e da ogni umano impedimento, sospira verso il Creatore”.

Tre mesi dopo la sua morte, il detto Conte apparve ancora a quella vergine di Cristo. L'anima sua veniva condotta da due giovani risplendenti di luce e pareva vestita di una tunica grigia e di sopra aveva un abito antico di lino che aveva la forma delle vesti militari. Quella vergine gli disse: “Perché sei vestito ancora come nel secolo?”
Egli rispose: “Mia madre ha fatto delle mie vesti un uso così buono e a me così gradito ch'io perciò comparisco di quelle ancora vestito”.
“Non ha forse fatto buon uso di tutto ciò che ti apparteneva?” continuò Metilde.
“Sì, rispose il defunto, di tutto ha disposto bene, ma più utilmente delle mie vesti; perciò mi ha procurato con quelle una particolare soddisfazione e ti prego di rendere grazie a lei ed ai miei parenti ed amici, perché si sono comportati verso di me con tanta benevolenza”.
“Ma non è per te di impedimento, che i tuoi parenti tanto piangano per te?
- No, desidero soltanto che sappiano il bene che Dio ha fatto all'anima mia col ritirarmi dal mondo”.
“Perché porti tu questa tunica grigia?”
“Perché nell'ultimo estremo, dopo aver ricevuto il Corpo del Signore, con piena volontà proposi che se avessi ricuperato la sanità mi sarei fatto soldato di Cristo”.
“Godi tu la dignità riservata alle Vergini?”
“Sì, ma non nella sua perfezione, perché i consigli dei cattivi inclinarono i miei desiderii e la mia volontà verso le cose terrene, e l'anima mia ne contrasse qualche macchia”.
“E che cosa ti ha giovato di più per liberarti?”
“Le messe celebra te per me, le elemosine e l'orazione pura”.
“Che cosa intendi tu per orazione pura?”
“Quella che proviene dal cuore mondo dal peccato, o almeno da un cuore il quale avendo pur coscienza di aver peccato, si propone di purificarsi. Una preghiera offerta in tal modo, scorre nel divin Cuore come acqua purissima e vi opera meraviglie: ma la preghiera del peccatore non sale se non come acqua torbida”.
“Chi ti ha insegnato queste cose?”
“Tutto quanto vogliamo sapere, Dio ce lo insegna”.
“E chi sono questi giovani che ti accompagnano?”
“Uno è l'Angelo cui il Signore mi aveva affidato su la terra, rispose l'anima, l'altro appartiene al coro nel quale devo essere condotto”.

CAPITOLO XII: DELL'ANIMA DI UNA FANCIULLA (E. D'ORLAMUNDO)


Una signora, prima ancora di diventar madre, aveva fatto a Dio la promessa che, se le avesse dato una bambina, l'avrebbe consacrata al Signore e data a Cristo in isposa. Nacque la bambina, ma morì nel secondo anno della sua età.
Metilde ne vide l'anima sotto la forma di una bellissima vergine, rivestita d'una tunica vermiglia e d'un manto d'oro adorno di bianchissimi gigli e le disse: “Donde a te tanta gloria?”
La defunta rispose: “Il Signore nella sua bontà me l'ha donata. Questa tunica vermiglia significa che ero naturalmente dotata di un cuore amante; questo manto d'oro indica l'abito religioso, il quale dal Signore mi è stato dato perché mia madre mi aveva destinata al chiostro. Orbene, tutto ciò di cui il Signore mi avrebbe arricchita se avessi praticata la perfezione religiosa, me lo concede adesso per un effetto della sua liberalità: anzi mi attribuisce come un merito particolare, l'essere stata a Lui consacrata fin dal seno di mia madre”.
E come queste parole causavano alla Serva di Cristo una grande sorpresa, il Signore le disse: “Di che ti meravigli? Ho accettato la volontà formale della madre come se avesse avuto il suo effetto ed ho attribuito alla bambina come eterna ricompensa tutti i beni che la sua madre aveva desiderati per lei”.
Metilde fece pure questa domanda: “Ma perché, o mio Diletto, l'avete così presto tolta dal mondo?”
Il Signore rispose: “Era tanto amabile che non era conveniente per lei stare su la terra. Di più, suo padre dopo la morte della sua primogenita avrebbe revocato il voto della madre e l'avrebbe ritenuta nel secolo”.

Pregando per un altro defunto, Metilde udì il Signore che gli diceva: “Dal midollo del mio Cuore bevi il gaudio, per parte di tutti quelli che pregano per te”.

CAPITOLO XIII: DELLA RISURREZIONE FUTURA


Udendo una volta nel Vangelo queste parole: “Et tertia die resurget: E risusciterà il terzo giorno”, Metilde si prostrò a terra, rendendo grazie, a Dio per la nostra futura risurrezione e la glorificazione del nostro corpo. Nella cappella dove pregava, erano tre corpi sepolti davanti all'altare; ed ella li vide alzarsi dalle loro tombe ed elevare le mani al cielo per rendere grazie a Dio.
I loro cuori apparivano ornati di gemme preziose e si muovevano in modo meraviglioso quasi giocando, rallegrandosi grandemente delle buone opere che avevano praticate nel mondo.
Metilde disse al Signore: “In quale stato, o mio Signore, questi corpi saranno ripigliati dalle loro anime? Quale sarà il loro splendore quando l'anima sarà loro di nuovo riunita?”
Il Signore rispose: “Nella risurrezione il corpo sarà sette volte più risplendente del sole, e l'anima sette volte più risplendente del corpo. L'anima si rivestirà del suo corpo come di una veste e attraverso tutte le membra di esso risplenderà come un sole attraverso il cristallo. Io investirò l'intima sostanza dell'anima di una luce ineffabile e gli eletti così brilleranno in cielo nel corpo e nell'anima per sempre riuniti”.

CAPITOLO XIV: L'ANIMA DEL CONTE B.


Nell'anniversario del Conte B. (di cui sopra), la Madre badessa disse a Metilde di pregare per conoscere qualche cosa intorno allo stato del padre suo. Ma la Serva di Cristo non voleva assecondarne il desiderio, perché non richiedeva quasi mai nessuna rivelazione e preferiva rimettersene alla volontà del Signore.
Durante la messa, il Signore le disse:
“Perché non adempi la tua obbedienza?” Ella rispose: “Ma io non avevo considerato quella domanda come un ordine”. Il Signore continuò: “Fa' come ho fatto io: mio Padre mi ha comandato, e sono disceso sulla terra”.
Da tali parole Metilde intese che il Signor Gesù, nell'uscire dal seno del Padre suo, si era umiliato davanti a Lui con sì grande riverenza e sommissione come mai nessun figlio davanti al proprio padre, né servitore davanti al padrone. Infatti, Egli era pronto a portare i carichi, le miserie ed i travagli di tutti gli uomini, e a supplire a tutte le loro incapacità.
Avuta questa illuminazione, Metilde disse al Signore: “Mio Dio, esaudite il desiderio della vostra Serva”. E d'un tratto vide davanti al Signore il detto Conte rivestito - di un abito verde, con un magnifico cinto tutto brillante di cui le estremità gli scendevano sino ai piedi. Il color verde significava l'eternità sempre nuova e rinascente; e il cinto la fede cattolica che. quel Conte aveva sempre conservata ferma, invincibile ed arricchita di opere buone.
Sul petto egli portava pure un gioiello damaschino che lo copriva dal collo sino alla cintura. In questo gioiello erano rappresentate tutte le sue virtù e le sue opere buone; vi si distinguevano soprattutto l'umiltà che lo aveva reso sottomesso anche alla sua sposa, poi la tenerezza del cuore per la quale si era dimostrato accessibile e benevolo verso tutti, la misericordia per i poveri e gli indigenti, infine la profonda divozione con la quale aveva offerto a Dio la sua figlia.
Metilde disse inoltre al Signore: “Mio Signore, per quella suprema Carità che vi indusse ad assumere il carico di tutti gli uomini onde supplire a tutto ciò che ci manca, e vi rese obbediente sino alla morte, vi prego di rendere grazie al Padre perché avete voluto adempiere la mia obbedienza”.
Il Signore rispose: “Come ho obbedito al Padre mio, così obbedisco ancora a tutti quelli che per amore stanno sommessi a tutti i loro Superiori e reprimono la propria volontà; dopo questa vita godranno in me di una libertà speciale e di eterne delizie. Ed io, scambievolmente, voglio pure godere in essi particolari delizie onde manifestare a tutti i cittadini del cielo quanto mi sia gradito chi, per una vera obbedienza, sacrifica la propria volontà”.


CAPITOLO XV: LE ANIME DI SALOMONE, DI SANSONE, DI ORIGENE E DI TRAIANO


Dietro richiesta di un religioso, Metilde domandò al Signore in quale stato si trovassero le anime di Salomone, di Sansone, di Origene e di Traiano.
Il Signore rispose: “Ciò che la mia misericordia abbia fatto dell'anima di Salomone non voglio sia conosciuto agli uomini, affinché con maggior cura evitino i peccati carnali. Ciò che la mia bontà abbia fatto dell'anima di Sansone resterà pure nascosto, affinché gli uomini maggiormente temano di vendicarsi dei loro nemici; così anche dell'anima di Origene, affinché nessuno confidando nella propria scienza ardisca insuperbirsi. Infine, ciò che la mia liberalità abbia disposto rispetto all'anima di Traiano, per mia volontà dagli uomini resterà ignorato, affinché la fede cattolica sia maggiormente esaltata, perché questo Imperatore, quantunque ornato di tutte le virtù, non ebbe né la fede cattolica né il battesimo”.


CAPITOLO XVI: DELLE ANIME LIBERATE DALLE SUE PREGHIERE


Nel giorno della commemorazione delle anime dei defunti, Metilde voleva pregare. ma ne fu impedita da una preoccupazione ostinata rispetto ad una persona di cui conosceva lo stato deplorevole. E d'un tratto vide il Signor Gesù, che, sospeso in aria con le mani ed i piedi legati, diceva: “In questo modo mi lega l'uomo ogni qual volta pecca mortalmente e così mi tiene legato finché persevera nel suo peccato”.
Il Signore le apparve ancora sotto la forma di un giovane di gran bellezza, meravigliosamente ornato a guisa di grazioso fidanzato. Tra altri ornamenti aveva sul petto tre preziosi gioielli: il primo significava l'eterno desiderio di cui di continuo Dio arde per il bene dell'anima; il secondo. l'amore del suo divin Cuore, amore ardente ed immutabile quantunque l'uomo resti tiepido e non abbia per Lui nessun amore; il terzo esprimeva quella compiacenza del Divin Cuore, della quale sta scritto: Deliciae meae esse cum filiis hominum, Le mie delizie sono di stare coi figli degli uomini.
Egli portava pure una cintura d'oro, per significare il vincolo di amore col quale stringe le anime in una unione ineffabile. E il Signore disse a Metilde: “Così sono legato con l'anima che mi ama”.
Attirando la Santa presso di sé, il Signore la condusse in un ameno giardino, situato in alto vicino al cielo. Là vi era una folla di anime sedute ad una gran mensa dal lato di settentrione. Il Signore si degnò di avvicinarsi per servire Lui stesso a questa mensa, sotto forma di cibi e bevande, le preghiere dell'Ufficio, che si recitano in coro e tutti gli uffici celebrati in quel giorno nella Chiesa universale. L'anima che vedeva tutte queste cose aiutava il Signore a servire i commensali.
Cantandosi il versetto Si quae illis sint dignae, Domine, cruciatibus culpae, tu eis gratia lenitatis, indulge: Se in quelle anime vi sono colpe degne di tormento, Voi, o Signore, con la grazia della vostra pietà perdonate loro, ella disse a Dio: “Che cosa può giovare a quelle anime questo versetto, o mio Signore, poiché godono di un sì gran gaudio?” Ed ecco, svelando sé stesse quelle anime. Metilde nel cuore di ciascuna vide una specie di verme, il quale aveva una testa di cane e quattro zampe erodeva questi cuori, straziandoli con le unghie.
Il verme era la propria coscienza di ciascuna, giustamente raffigurata dal cane, che è un animale fedele, perché la coscienza rode e consuma l'anima col rimproverarle le sue infedeltà verso un Dio così tenero e buono, infedeltà per le quali dopo la morte non ha potuto volare a Lui senza impedimento.
Le zampe davanti significavano le colpe contro i precetti del Signore per le quali l'anima dopo la morte viene cruciata. Le zampe di dietro figuravano i cattivi desiderii e le perverse vie che allontanano l'anima dal suo Dio. Quel verme aveva una lunga coda, per alcune, liscia e piatta; per altre, ruvida ed irta di grossi peli. Questa rappresentava la fama che ognuno lascia dopo di sé in questo mondo. In coloro che si erano acquistato una buona fama, il verme aveva una coda tutta piatta e l'anima soffriva meno; ma in quelli che avevano lasciato una cattiva fama, quella coda era pelosa e ritorta, e ciò accresceva il loro tormento.
Questo verme non muore mai, e l'anima non può esserne liberata prima di entrare nel gaudio del Signore per unirsi a Dio con una alleanza indissolubile.
La Santa con tutte le sue forze pregò il Signore perché a quelle anime volesse concedere un perdono completo e prenderle nella gloria della sua luce. E d'un tratto quei vermi, cadendo dai cuori di quelle, morivano; e le anime, con grande allegrezza, se ne volavano nelle delizie eterne.

Dopo questa visione Dio la condusse a vedere il purgatorio ed i tormenti che vi si soffrono. Essa vide certe anime che sembravano uscire dall'acqua tutte inzuppate; altre sembravano uscire dal fuoco, orribilmente bruciate e deformi. Mentre pregava per esse, quelle anime uscivano dai loro tormenti; riprendendo la forma che avevano sulla terra, e, passavano in quel bel giardino dal quale erano uscite le prime.

CAPITOLO XVII: COME SI POSSA PREGARE EFFICACEMENTE PER I DEFUNTI


Un giorno in cui la Santa aveva fatto la Comunione e offerto a Dio l'Ostia preziosa per la liberazione delle anime, la remissione dei loro peccati e la riparazione delle loro negligenze, il Signore le disse: “Reciterai per esse il Pater, in unione con l'intenzione che ebbi nel trarlo dal mio Cuore per insegnarlo agli uomini”. In pari tempo l'ispirazione divina le svelò quanto segue:
Con le prime parole: Padre nostro che siete nei cieli, si deve domandare che venga perdonata a quelle anime la mancanza di amore verso un Padre sì adorabile ed amabile. La sua bontà, infatti, innalzò gli uomini ad un onore così grande che sono chiamati e in realtà sono figli di Dio; ma quelle anime al contrario non lo amarono né lo riverirono degnamente; gli rifiutarono il dovuto onore, spesso lo irritarono coi peccati, scacciandolo dal loro cuore dove Egli aveva fissato di regnare come nel suo cielo. Si deve pregare allora in unione con l'amorosa soddisfazione prestata dal loro innocente fratello Gesù, affinché in riparazione del peccato, il Padre accolga l’amore del divin Cuore del Figlio suo, ricevendo la riverenza e l'onore che gli vennero offerti dall'Uomo-Dio.
Il vostro nome sia santificato; in supplemento della mancanza di rispetto che le anime usarono verso il nome di un Padre così buono; in riparazione del male che fecero nominandolo invano e dimenticandolo, ovvero rendendosi indegne con la loro vita perversa di portare quel nome di cristiano che loro veniva da Cristo, si deve domandare che il Padre si degni di accettare la perfettissima santità con la quale il Figlio suo esaltò il nome di Lui in tutti i suoi discorsi, e l'onorò con tutte le onere della sua Santa Umanità.
Venga il vostro regno. Con queste parole Gesù Cristo aveva l'intenzione di domandar perdono per le anime che non avessero abbastanza desiderato il Regno di Dio, né aspirato verso Dio medesimo il quale vuole essere cercato con diligenza, perché in Lui solo si trovano il vero riposo e il gaudio eterno. Si deve pregare allora il Padre di accettare il santissimo desiderio del suo amabile Figlio di aver coteste anime per eredi del suo regno, e di riparare col suo amore la loro tiepidezza nel bene.
Sia fatta la vostra volontà in terra carne in cielo. Non avendo gli uomini preferito la volontà di Dio alla propria volontà, né avendolo amato in ogni cosa, si deve con quelle parole pregare il Padre che dimentichi questa disobbedienza, in virtù dell'amantissimo Cuore del Figlio suo unito al suo nella prontissima sommissione con cui fu obbediente sino alla morte. Metilde conobbe in particolare che le persone spirituali molto peccano contro queste parole: “Sia fatta la vostra volontà”, perché molto di rado offrono pienamente a Dio la loro volontà e quando gliel'hanno offerta, spesse volte la riprendono. Perciò è grandemente necessario di fare menzione di quelle anime in questa domanda, perché la loro negligenza le ritiene, dopo morte, in una grande lontananza da Dio.
Dateci oggi il nostro pane quotidiano. Molte anime non ricevettero il nobilissimo e vantaggiosissimo Sacramento dell'Eucaristia con quel desiderio, quella divozione e quell'amore che si richiede, quindi se ne resero indegne; un maggior numero ancora non lo ricevettero che raramente o non lo ricevettero mai. Si deve pregare il Padre perché accetti in compenso quell'amore infocato, quell'ineffabile desiderio, quella grande santità e divozione con cui Gesù Cristo ci fece questo dono supremo.
Rimetteteci i nostri debiti carne noi li rimettiamo ai nostri debitori. In queste parole si deve domandar perdono ber tutte le colpe commesse dalle anime. con i sette peccati capitali e tutti quei che ne derivano, implorando il perdono per quelli che rifiutarono di amare i loro avversari e di riconciliarsi coi medesimi, supplicando il Padre perché in riparazione accetti la preghiera così amorosa che il Figlio suo fece per i suoi nemici.
Non c'indurre nella tentazione; vale a dire, perdonate a quelle anime di non aver resistito ai vizi ed alla concupiscenza, e di essersi volontariamente immerse nel male, acconsentendo al demonio ed alla carne. Si deve pregare il Padre celeste che, in riparazione di tutte queste colpe, accetti la vittoria che Cristo riportò sul demonio e sul mondo; che accetti parimenti tutt'intera la vita santissima del Figlio suo con le sue fatiche e le sue pene, e si degni di liberare quelle anime da ogni male e di condurle al regno della gloria che è Lui medesimo. Amen.
Quando la Santa ebbe recitata alle dette intenzioni l'Orazione domenicale, vide una gran moltitudine di anime rendere grazie a Dio con eterna letizia per la loro liberazione.

Metilde avendo recitato per un defunto cinque Pater in onore delle sacratissime piaghe di Cristo, come si usa appena ricevuto l'avviso della morte di una persona, desiderava sapere qual sollievo l'anima ne avesse ricevuto. Il Signore le disse: “Ella ne ritira cinque vantaggi. Gli Angeli le porgono, a destra, protezione; a sinistra, consolazione; davanti, le danno la speranza; dietro, la confidenza; e di sopra, il celeste gaudio”.
Il Signore soggiunse: “Chiunque per un sentimento di compassione e di carità intercede per un defunto, ha parte a tutto il bene che nella Chiesa si compie per quello, e nel giorno in cui uscirà da questo mondo, troverà tutto questo bene preparato a sollievo e salute dell'anima propria”.


CAPITOLO XVIII: L'INFERNO E IL PURGATORIO


Durante la sua preghiera, Metilde vide una volta l'inferno spalancato sotto i suoi piedi, e in quell'abisso una miseria ed un orrore infinito: serpenti, leoni, rospi, cani, orribili spettri di atrocissime fiere le quali crudelmente si laceravano a vicenda. Ella disse al Signore: “O Signore, chi sono questi disgraziati?”
“Quelli, rispose il Signore, che non hanno mai voluto, neppure, per un'ora, pensare a me con dolcezza”.

Essa vide pure il purgatorio, dove erano altrettanti tormenti quanti sono i vizi di cui, le anime su la terra si fanno schiave. Gli orgogliosi cadevano senza posa da un abisso in un altro; quelli che erano stati infedeli alle loro regole ed alla loro professione religiosa, camminavano curvi come sotto un peso schiacciante. I golosi ed i bevoni giacevano per terra, privi di sensi e disseccati dalla fame e dalla sete, Quelli che avevano soddisfatto i loro desiderii carnali, si fondevano nel fuoco come la carne ed il grasso sul braciere. Ogni anima soffriva la pena che si era meritata col suo vizio preferito.
Ma quando la Santa ebbe pregato per loro, il Signore misericordiosamente ne liberò una copiosa moltitudine.


CAPITOLO XIX: COME DIO RIEMPIE L'ANIMA DEL GIUSTO CHE LASCIA IL SUO CORPO


Quando l'anima esce dal suo corpo se è libera da ogni peccato così da poter subito entrare in cielo, nell'istante medesimo Dio la penetra con la sua virtù divina, tutta la riempie e prende un tal possesso dei suoi sensi che Egli diventa l'occhio per il quale l'anima vede, la luce per la quale vede, e la bellezza ch'essa vede. In tal modo, in una maniera meravigliosa e sommamente deliziosa, Dio nell'anima e con l'anima contempla sé medesimo e l'anima e tutti i Santi.
Egli è l'udito per il quale l'anima sente le parole di Dio piene di dolcezza ed amorevoli come la più materna tenerezza, e insieme la soave armonia di Dio e di tutti i Santi.
Parimenti in Dio l'anima sente e respira il soffio vivente e divino dei più soavi aromi, il quale da Lui emana e la vivifica per l'eternità.
Dio è il gustò dell'anima, per il quale Egli gusta nella medesima la dolcezza dì sé stesso.
Dio è ancora la voce e la lingua dell'anima, poiché nel modo più completo e più sublime loda sé medesimo nell'anima e per mezzo dell'anima.
Dio è pure il cuore dell'anima per rallegrarla e rapida, godendo Egli medesimo, nell'anima e con l'anima, delle proprie inèbrianti delizie.
Di più, Dio è la vita dell'anima in maniera che ogni azione dell'anima sembra fatta da Dio in lei.
Così nei Santi si trova adempito questo detto: Dio sarà tutto in tutti60. Le anime che non sono ancora purificate, dagli angeli ricevono la luce della conoscenza, l'assistenza e la consolazione nelle loro pene.

Le anime dei dannati, all'uscire dal loro corpo, sono invase dalle tenebre, dall'orrore, dal fetore, dall'amarezza, dalla pena intollerabile, dall'inesprimibile tristezza, dalla disperazione e dalla miseria infinita. Sono in sé medesime talmente corrotte e prive di ogni bene che, quantunque non avessero a cadere nell'inferno e nel potere del demonio, i tanti mali di cui sono in sé stesse ripiene sarebbero già una tortura sufficiente, perché fossero per sempre misere, infelici ed assolutamente prive di qualunque divino conforto.


CAPITOLO XX: NOME E UTILITÀ DI QUESTO LIBRO


Come abbiamo già detto, (libro II, cap. XXV) questo libro venne quasi per intero scritto all'insaputa della Serva di Dio. Ma essendone stata informata da qualcuno, Metilde ne rimase così profondamente rattristata che non si riuscì a consolarla; perciò si rifugiò, secondo il suo costume, presso il suo Signore onde confidargli la sua pena.
Il Signore si degnò di comparirle subito, tenendo questo libro con la sua destra appoggiato sul proprio Cuore. Egli si chinò, sino ad offrire il suo bacio alla sua Serva e le disse: “Tutto quanto sta scritto in questo libro è uscito dal mio divin Cuore e a Lui ritornerà”. Poi le sospese al collo il libro e gliela attaccò sulle spalle. Metilde ne concluse che non dovesse prendersi fastidio per questo libro più che se appartenesse ad un altro, poiché era stato scritto per disegno provvidenziale di Dio, senza che ne fosse stata avvertita.
In seguito, interrogò il Signore onde sapere se d'ora innanzi. dovesse astenersi dal manifestare i doni di Dio. Egli le rispose: “Donami secondo la liberalità del mio Cuore generoso; donami secondo la mia volontà e non secondo la tua”. Ella ripigliò: “Ma che ne sarà di questo libro dopo la mia morte? Ne risulterà qualche vantaggio?”
Il Signore rispose: “Tutti quelli che mi cercheranno con un cuor fedéle, in questo libro troveranno grande letizia; quelli che mi ameranno, leggendolo s'infiammeranno ancor più di amore per me, e gli afflitti vi troveranno consolazione”. L'anima domandò infine qual titolo gli si dovesse dare, è il Signore rispose: “Si chiamerà Libro della grazia speciale”.
Da quel momento, Metilde conobbe perfettamente il libro, senza averlo veduto coi propri occhi, ed alla sua confidente ne descriveva persino la copertina di cuoio.

Ciò che si contiene in questo libro è ben poca cosa in confronto di ciò che non vi è scritto; perché ho buone ragioni di presumere che la Santa ebbe rivelazioni molto più numerose di quelle che abbia mai voluto manifestare. Ella non parlava se non per gloria di Dio, e solo di quelle cose dove credeva esservi qualche utilità o qualche insegnamento, sopprimendo tante parole amorose, del suo Diletto. Talvolta pure le sue visioni erano tanto spirituali che non avrebbe potuto trovare espressioni per manifestarle.

VERACITÀ DI QUESTO LIBRO


Durante una messa, il Signore comparve davanti alla sua Serva, seduto sul trono della sua Maestà. Quando suonò la campana per la preghiera segreta, essa disse al Signore:
“Ecco, siete adesso tutt'intero sull'altare nelle mani del Sacerdote, eppure siete tutt'intero qui con me!”.
Il Signore rispose: “Non è forse l'anima tua presente in tutte le parti del tuo corpo, eppure sempre nella mia presenza in cielo? se l'anima tua, non essendo che semplice creatura, ha pur questo potere, io che sono il Creatore perché non potrei essere in tutte le creature e dappertutto?”
Nel medesimo istante, sembrò a Metilde che l'anima sua fosse in cielo, alla presenza della santa Trinità, e rivestita di un abito di una bianchezza sfolgorante: Il Signore la innalzò sino al suo seno, la guardò con tenerezza e le disse queste amorevoli parole: “La mia bellezza sarà la tua corona; la mia gioia sarà la tua collima; il mio amore sarà il tuo manto, e le mie delizie saranno il tuo onore”.
La fece inoltre dolcemente riposare nel proprio Cuore, dicendole: “Ricevi tutt'intero il mio divin Cuore”.
L'anima sentì la Divinità che la investiva a guisa di un torrente impetuoso, e disse: “Quantunque voi mi abbiate ora riempita e in modo maraviglioso illuminata, io nondimeno sono una creatura così meschina che tutto quello che in voi conosco e che posso manifestare agli uomini, equivale appena a ciò che una formica potrebbe rimuovere da una grande montagna”.
Ma pensando che in quel libro erano scritte le illuminazioni che Dio si era degnato di darle, disse: “Perché ciò che hanno fatto mi dà gran pena, o amabilissimo mio Dio, benché non dubiti che sia stata la vostra volontà?” Il Signore le rispose: “Perché non sei abbastanza riconoscente per il dono che ti ho fatto”.
Metilde ripigliò: “E che cosa mai vi muove a concedere tali doni a me indegnissima e vilissima vostra servente?”
“La mia bontà infinita, disse il Signore; se non ti avessi allettata con simili favori, tu avresti avuto tanta consolazione terrena e poca io ne avrei in te”.
Essa ripigliò di nuovo: “Come posso io sapere se tutto quanto è scritto in quel libro sia vero, poiché non l'ho né letto né approvato? E l'avessi pur tetto, non potrei perfettamente fidarmi di me stessa”.
Il Signore rispose: “Io sono nel cuore di quelli che desiderano udire da te i miei segreti; io accendo in loro un tal desiderio. Io sono la loro intelligenza quando ti ascoltano, perché intendano ciò che leggono ed odono. lo sono pure nella bocca di quelli che ne parlano e nelle mani di quelli che lo scrivono; in tutto sono il loro aiuto e il loro cooperatore. Perciò è vero tutto quanto dettano e scrivono per me e in me, perché io sono la verità. Non mi hai tu sovente pregato di non permettere. che tu fossi ingannata dallo spirito di errore affinché tu potessi credere alla bontà mia? Sappi dunque che sei stata esaudita”.
Metilde vide allora tre raggi uscire dal Divin Cuore ed estendersi nei cuori delle due persone62 le quali scrivevano questo libro, ciò che dava ad intendere che in questo lavoro erano ispirate e confortate dalla divina grazia ed avrebbero fedelmente scritto questo libro, accettando di buon cuore per la gloria di Dio ogni fatica ed ogni fastidio.
La Santa disse ancora: “Ahimé! o dolcissimo Amico mio, poiché sono stata ingrata per i vostri doni e non vi ho ringraziato come dovevo, desidero che tutti quelli che leggeranno questo libro, a Voi e per mezzo di Voi rendano azioni di grazie per me meschina e miserabile. In questo solo mi consolerò se da tutto ciò risulterà lode a Voi e profitto ai lettori”.
Il Signore rispose: “Tutti quelli che leggeranno questo libro, quando per il dono che ti ho concesso reciteranno l'antifona Tibi decus, A Voi la gloria, oppure qualche altra lode, mi rallegreranno come se mi cantassero in cielo dolcissimi inni d'amore; per onorarmi in presenza della santissima Trinità”.

Un'altra volta, dopo aver pregato il Signore per tutti quelli che avrebbero letto questo libro, ella gli domandò qual merito possano acquistare quelli che amano negli altri i doni di Dio:
“Tutti quelli che amano negli altri i miei doni, rispose il Signore, riceveranno lo stesso merito e la stessa gloria di quelli ai quali ho concesso tali grazie”.

Che questo libro sia veramente di Dio, che sia stato composto per la sua grazia, che o sia di nome come di fatto, il Libro della grazia speciale, l'abbiamo già esposto sopra. La persona che lo scrisse, secondo quanto sentiva dalle labbra della Santa, o secondò la narrazione di una persona che famigliarmente conversava con lei, ebbe nel sonno, circa tre anni fa, il favore di una visione, nella quale le parve che quèlla anima gradita a Dio63 della quale tratta questo libro, si comunicasse con gran divozione, e ritornando dalla comunione, tenesse in mano una gran coppa d'oro, lunga un cubito, piena di miele. Ella cantava con voce alta: “Signore mi avete dato cinque talenti, eccovene in più cinque altri che ho guadagnati”; poi, disse a tutti: “Chi vuole del miele della celeste Gerusalemme?”
Tutte le suore che erano in coro, si avvicinavano e ricevevano un favo di miele contenuto in quella coppa. Orbene, la persona che ebbe questa visione si avvicinò, e dalla Santa ricevette un boccone di pane inzuppato di quel miele. Mentre però teneva nelle mani questo boccone ella vide un'altra meraviglia; quel boccone ed il miele cominciarono a moltiplicarsi a segno che il, boccone divenne un pane intero fresco e tenero, mentre il miele avendo inzuppato il pane da ogni parte ne scorreva come olio, non solo nelle sue mani ma ancora su le sue vesti e persino sul suolo che ne restò inondato.
Non credo di tacere neppure il fatto seguente. Le persone che scrissero questo libro, lo tenevano nascosto con gran cura; orbene, un giorno di festa, una di esse, desiderando leggerlo, appena l'ebbe aperto che un'altra le disse con trasporto: “Ebbene, qual tesoro vi è mai in questo libro? Nell'istante in cui l'ho visto, il mio cuore ha risentito tale una emozione che tutto il mio corpo ne ha trasalito.
Giustamente dunque questo libro da Dio ha ricevuto il titolo di Libro della grazia speciale, poiché or ora l'abbiamo visto presentato sotto la forma di un liquore così dolce, e inoltre produce sentimenti così soavi anche in quelli che soltanto lo veggono. Niente, infatti, è più dolce della consolazione della divina grazia; niente commuove ed illumina l'anima cristiana come questa grazia che la rinvigorisce e la conforta per ogni opera buona. Donde queste parole dell'Apostolo: È bene che il Cuore sia rinsaldato dalla grazia (Hebr., XIII, 19). Così pure il Salmista dimostra che le parole di Dio (ed esse abbondano in questo libro) illuminano l'anima, poiché egli dice: La rivelazione delle vostre parole, o Signore dà l'intelligenza ai semplici (Ps. CXVIII, 130),


AZIONI DI GRAZIE


Sia benedetto il Signore, Dio di ogni grazia, la cui volontà ci ha dato la gloria di condurre a termine questo libro che avevamo intrapreso, non già per nostra volontà o per presunzione, ma per consiglio ed ordine della Madre badessa e col consenso del nostro Prelato. La Serva di Cristo cui venne ispirato o rivelato quanto nel medesimo si contiene, l'ha letto, approvato e corretto. Ecco come avvenne questo fatto:
Una: notte, in cui essa stava in orazione, il Signore le apparve con questo libro aperto nella sua mano destra. Metilde riferì questa visione alle due persone. che scrivevano; pregandole di mostrarle. quel volume. Esse rifiutarono, temendo di affliggerla; ma la Santa provò gran pena per il loro rifiuto e disse loro che non avrebbe pace finché non avesse letto il loro manoscritto.
Nella notte seguente, mentre ancora stava in orazione, ella vide la gloriosa Vergine Maria con in braccio un bel bambino e ne udì queste parole: “Ricevi mio Figlio, il Consolatore degli afflitti: Egli ha il potere di raddolcire le tue pene”. La Santa con gioia prese il divin Bambino e a lui espose tutto. “Non temere, le disse il Signore; io stesso ho permesso tutto questo, perché questo libro è opera mia. Il dono che hai ricevuto viene da me; e come tu hai ricevuto dal mio spirito, così quelle che hanno fatto questo libro sono state mosse dal mio Spirito a scrivere ed a proseguire nell'opera loro. Non aver dunque nessun timore, non v'è ragione per cui tu debba essere afflitta. Io stesso preserverò questo libro da qualsiasi danno e da ogni errore”.
Così il Signore pienamente la rassicurò e disse: “Le tue confidenti, in tutta verità, hanno scritto, seguendo il mio Spirito; tutte le parole di questo libro risplenderanno per sempre davanti ai miei occhi nella loro corona”.
Così il Signore la liberò dalla sua pena, e da quel giorno, le venne mostrato il libro secondo il suo desiderio, e gliene venne fatta lettura. Ogni volta che si presentava qualche dubbio, Metilde ne riferiva al Signore, il quale in tal modo si degnò di essere il correttore di questo libro per mezzo della Santa medesima.

Una persona interrogò l'anima di santa Metilde affine di sapere quale fosse la sua gloria per il suo dono di grazia speciale e ne ebbe questa risposta: “Questa gloria oltrepassa tutte le altre; l'amore illimitato che ha portato Dio a farsi uomo, mi ha gratuitamente affidato questo dono nella sua potente sapienza, nella sua divina dolcezza e nella sua liberalissima bontà”.
Alla domanda se fosse contenta o, meno che questo libro fosse stato scritto, l'anima rispose: “Ne provo tanto gaudio, perché procurerà la lode e l'adempimento della volontà di Dio ed anche il vantaggio del prossimo. Questo libro verrà chiamato: Luce della Chiesa, perché quelli che lo leggeranno saranno illuminati dalla luce della conoscenza, vi riconosceranno da quale spirito siano animati, e gli afflitti vi troveranno consolazione”.
Infatti, chiunque ama questo dono, ne riceve la sua parte così realmente come l'anima cui Dio l'ha dato. Se uno dal Re ricevesse un regalo per mezzo di un intermediario, quel regalo gli apparterrebbe in proprio, ed egli ne ritrarrebbe i medesimi vantaggi che se lo avesse ricevuto direttamente dalla mano medesima del Re. Per tali doni Dio richiede per sé solo la lode, la gloria e la riconoscenza.

CAPITOLO XXI: DELL'ANIMA DEL CONTE B. FONDATORE DEL MONASTERO


Nell'intervallo del trentesimo della Beata, celebrandosi l'anniversario del Conte B. fondatore del Monastero, quella persona (S. Gertrude) vide l'anima di lui in un meraviglioso splendore, rivestito d'una tunica di porpora, adorna di tutte le virtù e coperta d'un manto rosso e verde.
La parte rossa portava in ricamo dei circoli d'oro in mezzo ai quali vi erano dei leoni e sul cuore di questi una magnifica rosa; sopra la parte verde erano ricamate In rilievo tutte le virtù del Conte. Questi sul petto portava un gioiello brillante come una stella; infine aveva un mantello d'oro puro e brillante, foderato d'argento, e sul capo una magnifica corona.
La persona che vedeva tutte queste cose, gli disse: “Dove mai avete acquistate tante e tali virtù?” L'anima rispose: “Non già per le opere mie ho ricevuto una tal grazia, ma per la bontà del Signore e per i meriti della Congregazione che tanto amai.
“Questa tunica composta di tutte le virtù, mi venne data nell'avvento di quella regina magnifica che fu la madre badessa Gertrude66. Essa entrò nel palazzo del cielo, circondata di gloria, come ricca e potente Regina. Da molto tempo non si era visto entrare nei celesti padiglioni anima così adorna di virtù.
“Di questa veste rossa e verde sono pure debitore ai meriti di questa grande badessa, ma venne tessuta con la vita santa di quelle che le erano sottoposte; il suo colore rosso indica la gloria del martirio che i Religiosi ottengono con una obbedienza sincera, perché chi spontaneamente rinuncia per Dio alla sua volontà propria, immola un'ostia più degna e più gradita che se gli offrisse la sua testa. I leoni figurano le opere forti dell'obbedienza; e le rose, la pazienza che i Religiosi devono conservare in mezzo a tutte le loro opere. Il color verde esprime il vigore delle virtù, e l'ornato in rilievo rappresenta il loro carattere proprio. Ai meriti ,di ciascun. membro del Monastero di cui fui il fondatore sono adunque debitore delle mie splendide virtù.
“Quel gioiello brillante significa il desiderio della venerabile badessa. Simile alla stella che sempre scintilla, questo desiderio non subì mai nessuna interruzione; e la sua intenzione non fu meno pura di una stella, perché sempre e sopra ogni cosa, ella voleva la gloria di Dio e la salvezza del suo prossimo. L'oro e le perle finissime che ornano questo gioiello significano l'intenzione e le opere del suo cuore sotto l'azione di questi desiderii.
“Infine, questo manto d'oro, figura dell'amore e della riconoscenza e questa corona figura della carità, mi vennero dati recentemente dal Signore a motivo dei meriti di quest'aquila ammirabile che ha penetrato nelle inscrutabili profondità dei cieli”.
Quella persona disse ancora al Conte: “Spiegatemi quale fu allora il gaudio dei Santi?”
“Quando la Madre badessa si comunicò per l'ultima volta, rispose quel Beato, parve talmente unita al Signore che la vedemmo già nel cielo in Dio, e dalla Divinità uscì un nuovo raggio per illuminare tutti i Santi. In questa luce ci venne dato di vedere la ricompensa e la dignità preparate per quest'anima felice, e da quel momento ci preparammo con grande allegrezza.
“Nel momento del suo felice transito, il Signore col suo alito divino l'attrasse in sé medesimo con ineffabile tenerezza. Tutti i Santi, dal primo sino all'ultimo, erano presenti, e quando il Signore la prese con sé, cantarono in coro: “Prudens et vigilans virgo, qualis es cum sponso illo! Vergine prudente e vigilante, come siete gloriosa con lo Sposo che vi ha eletta!”.
“A queste parole “Quam pulchra es! quam mirabilis! Quanta luce spectabilis! Come siete bella! Quanto siete ammirabile! Quale luce brilla in Voi!”, quell'anima, traboccante di delizie, dal Divin Cuore si slanciò come la sposa fuori dalla camera nuziale, e stette davanti al trono, sotto il manto medesimo della Divinità della quale era ripiena.
“Quando i Santi cantarono: “Thalamo gaudes, regio, conjuncta Dei Filio: Voi siete accolta come regale sposa, unita come siete al Figlio di Dio”, il Signore la prese di nuovo nelle sue braccia e a sua lode melodiosamente cantò: “Ista est speciosa, etc.: Ecco quella che è bella tra le figlie di Gerusalemme: l'avete vista piena di carità e di amore per Dio e per il prossimo: In cubilibus: Nei ritiri nascosti; vale a dire nella contemplazione; Et in hortis aromatum: E nei giardini profumati, vale a dire in quel fruttuoso insegnamento ch'ella elaborava a favore del suo prossimo.
“Intanto tutti i Santi offrivano a Dio i loro meriti in onore della sua sposa, e mentre con loro mi avvicinavo io pure, il Signore mi abbracciò con effusione, mi diede questo manto d'oro, simbolo d'amore e di riconoscenza, a motivo dei meriti della sua Diletta, e pose sul mio capo la corona della carità. Da quel momento il mio amore e la mia riconoscenza verso l'adorabile Trinità ricevettero mi aumento che durerà sempre”.
Quella persona domandò ancora: “Che significa quello splendore di cui siete circondata?”, L'anima rispose: “In questa luce scorgo la bontà e la misericordia di Dio verso di me, e gusto l'ineffabile dolcezza del suo eterno amore per me”.
“Quale profitto, continuò quella, ricevete dagli anniversari che la Congregazione celebra per voi su la terra con canti solenni?”
“Il mio Signore, rispose quell'anima beata, manda alle anime del purgatorio tutto quanto si fa per me, e molte ottengono in tal modo la loro liberazione; Egli mi dona queste anime, come Un imperatore affida le sue truppe ai Principi che comandano i suoi eserciti. Questo sarà per me in cielo un onore eterno”.


CAPITOLO XXII: SANTA METILDE E LA MORTE DI SUA SORELLA, LA BADESSA GERTRUDE



I

Da quarant'anni la madre badessa Gertrude, sorella di santa Metilde, governava il Monastero, quando venne colpita da numerose infermità. Dopo un anno di malattia, perdette anche l'uso della parola. La sua pia sorella temendone prossima la fine, raddoppiò di fervore nella preghiera, affinché il Signore si degnasse disporre ogni cosa, sia secondo il suo beneplacito, sia secondo i bisogni dell'anima dell'inferma. Ma d'un tratto Metilde venne rapita in cielo, dove nello specchio della Divina Provvidenza vide che sua sorella, benché gravemente inferma non sarebbe morta ancora.
Intanto l'esercito dei Santi già stava tutto preparando con allegrezza per il ricevimento di quella grande sposa di Dio.
La Beata Vergine Maria, oltre i suoi splendidi ornamenti, si metteva alle mani dei guanti bianchi come la neve, sopra uno dei quali era ricamata un'aquila d'oro, mentre su l'altro spiccava un leone parimenti d'oro. Questi guanti simboleggiavano l'anima che la Beata Vergine si accingeva ad accogliere solennemente, la quale le rassomigliava sotto tre aspetti in particolare. La sua innocenza verginale era rappresentata dal color bianco dei guanti della Vergine; la sua sublime e profonda contemplazione era raffigurata dall'aquila; e la sua vigorosa costanza nel trionfare dei vizi, era simboleggiata dal leone.
I Patriarchi ed i Profeti preparavano cestini di oro ripieni di vari gioielli, indicando così che quella venerabile badessa con sapienza e fedeltà aveva provveduto ai bisogni spirituali e temporali di tutti i suoi dipendènti.
Gli Apostoli, per farle onore, portavano davanti a sé grandi libri magnificamente ornati, perché ella aveva distribuito ai suoi la sana dottrina, ciò che le conferiva i meriti dell'apostolato.
I Martiri tenevano in mano splendenti scudi d'oro per fargliene omaggio a motivo della sua instancabile pazienza in tutte le avversità, per la quale fu come la loro emula.
I Confessori erano coperti di splendide cappe dalle larghe pieghe, perché la sua vita nel Monastero ed i suoi santi esempi l'avevano elevata alla parità di meriti con loro.
Le Vergini si munivano di aureole e di specchi onde farne l'offerta a quella santa vergine per la sua innocente purezza, e per la lodevole cura con cui sovente aveva esaminato la sua vita nel limpido specchio degli esempi di Gesù. Cristo, rendendosi conto in tal modo del suo progredire nella somiglianza con Dio. Così quell'anima santa aveva meritato di essere riunita alle sante Vergini, anzi di occupare tra quelle un posto eminente.


II

DODICI ANGELI ASSISTONO L'INFERMA


In seguito, Metilde, pregando ancora per lei, ne vide l'anima sotto la forma di una casa trasparente, in mezzo alla quale Dio stava seduto, irradiante come un sole attraverso il cristallo. Il Signore disse: “Come tu mi vedi senz'ostacolo attraverso questa casa, così puoi riconoscermi nell'anima di Gertrude in tutte le opere e le virtù della sua infermità, in particolare nella pazienza, nella bontà, nel buon umore, virtù che in lei sono effetto della divina grazia più ancora che dell'indole naturale. lo stesso opero queste virtù in lei per mezzo di lei”.
Metilde vide, inoltre, intorno al letto dell'inferma dodici angeli assegnati al suo servizio, i quali senza posa riferivano al Signore tutto quanto avveniva intorno a lei, tanto le virtù ch'ella praticava, come i servizi che le venivano prestati dalle sorelle che l'assistevano. Ai suoi piedi, tre angeli sorreggevano la sua pazienza; e l'inferma ne era largamente provvista a segno che il numero di dodici angeli non era troppo per lodarne il Signore Iddio. Alla sinistra, tre Arcangeli le ispiravano buona volontà, intenzioni pie e santi desiderii. Alla destra, tre angeli del coro delle Dominazioni accoglievano l'onore, la venerazione e la carità che le suore dimostravano all'inferma e tutto portavano con gioia alla presenza del Re supremo.
Metilde temeva di cedere ad un sentimento troppo umano nello stare volentieri presso la sorella, e se ne rimproverava come di un peccato; consultò dunque il Signore, il quale le rispose: “Non hai commesso nessuna colpa. I suoi sensi, i suoi movimenti, tutti i mezzi di peccare le sono ormai tolti; e l'ho posta in uno stato in cui nulla in lei può dispiacermi. Inoltre, in nessun luogo, fuorché nel Sacramento dell'Altare, tu mi troverai con maggior verità e certezza che in lei e con lei; in lei troverai pure una piena conformità con le mie virtù e la mia vita.
“Io mi dimostrai sempre benigno, mansueto, amabile con i miei discepoli e con tutti gli uomini: così pure Gertrude si comporta coi suoi dipendenti e con tutti quelli che vengono a visitarla.
“Io sopportai con dolce mansuetudine e lieta pazienza ogni sorta di ingiurie e di sofferenze; così pure questa mia sposa, con cuore dolce e contento sopporta le malattie ed i dolori.
“Nella mia estrema liberalità lasciai nelle mani dei miei carnefici tutto ciò che possedevo; così pure, con la liberalità di cuore nella quale sempre si distinse Gertrude si spoglia di tutto ciò che le appartiene”.


CRISTO GESÙ RICEVE SÈ STESSO IN GERTRUDE


Un'altra volta, mentre Gertrude stava per comunicarsi, Metilde pregò il Signore che si degnasse ricevere sé medesimo in lei e offrire, Lui medesimo, a Dio Padre un degno tributo di lode e di azioni di grazie, poiché l'inferma non poteva parlare.
Il Signore rispose: “Non sono forse io obbligato a comportarmi così? Anche un ladro, se volesse dimostrarsi giusto, così farebbe, restituendo l'oggetto rubato o rendendone l'equivalente. lo le ho tolto l'uso della parola: da me stesso adunque adempirò al centuplo ciò che ella non può fare”.
Parve a Metilde che il Signore stesse alla destra dell'inferma, rivestito di un manto d'oro guarnito di fiori verdi, e che amorevolmente prendendola nelle sue braccia, le desse un bacio dicendo: “Ricevine migliaia di mille, o mia sposa”.
Il vestito d'oro del Signore figurava l'amore del suo divin Cuore; i fiori verdi, la freschezza e la fioritura delle virtù di Gertrude. Sul suo petto brillava una magnifica rosa la quale sembrava pure di color verde; l'inferma si trastullava con questo fiore, il quale significava il completo abbandono ch'ella aveva sempre praticato in ogni circostanza.

Un'altra volta, Metilde, dopo la santa Comunione disse ancora al Signore: “Vene supplico, o mio Signore, vi sovvenga dello zelo con cui la vostra Serva, ora con carezze, ora con minacce, eccitava le Suore alla frequente comunione. Adesso che per la malattia non può ricevere il vostro corpo adorabile, degnatevi dunque di darvi Voi medesimo a lei in quel modo che meglio convenga alla vostra regale liberalità”.
“Il Signore rispose: “Gertrude. mi possiede come Sposo, amIco fedele ed unico consolatore”. - “Come mai può dirsi, o mio Signore, replicò Metilde, che Voi siate l'unico suo consolatore, poiché quando da altri riceve qualche servigio o qualche piccolo dono, tutto accoglie con un sorriso che denota una certa qual soddisfazione? Non sembra forse che si compiaccia ancora nelle cose terrestri?”
“Ma non osservi tu, replicò il Signore, che quando voi perché non intendete i suoi segni fate il contrario di ciò che domanda, nondimeno vi sorride con altrettanta bontà come se le aveste fatto un gran bene? Sappi dunque che è così fermamente stabilita in me, che davanti a tutto ciò che le accade, sia piacevole, sia penoso, ella serba sempre il medesimo contegno”.

Un'altra volta, ancora, mentre Gertrude stava per comunicarsi, Metilde vide il Signore Gesù sotto la forma di un bello e nobile giovane dell'età di dodici anni circa. Col suo braccio destro, Egli. abbracciava quella sua sposa dicendo: “Ti ho preso la mano destra, facendomi tuo cooperatore in tutte le tue opere; ti ho preso il piede destro divenendo la tua guida; ti darò lo splendore di una perpetua verginità; la gioia e l'allegrezza in compenso delle tue infermità; l'agilità perfetta invece dell'attuale gravame del tuo corpo. Infine tu mi godrai in un'eterna felicità”.

IV

FELICE TRANSITO DI GERTRUDE


Essendo Gertrude vicina ad entrare in agonia, il Signore sembrò venire frettoloso ad incontrarla con la Beata Vergine Maria alla sua destra e il discepolo prediletto San Giovanni alla sinistra; i cittadini della Corte celeste giungevano pure in folla, specialmente le legioni delle Vergini; queste, in quel giorno, parvero riempire la casa e frammischiarsi alle Suore, le quali stettero tutta la giornata presso la loro moribonda madre, singhiozzando e pregando.
Frattanto, il Signore Gesù sembrava con gesti dimostrare alla santa moribonda tanto affetto che l'amarezza della morte ne dovette per lei essere molto raddolcita. Quando nella lettura del Passio si giunse a queste parole: Chinando il capo, rendette lo spirito (Joann. XIX, 30), il Signore, quasi non potesse più a lungo trattenere l'ardore del suo amore, si chinò verso la morente e, con ambe le mani, aprì sopra di lei il suo divin Cuore.
Stava dunque per suonare l'ora in cui lo Sposo celeste, Figlio regale del Padre Onnipotente, avrebbe ricevuto la sua diletta. Liberata, dopo lunghi sospiri dal terrestre carcere del corpo, ella se n'andava a riposare con Lui nel talamo dell'amore.
Quell'anima felice, prese il volo con un inestimabile gaudio verso quel sovreminente Santuario, cioè verso il dolcissimo, Cuore che Gesù Cristo le apriva con tanta letizia e fedeltà. Ciò ch'ella udì, ciò che risentì in. quel Cuore, la felicità che la sovrabbondanza della misericordia fece penetrare in lei, dopo averle dato il privilegio speciale d'esservi trasportata con un tal mezzo, chi tra i mortali potrebbe mai immaginarlo?
Con quali delizie lo Sposo sempre brillante di giovinezza, l'introdusse nella sua dolce intimità? Con quali trasporti di allegrezza le fecero corteo, i Santi che le apportavano corone di gaudio? Quali lodi accompagnarono una tal beata glorificazione? Sono meraviglie che la debolezza umana non può neppure tentare di esprimere; non ci rimane che di innalzare a Dio, Autore di ogni cosa, il canto di giubilo e quello dell'azione di grazie, in unione coi cittadini del cielo.

In mezzo alla tristezza della loro desolazione, le suore ad alta voce rivolsero al cielo le loro lodi, ed alla loro madre rappresentarono il loro abbandono, cantando in suo onore il responsorio: Surge Virgo. Ma a queste parole: Quae pausas sub umbra Dilecti: Tu, che riposi all'ombra del tuo Diletto, si sentì la defunta badessa rispondere: “Non mi basterebbe riposare all'ombra del mio Diletto; sul suo Cuore medesimo sto riposando con dolcezza, sicurezza e pace”.

In seguito, Metilde mentre si trovava in orazione, vide ancora l'anima della sorella tutta raggiante di gloria. Il Padre dell'Ordine, san Benedetto la precedeva con una mano tenendo il pastorale e con l'altro braccio circondando con amore e venerazione l'anima, di quella sua figlia beata. Egli la condusse così sin davanti al trono dell'adorabile Trinità dove con voce ammirabile, sur una indescrivibile melodia cantò il Responsorio Quae est ista68. Poi il Signore chinandosi con amore verso di lei, le disse: “Sii la benvenuta, figlia mia bellissima”. Ma la beata, sempre fedele, pregò il Signore per la Comunità che le era stata affidata.
Metilde le disse: “Sorella carissima, che volete ch'io dica da parte vostra alle vostre figlie? - Dirai loro, rispose quella beata, che amino con tutta l'anima il Diletto del mio Cuore, e che non preferiscano mai nulla al suo amore”. Metilde ripigliò: “Raccomandateci tutte al Signore poiché la vostra sorte è così beata”. “Sì, rispose Gertrude, raccomando le mie figlie onde giungano a questo dolcissimo riposo dove vivo con tanta sicurezza, vale a dire, nel dolcissimo Cuore di Gesù Cristo”.

Sembrò pure alla Serva di Cristo che in sogno salutasse l'anima della sua defunta sorella con queste parole: “Ti saluto, sposa di Cristo, nell'amore di cui sei stata accesa quando la prima volta hai contemplato la faccia e la bellezza di Dio tuo Creatore, nella rivelazione della sua gloria. Ti saluto, Vergine di Cristo, nelle tue delizie, quando per una perfetta esperienza hai conosciuto l'amore inestimabile con cui Dio ti ha amata da tutta l'eternità. Ti saluto nella tua fulgente bellezza quando dalla mano del Signore tuo Amico e tuo Sposo hai ricevuto il premio eterno di tutte le tue opere”. Dette queste parole, pensava come mai avesse osato salutare in questo modo l'anima di una persona non canonizzata. Nella sua perplessità, consultò il Signore, il quale si degnò di rispondere: “Hai fatto bene; perché essa è l'onore della mia onnipotenza, lo splendore della mia sapienza, la delizia della mia divina bontà”.
Un'altra volta, la Santa vide quell'anima in mezzo ad. un coro il quale eseguiva una mirabile danza in una meravigliosa gloria. Un ornamento di bellissimi capelli ne rialzava la bellezza e la giovinezza. Il Signore Gesù, suo nobile e brillante Sposo, la teneva per mano e diceva: “Più numerose dei suoi capelli sono le sue virtù!”.
Un'altro giorno la vide ancora nella gloria e le domandò quale ricompensa ella avesse ottenuta per la sua divota abitudine di recitare così spesso il Salmo Laudate Dominum omnes gentes, soprattutto nelle feste della Risurrezione. Per tutta risposta, quell'anima beata mostrò alla sorella le splendide vesti verdi di cui era ornata. Queste vesti erano cosparse d'innumerevoli stelle d'oro e ornate nelle cuciture di perle bianche alternate con piccoli rubini.
Metilde le disse: “Poiché siete nell'abbondanza di ogni bene, ditemi cosa volete dare a quella Suora che vi ha servito con tanta fedeltà durante la vostra malattia”.
Mettendo la mano sopra uno di quei rubini la Beata rispose: “Portale questo da parte mia”. Metilde replicò “Voi ben sapete; come io vi vegga qui solo in ispirito; non posso dunque offrirle questa gemma nella sua realtà”.
“Il colore bianco, ripigliò l'anima beata, il quale appare su le cuciture delle mie vesti, significa l'Umanità di Gesù Cristo il quale era di una suprema dolcezza e mansuetudine; il color rosso dei rubini figura la Passione dell'Agnello immacolato. Le dirai dunque che confidi nella misericordia di Dio; perché voglio ottenerle dal Signore la mansuetudine e la pazienza nel soffrire per Lui ogni contrarietà”.


APPARIZIONE DI GERTRUDE NEL TRENTESIMO GIORNO DALLA SUA MORTE


Nel giorno trentesimo dalla sua morte, quell'anima beata comparve ancora a Metilde in una gloria nuova e sovreminente. I Principi celesti con le loro schiere la circondavano come di un muro. Tutti avevano in mano dei cembali la cui soavissima armonia accompagnava il canto del versetto: Lodate Dio sui cembali risonanti (Ps. CL, 5).
In mezzo a tale concerto, quell'anima beata venne condotta davanti al trono del Re della gloria, dove il suo dolcissimo Sposò Gesù le rivolse queste parole: “Sii la benVenuta, o mia carissima!”.
E subito la Divinità la penetrò di un dolcissimo sentimento, vale a dire ch'ella sperimentò la maniera con cui l'Onnipotenza infinitamente semplice rimira ed ama ogni creatura come se non amasse che quella ad esclusione di ogni altra. Per la pienezza delle sue sovrabbondanti delizie, ella scoppiò in lodi in onore del suo Sposo, e cantò: Anima mea liquefacta est (Cant., V, 6).
Il Supremo Cantore per eccellenza, volle parimenti onorare la sua diletta col celebrarne le lodi, e dal più intimo di sé stesso, da quell'abisso di ogni beatitudine, principio e fine d'ogni perfezione, fece risonare sur un modo melodiosissimo quest'antifona: O Gertrudis! o pia! e tutta la Corte celeste continuò l'antifona: Quam pium est gaudere de te, o Gertrudis, prophetis compar! - O Gertrude, o misericordiosa! Quanto è pio rallegrarsi per causa di te! O Gertrude, emula dei Profeti! Con queste parole ella veniva specialmente lodata per aver avuto tanta fede su la terra ed aver mirabilmente goduto i doni divini.
L'antifona seguente l'esaltava a motivo della dottrina spirituale che aveva distribuita al suo Monastero: Apostolis conserta, etc., Ammessa tra gli Apostoli, perla dei prelati, distinta per la fede e per i meriti, per la pietà, la misericordia e la ineffabile carità; che tu trionfi sempre qui, e davanti a Dio69.
Metilde le disse: “Spiegatemi dunque, sorella carissima, cosa sia questa liquefazione di cui cantate: L'anima mia si è liquefatta.
La beata rispose: “Quando l'amore della Divinità entra impetuosamente nell'anima per investirla, agisce con una dolcezza così potente che alla creatura riesce impossibile contenerlo. L'essere allora dell'anima si scioglie e si liquefà, per così dire, onde rifluire poi verso la sorgente donde le è venuta una tale beatitudine”.
“Pregate, ripigliò Metilde, pregate per le vostre figlie che su la terra vi circondavano. di un amore così fedele”.
“L'ho già fatto e lo farò sempre”.
“Che cosa desidera te per loro?”
“Che la soavità dell'amore che sta nel mio cuore riempia pure i loro cuori ed i loro sensi!”.
“Che cosa avete ricevuto, continuò Metilde, nel vostro ingresso in cielo?”
“Il Signore Iddio, mio Creatore, mio Redentore e mio Sposo, mi ha presa in sé medesimo e riempita di un'ineffabile gioia. Mi ha: rivestita di sé, di sé mi ha nutrita, ha dato sé stesso a me come Sposo, e mi ha onorata di una gloria inenarrabile”.

VI

NELL'ANNIVERSARIO DELLA MEDESIMA MADRE BADESSA


Nell'anniversario della medesima madre badessa, di dolce memoria, mentre nell'ufficio si cantava il responsorio Redemptor meus vivit, Metilde ne vide l'anima esultante di ineffabile delizia, la quale abbracciava il Signore Gesù e dolcemente a Lui cantava le dette parole. Poi, per divina ispirazione conobbe che in cielo le anime trasaliscono di una inesprimibile gioia che emana dall'Umanità di Gesù Cristo; intese pure che quando con attenzione si cantano quelle parole od altre che si riferiscono alla futura risurrezione degli uomini, quelle anime glorificate ne ritraggono ogni volta un'indicibile felicità, perché ne riconoscono la verità, vedendole, compiute nella Umanità di Gesù Cristo. Gli eletti essendo certi della loro propria risurrezione, pregano per quelli che ancora recitano i Salmi onde essi pure ottengano di aver parte alla medesima felicità. Conobbe inoltre che quelle parole devotamente recitate, hanno per la fede. una virtù che santifica anche i corpi, onde prepararli a godere più degnamente la gloria.



Le sembrò ancora di vedere Dio Padre che sedeva con quell'anima ad una mensa regale e le rivolgeva le più amabili parole, ricolmandola delle più delicate carezze, come se la sua unica gioia e le sue uniche delizie fossero quelle di far festa con lei.
Il Signor Gesù, ornato del cinturino a guisa di un giovine figlio d'imperatore, serviva a mensa vari cibi conditi dalla dolcezza dello Spirito Santo.
Tutte le suore venivano in seguito come in processione e piegando il ginocchio con grande riverenza, offrivano dei cofanetti d'avorio, d'argento e di oro, ripieni di meravigliosi aromi. Quelle che risplendevano per la purezza del cuore apportavano i cofanetti di avorio; le più ardenti nel sacrificarsi nel servizio di Dio offrivano i cofanetti d'argento; e le più ferventi nell'amore portavano cofanetti di oro.
Una moltitudine di anime vennero pure con grande letizia a rendere grazie per la loro liberazione a Dio e all'anima cui Dio le aveva donate onde rialzare la gloria della sua festa.
In seguito, tutte le anime della Congregazione formarono attorno a quell'anima beata un circolo a guisa di coro danzante, cantando con gaudio: O Mater nostra etc.: O nostra Madre ecc., ma le loro voci penetravano in una lunga tromba posta nel Cuore di Gesù onde produrre tutte assieme una sola melodia di grande soavità!
L'indomani, durante una messa celebrata ancora per l'anima della medesima, ad un tratto venne in mente a Metilde questo pensiero: “Se fossi una potente regina offrirei a Dio su l'altare, per l'anima della mia diletta sorella, un'immagine d'oro riccamente ornata”.
A questo pensiero il Signore rispose: “E che diresti se per me stesso io adempissi fin d'ora e subito il tuo desiderio?”
E il Signore le comparve sotto la forma di un giovine tutto fulgente di regale o piuttosto divino splendore, e le disse: “Eccomi, prendimi e va ad offrirmi secondo il tuo desiderio”.
Metilde in un ineffabile trasporto di gaudio e di gratitudine prese il suo Diletto e lo condusse all'altare, Il Signore Gesù offrì dunque sé stesso al Padre suo con tutte le sue virtù, per accrescere il gaudio e la beatitudine eterna di quella sua eletta sposa.
Poi, quell'anima beata, come una regina che ha potere sul suo Sposo, con ardentissimo amore si slanciò negli abbracci del Signore e lo condusse attraverso il coro a tutte le Suore, dicendo a ciascuna: “Ricevi il Signore delle virtù e a Lui chiede le virtù”. È quella che vedeva. tutte queste cose disse: “Sorella mia diletta, qual cosa desiderate di più che noi osserviamo?”
“Un'umile sommissione, rispose quella, un'amabile mutua carità, una fedele attenzione a Dio in ogni cosa”.
E soggiunse: “Sì, all'Amore darai tutto intero il tuo cuore ed amerai tutti; allora l'amore di Dio e di tutti quelli che abbiano mai amato Dio, sarà tutto per te. Se sarai umile, l'umiltà di Cristo e di tutti quelli che si sono umiliati per il suo nome, sarà in tutta realtà tua proprietà. Se userai misericordia al tuo prossimo, la misericordia di Dio e dei suoi Santi sarà parimenti in tuo possesso; e sappi che così sarà anche di tutte le altre virtù”.

Per queste cose sia benedetto Dio nei suoi doni e in tutte le sue opere!