Il libro della grazia speciale - libro IV

Santa Matilde di Hackeborn

Il libro della grazia speciale - libro IV
6

CAPITOLO I: LA MENSA DEL SIGNORE: TRE DISPOSIZIONI DEL DIVIN CUORE

Un giorno, dopo la comunione, quella pia e divota Serva di Dio sentì la voce del Signore che le diceva: “Sediamo a mensa insieme!” E subito Egli le parve seduto sur un trono davanti all'altare. Le anime di tutte le suore della Congregazione uscirono dai loro corpi, sotto la figura di vergini rivestite di una tunica candida come là neve, e vennero ad assidersi ai piedi del Signore. I prelati occuparono dei seggi posti in faccia del Signore, ed Egli disse loro: “Io sono in mezzo a voi come chi serve; ma voi perseveraste meco nelle mie tentazioni, ed io vi preparo il regno come mio Padre. a me l'ha preparato, affinché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno” (Luc., XXII, 28-30).
Dalle parole, Io sono in mezzo a voi come chi serve, Metilde intese che il Signore abitava nelle persone della Congregazione in tre maniere. In parecchie per il gusto della divina grazia; in altre, per l'intelligenza della Sacra Scrittura; in altre infine, per la fedeltà nell'imparare la dottrina.
Metilde domandò cosa significassero le parole: Sicut qui ministrat, e il Signore rispose: “Ciò ch'io vi servo, è il mio Cuore” e manifestò il suo Cuore in mezzo al proprio petto, sotto la forma d'un calice dove si vedevano tre cannelli, i quali significavano tre sentimenti che il Signore ebbe nella sua vita mortale. Orbene, Egli vuole che ogni uomo ordini le proprie disposizioni secondo questi tre sentimenti; il primo, di amore e riverenza verso Dio Padre; il secondo, di misericordia e carità verso n prossimo; n terzo, di umiltà e abiezione rispetto a sé medesimo.
Nelle parole Vos estis qui permansistis mecum in tentationibus meis, Voi perseveraste meco nelle mie prove, sembrò a Metilde di udire un lamento del Signore per i maltrattamenti che Egli riceveva nella Chiesa, specialmente in tre maniere: il Clero non aveva n dovuto amore per la Sacra Scrittura, ma ne usava per vanità; gli uomini spirituali trascuravano le cose dello spirito per dedicarsi alle cose materiali; n popolo non si curava né della parola di Dio, né dei sacramenti della Chiesa.
Dalle parole: Ego dispono vobis regnum, Vi preparo il Regno, la Santa intese che il Signore si sarebbe compiaciuto con delizia che la Congregazione si fosse accostata con maggior frequenza alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue.
Le parve inoltre che il Signore desse da bere a tutti quelli che si erano avvicinati ai cannelli infissi nel suo Cuore dicendo loro: “Bibite et inebriamini: Bevete ed inebriatevi, miei diletti”. Ella desiderò che tutte le anime in cielo, su la terra e nel purgatorio avessero parte a tale grazia. Vide allora la Beata Vergine Maria seduta alla destra del suo divin Figlio, inchinarsi con rispetto verso quei cannelli e trarne un meraviglioso liquore, il quale dalle sue labbra si sprigionava in un delizioso profumo, che imbalsamava tutti gli astanti. Poi, i Cori dei Santi, avvicinandosi con riverenza, bevettero alla loro volta.
Infine, il Signore disse: “Assorbirò in me i cuori di tutti quelli che in tal modo avranno bevuto nel mio Cuore”.

CAPITOLO II: L'ABITO BIANCO E LA CORONA DEL REGNO

Un'altra volta, mentre la Comunità faceva la santa comunione, quella vergine vide il Signore in piedi che dava una veste bianca a tutti quelli che si accostavano a riceverlo. Quest'abito bianco significava l'innocenza di Cristo; comunicata a tutti quelli che veramente contriti ricevono il sacramento del suo Corpo. Poi Egli li avvolse in un manto variopinto, sul quale splendevano tutte le opere della sua Umanità, la qual cosa significava che il Signore all'anima che lo riceve nel suo sacramento comunica le opere della sua vita mortale e la sua Passione. Egli pose inoltre sul loro capo una magnifica corona chiamata, la corona del Regno47. (1)
Fra altri ornati, quella corona aveva quattro gemme lucenti come specchi. La gemma che ornava il davanti della corona, significava l'amore indicibile ed eternò con cui il Cuore di Dio ama tutte le sue creature, amore che ogni anima non conoscerà bene se non in cielo, dove ne sarà penetrata sino alle più intime profondità del suo essere. La gemma di destra significava il pieno possesso dell'amore che, senza interruzione né ostacolo, gode di Dio e di tutti i suoi Servi. La gemma di sinistra indicava l'unione indissolubile che ci renderà simili a Dio. Infine l'ultima gemma, di dietro, esprimeva quella perenne. ed in deficiente conoscenza per la quale eternamente contempleremo senza nube la luce infinita e il purissimo specchio della Divinità. Con tali ornamenti il Signore abbellisce l'anima contrita ed umiliata che a Lui si accosta sotto l'impulso del desiderio.

CAPITOLO III: LE VIRTÙ SU LA CORONA DEL SIGNORE

Durante una messa in cui, si cantava l'Offertorio Domine Jesu Christe Rex gloriae, il Signore le apparve ancora in piedi presso l'altare; portava sul capo una splendida corona ed era circondato di tutto l'apparato regale. Metilde fu rapita di ammirazione, vedendo su la corona del Signore delle colombe e delle aquile, insieme con preziosissime gemme, e desiderava saperne il significato simbolico. Il Signore le disse: “L'umiltà, la fede, la pazienza, la speranza di tutti gli. uomini, risplendono su la mia corona ti guisa di perle preziose. Le colombe e le aquile rappresentano le anime semplici e le anime accese di amore”.
Durante le preghiere segrete, ella vide una specie di gradino annesso all'altare. Quando il Signore vi fu salito, sembrò che fosse in piedi al disopra dell'altare medesimo; il suo manto era ornato sul davanti di una specie di grembiale che scendeva sino alle ginocchia.
Metilde guardava con sorpresa, e le venne indicato che quell'ornamento simboleggiava i capelli degli uomini, i fili d'erba e i peli degli animali, perché i minimi particolari della creazione, per mezzo dell'Umanità di Gesù Cristo, si riflettono sin nella Trinità, stantechè, dalla medesima terra che produce quelle cose il Figlio di Dio trasse la sua Umanità.
Ma ella vide pure le anime degli uomini risplendere sul manto regale come un ornamento meraviglioso. Il Signore, sempre su l'altare coprì il sacerdote col suo manto, poi assorbì nel suo Cuore e cambiò in sé medesimo l'Ostia consacrata. Metilde, prostrata ai piedi del Signore. ne baciò le piaghe, mentre Egli chinandosi amorosamente diceva: “I miei desiderii si portano sopra di voi con tutti i beni che sono in me”.
Un giorno, mentre la Comunità si accostava al banchetto dell'Agnello, quella pia vergine vide il Signor Gesù Re della gloria, sul trono della sua magnificenza, circondato dalle schiere dei suoi angeli e da tutto l'esercito dei Santi. Anche la Regina Madre del Re degli Angeli era presente, e la sua veste portava magnifici ricami, i quali rappresentavano la vita del suo diletto Figlio. Le suore erano tutte somiglianti a vergini. mirabilmente ornate. La Vergine Madre dal trono si avanzò e presentò al loro bacio un agnello più bianco della neve, mentre i Santi facevano risuonare questa lieta acclamazione: Onore e gioia della Madre! ecc.

CAPITOLO IV: IL MODO MIGLIORE DI PROGREDIRE NELLA PERFEZIONE

Un venerdì, Metilde vide il Signore Gesù che stava su l'altare in piedi e le mani distese; dalle sue sacratissime piaghe il sangue scorreva in Abbondanza. Egli le disse: “Ecco tutte le mie piaghe aperte onde placare per voi Dio Padre”.
La gloriosa Vergine stava pure alla destra del suo divin Figlio, ed aveva in capo una corona meravigliosa in cui apparivano le sue virtù ed i suoi meriti, come tutte le grandi cose che Dio si degna di compiere per la sua mediazione.
La Santa, accostandosi alla Beata Vergine la pregò che volesse intercedere pér lei e per la Congregazione. Incontanente, la Vergine Maria con grande riverenza piegò il ginocchio davanti al Figlio suo e con devotissimo amore ne salutò le piaghe, invitando Metilde ad imitarla. “Avvicinati tu pure, disse; saluta la piaga dell'amatissimo Cuore di mio Figlio, perché questo Cuore ha risentito tutte le ferite del suo corpo”.
 
Metilde pregò il Signore che si degnasse indicarle quale fosse il punto- principale da osservarsi nella Comunità per l'accrescimento della perfezione, Egli rispose: “Chi desidera essere un vero religioso custodisca gli occhi da ogni sguardo illecito o inutile; le orecchie da qualsiasi parola che possa macchiare il suo cuore; la bocca, perché non proferisca nessuna parola vana o che riguardi cose che non gli appartengono; soprattutto custodisca il suo cuore affinché non si compiaccia in pensieri cattivi né in questi si fermi volontariamente.
“Non sempre si può impedire che i pensieri si presentino alla mente, ma si può sempre astenersi dall'accettarli volentieri e si possono scacciare, con facilità. Sorvegli pure con grande attenzione tutti i suoi atti, ed ogni qual volta si trovi in fallo, non si prenda nessun riposo finché non abbia domandato perdono a Dio e fatto il proponimento di confessarsi più presto che sarà possibile”.
 
Un'altra volta, avendo essa pregato per la Congregazione, affinché Dio si degnasse conservarla in ogni tempo al suo servizio, e concederle sempre maggiori grazie, facendola fiorire nelle virtù e prosperare in ogni bene, Dio le fece questa risposta: “Fintanto che troverò in essa un'umile sommissione, l'amore della castità verginale, una tenera riconoscenza ed un'amabile carità, non rimuoverò mai da essa gli occhi della mia paterna protezione, né l'abbandonerò nelle sue necessità.
“L'umile sommissione consiste nell'obbedire ai superiori non solo, ma ancora reciprocamente gli uni agli altri con umiltà e semplicità.
“L'amore della verginità va più in là della custodia della verginità e fa sì che l'anima ami amorosamente la castità e protegga tanto. il cuore come i sensi contro tutto ciò che potrebbe macchiarli. Chi possiede un gioiello. preziosissimo o di gran valore sta attento perché non soffra né perdita né danno: così si comporta l'amore alla verginità.
“La tenera riconoscenza consiste nel ricevere da Dio non solo i doni spirituali, ma pure tutto quanto è necessario per il corpo, come il cibo e il vestito, con un cuore commosso e lietamente soddisfatto, con vera azione di grazie, riconoscendo di non meritar nulla.
“La carità amabile consiste non solo nell'amare Dio con un cuore sincero, ma ancora nell'amarsi a vicenda in Dio e nella cura reciproca di rendere a tutti gli uffici della carità”.

CAPITOLO V: TRE COSE A DIO GRATISSIME.

“Chi vuole farmi una offerta graditissima, si applichi alla pratica di queste tre cose: dapprima sia fedele nell'aiutare il suo prossimo, in ogni necessità ed in ogni indigenza; si studi di attenuare e scusare per quanto può, i peccati ed i difetti dei propri fratelli. Se uno praticherà questa carità, gli prometto che provvederò a tutte le sue necessità, coprirò i suoi peccati e lo scuserò davanti al Padre mio.
“La seconda pratica è questa: in ogni tribolazione l'anima unicamente in me cerchi il suo rifugio; non si lamenti con altri delle sue pene, ma a me solo confidi con pieno abbandono tutte le inquietudini che opprimono il suo cuore, ed io non lo abbandonerò mai.
“La terza pratica è di camminare con me nella verità.
“Se uno si dedicherà a tali pratiche, nell'ora della morte lo accoglierò in quella guisa che una madre amantissima accoglie il figlio suo; e gli darò nei miei paterni abbracci quel riposo che non avrà mai fine.
“La prima di queste pratiche mi è tanto gradita che mi obbliga a pagare ogni debito che l'anima possa aver incontrato verso il suo prossimo: la seconda libera dai debiti che essa possa avere verso di sé medesima; quanto alla terza, può ottenere la remissione di qualsiasi debito verso Dio”.

CAPITOLO VI: I SANTI PREGANO PER LA CONGREGAZIONE

Un giorno in cui era molto afflitta perché si trovava colpita da grande aridità e priva della presenza di Dio, Metilde scorse uno splendido portico d'argento e in quello il Signore che le diceva: Intra in gaudium Domini tui: Entra nel gaudio del tuo Signore. Ed Egli entrò in un luogo amenissimo dove stava apparecchiata una mensa e il pane era già servito. Il Signore sedette a quella mensa; presso di Lui vi era la Madre sua, poi i Profeti, gli Apostoli, i Martiri, i Confessori e le Vergini. Tutti tenevano in mano calici d'oro; ma quello della beata Vergine Maria era il più bello, perché ornato di preziose gemme.
La Comunità delle suore sedette a terra presso il Signore, ed Egli prese del pane, lo spezzò e lo distribuì. Alcune mangiavano questo pane con delizie, mentre le altre non vi trovavano nessun gusto: le prime erano quelle che servivano il Signore con desiderii ferventi; le altre, quelle che non avevano divozione.
Il Signore disse a Metilde: “Perché non preghi questi Santi, come lo desideravi, in favore della vostra congregazione?” - “O Signore, ripigliò l'anima, insegnatemi come io debba. pregare la vostra Beatissima Madre?”
Il Signore rispose: “La pregherai per quella luce infusa ch'essa ricevette in abbondanza più di ogni creatura, affinché ti ottenga un'anima luminosa, dove in nessun modo si annidi il peccato; la pregherai pure per la sua unione con la Divinità, più stretta di quella di ogni essere creato, affinché ti ottenga la vera unione con la mia volontà. Infine la pregherai per la conoscenza e il godimento della mia Divinità. ch'ella possiede in grado supremo, affinché ti ottenga di godere dei doni e delle grazie che ricevi, secondo i disegni della mia volontà”.
L'anima pregò in questo modo la beata Vergine; poi si rivolse ai Patriarchi ed ai Profeti, i quali, con le mani distese, dissero: Sancte Deus, Dio santo; Sancte Fortis, Santo forte! Abbiate pietà di loro. Si avanzò verso gli Apostoli, meravigliandosi che avessero il loro posto al disotto dei Patriarchi i quali erano stati ammogliati ed avevano posseduto beni di questo mondo; avendone espresso la sua sorpresa a S. Giovanni Evang., ne ebbe questa risposta: “Non siamo punto per questo più lontani da Dio, perché Egli abita in noi come ho scritto: Verbum caro factum est et habitavit in nobis: Il Verbo s'e fatto carne ed abito in noi”. E soggiunse: “Tu pure, sei forse più lontana da Dio a motivo del posto che occupi?” E gli Apostoli, alzando anche loro le mani, pregarono il Signore dicendo: “Padre e Fratello, Maestro e Signore, abbiate pietà di loro”.
Poi la Santa si rivolse ai Martiri, tra i quali in modo particolare notò San Stefano, ornato di un'aureola scintillante di pietre preziose a motivo dell'amore con cui si era rallegrato perché per il nome di Cristo era oppresso dalle pietre del torrente. I Martiri fecero questa preghiera; “O Signore, per il vostro purissimo sangue dal quale venne pur santificato il nostro, soccorretele”.
Metilde si avvicinò anche ai Confessori tra i quali distinse san Benedetto col suo bastone pastorale; quel santo Patriarca offriva da bere nella sua coppa a tutti i membri del suo Ordine che si trovavano presenti. La preghiera dei Confessori era questa; “Signore, noi vi offriamo le nostre fatiche, onde supplire per queste vostre spose”.
Infine Metilde pregò le Vergini, meravigliandosi che si trovassero all'ultimo posto: “Tu puoi notare che non siamo per ciò più lontane da Dio”, le dissero le Vergini, e pregarono così: “A Voi, Sposo e Agnello pieno di dolcezza, presentiamo le nostre suppliche per questa Comunità di vergini”.
La mensa disparve e le Vergini si posero tutte attorno al Signore, il quale, alzandosi, incominciò con quell'anima una lietissima danza al suono melodioso di canti nuovi dove con onore si sentiva il nome della Congregazione. La Suor M. apparve pure illuminata da un raggio che il Cuore del Signore lanciava verso il cuore di lei, per significare il dono speciale di amore ch'ella aveva ricevuto.

CAPITOLO VII: PREZIOSITÀ DELLA VITA PRESENTE – UNIONE MISTICA COL SIGNORE

Un'altra volta, Metilde mentre per malattia non poteva ricevere la comunione, pregò il Signore di darle almeno qualche briciola della sua mensa. Il Signore le apparve seduto ad una gran mensa con tutti i suoi Santi e le offrì delle briciole in forma di perle e di globuli d'oro, vale a dire che le comunicava il suo gaudio e la sua beatitudine. Poi la Regina, Madre del Signore, riempì di briciole le sue due mani e gliele donò; così pure lietamente fecero tutti i Santi.
Orbene, le Vergini, per causa della loro speciale prerogativa, stavano sèdute a quella mensa in faccia. al Signore; vale a dire che meglio contemplavano il volto e la bellezza del loro Sposo e con maggior familiarità godevano delle sue delizie.
L'anima si avvicinò in atto di supplicazione, e le Vergini le dissero: “Ah! beati voi che vivete ancora su la terra e potete acquistare tanti meriti! Se l'uomo sapesse quanto possa meritare in un sol giorno, al suo primo svegliarsi il suo cuore tutto si dilaterebbe per la gioia, vedendo sorgere ancora una giornata in cui potrebbe vivere per Dio e accumular meriti per glorificarlo! Una tale gioia io renderebbe certamente più lieto e più forte in tutto ciò che deve fare o soffrire!”.
 
Una domenica, trovandosi in una gran tristezza perché la malattia le impediva ancora di fare la Santa Comunione, Metilde disse al Signore. “E ora, o mio Signore, che volete ch'io faccia?” - “Veni, veni, veni, rispose il Signore, Vieni, vieni, vieni”. Ma la Santa non intendeva cosa significasse questo triplice invito, perciò il Signore ripigliò: “Vieni ad applicare il tuo cuore al mio Cuore con l'amore; vieni ad applicare le tue labbra alle mie labbra, per il mistico bacio; vieni ad applicare il tuo spirito al mio spirito con l'unione”. E siccome queste ultime parole le rimanevano ancora oscure, il Signore si degnò spiegarle, dicendo: “Chiunque rinuncerà alla propria volontà, chiunque preferirà sempre la mia volontà alla sua, costui giungerà all'unione di spirito a spirito e in lui si verificherà ciò che sta scritto: Chi si unisce al Signore, forma un unico spirito con Lui. (1 Cor. VI, 17).

CAPITOLO VIII: GRAZIE CONCESSE ALLE PREGHIERE DELLA SANTA

Essendochè la guerra si era accesa tra i nostri baroni, molto ne soffriva il nostro monastero; Metilde supplicò il Signore di calmare questi litigi e di ristabilire la pace. Il Signore le rispose: “Io cambierò tutto in bene”. E così fu: la pace fu tosto ristabilita e in tutto ritornò una perfetta tranquillità.
In un'altra occasione, avevamo gran paure per la presenza, nelle vicinanze del monastero, del Re col suo esercito, Metilde pregò il Signore perché si degnasse, Egli Re di tutti i re, di proteggerei contro i danni che avrebbero potuto venirci dall'esercito del Principe. Il Signore le rispose: “Non vedrai neppure un soldato di questo esercito”. Essa pensò: “Questa promessa di non vederli, impedirà forse che portino danno al monastero?” Ma il Signore soggiunse: “N eppur uno si avvicinerà alle vostre mura, ed io con tenerezza vi difenderò contro tutti”.
E così accadde davvero, perché il Signore ci custodì con tanta misericordia che non patimmo nessun danno, benché altri monasteri venissero assaliti.
Metilde pregò il Signore affinché la sua clemenza benignamente volesse allontanare dal monastero un malfattore di cui si aveva gran paura. “Tu sei la mia gioia, le rispose il Signore, ed io sono la tua; finché vivrai, sarai la delizia del mio Cuore! Nulla di male accadrà al Monastero”. L'anima ripigliò: “Ah! mio Diletto, perché mi parlate così, ché ben sapete come in me non vi sia nulla di buono!”.
- “Il miele mischiato con l'aceto, rispose il Signore, perde la sua dolcezza, ma nessun miscuglio può cambiare la mia dolcezza in amarezza”.
 
Mentre tutta la regione era colpita da grande siccità, perché da molto tempo non si aveva la pioggia, Metilde pregò il Signore che volesse benignamente rianimare la terra con acqua abbondante” - Oggi stesso, rispose il Signore, vi manderò la pioggia”. Tuttavia il cielo era di una inesorabile serenità; ma prima di sera si verificò la divina promessa e cadde abbondante pioggia.
Qui vediamo quale forza abbia la preghiera assidua del giusto - (Jac., V, 16) e quali grazie Dio conceda agli uomini per causa dei suoi amici. È dunque giusto, o mio Dio, che li onoriamo, né mai potremo abbastanza pregarli, amarli e venerarli, poiché così sovente calmano l'ira della vostra giustizia; e inoltre ci ricolmano di benefizi.

CAPITOLO IX: LA RINNOVAZIONE DEL MISTICO SPOSALIZIO

Metilde, una volta, con amarezza ripassava gli anni della sua vita riflettendo quanto fosse stata negligente e quanto avesse macchiato coi suoi peccati quella grazia singolare di essere stata consacrata a Dio come sposa.
Il Signore le disse: “Se tu avessi la scelta, che preferiresti: acquistare tutti i beni che ti ho dati, in premio della fatica delle tue opere e delle tue virtù, ovvero riceverli gratuitamente da me?” - “O mio Signore, rispose la Santa, stimo di più il minimo dono da Voi gratuitamente concesso, che non l'acquisto fatto dai Santi dei loro meriti con le più gravi fatiche e le virtù più sublimi”.
Il Signore ripigliò: “Per questo sii per sempre benedetta!” Poi soggiunse: “Se vuoi rinnovare il tuo sposalizio con me, accostati ai miei piedi, rendendo grazie per la veste dell'innocenza che gratuitamente ti donai per mia mera bontà, e prega perché la mia perfetta innocenza purifichi tutto ciò che in te stessa hai contaminato. Accostati alle mie mani e rendi grazie per le mie azioni che ti hanno ottenuto copiosi meriti ed anche per le tue proprie azioni, le quali io stesso ho operate in te e per mezzo di te. Infine, nella fornace del mio divin Cuore farai rifondere l'anello della tua fede e del tuo amore, come l'oro si prova nel fuoco; e ne laverai le gemme nell'acqua e nel sangue del mio costato acciocché riprenda il suo valore ed il suo splendore”.
Desiderando l'anima di lodar Dio in modo ineffabile, pregò l'Eterno Padre di degnarsi essere Lui stesso per sé medesimo quella suprema lode che la Santissima Trinità dà a sé stessa e riceve nel proprio seno.
Per soddisfare questo desiderio, il Signore prese il cuore di Metilde sotto il simbolo di una coppa di cristallo tagliata in triangolo, tutta ornata di oro e di. gemme. Questa coppa figurava la lode ineffabile dell'adorabile Trinità la quale in essa con delizia beveva per così dire la sua propria lode. Infine Dio offrì la coppa alla moltitudine dei Santi.
Metilde pregò perché le anime dei defunti, esse. pure, avessero parte ad un tal favore e subito ne vide una folla venire ad attingere con letizia, in quella coppa. Alcune vi si dissetarono benché la loro purificazione non fosse ancora terminata, ed ella ne fu sorpresa. Il Signore le disse: “Ciò che tu vedi, non avviene nel cielo vero; ma perché vedendo me, che contengo ogni creatura, tu vedi pure tutte le creature come se ti fossero presenti”.
Tra quelle anime ancora nelle pene, la Santa vide quella di un certo religioso, ed avendo domandato come mai non fosse ancora giunto in paradiso, il Signore le disse: “Costui credeva di essere più saggio del suo Superiore e tutto quello che questi faceva, a lui dispiaceva, perché presuntuosamente si riteneva capace di far meglio. Questo dopo la morte gli è stato di grave impedimento, perché il Religioso non può. mai stimarsi tanto sapiente che non riconosca la necessità di sottoporsi con ogni umiltà al suo Superiore”.
In seguito, avendo Metilde pregato per un religioso converso, ne vide l'anima in una gran luce che sorpassava la gloria degli altri religiosi conversi, in quella guisa che i Sacerdoti per la loro dignità si distinguono sopra il volgo. Ella seppe che quel frate aveva meritato una tal gloria per: lo zelo e la divozione nel servire, per quanto poteva, i Sacerdoti all'altare nella divina celebrazione.

CAPITOLO X: LE GIOVANI NOVIZIE – LA PROFESSIONE RELIGIOSA

Nella sua benevola carità che non dimenticava nessuno, Metilde pregava pure per le novizie affinché il Signore si. degnasse di confermarle nella professione. della religione e della vera santità. Dio le fece questa risposta: “Camminerò in mezzo a loro, abiterò in loro e saranno il mio popolo (II Cor. VI, 16). Camminerò in mezzo a loro per l'unione dell'amore; saranno il mio popolo, con una vita buona e degna di lode, per l'aumento e la prosperità che procureranno alla santa Chiesa. Tutti quelli che esse avranno attirato a me coi buoni esempi, con le virtù e le intenzioni, o che avranno guadagnato pregando per il progresso dei giusti, per la conversione dei peccatori e la liberazione delle anime del purgatorio, tutti costoro saranno computati nel numero del loro popolo.
“Siano soprattutto fedeli in queste pratiche: pregare frequentemente e con divozione, leggere ed ascoltare volentieri la Sacra Scrittura, applicarsi allo studio, osservare con gran cura l'obbedienza e la regola in tutto ciò che le concerne, conservare dappertutto l'umiltà senza mettersi mai a confronto con altri né disprezzar nessuno. Mentre pregheranno così, manifesterò loro la mia divina volontà e tutto quanto devono sapere; durante la lettura, farò che gustino la mia dolcezza; nelle fatiche, le santificherò; nell'obbedienza e la regolare osservanza, presterò loro la mia compassione, la mia forza e il mio aiuto; e nella loro umiltà. troverò il mio riposo”.
Avendo quella pia vergine pregato ancora per le medesime novizie nel giorno della loro professione, il Signore le disse: “Devono pregare ch'io dia loro gli occhi dell'intelligenza per cui possano vedermi e riconoscere tutto ciò ch'è salutare; le orecchie dell'obbedienza, pronte ai comandi ed alla volontà dei Superiori; la bocca della sapienza per cantare le mie lodi, insegnare e dire ciò che sia di vantaggio al prossimo. Mi domandino pure un cuore amante, col quale possano amarmi ed amare ogni cosa in me e per me; infine mi domandino le mani delle buone opere, onde compiere tutte le loro azioni con una perfetta attenzione”.
Mentre si recitavano per esse le litanie dei Santi, Metilde vide la Beata Vergine Maria e in seguito ciascuno dei Santi che erano invocati, piegare lei ginocchia, con riverenza, pregando il Signore per loro. Mentre poi facevano la Professione, il Signor Gesù con amore le riceveva nelle sue braccia, e a ciascuna tendeva la sua mano destra onde sorreggerla nell'osservanza dei voti e preservarla da ogni male. Quando si accostarono alla santa Comunione, il Signore diede a ciascuna un dolcissimo bacio, in cui divennero una cosa sola con Lui medesimo.
 
Metilde nella sua compassione per una religiosa la quale in una circostanza non poteva mettersi d'accordo con la volontà del suo Superiore, pregava il Signore di illuminarla con la sua grazia e di disporla a sottomettersi. Ad un tratto vide il Signor Gesù abbracciare col suo braccio destro quella religiosa. dicendo: “Da quel momento in cui mi impegnò la sua volontà propria col rimetterla nelle mani dei suoi Superiori, l'accolsi nelle mie braccia, né la mia destra mai l'abbandonerà, a meno che non ritorni volontariamente indietro per sottrarsi a me. Che se ciò facesse, non potrebbe più ritrovare il suo posto senza essersi umiliata”.
Da queste parole la Santa intese che Dio, nel giorno della professione, prende ogni religioso nel suo seno paterno e più non lo rigetta, a meno che di proposito deliberato, (Dio ne preservi!) esso manchi all'obbedienza; in tal caso il religioso si sottrae, per così dire, alla destra di Dio e diventa incapace di riafferrarla di nuovo, prima di essersi umilmente prostrato davanti a Lui con una vera penitenza, una conveniente soddisfazione ed una sincera promessa di obbedire volentieri per l'avvenire.

CAPITOLO X: LA RINUNCIA ALLA PROPRIA VOLONTÀ

Una persona la pregò di offrire al Signore un grave sacrificio che aveva fatto per amor di Lui; era un atto di rinuncia alla volontà propria. Metilde adempì questo messaggio durante la messa e dal ciborio, dove era contenuto il Corpo del Signore, vide uscire la figura di un infante che ad un tratto si fece grande a segno da diventare una bellissima vergine, la quale simboleggiava la volontà. divina. Alcune persone, essendosi approssimate a questa vergine, la guardavano con infinita tenerezza, l'abbracciavano e si mettevano a conversare con lei. Queste significavano le anime che si applicano a conformare la loro volontà il quella di Dio nelle loro pene come nelle loro gioie, e si sottomettono sempre agli ordini dei maggiori.
Ella vide pure dall'altra parte uno sguattero con gli abiti anneriti dal fumo, il quale era il simbolo della volontà propria e del sentimento proprio. Questo spregevole servo si sforzava di distogliere da quella vergine le suddette persone e di attirare a sé i loro sguardi. Parecchie non prestarono attenzione ad una tale insidia e si misero subito a contemplare la vergine; ma altre, essendosi rivolte verso quell'omiciattolo nero, gli sorridevano confabulando e bisbigliando con lui.
Queste ultime significavano le anime che si distolgono talvolta dalla volontà divina per seguire la propria volontà e preferiscono abbondare nel proprio senso piuttosto che accomodarsi agli avvisi dei loro Superiori. Se non ritornano con la penitenza verso quella Vergine, cioè verso la volontà di Dio, dovranno soffrire con quell'omiciattolo una perpetua povertà, perché la volontà propria non genera nulla nella vita spirituale se non l'eterna indigenza.

CAPITOLO XII: IL LIBERO ARBITRIO DELL'UOMO

Quella pia vergine vide un giorno il Signor Gesù e in faccia a Lui un uomo in piedi. Nel divin Cuore scorse pure una ruota che girava senza posa e una corda lunga che si dirigeva verso il cuore di quell'uomo nel quale era pure una ruota in movimento.
Questo uomo raffigurava tutti i mortali e la ruota significava che Dio agli uomini ha fatto parte del suo libero arbitrio, dando loro la libera volontà di volgersi al bene o al male.
La corda è la volontà di Dio che attira sempre al bene; essa dal Cuore di Dio va al cuore dell'uomo, e quanto più la ruota gira rapidamente, tanto più l'uomo si avvicina a Dio. Ma se la creatura sceglie il male, la ruota tosto si mette a girare in senso contrario e l'uomo si allontana da Dio. Se poi persevera nel male sino alla morte, la corda si spezza e l'uomo cade nell'eterna dannazione. Se si rialza con la penitenza, Dio, sempre pronto a perdonare, di nuovo lo accoglie nella sua grazia; la ruota allora gira nel medesimo senso di prima e l'uomo ritorna ad avvicinarsi a Dio.

CAPITOLO XIII: MORTIFICARE I SENSI

Metilde, in un trasporto d'amore, aveva detto al Signore: “Come vorrei essere vostra prigioniera” ! Il Signore si degnò rispondere: “Chi desidera essere mio prigioniero su la terra, deve distogliere i suoi occhi dà ogni sguardo illecito o inutile, ed incatenarli; ed io gli aprirò gli occhi nella gloria del mio cielo, gli svelerò la luce del mio volto e gli manifesterò la mia gloria; a lui mi rivelerò in una maniera così deliziosa che la milizia celeste ne rimarrà esultante ed ammirata.
“Deve pure chiudere le orecchie alle inutilità ed alle cose pericolose; ed io nell'eternità userò della più soave melodia della mia voce nel cantargli la dolce armonia di una gloria tutta particolare.
“Se terrà la sua bocca chiusa ad ogni parola oziosa o nociva, io gliela aprirò per lodarmi così perfettamente che celebrerà la mia gloria con una dignità speciale.
“Se uno tiene lontano dal suo cuore ogni pensiero vano o, perverso ed ogni desiderio nocivo, lo arricchirò con tale una liberalità che avrà in suo potere me stesso e tutto ciò che vorrà; inoltre il suo cuore eternamente trasalirà nel mio divin Cuore e vi godrà una deliziosa libertà.
“Se uno si lega le mani per non fare nessun'opera di peccato, io lo Onorerò, liberandolo da ogni fatica; gli darò il riposo eterno, esalterò le sue buone opere unite con le mie. con tale magnificenza che l'intera corte celeste ne riceverà un grande aumento di gaudio”.

CAPITOLO XIV: LA PREGHIERA IN COMUNE

In una pressante necessità, la Comunità delle Suore aveva recitato un intero salterio e l'aveva affidato alla Serva di Cristo perché lo presentasse a Dio. Ella disse al suo Angelo custode: “Angelo mio diletto, voi conoscete come siete conosciuto, mentre io non conosco che in parte (I Cor., XIII, 12); vogliate dunque presentare le nostre preghiere al Re che voi servite nella gloria e nelle delizie”.
L'Angelo rispose: “No, io non conosco come sono conosciuto, perché Colui che mi ha fatto mi conosce nella sua somma potenza, nella sua somma sapienza, nel suo sommo amore, mentre io lo conosco soltanto giusta la misura del mio spirito creato. Tuttavia, nel presentare al mio Dio il tuo messaggio, sono più felice di una madre che vedesse il suo unico figlio colmato di onori e di ricchezze”.
L'Angelo pigliò quelle preghiere e le offri al suo Signore, il quale disse: “Quante sono le persone che hanno recitato queste preghiere, altrettante volte voglio rimirarle con gli occhi della mia misericordia ed inclinare verso di loro le orecchie della mia clemenza”.

CAPITOLO XV: GESÙ CRISTO SUPPLISCE A CIÒ CHE CI MANCA.

Quella Serva di Dio pregava un giorno per una persona che le aveva confidato quanto fosse triste l'anima sua perché non amava Dio, né lo serviva con divozione.
Metilde si trovava ella pure oppressa da grande tristezza, credendosi affatto inutile, perché dopo aver ricevuto grazie così grandi non amava Dio come avrebbe dovuto. Il Signore le disse: “Orsù, diletta mia, non darti alla tristezza; tutto quanto è mio è tuo”.
Ella ripigliò: “Se davvero tutto quanto è vostro è mio, anche il vostro amore è dunque mio, e il vostro amore siete Voi medesimo, come dice San Giovanni: Dio è amore (Joann. IV, 16); ve l'offro dunque questo amore, perché supplisca a tutto ciò che mi manca”.
Il Signore graziosamente accettò tale offerta: “Va bene, rispose, quando vorrai lodarmi od amarmi e non potrai soddisfare il tuo desiderio, tu dirai: lo vi lodo, o buon Gesù; a tutto ciò che mi manca, ve ne supplico, supplite Voi stesso. - E quando desidererai amarmi, dirai: Vi amo, o buon Gesù; a ciò che mi manca, degnatevi di supplire Voi medesimo con l'offrire al Padre vostro per me l'amore del vostro Cuore.
“A quella persona per la quale tu preghi, dirai che offra me stesso al Padre per lei; se lo farà anche migliaia di volte al giorno, altrettante volte mi offrirò per lei al Padre, perché io non provo mai né tedio né stanchezza”.

CAPITOLO XVI: NELLA TRISTEZZA

Avendo rivolto a Dio una preghiera per un'altra persona, che era, molto rattristata, Metilde ricevette questa risposta: “Reciti sovente questo versetto: Siete benedetto, o Adonai, nel firmamento del cielo, degno di lode e glorioso ed esaltato nei secoli, Voi che avete fatto il cielo, la terra, il mare e tutto quanto essi contengono! Siate lodato, glorificato ed esaltato nei secoli. Alleluia48.
“Se mai le viene alla mente il pensiero che non si trovi nel numero degli eletti, si comporti come uno che cammina in una valle tenebrosa, il quale se d'un tratto vedesse il sole, volentieri dalla vane oscura salirebbe sul colle e a questo modo sfuggirebbe alle tenebre. Così deve fare lei pure; se si trova avvolta nelle nubi della tristezza, salga sul monte della speranza e mi contempli con gli occhi della fede, perché io sono il celeste firmamento in cui sono fisse, a guisa di astri, le anime di tutti gli eletti. Tali astri benché talvolta siano velati dalle nuvole dei peccati e dalla nebbia dell'ignoranza, tuttavia non possono oscurarsi nel loro firmamento, cioè nel mio divino splendore; perché gli eletti, quantunque talvolta siano involti in gravi peccati, io nondimeno li miro sempre in quella carità nella quale li elessi, e in quella eterna luce alla quale devono pervenire.
“Laonde è cosa buona all'uomo che sovente pensi e ripensi alla mia gratuita bontà la quale, dopo averlo eletto, può nei suoi meravigliosi e segreti giudizi, rimirarlo come giusto, anche se attualmente si trovi nel peccato; perché con infinito amore penso a lui onde sostituire al male quel bene che voglio vedere in lui. Perciò mi benedica perché sono l'eterno firmamento degli eletti, con queste parole: Che tutti gli Angeli ed i Santi vi benedicano!49, desiderando di lodarmi con loro”.
 
Pregando ancora per un'altra persona, Metilde ebbe dal Signore questa risposta: “Quando uno si trova nella pena, si prostri ai miei piedi e vi deponga il suo peso, confidandolo tutto a me con questa preghiera: Guardate, ve ne preghiamo, o Signore, questo vostro servo per il quale Nostro Signore non ha dubitato di abbandonarsi nelle mani dei suoi nemici e di soffrire il supplizio della Croce. Per il medesimo Gesù Cristo nostro Signore. Così sia50.
“Così mi preghi ch'io lo rimiri con occhio di misericordia e illumini l'anima sua, facendogli conoscere per qual motivo e con quale amore ho permesso ciò che l'affligge; quindi sopporti per la mia. gloria la sua pena e tutte le sue avversità.
“Si rivolga inoltre alle mie mani, dicendo il responsorio: “Emitte Domine sapientiam etc.: Inviate o Signore la divina sapienza dal trono d'ella vostra Maestà, affinché dimori con me, e si degni di prendere parte ai miei travagli, perché in ogni tempo io conosca il mezzo di piacervi. Datemi, o Signore, questa sapienza che assiste ai vostri consigli eterni.
“Così domandi che la mia sapienza sia la sua cooperatrice e l'aiuti a sopportare quelle pene per la gloria mia, per la sua utilità propria e a beneficio di tutti.
“Infine, si accosti al mio Cuore, dicendo: “O mira circa nos tuae pietatis dignatio, etc., poi O admirabile pretium, etc., O meravigliosa condiscendenza della vostra bontà per noi; eccesso incomparabile della vostra carità! Per riscattare lo schiavo, avete dato il Figlio vostro! O prezzo ammirabile con cui avete abolito la schiavitù del mondo, spezzato le barriere infernali e aperto per noi la porta della vita! - Preghi in questo modo affinché l'amore del mio divin Cuore il quale mi indusse a portare il carico delle pene di tutti gli uomini, l'aiuti a sopportare con amore riconoscente il peso della sua tristezza”.
 
Mentre Metilde ringraziava il Signore per il desiderio da Lui espresso con queste parole: Ho grandemente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi (Luc. XXII, 15), il Signore si degnò di dirle: “Io vorrei che tutti si ricordassero della lunga attesa che venne imposta a questo mio desiderio; così porterebbero pazienza quando i loro desiderii non vengono subito esauditi”.

NELLA TRIBOLAZIONE OFFRIRE A DIO IL PROPRIO CUORE.

Metilde, mentre pregava per una persona che desiderava essere sicura della sua perseveranza nel bene, vide l'anima della medesima in ginocchio davanti a Dio cui porgeva il proprio cuore sotto il simbolo di una coppa con due anse, le quali significavano la volontà e il desiderio con cui offriva il suo cuore al Signore. Dio accettò volentieri questa coppa e se la nascose in seno. Presso di Lui vi erano due anfore, una d'oro alla sua destra, l'altra d'argento alla sua sinistra, e ciò che Egli alternativamente versava ,dall'una e dall'altra si mescolava in quella coppa. Dalla prima anfora scorrevano le dolcezze della sua Divinità, dall'altra gli stenti della sua Umanità. Non è forse ciò che Egli ad un tempo versa nel cuore dell'uomo, quando nella pena gli fa sentire le dolcezze della divina consolazione e in pari tempo gli dona in premio i meriti della sua santa Umanità?
Il Signore disse: “Quando un'anima viene afflitta da qualche pena, se avesse subito l'intenzione di darmi da bere, le mie labbra nel portarsi al calice, vi infonderebbero tale una dolcezza che la tristezza diventerebbe per lui nobile e fruttuosa. Ma se l'uomo per il primo beve nel calice, corrompe la bevanda; e quanto più beve, tanto più la coppa diventa amara, dimodochè non è più conveniente ch'io vi accosti le labbra, a meno che venga purificata dalla penitenza e dalla confessione”.
Questo deve intendersi in questo modo: Quando ci assale la tristezza, dobbiamo subito offrirne il peso a Dio; e Dio ci manderà la dolcezza della sua consolazione, ci animerà a portar pazienza, e non permetterà che l'afflizione resti per noi senza frutto. Che se l'uomo per debolezza nella sua pena cadrà in fallo nei pensieri o nelle parole, la sua colpa sarà subito cancellata con la penitenza. Ma quando uno vuole portare da sé medesimo il peso dei suoi affanni, cade nell'impazienza e quanto più se ne occupa, ora per raccontarli, ora per pensarci nella sua mente, tanto più con maggior gravezza e amarezza ne resta afflitto; quando poi ritorna in sé stesso, non ardisce più offrirli al Signore, perché ciò gli sembra sconveniente. Tuttavia, neppure allora deve perdere la fiducia, perché se con la confessione e la penitenza purificherà quella sua pena, potrà ancora offrirla a Dio con un cuore contrito ed umiliato.
Dopo queste parole, il Signore con bontà abbracciò quella persona dicendo: “L'anima tua non mi sarà mai rapita”. Poi la bene dì tracciando sopra di lei il segno della croce accompagnata da Queste parole: “La mia Divinità ti benedica, la mia Umanità ti conforti, la mia Pietà ti nutrisca, l'Amor mio ti conservi.”.

CAPITOLO XVII: NEL CUORE DI DIO L'ANIMA DEVE CERCARE TUTTO CIÒ CHE DESIDERA

Metilde, pregando per una persona che a lei si era raccomandata, domandava al Signore che desse a quella un cuore puro, umile, animato da buoni desiderii, ardente e tutto spirituale. Sentì questa risposta: “Ciò che vuole, ciò di cui ha bisogno, lo cerchi nel mio Cuore; mi preghi alla maniera di un figlio che al padre suo esprime tutti i suoi desiderii. Vuole la purità? ricorra alla mia innocenza; vuole l'umiltà? la pigli dalla mia umiltà; Nel medesimo tesoro prenda pure lo spirito di desiderio; con tutta fiducia si approprii il mio amore e tutta la mia santa e divina vita”.
Metilde soggiunse: “Mio Signore, vi prego che abbiate a trattare quella persona con misericordia nei suoi estremi momenti, dandole in quell'ora la sicurezza che non verrà mai separata da Voi”.
Il Signore rispose: “Qual è l'uomo saggio che getterebbe via o distruggerebbe un tesoro carissimo acquistato a forza di gravi stenti? Nella mia santa Umanità santificai tutto il suo essere umano; col battesimo vivificai nel mio spirito tutto il suo essere spirituale. Aderisca dunque a me per mezzo delle mie due nature. A me affidi le sue tentazioni, le sue avversità e tutto ciò che è dell'uomo esteriore, unendo tutto alla mia Umanità; e per tutto ciò che riguarda l'uomo spirituale, tutto indirizzi a me solo, con la speranza, la gioia e l'amore: ed io non l'abbandonerò mai”.

CAPITOLO XVIII: RIPARARE CON LA LODE LE PROPRIE NEGLIGENZE

Pregando un giorno per una persona afflitta, Metilde la vide davanti al Signore, il quale diceva: “Ecco, io le 'rimetto tutti i suoi peccati; ma dovrà con la lode riparare; le sue colpe e le sue negligenze. Quando nel Prefazio della messa sentirà queste parole: Per quem majestatem tuam laudant Angeli: Cristo per il quale gli Angeli lodano la vostra Maestà mi loderà in unione con quella celeste e suprema lode con la quale le persone dell'adorabile Trinità lodano se stesse e reciprocamente si lodano a vicenda. È questa suprema lode che si sparge dapprima nella Beata Vergine Maria e in seguito negli Angeli e nei Santi. Reciti un Pater e lo offra in unione con questa lode che il cielo, la terra, ed ogni creatura fanno risonare per lodarmi e benedirmi. Chieda che per me, ossia per Gesù Cristo Figlio di Dio, la sua preghiera sia accetta, poiché ciò che viene offerto al Padre per mezzo mio, sommamente gli piace. In tal modo, io supplirò ai suoi peccati ed alle sue negligenze”.
Chiunque si dedica alla medesima pratica, deve credere con piena fiducia che riceverà la medesima grazia, poiché, come sopra ha detto il Signore, è impossibile che l'uomo non consegua tutto quanto crede e spera.

CAPITOLO XIX: IL SIGNORE SI RIVESTE DELL'ANIMA

Una suora essendosi trovata sofferente in un giorno di festa, quella vergine di Cristo, compresa da un sentimento di tenerezza, rivolgeva al Signore per lei preghiere e dolci lamenti, dolendosi perché Egli avesse in tal modo resa inferma una suora a Lui diletta, in un giorno in cui essa in coro l'avrebbe servito con tanto fervore e con tanta divozione. ­ “E da quando, rispose:il Signore, mi sarebbe proibito di giocondamente trastullarmi a mio talento e far festa con la mia diletta? Quando una persona è ammalata, io mi rivesto dell'anima sua come di un manto di gloria, e nella letizia del mio Cuore, mi presento a mio Padre rendendogli grazie e lodi per tutte le sofferenze di quella”. E soggiunse: “Se qualcuno desidera ch'io mi rivesta pure dell'anima sua fin dal mattino sospiri con ardore verso di me, desiderando ch'io compia in lui in quella giornata tutte le sue opere. Aspirandomi, per così dire, in lui coi suoi sospiri, diventerà il mio vestito; e in quella guisa che l'anima vivifica e regge il corpo, così l'anima che vive di me, per me opera tutto”.

Il Signore disse ancora: “Grandi sono gli effetti del gemito. Mai nessuno gemé davanti a Dio, senza ch'io mi avvicini a lui. I sospiri che provengono dall'amore e dal desiderio di me stesso o della mia grazia, operano nell'anima, tre buoni effetti: dapprima la fortificano, come un profumo soave e forte riconforta l'uomo; poi, la illuminano come il sole rischiara una casa oscura; da ultimo, diffondono dolcezza nelle sue azioni e nelle sue sofferenze, comunicando loro un sapore più delizioso. Ma il gemito che nasce dalla contrizione dei peccati, come un buon messaggero riconcilia l'anima con Dio, ottiene grazia al colpevole e rasserena la coscienza turbata”.
A Metilde venne allora in mente questo pensiero: “Come può verificarsi la parola di Ezechiele. (XVIII, 22): In qualunque ora il peccatore sospirerà, oblierò tutte le sue iniquità, poiché a meno d'impossibilità rimane l'obbligo di confessare tutti i propri peccati?”; Il Signore si degnò rispondere: “Quando si abbia domandato grazia per un servitore colpevole, questi non ha tuttavia la presunzione di presentarsi subito alla presenza del Suo padrone, ma incomincia col lavarsi e vestirsi convenientemente. In tal modo è giusto che il peccatore già rientrato in grazia si purifichi dalle sue macchie e si rivesta dell'ornamento e delle bellezze delle virtù”.

CAPITOLO XX: COME L'UOMO DEBBA RICORRERE A DIO

Avevano supplicato quella pia Serva di Cristo di pregare per una persona che desiderava conoscere in qual modo potesse vivere in conformità col beneplacito di Dio. Il Signore le diede questa risposta: “Si comporti come una giovane sposa che adorna il suo capo, le sue mani, le sue braccia, e si copre di un manto.
“Il suo capo rappresenta la mia Divinità, ch'essa con la lode e la riverenza può coronare come di un diadema.
“Le sue mani e le sue braccia saranno ornate di anelli, di braccialetti e di gioielli, se nelle sue azioni e nel suo lavoro si unirà all'intenzione che animava le mie opere e le mie fatiche.
“Porti l'anello della sapienza, ossia si dedichi all'assidua lettura dei libri sacri, perché la sposa della Sapienza ha il dovere di essere dotta nelle cose divine.
“Porti l'anello dell'amore, ossia ami Dio solo con tutto il cuore e con tutte le forze; poi l'anello della fede, conservando gelosamente la fedeltà che mi ha giurata; l'anello della nobiltà, imitando le mie virtù: l'umiltà, l'obbedienza, la pazienza, la povertà volontaria e le altre mie virtù che la nobiliteranno e la renderanno degna dei miei abbracci.
“Adorni pure il suo petto; ossia si trattenga in pensieri di amore. Delle mie parole, delle mie azioni e delle mie sofferenze si faccia un mazzolino che porterà sempre sul suo cuore per un mio intimo ricordo. Si avvolga infine nel manto del buon esempio, mostrandosi agli occhi altrui come un modello di ogni virtù”.
 
Un'altra volta, pregando ancora con la medesima intenzione, le parve che il Signore stendesse la mano verso quèlla persona e che, la medesima badasse ciascuna delle dita di questa divina mano. Metilde intese il senso di questo atto nel modo seguente: Il mignolo significava che doveva amare e venerare tutte le opere e le sofferenze dell'Umanità di Gesù Cristo; l'anulare indicava l'intimo amore e la fedeltà dovuta a Cristo suo Sposo; il medio, l'elevazione della conoscenza e della contemplazione; l'indice, la sapienza e l'istruzione ch'essa doveva porgere a chi ne aveva bisogno; il pollice infine, la forza e la perseveranza nel divino amore e nelle opere buone. Quel bacio alle dita del Signore dava ad intendere che non basta possedere queste virtù, ma che bisogna inoltre amarle, poiché l'anima giunge a trovarvi le proprie delizie nella proporzione. in cui realmente le acquista.

CAPITOLO XXI: COME COMPORTARSI COL SIGNORE

Metilde pregò per una persona che desiderava sapere quale fosse principalmente la volontà di Dio a suo riguardo. Ella udì la seguente risposta: “Si comporti con me come un figlio che ama teneramente suo padre, perciò a lui unicamente si rivolge per ottenere ogni cosa che possa desiderare e a motivo della sua filiale affezione trova sempre bello e prezioso ciò che ne riceve. Così, quella persona desideri ardentemente la mia grazia, e qualunque cosa ch'io le dia, non la ritenga mai né piccola né di poco valore; bensì, mossa dall'amore, tutto riceva con profonda riconoscenza e di tutto mi renda grazie.
“Si comporti ancora come una giova ne sposa che, non essendo distinta né per bellezza, né per ricchezza, né per nobiltà, soltanto per amore venne scelta, amata ed innalzata agli onori del regno. Questa sposa naturalmente sarà. più riconoscente e più fedele ed amerà di più; che se dovrà. soffrire qualche cosa da parte del Re suo sposo o per lui, dimostrerà maggior pazienza. In tal modo quella persona si ricordi continuamente ch'io la elessi gratuitamente prima ancora della crèazione del mondo; e la riscattai col prezzo del mio sangue; più ancora, la destinai ad un amore speciale ed alla familiarità con me.
“Poi, prenda verso di me l'atteggiamento di un amico il quale ritiene come suo tutto quanto concerne l'amico; cerchi dunque, lei pure, in ogni cosa la gloria di Dio e per quanto può la promuova sempre, né mai guardi con indifferenza ciò che può oltraggiare il Signore.
“Se tuttavia non giunge in questo modo al compimento dei suoi desiderii, ovvero le viene sottratta la sua grazia solita o la consolazione, non si affligga, né pensi che ciò sia indizio che Dio sia malcontento di lei e l'abbandoni. Quando un buon padre rifiuta ad un figlio suo una cosa che questo figlio vuole, ma non è conveniente; quando uno sposo prende verso la sposa un contegno severo, non è la collera che li ispira, ma il desiderio di dare al figlio ed alla sposa qualche ammaestramento.
“Così, Dio vuole mettere alla prova la fedeltà delle anime; non già che la ignori, Lui che conosce tutte le cose prima che esistano (Sap. VIII, 8), ma vuole che sia esaltata davanti ai Santi tutti”.
 
Per un'altra persona, il Signore le disse: “Si diporti meco in tre modi: dapprima allorquando si trova in società, si comporti con me come un cagnolino il quale, benché sia scacciato, ritorna senza posa dietro al suo padrone; cosi, se nel conversare con gli uomini viene offesa da qualche parola, non si perda nell'impazienza; se si sente turbata, il pentimento la riconduca a me e confidi nella mia misericordia la quale anche per un sol gemito tutto perdona.
“In coro o nella preghiera, si comporti con me come la sposa col suo sposo, dimostrandomi il suo amore e la sua tenera familiarità.
“Nella santa comunione, venga da me come una regina dal suo Re. Una regina ammessa alla mensa del Re si mostra liberale, e fa con prodigalità doni ed elemosine; essa dunque a tutti generosamente distribuisca i beni che dal suo Re celeste le vengono donati, e a tutti caritatevolmente sovvenga con le sue preghiere”.
 
Una volta, mentre la Serva di Cristo si raccomandava alla gloriosa Vergine Maria, le parve che Maria la coprisse del suo manto come di una valida protezione, dicendo: “L'anima che vuol entrare in società con mio Figlio, deve comportarsi come una nobile figliuola la quale, unita con uno sposo di condizione molto superiore, per l'onore di lui con grande attenzione osserva tutte le regole dell'etichetta, per paura di dargli dispiacere con la minima scorrettezza. Così l'anima deve guardarsi bene da qualsiasi peccato volontario per quanto sia piccolo.
“Inoltre, in tutte le sue necessità e in tutti i suoi desiderii, cerchi in Dio un sicuro - rifugio, e a Lui solo chieda soccorso e consolazione. Se Dio non le concede subito il desiderato sollievo, sopporti con pazienza, a guisa di una sposa fedele la quale unicamente allo sposo confida i suoi segreti ed i suoi bisogni, perché ritiene cosa sconveniente essere consolata da altri fuorché da lui.
“Infine imiti per quanto è possibile le virtù del Figlio mio. Perché Gesù Cristo fu umile ed obbediente, si sforzi di sottomettersi ad ogni creatura ed anche, se le circostanze lo esigessero, di obbedire sino alla morte. Un atto di virtù unito in tal modo alle virtù di Cristo è più nobile di mille altri che siano fatti senza questa intenzione”.

CAPITOLO XXII: CRISTO COMUNICA ALL'UOMO LE SUE OPERE ­ COME SI TENGA PREZIOSA L'ANIMA NOSTRA

Pregando un giorno per una religiosa impegnata in ogni sorta di faccende, soprattutto nelle più vili, Metilde la vide come in orazione davanti al Signore, in ginocchio, le mani levate al cielo. Il Signore su le mani di questa persona applicò le sue divine mani dalle quali scorreva un liquore profumato. Egli faceva stillare questo balsamo a goccia a goccia, dicendo: “Ecco, io ti dono tutte le mie opere per santificare le tue e supplire a ciò che ti manca”. Metilde intese così che le fatiche di quella religiosa erano molto gradite a Dio. Il Signore soggiunse: “Quando la sua occupazione le impedirà di pensare a me, reciti l'antifona: Gratias tibi, Deus etc.: Vi rendo grazie, o Trinità veramente una e Verità trina: o quest'altra: Ex quo omnia, dal quale ogni cosa, per il quale ogni cosa nel quale ogni cosa. A Lui la gloria nei secoli. Si sforzi inoltre di dimostrarsi affabile e mansueta con tutti”.
 
Pregando ancora per un'altra religiosa, Metilde vide il Signore prendere quella suora per mano e condurla in un prato delizioso e tutto fiorito. Questo le fece intendere che quella suora prima di morire sarebbe provata da varie malattie.
Il Signore sul petto portava delle rose, dei gigli e dei piccoli scudi d'oro che quella suora da lui ricevette con gaudio e fiducia, poi li aggiustò sopra di sé stessa come trastullandosi. Metilde intese che i piccoli scudi d'oro indicavano la costanza e la vittoria; le rose, la pazienza per cui quell'anima avrebbe trionfato delle malattie; i gigli, la purezza del cuore per cui sarebbe stata somigliante a Cristo.
Metilde disse al Signore: “Io vi prego; o dolcissimo mio Dio, che nell'ora della sua morte le facciate gustare un saggio della vita eterna, ossia la sicurezza di non essere mai da Voi separata”.
Il Signore rispose: “Quale navigante, dopo aver felicemente trasportato al porto le sue ricchezze, le getterebbe allora volontariamente in mare? Quest'anima, ch'io ho eletta fin dall'infanzia per la vita religiosa, che ho tenuta con la mano destra e condotta nella mia volontà (Ps. LXXXII, 24), quando l'avrò resa perfetta secondo il mio beneplacito, la assumerò con me nella gloria”.

CAPITOLO XXIII: ISTRUZIONI E CONSOLAZIONI PER LE ANIME AFFLITTE

Quella divota Vergine, mentre pregava per un'anima afflitta, da Dio ricevette questa risposta: “In questo mondo io camminai per tre vie, nelle quali dovrà pure seguirmi chi vorrà imitarmi perfettamente. La prima fu arida e stretta, la seconda cosparsa di fiori e piantata ad alberi fertili; la terza, piena di spine e di triboli.
“La prima è quella della povertà volontaria che mi tenni strettamente abbracciata in tutti i giorni della mia vita; la seconda è la mia vita medesima, piena di virtù e degna di ogni lode: la terza è la mia amara ed acerba Passione. Perciò chi vuole seguirmi, per amore della povertà non desideri nessun possesso in questo mondo; poi imiti la mia vita lodevolissima; e infine, per amor mio sopporti volentieri le pene e le tribolazioni”.
 
Pregando per un'altra anima che molto soffriva, Metilde dal Signore ebbe questa risposta: “Se qualcuno è talmente rattristato che gli sembri di voler piuttosto morire che sopportare la sua tristezza, offra a me la sua pena, proponendosi di voler per l'avvenire sopportarla sino a tanto, che mi piacerà. Quante volte mi farà quest'offerta, tante volte la riceverò come se avesse sofferto la Passione per me”.
Come una persona risentiva un'estrema tristezza, Metilde nella sua compassione, devotamente pregò onde ottenerle la consolazione dello Spirito Santo. Il Signore disse: “Perché si turba? L'ho creata per me, a lei mi sono dato per tutto quanto può desiderare da me. Le sono stato padre nella creazione, madre nella redenzione, fratello nella divisione del regno e sorella per la nostra dolce compagna”.
Una persona che aveva da lagnarsi di un'altra, venne a confidarle le sue pene. Essa si rivolse al Signore, il quale rispose: “Le dirai di consegnare a me i suoi nemici, ed io, in eterna ricompensa, darò me stesso a lei con tutti i miei Santi”.
 
Una volta Metilde vide sé stessa in piedi in presenza del Signore, in atto di salutare le di Lui sacratissime piaghe le quali erano ornate di gemme preziose. Restandone ella meravigliata, il Signore le disse:
“In quella guisa che le perle hanno un valore speciale e possono anche scacciare certe malattie51, così le mie piaghe hanno un'efficacia tale che guariscono tutte le. infermità dell'anima.
“Vi sono dei cuori timidi che non ardiscono mai affidarsi alla mia tenerezza e nel loro timore cercano di fuggire la mia faccia; si può dire che sono colpiti da paralisi tremolante; se volessero rifugiarsi nella mia Passione e sovente salutare le mie piaghe con amore, tosto si troverebbero liberati da ogni timore.
“Altri sono instabili e vagabondi e corrono da un pensiero all'altro; basta una parola per farli cadere nell'impazienza e nella collera. Se volessero ricordarsi della mia Passione ed imprimere nei loro cuori le mie piaghe, acquisterebbero la stabilità dell'animo e ritroverebbero la pazienza.
“Ve ne sono altri che sono affetti da paralisi dormiente, vale a dire che in tutto operano con pigrizia e tiepidezza. Quanto sarebbe efficace per liberarli dall'accidia il ricordo della mia Passione con l'attenta considerazione delle mie piaghe così profonde e dolorose!”
 
La Santa si mise a pregare per una persona, e le sembrò di vederla davanti a Dio coperta di una veste bianca. Le mani del Signore erano posate su le mani di essa, ciò che faceva intendere che la destra del Signore avrebbe dato a quest'anima aiuto e forza per ogni opera buona, mentre la sinistra l'avrebbe protetta contro ogni avversità.
Il Signore disse: “A quella persona dirai che trattenga le sue lagrime. Quando non lo può, le unisca almeno alle mie, dolendosi che non siano versate per i peccatori o per mio amore. Allora, secondo il suo desiderio, presenterò al Padre mio, come lode, le sue lagrime unite con le mie”.
Pregando un'altra volta per la medesima, ne vide l'anima sotto la forma ai un bambino che pareva in piedi nel Cuore di Dio, e in pari tempo teneva tra le mani questo divin Cuore. Il Signore disse: “Venga da me con tale confidenza in tutte le sue tribolazioni, si tenga nel mio Cuore, vi cerchi la consolazione e io non l'abbandonerò mai”.


LE LAGRIME TRASFORMATE

Una persona provava una gran pena perché, per una sua infermità, non poteva trattenere le lagrime. Durante quasi cinque anni, aveva tanto pianto, che senza un soccorso speciale della divina misericordia, ne avrebbe perduta o la vista o il sentimento. Supplicò dunque la Santa di pregare il Signore affinché, nella sua clemenza, la volesse liberare da tale penosa prova. Mossa da profonda compassione, la Santa sovente la consolava e raddoppiava le sue preghiere per lei. Quella persona allora fu d'un tratto liberata, a segno che Metilde domandò al Signore come mai una tristezza simile avesse potuto così d'un tratto scomparire.
Il Signore rispose: “La sua liberazione, è effetto della mia bontà”; e soggiunse: “Le dirai che mi preghi di trasformare tutte quelle lagrime come se le avesse sparse per amore, per divozione o per contrizione dei suoi peccati”.
Da tali parole Metilde restò vivamente sorpresa; come mai lagrime versate così inutilmente potrebbero venire trasformate in lagrime sante? - “Essa confidi unicamente nella mia bontà, disse il Signore, e nella misura della sua fede: compirò in lei l'opera mia”.
O stupenda ed ammirabile condiscendenza della misericordia divina, che nella sua liberalità, si degna venire in aiuto d'egli infelici con tali consolazioni! Lettore, tu che senti come Dio per mezzo della santa sua Amante, abbia dato agli uomini le sue consolazioni, ti consiglio di appropriartele e farle tue, perché Dio, come ancora le rivelò, si compiace che tu pure richieda per te medesimo quel beneficio spirituale che ha concesso ad altri.
Gran numero di persone per mezzo di Metilde ricevettero spirituali consolazioni; ma il più delle volte la Santa le porgeva sotto forma di istruzioni, come se le avesse imparate da qualche intermediario. Dio sia dunque benedetto per averci concesso una tale mediatrice che si è dimostrata tenera madre degli infelici con le continue preghiere, le zelanti istruzioni e dolcissime consolazioni!

CAPITOLO XXIV: DIVINA CONDISCENDENZA

Mentre quella pia vergine pregava per un religioso disturbato da tentazioni, il Signore le apparve in piedi presso una montagna fiorita, la mano destra innalzata verso quella montagna che le parve coperta da una nube di piccoli insetti simili a moscerini.
Il Signore disse: “La mano di un uomo facilmente distruggerebbe tutti questi moscerini; così, se volessi, ben più facilmente potrei liberare da ogni disturbo quell'anima per la quale tu mi preghi; ma non voglio. Essendo tentato in piccole cose, per la mia grazia ch'egli implora imparerà in qual modo debba prestare consiglio e soccorso a quelli che sono afflitti da grandi tentazioni”. E soggiunse: “Sappi con certezza che i fastidi in cui si trova non gli nuoceranno, come questi piccoli moscerini non potranno devastare la montagna”.
Un'altra volta essa pregava ancora per il medesimo religioso, e il Signore le disse:
“L'ho eletto per me, e lo custodirò sempre dovunque sarà; lo dirigerò e coopererò a tutte le sue opere. lo sarò il protettore, il consolatore, e il provveditore della casa ove abiterà.
“Quando predica, prenda il mio cuore come portavoce; quando insegna, il mio Cuore sia il suo libro.
“Ai suoi religiosi dia tre avvisi: il primo d'evitare ogni diletto sensibile: il secondo di fuggire gli onori e gli applausi; il terzo di non pretendere nelle cose temporali se non lo stretto necessario. Se non obbediranno, tuttavia dovrà insistere nell’avvertirli onde possa dire col Profeta: Io non ho nascosto la vostra giustizia, o Signore (Ps., XXXIX, 11).
“Non attribuisca a sé medesimo gli onori che gli vengono resi, ma li riferisca a me; e quando gli vengono offerti sollievi corporali, li accetti come dati al mio proprio corpo”.
 
Essa ricevette nella preghiera questa risposta rispetto ad un altro religioso: “Io mi sono dato in suo potere, in tal modo che non voglio contro la sua volontà colpire nessun peccatore. Più ancora, a tutti quelli per i quali pregherà, voglio concedere quella parte della mia grazia ch'egli si compiacerà di determinare”.
Un'altra volta, essa pregava ancora per un altro religioso, e il Signore le disse: “Come una leggiera piuma in balìa del vento viene presa nel liquore di balsamo, così l’anima sua aderirà al mio divin Cuore”.

IL SIGNORE PARAGONA SÈ STESSO ALL' APE

Metilde vide una volta un uomo che si era completamente esaurito nel servizio di Dio. “Ahimé! disse al Signore, come avete assorbito tutta la forza di quest'uomo! Voi avete proprio imitato l'ape che succhia tutto l'umore del fiore!”.
Il Signore rispose: “Io sono l'ape che non attingo che in me stesso la mia dolcezza”.
Ed ella vide. come un'ape uscire dalla bocca del Signore e rientrarvi. Mentre pensava ciò che significasse questo simbolo, il Signore le disse: “Quest'ape figura il mio spirito. Quando diffondo la mia grazia su gli uomini e la fa ritornare in me, distillo nel mio divin Cuore il miele dell'eterna dolcezza”.
 
Mentre una suora in coro recitava le collette,  Metilde vide il Signor Gesù sotto la forma di un bel giovane, che in piedi davanti a quella suora teneva il libro e lo piegava verso di lei, dicendole: “Io ti seguirò dappertutto; tu non puoi essermi rapita”.
Metilde fu sorpresa di vedere il Signore dimostrare tanto affetto per quella Suora: ma Egli disse: “Io so ciò che posso fare in lei, e moltiplicherò le sue forze perché ella possa fare ogni cosa”:

LE OPERE DI CARITÀ

Un giorno, Metilde si era molto stancata nel servizio di un'altra persona e temeva di avere oltrepassato la giusta misura: Il Signore le apparve tenendo su le ginocchia le vesti di quella persona come per raccomodarle, e le disse: “Non temere, tutto quanto hai fatto per lei, a me l'hai fatto”.
“Tuttavia ella non sapeva resistere al timore che l'aveva invasa, e si trovò costretta a pregare il Signore di allontanare la tentazione. Fu così bene esaudita che in seguito ebbe sovente da soffrire da parte di quella persona, ma tutto accettava con gioia per amore di Dio, pregando sempre perché non avesse a sentire in sé stessa nessun'asprezza, né commettesse a questo proposito nessuna colpa.
Il Signore le mostrò il suo mignolo, ma la Santa non capiva cosa ciò potesse significare: Egli le disse: “Non ti ho forse detto più volte che questo dito figura la mia Umanità? Che vedi tu in questo dito? - Tre articolazioni, rispose Metilde. Il Signore ripigliò: la prima indica l'umiltà, sappi che l'umiltà soprattutto, attira all'uomo la mia grazia; quella di mezzo indica la pazienza per cui si sopporta per me ogni contrarietà; l'articolazione superiore, la quale è più sottile ed affilata e così può penetrare dappertutto, significa la carità. Se praticherai queste tre virtù di umiltà, pazienza e carità, nel mio amore trionferai di ogni contraddizione”.

CAPITOLO XXV: GIOIA DEL SIGNORE NELLA CONVERSIONE DEL PECCATORE

Pregando per una persona, Metilde ricevette questa risposta: “Io la seguo senza posa, e quando ritorna a me con la penitenza, il desiderio o l'amore, ne provo un indicibile gaudio. Per un debitore non v'è maggior piacere che ricevere un dono abbastanza ricco onde soddisfare tutti i suoi debiti. Orbene, io mi sono costituito, per così dire, debitore verso il Padre mio, impegnandomi a soddisfare per le colpe del genere umano; perciò nulla per me è più gradevole e desiderabile come di vedere l'uomo ritornare a me per mezzo della penitenza e dell'amore”.
 
Pregando per una persona afflitta ma mal disposta, Metilde sentì in pari tempo in sé medesima un movimento di indignazione, perché spesso a quella aveva fatto salutari rimostranze senza ottenere nessun ravvedimento. Ma il Signore, le disse: “Orsù, partecipa al mio dolore e prega per i miserabili peccatori. lo li camperai con un gran prezzo, perciò con immenso ardore desidero la loro conversione”.
Una volta, stando in preghiera, Metilde vide il Signore coperto d'una veste tutta insanguinata, ed Egli le disse: “In quella guisa che la mia Umanità coperta di sanguinose piaghe, amorosamente si presentò a Dio Padre come una vittima su l'altare della Croce; così nel medesimo sentimento di amore offro me stesso al Padre celeste per i peccatori, e gli rappresento tutti i supplizi della mia Passione: Ciò che desidero di più, è che il peccatore con una sincera penitenza si converta e viva”.

DELLA RECITA DI QUATTROCENTOSESSANTA PATER.

Una volta, mentre Metilde offriva a Dio quattrocentosessanta Pater53 recitate dalla Comunità in onore delle Santissime Piaghe di Gesù Cristo, il Signore le comparve con le mani distese e tutte le piaghe aperte, e disse: “Quando ero sospeso su la Croce, ciascuna delle mie piaghe era una voce che presso Dio Padre intercedeva per la salvezza degli uomini. Adesso ancora il grido delle mie piaghe sale verso di Lui onde placare la sua collera contro il peccatore.
“Io te l'assicuro, mai nessun mendicante ricevette l'elemosina con gioia simile a quella che provo io, quando ricevo una preghiera in onore delle mie piaghe. Ti assicuro inoltre che nessuno dirà con attenzione e devozione quella preghiera che mi hai offerta, senza mettersi in istato di salvezza”.
Metilde riprese: “Mio Signore, quale intenzione bisogna avere nel recitare quella preghiera?” Egli rispose: “Bisogna pronunciare le parole non solamente con le labbra, ma con l'attenzione del cuore; e almeno dopo ogni cinque Pater, offrirmela dicendo: Signor Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, accogliete questa preghiera con quell'estremo amore per cui avete sopportato tutte le piaghe del vostro sacratissimo corpo: abbiate pietà di me, dei peccatori e di tutti i fedeli vivi e defunti! Amen. - Domine Jesu Christe, Fili Dei vivi, suscipe hanc orationem in amore illa superexcellenti, in quo omnia vulnera tui nobilissimi corporis sustinuisti, et miserere mei et omnium peccatorum, cunctorumque fidelium tam vivorum quam defunctorum”.
Il Signore disse ancora: “Il peccatore, finché rimane nel suo peccato, mi tiene inchiodato su la Croce; ma quando fa penitenza, subito mi dà la libertà. Ed io, così staccato dalla Croce, mi getto sopra di lui con la mia grazia e la mia misericordia, come caddi nelle braccia di Giuseppe quando mi tolse dal patibolo, dimodochè potrà fare di me tutto ciò che vorrà. Ma se il peccatore persevererà sino alla morte nel suo peccato, cadrà in potere della mia giustizia, e da questa sarà giudicato secondo il suo merito”.

LIBERAZIONE DEI PRIGIONIERI E DEI PECCATORI

Il Signore le disse ancora: “Chi vorrà pregarmi con profitto per gli infelici che sono prigionieri nel loro corpo o schiavi dei loro peccati, potrà farlo in questo modo:
1 ° - per l'amore, il quale per nove mesi mi ritenne prigioniero nel seno della Vergine;
2° - per l'amore il quale m'indusse a coprirmi di fasce e di bende;
3° - per l'amore che mi consegnò legato nelle mani degli empi;
4° - per le catene di cui mi caricarono i Giudei per consegnarmi al giudice;
5° - per i vincoli che mi attaccarono alla colonna della flagellazione;
6° - per i chiodi che mi fissarono su la Croce;
7° - per il sudario che mi avvolse dopo la morte perché fossi messo nel sepolcro.
“Per l'amore che in tutte quel,le diverse circostanze mi incatenò, si può domandarmi ch'io liberi tale o tale uomo dalle catene o dai peccati”.

IL SIGNORE CONCEDE A METILDE CENTO PECCATORI

Sentendo leggere nel Vangelo: Il Figlio dell'uomo verrà con grande potenza e maestà (Luc. XXI, 12), Metilde tutta inondata di gioia spirituale, disse al Signore: “Oh si!, Bene venias! Siate il benvenuto! - Il Signore ripigliò: “Sillaba le parole che hai dette: la parola Bene, ti ricorderà ch'io sono il Bene dal quale procede e sempre procederà ogni bene. La parola Venias, che tu venga, ti farà pensare a quella divina carità con cui vengo nell'anima, tutto inebriato dal puro vino dell'amore”.
La Santa pregò allora il Signore di convertire tutti quelli che erano in istato di peccato, ed Egli replicò: “Ebbene, in risposta alla tua domanda, convertirò cento peccatori”.
 
Un giorno, Metilde, mentre soffriva violenti dolori di capo, al momento dell'oblazione dell'Ostia nella messa solenne, insieme con l'Ostia santa offrì al Signore i suoi dolori in lode eterna.
Le apparve subito il Signore, tenendo nelle sue mani un cerchio di legno arido, intorno al quale sembrava disponesse bellissime rose a forma di ghirlanda.
Mentre nella sua ammirazione la santa pensava, cosa ciò potesse significare, il Signore le disse: “Da questo simbolo devi intendere che non v'è peccatore che abbia il cuore tanto arido per la ruggine del vizio, che non possa d'un tratto rinverdire se viene colpito da qualche malattia; purché la sopporti con intenzione di soffrire anche di più per amor mio e per la mia gloria, diventerà capace di ricevere grazia e misericordia.
“Ti dico pure che non v'è peccatore cosi colpevole ch'io non gli rimetta tutti i peccati, quando sinceramente se ne penta, e verso il quale io non sia disposto ad inclinare il mio divin Cuore con tanta clemenza e dolcezza come se non avesse mai peccato”.
L'anima replicò: “Se è così, o dolcissimo mio Dio, perché l'uomo miserabile non lo sente?” - “Perché, rispose il Signore, non ha ancora superato la sua inclinazione al male. Se il peccatore dopo che si è pentito resistesse vigorosamente ai suoi vizi in modo da estirpare incontanente dall'anima sua il gusto. e la dilettazione del peccato; senza alcun dubbio sentirebbe la soavità del divino Spirito”.
O abisso veramente inscrutabile di sapienza e di misericordia! Dolcissimo mio Dio, quanti sforzi voi fate per attirare a Voi il, cuore del peccatore per vie tutte ammirabili! Non volete che si disperi, poiché la vostra clemenza lo insegue con inviti così paterni!

CAPITOLO XXVI: LE OPERE DI CARITÀ PURIFICANO DAL PECCATO VENIALE

Metilde rimproverava sé stessa perché non si fosse dimostrata riconoscente a Dio come avrebbe dovuto, per i doni che ne aveva ricevuti. Le sue due confidenti, nell'intenzione di supplire per lei, fecero recitare, come lode a Dio, l'antifona Ex quo omnia, etc., altrettante volte quanti erano i giorni che era vissuta su la terra. E come Metilde offriva pure a Dio queste lodi in unione con l'amore che dal suo divin Cuore fa scorrere ogni dono, e in unione con la riconoscenza che. mediante il Figlio suo, tutti li fa rifluire verso di Lui medesimo, ella vide zampillare dal Cuore di Dio le acque limpide di un fiume impetuoso. Nel suo corso questo fiume purificava da ogni macchia le anime di quelli che per lei avevano recitate quelle preghiere.
Il Signore disse: “Così, ogni atto di carità purifica dal peccato veniale: ma il peccato mortale, perché si attacca all'anima a modo di pece, non può essere cancellato se non dalla confessione e da una maggiore contrizione. Ogni atto di carità viene conservato nel mio Cuore come un tesoro, a me specialmente caro, sino a quando colui che lo ha fatto verrà da me, ed allora glielo renderò in accrescimento del suo merito e della sua gloria”.
Una delle persone che teneramente in Cristo amavano Metilde, non fu ancora soddisfatta, ma volle che quella negligenza fosse più largamente compensata; non trovando nulla di meglio, fece celebrare a questo fine; altrettante messe quanti erano gli anni che Metilde aveva già passati sulla terra. Religiosi e pii sacerdoti celebrarono perciò a questa intenzione la messa Benedicta sit in onore dell'adorabile Trinità.
Siccome Metilde offriva parimenti a Dio queste messe con un sentimento di azione di grazie e di ammirazione per la carità che indusse il Signore ad operare tra gli uomini tali meraviglie, il Signore le disse: “Dammi tutto ciò che è tuo”.
D'un tratto ella vide la propria mano nella mano di Dio, come se facesse un dono al Signore: Ma ciò che aveva donato le apparve come un gioiello di gran pregio, una specie di collana di perle bianche, rosse e porporine, le quali figuravano l'umile e gratuita carità ch'ella aveva praticata verso tutti. Il Signore pose nel proprio Cuore questo gioiello, e ne uscì una meravigliosa ed indicibile soavità.
“Tutti quelli, disse il Signore, che ameranno questo dono della mia grazia speciale54; tutti quelli che, credendo nella mia bontà, umilmente mi ringrazieranno per le anime che ho ammesse nella mia intimità, troveranno il mio Cuore aperto per loro con una speciale tenerezza”.
Frattanto Metilde poté ancora ammirare quattro gigli che circondavano quel misterioso gioiello, e il Signore soggiunse: - “Le Vergini mi hanno fatto per te l'omaggio di questo dono”.

CAPITOLO XXVII: COME SI POSSANO RENDERE AZIONI DI GRAZIE PER QUESTA SANTA VERGINE

Una persona divota aveva l'abitudine di rappresentare al Signore che, avendo trasferito lo spirito di Mosè in altri55, come pure lo spirito e le virtù di Elia nel suo discepolo Eliseo, Egli poteva comunicare alle suore lo spirito della sua Serva di cui sono scritte queste cose, come di un'eredità da ricevere per testamento.
Una volta dunque, nel raccoglimento della preghiera quella persona disse al Signore: ­ “Signor mio Dio, che debbo fare ora?” Il Signore rispose: “Voglio scoprirti quanto riguarda l'oggetto delle tue preghiere e dei tuoi voti. La mia devotissima Serva, per la quale sì sovente mi rendi azioni di grazie, aveva molte insigni virtù, ma soprattutto in queste cinque singolarmente mi piacque:
1 ° -per la completa rinuncia a sé stessa;
2° - per l'unione perfetta della sua volontà con la mia, perché ha sempre voluto che la mia volontà fosse perfettamente adempiuta, e tutte le mie opere e decisioni sempre le erano gradite;
3° - perché era molto compassionevole e con tenerezza alle anime afflitte porgeva aiuto e consolazione;
4° - perché amava il suo prossimo come sé stessa, né mai, in. tutto il corso di sua vita, diede dispiacere a nessuno.
5° - perché il suo cuore era tranquillo e pacifico, né mai permise che vi rimanesse cosa che potesse turbare il mio riposo in lei.
“Attirerò dunque con maggior dolcezza ed intimità tutti quelli che, per amor mio ameranno questa mia fedelissima sposa. A quelli che mi offriranno per lei lodi ed azioni di grazie, congratulandosi con me per averla eletta e condotta alla perfezione, darò ciò che nelle sue virtù a loro meglio piacerà, e inoltre vi aggiungerò quello per cui maggiormente mi compiacqui in lei.
“Quando Metilde giungerà alla sua ultima ora e che verrò a prenderla meco, voi che - allora preparerete i vostri cuori per ricevere la mia grazia e mi ringrazierete dei benefici che a lei ho concessi, sarete esauditi secondo i vostri voti. Le une riceveranno spirituali consolazioni; ad altre darò la luce della mente ed il fervore dell'amore; ad altre ancora, una sapienza discreta ovvero la dottrina per istruire il prossimo, o il progresso nella santa religione affinché spargano intorno a sé l'odore del buon esempio”.
“Quella persona divota domandò al Signore: “In qual modo, Signore, possiamo noi rendervi per Metilde grazie e lodi?” - Egli rispose: “Ringraziatemi per tutti quei doni e quelle grazie che le ho già fatti e che ancora le faccio e che in eterno le farò, specialmente per le delizie ed il lieto riposo che ho gustato nell'anima sua, per quel torrente di felicità che in lei ho fatto scorrere, per le sante operazioni del mio Spirito e per la perfetta libertà con cui ho potuto in lei godermi le mie delizie”.

CAPITOLO XXVIII: COME L'ANIMA GIUOCHI AI DADI CON CRISTO

Pregando un giorno Metilde per una persona, le parve che la beata Vergine le presentasse tre dadi dicendole: “Glieli darai da parte mia affinché giuochi con mio Figlio. Quando uno sposo fa con la sua sposa una partita ai dadi; si compiace di prenderle nel giuoco gli anelli, i gioielli, i graziosi oggetti ch'ella ha fatto con le sue mani; e da parte sua la sposa si appropria tutto ciò che il suo diletto possiede”.
Metilde, per divina ispirazione vide che il punto uno del dado significava la bassezza e il nullo dell'uomo; questi lo mette per così dire in giuoco contro Cristo quando sopporta il disprezzo e la contraddizione e si tiene volentieri sottoposto alla creatura: ma l'anima guadagna ciò che Cristo possiede, mentre ne riceve l'elevazione e gli onori che a Lui diede il Padre in compenso dell'umiliazione ch'Egli sopportò su la terra secondo questa parola del Profeta: Io sono un verme della terra, e non un uomo, sono l'obbrobrio degli uomini e il rifiuto del popolo (Ps., XXI, 7).
I due punti del dado significavano il corpo e l'anima; l'anima li espone come posta nel giuoco quando compie per amore le sue opere spirituali e corporali con l'intenzione di glorificare Cristo, il quale allora propone come sua posta tutte le opere della sua Divinità e della sua Umanità.
I tre punti sono le tre facoltà dell'anima: memoria, intelligenza e volontà. L'anima le getta nel giuoco quando dà loro per regola il beneplacito divino; ma guadagna ciò che appartiene al suo Sposo, quando per la grazia di Gesù Cristo, l'immagine della Santa Trinità di cui venne fregiata nella creazione, in lei acquista maggior perfezione.
L'anima fa quattro punti quando totalmente si affida a Dio, nella prosperità come nell'avversità, per il presente come per l'avvenire. Cristo getta i medesimi punti quando le quattro parti del mondo con ciò che contengono, governate dalla sua potenza e dalla sua sapienza, sono da Lui assoggettate al servizio dell'anima.
I cinque punti sono i cinque sensi, e l'anima li mette come posta del giuoco quando non cerca più di godere i suoi cinque sensi fuorché per il beneplacito di Dio. Allora Cristo le dona le cinque piaghe che riportò per amore di lei e per la sua salvezza, aggiungendo il frutto della sua Passione.
I sei punti sono le sei età dell'uomo e l'anima li fa quando riconosce le negligenze ed i peccati di cui si rese colpevole in tutti i giorni della sua vita. Da parte sua Cristo nella sua benignità, getta in questo giuoco tutta la sua vita santissima con la perfezione. assoluta della sua virtù.

LETTERE DI SANTA METILDE AD UN A SIGNORA SECOLARE SUA AMICA


Carissima figlia in Cristo.
Colui che ama l'anima tua tiene la tua mano nella sua destra e con le sue dita tocca ognuna delle tue, onde dimostrarti come Egli agisca nell'anima tua e Come tu debba seguirlo imitando i suoi esempi.
Il suo mignolo significa la sua vita umile su la terra ove Egli venne, non già per essere servito: ma per servire (Marc., X, 45) e sottomettersi ad ogni creatura. Su quel dito del Signore applica - il tuo mignolo, vale a dire quando ti senti agitata dalla superbia, ricordati dell'umiliazione e della sommissione del tuo Dio. Pregalo per la sua umiltà, che tu possa vincere in te stessa l'orgoglio e la volontà propria, effetti di quell'amor proprio che ognuno conserva in sé medesimo.
Il suo anulare rappresenta la fedeltà del suo Cuore, per la quale si prende cura di noi a guisa di madre fedelissima; - con indicibile costanza ci aiuta a portare i nostri carichi ed i nostri fastidi, preservandoci da ogni male. A questo dito del Signore unisci il tuo, riconoscendo l'infedeltà che hai dimostrata al tuo fedelissimo e dolcissimo Amante allontanando l'anima tua da Lui che l'aveva creata per sua lode e per suo amore; pensa con amarezza quanto sia freddo il tuo cuore, mentre sei destinata a trovare in Lui solo le eterne delizie.
Il suo dito medio è simbolo dell'eterno, sommo e divino amore che inclina il suo Cuore verso l'anima dell'uomo e non gli lascia tregua finché non riesca ad infondersi tutto in lui, a guisa di acqua che scorre fuori impetuosamente e va cercando ove si sparga. Presso questo dito metti il tuo, ossia la tua volontà. Che se non puoi vivere ogni momento nell'esercizio attuale dell'amor di Dio, offrigli almeno un desiderio che possa sostituire l'atto, e con la tua intenzione digli che se tu potessi avere l'amore di tutti i Santi e di tutte le creature, a Lui solo tutto lo vorresti indirizzare.
L'indice della sua divina mano significa l'ordine misterioso ed ammirabile della sua Provvidenza, la quale con misericordia prevede ogni evento futuro e con la sua sapienza, ora per mezzo della prosperità, ora per mezzo dell'avversità, conduce l'uomo nella via retta. Su questo dito metti volentieri il tuo, cioè abbi fede che tutto quanto ti capita di bene o di male, tutto proviene dal suo amore, a segno che tu non vorresti che ti avvenisse altra cosa né in modo diverso, perché è volontà divina. In ogni cosa dunque a Lui offrirai lodi ed azioni di grazie.
Il pollice significa la sua divina onnipotenza e la protezione della sua paterna bontà, con cui Egli allontana e reprime tutto quanto potrebbe nuocere all'anima fedele, non lasciando che giunga sino a lei nulla che non concorra a santificarla e ad esercitarla nella virtù. A questo dito divino unisci il tuo pollice, ossia sii forte nella pratica delle virtù, l'esistendo virilmente ad ogni vizio. Non diffidar mai della misericordia di Dio, anche se permetta che tu sii. tribolata ovvero ti sottragga le consolazioni della sua grazia.
II
Anima fedele che ami Dio, considera con attenzione ed amore la legge che ti venne data dal Principe Reale Gesù, Figlio della tenerezza del Padre, quando ti scelse per sua sposa, quando diede sé medesimo a te come un amabile Sposo, celebrando le nozze a sue spese e nella propria persona. In quel giorno di tanta solennità e di tanta letizia del suo Cuore (Cant. III, 11), si copri di una veste vermiglia, la quale fu colorata dall'Amore nel sangue del suo Cuore. Sul suo capo si pose una ghirlanda di rose ornata tutt'intorno di nobilissime perle, cioè di gocce del suo prezioso sangue. Si coprì le mani di guanti forati, in tal modo, che non potendo più queste divine mani nulla ritenere, ti abbandonò tutto quanto in quelle era nascosto al mondo. Il nobile suo letto nuziale fu la divinissima Croce sopra la quale si slanciò con letizia ed ardore, come mai nessuno sposo si dilettò di possedere un talamo adorno di avorio e di preziosi drappi; in questo letto di amore della Croce ti aspetta ancora, ardendo d'inestimabile desiderio di godere i tuoi abbracci. Che se vorrai essere sua sposa, dovrai rinunciare perfettamente ad ogni gioia sensibile, e dividere con lui questo letto di patimento e d'ignominia, unendoti alla piaga tutt'aperta del suo Cuore.
Considera attentamente il prezioso pegno ch'egli ti lasciò quando aperse per te quel Cuore così dolce, tesoro della Divinità, porgendoti da bere il nettare dell'amore per saltare tutti i mali dell'anima tua. Si, questo nobile pegno è di un prezzo inestimabile, perché contiene in sé ogni grazia, ogni virtù ed ogni bontà. Questo pegno, ti dico, Egli non vuole togliertelo, poiché ti riconferma la sua fede. Come un Re che non ha ancora condotto la sua fidanzata nei suoi palazzi, agli amici di lei consegna in pegno qualche città piena di ricchezze, così il tuo sposo amantissimo, ha posto nelle mani di Dio Padre quel dono prezioso che è il suo divin Cuore. Ecco il pegno che dimostra il suo fermo proposito di non mai abbandonarti, perché sei la sua sposa. E non basta; questo Cuore, te lo offre ogni giorno ancora su l'altare, onde manifestare l'amore col quale da tutta l'eternità ti ha prevenuta.
Dunque, o figlia dell'Eterno Padre, eletta sposa del suo Figlio unigenito, amica dello Spirito Santo e suo desideratissimo riposo, ama un tale Amante, il quale è tutto amore e di cui sei la prediletta. Sii fedele a Colui che è la fedeltà medesima. Se ti capita qualche noia, accettaI a come una catena d'oro di cui Dio ti ha circondata per attirarti all'amore del Figlio suo. Cedi subito a questa dolce violenza; sollevati in alto e innalza il tuo cuore, affinché più efficacemente sia attratto all'amore; preparati con la pazienza e la riconoscenza e considera qual beneficio di salvezza Dio voglia in tal modo operare nell'anima tua.
Considera inoltre quello che ti manca nelle sante virtù. Forse tu hai bisogno di umiltà e di altre virtù? Con la chiave dell'amore apri il prezioso scrigno di tutte le virtù, vale a dire il divin Cuore di Gesù Cristo; domanda al Dio degli eserciti che ti comunichi la sua forza per trionfare dell'assalto dei vizi.
Se i ladri delle cattive suggestioni tentano di sorprenderti, corri a quell'arsenale, pigliando le armi sempre lucenti della Passione e della morte del tuo Signore, la quale, con un ricordo continuo, imprimerai sul tuo cuore; e la turba dei perversi pensieri sarà costretta ad una vergognosa fuga.
Se ti molestano pensieri di disperazione, ricorri all'inesauribile tesoro di quella tenerezza la quale non vuole che alcuno perisca, ma che tutti arrivino alla conoscenza ed all'amore della verità, eccettuati soltanto coloro che volontariamente scelgono l'eterna dannazione. Ricordati come Dio sia disposto a ricevere l'uomo più che l'uomo sia disposto ad andare a Dio; ricordati che il supremo desiderio del Signore è di vedere l'uomo così ben disposto che Egli possa senza intermissione infondere in lui la sua grazia e ricolmarlo sempre più di tutti i suoi beni.
III
Il Signore Gesù, amatore degli uomini, con immenso desiderio brama di unirsi all'anima, soprattutto a quella che vuole da Lui essere consolata e che desidera gustare quelle delizie che solo in Lui si possono trovare, disprezzando le gioie e consolazioni terrene, le quali sono incapaci di attirarla e di perfezionarla nell'amor di Dio.
Quando l'uomo ama qualsiasi cosa terrena o in quella si diletta, pensi fra sé stesso. come Iddio gli abbia donato questa cosa, affinché per mezzo di quella sia attratto al divino amore. Che se da tal pensiero non ricava profitto, ma, quella cosa gli viene al cuore più spesso che Dio, egli deve tosto rimuoverla da sé, se pur vuole e desidera l'amicizia e la famigliarità con Dio. La dolce famigliarità di Dio è molto delicata, né in nessun modo Dio tollera che si ami alcuna cosa più di Lui, e neppure che il cuore sia diviso tra Lui ed altra cosa. Il Figlio della paterna carità vuol essere tutto - solo l'amico tuo amatissimo e tutto solo godere l'intima famigliarità del tuo cuore.
IV
Iddio ha donato all'anima il suo divin Cuore, affinché anche l'anima doni il suo cuore a Lui. Se essa glielo offre lietamente e con fiducia, Egli lo darà in custodia alla sua potenza, dimodochè essa non potrà mai cadere in peccato grave.
Custodisca dunque l'uomo con gran cura il Cuore di Dio e con attenzione ricerchi ciò, che massimamente a Lui piace. Nella tristezza, cerchi rifugio e consolazione presso quel tesoro che gli è affidato; e se per disposizione della divina sapienza, la consolazione non viene, perseveri nondimeno nella lode di Dio e nell'azione di grazie. Dio molto si compiace nell'anima fedele, la quale non cerca il proprio interesse, ma quello di Gesù Cristo (I Cor., XIII, 5) ed alla propria consolazione antepone là gloria e l'onore di Dio.

LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
Acquista la Bibbia per la Scrutatio dalla Libreria del Santo
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online