Prefazione - Introduzione

Santa Matilde di Hackeborn

Prefazione - Introduzione
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PREFAZIONE


Quando la Chiesa ha approvato il diffusissimo culto liturgico reso a Santa Metilde, essa non ha propriamente approvato il suo “Liber gratiae specialis”, ma si è fondata esclusivamente su questo volume per riconoscere l'eroica santità della nobile Contemplatrice Benedettina.

Mentre Domna Mechtildis Cantrix faceva ancora echeggiare delle sue devote melodie liturgiche il coro delle monache di Helfta, le sue mistiche elevazioni già venivano piamente trascritte, raccolte e meditate dentro e fuori della sua abbazia.

In seguito, diffuse largamente anche in Italia ed a Firenze, esse impressionarono talmente l'energica Fede di Dante Alighieri, che ne introdusse i più bei squarci nella Divina Commedia, facendo di Donna Matelda una delle più celestiali figure del mondo d'oltre tomba.

Dopo che il Certosino Lanspergio (+ 1539) curò la stampa delle Rivelazioni di S. Gertrude e di S. Metilde, il Liber gratiae specialis divenne per gli Scrittori Ascetici come uno dei più autorevoli libri di testo; così che da più secoli, per l'unanime consenso della Chiesa, esso va esercitando una grande influenza sulla pietà Cattolica, orientandola specialmente verso il Sacro Cuore di Gesù. Infatti, e stato il Liber gratiae specialis quello che, insieme all'Araldo del Divino Amore di S. Gertrude, sin dal secolo XIV ha preparato gli animi dei fedeli alle grandi rivelazioni del Sacro Cuore per opera di S. Margherita Alacoque.
Il titolo di: Liber gratiae specialis venne dato all'opera dal Signore stesso, il quale più volte dichiarò a Santa Metilde di approvare l'opera e di benedirne largamente i lettori.
Ecco il motivo pel quale anch'io ho incoraggiato il pio e bravo nostro D. M. Andreoletti a condurre a termine ed a pubblicare questa versione italiana del: Libro della Grazia speciale.
Peccato, che in Italiano il titolo non rifletta così bene il significato latino!
Lo si sarebbe potuto intitolare italianamente: Storia di un'anima privilegiata, se le mistiche contemplazioni della Veggente di Helfta, appunto perché esclusivamente ispirate alla sacra Liturgia, non si rivolgessero invece a tutte quante le anime Cattoliche.
Dopo il: sentire cum Ecclesia, qui, nell'Abbazia di Helfta, abbiamo esclusivamente: orare cum Ecclesia; meditari cum Ecclesia: questo e non altro.

Milano, 1 Maggio 1939.

+ ILDEFONSO Card. Arciv.

INTRODUZIONE


Santa Metilde di Hackeborn, di una nobile famiglia imparentata con l'Imperatore di Germania Federico II, nacque nel 1241. Della sua vita sappiamo ben poco, perché dobbiamo contentarci delle scarse notizie che se ne trovano in questo libro e in quello dell' Araldo del divino amore di santa Gertrude.
Nell'età di sette anni si fece accettare nel Monastero delle Benedettine di Rodensdorf, dove era già monaca sua sorella maggiore Gertrude. Questa, essendo stata eletta badessa del monastero di Helfta, vi condusse seco la sorella, che aveva 17 anni e la educò con la massima cura.
Metilde aveva ricevuto da Dio eminenti doni naturali, e particolarmente una bellissima voce, per cui le venne affidato l'ufficio di Domna cantrix, Maestra di canto in coro. Ella santamente adempiva il suo ufficio con somma grazia ed abilità, e sapeva dare alle melodie liturgiche espressioni celestiali, a segno che si meritò il plauso del Divino Sposo, il quale si compiacque di chiamarla sua Filomela (suo usignuolo). Col suo talento e la sua grande applicazione allo studio, Metilde in poco tempo fece mirabili progressi nelle scienze divine ed umane, crescendo in pari tempo nella santità. Venne pertanto chiamata ad istruire e formare le educande del monastero. Aveva 20 anni quando le fu affidata una fanciulla di cinque anni, per nome Gertrude, la quale dalla Santa ricevette un'educazione così perfetta sotto ogni rapporto che fu poi Gertrude la grande, santa essa pure.
Le doti naturali, la scienza e la grande santità fecero di Metilde il più prezioso tesoro del monastero; la sua fama irradiò fuori delle mura del chiostro e vi attirò molte persone di ogni ceto, anche sapienti e dotti, i quali da lontano vi accorrevano avidi di ricevere dottrina e consolazioni con gli ardori del divino amore; e a tutti la Santa, come una vera madre, porgeva lumi e conforti. A lei pure ricorse santa Gertrude per avere un giudizio sicuro su le grazie straordinarie che riceveva dal Signore.
Santa Metilde mori il 19 Novembre 1298 e, per concessione della S. Sede, è onorata come santa, il. 26 Febbraio, in parecchie famiglie dell'Ordine di san Benedetto.

Il “Libro della grazia speciale” venne diffuso principalmente da Giovanni Gerecht (in latino Justus), detto Lanspergio; la prima edizione latina preparata con seria diligenza dallo stesso Lanspergio, venne pubblicata nel 1536; ma il libro era già stato diffuso “subito dopo la morte della Santa sotto il titolo di Lode di dama Metilde. La città di Firenze era stata una delle prime a riceverlo, e sino alla rivoluzione si vide il popolo fiorentino ripetere ogni sera davanti alle sacre immagini le lodi che gli erano state trasmesse dalla monaca di Helfta”.
Per questa pubblicazione abbiamo usato della traduzione italiana del 1588, la quale in pochi anni ebbe parecchie edizioni, ma ora non si trova più se non nelle grandi biblioteche pubbliche. Essa è incompleta e molto abbreviata; l'abbiamo corretta e completata con le edizioni dei Benedettini, rispettando la divisione primitiva in cinque Libri verosimilmente fatta dal Lanspergio, aggiungendo in un 6° Libro la narrazione della morte di santa Metilde fatta da santa Gertrude. L'ordine dei capitoli e delle rivelazioni essendo diverso secondo le edizioni, evidentemente non ha nessuna importanza tanto per la cronologia come sotto il rapporto della logica. Nell'edizione italiana inoltre i capitoli talora sono molto lunghi e contengono cose affatto disparate senza nessun richiamo nel titolo. Abbiamo perciò creduto bene di adottare, secondo i casi, un ordine alquanto diverso e più logico. Un copioso indice analitico servirà a ritrovare con facilità i pensieri opportuni. Per altro non è stato nostro intento di fare un'opera critica, ad uso dei dotti, per la quale ci mancavano mezzi e competenza; abbiamo voluto offrire alle anime cristiane un buon libro dove la loro pietà troverà un alimento sostanzioso insieme e piacevole.


Ad uso dei fedeli che non sono addentro nelle questioni teologiche, non sarà inutile qualche schiarimento su le rivelazioni private in generale.
Con la morte degli Apostoli: venne definitivamente chiusa la rivelazione cristiana; è certo che Gesù Cristo per mezzo degli Apostoli ha detto alla sua Chiesa tutto quanto le occorre e potrà occorrerle in ogni tempo sino alla fine del mondo. Si chiamano rivelazioni private quelle che si dicono fatte da Dio, dopo gli Apostoli, ad anime sante in particolare. Tali: rivelazioni particolari, anche quando siano riconosciute come autentiche, non aggiungono nessuna verità nuova al depositò delle verità rivelate affidato alla Chiesa. Né si deve né si può dar loro quell'assenso di fede teologica che si presta alle verità insegnate dalla Chiesa come da Dio rivelate.
E ciò è vero anche nel caso in cui siano approvate dalla Chiesa, perché approvando tali rivelazioni, la Chiesa non intende proporre ai fedeli come oggetto di fede, ma solo dichiarare che si possono piamente credere, ossia che non contengono nulla di contrario né alla Fede né alla vera pietà; inoltre in certi casi riconosce che giovano a diffondere una luce nuova sopra verità rivelate e divozioni particolari. La Chiesa anzi accoglie queste rivelazioni con una certa diffidenza, perché facilmente potrebbero infiltrarsi in esse delle illusioni, non solo per l'azione, ingannatrice del demonio, ma anche perché l'anima che riceve tali: illuminazioni straordinarie potrebbe interpretarle male, sia per la loro oscurità perché Dio spesso presta soltanto una mezza luce, sia per l'imperfezione dei nostri vocaboli umani, sia per il pericolo di fermarsi troppo al senso letterale delle espressioni, dei simboli o delle immagini.
Alle rivelazioni private pertanto non si può prestare che un assenso di fede umana secondo le regole della prudenza. Perciò non commetterebbe peccato di eresia chi le mettesse in dubbio ed anche rifiutasse di ammetterle; ma in certi casi (come, a cagion d'esempio, per le rivelazioni del Sacro Cuore) sarebbe grave temerità respingerle e disprezzarle. La Chiesa ritiene passibili tali rivelazioni, poiché le prende in esame e talora le approva; pertanto chi le disprezzasse tutte in blocco, come “sogni di fantasie esaltate e inezie buone per donnicciuole” secondo il linguaggio di qualche protestante, avrebbe gran torto e mancherebbe grandemente al rispetto dovuto alla Chiesa medesima.
Notiamo che l'anima la quale direttamente riceve queste rivelazioni e le persone cui sano indirizzate, quando, dopo. seria esame, siano sicure che veramente vengono da Dio, non possono senza peccato rifiutare di prestarvi fede, perché sarebbe grave ingiuria contro la veracità divina. Neppure le persone estranee potrebbero senza peccato rifiutare di credere a cose rivelate privatamente quando fossero proprio sicure che Dio ha parlato, la qual cosa sarà assai difficile perché Dio alle persone direttamente interessate darà sempre maggiori e più chiari indizi del suo intervento.

Le rivelazioni di santa Metilde sono tra le più apprezzate nella Chiesa, quantunque non abbiano ricevuta nessuna approvazione particolare; avrebbe gran torto chi le disprezzasse, benché col simbolismo che contengono, urtino le nostre abitudini intellettuali moderne. Bisogna ricordare che “vennero scritte in un tempo in cui tutto si esprimeva con simboli; e inoltre che i nostri vocaboli, i nostri poveri vocaboli vennero inventati per gli usi ordinari della vita, e sono infelici, inquieti, stupiti, come mendicanti intorno ad un trono, quando si adoperano per esprimere i più sublimi fenomeni della vita mistica”.
Le visioni contenute. in questo libro sono per lo più simboliche; ma il simbolo sovente viene svelato da Gesù Cristo medesimo, tal'altra volta dalla Santa o da santa Gertrude dietro ispirazione di Metilde; quando non ne sia manifesta la spiegazione, con un po' di attenzione o di pratica se ne intende il significato.
Prescindendo pure dalla loro ispirazione divina, le rivelazioni di santa Metilde sono opera di gran pregio e di grande utilità per la mirabile dottrina che contengono; illuminano, infatti, di una luce tutta di amore e di pietà parecchi punti della fede, in modo particolare la bontà di Dio e il suo misericordioso amore verso di noi; Gesù Cristo e il suo ufficio di Mediatore che supplisce per le nostre deficienze davanti all'Eterno Padre; le grandi verità che troviamo in San Paolo su la vita di Gesù in noi e nel suo Corpo mistico; il potere ai Maria; la santa Comunione; il Purgatorio; la Comunione dei Santi tra loro e con noi; tutte queste verità vengono esposte in un modo che fa grande impressione.
Santa Metilde fu un'ardente apostola del Sacro Cuore quattro secoli prima delle grandi rivelazioni fatte da Nostro Signore a santa Margherita Maria ne parla frequentemente e ce lo rappresenta sotto i simboli più espressivi: la fornace ardente, il turibolo donde si innalza verso il Padre l'omaggio più perfetto. Vi è però qui una differenza, ed è questa che le rivelazioni di S. Margherita Maria hanno come oggetto quasi essenziale e carattere distintivo la riparazione all'amore di Gesù oltraggiato; questo carattere manca nelle rivelazioni di santa Metilde, quantunque vi si trovi qualche accenno alla riparazione, come quando in tempo di carnevale Gesù cerca un rifugio nel cuore della Santa.
Il Libro della grazia speciale non si può leggere senza sentirsi il cuore infiammato di amore per Gesù Cristo e di divota pietà per la sua Passione, e animato d'a una gran fiducia nella bontà e misericordia di Dio, a segno che si potrebbe chiamarlo il Libro dell'amore e della confidenza.
Da notarsi poi che le visioni della Santa sono avvolte in un'atmosfera liturgica; di solito, specialmente nel primo libro, l'ispirazione nasce da qualche circostanza liturgica che è il punto di partenza delle visioni e delle estasi. Da un'antifona, da un versetto o da un responsorio parte il raggio che illumina la mente della veggente e ne infiamma il cuore. Quali magnifici spettacoli ci presentano, specialmente nel primo Libro, le solennità liturgiche e le solenni comunioni! Vorremo quasi dire che S. Metilde vede e descrive il retroscena soprannaturale e mistico delle funzioni liturgiche. Con quale divozione e con qual frutto assisteremmo noi pure alle sacre funzioni, se ricordando le visioni di santa Metilde fossimo penetrati dal sentimento della presenza di Gesù Cristo e della sua divina Madre, degli Angeli e dei Santi, che vi prendono parte attiva in mezzo a noi!

Le rivelazioni private vanno intese e interpretate con prudenza, senza spingere all'eccesso la lettera e tenendo conto dell'ambiente del tempo in cui vennero fatte, ed anche delle disposizioni del soggetto da Dio scelto per suo strumento. Ciò è vero per tutti i mistici che da Dio ricevono illuminazioni straordinarie; Dio si adatta alla forma dell'istrumento che si degna di adoperare, perciò la sua ispirazione prende l'impronta della formazione intellettuale di quello. Tutto ciò è vero anche di santa Metilde, perciò le scene e le visioni che sono descritte nel suo libro, vanno lette con intenzione soprannaturale e interpretate secondo il retto criterio della fede.
Chi si scandalizzasse di certe espressioni, rimarrebbe “accecato non già dal braciere ardente, ma dal fumo che avvolge la fiamma, perché si sarebbe fermato alla scorza esterna mentre è d'uopo penetrare nella sostanza”. Daremo alcuni esempi.
Nelle rivelazioni di santa Metilde si dice spesso che Gesù è il nostro supplemento, quindi coi suoi meriti supplisce a tutte le nostre debolezze ed alle nostre colpe; questo non vuol dire che Egli ci doni qualche merito senza la nostra cooperazione o ci accordi il perdono delle colpe senza pentimento; ma significa che ci copre del suo amore e dei suoi meriti, dimodochè il Padre guardandoci attraverso Gesù Cristo è disposto ad usarci compatimento e misericordia e a darci tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per far bene. Gesù Cristo non intende favorire la nostra pigrizia.


Così dobbiamo dire dell'intercessione dei Santi, ricordando. queste parole di san Giovanni Crisostomo: “Guardiamoci dal dormire nella pigrizia, riposando su l'aiuto dei Santi; le loro preghiere, hanno grande efficacia, ma per risentirne l'effetto, bisogna far penitenza e progredire nella virtù” (Hom. V in Matt.).


Si parta bene spesso in questo libro di accrescimento di meriti e di gloria nei Beati; è evidente che ciò si deve intendere di un aumento che si chiama accidentale, e non del merito sostanziale della visione intuitiva di Dio. Il merito essenziale è definitivamente costituito al punto della morte e non cresce più né mai diminuisce per tutta l'eternità. Si tratta dunque di un soprappiù accidentale, nel senso in cui Gesù disse che gli Angeli godono in cielo quando si converte qualche peccatore.
Quando sant'Agnese riceve da Gesù Cristo7 l'ordine di fare a santa Metilde il dono dei suoi propri meriti, sarebbe errore grossolano pensare che un Santo possa cedere ad un'altra anima il minimo grado di merito; bisogna intendere soltanto che quel Santo presenta a Dio i suoi meriti, con una intercessione più pressante a favore di quell'anima, perché possa ottenere le grazie di cui abbisogna. Tanto è vero che nelle visioni di santa Metilde, i Santi che avevano fatto dono dei loro meriti, li riprendono poi; li avevano dunque dato soltanto come in prestito, perché l'anima li offrisse a Dio per suo vantaggio.


Quando Gesù prega la Madre sua per Metilde e gliela raccomanda, sono preghiere fatte non da Gesù personalmente, ma dai fedeli che. formano il suo Corpo mistico, nel cuore dei quali Gesù forma queste preghiere, imprimendovi sentimenti di divozione fervente verso la Madre sua; oppure è questo un modo di esprimere l'estrema tenerezza di Gesù per sua Madre, tenerezza per la quale Egli è disposto ad accoglierne tutte le domande, come se a Lei le presentasse Egli medesimo. Il bacio dato da Gesù a Maria Vergine è l'espressione dell'amore incomparabile di cui il suo divin Cuore è infiammato verso di lei.


Quando Gesù si mette a disposizione di Metilde, come uno schiavo pronto il fare tutto ciò che le piacerà, vuole in tal modo significare l'ardente amore che lo induce a concederle tutte le grazie ch'ella desidererà secondo l'ordine della divina sapienza. Non possiamo noi dire che Dio è nostro servo, anzi come il nostro schiavo, poiché la nostra preghiera lo costringe a fare la nostra volontà?
In tutti questi casi basta un po' di buon senso cristiano per dissipare ogni difficoltà.


Nelle visioni di santa Metilde, v'è un simbolismo ammirabile; tutto è simbolico in quei magnifici quadri che ci inebriano di gioie celestiali, trasportandoci negli splendori del mondo soprannaturale; persino, ogni colore ha il suo mistico significato. Le vesti sfarzose con ricami e gemme preziose, in Gesù Cristo, nella, B. Vergine, negli angeli e nei Santi, naturalmente esprimono la santità, i meriti e la gloria celeste, cose che non si possono spiegare col nostro linguaggio umano, se non con simboli sfolgoranti della più sublime bellezza. Anche le pene del Purgatorio sono descritte con simboli stupendamente adatti ed espressivi.


Le scene ed espressioni di tenerezza, sensibile, che di frequente s'incontrano nelle visioni della Santa (baci, abbracci), sono simboli dell'amore santo e divino. Soprattutto rispetto a tali visioni è necessario elevarsi ben oltre le figure e le metafore e guardarsi da ogni idea di cose materiali e sensibili. Non trovando vocaboli adatti ad esprimere la unione mistica e la santa familiarità col suo divino Sposo, la Santa naturalmente ricorre al linguaggio ed alle scene dell'amore umano e sensibile, ad imitazione della Sposa del Cantico dei Cantici. Anche la Chiesa nella sua liturgia usa: tali espressioni e tali simboli applicandoli a Maria SS.


È il caso di dire: Omnia munda mundis: tutto, è puro e santo per chi ha puro il cuore; ed anche di ricordare le parole di Nostro Signore: Se il tuo occhio sarà semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso (Matth., VI, 22); se l'intenzione sarà buona, non si incontreranno ombre. Chi ha buon senso non si ferma all'esterno dei vocaboli, ma ne ricerca il senso mistico e più intimo.
Abbiamo dato questi schiarimenti generali onde evitare di introdurre frequenti note nel testo.


Le rivelazioni di santa Metilde, insieme con quelle di santa Gertrude, ebbero su la pietà una influenza considerevole, specialmente nei secoli XVI e XVII. È certo che gli iniziatori della scuola cosiddetta francese (De Bérulle, Condren, Olier) ne fecero l'oggetto delle loro meditazioni; se ne riconosce manifestamente l'influenza nei loro scritti su Gesù Cristo, su la sua vita in noi e, nel suo Corpo mistico, e su la nostra unione costante con Lui nelle opere nostre.
Lo studio delle Rivelazioni di santa Gertrude e di santa Metilde esercitò pure una grande influenza su la formazione di san Giovanni Eudes: il Libro della grazia speciale gli era particolarmente caro.
Aggiungeremo un'altra circostanza onorifica per santa Metilde. Gli amanti degli studi danteschi discutono tra loro per identificare quel personaggio che Dante introdusse nei canti XXVIII - XXXIII del Purgatorio nella Divina Commedia sotto il nome di Donna Matelda. L'opinione tradizionale si fermava alla celebre Matilde contessa di Canossa, la quale fu figlia spirituale e fedele cooperatrice e protettrice di san Gregorio VII. Vari eruditi moderni pensano invece che si tratti di santa Metilde di Hackeborn. Nella edizione francese dei Benedettini (1920) a pagina 163 in nota si legge che “dal confronto tra il canto XXVIII del Purgatorio col capitolò II della Parte II, risulta con evidenza che Dante volle indicare santa Metilde”.
Non è il caso di addentrarci qui in questa questione che va discussa dagli studiosi competenti; ne abbiamo fatto cenno unicamente a gloria di santa Metilde.

SAC. M. ANDREOLETTI..



NB. - La nostra edizione italiana porta questo titolo:
“LIBRO DELLA SPIRITUALE GRATIA, DELLE RIVELATIONI E VISIONI DELLA B. METTILDE VERGINE” diviso in cinque libri: NÈ quali si contengono mirabili sentimenti de' Divini Secreti della dolce Pietà di Dio N. S. mediante i quali ogni divoto Christiano, e specialmente le persone Religiose, ritroveranno una molto utile, e celeste Dottrina, per conoscere et intendere pienamente la dritta via da incamminarsi alla vera perfettione dello spirito.
Raccolto dal santiss. Gio. Lanspergio - Tradotti dal Latino in Italiano, dal R. D. Antonio Ballardini. In Venetia, appresso Nicolò Misserini 1588.

(Dalla prefazione):

(La Beata Mettilde) le cui meravigliose e stupende Rivelationi, e Visioni, chi legge e considera, le ritroverà piene veramente di altissimi e divinissimi sentimenti dello spirito di Dio, che grandemente illuminano le humane menti a conoscere et intendere gli occulti Misterii di Christo, e le secrete cose pertinenti alla nostra salute; et maravigliosamente infiammano i divoti cuori nell'Amor Divino...
Il clementissimo Iddio aprendo il thesoro delle sue divine gratie riempì talmente il santo vaso del virginal cuore di questa B. e Divotissima Vergine Mettilde, che non potendo contenere tanta copia et abbondanza di doni celesti, ha dato a tutti noi sufficiente materia con lo spargimento di quelli, di riempire e satiar parimenti li nostri spiriti per la soavità e dolceza di così santa e benedetta Lettione...


PROLOGO



La Benignità e Umanità del Nostro Salvatore Iddio, il quale tanto misericordiosamente apparve all'uman genere nell'Incarnazione, ogni giorno ancora maggiormente risplende nelle sue opere mirabili, e in questi ultimi tempi, anche in noi e a noi si degna di mostrarsi con tanta generosità. Quante meraviglie Dio abbia operato nei suoi eletti, nessuna lingua umana lo potrà spiegare. Quanti doni Egli sparga nell'anima che fedelmente lo ama, nessun umano discorso lo saprà manifestare: essa sola, quell'anima felice, merita di sperimentare con quale squisita dolcezza e bontà il Signore a lei si esibisca.

Tuttavia, desideriamo con l'aiuto di Dio e per quanto ne saremo capaci, narrare quanti doni Egli abbia sparsi in un'anima che lo amava con tutto il Cuore. Quest'anima santa, con gli occhi dello spirito vide innumerabili misteri dei celesti segreti; ma per la sua umiltà, reputandosi vilissima, non voleva manifestarli, Se non quando le Sue amiche intime Ve la costringevano. E quando si decideva a parlare, diceva una piccola parte soltanto delle cose mirabili che le erano rivelate, e questo per gloria di Dio e costretta dall'obbedienza.

Noi dunque descriveremo nel nome di Gesù, secondo il nostro poco sapere, quello che quell'anima ci ha narrato, a lode e gloria della Somma Veneranda Trinità. Onde vi preghiamo, carissimi in Cristo che leggerete questo libro, di ringraziare il Signore per le grazie ed i beni che da Lui, fonte di ogni bene, furono sparsi in quell'anima ed in ogni creatura.

Che se alcuno in questo libro trovasse cosa meno dottamente scritta, lo preghiamo che per carità ci perdoni perché abbiamo poca perizia nello scrivere, ricordando questo detto di Sant'Agostino: “È carattere e segnalato indizio di buon ingegno amare ed apprezzare nei discorsi non le parole ma le verità, non la forma ma la sostanza”.

Quantunque questo libro dir si possa essere tutto di rivelazioni e di visioni, e che ad ogni pagina contenga cose utilissime per l'edificazione e l'istruzione di tutti, nondimeno per l'utilità del lettore, lo distingueremo in cinque parti. Nella prima si porranno le rivelazioni che, secondo il tempo liturgico, riguardano le feste del Signore, dei Santi e specialmente della B. V. Maria. Nella seconda, riferiremo varie cose pertinenti alla persona cui vennero fatte queste rivelazioni, nelle quali la divozione e la carità dei lettori troveranno molto profitto. Nella terza parte, si porranno alcune istruzioni pertinenti alla divina lode del Signore come alla salute degli uomini. Nella quarta si descriveranno altre cose simili ad utilità e consolazione degli uomini. Nella quinta, infine, si tratterà delle anime dei fedeli, le quali dalla Santa furono vedute nel suo spirito ed aiutate.

Tutti coloro adunque, ai quali Dio infonde lo spirito della sua Carità, la quale, come dice l'Apostolo, tutto crede, tutto spera e si dà tutta a tutti; e quegli ancora che aspirano alla grazia di Dio, tutti accolgano con mente devota questo libro della Grazia Speciale, acciocché essi pure meritino di conseguire tutti quei beni che in detto libro sono scritti e che da Dio sono promessi. Ma se vi troveranno detti che non siano confermati dalla Scrittura, purché non siano contrari né al Vangelo né ai libri dell'Antico Testamento, li commettano alla grazia di Dio, il quale, nel presente come nel passato, quando vuole, manifesta a coloro che lo amano i segreti nascosti della sua sapienza e della sua bontà.
Preghiamo parimenti tutti quelli che leggeranno o udiranno leggere questo libro, di offrire a Nostro Signore Gesù Cristo qualche lode per quell'anima beata, onde almeno si dimostrino grati al Signore, perché si degna con tali incitamenti rinnovare questo mondo invecchiato e gli uomini sommersi nella pigrizia di ogni bene.
.

PROEMIO

NASCITA DI SANTA METILDE E SUO INGRESSO NEL MONASTERO


Santa Metilde venne in tal modo prevenuta dalle benedizioni della Divina dolcezza (Ps. XX, 4), che nel momento medesimo della sua nascita, sembrando vicina a spirare, in gran fretta venne dai parenti portata in chiesa perché le fosse subito amministrato il santo Battesimo. Tuttavia, il sacerdote che la battezzò, uomo di grande santità, disse con ispirito profetico: “Perché temete? Questa bambina non è già vicina a morire; essa vivrà molti anni e diventerà una religiosa santa, in cui Dio opererà grandi meraviglie”.
Gesù Cristo rivelò poi a questa vergine il motivo per cui il battesimo le era stato conferito così presto: Egli voleva senza ritardo consacrarne l'anima come un tempio nel quale Dio abitasse con la sua grazia.
Giunta all'età di sette anni, Metilde accompagnò sua madre in un monastero vicino al castello dei suoi parenti e, benché in età ancora sì tenera, volle ad ogni costo rimanervi contro la volontà della genitrice; vi si trovava tanto felice che supplicò le monache ad una ad una di accoglierla nella loro compagnia. I genitori dovettero cedere, né poterono, né con le minacce, né con le carezze, condurla via dal chiostro.
Da quel momento la fanciulla incominciò ad infervorarsi nell'amor di Dio e a goderne con istupendo ardore la dolce e divina soavità. Ogni giorno progrediva sempre più nella pratica di tutte le virtù, a segno che in poco tempo si elevò alla santità più eminente. Tutti ne ammiravano la singolare mansuetudine, la profonda umiltà, la pazienza inalterabile, il grande amo te per la povertà e la fervente divozione. Progrediva principalmènte nella carità verso Dio e verso il prossimo; era squisitamente affabile con tutti, ma specialmente con le persone che si trovavano nell'afflizione e nella prova; a queste anime tribolate porgeva, come una vera madre, conforto e consolazione. Da tutti perciò era grandemente amata; ognuno desiderava di goderne la dolce compagnia; nessuno se ne partiva da lei senza ricevere ammaestramenti e consolazioni, benché, tali impegni le procurassero talvolta gravi noie e disturbi anche per lo spirito.
Fin dai primi anni Dio usava con lei una particolare familiarità, la ricolmava di doni singolari e le rivelava molte cose. Il Signore, in una parola, l'aveva arricchita di una grande abbondanza di beni di ogni sorta. Come se non volesse nulla tralasciare dei suoi tesori, alle gioie spirituali ed ai doni gratuiti soprannaturali, Egli aveva aggiunto i più bei doni naturali. La scienza, l'intelligenza, la conoscenza delle umane lettere, la voce di una meravigliosa soavità: tutto la rendeva adatta ad essere per il monastero un vero tesoro sotto ogni aspetto.
Tuttavia il suo dolcissimo Signore la teneva pure sotto il peso di continue prove e, per verità, dopo tanti doni non poteva mancarle quello della sofferenza; Metilde quindi soffriva quasi sempre forti dolori di capo ed altri acerbissimi mali, ma tutto sopportava in pace, anzi con gioia. L'unico dolore, che per lei era come un supplizio d'inferno, era quello di non poter fruire pienamente, secondo i desideri del suo cuore, della melliflua soavità della divina grazia, per unirsi tutt'intera al suo Diletto nella beata unione del suo amore.

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