Il castigo e il perdono dei peccati e il battesimo dei bambini. Libro primo.

Sant'Agostino d'Ippona

Il castigo e il perdono dei peccati e il battesimo dei bambini. Libro primo.
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Prefazione.

1. 1. Sebbene ci troviamo in mezzo al bollire di grandi preoccupazioni e fastidi a causa dei peccatori che abbandonano la legge di Dio e a causa anche degli stessi nostri peccati, tuttavia, carissimo Marcellino, non ho voluto e, per dire la verità, non ho potuto stare ancora più a lungo in debito con la tua premura che ti rende a me particolarmente soave e dolce. Infatti mi ha spinto sia la stessa carità, per la quale nell'Uno che non muta noi siamo già una cosa sola, benché da mutare in meglio, sia il timore d'offendere in te Dio che ti ha dato tale desiderio, servendo il quale io servirò lui che te l'ha dato. Questi sentimenti mi hanno spinto, indotto, tratto a risolvere, secondo le mie modestissime capacità, le questioni da te notificatemi per lettera, con un assillo che ha vinto nel mio animo sugli altri per tutto il tempo necessario a portare a termine qualcosa di valido che dimostrasse come ho servito con obbedienza, anche se non con sufficienza, la buona volontà di te e di quanti hanno a cuore questi problemi.

Adamo non sarebbe morto, se non avesse peccato.

2. 2. Coloro che dicono che "Adamo fu creato in tale stato che sarebbe morto anche senza il merito del peccato, non in pena di una colpa, ma per necessità di natura", devono riferire non alla morte del corpo, ma alla morte dell'anima, che muore nello stesso atto di peccare, le parole della Legge: Quando ne mangerete, certamente morirete 1. Di tale morte il Signore denominò morti gli infedeli, dicendo di essi: Lascia i morti seppellire i loro morti 2. Ma allora che cosa risponderanno a leggere che Dio nel rimproverare e condannare il primo uomo proprio dopo il peccato gli disse: Tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto 3? Infatti non quanto all'anima, ma, com'è evidente, quanto al corpo era stato tratto dalla terra e con la morte dello stesso corpo sarebbe tornato alla terra. Tuttavia, sebbene fosse terra secondo il corpo e portasse il corpo animale con il quale era stato creato, Adamo, se non avesse peccato, sarebbe stato trasformato in corpo spirituale e sarebbe passato senza la prova della morte a quella incorruttibilità che è promessa a quanti sono credenti e santi. E il desiderio di questa immortalità non solo sentiamo da noi stessi d'averlo dentro di noi, ma lo conosciamo pure attraverso la testimonianza dell'Apostolo che dice: Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: a condizione però di essere trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita 4. Pertanto Adamo, se non avesse peccato, non avrebbe dovuto essere spogliato del suo corpo, ma sopravvestito d'immortalità e incorruttibilità, perché ciò che era mortale fosse assorbito dalla vita, cioè Adamo passasse da un corpo animale ad un corpo spirituale.

Altro è poter morire, altro dover morire.

3. 3. Non ci sarebbe stato in realtà da temere che, vivendo a lungo quaggiù in un corpo animale, fosse gravato dalla vecchiaia e giungesse un poco alla volta alla morte per senilità. Se Dio infatti concesse alle vesti e alle calzature degli israeliti di non logorarsi in tanti anni 5, che ci sarebbe di strano che la sua potenza concedesse all'uomo in premio della sua sottomissione che, pur avendo un corpo animale, cioè mortale, avesse in esso una tale costituzione che gli consentisse d'essere annoso senza decadenza, destinato a passare, quando Dio lo volesse, dalla mortalità all'immortalità saltando la morte? Come infatti la sola mancanza di necessità che questa nostra carne di adesso sia vulnerata non la fa invulnerabile, cosi la sola mancanza per la carne di allora della necessità di morire non la faceva immortale. Tale condizione credo sia stata concessa in un corpo ancora animale e mortale a coloro che sono stati portati via dalla terra senza morire. Enoch ed Elia infatti in cosi lungo tempo non hanno subito il decadimento della vecchiaia. Né tuttavia credo che essi siano già stati cambiati nella condizione del corpo spirituale, quale è promessa in quella risurrezione che era avvenuta per prima nel Signore. Al massimo forse essi non hanno bisogno nemmeno di questi cibi che si consumano per ristoro, ma da quando furono trasferiti vivono cosi da avere la medesima vigoria di quei quaranta giorni nei quali Elia senza mangiare visse di un orcio d'acqua e di una focaccia di pane 6. Oppure, se hanno bisogno anche di questi sostentamenti, si cibano forse in paradiso in modo simile ad Adamo prima che meritasse d'uscirne per il peccato. A mio avviso infatti gli davano nutrimento contro il deperimento i frutti degli alberi e vigoria contro la vecchiaia l'albero della vita.

Anche la morte del corpo viene dal peccato.

4. 4. Oltre alle parole con le quali Dio inflisse la punizione: Tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto 7, parole che non saprei come si possano intendere se non della morte del corpo, ci sono anche altre testimonianze per dimostrare evidentissimamente che il genere umano meritò per il peccato non solo la morte dello spirito, ma anche quella del corpo. L'Apostolo dice ai Romani: Se il Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Gesù Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi 8. Credo che non occorra spiegare, ma soltanto leggere una dichiarazione cosi limpida e aperta. Dice che il corpo è morto, non per la fragilità terrena perché fu fatto con la polvere del suolo, ma per il peccato. Che vogliamo di più? E accuratissimamente non dice che il corpo è "mortale", ma che è morto.

Corpo mortale, morituro, morto.

5. 5. Prima infatti d'essere trasferito a quell'incorruttibilità che è promessa per il tempo della risurrezione dei santi, il corpo di Adamo poteva essere mortale, sebbene non fosse morituro, come questo nostro corpo può ammalarsi, anche se di fatto non si ammalerà. Chi ha un corpo che non possa ammalarsi, benché per un qualche incidente venga a morire prima d'ammalarsi? Cosi anche il corpo di Adamo era già mortale e la sua mortalità sarebbe stata assorbita dalla trasformazione nell'incorruttibilità eterna, se in Adamo fosse perseverata la giustizia, cioè l'obbedienza: ma quello stesso corpo mortale non divenne un corpo morto se non per il peccato. Poiché invece la trasformazione che ci sarà nella futura risurrezione escluderà in modo assoluto non solo la morte che fu inflitta per il peccato, ma anche la mortalità che il corpo animale aveva prima del peccato, Paolo non dice: "Dio che risuscitò dai morti Gesù Cristo darà la vita anche ai vostri corpi morti", mentre sopra aveva detto che il corpo è morto, ma dice darà la vita anche ai vostri corpi mortali, perché cesseranno sia di essere morti, sia di essere mortali, quando il corpo animale risorgerà come corpo spirituale e questo corpo mortale si vestirà d'immortalità 9 e ciò che è mortale sarà assorbito dalla vita 10.

In che senso il corpo è morto per il peccato.

6. 6. Sarebbe strano se cercassimo qualcosa di più limpido di questa verità manifesta. A meno che non si voglia accogliere in contrasto con tanta chiarezza l'interpretazione che intende qui la morte del corpo nel senso in cui è detto: Mortificate le vostre membra che sono sulla terra 11. Ma secondo questo testo il corpo viene mortificato per la giustizia, non per il peccato: mortifichiamo infatti le nostre membra corporali per operare la giustizia. Se invece credono di poter intendere il complemento per il peccato non del peccato già commesso, bensi del peccato da evitare, come se dicesse che "Il corpo è morto per non commettere il peccato", allora che significa il complemento per la giustizia dopo le parole lo spirito è vita? Bastava che dicesse lo spirito è vita e si sarebbe sottinteso anche qui: "Per non commettere il peccato". Cosi una sola motivazione, quella d'evitare il peccato, varrebbe per ambedue i fatti: per la morte del corpo e per la vita dello spirito. Ugualmente, se voleva dire per la giustizia intendendo solo per fare la giustizia, poteva riferirsi ad ambedue le cose: alla morte del corpo e alla vita dello spirito. Invece ha detto che il corpo è morto per il peccato e che lo spirito è vita per la giustizia, attribuendo cause diverse ad effetti diversi: alla morte del corpo il merito del peccato, alla vita dello spirito il merito della giustizia. Perciò se, com'è indubitabile, lo spirito è vita per la giustizia, cioè per il merito della giustizia, allora l'affermazione che il corpo è morto per il peccato come possiamo o dobbiamo intenderla se non del merito del peccato, per non pervertire e storcere arbitrariamente il senso manifestissimo della Scrittura? Anche le parole susseguenti portano altra luce. È vero infatti che esponendo la grazia del tempo presente dice che il corpo è morto per il peccato, in quanto in esso non ancora rinnovato dalla risurrezione persiste il merito del peccato, cioè la necessità della morte, e dice al contrario che lo spirito è vita per la giustizia, in quanto, benché siamo ancora soffocati dal corpo di questa morte 12, tuttavia, avendo già ricevuto il rinnovamento nel nostro intimo, torniamo a respirare nella speranza della giustizia della fede. Nondimeno, perché l'umana ignoranza non disperasse della risurrezione del corpo, dice che anche lo stesso corpo che per il merito del peccato aveva chiamato morto nel secolo presente dovrà essere rimesso in vita nel secolo futuro per il merito della giustizia e non solamente in modo che da morto diventi vivo, ma anche che da mortale diventi immortale.

La vita dello spirito prepara la vita del corpo.

7. 7. Benché io tema a forza di spiegare una verità evidente di renderla oscura, avverti nondimeno la luce della sentenza dell'Apostolo. Dice: Se il Cristo è in voi, il corpo è morto per il peccato, ma lo spirito è vita per la giustizia 13. L'ha detto, perché gli uomini non reputassero di non aver ricevuto dalla grazia del Cristo beneficio alcuno o minimo per il fatto che subiranno necessariamente la morte del corpo. Devono considerare che il corpo porta, si, ancora il merito del peccato soggiacendo alla condizione della morte, ma ha già cominciato a vivere per la giustizia della fede lo spirito che, pur esso, era stato estinto nell'uomo da una specie di morte d'infedeltà. Dice: "Non vi dovete dunque credere poco beneficati, se per la presenza del Cristo in voi il vostro spirito vive già per la giustizia in un corpo morto per il peccato, né dovete disperare per questo della vita del corpo stesso.Se infatti lo Spirito di colui che risuscitò il Cristo dai morti abita in voi, colui che risuscitò il Cristo dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi 14". Perché su tanta luce si sparge ancora il fumo della discordia? L'Apostolo grida: "Il corpo è morto in voi per il peccato, ma anche i vostri corpi mortali verranno risuscitati per la giustizia, per la quale già fin da ora lo spirito è vita. E tutto si compirà per mezzo della grazia del Cristo, ossia per mezzo del suo Spirito che abita in voi". E si borbotta ancora! Dice pure in quale modo avverrà che la vita uccidendo la morte la converta in vita. Scrive: Cosi dunque, fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete 15. Che significa se non questo: "Se vivrete secondo la morte, tutto morirà; se invece vivendo secondo la vita ucciderete la morte, tutto vivrà"?

S. Paolo parla della morte del corpo.

8. 8. Cosi pure le parole: A causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti 16, come si possono intendere se non della morte del corpo, atteso che nel dire questo parlava della risurrezione del corpo e intendeva provarla con la volontà più viva e tenace? Ciò che dice ai Corinzi: A causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti, e come tutti muoiono in Adamo, cosi tutti riceveranno la vita nel Cristo 17, cos'è se non ciò che dice pure ai Romani: A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte 18? Costoro vogliono che s'intenda in questa morte non quella del corpo, ma quella dell'anima; come se altro significassero le parole scritte ai Corinzi: A causa di un uomo venne la morte, dove non è consentito ad essi intendere la morte dell'anima, perché si trattava della risurrezione del corpo, che è contraria alla morte del corpo. Ivi perciò ha ricordato solo la morte causata dall'uomo e non anche il peccato, perché non si trattava della giustizia che è contraria al peccato, ma della risurrezione del corpo che è contraria alla morte del corpo.

Il peccato si è diffuso anche con la procreazione, oltre che con l'imitazione di Adamo.

9. 9. Quanto al testo dove l'Apostolo dice: A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte 19, mi hai informato nella tua lettera che costoro tentano di storcerlo ad una nuova interpretazione, ma non mi hai detto quale sia. Per quanto ho appreso da altre fonti, questa è la loro sentenza: "primo, che la morte ivi ricordata non è quella del corpo, perché negano che Adamo l'abbia meritata peccando, bensi quella dell'anima che muore nello stesso atto di peccare; secondo, che lo stesso peccato non è passato dal primo uomo negli altri uomini per propagazione, ma per imitazione". La ragione infatti per la quale non vogliono credere che anche nei bambini si scioglie con il battesimo il peccato originale è che sostengono che nei nascenti non esiste assolutamente nessun peccato. Però, se l'Apostolo non avesse voluto alludere al peccato che è entrato in questo mondo con la propagazione, ma con l'imitazione, non ne avrebbe fatto principe Adamo, bensi il diavolo, di cui sta scritto: Il diavolo è peccatore fin dal principio 20. Di lui si legge pure nel libro della Sapienza: Per invidia del diavolo entrò la morte nel mondo 21. Poiché infatti questa morte venne dal diavolo negli uomini, non in quanto siano stati generati da lui, ma in quanto hanno imitato lui, aggiunge subito: Lo imitano coloro che sono dalla sua parte 22. L'Apostolo perciò, volendo riferirsi a quel peccato e a quella morte che da uno passarono in tutti mediante la propagazione, ne ha posto qual principe quegli da cui ha preso l'avvio la propagazione del genere umano.

Peccato attuale e peccato originale.

9. 10. Certamente imitano Adamo quanti trasgrediscono per disobbedienza un comandamento di Dio. Ma altro è il rapporto dell'esempio per quelli che peccano volontariamente, altro è il rapporto dell'origine per quelli che nascono con il peccato. Anche i santi del Cristo imitano il Cristo nel seguire la giustizia. Tanto che il medesimo Apostolo dice: Fatevi miei imitatori come io lo sono del Cristo 23. Ma oltre a questa imitazione c'è la sua grazia che opera anche intrinsecamente la nostra illuminazione e giustificazione con quell'opera di cui il medesimo predicatore della grazia dice: Né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere 24. Infatti con questa grazia inserisce nel proprio corpo all'atto del battesimo anche i bambini che certamente non sono capaci d'imitare alcuno. Come dunque colui nel quale tutti vengono vivificati, oltre ad offrirsi modello di giustizia per coloro che lo vogliono imitare, dona pure ai fedeli l'occultissima grazia del suo Spirito e la infonde invisibilmente anche nei bambini, cosi colui nel quale tutti muoiono, oltre ad essere esempio d'imitazione per coloro che trasgrediscono volontariamente un precetto del Signore, ha pure corrotto in sé per la marcia segreta della sua concupiscenza carnale tutti coloro che verranno dalla sua stirpe. Proprio per questo e non per altro l'Apostolo dice: A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, e cosi ha raggiunto tutti gli uomini, che tutti hanno peccato in lui 25. Se fossi io a dirlo, costoro si opporrebbero e strillerebbero che non è retto il mio dire, che non è retto il mio sentire. Ma da chiunque altro fosse detto ciò che dice l'Apostolo, non potrebbe avere per loro un significato diverso da quello che non vogliono intendere nell'Apostolo. Però poiché sono parole dell'Apostolo, alla cui autorità e dottrina essi soccombono, rinfacciano a noi ottusità di mente e tentano di storcere a non so qual altro senso quelle parole che sono state dette con tanta nitidità. L'Apostolo dice: A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte. Questo è proprio della propagazione e non dell'imitazione; perché, se dell'imitazione, direbbe: "A causa del diavolo". Ora, nessuno mette in dubbio che parli del primo uomo chiamato Adamo. E cosi, dice, ha raggiunto tutti gli uomini.

Tutti peccarono in Adamo.


10. 11. Le parole che seguono: Tutti hanno peccato in lui con quanta circospezione, proprietà, univocità sono state dette! Se infatti intendi che tutti hanno peccato nel peccato che a causa di uno solo è entrato nel mondo, è certamente chiaro che altra cosa sono i peccati propri di ciascuno nei quali peccano soltanto coloro che li commettono, altra cosa è questo peccato unico in cui hanno peccato tutti quando tutti erano quell'unico uomo. Se poi nel complemento in lui non s'intende il peccato, ma quell'unico uomo nel quale hanno peccato tutti, che cosa c'è di più evidente anche di questa evidenza? Proprio cosi. Leggiamo che quanti credono nel Cristo, vengono giustificati in lui mediante una segreta comunicazione e infusione di grazia spirituale, per cui chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito 26, a parte l'imitazione del Signore che i suoi santi praticano ugualmente. Mi si legga qualcosa di simile sul conto di quelli che si sono fatti imitatori dei suoi santi: se di qualcuno di essi si dica che è stato giustificato in Paolo o in Pietro o in chiunque di quanti eccellono nel popolo di Dio per grandezza d'autorità. Solo in Abramo si dice che siamo benedetti, come gli fu promesso: Saranno benedette in te tutte le genti 27, in ragione del Cristo che è suo seme secondo la carne. E lo si dice più chiaramente con quest'altre parole: Saranno benedette nel tuo seme tutte le genti 28. Non so invece se possa trovarsi detto da parole divine che qualcuno ha peccato o pecca nel diavolo, sebbene lo imitino tutti i malvagi e gli empi. Nondimeno, pur avendo l'Apostolo detto del primo uomo: Tutti hanno peccato in lui, si continua a discutere della propaggine del peccato e si oppone non so qual nebbiosa imitazione.

Un peccato più antico della legge.


10. 12. Nota bene anche le parole che seguono. Dopo aver detto: Tutti hanno peccato in lui, aggiunge: Fino alla legge infatti c'era peccato nel mondo 29. Cioè, nemmeno la legge poté togliere il peccato, essendo sopraggiunta essa a far sovrabbondare il peccato 30, sia la legge naturale nella quale chi ha già l'uso di ragione comincia ad aggiungere al peccato originale anche i peccati propri, sia la stessa legge scritta data al popolo per mezzo di Mosè. Se infatti fosse stata data una legge capace di conferire la vita, la giustizia scaturirebbe davvero dalla legge; la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché ai credenti la promessa venisse data in virtù della fede in Gesù Cristo 31. Ma il peccato non poteva essere imputato quando mancava la legge 32. Che significa non poteva essere imputato se non: "Si ignorava, non si reputava peccato dagli uomini"? Non era infatti lo stesso Signore Dio a considerarlo come inesistente, essendo scritto: Tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno anche senza la legge 33.

Uno stesso peccato comune a tutti.

11. 13. Dice: Ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè 34, cioè dal primo uomo fino anche alla stessa legge promulgata divinamente, perché nemmeno essa poté sopprimere il regno della morte. Per regno della morte intende tale dominio tra gli uomini del reato del peccato da impedire a loro di giungere alla vita eterna che è la vera vita e trarli viceversa anche alla morte seconda che è la pena eterna. Questo regno della morte lo distrugge in ciascun uomo soltanto la grazia del Salvatore. Essa operò anche in tutti gli antichi santi, che, sebbene non fosse venuto ancora il Cristo nella carne, appartenevano tuttavia alla sua grazia adiuvante, non alla lettera della legge, che poteva solo comandare e non aiutare. Nel Vecchio Testamento infatti, secondo una giustissima amministrazione dei tempi, si celava quello che ora si rivela nel Nuovo. Dunque regnò la morte da Adamo fino a Mosè su tutti coloro che dalla grazia del Cristo non furono aiutati cosi che in loro fosse distrutto il regno della morte. Dunque su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, su coloro cioè che non peccarono di propria volontà come Adamo, ma contrassero da lui il peccato originale. Egli è la forma del futuro 35: perché in Adamo fu stabilito il tipo di condanna per i suoi posteri che si propagassero da lui, di modo che da uno nascessero tutti per la condanna, dalla quale non libera se non la grazia del Salvatore. So bene che molti codici latini hanno quest'altra lezione: Regnò la morte da Adamo fino a Mosè su coloro che peccarono a somiglianza della prevaricazione di Adamo. Anche questa lezione da coloro che leggono in tal modo viene riferita al medesimo senso: intendono che quanti peccarono in Adamo peccarono a somiglianza della sua prevaricazione in quanto meritarono d'esser creati simili a lui, come uomini da uomo, cosi peccatori da peccatore, morituri da morituro, condannati da condannato. Invece i codici greci, dai quali deriva la versione latina, hanno tutti o quasi il primo testo da me riferito.

La redenzione sorpassa il peccato originale.

11. 14. Scrive: Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono in tanti, sui tanti si sono riversati molto più abbondantemente la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo 36. Non dice: "Su tanti di più", cioè su molti più uomini, perché quelli che vengono giustificati non sono più numerosi di quelli che vengono condannati; ma dice: Si sono riversati molto più abbondantemente. Adamo cioè ci ha generati rei per un solo suo peccato, il Cristo viceversa con la sua grazia ha sciolto e condonato anche i peccati che gli uomini hanno aggiunto di propria volontà al peccato originale in cui sono nati. Lo dice più esplicitamente nel seguito.

La condanna di tutti per un solo peccato.

12. 15. Ma osserva più attentamente che tanti, dice, sono morti per il peccato di un solo. Perché mai per il peccato di quel solo uomo e non al contrario per i loro peccati propri, se in questo passo dobbiamo intendere l'imitazione e non la propagazione? Nota poi quello che segue: E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio parti da uno solo per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione 37. Ora, dicano dove in queste parole abbia luogo quell'imitazione. Scrive: Da uno solo per la condanna. Da che uno solo se non da un solo peccato? E infatti lo spiega soggiungendo: Il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione. Perché dunque il giudizio di condanna per un solo peccato e la grazia invece della giustificazione da molti peccati? Posto che non esista il peccato originale, perché non è detto che non solo la grazia conduce gli uomini alla giustificazione da molti peccati, ma che anche il giudizio li conduce alla condanna per molti peccati? Invece si dice che la grazia condona molti peccati, ma non che anche il giudizio condanna molti peccati. Nell'interpretazione infine che vengono condotti alla condanna per un solo peccato in quanto tutti i peccati che si condannano sono stati commessi per imitazione di quell'unico, la stessa ragione vale perché anche la loro giustificazione s'intenda connessa con un solo peccato in quanto tutti i peccati che vengono rimessi ai giustificati sono stati commessi per imitazione di quell'unico. Ma si può dire che l'Apostolo non arrivava a capire tutto questo, quando diceva: Il giudizio parti da uno solo per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione? Siamo viceversa noi che dobbiamo capire l'Apostolo e vedere che in tanto il giudizio di condanna è stato messo in dipendenza da un solo peccato in quanto alla condanna basterebbe il solo peccato originale, anche se negli uomini non ce ne fossero altri. Sebbene infatti sia più grave la condanna di coloro che alla colpa originale aggiungono anche le proprie e sia tanto più grave per ciascuno quanto più gravemente ha peccato, tuttavia anche quel solo peccato che si è contratto originalmente non esclude soltanto dal regno di Dio, dove anche costoro confessano che non possono entrare i bambini morti senza aver ricevuto la grazia del Cristo, ma priva pure della salvezza e della vita eterna, che non può essere al di fuori del regno di Dio, dove introduce solamente la comunione con il Cristo.

Non tutti i peccati da Adamo, la remissione di tutti i peccati da Gesù Cristo.


13. 16. Pertanto da Adamo nel quale tutti peccammo non abbiamo tratto tutti i nostri peccati, ma solo quello originale; viceversa dal Cristo nel quale veniamo tutti giustificati non riceviamo solo la remissione del peccato originale, bensi anche di tutti gli altri che abbiamo aggiunti a quello. Perciò non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo. Il giudizio infatti può condurre alla condanna anche per un solo peccato se non viene rimesso, cioè per il peccato originale; la grazia al contrario conduce alla giustificazione rimettendo molti peccati, cioè non solo quello originale, ma anche tutti gli altri.

Il regno della morte e il regno della vita.

13. 17. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo 38. Perché mai per la caduta di uno solo ha regnato la morte a causa di quel solo uomo se non perché gli uomini erano detenuti dal vincolo della morte in quell'unico uomo nel quale peccarono tutti, anche senza aggiungere peccati propri? Altrimenti la morte non avrebbe regnato a causa di uno solo per la sola sua colpa, ma per molte colpe di molti a causa di ciascun peccatore. Se infatti la ragione per cui tutti gli altri uomini sono morti per il peccato di un altro uomo fosse che l'hanno imitato seguendo nel peccare il suo esempio di battistrada, tanto più allora mori Adamo per il peccato d'un altro, cioè del diavolo, che l'ha preceduto cosi nel peccare da persuaderlo anche direttamente a peccare. Mentre viceversa Adamo non suggeri nulla ai suoi imitatori, e molti che vengono detti suoi imitatori o non hanno sentito dire o non credono affatto che egli sia esistito e abbia commesso tale peccato. Quanto più giustamente dunque, come ho già detto, l'Apostolo avrebbe posto il diavolo qual principe da cui solo far discendere in tutti il peccato e la morte, se in questo passo non avesse voluto riferirsi alla propagazione, ma all'imitazione! Sarebbe infatti molto più ragionevole chiamare Adamo imitatore del diavolo, da cui è stato persuaso al peccato, se fosse vero che uno può imitare anche chi non l'ha istigato a nulla o addirittura chi non è affatto conosciuto da lui. Che significano le parole: Quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia? Significano che la grazia della remissione non viene data solo al peccato nel quale hanno peccato tutti, ma anche ai peccati che si sono aggiunti e significano che a questi peccatori viene data una giustizia cosi grande che, mentre Adamo consenti al diavolo che lo persuase a peccare, questi non cedono nemmeno a chi li costringe. E che senso hanno le parole: Molto di più regneranno nella vita, dal momento che il regno della morte trae alle pene eterne molte più persone? C'è solo da intendere le stesse persone nell'uno e nell'altro regno: quelle che da Adamo passano al Cristo, cioè dalla morte alla vita, regneranno senza fine nella vita eterna, più di quanto su di esse la morte abbia regnato temporaneamente e a termine.

La giustificazione operata da Gesù non è imitabile.


13. 18. Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, cosi anche per la giustificazione di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita 39. Questa colpa di uno solo, se si intende l'imitazione, non sarà se non quella del diavolo. Ma poiché è evidente che si parla di Adamo e non del diavolo, resta da intendere non l'imitazione, bensi la propagazione del peccato.

14. 18.Lo esplicita di più infatti anche la parola che adopera nei riguardi del Cristo dicendo: Per la giustificazione di uno solo, meglio che se dicesse: "Per la giustizia di uno solo". Parla appunto di quell'opera di giustificazione con la quale il Cristo giustifica il peccatore e che non propone alla nostra imitazione, essendo l'opera di giustificazione possibile al Cristo soltanto. L'Apostolo infatti ha potuto dire: Fatevi miei imitatori come io lo sono del Cristo 40, ma non direbbe mai: "Siate giustificati da me come io sono stato giustificato dal Cristo". Ci possono essere, ci sono e ci furono molti uomini giusti degni d'essere imitati, ma nessuno all'infuori del Cristo è giusto e giustificante. Perciò è scritto: A chi crede in colui che giustifica l'empio la sua fede gli viene accreditata come giustizia 41. Chiunque pertanto oserà dire: Io ti giustifico, bisognerà che dica altresì: Credi in me. E nessuno dei santi è stato mai in diritto di dirlo, meno che il Santo dei santi il quale ha detto: Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me 42, perché, essendo lui stesso che giustifica l'empio, a chi crede in lui che giustifica l'empio la fede sia accreditata come giustizia.

Nessuno è generato senza Adamo, nessuno è rigenerato senza Gesù.

15. 19. Se infatti l'imitazione da sola fa peccatori per Adamo, perché anche l'imitazione da sola non fa giusti per il Cristo? L'Apostolo scrive: Come per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, cosi anche per la giustificazione di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita 43. Conseguentemente per quei due, "uno" ed "uno", non avrebbero dovuto essere scelti Adamo e il Cristo, ma Adamo e Abele. Poiché, sebbene molti peccatori abbiano preceduto noi nel tempo di questa vita e li abbiano imitati quelli che peccarono posteriormente, tuttavia costoro vogliono che si consideri soltanto Adamo come l'uomo in cui tutti hanno peccato per imitazione, proprio perché fu il primo degli uomini a peccare. E per questo avrebbe dovuto essere considerato Abele come l'uomo in cui tutti gli uomini vengono giustificati per imitazione, perché fu il primo degli uomini a vivere giusto. Oppure, se il Cristo è stato proposto all'imitazione come capo dei giusti per una qualche svolta di tempo che concerne l'inizio del Nuovo Testamento, allora il suo traditore Giuda avrebbe dovuto essere proposto come capo dei peccatori. Al contrario, se in tanto il Cristo è quell'Uno in cui tutti vengono giustificati in quanto a fare giusti non è solo la sua imitazione, ma la grazia che rigenera per mezzo dello Spirito, anche Adamo in tanto è quell'unico in cui tutti peccarono in quanto a fare peccatori non è solo la sua imitazione, ma anche una pena insita nella generazione carnale. Per questo è stato scritto pure: Tutti e tutti. Non che tutti quelli che vengono generati per mezzo di Adamo, proprio tutti siano rigenerati per mezzo del Cristo. Ma l'affermazione è esatta nel senso che come non c'è per nessuno la generazione carnale se non per mezzo di Adamo, cosi non c'è per nessuno la generazione spirituale se non per mezzo del Cristo. Se infatti alcuni potessero essere generati nella carne senza Adamo e alcuni essere rigenerati nello spirito senza il Cristo, non sarebbe esatto parlare di tutti né in un caso, né nell'altro. Gli stessi tutti poi li dice molti, perché in certi casi i tutti possono essere pochi. Molti invece conta la generazione carnale, molti anche quella spirituale, benché non tanti quanti la prima. Si corrispondono tra loro nel senso che come la generazione carnale comprende tutti gli uomini, cosi la generazione spirituale comprende tutti gli uomini giusti: nessuno infatti è uomo senza la prima, nessuno è uomo giusto senza la seconda, e in ambedue le generazioni sono molti. Come infatti per la disobbedienza di uno solo molti sono stati costituiti peccatori, cosi anche per l'obbedienza di uno solo molti saranno costituiti giusti 44.

Generazione carnale e generazione spirituale a confronto tra loro.

15. 20. La legge poi sopraggiunse, perché abbondasse il peccato 45. Questo peccato gli uomini hanno aggiunto di propria volontà al peccato originale senza trarlo da Adamo. Anch'esso però si scioglie e si sana per mezzo del Cristo: infatti laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia, perché, come il peccato aveva regnato con la morte, compreso il peccato che gli uomini non contrassero da Adamo, ma aggiunsero per loro volontà, cosi regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna 46. Non tuttavia che esista giustizia al di fuori del Cristo, come esistono peccati al di fuori di Adamo. Perciò, dopo aver detto: Come il peccato aveva regnato con la morte, non aggiunse: "A causa di uno solo", o "a causa di Adamo", perché sopra aveva parlato anche del peccato che abbondò al sopraggiungere della legge, e che non è di origine, ma piuttosto di propria volontà. Invece dopo aver detto: Cosi regni anche la grazia con la giustizia per la vita eterna, aggiunge: Per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, perché con la generazione da parte della carne si contrae solamente il peccato originale, con la rigenerazione da parte dello Spirito si ha invece la remissione non solo del peccato originale, ma anche dei peccati volontari.

La condanna dei bambini morti senza il battesimo.


16. 21. È dunque giusto dire che i bambini che muoiono senza il battesimo si troveranno nella condanna, benché mitissima a confronto di tutti gli altri. Molto inganna e s'inganna chi insegna che non saranno nella condanna, mentre l'Apostolo dice: Il giudizio parti da un solo peccato per la condanna, e poco dopo: Per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna 47. Quando dunque Adamo peccò disobbedendo a Dio, allora il suo corpo perse la grazia dalla quale, pur rimanendo animale e mortale, era reso obbediente in tutto e per tutto alla propria anima. Allora sorti fuori quel movimento bestiale e vergognoso per gli uomini che fece arrossire Adamo per la propria nudità. E avvenne cosi che essi, per una specie di malattia scoppiata da una repentina e pestifera infezione, perduto il privilegio di rimanere stabili nell'età in cui furono creati, attraverso le mutazioni delle età s'incamminarono alla morte. Quantunque in seguito siano vissuti per molti anni, tuttavia cominciarono a morire quel giorno stesso in cui ricevettero la legge di morte che li avrebbe fatti invecchiare e decadere. Infatti non sta fermo nemmeno un istante, ma ininterrottamente passa tutto ciò che da una mutazione all'altra corre di giorno in giorno verso la fine non del suo compimento, bensi del suo annientamento. Cosi pertanto si adempi quello che aveva detto Dio: Quando ne mangerete, certamente morirete 48. Ogni bambino dunque che viene generato carnalmente da questa disobbedienza della carne, da questa legge di peccato e di morte, ha bisogno d'essere rigenerato spiritualmente non solo per essere portato al regno di Dio, ma anche per essere liberato dalla condanna del peccato. I bambini quindi nascono nella carne soggetti inseparabilmente al peccato e alla morte del primo uomo e rinascono nel battesimo associati inseparabilmente alla giustizia e alla vita eterna del secondo uomo. Anche nell'Ecclesiastico è scritto a questo proposito: Dalla donna ha avuto inizio il peccato, per causa sua tutti moriamo 49. Che si dica dalla donna o da Adamo, ci si riferisce sempre al primo uomo, perché la donna, sappiamo, viene dall'uomo e ambedue sono una sola carne. Per questo è scritto: I due saranno una sola carne 50. E il Signore dice: Non sono più due, ma una carne sola 51.

I bambini non hanno peccati attuali.

17. 22. Perciò coloro che dicono che i bambini si battezzano per rimettere a loro un peccato proprio che hanno contratto in questa vita e non il peccato che hanno tratto da Adamo, non sono da confutarsi con grande affanno. Se infatti riflettono per poco con se stessi senza settarismo quanto ciò che dicono sia assurdo e indegno d'esser discusso, cambieranno subito sentenza. Nel caso che si rifiutino, non dobbiamo disperare cosi tanto del buon senso degli uomini da temere che riescano a convincere qualcuno della loro dottrina. Essi, se non sbaglio, sono stati spinti a sostenere quanto dicono per non contraddire qualche altra loro sentenza. Ecco: poiché riconoscevano che al battezzato si rimettono i peccati e poiché non volevano riconoscere venuto da Adamo il peccato che riconoscevano rimesso ai bambini, sono stati costretti ad accusare la stessa infanzia, quasi che l'accusatore dell'infanzia diventasse più sicuro perché l'accusata non poteva rispondergli. Ma, come ho detto, non occupiamoci di costoro. Non valgono infatti né parole né prove per dimostrare l'innocenza dei bambini per quanto riguarda la loro vita personale appena iniziata, se non la riconosce il buon senso umano senza bisogno d'essere aiutato dagli espedienti di qualsiasi dotta discussione.

La salvezza viene dal battesimo ricevuto in remissione dei peccati, almeno del peccato originale.

18. 23. Invece fanno colpo e sembra che propongano qualcosa che sia degno di considerazione e d'esame quanti dicono che i neonati ricevono il battesimo non per la remissione di un peccato, ma perché, non avendo ancora la procreazione spirituale, siano procreati nel Cristo e diventino partecipi del regno dei cieli e nello stesso modo figli ed eredi di Dio e coeredi del Cristo 52. Quando però domandiamo a costoro se quelli che non sono stati battezzati e non sono diventati coeredi del Cristo e partecipi del regno dei cieli abbiano almeno il beneficio della salvezza eterna nella risurrezione dei morti, si trovano in grande difficoltà e non trovano una risposta. Chi infatti tra i cristiani può sopportare che si conceda a qualcuno la possibilità di giungere alla salvezza eterna senza rinascere nel Cristo 53? E ciò Cristo l'ha legato al battesimo, già fin da allora in cui si è dovuto istituire un tale sacramento per rigenerare gli uomini alla speranza della salvezza eterna 54. In merito a ciò l'Apostolo dice: Egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione 55. Dice tuttavia che la salvezza è solo nella speranza, finché viviamo in questa vita: Nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti ciò che uno già vede come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza 56. Che dunque i bambini possano essere salvi in eterno senza questa rigenerazione, come se per essi non fosse morto il Cristo, chi oserebbe affermarlo? Dichiaratamente il Cristo mori per gli empi 57. Ma se i bambini, che manifestamente non hanno commesso nella loro propria vita nessun peccato, non sono nemmeno originalmente coinvolti in nessun vincolo di peccato, com'è morto per loro colui che è morto per gli empi? Se non sono stati colpiti in nessun modo dalla malattia del peccato originale, perché il pio timore dei loro parenti li porta di corsa al Medico che è il Cristo, ossia a ricevere il sacramento della salute eterna, e non si dice nella Chiesa ai loro cari: "Togliete di qui questi innocenti; del medico non hanno bisogno i sani, ma i malati; il Cristo non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori 58"? Mai è stata detta, mai si dice, mai certamente si dirà una tale sciocchezza nella Chiesa del Cristo.

I bambini non battezzati sono peccatori.

19. 24. E nessuno pensi che la ragione di dover portare al battesimo i bambini sia il fatto che essi, com'è vero che non sono peccatori, cosi è vero pure che non sono nemmeno giusti. Con tale opinione in qual modo allora si accorderebbero coloro che trovano lodato dal Signore il merito dell'infanzia quando disse: Lasciate che i bambini vengano a me, perché di tali è il regno dei cieli 59? Se ciò infatti non fu detto per la somiglianza con l'umiltà che ci fa piccoli, ma per la vita innocente dei bambini, essi sono certamente anche giusti. Altrimenti non sarebbe stato conveniente che si dicesse: Di tali è il regno dei cieli, perché non può essere se non dei giusti. Ma forse non è proprio esatto dire che il Signore abbia lodato la vita dei bambini con le parole: Di tali è il regno dei cieli, perché è vera invece l'interpretazione che ha visto nell'età piccola la somiglianza con l'umiltà. A parte però tutto questo, probabilmente è da ritenersi buona l'opinione che ho detto: i bambini si devono battezzare, proprio perché essi, com'è vero che non sono peccatori, cosi è vero pure che non sono nemmeno giusti. Ma c'è da notare che dopo aver detto: Non sono venuto a chiamare i giusti, quasi gli si replicasse: "Chi dunque sei venuto a chiamare?", soggiunse subito: Ma i peccatori a penitenza. Atteso questo, Gesù non è venuto a chiamare i bambini né se sono giusti, né ugualmente se non sono peccatori, avendo egli detto: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. E quindi sembrerebbe non solo cosa vana, ma anche cattiva che si precipitino al battesimo di colui che non li chiama. Stia lontano da noi condividere una tale opinione. Secondo noi, li chiama dunque il Medico che non è necessario ai sani, ma ai malati e che non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a penitenza. E perciò, poiché non sono ancora responsabili di nessun peccato della loro propria vita, viene sanata in essi la malattia originale nella grazia di colui che salva gli uomini mediante il lavacro della rigenerazione 60.

I bambini nel sacramento del battesimo diventano penitenti e credenti.

19. 25. Dirà qualcuno: "Ma in che modo dunque sono chiamati a penitenza anche i bambini? Piccolini cosi tanto possono forse pentirsi di qualcosa?". Gli si risponde: "Se non possono essere chiamati penitenti perché ancora non hanno il senso intimo del pentimento, non possono neppure esser chiamati fedeli perché ugualmente non hanno ancora il senso intimo della fede. Se viceversa giustamente si chiamano fedeli perché in qualche modo professano la fede per bocca di coloro che li portano al battesimo, come non saranno ritenuti già prima anche penitenti, se per bocca degli stessi che li portano mostrano di rinunziare al diavolo e a questo secolo? Tutto ciò avviene solo nella speranza per la forza del sacramento e della grazia divina che il Signore ha donato alla Chiesa". Che se poi uno, battezzato da bambino, arrivato agli anni della ragione, non crederà e non si asterrà dalle passioni illecite, chi ignora che non avrà nessun giovamento da ciò che ha ricevuto nell'infanzia? Se invece emigrerà da questa vita dopo aver ricevuto il battesimo ed essere stato sciolto dal reato a cui sottostava originalmente, raggiungerà la sua perfezione nella luce della verità, che durando immutabilmente in eterno illumina i giustificati con la presenza del Creatore. Soltanto i peccati separano infatti gli uomini da Dio ed essi vengono sciolti dalla grazia del Cristo, il Mediatore dal quale siamo riconciliati, quando giustifica il peccatore.

Non c'è salvezza e vita eterna fuori dal regno dei cieli.

20. 26. Costoro sono terrorizzati dalla sentenza del Signore che dice: Se uno non sarà nato di nuovo, non vedrà il regno di Dio, spiegata poi da lui cosi: Se uno non sarà rinato dall'acqua e dallo Spirito, non entrerà nel regno dei cieli 61. Per questo cercano d'attribuire ai bambini non battezzati la salvezza e la vita eterna per merito d'innocenza, ma di escluderli dal regno dei cieli per mancanza di battesimo. È una nuova e strana pretesa, quasi che ci possa essere l'eterna salvezza della vita eterna al di fuori dell'eredità del Cristo, al di fuori del regno dei cieli. Hanno evidentemente dove rifugiarsi e nascondersi, perché il Signore non ha detto: Se uno non sarà rinato dall'acqua e dallo Spirito "non avrà la vita", ma ha detto: Non entrerà nel regno di Dio. Se avesse detto la vita, non sarebbe potuto nascere nessun dubbio. Togliamo allora l'incertezza. Ascoltiamo subito il Signore, non più i sospetti e le congetture dei mortali. Ascoltiamo, dico, il Signore che non parlando proprio del sacramento del santo lavacro, ma del sacramento della sua santa mensa, alla quale nessuno accede ritualmente senza essere stato battezzato, dichiara: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete in voi la vita 62. Che altro cerchiamo? Che si può rispondere a questo, a meno che la cocciutaggine non voglia rivoltarsi rabbiosa contro la saldezza d'una verità evidente?

Il precetto eucaristico obbliga anche i bambini.

20. 27. Ma qualcuno forse oserà dire anche questo: tale sentenza non riguarda i bambini ed essi possono avere in sé la vita anche senza la partecipazione di questo corpo e sangue, perché il Signore non ha detto: "Chi non mangerà", come ha detto del battesimo: Chi non sarà rinato, ma ha detto: Se non mangerete, quasi per rivolgersi a coloro che potevano udire e capire, come certamente non possono i bambini. Ma chi dice questo non si accorge che, se tale sentenza non obbliga tutti, cosicché non possano avere la vita senza il corpo e il sangue del Figlio dell'uomo, inutilmente si preoccupa di cibarsi anche l'età adulta. Se non guardi infatti alla volontà di colui che parlava, ma solo alle sue parole, può sembrar detto esclusivamente per quelli a cui il Signore parlava allora, perché non dice: Chi non mangerà, ma dice: Se non mangerete. E come va che nel medesimo luogo dice di questo medesimo sacramento: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del secolo 63? Da queste parole capiamo che quel sacramento appartiene anche a noi che non esistevamo ancora quando le pronunziava, perché non possiamo dire di non appartenere al secolo per la cui vita il Cristo diede la sua carne. Ora, chi può dubitare che con il nome di secolo siano stati indicati gli uomini che nascendo vengono in questo secolo? Infatti, dice altrove: I figli di questo secolo generano e sono generati 64. E quindi anche per la vita dei bambini è stata data la carne che è stata data per la vita del secolo e, se non mangeranno la carne del Figlio dell'uomo, nemmeno essi avranno la vita.

I bambini non battezzati si computano tra i non credenti agli effetti della dannazione.

20. 28. C'è a proposito anche quest'altro testo: Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio, ha la vita eterna; chi non crede al Figlio, non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui 65. In quale dunque di queste categorie metteremo i bambini? In quella di coloro che credono nel Figlio o in quella di coloro che sono increduli al Figlio? "In nessuna delle due, dirà qualcuno, perché, non potendo credere ancora, non sono da computarsi nemmeno come increduli". Non dà questa indicazione la regola ecclesiastica che conta i bambini battezzati nel numero dei fedeli. I bambini che si battezzano, per la virtù e la celebrazione di un cosi grande sacramento, pur non facendo essi con il loro cuore e con la loro bocca ciò che concerne la fede da possedere interiormente e da professare esteriormente 66, sono tuttavia computati nel numero dei credenti. Certamente quei bambini ai quali è mancato il sacramento devono considerarsi tra coloro che non credono al Figlio e quindi, se usciranno dal corpo privi della grazia di questo sacramento, subiranno la conseguenza già detta: Non avranno la vita, ma l'ira di Dio incombe su di loro. Da che viene questo, se, essendo chiaro che non hanno peccati propri, essi non sono nemmeno implicati nella colpa del peccato originale?

L'arcana giustificazione di Dio nella distribuzione della grazia.

21. 29. Fa bene a non dire: L'ira di Dio "verrà sopra di lui", ma a dire: Incombe su di lui. Da questa ira, per la quale tutti sono sotto il dominio del peccato 67 e della quale l'Apostolo scrive: Anche noi un tempo eravamo per natura figli d'ira, come gli altri 68, non libera nessun mezzo all'infuori della grazia di Dio per Gesù Cristo nostro Signore 69. Perché mai tale grazia arrivi a questo e non arrivi a quello può essere occulta la causa, non può essere ingiusta. Infatti c'è forse ingiustizia da parte di Dio? No certamente 70. Ma prima si deve piegare il collo alle testimonianze delle sante Scritture perché si arrivi poi a capire per mezzo della fede. Né infatti è detto senza ragione: Il tuo giudizio come il grande abisso 71. Quasi fosse spaventato dalla profondità di tanto abisso, l'Apostolo esclama: O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio 72! Aveva fatto precedere una sentenza di meravigliosa altezza dicendo: Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per usare a tutti misericordia 73. E come preso dalla vertigine di quell'altezza, esclama: O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie. Chi mai infatti ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo sì che abbia a ricevere il contraccambio? Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen 74. Noi dunque abbiamo una capacità di pensiero molto piccola per discutere della giustizia dei giudizi di Dio, per discutere della gratuità della grazia, non ingiusta per mancanza di meriti precedenti e sorprendente non tanto perché data ad indegni, quanto perché negata ad altri ugualmente indegni.

È avvolto dal mistero della giustizia di Dio la diversa sorte dei bambini.

21. 30. Ad alcuni sembra ingiusto che i bambini che escono dal corpo senza la grazia del Cristo vengano privati non solo del regno di Dio, dove anche a loro parere possono entrare solo i rinati per mezzo del battesimo, ma altresì della vita eterna e della salvezza. E domandano come sia giusto che uno venga sciolto e un altro non venga sciolto dall'empietà originale, benché siano nella medesima condizione. Che rispondano essi stessi, nei confronti di ciò che affermano, come sia altrettanto giusto che a questo bambino venga dato il battesimo per entrare nel regno di Dio e a quello non venga dato, sebbene sia pari la causa dell'uno e dell'altro. Se li turba il fatto che di due originalmente e parimente peccatori sia sciolto da questo vincolo uno a cui si concede il battesimo e non sia sciolto un altro a cui non si concede la grazia del battesimo, perché non li turba alla pari il fatto che di due originalmente innocenti l'uno riceva il battesimo per poter entrare nel regno di Dio, l'altro non lo riceva e non possa cosi accedere al regno di Dio? Evidentemente nella causa dell'uno e dell'altro si ritorna alla famosa esclamazione: O profondità della ricchezza 75! Mi si dica inoltre: come mai tra gli stessi bambini battezzati l'uno viene rapito, perché la malizia non ne muti i sentimenti 76, e l'altro continua a vivere con l'esito d'essere in avvenire un peccatore? Non è forse vero che se fossero rapiti ambedue, entrerebbero ambedue nel regno dei cieli? E tuttavia non c'è ingiustizia da parte di Dio. Chi non sconcerta, chi non costringe a gridare quest'altro fatto: alcuni bambini sono vessati dallo spirito immondo 77, altri ne sono completamente liberi, altri sono consacrati come Geremia nel grembo matemo 78, mentre tutti, se esiste il peccato originale, sono ugualmente rei e, se non esiste, sono ugualmente innocenti? Come si spiega tanta diversità, se non perché sono imperscrutabili i giudizi di Dio e inaccessibili le sue vie 79?

Insostenibile e inutile è l'opinione che Dio regoli la sorte delle anime sui meriti di una loro precedente vita.

22. 31. Dobbiamo forse ritornare all'errore già vinto e ripudiato: le anime, dopo aver peccato nella loro dimora celeste, scendono gradatamente e lentamente nei corpi da esse meritati e sono afflitte più o meno da malanni corporali secondo la vita condotta anteriormente? La santa Scrittura si oppone apertissimamente a questa teoria là dove per esaltare la grazia ricorda: Quando essi ancora non erano venuti alla luce e nulla avevano fatto di bene o di male, perché rimanesse fermo il disegno divino fondato sull'elezione, non in base alle opere, ma alla volontà di colui che chiama, le fu dichiarato: - Il maggiore sarà sottomesso al minore 80 -. Tuttavia neppure i sostenitori di tale opinione evitano le angustie di questo problema, ma, ugualmente coartati e intricati in esse, sono costretti ad esclamare: O profondità! Come avviene infatti che un uomo, fin dalla prima puerizia al di sopra della media per modestia, ingegno, temperanza, vittorioso di gran parte delle passioni, nemico dell'avarizia, detestatore della lussuria, provetto e pronto più degli altri in tutte le altre virtù, si trova tuttavia a vivere là dove non gli può essere predicata la grazia cristiana? Infatti è scritto: Come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi 81? Perché invece avviene che un altro, tardo d'ingegno, dedito alle passioni, ricoperto di turpitudini e scelleratezze, sia provveduto cosi da sentir parlare della fede, da credere, da essere battezzato, da essere rapito o, se trattenuto sulla terra, da viverci lodevolmente? Dove mai questi due hanno guadagnato meriti tanto diversi, non dico da credere e non credere, perché dipende dalla propria volontà, ma da sentir parlare della fede e non sentirne parlare, perché questo non è in potere dell'uomo? Dove, ripeto, hanno guadagnato meriti tanto diversi? Se per la loro condotta nella vita vissuta in cielo hanno meritato di esserne cacciati e di cadere sulla terra e son diventati prigionieri di corpi corrispondenti alla vita da loro vissuta, è da credere che sia vissuto meglio prima di questo corpo mortale colui che meritò di non esserne gravato molto, cosi da avere una buona indole, da essere assalito da passioni più leggere e più facilmente superabili. Costui tuttavia non meritò che gli fosse predicata quella grazia che sola può liberare dalla rovina della morte seconda. Viceversa all'altro, imprigionato per i suoi maggiori demeriti, come pensano, in un corpo più pesante e quindi ottuso di cuore, e che per di più si lasci vincere dagli allettamenti della carne che l'assalgono con ardentissime brame, cosi che ai peccati precedenti di una vita viziosissima che gli hanno fatto meritare di trovarsi in tale condizione aggiunga colpe terrene ancora peggiori, tuttavia è toccata la fortuna o di udire sulla croce: Oggi sarai con me nel paradiso 82 o di aderire a qualche Apostolo, dalla cui predicazione è stato convertito, e mediante il lavacro della rigenerazione è stato salvato, perché dove abbondò il peccato sovrabbondasse la grazia 83. Non vedo proprio come possano rispondere a questa difficoltà coloro che, volendo difendere la giustizia di Dio con congetture umane e ignorando la profondità della grazia, vanno tessendo favole inaccettabili.

Un episodio contro la precedente opinione.

22. 32. Si potrebbe dire a lungo di meravigliose vocazioni umane di cui abbiamo letto o avuto esperienza, per sfatare l'opinione di coloro che attribuiscono alle anime degli uomini di aver vissuto, prima di prendere i loro corpi, certe loro vite, in dipendenza delle quali si sarebbero unite a corpi diversi, buoni o cattivi, secondo la diversità dei loro meriti. Ma la premura di terminare quest'opera non consente di fermarci oltre su questo punto. Non tacerò tuttavia una vocazione straordinaria che ho conosciuto tra tante. Tra quelli che stimano che le anime siano gravate più o meno dai corpi terreni secondo i meriti della loro vita vissuta anteriormente in cielo fuori da questi corpi, chi non affermerebbe che prima di questa vita abbiano peccato più scelleratamente e spaventosamente quanti hanno meritato di perdere talmente il lume dell'intelletto da nascere con senso vicino a quello degli animali? Non dico d'estrema tardità d'ingegno, perché essa suole attribuirsi ad altre persone, ma di tanta stupidità che costoro, coperti anche di parrucche ricciute, per provocare le risate delle persone assennate, esibiscono le delizie della comicità più frivola. Con un nome derivato dal greco il popolo li chiama morioni. Tuttavia uno di essi era cosi cristiano che, mentre con strana fatuità si mostrava pazientissimo nelle ingiurie rivolte alla sua persona, tanto poco poteva sopportare l'offesa del nome del Cristo o le ingiurie rivolte a lui stesso contro la religione di cui era tutto compreso, che contro coloro che bestemmiavano, cioè contro le persone assennate dalle quali udiva le bestemmie che lo provocavano, non finiva di lanciare pietre, e in questo non risparmiava nemmeno i suoi padroni. Penso che siffatte creature sono predestinate e create perché coloro che possono capiscano questa verità: la grazia di Dio e lo Spirito che soffia dove vuole 84 non trascura nel numero dei figli della misericordia nessuna categoria d'intelligenze e ugualmente trascura ogni categoria d'intelligenze nel numero dei figli della geenna, proprio perché chi si vanta, si vanti nel Signore 85. Quanti invece affermano che le singole anime ricevono corpi terreni diversi, più o meno pesanti, secondo i meriti della loro vita anteriore; quanti affermano che le intelligenze variano secondo gli stessi meriti, cosicché alcuni sono più acuti e altri più ottusi; quanti affermano che anche la grazia divina viene dispensata agli uomini da liberare in proporzione ai meriti della stessa vita anteriore, costoro che cosa potranno rispondere riguardo a costui? Su che base gli potranno attribuire per un verso una preesistenza tenebrosissima che l'abbia fatto degno di nascere fatuo e insieme per l'altro verso una preesistenza tanto meritevole per cui viene preferito nella grazia del Cristo a tante persone acutissime?

Senza il battesimo non c'è scampo per i bambini.

22. 33. Cediamo dunque e assentiamo all'autorità della santa Scrittura che non sa ingannarsi né ingannare. E come non crediamo che quanti non sono ancora nati abbiano già fatto del bene o del male per giudicare dei loro meriti, cosi cerchiamo di non dubitare minimamente che noi siamo tutti sotto il peccato che è entrato nel mondo a causa di un solo uomo ed ha raggiunto tutti gli uomini 86, e da esso non libera se non la grazia di Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo.

23. 33. Della venuta di questo Medico non hanno bisogno i sani, ma i malati, perché non è venuto a chiamare i giusti, bensi i peccatori 87. Nel suo regno non entrerà se non chi sarà rinato dall'acqua e dallo Spirito. E nessuno possiederà la salvezza e la vita eterna fuori del suo regno. Poiché chi non avrà mangiato la sua carne 88 e chi è incredulo al Figlio, non avrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui 89. Da questo peccato, da questo morbo, da quest'ira di Dio, della quale sono figli per natura anche quelli che, sebbene per la loro età non abbiano alcun peccato proprio, hanno però quello originale, libera solo l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo 90, solo il Medico che non è venuto per i sani, ma per i malati, solo il Salvatore di cui è stato detto al genere umano: Oggi vi è nato il Salvatore 91, solo il Redentore, il cui sangue cancella il nostro debito. Chi infatti oserebbe dire che il Cristo non è il Salvatore né il Redentore dei bambini? Ma da che cosa li salva, se non esiste in loro nessuna traccia della malattia del peccato originale? Da che cosa li redime, se non sono stati venduti come schiavi del peccato del primo uomo a causa dell'origine 92? Di nostro arbitrio dunque senza il battesimo del Cristo non si prometta ai bambini nessuna salvezza eterna che non promette la divina Scrittura, da preferirsi a tutti gli ingegni umani.

Il battesimo è la salvezza, l'eucarestia è la vita anche per i bambini.

24. 34. Fanno ottimamente i nostri cristiani punici a chiamare il battesimo salvezza, e il sacramento del corpo del Cristo vita. Da quale fonte se non dalla tradizione antica e apostolica, come io ritengo, dalla quale le Chiese del Cristo hanno l'intima coscienza che senza il battesimo e la partecipazione della mensa del Signore nessuno può giungere non solo al regno di Dio, ma nemmeno alla salvezza e alla vita eterna? L'attesta infatti anche la Scrittura, secondo quanto abbiamo detto più sopra. Chiamando il battesimo con il nome di salvezza che altro ritengono se non ciò che ha scritto Paolo: Ci ha salvati mediante un lavacro di rigenerazione 93, e ciò che dice Pietro: In maniera somigliante ora salva voi il battesimo 94? Chiamando vita il sacramento della mensa del Signore che altro dicono se non ciò che ha dichiarato il Signore stesso: Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, e poi: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del secolo, e ancora: Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita 95? Se dunque, come conclamano testimonianze divine tanto numerose e tanto grandi, né la salvezza né la vita eterna si possono sperare per nessuno senza il battesimo e senza il corpo e il sangue del Signore, vanamente senza di essi si promette ai bambini la salvezza e la vita eterna. Ora, se ad escludere gli uomini dalla salvezza e dalla vita eterna sono soltanto i peccati, per mezzo di questi sacramenti non si scioglie nei bambini se non il reato di un peccato. E di questo reato è scritto che nessuno è mondo, nemmeno se fosse di un sol giorno la sua vita 96. Per questo anche nei Salmi si legge: Nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia madre 97. O ciò infatti si dice in persona dell'uomo in genere, o, se Davide lo dice personalmente di se stesso, è certo che egli non nacque dalla fornicazione, ma da matrimonio legittimo. Non dubitiamo dunque che anche per i bambini da battezzare è stato versato il sangue, che prima d'essere versato fu dato e comandato nel sacramento con queste parole: Questo è il mio sangue che sarà versato per molti in remissione dei peccati 98. Coloro infatti che non vogliono riconoscere la soggezione dei bambini al peccato, negano la loro liberazione. Da che cosa infatti vengono liberati, se non sono sotto la schiavitù di nessun peccato?

Senza il battesimo i bambini rimangono nelle tenebre del peccato.

24. 35. Dice il Signore: Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre 99. Che cosa fa capire con questa dichiarazione se non che è nelle tenebre chiunque non crede in lui e che la fede è per l'uomo il mezzo per uscire dalle tenebre? Per tali tenebre che cosa intendiamo se non i peccati? Ma, qualunque altra cosa intendessimo per queste tenebre, il fatto è che rimane in esse chi non crede nel Cristo, e sono certamente tenebre di pena, non come le tenebre della notte che sono necessarie al riposo dei viventi.

25. 35. Perciò i bambini, se non passano nel numero dei credenti mediante il sacramento che è stato divinamente istituito a tal fine, certo rimarranno in queste tenebre.
Non c'è per nessuno una illuminazione estrabattesimale.

25. 36. Taluni però credono che i bambini vengano subito illuminati dopo la nascita, interpretando in questo senso le parole di Giovanni: Era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo 100. Se è cosi, c'è molto da meravigliarsi come mai, illuminati dall'unico Figlio, che in principio era il Verbo e Dio presso Dio, non vengano ammessi al regno di Dio, non siano eredi di Dio e coeredi del Cristo. Che ciò infatti non sia concesso a loro se non per il battesimo lo confessano anche i sostenitori di tale opinione. Inoltre, qualora fossero già stati illuminati, anche se non sono finora idonei a conseguire il regno di Dio, dovrebbero ricevere almeno lietamente lo stesso battesimo che li fa idonei. Vediamo invece che vi si oppongono con grandi pianti, e noi non ci curiamo della loro ignoranza a quell'età e compiamo in essi, nonostante la loro resistenza, i sacramenti che conosciamo utili per loro. Perché mai anche l'Apostolo direbbe: Non comportatevi da bambini nei giudizi 101, se le menti dei bambini fossero già state illuminate da quella luce che è il Verbo di Dio?

Dio solo è la luce.

25. 37. Pertanto le parole evangeliche: Era la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo 102 vogliono proprio ricordare che tutti sono illuminati da quella luce di verità che è Dio, perché nessuno pensi d'essere illuminato da chi lo istruisce, anche se ha per maestro, non dico un grande uomo, ma addirittura un angelo. Si porge, si, la parola della verità esternamente con il sussidio della voce materiale, tuttavia né chi pianta, né chi irriga è qualcosa, ma Dio che fa crescere 103. L'uomo appunto si mette ad ascoltare un uomo o un angelo che gli parla, ma perché senta e conosca la verità di ciò che viene detto, la sua mente è pervasa nell'intimo da quella luce che dura eterna e splende anche nelle tenebre. Purtroppo, come questo sole non viene accolto dai ciechi, benché in certo qual modo li investa dei suoi raggi, cosi quella luce divina non è accolta dalle tenebre della stoltezza 104.

L'uomo interiore rimane nelle tenebre senza l'illuminazione della fede.


25. 38. Perché mai dopo aver detto che illumina ogni uomo, aggiunge: Che viene in questo mondo? Da questo testo è nata l'opinione che nella nascita corporale ancora freschissima dal grembo materno il Verbo illumini le menti dei neonati, sebbene nel testo greco il participio sia posto in tal modo da potersi riferire anche alla luce stessa che viene in questo mondo. Se tuttavia fosse necessario intenderlo dell'uomo che viene in questo mondo, o penso che sia stato detto semplicemente senza una precisa intenzione, come capita di trovare molte espressioni nelle Scritture che anche a toglierle non fanno perdere nulla al senso, oppure se si deve credere che quel participio è stato aggiunto per una qualche precisazione, forse esso serve a distinguere l'illuminazione spirituale dall'illuminazione materiale, che illumina gli occhi del corpo sia per mezzo degli astri del cielo, sia con qualsiasi fuoco. Direbbe allora che a venire in questo mondo è l'uomo interiore, perché l'uomo esteriore è materiale come questo mondo. Quasi dicesse: "La luce vera illumina ogni uomo che viene nel corpo", in conformità a ciò che è scritto: Mi è toccata in sorte un'anima buona e sono entrato in un corpo senza macchia 105. In conclusione una delle due. O la frase: Illumina ogni uomo che viene in questo mondo è stata detta per fare una precisazione e allora significa: "Illumina ogni uomo interiore", perché quando diventa veramente sapiente non è illuminato se non da colui che è la vera luce. Oppure ha voluto chiamare illuminazione, come creazione d'un occhio interiore, la ragione stessa per cui l'anima umana si dice ragionevole e che nei bambini, pur rimanendo ancora quiescente e quasi sopita, tuttavia si cela come innata e in certo qual modo come seminata. Comunque non ci si deve rifiutare dal riconoscere che tale illuminazione avviene nel momento stesso della creazione dell'anima, e non è illogico intenderlo come il momento in cui l'uomo viene nel mondo. Ma tuttavia anche questo stesso occhio interiore, dopo esser stato creato, rimarrà necessariamente nelle tenebre, se non crederà in colui che ha detto: Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre 106. E che la fede sbocci nei bambini con il sacramento del battesimo non ne dubita la madre Chiesa, la quale presta ad essi il suo cuore materno e la sua bocca materna, perché i misteri sacri li compenetrino, atteso che essi non possono ancora con il proprio cuore avere la fede per essere giustificati né con la propria bocca professare la fede per essere salvi 107. Né tuttavia c'è uno solo tra i fedeli che esiti per questo a chiamarli credenti. È un appellativo che viene evidentemente da credere, quantunque i bambini non abbiano risposto di credere da sé, ma altri per loro durante la celebrazione dei sacramenti.

La coscienza della Chiesa universale include anche i bambini nello schema della redenzione.

26. 39. Diventerebbe troppo lungo se dedicassimo altrettanto tempo e spazio a discutere le singole testimonianze. Perciò credo che sia più pratico ammucchiare insieme i molti testi che possano offrirsi o che sembrino sufficienti a dimostrare che il Signore Gesù Cristo non per altro fine è venuto nella carne e, presa la natura di servo, si è fatto obbediente fino alla morte di croce 108 se non per vivificare, salvare, liberare, redimere, illuminare con questa somministrazione di grazia misericordiosissima tutti coloro dei quali, ammessi a vivere come membra nel suo corpo, egli è Capo per la conquista del regno dei cieli. Costoro prima vivevano nella morte, nella malattia, nella schiavitù, nella prigionia, nelle tenebre dei peccati, sotto il dominio del diavolo principe dei peccatori. Per loro Cristo diventò il Mediatore tra Dio e gli uomini, e per opera sua, distrutta l'inimicizia della nostra empietà dalla pace di quella grazia 109, siamo stati riconcilati con Dio per la vita eterna e strappati alla morte eterna che sovrastava ai peccatori. Quando poi ciò apparirà da testi ancora più abbondanti, la conseguenza sarà che non possono appartenere a questa somministrazione di grazia, fatta dal Cristo per mezzo della sua umiltà, coloro che non hanno bisogno di vita, di salvezza, di liberazione, di redenzione, d'illuminazione. E poiché alla somministrazione di questa grazia appartiene il battesimo, per mezzo del quale vengono sepolte insieme con il Cristo 110 per formare con lui un unico corpo le sue membra, cioè i suoi fedeli, logicamente nemmeno il battesimo è necessario a coloro che non hanno bisogno di quel beneficio di remissione e di riconciliazione, elargito per mezzo del Mediatore. Ora costoro ammettono la necessità di battezzare i bambini, perché non possono andar contro l'autorità della Chiesa universale, trasmessa senza dubbio attraverso il Signore e gli Apostoli. Ma è necessario che ammettano anche che i bambini hanno bisogno di quei benefici del Mediatore, perché, lavati per mezzo del sacramento e della carità dei fedeli e incorporati cosi nel corpo del Cristo che è la Chiesa, siano riconciliati con Dio e diventino in lui vivi e salvati e liberati e redenti e illuminati: in rapporto a che cosa se non alla morte, ai vizi, al reato, alla schiavitù, alle tenebre dei peccati? E di peccati, poiché non ne hanno commesso nessuno per colpa della loro propria vita a quell'età, non resta che il peccato originale.

Altre testimonianze evangeliche per dimostrare che i bambini non possono salvarsi senza il battesimo.

27. 40. Questo ragionamento sarà più forte, quando avrò radunato insieme le molte testimonianze che ho promesse. Abbiamo già riferito sopra le parole: Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori 111. Ugualmente, dopo essere entrato da Zaccheo, disse: Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto 112. Lo stesso anche nella parabola della pecora smarrita, ricercata e ritrovata, dopo aver messo da parte le altre novantanove; lo stesso nella parabola della decima dramma smarrita 113. Per questo bisognava, come ha dichiarato, che nel suo nome si predicassero a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati cominciando da Gerusalemme 114. Anche Marco alla fine del suo Vangelo attesta che il Signore disse: Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato 115. Ebbene, chi non sa che per i bambini credere vuol dire venir battezzati e invece non credere vuol dire non venir battezzati? Dal Vangelo di Giovanni, sebbene abbiamo già citato alcune testimonianze, nota anche le seguenti. Giovanni Battista dice di Gesù: Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo 116. E Gesù dice di se stesso: Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute 117. Poiché dunque i bambini non cominciano ad essere tra le pecore di Gesù se non mediante il battesimo, certamente, se non lo ricevono, andranno perduti, perché non avranno la vita eterna che egli darà alle sue pecore. Similmente in un altro passo dice: Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me 118.

Testimonianze dalla prima lettera di S. Pietro.

27. 41. Quanto agli Apostoli, osserva come hanno ricevuto questa dottrina e con quanta unanimità l'insegnano. Pietro nella sua Prima Lettera dice: Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerato mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per la speranza della vita eterna, per una eredità immortale, incontaminata, fiorente, conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi 119. E poco dopo dice: Fatevi trovare degni della lode e dell'onore di Gesù Cristo che ignoravate. Adesso voi credete in lui senza vederlo. Poi al vederlo esulterete di gioia ineffabile e gloriosa, nel ricevere la meta della fede, cioè la salvezza delle vostre anime 120. In un altro passo scrive: Voi siete la stirpe eletta, il regale sacerdozio, la nazione santa, il popolo di adozione, perché proclamiate le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce 121. E ancora: Il Cristo è morto per i nostri peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurci a Dio 122. Ugualmente, dopo aver ricordato che nell'arca di Noè furono salvate otto persone, dice: Cosi in maniera simile ora salva voi il battesimo 123. Da questa salvezza e luce sono dunque esclusi i bambini ed essi rimarranno nella perdizione e nelle tenebre, se mediante l'adozione non sono associati al popolo di Dio e non dànno la mano al Cristo, che giusto è morto per gli ingiusti al fine di ricondurli a Dio 124.

Testimonianze dalla prima lettera di S. Giovanni.

27. 42. Anche dalla Lettera di Giovanni mi sono venuti in mente questi passi che sembrano attinenti al nostro tema. Scrive: Se camminiamo nella luce, come anche Dio è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri e il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato 125. Altrove: Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore, e la testimonianza di Dio più grande della testimonianza degli uomini è quella che ha data al suo Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha reso a suo Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio, non ha la vita 126. Non soltanto dunque il regno dei cieli, ma nemmeno la vita avranno i bambini, se non avranno il Figlio, e non lo possono avere se non per mezzo del suo battesimo. Ancora in un altro testo: Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo 127. I bambini perciò non parteciperanno alla grazia dell'apparizione del Figlio di Dio, se egli non distruggerà in loro le opere del diavolo.

Testimonianze di S. Paolo dalla lettera ai Romani.

27. 43. Ed ecco ora già il momento di portare l'attenzione alle testimonianze su questo tema dell'apostolo Paolo. Evidentemente sono più numerose perché più numerose sono le Lettere che scrisse e perché più diligentemente si preoccupò di esaltare la grazia di Dio contro quelli che si vantavano delle opere e ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria non si erano sottomessi alla giustizia di Dio 128. Nella Lettera ai Romani scrive: La giustizia di Dio è a disposizione di tutti coloro che credono, perché non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia in virtù della redenzione realizzata dal Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia, dopo la tolleranza usata verso i peccati passati, nel tempo della divina pazienza. Egli manifesta la sua giustizia nel tempo presente, per essere giusto e giustificare chi ha fede in Gesù 129. Ancora: A chi lavora il salario non viene calcolato come un dono, ma come debito; a chi invece non lavora, ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. Cosi, anche Davide proclama beato l'uomo a cui Dio accredita la giustizia indipendentemente dalle opere: - Beati quelli le cui iniquità sono state perdonate e i peccati sono stati ricoperti; beato l'uomo al quale il Signore non mette in conto il peccato -! E poco dopo: E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato come giustizia, ma anche per noi, ai quali sarà ugualmente accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù Cristo nostro Signore, il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione 130. Ancora poco dopo: Mentre noi eravamo ancora peccatori, il Cristo mori per gli empi nel tempo stabilito 131. Altrove: Sappiamo che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure quello che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io conosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà dal corpo di questa morte? La grazia di Dio per Gesù Cristo nostro Signore 132. Quelli che se la sentono dicano che gli uomini non nascono se non nel corpo di questa morte e che nondimeno non hanno bisogno della grazia di Dio per Gesù Cristo per esser liberati dal corpo di questa morte. Poco dopo scrive: Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne 133. Coloro che ne hanno il coraggio dicano che il Cristo sarebbe dovuto nascere in una carne simile a quella del peccato, se noi non fossimo nati nella carne del peccato.

Testimonianze di S. Paolo dalla lettera ai Corinti.

27. 44. Ai Corinzi scrive: Vi ho trasmesso dunque anzitutto quello che anch'io ho ricevuto: che cioè il Cristo mori per i nostri peccati secondo le Scritture 134. Nella seconda Lettera scrive agli stessi: L'amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto il Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più cosi. Quindi se uno è nel Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliato con sé mediante il Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. In che modo? È stato Dio a riconciliare con sé il mondo nel Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per il Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome del Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio. E poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: - Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso -. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza 135. Se ai bambini non appartengono questa riconciliazione e salvezza, chi li cerca per il battesimo del Cristo? Ma se appartengono ad essi, vuol dire che sono tra gli uomini morti per i quali è morto il Cristo, né possono essere riconciliati e salvati da lui, se egli non rimette i loro peccati e non li imputa più.

Testimonianze di S. Paolo dalla lettera ai Galati.


27. 45. Ai Galati scrive ugualmente: Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci da questo secolo perverso 136. E in un altro passo dice: La legge fu aggiunta per le trasgressioni, fino alla venuta della discendenza per la quale era stata fatta la promessa e fu promulgata per mezzo di angeli attraverso un mediatore. Ora, non si dà mediatore per una sola persona, e Dio è uno solo. La legge è dunque contro le promesse di Dio? Impossibile! Se infatti fosse stata data una legge capace di conferire la vita, la giustificazione scaturirebbe davvero dalla legge; la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché ai credenti la promessa venisse data in virtù della fede in Gesù Cristo 137.

Testimonianze di S. Paolo dalla lettera agli Efesini.


27. 46. Altresì agli Efesini scrive: Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Nel numero di quei ribelli siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d'ira come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatto rivivere con il Cristo, per la grazia del quale siamo stati salvati 138. Poco dopo: Per grazia siete salvi mediante la fede, e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati nel Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha predisposte perché noi le praticassimo 139. Ancora poco dopo: In quel tempo eravate senza il Cristo, esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio in questo mondo. Ora invece nel Cristo Gesù, voi che un tempo eravate i lontani, siete diventati i vicini grazie al sangue del Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era framezzo, cioè l'inimicizia, annullando per mezzo della sua carne la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo facendo la pace e per trasformarli ambedue a onore di Dio in un solo corpo, distruggendo in se stesso l'inimicizia per mezzo della croce. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci gli uni e gli altri al Padre in un solo Spirito 140. Lo stesso altrove: Secondo la verità che è in Gesù, dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera 141. Altrove: E non vogliate rattristare il Santo Spirito di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione 142.

Testimonianze di S. Paolo dalla lettera ai Colossesi.

27. 47. Anche ai Colossesi parla cosi: Ringraziamo con gioia il Padre che ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce, che ci ha liberato dal potere delle tenebre e ci ha trasferito nel regno del suo Figlio diletto, per'opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati 143. E in un altro luogo: Voi partecipate alla pienezza del Cristo, che è il capo di ogni principato e di ogni potestà. In lui voi siete stati anche circoncisi, di una circoncisione però non fatta da mano di uomo, mediante la spogliazione del nostro corpo di carne, ma della vera circoncisione del Cristo. Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; avendo privato della loro forza i principati e le potestà, ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale del Cristo 144.

Testimonianze di S. Paolo dalla lettera a Timoteo.

27. 48. E a Timoteo scrive: Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: il Cristo Gesù è venuto in questo mondo per salvare i peccatori, di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me per primo tutta la sua magnanimità ad esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna 145. Ugualmente dice: Uno solo infatti è Dio e uno solo il Mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti 146. Anche nella seconda Lettera dice al medesimo: Non vergognarti della testimonianza da rendere al Signore nostro né di me che sono in carcere per lui, ma soffri anche tu insieme con me per il vangelo, aiutato dalla forza di Dio, che ci salva e ci chiama con la sua santa vocazione, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia. Essa ci è stata data nel Cristo Gesù fino dalla eternità, ma è stata rivelata solo ora con l'apparizione del Signore nostro Gesù Cristo, il quale ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità per mezzo del Vangelo 147.

Testimonianze di S. Paolo dalla lettera a Tito.

27. 49. Pure a Tito scrive: Attendiamo la beata speranza e la manifestazione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare di noi per sé un popolo puro e generoso, zelante nelle opere buone 148. In un altro passo: Quando però si manifestarono la bontà del nostro Dio salvatore e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvato non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo eredi, secondo la speranza della vita eterna 149.

Testimonianze di S. Paolo dalla lettera agli Ebrei.

27. 50. C'è anche da notare quanto grandi testimonianze a nostro favore contenga la Lettera agli Ebrei, sebbene per certuni sia dubbia. Le riferisco, perché ho letto che alcuni, favorevoli ad altra sentenza contraria a questa nostra sentenza sul battesimo dei bambini, hanno voluto adoperare questa Lettera come teste a difesa di certe loro opinioni. Su di me tuttavia ha maggior peso l'autorità delle Chiese orientali, le quali hanno anche questa Lettera tra i libri canonici. Proprio nell'esordio si legge: Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in modi diversi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della Maestà nell'alto dei cieli 150. Poco dopo si legge: Se infatti la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza hanno ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza cosi grande 151? In un altro passo: Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Gesù ne è divenuto partecipe per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare cosi quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita. Poco dopo dice: Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo 152. Altrove: Manteniamo ferma la professione della nostra fede. Infatti non abbiamo un sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa a somiglianza di noi, escluso il peccato 153. In un altro testo scrive: Egli possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore. Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; egli non ha bisogno ogni giorno come gli altri sommi sacerdoti di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso 154. In un altro passo ancora: Il Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore, e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario con sangue altrui. In questo caso infatti avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo. Ora invece una volta sola, alla pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, cosi il Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza 155.

Testimonianza dall'Apocalisse.

27. 51. Anche l'Apocalisse di Giovanni attesta che si tributano al Cristo con un canto nuovo queste lodi: Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e con il tuo sangue ci hai ricomprato a Dio, da ogni tribù e lingua e popolo e nazione 156.

Testimonianza dal libro degli Atti degli Apostoli.

27. 52. Cosi negli Atti degli Apostoli l'apostolo Pietro dice che il Signore Gesù è l'autore della vita e con le seguenti parole rimprovera ai Giudei di averlo ucciso: Voi invece avete oppresso e rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita 157. In un altro luogo: Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi costruttori, è diventata testata d'angolo. Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati 158. Altrove: Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare in lui a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati 159. Ugualmente in un altro passo: Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mano sua 160. Nello stesso libro dice l'apostolo Paolo: Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera di lui vi viene annunziata la remissione dei peccati e che per lui chiunque crede riceve giustificazione da tutto ciò da cui non vi fu possibile essere giustificati mediante la legge di Mosè 161.

Testimonianze implicite dell'Antico Testamento.

27. 53. Da questo cumulo cosi grande di testimonianze quale orgoglio che si gonfi contro la verità di Dio non potrà essere ripreso? E se ne potrebbero trovare molte di più, ma non dobbiamo trascurare la premura di porre termine a quest'opera. Ho reputato superfluo riferire per questa dottrina molte attestazioni di detti divini anche dai libri del Vecchio Testamento, atteso che le medesime verità che in essi stanno come occultate sotto il velo di promesse terrene, appaiono svelate nella predicazione del Nuovo Testamento. Il Signore stesso indicò e precisò brevemente l'utilità degli antichi Libri, dicendo necessario che si avverassero le cose scritte su di lui nella Legge, nei Profeti e nei Salmi, ed erano proprio queste: il Cristo doveva patire, risorgere dai morti il terzo giorno, si doveva predicare nel suo nome la conversione e la remissione dei peccati a tutte le genti cominciando da Gerusalemme 162. E Pietro dice, come ho ricordato poco più sopra, che tutti i profeti testimoniano riguardo a Gesù che chiunque crede in lui riceve per mano sua la remissione dei peccati 163.

Alcune testimonianze esplicite dell'Antico Testamento.

27. 54. Ma tuttavia è più pratico che si citino anche dallo stesso Vecchio Testamento pochi testi che dovranno valere o da rincalzo o meglio da completamento. Il Signore stesso parlando per bocca del profeta in un salmo dice: Sui santi che sono sulla sua terra egli profuse tutte le sue beneficenze 164. Non i loro meriti, ma le sue beneficenze. A loro che cosa appartiene all'infuori di quello che segue? Si moltiplicarono le loro infermità, oltre ad essere già infermi. La legge sopraggiunse appunto perché sovrabbondasse il peccato 165. Ma che cosa soggiunge? Dopo si affrettarono: moltiplicate le infermità, cioè abbondando il peccato, cercarono con maggiore desiderio il Medico, perché dove abbondò il peccato sovrabbondasse la grazia. Poi dice: Non riunirò più le loro assemblee piene di spargimenti di sangue, perché il molto sangue dei sacrifici, quando prima si radunavano attorno al tabernacolo o nel tempio, non li mondava, ma piuttosto li denunziava come peccatori. Dunque, dice, non riunirò più le loro assemblee piene di spargimenti di sangue. Un solo sangue infatti è stato dato per molti, perché da esso fossero veramente purificati. Poi seguita: E non ricorderò con le mie labbra i loro nomi, perché ormai sono purificati, rinnovati. Prima infatti i loro nomi erano: figli della carne, figli del secolo, figli dell'ira, figli del diavolo, immondi, peccatori, empi. Dopo sono invece figli di Dio: un nome nuovo per l'uomo nuovo che canta un canto nuovo in virtù del Testamento Nuovo. Non siano ingrati alla grazia di Dio gli uomini, i piccoli insieme ai grandi 166, dai minori ai maggiori 167. È voce di tutta la Chiesa: Come pecora smarrita vado errando 168. È voce di tutte le membra del Cristo: Noi tutti eravamo sperduti come un gregge 169 ed egli è stato trafitto per i nostri delitti 170. Questo passo profetico si trova per intero in Isaia. Per esso il famoso eunuco della regina Candace credette nel Cristo, dopo che gli fu spiegato da Filippo 171. Osserva quante volte insiste su questa medesima verità e come torna ad inculcarla a non so quale gente superba o litigiosa. Dice: Un uomo nel dolore, un uomo che sa sopportare il male; cerca di nascondere la sua faccia disprezzata e non tenuta in alcun conto. Questi porta le nostre infermità e per noi si trova in mezzo ai dolori; noi reputavamo che fosse stato invece afflitto, percosso, umiliato, mentre egli era trafitto per i nostri peccati, maltrattato per le nostre colpe. Su di lui gravava il prezzo della nostra pace e per le sue piaghe noi siamo stati risanati. Noi tutti errammo come pecore sbandate e il Signore lo ha consegnato a causa dei nostri peccati. Trattato cosi male, non emise un sospiro; come una pecora fu condotto alla morte e non apri la sua bocca, come un agnello che sta senza voce dinanzi a chi lo tosa. Nell'umiliazione fu pronunziata la condanna che lo tolse di mezzo. Chi potrà narrare la sua generazione, dato che la sua vita fu recisa dalla terra e fu condotto alla morte per le iniquità del mio popolo? Io darò gli empi per la sua sepoltura e i ricchi per la sua morte, perché egli non aveva commesso iniquità né frode con la sua bocca. Il Signore volle purificarlo nei patimenti. Se voi darete in sacrificio per i vostri peccati la vostra anima, vedrete una enorme discendenza. E vuole il Signore togliere dai dolori la sua anima, mostrargli la luce, rivelarlo, giustificarlo come un giusto che è utile a molti. E costui porta il peso dei loro peccati. Per questo avrà molti in eredità e dividerà il bottino dei forti, perché la sua anima fu consegnata alla morte e fu annoverato tra i malfattori, mentre portava i peccati di molti e fu consegnato per le loro iniquità 172. Nota altresì quel testo del medesimo profeta che Gesù stesso, facendo pure l'ufficio di lettore in una sinagoga, recitò come avveratosi in lui: Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché il Signore mi ha consacrato per mandarmi ad evangelizzare gli umili, a confortare chi soffre nel suo cuore, a predicare la libertà ai prigionieri e la vista ai ciechi 173. Senza eccezione tutti quanti vogliamo appartenere al corpo di Gesù, entrare attraverso di lui nel suo ovile, giungere alla vita e salvezza eterna che ha promesso ai suoi, tutti, dicevo, bisogna che riconosciamo colui che non ha commesso peccato e che ha portato i nostri peccati nel suo corpo sopra la croce, perché, lontani dai peccati, viviamo con giustizia; colui che con le sue piaghe ci ha guarito, poiché eravamo infermi come pecore sbandate 174.

Nessun cristiano senza la grazia della remissione dei peccati. Nessuno si salva fuori dal regno di Gesù Cristo. Nessun eletto risorgerà se non per il Cristo. Tutti hanno il peccato originale.


28. 55. Poiché le cose stanno cosi, la fede sana e la dottrina sana non hanno mai considerato nessuno dispensato dalla grazia della remissione dei peccati tra quanti si sono accostati al Cristo con il battesimo e non hanno mai ammesso per nessuno la possibilità della salvezza eterna al di fuori del regno del Cristo. La salvezza infatti è prossima a rivelarsi negli ultimi tempi 175, cioè nella risurrezione dei morti, non dei morti destinati alla morte eterna, che si chiama morte seconda; ma dei morti destinati alla vita eterna, che il Dio non mendace promise ai suoi santi e fedeli. E quanti saranno partecipi della vita eterna, non riceveranno la vita se non nel Cristo, allo stesso modo che tutti muoiono in Adamo 176. Come infatti senza eccezione tutti coloro che appartengono alla generazione della volontà della carne 177 muoiono in Adamo in cui tutti hanno peccato, cosi in mezzo a costoro senza eccezione tutti quelli che appartengono alla rigenerazione della volontà dello Spirito ricevono la vita nel Cristo in cui tutti sono giustificati. Perché, come per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, cosi anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione 178. E non c'è per nessuno una via di mezzo, cosicché non può essere se non con il diavolo chi non è con il Cristo. Perciò anche il Signore stesso, volendo togliere dal cuore di quanti hanno una fede sbagliata questo non so quale stato intermedio che certuni cercano di assegnare ai bambini non battezzati, perché essi quasi per merito d'innocenza siano nella vita eterna, ma per mancanza di battesimo non siano con il Cristo nel suo regno, ha proferito una sentenza perentoria che chiude la bocca a costoro: Chi non è con me è contro di me 179. Supponi un qualsiasi fanciullo: se fosse già con il Cristo, perché battezzarlo? Se invece, com'è vero, proprio per questo si battezza perché sia con il Cristo, certamente senza essere battezzato non è con il Cristo e, poiché non è con il Cristo, è contro il Cristo. Non dobbiamo infatti né possiamo infirmare o mutare una sua dichiarazione cosi esplicita. Per cosa dunque contro il Cristo se non per il peccato? Non certo per il corpo e per l'anima che sono ambedue creature di Dio. Ma se per il peccato, per quale in cotesta età se non per quello originale e antico? Una sola è appunto la carne del peccato nella quale nascono tutti per la condanna e una sola è la carne somigliante alla carne del peccato mediante la quale tutti sono liberati dalla condanna. Quest'ultimo tutti non significa che tanti quanti nascono nella carne del peccato sono mondati mediante la carne che è simile alla carne del peccato: Non di tutti è infatti la fede 180. Il senso buono è questo: tutti coloro che appartengono alla generazione del connubio carnale nascono nella carne del peccato e tutti coloro che appartengono alla generazione del connubio spirituale sono mondati mediante la carne somigliante a quella del peccato: cioè i primi appartengono per Adamo alla condanna, i secondi appartengono per il Cristo alla giustificazione. Come se dicessimo per esempio: "In questa città c'è una sola levatrice che raccoglie tutti e c'è un solo maestro di lettere che insegna a tutti"; tutti non si possono intendere nel primo caso se non quelli che nascono e nel secondo se non quelli che studiano, senza però che studino le lettere tutti quelli che nascono. Per chiunque è chiaro che è detto bene nel caso della levatrice: "Raccoglie tutti, in quanto nessuno nasce fuori dalle sue mani", ed è detto bene nel caso del maestro: "Insegna a tutti, in quanto nessuno impara senza il suo insegnamento".

Il risultato di tante testimonianze.


28. 56. Considerate tutte le testimonianze divine che ho citato, sia discutendole una per una, sia raggruppandone parecchie in massa, e considerate altre testimonianze simili che non ho citato, non si riscontra se non ciò che ritiene la Chiesa universale, la quale deve vigilare contro tutte le novità profane 181. Pertanto ogni uomo è separato da Dio fino a quando per la mediazione del Cristo non è riconciliato con Dio; e nessuno può essere separato da Dio se non a causa di peccati che lo tengano lontano da Dio, e può essere riconciliato solo con la remissione dei peccati, in virtù dell'unica grazia del misericordiosissimo Salvatore, in virtù dell'unica vittima offerta dal verissimo Sacerdote. Insomma tutti i figli della donna che credette al serpente e per questo fu corrotta dalla libidine 182 non sono liberati dal corpo di questa morte se non per opera del Figlio della Vergine che credette all'angelo e per questo fu fecondata senza libidine 183.

Descrizione del peccato originale sullo sfondo della concupiscenza carnale.

29. 57. Il bene dunque del matrimonio non è il fervore della concupiscenza, ma un certo modo lecito e onesto di fare uso di quel fervore, ordinato a propagare la prole, non ad appagare la libidine. Propria delle nozze è quella volontà e non questa voluttà. Il male dunque del peccato con il quale nasce ogni uomo è precisamente il fatto che il fervore della concupiscenza si muove disobbedientemente nelle membra del corpo di questa morte e tenta di trascinare tutto l'animo dopo d'averlo a sé assoggettato, e non insorge quando la ragione vuole né si calma quando la ragione vuole. Quando però si contiene l'ardore della concupiscenza perché non ceda ad illecite depravazioni ma si avvii a propagare ordinatamente le sole supplenze del genere umano allora si ha il bene del matrimonio, in virtù del quale l'uomo nasce nell'ordine della società. Ma nessuno rinasce nel corpo del Cristo, se prima non nasce nel corpo del peccato. Come poi è male usare male di un bene, cosi è bene usare bene di un male. Queste due cose dunque, il bene e il male, più le altre due, il loro uso buono o cattivo, se si sommano insieme, fanno quattro cose differenti. Usa bene del bene chi consacra la continenza a Dio, usa male del bene chi consacra la continenza a un idolo, usa male del male chi lascia andare la concupiscenza all'adulterio, usa bene di un male chi restringe la concupiscenza al matrimonio. Come dunque usare bene del bene è meglio che usare bene del male, pur essendo buona l'una e l'altra cosa, cosi colui che dà in sposa la propria figlia fa bene e chi non la dà in sposa fa meglio 184. Di tale questione ho trattato molto più abbondantemente e molto più esaurientemente in due libri, Dignità del Matrimonio e La Santa Verginità, secondo l'esiguità delle mie forze e l'aiuto del Signore. Per il bene dunque delle nozze non difendano il male della concupiscenza coloro che esaltano la carne e il sangue del prevaricatore contro la carne e il sangue del Redentore, e la superbia dell'errore non involi con sé i bambini sulla cui piccola età il Signore ha proposto a noi un esempio d'umiltà. Il solo a nascere senza peccato è stato colui che la Vergine concepi senza l'amplesso maritale: non per concupiscenza della carne, ma per obbedienza della mente. La sola che poté partorire la Medicina per la nostra ferita è stata colei che diede alla luce il Capo di una discendenza santa senza l'intervento della ferita del peccato

L'interpretazione pelagiana di Io 3, 5.

30. 58. Esaminiamo adesso con più diligenza, secondo l'aiuto del Signore, anche lo stesso capitolo del Vangelo dove egli dichiara: Se uno non rinascerà dall'acqua e dallo Spirito, non entrerà nel regno di Dio 185. Se non ci fosse questa dichiarazione a distogliere costoro, essi penserebbero senz'altro che i bambini non sono nemmeno da battezzare. Dicono: "Ma poiché non affermò: Se uno non rinascerà dall'acqua e dallo Spirito, non avrà la salvezza e la vita eterna, e invece affermò soltanto: Non entrerà nel regno di Dio, per questo i bambini devono essere battezzati perché siano con il Cristo anche nel regno di Dio, dove non saranno se non sono stati battezzati. Però, anche se muoiono senza battesimo, avranno la salvezza e la vita eterna, non essendo implicati in nessun vincolo di peccato". Nel dire questo prima di tutto costoro non spiegano mai per quale giustizia l'immagine di Dio che non ha nessun peccato venga esclusa dal regno di Dio. Vediamo poi se il Signore Gesù, il solo ed unico Maestro buono 186, in questa stessa lettura evangelica non abbia inteso e mostrato che solo la remissione dei peccati consente ai battezzati di giungere al regno di Dio; per quanto dovrebbero bastare a buoni intenditori queste parole: Se uno non sarà nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio, e le altre: Se uno non rinascerà dall'acqua e dallo Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Per quale ragione infatti deve nascere di nuovo se non per essere rinnovato? Da che cosa dev'essere rinnovato se non dal vecchiume? Da quale vecchiume se non da quello del nostro uomo vecchio che è stato crocifisso con il Cristo, perché fosse distrutto il corpo del peccato 187? O per quale altra ragione l'immagine di Dio non entra nel regno di Dio se non perché le sbarra l'ingresso la barriera del peccato? Ma, come ci siamo proposti, vediamo attentamente e diligentemente, per quanto ci è possibile, tutto il contesto stesso della lettura evangelica che interessa all'attuale argomento.

Il dialogo tra Gesù e Nicodemo.

30. 59. Dice l'Evangelista: C'era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù di notte e gli disse: - Rabbi, sappiamo che tu sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui -. Gli rispose Gesù: - In verità. in verità ti dico, se uno non nascerà di nuovo, non può vedere il regno di Dio -. Nicodemo gli dice: - Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere? -. Gli rispose Gesù: - In verità in verità ti dico, se uno non rinascerà da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne e quello che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare, se t'ho detto: Dovete nascere di nuovo. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: cosi è di chiunque è nato dallo Spirito -. Replicò Nicodemo: - Come può accadere questo? -. Gli rispose Gesù: - Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quello che sappiamo e testimoniamo quello che vediamo, ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo e che è in cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, cosi bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvage. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce, perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio 188 -. Fin qui è attinente al problema di cui trattiamo tutto quel colloquio per disteso; dopo, il narratore passa ad altro argomento.

Commento a Io 3: come si compie la rigenerazione spirituale dell'uomo.


31. 60. Poiché dunque Nicodemo non capiva le cose che udiva, chiese al Signore come fossero possibili. Vediamo che cosa risponde il Signore. Se infatti si degnerà di rispondere alla domanda: "Come può accadere questo?", dirà in che modo possono diventare rigenerazione spirituale gli uomini che vengono dalla generazione carnale. Pertanto, dopo aver per un poco bersagliato l'ignoranza di lui che si preferiva agli altri per la sua condizione di maestro e dopo aver ripreso la incredulità di tutti i suoi colleghi, in quanto non accettavano la testimonianza della Verità, aggiunge pure d'aver parlato di cose terrene con essi senza che gli avessero creduto e si domandava o meravigliava come avrebbero creduto alle cose celesti. Tuttavia continua e alla domanda come fossero possibili tali cose risponde con un'affermazione che sarà creduta da altri, se essi non ci credono: Nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo e che è in cielo. "La generazione spirituale", dice, "avverrà in tal modo che gli uomini saranno cambiati da terreni in celesti, e non potranno conseguire ciò se non diventando mie membra, affinché ascenda lo stesso che discende, perché nessun altro ascende all'infuori di colui che discende". Cristo non fa differenza tra il suo corpo, cioè la sua Chiesa, e se stesso, perché riguardo a Cristo e alla sua Chiesa si dice con più verità: E i due saranno una sola carne 189, che Gesù stesso ripete: Non sono più due, ma una sola carne 190. Se dunque non convergono nell'unità del Cristo tutti coloro che vogliono essere cambiati ed elevati, cosicché il Cristo che ascende sia lo stesso che discende, non potranno ascendere in nessun modo, perché nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo e che è in cielo. Per quanto si sia fatto in terra Figlio dell'uomo, tuttavia non ritenne disdicevole dare il nome di Figlio dell'uomo alla sua divinità, con la quale, pur rimanendo in cielo, discese sulla terra, come onorò la propria carne con il nome di Figlio di Dio, affinché non si prendessero quasi per due Cristi la divinità e la carne, uno Dio e l'altro uomo, ma un solo e medesimo Dio e uomo: Dio, perché in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio; uomo, perché il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi 191. Per la distanza tra la divinità e la debilità umana il Figlio di Dio rimaneva in cielo e il Figlio dell'uomo camminava sulla terra, ma per l'unità di persona per cui l'una e l'altra sostanza sono un solo Cristo è vero sia che il Figlio di Dio camminava sulla terra, sia che il Figlio dell'uomo rimaneva anche lui in cielo. Dalla fede dunque che si ha in verità più incredibili si arriva ad avere fede in verità più credibili. Crediamo infatti che la natura divina, tanto più distante e incomparabilmente più sublime nella sua diversità, poté prendere per noi in tal modo la natura umana da farne una sola persona, e cosi il Figlio dell'uomo che era in terra per la debilità della carne, era lui stesso in cielo per l'unione della divinità con la carne. Quanto non è più credibile allora il fatto che altri uomini, santi e fedeli al Cristo, fanno con l'uomo Cristo un solo Cristo, e cosi, ascendendo tutti in forza di questa grazia e della comunione con lui, ascende in cielo lo stesso unico Cristo che discende dal cielo? In questo senso anche l'Apostolo dice: Come in un medesimo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra del corpo, benché molte, sono un solo corpo, cosi anche il Cristo 192. Non ha detto: "Cosi anche del Cristo", cioè il corpo o le membra del Cristo, ma ha detto: Cosi anche il Cristo chiamando il capo e il corpo un unico Cristo.

Commento a Io 3: tutti gli uomini, compresi i bambini, sono stati avvelenati dal morso del serpente.

32. 61. Grande e meravigliosa questa degnazione! E poiché essa non si può avere senza la remissione dei peccati, continua e dice: Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, cosi bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui, non muoia, ma abbia la vita eterna. Sappiamo ciò che avvenne in quel tempo nel deserto. Molti morivano dai morsi dei serpenti. Allora il popolo, riconoscendo i suoi peccati, pregò il Signore per mezzo di Mosè che allontanasse da loro quei serpenti velenosi. Per comando del Signore Mosè innalzò nel deserto un serpente di bronzo e avvisò il popolo che chiunque fosse morso da un serpente guardasse al serpente innalzato. Coloro che facevano cosi guarivano sull'istante 193. Che significa il serpente innalzato se non la morte del Cristo, secondo quel modo d'esprimersi figurato che indica l'effetto mediante la causa? La morte è venuta appunto dal serpente che convinse l'uomo al peccato e per esso gli fece meritare di morire. Il Signore però non trasferì nella propria carne il peccato, che è come il veleno del serpente, ma vi trasferi invece la morte, perché nella carne somigliante a quella del peccato ci fosse la pena senza la colpa e cosi fosse distrutta nella carne del peccato sia la colpa, sia la pena. Come dunque allora chi guardava al serpente innalzato, e guariva dal veleno e si liberava dalla morte, cosi adesso chi si unisce al Cristo con una morte simile alla sua 194 per mezzo della sua fede e del suo battesimo, si libera e dal peccato con la giustificazione e dalla morte con la risurrezione. Questo è infatti il senso delle parole: Perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Che bisogno ha dunque il bambino di conformarsi con il battesimo alla morte del Cristo, se non è stato minimamente avvelenato dal morso del serpente?

Commento a Io 3: trascurare volontariamente il battesimo dei bambini vuol dire sottrarli alla grazia dell'incarnazione.

33. 62. Poi in modo conseguenziale dice: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Il bambino era dunque destinato a morire e a non avere la vita eterna, se con il sacramento del battesimo non credeva nell'unigenito Figlio di Dio, mentre per ora egli non è venuto per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Tanto più che seguitando dice: Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. Dove mettiamo dunque i bambini battezzati se non tra i fedeli, come reclama dappertutto l'autorità della Chiesa universale? Dunque tra coloro che hanno creduto. È un diritto che essi acquisiscono per la virtù del sacramento e per le risposte dei loro padrini. E conseguentemente quelli che non sono stati battezzati tra coloro che non hanno creduto. Ora, se i battezzati non sono condannati, i non battezzati sono condannati. Aggiunge poi: Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce. Di che dice: La luce è venuta nel mondo se non della sua propria venuta? E senza il sacramento della sua venuta in che modo si può dire che i bambini sono nella luce? Non preferiscono forse le tenebre coloro che, come non credono essi stessi, cosi non pensano di dover battezzare i loro bambini, quando per essi temono la morte corporale? Afferma poi che sono compiute in Dio le opere di chi viene alla luce, perché questi capisce che la sua giustificazione non dipende dai suoi meriti, ma dalla grazia di Dio. È Dio infatti, dice l'Apostolo, che suscita in noi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni 195. In questo modo dunque si compie la rigenerazione spirituale di quanti dalla generazione carnale vengono al Cristo. Egli stesso l'ha spiegato, egli stesso l'ha indicato quando gli fu chiesto come potessero avverarsi tali cose. A nessuno ha lasciato in questa causa la libertà dell'argomentazione umana. I bambini non siano espropriati della grazia della remissione dei peccati. Non c'è nessun altro modo di passare al Cristo. Non c'è per nessuno un modo diverso di potersi riconciliare con Dio e venire a Dio all'infuori del Cristo.

Anche dal rito del battesimo emerge che in essi si compie una remissione di peccati.

34. 63. Che cosa dirò dello stesso rito del sacramento? Vorrei che uno di costoro che la pensano diversamente mi portasse a battezzare un bambino. Che fa in lui il mio esorcismo, se non è compreso nella famiglia del diavolo? Certamente sarebbe pronto a rispondermi lui stesso per il bambino da lui portato, non potendo questo rispondere per sé. In che modo dunque sarebbe pronto a dire che il bambino rinunzia al diavolo, se in lui non c'è nulla del diavolo? Come sarebbe pronto a dire che si converte a Dio, se non si è mai allontanato da Dio? Come sarebbe pronto a dire, tra le altre cose, che crede nella remissione dei peccati, se essa non riguarda affatto il bambino? Quanto a me, è certo che se lo ritenessi contrario a queste verità non gli permetterei nemmeno d'entrare con il bambino per i sacramenti; quanto poi a lui, non so con quale faccia si comporterebbe in tutto questo davanti agli uomini e con quale coscienza davanti a Dio, né voglio dire qualcosa di più grave. Alcuni quindi di costoro hanno visto che non è possibile dire e sentire nulla di più esecrabile e detestabile di questo: che per i bambini si usa una forma di battesimo falsa o ingannatrice, nella quale la remissione dei peccati risuona verbalmente e sembra operarsi e tuttavia non avviene in nessun modo. Perciò, per quanto concerne il battesimo dei bambini, perché sia necessario a loro, essi ammettono che anche i bambini hanno bisogno di redenzione, come è contenuto in un brevissimo opuscolo di uno di costoro, il quale tuttavia non ha voluto esprimere più apertamente in esso la remissione di un qualche peccato. Ma, come tu stesso mi hai informato per lettera, ormai confessano, lo dici tu, che anche nei fanciulli si fa con il battesimo remissione di peccati. Né c'è da meravigliarsi, perché la redenzione non si potrebbe intendere in altro modo. "Tuttavia" dicono costoro "i bambini non hanno cominciato ad avere il peccato originalmente, bensi durante la propria vita dopo essere già nati".

Se i due gruppi di pelagiani si mettesero d'accordo tra loro, si troverebbero d'accordo con i cattolici.

34. 64. Ti rendi conto ormai delle differenti opinioni sorte in mezzo a quelli contro i quali in quest'opera ho già discusso a lungo e con molti argomenti e di uno dei quali ho letto anche un libro che contiene gli errori da me confutati, come ho potuto. Ti avvedi dunque, come avevo cominciato a dire, quanto ci corra tra l'affermazione degli uni che i fanciulli sono assolutamente puri e liberi da qualsiasi peccato, sia originale sia proprio, e l'affermazione degli altri convinti che i bambini appena già nati hanno contratto peccati propri, dai quali li credono bisognosi d'esser purificati mediante il battesimo. Perciò questi ultimi, guardando alle Scritture e all'autorità di tutta la Chiesa e al rito dello stesso sacramento, hanno ben visto che per mezzo del battesimo si fa nei fanciulli remissione di peccati, ma che sia il peccato originale quel qualsiasi peccato che è presente nei bambini non lo vogliono dire o non lo possono vedere. I primi viceversa nella stessa natura umana che si offre a farsi esaminare da tutti hanno ben visto, ed era facile, che quell'età nel suo breve tratto di vita propria non ha potuto contrarre alcunché di peccato, ma, per non ammettere il peccato originale, dicono che nei fanciulli non esiste assolutamente nessun peccato. Prima dunque trovino l'accordo tra loro stessi nelle verità che dicono separatamente e conseguentemente avverrà che non si troveranno in disaccordo con noi per nessuna parte. Se infatti gli uni concedono agli altri che i bambini nel battesimo ricevono la remissione dei peccati e reciprocamente gli altri concedono agli oppositori che i piccoli, come la stessa natura grida nei taciti infanti, non hanno ancora contratto nessun peccato imputabile alla loro propria vita, gli uni e gli altri concederanno a noi che non resta nessun peccato da cancellare nei bambini per mezzo del battesimo all'infuori del peccato originale.

Non c'è bisogno di dimostrare che i bambini non possono avere dei peccati propri.

35. 65. Ma è mai possibile che ci sia questione anche su questo e che dobbiamo essere disposti a discutere e a perdere del tempo anche per provare ed insegnare come di volontà propria, senza la quale non può esistere nessun peccato di vita propria, non abbiano commesso nulla di male i bambini che per questo tutti chiamano innocenti? Tanta debilità d'anima e di corpo, tanta ignoranza di tutto, impossibilità assoluta a sottostare a regole, incapacità a capire e ad attuare la legge, naturale o scritta, mancanza d'uso di ragione per una o un'altra direzione, tutto questo non lo proclama, non lo indica con un silenzio molto più autorevole del nostro parlare? Valga qualcosa la stessa evidenza a convincere se stessa. In nessun caso infatti sono cosi impacciato a trovar parole da dire come quando la verità di cui si tratta è più manifesta di tutto ciò che si dice.

Irreperibile qualsiasi traccia di peccato nei bambini nel corso dei primi anni.

35. 66. Vorrei tuttavia che chiunque crede alla presenza nei bambini di qualche peccato proprio dicesse quale peccato vede o suppone in un bambino che è nato da poco e per la redenzione del quale confessa già necessario il battesimo: che cosa di male abbia commesso nella sua propria vita con il suo animo o con il suo corpo. Forse il fatto che piange e tedia i grandi? Mi sorprenderebbe se questo fosse da ascriversi a iniquità piuttosto che a infelicità. Forse il fatto che dallo stesso pianto non lo trattiene nessuna ragione sua e nessuna proibizione di chicchessia? Ma questo dipende dall'ignoranza, nel cui fondo più basso egli giace e per cui dopo un brevissimo spazio di tempo appena ne acquista la forza percuote con ira anche la madre e spesso le stesse sue mammelle che brama per fame. Questi comportamenti, oltre a tollerarsi, si amano perfino nel bambini: e per quale inclinazione avviene ciò se non per una inclinazione carnale, per cui piacciono anche il loro riso e il loro gioco, a cui partecipano con quasi uguale illogicità anche uomini perspicaci che, se la pensassero come parlano, moverebbero al riso non come uomini faceti, ma come uomini fatui? Vediamo che gli stessi fatui che volgarmente sono detti "morioni" vengono adoperati per divertire gli altri uomini normali e costano nel mercato degli schiavi più cari degli schiavi savi. Tanta forza esercita l'inclinazione carnale anche in persone che non sono affatto fatue nel far trovare dilettevole il male degli altri. Infatti, mentre ad uno riesce gioconda la fatuità altrui, egli tuttavia per conto proprio non avrebbe voluto essere fatuo. Se un padre del suo garrulo bambino in piccola età, dal quale aspetta e provoca lietamente quegli atti, presapesse che rimarrà tale nel crescere, non dubiterebbe in nessun modo che sarebbe da compiangere con più amarezza che morto. Ma finché c'è la speranza che i bambini imparino e finché si crede che con il progresso dell'età ci sarà il progresso della luce dell'intelligenza, è normale che le offese dei bambini anche contro i genitori non solo non riescano sgradite, bensi perfino gradite e piacevoli. Certamente nessuna persona assennata dovrà approvare che i bambini, invece d'essere distolti da siffatte parole ed azioni, quando è ormai arrivato il tempo di poterli distogliere, siano per giunta provocati a tali comportamenti dai grandi per gusto di riso o di vanità. Infatti il più delle volte quell'età, riconoscendo già il padre e la madre, non osa dire parolacce né all'uno né all'altra, se da uno dei due o da ambedue non ne ha il permesso o il comando. Questi atteggiamenti però sono propri dei bambini che si buttano già a pronunziare le prime parole e già possono approntare ad esse, quali che siano, i sentimenti del loro animo. Vediamo piuttosto la profondissima ignoranza nella quale si trovano i neonati e dalla quale gli altri bambini con i loro progressi, quasi protesi verso la tappa del conoscere e del parlare, sono arrivati a cotesta fatuità balbuziente che non è destinata a durare.

Lo stato d'ignoranza in cui nasciamo non è il nostro stato naturale.

36. 67. Consideriamo, voglio dire, quelle tenebre della loro mente, senza dubbio razionale, per le quali ignorano assolutamente anche Dio e si oppongono ai suoi sacramenti, anche nell'atto d'essere battezzati. Chiedo perché e quando siano stati sommersi in queste tenebre. Ma sarà proprio vero che le hanno contratte qui e che in questa vita, da quando è diventata la loro propria vita, si sono dimenticati di Dio per enorme negligenza e invece sono vissuti sapienti e religiosi prima, perfino nel grembo materno? Dicano queste sciocchezze coloro che osano, osino dirle coloro che vogliono, le credano coloro che possono. Da parte mia penso che non possano condividere questo modo di sentire coloro che non hanno la mente oscurata dal proposito pervicace di difendere la propria sentenza. O forse è vero che non esiste peccato d'ignoranza e quindi non c'è da eliminarlo? E allora che ci sta a fare quella voce: Non ricordare i peccati della mia giovinezza e della mia ignoranza 196? Per quanto infatti siano più riprovevoli i peccati che si commettono consapevolmente, tuttavia, se non esistessero i peccati d'ignoranza, non leggeremmo le parole che ho citato: Non ricordare i peccati della mia giovinezza e della mia ignoranza. Dunque in quelle densissime tenebre d'ignoranza, dove l'anima del neonato, senza dubbio anima d'uomo, senza dubbio anima ragionevole, si trova a giacere non solo non istruita, ma nemmeno istruibile, perché o quando o donde è stata sbattuta? Se la natura dell'uomo è di cominciare cosi e non è già viziosa una natura cosiffatta, perché Adamo non fu creato in tale condizione? Perché quello là fu creato capace di precetto e competente a dar nome alla propria moglie e a tutti i viventi? Infatti di Eva disse: La si chiamerà donna, e quanto agli altri esseri, in qualunque modo Adamo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome 197. E invece questo qui non sa dove sia, cosa sia, da chi sia stato creato, da quali persone sia stato generato, già reo di peccato prima ancora d'esser capace di precetto. Avvolto e schiacciato da una caligine d'ignoranza tanto fitta da cui non può essere svegliato come da un sonno, non gli si può far conoscere la realtà almeno per indicazione, ma si deve aspettare, non per una notte soltanto come avviene ordinariamente per le sbornie più solenni, ma per mesi ed anni, che lentamente smaltisca questa sua non so quale ubriacatura. E nell'attesa che ciò avvenga, sono cosi numerose da non potersi proprio contare le azioni che noi tolleriamo nei piccoli, mentre le puniamo nei grandi. Se questo male talmente enorme d'ignoranza e di debolezza i bambini l'hanno contratto in questa vita dopo essere già nati, domando: dove, quando, come, per quale mostruosa empietà da loro commessa sono stati avvolti repentinamente da tenebre cosi dense?

Perché noi nasciamo così? Perché anche Gesù nacque bambino? Perché Adamo non fu creato così?

37. 68. Chiederà qualcuno: "Se questa natura [dei bambini] non è pura, ma si hanno in essa le prime manifestazioni di una natura viziosa, perché Adamo non fu creato in tali condizioni e qual è la ragione per cui il Cristo, di gran lunga molto più degno e nato certamente senza alcun peccato dalla Vergine apparve tuttavia procreato in tale debilità ed età?". Al quesito cosi proposto rispondiamo: Quanto ad Adamo, la ragione per cui non fu creato nelle condizioni attuali è che, non essendo stato preceduto dal peccato di nessun ascendente, non fu creato nella carne del peccato. Quanto a noi, siamo nelle condizioni attuali, perché, essendo stati preceduti dal peccato di Adamo, siamo nati nella carne del peccato. Quanto al Cristo, egli è nelle nostre condizioni, perché è nato in una carne somigliante a quella del peccato e in vista del peccato per condannare il peccato 198. Infatti qui non si tratta di Adamo quanto alla quantità del suo corpo, perché non fu fatto piccolo, bensi con le membra perfettamente formate: si può dire per rincalzo che anche gli animali furono creati con membra perfette, né tuttavia fu un loro peccato a far nascere piccoli poi da loro i figli, né ora cerchiamo quale sia la causa di questo fatto; ma si tratta qui di una certa vigoria della mente di Adamo e dell'uso della sua ragione, per cui poteva accettare docilmente l'autorità di Dio e la prescrizione del suo comando e la poteva osservare facilmente se voleva. Adesso invece l'uomo nasce cosi da non essere assolutamente capace di ciò a causa di un'orrenda ignoranza e debolezza, non della carne, ma della mente, sebbene siamo tutti concordi nel riconoscere che nel bambino vive un'anima non di un'altra sostanza, ma della medesima sostanza che aveva nel primo uomo, cioè un'anima ragionevole. Per quanto, anche la stessa debolezza cosi massiccia della carne sta a indicare a mio avviso un non so che di penale. Ci incuriosisce per esempio di sapere se i primi uomini, qualora non avessero peccato, avrebbero generato figli in tali condizioni da non avere l'uso né della lingua né delle mani né dei piedi. A causa della capienza dell'utero sarebbe stato forse inevitabile che nascessero piccoli. Però, pur essendo piccola parte del corpo una costola, non per questo tuttavia Dio fece ad Adamo una sposa piccola plasmando la donna con la costola 199. Perciò l'onnipotenza del Creatore poteva far diventare subito grandi anche i figli della donna appena dati alla luce.

I neonati dell'uomo sono meno provvisti dei neonati degli animali.

38. 69. Ma, tralasciando questo, poteva Dio dare certamente all'uomo quello che ha dato anche a molti animali. I loro figli, per quanto siano piccoli e non progrediscano nella conoscenza di pari passo con lo sviluppo successivo del corpo, non avendo un'anima razionale, tuttavia, anche quando sono minuscoli, corrono, riconoscono la propria madre e non hanno bisogno d'essere accostati dalla premura di altri a succhiare le mammelle, ma con meravigliosa facilità le trovano da sé, benché collocate in parti riposte del corpo materno. Al contrario, i bambini al momento in cui nascono non hanno né piedi idonei a camminare, né mani abili nemmeno a grattare e, se la nutrice non avvicina alle loro immote labbra e non vi introduce i capezzoli del petto, non sentono da sé dove siano e potrebbero più facilmente piangere per fame che succhiare le mammelle pendule accanto a loro. Corrisponde quindi in modo assoluto alla debilità della mente questa debilità del corpo. E la carne del Cristo non sarebbe stata somigliante alla carne del peccato, se non esistesse questa carne del peccato che aggrava talmente con il suo peso l'anima razionale, tanto se l'anima è stata creata anch'essa dai genitori, quanto se è stata creata nei genitori o se è stata ispirata dall'alto: una questione di cui per ora rimando la discussione.

La concupiscenza dopo il battesimo.

39. 70. Certamente nei bambini con la grazia di Dio per mezzo del battesimo di colui che è venuto nella somiglianza della carne del peccato si ottiene l'effetto di annullare la carne del peccato. Si annulla però non nel senso che si spenga repentinamente e non esista più nella stessa carne vivente la concupiscenza che vi è esplosa ed innata, ma si annulla cosi che la concupiscenza innata nell'uomo fin dalla nascita non gli nuoccia dopo la morte. Ecco: se dopo il battesimo la persona continua a vivere e potrà arrivare all'età capace di precetto, essa ha nella concupiscenza una nemica da combattere con l'aiuto di Dio, se non ha accolto invano la sua grazia 200 e non vorrà essere riprovata 201. Infatti neanche ai grandi, a meno di un eventuale e straordinario miracolo dell'onnipotentissimo Creatore, si concede nel battesimo questo dono: che la legge del peccato, la quale abita nelle nostre membra e muove guerra alla legge della mente 202, si estingua completamente senza più esistere. Invece si concede che qualunque male fatto, detto, pensato dall'uomo per cedimento della sua mente alla stessa concupiscenza venga tutto abolito e non conti più nulla, come se non fosse mai stato compiuto. Al contrario la concupiscenza stessa, sciolto il vincolo del suo reato, in forza del quale mediante la concupiscenza il diavolo deteneva l'anima, e abbattuta cosi la barriera del peccato con il quale il diavolo separava l'uomo dal suo Creatore, la concupiscenza, dicevo, rimane nella lotta con la quale trattiamo duramente il nostro corpo e lo asserviamo 203 o per essere lasciata libera a compiti leciti e necessari o per essere ristretta dalla continenza. Lo Spirito di Dio, che molto meglio di noi conosce tutto e il passato e il presente e il futuro dell'umanità, ha preveduto e predetto un tal modo di vivere da parte del genere umano che nessun vivente è giusto davanti a Dio 204. In questa lotta può avvenire che noi, non impegnando per ignoranza o per debolezza contro la concupiscenza tutte le forze della volontà, cediamo ad essa anche in alcune azioni illecite, tanto più gravemente e più frequentemente quanto più siamo cattivi e tanto meno gravemente e meno frequentemente quanto più siamo buoni. Terminiamo questo libro e trattiamo in un secondo libro, in modo più specifico, del problema concernente la ricerca se in questa vita possa esistere, esista, sia esistito mai, esisterà mai un uomo senza peccato, eccettuato colui che disse: Ecco, viene il principe del mondo e in me non troverà nulla 205.


Note:




 

1 - Gn 2, 17.

2 - Mt 8, 22.

3 - Gn 3, 19.

4 - 2 Cor 5, 2-4.

5 - Dt 29, 5.

6 - 1 Re 19, 1-8: ora 1 Sam 19, 6-8.

7 - Gn 3, 19.

8 - Rm 8, 10-11.

9 - 1 Cor 15, 44. 53.

10 - 2 Cor 5, 4.

11 - Col 3, 5.

12 - Rm 7, 24.

13 - Rm 8, 10.

14 - Rm 8, 11.

15 - Rm 8, 12-13.

16 - 1 Cor 15, 21.

17 - 1 Cor 15, 21-22.

18 - Rm 5, 12.

19 - Rm 5, 12.

20 - 1 Gv 3, 8.

21 - Sap 2, 24.

22 - Sap 2, 25.

23 - 1 Cor 11, 1.

24 - 1 Cor 3, 7.

25 - Rm 5, 12.

26 - 1 Cor 6, 17.

27 - Gn 12, 3.

28 - Gn 22, 18.

29 - Rm 5, 13.

30 - Rm 5, 20.

31 - Gal 3, 21-22.

32 - Rm 5, 13.

33 - Rm 2, 12.

34 - Rm 5, 14.

35 - Rm 5, 14.

36 - Rm 5, 15.

37 - Rm 5, 16.

38 - Rm 5, 17.

39 - Rm 5, 18.

40 - 1 Cor 11, 1.

41 - Rm 4, 5.

42 - Gv 14, 1.

43 - Rm 5, 18.

44 - Rm 5, 19.

45 - Rm 5, 20.

46 - Rm 5, 21.

47 - Rm 5, 16. 18.

48 - Gn 2, 17.

49 - Sir 25, 24: Siracide.

50 - Gn 2, 24.

51 - Mt 19, 6.

52 - Rm 8, 17.

53 - Gv 3, 3. 5.

54 - 1 Pt 1, 3.

55 - Tt 3, 5.

56 - Rm 8, 24-25.

57 - Rm 5, 6.

58 - Mt 9, 12-13.

59 - Mt 19, 14.

60 - Tt 3, 5.

61 - Gv 3, 3. 5.

62 - Gv 6, 54.

63 - Gv 6, 52.

64 - Lc 20, 34.

65 - Gv 3, 35-36.

66 - Rm 10, 10,

67 - Rm 3, 9; 7, 14; Gal 3, 22.

68 - Ef 2, 3.

69 - Rm 7, 25.

70 - Rm 9, 14.

71 - Sal 35, 7.

72 - Rm 11, 33.

73 - Rm 11, 32.

74 - Rm 11, 33-36.

75 - Rm 11, 33.

76 - Sap 4, 11.

77 - Mt 12, 43; Mc 1, 26; 2, 30; 5, 8; Lc 9, 42.

78 - Ger 1, 5.

79 - Rm 11, 33.

80 - Rm 9, 10-12.

81 - Rm 10, 14.

82 - Lc 23, 43.

83 - Rm 5, 20.

84 - Gv 3, 8.

85 - 1 Cor 1, 31.

86 - Rm 5, 12.

87 - Mt 9, 12-13.

88 - Gv 6, 54.

89 - Gv 3, 36.

90 - Gv 1, 29.

91 - Lc 2, 11.

92 - Rm 7, 14.

93 - Tt 3, 5.

94 - 1 Pt 3, 21.

95 - Gv 6, 51-52, 54.

96 - Gb 14, 4.

97 - Sal 50, 7.

98 - Mt 26, 28.

99 - Gv 12, 46.

100 - Gv 1, 9.

101 - 1 Cor 14, 20.

102 - Gv 1, 9.

103 - 1 Cor 3, 7.

104 - Gv 1, 5.

105 - Sap 8, 19-20

106 - Gv 12, 46.

107 - Rm 10, 10.

108 - Fil 2, 7-8.

109 - Ef 2, 16.

110 - Rm 6, 4.

111 - Lc 5, 32.

112 - Lc 19, 9-10.

113 - Lc 15, 4-10.

114 - Lc 24, 47.

115 - Mc 16, 15-16.

116 - Gv 1, 29.

117 - Gv 10, 27-28.

118 - Gv 14, 6.

119 - 1 Pt 1, 3-5.

120 - 1 Pt 1, 7-9.

121 - 1 Pt 2, 9.

122 - 1 Pt 3, 18.

123 - 1 Pt 3, 21.

124 - 1 Pt 3, 18.

125 - 1 Gv 1, 7.

126 - 1 Gv 5, 9-12.

127 - 1 Gv 3, 8.

128 - Rm 10, 3.

129 - Rm 3, 22-26.

130 - Rm 4, 4-8; Sal 31, 1-2; Rm 4, 23-25.

131 - Rm 5, 6.

132 - Rm 7, 14-25.

133 - Rm 8, 3.

134 - 1 Cor 15, 3.

135 - 2 Cor 5, 14-6, 2; Is 49, 8.

136 - Gal 1, 3-4.

137 - Gal 3, 19. 22.

138 - Ef 2, 1-6.

139 - Ef 2, 8-10.

140 - Ef 2, 12-18.

141 - Ef 4, 21-24.

142 - Ef 4, 30.

143 - Col 1, 12-14.

144 - Col 2, 9-15.

145 - 1 Tm 1, 15-16.

146 - 1 Tm 2, 5-6.

147 - 2 Tm 1, 8-10.

148 - Tt 2, 13-14.

149 - Tt 3, 4.

150 - Eb. 1, 1-3.

151 - Eb 2, 1-3.

152 - Eb 2, 14-17.

153 - Eb 4, 15.

154 - Eb 7, 24-27.

155 - Eb 9, 24-28.

156 - Ap 5, 9.

157 - At 3, 14-15.

158 - At 4, 11-12.

159 - At 5, 30-31.

160 - At 10, 43.

161 - At 13, 38-39.

162 - Lc 24, 44-47.

163 - At 10, 43.

164 - Sal 15, 3.

165 - Rm 5, 20.

166 - Ap 19, 5.

167 - Gio 3, 5.

168 - Sal 118, 176.

169 - Is 53, 6.

170 - Is 53, 5.

171 - At 8, 27-39.

172 - Is 53, 3-13.

173 - Is 61, 1; Lc 4, 16-21.

174 - 1 Pt 2, 24-25.

175 - 1 Pt 1, 5.

176 - 1 Cor 15, 22.

177 - Gv 1, 13.

178 - Rm 5, 18.

179 - Mt 12, 30.

180 - 2 Ts 3, 2.

181 - 1 Tm 6, 20.

182 - Gn 3, 1-6.

183 - Lc 1, 26-38.

184 - 1 Cor 7, 38.

185 - Gv 3, 5.

186 - Mc 10, 17-18.

187 - Rm 6, 6.

188 - Gv 3, 1-21.

189 - Gn 2, 24.

190 - Mc 10, 8.

191 - Gv 1, 1. 14.

192 - 1 Cor 12, 12.

193 - Nm 21, 6-9.

194 - Rm 6, 5.

195 - Fil 2, 13.

196 - Sal 24, 7.

197 - Gn 2, 23. 19.

198 - Rm 8, 3.

199 - Gn 2, 22.

200 - 2 Cor 6, 1.

201 - 1 Cor 9, 27.

202 - Rm 7, 22-23.

203 - 1 Cor 9, 27.

204 - Sal 142, 2.

205 - Gv 14, 30.

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