CAPITOLO I: NELLA FESTA DELL'ANNUNCIAZIONE DELLA BEATA MARIA VERGINE
Santa Matilde di Hackeborn

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Nella festa dell'Annunciazione, quella Vergine di Cristo, mentre nella orazione ricordava con grande amarezza i suoi peccati, vide sé stessa tutta coperta di cenci come di un mantello, e le vennero in mente queste parole: E la giustizia sarà cingolo dei tuoi reni (Isa. XI, 5). Si mise a pensare cosa farebbe mai quando il Dio di Maestà, cinto di giustizia, le sarebbe comparso nella sua divina Onnipotenza per domandarle conto delle Sue negligenze. Quanto più l'uomo è santo davanti a Dio, tanto più si reputa vile ed inferiore a tutti; quanto più nella sua coscienza è mondo dal peccato, tanto più teme e paventa di incorrere nella disgrazia del suo Dio.
Penetrata da tale vivissima contrizione, Metilde vide il Signore Gesù seduto sopra un altissimo trono, in atteggiamento di ineffabile dolcezza. A questa vista la cenere di cui era coperta scomparve, ed ella si trovò davanti al suo Signore, rivestita di uno splendore lucente come oro. Riconobbe allora che la vita santissima e le opere perfettissime di Cristo avevano supplito a tutto il bene che essa aveva trascurato e che tutta la sua imperfezione era stata riparata dalla sublime perfezione del Figlio di Dio.
Quando
Dio lascia riposare sopra un'anima lo sguardo della sua misericordia e
si china verso quella per averne pietà, tutte le colpe di lei vengono
gettate in un eterno oblio.
Ricevuto così il prezioso dono della
remissione di tutti i suoi peccati, Metilde, pienamente rassicurata,
tutta accesa di santo ardore, si mise a riposare in seno al suo diletto
Gesù, moltiplicando le testimonianze di, affetto per il suo Signore e
scambiando con Lui parole di ineffabile tenerezza.
Allora ella
vide uscire dal Cuore del signore uno strumento di musica di cui si
servì per celebrare le lodi di Dio; pregandolo pure che volesse Lui
medesimo essere a sé stesso la propria lode. E subito udì la voce del
suo amato Gesù che cantava quest'antifona: Laudem dicite Deo nostro
omnes Sancti ejus; Date lode al nostro Dio, voi tutti, suoi Santi
(Apoc., XIX, 5). Meravigliandosi ella che il Signore cantasse queste
parole, le venne divinamente ispirato che in questa parola: Laudem,
Lode, Dio loda sé stesso in sé medesimo senza fine, con lode perfetta.
In quell'altra: Dicite, Dite, conobbe che Dio, dal tesoro della sua
divina potenza, dona all'anima il potere d'invitare tutte le creature
del cielo e della terra a lodare il loro Creatore. Nelle parole: Deo
nostro, Al nostro Dio, intese come il Figlio, in quanto uomo, onori e
riverisca il Padre che Egli chiama Mio Dio e vostro Dio (Joan., XX, 19).
Infine, in quelle parole Omnes sancti ejus, Tutti i suoi santi, conobbe
che tutti i Santi in cielo e su la terra, sono santificati da Gesù
Cristo sommo Santificatore.
Quella pia vergine vide pure la Madre di Dio alla destra del Figlio suo, ornata di una lunga cintura d'oro da cui pendevano cembali di oro lucentissimo. La Vergine Santissima percorreva tutti gli ordini angelici ed il coro dei Santi, i quali toccando quei cembali ne traevano armoniosi suoni. In tal modo tutti lodavano Dio per Metilde per i doni e per le grazie che la Maestà di Dio le aveva così largamente conferite ed ella pure, con tutte le sue forze, ne benediva il Signore con loro.
Il Signore avendo
chiamato Metilde vicino a sé, posò le sue divine mani su le mani di
quella sua sposa, donandole tutte le fatiche e tutte le opere della sua
santa Umanità. Poi applicò i suoi propri occhi dolcissimi su gli occhi
della sua diletta, donandole così il merito dei suoi santissimi sguardi e
delle copiose lagrime versate nel corso della sua vita mortale. Applicò
pure le sue divine orecchie alle orecchie di essa, donandole il merito
del suo udito. Imprimendo le sue labbra vermiglie su la bocca di lei, le
fece dono di tutte le sue parole di lode, di azione di grazie, di
preghiera e persino di quelle dei suoi discorsi pubblici, in supplemento
delle negligenze da lei commesse. Infine il Signore unì il suo
dolcissimo Cuore al cuore della sua diletta, e in tal modo le donò il
frutto di tutto il suo esercizio di meditazione, di divozione e di
amore, arricchendola in grande abbondanza di tutti i suoi propri beni.
A
questo modo, quell'anima, tutt'intera incorporata con Gesù Cristo e,
tutta liquefatta nel divino amore come cera nel fuoco, ricevette il
sigillo della divina somiglianza e divenne col suo Diletto una medesima
cosa.
Mentre nella messa si leggeva il vangelo, Missus est, Metilde
vide l'Arcangelo Gabriele che sollecito scendeva in Nazaret verso la
Beatissima Vergine, portando il vessillo regio coperto di lettere d'oro.
Una innumerabile moltitudine di angeli lo seguiva e tutti ordinatamente
si fermarono intorno alla casa dove stava la gloriosa Vergine. Dopo gli
Angeli, venivano gli Arcangeli, poi le Virtù e così tutti i cori
angelici, disposti in modo che ciascun ordine formava come un muro dalla
terra al cielo intorno a quella casa benedetta.
Comparve
infine il Signor Gesù, più bello di tutti i figli degli uomini, uscendo
come lo Sposo dalla camera nuziale, circondato dagli ardenti Serafini
che sono gli spiriti più vicini alla Divinità. Tutta la corte celeste
circondava il Signore e la Beata Vergine, come di un muro che si
innalzava dalla terra sino alla volta dei cieli.
Intanto il Signore,
in piedi presso il vessillo dell'Arcangelo, sotto la forma di un
fidanzato nel fiore di brillante giovinezza, aspettava in silenzio che
l'Arcangelo avesse rispettosamente presentato alla Vergine il suo
messaggio.
Quando la Beata Maria, dal profondo abisso della sua
umiltà ebbe dato questa risposta: Ecco l'Ancella del Signore, mi sia
fatto secondo la vostra parola, d'un tratto lo Spirito Santo, sotto la
forma di una colomba, con le ali spiegate della divina dolcezza, entrò
nell'anima della Beata Vergine, coprendola della sua ombra e rendendola
feconda per generare il Figlio di Dio.
Divina maraviglia operata
dallo Spirito Santo! Benché carica del prezioso tesoro per cui era
madre, Maria conservò intatto quell'altro tesoro per il quale chiamasi
Vergine.
È così la Vergine Immacolata fu fatta Madre di Dio-Uomo; e
lo Spirito Santo fu l'unico testimonio di quest'opera a Lui tutta
propria.
Giunta l'ora del regale banchetto in cui la Santa
doveva ricevere il Diletto dell'anima sua comunicandosi col sacramento
del corpo e del sangue di Cristo, ella sentì queste parole: Tu in me, o
Sposa mia, ed io in te; e in eterno non ti abbandonerò mai.
Ma essa
altro non desiderava che di lodare Iddio; perciò il Signore le donò il
suo Cuore Divino sotto il simbolo d'una coppa d'oro meravigliosamente
ornata, dicendole: “Con questo mio divin Cuore tu sempre mi loderai. Va
dunque ad offrire a tutti i Santi il liquore di vita che si contiene nel
mio Cuore, affinché ne siano felicemente inebriati”.
Metilde subito
si avvicinò agli Angeli e presentò loro il calice della salvezza; gli
Angeli non bevettero, ma nondimeno ne restarono saziati.
Dopo, la
Santa offrì la coppa ai Patriarchi ed ai Profeti: “Ricevete, disse,
Colui che tanto avete desiderato ed aspettato per sì lungo tempo; fate
che io pure con tutta la mia forza, giorno e notte, lo brami, lo
desideri e per Lui sospiri”.
Agli Apostoli presentò pure la
preziosa coppa dicendo: “Ricevete Colui che avete amato con tanto ardore
e fate che l'ami anche io sopra ogni cosa e dal più profondo del mio
cuore”.
Poi ella si rivolse ai Martiri dicendo: “Ecco Colui per amor
del quale avete versato il vostro sangue ed abbandonato il vostro corpo;
alla morte; ottenetemi ch'io spenda tutte le mie forze nel servirlo”;
In
seguito, Metilde si accostò ai Confessori: “Ricevete ancor voi, disse
loro, Colui per il quale tutto avete sacrificato disprezzando le delizie
di questo mondo, fate ch'io pure disprezzi per Lui i beni terreni e
salga verso le cime d'ella religiosa perfezione”.
Infine con grande letizia si portò verso le Vergini e disse loro: “Ricevete la celeste bevanda del divin Cuore di Colui al quale avete consacrata la vostra verginità; fate ch'io perseveri nella castità dell'anima, e del corpo e ottenetemi in ogni cosa un perfetto trionfo”.
Nel coro delle Vergini Metilde ne scorse una che da poco tempo era defunta.
Si riconobbero perché su la terra avevano vissuto in una stretta e vicendevole familiarità, ed ella le domandò se ogni cosa lassù fosse davvero come aveva detto mentre era ancora vivente quaggiù. “In verità, rispose la vergine defunta, tutto è perfettamente come dicevo, ma ora ho trovato il centuplo di quanto mi era stato detto su la terra”.
Dopo aver fatto il giro della intera Corte celeste, Metilde ritornò presso il Signore e gli riconsegnò la coppa d'oro. Egli prese questa coppa e la depose nel cuore della sua diletta, la quale si trovò in tal modo col suo Dio felicemente unita.