SCRUTATIO

Sabato, 16 maggio 2026 - Sant'Isidoro agricoltore ( Letture di oggi)

Meditazioni per signorine

Don Giuseppe Tomaselli

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Meditazioni per signorine
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INTRODUZIONE

Ti presento, o signorina, un corso completo di Meditazioni. E' Gesù che parla a te per mezzo di queste pagine. Fa' tesoro di tutti gli insegnamenti che vi troverai. Consiglia anche ad altre anime la lettura di questo lavoro, tanto interessante.

Quest'opuscolo va accoppiato all'altro «Istruzioni ». E' difficile giudicare quale dei due lavori sia più importante, essendo l'uno e l'altro di somma utilità pratica.

 

Meditazione I: IL FINE


 

CHI SEI TU?


Rivolgiamo delle domande a qualche signorina priva della fede: Chi sei tu? Potrà rispondere: Sono una creatura umana, in qualche modo superiore a tanti altri esseri che mi circondano... non sempre però più fortunata!

- Che cosa fai sulla terra?

- Mi sforzo di afferrare la felicità, ma nell'attimo stesso in cui credo di averla raggiunta, mi sfugge.

- E dove vai?

- Dopo di essermi affaticata, dopo di aver provato tante disillusioni, in fine mi domicilierò nel cimitero, ove tutto finirà! -

Tali sono le risposte della signorina che non ha la luce della fede. La divina rivelazione invece ci dice che noi siamo esseri ragionevoli, composti di anima e di corpo, creati per conoscere Dio, amarlo e servirlo in questa vita e destinati ad andarlo a godere eternamente in Paradiso. Se fosse diversamente, se cioè la vita umana finisse sulla terra, noi saremmo più i re del creato, ma saremmo inferiori agli stessi animali.

 

CONFRONTO

Il contadino lavora sotto i raggi cocenti del sole; il suo asinello contemporaneamente si riposa all'ombra. Il povero uomo, giunto a casa alla sera, stanco del lavoro, è sottoposto a delle pene morali: la moglie inferma, la sistemazione dei figli, i debiti da pagare...; avendo il cuore amareggiato, prende cibo senza gustarlo e passa la notte insonne.

L'asino nello stesso tempo, mangia serenamente e poi si abbandona al riposo.. Muore il padrone e muore l'asino. Er spontaneo domandarsi: Ma è stato più bestia l'uomo oppure l'asino? Se non ci fosse un'altra vita dopo di questa, sarebbe meglio essere bestie, perchè si soffrirebbe di meno.

La ragione, e più che tutto la rivelazione, ci dicono di mirare l'uomo con occhio superiore, per non arrivare a certe conclusioni sciocche ed assurde.

 

CORPO ED ANIMA

Si è detto sopra che noi siamo degli esseri ragionevoli, composti di anima e di corpo. In un modo a noi inesplicabile stanno uniti corpo ed anima, cioè materia e spirito, formando un essere solo.

Qual è la parte più nobile di noi? Certamente è l'anima; il corpo è un semplice strumento dello spirito. L'anima è il principio vitale; per essa il corpo può compiere le funzioni materiali di assimilare, crescere e sentire. Partita l'anima, il corpo resta cadavere, è buona a nulla e si dissolve.

Per mezzo dell'anima, non solo noi teniamo in attività il corpo, ma siamo capaci di conoscere, di ragionare, di volere e di amare. Il corpo, come tale, non può sussistere senza l'anima, mentre questa continua a vivere anche separata dalla materia.

 

DOLORE E PIACERE


Il corpo ha i suoi piaceri e le sue sofferenze; così pure l'anima; ma, essendo questa superiore al corpo; sono pure di gran lunga superiori e le sue gioie e le sue pene.

Ad una ragazza di sette anni si dà uno schiaffo; piange un poco e poi riprende i suoi trastulli. Ha sofferto nel corpo.

Ad un'altra ragazza di dodici anni si faccia una carezza, le si dia un dolce e subito dopo le si comunichi la notaia della morte della mamma. La fanciulla piange e resta inconsolabìle; per tutta la vita porterà il dolore nel cuore. La sofferenza dello spirito è superiore a quella del corpo. Quanto si dice per il dolore, vale anche per il piacere.

 

IMMORTALITA'

L'anima è immortale. Tutto ciò che è materiale, è soggetto alla morte, cioè alla dissoluzione delle parti, che lo compongono. Lo spirito, non avendo parti, non può dissolversi; soltanto il Creatore potrebbe distruggerlo; ma Iddio non farà ciò, in quanto ha destinato l'anima alla vita eterna.

Appena l'anima si separa dal corpo, continua la sua vita. Difatti Gesù disse al ladrone sulla croce: Oggi sarai con me in Paradiso! (S. Luca, XXII - 43) - cioè, fra poco morrai, ma l'anima tua oggi stesso entrerà nella vita eterna.

 

PREZIOSITA'

Le opere di Dio sono tutte preziose; ma poiché negli esseri creati c'è una scala di superiorità, avendo l'anima umana un posto eminente nella creazione, essa è assai preziosa.

Tutte le ricchezze terrene, anzi tutto l'universo materiale, non può paragonarsi al valore di un'anima sola. L'anima è preziosa perchè è fatta ad immagine di Dio. Disse il Creatore dopo aver tratto dal nulla il mondo: Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza.

Dio è Purissimo Spirito e l'anima umana è spirituale; Dio è uno ed in tre Persone; l'anima ha tre facoltà; Dio conosce, vuole ed ama; e l'anima è capace di comprendere, di volere e di amare. Dio non ha avuto principio e non avrà mai fine; l'anima da che è stata creata, non cesserà più di esistere.

La preziosità di un oggetto si misura dal valore che si richiede per comprarlo o per riscattarlo. L'anima nostra dopo la colpa originale rimase esclusa dal Paradiso; nessuna creatura umana avrebbe potuto riscattarla. Soltanto Iddio, conoscendo appieno la preziosità dell'anima, potè riscattarla e fu necessario che la seconda Persona della Santissima Trinità si facesse uomo e morisse in Croce.

 

IL PRIMO AFFARE

Iddio ha fatto la parte sua per salvare l'anima; tocca a noi fare la parte nostra. Dice Sant'Agostino: Chi ti ha creato senza, il tuo concorso, non ti salverà senza la tua cooperazione.

Salvare l'anima! Ecco il tuo affare principare, o signorina! Dice Gesù Cristo: Una sola cosa è necessaria: salvare l'anima!... Che giova mai all'uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde l'anima sua? (S. Matt. VI-26).

Le creature sogliono agitarsi attorno a tanti affari. Chi cerca il denaro, chi la gloria, chi il piacere dei sensi. Purtroppo si perde di mira l'affare principale della vita, cioè la salvezza dell'anima: Gesù Cristo chiama «stolto», o pazzo, colui che trascura l'anima sua e porta un esempio.

- Un uomo ricco, al quale la campagna aveva fruttato copiosamente, andava ragionando tra sé: Che farò? Io non ho più posto dove riporre il mio raccolto. Ecco quello che farò: demolirò i miei granai, ne fabbricherò di più vasti, dove raccoglierò tutti i miei prodotti ed i miei beni, e dirò all'anima mia. Tu hai messo in serbo molti beni per parecchi anni- riposati, mangia, bevi e godi! - Ma Iddio gli disse: Stolto, questa notte morrai e l'anima tua stessa ti sarà ridomandata! Quanto hai preparato di chi sarà? (S. Luca, XII-16). Quanti di questi pazzi ci sono nel mondo!

 

COMPITO PERSONALE ED... IRRIMEDIABILE

La salvezza dell'anima è un affare strettamente personale. Sulla terra possiamo affidare ad altri dei compiti da disimpegnare per conto nostro; ma trattandosi dell'anima, non è possibile fare ciò. Ciascuno deve farsi violenza, deve appigliarsi ai mezzi spirituali più opportuni... deve procurarsi l'eterna felicità, come si procura il pane quotidiano col sudore della fronte.

E' un affare irrimediabile! Si perde l'onore? Ci si può riabilitare! Si perde la sanità? Si potrà riacquistare! Riesce male un esame? Si ripete l'anno... Si studia di più... e si rimedia in qualche modo! Se avessimo due anime, potremmo dire: Una la perdo e l'altra la salvo!... Ma poiché anima ne abbiamo una, salviamola a tutti i costi! Iddio ci dà il tempo ed i mezzi necessari per raggiungere il fine ultimo: salvarci eternamente!

 

I PAZZI ED I SAGGI

I pazzi sono quelli rinchiusi nei manicomi. Costoro sono degli infelici. I veri pazzi però sono coloro che sapendo di avere un'anima da salvare, vivono con trascuratezza la vita spirituale e si attaccano più del necessario ai beni terreni.

I veri saggi sono stati i Santi e lo sono tutti quelli che pensano seriamente all'anima propria.

I Martiri preferirono perdere la ricchezza, vivere in prigione e finire la vita fra atroci tormenti, pur di salvarsi.

Grandi schiere di vergini hanno lasciato famiglia e piaceri mondani per assicurarsi meglio l'eterna salvezza.

I conventi sono popolati di Suore: costoro hanno rinunziato ai beni terreni, ai piaceri dei sensi ed alla libertà, unicamente per attendere alla propria anima. Le Missionarie affrontano sacrifici e pericoli per portare agli infedeli la luce del Vangelo, pensando che più anime salvano meglio assicurano la salvezza. - Hai salvato un'anima? Hai predestinato la tua! - Così S. Agostino.

Visitiamo un cimitero. Quante tombe! Quanti monumenti!... Domandiamo alle giovani quivi seppellite: Come vi trovate nell'altra vita?... Rimpiangete qualche cosa? Se potessero rispondere, direbbero: Quanto tempo perduto sulla terra!... Faticammo per andare dietro ad un amore e poi, morendo, tutto cessò!... Sostenemmo sacrifici per farci ammirare ed amare ed ora nessuno più pensa a noi!... Avemmo tanta cura del corpo ed adesso marcisce in pasto ai vermi!... Ah! Se potessimo ritornare sulla terra, impiegheremmo tutto il tempo a bene dell'anima nostra!...

 

PERDERAI LA VITA!

La fanciulla era stata trovata sola. Il giovanotto, spinto da Satana, approfittò per tentarla. Al primo rifiuto, seguirono le minacce. - Non offenderò giammai il Signore! - Vedi questo coltello?... Sarai crivellata! - Non ho paura! - Pensa che perderai la vita! - Però salverò l'anima! -

Il giovane brutale diede la prima coltellata. - Ancora ti rifiuti? - Sino alla morte!

I colpi di coltello si susseguirono; la fanciulla rimase a terra in una pozza di sangue, con gli occhi rivolti al Cielo, pensando alle parole di Gesù: Chi perderà la sua vita per me, la troverà!

E trovò la Martire la vera vita: il Paradiso! Tutto il mondo oggi la invoca quale avvocata presso Dio: Santa Maria Goretti, prega per noi!

Bisogna salvare l'anima a costo di qualunque sacrificio!

Meditazione II: IL PECCATO MORTALE



L'anima nostra ha la sua vita, che Iddio mantiene ed aumenterà; l'anima non può morire, cioè non sarà distrutta, ma può perdere la grazia di Dio ed allora si considera come morta.

Il corpo può morire in conseguenza di una fucilata, di una coltellata, di una malattia...; l'anima può morire, in rapporto all'amicizia di Dio, in conseguenza del peccato.

Medita, o giovane, il peccato; considera i suoi funesti effetti e stabilisci già sin d'ora di odiarlo per tutta la vita come l'unico vero male.

 

LA GRAZIA

La grazia è un dono gratuito che il Creatore fa alla creatura. Si distingue in attuale ed in abituale. La grazia attuale è una luce particolare che Iddio dà all'intelligenza ed una spinta alla volontà verso il bene; si chiama attuale in quanto dura poco ed è quindi passeggera.

La grazia attuale può rendersi efficace, se si corrisponde ad essa; resta inefficace se l'anima non segue la divina ispirazione. Più si corrisponde alla grazia attuale e più l'anima si rende degna di grazie ulteriori; meno si corrisponde e più Iddio ritira i suoi doni. La grazia abituale è il dono che Iddio fa della sua amicizia all'anima e si chiama abituale perchè aderisce ad essa, in qualche modo come l'abito al corpo, ed è permanente.

La persona in grazia di Dio è di una ricchezza inestimabile.

L'Eterno Padre la contempla e l'ama come capolavoro della creazione; Gesù Cristo la riguarda come frutto del suo Sangue; lo Spirito Santo l'alimenta di continuo con i suoi doni per santificarla; gli Angeli la considerano come futura compagna della gloria celeste e l'Angelo Custode gioisce a starle vicino.

Qualunque opera buona faccia l'anima, finché perdura la grazia abituale, è meritoria per l'altra vita, Fosse anche un pio desiderio o un buon pensiero.

Ma se quest'anima, in un momento di passione, dimentica della sua dignità, commette un grave peccato... sull'istante perde l'amicizia di Dio e cade nella più profonda miseria spirituale.

 

RIFLETTERE


Si racconta che un principe, avido di gloria, desiderava ardentemente iniziare una guerra. Sollecitava il re, suo padre, a trovare un pretesto per scendere in campo. Il sovrano, prudente, dissuadeva il figlio e, per fargli comprendere il disastro di una guerra, ordinò ad un valente pittore parecchi quadri, che presto furono allestiti.

Il primo quadro rappresentava il principe sul campo di battaglia... fiero e sprezzante della morte. Il secondo rappresentava la campagna devastata e il terzo la città distrutta dall'incendio. Il quarto quadro riproduceva la scena delle vedove di guerra, piangenti, con i pargoli accanto. Il quinto era riservato ai mutilati; chi zoppo, chi monco di un braccio, chi cieco...

Il re fece meditare al figlio i disastri della guerra e così il principe poté mettere giudizio.

Le conseguenze di una guerra sono dolorose, durature; ma le conseguenze del peccato mortale sono piu terribili, in quanto sono danni spirituali.

 

LA COLPA

Una giovane ventenne. Ha saputo conservare l'innocenza battesimale ed ha trascorso gli anni nella gioia più pura. Allenata alla lotta, attingendo la forza alla fonte eucaristica, ha sempre detto «no!» al demonio tentatore. La sua vita è stata una continua ascensione ed un continuo accumulare di preziosi tesori per il Cielo. Oh, se si potesse vedere con gli occhi del corpo la bellezza di quest'anima, si resterebbe rapiti!

Il demonio è geloso di tanto bene ed un triste giorno dà un assalto più terribile del solito; sceglie l'ora più propizia, il pomeriggio.

La giovane è in ozio e sta sola nella sua camera. Cattive immagini vengono a turbare la sua mente; le scaccia subito. Il tentatore non si dà per vinto e subito dopo suscita nella giovane dei brutti ricordi... cose viste ed udite nell'adolescenza. L'assalto è respinto. Come il demonio si apprestò a tentare Gesù per la terza volta, così si appresta a tentare la giovane, con l'aiuto di altri sette demoni peggiori di lui. La mente, il cuore, i sensi... tutto l'essere è in preda alla tentazione.

Povera signorina! Dovrebbe subito uscire dalla camera, cercare compagnia, distrarsi... Invece resta come incantata davanti alla passione. Si annebbia l'intelligenza, si sente molto indebolita, lotta un poco e poi... cede alle insinuazioni diaboliche. Satana canta vittoria!

Che cosa è avvenuto nell'anima di questa giovane, appena commesso il peccato mortale? La più grande trasformazione... la rovina completa!

 

CONSEGUENZE

L'anima, mentre era in grazia di Dio, possedeva la luce e la bellezza della veste nuziale; dopo la colpa è rimasta nella perfetta oscurità... perchè si è fusa la valvola che l'univa a Dio, simile ad una stanza ben illuminata che all'improvviso resta al buio.

Il figliuol prodigo lasciò la casa paterna e fu costretto a mettersi a servizio di un crudele padrone, che lo privò anche del pane. L'anima peccatrice ha lasciato Iddio, il datore della pace, e si è messa sotto la tirannia del demonio, onde rimorsi, abbattimenti morali, forse disperazione!

La giovane era ricca davanti a Dio, per le opere buone compiute nel passato; avendo ceduto alla tentazione, ha perduto tutto! Il Signore, quando il giusto commette il peccato, getta dietro le spalle le sue buone opere e se ne dimentica!

Un uomo lascia la patria, lavora tanti anni per guadagnare denaro ed alla, fine... per un capriccio... brucia i biglietti di banca acquistati! Pazzo, così distruiggi il frutto di tanto lavoro?

Signorina pazza, e come mai hai osato annullare tanti anni di vita santa e perdere tanti meriti celesti... per alcuni istanti di piacere?

Il fuoco del vulcano, quando si riversa sulle vallate e sulle pianure, brucia tutto; resta poi la lava fumigante, che dopo il raffreddamento diviene pietra dura. In questo territorio, perfettamente sassoso, cessa la vegetazione, tutto è arido. Così, appena la giovane ha avuto la disgrazia di cedere alla tentazione, l'anima sua è rimasta nella perfetta sterllità; è incapace di meritare per il Paradiso; qualunque opera buona compia, non frutta niente per l'eternità, ma giova soltanto a muovere la misericordia di Dio per convertirla!

 

PENA... SENZA LIMITE

Se tu, o giovane, fossi morta prima di commettere quel peccato mortale. avresti avuto diritto al Paradiso, al gaudio eterno! Se la morte invece ti colpisse ora, mentre sei in disgrazia di Dio, andresti eternamente a penare nell'inferno! Possibile che tu con un solo peccato mortale abbia meritato la pena eterna? Certamente! Tu hai offeso gravemente il Creatore, trasgredendo la sua legge! L'offesa recata a Lui è in qualche modo infinita, in quanto l'insulto acquista le proporzioni della dignità offesa, e poiché Iddio è infinito, la tua colpa rasenta l'infinito!

 

ANCHE TU?


Giulio Cesare, quando vide luccicare i pugnali dei congiurati e scorse tra i presenti il giovane Bruto, suo figlio adottivo, nel colmo del dolore esclamò: Anche tu, Bruto, figlio mio?...

Il cuore di Gesù è tradito da tanti nemici; ma quando commette il peccato mortale una giovane, cresciuta in famiglia cristiana, educata con tante cure spirituali, che tante volte ha gustato le delizie eucaristiche, che tanti lumi speciali ha ricevuto... allora il cuore di Gesù emette quel doloroso lamento: Anche tu... figlia mia... mi trafiggi?

 

RICADUTE NEL PECCATO


Allorché un sassolino penetra dentro la scarpa, si sta a disagio; occorre toglierlo subito.

Fatto questo, non resta conseguenza alcuna e si può camminare tranquillamente.

Per il peccato non è così. Anche quando la grave colpa si sia confessata e detestata di cuore, resta però una ferita misteriosa, la quale si manifesta con una spinta maggiore al male; più si pecca, più si è inclinati a peccare e più deboli si diviene.

Il demonio, conoscendo ciò, entrato che sia in un'anima, si sforza di far ripetere il peccato... e la povera anima, accecata, cade nelle spire infernali. - Hai fatto un peccato? Fanne ancora un altro... tanto sei già in disgrazia di Dio! Poi ti confesserai!... Hai peccato due volte?... Continua... sai, fa lo stesso! Dio come perdona due peccati, ne perdona quattro!...

Guai a lasciarsi ingannare dal demonio! Non è la stessa cosa fare un peccato, oppure due! Ogni nuovo peccato è una nuova ferita, è una nuova catene, che lega la volontà, è un nuovo passo verso la china dell'inferno!

 

IL NUMERO DEI PECCATI

Dice Sant'Alfonso De' Liguori nel suo libro « Apparecchio alla morte »: Come Iddio assegna ad ogni uomo gli anni di vita, a chi dieci, a chi venti ed a chi cento... così stabilisce il numero dei peccati che intende perdonare al peccatore: a chi mille, a chi cento, a chi uno.

La misericordia divina in se stessa è infinita, ma nei rapporti con la creatura si dimostra limitata. Ogni anima ha come una misura, che può lasciare vuota, o riempire per metà o far traboccare. Ogni nuova colpa aggrava la misura Dice il Signore: Il grido di Sodoma e di Gomorra è giunto sino a me! La misura è al colmo! Lascerò cadere dal cielo il fuoco e distruggerò la Pentapoli!

Giovane donna, dopo la colpa non disperarti! E' necessario invece ricorrere a Dio con confidenza ed umiltà. Ma prima di peccare... prima di ricadere... pensa: E se questo peccato fosse l'ultimo?... E se Iddio non mi desse il tempo di rimettermi in grazia sua?...

Purtroppo, tanti peccano e ripeccano, pensando che il Signore è buono... e poi vanno a finire nell'inferno!

Dice lo stesso Sant'Alfonso, Dottore di S. Chiesa: Manda più anime all'inferno la divina misericordia, anziché la divina giustizia! Guai ad abusare della bontà di Dio!

 

Meditazione III: IL PECCATO PIU' DISASTROSO


 
COLLOQUIO INTERESSANTE

Il 27 marzo del 1934 un Sacerdote faceva in Sicilia un esorcismo, cioè scacciava il demonio dal corpo di una bambina. Erano presenti una decina di persone. Prima che il demonio partisse, il Sacerdote domandò: Nel nome del Signore, rispondi a quanto ti chiedo! Come ti chiami?

- Il mio nome non t'importa saperla e perciò non te lo dico!

- In questa bambina sei solo o con altri compagni?- Per il momento sono solo; ma sei vuoi, chiamo altri aiutanti!

- No, resta solo! Io ti ordino di partire subito dal corpo di costei!

- Dimmi dove debbo andare e parto senz'altro! Non voglio aver da fare con te Prete Cattolicaccio!

- Va' in alto mare; prendi il corpo di qualche pesce e non entrare in nessuma creatura ragionevole!

- Che cosa me ne faccio di questi esseri? Io cerco anime!

- Ed allora, ritorna subito all'inferno e non uscire più!

- Ritornare all'inferno, sì; non uscire più, non è possibile! Lucifero mi costringe ad andare in giro!

- Ti comando di restare nell'inferno! - Non posso ubbidirti in questo!... - Prima di partire, dimmi ancora: Dove ti trovavi prima di essere qui? - Andavo in giro per le vie della città! - E che cosa fai andando in giro? - Cerco di far peccare la gente!

- E tu che cosa ne guadagni?

- Vengono anche gli altri con me all'inferno!

- Siete molti nel fuoco eterno?

- Sapessi, sapessi quanta gente c'è là dentro!

- Adesso parti!

- Me ne vado, ma lascerò la bambina in lacrime e legata a questa sedia! - La bambina diede in uno scoppio di pianto, si sedette e per circa cinque minuti non poté alzarsi dalla sedia né potè fare altri movimenti.

Il dialogo si svolse in latino fra il Sacerdote e la bambina di nove anni

(L'autore di queste pagine fu l'Esorcista).

 

IL TENTATORE

Tu, o signorina, medita le parole del demonio: Vado in giro per far peccare la gente, così viene all'inferno con me!

Dice il catechismo che i demoni sono Angeli ribellatisi a Dio per superbia e che per gelosia tentano gli uomini al male.

Il demonio perdette il Paradiso e non può sopportare che la misera creatura umana abbia a prendere il suo posto in Cielo.

Infatti, Satana, in forma di serpente, tentò Adamo ed Eva. Con un discorso intrecciato di menzogne, riuscì ad ingannarli. - Sarete simili a Lui!... Non è vero che morrete!...

L'opera di Satana non finì nel paradiso terrestre; è continuata e continuerà sempre... ma nei limiti permessi da Dio, perché si attui il piano della Provvidenza.

Il demonio assale tutti, anche le persone più sante, e si azzardò a tentare per ben tre volte lo stesso Gesù Cristo. Tu, o donna, devi stare all'erta per non cadere in peccato! L'inesperienza della vita ed il bollore delle passioni sono per te un grande pericolo.

Ricorda ciò che raccomandava l'Apostolo San Pietro ai primi Cristiani: Fratelli, siate sobri e vigilate perchè il vostro nemico, il diavolo, va attorno come leone ruggente in cerca di preda! Resistetegli con forza nella fede!

 

UN FORTE PENSIERO


In tempo di guerra tutti i militari lavorano contro il nemico; nell'esercito però ci sono le specializzazioni: chi combatte in aria, chi sulla terra ferma, chi sulle acque, chi ha un'arma e chi un'altra.

Lucifero ha il suo regno, come insegna Gesù Cristo: Se Satana è diviso in se stesso, come potrà sussistere il suo regno? (S. Luca, XI-18).

Nell'esercito diabolico ci sono gli specializzati: chi tenta contro la fede, chi spinge alla bestemmia, chi all'odio, chi all'impurità... I demoni più potenti sono quelli dell'impurità. Il peccato più disastroso, specialmente per te, o signorina, è quello contro la purezza. Chi sa vincere l'assalto impuro, facilmente supera le tentazioni di altro genere.

Uno dei pensieri più forti per non commettere il peccato impuro, è questo: E' il demonio geloso che mi tenta. Ed è lui che vuole sedurmi! Se io lo vedessi materialmente, in tutta la sua bruttezza, e venissi sollecitata da lui direttamente a fermare un cattivo pensiero, a dare uno sguardo impuro, a cominciare un discorso disonesto, a fare un gesto o una azione cattiva... cederei al suo invito? No, di certo! Lo metterei in fuga con la preghiera, con la penitenza e con forti atti di volontà! Ebbene, nella tentazione impura è proprio il demonio della disonestà, che ti sollecita in modo invisibile, ma reale.

 

LO SGUARDO DI DIO

Un altro pensiero efficacissimo, superiore al precedente, è il ricordarsi della presenza di Dio. Sappiamo che il Signore è in cielo, in terra e in cgni luogo; sappiamo pure che Egli conosce tutto, anche i nostri pensieri, essendo l'Onnisciente.

Se si pensasse seriamente a questa grande verità, non si cadrebbe con tanta facilità nel peccato impuro. Giova ricordare qualche esempio.

San Giovanni Bosco aveva proibito ai suoi giovani di andare a bagnarsi nel Po, essendoci pericolo per il corpo e specialmente per l'anima. Due ragazzi, approfittando dell'allontanamento di Don Bosco da Torino, andarono al bagno. I due disubbidienti stavano già nell'acqua; pensavano di non essere visti da alcuno. Ma c'era Dio che guardava! Il Signore fece vedere a Don Bosco, il quale era in treno e lontano dal Po, quanto avveniva nelle acque del fiume; permise la bilocazione e fece sì che il suo Servo, pur restando sul treno, si trovasse anche sul luogo del bagno e dispensasse schiaffi e pugni ai due bagnanti, i quali atterriti uscirono dall'acqua.

Fatto simile avvenne nell'Istituto di Barcellona, ave quattro giovani disseminavano lo scandalo. I Superiori ignoravano tutto; ma Iddio, che tutto vedeva, avvertì Don Bosco e rimediò. Di notte, pur trovandosi a Torino, Don Bosco fu anche in Ispagna; svegliò il Direttore Don Branda, lo condusse nel dormitorio, gli indicò i quattro giovani scandalosi ed esclamò: Costoro li caccerai subito via! - L'indomani mattina Don Bosco disse a Don Rua: Questa notte sono stato a Barcellona. Scrivi al Direttore Don Branda e ricordagli di fare quanto gli ho detto questa notte! -

Come si possono spiegare questi fatti, senza un intervento diretto di Dio? E' il Creatore, presente ovunque, che vede e controlla e prepara il premio o il castigo alle anime. La sacra storia è ricca di tali episodi.

 

TELEFONI SUBITO!

Non occorre andare tanto in là per trovare simili esempi.

Suor Josefa Menendez, la Religiosa che ricevette il Messaggio del Sacro Cuore al mondo, nel 1923 fu mandata da Gesù a Roma nella casa Generalizia delle Suore ciel Sacro Cuore. In quei giorni c'era nella città eterna un'anima pericolante; era una dama dell'alta aristocrazia romana. Costei era schiava del demonio impuro. Di tanto in tanto andava fuori Roma per attuare i suoi tristi disegni. Non pensava l'infelice di essere sotto il controllo di Dio.

Un giorno stabilì: Domani mattina con la mia automobile andrò fuori città a trovare la tale persona! - Questo pensiero non sfuggi a Gesù, il quale apparve alla Menendez e le disse: Va' a dire alla Madre Generale che telefoni subito a questo numero... e parli alla nobildonna.. ... Comunichi: Domani mattina non si metta in viaggio! Sarà meglio per lei! Se lo farà, la divina giustizia la colpirà e domani sera sarà morta. -

E' da immaginarsi l'impressione della dama sentendo la telefonata! - Ma come si conoscono le mie cose?... Chi può mai sapere ciò che a nessuno ho manifestato?... -

Buono per lei che l'indomani non si mise in viaggio, anzi andò a trovare la Superiore dell'Istituto Sacro Cuore, le aprì il suo cuore e cercò di un Confessore.

 

LETTERA CHIUSA

Padre Matteo Crawley, Prete americano raccontava al Vescovo ed al Clero di Trapani nel 1934 il seguente fatto, capitato a lui personalmente.

Predicavo un novenario in una città. L'ultimo giorno, finita la Messa, mi si presentò in sacrestia una signorina sui diciotto anni.

- Padre, so che lei andrà a predicare un triduo in una città lontana. Il secondo giorno del triduo, dopo la Messa, in sacrestia, le si presenterà un uomo sulla sessantina. E' un peccatore che da venti anni non si confessa. Le consegno questa lettera, che è chiusa, e potrà leggerla, ma non alla mia presenza. -

Pensai: O costei è una santa... o è una matta!

Il secondo giorno del triduo, finita la Messa, mi si fece innanzi un uomo sulla sessantina.

- Padre, vorrei confessarmi! Sono venti anni che sto lontano da Dio! Mi aiuti a ricordare i peccati! - Appena s'inginocchiò, mi sovvenne della lettera. L'aprii e vi trovai un foglio scritto. Esso conteneva tutti i peccati mortali commessi da quell'uomo in vent'anni, con il numero e le circostanze esatte.

Quando, dopo le prime interrogazioni, comprese il peccatore che io leggevo, volle il foglio tra le sue mani e spaventato mi disse: Ma qui c'è la mia vita!... Chi le ha dato questo foglio.

- Una signorina di quella città!

- Ma io là non ho conoscenti!... E poi, questi peccati li ho fatti da solo, a porte chiuse; nessuno mi guardava!

- E si, che c'era Dio!... Egli vedeva tutto. Questa signorina, per dono particolare, è stata messa dal Signore a conoscenza dei vostri peccati più segreti ed ha scritto quanto Dio le ha comunicato. -

 

FAREI QUESTO DAVANTI AI GENITORI?

Se tu, o giovane, pensassi: Iddio vede questo mio brutto pensiero! - ti fermeresti volentieri in esso?... Mentre stai per commettere una brutta azione, rifletti: Farei tanto male alla presenza dei miei genitori?... E come oserei farlo sotto lo sguardo di Dio?

Terresti un discorso disonesto davanti al SS. Sacramento? Ne avresti terrore, pensando: C'è Gesù Sacramento! - E non c'è anche il Signore lungo la via, in quella camera, in quella solitudine, in quel laboratorio? Tieni presente questa regola: Non fare davanti a Dio il male, che non faresti davanti al padre ed alla madre!

 

Meditazione IV: LA MORTE


 

- Ricordati che sei polvere ed in polvere tornerai!

Questa è stata la sentenza pronunciata da Dio al primo uomo dopo la colpa e questa è la condanna di tutti i discendenti di Adamo.

La morte è venuta nel mondo in conseguenza del peccato; bisogna dunque rassegnarsi a morire. Muoiono i cattivi ed i buoni, i dotti e gl'ignoranti; è morto anche Gesù Cristo, Figlio di Dio.

Nessuno può mettere in dubbio questa verità e, quando si vuole affermare una cosa con certezza, si dice: E' certa come la morte.

Noi, pur sapendo che dobbiamo morire, consideriamo la morte così lontana, sino a perderla di vista. Qualche volta ci rivolgiamo questa domanda: Ma è possibile che io debba morire? - E' il sentimento dell'immortalità dell'anima che si ribella al pensiero della morte. Ad ogni modo, morremo tutti!

Sopra una tomba era scritto: « Io ero quel che tu sei! Tu sarai quel che io sono! ».

Un giorno i defunti erano in vita; ora dormono il sonno della morte. Così sarà di noi!

 

QUANDO SI MUORE?

Niente è più certo della morte; niente è più incerto dell'ora della morte.

Dice Gesù Cristo: Siate preparati, perché nell'ora in cui non ve lo aspettate, verrà il Figliuol dell'uomo! (San Luca, XII-40)...

S'ingannano dunque coloro che dicono: La mia morte ancora è lontana! Ci sono tanti vecchi ed anziani prima di me! La morte, prima di recidere il filo di una esistenza, non domanda: Quanti anni hai? -

Essa è, per cosi dire, cieca; difatti da alcuni artisti è raffigurata con una benda agli occhi.

Del resto, basta andare all'ingresso di un cimitero ed osservare le varie casse funebri. Lo stesso giorno entra il bambino morto a tre mesi, la fanciulla di dodici anni, il giovane ventenne, l'uomo maturo, il vecchio decrepito...

 

DOVE?

Si può morire in qualunque luogo: in casa, fuori di casa, al cinema, nell'atto di commettere il peccato, mentre si passeggia, mentre si dorme!... Sono innumerevoli le insidie alla vita umana.

Come sarebbe bello morire davanti al confessionale, mentre si detestano i peccati... oppure in Chiesa, appena ricevuta la Santa Comunione!...

Com'è terribile morire mentre si sta commettendo un grave peccato... durante una conversazione immorale... in una spiaggia invereconda... in un bagno poco castigato... in un ballo indecente... durante una rappresentazione disonesta!... Morire in questo o in quel luogo importa poco; è necessario trovarsi in grazia di Dio.

 

COME SI MUORE?

L'albero dove pende, là cade! Ordinariamente chi vive bene, muore bene; chi vive male, se non interviene una grazia straordinaria, muore male.

Come la vita, così la fine! La morte dell'empio è pessima.

Per vivere bene è necessario pensare alla morte ed agire alla luce di essa. I Santi trascorrevano la vita in continue opere di bene, ma meditavano spesso la morte, anzi non pochi di loro tenevano un teschio sul tavolo per averne un continuo ricordo.

I cattivi, ed in generale quelli che si curano poco dell'anima, allontanano il pensiero della morte e se per caso incontrano un carro funebre o passano vicino ad un cimitero, pensano al cattivo augurio. Poveri pazzi! Credono forse, così facendo, di sfuggire alla morte oppure di ritardarla di qualche ora?... Dovrebbero pensarla di più, per staccarsi dal peccato e prepararsi al gran passo; invece hanno orrore di sentirsela ricordare. Come morranno costoro?

 

BUIO... O LUCE


La morte per i cattivi è paurosa e buia, perché segna la fine dei loro unici piaceri: superbia, avarizia, impurità. - Devo lasciare sempre gli spassi... abbandonare la ricchezza... rompere ogni laccio amoroso... andare a marcire sotto terra! - Tutto ciò si presenta come uno spettro alla mente di chi mette la sua felicità su questa terra.

Alla luce della fede la morte acquista splendore particolare; cessa la vita terrena ed incomincia l'eterna; dall'esilio si passa alla vera patria; dalla valle di lacrime si entra nel gaudio eterno; la creatura viene ammessa a vedere faccia a faccia il suo Creatore, bellezza infinita. Pensando a ciò, i Santi godevano sul letto di morte.

 

AVVENIRE ROSEO

Una giovane sui venti anni dà uno sguardo al suo avvenire e sente un sussulto al cuore: La felicità mi attende!... Il mondo è mio!... Godo di ottima salute!... Ho un bel corpo, avvenente!... La mia intelligenza non è comune!... Nella mia famiglia c'è l'agiatezza!... L'amore mi rapisce!... Quanti cuori palpitano per me!... Dopo aver goduto nella giovinezza, farò sì che il mio nome non venga obliato!... Sento di valere qualche cosa!... -

Povero vermiciattolo, che strisci per terra, non t'insuperbire! Tu sei polvere e cenere!... Ne vuoi la prova?... Ascolta!

 

LA GAUDENTE


La sala da ballo è animata. Donne e uomini vi sono convenuti; il primo posto però è dato alle giovani e tra costoro si distingue una certa Lucia, universitaria. Quanta soddisfazione prova! Può dirsi la regina della serata!

Il ballo si protrae oltre la mezzanotte. Alla fine, bisogna ritornare in famiglia. La giovane non suole usarsi tanti riguardi; con facilità dunque passa dalla sala calda all'aria fredda. A casa però avverte un leggero mal di capo. Disprezza anche questo: Sarà stanchezza! - E va a riposo.

 

CAMBIAMENTO DI SCENA

Al mattino non ha voglia di alzarsi. La febbre aumenta. I genitori lasciano passare il primo giorno e poi mandano per il medico.

- Qui si tratta di polmonite! - Dunque c'è pericolo? -

Poveri genitori... e più che tutto... povera figlia, che ignora il suo stato!

La polmonite fa il suo corso: o il terzo giorno, o il quinto oppure il settimo!... Al nono giorno: o vita o morte! Lucia può resistere sino al quinto giorno. Quantunque i parenti cerchino d'illuderla con pietose bugie, ella si accorge che il suo stato di salute è grave. Si parla di Sacramenti!... Lagrime furtive e singhiozzi dei familiari... dicono tutto!

Quando il medico comunica che il cuore dell'inferma è assai debole, la mamma esplode in un grido disperato! Lucia comprende: Per me, è finita!

Difatti alle prime ore della sera la giovane è morta!...

Si prepara la camera ardente e si adagia il cadavere sul letto.

Medita, o signorina, su questo cadavere!

 

GUARDANDO IL CADAVERE

Il corpo esamine è sul letto; attorno ardono quattro ceri. Si ha paura di entrare nella camera ardente e c'è chi non osa fissare il volto della defunta; eppure, questo è il momento propizio per meditare!

- Lucia, cinque giorni fa, a quest'ora; danzavi in quella sala! Ricordi?... E dove sono andati quei divertimenti?... Dove sono le tue amiche ed i tuoi adulatori?... Per te il mondo è finito! Hai lasciato tutto!

Curavi la capigliatura e la profumavi!... Ora i tuoi capelli sono viscidi, bagnati dal sudore della morte!

Quegli occhi, irrequieti ed intelligenti, che cercavi di saziare in tutti i modi, anche illecitamente,... sono vitrei e socchiusi! Non godono più!

Quelle labbra, forse strumento d'indegni piaceri, sono ingrossate, di color paonazzo... e lasciano vedere i denti bavosi!

Quella lingua è muta!... Troppo ha lavorato!... Quante parolacce di rabbia, quante frasi equivoche, quanti discorsacci immorali!... Povera lingua, i vermi ti roderanno presto!

Quelle orecchie incartapecorite... non godranno più ad ascoltare mormorazioni e racconti osceni!

Le mani sono stecchite!... Incrociate sul petto, trattengono una corona!... Quelle mani, forse strumento di bassi piaceri, sono ormai insensibili!

Ed il cuore?... E' fermo!... Quel cuore ha palpitato per tanti amori, è stato tormentato dal fascino della felicità... ma adesso non gode più!

 

ADDIO, CASA... ADDIO, TUTTO!


L'indomani tutto è pronto per il trasporto della salma.

- Lucia, parti da questa casa! Non è più tua!...

Altri l'ha abitata prima di te... Ed altri l'abiterà dopo. In questa stessa camera, in un giorno non lontano, si banchetterà e si danzerà!... Lascia questo letto... testimonio forse di tante miserie morali!... Lascia la ricchezza, gli abbigliamenti e tutto!... La cassa ti attende!

Un lenzuolo, un piccolo guanciale... e la salma è già composta dentro la bara. I portatori entrano in azione.

- O signorina, tante volte sei uscita da questa casa e poi vi sei ritornata!... Questa volta ne uscirai per sempre!...

Lungo il tragitto, mentre la campana dà i mesti rintocchi, si fanno dei commenti: Chi è morta?... Ma l'altro giorno passeggiava in piazza!... Poveretta!...

Altri si contenta di guardare un istante e poi riprende gli affari.

 

IN PASTO AI VERMI

All'ingresso del cimitero tutti abbandonano la defunta. Parenti ed amici ritornano a casa.

La bara è collocata in un angolo del così detto « obitorio » ed ivi rimane nel silenzio profondo e misterioso della morte. Una piccola lampada rischiara l'ambiente... Qui la giovane defunta passa la prima sera... e la prima notte!... La prima notte nel cimitero!... Se si riflettesse! Intanto le amiche sono in mezzo agli spassi: chi al cinema, chi al ballo, chi al passeggio!... Lucia faceva anche così, sino a pochi giorni prima!

L'indomani i fossori pensano alla sepoltura. Si fa la ricognizione del cadavere. La salma è già entrata in putrefazione. Il fetore è nauseante ed occorre la maschera. Ad un metro e mezzo sotto il suolo si pone la cassa; si copre di terra e sopra si colloca una Croce.

I microbi, i vermi più schifosi... compiono l'opera di distruzione! In pochi mesi il cadavere della giovane si riduce in una poltiglia: sangue e marciume. Passato ancora del tempo, rimane lo scheletro asciutto; anche questo si dissolve e resta un mucchietto di cenere. Per cura dei parenti la cenere è messa in una cassetta di zinco e poi nel loculo assegnato.

Ecco la fine di quella giovane ventenne! ...

Ecco la fine di ogni essere umano! ... E val la pena curare tanto il corpo, se esso deve andare a marcire?... Si dia al corpo, finché si è in vita, ciò che è giusto; ma si pensi di più all'anima!...

Pensa, o signorina, che devi morire! Ogni giorno che trascorre, è un passo verso la tomba! La vita, passa, la morte viene, l'eternità ti aspetta!

 

Meditazione V: IL GIUDIZIO PARTICOLARE


 

E' stato stabilito che bisogna morire, ed una sola volta, e dopo la morte avrà luogo il giudizio. (Ebr. IX-27).

Appena si emette l'ultimo respiro, alcuni dei presenti esclamano: Tutto è finito!...

Non è così. Se è finita la vita terrena, è cominciata però subito la vita eterna dello spirito. Ecco la dottrina cattolica: Dopo la morte, se l'anima è in grazia di Dio, senza resto di peccato, va in Paradiso. Se è in disgrazia di Dio, va all'inferno. Se ha ancora qualche debito di pena da scontare presso la divina giustizia, va in Purgatorio, finché non sia fatta, degna di entrare in Paradiso.

 

IL GIUDICE


C'è un'eternità di gaudio ed un'eternità di dolore. Se non ci fosse un Giudice Supremo, ogni anima sceglierebbe di andare subito a godere. E' necessario dunque un giudizio.

Ci saranno due giudizi: uno particolare, subito dopo la morte; uno universale alla fine del mondo.

Chi sarà il Giudice? Il Figlio di Dio. Dice Gesù Cristo: Il Padre non giudica alcuno, ma ha rimesso ogni giudizio nelle mani del Figlio, perché è Figliol dell'uomo (S. Giovanni, V-22).

Gesù è tutto bontà e misericordia; ma in qualità di Giudice, è il Dio d'infinita giustizia. Il Giudice Supremo non si presenta come il tenero Bambino della Grotta di Bethlem, ma come il Re di tremenda maestà. Non è più il mansueto agnello, che va alla morte senza aprir bocca, che si fa inchiodare senza lamentarsi... ma è il terribile Leone di Giuda che reclama i suoi diritti!

I profeti intravvidero in qualche modo nelle loro visioni il Divin Giudice e ce ne diedero delle immagini. Essi ci raffigurarono Cristo con la faccia risplendente come il sole, con gli occhi scintillanti come fiamme, con la voce simile al ruggito del leone, con il furore dell'orsa, alla quale siano stati rubati i figli. Al fianco ha la giustizia con due giustissime bilance, una per le opere buone, l'altra per le cattive.

 

DOVE?


I Dottori di S. Chiesa insegnano che il Giudizio Particolare si svolge nel luogo stesso dove avviene la morte.

Il corpo è come un muro che impedisce all'anima la visione di Dio; abbattuto il muro, sull'istante l'anima si trova al cospetto di Dio Giudice.

Terribile verità!... Essere giudicati nel luogo stesso dove si muore!

Pensa, o giovane donna, quando ti assale la tentazione: E se morissi mentre sto peccando? - Qui stesso vedresti lo Eterno Giudice e qui stesso riceveresti l'eterna condanna!

 

LA COMPARSA


Il giudizio divino si compirà in un batter d'occhio; ma la brevità non toglie niente al suo rigore.

San Leonardo da Porto Maurizio sceneggia il giudizio, per farlo meglio comprendere alle anime.

Seguiamo, in qualche modo la sua esposizione.

L'anima peccatrice, a vedere Dio d'infinita bellezza, vorrebbe lanciarsi verso di Lui, per possederlo in eterno; per Lui è stata creata ed a Lui tende; ma ne viene trattenuta da una forza misteriosa. Vorrebbe essa annientarsi od almeno fuggire, per non sostenere lo sguardo di un Dio sdegnato; ma non le è concesso.

Intanto vede davanti a sè il cumulo dei peccati commessi, il demonio che sghignazza, pronto a trascinarla con sè e vede al di sotto la terribile fornace dell'inferno.

 

L'ACCUSATORE


Ecco farsi avanti il primo accusatore, il demonio.

- Signore, siate giusto!... Voi mi avete condannato all'inferno per un solo peccato!... E quest'anima quanti ne ha commessi!... O anima, non ti lascerò più... Tu mi appartieni!... Sei stata mia schiava tanto tempo! - Ah, bugiardo e traditore! - dirà l'anima. Mi hai promesso la felicità, presentandomi in vita il calice del piacere! - Lo sapevi che ero bugiardo!... Ricordi, o anima, quel peccato... quella persona... quel libro... quel luogo?... Ricordi come ti eccitavo al male?... Come mi ubbidivi!... -

Allora l'anima presa dal rimorso e dalla disperazione, è costretta a dire: Sl... la colpa è mia!...

 

DAMMI CONTO...!

Ancora non ha avuto luogo il rigoroso interrogatorio. L'anima, illuminata dalla luce che emana da Gesù Cristo stesso, vede tutta la sua vita nei minimi particolari.

- Dammi conto, dice il Divin Giudice, delle tue opere malvage!... Quante profanazioni del giorno festivo! Quanti mancamenti verso il prossimo e specialmente verso i genitori! Dammi conto dei beni temporali!... Avevi il denaro per i capricci e per i vizi, ma non per i poveri!... Ti ho dato un corpo, dotato di sensi. Quale uso ne hai fatto?... Quanti ciechi, sordomuti, paralitici, scemi... stanno nel mondo!... Tu ti sei servita di questi sensi per offendermi di più... con atti impuri, con sguardi inverecondi, con discorsi osceni!...

Le città di Sodoma e Gomorra furono incenerite da me per mezzo del fuoco, a motivo della disonestà; anche tu, o anima infedele, sarai bruciata eternamente!

Dammi conto di quegli insulti che ani lanciavi nella collera!... Miserabile!... Hai osato trattare cosi il tuo Creatore!... Rendimi ragione di ogni parola pronunziata in vita! Hai letto il Vangelo, in cui è scritto: Di ogni parola oziosa che gli uomini avranno detta, mi daranno conto di essa nel giorno del giudizio! (S. Matteo XII36).

Dammi conto di tutti i pensieri volontari... delle trascuratezze ed omissioni! Ma il conto più stretto lo esigo per le anime che hai scandalizzato!... Misera creatura, per salvare le anime io sono morto in Croce e tu... me le hai rapite!... Ricordi quei discorsi... quei gesti... quei cattivi consigli... quelle provocazioni al male?... In tal modo hai spinto al peccato anime innocenti od almeno risolute di lasciare il peccato!... Costoro sono sulla via della perdizione ed a loro volta ne sospingono altre!... Va' a soffrire tanti inferni, quante sono le anime che hai rovinate!... Tu tremi?... Dovevi tremare prima, pensando alle mie parole: Guai a chi dà scandalo! Sarebbe meglio che venisse legata al collo dello scandaloso una macina da mulino e fosse precipitato nel profondo del mare! -

Potrà dire l'anima: O Dio di tremenda giustizia, riconosco di aver mancato!... Ma tenete conto delle passioni che mi hanno violentato!...

- E perchè non toglievi le occasioni?... Tu invece mettevi legna al fuoco!... Ogni divertimento, lecito o no, lo facevi tuo!... Ti ho dato l'aiuto dei Sacramenti! Non hai saputo approfittare! Li ricevevi di raro e senza frutto!

- O Dio di misericordia, tante volte mi avete perdonato in vita! Perdonatemi ancora una volta! Invoco il Sangue vostro e le vostre Piaghe!...

- E' finito con la morte il tempo della misericordia! Il Sangue mio, che tu hai disprezzato in vita, scenda ora sopra di te... per maledirti... E va', maledetta, lontano da me, nel fuoco eterno, preparato al diavolo ed ai suoi seguaci! - Questa sentenza sarà per l'anima peccatrice la maggior pena; sentenza divina, immutabile, eterna!

 

I SANTI

Certi Santi tremavano al pensiero della comparsa davanti al Giudice Divino. Si racconta di un monaco, che avendo visto nel sogno Gesù Cristo in atto di giudicarlo, ebbe tanto spavento che i capelli gli divennero bianchi.

Un Papa, prossimo a morire, esclamava: Oh, come desidererei essere in questo momento l'ultimo fraticello di un convento, per presentarmi a Dio con minore responsabilità! -

San Giovanni Bosco, pescatore di anime, apostolo indefesso, operatore di miracoli... avrebbe potuto dire a se stesso: Non ho motivo di temere il giudizio di Dio! Ho combattuto le battaglie del Signore; mi aspetta la corona di gloria! - Eppure egli non la pensava così! Era sul letto di morte, circondato dall'affetto dei suoi figli spirituali; erano presenti: Don Rua, il Cardinale Alimonda ed altri Salesiani.

All'improvviso cominciò a piangere. Il Cardinale, meravigliato, domandò: E perchè piangete?... Avete confortati tanti sul letto di morte ed ora avete paura?

- Penso al giudizio di Dio! Presto comparirò al suo cospetto e dovrò rendergli conto di tutto! Pregate per me!...

 

REGOLARE I CONTI

Tremava Don Bosco pensando al giudizio divino e non tremi tu, o signorina? Aggiusta i conti mentre sei in tempo! Gli affaristi del mondo tengono i registri in regola per assicurare il guadagno giornaliero e per trovarsi inappuntabili davanti ai controlli.

Per i conti con Dio invece si vive alla carlona. Giustamente Gesù Cristo dice: I figli di questo secolo sono, nel loro genere, più avveduti dei figli della luce! (S. Luca XVI-8).

Renditi amico Gesù, mentre sei in tempo di misericordia! Dici spesso: O Gesù, quando comparirò dinanzi a Voi, siate il mio salvatore e non il mio Giudice severo!

Se tu, o giovane, dovessi morire oggi, potresti dire: I miei conti con Dio sono in regola!...?

 

Meditazione VI: IL GIUDIZIO UNIVERSALE


 

Alla fine del mondo ci sarà, il Giudizio Universale ed i morti risorgeranio. Sembrerebbe superfluo un secondo giudizio, dato che la sentenza che Iddio dà all'anima dopo la morte è inesorabilmente immutabile. Eppure è conveniente che ci sia quest'altro giudizio, chiamato universale perchè sarà fatto a tutte le creature assieme. La sentenza che l'Eterno Giudice allora pronunzierà, sarà la conferma della prima, data nel Giudizio Particolare.

 

LODE ALLA PROVVIDENZA


Oggi Dio è bestemmiato; la sua Provvidenza, che opera sempre con tanta sapienza ed amore, è criticata.

E' giusto che il Creatore, alla presenza di tutti i popoli, faccia conoscere il perché della sua condotta. Ne avvantaggerà la gloria di Dio, poichè nel giorno del Giudizio tutti i buoni acclameranno ad una, voce: Santo, Santo, Santo è il Signore, il Dio degli eserciti! A Lui sia gloria! Benedetta sia la sua Provvidenza!

 

ONORE AL FIGLIO DI DIO

Il Figlio Eterno di Dio, Gesù Cristo, venendo in questo mondo, subì le più grandi umiliazioni. Provava la sua Divinità con i più strepitosi miracoli e non era creduto, anzi veniva chiamato impostore, bestemmiatore ed indemoniato. Fu trattato peggio di un assassino e posposto a Barabba. Quantunque innocente e riconosciuto tale, fu condannato a morte. Giustizia vuole che l'onore di Gesù Cristo sia riparato pubblicamente, come pubblica fu l'umiliazione. Il Divin Redentore pensava a questa grande riparazione, quando rivolto ai giudici disse: Vedrete il Figliuol dell'uomo, seduto alla destra della potenza di Dio, venire sulle nubi del Cielo! (S. Marco XVI-62).

Inoltre il Corpo Mistico di Gesù, la sua Chiesa, è il bersaglio dei cattivi. E' conveniente che il Redentore si mostri solennemente a tutti i suoi avversari al cospetto del mondo intero.

 

SODDISFAZIONE DEI BUONI

Spesso si vedono i buoni oppressi ed i cattivi in trionfo. Quanti innocenti stanno in prigione e quanti assassini e ladri godono della libertà!

Decine di milioni di Martiri preferirono perdere i beni e la stessa vita per non rinnegare Gesù Cristo.

Quanti nell'oscurità esercitano le più eroiche virtù! Per queste categorie di anime è necessario il Giudizio Universale, affinché abbiano la giusta soddisfazione! Che risplenda davanti al mondo il bene operato nel segreto!

Niente vi è di occulto che non sia manifestato.

 

LA CONFUSIONE DEI CATTIVI

- Il vostro pianto, dice il Signore ai buoni, si convertirà in gaudio! - Al contrario, la gioia dei cattivi dovrà cambiarsi in pianto.

I ricchi vedranno risplendere nella gloria i poverelli, ai quali negarono un tozzo di pane.

I persecutori della fede vedranno le loro vittime presso il trono di Dio.

I dispregiatori della Santa Religione mireranno lo splendore di coloro che tacciavano di bigottismo e che deridevano.

 

PREMIO DEL CORPO

Il corpo è lo strumento dell'anima. Le membra cooperano al bene o al male che l'anima compie. E' giusto che anche il corpo dei buoni sia glorificato con l'universale risurrezione.

 

VERITA' DI FEDE

E' verità di fede, che professiamo nel Simbolo Apostolico « Credo nella risurrezione della carne ». I morti devono risorgere. I Sadducei erano contrari a Gesù e volevano coglierlo in parola; non volevano convincersi di questa grande verità e portarono l'esempio della donna che aveva sposato sette volte. Ma Gesù così rispose: Voi v'ingannate, perché non conoscete le Sacre Scritture e neanche la potenza di Dio! I figli di questo secolo sposano e si maritano; nella risurrezione dei morti non ci saranno né mariti né mogli; né in seguito potranno più morire, infatti saranno come gli Angeli e saranno figli di Dio, essendo figli della risurrezione. Che i morti risorgeranno, lo dichiara anche Mosè, trovandosi presso il roveto ardente, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, il Dio d'Isacco ed il Dio di Giacobbe. Non è dunque il Dio dei morti, ma dei vivi, poiché tutti vivono per lui. -Per provare che i morti possano risorgere, Gesù richiamò a vita il figlio della vedova di Naim, la figlia di Giairo, l'amico Lazzaro e tanti altri. Come prova suprema risuscitò gloriosamente Egli stesso.

 

PARLA IL FIGLIO DI DIO

Gesù Cristo, davanti al quale i secoli futuri sono presenti, ha narrato la fine del mondo e il suo ritorno glorioso sulla terra, in tutti i particolari. Conviene ricordare la narrazione evangelica, per suscitare in noi un sacro terrore e prepararci a quel giorno supremo.

Dissero gli Apostoli: Spiegaci quando avverranno queste cose e quale sarà, il segno della tua venuta.

Gesù rispose: « Sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre. Badate di non turbarvi, poiché è impossibile che queste cose non succedano; però non è ancora la fine. Infatti si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; e vi saranno pestilenze e carestie e terremoti in questa e in quella parte. Ma tutte queste cose sono il principio dei dolori.

« Allora vi getteranno nella tribolazione e vi faranno morire; e sarete odiati da tutte le nazioni per causa del mio nome. Molti patiranno scandalo e rinnegheranno la fede; l'uno tradirà l'altro e si odieranno a vicenda.

« Se qualcuno allora vi dirà: Ecco qui, o ecco là il Cristo! - non date retta. Sorgeranno infatti falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi miracoli e prodigi, da ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco io ve l'ho predetto.

« In terra ci sarà la costernazione dei popoli per lo sbigottimento prodotto dal mare. Si consumeranno gli uomini per la paura e per l'aspettazione di quanto starà per accadere in tutto l'universo, poiché le potenze del cielo saranno sconvolte; il sole si oscurerà, la luna non darà più la luce e cadranno dal cielo le stelle.

« Il Figliuol dell'uomo manderà i suoi Angeli con tromba e voce molto sonora, i quali raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un'estremità all'altra dei cieli. Ove sarà il carname, ivi si raduneranno le aquile.

« Allora apparirà in cielo il segno del Figliuol dell'uomo e piangeranno tutte le tribù della terra. I popoli vedranno il Figliuol dell'uomo scendere sulle nubi del cielo con potenza e maestà grande.

« Il Re dirà a quelli che saranno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno preparato a voi sin dalla fondazione del mondo, poiché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui pellegrino e mi ricoveraste; ignudo e mi rivestiste; ammalato e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi! Allora i giusti risponderanno: Signore, ma quando ti vedemmo affamato, assetato, pellegrino...? In verità vi dico, che ogni qualvolta faceste ciò ad uno dei più piccoli di questi miei fratelli, lo faceste a me.

« Dopo il Re dirà a coloro che saranno alla sua sinistra: Via da me, o maledetti! Andate nel fuoco eterno, che fu preparato per Satana e per i suoi seguaci!...

« Ed andranno i giusti alla vita eterna, i reprobi all'eterno supplizio. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno! ».

 

QUANDO SARA'?

Uno dei presenti al discorso di Gesù, chiese: Quando sarà?

Il Signore rispose: Quanto poi a quel giorno ed a quell'ora, nessuno lo sa, neppure gli Angeli del Cielo, tranne il Padre. Prima sarà predicato il Vangelo per tutta la terra, come testimonianza a tutte le nazioni; ed allora verrà la fine. Dalla pianta del fico imparate questa similitudine. Quando il ramo del fico intenerisce e spuntano le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; cosa ancora, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che il Figliuol dell'uomo è alle porte. Come nei giorni avanti al diluvio, gli uomini se ne stavano mangiando e bevendo, sposando e dando a marito le donne, sino a quel giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si dettero pensiero finché venne il diluvio che invase tutti, cosi sarà alla venuta del Figliuol dell'uomo. -

 

AL SUONO DELLA TROMBA

Ferma, o signorina, la tua attenzione su alcune circostanze dell'universale risurrezione. Al suono misterioso dell'angelica tromba, usciranno dal Paradiso le anime dei Beati. Saranno risplendenti come soli nel firmamento ed andranno ad informare il loro corpo, che per atto dell'onnipotenza divina si ricomporrà. Come saranno belli i corpi glorificati! Saranno impassibili, luminosi, agili e spiritualizzati. Godranno eternamente il frutto delle battaglie sostenute per tenere a freno le passioni!

Le anime dei dannati sbucheranno dall'inferno come tizzoni in fiamme e dovranno riunirsi al proprio corpo, deformato ed orribile, in rapporto alle iniquità commesse.

Oh, come si apprezzeranno in quei momenti le opere buone e come si odieranno i peccati!

 

IN QUALE SCHIERA?

Come il contadino separa la paglia dal frumento ed il pastore i capretti dagli agnelli, così gli Angeli di Dio separeranno i cattivi dai buoni e formeranno due schiere, in attesa della comparsa del Giudice Supremo.

Quante signorine, che all'esterna oggi sembrano buone, compariranno forse nella schiera dei malvagi! I peccati che esse commettono nel segreto, saranno tutti palesati! I peccati taciuti in Confessione saranno messi a conoscenza di tutti!

Tu che leggi, in quale schiera ti troverai? A destra o a sinistra?

Tronca, se è il caso, la tua vita di peccato! Distruggi tutte le tue colpe col pentimento vero e la Confessione. Diversamente, un giorno sarai segnata a dito dai buoni e la malvagità che adesso celi nel cuore, tutto il mondo la conoscerà!

METTERE GIUDIZIO!


 Alla comparsa del Re dei Cieli, i buoni gioiranno. Quelli che in vita non vollero seguirlo, piangeranno.

Dice Gesù Cristo: Se alcuno si vergognerà di me e delle mie parole dinanzi agli uomini, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui dinanzi al Padre suo (S. Marco, VIII-38).

O giovane donna, lotta il rispetto umano! Non vergognarti di seguire gl'insegnamenti di Gesù! Pensa a quest'ultimo giorno!... Coloro che per ignoranza o per malvagità osano ridere sulla tua condotta cristiana, nel giorno del giudizio saranno costretti a dire: Oh, noi insensati! Credevamo che la loro vita fosse una pazzia e la loro fine senza onore, ed eccoli ora annoverati tra i figli di Dio!... I veri pazzi siamo stati noi! (Sapienza, V-5).

La meditazione del giudizio serva a far mettere davvero giudizio a tante signorine, che sono simili a banderuole, perché vittime del rispetto umano.

 PENSIERI LITURGICI

La Santa Chiesa ricorda ai fedeli il Giudizio Universale specialmente con il « Dies irae » ed il « Libera me, Domine ». Medita spesso, o signorina, le terribili parole che i Sacerdoti ripetono ordinariamente nei funerali: «Dies irae, dies illa! ». Giorno di collera sarà quello!

« Calamitatis et miseriae! ». Giorno di sventura e di vergogna! «Dies magna et amara. valde ». Giorno grande ed amaro assai! « Quando coeli movendi sunt et terra! » Allorché i cieli e la terra si commoveranno per la venuta del Giudice Supremo!

 Meditazione VII: L'INFERNO


ESISTENZA

Gli uomini di Stato puniscono i trasgressori della legge. Il Creatore, Dio di infinita giustizia, non dovrà punire chi viola i suoi comandamenti?

La ragione dunque ci mostra la convenienza della punizione della colpa.

Dio stesso inoltre dice esistere l'inferno; infatti Gesù Cristo ne parla con frequenza, per ritrarre gli uomini dal male.

- La via che conduce alla vita eterna è stretta; la via che porta all'eterna dannazione è larga e sono molti quelli che si incamminano per essa!... E' meglio andare al Paradiso con un occhio, anziché all'inferno con due... Il verme dei dannati non muore mai... Morì il ricco Epulone e fu sepolto nell'inferno... Andate, maledetti, nel fuoco eterno!

Mettere in dubbio l'esistenza dell'inferno, significa annullare il Vangelo.

 


LA PENA DEL PECCATO

Che cos'è l'inferno?

E' la privazione eterna della vista di Dio, nostra felicità, con ogni altro male, senza alcun bene; è il luogo dei tormenti.

Il peccato grave riveste una malizia illimitata, essendo senza limite l'offeso, cioè Dio.

La pena dev'essere proporzionata alla colpa e quindi la punizione dei dannati è eterna, ovvero senza limite.

L'uomo pecca con le facoltà dell'anima e per mezzo dei sensi. Nell'inferno il dannato viene tormentato nell'anima e, dopo la risurrezione universale, anche nel corpo. La legge del contrappasso, che Dante Alighieri mette nella Cantica dell'Inferno, è rigorosamente mantenuta nella punizione dei malvagi. La persona sarà tormentata per mezzo di ciò per cui ha peccato.

 LA PENA MAGGIORE

Il tormento maggiore lo prova l'anima, in quanto è proprio essa che ha voluto peccare.

L'anima, creata da Dio ed a somiglianza divina, appena lasciato il corpo, a vedere lo splendore del Re della gloria, sente l'istinto di unirsi a Lui per goderlo; ma ne viene respinta con sdegno, accompagnata dalla maledizione: Va', maledetta, nel fuoco eterno!

Se la maledizione del padre può rendere infelice una figlia per tutta la vita, che cosa deve dirsi della maledizione di un Dio?...

La misera dannata resta schiacciata sotto il peso di questa maledizione e se la sente risuonare in eterno, senza tregua, nell'intimo del suo essere.

- Ho perduto Dio, dice l'anima, e l'ho perduto eternamente!...

Il rimorso più spietato la rode, come un verme divoratore. Il verme dei dannati, cioè il rimorso, non muore mai!

 UNA VISITA ALL'INFERNO

Scendiamo, o signorina, per un poco con il pensiero nell'inferno ed osserviamo qualche scena.

Immaginiamo, per esprimerci umanamente, un immenso mare. Al posto delle acque trovasi fuoco potentissimo. I dannati vi sono immersi completamente. Urla di disperazione... Fetore insopportabile... Fitta nebbia! Tutti soffrono... Ognuno poco si cura delle sofferenze altrui!... Avevano detto costoro in vita: Se andremo all'inferno, non saremo soli! ... Ci faremo tutti compagnia! - Adesso invece ognuno, stando sotto il torchio della mano divina, sente di essere solo.

Domandiamo a qualcuna di queste anime infelici:

- E tu, da quanto tempo sei a soffrire?

- Qui non esiste il tempo!... Mi pare che sia arrivata adesso e mi pare che ci sia stata sempre!

- Che cosa soffri?

Non posso esprimerlo!... Io penso che tutte le sofferenze di tutti gli uomini sulla terra, siano un nulla in paragone ai miei tormenti!

- E perché ti sei dannata?

- Per l'odio... per la trascuratezza del giorno festivo... Più che tutto, per l'impurità!... Accontentavo illecitamente il mio corpo!... Quei peccati sono passati... il castigo è eterno!

- Soffrite tutte le anime nella stessa misura?

- No; secondo la gravità ed il numero dei peccati!... Chi ha un solo peccato mortale, eternamente lo sconta; chi ne ha due, sconta il doppio; chi ne ha cento... soffre cento volte di più. Questa è la misura dell'infinita giustizia, tanto nel regno della gioia quanto in questo caos.

- E se tu potessi uscire e ritornare in vita?

- Convertirei il mondo e mi salverei io stessa!

Così dicendo, l'anima dannata si ripiega su se stessa e disperatamente grida:

Dannata... per sempre... per colpa mia! - Rivolgiamo delle domande ad altre anime:

- E tu, chi sei? - Una fanciulla! - E perché sei nell'inferno?

- Quella compagna!... Io poi scandalizzai altri!...

- E tu, signorina, come ti sei dannata?

- Quel giovanotto... quel libraccio... quei discorsi... l'impurità mi fece perdere anche la fede! -

I dannati pensando alla causa della loro eterna rovina, continuamente imprecano contro quella persona... contro quel luogo... e maledicono il momento in cui furono creati.

 UNA FANCIULLA

Quanto si è detto, quantunque sia immaginario, corrisponde alla realtà. Ho fatto cenno, sopra, alla Veggente Josefa Menendez. Costei nel 1923 fu ammessa a vedere l'inferno, anzi a fare una serie di visite nell'abisso eterno.

Gesù le disse: Io voglio farti vedere le scene strazianti dei dannati, affinché tu possa ringraziare la Divinità che ti ha ricoperto di favori per liberarti da quelle pene ed anche affinché la sofferenza che ti produce la vista dell'inferno, serva a salvare le anime. -

Dice, dunque, Josefa Menendez nel suo diario: Il dolore in me prodotto dalla vista dei dannati è indescrivibile. In questi giorni sono stata colpita dalla disperazione di quegli esseri perduti. In quel baratro infernale s'innalzavano bestemmie e si malediceva l'esistenza. Mi ha fatto tanta pena una fanciulla di quindici anni, precipitata nell'inferno da pochi mesi. Essa malediceva i genitori che l'avevano fatta crescere senza il timore di Dio e diceva di essersi dannata per i cattivi piaceri concessi al corpo e per le cattive letture.

 PARLA IL DEMONIO

Nell'agosto del 1947 fu chiamato un Sacerdote a fare gli Esorcismi ad un'ossessa.

L'ossessa, o meglio il demonio, diceva: Parlatemi in qualunque lingua che vi rispondo!

Erano presenti altri Ecclesiastici ed anche un professore. Fenomeni strabilianti si verificavano nell'abitazione, giorno e notte, e specialmente durante gli Esorcismi.

Si domandò al demonio: Tu prima che cosa eri? - Ero un ufficiale della corte celeste, nella schiera dei Cherubini; ora sono uno dei demoni più potenti:

- Che peccato avete fatto in Cielo? - Non doveva farsi uomo!... Lui, l'Altissimo... umiliarsi sino a questo punto!... E' troppo!... Non doveva farlo!

- Ma voi Angeli non sapevate che c'era l'inferno? Perché vi siete azzardati a ribellarvi a Dio?

- L'Altissimo ci disse che ci avrebbe messo alla prova, ma non ci disse che ci avrebbe mandato all'inferno!... Noi non potevamo immaginare un castigo così forte!... Non sapete voi che cosa significhi inferno... fuoco eterno! -

Il Sacerdote esorcista, che è l'autore di questo scritto, iniziò gli scongiuri. Giunto nelle Litanie dei Santi all'invocazione: « A spiritu fornicationis, libera nos, Domine! - il demonio interruppe: Questo spirito di fornicazione sono io! -

Il Sacerdote credette opportuno fare delle domande:

- Dunque, tu sei il demonio impuro? - Sì, e mi trovo in questa giovane per spingerla a fare un passo verso la disonestà! La tormenterò finché essa non dirà « si !

- Tu invece la lascerai libera! Sarai tormentato dagli Esorcismi e partirai senz'altro! Adesso dimmi nel nome di Dio: C'è gente nell'inferno a motivo dell'impurità?

- Tutti quelli che sono là dentro, uno per uno, vi si trovano per questo peccato!... Tu ed anche gli altri che siete nel mondo, ci verrete per lo stesso peccato!

- Ma non credere, soggiunse il Sacerdote, che nel mondo siano tutti immorali!... C'è anche tanta moralità!...

- Ah... La grande moralità che c'è nel mondo, la conosci anche tu! - Passavano per quei pressi alcuni giovinastri, i quali pronunziavano parole invereconde e canticchiavano canzonacce. Il demonio esclamò: Passano i miei aiutanti! -

Riferire tutto l'Esorcismo non occorre. E' necessario convincersi che c'è l'inferno e che vi si cade facilmente a motivo dell'impurità.

O giovane, scendi spesso nell'inferno con la meditazione, per non cadervi realmente dopo la morte!

Il grande Sant'Agostino, da giovanotto dato alle passioni e poi convertitosi totalmente, meditando l'inferno, sentì il bisogno di dire: O Signore, qui, in questa vita, bruciami, segami, non risparmiarmi sofferenze, purchè mi risparmi nell'eternità!

 

Meditazione VIII: IL PURGATORIO


 
ESISTENZA

Il Purgatorio, secondo la ragione, deve esserci. L'anima, passando all'eternità, se avesse ancora delle colpe veniali o resti di gravi peccati, già perdonati ma non scontati del tutto, non può essere ammessa al trono di Dio, ove tutto deve essere puro; è necessaria quindi una purificazione dopo di questa vita.

La S. Scrittura dice chiaramente esistere questo luogo di espiazione temporanea. Infatti nel Libro Quarto dei Maccabei è detto: E' cosa santa e salutare il pensiero di pregare per i defunti affinché siano sciolti dai loro peccati (Macc XII-43) .

Gesù Cristo lo afferma espressamente nel Vangelo: Chi avrà bestemmiato contro il Figlio, sarà perdonato ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato né in questo secolo, né nell'altro. (S. Matteo, XII-32).

Dunque, nell'altra vita si perdonano anche i peccati; non sono certo i peccati mortali ad essere rimessi, diversamente nessuno andrebbe all'inferno; si perdonano perciò i soli peccati veniali, che non si è avuto il tempo di scontare in vita.

 

PENA TEMPORANEA

Riguardo al peccato, sono da tenersi presenti due cose: la colpa e la pena. Se la colpa è grave, o mortale, la pena corrispondente è eterna; se invece il peccato è veniale, la pena è temporanea. Quando ci si confessa, Iddio perdona la colpa, cioè il peccato; la pena rimane, ma con certe modificazioni.

La pena eterna, con l'assoluzione sacramentale si muta in temporanea; la pena temporanea, dovuta al peccato veniale, con l'assoluzione o scompare del tutto o resta diminuita.

Più peccati gravi si confessano, più aumenta la pena temporanea.

Non sanno fare i propri interessi coloro che dicono: Commetto un peccato... tanto poi mi confesserò e tutto finirà!... Peccai tre, quattro volte... tanto confessandomi riceverò il perdono di tutto!

Non riflettono costoro che ad ogni colpa corrisponde una pena, che devono scontare in questa vita o nel Purgatorio.

Supponi, o giovane donna, che Iddio, per sua misericordia, quando tu confessi un peccato mortale, togliendoti la pena eterna dell'inferno, ti riservi, ad esempio, un mese di Purgatorio.

Se al confessionale porti cinque... dieci peccati gravi... hai già da scontare cinque o dieci mesi di purgatorio. Pensaci bene prima di peccare! E quando il demonio ti tenta al male, rispondi: Non voglio peccare!... Dovrò scontarmelo io questo peccato!

La pena temporanea in questa vita si può scontare tutta o in parte.

Il primo mezzo è: emettere frequenti atti d'amore di Dio. L'amore di Dio è un fuoco che consuma e più puro è quest'amore, più la sua efficacia è meravigliosa. Fortunate le anime che sono capaci di emettere questi atti! Un solo atto di amor di Dio, compiuto con le dovute disposizioni, potrebbe cancellare in un'anima tutta la pena temporanea meritata nel corso della vita.

Il secondo mezzo di purificazione è l'esercizio della carità, in quanto questa virtù copre la moltitudine dei peccati.

Il terzo è la preghiera ed anche l'acquisto delle indulgenze.

Tutte le altre opere buone concorrono a scontare i peccati commessi, ma più che tutto giova l'accettazione delle sofferenze della vita, con l'uniformità al volere di Dio.

L'ultimo periodo della vita suole essere accompagnato da molte sofferenze, fisiche e morali, specialmente con l'ultima malattia e l'agonia, affinché l'anima possa purificarsi meglio prima di presentarsi a Dio e così avere abbreviato il Purgatorio.

 

UN ESEMPIO

Si presentò un giorno Gesù a Suor Josefa Menendez, dicendo: Prega e soffri per un'anima!

- Signore, è qualche peccatore da convertire?

- No, è un'anima tanto cara a me! E' in fîne di vita; ha commesso delle infedeltà e le sto concedendo di soffrire mo1to per purificarsi ed acquistare maggior merito in Cielo. -

Dunque, le sofferenze sono dono di Dio e bisogna utilizzarle per abbreviare il Purgatorio.

 

ATROCITA' DELLE PENE


Le pene del Purgatorio!... E chi potrebbe descriverle, se non chi vi si trova? Dice S. Tommaso d'Aquino: Lo stesso fuoco che brucia il dannato, purifica il giusto in Purgatorio. - I Dottori di Santa Chiesa affermano che il fuoco terreno, paragonato a quello del Purgatorio, è come dipinto e le sofferenze terrene sono ben poca cosa in confronto delle pene riservate alle anime purganti.

Narra S. Alfonso De' Liguori che un uomo giaceva da tempo a letto, immerso in atroci dolori. Pregava Iddio che lo togliesse da questa vita, stanco com'era di patire. Iddio si degnò mandargli un Angelo per dirgli di scegliere: o un anno di malattia o tre giorni di Purgatorio. L'infermo, ben lieto, scelse di andare subito in Purgatorio. L'anima spirò.

Spasimando tra pene indicibili, invocava l'Angelo che gli era apparso in vita. Al vederlo, esclamò: Mi hai ingannato!... Mi hai promesso 3 giorni di Purgatorio ed invece è tanto tempo che qui spasimo!... Perchè non sei venuto a liberarmi dopo tre giorni?

L'Angelo rispose: Sono passate poche ore dalla tua morte; il tuo cadavere è ancora disteso sul letto!

- Bramo allora ritornare in vita e soffrire quanto soffrivo e più ancora! -

Iddio permise che riprendesse la vita corporale. Trascorse ancora tanto tempo in terra, sopportando con ammirazione le infermità ed altre volontarie penitenze.

 

IL PRIVILEGIO SABATINO

La Madonna desidera liberare dal Purgatorio i suoi veri devoti. Apparendo a San Simone Stok, disse: Il primo sabato dopo la morte libererò dal Purgatorio chi avrà portato degnamente lo Scapolare del Monte Carmelo.

I Sommi Pontefici hanno approvata questa rivelazione ed hanno promulgato delle Bolle in proposito, arricchendo di copiose indulgenze l'Arciconfraternita del Carmine.

Per ottnere il Privilegio Sabatino ci sono delle condizioni:

1) Portare al collo lo Scapolare benedetto, oppure qualsiasi medaglietta, che abbia da una parte 1'effige della Madonna sotto qualunque titolo, e dall'altra la effigie del Sacro Cuore.

2) Recitare ogni giorno una preghiera, che qualsiasi Confessore può assegnare.

3) Praticare bene la purezza, secondo il proprio stato, o nello stato verginale o in quello matrimoniale.

Come si vede, il Privilegio Sabatino è un regalo che la Regina del Cielo vuole fare a chi pratica con delicatezza la virtù angelica.

 

IL SANTO DELLA GIOVENTU'

San Giovanni Bosco aveva terminata una predica; gli uditori erano commossi. Mentre dal pulpito si recava in sacrestia, fedeli gli baciavano la veste e sussurravano: Costui è Santo! - Don Bosco, giunto in sacrestia, era afflitto e disse: « Povero me! Si pensa che io sia Santo! ...Alla mia morte non si pregherà per me!... Mi lasceranno a soffrire nel Purgatorio! ».

Don Bosco Santo, così delicato in tutti gl'istanti della sua vita, temeva i rigori della divina giustizia e paventava il Purgatorio.

Che cosa si dovrebbe dire di tante signorine che cadono e ricadono in gravi peccati e non si danno pensiero del Purgatorio per il solo fatto che poi si confesseranno?

Che cosa si dovrebbe dire di quelle che accumulano un discreto numero di peccati veniali... bugie, impazienze, disubbidienze, vanità, leggerezze... e non si preoccupano di cancellare ogni giorno tante miserie spirituali?

Davanti a Dio ha un valore, tanto la minima opera buona, quanto la più piccola mancanza. E' necessario, dunque, vivere in grande delicatezza di coscienza, evitando anche le piccole mancanze volontarie. Chi si sforza di non cadere nei piccoli falli difficilmente cadrà in grave colpa, poiché dice il Signore: Chi è fedele nel poco, sarà fedele anche nel molto (San Luca, XVI-10).

 

SE SI PENSASSE!


Molto significativo è il seguente episodio, avvenuto a San Giovanni Bosco. Era questi entrato in una nobile famiglia, per domandare qualche offerta a beneficio dei suoi ricoverati. Fu accolto gentilmente. Mentre s'intratteneva a colloquio con la nobildonna benefattrice, si accorse che la figliuola di costei stava allo specchio nell'altra camera.

La signorina non la finiva di rimirarsi, vagheggiandosi. Aveva le braccia nude e le ungeva con un profumo.

Don Bosco disse alla signora: Povera la sua figliuola! Si vede che non vuol bene alle sue braccia!

- Altro che bene! - rispose la madre. Non la smette di profumarsi e di mirarsi allo specchio! Mi tocca rimproverarla spesso, perché è troppo vanitosa.

- Eppure, ripigliò il Santo, non vuol bene alle sue braccia! La figliuola non pensa che un giorno dovrà andare in Purgatorio, per scontare terribilmente questi atti di vanità!...

Oh, se tutte le signorine, che hanno paura del Purgatorio, pensassero alle sofferenze che si preparano per l'altra vita a motivo della loro vanità, come sarebbero più serie in famiglia e fuori!
 

Meditazione IX: LA MISERICORDIA DI DIO

 
Alla considerazione dell'inferno e del Purgatorio, il povero cuore umano si restringe e si sente oppresso. La giustizia di Dio è terribile.

Ma il Creatore, oltre ad essere giusto, è anche infinitamente buono e misericordioso ed in tanto si presenta buono in quanto è giusto. Sa Iddio che la creatura è impastata di miseria ed ha volontà debole, conosce la veemenza delle passioni e l'attrattiva delle cose create; sa che l'umanità è ammalata moralmente ed è bisognosa del medico; perciò egli, essendo giusto, deve usare molta misericordia.

Medita, o giovane, la misericordia di Dio, verità così confortante!


BONTA' DI GESU'


Il Vangelo dimostra appieno la bontà di Dio verso i peccatori.

Gesù stava di preferenza tra la gente cattiva, tanto che i Farisei indignati dissero agli Apostoli: Perché il vostro Maestro mangia e beve con i pubblicani ed i peccatori? (S. Marco 11-16).

Gesù ne prese subito le difese: Non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati.

Il Redentore amò mettersi sotto la figura del Buon Pastore, che andò in cerca della pecorella smarrita; si mise sotto le sembianze di quel tenero padre, che sospirava il ritorno del figlio traviato, e, quando lo rivide, lo abbracciò e fece festa in casa.

E non solo con le parabole, ma con i fatti dimostrava la sua illimitata bontà. Disse alla donna adultera, che gli Ebrei volevano lapidare: Neppure io ti condannerò; va' e d'ora in poi non peccare più (S. Giovanni, VIII-11).

Penetrò lentamente nel cuore della Samaritana e la convertì; agli Apostoli che subito dopo gli dissero: « Rabbi, mangia! » rispose: Io ho un cibo che voi non conoscete!... - per significare: sono sazio; ho compiuto la volontà del Padre mio; ho salvato un'anima peccatrice! (S. Giovanni, IV-32).

Andò in casa di Zaccheo, pubblico ladro. Alcuni mormoravano: Perchè andare in casa di un peccatore? - Gesù esclamò lieto: Oggi la salvezza è venuta in questa casa, perchè anche costui è figlio di Abramo (S. Luca, XIX-9).

Trovandosi a pranzo presso Simone il lebbroso, prese le difese di Maria Maddalena e le disse: Donna, ti sono perdonati i tuoi peccati (S. Giovanni VII-48).

Chiamò Giuda con il nome di «amico» nell'atto stesso in cui riceveva il bacio ciel tradimento. Dall'alto della Croce pregava il Padre per i crocifissori e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.

Perdonò a Pietro la trina negazione e lo costituì capo della sua Chiesa.

Come si vede, tutta la vita di Gesù è un meraviglioso intreccio di atti misericordiosi..

 

CONDOTTA CON LE ANIME

L'opera redentrice di Gesù Cristo si perpetua nel corso dei secoli e la sua bontà, è immutabile. Apparendo ad una anima poté dire: Se fosse necessario morire un'altra volta in Croce per salvare un'anima sola, lo farei!

 

INVITO ALL'AMORE

Quanto non fa Gesù per chiamare a sé i peccatori! Quando li vede pentiti e disposti a ritornare a Lui, dimentica tutto e perdona generosamente. Ricolma di favori particolari tali anime e, se queste sanno approfittare, possono raggiungere alti gradi di perfezione. Esempi luminosi sono Sant'Agostino, San Girolamo, Santa Taide, Santa Margherita da Cortona... Ma non tutti comprendono le finezze di Gesù.

Ordinariamente l'anima peccatrice, cadendo e ricadendo nella colpa, dice a se stessa: Ma c'è proprio questo Dio?... Io commetto tanti peccati e Lui non se ne dà per inteso! - E crede, che se Dio c'è... per lo meno nei suoi riguardi si comporti da cieco, sordo ed impotente.

Povera anima! Gesù agisce così perchè desidera ardentemente che essa non precipiti nell'inferno!... Sopporta, sopporta sempre e, per così dire, perseguita l'anima peccatrice con la sua misericordia. Si legge nel Messaggio del Sacro Cuore al mondo: La giustizia umana perseguita il colpevole per punirlo; la mia misericordia perseguita il peccatore per salvarlo... eppure questi mi sfugge!

 

L'ULTIMO ISTANTE

Nell'estate del 1929 furono lasciate alla stazione di Napoli due valige; dopo alcuni giorni i poliziotti aprirono e vi trovarono il corpo di una donna, fatto a pezzi.

Dopo due mesi e mezzo di ricerche fu rinvenuto il colpevole, un certo Salviatti, il quale dichiarò di aver già uccise altre sette donne.

Rinchiuso nel carcere di Sarsana (La Spezia), attendeva il giorno della fucilazione. Vissuto lontano da Dio, in mezzo ai delitti, conservava un cinismo eccezionale. Quando la sera precedente alla morte l'avvocato gli comunicò che l'indomani alle ore nove sarebbe stato fucilato, l'assassino ricevette l'annunzio continuando a fumare e tenendo le gambe a cavalcioni. Concluse l'avvocato: Dite le vostre ultime volontà e si farà di tutto per appagarle! - Le mie ultime volontà? - rispose il Salviatti. Se mi aveste dato la notizia prima di cena, avrei chiesto due pollastri! -

Il Cappellano del carcere tentò di avvicinarlo e dirgli una buona parola; ma fu cacciato. - Non voglio il Prete!

La misericordia di Dio trionfò anche su questo peccatore. Pie persone intensificarono la preghiera, unendoci anche dei sacritici, e l'indomani, giunto l'assassino al luogo dell'esecuzione, un raggio di luce illuminò la sua mente, il cuore si commosse... e gridò: Voglio il Prete! Voglio confessarmi!

Davanti al popolo e ai dodici carabinieri il Salviatti riceveva il perdono dei peccati ed accettava la morte in espiazione dei delitti.

La misericordia di Dio in un attimo cambia un tizzone d'inferno in erede del Paradiso.

 

MEZZI PROVVIDENZIALI

A parte il lavoro che Gesù compie nei cuori di certi mostri umani; consideriamo invece l'opera amoroso che Egli svolge nel cuore di ogni anima peccatrice ordinaria.

Iddio ha cura di tutti; ma quando una anima è caduta in peccato mortale, le cure divine si raddoppiano, si moltiplicano. Come la madre pensa a tutti i figli, a ciascuno in particolare, ma riserva le cure più sollecite alla figlia ammalata, così il Signore lavora in modo speciale attorno all'anima peccatrice. Potrebbe convertirla con un miracolo della sua grazia, specialmente in fine di vita, ma d'ordinario agisce lentamente. Adopera diversi mezzi.

Il rimorso è la voce di cui si serve il Signore per fare rientrare in sé chi ha peccato. Guai all'anima che riesce ad attutire il rimorso della coscienza! Giungere all'indurimento del cuore, è lo stesso che chiudere a Gesù la porta per non farlo entrare con la sua grazia.

Quante giovani, dopo la prima colpa, non sapendo resistere al rimorso, ritornano davvero a Dio!... Il secondo mezzo per richiamare l'anima sulla, buona strada, è il dolore. Una disgrazia in famiglia... una disillusione di amore... un rovescio di fortuna... una malattia... tutto ciò serve a Dio per fare aprire gli occhi a chi ha peccato.

Le divine ispirazioni sono tanti ami che il Celeste Pescatore lancia per tirare a sé le anime cadute in basso. La morte improvvisa di persona amica... la vista di un carro funebre... una visita al cimitero... una festa religiosa... un buon esempio... sono richiami a vita migliore.

 

LA PAROLA DI DIO

Più che tutto, a chi è in disgrazia di Dio giova ascoltare la parola del Vangelo. Lo grazia agisce fortemente durante le prediche.

Tu, o signorina, non è vero che ascoltando le prediche sui novissimi, provi una forte scossa al cuore, per cui vuoi odiare il peccato, vuoi darti alla pratica delle virtù e sei disposta a fare dei grandi sacrifici per salvare l'anima tua? Tutto ciò è opera della misericordia di Dio.

Se tu fossi rea di molti e gravi peccati, non dovresti scoraggiarti. Gesù aspetta di preferenza te!... Una giovane cattiva che si converta davvero, dà a Dio più gloria di tante altre già convertite. Assicura Gesù che si fa più festa in Cielo per un peccatore che si converte, anziché per novantanove anime giuste, che non abbisognano di penitenza! (S. Luca, XV-7).

 

IL PIANTO DI GESU'

Bisogna corrispondere alla bontà di Dio col convertirsi, col convertirsi subito e sul serio. Gesù un giorno guardava Gerusalemme e piangeva. Lagrimava il Redentore, perchè Gerusalemme non corrispondeva alle sue premure e quindi ne prevedeva la rovina.

Così forse Gesù piange sulla tua sorte, o giovane! Egli fa di tutto per staccarti dal peccato, ti ricopre di benefìci e desidera essere riamato. Ma quando tu non vuoi mutare vita, il buon Gesù piange sulla tua sorte... dovendo un giorno condannarti al fuoco eterno!


CONVERTIRSI DAVVERO

Mentre Gesù faceva il suo ingresso solenne a Gerusalemme e 1a folla gridava:

Osanna al Figlio di David! - anche allora Egli piangeva. E perchè? Certamente perché pensava: Questo popolo oggi mi acclama... ma fra quattro giorni, davanti a Pilato, griderà: Crocifiggilo!

Giovane, bisogna che ti converta subito e sul serio! Una volta rotte le catene di Satana e messa a posto la coscienza, non devi più voltare le spalle al Re d'amore!

Il figliuol prodigo, dopo riammesso nella casa paterna, non fece più lo sproposito di abbandonare Il padre.

Hai imitato il prodigo nella colpa? Imitalo nel ritorno e nella perseveranza!

 

Meditazione X: IL PARADISO


Iddio, felicità eterna, ha messo gli esseri all'esistenza per renderli partecipi della sua felicità. Nessuno può rendere felici, cioè pienamente sazi, se non il Creatore.

E' da stolti cercare la felicità su questa terra; ci si agita per trovarla, ma invano; nell'altra vita soltanto potrà aversi la felicità, cioè il Paradiso.

E' il Paradiso il godimento eterno di Dio ed in Lui di ogni altro bene, senza alcun male.

 

ESISTENZA


Come c'è l'inferno, coli deve esserci il Paradiso. Se c'è il castigo per il cattivo, ci deve essere pure il premio per chi os cerva la legge di Dio. L'ordine naturale riflette in qualche modo quello soprannaturale. I giovani frequentano la scuola; chi non studia, è bocciato; chi si applica, è promosso. Un soldato, perché disertore, viene fucilato; un altro, perché valoroso, riceve la medaglia.

Che esista il Paradiso lo assicura Gesù Cristo, somma verità. - E' meglio andare in Paradiso con un occhio solo, anziché all'inferno con due!... Fatevi dei tesori per l'altra vita, cioè per il Cielo, tesori che la ruggine non può rodere né i ladri possono rubare!... Nella casa del Padre mio ci sono molte mansioni!... Vado a prepararvi un posto!... Venite, benedetti del Padre mio, a prendere possesso del regno che vi è stato preparato sin dalla costituzione del mondo!... E tu (ladrone) oggi sarai con me in Paradiso!

 

IL GRADO DI GLORIA

In Cielo tutti godono a sazietà, ma non nella stessa misura. La felicità è proporzionata ai gradi di gloria. La gloria è una luce particolare per cui l'anima può conoscere meglio Iddio ed amarlo.

Su questa terra possiamo aumentare i gradi di gloria eterna, in quanto ad ogni opera buona che compiamo in grazia di Dio corrisponde un aumento di essa.

Il più piccolo grado di gloria è di un valore incommensurabile, dovendo durare in eterno.

Santa Maria Maddalena De' Pazzi, apparendo dopo la sua morte ad un'anima, disse: In Paradiso non posso desiderare niente; ma se fosse lecito un solo desiderio, vorrei ritornare sulla terra per breve tempo, almeno per recitare una sola Ave Maria ed avere così un aumento di gloria eterna. -

La bambina innocente, morta subito dopo il Battesimo, è pienamente felice in Cielo; Santa Maria Goretti ha pure la perfetta felicità, ma questa è di certo superiore a quella di una bambina; la Madonna gode perfettamente Iddio, ma in grado sommo, superiore a qualunque altra anima.

La diversità dei gradi di gloria non desta gelosia nei Beati, diversamente in Cielo non ci sarebbe la felicità. Ciascuno gode quanto ne è capace.

In una famiglia è contenta tanto la ragazzina che indossa la veste nuova, quanto la giovane ventenne che ne indossa una più grande: l'una non può avere gelosia dell'altra.

 

PARAGONE

ì godimenti terreni sono una pallidissima immagine dei gaudi celesti. Nessuno può comprendere o esprimere ciò che si gode in Paradiso. Lo stesso San Palo, rapito al terzo Cielo, ammesso a contemplare la gloria celeste, non fu capace di esprimere con parole quello che aveva visto ed udito.

Se, per ipotesi, ad un cavallo della scuderia reale si dicesse: Il re t'invita alla sua mensa - la bestia, se ragionasse, direbbe: Chi sa alla, tavola del sovrano che paglia, che erba e che crusca si porterà! - Come non c'è paragone tra i cibi del cavallo e quelli del re, quantunque gli uni e gli altri siano della stessa natura, così non si possono confrontare e gioie di questa terra con quelle del Paradiso.

 

PIENA FELICITA'


Sino al giorno della risurrezione universale è l'anima sola che gode in Cielo; dopo andrà a godere anche il corpo.

Le potenze dell'anima in Paradiso restano immerse interamente nella visione beatifica di Dio, più che una spugna nel mare.

L'intelligenza conosce il Creatore e le sue opere e vede nel prototipo, come in uno specchio, quanto avviene nell'universo. Le verità, credute per fede sulla terra, appaiono allora senza velo.

La volontà, fatta per il bene, ama fortemente Dio, Sommo Bene, e si uniforma pienamente al suo volere. Il gaudio che provano tutti i mortali sulla terra amando, è ben poca cosa in rapporto alla felicità che prova l'anima in Cielo amando Dio.

Quando andrà in Paradiso il corpo glorificato, anche i sensi saranno perfettamente appagati; ma tale appagamento non può paragonarsi alla sazietà terrena, la quale presto stanca e suol lasciare qualche amarezza. In Cielo più si gode, più c'è da godere e nella continua varietà dei gaudi non subentra mai né la noia né la stanchezza.

 

BELLEZZA CELESTE

Nell'Apocalisse si legge che San Giovanni, vedendo vicino a sé un essere bellissimo, si prostrò per adorarlo. - Non far questo, rispose l'Angelo, perché io sono un tuo conservo! (Apocalisse, II-42) . Era così bello quell'Angelo che l'Apostolo San Giovanni lo credette Dio.

Miriadi di Angeli, distribuiti in nove cori, differenti gli uni dagli altri, come i fiori di una immensa aiuola, risplendenti di luce che emana da Dio stesso, inneggianti con melodie arcane al sommo Datore di ogni bene...; Maria Santissima, Regina del Cielo, che risplende tra i nove cori angelici come il sole nel firmamento... la sacrosanta umanità di Gesù Cristo, trionfante nella morte e dell'inferno... tutto questo produce nei Beati tale torrente di gaudio, da superare ogni umana immaginazione.

 

TESOREGGIARE

Più si studia, più s'impara; più si lavora, più si guadagna. Così per l'altra vita: più si ama Dio su questa terra, più si moltiplicano le opere buone e più grande sarà la ricompensa in Paradiso.

Niente sarà perduto per l'anima che lavora per il Cielo! Dice Gesù Cristo: In verità ti dico che chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca ad uno di questi piccoli, non perderà la sua ricompensa. (S. Matteo, X-42).

Conviene dunque, o signorina, arricchirti di opere buone, mentre Iddio te ne concede il tempo; verrà poi la notte in cui non potrai più operare, cioè giunta la morte non potrai più fare alcunché di bene.

Dominàti da questo pensiero, i Santi erano infaticabili. Il Santo Domenico Savio, intento a prepararsi un buon corredo per l'eternità, moltiplicava gli atti di virtù, tanto che un compagno gli disse: Ma se tu fai tutto quest'anno, che cosa ti rimarrà per l'anno venturo? - Non importa, rispose il Savio; sento che la mia vita volge alla fine e voglio approfittarne per prepararmi un bel posto in Cielo!

 

IL PENSIERO DEL CIELO


- Un pezzo di Paradiso aggiusterà tutto!... Quando saremo qualche chilotro sopra la luna, non penseremo più a queste cose!... Le nostre vacanze le faremo in Cielo!

Queste espressioni del Santo della gioventù fanno comprendere quanto fosse stato vivo in Don Bosco il pensiero del Paradiso!...

Nelle lotte che doveva sostenere per fare il bene, non perdeva il coraggio ed esclamava: Abbiamo un Padrone che sa pagarci generosamente!... Paradiso!... Paradiso! -

Anche tu, o giovane, devi renderti familiare il pensiero del Cielo. In mezzo ai sacrifici che devi sostenere per non annegare nel fango del mondo, pensa alla ricompensa eterna ed alla corona di gloria! Nuova lena potrai così prendere nella via delle virtù.

Soffre l'operaia a lavorare intensamente; pensa però alla paga giornaliera e riesce a cantare. Suda, sui libri la giovane volonterosa, rinunziando agli spassi; il pensiero della promozione e di un avvenire radioso le infonde il coraggio.

Soffriva San Francesco d'Assisi; l'aspettativa del Paradiso gli cambiava in gioia anche il dolore ed esclamava: Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto!

Piace il Paradiso? Bisogna guadagnarselo.

San Filippo Neri ripeteva: Il Paradiso non è fatto per i poltroni!... Non vi si può andare in carrozza!

 

DUE POLIZZE


Maometto Secondo aveva dato ordine che nessuno facesse caccia nel parco reale, pena la morte.

Vide due giovani cacciatori e comandò che fossero condotti a sé. Erano i suoi figli. Per non venire meno all'ordine dato, stabilì di far morire i suoi stessi figli. Gli si fece notare essere necessario un erede ed allora si decise di lasciarne uno in vita.

- Si estrarrà a sorte: uno sarà il mio erede e l'altro sarà ucciso.

Si narra che i due giovani, mentre stendevano la mano per pigliare la polizza di vita o morte... caddero a terra cadaveri, vittime della forte emozione.

O signorina due polizze stanno davanti a te: « inferno » e «Paradiso ». E' necessario scegliere! La scelta dipende dalla vita che tu meni!

 

Meditazione XI: LA RETTA INTENZIONE


 

Avendo meditato il Paradiso, cioè la ricompensa eterna del bene operato in vita, si rende opportuna una considerazione ascetico-morale sul valore delle opere umane.

L'argomentazione è molto utile e forse poco trattata.

Quanti atti di virtù si compiono su questa terra, specialmente nell'esercizio della carità cristiana! Ma tutto il bene sarà ripagato in Cielo? No! Soltanto quello operato in grazia di Dio e con la retta intenzione.

Della grazia abituale si è parlato già. Intratteniamoci sulla rettitudine dell'agire.

L'INTENZIONE

 Dice Gesù: Se la vostra giustizia, non sarà maggiore di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei Cieli! (S. Matteo, V-20).

Chi erano gli Scribi ed i Farisei? Gli scrupolosi osservanti della legge di Dio. Portavano scritto il Decalogo sui filatteri, per dimostrare che erano giusti; pregavano, digiunavano, facevano elemosina; eppure Gesù Cristo li dice indegni del Paradiso. Facevano tutto per la stima, degli uomini. - In verità vi dico... hanno ricevuto la loro ricompensa. - Continua Gesù: Luce del tuo corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato; ma se il tuo occhio è guasto, tutto il suo corpo sarà nelle tenebre. (S. Matteo, VI-22). L'occhio, di cui parla il Signore, è l'intenzione che si mette nell'operare.

L'intenzione si può paragonare ad un bollo. Un foglio di carta, che costerebbe poco, acquista un valore più o meno grande dal bollo che vi è impresso; così un atto umano diventa meritorio, secondo che il fine è più o meno retto.


MORALITA' DEGLI ATTI

Esaminando la nostra vita, scorgiamo una grande varietà di atti, che però si possono distinguere in tre categorie; buoni, cattivi, indifferenti.

Perché un'opera sia meritoria per il Paradiso, dev'essere buona e retta, compiuta cioè per piacere a Dio. Gli atti cattivi, pur mettendoci la retta intenzione, restano cattivi e quindi hanno il demerito. Gli atti indifferenti sono quelli che di per sé non avrebbero alcuna moralità, come il mangiare, il lavorare, il dormire, ecc... Questi acquistano il merito in forza dell'intenzione. Perciò San Paolo esortava i fedeli a santificare anche le cose più indifferenti, dicendo: Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualunque altra cosa, fate tutto a gloria di Dio

 
TUTTO ORO


La mitologia racconta che Mida, re della Frigia, presentandosi a Giove, abbia chiesto di convertire in oro qualunque cosa avesse toccato. Gli fu concesso.

Giunto a casa e messosi a tavola, vide trasformarsi in oro le posate ed i piatti; gioì molto. Si convertì in oro anche il pane e non poté mangiarlo; lo stesso avvenne dell'acqua e non potè berla; così morì di fame e di sete.

Quanto ci sia di vero in tutto ciò poco importa saperlo; però serve l'episodio ad ammaestrarci. Noi con la retta intenzione possiamo convertire in oro per il Paradiso tutti gli atti della nostra vita; basta avere un po' di buona volontà.

 

INSEGNAMENTI

Un monaco, risoluto di non lasciar perdere nessuna opera per l'altra vita, si controllava di continuo. Il superiore un giorno gli ordinò di andare ad esplicare una pratica. Il frate si fermò un istante e poi si mosse per eseguire l'ordine. Meravigliato di ciò, il superiore volle domandargli: Perchè hai fatto così?

- Per prendere bene la mira! Faccio come il cacciatore che deve sparare. Prima di compiere un'azione, affinché possa arricchirmi per il Cielo, rettifico subito la intenzione; questo è per me prendere la mira. -

San Giovanni Bosco, modello di vita spirituale, non si contentava di fare tutto per la gloria di Dio, ma vivamente lo raccomandava agli altri. - Fate che il demonio non abbia a rubarvi il frutto delle opere buone! Agite in ogni cosa con retta intenzione! -

Lo stesso Santo ebbe una visione nella notte del 30 maggio 1865. Vide presentare dai giovani dei doni a Maria Vergine. Chi portava un regalo, chi un altro; molti portavano fiori.

L'Angelo che rivedeva i doni, mandò indietro diversi giovani, i quali avevano in mano un mazzo di fiori senza profumo -

Commentava poi Don Bosco che i fiori. senza profumo raffigurano le opere buone compiute senza la retta intenzione.

Dopo quanto si è detto, vediamo quali siano i principali moventi dell'operare della signorina.
 

FINI POCO RETTI

La superbia tiene sempre il primo posto. - Io voglio essere la prima della classe; Così sarò più onorata! Voglio superare quella tale, per lasciarla umiliata! - Mi accosto ai Sacramenti e sto devotamente in Chiesa, affinché possa guadagnare la stima di chi mi guarda.

- Se faccio un bene qualsiasi, mi piace che gli altri lo sappiano e mi dispiace se non mi lodano.

- Se nel compiere qualche azione posso spiccare, ovvero se mi mettono a capo di un'impresa, allora non risparmio fatica per riuscire; diversamente mi rifiuto, anche per un'iniziativa di bene.

Il secondo movente suole essere l'interesse.

- Aiuto il mio prossimo, perché spero di essere ricambiata... Dó uno, ma nella speranza di ricevere due...

Il terzo fine, che suole guastare le opere buone, è la propria soddisfazione. - Questa persona mi è simpatica. Mi toglierei anche il pane dalla bocca per farle piacere!... La tal'altra non mi garba; se le faccio qualche favore, è unicamente per convenienza sociale!

Tutti questi sentimenti egoistici sono frutto della guasta natura e bisogna lottarli per piacere a Dio.
IN PRATICA

Ci sono delle anime, amanti della propria perfezione, che giungono anche a fare il voto della retta intenzione. A te, o giovane, non si consiglia questo; però ti si raccomanda un'attenzione particolare per offrire a Dio tutti gli atti della tua vita.

AI mattino, appena svegliata, alza la mente a Dio ed offrigli la tua giornata. Nelle preghiere del mattino richiama l'attenzione su questo punto: Vi adoro, mio Dio, e vi amo con tutto il cuore... Vi offro le azioni della giornata. Fate che siano tutte secondo la vostra santa volontà e per la maggior gloria vostra...

Quest'offerta mattutina è come un bollo spirituale, che dà un grande valore a quanto hai da compiere lungo il giorno.

C'è una breve preghiera, che si recita ormai da tutti quelli che curano i propri interessi spirituali, e dice così: Ti preghiamo o Signore, di prevenire con la tua ispirazione le nostre azioni ed aiutarci a compierle, affinché ogni nostra preghiera e opera cominci sempre da te e finisca per te ogni cosa incominciata ».

E' la santa Chiesa che mette sulle labbra, dei fedeli così bella preghiera e tu, e signorina, imparala e ripetila con fede.

Vorrei suggerirti, o anima cristiana, un richiamo sapiente, attuato già da persone pie. Scrivi su una targhetta « Ciò che non si fa per Gesù, è perduto». Questo scritto tienilo dinanzi, o sul tavolo da studio o da lavoro, oppure in altro posto. Di tanto in tanto, posandovi lo sguardo, ti sarà facile rinnovare la retta intenzione.

 

Meditazione XII: MEZZI DI PERSEVERANZA


 

Meditando il fine della vita e quello che ci aspetta dopo la morte, non si può restare indifferenti.

Tu, o giovane, di certo avrai stabilito di prendere magnanime risoluzioni, affinché la tua vita terrena sia preparazione alla vita eterna. La volontà umana però è debole e forse il demonio non tarderà a farti riprendere la via del peccato o della rilassatezza.

A chiusura di questo corso di meditazioni, ti suggerisco dei mezzi di perseveranza, affinché il frutto sia duraturo e fortemente efficace.

 

PRIMO MEZZO: NON VIVERE IN PECCATO!

Innanzi tutto, non si pecchi! Chi pecca, torna a crocifiggere Gesù Cristo.

Prima di dire: « sì» alla tentazione, pensa o signorina: Avrei il coraggio di mettere sotto i piedi il Crocifisso o di piantargli al costato un coltello?... No, certamente!... E come ardirei commettere un grave peccato, se con esso compio verso Gesù lo stesso esecrando delitto?

Se qualche volta capitasse di cedere alla tentazione, bisognerebbe far di tutto per riacquistare subito la grazia di Dio. Non stare mai in peccato mortale... neppure per un'ora! Ecco il grande mezzo di perseveranza. Se è possibile ricevere subito l'assoluzione sacramentale, non ritardare a farlo; se non c'è la possibilità, emetti un atto di dolore perfetto col proponimento di confessarti al più presto.

Riméssati l'anima in grazia di Dio, ti ritornerà la pace interna e sarai più disposta a respingere gli assalti infernali.

 

IL SERPENTELLO

Nel 1929 un giornale riferiva un fatto strano, avvenuto nel Mantovano.

Una giovane avvertiva forti dolori al ventre; era presa da momenti di smania ed aveva provocazioni al vomito. Non potendo più resistere, verso sera fu trasportata in clinica.

Sotto l'azione dei raggi, i dottori riscontrarono la causa del malessere e restarono sbalorditi. Nel ventre della giovane c'era un serpentello, che facilmente venne estratto.

- Ma come è mai possibile, - esclamò un dottore, ingoiare un rettile e non accorgersene?... Da quanto tempo avvertite i disturbi: gastrici?

- Da parecchie ore.

- E prima dov'eravate? - In campagna.

- Nel pomeriggio che cosa facevate? - Mi addormentai sotto un albero. - E non avvertiste proprio niente? - Nel dormiveglia mi sembrò di avvertire qualche cosa alle labbra; continuai però a dormire.

- Ed allora, concluse il chirurgo, proprio in quell'istante il piccolo rettile entrava in voi! -

La giovane aveva avuto la disgrazia di ammettere nel suo ventre un serpentello; soltanto allora poté riposare, quando ne fu liberata.

Il peccato mortale è un serpentaccio che penetra nel cuore; più vi si lascia, più avvelena e più si moltiplica. Conviene scacciarlo subito.

Specialmente alla sera, prima di prendere riposo, dici, o signorina, a te stessa: Ho dei serpenti nell'anima? - Non azzardarti a chiudere gli occhi al sonno, sapendo di avere qualche peccato grave, come non oseresti addormentarti, sapendo esservi tra le coperte o sotto il guanciale qualche brutto rettile.

 

SECONDO MEZZO: PUNIRE TE STESSA

Per riuscire a correggersi di certe cattive abitudini e perseverare nel bene, occorre la penitenza e qui, nel caso nostro, occorre che la volontà si rafforzi imponendosi ad ogni caduta un castigo.

Punire se stessi dopo una caduta morale, apporta grandi vantaggi: si esercita il controllo di sé, si rafforza la volontà, si sconta in parte il male fatto e si attira la misericordia di Dio.

Poiché il peccato più terribile e più facile è per la gioventù l'impurità, s?ggerisco delle piccole penitenze, che praticate con perseveranza, faranno rompere le cattive abitudini. Si manca al sesto comandamento per procurare al corpo un piacere; se capitasse una caduta impura, si faccia soffrire un poco il corpo.

Ad un brutto peccato fa seguire, o signorina, un po' di digiuno, come sarebbe privarti della colazione o ridurre al minimo la cena.

Ad uno sguardo cattivo volontario opponi, subito dopo, un quarto d'ora o una mezz'oretta di silenzio, non parlando assolutamente senza necessità.

Dopo un cattivo pensiero, volontariamente trattenuto, recita un atto di dolore, possibilmente stando in ginocchio, e bacia umilmente il Crocifisso.

Dopo aver assistito ad un film immorale o dopo la lettura di un libro cattivo, per penitenza non bere acqua una intera giornata, almeno fuori dei pasti,... oppure privati di un piacere e da' il denaro ad un povero.

Queste e simili penitenze dapprima potrebbero sembrarti troppo pesanti ed il demonio farà di tutto per distogliertene; ma con l'aiuto di Dio e meditando i novissimi, ci potrai riuscire.

Beata te, o giovane, se vorrai appigliarti a questo mezzo di perseveranza!

 

TERZO MEZZO: ONORARE MARIA

Siamo in viaggio per l'eternità; le vie sono due: quella del bene e quella del male. Nel percorso si può deviare ed è tanto facile, specie in gioventù. Chi avrà perseverato sino alla fine, questi sarà salvo.

Sansone cominciò bene e finì male; così Saul, l'eletto dal Signore; così pure Salomone, per bocca del quale Iddio si degnò parlare. Terribile esempio è pure Giuda Iscariote. Come si ottiene la perseveranza finale? Onorando Maria Santissima, la Regina del Cielo e della terra, la Vincitrice del serpente infernale! Coloro che mi onoreranno, avranno la vita eterna. (Sapienza, XXIV-31).

 

ASSISTENZA IN MORTE

Quando San Giovanni Bosco vide apparirsi San Domenico Savio folgorante di luce, nella gloria eterna, domandò: Quale fu, o Domenico, la cosa che ti recò più piacere in punto di morte?

Il Santo rispose: Il pensiero di essere stato devoto della Madonna!... Dillo ai tuoi giovani e raccomanda loro che onorino molto la Regina del Cielo! -

Don Bosco era già convinto di questa verità, ma dopo la visione avuta, esortava con più ardore i suoi figli a questa tenera devozione.

Tu, o signorina, se davvero saprai onorare la Madonna, avrai assicurata la tua perseveranza finale nel bene; forse qualche caduta potrà verificarsi, ma la Vergine Santissima ti darà tanto aiuto da farti presto rialzare; sul letto di morte, nel momento decisivo, se avrai onorata la Madonna nel corso della vita, esperimenterai la sua potente e materna assistenza.

 

OGNI GIORNO

Non lasciar passare giorno senza aver fatto alla Celeste Regina qualche atto di ossequio. Non si pretende molto da una giovane, ma ciò che ogni pia persona suole praticare.

1°) Tenere la corona del Rosario, come un talismano; recitare la terza parte del Rosario. Tale recita è bene farla con i membri della famiglia, per dare buon esempio in casa. Quando il demonio suole acquistare il dominio su una signorina, le fa tralasciare il Rosario, con la scusa che non c'è l'obbligo di recitarlo, che è lungo e noioso. O signorina, sii più furba del diavolo! Supera la noia e le insidie del nemico! Tutti i giorni il Rosario! 2°) Recitare ogni sera, prima di prendere riposo, tre Ave Maria, con la giaculatoria: Cara Madre, Vergine Maria, fate che lo salvi l'anima mia! - Occorre però far questa recita lentamente e con attenzione; non ridurla ad un'abitudine.

3°) Portare al collo o addosso la medaglietta della Madonna e baciarla nei pericoli dell'anima e del corpo.

 

OGNI SABATO

La Vergine Santissima sia onorata specialmente al sabato e nei giorni a Lei consacrati; questo onore si riduca alla pratica di un fioretto, cioè al compimento di qualche opera buona. San Giovanni Berkmans diceva in proposito: « Quidquid minimum, dummodo constans! » cioè, fare qualunque piccola cosa, ma con costanza.

A te, o giovane, suggerisco diversi fioretti; scegli il più adatto e il più utile a te. Scrivi, possibilmente, il tuo fioretto sabatino; per ricordarlo meglio richiamalo alla memoria ad ogni confessione.

1°) Ogni sabato comunicarti, ovvero ascoltare la Santa Messa, per rendere omaggio alla Madonna.

2°) Fare un poco di meditazione o di lettura spirituale, possibilmente servendoti di libri che trattino della Madonna, come sarebbe il libro « Le glorie di Maria » di Sant'Alfonso De' Liguori.

3°) Non mangiare frutta fresca o dolci o non bere fuori tavola.

4°) Fare una piccola offerta ai poverelli, privandoti di qualche sollievo o di qualche spesa non necessaria.

Tutti questi atti di ossequio resi alla Vergine Santissima, attireranno gli sguardi della Madonna sopra di te. Esperimenterai presto l'assistenza celeste e l'anima tua diventerà come un orto irrigato; la tua perseveranza assicurerà il tuo Paradiso.
FINE

 

REGALO DI GESU' ALLE ANIME CARITATEVOLI

Estratto dalle Rivelazioni di S. Geltrude (Libro IV - Capitolo VII)

S. Geltrude aveva fatto con fervore la Confessione generale. I suoi falli le apparivano così ributtanti che, confusa della propria deformità, corse a prostrarsi ai piedi di Gesù, implorando perdono e misericordia. Il dolce Salvatore la benedisse, dicendo: « Per le viscere della mia gratuita bontà, ti accordo il perdono e la remissione di ogni tua colpa. Ora accetta la penitenza che t'impongo: Ogni giorno, per un anno intero, farai un'opera di carità come se la facessi a me stesso, in unione all'amore con cui mi sono fatto uomo per salvarti e all'infinita tenerezza con cui ti ho perdonato i tuoi peccati ».

Geltrude accettò di gran cuore; ma poi, ricordando la sua fragilità, disse: « Ahi In mé, Signore, non m'accadrà talvolta di omettere questa buona opera quotidiana? Ed allora che dovrò fare? ». Gesù insistette: « Come potrai ometterla se è cosa così facile? Io non ti chiedo che un solo passo offerto a tale intenzione, un gesto, una parola affettuosa al prossimo, un accenno caritatevole ad un peccatore o ad un giusto. Non potrai tu, una volta al giorno, alzare da terra una paglia, o dire un Requiem per i defunti? Ora di uno solo di questi atti sarà pago il mio Cuore ».

Consolata da queste dolci parole, la Santa domandò a Gesù se altri ancora potessero aver parte a tale privilegio, compiendo la stessa pratica. « SI» rispose Gesù. « Ah! quale dolce accoglienza farò, alla fine dell'anno, a coloro che avranno coperto con atti di carità la moltitudine dei loro falli! ». Mediolani, 5 Oct. 1949 - Can. los. Buttafava C., E.

 

LA SETTIMANA DELLA CARITA'

Domenica - Mira sempre nel prossimo l'immagine di Gesù; gli accidenti sono umani, ma la realtà è divina.

Lunedì - Tratta il prossimo come tratteresti Gesù; la tua carità dev'essere continua, come il respiro che dà ossigeno ai polmoni e senza del quale la vita muore.

Martedì - Nei tuoi rapporti col prossimo trasforma tutto in carità e gentilezza, cercando di fare agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Sii larga, delicata, comprensiva.

Mercoledì - Se vieni offesa, fa scaturire dalla ferita del tuo cuore un raggio di bontà calda e serena: taci, perdona, dimentica.

Giovedì - Ricorda che la misura che userai cogli altri, sarà da Dio usata con te; non condannare e non sarai condannata.

Venerdì - Mai un giudizio sfavorevole, una mormorazione, una critica; la tua carità dev'essere come la pupilla dell'occhio, che non ammette pulviscolo.

Sabato - Avvolgi il prossimo nel tiepido mantello della benevolenza. La tua carità deve poggiare su tre parole: con tutti, sempre, a qualunque costo.

Ogni mattina fa' un patto con Gesù: prometti a Lui di serbare intatto il fiore della carità e pregalo di aprirti, in morte, le porte del cielo. Beata te, se sarai fedele!

Mediolani, 5 Oct. 1949 - Can. Ios. Buttafava C. E.