Capitolo II: L’immunità della Vergine dal triplice effetto della colpa attuale, dal triplice effetto della miseria originale, dal triplice effetto della pena infernale.

Beato Corrado di Sassonia

Capitolo II: L’immunità della Vergine dal triplice effetto della colpa attuale, dal triplice effetto della miseria originale, dal triplice effetto della pena infernale.
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Ave Maria, ecc. Facciamo risuonare quell’Ave, dolce parola e buona con la quale si incominciò la nostra redenzione dall’eterna sventura. Facciamolo, dico, risuonare spesso singolarmente ed in coro devotamente, dicendo : Ave, Maria. Ave e Ave e nuovamente Ave e mille volte Ave. Ecco, infatti, o carissimi, come si è detto sopra, la SS. Vergine Maria per l’assoluta assenza di colpa e immunità, per l'assoluta innocenza è purità detta vita a ragione è salutata con l’Ave, a ragione a lei è rivolta in principio l’Ave del saluto, Ave dico perché senza “vae " cioè senza guai (Conf. Petr. Cellens. serm. 24, in Ann. B. M. V. "Quid est Ave? Sine vae".
), Si deve considerare , che è triplice il “vae " da cui fu immune Maria, a cui invece è detto : Ave. Vi è infatti il "vae" della colpa, il "vae" della miseria e il " vae " della geenna, il " vae " dico della colpa attuale, della miseria originale, e della pena infernale, Di questi tre " vae " non senza ragione intendiamo ciò che si dice nell’ottavo capo dell'Apocalisse (Vers. 13): "Ho udito, dice Giovanni, la voce di un'aquila volante nel mezzo del cielo e dicente con grande strepito : guai, guai, guai (cioè vae, vae, vae) agli abitanti della terra ". Ma ecco, ciascuno di questi tre “vae " si moltiplica per tre " vae " cosi che siano insieme nove “ vae ", contro cui meritamente fu detto a Maria Ave. Poiché vi sono tre “ vae " di colpa, tre di miseria, tre di geenna, per la cui assenza Ella a ragione è salutata con l'Ave.
In primo luogo dunque, o carissimi, dobbiamo considerare che è triplice il "vae " della colpa, cioè il “ vae " della colpa del cuore, della colpa della bocca, della colpa delle opere. Anche di questi tre " vae " si può dire : guai, guai, guai agli abitanti della terra. — Guai dunque ai peccatori per la colpa del cuore, come si dice nel ventesimo nono capo di Isaia (Vers. 15) : Guai a voi che vi nascondete nel vostro cuore per celare al Signore i vostri disegni etc. Guai in verità ai peccatori dal cuore ipocrita, poiché i nascosti cuori dei malvagi sono le profonde sentine dei demoni e gli ipocriti sepolcri pieni d'ogni fetore di vizi. Guai a loro dunque, come è detto nel ventesimo terzo di Matteo (Vers. 27 ) : " Guai a voi, scribi e farisei, ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che esteriormente appaiono agli uomini eleganti, dentro invece sono pieni di ossa di morti e di ogni sporcizia. — Oh ! quanto fu lungi da questo " vae " l’innoceutissimo cuore di Maria, testimoniandone S. Bernardo (Serm. 2 in ass. n. 8) che dice: "Maria non ebbe alcun proprio peccato e dall’innocentissimo suo cuore fu alieno anche il pentimento ". Perché infatti il cuor di Maria dovea pentirsi quando mai commise alcunché degno di pentimento ? Per questo il mondissimo suo cuore non fu la sentina del diavolo, non fu un sepolcro di vizi, anzi fu l'orto  e il paradiso dello Spirito Santo, secondo ciò. che dicesi nel quarto della Cantica (Vers. 12): "orto tutto chiuso, sorella mia sposa, orto tutto chiuso "; “veramente orto di delizie, come dice Girolamo (Epist. cit. n. 9), in cui è piantato ogni genere di fiori e ogni profumo di virtù ". Perché dunque Maria fu sì lontana dal " vae " della colpa del cuore, meritamente a Lei e detto: Ave.
Parimente, guai ai peccatori per la colpa della bocca, come si dice nel quinto di Isaia (Vers. 20): " Guai a voi che chiamate il male bene e il bene male “. — Guai a loro e guai a tutti i peccatori poiché portano nella bocca il veleno, del diavolo, come dicesi nel salmo (Psalm. 13, 3) : veleno di serpenti sopra i loro labbri. O quanto lungi da questo " vae " fu la santissima bocca di Maria ! Onde ben dice, Ambrogio (II de Virgin. c. 2, n. 7) ; " Niente di orribile negli occhi di Maria, niente di procace nelle parole, niente negli atti vi fu di inverecondo ".
Nella bocca di Maria dunque non vi fu il fiele e il veleno del diavolo ma il miele e il latte dello Spirito santo, secondo il quarto della Cantica (Vers. 11). Un favo gocciolante i tuoi labbri, o sposa; miele e latte su la tua lingua. - Non ebbe Maria nella lingua un candidissimo latte quando proferì la castissima parola (Luc. 1, 34) : In qual modo avverrà questo, se io non conosco alcun uomo ? Non ebbe Maria sulla lingua anche un dolcissimo miele creando proferì quella melliflua parola (Luc. 1, 38) : Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola ? Poiché dunque fu sì lontano da Maria il “ vae " della bocca, meritamente a lei fu detto:  Ave.
Parimente, guai ai peccatori per la colpa delle opere, come si dice nel secondo dell’Ecclesiastico (Vers. 14): Guai al cuore doppio e ai labbri maligni e alle mani malfattrici. Qui si toccano tutti questi tre " vae ". Guai ai doppi di cuore, per la colpa del cuore ; guai ai labbri maligni, per la colpa della bocca ; guai alle mani malfattrici, per la colpa delle opere. O quanto lontana da tal "vae" fu ogni opera e l'intera vita di Maria ! Per cui ben dice S. Bernardo (Epist. 174, n. 5) : " Fu conveniente che la regina delle Vergini conducesse una vita senza alcun peccato per singolare privilegio di santità affinché, mentre dava alla luce il distruttore del peccato e della morte, ottenesse a tutti il dono della vita e della giustizia ". Osserva come dica " senza alcun peccato ". Maria condusse tutta la vita in modo da non contrarre alcuna macchia di peccato né col cuore, né col labbro né con le opere, talché con tutta verità il Signore poteva dirle (Cant. 4, 7): Tutta bella sei, o amica mia, e macchia non è in te. - Così dunque Maria SS. e innocentissima col cuore fu senza 'vae " e per questo a lei fu detto: Ave.
In secondo luogo, si deve considerare che Maria fu immune non solo dal triplice " vae " della colpa attuale, ma anche dal triplice " vae " della miseria originale, cioè dal " vae " della miseria dei nati, dal " vae " della miseria delle partorienti, dal " vae " della miseria dei morenti. II "vae” della miseria dei nati è il "vae” del fomite che rende infermi tutti i nati, e il "vae" della miseria delle partorienti è il “vae " del dolore che tormenta le partorienti, il “vae " della miseria dei morenti è il " vae " del dissolvimento che riduce in cenere i morenti. Anche di questi tre “ vae " si può dire : guai, guai, guai agli abitanti della terra. - II " vae " dunque della miseria dei nati è il " vae " del fomite innato in noi, per cui secondo l’originale corruzione siamo tanto deboli al bene e tanto proni al male che ogni nato col fomite, ogni infermo per il fomite e dal fomite piagato può dire col decimo capo di Geremia (vers. 19); "Guai a me per il mio dolore, mia pessima piaga. Io poi ho detto : questa in vero è la mia infermità ed io dovrò portarla. — Ma ohimè! non solo nei nascenti vi è il "vae" della miseria è della infermità che inclina al male gli adulti, ma vi è anche il "vae" della deformità e della colpa che incita all'ira i pargoli; di cui l'apostolo dice (Eph. 2, 3): tutti nasciamo figli dell’ira. — O quanto fu immune da questo "vae" dei nati la santissima nascita di Maria che non solo fu liberata dalla colpa originale, ma anche dalla miseria del fomite in quanto era incline al peccato, in modo che per la santificazione nell'utero materno mai fu prona al peccato, testimonio S. Bernardo che dice (Epist. cit. n. 5) : " Io credo che sia discesa, in Lei una più copiosa grazia di santificazione che abbia santificato non solo la sua nascita ma abbia anche custodito immune da ogni peccato tutta la vita ". Poiché dunque la nascita di Maria fu si lontana da questo " vae " meritamente a lei fu detto : Ave.
Parimente il " vae " della miseria delle partorienti è quel " vae ” dell'originale maledizione di cui ad Eva fu detto : Tu partorirai i figli nel dolore. Di questo " vae " a molte incinte si può dire generalmente ciò che in special modo di alcune dice il Signore nel ventesimo quarto di Matteo : Guai alle incinte e alle allattante in quei giorni! O quanto da questo “ vae “ fu immune l’utero pregnante e partoriente di Maria, testimonio Agostino che dice (Homil. 3 de Nat. B. M. V. post initium): " O quanto è beata questa Madre che senza contaminarsi concepì e senza dolore partorì la nostra medicina ! " Poiché dunque Maria fu sì lontana da questo " vae " delle partorienti, meritamente a Lei fu detto: Ave.
Parimente, il “ vae " della miseria dei morenti è il “ vae " della incinerazione che fu inflitta all'uomo quando al peccatore fu detto (Gen. 3. 19) : Tu sci polvere, e in polvere tornerai. Onde tanto del " vae ” dei morenti quanto del “ vae " dei nascenti ben si può intendere ciò che è detto nel quarantesimo primo dell'Ecclesiastico (Vers. 11. Seg) : Guai a voi, o empi, che avete abbandonato la legge del Signore altissimo. Anche se sarete per nascere, nascerete nella maledizione; e se sarete per morire, la vostra parte sarà nella maledizione. Certamente tanto i pii che gli empi nascono nella maledizione del fomite e moriranno nella maledizione della polvere, ma pure non senza una conveniente ragione qui si inculca ai soli empi il " vae " dell'una e dell'altra maledizione, poiché a costoro sarà più pericoloso il fomite e l'incinerazione più odiosa. Finalmente agli ingiusti la miseria del fomite sarà più nociva e il ricordo dell'incinerazione più amaro che ai giusti. O quanto lontano da questo " vae " dell’incinerazione fu, come crediamo, il SS. corpo di Maria ! Questo corpo infatti è l’arca SS. di Dio, a cui fu conveniente non esser putrefatto, ma a somiglianza del suo Figlio, esser risuscitato prima di ogni putrefazione. Onde tanto del Figlio quanto della Madre segnalatamente dice il profeta (Psalmi 131, 8) : Risorgi, o Signore, nella tua pace, tu e l’arca della tua santificazione.
Quest’arca fu fatta con legni incorruttibili (Cfr. Exod. 25. 10), perché la carne di Maria per niente fu, come crediamo, putrefatta. E per questo ben dice S. Agostino (De Assunt. B. M. V. n. 6) : " Più degno è il cielo che la terra, di conservare sì prezioso tesoro, e a ragione a tanta integrità tiene dietro l’incorruttibilità e non il dissolvimento della putredine ". Così dunque Maria in quel modo che è stato detto, fu lontana dal " vae “ delle partorienti, lontana dal " vae " dei morenti, e per ciò a lei fu detto : Ave.
In terzo luogo, o carissimi, dobbiamo considerare che Maria non solo fu immune dal triplice " vae " della colpa attuale; non solo dal triplice “ vae " della miseria originale, ma anche dal triplice " vae " della colpa infernale. Questo triplice " vae " consiste nella grandezza, nella moltitudine, nella lunghezza delle pene. Guai dunque tanto ai dannati che ai dannandi, guai, dico, per la grandezza, guai per la moltitudine, guai per la lunghezza dei tormenti. Di questi tre “ vae " si può dire : guai, guai, guai agli abitanti della terra.
Il " vae " dunque della geenna consiste nella grandezza delle pene ; di questo " vae " ben si dice nel ventesimo quarto di Ezechiele (Vers. 9) : guai alla città sanguinaria, della quale io farò un gran fuoco. — La città sanguinaria è la riunione di tutti gli empi, di cui grande sarà il fuoco nel grande incendio dei dannati. O quanto lontana da questo grande " vae " della grandezza della pena fu la immensa grandezza della grazia e della gloria di Maria, alla quale, contro il grande fuoco dei dannati nell'inferno, già Dio aveva preparato un'immensa gloria in cielo, affinché come fu grande nel merito, così pure fosse grande nel premio. Onde Ella è quel gran trono di cui si parla nel decimo capo del terzo libro dei Re (Vers. 18) : Il re Salomone fece un gran trono di avorio. Il trono di Salomone per verità è Maria, grande assolutamente nella grazia e nella gloria. Per questo ben dice S. Bernardo (Serm. I. in Assuns. B. M. V. n. 4) : " Quanto di grazia acquistò in terra Maria sopra tutti, tanto di gloria singolare ottenne in cielo". Poiché dunque Maria fu tanto lontanissima da questo " vae " meritamente a Lei fu detto : Ave.
Parimente, il "vae" della geenna consiste non solo nella grandezza delle pene, ma anche nella loro moltitudine : onde è detto nel terzo di Isaia (Vers. 9) : Guai alle loro anime, perché saranno loro resi mali per mali. Dice mali al plurale, perché molti anzi moltissimi mali per mali saranno resi nella geenna. O quanto lontano da questo “vae" della moltitudine dei tormenti fa in Maria la moltitudine dei meriti e dei premi, alla quale contro i molti mali dei dannati nell'inferno già Dio aveva preparato molti beni in cielo, talché nessun angelo e nessun santo può a lei somigliarsi per la moltitudine e la riunione dei beni celesti, secondo il detto del trentesimo primo dei Proverbi (Vers. 29) : Molte figlie hanno riunite grandi ricchezze, ma tu tutte le hai superate. Se per tali figlie intendiamo le anime sante o le intelligenze angeliche,  Maria non ha superato forse tutte , le loro speciali ricchezze ? Non ha superalo Ella tutte le ricchezze delle vergini, dei confessori, dei martiri, degli apostoli, dei profeti, dei patriarchi, degli angeli ? essendo Ella sola la primizia delle vergini, lo specchio dei confessori, la rosa dei martiri, il registro degli apostoli, l'oracolo dei profeti, la figlia dei patriarchi, la regina degli angeli. Che cosa infatti le mancò delle ricchezze di tutti costoro ? Ascolta. Girolamo infatti dice (Epist cit. n. 15); "Se tu osservi con più diligenza Maria, tu troverai che non vi è virtù, bellezza, candore e gloria che in Lei non risplenda ". Poiché dunque Maria fa tanto lontanissima da questo " vae " della geenna, a ragione a Lei fu detto : Ave.
Parimente, il " vae " della geenna non solo nella grandezza, non solo nella moltitudine, ma anche nella lunghezza ossia nella eternità delle pene consiste, onde nella Epistola canonica di Giuda si dice (Vers. 11. et 13) : Guai a coloro che si incamminarono nella via di Caino, e per mercede si smarrirono nell'errore di Balaam e perirono nella ribellione di Core. E dopo poco segue : ai quali è riservata in eterno la tenebrosa caligine. Osserva che dice in eterno e considera quanta sia quella perpetuità delle pene che non ha mai fine in eterno, quanto lontanissima da questo lunghissimo " vae " della geenna fu la perpetuità della gloria di Maria alla quale, contro le eterne tenebre dell'inferno, già il Signore aveva preparato l'eterna luce del cielo, affinché come l'anima peccatrice, sede del diavolo, è in eterno miserevolmente tenebrosa, così Maria mediatrice, sede di Cristo, è in eterno mirabilmente luminosa, secondo il detto del salmo (Psalm. 88, 38) "Il suo trono come un sole al mio cospetto, e luna perfetta in eterno “.
Così dunque la beatissima Vergine Maria fa lontana dal triplice  “vae " della geenna, anzi fu lontana dai suddetti nove " vae " e per questo a ragione a Lei fu detto: Ave. Noi dunque, o carissimi, tutti a Lei diciamo Ave, e tutti preghiamola onde Ella ci ottenga dal suo dolcissimo Figlio di esser liberati da ogni " vae " per il Signor nostro Gesù Cristo, Figlio suo, che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna.

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