Contro Giuliano - libro terzo

Sant'Agostino d'Ippona

Contro Giuliano - libro terzo
58



La confutazione dei libri e degli argomenti di Giuliano.

1. 1. Amatissimo figlio Giuliano, dal momento che, se non vorrai cedere dinanzi all'autorità di tali e tanti santi, eruditi nelle Sacre Scritture e ricchi di immensa fama e di gloria nel governo della Chiesa, né vorrai fermarti - trattandoli o con grandissimo disprezzo, come hai trattato me, oppure con un tantino di pudore e di riverenza in considerazione della loro persona - finirai per affermare che anch'essi hanno sbagliato, è necessario che, con l'aiuto di Dio, ti risponda e confuti i tuoi libri e le tue argomentazioni in maniera che tu possa comprendere nel limite del possibile che ti sei fatto una convinzione distorta di quelle cose su cui cerchi di convincere gli altri. In tal modo potrai pentirti salutarmente della tua incauta, temeraria e giovanile audacia e dell'errore. Il tuo ravvedimento porterà giovamento non solo a te ma a molti altri, se tu e il tuo partito riconoscerete e professerete che non invano, ma con molta aderenza alla verità, tali e tanti reggitori e maestri del popolo cristiano hanno imparato ed insegnato nella Chiesa quello che voi, ingannati da una novità che rassomigliava alla verità, avete cercato di scardinare. Il Signore non voglia permettere che tu abbia il cuore tanto ottenebrato da non poter intendere queste cose, che tu sia del numero di coloro che la Verità, nei Salmi, condanna con le parole: Non volle capire per fare il bene 1, oppure di quelli dei quali è scritto: Il servo duro non si correggerà con le parole; anche se avrà compreso, non ascolterà 2. Pure in questo caso, però, non sarà inutile il mio lavoro né quello degli altri, che per grazia di Dio difendono la fede cattolica contro questo errore. Se non mancano quelli che sono stati ingannati o sconvolti da un improvviso ed insolito errore, è molto più grande il numero di quelli che sono stati istruiti o corretti dalla difesa dell'antica verità. Per evitare di andare eccessivamente per le lunghe, non riporterò tutte le tue parole, ma, se il Signore me lo concede, non lascerò senza risposta e senza confutazione nessuna delle tue... acute argomentazioni.

I giudici competenti della controversia.

1. 2. Per quanto riguarda i giudici "presso i quali, a vostro dire, non avete potuto discutere la vostra causa, per il fatto che nessuno può giudicare bene se non è totalmente libero da odio, ira o amicizia, quali non sarebbero stati quelli che l'hanno giudicato, perché hanno cominciato ad odiarla prima ancora di conoscerla", ho già risposto nel precedente libro. Se aveste cercato con sincerità i giudici quali li ha definiti Sallustio nel passo da te citato 3, vi sareste certamente arresi ad Ambrogio e agli altri colleghi nell'episcopato, che quando hanno scritto le loro vere e pacifiche opinioni erano del tutto liberi da odio, da amicizia, da ira e - tu non l'hai detto, ma Sallustio sì - pure da compassione per voi o contro di voi. Per voi invece ora è poca cosa non volerli come giudici, se addirittura non osate stimarli colpevoli. Ma come è possibile, di grazia, che quelli che hanno condannato la vostra causa l'abbiano cominciata ad odiare prima ancora di conoscerla? La conoscevano molto bene e perciò la odiavano. Sapevamo molto bene che voi dite che i bambini nella nascita non hanno alcunché di male da cui essere purificati con la rinascita. Conoscevano bene la vostra affermazione che la grazia vien data secondo i nostri meriti, cosicché essa non sarebbe più tale 4 se non viene donata gratuitamente ma solo concessa secondo i meriti. Conoscevano bene la vostra convinzione che per l'uomo in questa vita è possibile non avere alcun peccato, sicché non è necessario per lui dire ciò che l'intera Chiesa dice nell'Orazione del Signore: Rimetti a noi i nostri debiti 5. Essi conoscevano bene tutte queste cose e perciò giustamente le odiavano. Che vi sappiano emendati per loro merito e vi ameranno! "Non è, infatti, chiamato pelagiano o celestiano, come tu dici, chi afferma che nell'uomo c'è il libero arbitrio o che Dio è il creatore di quelli che nascono", ma chi non attribuisce alla grazia di Dio la libertà a cui siamo stati chiamati, chi nega che Cristo è il liberatore dei fanciulli e chi afferma che al giusto non è necessario chiedere per se stesso quello che vien chiesto nell'Orazione del Signore. Costui prende il nome di pelagiano perché con l'errore ha partecipato al crimine.

Diverse interpretazioni del Rescritto dell'Imperatore.

1. 3. Non è qui il caso di ripetere quali luminari cattolici tu, non sapendo o fingendo di non sapere, osi infamare con l'accusa di manicheismo. Se, come dici, "c'è un rescritto dell'imperatore a vostro favore", perché non vi fate avanti e portate questo documento dinanzi ai pubblici poteri dimostrando che siete voi quelli la cui fede è stata approvata dal principe cristiano? Se poi interpretate la legge di Dio a vostro piacimento e non come essa è, qual meraviglia se fate lo stesso con la legge dell'imperatore? Prometti di presentare questi atti con più cura in un altro momento. Se lo farai, la tua azione sarà rimproverata in quanto insidiosa o sarà disprezzata in quanto frivola.

L'eresia pelagiana condannata da tutta la Chiesa.

1. 4. Sembra molto raffinato e spiritoso il tuo compiacimento quando affermi: "È venuto fuori uno bramoso di far capire che l'esito della battaglia è riposto in lui", quasi che agli occhi dei pelagiani io sia Golia e tu Davide. Se veramente hai fatto questo patto e sei d'accordo con i pelagiani, nel caso tu sia sconfitto, fa' in modo che essi non ardiscano null'altro in avvenire. Ben lungi da me sia la pretesa di provocarvi a singolar tenzone. So bene infatti che dovunque mettiate piede, l'esercito cristiano, presente dappertutto, vi sconfiggerà. Ha già sconfitto Celestio dapprima a Cartagine, quando io ancora non c'ero, e poi a Costantinopoli, terra tanto lontana dall'Africa, e ha sconfitto in Palestina Pelagio, che, per timore di essere condannato, non aveva esitato a rinnegare la vostra causa. In quella terra la vostra eresia è stata completamente distrutta. Poiché l'esercito cristiano, di cui Davide era il simbolo, è solito combattere contro i suoi avversari in ciascuno dei suoi soldati ha voluto troncare il vostro errore con la lingua stessa di Pelagio, prostrato e steso a terra, come colpito da una spada. Pelagio, o meglio, il Signore per bocca di Pelagio ha amputato quello che tu ci rinfacci con sdegno che cioè "siete chiamati nuovi eretici perché sostenete che il male, che vien definito peccato, è situato non nella natura, ma nella volontà soltanto". Temendo, infatti, d'esser condannato, ha condannato coloro che ritengono che i bambini avranno la vita eterna pur senza essere battezzati. Voi negate che nei bambini c'è un male destinato ad essere lavato nel battesimo. Ebbene, dite un po': per qual motivo il bambino non battezzato è condannato alla morte eterna? Cos'altro potete dire se non maledire Pelagio? E se, mentre lo maledite, vi chiedesse: che avreste voluto che facessi? Contro le chiare parole di Cristo: Se non mangerete la mia carne e non berrete il mio sangue, non avrete la vita in voi 6, avrei forse dovuto dire che il bambino morto senza questo sacramento avrà la vita eterna? Ho l'impressione che dovreste pentirvi di averlo maledetto. Pentitevi voi piuttosto di tutto questo errore.

La controversia pelagiana già legittimamente definita.

1. 5. Vi pregherei di non servirvi dello stupido argomento di cui si servono tutti gli eretici, che le leggi degli imperatori cattolici cercano di frenare nella loro pericolosa licenza. Tutti infatti ripetono qualcosa di simile alla tua affermazione: "Difetta di ragione la parte che sostituisce il terrore alla discussione, che non chiede nulla ai saggi ed estorce cieco assenso ai paurosi". Per la verità i nuovi eretici siete voi, e questa vecchia scusa di quasi tutti gli eretici l'avete riconosciuta insieme agli altri e l'avete conservata per voi. Non vogliate ingannare voi e gli altri, pretendendo di avere contro di noi il diritto che abbiamo avuto noi contro i donatisti, che, per mezzo di una disposizione imperiale, sono stati costretti ad un incontro con noi. La loro violenza si era estesa a tutta l'Africa: spaventando tutto e tutti con violente aggressioni, con latrocini, assalti ai viaggiatori, rapine, incendi, devastazioni di ogni genere e stragi, essi impedivano ai cattolici di predicare la verità contro il loro errore. Con essi non potevamo trattare assolutamente nulla dinanzi ai vescovi che non avevamo in comune. Quel poco che i nostri antenati erano riusciti a trattare con essi quasi cento anni prima, era stato ormai dimenticato da tutti. Questa necessità quindi ci ha spinti a tentare di svergognare la loro sfacciataggine e a reprimere la loro audacia almeno con gli accordi ratificati nel nostro incontro. La vostra causa invece si è appena chiusa presso una competente assemblea di vescovi comuni ad entrambi. Non rimane altro da fare, per quanto attiene al diritto di un nuovo esame, se non che seguiate con buona pace la sentenza emanata al riguardo. Se rifiuterete vi sarà impedito di fare turbolente e insidiose agitazioni. Voi piuttosto rassomigliate ai massimianisti, che, essendo stato loro permesso di incontrarsi con noi, volevano consolarsi della loro esiguità almeno col nome di una conferenza, ed apparire in tal modo di essere qualcosa di più agli occhi di quelli per i quali erano semplicemente disprezzabili, e così, quando ci hanno convocati, ci hanno mostrato il libello ed hanno iniziato a provarci, li abbiamo disprezzati. Essi, infatti, avevano più piacere di sentirsi chiamare nella conferenza che timore di uscirne sconfitti. Non aspiravano alla gloria di una vittoria, ma, non avendo il prestigio del numero, ricercavano con avidità la fama di una conferenza. Se ritenete di essere vincitori per il fatto che non vi è stata concessa la prova desiderata, sappiate che in questo i massimianisti vi hanno preceduto, anche se a voi la Chiesa vi ha concesso un tribunale come si conveniva, nel quale la causa è stata chiusa, mentre a quelli non l'aveva concesso perché non si erano separati da noi, ma dai donatisti. Se poi ritenete che non era logico per i massimianisti presumere di stare dalla parte della verità per il fatto di non essere stati ascoltati in giudizio, non vogliate più a lungo proferire tali parole vuote. Sia sufficiente per voi che la Chiesa Cattolica vi abbia sostenuto con materna tenerezza e vi abbia condannato con giudiziaria severità o, meglio, con medicinale necessità.

Giuliano si abbandona agli insulti personali.

1. 6. Per non perderci in cose superflue, tralascio la miriade di maledizioni e di maldicenze, ammassate all'inizio dell'opera o sparse un po' ovunque nei tuoi libri. Non vorrei che agli occhi degli uomini seri apparissimo come volgari litiganti piuttosto che come pensosi disputanti. Vediamo piuttosto quali sono le tue affermazioni ed in qual modo puoi dimostrare, secondo la tua promessa, che io attribuisco al diavolo la creazione degli uomini e l'istituzione del matrimonio.

Risposta al primo argomento di Giuliano.

2. 7. Citi alcune mie parole con l'evidente intenzione di confutarle. Come risposta, dopo averle citate, cerchi di far credere che "mi sono contraddetto, in quanto per mia difesa avrei in un primo tempo affermato che erano i nuovi eretici a chiamarci condannatori del matrimonio e dell'opera di Dio, mentre, in un secondo tempo, lasciando da parte questa affermazione, avrei asserito che l'uomo nella nascita è posseduto per metà da Dio e per metà dal diavolo, o piuttosto, tutto dal diavolo, con l'esclusione quasi totale dalla sua proprietà, che è l'uomo". Dov'è il tuo acume con cui credi di avere posto in atto tutte le categorie di Aristotele e tutte le altre astuzie dell'arte dialettica? Non ti rendi conto che quanto mi hai obiettato riguardo ai bambini, può essere obiettato da un nemico della verità ad entrambi in riferimento a qualsiasi peccatore maggiorenne? Ti domando: cosa pensi di un uomo di pessima condotta non ancora rigenerato? Dovrai ammettere, suppongo, che almeno costui si trova sotto il potere del diavolo se non rinasce in Cristo: o neghi anche questo? Se lo neghi, chi sono quelli che Dio ha sottratto dal potere delle tenebre e ha trasferito nel regno del Figlio del suo amore 7? Se rispondi positivamente, ti chiedo: ha Dio qualche potere su un uomo posto sotto il potere delle tenebre? Se dici che Dio non ha alcun potere, ti rispondo: Dio dunque, per opera del diavolo è stato scacciato dalla sua proprietà. Se, invece, ammetti che Dio conserva un potere, ti rispondo: l'uomo dunque è posseduto a metà da Dio e dal diavolo. E così gl'inesperti rivolgeranno contro di te, che pretendi essere ritenuto saggio, tutto l'odio che hai rivolto contro di me a proposito dei bambini appena nati. Ecco con quanta facilità è stato distrutto il tuo primo argomento, mentre non vuoi capire che gli uomini, prima di essere redenti in Cristo, si trovano sotto il potere del diavolo, ma in modo tale che non solo essi ma neppure il diavolo sono sottratti al potere di Dio.

La grazia battesimale secondo i pelagiani.

3. 8. Il problema del battesimo, in merito al quale tu ci accusi che noi con le nostre menzogne avremmo suscitato l'odio degli ignoranti contro di voi, non è facile dire con quanta eleganza tu l'abbia evitato, allontanando da voi questa odiosità ammettendo che i bambini debbano essere battezzati, allorquando dichiari che "la grazia del battesimo non dev'essere rifiutata per nessun motivo, dal momento che Dio dispensa i suoi stessi doni secondo la capacità dei riceventi. Per questo Cristo, redentore della sua opera, accresce con continua generosità nella sua immagine i suoi benefici e, rinnovandoli ed adottandoli, rende migliori quelli che aveva creati buoni". Per questo motivo, secondo voi, in merito al battesimo dei bambini, non ci deve essere odiosità contro di voi? Che forse qualcuno di noi ha detto che avete negato la necessità di battezzare i bambini? Voi, è vero, non dite che i bambini non debbono essere battezzati, no, ma, a misura della vostra grande sapienza, dite cose strabilianti: sono battezzati nel sacramento del Salvatore ma non salvati; sono redenti, ma non liberati; sono lavati ma non purificati, sono esorcizzati e si alita su di loro ma non sono strappati dal potere del diavolo. Queste sono le vostre portentose tesi; questi gli impensabili misteri dei nuovi dommi; questi i paradossi degli eretici pelagiani, più mirabili di quelli dei filosofi stoici! Dicendo queste cose voi temete che vi obietti: Se sono salvati, che cosa c'era di malato in loro? Se sono liberati, cosa li teneva legati in schiavitù? Se sono purificati, quale cosa immonda si celava in essi? Se sono strappati dalle mani del diavolo, per qual motivo essi, che non erano colpevoli per propria malizia, si trovavano sotto il suo potere se non perché avevano contratto il peccato originale che voi negate? Voi lo negate non per affermare che essi sono salvi, liberi, puri, non soggetti al nemico - le vostre testimonianze false non possono arrecare alcun aiuto dinanzi al vero giudice! -, ma solo perché possiate seguire una nuova vanità, mentre essi restano nel vecchio peccato. La verità non appartiene a voi, bensì a colui che ha detto: Nessuno, se non nasce da acqua e Spirito, può entrare nel regno di Dio 8.

La natura umana ha bisogno di Cristo Salvatore.

3. 9. Eccellentissimi amanti della vita che sarà vissuta eternamente insieme a Cristo, voi pensate che per l'immagine di Dio non costituisca pena alcuna l'essere eternamente esclusi dal suo regno. Eppure il solo affermare che si tratta di una piccola pena sarebbe la voce non di un felice amante di quel regno, ma quella di un suo miserabile denigratore. Ammesso che riconosciate che il non poter entrare nel regno di Dio costituisca per voi una piccola pena mentre in realtà è grande - basta per la nostra causa! -, vi supplico di aprire i vostri occhi e di dirmi se è giustizia infliggere tale pena ad un bambino che voi, ad occhi chiusi, dichiarate non soggetto al peccato originale. Non voglio ricordare quanti altri mali debbono soffrire in questa vita transitoria quasi tutti i bambini, ed in che modo si debba spiegare il detto: Un gravame ha assegnato Dio ed un giogo pesante è sui figli dell'uomo dal giorno nel quale sono usciti dal seno della madre fino al giorno nel quale ritorneranno alla madre di tutti 9. Essendo Dio giusto ed onnipotente, questi mali, con i quali non si può certo dire che l'età infantile si eserciti nella virtù, non sarebbero stati sicuramente inflitti all'immagine di Dio se essa non avesse contratto alcun demerito dai genitori. Eppure, questi mali, non quelli che voi escludete ma quelli che tutti vediamo soffrire dai bambini, tu li sorvoli e non li guardi affatto, mentre da uomo eloquentissimo te ne vai a spasso ed eserciti il tuo ingegno e la tua lingua nella lode della natura. Ebbene, questa natura, caduta in tali e così evidenti miserie, ha bisogno di Cristo salvatore, liberatore, purificatore, redentore, e non sa che farsene delle lodi di Giuliano, di Celestio o di Pelagio. Non avresti di certo ammesso che essa viene redenta nei bambini, se, nella convenzione di Cartagine, Celestio, che non riusciva a sostenere lo sguardo dei Cristiani, non l'avesse a sua volta ammesso. Del resto come si potrebbe intendere altrimenti questa redenzione se non dal male da cui ci redime colui che redimerà Israele da tutte le sue colpe 10? Quando si parla di redenzione si parla di prezzo. Qual è questo prezzo se non il sangue prezioso dell'Agnello illibato e immacolato, Gesù Cristo 11? A quale scopo è stato pagato questo prezzo? Perché interrogare altri? Ci risponda lo stesso Redentore; parli colui che ha pagato: Questo è il mio sangue, che è sparso per una moltitudine in remissione dei peccati 12. Avanti dunque, e continuate a dire: sono battezzati nel sacramento del Salvatore, ma non salvati; sono redenti, ma non liberati; sono lavati, ma non purificati; sono esorcizzati e viene alitato su di loro ma non sono sottratti al potere del diavolo. Aggiungete pure: per essi viene sparso il sangue in remissione dei peccati, ma non ottengono la remissione di alcun peccato. Sono straordinarie le cose che dite, sono nuove, sono false. Noi ci stupiamo delle straordinarie, ci guardiamo dalle nuove e confutiamo le false.

Il genere umano contrae la colpa della condanna originale.

4. 10. "Il governo del corpo è affidato all'anima in maniera tale che il frutto dell'azione diventa comune ad entrambi. Sia che sentano il godimento derivante dalla pratica della virtù, sia che sentano la pena della sua insolenza insieme all'afflizione della carne mal governata in questa vita". Non sono tue queste parole? Rispondi, dunque. Perché in questa vita l'anima del fanciullo, al quale non si può ancora imputare il demerito di avere mal governato la carne, viene tormentata con l'afflizione della carne? Tu scrivi: "All'inizio della vita, la natura umana è arricchita del dono dell'innocenza". D'accordo per quanto riguarda i peccati personali. Negando, però, che sono soggetti al peccato originale, perché tanti innocenti talvolta nascono ciechi e talvolta sordi?. Rispondete. Questo ultimo difetto può addirittura impedire la fede, come ci attesta l'Apostolo che scrive: La fede dal sentire 13. Come si può accettare l'idea che proprio l'anima, un'immagine di Dio, arricchita del dono dell'innocenza, come tu dici, può nascere stolta, se nessun demerito dei genitori si trasmette ai figli? La Scrittura dice: Il lutto per il morto è di sette giorni, ma per lo stolto e l'empio tutti i giorni della vita 14, e voi siete talmente stolti da non reputare un male la stoltezza? Chi non sa che coloro che il popolo chiama scimuniti sono per natura così stupidi che a taluni di essi a mala pena si attribuisce la capacità sensitiva degli animali? E voi insistete a non voler riconoscere che il genere umano, da quando si è allontanato da Dio, contrae la colpa di un'origine viziata, meritevole di tutte queste pene, a meno che non ci perdoni la divina Sapienza del Creatore, in virtù di un suo imperscutabile disegno? E Dio non ritira il bene dell'opera sua da questa massa di perdizione. Dal male dei vizi, anzi, sia pur con altri mali, crea una natura umana razionale e mortale, buona in se stessa e di cui nessuno al di fuori di Lui può essere il creatore. In questa generazione condannata egli offre ai vasi di misericordia l'aiuto della rigenerazione.

La volontarietà del peccato in Adamo.

5. 11. A torto pensi che nei bambini "non c'è colpa perché, senza la volontà, che in essi non è presente, non può sussistere colpa alcuna". Questo vale per i peccati personali, non per il contagio originale del primo peccato. Se non esistesse, i bambini non potrebbero, sotto il potere di Dio giusto, soffrire mali di sorta né nel corpo né nello spirito. Questo peccato purtroppo ha trovato la sua origine nella cattiva volontà dei primi uomini. Se non ci fosse stata la cattiva volontà, non sarebbe sorto neppure il peccato. Se comprendessi queste cose, riconosceresti con semplicità e sincerità la grazia di Cristo per i bambini, e non saresti costretto a dire tante empietà ed assurdità: che i bambini non debbono essere battezzati - in seguito probabilmente direte pure questo! - o che questo grande sacramento diventa per essi uno scherno al punto tale che sono battezzati nel Salvatore ma non salvati; sono redenti dal Liberatore ma non liberati; sono lavati col lavacro di rigenerazione ma non purificati; sono esorcizzati e viene alitato su di essi ma non sono strappati al potere delle tenebre; il sangue sparso in remissione dei peccati è il prezzo pagato anche per loro, ma, di fatto, non ottengono la remissione di alcun peccato. Tutto questo perché avete paura di dire: non siano battezzati! Avete paura, infatti, che gli uomini vi sputino in faccia e che le donne vi ammorbidiscano la testa con i loro sandali.

Il contagio dei peccati passa dai genitori ai figli.

5. 12. Siamo convinti che il motivo per cui chi nasce è soggetto al diavolo fin quando non rinasce in Cristo, sta nel contagio del peccato di origine. Voi invece, che lo negate, cercate almeno di riflettere sui fatti più manifesti, e spiegatemi perché taluni bambini sono anche oppressi dal diavolo, a meno che non neghiate che esistano o che siano realmente oppressi dal diavolo e che non vi smuova neppure l'autorità del Vangelo. In esso, infatti, troviamo che il Signore, forse proprio a cagion vostra, domandò una cosa a lui già nota, affinché il padre del bambino dichiarasse apertamente che suo figlio fin dall'infanzia era talmente vessato dal potere del demonio, che i discepoli di Cristo non riuscirono a scacciarlo 15. Come vedi, non dico affatto, come tu mi calunni, che la causa per cui i bambini sono soggetti al demonio è il matrimonio. Il matrimonio ha il suo fine, la sua benedizione, il suo bene e non li ha perduti per il sopraggiungere del peccato. Rispondi tu, piuttosto, se ti è possibile, perché è soggetto al diavolo un bambino chiarissimamente vessato da lui talvolta fino a morirne? Tu infatti non accetti che qualcuno possa subire una pena a causa di peccati altrui, affinché per questo non diventi credibile che un contagio di peccato possa passare dai genitori ai figli.

I mali dei bambini prova del peccato originale.

6. 13. Da buon dialettico, naturalmente, "non permetterai che io ti sfugga, ma subito e serratamente mi chiederai se nei bambini io giudichi cattiva l'azione o la natura". Qualunque sia la mia risposta mi dirai: "Se è cattiva l'azione, dimostrami cosa hanno fatto; se è cattiva la natura, dimmi chi l'ha fatta". Come se un'azione cattiva non rendesse colpevole la natura. Responsabile dell'azione dell'uomo è l'uomo stesso e l'uomo è una natura. Come i maggiorenni sono colpevoli per l'azione peccaminosa, così i minorenni lo sono per il contagio dei primi. Quelli sono rei per l'azione che compiono; questi lo sono per il peccato di quelli da cui traggono origine. Nei bambini è un bene l'essere uomini e non lo sarebbero se il sommo Bene non li avesse creati. Non avrebbero alcun difetto, neppure corporale, se non avessero contratto male alcuno dall'origine. Dio infatti, creatore dell'anima e del corpo, nell'atto di creare, non infligge alla natura umana difetti immeritati. A proposito di tanti bambini che nascono con sì grande varietà di difetti di anima e di corpo, non ci si può neppure appellare a quanto il Signore ha detto del cieco nato: Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma fu perché siano manifestate in lui le opere di Dio 16. Molti infatti non guariscono affatto e muoiono con gli stessi difetti in età più o meno avanzata o nella stessa infanzia. Non pochi bambini battezzati rimangono con i difetti con cui sono nati o ne vedono sopraggiungere altri simili, e non si dica immeritatamente. Da questo piuttosto cerchiamo di capire che l'essere rinati giova soprattutto per la vita eterna. In questa vita invece, a causa della superbia, che li allontana da Dio 17, gli uomini sono soggetti a mali di ogni genere ed hanno un giogo pesante che è sui figli dell'uomo, dal giorno nel quale sono usciti dal seno della madre fino al giorno nel quale ritorneranno alla madre di tutti 18.

Lezione di Giuliano sui sillogismi.

7. 14. In questa tua opera pretendi d'insegnarci come i dialettici costruiscono i loro sillogismi, una questione su cui nessuno ti ha mai fatto obiezioni. Quanto più te ne compiaci, tanto più la cosa dispiace a chi ha senno. Quel che è peggio, poi, mi fai dire cose che non dico, mi fai concludere come non concludo, mi fai concedere cose che non concedo, e, per tuo conto, tiri conclusioni che io rigetto. Quando mai ho negato che "la natura umana in quanto tale è da lodarsi"? Quando mai ho detto che "sono colpevoli per il fatto stesso che esistono", dal momento che se nessuno avesse peccato, esisterebbero ugualmente e non sarebbero colpevoli? Quando mai ho detto che "la fecondità è da riprovarsi", se essa è una benedizione nel matrimonio? Come avrei potuto pretendere che tu mi concedessi cose che non ho mai dette?

Non ogni unione corporale è cattiva.

7. 15. In merito a ciò che mi fai dire: "ogni unione corporea è cattiva", poco manca che tu dica che io chiamo colpa l'unire l'acqua al vino quando si vuole diluire un po' la bevanda, dal momento che anche qui indubbiamente c'è l'unione di due corpi e, di conseguenza, se ho detto che sono cattive tutte le unioni dei corpi, non potevo escludere questa. Io, però, non ho dichiarato cattiva neppure l'unione dei due sessi se avviene legittimamente nel matrimonio. Senza di essa non ci sarebbe generazione anche se in precedenza non vi fosse stato alcun peccato. In merito all'altra mia affermazione: "I figli nascono dall'unione dei corpi", ti dico che è mia, ma non è mia la conclusione che hai voluto trarne e attribuirla a me. Non dico infatti: "sono cattivi i figli che nascono da un'azione cattiva". Al contrario ho sempre affermato che l'azione dei coniugi, compiuta in vista della generazione, non solo non è cattiva, ma addirittura buona. Si fa cioè buon uso del male della libidine, per mezzo del quale sono generati gli uomini, creature buone di Dio, ma non immuni dal male e per il quale hanno bisogno di essere rigenerati per poterne essere liberati.

La sessualità non è affatto disonorevole.

7. 16. Intessi poi un altro tuo sillogismo, come il precedente che è tuo, non mio. Tu dici: "La causa dell'esistenza dei sessi è l'unione dei corpi", e pretendi che io ti conceda questo. Ebbene, te lo concedo. Tu continui ed aggiungi: "Se l'unione dei corpi è sempre cattiva, è parimenti una stortura la condizione dei corpi posti nella diversità dei sessi". Anche se questa conclusione fosse logica, non dovrebbe toccarmi affatto perché io ritengo che l'unione nuziale, quella cioè che avviene per la procreazione della prole, non solo non è cattiva, ma addirittura buona. Bisogna aggiungere, però, che non è affatto logico che la condizione dei corpi posti nella diversità dei sessi sarebbe una stortura anche se l'unione dei due sessi fosse sempre cattiva. Qualora gli uomini fossero soggiogati dal male della libidine al punto che, respinta l'onestà del matrimonio, tutti si accoppiassero liberamente ed a piacimento come i cani, la condizione dei corpi, creati da Dio, non sarebbe una stortura per il fatto che tutte le unioni sessuali sono cattive, così come diciamo che il male sta nell'unione adulterina e non nella condizione dei corpi che sono un bene creato da Dio. Ti rendi conto che dialetticamente non hai detto niente, e non per colpa della dialettica, ma solo perché ti sei molto allontanato dal suo ambito? Ti servi delle parole dell'arte dialettica per gonfiare te stesso e per lasciare attoniti gli inesperti, volendo apparire quello che in realtà non sei. Anche se lo fossi però, per il modo in cui è orientata questa discussione, non saresti nulla. Ora sei inetto ed inesperto, nel secondo caso saresti un artista inetto. Purtuttavia, armato di frecce dialettiche, ti lanci nella lotta e agiti i tuoi pugnali di piombo gridando: "Se l'unione è sempre cattiva, la condizione dei corpi posti nella diversità dei sessi è una stortura". E poiché non capisci quanto sia poco logico quello che hai posto come argomento necessario, aggiungi: "tu non lo puoi negare"! Cosa non posso negare, uomo sconsiderato? Cosa non posso negare? Soltanto quello che anche tu, se ragionassi seriamente, non potresti fare a meno di negare: anche se l'unione adulterina è cattiva, non per questo la condizione di coloro che nascono da essa è una stortura. Quella è opera degli uomini che fanno cattivo uso delle membra buone; questa è opera di Dio che trae il bene dagli uomini cattivi. Se poi dici che nell'adulterio l'unione è di per sé buona, appunto perché è un fatto naturale, ma che di essa fanno cattivo uso gli adulteri, perché mai non devi convenire che, alla stessa maniera, può essere un male la libidine, della quale fanno buon uso gli sposati quando hanno per fine procreazione dei figli? O secondo te, ci può essere un uso cattivo delle cose buone e non un uso buono delle cose cattive? Eppure troviamo scritto che l'Apostolo fece buon uso dello stesso diavolo, consegnandogli un uomo affinché la sua carne andasse in rovina, ma la sua anima fosse salva nel giorno del Signore 19, e gli altri imparassero a non bestemmiare 20.

I corpi non sono opera di un cattivo creatore.

8. 17. Come intendi le parole che aggiungi: "Dio non può essere il creatore di una cosa cattiva"? Sa parlare molto meglio di te colui che per bocca del Profeta ha detto di aver creato il male 21. E poi, qualunque sia il senso delle tue parole, a me cosa importa, dal momento che ho respinto l'argomento a cui essa si connette? Ho dimostrato infatti che non è logica l'affermazione secondo la quale la condizione dei corpi è una stortura, anche nell'ipotesi che tutte le unioni sessuali siano cattive. Per dire che Dio non può essere il creatore di alcun male, dobbiamo forse pensare che egli non è il creatore della condizione dei corpi che non ho mai ritenuto cattiva, dal momento che nessuna delle concessioni fatte da me in precedenza mi costringono a tale affermazione? Vana e ridicola pertanto resta la tua conclusione: "tutti i corpi debbono essere attribuiti ad un cattivo creatore". Molto meglio concludere: Se neppure la colpevole unione adulterina rende cattiva la condizione dei corpi; se l'unione dei sessi di per sé è una cosa buona anche negli adulteri che ne fanno cattivo uso, e appunto per questo, con molta maggiore ragione si può dire che la condizione del corpo non può essere ritenuta cattiva, giustamente i corpi sono attribuiti a Dio creatore. Non c'è alcuna fossa, per timore della quale io debba tornare sulla via su cui sembra tu voglia richiamarmi. Dimmi tuttavia quale sarebbe quella via e spiega il tuo ragionamento.

Il male, con cui nasce l'uomo, è il frutto della prima prevaricazione.

9. 18. "Dio buono, scrivi ancora, per mezzo del quale sono state create tutte le cose, ha plasmato le membra del nostro corpo". Verissimo. Lo ammetto. Tu continui: "Colui che aveva plasmato i corpi, ha distinto anche il sesso e lo ha distinto in maniera da poterlo ricongiungere nell'azione; la differenza delle membra è divenuta causa dell'unione". Giusto anche questo. Tu aggiungi ancora: "L'unione dei corpi dunque proviene da Colui dal quale deriva l'origine dei corpi". Chi l'ha mai negato? "Ammettendo questo con gl'ingrati, scrivi a questo punto, ne segue che da tante cose buone: corpo, sesso, unione, non possono derivare frutti cattivi". Anche questo è vero. Il frutto buono di questi beni, infatti, è l'uomo, che in quanto tale è una cosa buona. Il male che c'è in lui e che ha bisogno di essere sanato dal Salvatore, liberato dal Redentore, purificato dal lavacro, scacciato dall'esorcismo, assolto dal sangue sparso per la remissione dei peccati, non è frutto del corpo, del sesso, dell'unione, bensì dell'originale e antico peccato. Così, per esempio, se, in merito alla prole degli adulteri, io dicessi che essa non può essere stato il frutto buono derivato da tanti mali, quali la lascivia, la turpitudine, il crimine, giustamente risponderesti: Colui che nasce dall'adulterio non è frutto della lascivia, della turpitudine, del crimine, che sono opere cattive del diavolo, bensì è frutto del corpo, del sesso, dell'unione che sono opere buone di Dio. Ebbene, alla stessa maniera, molto rettamente io posso affermare che il male con cui nasce l'uomo non è frutto del corpo, del sesso, dell'unione che sono opere buone di Dio, ma è frutto della prima caduta che è opera del diavolo.

Gli uomini non sono creati per essere prigionieri del diavolo.

9. 19. Ben lontano da noi l'affermare, come ci calunniate, che "gli uomini sono creati da Dio affinché a buon diritto siano posseduti dal diavolo". Quantunque sia maggiormente in potere di Dio che del diavolo il fatto che una generazione macchiata sia soggetta al principe immondo, fin quando non sarà purificata nella rigenerazione, tuttavia Dio non ha creato gli uomini per dare una famiglia al diavolo. L'ha fatto solo in vista di quel bene, per mezzo del quale egli fa sussistere le nature, compresa quella del diavolo. Se togliesse loro questo bene, esse cesserebbero immediatamente di esistere. Così come, negli armenti e nelle greggi degli empi, Dio non crea le bestie perché siano immolate al diavolo, anche se egli sa che lo saranno, alla stessa maniera, secondo il bellissimo ordine dei secoli che egli ha disposto, non tiene lontana la sua bontà dalla condizione della generazione che pur vede soggetta al peccato.

I figli sono opera di Dio.

10. 20. Dopo questa argomentazione con cui credi di avere concluso qualcosa, mentre t'illudi soltanto, inserisci la solita offesa ed aggiungi che io sono del parere che si debba provare con la Sacra Scrittura e non con i sillogismi il fatto che i figli nati dall'unione dei corpi debbano attribuirsi all'opera divina, quasi che chi lo nega possa dirsi cristiano. Poi, come se ci fosse divergenza tra di noi, ti sforzi di dimostrare con la testimonianza della Sacra Scrittura una verità che siamo sempre pronti a professare e che predichiamo con grande piacere. Vanamente ti affanni non per rispondere a noi, ma per riempire i libri. In verità, le tue parole: "Per esprimere la fede nelle opere il Profeta ha rasentato il pericolo del pudore dicendo: Saranno due in una carne sola 22", debbono averti abbastanza ammonito che non ci sarebbe stato nulla di che vergognarsi nelle opere di Dio se, in precedenza, non fosse intervenuto il motivo per cui la natura umana avrebbe dovuto confondersi per la deformità della sua colpa.

L'episodio di Abramo e Sara.

11. 21. A lode della concupiscenza aggiungi: "come dono di Dio essa è stata restituita ad Abramo e Sara vecchi, quando i loro corpi erano ormai sfiniti e quasi morti" 23 e, con tono malizioso, esclami che "io affermi, se è possibile, che appartiene all'opera del diavolo quello che Dio talvolta dà in dono". Sarebbe lo stesso che considerare un dono la restituzione della claudicazione ad uno zoppo che da morto non zoppicava più, nel caso Dio lo risuscitasse e lo restituisse alla vita! Se il vigore del corpo presente nell'età giovanile è stato restituito, certamente lo è stato in maniera da conservare la condizione di questo corpo di morte. Per poter generare i figli, non era affatto necessario che Dio li riportasse allo stato di Adamo prima del peccato, quando nelle membra non c'era la legge che ripugna alla legge della mente 24.

Dio diede ai suoi servi la fecondità.

11. 22. È necessario tener presente altresì che il corpo di Abramo era quasi morto, al punto da non avere la capacità di generare figli da una donna qualsiasi sia pure ancora in grado di partorire. Si dice infatti che l'età avanzata faccia sì che un vecchio abbia la possibilità di generare da una giovinetta e non da una persona anziana, mentre quest'ultima a sua volta ha la possibilità di generare da un giovane. A quei tempi gli uomini vivevano tanto a lungo che, indubbiamente, solo molto tardi diventavano talmente decrepiti da non essere mossi per nulla al coito, ammesso che questo possa accadere ad un uomo sano solo a motivo dell'età. Proprio mentre avevo per le mani quest'opera mi è stato riferito che un vecchio di ottantaquattro anni, per venticinque anni vissuto religiosamente accanto ad una moglie religiosa in assoluta continenza, ha comprato una Liristria per libidine. Tenendo presente la media attuale della vita umana, i suoi ottantaquattro anni lo facevano molto più vecchio di Abramo a cento anni, che ne avrebbe vissuti ancora settanta. È quindi, più sensato credere che Dio ha ridato ai suoi servi la fecondità che mancava. Sono due le ragioni per cui Sara non poteva partorire e la sua vulva era morta: la sterilità che aveva dalla gioventù e l'età, non perché avesse novant'anni, ma perché a lei erano cessate le mestruazioni. È noto infatti che quando le mestruazioni cessano per l'età, le donne non possono più concepire, quantunque in precedenza siano state feconde. La Scrittura pertanto non ha voluto tacere questo particolare al fine di accrescere la grandezza del miracolo che Dio stava per operare nella loro prole. Quando infatti ella aveva offerto a suo marito la schiava da cui potesse avere il figlio, che lei non poteva generare, l'aveva fatto mossa dalla sterilità e non dall'età. Leggiamo, infatti, nella Scrittura: Sara, moglie di Abramo, non partoriva 25, mentre le parole rivolte da lei al marito sono: Dio mi ha reso sterile perché non partorisca 26. Se essi fossero vissuti ai nostri giorni, con l'età che avevano, sarebbero stati decrepiti. Abramo aveva infatti ottantacinque anni, Sara settantacinque. È scritto infatti: Abramo aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele 27. Il che vuol dire che si era unito ad Agar circa un anno prima, quando fu concepito Ismaele. Quali coniugi, al giorno d'oggi, potrebbero partorire a quella età senza un miracolo divino? Essi invece avrebbero potuto generare se Sara non fosse stata sterile. Abramo infatti poté generare da Agar e Sara non era così vecchia che le erano cessate le mestruazioni. Il corpo di Abramo pertanto era morto solo perché non avrebbe potuto generare da Sara, e costei si trovava ancora nel periodo della fecondità anche se alle soglie dell'età in cui il flusso mestruale comincia a venir meno. Dai medici infatti è stato accertato che le donne, alle quali sono cessate del tutto le mestruazioni, non possono più concepire. Se la cosa fosse falsa, la Scrittura non si sarebbe mai preoccupata di dire: A Sara era cessato di avvenire ciò che avviene regolarmente alle donne, avendo già detto in precedenza: Abramo e Sara erano vecchi, avanzati negli anni 28. Considerando la media della vita, molto più lunga allora, non avrebbero potuto generare a quella età, poiché Abramo aveva cento anni e Sara novanta, anche nel caso che questa non fosse stata sterile e si fossero uniti un anno prima, quando probabilmente aveva ancora il flusso mestruale ed avrebbe potuto ancora concepire qualora il marito fosse stato giovane. Nella situazione reale, però, non le sarebbe stato assolutamente possibile, poiché il corpo di Abramo era talmente inaridito per la vecchiaia, che non aveva alcuna possibilità di generare da una donna di quella età, mentre gli sarebbe stato possibile da una giovanetta, come di fatto lo poté più tardi da Cetura 29, quantunque in questo caso possa dirsi che perdurava il dono della fecondità ricevuta per la nascita di Isacco. Considerando la media attuale della vita, molto più breve ora, la generazione è possibile se la somma dell'età dei coniugi non supera i cento anni. Nel caso invece che la somma supera i cento anni, si è sicuri della impossibilità della procreazione, anche se la donna è feconda e ci sono ancora le mestruazioni che renderebbero possibile la generazione da un giovane. Si è tanto sicuri di questo fatto che una norma di diritto stabilisce che nessuno possa avere lo ius liberorum se la somma degli anni dei coniugi supera i cento anni.

La nascita di Isacco fu miracolosa, ma avvenne con la concupiscenza.

11. 23. Nel concepimento di Isacco dunque c'è stato un miracolo di Dio, non però nella restituzione della libidine ai genitori, bensì nel dono della fecondità. Quella infatti poteva esserci anche a quella età, mentre questa no, essendoci tante cause ad impedirla. Anche se la libidine, come ho notato sopra, si ravvivasse nelle membra senili morte ed in certo senso vivificate dal dono di Dio, essa seguirebbe la condizione della carne corruttibile in modo da essere in questo corpo di morte quello che non avrebbe potuto essere nel paradiso prima del peccato in quel corpo di vita. Secondo la condizione di questo corpo soggetto alla pena, Dio concede a ciascuno il dono della fecondità, ma non proporzionatamente alla felicità esistente quando nella carne non c'era nulla che avesse voglie contro lo spirito, o che dovesse essere frenato dallo spirito in lotta contro di essa. Prima del peccato bisognava che la natura dell'uomo fosse in pace e non in guerra. Nella parte che segue del tuo ragionamento ti sei affaticato invano, quasi che noi avessimo potuto dire: "Isacco è stato generato senza la concupiscenza della carne o senza il seme dell'uomo". Non l'abbiamo mai detto. Passando oltre, di conseguenza disprezziamo tutto quanto hai argomentato al riguardo.

La natura umana, creata buona da Dio, fu corrotta dal peccato.

12. 24. Col tuo profondo acume credi di avere fatto una grande scoperta quando dici: "Gli uomini, anche se fossero stati creati dal diavolo, sarebbero cattivi senza colpa propria e, di conseguenza, non sarebbero cattivi, perché nessuno può essere diverso da quello che è per nascita e non è giusto esigere da lui in misura superiore alle sue possibilità". Anche noi siamo soliti dire questo contro i manichei, i quali, però, non dicono che la natura buona è stata viziata, ma che la natura, da essi ritenuta cattiva secondo le loro favole, è eterna ed immutabilmente cattiva. Secondo la dottrina cattolica, al contrario, la natura, creata buona, è stata viziata dal peccato e, di conseguenza, giustamente condannata. Non è né strano né ingiusto pertanto che una radice condannata produca dei condannati, a meno che non intervenga la misericordia liberatrice di Colui del quale non è mancata la mano creatrice. Questa misericordia liberatrice voi la negate ai miseri, quando asserite che i bambini non hanno un male da cui essere liberati.

La propagazione della morte anche nei bambini è punita giustamente.

12. 25. Voi, che con falsa difesa opprimete la povera infanzia e la combattete con perniciosa lode, per qual motivo escludete dal regno di Dio tante sue immagini, i bambini, che nulla di male hanno meritato, ma semplicemente non sono stati battezzati? Non facendo quello che non potevano assolutamente fare, hanno forse trascurato il loro dovere così da essere privati del regno e da essere puniti con un esilio tanto luttuoso? Dove metterai quelli che non avranno la vita perché non hanno mangiato la carne né bevuto il sangue del Figlio dell'uomo 30? Per questo, come sopra ho ricordato, Pelagio sarebbe uscito condannato dal tribunale ecclesiastico se, a sua volta, non avesse condannato quelli che dicevano: "I bambini, anche senza battesimo, hanno la vita eterna". Per quale giustizia, di grazia, può essere allontanata dal regno di Dio e dalla vita di Dio una sua immagine che in nulla ne ha trasgredito la legge? Non vedi il disprezzo che l'Apostolo riserva a taluni che egli dichiara esclusi dalla vita di Dio, per l'ignoranza che c'è in loro a causa dell'indurimento del loro cuore 31? Il bambino non battezzato è soggetto o no a questa sentenza? Se direte che non è soggetto, sarete sconfessati e puniti dall'evidenza della verità evangelica e dalla stessa lingua di Pelagio. Dov'è infatti la vita di Dio se non nel regno di Dio, nel quale possono entrare solo coloro che sono rinati da acqua e Spirito Santo 32? Se, al contrario, direte che è soggetto, ammettete la pena: riconoscetene la colpa; ammettete il supplizio: riconoscetene il merito. Nel vostro domma non troverete nulla da poter sostenere. Se in voi c'è ancora un po' di sensibilità cristiana, sappiate riconoscere una buona volta nei bambini la propaggine della morte e della condanna, che dev'essere debitamente punita dalla giustizia o gratuitamente liberata dalla grazia di Dio. Nella loro redenzione è possibile lodare la misericordia di Dio, mentre nella loro perdizione non è possibile accusare la verità di Dio, perché tutti i sentieri di Dio sono misericordia e verità 33.

La concupiscenza secondo Giuliano.

13. 26. Quasi al pari di un medico, tu dividi, definisci, discorri sul genere, sulla specie, sulla misura e sull'eccesso della concupiscenza, asserendo che "Il genere sta nel fuoco vitale; la specie nel movimento dei genitali; la misura nell'azione coniugale e l'eccesso nella intemperanza della fornicazione". Se dopo questa tua sottile e prolissa disquisizione, brevemente ed apertamente ti chiedessi come mai questo fuoco vitale ha radicato una guerra nell'uomo, cosicché la carne ha voglie contro lo spirito e lo spirito necessariamente deve avere desideri contro la carne 34, oppure come mai chi consente a questo fuoco viene ferito da una ferita mortale, lo stesso inchiostro del tuo libro, ne sono sicuro, rosso per la vergogna si trasformerebbe in minio. Questo è il fuoco vitale, che non solo si rifiuta di seguire il volere della nostra anima, che è la vera vita della carne, ma spesso, contro la sua volontà si eccita con disordinati e turpi movimenti e, qualora lo spirito non avesse desideri contro di essa, ucciderebbe la nostra vita buona.

Solo gli eccessi della concupiscenza sono cattivi.

13. 27. Dopo una lunga disquisizione arrivi a questa conclusione: "Giustamente, dunque, l'origine della concupiscenza viene situata nel fuoco vitale, perché la concupiscenza della carne deve essere attribuita a colui per cui si regge la vita carnale". Fai questa affermazione come se tu possa provare o, per quanta sfontatezza tu abbia, possa avere l'audacia di sospettare che nella prima costituzione dell'uomo, prima che la condanna seguisse la colpa, la concupiscenza carnale esistesse già nel paradiso o che provocasse sporche battaglie contro lo spirito con i disordinati movimenti che vediamo ora. Subito dopo aggiungi: "La colpa di questo appetito non sta nel genere, nella specie o nella misura, ma solo nell'eccesso; il genere e la specie sono opera del Creatore: la misura appartiene ad una decisione onesta, mentre l'eccesso deriva dal vizio della volontà". Parole prive di senso suonano eleganti a te esattamente come ad uno che non pensa quello che dice. Se la misura di questo appetito appartiene ad una decisione onesta, quale onesto coniugato vorrebbe essere mosso da questo appetito, se non quando è necessario? Eppure quello che vorrebbe non gli è possibile. Quale onesto casto vorrebbe essere talvolta mosso da questo appetito? Eppure, quello che vorrebbe non gli è possibile. Per questo motivo l'uomo esclama: ...Volere il bene è alla mia portata, ma praticarlo no 35. Dal momento, quindi, che la concupiscenza, nel suo movimento, non trova alcuna misura nella decisione della volontà, ed in se stessa non ha alcuna moderazione al di fuori di quella che le viene imposta dalla vigile lotta dello spirito onesto, perché lodare, o uomini perversi, e non gridare a Dio: Liberaci dal male 36?

La concupiscenza dev'essere frenata anche dai coniugi.

14. 28. Che ti giova l'affermare che "la libidine viene arrestata dalla debolezza", quasi che essa non venga estinta del tutto con la morte, quando l'uomo, che da essa era stato superato e soggiogato, non può più combattere, ma solo ricevere da vinto il castigo meritato? Questa è la cosa più amara, qui è dove tu non comprendi la propaggine della morte di un combattente per cui questo movimento è tanto più malsano quanto più noi siamo sani. Tu scrivi: "Nei coniugi la concupiscenza è usata con onestà, nei casti è frenata con la virtù". È vero questo? Lo sai per esperienza? I coniugi non debbono frenare questo male o questo tuo bene? A piacimento dunque, i coniugi, tutte le volte che si sentiranno solleticati, si stenderanno e si abbracceranno senza differire neppure di un'ora questa smania di giacere e l'unione dei corpi apparirà loro pienamente legittima ogni qualvolta questo tuo bene si sarà spontaneamente eccitato. Se hai vissuto una vita coniugale di questo genere, smetti di addurre le tue esperienze nella disputa e domanda piuttosto agli altri in qual modo essa debba essere vissuta ed insegnata. Mi meraviglierei tuttavia se non hai almeno frenato i desideri adulterini o, addirittura, se non hai neppure avvertito la necessità di farlo. Se poi neanche la pudicizia coniugale, sia per la sfrenata sconcezza della libidine nella stessa unione, sia per la deprecabile concupiscenza, frena questa peste per non far compiere qualcosa che vada al di là del naturale uso del matrimonio, cosa significa la tua espressione: "nei coniugi è usata con onestà"? Forse che questo appetito è sempre onesto nei coniugi e non c'è nulla che ad essi si permette solo a modo di concessione, come dice l'Apostolo 37? Quanto meglio avresti detto: è usata con onestà dalla moderazione dei coniugi? O hai avuto paura che si vedesse un male anche là ove i coniugi impongono con cura il freno della moderazione? Almeno ora che vivi nella continenza, cerca di riconoscere nella quadriga di Ambrogio il cavallo cattivo e non volere più lodare col cuore o con la bocca quello che sei costretto a frenare con la virtù. "Il quarto, l'eccesso del piacere, tu scrivi, è praticato dai dissoluti, e, poiché deriva dalla insolenza e non dalla natura, viene giustamente condannato". Da quale insolenza deriva? Dalla dissolutezza o dalla concupiscenza? Naturalmente, per non contraddire la tua tesi iniziale, risponderai che deriva dalla dissolutezza. Ma tutti gli uomini ritengono che la dissolutezza è peccato solo in quanto per suo mezzo si acconsente alla concupiscenza. E per te non è cattiva la cosa, consentendo alla quale si commette peccato? Questo male è insito nella nostra carne, che ha voglie contro lo spirito, pur se non esiste nello spirito che non vi consente e che al contrario gli si oppone. Grida dunque: Liberaci dal male 38 e a questo male non aggiungere il male di una falsa lode.

Giuliano riconosce la necessità di un rimedio alla concupiscenza.

15. 29. Tra i dissoluti e i continenti con molta chiarezza poni la pudicizia coniugale e dici: "Essa rimprovera i primi perché hanno commesso cose illecite, e ammira i secondi che hanno disprezzato anche le lecite. Scelto il giusto traguardo, dopo aver maledetto la barbarie di chi cade in basso e venerato il fulgore di chi risplende al di sopra di sé, placa con caste mani i focosi e loda coloro che non hanno bisogno di tale rimedio". Mi rallegro molto della tua eloquentissima verità. Ma rifletti, ti prego, su quello che dici. Con molta chiarezza e verità infatti dici che la castità coniugale loda la continenza in quanto non ha bisogno di tale rimedio, di cui essa stessa sente di avere avuto necessità, secondo il detto dell'Apostolo: Chi non riesce ad essere casto, si sposi 39. Perché allora, quando affermo che la concupiscenza è una malattia, tu lo neghi pur ammettendo che ad essa è necessario un rimedio? Se ammetti il rimedio, riconosci pure la malattia; se poi insisti a negare la malattia, nega pure il rimedio. Arrenditi, ti prego, alla verità che talvolta parla per mezzo della tua stessa bocca: Non si offre il rimedio a chi è sano.

I tre beni del matrimonio.

16. 30. Giusta altresì è la tua osservazione: "Ad un attento esame, il matrimonio non può piacere se viene lodato in paragone con il male". Questo è vero. Nel suo genere il matrimonio è senz'altro un bene, e lo è perché conserva la fedeltà al talamo; perché gli sposi si uniscono per la procreazione della prole e perché ha in orrore l'empietà della separazione. Questi sono i beni nuziali in virtù dei quali il matrimonio è un bene, che sarebbe ugualmente esistito, come abbiamo detto e ripetuto, anche se nessuno avesse peccato. Dopo il peccato, alle nozze si è aggiunta una lotta derivante non dalla felicità, ma dalla necessità, al fine di combattere per il proprio bene contro il male della concupiscenza, non permettendole di giungere a qualcosa di illecito, pur se, con movimenti ora lenti ora concitati, essa non cessi di istigare in tale direzione, anche quando i coniugi ne fanno buon uso per la procreazione della prole. Chi può negare quel male se non chi rifiuta di ascoltare l'Apostolo che ammonisce: Dico questo a modo di concessione, non a modo di comando 40? Qualora i coniugi si uniscono spinti dal piacere carnale e non dal desiderio della prole la cosa non può essere lodata, ma, intervenendo ed intercedendo il matrimonio, può essere solo tollerato a confronto con mali maggiori.

Invettive di Giuliano contro i manichei africani.

17. 31. Dopo di questo, non so perché ritorni sull'esempio di Abramo e Sara a cui credo di avere risposto più che a sufficienza. Non so cosa ti era sfuggito che hai voluto poi aggiungere quando ti è venuto in mente. È umano e suole accadere. Vediamo di che si tratta. "È stato un evento profetico, tu scrivi, quello che di recente si è manifestato in Africa. Il marito e l'onore di una santa e bella donna, che era figura della Chiesa, non erano al sicuro. Con l'aiuto di Dio, essa è stata conservata intatta". Per evitare di fermarmi inutilmente su tutte le tue parole, vengo subito a colui al quale scrivi e rivolgi queste parole: "Caro fratello Turbanzio, unito a me nel sacerdozio, bisogna ora pregare Dio perché, anche in questo tempo, con uguali forze non indugi a sottrarre la Chiesa cattolica, sposa del suo Figlio, matura, feconda, casta e bella, dallo stupro dei manichei pirati in Africa e fuori dell'Africa". Questa però è la nostra preghiera contro i manichei, i donatisti, gli altri eretici e quanti in Africa sono nemici del nome cristiano e cattolico. Contro di voi invece, che per noi siete una pestilenza d'oltremare che Cristo salvatore dovrà sconfiggere, saremmo pirati usciti dall'Africa, perché da qui vi opponiamo solo il martire Cipriano, col quale potervi dimostrare che noi difendiamo l'antica fede cattolica contro la vana e profana innovazione del vostro errore? Orrendo! Che forse nella Chiesa di Dio che è in Africa mancavano le tue preghiere quando Cipriano predicava quello che tu combatti? Egli diceva: "Non si deve assolutamente negare il battesimo al bambino, che, nato da poco non ha alcun peccato all'infuori di quello contratto prima della nascita, quando è stato generato secondo la carne di Adamo. A lui deve essere rimesso non un peccato personale, ma quello di un altro" 41. Quando Cipriano imparava ed insegnava queste cose, mancava forse l'aiuto della tua preghiera, in virtù della quale Sara sarebbe rimasta intatta in Africa e la sua bellezza sarebbe stata salvata dallo stupro dei manichei, che, secondo te, avevano ingannato lo stesso Cipriano prima che il nome dei manichei risuonasse all'orecchio dei romani? Cerca di capire quante mostruosità ed insanie dici contro l'antichissima fede cattolica, non avendo altro da dire.

Agostino insultato.

17. 32. Puoi destreggiarti come e quanto vuoi, o eresia pelagiana, che costruisci nuove macchinazioni e prepari nuove insidie contro le mura dell'antichissima verità! "Il disputatore punico", come con spregio mi chiama il tuo difensore, il punico disputatore, non io, ma il punico Cipriano, ti immola con questa ferita e ti castiga per il domma inquinato 42. Cosa avresti detto se avessi nominato tanti vescovi dall'Africa quanti ne ho nominati dalle altre parti del mondo? Cosa avresti detto se molti tra di essi fossero stati africani? Uno è di qui, gli altri sono di altre terre: dal loro consenso, dall'Oriente e dall'Occidente, sei seppellito. Nonostante ciò, sei talmente accecato dalla tua ostinazione da non renderti conto che sei tu piuttosto a voler imbrattare l'antico splendore della Chiesa, l'antica fede cioè, come la castità della bellissima nonnina Sara. Se i manichei hanno disonorato la Chiesa di Dio per mezzo dei santi vescovi e memorabili dottori, Ireneo, Cipriano, Reticio, Olimpio, Ilario, Ambrogio, Gregorio, Basilio, Giovanni, Innocenzo, Girolamo, dimmi, Giuliano: quale Chiesa ti ha generato? Chi ti ha partorito, attraverso l'utero della grazia spirituale, alla luce che hai abbandonato: una madre casta o una meretrice? O forse tu, con istinto nefando, derivante non da errore, ma da furore, osi disonorare il seno della sposa di Cristo e madre tua, per difendere i dommi pelagiani? Oppure la novella deviazione, non riuscendo a trovare altre menzogne contro la vetusta bellezza di Sara, ti ha condotto ad incriminare col blasfemo nome di manicheo l'unanime consenso di tanti gloriosi vescovi cattolici, tra cui c'è chi non ha mai sentito neppure il nome dei manichei?

La natura corrotta dalla volontà del primo trasgressore.

17. 33. Dopo questa digressione, alla quale ti ha portato non "l'impeto del dolore", come tu dici, ma del perduto pudore, torni ai deliri che erano nel tuo programma. Con la testimonianza dell'Apostolo 43 cerchi di comprovare quanto avevi detto sulle membra morte di Abramo e di Sara. Basti quanto detto sopra nella maniera, a mio avviso, migliore possibile. Quale cristiano ignora che "chi ha fatto il primo uomo dalla polvere, fa tutti gli altri dal seme"? Da un seme, però, già viziato e condannato, che in parte resterà, secondo la verità, nel supplizio, ed in parte, in virtù della misericordia, verrà liberato dal male. Non è dunque vero come tu credi e concludi che "l'affermazione del peccato naturale rimane soffocata nelle maglie dei tuoi lacci". La natura, corrotta dalla volontà del primo trasgressore, non la purificano le tue parole vane per mezzo del vostro novello domma, ma la grazia di Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

Giuliano chiama Agostino "sacerdote del diavolo,

18. 34. Per questo non credo affatto, come vai calunniando, che "i coniugi possano generare senza il calore del corpo" e neppure che "Dio non ha creato l'uomo o l'ha creato per il diavolo o l'ha creato il diavolo". Neppure gli stessi genitori possono creare l'uomo, ma Dio per mezzo dei genitori. Se il diavolo non può sottrarre al potere divino neppure se stesso, quanto meno può sottrarre la natura umana, assoggettata a sé a causa della colpa dopo la condanna divina? Stando così le cose, se non proprio devoto del diavolo, cosa di cui tu accusi me, certamente ti dimostri suo collaboratore, quantunque voglia dare l'impressione di accusarlo. Sostieni infatti che i bambini non debbono essere sanati per mezzo di Cristo da quel male che li tiene soggetti al diavolo e, con insana dottrina, difendi la loro sanità. Secondo la vera fede, invece, io sostengo che "Isacco è nato dallo stesso piacere della concupiscenza", da cui sono nati tutti gli altri uomini, eccetto Colui in virtù del quale siamo liberati dal male. Non nego neppure che "la mano della divina Provvidenza è presente nei genitali dei peccatori". Eccola prodursi con forza da una estremità all'altra, e curare opportunamente ogni cosa 44; e niente di lurido la raggiunge 45. Per questo la Provvidenza può ottenere tutto quello che vuole anche dalle cose immonde e sporche, e rimane sempre assolutamente pura e incontaminata. Non è necessario che ti affatichi, inoltrandoti in lunghe circonlocuzioni, per dimostrarmi cose che già ammetto. Rispondi piuttosto, se ti è possibile, al mio quesito: Perché mai Isacco sarebbe stato eliminato dal suo popolo se entro l'ottavo giorno non fosse stato circonciso col segno del battesimo di Cristo 46? Spiegaci un po', se ti è possibile, come si poteva essere colpiti da una pena così grave qualora non si fosse stati liberati da quel sacramento. Non si può negare che, per fare nascere un figlio alla loro età, Dio ha vivificato la vulva di Sara morta all'emissione del seme ed il corpo di Abramo morto alla capacità di generare come i giovani. Ma per quale motivo Isacco, innocente quanto a peccati personali, pur se fosse nato da genitori adulteri, avrebbe potuto meritare di essere eliminato dal suo popolo se non fosse stato circonciso? Non divagare in cose oscure, ambigue e superflue, ma rispondi al mio interrogativo chiaro, semplice, necessario.

Dio non può condannare nessuno immune da colpa.

18. 35. Adduci la testimonianza dell'Apostolo non secondo la sua prospettiva, ma secondo la tua. Quantunque ora non trattiamo di questo argomento e sarebbe troppo lungo e superfluo il disputarne, tuttavia poni la citazione dell'Apostolo: Come potrebbe Dio essere il giudice del mondo? Se infatti, per la mia menzogna, la veracità di Dio risulta più insigne, a sua gloria, come avviene che sono ancora giudicato come peccatore 47? E poi aggiungi: "Con queste parole l'Apostolo dimostra che Dio, se non ha conservato la propria maniera di comandare, ha perduto il potere di giudicare". A questo punto concludi: "L'Apostolo ha detto questo per frenare coloro che asserivano che i peccati degli uomini tornavano a lode di Dio, che avrebbe comandato cose impossibili per prepararsi una materia per la misericordia. E in tal modo, a tuo giudizio, attraverso le parole dell'Apostolo si dimostra che gli uomini sono giudicati con giustizia quando hanno trasgredito comandi possibili, mentre lo sono ingiustamente quando hanno trasgredito comandi impossibili". Se tiri queste conclusioni, cosa pensi di Isacco, che sarebbe stato senz'altro punito con la pena della perdizione dell'anima sua se non fosse stato circonciso entro l'ottavo giorno, anche se nulla gli era stato comandato né di possibile né di impossibile? Non comprendi, alfine, che quel primo precetto dato nel paradiso fu possibile e facile, e, dopo che esso è stato disprezzato e violato da un solo uomo tutti abbiamo contratto quel peccato comune come in una massa di origine? Non comprendi che solo in seguito ad esso un pesante giogo è stato imposto sui figli di Adamo dal giorno nel quale sono usciti dal seno della madre loro fino al giorno nel quale ritorneranno alla madre di tutti 48? Poiché da questa generazione, condannata in Adamo, nessuno può essere liberato senza la rigenerazione in Cristo, Isacco sarebbe stato eliminato se non avesse ricevuto il segno di quella rigenerazione. E non sarebbe stato eliminato ingiustamente perché egli sarebbe uscito, senza il segno di rigenerazione da questa vita, nella quale, nato da una generazione condannata, era entrato condannato. Se non è questo il motivo, dimmene un altro. Dio è buono ed è giusto. Egli può liberare taluni senza meriti buoni perché è buono, ma non può condannare nessuno senza demeriti perché è giusto. Un bambino di otto giorni non aveva nessun demerito derivante da peccati personali: per qual motivo, dunque, senza la circoncisione sarebbe stato condannato, se non avesse contratto un peccato dalla nascita?

L'ignoranza del bambino e la sua innocenza.

19. 36. Va' avanti e continua ad intrecciare vanità a vanità. Non mi riferisco alle parole della Scrittura citate da te, ma alle conclusioni che cerchi di trarne. Affermi, per esempio, che "la perfetta ignoranza deve essere chiamata giustizia; lo si deduce dalle parole rivolte da Dio ad Abimelec, che, non sapendo si trattasse della moglie di un altro, stava per unirsi a Sara: Anche io so che con la semplicità del tuo cuore hai fatto ciò 49. Per lo stesso motivo lo stato dei neonati non è leso dalla volontà dei genitori, perché, anche nel caso che essa fosse cattiva, non potrebbe in nessun modo giungere alla loro coscienza". Perché, allora, non li chiami giusti, se la perfetta ignoranza dev'essere chiamata giustizia? Nulla è più perfetto della ignoranza dei bambini: nulla, di conseguenza, può essere detto più giusto. "I bambini non nascono giusti né ingiusti, ma lo diventano con le proprie azioni; l'infanzia è solo arricchita della dote dell'innocenza". Che significano queste tue parole? Non sono anche tue queste altre: "L'uomo dunque nasce pieno di innocenza, ma capace di virtù; meriterà la lode o la riprensione a seconda della volontà che viene dopo"? O forse credi che la giustizia non è una virtù? Come puoi affermare dunque che il bambino non è ancora pieno di virtù, ma solo capace, mentre nello stesso tempo lo ritieni pieno di ignoranza, che, a tuo dire, deve esser chiamata giustizia? Non finiresti per negare che la giustizia è una virtù? Questa assurdità non riuscirà ancora a svegliarti e a farti pentire di averla detta? Le parole del Signore vegliano, ma tu dormi. Non ha detto al re: so che hai il cuore giusto, oppure: hai il cuore puro, poiché sta scritto: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio 50. Tu invece proponi Abimelec come esempio di peccatore. Dio gli aveva detto: So che con la semplicità del tuo cuore hai fatto ciò. Non si riferiva a tutto o a qualsiasi altra cosa, ma solo al fatto che non aveva la coscienza di commettere adulterio.

Il contagio del peccato passa dai genitori ai figli.

19. 37. Sono sorpreso tuttavia perché dall'esempio ricordato ti sforzi di dedurre una cosa impossibile e ti rifiuti di vederci quello che non vuoi ascoltare. Fai di tutto perché si creda che per la preghiera di Abramo è stata restituita la libidine alle donne perché sta scritto: Infatti Dio aveva reso sterile ogni matrice della casa di Abimelec, per il fatto di Sara moglie di Abramo 51. Da questa conclusione vuoi dedurre che, per l'ira di Dio, era stata sottratta la libidine a quelle donne, mentre, molto più semplicemente, quelle parole significano che, chiusa la vulva per una qualche infermità, la donna non poteva concepire o non poteva partorire dopo avere concepito. Tu che non ammetti che qualcuno possa essere colpito dalla giustizia divina per peccati non personali, ma di altri, non pensi che Abimelec ha potuto peccare, quantunque non l'abbia fatto con cuore di adultero, e che Dio ha punito quel peccato, piccolo quanto si voglia, nelle donne che gli appartenevano? Vedi quindi che il contagio del peccato è passato dall'uomo alle donne con le quali si univa, o che erano soggette a lui. Eppure ti ostini a non volere ammettere che il peccato possa passare dai genitori ai figli, che provengono dal loro seme. Pensa, piuttosto, quanto insondabile è l'abisso della sapienza e della scienza di Dio 52, e finiscila di chiacchierare contro i misteri del peccato originale.

I movimenti della concupiscenza sono turpi. 20. 38. Dopodiché cominci a discutere sull'eccesso della concupiscenza che dichiari riprovevole, quasi che nel moderarla quando i coniugi ne fanno buon uso, dovrebbe essere lodato il cavallo cattivo e non l'auriga che lo guida. Quale giovamento ti portano le testimonianze della Scrittura con le quali si dimostra che Dio proibisce e condanna l'eccesso della libidine? Quantunque possiamo avere in orrore le brutture di taluni atti disonesti, che si possono commettere con i genitali, fa' bene attenzione a ciò che la concupiscenza della carne, non frenata, può fare con le sue sollecitazioni, fino far lamentare i suoi effetti anche nel corpo dei casti durante il sonno.

La concupiscenza si vince combattendola.

20. 39. "Come poteva Dio cercare i giusti a Sodoma 53, se la natura stessa li faceva tali?". Poni questo interrogativo come se dicessimo che la natura più eccellente della mente non sia in grado di frenare la concupiscenza della carne. Al contrario noi sosteniamo che la concupiscenza è un male al punto che deve essere vinta nello scontro, fino a che, al pari di una ferita nel corpo, non venga perfettamente sanata dalla cura.

Il naturale uso della donna.

20. 40. Se credi che "l'Apostolo, dicendo che alcuni abbandonarono i rapporti naturali con la donna e si accesero di brame gli uni verso gli altri 54" ha lodato la libidine perché dichiarava naturale il rapporto con la donna, dovrai lodare ogni rapporto con le donne; dovrai lodare perfino lo stupro che si commette con la donna, perché anche lì il rapporto è naturale, anche se riprovevole per la sua illegittimità. I figli nati da esso, infatti, non legittimi, sono detti naturali. Con quelle parole l'Apostolo non ha lodato la concupiscenza della carne: ha solo dichiarato naturale l'azione per cui la natura umana viene all'esistenza con la nascita.

La cattiva concupiscenza non è una sostanza.

20. 41. "I sodomiti hanno peccato anche nella creatura del pane e del vino". Con queste parole vorresti dimostrare che la libidine è buona, ma sono colpevoli gli uomini che ne fanno cattivo uso, così come è buona la creatura del pane e del vino, anche se si fa peccato facendone cattivo uso. Non capisci quello che dici, al punto da non vedere che il pane e il vino non hanno voglie contro lo spirito, ma sono essi piuttosto ad essere desiderati smoderatamente da chi ne fa cattivo uso, e che inoltre entrano nel nostro corpo dall'esterno. Di essi bisogna far uso più parco e moderato, affinché la concupiscenza, male nostro interno, non abbia a combattere con maggiore veemenza e vigore, mentre la mente è aggravata di più da un corpo corruttibile appesantito dalla materia più abbondante. Di questo male, della cui malizia fa fede chi combatte contro di esso e chi da esso è soggiogato, fanno buon uso il genitore che pudicamente genera il figlio e Dio che, secondo la sua Provvidenza, crea l'uomo.

Giuliano parla di lotte contro la concupiscenza.

21. 42. Or dunque ti prego di riflettere. Messa da parte ogni bramosia di vittoria, perché la verità possa vincerti salutarmente ti prego di riflettere attentamente se devi dare l'assenso alla tua o alla nostra tesi. Molto a proposito, tu dici, "hai fatto una breve osservazione perché al lettore restassero impresse nell'animo le cose che hai trattato in tutto il libro". Subito dopo spieghi di che osservazione si tratta scrivendo: "Chi conserva la moderazione della concupiscenza naturale, fa buon uso di un bene; chi invece non la conserva fa cattivo uso di un bene; chi poi per amore della santa verginità, disprezza anche la moderazione, fa meglio a non servirsi di un bene, perché la fiducia nella sua salvezza e nella sua forza gli ha fatto disprezzare il rimedio, onde poter affrontare gloriose lotte". A queste tue affermazioni, rispondo in questi termini: chi conserva la moderazione della concupiscenza carnale, fa buon uso di un male; chi invece non la conserva fa cattivo uso di un male; chi per amore della santa verginità disprezza anche la moderazione fa una cosa migliore non facendo alcun uso di un male, perché la fiducia nell'aiuto e nel dono di Dio gli ha fatto disprezzare i deboli rimedi onde poter esercitare lotte ancor più gloriose. Tutto il nocciolo della nostra controversia sta qui: far buon uso di un bene o di un male? In questa controversia vorrei che tu non ripudiassi gli illustrissimi giudici, di cui ti ho parlato nei miei precedenti libri, facendoti vedere come essi, eruditi nella sana dottrina, hanno espresso il loro pensiero sull'argomento senza alcuna prevenzione di parte. Dal momento che, se non ti correggi, anche per loro prepari un'accusa, o, per dirla in modo più mite, un richiamo, mi servirò di te stesso come giudice, per difendere la mia tesi contro la tua, riferendomi espressamente alle tue parole, scritte non in qualche parte altrove, ma nello stesso libro e nello stesso passo. Hai scritto: "...La santa verginità, confidando nella sua salvezza e nella sua forza, ha disprezzato il rimedio per poter affrontare gloriose lotte". Ti domando: quale rimedio ha disprezzato? Risponderai: il matrimonio. Ti domando ancora: contro quale malattia è necessario questo rimedio? Rimedio infatti deriva da medère, vale a dire da "medicare". Entrambi, quindi, siamo concordi nel vedere nel matrimonio un rimedio: perché mai allora tu lodi la malattia della libidine, a causa della quale si va incontro alla morte, se ad essa non si oppone il freno della continenza o il rimedio del matrimonio? In precedenza ho già avuto modo di trattare la cosa con te laddove con chiarezza, tra i dissoluti ed i casti, hai posto la pudicizia coniugale, che "placa con caste mani i focosi e loda coloro che non hanno bisogno di tale rimedio". Ti ripeto con brevità e chiarezza quello che dicevo sopra: "Quando affermo che la concupiscenza è una malattia, perché lo neghi pur ammettendo che ad essa è necessario un rimedio? Se ammetti il rimedio, riconosci pure la malattia; se poi insisti a negare la malattia, nega pure il rimedio. Arrenditi, ti prego, alla verità che talvolta parla per mezzo della tua stessa bocca. Non si offre il rimedio a chi è sano".

Anche i coniugi casti devono combattere la libidine.

21. 43. Quali sono "le gloriose lotte" delle sante vergini, come le chiami, se non quelle in cui non sono vinte dal male, ma vincono col bene il male? Io non le ho chiamate soltanto "gloriose", ma "più gloriose". Quanto alla sottomissione di questo male infatti, anche la pudicizia coniugale possiede una palma, sia pure più piccola. Anche essa combatte contro la concupiscenza della carne per evitare di andare oltre i limiti del letto nuziale e per non infrangere il tempo fissato per la preghiera dal consenso dei coniugi. Se la pudicizia coniugale ha tanta forza e tanto grande è il dono di Dio che possa osservare le prescrizioni del codice matrimoniale, essa ancor più energicamente combatte nel letto nuziale per non toccare il corpo del coniuge più di quanto è necessario alla generazione dei figli. Questa pudicizia non permette il rapporto con la donna in mestruazione, in gravidanza, o in età tale che non abbia più possibilità di concepimento. Essa non è vinta dal piacere di giacere insieme, ma si abbandona solo quando spera di conseguire l'effetto della generazione. Secondo l'Apostolo, si commette peccato veniale se, nei rapporti con il coniuge, sempre che non si vada contro natura, si compiono azioni che oltrepassano i limiti del codice matrimoniale 55, appunto perché non si va in nessun modo oltre il limite della carne del coniuge. Ma proprio perché non si vada oltre questo limite è necessario combattere contro il male della concupiscenza. A tal punto essa è male che le si deve resistere con la pudicizia, perché non abbia a recare danno.

Giuliano loda la concupiscenza contro cui combatte.

21. 44. Se non sbaglio, anche tu ti trovi in questa lotta. E poiché pensi di lottare fedelmente, temi di essere sconfitto. Da cosa temi di essere sconfitto? Da un bene o da un male? O forse a tal punto temi di essere sconfitto da me da continuare a negare un male ed a lodare come bene quello da cui temi di essere sconfitto? Braccato da due avversari, ti trovi bloccato su una via senza uscite e vuoi vincere me con l'eloquenza e la libidine con la continenza. Combattendo contro di essa, però, riconosci che è male; continuandola a lodare, invece, abbandoni il bene della verità. Ebbene, io vinco te, vincitore e apologista del male, ponendoti dinanzi come giudice non altri, ma te solo. Vorresti vincere la concupiscenza sconfiggendola e vincere me lodandola. Ebbene, ti rispondo, chi combatte giudichi se chi loda può essere dichiarato vincitore. Se è male perché lodare? Se è bene, perché lottare? Se poi non è né bene né male, perché lodare? perché lottare? Fin quando sarai vincitore della libidine, sarai giudice contro di te a mio favore. O forse smetterai di combattere contro la libidine per non essere sconfitto da me in questa controversia, mentre una voce ti sussurra: è meglio non combattere che dimostrare con la lotta che è male quello che si loda? Non farlo, ti prego. Chi sono io che ci tieni tanto a vincermi? Ti vinca piuttosto la verità perché tu possa continuare a vincere la libidine. Qualora smettessi di combattere contro di essa, sarai vinto, legato e precipitato tra lordure di ogni genere. Trattandosi di un male orrendo non ti gioverà neppure a conseguire quello che vuoi; sarai ugualmente sconfitto da me, o, meglio, dalla verità che proclamo. Lodando la concupiscenza e sconfiggendola, sei vinto anche dal tuo stesso giudizio. Lodi, infatti, quello stesso male, della cui sconfitta ti vai gloriando. Se poi smetti di combattere perché la lingua di chi loda non abbia ad esser sconfitta da chi combatte, sarò vittorioso su uno schiavo della concupiscenza e su un disertore della continenza, non già per il tuo giudizio, ma per quello della sapienza.

La concupiscenza non viene dal Padre.

21. 45. La questione pertanto è chiusa. Per quanto possa lodare la concupiscienza, finché combatti contro di essa, sperimenta con quanta verità l'apostolo Giovanni ha detto di essa e di essa soltanto che non è dal Padre 56. Se, come tu dici, "chi non conserva la moderazione, fa cattivo uso di un bene", essa rimane un bene anche in chi ne fa un cattivo uso. Qual è dunque quella che non è dal Padre? O ti proponi di lodare anch'essa comunque voglia intenderla? Se è male, dove lo sarà? quando lo sarà? Quando essa è considerata un bene, anche se usato male, non essa sarà cattiva, ma solo chi ne avrà fatto cattivo uso. Invano quindi Giovanni ha detto che la concupiscenza della carne non è dal Padre, dal momento che per te essa è un bene e, di conseguenza, dev'essere dal Padre, anche se qualcuno ne fa cattivo uso, perché in ogni caso fa cattivo uso di un bene. Non puoi neppure dire che quando essa è usata moderatamente è dal Padre, mentre non lo è quando è usata immoderatamente, perché anche in questo caso è un bene di cui si fa cattivo uso. Solo se crederai alla tua lotta e non alla tua lingua potrai uscire da questo vicolo cieco. La continenza, al contrario, è dal Padre perché se non fosse dal Padre non sarebbe possibile con essa sconfiggere la concupiscenza. Questa invece, contro cui, se vivi castamente, devi combattere acremente, non è dal Padre. Non avresti bisogno di combattere contro di essa, se essa non ti contrastasse, se veramente fosse dal Padre, non ti contrasterebbe mentre operi ciò che è donato ed amato dal Padre.

Ciò che viene combattuto dev'essere considerato male.

21. 46. Da essa e con essa nasce l'uomo, una creatura di Dio, buona ma non immune dal male, contratto con la generazione e risanato con la grazia della rigenerazione. Per questo motivo ho detto giustamente: "Non può essere imputato alla bontà del matrimonio il male originale che da esso si contrae, così come la malizia dell'adulterio o della fornicazione non può essere significata dal bene naturale che nasce da essi" 57. Ho chiamato "bene naturale" quello che lodi insieme a me; ho chiamato "male originale" quello alle cui sollecitazioni resisti insieme a me e per le cui lodi combatti contro di me. Non è male che sei nato, ma ciò con cui sei nato e contro cui combatti spiritualmente perché sei rinato. La tua nascita appartiene all'opera creatrice di Dio ed alla fecondità dei genitori. Quello contro cui combatti perché sei rinato, appartiene alla prevaricazione seminata dall'astuzia del diavolo e da cui ti ha liberato la grazia di Cristo. Prima ne hai fatto buon uso nel matrimonio ed ora lo contrasti dentro di te. Non sei più reo di esso come nella nascita, ma da esso non sarai sciolto se non in virtù della rinascita perché, redento, possa regnare con Cristo. Volesse il cielo che questa eresia non ti faccia perire con il diavolo, ma, come grandemente desideriamo, dopo aver riconosciuto il male contro cui combatti, possa godere della pace eterna non dopo essere stato separato da esso quasi si trattasse di un'altra natura, ma dopo esserne stato del tutto sanato dentro di te.

Il matrimonio è buono, la concupiscenza un male accidentale.

21. 47. Non sono "simile allo speziale - come tu dici - che prometteva una bestia che divorasse se stessa". Fa' bene attenzione, però, che questo moto bestiale, contro cui ti accorgi di scontrarti nella tua carne, non abbia a consumarti quando sarai rilassato, così come ti ha pervertito quando lo lodavi. Non ho mai detto, come calunniosamente sostieni, che "il matrimonio è un grande bene ed un grande male" come se in quel modo questa espressione divorasse se stessa. Ho detto semplicemente che nello stesso uomo c'è una natura buona e un vizio cattivo, come tu stesso hai riconosciuto apertamente negli adulteri, non condannando la natura a causa del vizio né approvando il vizio in virtù della natura. Ho detto che il matrimonio, da cui sei nato, è un bene e che il male, contro cui tu, rinato, combatti è derivato non dal matrimonio ma dall'origine viziata.

Agostino chiamato epicureo da Giuliano.

21. 48. È ridicola l'affermazione che io "percorrendo le vie di Epicuro ho tagliato tutte le briglie con cui si frenano le passioni". Cosa succederebbe se lodassi il piacere del corpo? In verità sei tu che con molta eloquenza fai quello che Epicuro faceva senza erudizione ed eleganza, quasi da essere suo avversario solo perché egli non sapeva dire con eloquenza quello che dici tu. Mi accorgo che dovrai di nuovo affannarti per dimostrare di essere ammiratore del piacere e di non essere epicureo. Non affaticarti. Ti libererò io stesso da questa preoccupazione. Non sei epicureo perché questi riponeva tutto il bene dell'uomo nel piacere del corpo mentre tu cerchi di riporre gran parte del bene nella virtù, pur ignorando quella vera, quella cioè della sincera pietà. Dio infatti ha detto all'uomo: La pietà è sapienza 58. Donde verrebbe questa sapienza se Dio non concedesse il dono di cui è scritto: Dio rende sapienti i ciechi 59, e di cui parimenti si legge: Se qualcuno di voi manca di sapienza, la chieda a Dio 60? Se non sei epicureo tu, che hai preso da lui qualcosa in lode del piacere, molto meno lo sono io che, riguardo al piacere della carne, penso ciò che pensava Ambrogio, che cioè è nemico della giustizia, poiché l'uomo, concepito dal piacere della concupiscenza, prima ancora di nascere è costretto a subire il contagio della colpa 61. Quanto poi alle mie abitudini ed al modo come vivo, le conoscono bene quelli che mi stanno accanto. Qui si tratta del domma e della fede cattolica: non ci sia in te la perfidia dell'apostata. Non mi spaventa la tua lingua come quella di censore. Riconosco di insegnare agli uomini quello che ho appreso dalla Sacra Scrittura: Se diciamo di non aver peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi 62. Confesso di battermi il petto in mezzo al popolo e con il popolo di Dio e di dire con sincerità: Rimetti a noi i nostri debiti 63. Non insultateci per questo: siete eretici proprio perché queste cose non vi piacciono. Noi confidiamo nella vera misericordia di Dio, voi nella vostra falsa virtù. Voi asserite che la grazia di Dio viene data secondo i nostri meriti, ma non vi rendete conto che se Pelagio non avesse condannato questa affermazione, sarebbe stato condannato dai vescovi cattolici. Al contrario noi siamo convinti che essa viene elargita gratuitamente e che proprio per questo è chiamata grazia. Siamo convinti inoltre che da essa vengono tutti i meriti dei santi, secondo l'affermazione dell'Apostolo: Per grazia di Dio sono quello che sono 64. Voi ci irridete per questo e sfrontatamente ci disprezzate al vostro confronto. Ma: Siamo diventati il sarcasmo dei soddisfatti, lo schermo dei superbi 65, e: Volete confondere le speranze del misero perché ha posto nel Signore il suo rifugio 66.

Non ciò che è buono, ma ciò che è male dev'essere frenato.

21. 49. Riguardo all'argomento che trattiamo, non vedo perché tu debba dire che "ho tagliato tutte le briglie con cui si frenano le passioni", dal momento che sono convinto che le passioni debbono essere frenate con ogni sforzo, secondo la grazia di Dio che è data agli uomini. Ti domando: queste passioni che predichi siano frenate e che, secondo te, io rilasserei, sono buone o cattive? Esse, infatti, non sono di cavalli o di altri animali estranei a noi, ma sono nostre. Dentro di noi ci sono le cattive passioni che freniamo vivendo bene. Tu mi accusi di tagliare le briglie con cui si frenano non le buone ma le cattive passioni. Una di esse è la concupiscenza della carne dalla quale e con la quale nascono i bambini e per la quale sono nella necessità di essere rigenerati. Di quel male, io affermo, fanno buon uso i coniugi casti e cattivo uso gli adulteri. Di quel bene, al contrario, sostieni, fanno cattivo uso gli adulteri e buon uso i casti. Entrambi poi diciamo che la continenza, fa molto meglio a non far uso di quel bene come dici tu, di quel male come dico io. Per questo motivo, quantunque la nostra coscienza sia nota solo a Dio ed il nostro agire anche agli uomini tra i quali viviamo, entrambi tuttavia facciamo professione di continenza. Se poniamo in atto quello che professiamo, certamente entrambi freniamo la concupiscenza, combattiamo contro le sue sollecitazioni che ci contrastano ed entrambi la sconfiggiamo se facciamo progresso. È interessante però notare che io freno un male, tu un bene; io sono contrastato da un male, tu da un bene; io faccio guerra ad un male, tu ad un bene; io voglio sconfiggere un male, tu un bene. Più probabile, quindi, che tu ti adoperi di accendere maggiormente la concupiscenza lodandola, anziché di frenarla con la continenza.

Non si può lodare la concupiscenza e combatterla come nemica.

21. 50. Ammetti di combattere con la continenza gloriose battaglie: contro che cosa, di grazia? Che altro dirai se non contro la concupiscenza della carne? Ma amica o nemica? Potrai non dichiararla nemica? La carne infatti ha voglie opposte allo spirito e lo spirito ha desideri opposti alla carne 67. Queste forze si contrastano reciprocamente come ci attesta l'Apostolo. Forse quindi fingi di lodarla se non fingi di combatterla. Non vedo come possa compiere fedelmente l'una e l'altra cosa insieme, lodarla cioè come amica e combatterla come nemica. Noi crediamo solo una delle due: scegli quale dobbiamo credere. Se combatti con sincerità, non puoi lodare con sincerità. Se poi con sincerità ne fai l'apologia, nella lotta scherzi. Siccome non ti sono nemico come ti è nemico il male che risiede nella tua carne, desidero ardentemente che disprezzi questo male con la rettitudine della dottrina e lo sconfigga con la santità della vita. Però tra le due possibilità, che tu faccia sinceramente l'una e solo nella finzione l'altra, preferirei senz'altro che lodassi falsamente la concupiscenza anziché la combattessi falsamente. È più tollerabile la finzione nella lingua, anziché nella vita, così come è più tollerabile la simulazione nella propria tesi anziché nella continenza. È finta invero la lode, con cui sei avverso alla mia tesi, se non è finta la castità con cui sei avverso alla tua concupiscenza. Accadrà così che se condurrai con sincerità la tua lotta contro la libidine, non oserai più a lungo proferire false parole contro di me. Sia che tu simuli una cosa o l'altra o entrambe, - cosa che non saprei proprio come possa fare con sincerità, senza alcuna finzione cioè, e possa combattere quello che lodi e lodare quello che combatti -, ritenendo di te ciò che è più tranquillo, voglio avere a che fare con uno che ha sconfitto la libidine. Non reputo cattivo il matrimonio, ma dico semplicemente che esso fa buon uso di un male, mentre tu dici che fa buon uso di un bene, dichiarando buona la concupiscenza della carne che, di fatto, combattendola in te dimostri che è cattiva. In qual modo poi i coniugi, anche quelli che ne fanno buon uso, combattano contro di essa, l'ho già esposto sopra.

Da dove il male nei bambini.

22. 51. Il matrimonio in quanto matrimonio è cosa buona e l'uomo, sia che nasca da un matrimonio sia che nasca da un adulterio, è cosa buona in quanto uomo perché come tale è creatura di Dio. Siccome però nasce da quel male e con quel male di cui fa buon uso la pudicizia coniugale, ha necessità di essere sciolto dal suo laccio con la rigenerazione. Stando così le cose, perché mi chiedi "dove si trova il male originale", dal momento che la libidine, contro cui combatti, parla a te con maggior sincerità di te stesso quando la lodi? Perché mi domandi "come sia possibile che l'uomo, creatura di Dio, sia sottoposto al diavolo"? Come può trovarsi nella morte che Dio non ha fatto? "Che cosa vi può il diavolo, tu dici, riconoscere come suo se non ha creato né quello che è stato fatto né donde è stato fatto?". Quello che è stato fatto è l'uomo, donde è stato fatto è il seme dell'uomo. Entrambi sono un bene. Il diavolo non ha creato né l'uno né l'altro ma ha solo seminato il difetto del seme. Egli non vi riconosce il suo bene perché non è suo ciò che entrambi lodiamo, ma riconosce il suo male contro cui entrambi combattiamo. A torto, di conseguenza, uno di noi loda ciò che entrambi combattiamo. Vedi invero come mi chiedi "donde venga il male nei bambini fra tanti beni" ma trascuri ciò che ho scritto nel libro che tu critichi, e fra l'altro le parole dell'Apostolo: Per opera di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e attraverso il peccato la morte; così la morte passò su tutti gli uomini, perché in lui tutti peccarono 68. Tu non vuoi che gli uomini ascoltino o leggano queste parole in questo punto dove sono sommamente necessarie, perché non riconoscano la propria fede e disprezzino la tua argomentazione.

La sostanza della natura non affatto è un male.

23. 52. Tu dici che io ho dichiarato che "l'uomo non è reo se nasce dalla fornicazione e non è innocente se nasce dal matrimonio". È una esagerazione ed un'aperta calunnia! Ho sempre sostenuto, secondo la fede cattolica, difesa contro di voi con estrema chiarezza dai Padri, prima che voi nasceste, che l'uomo, da qualunque parte nasca, è innocente perché non ha alcun peccato personale, ed è colpevole perché ha il peccato originale. La sostanza della natura, invece, essendo creatura di Dio, è una cosa buona perfino nei peccatori adulti, i quali sono cattivi anche a causa dei peccati personali aggiunti a quello con cui sono nati. Perché dovrei temere che mi si obietti "di aver imputato i peccati di tutti i genitori a tutti i figli", dal momento che, anche nel caso che questo sia vero - non intendo naturalmente riferirmi a chi ha l'uso della volontà, ma solo ai neonati - la sostanza della natura creata da Dio non sarebbe affatto un male, ma sarebbero un male solo i vizi insiti in essa e contro cui anche tu, per usare le tue parole, "eserciti gloriose lotte"?

La concupiscenza non ha reso cattivo il matrimonio.

23. 53. Così come tu scrivi: "Quando gli adulteri generano, l'uomo nasce dalla potenza del seme e non dalla bruttura dell'atto disonesto", alla stessa maniera quando i coniugi generano, l'uomo nasce dalla potenza del seme, non dall'onestà del matrimonio. Se in questo caso da entrambi anche in quel caso da entrambi. Per quanto riguarda il matrimonio in se stesso, il frutto del matrimonio non è la generazione degli uomini che possono nascere anche dagli adulteri, ma l'ordinata ricezione dei figli. Perché dunque "sarebbe falsissima la parte della mia tesi in cui ho affermato che al bene del matrimonio non può essere imputato il male originale che da esso si contrae", dal momento che, se non fossi stato rigenerato, saresti ancora ritenuto colpevole per quel male da te contratto, contro cui combatti e di cui hanno fatto buon uso i tuoi genitori perché tu potessi nascere? I genitori, quindi, che fanno buon uso di un male, non debbono essere accusati e i figli debbono essere rigenerati perché siano liberati dal male. Qualora, infatti, il bene del matrimonio non fosse che il buon uso di un bene, sarebbe strano come da esso si possa contrarre un male. Se, al contrario, il bene del matrimonio sta nel buon uso di un male, che c'è di strano se dallo stesso male, di cui fa buon uso la bontà del matrimonio, si contrae il male del peccato originale? È mirabile piuttosto che, pur essendo gli Apostoli il buon odore di Cristo, si traeva da essi sia il bene che il male. Per gli uni infatti erano un profumo che conduce di vita in vita, per altri, invece, un profumo che mena di morte in morte 69, essendo appunto quell'odore l'uso non di un male ma di un bene. Essi erano il buon odore di Cristo proprio perché facevano buon uso della grazia di Cristo. È falsa pertanto l'affermazione che fai: "Se da esso si contrae il male, può essere incriminato, non scusato", perché se da esso si contrae il peccato originale, si trae pure un bene, vale a dire l'ordinata propagazione dei figli. Il male non si contrae da esso, dal matrimonio, perché è una cosa buona, ma proprio perché nell'uso di quel bene c'è anche un uso del male. L'unione matrimoniale non è stata istituita, come credi, per il male della concupiscenza, bensì per il bene che da questo male deriva. Se nessuno avesse peccato, lo stesso bene si sarebbe avuto senza questo male. Ora però non ci può essere senza questo male, ma non per questo è male. Così pure, viceversa, nessun male ci può essere senza un bene, ma non per questo è un bene. L'opera buona di Dio sta nella natura, ma senza di essa non ci può essere la volontà cattiva. Di conseguenza, come l'adulterio non diventa buono per il fatto che non ci può essere senza il bene della natura, così l'unione matrimoniale non diventa cattiva per il fatto che non ci può essere senza il male della concupiscenza. Per questo motivo, anche se ti si concede che "non esiste il bene in ciò che è causa di un male", non ci sarebbe alcun riferimento al matrimonio che non è causa di male. Il matrimonio infatti non ha creato il male della concupiscenza, ma lo ha trovato e ne ha fatto buon uso.

Il matrimonio non è cattivo a causa del peccato originale.

24. 54. "Non può sfuggire al supplizio, tu dici, una cosa dalla cui partecipazione anche altri contraggono il reato". Non è assurdo se lo riferisci alla concupiscenza della carne. Di questo male, infatti, fanno buon uso i fedeli coniugi ma da esso contraggono il reato i figli, che, di conseguenza, hanno bisogno di essere rigenerati. Questo male non sfugge al supplizio: il suo, e questo supplizio, infatti, sta nell'essere punito con i generati qualora non siano rigenerati. Nei rigenerati, invece, essendo stati risanati in ogni parte, il supplizio si esaurisce. "Se dal matrimonio, tu scrivi, si contrae il peccato originale, l'unione matrimoniale è causa di male". Che diresti se qualcuno affermasse: se dalla natura si contrae la volontà cattiva, la creazione della natura è causa di male? Non sarebbe del tutto falso? Così lo è ciò che hai detto, anche il male originale non si contrae dal matrimonio, ma dalla concupiscenza della carne, contro cui anche tu combatti. Di questo male fanno buon uso gli sposati, quando essi si uniscono solo in vista della procreazione. Qualora non ci fosse stato il peccato che sarebbe passato a tutti gli uomini e non ci fosse stato di conseguenza un male da usare bene, i coniugi si sarebbero uniti ugualmente per procreare i figli.

La causa della trasmissione del peccato.

24. 55. Credo di avere già dimostrato abbastanza nel primo libro di quest'opera quanto hai errato nell'interpretazione dell'albero buono e di quello cattivo. Tornando tu a rifare gli stessi nodi già sciolti, non è il caso di fermarsi sulle cose superflue. Mi chiedi "per quale motivo nei bambini si trova il peccato" ed enumeri una quantità di beni tacendo il male contro cui combatti, ma mentre lo taci, esclami: "I genitori che con la loro unione sono stati causa di peccato sono giustamente condannabili: per opera loro il diavolo è giunto ad esercitare il suo potere sugli uomini!". Potresti dire lo stesso anche a Dio, non perché crea gli uomini che contraggono il peccato originale, cosa che tu neghi, ma perché nutre e veste innumerevoli empi, anche quelli che sa che resteranno nella loro empietà. Se non lo facesse, il diavolo non avrebbe uomini asserviti. Potrai dire che Dio nel nutrirli bada solo al bene di cui egli è il creatore, in quanto cioè sono uomini. Lo stesso i genitori, nel generare i figli, badano solo al loro bene, in quanto cioè sono uomini, non sapendo oltretutto quello che essi diventeranno. Non ci sarebbe stato alcun peccato, infatti, come tu stesso ammetti, se non ci fosse stata in precedenza una cattiva volontà. Il peccato originale, che noi affermiamo e voi negate, non ci sarebbe stato se la natura non fosse stata viziata dalla cattiva volontà del primo uomo. Non ci sarebbe stata neppure una cattiva volontà se non ci fosse stata in precedenza una natura angelica o umana. Per questo forse si dirà che Dio è causa dei peccati, perché la sua volontà è causa delle nature mutevoli? Come a Dio creatore non viene attribuito il fatto che le creature ragionevoli defezionano dal bene, ma solo il fatto che in se stesse sono buone, così ai genitori, che generano e fanno buon uso del male della concupiscenza, non si deve attribuire il fatto che i figli nascono con quel male, ma solo il fatto che essi sono una cosa buona. Non si può dire, quindi, come tu pensi, che "deriva dal diavolo l'origine dei neonati in quanto uomini, perché dal diavolo deriva solo l'origine del peccato, senza il quale non nasce nessun uomo". Non perché la morte trae origine dal diavolo, da lui debbono aver origine anche i mortali.

Il male può sorgere solo in una natura buona.

24. 56. Stai cercando "la fessura attraverso la quale è entrato il peccato in una munitissima fortezza di innocenza" e non ti accorgi che l'apostolo Paolo ti fa vedere non una fessura ma una larghissima porta con le parole: Per opera di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e attraverso il peccato la morte; così la morte passò su tutti gli uomini 70. Saltando queste parole, aggiungi le tue: "l'opera del diavolo non può passare attraverso l'opera di Dio". Eppure gli uomini sono opera di Dio, il peccato è opera del diavolo e l'Apostolo afferma che esso è passato a tutti gli uomini. "Se la natura viene da Dio - esclami - da essa non può derivare il peccato originale", quasi che un altro non possa gridare con maggiore religiosità: se la natura viene da Dio, da essa non può nascere alcun male e in essa non ci può essere alcun male. Tuttavia è falso, perché il male non può derivare che dalla natura né può stare se non nella natura. Dichiaro pertanto che il neonato è opera di Dio anche se contrae il peccato originale, perché ciò che in lui è opera di Dio è un bene. L'opera di Dio rimane sempre buona, sia pure insieme al male, non solo nei bambini, ma anche in ogni altra età. Questo significa che la sostanza, la forma, la vita, il senso, la ragione e tutti gli altri beni rimangono beni anche in qualsiasi uomo cattivo. Del resto, chi fa vivere l'uomo se non colui nel quale viviamo, ci muoviamo e siamo 71? Ma questo avviene per l'opera nascosta della sua beneficenza, eccetto gli alimenti visibili con cui ci nutriamo dall'esterno. Colui pertanto che fa vivere l'uomo anche se tiene un comportamento vizioso, fa nascere l'uomo anche con un'origine viziata.

Il matrimonio prima del peccato era immune dalla concupiscenza.

25. 57. Dopo aver proposto altre parole del mio libro, per quale motivo mi fai dire che "l'istituzione del matrimonio era diversa prima del peccato di Adamo; avrebbe potuto essere, cioè, senza la concupiscenza, senza i movimenti del corpo e senza la necessità del sesso"?. Togli al matrimonio la concupiscenza, per la quale la carne ha desideri contrari allo spirito, togli il male contro cui, in virtù della continenza, eserciti gloriose lotte e non hai bisogno di togliere null'altro, se cerchi come avrebbe potuto essere il matrimonio prima del peccato dei primi uomini. Chi mai ha immaginato un matrimonio senza i movimenti del corpo e senza la necessità del sesso? Noi diciamo solo che nel paradiso, prima del peccato, non avrebbe potuto esserci la guerra che i casti sentono in sé, siano essi sposati o non sposati. Il matrimonio è identico, con l'unica differenza che, nel generare i figli, ora deve fare buon uso del male della concupiscenza, mentre allora non avrebbe dovuto fare buon uso di alcun male. A cagione di questo male, tuttavia, esso non ha perduto i suoi beni consistenti nella fedeltà della castità, nel patto dell'unione e nel germe della propagazione. Anche allora il marito per procreare si sarebbe unito alla propria moglie, senza aver tuttavia nel proprio corpo il movimento della torbida libidine, ma semplicemente la tranquilla volontà con cui comandiamo le altre membra.

I bambini non sono opera diabolica.

25. 58. Mi rimproveri perché dichiaro "opera del diavolo, nati dalla malattia, e rei dall'origine, i bambini che hanno riempito il mondo e per i quali Cristo è morto". Nella loro sostanza i bambini non sono opera del diavolo, ma per opera del diavolo sono rei dall'origine. Per questo motivo, come del resto professi anche tu, Cristo è morto pure per i bambini perché anche ad essi appartiene il sangue sparso in remissione dei peccati 72. Negando che i bambini contraggono il peccato originale, di fatto voi li rendete estranei a quel sangue. Non adirarti se ho scritto che la concupiscenza è una malattia, alla quale tu stesso riconosci che è stato apportato un rimedio. Il principio dei bambini, dal quale essi sarebbero nati, si trovava in Adamo, ma poiché esso è stato viziato e condannato dal peccato, Cristo ne ha istituito un altro dal quale essi sarebbero rinati.

La procreazione dei figli prima del peccato senza la concupiscenza.

26. 59. "Qualora, tu dici, prima del peccato Dio avesse creato quello da cui gli uomini sarebbero nati ed il diavolo quello da cui i genitori sarebbero stati eccitati, senza dubbio ai neonati si dovrebbe attribuire la santità ed ai genitori la colpa". Che significa "...i genitori sarebbero stati eccitati..."? Se intendi il sentimento della volontà, per cui ognuno aspira ad avere figli, anch'esso è stato istituito da Dio; se invece intendi il turbamento della libidine, al cui eccitamento o al cui allontanamento non è sufficiente l'arbitrio della volontà, in questo caso è la ferita della natura inflitta dalla prevaricazione persuasa dal diavolo. Giustamente quindi ho scritto: "Nel corpo di quella vita il concepimento dei figli sarebbe avvenuto senza questo male, senza di cui non può avvenire nel corpo di questa morte" 73.

Tutta la natura mutata in peggio da quel grande peccato.

26. 60. Segue la tua argomentazione che "i bambini appartengono al bene della fecondità, istituita con la benedizione di Dio prima della malattia della libidine e non alla malattia della libidine, sopraggiunta successivamente col peccato, e, di conseguenza, ai neonati si deve attribuire la santità ed ai genitori la colpa". Non ti rendi conto, però, che a causa di quel grande peccato è stata mutata in peggio tutta la natura, da cui doveva derivare l'umana progenie. In tal modo avresti potuto dire che solo Eva e non le altre donne avrebbe dovuto sentire il dolore del parto, perché la benedizione di Dio, espressa nelle parole: Crescete e moltiplicatevi 74, in virtù della quale sarebbero nati gli uomini, è stata impartita prima che il sesso della donna fosse punito con la maledizione. Se dicessimo questo, però, ci verrebbe risposto che come da quel peccato, così dalla maledizione è stata mutata in peggio tutta la natura da cui si contrae il peccato originale e da cui è imposto un grave giogo sui figli di Adamo.

Esegesi di Rom 7, 14 ss.

26. 61. Non è affatto vero, come tu pensi, che "l'Apostolo descriveva un giudeo posto ancora sotto la legge quando affermava: So infatti che il bene non dimora in me, vale a dire nella mia carne; e: Non sono io che compio il male, bensì il peccato che abita in me; e: Solo il male è alla mia portata; e: Sento nelle mie membra un'altra legge in conflitto con la legge della mia mente" 75. Egli descriveva la natura umana in questa carne corruttibile, dapprima creata da Dio senza difetto e successivamente ferita dal vizio derivante dalla scelta della volontà dei primi uomini. Di chi è la voce: Ah me infelice! chi mi libererà da questo corpo fonte di morte? La grazia di Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore 76! È forse la voce di un giudeo? No, senza dubbio è quella di un cristiano. Sua dunque è anche la voce precedente di cui questa è la conseguenza. È la stessa persona che esclama: La grazia di Dio mi libererà da questo corpo fonte di morte, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, e che grida: Sento nelle mie membra un'altra legge in conflitto con la legge della mia mente 77.

S. Paolo parla del conflitto interiore dei cristiani.

26. 62. Potresti credere però che si tratti della voce di un catecumeno, ancora in attesa del lavacro di rigenerazione, che, in seguito ad esso, spera di non avere più nelle sue membra alcuna legge di peccato in conflitto con la legge della mente. Perché non abbia a credere questo, (tenendo presente che tu pure, se ti dobbiamo credere, con il bene della continenza eserciti gloriose battaglie contro il male della concupiscenza dopo il lavacro della rigenerazione), ricorda le parole che l'Apostolo scriveva ai Galati, uomini certamente battezzati: Vi dico dunque: camminate secondo lo spirito per non appagare le voglie della carne 78. Non disse: Per non sentire, perché non avrebbero potuto farne a meno, bensì: Per non appagare, vale a dire: per non perfezionare col consenso della volontà le loro opere. La carne infatti, ha voglie opposte allo spirito, e spirito desideri opposti alla carne. Essi stanno in lotta tra loro, così che voi non fate ciò che vorreste 79. Vedi se non dice lo stesso nella lettera ai Romani: Non faccio il bene che voglio, ma commetto appunto il male che non voglio. Nella lettera ai Galati aggiunge: Ma se vi lasciate guidare dallo spirito, non siete più sotto la legge 80. Vedi se non dice lo stesso in quella ai Romani: Non sono più io che lo compio; e: Io mi diletto, seguendo l'uomo interiore, della legge di Dio; e: Il peccato, dunque, non regni più nel vostro corpo mortale sì da piegarvi alle sue voglie 81. Se, infatti, non si obbedisce alla concupiscenza, che necessariamente è presente nella carne di peccato ed in questo corpo fonte di morte, non si appaga quello che l'Apostolo vieta con le parole: Non appagherete la concupiscenza della carne 82. Sono esse le opere su cui insiste dicendo mirabilmente: È ben noto ciò che produce la carne, cioè fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria 83, ecc. Se non si acconsente alle voglie della carne, dunque, non si compiranno le opere della carne; quantunque ne permangono le sollecitazioni. Quando la carne ha voglie contro lo spirito e lo spirito contro la carne cosicché non facciamo quello che vogliamo, non sono portate a compimento le opere della carne, anche se sono fatte, né sono portate a compimento le nostre opere buone, anche se sono fatte. Come la concupiscenza della carne è portata a compimento solo quando lo spirito consente alle sue opere cattive, non solo non opponendosi ad esse, ma collaborando, alla stessa maniera le nostre opere buone saranno portate a compimento solo quando la carne avrà aderito talmente allo spirito da non avere più voglie contro di esso. Questo intendiamo quando aspiriamo alla perfezione della giustizia e questo dobbiamo volere senza interruzione. Siccome però in questa carne corruttibile non possiamo arrivare a tale perfezione, l'Apostolo ha scritto ai Romani: Volere il bene è alla mia portata, il portarlo a compimento non riesco a trovarlo 84, o, secondo il testo greco: Il bene è alla mia portata, il praticarlo no, vale a dire: non è alla mia portata portare a compimento il bene. Non ha detto "fare", ma portare a compimento il bene. Fare il bene significa non seguire le proprie brame 85, portarlo a compimento, invece, significa non avere brame. Quello che ai Galati è: Non appagate le brame della carne 86, lo stesso è all'opposto ai Romani: Non trovo il portare a compimento il bene 87. Le brame non vengono appagate nel male quando ad esse non si dà l'assenso totale della volontà, e la nostra volontà non porta a compimento il bene finché rimane in noi il movimento delle passioni pur se ad esse non acconsentiamo. Questo è un conflitto in cui, come in una gara, si misurano anche i battezzati, quando la carne ha voglie contro lo spirito e lo spirito contro la carne. In esso lo spirito, non consentendo alla concupiscenza, fa l'opera buona, ma non la porta a compimento perché non riesce a togliere i cattivi desideri; la carne ha il cattivo desiderio, ma non lo porta a compimento perché non trova lo spirito consenziente e, di conseguenza, non arriva neppure all'opera riprovevole. Che questo conflitto non appartenga ai giudei o ad altri, ma ai fedeli cristiani, che faticano in questa lotta vivendo bene, lo dimostra Paolo con le parole ai Romani: Io stesso, dunque, con la mente servo la legge di Dio e con la carne la legge del peccato 88.

La ferita inflitta al genere umano.

26. 63. Se tale è la condizione di questo corpo di morte, (certamente non era tale nel paradiso in quel corpo di vita), appare molto chiaro, senza dubbio, donde i bambini nella nascita secondo la carne traggono la soggezione al peccato, da cui sono liberati solo quando rinascono spiritualmente. Non lo contraggono dall'opera da cui Dio ha creato l'umana natura, bensì dalla ferita ad essa inferta dal nemico. Non un nemico derivante, come pensavano i manichei, da una natura del male, non creata da Dio, ma un angelo buono creato da Dio, e successivamente diventato cattivo per colpa sua. Questi ha rovinato dapprima se stesso ferendosi, cosicché scacciato ha fatto scacciare gli altri e, mediante la persuasione della prevaricazione, ha inferto la ferita per la quale il genere umano cammina zoppicando anche in quelli che camminano nella via di Dio.

Ingiurie di Giuliano.

26. 64. Purtuttavia ti adiri con me perché ho detto: "Questa è la vergognosa concupiscenza, lodata spudoratamente dagli spudorati" 89. E ancor più spudoratamente, adirato dici molte cose, esaltandovi come coloro che "aderendo alla santa Scrittura e ad una ragione certissima, difendete l'assenza del male nella natura col proposito di incitare gli uomini all'esercizio della virtù; insegnate non esserci vetta alcuna tanto alta per la virtù che uno spirito fedele non possa pervenirvi con l'aiuto di Dio; e per questo, dite, non esserci nella carne necessità alcuna del male, perché tutti, creati con onore, arrossiscano di vivere nella deformità, sicché il pudore si scontri con la turpe indolenza, nel ricordo dell'ingenita nobiltà", e tante altre cose del genere che con molta eloquenza hai riversato nella vostra predicazione. Nel contempo screditandoci dici che "l'eversione della santità, la contaminazione della pudicizia, la rovina dei costumi convengono senza dubbio, o, meglio, sono insiti nei nostri dommi; che io non posso negare di riversare le colpe di una vita cattiva sulla debolezza della natura per sottrarre il timore ai peccatori e che mi consolo delle loro brutture ingiuriando gli Apostoli e tutti i Santi citando frequentemente le parole del Vaso d'oro, quale fu l'apostolo Paolo: Non faccio il bene che voglio, ma il male che non voglio" 90. Ed altre cose del genere.

Altre calunnie di Giuliano.

26. 65. Per la verità, pur lodando voi e rimproverando noi, combatti contro il male della concupiscenza e, combattendo, confessi con i fatti quello che neghi a parole. Vuoi far vedere in tal modo di essere giunto al culmine della virtù, e che, sulla stessa vetta dove credi di essere pervenuto, combatti come in una fortezza contro la concupiscenza che ti perseguita e, quantunque da un posto molto più alto, non smetti di combattere contro un nemico interno. E non ti vergogni di lodare la concupiscenza, che ti rovinerebbe molto di più qualora fosse vincitrice, ponendoti contro chi, anche quando vince, verrà a cercare te perduto. (E non ti vergogni) soprattutto perché verso la fine del tuo libro scrivi che "nel mio sentire non c'è altra intenzione se non quella di giurare sui sacramenti dei vizi per portar guerra alle virtù e per sgretolare con ogni astuzia e furore la città di Dio; di spaventare coloro ai quali ripugnano le brutture con l'impossibilità di poter conseguire la castità e di falsificare, esagerandole, le forze della libidine oscena, al punto che la ragione non possa controllarle e frenarle, perché ad essa non ha resistito neppure la schiera degli Apostoli". Menti del tutto, attribuendomi queste cose. Non faccio guerra alla virtù, infatti, ma, per quanto mi è dato, faccio guerra e proclamo che è assolutamente necessario far guerra ai vizi. Se anche tu fai questa guerra, perché lodare quello contro cui combatti? Come posso credere che tu, con la virtù, sconfigga i nemici che non osi lacerare con la parola? Se entrambi debelliamo la concupiscenza, perché non la vituperiamo entrambi? Perché non vuoi condannare con la voce la concupiscenza che ti vanti di sconfiggere con la continenza? Tu affermi che falsifico le tante forze della libidine al punto che la ragione non possa governarle e frenarle. Non dico affatto, però, che le forze della libidine sono tanto grandi che la ragione umana, illuminata ed aiutata da Dio, non possa governarle e frenarle. Ma tu perché insisti a negare che è male ciò che, non frenato, porta alla morte? Ecco allora che, con tutta la voce che mi è data, grido quello che tu mi fai negare: che, cioè, la schiera degli Apostoli ha contrastato la libidine, che veramente li contrastava. Tu che mi accusi di avere ingiuriato gli Apostoli, e che per questo ti indigni, perché ricolmi di lodi la loro e la tua nemica? Chi, se non un nemico degli Apostoli, può difendere la nemica che ha contrastato la schiera degli Apostoli?

Contraddizioni di Giuliano sul conto della concupiscenza.

26. 66. È possibile mai che la libidine possa con te meritare l'amicizia e la guerra per essere sconfitta da te dentro di te ed essere difesa contro di me? La vostra guerra però è nascosta, l'amicizia è palese: per questa che appare diventa sospetta quella che è nascosta. Come puoi pretendere che crediamo alla guerra che conducete di nascosto se vediamo l'amicizia allo scoperto? Come puoi pretendere che pensiamo tu combatta contro il pungiglione della libidine, mentre ne riempi i libri di lode? Ebbene, voglio vincere il mio sospetto: credo che tu sconfigga quello che lodi, ma sono addolorato perché lodi quello che sconfiggi. Da questo male e con questo male che viene sconfitto anche da te, è generato l'uomo al quale neghi la necessità della rigenerazione. Di esso gli sposati fanno buon uso, ma meglio fanno i continenti a non farne uso. Se inoltre questo è il male per il quale la carne ha voglie contro lo spirito 91 ed al quale, come tu stesso confessi, si è opposta la schiera degli Apostoli, certamente gli sposati, facendone uso, non fanno buon uso di un bene ma di un male. Generati pertanto da questo male e con questo male, i figli debbono essere rigenerati, per essere liberati dal male. Anche i loro genitori sono nati rei di questo male originale, benché con la rinascita siano stati liberati da questo reato. Cosa dunque noi vorremmo che essi generassero, non donde sono rinati ma donde sono nati, se non quello che essi stessi sono nati? Rei, cioè, perché essi stessi sono nati rei e, generando donde essi sono nati, non hanno potuto generare altro se non quello che essi stessi sono nati. Donde sono rinati poi, indi sono stati liberati dal reato con cui erano nati. Per questo quelli che essi, ormai liberati, hanno generato rei, con la stessa rigenerazione debbono essere liberati. Sono nati, infatti, rei di questo male di cui fanno buon uso quelli che sono rinati, perché nascano i figli che dovranno essere rigenerati. Se non combatti contro questo male, credi a chi combatte. Se combatti, riconosci l'avversario. Lodando il male, non voler ritenere amico colui che, combattendo, sperimenti come nemico.
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
Acquista la Bibbia per la Scrutatio dalla Libreria del Santo
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online