Contro Giuliano - libro primo

Sant'Agostino d'Ippona

Contro Giuliano - libro primo
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LETTERA 207 Scritta verso il 421/422.

Ag. al vescovo Claudio, cui invia i libri composti contro Giuliano d'Eclano.

AGOSTINO SALUTA NEL SIGNORE IL BEATISSIMO FRATELLO CLAUDIO, COLLEGA NELL'EPISCOPATO.

Poiché tu, spinto dall'amore fraterno, mi hai inviato, prima che io te li chiedessi, i quattro libri di Giuliano, da lui scritti per confutare un solo mio libro, ho pensato che non avrei potuto far di meglio che far leggere in primo luogo da te la mia risposta e giudicare se l'ho azzeccata e centrata. Da non so chi erano stati inviati appunto all'illustre e pio conte Valerio alcuni estratti di quei quattro libri di Giuliano scritti contro il detto mio libro ch'egli sapeva aver io scritto per il conte. Grazie alle premure dello stesso eccellentissimo conte quegli estratti sono venuti nelle mie mani e perciò mi sono affrettato ad aggiungere al mio primo libro un altro, nel quale ho confutato quegli errori come ho meglio potuto. Adesso però, esaminando più attentamente quei medesimi libri, mi son reso conto che quel tale, che ne fece degli estratti, non ha riprodotto tutte le cose che si leggono nei libri di Giuliano. In tal modo potrà sembrare, a Giuliano o a qualcuno dei suoi seguaci, che sia stato piuttosto io a mentire, poiché quegli estratti inviati al conte non hanno potuto essere divulgati come i medesimi libri di Giuliano dai quali sono stati presi. Chi dunque leggerà il mio secondo libro indirizzato ugualmente al conte Valerio come il primo, sappia bene che in alcuni punti non rispondo a Giuliano ma piuttosto all'autore di quegli estratti, il quale, invece di riferire il testo esatto di Giuliano, ha creduto suo dovere apportarvi dei lievi mutamenti, forse per appropriarsi, in certo qual modo, delle idee che risultavano appartenere ad un altro. Adesso però, credendo più fedele la copia dei libri di Giuliano inviatami dalla Santità tua, vedo che è mio dovere rispondere all'autore stesso, il quale si vanta di aver confutato con quattro suoi libri l'unico mio libro e non cessa di spargere ovunque il veleno dei suoi errori. Ho pertanto intrapreso quest'opera con l'aiuto del Salvatore dei piccoli e dei grandi 1 e so che hai pregato per me, affinché lo portassi a termine, e per coloro ai quali crediamo e desideriamo che tali nostre fatiche siano di giovamento. Esamina dunque attentamente la mia risposta a Giuliano, il cui inizio farà seguito a questa lettera. Sta' bene nel Signore e ricordati di me, mio beatissimo fratello.

LIBRO PRIMO



Sentimenti di Agostino alle offese di Giuliano.

1. 1. Se dicessi, o Giuliano, che disprezzo le offese e le imprecazioni delle quali, acceso d'ira, hai riempito i tuoi quattro libri, mentirei. Come infatti potrei disprezzarle, pensando alla testimonianza della mia coscienza, secondo la quale sento di dovermi o rallegrare per me o addolorare per te e per quanti sono ingannati da te? Chi mai disprezza l'oggetto della propria gioia o del proprio dolore? Per nessun motivo noi disprezziamo quello che per un verso ci rallegra e per un verso ci rattrista. Causa della mia gioia è la promessa del Signore che dice: [Beati siete quando vi oltraggeranno e vi perseguiteranno] e diranno, mentendo, ogni male contro di voi per causa mia, gioite ed esultate, perché la vostra ricompensa è grande nei cieli 1. Causa della mia tristezza invece è il sentimento dell'Apostolo che afferma: Chi è debole, e debole non lo sia anch'io con lui? Chi soffre scandalo senza che io mi senta bruciare? 2 Ma queste parole le puoi dire anche tu per la tua tesi, che ritieni sia la vera. Lasciamo dunque da parte, se vuoi, queste cose comuni che possono essere dette da entrambi, quantunque non possano essere dette da entrambi con identica verità.

Quattro libri di Giuliano contro uno solo di Agostino.

1. 2. Innanzitutto, chiedo, perché ti vai gloriando di avere risposto almeno apparentemente al mio libro, dal momento che, nei tuoi quattro, non hai toccato neppure la quarta parte del mio per confutarla, e, per scansare le mie argomentazioni, hai fatto salti tanto vistosi da escludere quasi la possibilità che ci possano essere lettori dell'una o dell'altra opera, della mia cioè e della tua, in grado di rendersene conto. Pressoché superfluo, poi, è il dimostrare come le poche argomentazioni che, come dicevo, a mala pena rappresentano la quarta parte del mio libro e che tu, quasi con l'impeto di una quadriga, hai cercato di abbattere e di schiacciare col frastuono dei tuoi quattro voluminosi libri, ritenendole più vulnerabili, restano anch'esse ben salde, non fosse altro che in considerazione delle rimanenti argomentazioni, di numero di gran lunga superiore, che tu hai avuto timore di toccare. È opportuno tuttavia esortare tutti coloro che vorranno rendersene conto a non farsi rincrescere di leggerli entrambi, quello che ho scritto io e quello che hai scritto tu. La cosa apparirà talmente chiara ed evidente che sarebbero veramente ottusi quelli che mi chiedessero di dimostrarlo.

Divisione dell'opera.

1. 3. Or dunque, poiché vedo che tu, abbandonato dalla verità, sei passato agli insulti, tratterò l'argomento nel modo seguente. Per prima cosa dimostrerò a quali e quanti Dottori della Chiesa Cattolica tu non esiti ad arrecare intollerabile offesa, con l'accusa di manicheismo, e come, nell'intento di colpire me, scagli contro di essi i tuoi dardi sacrileghi. Ti mostrerò poi come tu stesso sei di tanto aiuto al dannoso ed empio errore dei manichei al punto che essi non riescono a trovare un pari difensore neppure tra i propri amici. In terzo luogo confuterò nel modo più breve possibile le tue vane sottigliezze e i tuoi elaborati argomenti con affermazioni non mie, ma di coloro che sono vissuti prima di noi ed hanno difeso la Chiesa Cattolica contro gli empi. Per ultimo, dal momento che, se non cambierai idea, sarai costretto a combattere anche quei Dottori della Chiesa Cattolica e sostenere che, in questa questione, neppure essi si sono trovati in possesso della verità cattolica, con l'aiuto di Dio difenderò la mia e la loro fede. Apparirà chiaro allora quanto aiuto arrecheranno ai manichei non solo le tue parole, come ho promesso di dimostrare nel secondo punto, ma gli stessi dommi pelagiani, comuni a tutti voi.

I temi della controversia.

2. 4. Poni attenzione pertanto al modo col quale svolgerò la prima parte della mia trattazione. Tra di noi, almeno per quanto attiene l'intento dei mio libro, al quale ti vanti di aver risposto con i tuoi quattro, è in discussione la mia seguente affermazione: il matrimonio deve essere lodato in maniera tale che in nessun modo gli si possa imputare a colpa o a disprezzo il fatto che tutti gli uomini nascono soggetti al peccato dei primi uomini. Negare questo significa minare i fondamenti stessi della fede cristiana. Ho scritto un libro Sul matrimonio e la concupiscenza proprio per distinguere il bene del matrimonio dal male, da cui si contrae il peccato originale. Al contrario, tu affermi che il matrimonio deve essere senz'altro condannato a meno che chi nasce da esso non sia immune da ogni obbligazione di peccato. Per questo ti glori di avere confutato il mio libro con i tuoi quattro. Volendo distogliere gli uomini dalla saldissima fede cattolica per portarli al vostro nuovo errore, attraverso i tuoi libri cerchi di infondere nella sensibilità dei lettori l'orrore della peste manichea. Vorresti fare intendere che sono assertori del "male naturale" al pari dei manichei coloro che affermano che i bambini, nati da Adamo secondo la carne, contraggono con la prima nascita il contagio della morte antica ed hanno bisogno, di conseguenza, di una seconda nascita affinché, purgati dapprima con la remissione del peccato originale per mezzo del lavacro di rigenerazione e diventati figli di Dio adottivi, siano trasferiti nel regno del suo Unigenito. Questa accusa di manicheismo la faceva pure Gioviniano quando negava che la verginità di Maria santa nella concezione fosse rimasta integra anche durante il parto, come se l'affermare che Cristo è nato dalla verginità incorrotta della madre significasse pensare insieme ai manichei Cristo come un fantasma. Con l'aiuto dello stesso Salvatore, però, i cattolici disprezzarono quello che sembrava un argomento acutissimo sciorinato da Gioviniano, si rifiutarono di credere che Maria santa si fosse corrotta nel parto e che il Signore fosse stato un fantasma, e riaffermarono che Maria rimase vergine nel parto e diede alla luce Cristo con un corpo reale. Alla stessa maniera essi disprezzeranno le vostre calunniose e vuote chiacchiere e non inventeranno alla maniera dei manichei un principio naturale del male, ma, secondo l'antica e vera fede cattolica, non avranno alcun dubbio che Cristo, svuotando il chirografo del debito paterno, è il liberatore dei bambini.

Le testimonianze patristiche sul peccato originale: Ireneo di Lione.

3. 5. Tu però, che tanto frequentemente ci accusi di manicheismo, se sei sveglio, considera un po' quali e quanti uomini, quali e quanti difensori della fede cattolica colpisci con tale esecranda incriminazione. Non prometto di raccogliere su questo argomento le affermazioni di tutti, né tutte le affermazioni di quelli che citerò. Sarebbe troppo lungo e non è affatto necessario. Ne riporterò soltanto poche e di pochi autori; ma sufficienti a fare arrossire e cedere i nostri avversari, purché in essi il timor di Dio o il pudore umano riescano a superare la loro grande ostinazione. Ireneo, vescovo di Lione, che visse non molto tempo dopo gli Apostoli, scrive: "Gli uomini non si possono salvare dall'antica piaga del serpente, se non attraverso la fede in colui il quale, nella somiglianza della carne di peccato, innalzato da terra sul legno del martirio, attirò ogni cosa a sé e diede la vita ai morti" 3. Lo stesso Ireneo ancora: "Come per mezzo di una vergine il genere umano fu assoggettato alla morte, così, con identica predisposizione, fu sciolto dalla morte per mezzo di una vergine: la disubbidienza di una vergine fu compensata dall'obbedienza di una vergine. Poiché il peccato della prima creatura fu purificato dal sacrificio del Primogenito e l'astuzia del serpente fu sconfitta dalla semplicità della colomba, noi siamo stati sciolti da quei legami che ci tenevano soggetti alla morte" 4. Vedi dunque cosa l'antico uomo di Dio pensava dell'antica piaga del serpente? Cosa pensava della somiglianza della carne del peccato in virtù della quale viene sanata la piaga del serpente nella carne del peccato? Vedi cosa pensava del peccato della prima creatura per cui eravamo legati?.

Cipriano di Cartagine.

3. 6. Una testimonianza ancor più limpida della stessa fede ce la dà il santo vescovo e martire Cipriano: "Se qualcosa può impedire agli uomini il conseguimento della grazia, a maggior ragione peccati più gravi lo possono impedire agli adulti, a quelli avanzati in età ed ai vecchi. Se però i più grandi peccatori e coloro che hanno peccato molto contro Dio ottengono la remissione dei peccati quando arrivano alla fede e nessuno viene escluso dal battesimo e dalla grazia, a maggior ragione non debbono esserne esclusi i bambini, che, nati da poco, non hanno alcun peccato all'infuori di quello che essi, nati da Adamo secondo la carne, hanno contratto dalla prima nascita. Costoro, anzi, pervengono più facilmente alla remissione dei peccati proprio per il fatto che ad essi vengono rimessi non i peccati propri, ma quelli di altri" 5.

Reticio di Autun.

3. 7. Le cronache ecclesiastiche riferiscono che Reticio, vescovo di Autun, durante il suo episcopato, ebbe grande autorità nella Chiesa quando a Roma, ove presiedeva la Sede Apostolica il vescovo Melchiade, intervenne come giudice insieme ad altri vescovi e condannò Donato, primo responsabile dello scisma donatista, ed assolse Ceciliano, vescovo di Cartagine. Parlando del battesimo, egli affermò: "A nessuno sfugge che questa è la fondamentale indulgenza nella Chiesa, in seno alla quale noi deponiamo tutto il peso dell'antico delitto, distruggiamo i primi misfatti della nostra ignoranza e spogliamo il vecchio uomo con i suoi innati delitti" 6. Comprendi le espressioni "il peso dell'antico delitto", "i primi misfatti" e "il vecchio uomo con i suoi innati delitti"? Ed osi ancora costruire una rovinosa novità contro tutto questo?.

Olimpio, vescovo della Spagna

3. 8. Il vescovo spagnolo Olimpio, uomo di grande gloria nella Chiesa ed in Cristo, affermò in un suo discorso ecclesiastico: "Se la fede fosse rimasta sempre incorrotta sulla terra ed avesse continuato a seguire le orme fissate, che pur indicate lasciò, non avrebbe mai sparso con la mortifera trasgressione della prima creatura il vizio nel seme, cosicché il peccato nascesse con l'uomo" 7. Puoi tu dire qualcosa contro di me senza che debba essere costretto a dirlo contro costui, o, meglio, contro tutti costoro? Una sola, infatti, è la fede cattolica di tutti, che concordemente credono ed all'unisono professano: Per opera di un solo uomo il peccato entrò nel mondo... perché tutti peccarono 8, e, con la cattolica antichità, distruggono le vostre innovatrici presunzioni.

Ilario di Poitiers.

3. 9. Ascolta ancora qualcosa che possa commuoverti maggiormente, che possa turbarti e, volesse il cielo, cambiarti in meglio. Chi non conosce Ilario, il venerando vescovo dei Galli, strenuo difensore della Chiesa Cattolica contro gli eretici? Rifletti su quello che egli dice parlando della carne di Cristo: "Essendo stato inviato in una carne simile a quella del peccato 9, non ebbe il peccato alla stessa maniera che ebbe la carne. Ma poiché ogni carne viene dal peccato, ossia deriva dal peccato di Adamo progenitore, egli è stato inviato in una carne simile a quella del peccato, poiché in lui sussiste non il peccato, ma l'immagine della carne del peccato" 10. Commentando il salmo centodiciotto nel versetto dove si legge: Vivrà l'anima mia e ti loderà 11 egli afferma: "Il salmista ritiene di non avere la vita in questa vita, poiché aveva detto: Ecco, sono stato concepito nell'iniquità e mia madre mi ha partorito nella colpa 12. Sa di essere nato da una origine di peccato e sotto la legge del peccato" 13. Comprendi quello che ascolti? Stai cercando di rispondere qualcosa? Se hai il coraggio, osa pure incriminare sul peccato originale un uomo così ricco di ammirazione tra i vescovi cattolici e così famoso per dottrina e per fama.

Ambrogio di Milano.

3. 10. Ma ecco un altro eccellente dispensatore di Dio che io venero come padre: mi ha generato in Cristo Gesù con il Vangelo 14, e come ministro di Cristo mi ha lavato con il lavacro di rigenerazione. Parlo di Sant'Ambrogio, del quale io stesso ho sperimentato la grazia, la costanza, le fatiche, i pericoli per la fede cattolica nelle opere e nei discorsi, e del quale insieme a me tutto il mondo romano non esita a celebrare le lodi. Nell'Esposizione del Vangelo secondo Luca egli afferma: "L'espressione: Il Giordano si volse all'indietro 15, significava i futuri misteri del lavacro di salvezza, per il quale i bambini battezzati all'inizio della loro vita sono risanati dalla malizia" 16. Nella stessa opera più innanzi continua: "Non il coito virile aprì la vulva verginale, ma lo Spirito Santo infuse il seme immacolato nell'utero inviolabile. Solo Gesù Signore, tra tutti i nati di donna, in virtù della novità del parto immacolato, non subì il contagio della terrena corruzione, che egli allontanò da sé con la celeste maestà 17". Più innanzi ancora scrisse: "Tutti moriamo in Adamo perché... per opera di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e attraverso il peccato la morte; così la morte passò su tutti gli uomini, perché tutti peccarono... 18. La sua colpa, dunque, è la morte per tutti" 19. "Fa' in modo di non essere spogliato - scrive in un altro passo della esposizione allo stesso Vangelo - come fu spogliato Adamo, che, privato della protezione del comandamento celeste e della veste della fede, ricevette una ferita mortale per la quale sarebbe morto tutto il genere umano se quel Samaritano, accorrendo, non avesse curato le sue gravi ferite" 20. "Adamo fu - afferma in un altro passo della stessa opera - e tutti fummo in lui; Adamo morì, e tutti morirono in lui" 21. Nell'Apologia del profeta Davide Sant'Ambrogio afferma: "Prima ancora di nascere siamo macchiati dal contagio e, prima di venire alla luce, riceviamo l'offesa della stessa origine, e siamo concepiti nella iniquità. Il salmista non ha detto chiaramente se in quella dei genitori o nella nostra iniquità. Tutte le madri generano i loro figli nei delitti. Neanche qui vien detto se la madre partorisce nei suoi delitti o se vi siano già delitti di colui che nasce. Fa' bene attenzione, però, che non si debbano intendere gli uni e gli altri. Colui che è concepito non è immune da iniquità perché neppure i genitori mancano di colpa. Se neppure un fanciullo di un solo giorno è immune da peccato 22, molto a maggior ragione non sono senza peccato i giorni del concepimento materno. Noi dunque siamo concepiti nel peccato dei genitori e nasciamo nella loro colpa 23. Anche il parto però ha i suoi contagi e la natura non ha un contagio solo" 24. Nella Esposizione del libro di Tobia, inoltre, egli scrive: "Chi è questo usuraio del peccato se non il diavolo, dal quale Eva prese a prestito il peccato e rovinò tutto il genere umano con l'usura dell'eredità assoggettata?" 25. Nella stessa opera aggiunge: "Il diavolo ha ingannato Eva per prendere in trappola l'uomo ed ipotecarne l'eredità" 26. Nell'Esposizione del Salmo quarantotto, infine, dichiara: "Una cosa è la nostra iniquità ed una cosa è quella del nostro calcagno, nel quale Adamo fu ferito dal dente del serpente e lasciò l'eredità dell'umana successione indebolita per la sua ferita, sicché a causa di quella ferita tutti zoppichiamo" 27.

Le accuse fatte ad Agostino sono rivolte anche a Ambrogio.

4. 11. Vieni ora, e obiettami il peccato originale. Trascura tutti costoro e fingi di ignorare quello che dicono. Insultami pure con sicumera, facendo impeto contro di me come se non vedessi tali e tanti Dottori della Chiesa santa, i quali dopo una vita ottimamente vissuta e dopo avere sconfitto gli errori del proprio tempo, hanno lasciato gloriosamente questo mondo prima che voi nasceste. Insultami pure facendo finta di ignorare che sotto il mio nome sono essi ad essere dilacerati. Sarei disposto a credere, lo confesso, che tu non ti renda conto del male che fai e non attribuirei alla tua impudenza ma alla tua imprudenza l'audacia nell'insultare ostilmente tanti luminari della Chiesa che, al contrario, avresti dovuto fedelmente seguire. Sarei disposto a credere, ripeto, che tu abbia commesso un sì grave errore per ignoranza, se nel libro al quale credi, o meglio, desideri che si creda che tu abbia risposto, io non avessi riportato una chiarissima testimonianza sul pensiero di sant'Ambrogio 28. O forse non hai letto il punto dove il suddetto vescovo, introducendo la natività di Cristo da una Vergine, afferma: "...Come uomo fu tentato in ogni cosa e come uomo tutto sopportò, ma come nato dallo Spirito si astenne dal peccato. Ogni uomo, infatti, è menzognero 29: solo Dio è senza peccato. Resta dunque valida la regola per cui nessuno che sia nato dall'uomo e dalla donna, vale a dire per mezzo dell'unione dei loro corpi, è privo di peccato. Colui che non conosce il peccato non conosce neppure questo tipo di concepimento" 30. Se non hai letto queste parole del venerabile Ambrogio, come hai cominciato a controbattere il libro nel quale esse sono state scritte? Se poi le hai lette, perché diventi furioso contro di me ed in me denigri lui per primo? Perché ti sforzi di lacerare il mio nome ed evitando di nominarlo fai di Ambrogio un manicheo?

Paterna ammonizione di Giuliano.

4. 12. Lo vedi con quali compagni io sopporto le tue maldicenze? Vedi con quali compagni io faccio causa comune, compagni che tu, senza alcuna assennata riflessione, cerchi di abbattere e di distruggere con le calunnie? Comprendi quanto è rovinoso per te rinfacciare un tale orribile crimine a così grandi uomini e quanto sia glorioso per me sentirmi addossare qualsivoglia crimine in compagnia di essi? Se lo comprendi, rientra in te e taci. Con tante lingue cattoliche fa' tacere la lingua dei pelagiani ed assoggetta queste bocche funeste a tante bocche venerande. Se tu, venendo da un banchetto mattutino, come Polemone, fossi entrato ubriaco nella scuola di Senocrate, non avresti dovuto arrossire tanto per la vergogna, quanto di fronte ad un simile raggruppamento di santi. Tanto più grande deve essere qui il rispetto quanto più veracemente vi si impara la sapienza. L'aspetto di un sì gran numero di memorabili vescovi è tanto più degno di venerazione di quello del solo Senocrate, quanto Cristo, maestro di costoro, è superiore a Platone, maestro di Senocrate. Non ho dimenticato certo tuo padre Memore, di felice memoria, il quale nello scambio delle lettere aveva contratto con me una non piccola amicizia e ti aveva reso molto affezionato a me. Per questo, quando nei tuoi libri ti ho visto non ubriaco per la partecipazione ai banchetti mattutini ma turbolento di folli offese, per calmarti e sanarti ti ho voluto introdurre non nell'aula di qualche filosofo, bensì in una pacifica ed onorata assemblea di santi Padri. Ci sia una ricompensa al mio lavoro! Guarda, ti prego, questi Padri come dolcemente e con mansuetudine ti osservano e ti dicono: "Caro Giuliano, siamo forse manichei?". Cosa risponderai? Con quali occhi li guarderai? Quali argomenti ti potranno venire in aiuto? Quali categorie di Aristotele, con le quali vuoi apparire dotto, vorresti saper abilmente maneggiare per scagliarti contro di noi come sottile disputatore? Quali tuoi argomenti oserai sfoderare contro di essi, come punte di diamante o spade pesanti? Quali armi non fuggiranno da te e non ti lasceranno spoglio? O forse stai per dire che non hai mai rivolto a nessuno di essi una tale accusa? Cosa farai quando ti diranno: "Noi tolleriamo più facilmente che tu arrechi infamia col tuo dente maligno ai nostri nomi, anziché alla nostra fede, per la quale i nostri nomi sono scritti nel cielo"? Risponderai forse: "Io non ho violato minimamente neppure la vostra fede"? Ma con quale sfacciataggine oserai dire questo tu che reputi manicheismo l'affermare che i nati contraggono da Adamo il peccato originale? Tutti questi santi Padri hanno affermato e professato questa verità da loro appresa nella Chiesa di Cristo all'inizio della loro formazione e, in virtù dello Spirito Santo, essi hanno rimesso tanti peccati a tutti coloro che sono stati battezzati da adulti ed il solo peccato originale a tanti bambini. Ti esorto e ti prego con insistenza: guarda tanti e tali Dottori della Chiesa Cattolica e cerca di capire la grave e nefanda ingiuria che rechi ad essi.

La testimonianza del Papa Innocenzo.

4. 13. Ritieni forse che essi debbono essere disprezzati perché appartengono tutti alla Chiesa Occidentale e tra loro non è menzionato nessun vescovo della Chiesa Orientale? Che faremo dunque se quelli sono greci e noi latini? Credo che a te dovrebbe bastare quella parte del mondo nella quale il Signore ha voluto coronare il primo dei suoi Apostoli con un gloriosissimo martirio. Se tu avessi ascoltato il capo di questa Chiesa, il papa Innocenzo, già da allora avresti cercato di sciogliere la tua gioventù dai lacci dei pelagiani. Che altro infatti poté rispondere quel santo uomo ai Concilii Africani se non quello che la Chiesa Romana dall'antichità professa con costanza insieme con tutte le altre Chiese? Tuttavia tu accusi il suo successore [Zosimo] del crimine di prevaricazione perché egli non ha voluto opporsi alla dottrina apostolica ed alla decisione del suo predecessore. In questo momento però non voglio parlare di questo papa perché, lodando chi ti ha condannato, non inasprisca il tuo animo che desidero sanare. Tu intanto vedi un po' cosa rispondere al papa Innocenzo, che su questo argomento non ha pensato nulla di diverso da coloro nella cui assemblea ho voluto introdurti, seppur serve a qualcosa. Egli sta seduto insieme ad essi, in un posto più alto, quantunque sia vissuto in un tempo posteriore. Insieme ad essi egli professa la cristiana verità della necessità di liberare per mezzo della grazia di Cristo i poveri bambini dal peccato originale, che trae origine da Adamo. Egli afferma che Cristo ha purificato con il lavacro del battesimo tutta la colpa passata, quella cioè del primo uomo, che dal libero arbitrio fu sprofondato nel baratro 31. Sostiene infine che i bambini in nessun modo potrebbero avere la vita 32 se non mangiassero la carne del Figlio dell'uomo 33. Rispondi a lui, o meglio ancora, rispondi allo stesso nostro Signore della cui testimonianza il santo pontefice si è servito e, se ritieni che i nati non contraggono il peccato originale, spiegami: come può un'immagine di Dio essere punita con un supplizio tanto terribile, l'essere cioè, privata della vita? Ma cosa dirai o cosa risponderai tu che, seppure avrai l'ardire di farlo col beato Innocenzo, non oserai accusare di manicheismo lo stesso Cristo?

Una sola fede della Chiesa Occidentale e Orientale.

4. 14. Non c'è motivo pertanto che tu ti appelli ai vescovi dell'Oriente. Anch'essi sono cristiani e una sola è la fede delle due parti della terra: la fede cristiana. La terra occidentale ti ha generato e la Chiesa Occidentale ti ha rigenerato. Cosa vorresti introdurvi che non vi hai trovato quando sei entrato a far parte delle sue membra? Piuttosto perché vorresti portarle via ciò che in essa tu stesso hai ricevuto? Il peccato originale che tu neghi a danno degli altri bambini, in qualunque età tu sia stato battezzato, ti è stato perdonato da solo o insieme ad altri peccati. Se è vero, come ho sentito, che sei stato battezzato da piccolo, benché privo di peccati personali, anche tu hai contratto dalla nascita il contagio della morte antica, appunto perché sei nato da Adamo secondo la carne. Anche tu sei stato concepito nel peccato, sei stato esorcizzato e si è alitato su di te affinché, liberato dal potere delle tenebre, fossi trasferito nel regno di Cristo 34. Ma adesso, figlio mio, nato cattivo da Adamo e rinato buono in Cristo, tu stai cercando di togliere a tua Madre i Sacramenti con cui ti ha generato. Credi forse che essa sia stata manichea quando ti ha generato nella maniera con la quale non vuoi che generi gli altri? Perché offendi in essa questa nascita in modo da chiudere le viscere di misericordia dalle quali tu stesso sei nato? In questa maniera tu dividi il nome stesso dello Sposo affermando che è "Cristo" quando rigenera solo i bambini mentre è "Cristo Gesù" quando rigenera gli adulti, appunto perché Gesù significa Salvatore e tu sostieni che egli non è tale per i bambini che, secondo il vostro insegnamento, non hanno nulla da cui essere salvati.

Le testimonianze dei Padri orientali: Gregorio di Nazianzo.

5. 15. Anche dall'Oriente, però, non ti mancherà un illustre vescovo di gran nome e di fama celeberrima, i cui discorsi, per il grande valore, sono stati tradotti in latino e sono diventati famosi in ogni dove. Insieme ai nostri Padri, dunque, segga anche S. Gregorio ed insieme ad essi soffra il veleno della vostra insensata accusa, mentre anche egli espone le sue medicinali argomentazioni contro la vostra peste innovatrice. Ascolta pertanto cosa dice: "L'immagine di Dio purifichi la macchia della mescolanza col corpo ed innalzi con le ali della parola di Dio la carne a sé congiunta. Senza dubbio, sarebbe stato meglio non avere avuto bisogno di questa purificazione ed essere rimasti nella originaria dignità verso la quale ci affrettiamo dopo l'attuale risanamento; sarebbe stato meglio non staccarsi dall'albero della vita per il gusto amarissimo del peccato. Nella condizione diversa in cui ci troviamo, però, è meglio essere risanati e corretti dopo la caduta anziché restare nella colpa". S. Gregorio aggiunge: "Come tutti siamo morti in Adamo, così tutti riavremo la vita in Cristo. Con Cristo, dunque, nasciamo, con Cristo siamo crocifissi e con Cristo sepolti nella morte affinché insieme con Cristo risorgiamo alla vita. È necessario infatti che noi sopportiamo questa vicissitudine utile e necessaria: come dalla bontà siamo stati sviati verso la cattiveria, così dalla cattiveria dobbiamo tornare verso ciò che è meglio. Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia, affinché quelli che sono stati condannati per avere gustato l'albero proibito, possano trovare giustificazione con grazia più grande nella croce di Cristo" 35. Scrive inoltre: "Sappi venerare la rinascita in virtù della quale sei stato liberato dai lacci della nascita terrena. Sappi onorare la piccola ed infima Betlemme in virtù della quale ti è stato riaperto il paradiso" 36. Parlando del battesimo, in un altro passo afferma: "Ti persuada su questo punto la parola di Cristo:... nessuno può entrare nel regno di Dio se non nasce da acqua e Spirito 37. Per sua opera sono purificate le macchie della prima nascita, a causa delle quali noi siamo stati concepiti nella iniquità e nelle colpe ci hanno generato le nostre mamme" 38. Dirai forse che anche Gregorio è indicato di manicheismo e va seminando veleno? Vedi bene come tutti con un sol cuore, una sola voce, una sola fede proclamano la stessa cosa: questa è la fede cattolica precisa senza alcuna discordante contestazione.

Una citazione attribuita a Basilio di Cesarea da Giuliano.

5. 16. Ti sembra forse poca l'autorità dei vescovi orientali presentata nel solo Gregorio? Egli è una personalità tanto grande che non avrebbe parlato in questo modo se non per una fede cristiana notissima a tutti, né gli altri l'avrebbero stimato tanto illustre e venerando se non avessero riconosciuto nelle sue parole una norma di verità conosciutissima. Se vuoi, però, aggiungiamo San Basilio. Anzi, che tu voglia o no, l'aggiungo senz'altro, soprattutto perché nel quarto libro della tua opera hai creduto di dover fare delle osservazioni sul libro che egli ha scritto contro i manichei, anche se il brano non riguarda affatto la questione del peccato originale entrato nel mondo per opera di uno solo e pervenuto poi a tutti. Vi afferma, infatti, che il male non è una sostanza avente una sua materia, come pretendono i manichei. Scrive infatti: "Il male non è una sostanza, ma un comportamento che dipende dalla volontà", non in quelli che hanno contratto il contagio dell'antica morte con la prima nascita, ma "in quelli che per propria volontà si sono contaminati con la malattia", negli adulti cioè, già padroni della propria ragione e della propria libertà. "Questo comportamento, che deriva da una causa accidentale, può essere facilmente separato dalla volontà del malato, se cioè, quantunque sopraggiunto accidentalmente, fosse sopraggiunto in modo tale da non poter più essere separato dalla volontà, avremmo potuto dire giustamente non che avremmo un male sostanziale, ma che quella sostanza non potrebbe sussistere senza il male sopraggiunto. Se poi esso è sopraggiunto, derivando non dalla sostanza ma dalla volontà, il male può essere facilmente separato dalla sostanza, cosicché questa, soggetta alla volontà, possa essere perfettamente pura tanto che non vi resti neppure l'ombra di qualche male" 39. S. Basilio dice così bene queste cose che esse possono essere molto bene applicate al male che è entrato nel mondo attraverso Adamo ed è pervenuto a tutti gli uomini: esso, infatti, è sopraggiunto accidentalmente alla natura umana, che non era stata creata così. Il male era derivato non dalla sostanza ma dalla volontà, sia quella della donna sedotta dal serpente, sia quella dell'uomo che acconsentì al peccato della moglie sedotta. Con le parole: "Il male può essere facilmente separato dalla volontà o dalla sostanza", Basilio intende dire che è facile non per la volontà umana ma per la misericordia di Dio. E questo può bastare certamente per confutare i manichei, che ritengono impossibile mutare in bene la natura del male. Proprio per questo San Basilio non ha detto che la volontà stessa dell'uomo, la sostanza o la natura, può facilmente separare il male da sé, ma che "da essa può essere facilmente separato". Calibrando le sue parole il Santo respingeva i manichei contro cui combatteva e non consentiva all'orgoglio umano di innalzarsi contro la grazia divina. Dio onnipotente a cui, come afferma il Vangelo, è facile ciò che agli uomini è impossibile 40, con la potenza della sua grazia distrugge il male che ci viene dal primo uomo e dalla nostra volontà e lo distrugge a tal punto che la "sostanza soggetta alla volontà - tu stesso hai citato queste parole di S. Basilio - possa essere perfettamente pura tanto che non ci resti neppure l'ombra di qualche male". Così sarà: questa è l'indubbia speranza dei fedeli. Quando si compirà, appartiene alla fede cattolica. In quel giorno si dirà all'ultimo nemico, alla morte: Dov'è o morte la tua vittoria, dov'è o morte, il tuo pungiglione 41?

Una seconda citazione dalla stessa opera.

5. 17. Hai ricordato inoltre che San Basilio ha detto: "Se la castità fosse una virtù, ed il corpo un male sostanziale, sarebbe impossibile trovare un corpo casto, perché un corpo impuro non potrebbe diventare un corpo di virtù. Quando è santificato esso diventa un corpo di virtù. Si ha cioè una comunicazione della virtù al corpo e del corpo alla virtù e il corpo diventa tempio di Dio. Se invece tutti i corpi fossero corpi di fornicazione, sarebbe impossibile trovare la castità nei corpi cosicché avremmo potuto attribuire alla loro natura il carattere di male sostanziale. Se però i meriti del corpo sono andati tanto avanti, se esso si è abbellito di tanto onore e si si è rivestito di una veste tanto candida da meritare di diventare casa del suo Creatore e talamo del Figlio di Dio, sicché il Padre ed il Figlio, entrando in esso, si siano degnati di farne la propria abitazione, come può risultare non esecrabile e ridicolo il linguaggio dei manichei?". Che poteva dire di più vero e di più conforme alla fede cattolica? Tutto questo l'ha detto contro i manichei, i quali ritengono e affermano che i corpi hanno origine da un principio delle tenebre, da una natura cattiva coeterna a Dio sommo Bene e che anch'essi sono mali immutabili e non contro quelli che, sinceramente fedeli alla vera fede cristiana, affermano che in questa terra il corpo è corruttibile ed è un peso per l'anima 42. All'inizio certamente non era stato creato tale e posto nel Paradiso e non sempre resterà tale; il corpo è destinato ad essere mutato dalla incorruzione e dalla immortalità e già fin d'ora esso comincia ad essere tempio di Dio ed è abbellito dalla purezza coniugale, vedovile o anche verginale. Anche se... la carne ha voglie contro lo spirito 43, lo spirito ha contro la carne desideri tali da non offrire al peccato le sue membra quale strumento d'iniquità 44.

Un testo autentico di Basilio a favore dei peccato originale.

5. 18. Ascolta con attenzione, in merito al problema che al presente ci riguarda, quanto S. Basilio afferma senza ambiguità circa il peccato del primo uomo che tocca anche noi. Quantunque l'abbia trovato già tradotto, per aderire maggiormente all'originale, ho preferito tradurlo dal greco parola per parola. In un discorso Sul digiuno dichiara: "Nel Paradiso il digiuno fu stabilito per legge. Il primo ordine che ricevette Adamo fu: Non mangerete dall'albero della scienza del bene e del male 45. Non mangerete è il digiuno: l'inizio costitutivo della legge. Se Eva avesse digiunato dall'albero, noi non avremmo bisogno di questo digiuno. Non sono i sani che hanno bisogno del medico ma gli ammalati 46. Ci siamo ammalati per il peccato e saremo guariti dalla penitenza. La penitenza senza il digiuno è vuota. La terra maledetta produrrà spine e triboli 47. Ti è stato comandato di rattristarti, o forse di rallegrarti?". Un po' più avanti, nello stesso discorso, afferma: "Siamo caduti dal Paradiso perché non abbiamo digiunato. Digiuniamo, dunque, e vi ritorneremo" 48. Se avessi letto queste ed altre parole di S. Basilio, o, nel caso le abbia lette, le avessi seriamente meditate, non ti saresti mai permesso, per offuscare la vista agli ignoranti, di citare dai suoi scritti, non so con quale intento, parole che non hanno a che fare con la nostra controversia. Senti che non avremmo bisogno di questo digiuno, se l'uomo non avesse trasgredito la legge del digiuno nella felicità del Paradiso, e continui a negare che si nasce soggetti al peccato dei primi uomini? Senti le parole successive: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico" ed osi negare che per la colpa di quei primi uomini abbiamo perduto la salute nella quale eravamo stati creati? Senti che la condanna proferita contro il primo uomo: La terra produrrà per te spine e triboli, tocca anche a noi ed osi negare che sono soggetti al peccato quelli che pur credi soggetti alla condanna? Senti che noi dobbiamo tornare al Paradiso da dove siamo caduti ed osi negare che tocca anche a noi il peccato di quelli che nel Paradiso erano allora i soli uomini, ma nei quali eravamo presenti anche noi?

La fede dei vescovi orientali, intervenuti al sinodo di Diospoli.

5. 19. Che dire di più? Vedi un po' tu stesso se dall'Oriente ti sono sufficienti questi due uomini tanto famosi, dotati di tanta chiara santità e, come si tramanda, anche fratelli di sangue. Dì pure che non bastano. Abbiamo altri quattordici vescovi orientali: Eulogio, Giovanni, Ammoniano, Porfirio, Eutonio, Porfirio, Fido, Zonino, Zoboenno, Ninfidio, Cromazio, Giovino, Eleuterio, Clemazio. Tutti della stessa regione li possiamo introdurre insieme nel nostro consesso. Sono gli stessi che sedettero quali giudici dinanzi a Pelagio, e che, come uomini, ritenendolo cattolico per il fatto che dalla parte opposta non c'era nessun avversario che l'accusasse, lo dichiararono cattolico. Pelagio sarebbe stato sicuramente condannato se, dinanzi ad essi, non avesse condannato coloro che dicevano: "Il peccato di Adamo ha leso soltanto lui e non tutto il genere umano, e i bambini appena nati si trovano nello stato di Adamo prima del peccato ed avranno la vita eterna anche senza avere ricevuto il battesimo". Che ti giova raccogliere occasioni, appigli, artifizi affinché le cose semplici non appaiono chiare e le cose chiare risplendenti? Chi non vede come quei giudici hanno inteso questa verità secondo la Chiesa Cattolica, che ovunque esorcizzando e alitando, libera i bambini dal potere delle tenebre, e non come lo intendete voi, o meglio, lo predicate voi? Nonostante tutto avete avuto il coraggio di dire che "il peccato di Adamo ha leso il genere umano per imitazione e non per propagazione e che i bambini appena nati non si trovano nello stato di Adamo prima del peccato solo perché Adamo era capace di ricevere un comando mentre i bambini non lo sono ancora". Con questi nebulosi discorsi Pelagio crede di aver eluso quel tribunale, e voi, per parte vostra, aderite appieno a tale nefandezza e ridete che tanti vescovi siano stati da lui ingannati. Potete forse con qualche astuzia travisare il senso delle parole: "I bambini avranno la vita eterna anche senza aver ricevuto il battesimo", o potete coprirle con qualche foglia di fico? Dinanzi a quei giudici cattolici Pelagio non poté far altro che condannare quelli che affermano tali cose. Temendo di essere condannato dagli uomini, dinanzi ad essi condannò il proprio pensiero. Se non sentite di far questo vuol dire che siete d'accordo con noi. Siccome però di fatto voi non siete d'accordo con noi, è evidente che lo siete con lui. Per questo vi condanneranno quei vescovi orientali dinnanzi ai quali Pelagio, temendo di essere condannato, condannò quelli che la pensavano così, mentre avrebbe dovuto essere condannato insieme con essi, che egli stesso aveva condannato, dal momento che conservava nel cuore ciò che condannava con la bocca. Nei suoi scritti, infatti, si trova ciò che aveva condannato con la bocca. In questo momento, però, non parlo con lui. Sto discutendo con te, cosa rispondi? Ci sono tanti giudici orientali: leggiamo il resoconto dei fatti avvenuti dinanzi ad essi. Leggiamo che Pelagio fu obiettato di aver detto che "i bambini avranno la vita eterna anche senza aver ricevuto il battesimo", e che egli condannò quelli che facevano una tale affermazione perché, in caso contrario, non avrebbe potuto sfuggire alla condanna di quei vescovi. Che dici ora? Avranno o non avranno la vita eterna i bambini che escono da questa vita senza aver ricevuto il battesimo? Se rispondi: "l'avranno", ti condanneranno le parole stesse del tuo Pelagio e di tutti quelli da cui Pelagio temette di essere condannato. Se poi rispondi: "non l'avranno", ti domando per quale motivo una innocente immagine di Dio è punita con la privazione della vita eterna, se nessun peccato si contrae con l'umana propagazione? Se poi si contrae qualche colpa, per quale motivo chiamate manichei quelli che la pensano così, quelli cioè dai quali Pelagio sarebbe stato condannato se non avesse finto di pensarla alla stessa maniera?

Unica fede dei vescovi occidentali e orientali.

5. 20. Bene, ora hai di fronte i vescovi dell'Occidente e quelli dell'Oriente. Questi ultimi sembravano mancare ed invece ne abbiamo trovati in numero maggiore. Tutti credono una identica verità: Per opera di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e attraverso il peccato la morte; così la morte passò su tutti gli uomini, perché tutti peccarono 49. Questo è il motivo per cui si crede che tutti nascono soggetti al peccato di quel primo uomo. Quando tu chiami manichei coloro che credono questa verità, guarda questi Padri, arrossisci di fronte ad essi, sii indulgente con essi, o piuttosto, sii indulgente con te stesso, affinché non succeda che colui che abita in essi e li regge finisca per non avere indulgenza con te. Se poi ritieni che essi non siano manichei, non hai ragione per affermare che lo sia io. Mi dichiari tale, infatti, solo perché, riguardo al peccato del primo uomo, a cui ci ha obbligato la nascita carnale e da cui non ci libera se non la rinascita spirituale, io credo quello che essi credono, ritengo quello che essi ritengono, insegno quello che essi insegnano, predico quello che essi predicano. Arrenditi ad essi e non colpire me. Accetta ciò che dicono e ti lascerò in pace. Da ultimo, se non vuoi diventare mio amico per loro merito, ti prego almeno di non diventare loro nemico per causa mia. Ma come puoi non diventarlo se rimani in questo errore? Quanto faresti meglio a staccartene per avvicinarti ad essi! È possibile che Pelagio e Celestio abbiano su di te tanta influenza da farti non solo abbandonare, ma addirittura chiamare manichei tanti luminari della fede cattolica dell'Oriente e dell'Occidente, antichi o vicini alla nostra età, che sono morti o tuttora viventi? Stupisco che talvolta dalla tua bocca possa uscire quello che la bruttezza del tuo errore ti spinge a gridare. Ma è davvero sorprendente che nella faccia dell'uomo, pur essendoci tanto spazio fra la fronte e la lingua, in questa faccenda la fronte non schiacci la lingua.

La testimonianza di Giovanni Crisostomo, su cui si appoggiano i pelagiani.

6. 21. Conosco già ciò che vai borbottando. Parla pure, parla, ti ascoltiamo. Verso la fine della tua opera della quale stiamo trattando, nell'ultima parte, cioè, del quarto libro, scrivi: "San Giovanni di Costantinopoli nega che nei bambini ci sia il peccato originale. Nell'omelia, infatti, che tenne ai battezzati, dichiara: "Benedetto Iddio che da solo ha fatto cose mirabili, che ha fatto ogni cosa ed ha cambiato ogni cosa. Quelli che poco prima erano prigionieri ora godono della serenità della libertà; quelli che poco prima erano erranti ora sono cittadini della Chiesa; quelli che poco prima si trovavano nella confusione del peccato, ora si trovano nella fortezza della giustizia. Essi non solo sono liberi, ma anche santi; non solo santi ma anche giusti; non solo giusti ma anche figli; non solo figli ma anche eredi; non solo eredi ma anche fratelli di Cristo; non solo fratelli di Cristo ma anche coeredi; non solo coeredi ma anche membra; non solo membra ma anche tempio; non solo tempio ma anche strumento dello Spirito". Vedi quanti sono i benefici del battesimo? E qualcuno crede che la grazia celeste consista solo nella remissione dei peccati! Ho enumerato dieci benefizi! Per questo battezziamo anche i bambini, pur non essendo macchiati dal peccato, affinché ricevano la santità, la giustizia, l'adozione, l'eredità, la fratellanza di Cristo e diventino sue membra" 50.

Corretta interpretazione del testo.

6. 22. E così tu hai il coraggio di pensare che queste parole del santo vescovo Giovanni siano contrarie alle tesi di tali e tanti santi e che egli debba essere separato dalla loro concordissima compagnia e ritenuto un avversario? No, ben lontano sia credere o dire che Giovanni di Costantinopoli riguardo alla questione del battesimo dei bambini e della loro liberazione dal chirografo paterno per opera di Cristo, si opponga a tanti colleghi nell'episcopato e soprattutto ad Innocenzo di Roma, a Cipriano di Cartagine, a Basilio di Cappadocia, a Gregorio di Nazianzo, ad Ilario dei Galli, ad Ambrogio di Milano. È fuori dubbio che ci sono delle questioni, sulle quali, salva restando l'unità della fede, non concordano perfettamente anche ottimi e dottissimi difensori della stessa fede cattolica, e sulle quali dicono cose migliori e più vere di altri. Ma la questione di cui ora trattiamo riguarda le fondamenta stesse della fede. Tentare di far vacillare nella fede cristiana il senso delle parole: ...La morte venne per opera di un uomo, anche la risurrezione dai morti viene per opera di un uomo. Come infatti tutti muoiono in Adamo, così pure tutti in Cristo saranno richiamati in vita 51, significa distruggere tutto quanto crediamo in Cristo. Senza dubbio Cristo è il Salvatore anche dei bambini. Se non sono redenti da Lui, certamente periranno perché senza la sua carne e il suo sangue non possono avere la vita. Questo ha pensato, questo ha creduto, questo ha imparato ed insegnato anche Giovanni. Sei tu che volgi il senso delle sue parole nella tua direzione. Egli ha detto, è vero, che i bambini non hanno peccati, ma quelli personali. E giustamente proprio per questo li chiamiamo innocenti secondo il detto dell'Apostolo: Quando non erano ancora nati non avevano compiuto alcunché di bene o di male 52, ma non secondo l'altro detto: Per la disubbidienza di un solo uomo gli altri furono costituiti peccatori 53. Il nostro Cipriano poteva dire dei bambini la stessa cosa di Giovanni allorquando affermava che "i bambini non hanno peccato in nulla e che ad essi sono rimessi non i peccati personali, ma quelli di altri" 54. Paragonandoli dunque agli adulti, i cui peccati personali sono rimessi nel battesimo, Giovanni ha detto che "i bambini non hanno peccati", ma non nel senso che tu riporti le sue parole: "non son macchiati dal peccato", volendo far intendere che non sono macchiati dal peccato del primo uomo. Questo errore, per la verità, non lo attribuirei a te, ma al traduttore, anche se in alcuni codici che riportano la stessa traduzione, si legge non "dal peccato", bensì "dai peccati". Per la qual cosa non mi meraviglierei che qualcuno di voi non abbia preferito scrivere il singolare perché si intendesse un solo peccato secondo le parole dell'Apostolo: Poiché il giudizio che tenne dietro a quell'unico si conchiuse con una condanna; ma l'opera di grazia che venne dopo le tante colpe si conchiuse con la giustificazione 55. Quell'"unico" null'altro vuol significare se non peccato. Ora, affinché non si intendesse che i bambini sono macchiati da esso, voi avete preferito scrivere non "essi non hanno peccati", come diceva Giovanni, espressione che fa pensare ai peccati personali, e neppure "non sono macchiati dai peccati", come la traduzione stessa riporta in alcuni codici, ma "non sono macchiati da peccato", affinché venisse in mente solo il peccato del primo uomo. Evitiamo i pregiudizi. Si può trattare di errore di trascrizione o di diversa traduzione. Riporterò quindi le stesse parole greche usate da Giovanni: "", che in latino traduciamo: "perciò battezziamo anche i bambini quantunque non abbiano peccati". Vedi bene che egli non ha detto: "i bambini non sono macchiati da peccato" o "da peccati", ma semplicemente: "non hanno peccati"; aggiungi "personali" e cesserà ogni contrasto. Mi dirai: perché non ha aggiunto egli stesso "personali"? Probabilmente perché, parlando nella Chiesa Cattolica, riteneva che nessuno avrebbe inteso diversamente e, siccome nessuno sollevava tali problemi, egli poteva parlare con maggiore tranquillità, non essendoci ancora voi a litigare.

Apostrofe di S. Giovanni Crisostomo.

6. 23. Vuoi sentire che altro egli ha detto con molta chiarezza su questo argomento? Ebbene, unisco anche lui a quell'assemblea di santi. Tra i miei testimoni o, meglio, tra i nostri giudici metto anche colui che hai creduto far tuo patrono. Dovrai chiamare manicheo anche lui. Vieni avanti, Giovanni, entra pure e siedi accanto ai tuoi fratelli, dai quali nessuna ragione e nessuna tentazione ti ha separato. È necessario, sommamente necessario il tuo pensiero, perché questo giovane crede di aver trovato nei tuoi scritti del materiale col quale distruggere e svuotare il pensiero di tanti tuoi colleghi nell'episcopato. Se veramente egli avesse trovato nei tuoi scritti qualcosa di simile, e fosse chiaro che tu la pensavi come la pensa lui ora, è evidente, con tua buona pace, che noi non avremmo mai potuto preferire te solo a tali e tanti nomi in una questione su cui la fede cristiana e la Chiesa Cattolica non hanno mai mutato parere. No, non può essere che tu, pur pensando in una maniera diversa, abbia occupato nella Chiesa un posto così eminente. Di qualcosa dunque che possa confondere ed intimidire questo giovane, che accusa me e che, perdonami, accuserà anche te quando gli avrò chiarito il tuo pensiero su questo argomento. Chiama infatti manicheismo il sostenere che i bambini hanno bisogno dell'aiuto di Cristo liberatore, per essere liberati dalla condanna alla quale sono legati a causa del peccato del primo uomo. Quando avrà capito che anche tu pensi questo, o si correggerà dall'errore di Pelagio o dovrà accusare anche te di manicheismo. Per portargli un beneficio vero, dunque, non facciamo caso al suo falso insulto.

Testi di S. Giovanni Crisostomo a favore del peccato originale.

6. 24. Ascolta pertanto, o Giuliano, quello che Giovanni dice insieme con gli altri Dottori cattolici. Scrivendo ad Olimpia dichiara: "Quando Adamo commise quel grave peccato e condannò insieme tutti gli uomini, espiava nel dolore la sua colpa" 56. Parlando della risurrezione di Lazzaro, aggiunge: "Cristo pianse perché la mortalità è precipitata a tal punto che, scacciata dalla eternità, amò gl'inferi. Cristo pianse perché quelli che avrebbero potuto essere immortali furono resi mortali dal diavolo" 57. Cosa si poteva dire di più esplicito? Cosa rispondi a tutto questo? Se Adamo col suo grande peccato condannò insieme tutti gli uomini, può forse il bambino nascere senza condanna? E chi può liberarlo da questa condanna se non Cristo? Se anche in Lazzaro la mortalità, scacciata dall'eternità, amò gl'inferi, quale dei mortali può dirsi escluso da questa colpa e da questa caduta, causa al primo uomo della perdita dell'immortalità, che avrebbe ricevuto se non avesse peccato? Se il diavolo fece diventare mortali quelli che avrebbero potuto essere immortali, per quale motivo i bambini muoiono se non sono soggetti al peccato di quel primo uomo? Che forse i bambini non sono sottratti al regno della morte solo per opera di Colui nel quale tutti trovano la vita?.

Dall'omelia 9 Sulla Genesi.

6. 25. In un altro suo discorso lo stesso Giovanni affronta la questione del perché le bestie feriscano o uccidano gli uomini, nonostante l'evidente comando con cui Dio le aveva assoggettate all'uomo, affinché avesse potere su di loro 58. Il Santo risolve la questione affermando che prima del peccato tutte le belve erano di fatto sottomesse all'uomo e che, se ora gli nuocciono, è conseguenza del primo peccato. La trattazione è troppo lunga per essere inserita in quest'opera, ma è opportuno che ne annoti almeno qualche cosa: "Noi temiamo le bestie, egli scrive, e ne abbiamo paura, non dico di no. Abbiamo perduto il dominio su di esse. Questo però non significa che la legge di Dio sia falsa. All'inizio le cose non stavano così: le bestie avevano timore e tremore ed erano sottomesse al padrone. Perduta la fiducia, abbiamo perduto anche il privilegio. Come lo sappiamo? Dio portò le bestie ad Adamo perché trovasse loro un nome e Adamo non si tirò indietro come se avesse paura". Poco più innanzi aggiunge: "È un segno che all'inizio le bestie non erano di spavento all'uomo. C'è un secondo fatto più convincente ancora del primo: il discorso che il serpente fece alla donna. Se le bestie fossero state di spavento agli uomini, la donna non sarebbe rimasta di fronte al serpente, non ne avrebbe ricevuto il consiglio, non avrebbe parlato con lui con tanta familiarità, ma si sarebbe spaventata e sarebbe scappata via dal suo cospetto. Essa invece parlò e non ebbe paura. Non c'era ancora questa paura. La venuta del peccato ha sottratto i privilegi". Un po' più avanti aggiunge: "Fino a quando l'uomo aveva fiducia in Dio, egli era terribile per le bestie. Dopo averlo offeso cominciò a temere anche i più piccoli degli esseri che gli erano soggetti. Se per te non è così, dimostrami che prima del peccato le bestie erano terribili per gli uomini. Non ti sarà possibile. Se dopo tanti eventi è subentrata la paura, anche questo è avvenuto per la provvidenza del Signore. Qualora, infatti, dopo che il comando dato da Dio fu rimosso ed infranto, se il privilegio che gli era stato dato fosse rimasto intatto l'uomo non si sarebbe facilmente risollevato" 59. Appare chiaro pertanto come in questa disputa San Giovanni ha dimostrato che il peccato, entrato nel mondo per mezzo di un solo uomo, è diventato un peccato comune a tutti, così come è una paura comune a tutti quella per le bestie. Queste non risparmiano neppure i bambini, mentre essi, secondo questo trattato di Giovanni, non dovrebbero essere né lesi né spaventati se non fossero legati al laccio di quell'antico peccato.

Dall'omelia ai Neofiti.

6. 26. Suvvia, Giuliano, suvvia, dichiara che anche costui è manicheo! Perché hai timore di farlo? Anche egli ha fatto tanta ingiuria alla natura, della quale difendete l'innocenza, ed ha sostenuto la propagazione della condanna. Frena te stesso, piuttosto, e, se c'è qualcosa di sanabile nella tua mente, correggilo. Cerca di comprendere una buona volta in qual senso Giovanni ha detto che i bambini non hanno peccati. Non voleva intendere che i bambini non sono legati dal peccato originale, ma che non hanno commesso alcun peccato personale. Se l'avessi letta per intero, avresti trovato tutto questo nella stessa omelia. Se poi dici di averla letta, non riesco proprio a capire come ti sia potuto sfuggire, e se non ti è sfuggito, mi meraviglio che non ti abbia fatto ravvedere, ammesso che per te valga qualcosa l'autorità di Giovanni. Se poi, dopo aver letto quella omelia, e soprattutto dopo avere esaminato attentamente e meditato il passo che ti ho ricordato, hai creduto di dover restare nella tua opinione, perché hai inserito alcune sue parole nel tuo scritto? Forse per invitarci a leggerla tutta e scoprire dove cogliere e confutare le tue insidie? Quale espressione più chiara di questa: "Cristo è venuto una volta sola e ci ha trovati obbligati alle cauzioni paterne sottoscritte da Adamo. Egli ci ha fatto vedere l'inizio del debito ed ha accresciuto l'interesse per i nostri peccati" 60. Non senti che quest'uomo, esperto nella fede cattolica e maestro per gli altri, distingue bene il chirografo paterno, giunto a noi per eredità, da quei debiti il cui interesse si è accresciuto per i nostri peccati. Non comprendi cosa viene perdonato nel battesimo dei bambini, che non hanno contratto debiti personali, ma non sono stati immuni dal chirografo paterno? Le sue parole non tradotte suonano così in greco:

Tradotte alla lettera queste parole significano: "Cristo è venuto una volta sola, ha trovato il nostro chirogralo paterno che aveva firmato Adamo. Quello diede inizio al debito, noi abbiamo accresciuto l'interesse con i peccati posteriori". Che forse si è contentato di dire "chirografo paterno", senza aggiungere "nostro"? Ha voluto con questo sottolineare che, prima ancora di aumentare l'interesse con i nostri peccati posteriori, il debito di quel chirografo paterno già ci apparteneva. Dall'omelia 10 sulla Lettera ai Romani.

6. 27. Leggi pure l'esposizione che lo stesso santo fa del passo dell'Apostolo dove è scritto: Per opera di un solo uomo il peccato entrò nel mondo 61. Vedrai illuminarsi ancor più chiaramente la verità di questa fede cattolica. Mi limiterò a citare pochi passi perché sarebbe troppo lungo inserire in questa mia opera tutta l'omelia. "È chiaro, egli scrive, che a contaminare ogni cosa non è stato il peccato derivante dalla trasgressione della legge, ma quello derivante dalla disobbedienza di Adamo" 62. "La morte - aggiunge poco dopo - dominò da Adamo fino a Mosè, anche su quelli che non avevano peccato 63. In che modo dominò? In modo simile alla trasgressione di Adamo, che è figura del futuro 64. Per questo Adamo è anche figura di Cristo. In quel modo è figura? si domanderà. Come Adamo è divenuto causa della morte, introdotta dal cibo, per i suoi discendenti, che non avevano mangiato dall'albero, così Cristo a quelli che sono nati da lui, pur senza aver fatto nulla di meritorio, ha procurato la giustizia che ha donato a tutti noi per mezzo della croce" 65. In un altro passo della stessa omelia aggiunge: "Quando un giudeo ti domanderà come è possibile che il mondo sia stato salvato in virtù del solo Cristo, gli potrai rispondere: alla stessa maniera che tutto il mondo fu condannato per la disobbedienza del solo Adamo, anche se non c'è parità tra la grazia e il peccato, la morte e la vita, Dio e il diavolo" 66. Più avanti ancora scrive: "Ma il fallo non è pari al dono. Se per il fallo di uno solo gli altri morirono, con quanta più abbondanza si riversò su tutti gli altri la grazia di Dio ed il dono conferito per merito di un solo uomo Gesù Cristo 67. Queste parole vorrebbero dire che: se il peccato, ed il peccato di un solo uomo, ha avuto tanta potenza, come è possibile che la grazia, la grazia di Dio, non solo del Padre ma anche del Figlio, non possa valere molto di più? Questo è molto più ragionevole. L'essere infatti condannati gli uni per gli altri non sembra molto ragionevole, ma l'essere salvati gli uni per gli altri è senz'altro molto più decente e più ragionevole. Se è avvenuto quello, a maggior ragione questo" 68. Nei brani successivi aggiunge: "Il giudizio che tenne dietro a quel solo peccato si conchiuse con una condanna; ma l'opera di grazia che venne dopo le tante colpe si conchiuse con la giustificazione 69. Questo significa esattamente che, come il peccato poté introdurre la morte e la condanna, così la grazia non solo distrusse quel peccato, ma anche tutti gli altri che sarebbero venuti dopo" 70. Un po' più avanti scrive sullo stesso argomento: "Siccome sono pervenute molte cose buone l'Apostolo, per dimostrare che non fu distrutto solo quel peccato, ma anche tutti gli altri, dice: L'opera di grazia che venne dopo le tante colpe si conchiuse con la giustificazione" 71. E subito dopo aggiunge: "Dapprima aveva detto: se il peccato di uno solo diede la morte a tutti, a maggior ragione la grazia di uno solo poteva salvare tutti; e subito dopo: la grazia non ha distrutto solo quel peccato, ma anche tutti gli altri. Anzi, non solo ha distrutto tutti i peccati, ma ha donato anche la giustificazione. Cristo non ha portato un beneficio solo uguale al danno arrecato da Adamo, bensì uno molto più ampio e più largo" 72. Nella stessa opera, più avanti, trattando del battesimo, Giovanni cita le parole dell'Apostolo: "Non sapete forse che tutti noi che fummo battezzati in Cristo Gesù, fummo battezzati nella sua morte? Fummo, col battesimo, sepolti con lui nella morte 73. Che significa fummo battezzati nella sua morte? Significa che dobbiamo morire anche noi come lui. La croce è il battesimo. Quello che la croce e la sepoltura sono stati per Cristo, il battesimo lo è diventato per noi. Non alla stessa maniera, però. Egli infatti morì e fu sepolto nella carne, noi invece lo siamo nel peccato. Per questo l'Apostolo non ha detto: Siamo diventati un essere solo con lui nella morte, bensì nella somiglianza della morte 74. L'una e l'altra sono morte, ma non subordinate allo stesso soggetto. La prima appartiene alla carne di Cristo, la nostra al peccato. Come la prima è vera, così anche la nostra" 75.

S. Giovanni Crisostomo perfettamente cattolico.

6. 28. Puoi forse ancora dubitare che San Giovanni è tanto lontano dal vostro sentire quanto è vicino al sentire cattolico? Che forse nella esposizione del passo dell'Apostolo: Per opera di un solo uomo il peccato entrò nel mondo 76, passo assolutamente necessario alla questione che si agita tra noi, e di tutti gli altri passi ad esso connessi, c'è in qualche angolo sentore di quello che voi sostenete, che cioè il peccato si deve intendere trasmesso per imitazione e non per nascita? Non dice forse che ogni cosa è stata contaminata da quel solo peccato, distinguendolo così dagli altri commessi ed introdotti successivamente, che voi attribuite all'imitazione e non alla discendenza, sicché si dica che non solo quello, ma questi e quello sono stati distrutti dalla grazia di Cristo? Che forse non spiega le parole dell'Apostolo sul battesimo: Tutti noi che fummo battezzati in Cristo, fummo battezzati nella sua morte 77, in modo da far capire che chi è battezzato in Cristo, muore al peccato come è morto Cristo nella carne, dal momento che essere battezzati in Cristo altro non è che morire al peccato? A quale peccato muore il bambino se non ha contratto quello originale? O forse i bambini non sono battezzati nella morte di Cristo? L'Apostolo però non ha detto: "alcuni", ma tutti noi che fummo battezzati in Cristo, fummo battezzati nella sua morte. Ai battezzati nel battesimo cristiano direte forse che non sono battezzati in Cristo, per evitare di essere soffocati dalla definizione di Giovanni il quale sostiene che, per i battezzati in Cristo, il battesimo è esattamente quello che la croce e la sepoltura sono stati per Cristo, come egli, cioè, è morto alla carne, così essi sono morti al peccato? A questo uomo, a questo grande difensore della fede cristiana e di questo dogma cattolico, avete preteso attribuire il vostro insegnamento, come se avesse detto che "i bambini non sono macchiati del peccato del primo uomo", mentre di fatto ha detto che "essi non hanno peccati", volendo intendere i peccati personali, come tante e tanto lucide testimonianze dimostrano.

Inganno o imperizia di Giuliano.

7. 29. A che ti è servito, dunque, l'aver addotto la testimonianza di Giovanni di Costantinopoli, quasi che tornasse a tuo vantaggio? Ad afferrare forse con fine intuito una parola da lui sorvolata per scuotere da te la montagna di parole dalle quali saresti stato seppellito? Sei stato tanto sprovveduto ed incauto da non avvertire che san Giovanni di Costantinopoli nella stessa omelia, in cui a mala pena hai trovato una testimonianza che, interpretata male, ti ha portato ad ingannare gli altri, sostiene con molta evidenza che tutti gli uomini, oltre che dei peccati personali, sono debitori del chirografo paterno. Ciò nonostante, dopo aver citato le sue parole con cui hai creduto poter aiutare la tua tesi, continui a dire: "Essendo dunque chiarissimo che questa è la sana e vera dottrina, fondata sulla ragione, rafforzata dall'autorità della Scrittura e suffragata sempre dalla erudizione dei Santi, i quali tuttavia non hanno dato forza alla verità con il proprio consenso ma dall'incontro con essa hanno ricevuto testimonianza e gloria, nessun assennato sia turbato dalla cospirazione di uomini perduti". A che giovano queste parole se non a dimostrare che hai trascurato di conoscere il pensiero e le parole dei maestri cattolici su questo argomento, oppure, nel caso abbia tentato di conoscerli, hai raggirato con l'inganno quelli che non li conoscevano? Tacendo per il momento la ragione e l'autorità della Sacra Scrittura, che forse l'insegnamento dei Santi ha sempre difeso la tesi per cui negate che i bambini sono soggetti al peccato del primo uomo? Non si evince affatto questo dalle testimonianze citate da tali e tanti uomini santi e dottissimi. Anzi, al contrario, credo che tu debba aver capito quanto tale opinione ti ha ingannato, a meno che tu non agisca per inganno, avendolo già compreso. Voglio pensar bene di te. Se è vero che per la prima volta apprendi queste cose, se per la prima volta ti rendi conto che tanti Santi hanno imparato ed insegnato ciò che noi impariamo ed insegniamo, che cioè i bambini dalla nascita secondo la carne sono legati dal peccato del primo uomo e che da esso non ne sono sciolti se non in virtù della rigenerazione spirituale, muta il tuo pensiero, deponi il tuo errore, o, meglio ancora il furore con cui hai scagliato l'insulto del nome manicheo contro tali e tanti Padri della Chiesa. Se l'hai fatto senza saperlo, perché non respingi la tua miserabile ignoranza? Se poi l'hai fatto coscientemente, perché non deponi la tua sacrilega audacia?

Agostino in compagnia di tanti e santi Dottori.

7. 30. Sei confutato da ogni parte: la testimonianza di tanti Santi è più luminosa della luce. Osserva bene in quale assemblea ti ho introdotto. C'è Ambrogio di Milano che il tuo maestro Pelagio ha lodato con tanto entusiasmo da affermare che "nei libri risplende sommamente la fede di Roma e che egli eccelse come un fiore bellissimo tra gli scrittori latini, tanto che neppure un nemico avrebbe osato criticare la sua fede e la sua purissima interpretazione della Scrittura". C'è Giovanni di Costantinopoli che tu stesso, nell'opera alla quale sto rispondendo, hai collocato in un posto preminente nel numero degli eruditi e dei Santi. C'è S. Basilio di cui alcune parole, non pertinenti al problema ora trattato, hai creduto potessero favorirti. Ci sono tutti gli altri, la cui concorde testimonianza ti dovrebbe convincere. Questa non è, come hai scritto con penna maligna, una cospirazione di uomini perduti. Essi hanno brillato nella Chiesa Cattolica con lo studio della sana dottrina; rivestiti e muniti di armi spirituali hanno combattuto valorose battaglie contro gli eretici e, dopo aver svolto fedelmente il proprio lavoro, si sono addormentati serenamente in grembo alla pace. Ciò nonostante, indicandomi, esclami: "È venuto fuori uno che si vanta di aver riposte in lui le sorti della battaglia". No, non sono io solo. Tanti Santi ed eruditi Dottori ti rispondono per me ed insieme a me, per la salvezza di tutti noi ed anche, se vuoi esser sensato, per la tua salvezza.

Ai pelagiani non si oppone soltanto la voce popolare.

7. 31. Non è vero, come ci calunni, che "ti opponiamo solo il mormorio del popolo", anche se il popolo, proprio per questo, mormora contro di voi perché non si tratta di un problema che possa sfuggire la comprensione popolare. Ricchi e poveri, grandi e piccoli, dotti e ignoranti, uomini e donne sanno bene che cosa in ogni età vien perdonato nel battesimo. Per questo ogni giorno in tutto il mondo le madri corrono non solo a Cristo, cioè all'Unto, ma a Gesù Cristo, cioè all'Unto Salvatore. L'assemblea dei Santi, però, nella quale ti ho introdotto, non è una massa di popolo: essi sono figli, sì, ma anche Padri della Chiesa. Essi fanno parte del numero di coloro di cui è stato detto: Al posto dei tuoi genitori ci saranno i tuoi figli; li costituirai principi su tutta la terra 78. Da essa sono stati generati come figli per imparare queste verità e ne sono diventati padri per insegnarle.

Raccolta delle affermazioni patristiche.

7. 32. Perché vantarsi di gioire che questa verità che tu credi errore, o meglio, che vorresti far credere tale, "non può trovare un assertore tra tanta moltitudine"? Ritieni forse insignificante il suo consenso per il fatto che, in questo antichissimo e fermissimo fondamento di fede, la stessa moltitudine sparsa per tutta la terra non si è trovata in disaccordo? Se poi esigi degli assertori, illustri per dottrina e che hanno lasciato scritto qualche cosa, eccone un memorabile e venerabile consesso e consenso. Sant'Ireneo dice che l'antica piaga del serpente è sanata dalla fede e dalla croce di Cristo e che dal peccato della prima creatura noi siamo stati legati come da catene. San Cipriano dice che perisce il bambino non battezzato, anche se a lui nel battesimo vengono rimessi non i peccati personali, ma quelli di altri. San Reticio dichiara che i peccati del vecchio uomo, di cui ci spogliamo con il lavacro di rigenerazione, non solo sono antichi, ma addirittura ingeniti. Sant'Olimpio dice che il vizio della prima creatura è stato sparso nel seme cosicché il peccato nasce insieme all'uomo. Sant'Ilario afferma che ogni carne viene dal peccato, eccetto quella di Colui che è venuto nella somiglianza della carne di peccato ma senza peccato. Lo stesso Sant'Ilario continua affermando che è nato con vera origine peccaminosa e sotto la legge del peccato colui che grida: Sono stato concepito nell'iniquità! 79 Sant'Ambrogio scrive che i bambini battezzati nei primordi della loro vita, risanati dal male, sono restituiti alla integrità della primitiva natura e che, tra i nati di donna, solo il Signore Gesù, in virtù della novità del parto immacolato, non ha subito alcun contagio della terra corrotta. Tutti moriamo in Adamo, continua Ambrogio, perché per opera di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e la sua colpa significa la morte per tutti. A cagione di quella ferita, è sempre Ambrogio che parla, tutto il genere umano sarebbe perito se il buon Samaritano non fosse accorso per curare le sue piaghe aperte. Adamo ebbe la vita e tutti vissero in lui; Adamo è perito e tutti perirono in lui. Noi siamo macchiati dal contagio prima ancora di nascere e l'umano concepimento non è immune da iniquità, perché siamo concepiti nel peccato dai genitori e nasciamo nei loro delitti. Anche il parto ha il suo contagio e la stessa natura non ha solo un contagio. Il diavolo è stato un usuraio, continua Ambrogio, ed Eva, macchiata da lui, ha rovinato tutto il genere umano con l'usura di un debito ereditario. Eva è stata ingannata dal diavolo per abbattere il marito ed incatenarne la discendenza. Adamo è stato morso dal serpente e tutti ne siamo diventati zoppi. Nessuno di quelli che nascono dall'unione dell'uomo e della donna è immune dalla colpa. L'unico che ne è stato immune, Cristo Signore, non ha avuto neppure un concepimento di tal genere. Sant'Innocenzo ti dice che con il lavacro di rigenerazione vien purificata tutta la colpa passata che ci venne a causa di colui che, cadendo per il libero arbitrio, era stato sprofondato nell'abisso. E i bambini, aggiunge, non potranno avere la vita se non mangeranno la carne del Signore e non berranno il suo sangue. Sarebbe stato molto meglio, afferma San Gregorio, non staccarsi dall'albero della vita per il gusto amarissimo del peccato: dopo la colpa, tuttavia, è necessario emendarsi. Passati dal bene al male, aggiunge, dobbiamo tornare dal male al bene, cosicché come ci ha condannato il gusto dell'albero proibito, così con grazia ancor maggiore ci giustificherà la croce di Cristo. Dobbiamo venerare la nascita, dice ancora, in virtù della quale siamo liberati dai vincoli della nascita terrena. Con la rigenerazione dall'acqua e dallo Spirito Santo sono purificate le macchie della prima nascita, a causa delle quali siamo concepiti nelle iniquità. Abbiamo contratto la malattia del peccato, dice S. Basilio, perché Eva non ha voluto astenersi dal gustare il frutto proibito. Siamo caduti dal Paradiso, aggiunge infine, perché non abbiamo digiunato; se vogliamo farvi ritorno, dobbiamo digiunare. Eulogio, Giovanni, Ammoniano, Porfirio, Eutonio, Porfirio, Clemazio, tutti vescovi e santi, ad una sola voce ti ripetono: Abbiamo assolto Pelagio solo perché aveva condannato quelli che sostenevano che i bambini hanno la vita eterna anche se non sono battezzati. Rispondi ora: può Dio giusto privare della vita eterna una sua immagine che non è soggetta ad alcuna colpa?

Raccolta dei testi del Crisostomo.

7. 33. Il santo vescovo Giovanni, infine, che tu stesso hai ricordato con onore, hai lodato come santo e dotto e del quale hai detto che ha ricevuto testimonianza e gloria per la sua adesione alla verità, dice che Adamo ha commesso un peccato così grave da condannare insieme tutto il genere umano. Nella morte di Lazzaro, aggiunge, Cristo ha pianto perché la mortalità, scacciata dall'eternità, ha amato gli inferi e perché il diavolo ha reso mortali quelli che potevano essere immortali. Prima del peccato le bestie erano soggette all'uomo in tutto; dopo che il peccato è entrato nel mondo, invece, abbiamo cominciato ad averne paura: fino a tal punto, ci ha voluto far capire Giovanni, il peccato del primo uomo appartiene a tutti gli uomini. Chi non vede, di conseguenza, come nessuna bestia farebbe male ai bambini, se la nascita carnale non legasse anch'essi col vincolo di quel peccato? Nello stesso discorso con cui hai voluto ingannare gli incauti, Giovanni dice che Cristo ci ha trovati obbligati al nostro paterno chirografo sottoscritto da Adamo ed alle nostre successive colpe personali. Passa poi a spiegare il passo dell'Apostolo, essenziale per la nostra questione: Per opera di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo 80, e tutti gli altri passi che hanno attinenza ad esso. Nella sua lunga esposizione Giovanni non dice affatto quello che dite voi, che cioè il peccato si è trasmesso nel mondo per imitazione e non per propagazione, ma, al contrario, con piena adesione alle tesi dei suoi fratelli nell'episcopato, dimostra quanto egli sia lontano dal vostro modo di pensare. Afferma che tutto è stato contaminato dal peccato del primo uomo e, affinché non si intendesse che ciò sia avvenuto per imitazione morale e non per generazione, aggiunge che Adamo è stato detto figura di Colui che doveva venire, perché come egli divenne per i suoi discendenti, che non avevano mangiato dall'albero, causa della morte introdotta dal cibo, così Cristo procurò a quelli che sono da lui, anche se nulla avevano fatto di meritorio, la giustificazione donata a tutti per mezzo della Croce. Esprime poi la sua convinzione che con il peccato del primo uomo, per la cui sola disobbedienza tutto il mondo è stato condannato, è confutato il giudeo che nega al mondo la possibilità di essere salvato per virtù del solo Cristo; potrebbe sembrare non molto ragionevole che, aggiunge ancora, si venga condannati gli uni per gli altri, cosa che è avvenuta per opera di Adamo, mentre è molto più persuasivo credere, cosa del resto più conveniente e ragionevole, che si possa essere salvati gli uni per gli altri, come è avvenuto in Cristo. Se, al contrario, il peccato del primo uomo si è trasmesso a tutti per imitazione e non per propagazione, chi non comprende come nessuno vien condannato per l'altro, ma ciascuno lo è per il proprio peccato, che non un altro gli ha trasmesso per generazione, ma che egli ha volontariamente commesso per imitazione? Non solo quel peccato commesso dal primo uomo, dice inoltre, vien distrutto dalla grazia, ma tutti gli altri commessi dopo di esso. Si può notare molto chiaramente la distinzione tra i peccati posteriori commessi, lo si può ben dire, per imitazione, da quel solo peccato trasmesso per propagazione. La grazia, fa notare a questo punto, li ha distrutti tutti, cosicché appaia, secondo la mente dell'Apostolo, che ha portato molto più giovamento la rigenerazione anziché danno la generazione. In questo senso, infatti, commenta le parole dell'Apostolo: Il fallo non è pari al dono; poiché il giudizio che tenne dietro a quel solo peccato si conchiuse con una condanna; ma l'opera di grazia che venne dopo le tante colpe si conchiuse con la giustificazione 81. Con questa verità scritta da Paolo e commentata da Giovanni, viene polverizzata la vostra teoria dell'imitazione, ultima macchinazione dell'errore di Pelagio. Noi tutti, che siamo battezzati in Cristo, lo siamo nella sua morte 82. Commentando queste parole dell'Apostolo sul battesimo, Giovanni afferma che essere battezzati nella morte di Cristo null'altro significa che morire al peccato come Cristo è morto nella carne. È necessario di conseguenza che i bambini o non siano battezzati in Cristo o, se sono stati battezzati, lo siano nella sua morte ed anche essi in tal modo muoiano al peccato e, poiché non hanno peccati propri, siano purificati dalla contaminazione del peccato altrui, di quello originale cioè, che è diventato comune a tutti.

La testimonianza favorevole di Girolamo.

7. 34. Circondato da sì gran numero di uomini santi e dotti, sei ancora convinto che "la nostra causa non è stata in grado di trovare neppure un assertore tra tanta moltitudine"? Chiamerei ancora "cospirazione di uomini perduti" un così importante consesso di sacerdoti cattolici? Non vorrai, credo, disprezzare San Girolamo che fu solo prete. Erudito nella lingua greca, latina ed ebraica, egli passò dalla Chiesa Occidentale a quella Orientale e visse fino a tardissima età nei luoghi santi studiando le Sacre Scritture. Dopo aver letto tutto o quasi tutto quello che, nell'una o nell'altra parte del mondo, era stato scritto sulla dottrina della Chiesa, in merito al nostro problema non ebbe né manifestò alcun parere diverso. Commentando il profeta Giona, dice molto chiaramente che "anche i bambini erano soggetti al peccato commesso da Adamo" 83. E tu amerai tanto l'errore nel quale sei caduto per giovanile baldanza e più incautamente per umana debolezza da osare non solo di dissentire da questi sacerdoti dell'unità e della verità cattolica, che, pur provenendo dalle parti più diverse del mondo, hanno assoluta identità di fede in un problema così importante ed essenziale della religione cristiana, ma addirittura di chiamarli manichei? Se non osi farlo con loro, non lo puoi fare neppure con me che, in questo problema, come ben vedi nei miei scritti, per i quali t'irriti terribilmente contro di me, seguo le loro orme. Se poi rivolgi solo a me un simile insulto per il semplice motivo che, riguardo al peccato originale, io penso come pensano essi, ritengo quello che essi ritengono e predico quello che essi predicano, chi non si accorge come tu pronunci la tua condanna apertamente contro di me, ma mediti segretamente un giudizio identico nei loro riguardi? Purtuttavia, se, tralasciando il resto, ti fermerai a considerare le parole del vescovo Giovanni riguardo al nostro paterno chirografo sottoscritto da Adamo che, credo, hai trovato nell'omelia da cui hai citato quello che ti è piaciuto, o le altre parole del vescovo Ambrogio, secondo le quali, dall'unione dell'uomo e della donna, nessuno può nascere esente da peccato - queste parole le hai lette nel mio libro, ma tu hai avuto timore di accennarle nei tuoi -, anche se dinanzi agli uomini farai il duro, la tua coscienza dovrà arrossire dinanzi a Dio.

Giuliano esortato a correggersi.

7. 35. L'amore che mi lega a te, figlio Giuliano, e che, con l'aiuto di Dio, tu non potrai estirpare dall'intimo del mio cuore con nessuna offesa, mi spinge a desiderare che tu vinca te stesso con una gioventù migliore e più forte e che, con una più ardente pietà, vinca l'animosità - umana animosità, che altro potrebbe essere? - con cui brami far prevalere la tua tesi, qualunque essa sia, solo perché è tua. Il tuo comportamento sia come quello di Polemone, che, deponendo gradualmente dalla testa la corona della lussuria e disprezzandola, pose le mani sotto il mantello, accomodò il viso e l'aspetto a modestia e, da ultimo, si abbandonò come discepolo nelle mani di colui che era venuto a deridere. Allo stesso modo, mentre ti parlano tanti uomini venerabili e soprattutto il vescovo Ambrogio, lodato per la sua integrità di fede anche dalla bocca del tuo cattivo maestro ed ingannatore, ed i vescovi Basilio e Giovanni, che tu stesso, con vera testimonianza, hai collocato tra i santi ed eruditi, vorrei che tu disprezzassi, come le corone degli ubriachi, le lodi dei pelagiani dai quali sei acclamato come il più grande loro difensore. Più che nascondere col manto del pudore la tua penna sprezzante - per usare un termine più pacato -, vorrei che la spezzassi con mano decisa a correggersi. Vorrei che aprissi il tuo cuore per farlo riempire di verità non al platonico Senocrate, ma a questi sacerdoti di Cristo o, meglio ancora, per mezzo di essi allo stesso Cristo Signore, non come chi viene a lui per la prima volta, ma come uno che ritorna dopo essersene allontanato. Se il mio consiglio ti dispiace, fa' come vuoi. Se ti correggerai, come è mio grandissimo desiderio, godrò di abbondante gioia. Se poi resterai in questa cattiveria, cosa che detesto, dalle tue offese deriverà un frutto: un aumento di grazia celeste per me e una spina di dolore misericordioso per te.

I pelagiani offrono appigli ai manichei.

8. 36. Dopo averti dimostrato quali e quanti dottori e difensori della fede cattolica a torto chiami manichei, ascolta un po' quanto giovamento offri con la tua rozza temerarietà ai veri manichei. Questo, infatti, ho promesso di dimostrarti nella seconda parte della mia risposta. I manichei, che dici di conoscere abbastanza bene, con la vanità sacrilega del loro nefando errore fanno derivare le due nature, l'una del bene e l'altra del male, da due principi coeterni, diversi tra loro ed opposti. Contro di essi la fede cattolica predica l'unica ed eterna natura di Dio, sommo ed immutabile Bene, la natura cioè dell'ineffabile Trinità. Da questo sommo ed immutabile Bene ogni creatura è stata creata: tutte sono nature buone anche se non uguali al Creatore, appunto perché create dal nulla e per questo mutevoli. Non esiste pertanto natura che non sia Lui o che non sia stata creata da Lui. Ogni natura, di qualunque genere o grandezza, in quanto natura è sempre buona.

L'origine del male.

8. 37. I manichei ci chiedono donde ha origine il male. Noi rispondiamo: dal bene, ma non dal sommo e immutabile Bene. Il male è derivato dai beni inferiori e mutevoli. Sebbene affermiamo che questi mali non sono nature, ma difetti della natura, nello stesso tempo, tuttavia, diciamo che essi non possono derivare se non da una natura e non possono sussistere se non in una natura perché il male altro non è che defezione dal bene. Ma defezione di chi, se non di una natura? La stessa volontà cattiva, infatti, non è se non la volontà di una natura. L'angelo e l'uomo sono nature. Se c'è una volontà, non può essere la volontà di nessuno. Le volontà valgono tanto che costituiscono le qualità delle nature cui appartengono. Se si chiede chi sia l'angelo o l'uomo di cattiva volontà, si risponderà giustamente: quello cattivo, preferendo, cioè, prendere il nome della qualità dalla volontà cattiva anziché dalla natura buona. La natura è la stessa sostanza capace di bontà o di malizia. È capace di bontà per la partecipazione al Bene da cui è stata fatta; è capace invece di malizia non per la partecipazione al male, ma per la privazione di un bene. In altre parole, la natura acquisisce un male non in quanto si mescola ad una natura che è un male - nessuna natura infatti in quanto tale è male -, bensì in quanto ha una defezione dalla natura che è Sommo ed Immutabile Bene, e questo perché non da essa è stata tratta, ma dal nulla. Se non fosse mutevole, d'altronde, la natura non potrebbe neppure avere la cattiva volontà. La natura, in verità, non avrebbe potuto essere mutevole se fosse derivata direttamente da Dio e non fosse stata tratta dal nulla. Per questo, Dio Creatore delle nature è Creatore di cose buone; la loro spontanea defezione dal bene indica non da chi sono state create, ma da che cosa sono state tratte. E questo non è un qualche cosa perché è assolutamente nulla. Ciò che è nulla non può avere un creatore.

I mali vengono dalle creature buone.

8. 38. I manichei si oppongono alla fede cattolica, alla fede cioè della verità e della vera pietà, allorquando affermano che il bene ed il male sono talmente contrari tra di loro che non è la natura che diventa cattiva separandosi dal bene - ed il male, di conseguenza, sarebbe solo una defezione - ma il male stesso è chiamato natura e, cosa ancor più insana, natura eterna e senza principio. La chiamano altresì corpo e spirito, corpo che operi per lo spirito e spirito che operi per mezzo del corpo. Non è facile dire quanto giovamento arrechi a questi nemici della fede chi nega che dal bene possa derivare il male ed interpreta in questo senso le parole del Signore: Non può un albero buono fare frutti cattivi 84. Il Maestro e Signore in realtà non ha inteso dire che l'albero è una natura da cui ha origine il frutto di cui parla, ma semplicemente che si tratta di una volontà buona o cattiva, i cui frutti, le opere cioè, non possono essere buoni se essa è cattiva, né possono essere cattivi se essa è buona. Questo è il senso delle parole: Non può l'albero buono fare frutti cattivi, né un albero guasto fare frutti buoni 85. Sarebbe insomma lo stesso che dire: la volontà cattiva non porta frutti buoni e la volontà buona non porta frutti cattivi. Quando poi si vuol ricercare l'origine degli alberi, vale a dire delle volontà, a cos'altro si può ricorrere se non alle nature, create da Dio tutte quante buone? Per questo diciamo che dalle cose buone sono derivate quelle cattive: non le opere cattive dalle buone volontà, ma le cattive volontà dalle nature buone. Cosa potrebbero desiderare di meglio i manichei se non che dalle nature buone non possano derivare le cose cattive? Dal momento che nessuno può negarne l'esistenza, non potendo derivare da una natura buona, il male non potrebbe che derivare da una cattiva. Esso di conseguenza avrebbe origine da una natura cattiva, eterna e senza inizio, sicché vi sarebbero due nature, l'una del bene e l'altra del male. Necessariamente quindi: o il male non esiste o deve derivare da una natura buona o da una cattiva. Se diciamo che il male non esiste, inutilmente diremmo a Dio: Liberaci dal male 86. Se diciamo che il male non può che venire dal male, avremmo il trionfo del manicheismo che devasterebbe ogni cosa e violerebbe la natura stessa di Dio, mescolandola ad una natura cattiva e ponendola alla pari di una natura mutevole. Resta quindi una sola possibilità: il male deriva dal bene. Se lo neghiamo, dovremmo necessariamente dire che deriva dal male ed in tal caso suffragheremmo la dottrina manichea.

Se il male non viene dal bene, necessariamente viene dal male.

8. 39. "Se, stando alle parole del Vangelo, l'albero si deve riconoscere dai suoi frutti, come può costui essere ascoltato mentre dichiara il matrimonio un bene e nello stesso tempo dice che da esso null'altro può derivare se non un male?". Con queste parole vorresti che il matrimonio sia riconosciuto come albero buono, ma non vorresti che da esso nasca, quale frutto cattivo, un uomo macchiato dal contagio del peccato originale. Non ti accorgi però che, se il matrimonio è un albero buono, ne segue necessariamente che l'adulterio dev'essere un albero cattivo. Poniamo ora che chi nasce dal matrimonio è frutto del matrimonio e deve essere considerato senza difetto, dal momento che da un albero buono non può nascere un frutto cattivo, ne segue che chi nasce dall'adulterio non deve nascere senza difetto, affinché da un albero cattivo non nasca un frutto buono, avendo il Signore, con la sua divina autorità, stabilito che un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Dal momento, però, che tu affermi che neppure dall'adulterio può nascere un uomo viziato, per uscire da questo vicolo dovrai negare che l'adulterio è un albero cattivo, onde evitare che chi nasce da esso senza difetto possa sembrare un frutto buono nato da un albero cattivo, cosa che sarebbe contraria alle parole del Signore. Nega pure, quindi, che anche il matrimonio è un albero buono e confessa di avere errato ritenendolo tale. Sarai pronto però a dire che chi è generato da un accoppiamento adulterino non nasce dall'adulterio. Donde nasce allora? "Dalla natura umana, risponderai, che anche negli adulteri è opera di Dio e non opera loro". Perché allora non intendere alla stessa maniera che l'uomo generato dall'accoppiamento coniugale, cioè, non nasce dal matrimonio ma dalla natura umana, che anche nei coniugi è opera di Dio e non opera loro? In tal modo non sarà attribuito alla bontà del matrimonio il fatto che i figli traggano un male da un difetto di natura, così come non è attribuito alla cattiveria degli adulteri il fatto che i figli traggano un bene da una istituzione di natura. Tu intendi l'albero buono non come l'ha inteso Cristo, vale a dire la buona volontà dell'uomo, ma l'opera stessa di Dio: il matrimonio o la natura. Siccome queste opere di Dio sono buone, tu dici che da esse non può derivare un male perché l'albero buono non può fare frutti cattivi. E così i manichei volgono a favore del proprio domma il loro ragionamento contro di te, e tu, con le tue parole, li aiuti al punto che essi non desiderano sentire di meglio che dal bene non può derivare il male. Ricevuta questa testimonianza, concludono e ti dicono: se il male non può derivare dal bene, donde potrà derivare se non dal male? Non ha potuto certamente prodursi all'improvviso senza alcun creatore! Per non andare contro le parole del Vangelo: L'albero buono non può portare frutti cattivi, tu torni a ribadire che il male non può derivare dal bene. In questo caso, però, rimane un'unica conclusione: ci deve essere una natura eterna del male che produce gli altri mali appunto perché, secondo te, non possono derivare dal bene.

Un testo di Giuliano favorevole ai manichei.

8. 40. Vuoi deciderti una buona volta a mutare l'opinione tirata fuori per aiutare il pestilenziale errore dei manichei, non già per favorirli, ma solo ignorando ciò che dicevi? Come avrebbe potuto dire Cristo: O voi ammettete che l'albero è buono e il frutto sarà buono, o voi ammettete che l'albero è guasto e guasto sarà il suo frutto 87 - e questo lo diceva agli uomini che egli stesso aveva creati -, se dalla sua opera buona, dall'uomo cioè, come tu pensi, non poteva derivare il male, essendo l'albero buono, vale a dire il matrimonio o la natura, un'opera buona di Dio? Affermando inoltre che il peccato non può derivare da essi, perché se dicessimo che il peccato deriva dal bene, ci opporremmo, come sei ben convinto, a Colui che ha detto: Un albero buono non fa frutti cattivi 88, non pensi che dalle nature buone dell'angelo e dell'uomo, nate non da genitori cattivi, ma create da Dio stesso sommamente buono da nessun genitore, hanno avuto origine non i frutti cattivi, ma addirittura gli alberi cattivi da cui sarebbero nati frutti cattivi? Cristo Signore, però, sconfigge i manichei perché un uomo solo, vale a dire una sola natura può produrre l'uno e l'altro albero; e sconfigge anche te perché da una natura buona può derivare un albero cattivo. Si dimostra falso, di conseguenza, cioè che dici a favore dei manichei, che dal bene, cioè, non può derivare il male, cosicché il male non potrebbe derivare da nessun'altra parte se non dalla natura del male, inventata dal loro nefasto errore.

Altre affermazioni simili.

8. 41. Non solo in questo passo, nel quale hai citato la parabola evangelica dell'albero buono, ma anche in altri passi della tua disquisizione hai favorito i manichei con la tua perversità. Ad un certo punto, per esempio, tu affermi che "il peccato non può essere contratto attraverso la natura, perché all'opera del diavolo non è permesso di passare attraverso l'opera di Dio". Ti rispondo subito. Come mai all'opera del diavolo è permesso rimanere nell'opera di Dio, se non le è permesso il passaggio attraverso di essa? Non è forse peggior cosa il rimanere in essa anziché il passarvi soltanto? Ti domanderai probabilmente in qual modo l'opera del diavolo rimanga nell'opera di Dio. Non cercare lontano. Pensa al diavolo stesso. È un'opera di Dio, una creatura angelica, eppure l'invidia, opera del diavolo, si sviluppa da lui e rimane in lui. È stupido pertanto affermare che "l'opera del diavolo non può passare attraverso l'opera di Dio", quando tu stesso puoi costatare che rimane in essa. Non comprendi ancora quanto i manichei ti sono grati? Non ti sei ancora svegliato? I manichei infatti si affannano a dimostrare che il male non può derivare da un'opera buona di Dio, affinché, come essi vogliono, ci si convinca che il male non può che derivare dal male. Per essi, quindi, sei di mirabile aiuto. "Attraverso l'opera di Dio non può passare il male", dici, infatti, ed i manichei con tutta facilità concludono che è molto meno possibile che il male possa nascere laddove non gli è neppure permesso passare.

La radice del male nel dono di Dio.

9. 42. C'è ancora un punto, più grave probabilmente, in cui parimenti favorisci i manichei. Scrivi: "Il peccato originale è sfumato perché la radice del male non può essere collocata in quello che tu chiami dono di Dio". Osserva come ti confuto con chiara verità. I sensi dell'uomo non sono forse un dono di Dio? Eppure il seminatore nemico vi ha posto la radice del male, quando, con l'inganno del serpente 89, ha persuaso l'uomo al peccato. Se i sensi dell'uomo, infatti, non avessero ricevuto la radice del male, mai egli avrebbe acconsentito al cattivo consigliere. Che dire poi dell'avarizia, radice di tutti i mali? E dove si trova se non nell'anima dell'uomo? E l'anima dell'uomo cos'altro è se non un dono di Dio? E come puoi tu dire, se non sragionando, "che la radice del male non può essere collocata nel dono di Dio"? Ma poni attenzione a quanto ti dicono i manichei, che si sentono oltremodo avvantaggiati dalle tue sconsiderate affermazioni: se l'essere una creatura ragionevole è un dono di Dio, e tu dici che la radice del male non può essere collocata nel dono di Dio, con quanta maggior verità si deve dire che la radice del male non può nascere dal dono di Dio? E così, con la tua compiacenza, i manichei ti portano ad affermare che la radice del male deriva da una natura che essi ritengono non creata da Dio, ma coeterna a lui. Qualora, infatti, dicessi che la radice del male deriva dal libero arbitrio della natura buona creata da Dio - questa è la verità cattolica -, essi ti potrebbero molto facilmente sconfessare con le tue stesse parole: "la radice del male non può essere collocata nel dono di Dio", giacché indubbiamente anche il libero arbitrio è un dono di Dio. Affermando quindi che "la radice del male non può essere collocata nel dono di Dio", tu stesso hai offerto ai manichei gli argomenti contro di te. È ovvio infatti che se il male non può essere collocato nel bene, come tu dici, molto a maggior ragione non può nascere dal bene, come dicono essi. Pacificamente quindi concludono che il male non può derivare se non dal male. E così si sentono vincitori, e lo sarebbero certamente se non ci opponessimo ad essi e a te. In queste vostre parole la verità della fede cattolica sconfigge i manichei proprio perché sconfigge anche te. Se essa, infatti, non sconfiggesse te che affermi: "la radice del male non può essere collocata nel dono di Dio", molto meno potrebbe sconfiggere i manichei i quali dicono che la radice del male non può nascere dal dono di Dio. La fede cattolica, però, per vincere entrambi sostiene che da nessun'altra parte può nascere e che in nessun'altra parte può essere collocata la radice del male se non dalla natura e nella natura razionale. L'essere natura razionale altro non è se non un dono di Dio. Siccome però da Dio stesso, sommo ed immutabile Bene, essa è stata tratta dal nulla per essere un bene sia pure mutevole, può venir meno dal Bene da cui è stata creata e, di conseguenza, da questa defezione o in questa defezione sta la radice del male, perché esso altro non è se non la privazione del bene.

Solo la dottrina cattolica distrugge il veleno manicheo.

9. 43. "Il retto ordine delle cose, dici ancora, non permette che il male possa derivare dal bene o l'ingiusto dal giusto". Sono parole decisamente manichee. Questo infatti sostengono: il male non può derivare che dal male. Tutta la loro nefanda dottrina sta precisamente nel principio che il male non può derivare dal bene. Se, al pari di te, gli concedessimo questo, non ci rimarrebbe null'altro per combattere le loro nefaste tesi. Dire l'ingiusto dal giusto è praticamente la stessa cosa che dire il male dal bene. Per resistere a te e a loro, la fede cattolica sostiene che il male è derivato dal bene e l'ingiusto dal giusto. L'angelo e l'uomo, infatti, da cui sono derivati, inizialmente erano buoni e giusti. Non possiamo sconfiggere i manichei se non otteniamo anche da te l'ammissione che i mali sono derivati dai beni e che essi non sono sostanze, ma difetti delle sostanze create, che, possono venir meno dal bene perché, create dal nulla, sono mutevoli. Questa è la sana dottrina cattolica con cui viene espulso il veleno della pestilenza manichea.

Testimonianza di S. Ambrogio contro i manichei.

9. 44. Proprio per questo motivo il mio maestro Ambrogio, lodato anche dalla bocca del tuo cattivo maestro, nel libro Isacco e l'Anima scrive: "Cos'è dunque la malizia se non la privazione del bene?", ed aggiunge: "Il male è nato dal bene. Il male non esiste se non nella privazione del bene. Esso tuttavia rende più eminente il bene. La radice del male, quindi, sta proprio nella privazione del bene" 90. Vedi come il beato Ambrogio confuta i manichei con la vera ragione della fede cattolica? Vedi come, pur senza nominarli, nella sua opera li confuta con la verità e la stringatezza di queste affermazioni? Contro quest'uomo di Dio, spinto da malefico furore, scagli l'offesa di manicheismo, a motivo del peccato originale che, da buon cattolico, egli ha difeso secondo la dottrina cattolica, e che, contrariamente a te che deponi a favore dei manichei, offre ai cattolici il suo formidabile aiuto per sconfiggerli. Contro i manichei egli esclama: "Il male è derivato dal bene". Contro di lui invece e a favore dei manichei tu rispondi: "È necessario che ci sia un male dal quale ed attraverso il quale è venuto il frutto cattivo. Attraverso l'opera di Dio non può passare l'opera del diavolo. La radice del male non può essere collocata nel dono di Dio. Il retto ordine delle cose non permette che dal bene possa derivare il male o dal giusto l'ingiusto". Vai gridando queste parole a favore dei manichei contro la voce della verità cattolica predicata dal sacerdote di Dio. Se ascoltassimo te, vincerebbero i manichei che, tralasciando il resto, affermano: "Se il retto ordine delle cose non permette che dal bene derivi qualcosa di male, significa che il male non deriva dal bene, come dice Ambrogio, ma deriva dalla natura del male come diciamo noi". Ecco in quale abisso sei caduto per avere compreso male le parole del Signore: L'albero buono non fa frutti cattivi 91. Il Signore non riferiva queste parole alla natura o al matrimonio, istituito da Dio stesso, ma alla volontà buona dell'uomo, che non compie le opere cattive.

La radice del male altro non è che la mancanza del bene.

9. 45. Non vorrei però che tu o qualsivoglia altro abbiate a dire: come mai dall'albero prodotto dall'uomo, dalla buona volontà cioè, non nascono frutti cattivi, mentre dalla natura prodotta da Dio nasce l'albero cattivo, quello cioè che produce frutti cattivi? Può forse l'uomo far qualcosa di meglio di ciò che fa Dio, se fosse vero che da un'opera dell'uomo non possono nascere frutti cattivi, mentre da un'opera di Dio può nascere un albero cattivo? Per non cadere in un simile sproposito, si ascolti diligentemente Ambrogio: "Che cosa è la malizia se non la privazione del bene? Il male non esiste se non come privazione di bene, perché la radice del male sta proprio nella privazione del bene". Da qui si capisce che vi è l'albero cattivo, vale a dire la volontà cattiva, proprio perché vi è una defezione dal sommo Bene, in quanto il bene creato è privato del Bene Creante, di modo che in esso la radice del male null'altro è se non la privazione del bene. L'albero buono, invece, è la volontà buona perché per mezzo di essa l'uomo si converte al sommo ed immutabile Bene e si riempie di bene perché possa produrre frutti buoni. Dio è creatore di tutti i beni, della natura buona, cioè, e della volontà buona che l'uomo non potrebbe avere se Dio non operasse in lui, giacché la volontà è preparata da Dio 92.

Conclusione del libro.

9. 46. Il retto svolgimento della mia risposta richiede che, con l'aiuto di Dio, mi accinga a fare quanto ho promesso di fare al terzo punto: schiacciare le tue esili arguzie e le tue fragili argomentazioni, che pur ti sembrano acute e nitide, con gli argomenti dei vescovi cattolici che ci hanno preceduto, raccogliendo tutto quanto può essere attinente al nostro argomento. Per ricominciare dal nuovo esordio pongo fine alla lunghezza di questo libro.
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