Contro Fausto Manicheo - Libro diciannovesimo

Sant'Agostino di Ippona

Contro Fausto Manicheo - Libro diciannovesimo
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Gesù parlò per placare il furore dei Giudei, preoccupati che egli abolisse la legge.

1. FAUSTO. Non sono venuto per abolire la Legge e i Profeti, ma per dare compimento 1. Ecco, ammetto ormai questa affermazione. Tuttavia occorre chiedersi perché Gesù l'abbia detta: per placare il furore dei Giudei, indignati nel vedere le loro norme sacre calpestate da lui, e lui così empio e irragionevole che non ritenevano certo di doverlo ascoltare, tanto meno di doverlo seguire? O per istruire e preparare noi, che da pagani eravamo diventati credenti in lui, a sopportare pazientemente e con mitezza il giogo dei comandi che la Legge e i Profeti dei Giudei ci ponevano sul collo? Ma penso che neppure tu creda che Gesù abbia proferito queste parole per assoggettarci alla Legge ed ai Profeti degli Ebrei. Perciò, se non fu questa la causa di quell'affermazione, deve essere la prima che ho detto. Non c'è nessuno, infatti, che non sappia che i Giudei sempre con parole ed opere insidiarono Cristo con veemenza. E quelli, concludendo che la Legge ed i Profeti loro venivano aboliti da Cristo, è naturale che si indignassero. Perciò egli parlò per reprimere il loro furore, perché non credessero che fosse venuto ad abolire la legge, ma a darle compimento. E non ci fu né falsità né inganno in questo: poiché egli usò la parola legge senza far distinzioni e in senso assoluto.

Esistono tre generi di leggi e tre generi di profeti.

2. Ci sono però tre generi di leggi: una è quella degli Ebrei, che Paolo chiama legge del peccato e della morte 2. La seconda è quella dei Gentili, che chiama legge di natura: I pagani, dice, per natura agiscono secondo la legge; essi pur non avendo legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori 3. Il terzo genere di legge è la verità; sul suo significato parimenti l'Apostolo dice: Poiché la legge dello spirito che dà vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte 4. Poiché, dunque, esistono tre leggi e Gesù ci assicura che non venne ad abolire la legge ma a portarla a compimento, è necessario riconoscere con grande cura ed attenzione di quale parlò. Allo stesso modo ci sono i profeti dei Giudei, quelli dei Gentili, quelli della verità. Ma di certo nessuno farebbe domande sui profeti dei Giudei, poiché sono noti. Invece se qualcuno ha dei dubbi su quelli dei Gentili ascolti Paolo, che scrivendo a Tito riguardo ai Cretesi dice: Proprio un loro profeta disse: I Cretesi sono sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri 5. E per questo non si deve dubitare che anche i Gentili hanno i loro profeti. Che certamente anche la verità ha i suoi profeti lo indicano tanto Paolo stesso quanto Gesù. Gesù quando dice: Perciò ecco, io vi mando sapienti e profeti; di questi alcuni ne ucciderete di città in città 6; Paolo, invece, quando dice:Il Signore stesso li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti 7.

Gesù parlò della Legge e dei Profeti della Verità, non dei Giudei.

3. Poiché la Legge ed i Profeti sono di tre generi non è abbastanza evidente di quale di essi Gesù abbia parlato; da quanto segue, tuttavia, si possono fare congetture. Se infatti avesse nominato subito la circoncisione e i sabati e i sacrifici e le osservanze ebraiche e vi avesse aggiunto qualcosa per completare, non ci sarebbero stati dubbi che avesse detto di essere venuto non ad abolire ma a portare a compimento la Legge e i Profeti dei Giudei. Invece non accenna a niente di tutto ciò ed enumera solo i comandamenti più antichi: Non uccidere, non commettere adulterio, non dire falsa testimonianza. Questi, però, come è facile provare, erano stati una volta promulgati alle nazioni nei tempi antichi, da Enoch e Seth e da altri giusti simili a loro, ai quali luminosi angeli avevano consegnato gli stessi comandamenti per moderare la natura selvaggia dell'uomo. A chi non sembra che Gesù abbia parlato della Legge e dei Profeti della verità? E quindi è provato anche il suo adempimento di quelle stesse cose che promise. Che dice, infatti? Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere. Ma io vi dico: Non adiratevi affatto. È l'adempimento. Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico: Non siate affatto concupiscenti. È l'adempimento. Fu detto: Non spergiurare. Ma io vi dico: Non giurate affatto. Anche questo è l'adempimento. In questi comandamenti, infatti, conferma ciò che era antico e aggiunge ciò che mancava. Dove poi parve aver nominato alcuni precetti dei Giudei, quelli non li portò a compimento, ma anzi li estirpò completamente con insegnamenti di opposta tendenza. Cosa segue infatti? Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico: Se uno ti percuote la guancia, tu porgigli anche l'altra. Questo significa abolizione. Fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori. Anche questo significa abolizione. Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; ma io vi dico: Chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio 8. Questi sono evidentemente i precetti di Mosè e perciò sono stati aboliti; quelli dei giusti dell'antichità anche per questo motivo sono stati invece portati a compimento. E se tu sei d'accordo con tale interpretazione, non sarà uno sproposito che Gesù abbia detto di non essere venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento. Se invece non sei d'accordo con questa nostra esposizione, procuratene un'altra: mi auguro soltanto che tu non sia costretto a dire che Gesù fu un bugiardo. Altrimenti dovresti diventare giudeo: per non continuare ora ad abolire la legge che Cristo stesso non abolì.

Sarebbe più arduo affrontare le obiezioni dei nazareni che la sfrontatezza e la debolezza di Agostino!

4. E tuttavia se qualcuno dei Nazareni - che alcuni chiamano Simmachiani -, obiettasse il fatto che Gesù ha detto di non essere venuto ad abolire la legge, per un po' rimarrei sospeso nell'incertezza della risposta. E non a torto: perché alla sua venuta era sia nel corpo che nell'animo sottomesso alla Legge ed ai Profeti. Infatti questi di cui parlo praticano la circoncisione e osservano il sabato e si astengono dalla carne di maiale e dalle altre conformemente ai precetti della legge, tratti in errore anch'essi come te, come è dato di capire, da questo versetto nel quale Cristo dice di non essere venuto ad abolire la legge ma a darle compimento. Perciò non sarebbe da nulla il conflitto contro tali oppositori, finché non mi liberassi dall'imbarazzo di questo versetto; ma non avrò affatto paura di affrontare te, poiché non hai forze su cui contare e con sfrontatezza provochi affinché più facilmente io creda di essere indotto da te, piuttosto che costretto a credere che Cristo abbia detto ciò cui neppure tu, vedo, hai creduto. Pur non mostrando, infatti, nessun indizio grazie al quale la Legge ed i Profeti sembrino non aboliti ma portati a compimento, mi rimproveri di inerzia e di prevaricazione, sulla base della mia obiezione a questo versetto. Forse anche tu ti vanti di quell'osceno segno distintivo della circoncisione, come un giudeo o un nazareno? Alzi le sopracciglia, orgoglioso di osservare il sabato? Ti senti contento di astenerti dalla carne di maiale? Ed infine esulti per aver saziato Dio con il sangue delle vittime ed i fumi degli olocausti giudei? Se non fai niente di tutto ciò, perché sostieni con tutte le tue forze che Cristo non è venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento?

Il primo approccio di Fausto con Cristo e il rischio di scivolare nell'errore dell'osservanza dei precetti.

5. Perciò rinnovo incessantemente il ringraziamento al mio maestro che mi ha similmente trattenuto dallo scivolare in questo errore, affinché io oggi fossi cristiano. Perché anch'io, dopo aver letto questo versetto da sprovveduto, come te, avevo quasi deciso di diventare giudeo. E non a torto: infatti se Cristo non venne ad abolire la legge ma a portarla a compimento (e non si dice che si rende pieno un vaso vuoto ma uno già mezzo riempito) a me sembrava che solo un israelita potesse diventare cristiano perché, già ampiamente pieno della Legge e dei Profeti, sarebbe venuto a Cristo dovendo riempirsi con ciò che ancora sembrava capace di contenere. Se però non avesse disatteso i precetti già posseduti; altrimenti il suo sarebbe stato non un compimento ma uno svuotamento. Ma io, venendo dai Gentili, credevo di essermi avvicinato inutilmente a Cristo, poiché non avevo preso niente, da ciò che aggiungeva, che potesse riempirmi. Cercando dunque quale fosse mai la quantità dei precetti antichi trovo i sabati, la circoncisione, i sacrifici, i novilunii, i battesimi, i pasti con pane azzimo, le distinzioni di cibi, di bevande, di vestiti, ed altre cose che sarebbe lungo enumerare. Credetti, perciò, che fosse questo e non qualcos'altro ciò che Cristo aveva detto non essere venuto ad abolire ma a portare a compimento. E non a torto: cos'è infatti una legge senza precetti? Che cosa i profeti senza profezie? Oltre a ciò trovo anche quell'amara e ineffabile maledizione contro quelli che non si siano mantenuti fedeli a tutte quelle cose scritte nel libro della legge perché vengano fatte 9. E da un lato temendo, per così dire, la maledizione di Dio, dall'altro ascoltando Cristo che, come Figlio di Dio, diceva di non essere venuto ad abolire quelle cose ma a portarle a compimento, guarda se qualcosa potesse ormai impedirmi di diventare giudeo. Ma mi strappò da questo pericolo la veneranda fede di Manicheo.

Conclusioni: o il versetto è falso o il suo significato è un altro.

6. Tuttavia con che coraggio, mi chiedo, mi rinfacci queste cose, o perché credi che sia contro di me soltanto quello che non sembra meno contro di te? Se Cristo non ha abolito la Legge ed i Profeti, neppure i Cristiani debbono farlo. Perché dunque li abolite? Forse a poco a poco riconoscete di non essere Cristiani? Perché profanate con ogni genere di lavoro il giorno di sabato, sacrosanto per la Legge e per tutti i Profeti, nel quale attestano che lo stesso creatore del mondo, Dio, si è riposato 10, e non temete molto né la pena di morte che stabilì contro i suoi violatori né l'infamia della maledizione? Perché proteggete il vostro corpo da quel disonorevole segno distintivo della circoncisione, onorevole per la Legge e per tutti i Profeti, soprattutto per Abramo, dopo che si credette alla sua fede, dal momento che il Dio dei Giudei, particolarmente, proclama che sarà eliminato dal suo popolo chiunque non sarà stato segnato prima da questa ignominia 11? E perché trascurate i sacrifici prescritti, che né Mosè ed i profeti sotto la legge, né Abramo nella sua fede considerarono secondari? E perché, allora, contaminate le vostre anime non facendo distinzioni tra i cibi, se credete che Cristo non venne ad abolire queste cose ma a portarle a compimento? E perché profanate la consuetudine annuale degli azzimi e il sacrificio dell'agnello, che la Legge ed i Profeti prescrivono di osservare per sempre? Perché, insomma, non evitate di infrangere i noviluni, i battesimi, la festa dei tabernacoli e altre cerimonie carnali di questo genere della Legge dei Profeti, se Cristo non le ha abolite? Perciò non avrei torto a dire che se volete che si mantenga salda la ragione di questo vostro disprezzo, è necessario o che neghiate di essere discepoli di Cristo o che ammettiate una buona volta che Cristo ha abolito per primo tutti questi precetti. Una volta ammesso ciò da parte vostra, allora consegue che o falsamente fu scritto che egli disse di non essere venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento; o che questo versetto significa non so cosa di interamente differente da quanto voi supponete.

La legge data per mezzo di Mosè divenne grazia e verità per mezzo di Cristo.

7. AGOSTINO. Se ormai consenti che Cristo abbia detto: Non sono venuto ad abolire la Legge o i Profeti, ma per dare compimento 12, e poiché ti sembra difficile venire contro l'autorità del Vangelo, allora ti sembrerà difficile anche venire contro l'Apostolo, quando dice: Ora ciò avvenne come esempio per noi 13; e ancora quando dice di Cristo: Il Figlio di Dio non fu " sì " e " no ", ma in lui c'è stato il " sì ". E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute " sì " 14; cioè in lui sono state rivelate, in lui portate a compimento. E allora vedrai senza essere offuscato quale legge venne a portare a compimento ed in qual modo l'abbia fatto. E non continuerai a diffonderti passando per i tre generi di leggi ed i tre generi di profeti, cercando dove uscire e non trovando la via. Perché è chiaro (e che sia più luminoso della luce lo attesta spesso anche la scrittura del Nuovo Testamento) quale legge e quali profeti Cristo non venne ad abolire, ma a portare a compimento. Si tratta proprio di quella legge, infatti, che, data per mezzo di Mosè, divenne grazia e verità per mezzo di Gesù Cristo 15. Proprio quella legge, dico, data per mezzo di Mosè, del quale Cristo disse: Perché di me egli ha scritto 16. È indubbiamente proprio quella legge che sopraggiunse perché abbondasse il peccato 17: parole che di solito avete sulla bocca, senza capire nulla, per biasimarla. Allora leggi e renditi conto che si tratta proprio di quella della quale si dice: Così la legge è santa e santo e giusto e buono è il comandamento. Ciò che è bene è allora diventato morte per me? No davvero. Ma il peccato, per rivelarsi peccato, servendosi di ciò che è bene mi ha dato la morte 18. La legge, infatti, non ordinava il peccato, affinché, con il suo sopraggiungere, esso abbondasse; ma l'aggiunta del santo, buono e giusto comandamento aveva reso i superbi molto sicuri di sé, rei anche di prevaricazione; umiliati in quel modo impararono che spetta alla grazia attraverso la fede non essere più sottoposti alla legge per via della trasgressione, ma uniti alla legge per via della giustizia. Lo stesso Apostolo dice: Prima però che venisse la fede, noi eravamo rinchiusi sotto la custodia della legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata. Così la legge è per noi come un pedagogo che ci ha condotto a Cristo. Ma appena è giunta la fede noi non siamo più sotto un pedagogo 19. Poiché l'accusa della legge non ci lega, ormai liberati dalla grazia. Infatti, prima che ricevessimo, in umiltà, la Grazia spirituale, la lettera ci mortificava soltanto, ordinandoci ciò cui non potevamo adempiere. Perciò Paolo dice: La lettera uccide, lo Spirito dà vita 20. Ed ancora egli dice: Se infatti fosse stata data una legge capace di conferire la vita, la giustificazione scaturirebbe davvero dalla legge; la Scrittura invece ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché ai credenti la promessa venisse data in virtù della fede in Gesù Cristo 21. E parimenti dice: Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato, perché condannasse il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo spirito 22. Ecco cosa significa: Non venni ad abolire la legge ma a portarla a compimento. Perché appunto la legge incatenò i superbi anche con la colpa della prevaricazione, accrescendo il peccato con l'ordinare ciò cui essi non possono adempiere; la giustizia della stessa legge è portata a compimento dalla grazia dello Spirito in coloro che imparano ad essere miti ed umili di cuore da Cristo, che venne non ad abolirla, ma a portarla a compimento. Inoltre, poiché anche se siamo posti sotto la grazia, in questa vita mortale è difficile portare perfettamente a compimento ciò che è scritto nella legge: Non desiderare 23, egli, fatto sacerdote per il sacrificio della sua carne, ottiene per noi il perdono, portando a compimento la legge anche in questo; cosicché ciò in cui meno riusciamo con la nostra debolezza è recuperato con la perfezione di colui del cui capo noi siamo stati fatti membra. Perciò Giovanni dice: Figlioli, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati 24.

La profezia che prometteva l'avvento del Salvatore è divenuta verità in Gesù Cristo.

8. Le profezie, poi, le ha portate a compimento quando in lui la promessa di Dio è diventata verità. Ho ricordato poc'anzi quanto detto dall'Apostolo: E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute Sì. Ed ancora: Dico infatti che Cristo si è fatto servitore dei circoncisi in favore della veracità di Dio, per compiere le promesse dei padri 25. Ciò che dunque era promesso nei profeti, sia apertamente sia attraverso figure sotto forma di parole o di azioni, è stato portato a compimento in lui, che non venne ad abolire la Legge ed i Profeti, ma a portarli a compimento. Invece voi non capite che se certe azioni e riti, che prefiguravano cose future, ancora venivano compiute dai Cristiani, l'unico significato era che non erano ancora venute quelle cose allora prefigurate. Ciò che, infatti, è preannunciato come ancora da venire, o non viene ancora o, se già è venuto, il suo preannuncio è superfluo ed ingannevole. Perciò dove a voi sembra che Cristo non abbia portato a compimento i profeti, perché non sono fatte dai Cristiani certe cose che sono state istituite grazie ai profeti, affinché fossero fatte dagli Ebrei, quella è piuttosto la prova dell'avvenuto compimento. Fino a tal punto, infatti, è stata portata a compimento ogni cosa profetizzata con tali figure, da non venir più profetizzata per mezzo di esse. Riguarda questo, infatti, ciò che il Signore stesso dice: La Legge e i Profeti fino a Giovanni 26. La legge, infatti, che rinchiudeva i trasgressori in una colpa ulteriore in virtù di quella fede che in seguito è stata rivelata, è divenuta grazia attraverso Gesù Cristo, per mezzo del quale la grazia ha sovrabbondato: perciò quella che non era compiuta con l'imperativo della lettera fu portata a compimento con la libertà della grazia. Allo stesso modo ogni forma di profezia che nella legge prometteva l'avvento del Salvatore, non solo a parole ma anche con la figura di certe azioni, è divenuta verità in Gesù Cristo. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo 27. Dal suo avvento cominciò ad essere annunziato il regno di Dio: La Legge e i Profeti fino a Giovanni; la legge per far sentire colpevoli quelli che desiderano la salvezza; i profeti per promettere l'avvento del Salvatore. Chi non sa che ci sono stati altri profeti nella Chiesa dopo l'ascensione di Cristo? Di essi Paolo dice: Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri 28 e così via. Pertanto non si riferì a loro: La Legge e i Profeti fino a Giovanni, ma a quelli che profetizzarono il primo avvento di Cristo. Tale avvento, poiché si è compiuto, non potrebbe assolutamente essere ancora profetizzato.

Il cristiano e la circoncisione, il battesimo, il sabato.

9. Di conseguenza, quando chiedi perché un cristiano non sia circonciso nella carne se Cristo non venne ad abolire la legge ma a portarla a compimento, rispondo che il cristiano non è circonciso proprio perché ciò che era profetizzato da quella circoncisione ormai Cristo lo ha portato a compimento. Infatti la resurrezione di Cristo ha portato a compimento ciò che era simboleggiato in quel rito: l'essere spogliati della natura carnale. Ciò che avverrà nella nostra resurrezione è garantito dal sacramento del Battesimo. Il sacramento della vita nuova non doveva del tutto essere messo da parte, poiché in noi la resurrezione dei morti deve ancora avvenire; e tuttavia cambiò in meglio, con il Battesimo seguente, perché già è avvenuto quello che mai era avvenuto: che a noi venisse offerto l'esempio della futura vita eterna nella resurrezione di Cristo. Quando chiedi perché un cristiano non osservi il riposo del sabato, se Cristo non venne ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, rispondo: anzi, proprio per questo il cristiano non l'osserva, poiché ciò che era profetizzato in quella figura Cristo l'ha ormai portato a compimento. Abbiamo il nostro sabato in lui, che disse: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime 29.

I Cristiani non osservano ciò che le figure del V. Testamento promettevano in modo profetico, perché Cristo le ha portate a compimento.

10. Quando chiedi perché un cristiano non osservi la distinzione nei cibi, che è comandata nella legge, se Cristo non venne ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, rispondo: anzi, proprio per questo il cristiano non l'osserva, poiché ciò che era profetizzato in quella figura Cristo l'ha ormai portato a compimento, non ammettendo nel suo corpo, che nei suoi santi predestinò alla vita eterna, niente che attraverso quegli animali era simboleggiato nella condotta degli uomini. Quando chiedi perché un cristiano non offra a Dio sacrifici di carne e di sangue di animali immolati, se Cristo non venne ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, rispondo che, anzi, a maggior ragione il cristiano non deve più fare di queste offerte, perché ciò che con esse era profetizzato Cristo lo ha portato a compimento immolando la sua carne e il suo sangue. Quando chiedi perché un cristiano non osservi gli azzimi come fanno i Giudei, se Cristo non venne ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, rispondo che, anzi, a maggior ragione il cristiano non li osserva, perché ciò che era profetizzato da quella figura, tolto il lievito della vecchia vita, Cristo lo ha portato a compimento, indicando la nuova vita 30. Quando chiedi perché il cristiano non celebri la Pasqua dell'agnello, se Cristo non venne ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, rispondo che per questo motivo il cristiano non celebra più la Pasqua così, perché ciò che era preannunziato da quella figura, Cristo, agnello senza macchia, lo ha portato a compimento con la sua passione. Quando chiedi per quale motivo un cristiano non celebri i noviluni prescritti nella legge, se Cristo non venne ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, rispondo che, anzi, per questo il cristiano non li celebra, perché ciò che doveva essere preannunziato, motivo per cui erano celebrati, Cristo l'ha portato a compimento. Infatti la celebrazione del novilunio preannunciava una nuova creatura, della quale l'Apostolo dice: Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove 31. Quando chiedi perché il cristiano non osservi le abluzioni per ciascuna forma di impurità, se Cristo non venne ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, rispondo che il cristiano non le osserva proprio perché erano figura di quelle future, che Cristo ha portato a compimento. Venne infatti a seppellirci insieme con sé nella morte per mezzo del Battesimo, cosicché come Cristo è risuscitato dai morti così anche noi possiamo camminare in una vita nuova 32. Quando chiedi perché la festa dei tabernacoli non sia una solennità per i Cristiani, se la legge è stata portata a compimento da Cristo, non abolita, rispondo che tabernacolo di Dio sono i suoi fedeli, nei quali si degna di abitare se sono uniti e in un certo senso legati strettamente nella carità. E proprio per questo i Cristiani non osservano ciò che quella figura prometteva in modo profetico: perché Cristo l'ha portato a compimento nella sua Chiesa.

Conclusione: l'osservanza dei precetti della Scrittura preannunciò Cristo, venuto il quale essa venne meno.

11. Ed ora, conformemente all'impegno assunto, ho toccato con quanta brevità potessi questi argomenti perché non fossero lasciati passare nel silenzio. I restanti discorsi, fatti minutamente ed analiticamente, riempirono molti ed ampi libri, i quali non mostrarono altro se non che Cristo era stato profetizzato. Così tutti quei precetti tratti dalla Scrittura che credete non vengano osservati dai Cristiani perché Cristo li avrebbe aboliti, si scopre piuttosto che non sono osservati dai Cristiani perché Cristo li ha portati a compimento. In effetti, proprio l'osservanza di tali figure preannunciò Cristo. Allora che c'è di strano, di assurdo, anzi di non congruente e irragionevole se dopo il suo arrivo cessò tutto ciò che veniva fatto così da preannunciarlo? Le figure di quelle cose che venivano osservate perché proprio dalla loro osservanza fosse profetizzata la venuta prossima di Cristo, non si deve credere che con l'avvento di Cristo non siano state portate a compimento perché con la sua venuta non sono osservate; al punto che sarebbero ancora osservate se non fossero state portate a compimento con l'avvento di Cristo. Gli uomini, poi, non possono unirsi sotto nessuna religione, sia vera sia falsa, se non saranno legati da una forma di condivisione di segni distintivi o sacramenti visibili; la forza di quei sacramenti ha un valore inenarrabile e perciò chi li disprezza diventa sacrilego. In modo empio essa viene disprezzata, ma senza di essa la pietà non si esprime appieno.

La forza dei sacramenti è la carità.

12. È vero, però, che visibili sacramenti di pietà possono trovarsi anche negli empi, come leggiamo del santo Battesimo ricevuto anche da Simon Mago 33. Gli empi diventano tali e quali li definisce l'Apostolo: Con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore 34. La forza interiore della pietà, invece, è il fine del comandamento, cioè carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera 35. Per cui l'apostolo Pietro, parlando del sacramento dell'arca nella quale la famiglia di Noè fu salvata dal diluvio, dice: Così, con una figura simile, il battesimo ora salva voi. E perché non credessero che fosse loro sufficiente un sacramento visibile, per mezzo del quale avevano la forma della pietà, e negassero la sua forza vivendo in modo dissoluto e immorale, subito aggiunse: Esso non è rimozione di sporcizia del corpo, ma invocazione di salvezza di una buona coscienza 36.

I nuovi sacramenti istituiti da Cristo.

13. Perciò i primi sacramenti, che erano osservati e celebrati secondo la legge, erano segni che annunziavano Cristo venturo; poiché Cristo li ha portati a compimento con il suo avvento, sono stati aboliti. E sono stati aboliti poiché sono stati portati a compimento. Non è venuto, infatti, ad abolire la legge, ma a portarla a compimento. Ed altri sono stati istituiti, più forti quanto al valore, più benefici quanto al loro uso, più facili da mettere in atto, di numero minore, così come è stata rivelata la rettitudine della fede e i figli di Dio sono stati chiamati alla libertà ed è stato tolto il giogo della schiavitù 37, che si addiceva ad un popolo duro e carnale.

Gli antichi giusti soffrirono in nome della fede verso ciò che ora al cristiano è stato rivelato.

14. Se gli antichi uomini giusti, che capivano che in quei sacramenti era preannunziata la futura rivelazione della fede, della quale anche allora essi vivevano, sebbene ancora velata e nascosta, e tuttavia compresa con il dono della pietà - perché in questa vita nessuno può essere giusto se non chi vive di fede 38 -; se dunque gli antichi uomini giusti furono pronti a soffrire con fermezza ogni tribolazione e tortura per amore di quei sacramenti e di quelle figure che preannunciavano cose non ancora compiutesi - e la maggior parte li soffrì -; se noi celebriamo i tre fanciulli e Daniele, poiché non vollero essere contaminati dalla mensa del re 39, poiché era contrario al sacramento del loro tempo; se noi presentiamo con grande ammirazione i Maccabei, che non vollero toccare il cibo di cui ora i Cristiani fanno uso legittimamente, dal momento che allora non era lecito in ragione del tempo profetico 40, quanto più ora un cristiano dovrebbe essere pronto a soffrire ogni cosa in nome del Battesimo di Cristo, dell'Eucaristia di Cristo, del segno di Cristo, poiché quelle sono state le promesse di ciò che doveva compiersi, e questi sono prove di ciò che ha avuto compimento? Infatti ciò che ancora è promesso alla Chiesa, cioè al corpo di Cristo, ed è proclamato nella rivelazione e nel salvatore stesso, capo del corpo, mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù 41, è già stato portato a compimento. Cosa è promesso, infatti, se non la vita eterna, con la resurrezione dai morti? Questo è già stato portato a compimento in quella carne, poiché il Verbo si fece carne ed abitò in mezzo a noi 42. Allora, dunque, la fede era nascosta, poiché tutti i giusti ed i santi di quei tempi credevano e speravano le stesse cose; e tutti quei sacramenti e riti sacri esprimevano promesse future; ora, invece, è stata rivelata la fede nella quale era rinchiuso il popolo sotto la custodia della legge 43; e ciò che è promesso a quanti credono nel giudizio, è già stato portato a compimento nell'esempio di colui che non venne ad abolire la Legge ed i Profeti, ma a portarli a compimento.

Domanda sul valore della fede prima e dopo la resurrezione di Cristo.

15. Tra gli studiosi delle sacre Scritture ci si chiede se la fede in Cristo prima della sua passione e risurrezione (fede che acquisivano mediante rivelazioni o attingevano nei profeti) ebbe presso gli antichi giusti tanta efficacia quanta ne ha ora la fede in Cristo che patì ed è risorto; se proprio l'effusione del sangue dell'Agnello di Dio, che avvenne, come egli stesso dice, per molti, in remissione dei peccati 44 abbia conferito o aggiunto qualche beneficio ed abbia purificato anche quelli che, pur credendo a questo evento, partirono da questa vita prima che avvenisse; e se la sua morte sia giunta a visitare anche i morti, in vista della liberazione. Ma ora sarebbe troppo lungo - e non necessario a quest'opera - discutere tale questione approfondendola, o anche delinearla convalidando quanto è stato trovato in essa.

Prima del compimento della legge era lecito esprimersi con verbi al futuro; con la venuta di Cristo si deve usare il tempo passato.

16. Intanto sarà sufficiente dimostrare, contro la calunniosa ignoranza di Fausto, quanto vaneggino, sbagliando, coloro che credono che, una volta cambiati i segni ed i sacramenti, siano diverse anche le cose che il rito profetico preannunciò come promesse e di cui il rito evangelico annunciò il compimento; e quanto vaneggino coloro che ritengono che, essendo le cose sempre identiche, non si sarebbe dovuto annunziarne il compimento con sacramenti diversi, rispetto a quelli che lo preannunciavano futuro. Se infatti i suoni delle parole del nostro linguaggio cambiano secondo il tempo ed una medesima cosa in un modo si dice che " deve esser fatta ", in un altro che " è stata fatta ", così come queste due parole appena dette (" deve esser fatta ", " è stata fatta ") non hanno prodotto un suono secondo identici intervalli di tempo, né mediante le stesse lettere e sillabe; che cosa c'è di strano se con alcuni misteriosi segni distintivi sono state promesse la futura passione e la futura resurrezione di Cristo, con altri si annuncia che è già avvenuta? Dal momento che le stesse parole " avverrà " e " è avvenuta ", " patirà " e " ha patito ", "risorgerà " ed " è risorto " non hanno potuto presentarsi con lettere uguali né produrre un suono simile? Cos'altro sono, infatti i singoli sacramenti del corpo, se non - per così dire - certe parole visibili, sacre, certo, eppure mutevoli e temporanee? Perché Dio è eterno, ma non l'acqua ed ogni azione materiale che si compie, avviene e passa quando battezziamo; di nuovo anche le stesse sillabe, che risuonano rapidamente e passano in un momento, quando si dice "Dio ", se non si pronunciano non avviene la consacrazione. Tutte queste azioni passano, i suoni passano, ma la forza che attraverso essi opera rimane perennemente, ed il dono spirituale che si introduce attraverso essi è eterno. Allora dire: se Cristo non avesse abolito la Legge ed i Profeti, i sacramenti della Legge e dei Profeti, sarebbero ancora conservati nelle comunità e nelle celebrazioni dei cristiani, equivale ad affermare che se Cristo non avesse abolito la Legge ed i Profeti dovrebbero essere ancora promesse la sua nascita futura, la sua morte, la sua resurrezione; mentre non li ha aboliti, ma li ha portati a compimento, perché non è più promesso che nascerà, soffrirà, risorgerà (come quei sacramenti un tempo proclamavano), ma si annuncia che è nato, ha sofferto, è risorto (come ora proclamano questi sacramenti amministrati dai cristiani). Chi dunque venne non ad abolire la Legge ed i Profeti, ma a portarli a compimento, proprio con il compimento ha tolto quelle cose attraverso le quali ancora era promesso che doveva compiersi ciò che risulta ormai compiuto. Proprio come se avesse eliminato queste parole: " nascerà, soffrirà, risorgerà ", che erano appropriate quando queste cose dovevano avvenire, e avesse stabilito di dire " nacque, soffrì, è risorto ", che sono appropriate ora che quelle cose sono state portate a compimento e perciò eliminate.

Il cammino verso la fede in Cristo dei primi Giudei e dei Gentili.

17. Come dunque codeste parole, così quei sacramenti del popolo antico dovettero essere tolti e sostituiti perché ormai sono stati portati a compimento per mezzo di Colui che non venne ad abolire la Legge ed i Profeti. Ai primi cristiani, che da Giudei erano venuti alla fede, finché non venissero persuasi per gradi ad abbandonare una consuetudine tanto antica e venissero condotti ad una perfetta comprensione, e poiché erano nati ed erano stati educati in tal modo, gli apostoli permisero di conservare i riti e la tradizione dei padri; ed esortarono quelli che avevano questo compito ad accettare la loro lentezza e le loro consuetudini. Ne risulta che l'Apostolo circoncise Timoteo, di madre giudea e padre greco 45, per riguardo a quelli presso cui era venuto con lui; ed egli stesso conservò tale consuetudine tra loro, non con una finzione ingannevole, ma con un saggio proposito. Poiché codesti sacramenti non erano nocivi né ai nati né a quanti erano stati educati in tal modo, sebbene non fossero più necessari a simboleggiare cose future. Sarebbe stato più nocivo proibirli perché dannosi, fra quegli uomini fino ai quali dovettero conservarsi. Poiché Cristo, che era venuto a portare a compimento tutte quelle profezie, li aveva trovati iniziati alla loro religione; cosicché gli altri ormai, che non erano vincolati da nessun obbligo di tal genere, ma come da un muro opposto, cioè dal prepuzio, si incontravano con Cristo, pietra angolare, non erano costretti a nulla di simile 46. Se invece, come Timoteo, avessero voluto spontaneamente avvicinarsi ed incontrarsi con quelli che erano venuti dalla circoncisione ed erano ancora dediti a tali sacramenti, non sarebbe stato loro proibito. Ma se avessero creduto che dalle opere della legge dipendesse la loro speranza e la loro salvezza gli sarebbe stato proibito come se si trattasse di una peste fatale. Da qui deriva quanto l'Apostolo dice: Ecco, io Paolo vi dico: Se vi fate circoncidere Cristo non vi gioverà nulla 47; cioè se lo avessero fatto come volevano e come erano stati persuasi a credere da alcuni depravati: convinti che senza queste opere della Legge non avrebbero potuto essere salvi 48. Infatti, poiché i Gentili si avvicinarono alla fede in Cristo soprattutto grazie alla predicazione dell'apostolo Paolo (come era giusto che facessero), così da non essere oppressi da nessuna osservanza giudaica - poiché quelli in età avanzata trovavano un impedimento alla fede nella paura verso quelle insolite cerimonie, soprattutto la circoncisione; e poiché non erano stati imbevuti in tali sacramenti fin dalla loro nascita, se fossero divenuti proseliti nella maniera d'una volta era come se con quei misteri si promettesse che Cristo doveva ancora venire - dunque avvicinandosi alla fede in questo modo, come ormai era necessario che i Gentili facessero, quelli che vi si erano accostati a partire dalla circoncisione, non comprendendo perché a loro fossero permessi quei sacramenti e perché ai Gentili non dovessero essere imposti, avevano cominciato a perturbare la Chiesa con alcuni disordini carnali, perché i Gentili ammessi a far parte del popolo di Dio non diventavano proseliti nel modo consueto con la circoncisione della carne ed altre simili osservanze della Legge. E fra questi Gentili c'erano di quelli che insistevano molto perché ciò avvenisse, per paura dei Giudei fra i quali vivevano. Contro questi l'apostolo Paolo scrisse spesso; e riprese con un fraterno rimprovero anche Pietro, che si era lasciato attirare nella loro ipocrisia 49. Ma dopo che gli apostoli si furono riuniti, anche con la loro decisione stabilirono che i Gentili non dovessero essere obbligati a queste opere della Legge 50. Dispiacque ad alcuni Cristiani circoncisi, che non riuscivano a comprendere che tali osservanze non erano state proibite a quelli soli che la fede rivelata aveva già trovato imbevuti di esse, affinché giungesse a pieno compimento in loro la stessa opera profetica in cui, prima del compimento della profezia, si erano già impegnati; ed affinché, se da quelle osservanze fossero stati allontanati, non sembrasse che quella opera profetica fosse stata disapprovata piuttosto che portata a termine. Se, invece, tali osservanze fossero state imposte anche ai Gentili, si sarebbe creduto o che non erano state istituite per preannunciare Cristo o che ancora lo preannunciavano. Perciò all'antico popolo di Dio, prima che Cristo venisse a portare a compimento la Legge ed i Profeti, fu richiesto di osservare tutte quelle cose che preannunciavano Cristo. Liberi furono quelli che capivano a cosa servivano, servi quelli che non lo capivano. Ma quanto al popolo successivo, che si accostò alla fede con cui si predicava che Cristo era già venuto, aveva sofferto ed era risorto, certo se si trattava di uomini che la fede aveva trovato già preparati a tali sacramenti, non erano costretti ad osservarli né era loro proibito farlo; invece, a quanti avevano creduto trattandosi di uomini liberi, non costretti da alcuna necessità di stirpe, di consuetudine, di convenienza, addirittura era proibito; così attraverso di loro avrebbe cominciato ad essere manifesto che tutte quelle cose erano state istituite perché dovevano preannunciare Cristo; dopo la sua venuta e l'adempimento di queste promesse, era necessario che cessassero. Alcuni credenti nella circoncisione, che non lo capivano, non contenti perciò di questa regolata distribuzione dello Spirito Santo operante per mezzo degli apostoli, si ostinarono in quella perversione, per costringere anche i Gentili a vivere secondo la legge giudaica. Sono quelli che Fausto ha ricordato con il nome di Simmachiani o Nazareni, i quali fino ai nostri giorni, pur essendo pochi ormai, tuttavia ancora continuano a sussistere come setta.

I Cristiani osservano i precetti riguardanti la condotta, ma non quelli legati alla promessa della venuta di Cristo.

18. Da cosa, dunque, costoro muovono accusa alla Legge ed ai Profeti, dicendo che Cristo venne ad abolire la legge piuttosto che a portarla a compimento? Perché i Cristiani non osservano ciò che vi è prescritto? I Cristiani non osservano solo quelle cose che preannunciavano Cristo! E non le osservano perché Cristo ha portato a compimento quelle promesse, e quelle che sono state ormai portate a compimento non sono più preannunciate. E i segni che le preannunciavano avrebbero dovuto avere un termine presso uomini che erano stati trovati già imbevuti di tali promesse dalla fede in un Cristo che veniva a portarle a compimento? I Cristiani non osservano, infatti, ciò che è scritto: Ascolta, Israele: Il Signore Dio tuo, è l'unico Dio: Non ti farai idolo 51 e così via? I Cristiani non osservano ciò che è detto lì: Non pronuncerai invano il nome del Signore tuo Dio? I Cristiani non osservano persino il sabato, che serve per comprendere il senso del vero riposo? I Cristiani non onorano i loro genitori, secondo quanto è lì comandato? I Cristiani non si astengono dall'adulterio, dall'omicidio, dal furto, dalla falsa testimonianza o dal desiderare la donna d'altri o dal desiderare la roba d'altri: tutte cose che sono scritte nella legge 52? Questi precetti riguardano la condotta, quei sacramenti riguardano le promesse: i primi sono portati a compimento con l'aiuto della grazia, i secondi con il dono della verità. Entrambi per mezzo di Cristo, che ha sempre donato quella grazia ed anche ora la rivela; e che allora prometteva questa verità che ora manifesta; perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo 53. Pertanto queste cose che sono custodite in una coscienza che vive rettamente sono portate a compimento da una fede che opera per mezzo della carità 54, mentre quelle il cui oggetto aveva il significato di una promessa, una volta espressa la loro sostanza, sono passate. Così è avvenuto anche per quelle cose che non sono state abolite ma portate a compimento; perché Cristo non le mostrò vane né fallaci quando rivelò ciò che era promesso dal loro significato.

Cristo non fece distinzione di precetti da portare a compimento.

19. Pertanto non è vero che il Signore Gesù non portò a compimento certi precetti (come crede Fausto), che erano stati già annunziati da uomini giusti prima della legge di Mosè, come: Non uccidere, che invece non confutò ma piuttosto confermò quando richiamò dall'ira e dall'ingiuria 55, e che invece abolì alcuni che sembravano peculiari della legge degli Ebrei, come Occhio per occhio, dente per dente, che sembra piuttosto aver eliminato che confermato, quando dice: ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra 56, ecc. Noi infatti diciamo che anche queste cose che costoro credono abolite da Cristo, riconoscendole come contrarie, e che siano state istituite opportunamente allora, in considerazione di quei tempi, ora non sono state abolite da Cristo, bensì portate a compimento.

Vari casi in cui Cristo ha portato a compimento la giustizia e l'insegnamento della legge: l'ingiuria contro il fratello;

20. Perciò, in primo luogo, chiedo a costoro se quegli antichi giusti, Enoch e Seth - questi, infatti, sono menzionati soprattutto da Fausto -, e se alcuni altri che vissero non solo prima di Mosè ma anche prima di Abramo, si adirarono contro il fratello senza un motivo o dissero al fratello: Stupido. Se non lo dissero, perché non insegnarono anche tale condotta? E se la insegnarono pure, chiedo in che modo Cristo abbia portato a compimento la loro giustizia e il loro insegnamento, aggiungendo: Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, o se gli dice: stupido, o se gli dice: pazzo, sarà sottoposto a giudizio, o al sinedrio o al fuoco della Geenna 57, dato che quegli uomini vivevano in quel modo ed esortavano a viverci? Quei giusti ignoravano che si deve frenare l'ira e che non si deve provocare il fratello con un insulto insolente o lo sapevano senz'altro ma non potevano astenersi da queste cose? In questo caso meritavano la Geenna: come, dunque, considerarli giusti? Di certo non oserai dire che la loro giustizia fu inesperta del suo dovere, né intemperante così da renderli meritevoli della Geenna. Perché, dunque, Cristo avrebbe portato a compimento quella legge secondo la quale vivevano gli antichi giusti, aggiungendo queste cose, non potendo la loro giustizia sussistere senza di esse? O stai per dire che una impetuosa iracondia, una lingua maligna cominciarono ad avere a che fare col peccato da quando venne Cristo, mentre prima non era iniquo commettere queste colpe col cuore o con la bocca? Come in alcune cose istituite secondo la convenienza dei tempi troviamo ora qualcosa di non lecito, mentre prima lo era; o ciò che prima non lo era, ora vediamo che lo diventa. Non sarai così folle da dire questo; ma anche se lo farai ti si risponderà che Cristo non è venuto a portare a compimento ciò che mancò alla legge antica secondo questa idea, ma ad istituire una legge che non c'era; se è vero che dire al fratello: Sciocco, non essendo iniquo presso gli antichi giusti, ora Cristo volle che fosse così iniquo che chiunque lo dica meriti la Geenna. Pertanto non hai ancora trovato a quale legge mancarono un tempo queste parti, aggiunte le quali ora Cristo l'ha portata a compimento.

l'adulterio;

21. Per caso la legge di non commettere adulterio era incompleta presso quegli antichi giusti, finché non fu adempiuta dal Signore che aggiunse che nessuno deve guardare una donna per desiderarla? Così hai ricordato la frase stessa: " Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio; ma io vi dico: non desiderate affatto. È l'adempimento ", dici. Esponi esattamente le parole del Vangelo! Non sminuire con le tue ciò che è stato detto e vedi che cosa hai pensato di quegli antichissimi giusti! Si dice: Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore 58. Davvero quei giusti, Seth ed Enoch, o altri simili a loro, commettevano adulterio nei loro cuori? E il loro cuore non era tempio di Dio, o commettevano adulterio nel tempio di Dio? Se non osi dirlo, come puoi dire anche che Cristo, quando venne, portò a compimento la loro legge, che già ai loro tempi era completa?

il giuramento;

22. Riguardo al non giurare 59, poi, poiché anche qui hai detto che la loro legge è stata portata a compimento da Cristo, non posso affermare che gli antichi giusti non giurassero, poiché troviamo che anche l'apostolo Paolo giurò 60. Non si allontanano dalla vostra bocca, invece, i frequenti giuramenti, dal momento che giurate per la luce, che amate come le mosche; poiché la luce della mente, del tutto estranea a codesti occhi, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo 61, non sapete pensarla da qualche parte; e giurate anche per il vostro signore Manicheo, che era chiamato Mani nella lingua originaria. Ma voi, per evitare il sostantivo greco " follia ", come se il nome venisse declinato e allungato, avete aggiunto una specie di suffisso, con cui scivolate in un errore maggiore. Infatti uno di voi mi ha spiegato perché sia stato chiamato Manicheo: cosicché sembri in greco quasi un " infondere la manna ", perché in greco "infondere " si dice . Con ciò non so che cosa abbiate fatto se non che avete sognato una follia dai contorni più definiti. Infatti non avete aggiunto una lettera nella prima parte della parola, affinché si riconoscesse la parola " manna "; ma avete aggiunto nella seconda parte due sillabe, non pronunciando Mannicheo ma Manicheo, cosicché non significa altro se non " infondere follia " nei suoi discorsi tanto prolissi ed inutili. Spessissimo giurate anche per il Paraclito, non certo quello che Cristo promise e mandò ai discepoli 62, ma per quell'" infusore di follia ", come potrei tradurre in latino. Dal momento che, dunque, non cessate di giurare, vorrei sapere come interpretate anche questa parte della legge (che volete sia riconosciuta come antichissima), che per voi il Signore ha portato a compimento e maggiormente a causa dei giuramenti degli apostoli. Infatti che razza di autorità è la vostra, anche solo per voi stessi, tanto più per me o per qualunque persona? È perciò evidente, ormai, quanto diversamente si debbano intendere le parole di Cristo: Non sono venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento: vale a dire senza queste aggiunte che riguardano o la spiegazione degli antichi precetti citati o la loro trasformazione, non il loro compimento.

l'omicidio; lo spergiuro;

23. Poiché, infatti, non intendevano l'omicidio se non come distruzione del corpo, attraverso cui un uomo viene privato della vita, il Signore spiegò che ogni iniquo comportamento teso a nuocere al fratello è valutato come omicidio. Di conseguenza Giovanni dice: Chiunque odia il proprio fratello è omicida 63. E poiché credevano che soltanto l'unione illecita con una donna nel corpo si chiamasse adulterio, il Maestro dimostrò che anche il desiderare questo non è altro che adulterio. Parimenti, poiché spergiurare è un grave peccato, mentre non giurare o giurare il vero non lo sono (ma è molto più lontano dal giurare il falso chi non ha l'abitudine di giurare rispetto a chi è incline a giurare il vero), il Signore preferì che non ci allontanassimo dal vero non giurando, piuttosto che rischiare di spergiurare giurando il vero. Così anche l'Apostolo, nei discorsi che tenne, non giurò mai, per paura che, per l'abitudine di giurare, talvolta anche inconsapevolmente scivolasse nello spergiuro. Nei suoi scritti, però, dove c'è una considerazione più ampia e più favorevole, si trovano in più luoghi dei giuramenti, perché nessuno credesse che il peccato fosse nel giurare il vero, ma piuttosto capisse che i fragili cuori umani, non giurando, si mantengono più al sicuro dallo spergiuro. Esaminato questo, scopriamo che non sono state abolite quelle cose - come crede Fausto - che egli vuole riguardino propriamente Mosè.

l'amore verso i nemici;

24. A questo punto chiedo a loro perché vogliano che riguardi esclusivamente la legge di Mosè ciò che è stato detto agli antichi: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico 64. Non parlò anche l'apostolo Paolo di alcuni uomini odiosi a Dio 65? E senz'altro in questa raccomandazione il Signore stesso ci spinge ad imitare Dio. Perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. C'è da chiedersi, perciò, come intendere che si devono odiare i nemici secondo l'esempio di Dio dinanzi al quale alcuni sono odiosi, disse Paolo; e d'altra parte che si devono amare i nemici secondo l'esempio di Dio, che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e i malvagi, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Così apparirà che il Signore ha voluto mettere davanti a coloro che non hanno correttamente inteso ciò che fu detto: Odierai il tuo nemico, un'idea che non conoscevano affatto: amare i loro nemici. Ma sarebbe troppo lungo esaminare come debbano essere rispettate entrambe. Intanto, per costoro ai quali in generale non piace che si odi il proprio nemico, abbiamo un discorso che pesa sulla loro fronte quando chiediamo se il loro dio ami la stirpe delle tenebre: o, se si devono amare i nemici ora perché hanno una parte di bene, perché non dobbiamo anche odiarli per il fatto che hanno una parte di male. Con quella regola si risolve anche questo e si spiega che non c'è opposizione tra ciò che è detto nell'antica Scrittura: Odierai il tuo nemico, e nel Vangelo: Amate i vostri nemici 66: perché ciascun uomo iniquo, in quanto iniquo, deve essere odiato; però, in quanto uomo, deve essere amato; affinché condanniamo ciò che in lui giustamente odiamo, cioè il vizio, e, una volta corretto, possa essere liberato ciò che in lui giustamente amiamo, cioè la natura umana stessa. Questa, dico, è la norma per la quale odiamo il nemico per ciò che in lui è malvagio, cioè l'iniquità, e amiamo il nemico per ciò che in lui è buono, cioè la creatura socievole e razionale. Con la riserva che noi proviamo che egli è malvagio non per colpa della natura sua o di altri, ma per la propria volontà. Quelli, invece, ritengono l'uomo malvagio per colpa della natura della stirpe delle tenebre che, secondo loro, dio tutto intero temette, prima che fosse vinto in parte; e in parte fu vinto da essa, così da non essere interamente liberato. Pertanto, ascoltato e non compreso ciò che era stato detto agli antichi (Odierai il tuo nemico), gli uomini erano portati ad odiare l'uomo, mentre dovevano odiare solo il vizio: questi Dio corregge, dicendo Amate i vostri nemici, cosicché colui che già aveva detto Non sono venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento non abolì, riguardo all'odio verso il nemico, ciò che è stato scritto nella legge; ma dando particolarmente il precetto di amare i nemici ci spinge a comprendere come possiamo, nel caso di un'unica e medesima persona, sia odiarla per la sua colpa che amarla per la sua natura. Ma è troppo, per le menti perverse di costoro, intendere questo. Devono essere messi alle strette tanto da difendere secondo la logica perversa della loro calunnia, o meglio secondo la loro follia, il loro dio, del quale non possono dire che ami la stirpe delle tenebre; perciò, davanti al suo esempio, non hanno il modo con cui esortare ciascuno ad amare il proprio nemico. Sono riusciti ad attribuire, infatti, più amore verso il nemico alla stessa stirpe delle tenebre che al loro dio. Quella, come vanno delirando, bramò per sé la luce vicina e contigua e volle goderne e pensò di invaderla per goderne. E non è una colpa quella per cui si vuole il bene vero e che rende felici. Per cui anche il Signore dice: Il regno dei cieli soffre violenze e i violenti se ne impadroniscono 67. Questa stirpe delle tenebre, conforme alla sua vanità, volle far violenza e rubare il bene che aveva amato, attratta dalla sua luminosità e dal suo aspetto; dio non l'amò a sua volta, ma odiandola perché voleva godere di lui, si accinse ad estirparla completamente. Se, dunque, i malvagi amano il bene per goderne, i buoni, al contrario, odiano il male per non esserne contaminati, rispondete, Manichei: chi di loro obbedisce a ciò che Dio dice: Amate i vostri nemici? Ecco, se volete che ciascuno di questi precetti sia opposto dell'altro, il vostro dio fece ciò che è scritto nella legge di Mosè (Odierai il tuo nemico) e la stirpe delle tenebre ciò che è scritto nel Vangelo (Amate i vostri nemici). Del resto neppure inventandolo siete riusciti a trovare il modo con cui dirimere la questione tra le mosche che cercano la luce e le blatte che la fuggono: sostenete che entrambe sono figlie della stirpe delle tenebre. Come mai le une amano la luce, a loro estranea, mentre le altre, respingendola, si compiacciono piuttosto della loro origine? Forse che nascono più pulite le mosche nelle fetide cloache che le blatte in oscure stanzette?

la vendetta e il perdono;

25. Inoltre, ciò che fu detto agli antichi: Occhio per occhio, dente per dente, in che modo si contrappone a ciò che dice il Signore: Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra 68, ecc.? Dal momento che anche il precetto antico ha lo scopo di spegnere le fiamme dell'odio e di frenare gli animi intemperanti dei crudeli? Chi, infatti, si accontenta facilmente di restituire una vendetta di eguale misura dell'offesa ricevuta? Non vediamo, forse, uomini leggermente feriti preparare una strage, essere assetati di sangue, e a malapena trovare nelle sofferenze del nemico di cui saziarsi? Chi, colpito da un pugno, non scatena un'azione giudiziaria per la condanna di colui che l'ha percosso; o, se volesse percuoterlo a sua volta, non lo pesta completamente con pugni e calci. se non anche dopo aver afferrato un'arma? La legge, stabilendo una giusta misura a questa eccessiva (e perciò ingiusta) vendetta, istituì la pena del taglione, cioè che ciascuno subisca una pena tale e quale l'offesa inflitta. Pertanto, Occhio per occhio, dente per dente non è esca ma limite della furia, messo non per accendere ciò che era sopito, né per far propagare ciò che ardeva. Perché c'è una forma di giusta vendetta: giustamente si è debitori verso colui che abbia subìto l'offesa; di conseguenza quando perdoniamo, in qualche modo siamo generosi del nostro diritto. Perciò sono detti debiti quelli che nella preghiera del Signore siamo esortati a rimettere come uomini, perché a noi anche i nostri siano rimessi da Dio 69. Però non è ingiusto chiedere risarcimento di ciò che è dovuto, sebbene sia rimesso generosamente; ma come nel giurare anche chi giura il vero è vicino allo spergiuro, da cui è lontano chi non giura affatto; e sebbene non pecchi chi giura il vero, tuttavia è più lontano dal peccato chi non giura - cosicché la raccomandazione di non giurare è una protezione dal peccato di spergiuro -; così, mentre pecca chi con eccesso ingiustamente vuole vendicarsi e non pecca, invece, chi vuole vendicarsi avvalendosi giustamente di un limite, è più lontano dal peccato di una vendetta ingiusta chi non vuole affatto vendicarsi. Pecca, infatti, chi esige più del dovuto; non pecca, invece, chi esige il dovuto, ma è di gran lunga più sicuro dal peccato di essere un ingiusto esattore chi non esige affatto il dovuto, specialmente per non essere costretto a rendere il dovuto a Colui che non ha nessun debito. Avrei potuto, dunque, anch'io rendere questo passo così: " È stato detto agli antichi: Non ti vendicherai in modo ingiusto; io però dico: non vendicatevi affatto: c'è il compimento ". Come dice Fausto, riguardo al giurare: " È stato detto: Non giurare il falso, ma io dico: Non giurate affatto: c'è ugualmente il compimento ". Avrei, dunque, potuto anch'io usare la stessa espressione se mi fosse sembrato che con l'aggiunta di queste parole Cristo compensasse ciò che mancava alla legge, e non, piuttosto, che ciò che la legge voleva ottenere (che nessuno peccasse vendicandosi ingiustamente) si conservasse più sicuramente se nessuno si vendicasse affatto; così come ciò che la legge voleva ottenere (che nessuno peccasse giurando il falso) si conservasse più sicuramente se nessuno giurasse. Infatti, se: Occhio per occhio è il contrario di: Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra, perché: Adempi con il Signore i tuoi giuramenti non sarebbe il contrario di: Non giurare affatto 70? Fausto, però, non ritiene che questo precetto rappresenti l'abolizione, bensì il compimento: cosa che anche in questo caso avrebbe dovuto ritenere. Infatti se " Giura il vero " è portato a compimento da " Non giurare ", perché " Vendicati in maniera giusta " non è anche portato a compimento da " Non vendicarti "? Così ritengo che in entrambi ci sia una conservazione dal peccato sia di falso giuramento che di una ingiusta vendetta; quantunque, riguardo alla vendetta da condonarsi del tutto, ciò valga perché rimettendo siffatti debiti, meritiamo che siano rimessi anche a noi. Ma al popolo ostinato dovette anticamente essere posta una misura perché imparasse a non superare i limiti del dovuto; affinché, domata completamente l'ira, che trascina verso una vendetta eccessiva, chi volesse ormai, tranquillo prestasse attenzione a cosa egli stesso dovesse restituire - che desiderava gli fosse rimesso dal Signore -; così, con questa considerazione, rimettesse il debito al suo compagno di servitù.

l'atto di ripudio della propria moglie.

26. Ed anche il precetto di Dio di non ripudiare la moglie, se lo analizziamo accuratamente, vedremo che non è contrario a quanto è stato detto agli antichi: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio 71. Il Signore, infatti, spiegò cosa volesse dire la legge che aveva imposto senza distinzione a chi ripudia la moglie di darle l'atto di ripudio. Infatti la legge non dice: " Chi vuole, ripudi sua moglie "; a cui sarebbe contrario il non ripudiarla; ma senza dubbio non voleva che una moglie venisse ripudiata dal marito e vi frappose questo indugio cosicché l'animo precipitoso nel separarsi desistesse, trattenuto dalla redazione dell'atto di ripudio, e pensasse al male che c'è nel ripudiare una moglie. Soprattutto dato che, come riferiscono, presso gli Ebrei non era lecito a nessuno scrivere l'ebraico, se non agli scribi soltanto, che rivendicavano il possesso di una sapienza superiore e, se qualcuno di loro era dotato di equità e pietà, non soltanto rivendicavano la sapienza, ma la seguivano. A questi, perciò, che dovevano essere prudenti interpreti della legge e dissuadere con senso di giustizia dal ripudio, la legge volle affidare colui al quale ordinò di dare l'atto di ripudio se avesse ripudiato la moglie. Infatti egli non poteva scrivere l'atto di ripudio, ma solo quelli che, con questa occasione che capitava necessariamente, in un certo senso, nelle loro mani, potevano guidare con retto consiglio, ed operando pacificamente tra lui e la moglie potevano persuadere alla concordia ed all'amore. Se fosse sopraggiunto tanto odio da non potersi né estinguere né contenere, allora naturalmente si sarebbe scritto l'atto di ripudio; poiché il marito non avrebbe ripudiato senza motivo una moglie odiata a tal punto che nessuna persuasione da parte di uomini saggi l'avrebbe ricondotto all'amore dovuto ad un coniuge. Se infatti una moglie non è amata, la si deve ripudiare. Poiché, dunque, non la si deve ripudiare, la si deve amare. L'amore, però, può essere costruito con il consiglio e la persuasione, non può essere imposto costringendo uno contro la propria volontà. Questo doveva fare uno scriba giusto e saggio, come richiedeva la sua professione: quando un marito in contrasto con la moglie veniva da lui, gli ordinava di redigere l'atto di ripudio; ma lo scriba buono e prudente non l'avrebbe scritto se non fosse servito il consiglio alla riconciliazione in un animo troppo ostile e deviato. Ma tuttavia chiedo a voi: secondo la vostra sacrilega vanità, perché dovrebbe dispiacervi il ripudio di una moglie, che credete si debba avere non per la fedeltà del matrimonio ma per una criminale concupiscenza? È chiamato matrimonio per questo motivo: perché una donna non dovrebbe sposarsi se non per divenire madre. Cosa per voi odiosa. In quel modo, infatti, ritenete che una parte del dio vostro, vinta in battaglia e sottomessa dalla stirpe delle tenebre, sia immobilizzata anche dalle catene della carne.

Conclusione: con la sua venuta Cristo donò la carità necessaria a portare a compimento la giustizia della legge.

27. Ma dico quanto segue per spiegare meglio ciò che si tratta ora: se Cristo, quando aggiunse ad alcune antiche affermazioni richiamate all'attenzione, Ma io vi dico, né portò a compimento la legge dei primi uomini, con l'aggiunta di queste parole, né distrusse quella che fu data per mezzo di Mosè, come per opposizione di contrari; ma piuttosto valorizzò a tal punto tutte le citazioni della legge degli Ebrei che qualsiasi cosa disse in aggiunta ebbe il valore o di una spiegazione necessaria, nel caso in cui essa avesse affermato qualcosa in maniera oscura, o di una conservazione più sicura di ciò che essa volesse dire. Vedi, allora, come si deve interpretare altrimenti ciò che disse, di non essere venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento! Appunto non perché essa, in quanto incompiuta per metà, fosse integrata con quelle parole, ma perché ciò che non poteva compiere con l'ordine della lettera, a causa della presunzione dei superbi, con la persuasione della grazia fosse compiuto per la testimonianza degli umili, grazie alle azioni, non all'aggiunta di parole. La fede, infatti, dice l'Apostolo, opera per mezzo della carità 72. E poi dice: perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge 73. Cristo, con la sua venuta, donò codesta carità rivelandola per mezzo dello Spirito Santo che mandò secondo la sua promessa e con quella sola carità si sarebbe potuta portare a compimento la giustizia della legge. Perciò disse: Non sono venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento. Questo è il Nuovo Testamento, nel quale l'eredità del regno dei cieli è promessa a questo amore, ciò che era celato nelle figure del Vecchio Testamento, secondo la scansione del tempo. Di conseguenza ancora egli dice: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri 74.

Ulteriori confronti V.Testamento/N.Testamento a conferma delle argomentazioni precedenti.

28. Perciò tutti o quasi tutti gli avvertimenti ed i precetti che aggiunse con le parole: Ma io vi dico, si trovano anche in quei Libri antichi. Lì contro l'ira è stato detto: I miei occhi si consumano nel dolore 75; e Chi domina se stesso val più di chi conquista una città 76. Contro le dure parole: Un colpo di frusta produce lividure, ma un colpo di lingua rompe le ossa 77. Contro l'adulterio del cuore: Non desiderare la moglie del tuo prossimo 78. Non dice, infatti, " Non commettere adulterio ", ma: Non desiderare. L'Apostolo cita questo precetto della legge, quando dice: Non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare 79. Lì, riguardo alla pazienza nel non opporre resistenza, viene lodato l'uomo che offre a chi lo percuote la sua guancia e si sazia di umiliazioni 80. Sull'amore verso il nemico si dice: Se il tuo nemico ha fame, dàgli pane da mangiare, se ha sete, dàgli acqua da bere 81. Da qui la citazione dell'Apostolo 82. E nel Salmo: Troppo io ho dimorato con chi detesta la pace 83, e molte altre cose. Quanto, poi, all'imitare Dio nell'astenerci dalla vendetta e nell'amare anche i malvagi, hai lì un ampio passo su Dio stesso che agisce così. Infatti vi è scritto: Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio? Tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. Perché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l'avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi, se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita, perché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore 84. Cristo ci esorta ad imitare questa benigna pazienza di Dio, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti; così da trascurare di vendicare le nostre offese e fare del bene a coloro che ci odiano, per essere perfetti come il Padre nostro celeste è perfetto 85. È scritto poi in quei Libri antichi che vale per noi e per la remissione dei debiti dei nostri peccati il fatto che rimettiamo codesti debiti di vendette, e che si deve badare che se non lo facessimo non sarebbe rimesso il debito del peccato quando noi imploriamo: Chi si vendica avrà la vendetta del Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati. Perdona l'offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo, come oserà chiedere la guarigione al Signore? Egli non ha misericordia per l'uomo suo simile, ed osa pregare per i suoi peccati? Egli, che è soltanto carne, conserva rancore e cerca di propiziarsi di nuovo il Signore? e chi perdonerà i suoi peccati? 86

Cristo ha negato il ripudio, attestando la divina legittimità dell'unione del maschio e della femmina.

29. Inoltre, per quanto riguarda il non ripudiare una moglie, cos'altro o più opportuno potrei citare da quei Libri se non ciò che proprio il Signore rispose ai Giudei che lo interrogavano su questo argomento? Chiedendogli, infatti, se fosse lecito ripudiare una moglie per qualunque motivo disse loro: Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi. Ecco che a partire dai libri di Mosè ai Giudei si dimostra che non si deve ripudiare la moglie, mentre loro credevano, ripudiandola, di farlo secondo la volontà della legge di Mosè. Nello stesso tempo apprendiamo in questo punto, per attestazione di Cristo stesso, anche che Dio ha creato ed ha unito maschio e femmina; cosa che i Manichei, negando, condannano, opponendosi non più al libro di Mosè ma al Vangelo di Cristo. D'altra parte, però, se ciò che essi suppongono e predicano è vero, cioè che il diavolo abbia creato ed unito maschio e femmina, con quale diabolica astuzia Fausto critica Mosè perché scioglie i matrimoni mediante l'atto di ripudio e loda Cristo perché rafforza quel vincolo con il precetto del Vangelo, mentre senza dubbio, secondo la sua stolta e sacrilega dottrina, avrebbe dovuto lodare Mosè perché separa quello che aveva creato ed unito il diavolo ed avrebbe dovuto biasimare Cristo perché consolida una creazione ed un legame del diavolo? Inoltre, in che modo il Maestro buono spiega perché Mosè stesso, dal cui libro fu presentata una castità coniugale tanto santa ed inviolabile riguardo alla prima unione del maschio e della femmina, poi abbia permesso di ripudiare la moglie? Infatti quando i Giudei risposero: Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di mandarla via? rispose loro Gesù: Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli 87. Questo è ciò che abbiamo spiegato poco prima 88. Quanta durezza c'era, infatti, tale che non si potesse sciogliere e piegare neppure con l'intervento dell'atto di ripudio, dove si attribuiva la possibilità di dissuadere a uomini giusti e saggi, al fine di recuperare o rinnovare la carità del matrimonio? Così il Signore mostrò, con la testimonianza della medesima legge, che cosa la legge prescrivesse ai buoni e permettesse ai duri: sulla base della sacra Scrittura, menzionata l'unione del maschio e della femmina, ordinò di non ripudiare la moglie, ed evidenziò la divina legittimità dell'unione medesima, e mostrò che si deve dare l'atto di ripudio a causa della durezza di un cuore indomito o da domare.

I precetti del Signore non furono contrari a quelli degli Ebrei ed ebbero come fine la salvezza.

30. Perciò, dal momento che tutti quegli eccellenti precetti del Signore, che Fausto voleva mostrare contrari agli antichi Libri degli Ebrei, si trovano anche in quei Libri medesimi, per quale motivo il Signore venne non ad abolire la legge ma a portarla a compimento, se non per il fatto che, a parte le figure delle promesse (che sono state portate a compimento e superate una volta apparsa la verità), anche gli stessi precetti per cui la legge è santa e giusta e buona 89 sono portati a compimento in noi non dall'antico precetto letterale, che accresce le colpe dei superbi con il reato della trasgressione, ma dal nuovo intervento dello Spirito e la testimonianza degli umili, in vista della salvezza che rende liberi? Perché, in realtà, come tutti questi sublimi precetti non mancano in quei Libri antichi, così il fine al quale si rivolgono è occulto, sebbene i santi vivessero secondo esso, loro che vedevano la sua rivelazione futura e secondo l'opportunità dei tempi lo velavano profeticamente o interpretavano sapientemente ciò che era velato nella profezia.

I riferimenti alla vita eterna contenuti nel V. Testamento e fatti propri nel Nuovo.

31. Tutt'al più (non lo direi a caso) non so se qualcuno trovi in quei Libri l'espressione " regno dei cieli ", che tanto spesso usa il Signore. Vi si dice senza dubbio: Onorate la sapienza, perché possiate regnare sempre 90. E se proprio la vita eterna non fosse stata preannunciata chiaramente lì, il Signore non avrebbe detto, infatti, ai cattivi Giudei: Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza 91. A cosa si riferisce se non a questo, ciò che lì è scritto: Non morirò, resterò in vita e annunzierò le opere del Signore 92; e: Conserva la luce ai miei occhi, perché non mi sorprenda il sonno della morte 93; e: Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio; nessun tormento le toccherà; e poco dopo: Ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità 94. Per una breve pena, riceveranno grandi benefici; e in un altro luogo: I giusti, al contrario, vivono per sempre, la loro ricompensa è presso il Signore e l'Altissimo ha cura di loro. Per questo riceveranno una magnifica corona regale, un bel diadema dalla mano del Signore 95? Queste e molte altre testimonianze della vita eterna, molto esplicite o un po' oscure, si trovano in quegli scritti. E sulla stessa resurrezione dei corpi non tacquero i profeti. Onde i farisei combattevano assai aspramente contro i sadducei, che non vi credevano. Questo non appare con evidenza soltanto nei canonici Atti degli Apostoli, che costoro non accettano per non essere smentiti circa l'avvento del vero Paraclito promesso dal Signore 96, ma anche nel Vangelo, in cui i sadducei gli propongono la questione della donna che aveva sposato uno per volta sette fratelli: poiché nel suo matrimonio l'uno subentrava all'altro che moriva, gli chiedono di quale di essi sarebbe stata moglie nella resurrezione 97. Pertanto quella Scrittura abbonda di testimonianze della vita eterna e della resurrezione dei morti; ma questa espressione, cioè " regno dei cieli ", non mi viene da nessun luogo di essa. Questa, infatti, riguarda propriamente la rivelazione del Nuovo Testamento, poiché i corpi che erano stati terreni, per quel mutamento che Paolo menziona chiaramente, con la resurrezione diventeranno spirituali e perciò celesti 98, nei quali possiamo possedere il regno dei cieli. E l'uso di quell'espressione era riservato a colui che sarebbe venuto come Re per governare e come Sacerdote per santificare i suoi fedeli; di questo era gravido tutto quell'apparato del Vecchio Testamento, nelle genealogie, nelle azioni, nelle parole, nei sacrifici, nelle osservanze, nelle feste, e in tutte le parole di annuncio, negli eventi e nelle figure. Egli, pieno di grazia e di verità 99 - aiutandoci ad obbedire ai precetti con la grazia, e avendo cura di compiere le promesse con la verità - venne non ad abolire la legge, ma a portarla a compimento.

Note:



1 - Mt 5, 17.

2 - Cf. Rm 8, 2.

3 - Rm 2, 14-15.

4 - Rm 8, 2.

5 - Tt 1, 12.

6 - Mt 23, 34.

7 - 1 Cor 12, 28; Ef 4, 11.

8 - Mt 5, 21-44.

9 - Cf. Dt 27, 26.

10 - Cf. Gn 2, 2.

11 - Cf. Gn 17, 9-14.

12 - Mt 5, 17.

13 - 1 Cor 10, 6.

14 - 2 Cor 1, 19-20.

15 - Gv 1, 17.

16 - Gv 5, 46.

17 - Rm 5, 20.

18 - Rm 7, 12-13.

19 - Gal 3, 23-25.

20 - 2 Cor 3, 6.

21 - Gal 3, 21-22.

22 - Rm 8, 3-4.

23 - Es 20, 17.

24 - 1 Gv 2, 1-2.

25 - Rm 15, 8.

26 - Lc 16, 16.

27 - Gv 1, 17.

28 - 1 Cor 12, 28.

29 - Mt 11, 28-29.

30 - Cf. 1 Cor 5, 7.

31 - Cf. 2 Cor 5, 17.

32 - Cf. Rm 6, 4.

33 - Cf. At 8, 13.

34 - 2 Tm 3, 5.

35 - Cf. 1 Tm 1, 5.

36 - 1 Pt 3, 21.

37 - Cf. Gal 5, 1. 13.

38 - Cf. Rm 1, 17.

39 - Cf. Dn 1, 8.

40 - Cf. 2 Mac 7.

41 - Cf. 1 Tm 2, 5.

42 - Cf. Gv 1, 14.

43 - Cf. Gal 3, 23.

44 - Mt 26, 28.

45 - Cf. At 16, 1-3.

46 - Cf. Ef 2, 14. 20.

47 - Gal 5, 2.

48 - At 15, 1.

49 - Cf. Gal 2, 14.

50 - Cf. At 15, 6-11.

51 - Dt 6, 4.

52 - Es 20, 4-17.

53 - Gv 1, 17.

54 - Gal 5, 6.

55 - Cf. Es 20, 13; Mt 5, 21-22.

56 - Es 21, 24; Mt 5, 38-39.

57 - Mt 5, 22.

58 - Es 20, 14; Mt 5, 27-28.

59 - Cf. Es 20, 7; Mt 5, 33-37.

60 - Cf. Rm 1, 9; Fil 1, 8; 2 Cor 1, 23.

61 - Cf. Gv 1, 9.

62 - Cf. Gv 14, 16. 26; 16, 7; At 2, 2-4.

63 - 1 Gv 3, 15.

64 - Lv 19, 18.

65 - Cf. Rm 1, 30.

66 - Mt 5, 43-45.

67 - Mt 11, 12.

68 - Es 21, 24; Mt 5, 39.

69 - Cf. Mt 6, 12.

70 - Es 20, 7; Mt 5, 33-37.

71 - Dt 24, 1; Mt 5, 31-32.

72 - Gal 5, 6.

73 - Rm 13, 8.

74 - Gv 13, 34.

75 - Sal 6, 8.

76 - Prv 16, 32.

77 - Sir. 28, 21.

78 - Es 20, 17.

79 - Rm 7, 7.

80 - Cf. Lam 3, 30.

81 - Prv 25, 21.

82 - Cf. Rm 12, 20.

83 - Sal 119, 7.

84 - Sap 11, 22; 12, 2.

85 - Cf. Mt 5, 44-48.

86 - Sir. 28, 1-5.

87 - Mt 19, 4-8.

88 - Cf. Dt 24, 1-4.

89 - Cf. Rm 7, 12.

90 - Sap 6, 22.

91 - Gv 5, 39.

92 - Sal 117, 17.

93 - Sal 12, 4.

94 - Sap 3, 1-5.

95 - Sap 5, 16-18.

96 - Cf. At 23, 6-9.

97 - Cf. Mt 22, 23-28.

98 - Cf. 1 Cor 15, 42-44.

99 - Cf. Gv 1, 14.

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