Contro Fausto Manicheo - Libro quinto

Sant'Agostino di Ippona

Contro Fausto Manicheo - Libro quinto
64

Dichiara Fausto di aver accettato pienamente il Vangelo e di aver integralmente seguito i consigli evangelici.

1. FAUSTO: " Accetti il Vangelo? ". Tu mi chiedi se lo accetto nella parte in cui, obbedendo ai suoi comandamenti, risulta che l'accetto. O debbo io chiedere a te se lo accetti nella parte nella quale non appaiono indizi di accettazione del Vangelo? Io ho lasciato il padre, la madre, la moglie, i figli e tutto ciò che il Vangelo chiede di lasciare 1, e mi chiedi se accetto il Vangelo? A meno che tu ancora non sappia cosa sia quello che prende il nome di Vangelo. Esso non è altro che la predicazione e l'insegnamento di Cristo. Mi sono privato dell'oro e dell'argento e ho smesso di tenere denaro nella mia borsa accontentandomi del cibo di ogni giorno, senza curarmi di quello dell'indomani e senza preoccuparmi di come riempire il ventre e ricoprire il corpo 2. E mi chiedi se accetti il Vangelo? Tu vedi in me le beatitudini di Cristo che costituiscono il Vangelo 3, e mi chiedi se l'accetto? Tu vedi in me il povero, vedi il mite, vedi il pacifico, il puro di cuore, l'uomo che piange, che ha fame, che ha sete, che soffre persecuzioni e odi per la giustizia, e dubiti che accetti il Vangelo? Non c'è dunque da meravigliarsi che Giovanni Battista, visto il Cristo e udite le sue opere, gli chiedesse ancora s'egli fosse il Cristo. E a lui opportunamente e giustamente Gesù non ritenne di rivelare chi egli fosse veramente, ma rimandò Giovanni alle opere delle quali egli aveva già sentito parlare: I ciechi vedono, i sordi odono, i morti risorgono 4, con tutto il resto. È stato pertanto giusto che alla tua domanda se io credessi al Vangelo ho risposto allo stesso modo: ho lasciato tutto ciò che possedevo, padre, madre, moglie e figli, oro, argento, cibi, bevande, piaceri voluttuosi. Prendi questa come risposta alla tua interrogazione e considerati felice per l'avvenire, se non ti sarai scandalizzato di me.

La risposta di Agostino è che non basta fare ciò che il Vangelo ci ordina, ma occorre anche credere a tutto ciò che in esso è scritto.

2. " Ma accettare il Vangelo ", tu mi dici, " non è solo questo, obbedire ai suoi comandamenti, ma anche credere a tutto ciò che in esso è scritto, prima fra tutte all'avvenuta nascita di Gesù ". Allo stesso modo accettare il Vangelo non è solo credere alla nascita di Gesù, ma anche obbedire ai suoi comandamenti. Ma se tu ritieni che io non accetto il Vangelo per il fatto che lascio fuori la genealogia, neppure tu lo accetti. E la tua non accettazione è ancora più grave perché ne disprezzi i comandamenti. Per ora però, finché non prendiamo in considerazione le parti, siamo pari. Se questo disprezzo dei comandamenti non pregiudica la tua proclamazione di accettare il Vangelo, perché il rifiuto della genealogia dovrebbe pregiudicare la mia? Se poi l'accettazione del Vangelo esige entrambe le condizioni, credere nelle genealogie e rispettare i comandamenti, perché tu che sei imperfetto giudichi un altro che è altrettanto imperfetto? Ciascuno di noi due manca di ciò che ha l'altro. Se invece, il che è più che certo, l'accettazione del Vangelo consiste unicamente nell'osservanza dei comandamenti celesti, tu sei colpevole due volte perché, come suol dirsi, da disertore qual sei rimproveri il soldato che combatte. Ammettiamo tuttavia, dato che vuoi questo, che queste siano le due componenti di una fede perfetta: l'affermazione fatta verbalmente che Cristo ha avuto nascimento e il risvolto operativo consistente nell'osservanza dei suoi comandamenti. Vedi a questo punto quanto ardua e quanto più difficile sia la parte che io mi sono scelta e come leggerissima e più facile sia la tua. Né senza motivo la massa si affolla presso di te e sfugge da me, non sapendo che il Regno di Dio non si fonda sulle parole, ma sulla virtù. Che motivo hai di provocarmi se, prendendo su di me la parte più difficile, ho lasciato a te, che sei più debole, quella più facile? Ma io - tu mi rispondi - considero questa parte della fede che tu hai tralasciato, l'affermazione cioè della nascita di Cristo, più efficace e più idonea ai fini della salvezza dell'anima.

Per ottenere la salvezza eterna non occorre in primo luogo credere che Cristo sia nato, ma fare la volontà di suo Padre.

3. Interroghiamo a questo punto lo stesso Gesù Cristo e impariamo dalla sua voce da dove soprattutto ci venga un'occasione di salvezza. Chi fra gli uomini entrerà nel tuo regno, o Cristo? Risponde: Chi avrà fatto la volontà del Padre mio che è nei cieli 5. Non ha detto: " Chi avrà sostenuto che io ho avuto nascimento ". E altrove, rivolgendosi ai suoi discepoli ha detto: Andate, ammaestrate tutti i Gentili battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e insegnando loro ad osservare tutti i miei comandamenti 6. Non ha detto: " Insegnando loro che io sono nato ", ma: A osservare i miei comandamenti. Parimenti altrove ha detto: Sarete i miei amici se farete ciò che vi ordino 7. Non ha detto: " Se crederete alla mia nascita". E di nuovo ha detto: Se farete ciò che vi ordino, continuerete ad essere amati da me 8. E molte altre cose ha detto in questo senso. Inoltre, quando sulla montagna ammaestrava con le parole beati i poveri in spirito, mentre ha detto beati i miti, beati i pacifici, beati i puri di cuore, beati quelli che piangono, beati quelli che hanno fame, beati i perseguitati per la giustizia 9, non ha mai detto: " Beati coloro che professano la mia nascita ". E nella divisione in giudizio degli agnelli dai capretti afferma che dirà a coloro che saranno alla sua destra: Avevo fame e mi avete nutrito, avevo sete e mi avete dissetato, ecc.; e inoltre: Perciò ricevete il regno in eredità 10. Non ha detto: " Riceverete il regno in eredità per aver creduto alla mia nascita ". Anche al ricco che gli chiedeva la vita eterna ha detto: Va', vendi tutto ciò che hai e seguimi 11, non ha detto: " Per vivere in eterno credi alla mia nascita ". Ecco dunque che alla mia parte, che ho scelto per me, come voi desiderate, fra le due parti della fede, sono ad ogni passo promessi regno, vita e felicità, che non sono invece promessi da nessuna parte alla vostra opzione. Forse insegnate, se da qualche parte è scritto, che è felice, che otterrà il regno o avrà la vita eterna chi avrà proclamato la nascita di Cristo da una donna. Ma intanto, anche se questa parte appartiene alla fede, non ha in sé la felicità. Quando poi noi dimostreremo che non è parte della fede, che accadrà? Voi certamente vi troverete a mani vuote perché noi in ogni caso lo proveremo. Per ora comunque questo è sufficiente ai nostri fini, visto che la nostra parte ha la garanzia delle beatitudini. Ma ad essa si aggiunge anche quell'altra beatitudine che deriva dalla proclamazione stessa della parola, in quanto siamo noi a proclamare che Cristo è figlio del Dio vivo; e questo è Gesù stesso a proclamarlo allo stesso modo quando dice a Pietro: Beato te Simone, figlio di Giona, perché non questa carne e questo sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli 12. Pertanto non siamo in possesso, come voi ritenevate, di una sola parte, ma di due parti della fede e in entrambe siamo chiamati beati da Cristo poiché esercitando l'una con le opere, predichiamo l'altra senza bestemmiare.

Cristo è nel contempo figlio di Dio e figlio dell'uomo.

4. AGOSTINO. Già in precedenza abbiamo ricordato con quanta frequenza il Signore Gesù Cristo si dichiara figlio dell'uomo e con quanta falsità i Manichei introducono una favola, frutto del loro ignobile errore, nella quale si parla di un non so quale fittizio primo uomo ch'essi dichiarano non terreno, ma rivestito di ingannevoli sembianze materiali. Ciò sostengono contro l'Apostolo là dove dice: Il primo uomo nato dalla terra è di terra 13, contro l'Apostolo che, con grande sollecitudine, ci avverte con le parole: Se qualcuno vi darà un annunzio diverso da quello che abbiamo fatto a voi sia anatema 14. Non ci resta quindi che credere a Cristo figlio dell'uomo, come suona il veritiero annuncio degli apostoli, non come viene rappresentato dalla falsa predicazione dei Manichei. Dal momento dunque che gli Evangelisti lo annunciano come nato da una donna della casa di Davide, vale a dire dalla famiglia di Davide, e Paolo, scrivendo a Timoteo, dice: Ricordati che, secondo il mio Vangelo, Cristo Gesù, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti 15, risulta abbastanza chiaro in che modo dobbiamo credere che Cristo è figlio dell'uomo. È Figlio di Dio e per mezzo di lui siamo stati creati, ma è anche divenuto figlio dell'uomo in seguito all'assunzione della nostra carne, sì da morire per i nostri delitti e da risorgere per la nostra giustificazione 16. Perciò si denomina in entrambi i modi, come figlio di Dio e come figlio dell'uomo. Per non tirare in lungo citando molti altri passi basti quello che si legge nel Vangelo secondo Giovanni: In verità, in verità vi dico che è giunta l'ora, ed è questa, in cui i morti udranno la voce del figlio di Dio, e coloro che l'avranno udita vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha dato al figlio la possibilità di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare perché è figlio dell'uomo 17. Ha detto: Udranno la voce del figlio di Dio, e ha anche detto: Perché è figlio dell'uomo. Per il fatto di essere figlio dell'uomo ha ricevuto il potere di giudicare, poiché in questa forma verrà a giudicare sì da essere visto sia dai buoni sia dai cattivi. In questa forma è anche salito in cielo, così come la sua voce è risuonata ai discepoli: Verrà come lo avete visto salire in cielo 18. Infatti in quanto figlio di Dio, è Dio uguale al Padre ed una cosa sola con lui, non sarà visto dai malvagi: Beati infatti gli uomini dal cuore puro, perché vedranno Dio 19. Dal momento dunque che a coloro che credono in lui promette la vita eterna e credere in lui non è altro che credere nel vero Cristo così come egli stesso si dichiara ed è dichiarato dagli apostoli, vale a dire come vero Figlio di Dio e vero figlio dell'uomo, se tutto questo è vero voi Manichei, che credete in un figlio falso e ingannatore di un padre falso e ingannatore e insegnate che Dio, atterrito dal tumulto della gente a lui contraria, offrì le sue membra perché ne facessero scempio senza la possibilità di una successiva purificazione, voi Manichei, ripeto, potete vedere quanto siate lontani dalla vita eterna che Cristo promette a coloro che credono in lui. Disse però a Pietro che lo proclamava figlio di Dio: Beato te, Simone, figlio di Giona 20. Forse che non promette nulla a coloro che credevano in lui come figlio dell'uomo, pur essendo egli sia figlio dell'uomo sia Figlio di Dio? Ebbene, hai la documentazione di una vita eterna promessa apertamente anche a coloro che credono nel figlio dell'uomo. Sta infatti scritto: Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così occorre innalzare il figlio dell'uomo perché chiunque abbia creduto in lui non perisca, ma abbia la vita eterna 21. Che volete di più? Credete dunque nel figlio dell'uomo per avere la vita eterna poiché egli è il Figlio di Dio che può dare la vita eterna: Egli stesso è il vero Dio e la vita eterna 22, come lo stesso Giovanni scrive in una sua lettera dove chiama altresì anticristo chi nega che Cristo sia venuto nella carne 23.

La fede non è meno necessaria della perfetta realizzazione delle opere.

5. Perché mai vi vantate della perfezione con la quale ottemperate ai comandamenti proposti nel Vangelo? Che giovamento ne ricavereste ove non ci fosse la vera fede ed anche ammesso che siano veramente adempiuti da voi? Non avete udito le parole dell'Apostolo: Se distribuissi tutti i miei averi ai poveri e cedessi il mio corpo perché sia bruciato, ma non avessi la carità tutto ciò non mi gioverebbe nulla 24. Perché vi vantate come se aveste la povertà cristiana, dal momento che mancate della cristiana carità? Anche i ladroni hanno quella che tra loro chiamano carità, essendo reciprocamente debitori della infame complicità dei crimini e dei delitti, ma non si tratta della carità che raccomanda l'Apostolo. E per distinguerla da tutte le altre forme di carità che vanno riprovate e ripudiate scrive in un altro passo: Oggetto del comandamento è la carità che deriva da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede autentica 25. Da dove potreste ricavare una vera carità che nasce da una fede non autentica? O quando vi disgusterete di colorare con menzogne la vostra fede, dal momento che andate dicendo che il vostro primo uomo avrebbe combattuto con mutamenti ingannevoli contro i suoi nemici rimasti nella verità della loro natura e cercate di convincere che lo stesso Cristo, che dice: Io sono la verità 26, avrebbe simulato la natura della sua carne, la morte di croce, le ferite della passione, le cicatrici della risurrezione? Voi perciò vi anteponete al vostro Cristo se, mentre egli mente, annunziate la verità. Se poi volete seguire il vostro Cristo chi non sospetterebbe la presenza in voi della menzogna, che cioè anche nei comandamenti che dite di osservare non ci sia che fallacia? Fausto ha osato affermare che voi non portate denaro nelle cinture: e forse ha ragione poiché voi non portate denaro nelle cinture, ma portate anche l'oro nei cofanetti e nei sacchetti. Usi siffatti non sarebbero criticabili in voi se non perché professate un comportamento e ne vivete un altro. Si trova ancora in vita quel Costanzo, ormai divenuto nostro fratello nella fede cristiana e cattolica, che aveva riunito nella sua casa di Roma molti di voi perché si potessero osservare i precetti di Mani di per sé vani e ridicoli, ma che voi ritenete grandi. Ma poiché la vostra debolezza non ne sopportò il peso vi disperdeste andando ciascuno per la sua strada. Pertanto coloro che riuscirono a resistere nell'osservanza di quei precetti si separarono da voi e poiché dormono su delle stuoie (mattae) sono detti Mattarii. Differiscono molto dai loro giacigli le piume di Fausto e le coltri di pelle di capra, una abbondanza di agi che infastidiva non solo i Mattarii, ma anche la casa di suo padre, un uomo povero di Milevi. Togliete dunque di mezzo una simulazione senza senso, e se non volete toglierla dai vostri costumi, toglietela almeno dai vostri scritti per evitare che la vostra lingua appaia in contrasto con la vostra vita. così come lo era nel vostro primo uomo con la stirpe delle tenebre. Nel vostro caso ovviamente il contrasto non riguarderà la falsificazione degli elementi naturali, l'adozione di dottrine mendaci.

I Manichei sono nel contempo sciocchi e impostori.

6. Ma perché non mi si rimproveri di parlare così contro coloro che non adempiono a ciò che viene loro comandato piuttosto che contro una setta densa di errori, affermo quanto segue. Gli stessi comandamenti di Mani sono tali che se non li rispettate siete responsabili di un inganno, se li rispettate siete voi a restare ingannati. Cristo non vi ha proibito di strappare l'erba per non commettere omicidio né ha vietato ai discepoli che attraversavano affamati un campo coltivato di cogliere delle spighe in giorno di sabato 27. Ciò ha fatto allo scopo di convincere gli attuali Giudei e i futuri Manichei: gli uni perché avveniva di sabato, gli altri per il fatto stesso che avvenisse. Di fatto Mani vi ha insegnato a vivere degli omicidi altrui senza far intervenire le vostre mani. Ma quelli sono falsi omicidi mentre veri omicidi sono quelli che voi commettete quando trucidate delle povere anime attraverso l'insegnamento dei demoni.

Superbia e tracotanza di Fausto.

7. C'è poi sempre in lui la tracotanza dell'eretico e una intollerabile superbia. Hai detto: " Vedi presenti in me le beatitudini di Cristo che costituiscono il Vangelo, e osi chiedermi se lo accetti? Mi vedi povero, mite, pacifico, di cuore puro, grondante di lacrime, affamato, assetato, vittima di persecuzioni e di odi per la causa della giustizia e dubiti che io accetti il Vangelo? ". Se l'esser giusto consistesse nel giustificare se stesso, quest'uomo pronunciando queste parole volerebbe in cielo. Ma io non mi scaglio contro le delizie di Fausto note a tutti gli uditori dei manichei e soprattutto a quelli che abitano a Roma. Propongo come figura di manicheo quello alla cui ricerca andava Costanzo quando esigeva che rispettasse i comandamenti e non solo che apparisse secondo i suoi desideri. E pur tuttavia come potrei riconoscerlo povero in spirito dal momento che è talmente superbo da credere che Dio sia la sua anima e da non vergognarsi che si trovi in stato di prigionia. Come considerare mite un uomo che preferisce sfidare anziché credere a un'autorità così grande come quella del Vangelo? Come considerarlo pacifico visto che non pensa che possa godere di una eterna pace quella natura divina grazie alla quale Dio è tutto ciò che è e solo veramente è? Come considerare di puro cuore un uomo nel cui intimo trovano sede credenze tanto sacrileghe e menzognere? Come concepirlo in lacrime se non al modo del suo Dio, prigioniero e legato in attesa di slegarsi e di fuggire, ma restando decurtato di una parte che resterà legata dal Padre nell'abisso delle tenebre e non sarà compianta? Come considerarlo affamato e assetato di giustizia, giustizia della quale Fausto non parla nei suoi scritti per evitare, a mio parere, che sembri mancargli qualora ammettesse di averne fame e sete? Ma di quale giustizia hanno fame e sete costoro per i quali sarà perfetta giustizia trionfare una volta che siano dannati nell'abisso i fratelli che non hanno peccato per loro colpa, ma sono stati infettati da un male non espiabile contro il quale il Padre li ha inviati?

Le presunte persecuzioni subite da Fausto.

8. In che modo subite persecuzioni e odi per la giustizia voi per i quali è giustizia predicare e inculcare queste tesi sacrileghe? Non considerate quanto poco o nulla vi tocca soffrire, data l'indulgenza del cristianesimo, per questa vostra empia perversità? Ma, come se voi parlaste con dei ciechi e degli sciocchi, pretendete che sia prova della vostra giustizia il fatto che soffrite offese e persecuzioni. Inoltre se un individuo è tanto più giusto quanto più gravi sono le sofferenze subite, ometto di dire ciò che è facilissimo constatare, quanto più gravi sofferenze debbano subire rispetto a voi coloro che si sono macchiati di altre e gravi colpe e delitti. Questo io affermo: se si deve ritenere che chiunque soffra a qualunque titolo nel nome di Cristo già possieda la vera fede e la vera giustizia, concedete almeno che possieda una fede più vera ed una maggior giustizia colui del quale possiamo documentare che ha sofferto persecuzioni maggiori delle vostre. Vi verrebbero incontro migliaia dei nostri martiri fra i quali lo stesso Cipriano dai cui scritti si ricava che credeva in Cristo nato dalla Vergine Maria. Per questa fede che voi detestate egli pervenne fino alla morte di spada e assieme a lui masse di Cristiani che credettero in questo modo e per questo tanto più atroce fu la loro morte. Fausto, convinto e confesso d'essere manicheo, sottoposto con alcuni altri al giudizio proconsolare, per intercessione degli stessi Cristiani dai quali erano stati chiamati in giudizio fu condannato con una pena lievissima, sempre che di pena si possa parlare, quella di essere relegato in un'isola. È ciò che spontaneamente fanno ogni giorno i servi di Dio volendo sottrarsi al turbolento strepito delle masse ed è la condanna che i principi della terra sogliono rimettere per indulgenza. In fine, non molto tempo dopo, tutti con una solenne decisione furono rimessi in libertà. Ammettete dunque che mantennero una fede più vera e una vita più giusta coloro che per essa dovettero patire sofferenze più atroci delle vostre; oppure smettetela di vantarvi per ciò che vi rende detestabili a molti, ma sappiate distinguere fra la persecuzione che punisce la bestemmia e quella sofferta in nome della giustizia e considerate attentamente nei vostri libri di quale tipo di persecuzione voi soffriate.

Sulle virtù evangeliche realmente praticate dai Cristiani.

9. Quanti nella nostra comunità osservano veramente questi altissimi precetti evangelici con la forma esteriore dei quali ingannate gli inesperti! Quanti uomini vi sono di entrambi i sessi puri ed incontaminati da ogni rapporto carnale! Quanti ve ne sono che, dopo aver sperimentato quei rapporti, si sono conservati nella continenza! Quanti hanno distribuito e lasciato i loro beni! Quanti sono coloro che con digiuni frequenti o quotidiani o anche incredibilmente protratti nel tempo hanno sottoposto il corpo alla loro volontà! Quante sono le associazioni fraterne che non possiedono nulla di proprio, ma hanno messo tutto in comune limitatamente a ciò che serve per alimentarsi e vestirsi e i cui membri, riscaldati dal fuoco della carità, formano un'anima sola e un solo cuore in Dio! Eppure fra tutti costoro che professano la nostra fede quanti si scoprono falsi e perduti, quanti rimangono celati nella loro vera realtà, quanti, dopo aver inizialmente percorso la retta via, per una perversione della volontà sono rapidamente venuti meno, quanti si scoprono avvolti nelle tentazioni per aver intrapreso con spirito diverso dal dovuto questo tipo di vita e falsandone nell'aspetto esteriore la vera natura; ma quanti custodendo con umiltà il loro santo proposito perseverano fino alla fine e si salvano! Appaiono sotto qualche aspetto diversi, ma uniti dallo stesso vincolo di amore, coloro che per qualche necessità e secondo l'esortazione dell'Apostolo hanno mogli come non le avessero, acquistano senza possedere e si servono di questo mondo come non se ne servissero 28. A costoro si aggiungono, grazie alla grande abbondanza della misericordia di Dio, anche coloro ai quali è detto: Non rifiutatevi gli uni gli altri, a meno che non lo facciate per comune consenso e per breve tempo in modo di potervi dedicare alla preghiera, e di nuovo tornate al punto di partenza perché Satana non vi tenti a causa della vostra intemperanza. Vi dico questo come un suggerimento, non come un comando 29. Trattasi di coloro ai quali lo stesso Apostolo dice: V'è già il peccato in voi dal momento che intentate processi gli uni contro gli altri 30. E prendendo su di sé la loro infermità dice poco dopo: Se avete delle liti giudiziarie fra voi prendete come giudici gente che nella chiesa non ha autorità. Né appartengono al regno dei cieli quelli soltanto che, per essere perfetti, vendono o lasciano tutti i loro averi e seguono il Signore. Ma a questa milizia cristiana si aggiunge, grazie ad un misterioso scambio di amore, una massa mercenaria alla quale alla fine sarà detto: Avevo fame e mi hai dato da mangiare 31 con tutto il resto. Altrimenti dovrebbero essere condannati quelli le cui famiglie l'Apostolo si è impegnato a regolare con attenta e diligente cura ammonendo le donne ad essere sottomesse ai loro mariti, invitando i mariti ad amare le loro mogli, i figli ad obbedire ai genitori ed i genitori ad allevare i loro figli istruendoli e correggendoli secondo la legge del Signore, gli schiavi ad obbedire ai loro padroni terreni ed i padroni a concedere agli schiavi ciò che è giusto ed equo 32. Costoro sono ben lungi dall'essere giudicati dall'Apostolo estranei ai precetti evangelici e dall'essere esclusi dalla vita eterna. Servono ad esortare i più coraggiosi alla perfezione le parole del Signore là dove dice: Se qualcuno non porterà la sua croce e non mi avrà seguito, non può essere mio discepolo 33. Ivi si affretta a consolare anche costoro dicendo: Chi riceverà il giusto in qualità di giusto riceverà il compenso del giusto e chi riceverà il profeta in qualità di profeta riceverà il compenso del profeta. Per conseguenza non perderà il suo compenso solo chi offrirà a Timoteo una modica quantità di vino considerando la sua debolezza di stomaco e le sue frequenti malattie 34, ma anche chi offrirà un calice di acqua fredda ad un uomo più forte e più sano considerando che si tratta di un mio discepolo 35.

Stravaganze manichee.

10. Ma perché ingannate i vostri uditori, che assieme alle mogli, ai figli, alle famiglie, alle case e ai campi si pongono al vostro servizio insinuando che se uno non rinuncia a tutti questi beni non riceve il Vangelo? Non promettete loro la risurrezione, ma un ritorno a questa vita mortale facendoli nascere di nuovo e facendo loro vivere la vita dei vostri eletti così vana, sciocca e sacrilega che voi vivete e che per voi è motivo di grande vanto. Se poi hanno qualche merito in più li fate vivere in cocomeri e meloni o in altri cibi che voi finirete col mangiare in modo che siano purificati dai vostri rutti. Giustamente li tenete lontani dai precetti evangelici e anche voi, dato il vostro modo di pensare e di predicare, dovete tenervene lontani. Se questa sciocca dottrina appartenesse alla fede nel Vangelo, il Signore non avrebbe dovuto dire: Avevo fame e mi avete dato da mangiare 36, ma: " Avevate fame e mi avete mangiato " e: " Avevo fame e vi ho mangiato ". Secondo le vostre deliranti dottrine nessuno sarà accolto nel regno di Dio per il merito derivante dall'aver dato da mangiare ai santi, bensì o per aver mangiato chi si desiderava mangiare o per essere stato mangiato da coloro che lo desideravano in cielo. Né gli diranno: Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? bensì: " Quando ti abbiamo visto affamato e ci hai mangiato? ", domanda cui egli non risponderebbe: Quando avete dato qualcosa ad uno dei miei piccoli l'avete dato a me 37, bensì: " Quando uno dei miei piccoli vi ha mangiato, io vi ho mangiato ".

I Manichei e l'assurdo culto del sole.

11. Credendo e insegnando queste assurde dottrine e vivendo in base ad esse osate vantarvi di osservare i precetti evangelici e distaccarvi dalla Chiesa cattolica. In essa si affollano tanti piccoli assieme ai grandi. Tutti li benedice il Signore e tutti, ciascuno in base alla sua posizione, osservano i comandamenti del Vangelo e sperano nelle sue promesse. Un malevolo errore volge il vostro occhio solo verso la paglia della nostra messe: infatti vedreste anche il frumento se voleste che vi fosse. Fra voi i falsi manichei sono perversi e quelli che non sono falsi sono pieni di vanità. Dove la fede stessa è falsa anche chi finge di servirsene è un impostore e chi la crede vera è vittima di un inganno. Da essa non può partire un percorso che porti al bene, poiché ciascuno vive, bene o male, per ciò che ama. Se ardeste d'amore per il bene spirituale e invisibile e non di passione per le apparenze materiali non onorereste questo sole fatto di materia - tanto per accennare a ciò che tutti sanno di voi - come una sostanza divina e un lume di sapienza.

Note:

1 - Cf. Mt 19, 29.

2 - Cf. Mt 10, 9-10; 6, 25-34.

3 - Cf. Mt 5, 3-11.

4 - Mt 11, 2-5.

5 - Mt 7, 21.

6 - Mt 28, 19-20.

7 - Gv 15, 14.

8 - Gv 15, 10.

9 - Mt 5, 3-10.

10 - Mt 25, 34-35.

11 - Mt 19, 21.

12 - Mt 16, 17.

13 - 1 Cor 15, 47.

14 - Gal 1, 8-9.

15 - 2 Tm 2, 8.

16 - Cf. Rm 4, 25.

17 - Gv 5, 25-27.

18 - At 1, 11.

19 - Mt 5, 8.

20 - Mt 16, 17.

21 - Gv 3, 14-15.

22 - 1 Gv 5, 20.

23 - Cf. 1 Gv 4, 3.

24 - 1 Cor 13, 3.

25 - 1 Tm 1, 5.

26 - Gv 14, 6.

27 - Cf. Mt 12, 1.

28 - Cf. 1 Cor 7, 29 ss.

29 - 1 Cor 7, 5-6.

30 - 1 Cor 6, 4 ss.

31 - Mt 25, 35.

32 - Cf. Col 3, 18; 4, 1.

33 - Mt 10, 38 ss.

34 - Cf. 1 Tm 5, 23.

35 - Mt 10, 42.

36 - Mt 25, 35.

37 - Mt 25, 40.

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