Contro Fausto Manicheo - Libro quarto

Sant'Agostino di Ippona

Contro Fausto Manicheo - Libro quarto
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L'eredità e le consuetudini religiose dell'antico testamento furono respinte dai Cristiani perché riferite solo ai Giudei e ancora chiuse alla prospettiva della vita eterna.

1. FAUSTO. " Accetti il Vecchio Testamento? ". Se c'è in esso una eredità destinata a me l'accetto, altrimenti no. Sarebbe un atto di grave disonestà impossessarsi di un testamento in cui non si risulta eredi. Ignori forse che il Vecchio Testamento promette la terra dei Cananei 1, ma la promette solo ai Giudei, cioè ai circoncisi, e a coloro che offrono sacrifici e a coloro che si astengono dalla carne di maiale e dalle altre carni che Mosè chiama immonde, a coloro che osservano il sabato e la solennità degli azimi e le altre simili prescrizioni che lo stesso autore del Testamento ha loro imposto di osservare 2. Ma poiché tutte queste prescrizioni non furono gradite a nessuno dei Cristiani - e nessuno dei nostri le conserva - è giusto che, unitamente all'eredità rifiutata, restituiamo anche il testamento. Questo è il primo motivo per il quale io ritengo da respingere il Vecchio Testamento, a meno che tu non abbia qualcosa di più saggio da insegnarmi. Il secondo motivo è che si tratta di una eredità così meschina e materiale e lontana dai beni spirituali che, dopo la felice prospettiva offertami dal Nuovo Testamento attraverso la promessa del regno dei cieli e della vita eterna, anche se quel testatore mi offrisse gratuitamente la sua eredità, ne proverei fastidio.

Se le promesse del Vecchio Testamento sono temporanee e di scarso conto, in esse tuttavia è nascosta la figura degli eventi futuri.

2. 1. AGOSTINO. Nessuno di noi dubita che nel Vecchio Testamento siano contenute le promesse relative alle realtà temporali - e che appunto per questo prende il nome di Vecchio Testamento - e che la promessa della vita eterna e il regno dei cieli riguarda il Nuovo. Ma che in quelle realtà temporali vi fossero le immagini degli eventi futuri che si sarebbero realizzate in noi che siamo alla fine dei tempi non è una mia previsione, ma quanto hanno compreso gli apostoli. Ce lo dice Paolo, laddove parla di questi argomenti: Tutti questi eventi sono figure che riguardano noi; e ancora: Tutti questi eventi capitarono loro in forma figurata: furono descritti in riferimento a noi che siamo alla fine dei tempi 3. Non abbiamo dunque ricevuto il Vecchio Testamento per ottenere la realizzazione di quelle promesse, ma per comprendere in esse le anticipazioni del Nuovo. La testimonianza del primo procura fede nel secondo. Per questo il Signore, dopo che fu resuscitato dai morti non solo si presentò agli occhi dei discepoli perché lo vedessero, ma si offerse alle loro mani perché lo toccassero, per evitare tuttavia ch'essi ritenessero di essere ingannati unitamente ai loro sensi mortali e carnali li confermò ulteriormente ricorrendo alla testimonianza degli antichi libri e dicendo: Occorreva che avesse compimento tutto ciò che è scritto di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi 4. La nostra speranza non è dunque fissata nella promessa di realtà temporali, non potendo credere che gli stessi uomini santi e spirituali di quel tempo, i Patriarchi e i Profeti, si occupassero di cose terrene. Comprendevano infatti, per rivelazione dello Spirito di Dio, che cosa si adattava al loro tempo e in che modo Dio, attraverso tutti quei fatti e quei detti, stabiliva di dover esprimere attraverso figure e predire gli eventi futuri. Maggiore era per loro l'esigenza di un Nuovo Testamento, ma veniva loro offerta dalle antiche promesse la capacità materiale di preannunciare il nuovo che sarebbe venuto. In tal modo fu profetica di quegli uomini non tanto la lingua quanto la vita. Il popolo, data la sua carnalità, si occupava delle promesse relative alla sua vita presente anche se, ciò non di meno, anche di questo popolo venivano segnalati gli eventi futuri.

2. 2. Ma voi non comprendete queste cose poiché, come dice il profeta: Se non crederete, non comprenderete 5. Non siete stati istruiti nel Regno dei Cieli, cioè nella vera Chiesa Cattolica di Cristo. Se lo foste sapreste trarre dai tesori delle sacre Scritture non solo le cose nuove ma anche le antiche. Lo stesso Signore dice: Perciò ogni scriba istruito nel Regno dei Cieli è simile a un padre di famiglia che trae dal suo tesoro nuove e vecchie ricchezze 6. Per conseguenza voi, mentre pensate di conservare le sole promesse nuove, siete rimasti nella vetustà della carne e avete introdotto la novità dell'errore. Dice l'Apostolo a proposito di questa novità: Evita le parole nuove e profane in quanto molto contribuiscono all'empietà e l'eloquio di coloro che le usano si diffonde come una cancrena. Appartengono a tale categoria Imeneo e Fileto che errarono sulla verità sostenendo che la risurrezione dai morti è già avvenuta e sconvolsero la fede di alcuni 7. Sappiate che da questa vena di falsità scaturite anche voi sostenendo che attualmente si ha solo la risurrezione delle anime attraverso la predicazione della verità e negando che vi sarà quella dei corpi predicata dagli apostoli. Che cosa potete pensare spiritualmente, secondo l'uomo interiore che si rinnova nella conoscenza di Dio 8, dal momento che, per l'inveterato rapporto con la carne e con le immagini di carne dalle quali è avvolto il vostro errore non avete in realtà una vera conoscenza delle realtà materiali e le pensate solo con l'immaginazione? Vi gloriate infatti di disprezzare e di avere in uggia la terra dei Cananei che era ben visibile e visibilmente fu data a quel popolo. Par quasi che in questo modo voi non descriviate la terra della luce che sta in disparte, separata da uno stretto cuneo dalla terra della stirpe delle tenebre. In tal modo essa non compare fra le vere realtà e la si crede fra le vostre falsità. Perciò se vi è data non sostiene la vostra vita e se ne sentite la mancanza corrompe la vostra mente.

Note:

1 - Cf. Gn 15, 18; 17, 8.

2 - Cf. Lv 11, 7; Es 12; 20, 8.

3 - 1 Cor 10, 6. 11.

4 - Lc 24, 44.

5 - Is 7, 9.

6 - Mt 13, 52.

7 - 2 Tm 2, 16-18.

8 - Cf. Col 3, 10.

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