Omelia 115: Cristo oltraggiato.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 115: Cristo oltraggiato.
26

Così il grano veniva seminato nell'ignominia, per germogliare rigoglioso nella gloria.

[La sua potenza, e la sua pazienza.]

1. I Giudei avevano chiesto con urli che Pilato in occasione della Pasqua liberasse, non Gesù ma il brigante Barabba, non il salvatore ma l'uccisore, non l'autore della vita ma l'omicida. Allora Pilato prese Gesù e lo flagellò (Gv 19, 1). E' da credere che Pilato abbia fatto questo solo con l'intenzione di placare la crudeltà dei Giudei, in modo che essi, ritenendosi soddisfatti di tali maltrattamenti, desistessero dal proposito di farlo morire. E' con questa intenzione che il procuratore permise alla sua coorte di infliggere a Gesù quanto racconta l'evangelista. Può darsi che non solo lo abbia permesso ma lo abbia ordinato, quantunque l'evangelista non lo dica. Egli si limita a raccontare che cosa fecero i soldati in seguito, ma non dice che fosse per ordine di Pilato. E i soldati - dice - intrecciarono una corona di spine e gliela posero sul capo, lo rivestirono di un mantello purpureo e avanzandosi verso di lui dicevano: Salve, re dei Giudei! e gli davano schiaffi (Gv 19, 2-3). Così si adempiva ciò che Cristo aveva predetto di se stesso, insegnando ai martiri a sopportare tutto ciò che ai persecutori fosse piaciuto di far loro subire. Occultando per breve tempo la sua tremenda maestà, voleva anzitutto proporre alla nostra imitazione un grande esempio di pazienza; il suo regno che non era di questo mondo, vinceva così il mondo superbo, non con sanguinose lotte, ma con l'umiltà della pazienza; questo grano, che doveva moltiplicarsi, veniva seminato in mezzo a così orribili oltraggi, per germogliare mirabilmente nella gloria.

2. Pilato, uscito di nuovo fuori, disse: Ecco, ve lo conduco fuori perché sappiate che non trovo in lui alcun motivo di condanna. Gesù uscì portando la corona di spine e il manto di porpora. E Pilato dice loro: Ecco l'uomo! (Gv 19, 4-5). Qui si ha la prova che non fu all'insaputa di Pilato che i soldati avevano oltraggiato Gesù, sia che egli lo abbia ordinato, sia che lo abbia soltanto permesso. Abbiamo già detto per qual motivo aveva agito così: perché i nemici di Gesù, provando gusto a bere tutte queste ingiurie, non sentissero ulteriormente la sete di sangue. Gesù esce verso di loro portando la corona di spine e il manto di porpora, non splendido di gloria, ma coperto di obbrobrio. Pilato dice loro: Ecco l'uomo!, come a dire: Se siete gelosi del re, ebbene risparmiatelo, ora che lo vedete ridotto così; è stato flagellato, è stato coronato di spine, è stato ricoperto di una veste ignominiosa, è stato schernito in modo crudele, è stato schiaffeggiato; si raffreddi l'odio di fronte a tanta ignominia. Ma invece di raffreddarsi, l'odio dei Giudei si accende maggiormente e diventa feroce.

3. Nel vederlo, i gran sacerdoti e le guardie gridavano: Crocifiggilo, crocifiggilo! Disse loro Pilato: Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessun motivo di condanna. Gli risposero i Giudei: Noi abbiamo una legge, e secondo questa legge deve morire, perché ha detto di essere il Figlio di Dio (Gv 19, 6-7). Ecco un motivo di odio ancora maggiore. Infatti, sembrava un piccolo motivo quello della potestà regia che, secondo loro, Gesù aveva usurpato; e tuttavia Gesù non aveva usurpato nessuno dei due titoli, perché è vera l'una e l'altra: egli è il Figlio unigenito di Dio, ed è il re da lui costituito sopra Sion, il suo monte santo. E avrebbe ben potuto dimostrare l'una e l'altra cosa, solo che ora voleva mostrare come la sua pazienza era tanto più grande quanto più grande era la sua potenza.

4. Quando Pilato sentì questa parola ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: Donde sei tu? Ma Gesù non gli diede risposta (Gv 19, 8-9). Confrontando il racconto di tutti gli evangelisti, risulta che nostro Signore Gesù Cristo non ha taciuto soltanto questa volta, ma anche davanti ai gran sacerdoti, davanti a Erode al quale secondo Luca, Pilato lo mandò perché lo interrogasse, e davanti allo stesso Pilato (cf. Mt 26, 63; 27, 14; Mc 14, 61; 15, 5; Lc 23, 7-9; Gv 19, 9). Gesù taceva; non per nulla era stato predetto di lui: Come agnello condotto al macello, restò muto e non aprì la sua bocca (Is 53, 7), come precisamente è avvenuto quando non rispose a chi lo interrogava. Egli rispose, è vero, ad alcune delle domande che gli furono rivolte; e pertanto è per quelle alle quali non volle rispondere che è stato paragonato all'agnello, appunto perché, nel suo silenzio, non fosse considerato colpevole ma innocente. Tutte le volte che non aprì bocca dinanzi ai suoi giudici, si comportò appunto come agnello che tace davanti al tosatore, cioè: non come un colpevole conscio dei propri peccati e confuso innanzi all'accusa, ma come un mansueto che viene immolato per la colpa degli altri.

5. Pilato allora gli disse: A me non parli? Non sai che io ho potere di rilasciarti e ho potere di crocifiggerti? Rispose Gesù: Non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha una colpa maggiore (Gv 19, 10-11). Ecco che questa volta il Signore ha risposto. E tuttavia ogni volta che ha taciuto non si è comportato come un reo o un falso, ma come agnello, cioè come un uomo semplice e mansueto che non apre bocca. Quando non risponde, tace come pecora; quando risponde, insegna come pastore. Teniamo conto dunque di quanto ci dice, di quanto per mezzo dell'Apostolo ci insegna, e cioè che non v'è autorità se non da Dio (Rm 13, 1); e ancora che è più colpevole chi per odio consegna un innocente all'autorità perché venga messo a morte, che non l'autorità stessa che uccide per paura di un'altra autorità superiore. Sì, perché l'autorità che Dio aveva dato a Pilato, era soggetta all'autorità di Cesare. E' per questo che il Signore dice: non avresti nessun potere su me, qualunque sia quello che hai, se questo stesso potere non ti fosse stato dato dall'alto. Ma siccome io conosco il limite del tuo potere, e so che il tuo potere non è tale da consentirti di agire liberamente, per questo chi mi ha consegnato a te ha una colpa maggiore. Chi mi ha consegnato lo ha fatto per odio, e tu stai esercitando su di me questo potere per paura. E' vero, mai si deve uccidere un uomo, soprattutto se è innocente, per paura; tuttavia, è un delitto più grave uccidere per odio che per paura. Per questo il maestro della verità non dice: Chi mi ha consegnato a te lui sì che è colpevole, come se Pilato fosse esente da ogni colpa. Egli dice che chi lo ha consegnato a Pilato ha una colpa maggiore, per fare intendere al procuratore che anch'egli è responsabile. Pilato non è innocente per il solo fatto che i Giudei sono più colpevoli di lui.

6. Da quel momento Pilato cercava di rilasciarlo (Gv 19, 12). Che significa da quel momento? Che prima non cercava di rilasciarlo? Leggi ciò che sta scritto prima e troverai che già dapprima Pilato cercava di mettere in libertà Gesù. Da quel momento va inteso così: Per questo, cioè per questo motivo, per non addossarsi la colpa di uccidere quell'innocente che gli era stato consegnato, anche se la colpa sarebbe stata minore di quella dei Giudei che glielo avevano consegnato perché lo uccidesse. Da quel momento, dunque, cioè appunto per non commettere questo peccato, e non soltanto da ora, ma fin da principio, egli cercava di rilasciarlo.

7. I Giudei però gridavano: Se rilasci costui non sei amico di Cesare: chiunque dice di essere re si mette contro Cesare (Gv 19, 12). I Giudei ritenevano che la paura di Cesare avrebbe indotto Pilato a mettere a morte Cristo molto più efficacemente della minaccia contenuta nelle parole di prima: Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio. Il timore della loro legge non lo aveva indotto a uccidere Gesù, mentre il timore che egli fosse Figlio di Dio lo aveva ancor più trattenuto. Adesso però non poteva permettersi di disprezzare Cesare, da cui derivava il suo potere, così come aveva disprezzato la legge di un popolo straniero.

8. E l'evangelista continua dicendo: Pilato, udite queste parole, fece portar fuori Gesù e si assise nel tribunale, nel luogo detto Litostroto, in ebraico Gabbathà. Era la Preparazione della Pasqua verso l'ora sesta (Gv 19, 13-14). Circa l'ora in cui il Signore fu crocifisso, dato che un altro evangelista dice: Era circa l'ora terza quando lo crocifissero (Mc 15, 25), si è molto discusso. Quando saremo arrivati al racconto della crocifissione, affronteremo tale questione, se il Signore vorrà e secondo le nostre possibilità. Dopo essersi seduto in tribunale, Pilato disse ai Giudei: Ecco il vostro re! Allora quelli gridarono: Via, via, crocifiggilo! Dice loro Pilato: Metterò in croce il vostro re? (Gv 19, 14-15). Pilato tenta ancora di superare il terrore di Cesare che i Giudei gli avevano messo addosso, e attraverso la cattiva figura che essi ci avrebbero fatto (è per questo che dice: Metterò in croce il vostro re?) cerca di ammansire coloro che attraverso le umiliazioni inferte al Cristo non era riuscito a calmare. Ma si lascia subito vincere dalla paura.

9. Infatti, risposero i gran sacerdoti: Non abbiamo altro re che Cesare! Allora egli lo consegnò loro perché fosse crocifisso (Gv 19, 15-16). Sarebbe infatti sembrato che egli si volesse mettere apertamente contro Cesare, se davanti alla loro dichiarazione di avere come re soltanto Cesare, si fosse ostinato nell'imporre un altro re, lasciando impunito uno che essi gli avevano consegnato per farlo mettere a morte, avendo osato aspirare al regno. Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Ma era forse questo che desiderava anche prima quando diceva: Prendetelo voi e crocifiggetelo, o ancor prima: Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge? Ma allora perché essi non vollero crocifiggerlo, ma risposero a Pilato: A noi non è permesso di mettere a morte nessuno (Gv 18, 31)? Perché in tutti i modi insistettero affinché fosse messo a morte non da loro, ma dal procuratore, rifiutandosi appunto di prenderlo per ucciderlo, se adesso lo prendono per ucciderlo? O, se non è così, perché l'evangelista dice che Pilato lo consegnò loro perché fosse crocifisso? C'è dunque una differenza? Certamente. L'evangelista, infatti, non dice: Allora lo consegnò loro perché lo crocifiggessero; ma: perché fosse crocifisso, cioè, perché fosse crocifisso secondo la sentenza e sotto la responsabilità del procuratore. Ma l'evangelista precisa che lo consegnò loro, per mostrare che essi erano implicati nel delitto dal quale cercavano di rimanere estranei; Pilato, infatti, non sarebbe giunto alla condanna, se non fosse stato per soddisfare quello che vedeva essere il loro vivo desiderio. Ciò che segue: Presero, dunque Gesù, e lo condussero fuori, può essere senz'altro riferito ai soldati che erano agli ordini del procuratore; perché poi più esplicitamente l'evangelista dice: I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù (Gv 14, 23). Se l'evangelista attribuisce tutta la colpa ai Giudei, lo fa a ragion veduta, in quanto ottennero ciò che ostinatamente avevano sollecitato, e furono essi i veri autori della sentenza che estorsero a Pilato. Ma di questo in un altro discorso.

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