Omelia 109: La preghiera per tutti i credenti in Cristo.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 109: La preghiera per tutti i credenti in Cristo.
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Quelli che erano con lui, predicarono agli altri ciò che udirono da lui, e così la loro parola è giunta fino a noi e dovunque si trova la Chiesa, e giungerà ai posteri ovunque si troveranno, affinché tutti si possa credere in Cristo.

[L'orazione estesa a tutti i credenti.]

1. Il Signore Gesù, nell'imminenza ormai della sua passione, pregò a lungo per i suoi discepoli, che chiamò anche Apostoli. Con essi aveva consumato l'ultima cena, uscito che fu il traditore reso manifesto per mezzo del boccone di pane, e con essi, dopo l'uscita di Giuda, prima di pregare per loro, si era intrattenuto a lungo. Ad essi ora aggiunge anche gli altri che avrebbero creduto in lui, e così dice al Padre: Non prego soltanto per questi - cioè per i discepoli che si trovavano là con lui - ma anche per coloro che crederanno in me per mezzo della loro parola (Gv 17, 20). Con queste parole egli ha inteso abbracciare tutti i suoi, non soltanto quelli allora esistenti, ma anche quelli che sarebbero venuti dopo. Tutti quelli infatti che in seguito credettero in lui, senza dubbio credettero per mezzo della parola degli Apostoli, e per mezzo di tale parola continueranno a credere fino al suo ritorno. Infatti agli Apostoli il Signore aveva detto: Voi stessi mi sarete testimoni, perché siete con me fin da principio (Gv 15, 27). E' per mezzo di loro che il Vangelo fu annunciato, anche prima di essere scritto; e chiunque crede in Cristo, crede al Vangelo. E così per coloro che avrebbero creduto in lui per mezzo della parola degli Apostoli, non si devono intendere soltanto quelli che ascoltarono direttamente gli Apostoli, quando essi erano ancora in vita; ma anche tutti quelli che sono venuti dopo la loro scomparsa, quindi anche noi che siamo venuti al mondo molto tempo dopo, e che tuttavia abbiamo creduto in Cristo per mezzo della loro parola. Gli Apostoli predicarono agli altri la parola che avevano ascoltata dal Signore mentre erano con lui: e in questo modo, la loro parola è giunta fino a noi, affinché anche noi potessimo credere; è giunta dovunque si trova la sua Chiesa, e giungerà a quanti in seguito crederanno, chiunque essi siano, dovunque essi si trovino.

2. Se non badiamo attentamente alle sue parole, potremmo avere l'impressione che Gesù in questa preghiera abbia trascurato qualcuno dei suoi. Se infatti, come abbiamo visto, prima ha pregato per quelli che si trovavano là con lui, successivamente anche per quelli che avrebbero creduto in lui per mezzo della loro parola, si potrebbe pensare che egli non abbia pregato per coloro che non si trovavano con lui in quel momento né in seguito avrebbero creduto in lui per mezzo della loro parola ma che tuttavia avevano creduto in lui prima, sia per mezzo loro sia per mezzo di qualcun altro. Forse che in quel momento c'era con lui Natanaele? Forse che c'era Giuseppe d'Arimatea, quello che andò da Pilato a chiedere il suo corpo e che, secondo la testimonianza dello stesso evangelista Giovanni, era già suo discepolo (cf. Gv 19, 38)? C'era forse sua Madre e le altre donne che, a quanto dice il Vangelo, erano già sue discepole? C'erano forse con lui in quel momento coloro ai quali spesso si riferisce lo stesso evangelista dicendo: Molti credettero in lui (Gv 2, 23; 4, 39; 7, 31; 8, 30; 10, 42)? Da dove era venuta fuori, infatti, la moltitudine che osannava a lui agitando rami, parte precedendolo e parte seguendolo mentre egli sedeva sul giumento, e gridava: Benedetto colui che viene nel nome del Signore (Mt 21. 9: Ps 117, 26), e in mezzo alla quale si trovavano i bimbi dei quali egli disse che era stato predetto: Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti ricavi la tua lode (Mt 21, 16; Sal 8, 3)? E donde erano usciti quei cinquecento fratelli, ai quali, riuniti insieme, egli non sarebbe apparso dopo la risurrezione se non avessero già creduto in lui (cf. 1 Cor 15, 6)? E donde erano usciti quei centonove (dato che insieme agli undici Apostoli erano centoventi), i quali riuniti insieme, dopo la sua ascensione attesero e ricevettero lo Spirito Santo promesso (cf. At 1, 15; 2, 4)? Donde venivano tutti questi, se non dalla grande folla di cui parla l'evangelista dicendo: Molti credettero in lui? Non pregò per questi il Salvatore, allorché pregò per quelli che erano con lui in quel momento e per gli altri che ancora non avevano creduto in lui per mezzo della loro parola, ma che avrebbero creduto in seguito? Questi, invece, non erano con lui in quel momento, ma avevano già creduto in lui prima. Non parlo del vecchio Simeone, che credette in lui ancora bambino, della profetessa Anna (cf. Lc 2, 25-38), di Zaccaria e di Elisabetta, che lo avevano vaticinato prima che nascesse dalla Vergine (cf. Lc 1, 41-45 67-79); e non parlo del loro figlio Giovanni, il precursore, l'amico dello sposo, che lo riconobbe per illuminazione dello Spirito Santo e lo predicò prima che egli si presentasse, e, una volta presentatosi, lo additò perché fosse riconosciuto anche dagli altri (cf. Gv 1, 19-36; 3, 26-36). Non parlo di questi giusti, perché mi si potrebbe obiettare che non c'era bisogno di pregare per costoro, in quanto essi da tempo avevano lasciato questa vita carichi di meriti, e da tempo avevano raggiunto la pace eterna. Altrettanto si può dire dei giusti dell'Antico Testamento. Chi di loro infatti si sarebbe potuto salvare dalla condanna, sopraggiunta a tutta la massa perduta a causa di un sol uomo, se, illuminati dallo Spirito Santo, non avessero creduto nell'unico mediatore tra Dio e gli uomini, che doveva venire nella carne? Ma forse era necessario che il Signore pregasse solo per gli Apostoli, e non per tanti altri che vivevano allora in questo mondo, e che già prima avevano creduto in lui, ma non si trovavano con lui in quel momento? Chi oserà dire simile cosa?

3. Dobbiamo dunque intendere che ancora non credevano in lui come egli voleva si credesse; dal momento che Pietro stesso, cui pure il Signore aveva reso una grande testimonianza in risposta alla professione di fede che egli aveva fatto dicendo: Tu sei il Cristo Figlio del Dio vivo (Mt 16, 16), pretendeva che il Signore non morisse, anziché credere nella sua risurrezione da morte, per cui si meritò di essere da lui chiamato Satana (cf. Mt 16, 23). E così troviamo una fedeltà maggiore in coloro che erano già morti, i quali, illuminati dallo Spirito Santo, non esitarono a credere che Cristo sarebbe risorto, che non in quei discepoli i quali, dopo aver creduto che egli avrebbe liberato Israele, di fronte alla morte perdettero tutta la speranza che avevano riposto in lui. Ecco dunque cosa dobbiamo concludere: che dopo la risurrezione, dopo che fu elargito lo Spirito Santo, dopo che gli Apostoli furono ammaestrati, confermati e costituiti come primi dottori nella Chiesa, per mezzo della loro parola anche gli altri credettero in Cristo come bisognava credere, cioè mantenendo salda la fede nella sua risurrezione. E perciò, anche quelli che sembrava avessero già creduto in lui, facevano parte di coloro per i quali pregò dicendo: Non prego per questi soltanto, ma anche per coloro che crederanno in me per mezzo della loro parola.

4. Ma non possiamo considerare risolta questa difficoltà se non esaminiamo il caso dell'apostolo Paolo e il caso di quel ladrone, crudele nel delitto quanto fedele sulla croce. Paolo dichiara di esser diventato apostolo non da parte di uomini né per mezzo di uomo ma per mezzo di Gesù Cristo; e, parlando del suo Vangelo, dice: Né da uomo lo ricevetti, né fui ammaestrato da alcuno, ma per mezzo di una rivelazione di Gesù Cristo (Gal 1, 1 12). In che senso allora faceva parte di coloro dei quali il Signore dice: crederanno in me per mezzo della loro parola? Il ladrone, dal canto suo, credette nel momento in cui veniva meno la fede, già così debole, in quelli stessi che dovevano insegnarla. E così neppure lui credette in Gesù Cristo per mezzo della loro parola; e tuttavia credette al punto da confessare che colui che vedeva crocifisso, non solo sarebbe risorto, ma altresì avrebbe regnato, dicendo: Ricordati di me, quando verrai nel tuo regno (Lc 23, 42).

5. Perciò, se si deve credere che il Signore Gesù in questa orazione pregò per tutti i suoi, che vivevano allora o che sarebbero venuti nel futuro in questa vita terrena che è una continua lotta (Gb 7, 1), dobbiamo intendere che la loro parola, di cui parla, è la parola stessa della fede che essi predicarono nel mondo, che fu chiamata "loro parola" perché da loro, per primi e principalmente, fu predicata. Già essi la predicavano sulla terra, quando Paolo ricevette questa medesima loro parola per rivelazione di Gesù Cristo. Ecco perché confrontò con essi il Vangelo che egli già a sua volta predicava, per timore di correre o di aver già corso invano; e quelli, in segno di comunione, gli dettero le loro destre, in quanto in lui riconobbero la loro parola che già predicavano e sulla quale erano fondati, benché non fossero stati essi a dargliela (cf. Gal 2, 29). A proposito di questa parola della risurrezione di Cristo, il medesimo Apostolo dice: Sia io, sia essi, così predichiamo, e così voi avete creduto (1 Cor 15, 11); e ancora: Questa è la parola della fede che noi predichiamo. Poiché se confessi con la tua bocca che Gesù è Signore e nel tuo cuore credi veramente che Iddio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo (Rm 10, 8-9). E negli Atti degli Apostoli si legge che Dio ha accreditato Cristo davanti a tutti col risuscitarlo da morte (cf. At 17, 31). Il Signore chiama questa parola della fede, parola degli Apostoli, in quanto per mezzo di essi, che a lui erano strettamente uniti, per primi e più di ogni altro fu predicata. Ma per il fatto che vien chiamata la "loro" parola, non vuol dire che non sia la parola di Dio, come appunto l'Apostolo stesso dice ai Tessalonicesi, che hanno ricevuto, egli afferma, la parola della fede non come parola di uomini ma, come è veramente, quale parola di Dio (1 Thess 2, 13). E' parola di Dio, dunque, perché è Dio che l'ha donata; vien chiamata parola degli Apostoli perché a loro per primi e precipuamente Dio l'ha affidata. In questo senso anche il buon ladrone possedeva nella sua fede la loro parola; la quale, appunto, fu chiamata parola degli Apostoli in quanto a loro per primi e precipuamente fu affidato l'incarico di predicarla. Sicché, quando le vedove dei Greci si lamentarono perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate - e questo ancor prima che Paolo credesse in Cristo - gli Apostoli che erano vissuti insieme con Cristo, osservarono: Non è conveniente che noi trascuriamo la parola di Dio, per servire alle mense (At 6, 2). Fu allora che, per non essere distolti dal ministero della Parola, decisero di eleggere i diaconi. Giustamente quindi viene chiamata parola degli Apostoli quella che è la parola della fede, per mezzo della quale credettero in Cristo quanti in qualunque modo l'hanno ascoltata, e in Cristo crederanno quanti l'ascolteranno. Il nostro Redentore quindi, rivolgendosi al Padre, pregò per tutti quelli che ha redenti, sia quelli che erano presenti allora, sia quelli che sarebbero venuti dopo. Pregando per gli Apostoli che si trovavano con lui, aggiunse nella sua preghiera anche quelli che per mezzo della loro parola avrebbero creduto in lui. Il seguito della sua preghiera, lo vedremo in un altro discorso.

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