Omelia 108: Consacrali nella verità.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 108: Consacrali nella verità.
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Essere consacrati nella verità, vuol dire essere consacrati in Cristo, il quale giustamente ha detto: "Io sono la via, la verità e la vita".

1. Sempre rivolgendosi al Padre, e pregando per i suoi discepoli, il Signore dice: Io ho dato loro la tua parola, e il mondo li ha presi in odio. Non ne avevano ancora fatto esperienza con i patimenti che in seguito sarebbero loro toccati; ma, secondo il suo solito, dice queste cose annunciando il futuro con il verbo al passato. Indica poi il motivo per cui il mondo li odierà: perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo (Gv 17, 14). Questo, di non essere del mondo, è stato loro concesso in virtù della rigenerazione, perché in forza della generazione erano del mondo, e per questo il Signore aveva detto prima: Io vi ho scelti dal mondo (Gv 15, 19). Fu quindi un dono il fatto che essi, come il Signore, non fossero del mondo, avendoli il Signore liberati dal mondo. Egli invece non appartiene mai al mondo, in quanto, anche nella forma di servo, è nato per opera di Spirito Santo, in virtù del quale essi sono rinati. E così, se essi non sono più del mondo, perché sono rinati ad opera dello Spirito Santo, egli non è mai stato del mondo, perché è nato per opera dello Spirito Santo.

2. Non ti chiedo - dice - che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal male. Benché non fossero più del mondo, tuttavia era ancora necessario per loro rimanere nel mondo. Ribadisce il medesimo concetto: Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Santificali nella verità (Gv 17, 15-17). E' in questo modo che saranno salvati dal male, come ha chiesto prima. Ci si può domandare in che senso non fossero più del mondo, se ancora non erano stati santificati nella verità; o se già lo erano, perché il Signore chiede che siano santificati. Non forse per il fatto che, santificati già nella verità, avevano da progredire nella santità, diventando più santi; la qual cosa non sarebbe avvenuta senza l'aiuto della grazia di Dio, che santifica il progredire come santifica l'inizio? Perciò anche l'Apostolo dice: Colui il quale cominciò in voi l'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù (Fil 1, 6). E così gli eredi del Nuovo Testamento vengono santificati nella verità di cui le santificazioni operate nel Vecchio Testamento non erano che ombre. Essi vengono santificati nella verità, cioè in Cristo, il quale con tutta verità dice: Io sono la via, la verità e la vita (Gv 14, 6). E così quando dice: La verità vi renderà liberi, poco dopo spiegando la sua affermazione, aggiunge: Se il Figlio vi libererà, allora sarete veramente liberi (Gv 8, 32-36), per mostrare la piena identità tra ciò che prima chiama verità e ciò che poi chiama Figlio. E così qui, dicendo: Santificali nella verità, che altro vuol dire se non: santificali in me?

3. Con quel che segue il Signore non fa che inculcare più apertamente questo concetto. La tua parola - dice - è verità (Gv 17, 17). Che altro vuol dire se non: Io sono la verità? Il testo greco dice , il termine che si trova nel Prologo, là dove si dice: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. E noi sappiamo con certezza che il Verbo è lo stesso unigenito Figlio di Dio, che si è fatto carne e abitò fra noi (Gv 1, 1 14); per cui si sarebbe potuto anche mettere, come difatti in alcuni codici è stato messo: il tuo Verbo è verità; così come in alcuni codici si legge anche: In principio era la Parola. Sia in questo passo che in quello, nel testo greco si trova . Concludendo, il Padre santifica nella verità, cioè nel suo Verbo, nel suo Unigenito, i suoi eredi, che sono pure coeredi del Verbo.

4. Riferendosi sempre agli Apostoli, il Signore proseguendo dice al Padre: Come tu hai mandato me nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo (Gv 17, 18). Chi ha mandato, se non i suoi Apostoli? Apostolo, infatti, è una parola greca che si traduce in latino "inviato". Iddio quindi ha mandato il proprio Figlio non nella carne di peccato, ma in carne che rassomiglia a quella di peccato (cf. Rm 8, 3); e il Figlio ha inviato coloro che erano nati nella carne di peccato, ma che egli aveva santificati purificandoli dalla macchia del peccato.

[In che modo Cristo santifica sé e noi.]

5. Ma siccome il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, è diventato capo della Chiesa, essi sono diventati membra del suo corpo. Perciò aggiunge: e per essi io santifico me stesso (Gv 17, 19). Che vuol dire: per essi io santifico me stesso, se non questo: io li santifico in me, in quanto essi sono io? Egli parla infatti di coloro che, come ho già detto, sono sue membra, membra di quel corpo che unito al capo forma un solo Cristo. E' l'insegnamento dell'Apostolo, quando parla della discendenza di Abramo: Se siete di Cristo, siete dunque discendenza di Abramo. Poco prima aveva detto: La Scrittura non dice "ai discendenti", come se si trattasse di molti, ma "e alla tua discendenza", come a uno solo, cioè Cristo (Gal 3, 29 16). Ora, se la discendenza di Abramo è Cristo, che altro vuol dire l'Apostolo dicendo ai fedeli: Voi siete discendenza di Abramo, se non questo: voi siete Cristo? Sempre in questo senso va inteso quest'altro testo del medesimo Apostolo: In questo momento gioisco nelle mie sofferenze per voi e completo nella mia carne ciò che manca alle tribolazioni di Cristo (Col 1, 24). Non dice: ciò che manca alle mie tribolazioni, ma: alle tribolazioni di Cristo, perché egli era membro di Cristo, e, attraverso le persecuzioni di cui era oggetto, per parte sua completava nella sua carne le tribolazioni che Cristo, nell'intero suo corpo, doveva sopportare. La qual cosa risulterà chiaramente anche qui, se fai attenzione a quel che segue. Prima aveva detto: per loro santifico me stesso; e per farci intendere che avrebbe santificato loro in sé, subito aggiunge: perché siano anch'essi santificati nella verità (Gv 17, 19). Che altro vuol dire se non "in me", dato che la verità è quel Verbo che fin da principio era Dio? In quel medesimo Verbo fu santificato anche il Figlio dell'uomo fin dall'inizio della sua creazione quando il Verbo si è fatto carne, poiché il Verbo e l'uomo sono diventati una sola persona. Egli allora si è santificato in se stesso, cioè ha santificato se stesso in quanto uomo in sé Verbo, poiché il Verbo e l'uomo sono un solo Cristo, che santifica l'uomo nel Verbo. E riferendosi alle sue membra egli dice: per loro io santifico me stesso. Io per essi: affinché cioè giovi pure a loro (poiché anch'essi sono io) così come ha giovato a me stesso (in quanto sono uomo anche senza loro); santifico me stesso: in me io santifico loro come se fossero me stesso, poiché anch'essi sono io per l'unione che hanno con me. Perché siano anch'essi santificati nella verità. Che vuol dire anch'essi se non che come me siano santificati in quella verità che io stesso sono? In seguito non parla più soltanto degli Apostoli, ma inizia a parlare anche delle altre membra del suo corpo. Ma di questo, se il Signore vorrà, tratteremo in un altro discorso.

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