Omelia 103: La vittoria sul mondo.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 103: La vittoria sul mondo.
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Bisogna aver fiducia nell'annuncio di Cristo. Egli, infatti, non avrebbe vinto il mondo, se il mondo potesse vincere le sue membra.

1. In tutto il Vangelo risulta da molti indizi come fossero i discepoli di Cristo quando egli, prima della passione, parlava di cose grandi con loro che erano piccoli. Ma ne parlava con un linguaggio adattato, cosicché anch'essi, pur essendo piccoli, sentissero parlare di quelle cose grandi; non avendo infatti ricevuto ancora lo Spirito Santo, come lo ricevettero dopo la risurrezione quando il Signore lo alitò su di loro e quando scese dall'alto, avevano il gusto delle cose umane più che non di quelle divine. E perciò dissero ciò che ora abbiamo sentito leggere: Dicono i suoi discepoli: Ecco, adesso parli apertamente e non dici alcuna parabola. Ora sappiamo che sai tutto, e non hai bisogno che qualcuno ti interroghi: perciò crediamo che sei uscito da Dio (Gv 16, 29-30). Il Signore poco prima aveva detto: Vi ho parlato di queste cose in parabole: viene l'ora in cui non vi parlerò più in parabole. Come mai allora essi dicono: Ecco, adesso parli apertamente e non dici alcuna parabola? Forse era già venuta l'ora in cui non avrebbe più parlato loro in parabole? Ma che non fosse ancora venuta quell'ora, lo dimostra il seguito delle sue parole, che sono queste: Vi ho parlato di queste cose in parabole: viene l'ora in cui non vi parlerò più in parabole, ma vi intratterrò apertamente sul Padre mio. In quel giorno voi chiederete nel mio nome, e non vi dico che io pregherò il Padre per voi: lo stesso Padre, infatti, vi ama, perché voi mi avete amato e avete creduto che io sono uscito da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; adesso lascio il mondo e torno al Padre (Gv 16, 25-28). Con queste parole chiaramente annuncia l'ora in cui non parlerà più in parabole, ma li intratterrà apertamente sul Padre; e aggiunge che in quell'ora essi chiederanno nel suo nome, mentre egli non pregherà il Padre per loro dato che il Padre stesso li ama, in quanto essi hanno amato Cristo e hanno creduto che egli è uscito dal Padre ed è venuto nel mondo, e che di nuovo lascerà il mondo per tornare al Padre. Perché dunque, di fronte alla sua promessa- dell'ora in cui non parlerà più in parabole, essi dicono: Ecco, adesso parli apertamente e non dici alcuna parabola, se non perché le sue parole sono parabole soltanto per coloro che non le intendono, ed essi le intendevano talmente poco da non rendersi neppure conto che non le intendevano? Essi erano ancora pargoli, incapaci di giudicare spiritualmente le cose che ascoltavano e che si riferivano, non al corpo, ma allo spirito.

2. Sicché, facendo constatare la loro età ancora infantile e debole secondo l'uomo interiore, Gesù risponde loro: Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è venuta, in cui vi disperderete, ciascuno per conto suo, e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me (Gv 16, 31-32). Poco prima aveva detto: Lascio il mondo e torno al Padre, e ora dice: Il Padre è con me. Come si può andare da uno con il quale già si è? Una tale affermazione è parola per chi intende, parabola per chi non la intende; in questa maniera, peraltro, non rifiuta totalmente ciò che i piccoli non capiscono, e, sebbene non possa offrir loro solido nutrimento, perché non ne sono ancora capaci, almeno non li priva di latte. Grazie a questo alimento i discepoli riconoscevano che egli sapeva tutto e che non v'era bisogno che alcuno lo interrogasse. Però ci si può chiedere perché hanno detto così. Parrebbe che essi piuttosto avrebbero dovuto dire: Non hai bisogno d'interrogare nessuno; e non come hanno detto: Non hai bisogno che qualcuno ti interroghi. Avevano detto: Ora sappiamo che sai tutto. E' normale che venga interrogato chi sa tutto da chi non sa, affinché l'interrogante abbia le risposte che vuole da chi sa tutto, e non sia invece colui che sa tutto a porre delle domande come se avesse bisogno di apprendere qualcosa. Perché dunque i discepoli, sapendo che il Maestro sapeva tutto, invece di dire, come a noi pare: Non hai bisogno di interrogare nessuno, hanno preferito dire: Non hai bisogno che qualcuno ti interroghi? O meglio, come ha potuto verificarsi l'una e l'altra cosa: che il Signore li ha interrogati ed è stato da loro interrogato? La questione si risolve facilmente, in quanto erano loro, non lui, che avevano bisogno di interrogarlo e di essere interrogati. Egli, infatti, non li interrogava per apprendere qualcosa da loro, ma piuttosto per insegnare loro qualcosa. E quelli che lo interrogavano per apprendere da lui, erano loro che avevano bisogno di imparare da colui che sapeva tutto. E' chiaro dunque che egli non aveva bisogno che qualcuno lo interrogasse. Quando al contrario veniamo interrogati da chi vuol sapere qualcosa da noi, è dalle sue domande che noi apprendiamo che cosa vuole imparare; abbiamo dunque bisogno di essere interrogati da parte di coloro cui vogliamo insegnare qualcosa, per poter conoscere le domande alle quali dobbiamo rispondere; mentre il Signore, che sapeva tutto, non aveva bisogno neppure di questo: non aveva bisogno delle loro domande per conoscere quello che volevano sapere, in quanto, già prima di essere interrogato, conosceva i desideri di quelli che volevano interrogarlo. E se accettava di essere interrogato, era per manifestare, sia a quanti erano presenti allora sia a quanti avrebbero più tardi ascoltato o letto le sue parole, gli atteggiamenti di quelli che lo interrogavano, perché in tal modo venissero a conoscere gli ostacoli che dovevano sormontare, e i lenti passi con cui ci si avvicinava a lui. Ma, mentre per lui che era Dio non costituiva grande cosa prevedere i pensieri umani e quindi non aveva bisogno di essere interrogato, lo era invece per quei piccoli, tanto che esclamarono: Per questo crediamo che tu sei uscito da Dio. Cosa invece ben più grande - per arrivare a comprendere la quale voleva che si sforzassero di crescere - fu che, avendo i discepoli ammesso con tutta verità: Sei uscito da Dio, il Signore affermò: Il Padre è con me; affinché, pensando al Figlio uscito dal Padre, non pensassero che si fosse allontanato da lui.

[La pace scopo di tutto.]

3. Il Signore conclude questo discorso così lungo e così importante dicendo: Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazione, ma abbiate fiducia, io ho vinto il mondo! (Gv 16, 33). Questa tribolazione sarebbe iniziata in quel modo da lui annunciato quando, per dimostrare che essi, bambini com'erano, incapaci ancora di intendere e di discernere una cosa da un'altra, consideravano parabola tutto quanto egli aveva esposto di grande e di divino, disse: Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è venuta, in cui vi disperderete, ciascuno per conto suo. Tale l'inizio della tribolazione, che però non sarebbe continuata con la medesima violenza. Se infatti aggiunge: Mi lascerete solo, è perché nelle tribolazioni che il mondo infliggerà loro dopo la sua ascensione, non si abbattano al punto da abbandonarlo, e li esorta a rimanere in lui per avere pace in lui. Quando il Signore fu catturato, i discepoli lo abbandonarono, non soltanto materialmente, ma anche spiritualmente, rinnegando la fede. A questo si riferiscono le parole: Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è venuta, in cui vi disperderete, ciascuno per conto suo, e mi lascerete solo; come a dire: Allora sarete talmente sconvolti che abbandonerete colui nel quale ora credete. Caddero, infatti, in tale disperazione che giunsero alla morte, se così si può dire, della loro fede anteriore. Ciò appare evidente in Cleofa, il discepolo che parlando, senza saperlo, con il Signore risorto, nel raccontargli quanto era accaduto, gli dice: Noi speravamo che fosse colui che deve redimere Israele (Lc 24, 21). Ecco, fino a che punto lo avevano abbandonato: perdendo anche quel po' di fede con cui prima avevano creduto. Invece, nelle tribolazioni che dovettero subire dopo la risurrezione del Signore, siccome avevano ricevuto lo Spirito Santo, non lo abbandonarono; e benché fuggissero di città in città, non fuggirono lontano da lui, ma in mezzo alle tribolazioni che ebbero nel mondo, pur di avere in lui la pace, non furono disertori da lui ma posero in lui il loro rifugio. Una volta ricevuto lo Spirito Santo, si verificò in loro quanto il Signore disse: Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo. Essi ebbero fiducia e vinsero. In grazia di chi vinsero, se non in grazia di lui? Egli non avrebbe vinto il mondo, se il mondo avesse sconfitto le sue membra. Per questo l'Apostolo dice: Siano rese grazie a Dio che ci concede la vittoria; e subito aggiunge: per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo (1 Cor 15, 57), il quale aveva detto ai suoi: Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo.

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