Omelia 97: Molte cose ho ancora da dirvi.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 97: Molte cose ho ancora da dirvi.
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Dobbiamo chiedere e attendere, da colui che fa crescere, la grazia di crescere per poterlo capire, sapendo che quanto più cresceremo tanto più potremo capirlo.

[Più si cresce e più si capisce.]

1. Lo Spirito Santo che il Signore promise di inviare ai suoi discepoli perché insegnasse loro tutta intera la verità che essi allora, mentre egli parlava, non erano in condizione di sopportare, [e noi, questo Spirito, come dice l'Apostolo, lo abbiamo ricevuto in pegno (2 Cor 1, 22), in pegno cioè di quella pienezza che ci è riservata nell'altra vita], insegna fin d'ora ai fedeli, nella misura in cui ciascuno è capace di intendere le cose spirituali, e accende nel loro cuore un desiderio di conoscere tanto più vivo quanto più progredisce nella carità, grazie alla quale ama le cose che conosce e desidera conoscere quelle che ignora; quelle però che in qualche modo conosce sa di non conoscerle ancora come solo potranno essere conosciute in quella vita che mai occhio vide, né orecchio udì, né cuor d'uomo poté mai immaginare (cf 1 Cor 2, 9). E se fin d'ora, in questa vita, il Maestro interiore volesse dircele, cioè rivelarle e manifestarle al nostro spirito in quel modo con cui solo allora potranno essere conosciute, l'umana debolezza non riuscirebbe a sopportare tanto peso. La vostra Carità certamente ricorda che di questo io ho già parlato commentando il passo del santo Vangelo dove il Signore dice: Ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non siete in condizione di portarle (Gv 16, 12). Non dobbiamo immaginare che il Signore in queste parole abbia voluto nascondere chissà quali arcani segreti, che il maestro può insegnare ma che non saranno mai alla portata del discepolo. Ma se quelle stesse verità religiose della dottrina cristiana che noi apprendiamo e insegniamo normalmente leggendo e scrivendo, ascoltando e parlando, Cristo volesse dircele nel medesimo modo con cui le dice ai santi angeli, direttamente lui, Verbo unigenito del Padre e coeterno al Padre; chi mai sarebbe in grado di accoglierle, fosse pure giunto a quel grado di spiritualità cui non erano ancora pervenuti gli Apostoli, quando il Signore diceva loro queste cose, e a cui pervennero solo in seguito alla venuta dello Spirito Santo? Infatti, qualunque cosa si possa apprendere intorno alla creatura, è sempre inferiore rispetto al Creatore, che è Dio sommo, vero ed immutabile. Ma come si può non parlare di Dio? Chi è che non lo nomina, leggendo o discutendo, domandando o rispondendo, lodandolo ed esaltandolo, in qualsiasi modo se ne parli e perfino bestemmiandolo? E tuttavia, benché tutti parlino di Dio, chi è che lo comprende come deve essere compreso, anche se il suo nome è sempre sulla bocca di tutti e tutti ne sentono parlare? Chi può raggiungerlo con l'acume della sua mente? Chi avrebbe mai saputo che egli è Trinità, se egli stesso non ce lo avesse rivelato? Ed ora tutti parlano di questa Trinità; e tuttavia quale uomo potrà pensare della Trinità come gli angeli? Le medesime cose dunque che di solito, pubblicamente e continuamente, si dicono circa l'eternità, la verità e la santità di Dio, da alcuni vengono intese bene, da altri male, o meglio da alcuni vengono intese e da altri no; poiché chi intende male, non intende. Ma tra quelli stessi che intendono bene, c'è chi riesce a penetrare le cose con maggiore acutezza e profondità degli altri, nessuno tuttavia riesce a comprendere come gli angeli. Nell'anima, cioè nell'uomo interiore, si verifica una crescita che si compie, non soltanto con il passaggio dal latte al cibo solido ma anche per una assimilazione sempre maggiore del cibo solido. E questa crescita non consiste in uno sviluppo fisico, ma in una maggior chiarezza interiore, poiché si ha per cibo la luce intellegibile. Se volete quindi conoscere in questo senso, e volete comprendere sempre meglio Dio, e se, quanto più crescete, tanto più volete comprenderlo, non dovete chiedere e attendere aiuto da un maestro che parla alle vostre orecchie, cioè da uno che, operando all'esterno, pianta e innaffia, ma da colui che fa crescere (cf. 1, Cor 3, 6).

2. Perciò, come nel discorso precedente vi ho raccomandato, state attenti, soprattutto voi che siete ancora bambini e avete ancora bisogno di latte, a non lasciarvi prendere dalla curiosità di ascoltare quelli che, cogliendo pretesto da queste parole del Signore: Ho ancora molte altre cose da dirvi, ma adesso non siete in condizione di portarle, si ingannano e vogliono ingannare, né pretendiate sapere cose sconosciute, mentre non siete ancora capaci di discernere il vero dal falso; mi riferisco soprattutto a quelle vergognose turpitudini che Satana insegna alle anime volubili e carnali. Dio permette tutto questo perché in ogni momento siano temuti i suoi giudizi e perché, al confronto della torbida nequizia, si gusti ancor più la limpidissima docilità di cuore; di modo che, chi, sorretto da Dio non è caduto in questi mali, o con il suo aiuto se n'è liberato, renda onore a Dio e proceda con timore e cautela. Vegliate e pregate per non cadere nell'insidia descritta dai Proverbi di Salomone, là dove si parla della donna dissennata, audace e sprovvista di pane (Prv 9, 13), che invita i passanti dicendo: Venite a mangiare il saporito pane nascosto e gustate la dolcezza dell'acqua furtiva (Prv 9, 17). Questa donna rappresenta la fatuità degli empi, che, essendo del tutto insipienti, credono di sapere qualcosa, come questa donna, di cui si dice che è sprovvista di pane. Priva di pane, promette pane; essendo, cioè ignara della verità, promette la conoscenza della verità. Promette pane clandestino dicendo che è saporito, e dolcezza di acque furtive, perché con più gusto e piacere si ascoltino e si compiano le cose che nella Chiesa non è lecito dire e credere apertamente. La stessa clandestinità è il condimento con cui i nefasti dottori propinano i loro veleni ai curiosi, i quali credono di aver appreso chissà che cosa proprio a motivo del segreto, e così più soavemente assorbono l'insipienza, che scambiano per sapienza e il cui proibito insegnamento riescono in qualche modo a carpire.

3. Per questo l'insegnamento di arti magiche raccomanda i loro riti nefandi agli uomini che sono stati o stanno per essere ingannati dalla loro curiosità sacrilega. Di qui quelle illecite divinazioni mediante l'osservazione delle viscere degli animali uccisi, del canto e del volo degli uccelli, delle molteplici segnalazioni dei demoni, sussurrate alle orecchie di uomini destinati a perdersi per i suggerimenti di altri uomini perduti. E' proprio a motivo di questi illeciti e detestabili segreti, che quella donna viene definita non solo insipiente, ma anche sfrontata. Ma, questi segreti sono estranei, non solo alla natura, ma anche al nome della nostra religione. Che dire allora, vedendo che questa donna insipiente e sfrontata, valendosi del nome cristiano, ha fondato tante perverse eresie e ha inventato tante favole ignominiose? Volesse il cielo che tutte queste favole fossero simili a quelle rappresentate nei teatri con canti, danze e movenze oscene di cui si ride, e non fossero inventate contro Dio con una insipienza che ci addolora e una sfrontatezza che ci stupisce. Se non che tutti gli eretici più insipienti, che vogliono passare per cristiani, cercano di legittimare le loro audaci invenzioni, sommamente contrarie ad ogni senso comune, prendendo pretesto dall'affermazione del Signore: Ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non siete in condizione di portarle, come se queste loro invenzioni fossero appunto quelle cose che allora i discepoli non erano in condizione di comprendere, e come se lo Spirito Santo avesse insegnato proprio queste loro nefandezze che lo spirito umano corrotto, per quanto grande sia la sua audacia, si vergogna di insegnare e predicare apertamente.

4. Prevedendo gente siffatta, ispirato dallo Spirito Santo, l'Apostolo dice: Vi sarà un tempo in cui gli uomini non sopporteranno più la sana dottrina, ma si sovraccaricheranno di maestri secondo le proprie voglie, facendosi solleticare le orecchie, e storneranno l'udito dalla verità per rivolgerlo alle favole (2 Tim 4, 3-4). Il fascino di ciò che è segreto e furtivo, secondo l'espressione del libro dei Proverbi: Venite a mangiare il saporito pane nascosto e gustate la dolcezza dell'acqua furtiva, mette il prurito nelle orecchie dei fornicatori spirituali che ascoltano, un prurito simile a quello che la libidine provoca nella carne corrompendone la casta integrità. Ascoltate l'Apostolo che, prevedendo queste situazioni, ci dà consigli salutari per evitarle: Evita le profane novità di parole, giacché queste progrediscono verso una empietà sempre maggiore e la parola di costoro si diffonde come una cancrena (2 Tim 2, 16-17). Non dice di evitare le novità di parole, ma le profane novità di parole. Vi sono infatti delle novità in piena armonia con la dottrina cristiana, come ad esempio il nome stesso che portano i Cristiani, di cui la Scrittura ci fa conoscere l'origine. Fu in Antiochia che per la prima volta, dopo l'ascensione del Signore, i discepoli cominciarono a chiamarsi Cristiani, come appunto si legge negli Atti degli Apostoli (cf. At 11, 26). Fu così che gli ospizi ed i monasteri cambiarono nome, senza cambiare la loro realtà e rimanendo stabili nella verità della religione, che costituisce il loro solido baluardo contro ogni attacco. E così, per combattere l'empia eresia degli ariani fu introdotto il termine homousion riferito al Padre, ma senza volere con tale termine indicare una realtà nuova. Il termine homousion corrisponde all'affermazione di Cristo: Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10, 30), cioè significa che il Padre e il Figlio sono di un'unica e medesima sostanza divina. In effetti, se ogni novità fosse necessariamente profana, il Signore non avrebbe detto: Vi do un comandamento nuovo (Gv 13, 34), né si potrebbe parlare di nuovo Testamento, né si potrebbe cantare un cantico nuovo in tutta la terra. Ma sono profane quelle novità che esprime la donna insipiente e sfrontata, quando dice: Venite a mangiare il saporito pane nascosto e gustate la dolcezza dell'acqua furtiva. Dalla fallace promessa di questa falsa scienza ci mette in guardia l'Apostolo nella lettera in cui raccomanda: O Timoteo, custodisci il deposito, schivando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome, professando la quale taluni sviarono dalla fede (1 Tim 6, 20). Costoro infatti non fanno che promettere falsa scienza, e deridere, come ignoranza, la fede delle verità che si propongono ai semplici fedeli.

5. Qualcuno dirà: Non possiedono gli spirituali, nella loro dottrina, cose che tengono occulte ai carnali e rivelano agli spirituali? Se dico di no, subito mi si citerà la lettera ai Corinzi, dove l'apostolo Paolo dichiara: Non ho potuto parlarvi come a degli spirituali, ma come a persone carnali, come a degli infanti in Cristo. Vi ho dato da bere latte e non solido nutrimento, poiché non ne eravate ancora capaci. E neppure adesso ne siete capaci, essendo ancora carnali (1 Cor 3, 1-2). E l'altra affermazione: Tra i perfetti esponiamo la sapienza. E l'altra ancora: Parliamo adattando agli spirituali cose spirituali; l'uomo naturale non comprende le cose dello spirito: sono follia per lui (1 Cor 2, 6 13-14). Vedremo, se il Signore vorrà, il significato di tutto questo in un altro discorso, affinché non accada che, basandosi su queste parole dell'Apostolo, non si ricorra a profane novità di parole per esprimere significati misteriosi dicendo poi che le persone carnali non sono in condizione di sostenere il peso di quelle cose che lo spirito e il corpo degli uomini casti devono evitare. E così finalmente poniamo termine a questo discorso.

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