Omelia 96: La carità e la verità.

Sant'Agostino d'Ippona

Omelia 96: La carità e la verità.
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Lo Spirito Santo guiderà i discepoli alla pienezza della verità riversando continuamente nei loro cuori la carità.

1. In questo passo del santo Vangelo, dove il Signore dice ai suoi discepoli: Molte cose ho ancora da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata (Gv 16, 12), la prima cosa che bisogna domandarsi è come mai prima abbia detto: Tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi (Gv 15, 15), e qui dica: Molte cose ho ancora da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata. A suo tempo abbiamo spiegato, come abbiamo potuto, in che senso abbia parlato di ciò che ancora non aveva fatto come se già l'avesse fatto, allo stesso modo che il profeta afferma che Dio ha fatto le cose che saranno, dicendo appunto di lui: Ha fatto le cose a venire (Is 45, 11 sec LXX). Adesso forse voi volete sapere quali siano le cose che allora non erano alla portata degli Apostoli. Ma chi di noi oserà ritenersi in condizione di portare quelle cose che essi non erano capaci di portare? Per questo motivo non dovete sperare che io vi dica ciò che forse io stesso non capirei se mi venisse detto da un altro, né voi sareste in condizione di portarlo, ammesso che io sia capace di parlarvi di cose che superano la vostra capacità di intendere. E può darsi che in mezzo a voi ci sia qualcuno già in grado di intendere queste cose che gli altri ancora non sono capaci di intendere: non certo tutte le cose cui il divino Maestro si riferiva dicendo: Ho ancora molte cose da dirvi, però qualcuna sì. Ma sarebbe temerario e presuntuoso voler dire quali siano le cose che il Signore stesso non volle dire. Una cosa è certa che allora gli Apostoli, ai quali diceva: Adesso non potete seguirmi (Gv 13, 36), non erano ancora in grado di morire per Cristo; e Pietro, il primo degli Apostoli, che aveva presunto di esserne già capace, fece un'esperienza negativa e dovette ricredersi. E tuttavia, in seguito, tanti uomini e donne, bambini e bambine, ragazzi e ragazze, vecchi e giovani sono stati coronati dell'aureola del martirio; e si è visto che le pecore erano capaci di affrontare ciò che, quando così parlava il Signore, i pastori non erano capaci di sopportare. Si doveva forse dire a quelle pecore, nel momento del pericolo, in cui era necessario lottare fino alla morte per la verità e versare il sangue per il nome e la dottrina di Cristo, si doveva dir loro: Chi di voi oserà ritenersi capace del martirio, di cui non era stato capace Pietro, quando era sostenuto dalla viva voce del Signore? Così qualcuno potrebbe sostenere che non bisogna dire al popolo cristiano, ansioso di sapere, le cose a cui il Signore si riferisce con le parole: Molte cose ho ancora da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata, adducendo la ragione che se non erano in grado d'intenderle gli Apostoli, sarebbero molto meno in grado di capirle loro. E invece, ci sono molti che probabilmente sono in grado di ascoltare quanto allora Pietro non era capace di comprendere, così come molti sono in grado di affrontare il martirio, che Pietro invece non era ancora in grado di affrontare. Questo soprattutto dopo la venuta dello Spirito Santo, che, quando il Signore così parlava, non era stato ancora inviato, e a proposito del quale subito aggiunge: Quando, però, verrà lui, lo Spirito di verità, v'insegnerà tutta intera la verità (Gv 16,13), dimostrando così che gli Apostoli non erano in grado di portare le cose che egli aveva ancora da dire, perché non era ancora venuto ad essi lo Spirito Santo.

2. Ecco, ammettiamo che molti, dopo la venuta dello Spirito Santo, siano in grado di portare quelle cose di cui ancora non erano capaci i discepoli prima della venuta dello Spirito Santo: forse che per questo noi conosciamo le cose che il Signore non volle dire, come le conosceremmo, leggendole o ascoltandole, se egli le avesse pronunciate? Altro è infatti sapere se noi o voi possiamo portarle o no, e altro è sapere quali siano tali verità, indipendentemente dal fatto che noi possiamo portarle o no. Dal momento che il Signore non le ha dette, chi di noi può dire se sono queste o quelle? E se qualcuno osasse dirlo, come potrà dimostrarlo? Chi sarà così facilone e temerario che pur dicendo cose vere a chi vuole, si senta di affermare, senza una particolare rivelazione, che proprio quelle sono le cose che allora il Signore non volle dire? Chi di noi, non essendo dotato di carisma profetico o apostolico, potrebbe fare una simile cosa senza incorrere in colpa gravissima di temerarietà? Ancorché trovassimo qualcuna di queste cose nei libri che godono autorità canonica, scritti dopo l'ascensione del Signore, non sarebbe ancora sufficiente, almeno che non vi troviamo anche la dichiarazione che tali cose sono proprio quelle che allora il Signore non volle dire ai suoi discepoli in quanto essi non erano in condizione di portarle. Prendiamo ad esempio, il prologo di questo Vangelo: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio, questo era in principio presso Dio (Gv 1, 1-2), e le altre cose che seguono; esse sono state scritte dopo, e non si dichiara che le abbia dette il Signore Gesù quando egli era in mezzo a noi nella condizione mortale, ma sono state messe per iscritto da uno dei suoi discepoli sotto ispirazione dello Spirito Santo; ebbene, se io affermassi che queste cose sono proprio quelle che allora il Signore non volle dire perché i discepoli non erano in grado di capirle, chi di voi, ascoltandomi, non mi riterrebbe temerario? Se invece dove le leggiamo trovassimo scritto anche che sono proprio quelle, chi non vorrà credere a così autorevole apostolo?

3. Mi sembra altrettanto assurdo affermare che i discepoli non erano allora in grado di ricevere quelle rivelazioni di cose invisibili e altissime che troviamo nelle lettere degli Apostoli, scritte dopo la ascensione del Signore senza dichiarare che le disse il Signore, quando si trovava visibilmente con loro. Perché gli Apostoli non erano in condizione di ricevere quelle cose che adesso tutti possono leggere nei loro libri, tutti possono accoglierle, anche se non le capiscono? Vi sono, infatti, nella sacra Scrittura alcune cose che quanti non hanno fede, quando le leggono o le ascoltano, non le comprendono, e, dopo averle lette o ascoltate, non possono accettarle. I pagani, ad esempio, non riescono ad accettare che il mondo è stato creato da uno che fu crocifisso; i Giudei non riescono ad ammettere che chi ha abolito il sabato nel modo che lo celebrano loro, era Figlio di Dio; i sabelliani non ammettono che la Trinità è distintamente il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; gli ariani che il Figlio è uguale al Padre, e lo Spirito Santo è uguale al Padre e al Figlio; i fotiniani non accettano che Cristo non era soltanto un uomo come noi, ma era anche Dio, uguale a Dio Padre; i manichei negano che Cristo, nostro liberatore, si sia degnato di nascere nella carne e dalla carne; così tutti gli altri appartenenti alle più diverse e perverse sette, non possono tollerare quanto si trova nelle sacre Scritture e nella fede cattolica contrario ai loro errori, così come noi non possiamo tollerare le loro sacrileghe invenzioni e le loro insane menzogne. Che vuol dire infatti non poter tollerare una cosa? Vuol dire essere incapaci di portarla con animo retto. Ma quale fedele, o anche quale catecumeno, che pure non ha ancora ricevuto col battesimo lo Spirito Santo, anche se non riesce ancora ad intenderle pienamente, non legge o ascolta di buon animo tutte quelle cose che sono state scritte dopo l'ascensione del Signore con verità e autorità canonica? Com'era dunque possibile che i discepoli, anche se ancora non avevano ricevuto lo Spirito Santo, non fossero in condizione di portare qualcuna di quelle cose che furono scritte dopo l'ascensione del Signore, se adesso i catecumeni, prima ancora di ricevere lo Spirito Santo, le possono portare tutte? Poiché, se ad essi non vengono consegnati i sacramenti dei fedeli, non è perché non siano in grado di portarli, ma perché essi tanto più ardentemente li desiderano quanto più grande è il mistero in cui sono avvolti.

[Progredire nella carità.]

4. Sicché, o carissimi, non aspettatevi di ascoltare da noi quelle cose che allora il Signore non volle dire ai discepoli, perché non erano ancora in grado di portarle; ma cercate piuttosto di progredire nella carità, che viene riversata nei vostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che vi è stato donato (cf. Rm 5, 5), di modo che, fervorosi nello spirito e innamorati delle realtà spirituali, possiate conoscere, non mediante segni che si mostrino agli occhi del corpo, né mediante suoni che si facciano sentire alle orecchie del corpo, ma con lo sguardo e l'udito interiore, la luce spirituale e la voce spirituale che gli uomini carnali non sono in condizione di portare. Non si può infatti amare ciò che s'ignora del tutto. Ma quando si ama ciò che in qualche modo si conosce, in virtù di questo amore si riesce a conoscerlo meglio e più profondamente. Se dunque progredirete nella carità, che in voi riversa lo Spirito Santo, egli vi insegnerà tutta la verità (Gv 16, 13), o, come si trova in altri codici, egli vi guiderà verso la verità totale; per cui vien detto in un salmo: Guidami, o Signore, nella tua via, e camminerò nella tua verità (Sal 85, 11). E così non avrete bisogno di dottori esterni per apprendere quelle cose che allora il Signore non volle dire, ma basterà che vi lasciate tutti ammaestrare da Dio (cf. Gv 6, 45); per cui sarete in grado di contemplare con la vostra anima le cose che avete appreso e creduto attraverso le letture e le spiegazioni ricevute dal di fuori circa la natura incorporea di Dio, che non può essere circoscritta da alcun luogo né estesa come una massa enorme attraverso l'immensità dello spazio, ma è in ogni luogo tutta intera, perfetta ed infinita, senza splendore di colori né configurazioni di linee, senza segni letterali e senza successione di sillabe. Ecco, forse vi ho detto qualcosa che viene di lassù, e tuttavia voi l'avete ricevuto, e non soltanto siete riusciti a sopportarlo, ma vedo che perfino l'avete ascoltato con piacere. Se però il Maestro interiore, che quando parlava ancora esteriormente ai discepoli, disse: Ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non siete in condizione di portarle, volesse dirci interiormente ciò che io vi ho detto circa la natura incorporea di Dio, ma nel modo come lo dice ai santi angeli, che vedono sempre la faccia del Padre (cf. Mt 18, 10), ancora non saremmo capaci di accogliere la sua rivelazione. Tenendo conto di questo, non credo che l'annuncio: vi insegnerà tutta la verità, oppure: vi guiderà verso tutta la verità possa realizzarsi pienamente per qualcuno, chiunque egli sia, in questa vita: chi infatti, vivendo in questo corpo che si corrompe e appesantisce l'anima (cf. Sap 9, 15), potrà conoscere tutta la verità, se l'Apostolo dice: conosciamo solo in parte? Ma è lo Spirito Santo, di cui adesso abbiamo ricevuto il pegno (cf. 2 Cor 1, 22), a garantire che noi perverremo a quella pienezza di cui il medesimo Apostolo parla: Allora vedremo faccia a faccia, e aggiunge: Ora conosco solo in parte, allora conoscerò anch'io come sono conosciuto (1 Cor 13, 9 12). Non è dunque in questa vita che sapremo tutto e che raggiungeremo quella perfetta conoscenza che il Signore ci promise nel futuro per mezzo della carità dello Spirito, dicendo: Egli vi insegnerà tutta la verità, oppure: vi guiderà in tutta la verità.

5. Stando così le cose, vi esorto, dilettissimi, in nome della carità di Cristo, a guardarvi dai torbidi impostori e dalle sette piene di contaminazioni, di cui l'Apostolo dice: Quanto fanno costoro in segreto è vergognoso perfino a parlarne (Ef 5, 12). Infatti essi, accingendosi ad insegnare le loro orrende turpitudini, intollerabili a qualsiasi orecchio umano, diranno che tali cose son quelle a cui il Signore si riferiva quando disse: Ho ancora molte cose da dirvi, ma adesso non siete in condizione di portarle, asserendo anche che è dovuto allo Spirito Santo se possono attuare cose tanto immonde e nefande. Ma altro sono le abominevoli cose che il pudore umano non è in grado di tollerare, e altro sono le cose sublimi che la debolezza umana è incapace di portare: le prime si compiono nei corpi degli svergognati, le seconde trascendono qualsiasi natura corporea; quelle si consumano nella carne impura, queste possono appena essere percepite da una mente pura. Rinnovatevi nello spirito della vostra mente (Ef 4, 23) - esorta l'Apostolo - per discernere ciò che Dio vuole, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12, 2); affinché radicati e fondati nella carità, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza e la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo superiore a ogni conoscenza, onde siate ricolmi di ogni pienezza di Dio (Ef 3, 17-19). E' in questo modo che lo Spirito Santo vi insegnerà tutta la verità, riversando sempre più nei vostri cuori la carità.

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